I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA, GIUSEPPE VERDI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, GIOVEDI' 7 APRILE 2022

Ne sono passati di anni, da quei giorni di aprile del 1844 in cui lo stesso Giuseppe Verdi sovrintese le rappresentazioni veneziane della sua opera I Lombardi alla prima crociata.

Da allora il lavoro non era stato più riproposto fino ad oggi, quando il Teatro la Fenice ha colto l’occasione per presentarlo nell’edizione critica curata da David R.B. Kimbell per la University of Chicago Press e Casa Ricordi, in seguito a una ricerca effettuata sull’autografo verdiano conservato nell’Archivio Ricordi a Milano. Vengono ripristinate didascalie e annotazioni musicali di Verdi, indicazioni del librettista Temistocle Solera e interventi della censura: su tutti è stato possibile ascoltare finalmente la preghiera di Giselda iniziare con Ave Maria e non con il tradizionale Salve Maria. 

In questa nuova produzione Valentino Villa ha cercato di usare il tema dell’invidia (tra fratello e fratello e fra Oriente e Occidente) per creare un filo conduttore nella vicenda e venirne a capo. Le scene di Massimo Checchetto creano dei luoghi fondamentalmente astratti con delle decorazioni che definiscono l’ambientazione come occidentale oppure mediorientale e che i costumi di Elena Cicorella riescono a connotare come contemporanei nonostante i numerosi elementi che rimandano al tempo delle crociate. Inoltre, sfruttando il macrotema della religione, i crociati vengono qui presentati come una setta di fanatici radicali.

Tuttavia il regista parte già con uno svantaggio: il libretto è infatti la riduzione di un poema epico scritto nel 1826 da Tommaso Grossi, protetto di Alessandro Manzoni. Non stupisce quindi che il testo che ne deriva presenti non poche incongruenze, la narrazione è poi dilatata nel corso di molti anni e in più sono previsti ben undici cambi di scena; inoltre i personaggi non hanno uno scavo e sviluppo psicologico particolarmente elaborato come ci ha abituato il Verdi più maturo. Tutti questi elementi non semplificano il lavoro registico e la coerenza musicale creata da Verdi infatti non basta da sola a far reggere lo spettacolo, soprattutto se il protagonista indiscusso è il coro quasi onnipresente in scena. 

I Lombardi sono di fatto teatro civile in musica. Un teatro in cui lo spettatore può riconoscersi come popolo e come collettività che vengono appunto rappresentati dal coro, un coro non solo di crociati, ma anche di musulmani, ancelli e sicari.

Il risultato è uno spettacolo piuttosto statico, che didascalie tratte da Bibbia e Corano e richiami ancestrali a Caino e Abele non rendono più facile da digerire.

Sebastiano Rolli, per la prima volta a capo dell’Orchestra della Fenice, dirige assai bene riuscendo a fare quello che non riesce a fare la regia: creare del teatro. Lo fa tenendo un passo incalzante e trovando un suono compatto, corposo al punto giusto, ma privo di clangori ed eccessi. Riassumendo, un ottimo primo Verdi, anche se manca quel quid che ti fa saltare dalla sedia.

La compagnia di canto veneziana si dimostra assai omogenea e che vede brillare Michele Pertusi, un Pagano che si distingue per linea e nobiltà del canto, oltre che per presenza scenica.

Roberta Mantegna invece non convince del tutto come Giselda: la voce ha un bel colore screziato, linea, musicalità e peso sono adeguati, tuttavia il controllo della zona acuta non pare sempre ottimale e l’interprete è un po’ monocorde.

Negli anni la voce Antonio Poli ha acquisito un peso notevole soprattutto nella zona medio grave, ma il suo Oronte fatica a sfogare completamente in acuto. La recitazione è migliorabile, ma bellezza del colore e fraseggio sono trascinanti.

Antonio Corianò è un Arvino squillante e dalla giusta incisività, come anche la Viclinda di Marianna Mappa. Positive anche le prove del resto del cast composto da Mattia Denti (Pirro) Christian Collia (Un priore della città di Milano), Adolfo Corrado (Acciano) e Barbara Massaro (Sofia).

Ottimo il Coro preparato da Alfonso Caiani: grande compattezza e precisione unite a una notevole varietà dinamica.

Successo caloroso per tutti quanti da parte di un pubblico che si era dimostrato poco caloroso nel corso della recita ma che alla fine ha premiato tutti, in particolar modo Pertusi e Mantegna.

La recensione si riferisce alla recita di giovedì 7  aprile 2022.

Andrea Bomben

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI              

direttore Sebastiano Rolli

maestro del Coro Alfonso Caiani

regia Valentino Villa

scene Massimo Checchetto

costumi Elena Cicorella

light designer Fabio Barettin

movimenti coreografici Marco Angelilli

 

Arvino Antonio Corianò

Pagano Michele Pertusi

Viclinda Marianna Mappa

Giselda Roberta Mantegna

Pirro Mattia Denti

Un priore della città di Milano Christian Collia

Acciano Adolfo Corrado

Oronte Antonio Poli

Sofia Barbara Massaro

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Foto Michele Crosera