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IL PARLATORE ETERNO, PONCHIELLI - IL TABARRO, G. PUCCINI RECENSIONE DAL VIVO DAL TEATRO FILARMONICO DI VERONA PER LA STAGIONE LIRICA 2021

FotoEnnevi_Fondazione Arena di Verona

Prosegue la programmazione artistica della Fondazione Arena di Verona nonostante le restrizioni da epoca Covid impongano l’assenza di un pubblico in sala e si costringa a trasmettere in streaming uno spettacolo, come appunto è l’opera, nato e concepito per essere goduto a teatro in presenza.

Facendo di necessità virtù, e di questo va dato atto dello sforzo encomiabile della Fondazione Arena di Verona, lo spettacolo al quale abbiamo avuto la fortuna di poter assistere dal vivo il giorno della registrazione, sarà trasmesso sul proprio sito arena.it/tv a partire dal giorno 28.02.21 alle ore 15.

Accoppiata insolita, almeno musicalmente e di genere, che ha visto in un’ unica serata rappresentate una farsa comica di Ponchielli e la prima delle tre opere che compongono il Trittico pucciniano.

Fa sorridere e riflettere, pensare che Puccini fu allievo di Ponchielli al conservatorio di Milano e ascoltare accoppiati lavori che guardano uno al passato facendo il verso a Donizetti e Rossini,  “Il Parlatore eterno” composto in un delle (tante) crisi di sconforto artistico del cremonese, l’altro al contemporaneo se non al futuro,  “Il Tabarro”  guarda ad un verismo che musicalmente strizza l’occhio allo Stravinsky di “Petrouchka” (la melodia danzante dell’organetto deriva proprio dal lavoro del russo che Puccini ammirava).

“Il parlatore eterno” può essere considerato un “one man show” visto che Lelio Cinguetta, il personaggio principale della farsetta, nei 25 minuti di durata, è l’unico protagonista in scena se si escludono i brevi interventi dei comprimari e del coro. E a Verona l’ottimo Biagio Pizzuti ha saputo rendere onore ad una partitura scritta però fuori tempo massimo e che può tranquillamente tornare ad impolverare gli archivi di casa Ricordi senza rimpianto alcuno.

Nonostante la frizzante regia di Stefano Trespidi tenti di dare un senso a questa riesumazione, il lavoro di Ponchielli risulta esageratamente artefatto e fuori dal suo tempo.

Completamente diverso il clima che trascina ed avvolge la musica del Tabarro pucciniano che ha visto, nella regia firmata da Piero Maranghi e Paolo Gavazzeni e per le scene da Leila Fteita,  una lettura rispettosa del libretto e delle sue indicazioni.

Ecco quindi che sulla chiatta ancorata sulle rive della Senna con sullo sfondo proiezioni cinematografiche di un tramonto che volge lentamente alla notte, si svolge la cupa storia dell’amore finito tra Giorgetta e Michele e l’assassinio di Luigi, non più ucciso ed avvolto nel tabarro indossato da Michele ma solamente coperto a guisa di sudario.

Daniel Oren alla guida dei complessi artistici areniani, rende alla perfezione quel clima oscuro e tenebroso ma carico di vita che la partitura possiede, nonostante la scelta di optare per l’orchestrazione ridotta  di Ettore Panizza autorizzata da Puccini, smorzi non poco quelle sonorità dense di un pathos malato, che travolgono normalmente lo spettatore in questo lavoro eccelso ed impietoso.

Maria Josè Siri è una Giorgetta perfetta ed ideale. Risulta quasi superfluo ribadire le sue doti di notevole artista, dotata di timbro acuto di apparente semplicità e di grande incisività che riesce a sfoggiare in tutta la sua perfezione quando, come in questo caso, la scrittura diventa sublime nel canto aperto e spiegato.

Elia Fabbian, è un Michele corretto musicalmente ma latita non poco di quella “fatica di vivere” insita nel suo personaggio. Non troviamo nel suo canto quella traccia malinconica e disperata necessaria per creare un Michele credibile nella sua tristezza.

Samuele Simoncini al contrario è un Luigi freschissimo e spavaldo dei suoi vent’anni sulla scena come pure nella voce e lo stesso dicasi per la Frugola di Rossana Rinaldi, risolta con la consueta perizia e presenza scenica dalla cantante  campana.

Ottimo il Tinca di Francesco Pittari mentre un poco sottotono ci è parso il Talpa di Davide Procaccini.

Corretti nelle loro parti Riccardo Rados (un venditore di canzonette/ secondo amante), Grazia Montanari (prima amante / voce di sopranino) e Dario Righetti (voce di tenorino).

LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI

 

IL PARLATORE ETERNO

 

Scherzo comico in un atto di Antonio Ghislanzoni

Musica di Amilcare Ponchielli

Edizione a cura di Angelo Rusconi

 

Orchestra, coro e tecnici della Fondazione Arena di Verona

Direttore        Daniel Oren

Maestro del coro       Vito Lombardi

Regia              Stefano Trespidi

Scene              Filippo Tonon

Luci                Paolo Mazzon

Lelio Cinguetta         Biagio Pizzuti

Susetta                       Grazia Montanari

Dottor Nespola          Maurizio Pantò

Aspasia                      Tamara Zandonà

Sandrina                    Sonia Bianchetti

Egidio                        Salvatore Schiano di Cola

Un Caporale dei gendarmi              Francesco Azzolini

IL TABARRO

Opera in un atto su libretto di Giuseppe Adami

tratto da La houppelande di Didier Gold.

Musica di Giacomo Puccini

 

Michele          Elia Fabbian

Luigi               Samuele Simoncini

Il Tinca          Francesco Pittari

Il Talpa          Davide Procaccini

Giorgetta       Maria José Siri

La Frugola    Rossana Rinaldi

Un venditore di canzonette / Secondo amante      Riccardo Rados

Primo amante / Voce di sopranino                Grazia Montanari

Voce di tenorino                                             Dario Righetti

 

Orchestra, coro e tecnici della Fondazione Arena di Verona

Direttore Daniel Oren

Maestro del coro Vito Lombardi

Regia Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

Scene Leila Fteita

Costumi Silvia Bonetti

Luci Paolo Mazzon

FOTO ENNEVI:

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