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GIUSEPPE VERDI, UN BALLO IN MASCHERA, TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 24 NOVEMBRE 2017

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Con il ’Ballo’ verdiano La Fenice di Venezia apre il sipario sulla stagione operistica  2017/18 affidando la regia dello spettacolo al giovane Gianmaria Aliverta che assieme a Massimo Checchetto per le scene ed a Carlos Tieppo per i costumi, confeziona un dramma molto particolare e chiaramente vicino alla sua sensibilità. Non volendo tradire completamente il libretto, Aliverta mantiene sostanzialmente quanto esso prescrive, aggiungendo però il suo tocco personalissimo. Siamo in una America generica, a giudicare da simboli abbastanza ovvi quali la Statua della Libertà ed il vessillo americano, e ci spostiamo avanti di due secoli rispetto al libretto, nel periodo seguente la guerra di Secessione che afflisse gli Stati Uniti fino al 1865, con una particolare attenzione al problema della schiavitù e alla sua risoluzione grazie al Tredicesimo Emendamento della costituzione americana. La storia d’amore tra Amelia e Riccardo passa decisamente in secondo piano rispetto al problema politico – sociale sottolineato dal regista. La stessa protagonista è soprattutto una donna di colore che ha sposato un uomo bianco di potere (ed è innamorata di un altro ancora più potente), e quindi riscatta  decisamente la posizione in società di tante sfortunate dell’epoca.  Ulrica è appunto un una santona nera in grado di liberare le anime dei tormentati e sempre di colore è la donna da lei ‘risanata’ in scena; non mancano neppure riferimenti al Ku Klux Klan con la terribile croce infuocata sul palco. Le scenografie di Checchetto sono semplici ma efficaci e riproducono gli ambienti necessari alla narrazione. I costumi di Tieppo sono coerenti con l’ambientazione, e naturalmente gli ospiti al ballo sono tutte statue della libertà con una vistosa maschera color oro..

Sul fronte musicale il cast ha potuto contare su una concertazione attenta e precisa di  Myung-Whun Chung che ha diretto una orchestra feniciana sempre brillante, ma composta e rigorosa nel non sforare in facili clangori. Chung ha la facilità di interpretare tanto il dramma quanto la passione e di trasmetterla all’orchestra che non lascia mai soli gli interpreti, seguendo sempre il mood degli avvenimenti. Il suono si amplifica e con esso anche il canto degli artisti in scena.

Non c’è omogeneità nel cast ch ha visto in Kristin Lewis l’interprete più discontinua. Se intenso è il personaggio di Amelia a cui il soprano dona molto dal punto di vista scenico, vocalmente l’interprete è a tratti deficitaria nel suono, che risulta forzato in acuto, specialmente sugli attacchi poco precisi. Difficoltose appaiono anche le mezze voci in cui il suo strumento non sempre è a fuoco.

Meglio il Riccardo di Francesco Meli che può contare su un colore di voce particolarmente gradevole e sulla sicurezza tecnica e scenica. Abbiamo già detto di come il tenore riesca ad interpretare con convinzione il ruolo dell’uomo di potere giusto e saggio. Renato è un  Vladimir Stoyanov autoritario e consapevole del suo valore, che non accetta la sconfitta dal punto di vista sentimentale. Il regista lo vuole anziano e pertanto meno appetibile per la bella Amelia che di riflesso rivolge le sue attenzioni al più gagliardo Riccardo. Ulrica è Silvia Beltrami, dalla voce autorevole e dalla presenza scenica appropriata al ruolo. Ottimo Simon Lim come Samuel e molto interessante la voce di William Corrò, interprete di un brillante marinaio Silvano; il paggetto Oscar è  Serena Gamberoni cui tali ruoli delicati sembrano particolarmente congeniali, infine Mattia Denti, Emanuele Giannino e Roberto Menegazzo sono rispettivamente Tom, il giudice ed un servo di Amelia. Molto bene il coro preparato come sempre da Claudio Marino Moretti,  come brillanti i piccoli del coro voci bianche di Diana D’Alessio. In occasione della giornata dedicata ad iniziative contro la violenza alle donne, il soprano Lewis ha posto simbolicamente delle scarpette rosse sul proscenio per sensibilizzare il pubblico verso questo grave problema sociale. Di tutt’altro spessore la protesta di alcuni ospiti della galleria, che hanno invece espresso contrarietà nei confronti dei troppi (secondo loro) alberghi che opprimerebbero la città.

Successo pieno per tutti gli interpreti ed il team registico.

Maria Teresa Giovagnoli

LA  PRODUZIONE

Direttore                     Myung-Whun Chung
Regia 
                         Gianmaria Aliverta
Scene 
                         Massimo Checchetto
Costumi 
                     Carlos Tieppo
Luci 
                            Fabio Barettin
Movimenti coreografici        Barbara Pessina
maestro del Coro      Claudio Marino Moretti
Coro di voci bianche
maestro del Coro       Diana D’Alessio


GLI   INTERPRETI

 

Riccardo                    Francesco Meli
Amelia 
                        Kristin Lewis
Renato 
                       Vladimir Stoyanov
Oscar 
                          Serena Gamberoni
Silvano                        William Corrò
Ulrica                          Silvia Beltrami
Samuel 
                       Simon Lim
Tom 
                            Mattia Denti
Un giudice 
                 Emanuele Giannino
Un servo d’Amelia    Roberto Menegazzo 

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