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HISTOIRE DU SOLDAT, IGOR STRAVINSKIJ – TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, MERCOLEDI’ 26 AGOSTO 2020

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Si sa, il lockdown ha inflitto dei danni pesanti al mondo della cultura e in particolar modo a quello musicale e operistico. Tuttavia da questo periodo di fermo qualcosa di buono ne è uscito: è infatti stato possibile completare i lavori di restauro del Teatro Malibran di Venezia iniziati nel 2001, riuscendo finalmente a dotare la fossa di una struttura elettromeccanica che la rendesse mobile.

“Questo ci consentirà di moltiplicare le attività del Malibran, soprattutto per quanto riguarda il repertorio barocco, che da tempo abbiamo scelto come una delle linee guida della nostra programmazione, insieme ovviamente al melodramma e alle produzioni contemporanee”, afferma il sovrintendente Fortunato Ortombina nel programma di sala.

E il pubblico non può che ringraziare.

La serata non solo celebrava la fine dei lavori e la ripresa delle attività in questo teatro, ma anche il compleanno di Peggy Guggenheim, grande amica di Venezia e di Igor Stravinskij.

Quindi quale modo migliore per festeggiare l’occasione e il teatro se non con Histoire du soldat dello stesso Stravinskij.

L’opera, che nasce facile e snella per volere del compositore e del librettista Charles-Ferdinand Ramuz, soffre un po’ nell’adattamento italiano andato in scena, in quanto, seppur conservando il suo nucleo, lo spettacolo perde la visione generale e risulta frammentario e incompleto. Alcune buone idee non mancano al regista Francesco Bortolozzo, impegnato anche nel ruolo di voce narrante, come ad esempio rendere i musicisti parte integrante della rappresentazione attraverso semplici travestimenti e azioni – geniale e di grande effetto far indossare al percussionista una maschera da Oni mentre suona la danza del diavolo che conclude lo spettacolo, ma serviva qualcosa di più. In generale, oltre a qualche prova, serviva una visione più totale e lucida che fondesse prosa, musica e danza senza alcuna crepa e accompagnasse con sicurezza lo spettatore in questo viaggio alla scoperta dell’uomo.

Alessandro Cappelletto, al suo debutto in veste di direttore, dirige gli strumentisti dell’Orchestra del Teatro La Fenice con grande precisione e garbo anche se il discorso musicale non sempre si amalgama in modo fluido con la narrazione teatrale.

Rinfrescante il contributo coreografico di Emanuela Bonora e adeguati i costumi di Marta Del Fabbro e le luci di Fabio Barettin.

Buon successo di un pubblico attento e ben distanziato.

Si replica sabato 29 agosto.

Andrea Bomben

 

LA LOCANDINA 

Adattamento teatrale in lingua italiana

Danzatrice e coreografa Emanuela Bonora
Costumista Marta Del Fabbro
Luci Fabio Barettin

attore e regista Francesco Bortolozzo
direttore Alessandro Cappelletto

nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice

Strumentisti dell’Orchestra del Teatro La Fenice

Roberto Baraldi violino,

Matteo Liuzzi contrabbasso,

Simone Simonelli clarinetto,

Ai Ikeda fagotto,

Guido Guidarelli tromba,

Giuseppe Mendola trombone,

Claudio Cavallini percussioni

DOTO MICHELE CROSERA

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