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I DUE FOSCARI, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , GIOVEDI’ 17 OTTOBRE 2019

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E’ a Leo Muscato che il Regio di Parma affida la regia del dramma che vede coinvolta la storica famiglia veneziana dei Foscari, ispirato a quanto scritto precedentemente da Lord Byron, che come è noto amava particolarmente la penisola italiana e le sue storie. Nel pensare un allestimento per questa opera ove la passione è protagonista a tuttotondo, privatamente, socialmente e politicamente, il regista voleva cercare un compromesso tra l’epoca originale del libretto, il Quindicesimo secolo dei dogi veneziani, e l’epoca di Giuseppe Verdi, che secondo lui avrebbe reso l’intera storia più vicina allo spettatore e quindi più fruibile. Il risultato però è alquanto anonimo a nostro avviso. Se è vero che il protagonista Jacopo ha tutti i tratti dell’eroe romantico per cuore ed emozioni, è anche vero che difficilmente tanta passione manchi agli eroi di qualsiasi epoca, inoltre questo spostamento in avanti nel tempo risulta piuttosto vago e semplicemente accennato da pochi dettagli, poiché secondo Muscato il pubblico deve essere libero di immaginare ciò che la musica suggerisce con la sua irruenza e forza narrativa, il che non è una scelta innovativa. Le scene ideate da Andrea Belli pertanto sono estremamente essenziali, la cui unica struttura a semicerchio si limita praticamente a circondare gli interpreti, senza illuminare particolarmente chi osserva. Non abbiamo compreso ahinoi lo spettacolino da circo in luogo della regata storica nel terzo atto, inoltre i costumi di Silvia Aymonino che dovrebbero caratterizzare ancor più l’epoca non colpiscono particolarmente per bellezza. Dal punto di vista drammaturgico ci è parso che gli interpreti fossero lasciati troppo a se stessi, portandosi quasi sempre fronte platea come in un concerto, quasi immortalati in un ruolo che li sfiora senza entrare definitivamente nelle loro corde, ed in un’opera come questa si perde il suo principale elemento: il pathos.

Musicalmente un’onda di alti e bassi, a cominciare dal protagonista Vladimir Stoyanov, che ci è parso un po’ affaticato sulle prime battute, non agevolato probabilmente dei tempi dell’orchestra, e che pur nella nobiltà del suo essere è un Francesco Foscari troppo avvilito e mortificato per essere il grande Doge che passa sopra anche alla testa del figlio per senso di giustizia. Lo Jacopo di Stefan Pop  cresce con l’incalzare degli eventi: dopo un inizio un po’ ‘tirato’ se vogliamo, la voce acquista una certa sicurezza ed anche se non è immensa il bel colore aiuta a forgiare un eroe coraggioso ed accorato, pur con i limiti registici di cui sopra. Non ricorderemo a lungo la Lucrezia Contarini di Maria Katzarava. Possiamo immaginare una stanchezza dovuta all’ultima recita o una condizione non particolarmente in forma del soprano, ma abbiamo avuto la sensazione che fosse parecchio in difficoltà ed in affanno in più passaggi; la voce conserva un timbro ricco che potrebbe risvegliare nobili sentimenti, ma la dizione non è perfettamente chiara, le note di passaggio problematiche ed anche certi acuti raggiunti con eccessiva veemenza. Va da sé che il personaggio abbia sofferto di conseguenza. Meglio i comprimari, a partire dall’austero ed implacabile Loredano di Giacomo Prestia, forse colui che più ha approfondito il personaggio grazie anche alla voce tenebrosa che si ascolta sempre con piacere. Francesco Marsiglia è un discreto Barbarigo, chiudono il cerchio Erica Wenmeng Gu, apprezzata Pisana, il Fante Vasyl Solodkyy  ed il Servo Gianni De Angelis.  

Il coro preparato da Martino Faggiani  si comporta in scena da ottima cornice e sostegno agli interpreti. L’orchestra Filarmonica Arturo Toscanini con l’ Orchestra Giovanile Della Via Emilia sono guidate da Paolo Arrivabeni in linea con chi vuole un Verdi ricco, vivace e sempre su di giri, anche nei momenti particolarmente drammatici, pur non rinunciando ad una certa varietà di accenti che arricchiscono ove occorre  momenti scenici altrimenti piatti.

Pubblico principalmente di stranieri venuti ad omaggiare il Maestro di Busseto, generalmente soddisfatto di quanto visto.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LA   PRODUZIONE

 

Maestro Concertatore e Direttore              Paolo Arrivabeni

Regia                                                             Leo Muscato

Scene                                                             Andrea Belli

Costumi                                                        Silvia Aymonino

Luci                                                               Alessandro Verazzi

Maestro Del Coro                                        Martino Faggiani

GLI     INTERPRETI

 

Francesco Foscari

Vladimir Stoyanov

Jacopo Foscari

Stefan Pop

Lucrezia Contarini

Maria Katzarava

Jacopo Loredano

Giacomo Prestia

Barbarigo 

Francesco Marsiglia

Pisana

Erica Wenmeng Gu

Fante

Vasyl Solodkyy

Servo

Gianni De Angelis

Filarmonica Arturo Toscanini

Orchestra Giovanile Della Via Emilia

Coro Del Teatro Regio Di Parma

Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma

 

 

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