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G.VERDI, DON CARLO, ESECUZIONE IN FORMA DI CONCERTO - TEATRO COMUNALE “LUCIANO PAVAROTTI” DI MODENA

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RECENSIONE DAL VIVO

Dopo l’edizione in cinque atti dell’opera che Giuseppe Verdi approvò per la rappresentazione a Modena nel 1886 e che il Teatro Comunale ha prodotto nel 2012 riprendendo la regia storica di Luchino Visconti pensata nel 1965 per il Teatro dell’Opera di Roma,  ritorna Don Carlo in una nuova esecuzione dell’edizione in quattro atti, purtroppo in forma di concerto e visibile solo in video a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. Il titolo, che sarà trasmesso in tutto il mondo il giorno sabato 06.02.2020 alle ore 20.00 nel contesto del progetto regionale OperaStreaming e visibile sul medesimo canale Youtube, ha portato sul palcoscenico modenese un cast d’eccezione diretto da Jordi Bernàcer alla guida dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro Lirico di Modena.

A un anno dalla scomparsa di Mirella Freni, mancata il 9 febbraio scorso, il Teatro Comunale di Modena ha inoltre deciso di dedicare il Don Carlo a lei e al marito Nicolai Ghiaurov, memorabili interpreti di quest’opera nei più grandi teatri e amati cittadini modenesi.

Abbiamo avuto la fortuna di poter assistere dal vivo all’esecuzione registrata il 01.02.21 ed ecco le nostre impressioni.

Della direzione di Jordi Bernàcer  a capo della Filarmonica Arturo Toscanini, si può dire tutto il bene possibile, tutta tesa ad una sostanziale energia sonora che sa però piegarsi a tratti di autentico lirismo nei momenti opportuni. Il direttore spagnolo dirige l'immane partitura con precisione e circospezione, perseguendo un' immagine classica dell'opera, privilegiando tempi comodi e, quel che più conta, respirati, contraddistinti nondimeno da una forte tensione interiore, analitica verso le componenti strutturali della partitura. L'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna lo segue diligentemente dimostrando familiarità con il suono verdiano, nonostante la sostanza timbrica, in virtù della collocazione sparpagliata all’inverosimile, risenta in parte di questa situazione.

Nel ruolo del titolo, Andrea Caré è stato la conferma di una crescita vocale di una voce baciata dalla natura per bellezza e facilità di emissione. Nonostante un fraseggio a volte un po’ generico e non particolarmente attento, Carè si dimostra perfettamente in ruolo nella voce e nel personaggio.

La debuttante nel ruolo Anna Pirozzi, è una Elisabetta di Valois perfetta che ha nella facilità di fiato, nella linea di canto eterogenea nel colore e negli accenti, nella sicurezza e spavalderia nei sovracuti, le proprie carte vincenti. Al netto di una certa circospezione e ad una interpretazione misuratissima nell’ economia della voce, dettata probabilmente dal debutto nel ruolo, la Pirozzi si dimostra interprete ideale per la parte.

Luca Salsi è stato un Rodrigo superlativo. L’artista parmigiano si dimostra finissimo fraseggiatore, cantante generoso ed interprete di riferimento nella parte, soprattutto in questo periodo dove crediamo, complice una minore usura vocale a causa dei ridotti impegni professionali,  riesca a controllare quegli eccessi nel portamento che spesso lo hanno caratterizzato in passato.

Michele Pertusi non sarà una voce dalla regalità altera e autorevole come richiesto per il personaggio di Filippo II, anzi spesso la voce si perde nel registro ultragrave che il cantante possiede a fatica, ma la volontà di ricerca del personaggio all'interno di una introspettiva umanamente commossa e sofferta, lo rendono il vincitore della serata.

La sua grande aria che apre il terzo atto e il successivo duetto con il Grande Inquisitore sono risolti con un legato pastoso e nobilissimo, con una punta di vera emozione all' attacco dell'ultimo “ella giammai m'amò” sussurrato e sillabato quasi a rendere nelle note la sua impossibilità ad amare ed essere amato.

Se in Pertusi manca il peso specifico vocale e l'accentazione di autentico basso, egli risulta perfetto nel cogliere l'essenza del personaggio nel suo aspetto più intimo ed interiore.

Judit Kutasi è stata una delle migliori Eboli ascoltate dal vivo negli ultimi anni. Al netto di una dizione italiana migliorabile, la cantante rumena  è una Eboli imperiosa ed incisiva. Perfetto il notevole “ Don fatale” con relativo Dobm acuto centratissimo, solo un poco in difficoltà nelle colorature della “canzone del velo”, in cui sestine e quartine sono state declamate con veristica potenza piuttosto che con fluidità e leggerezza come richiesto. Ma se non del tutto a fuoco è la sensualità del personaggio cattura invece con la insidiosa astuzia e la rabbiosa rivalsa.

Il Grande Inquisitore di Ramaz Chikviladze ha saputo tratteggiare con la notevole possanza vocale e la giusta drammaticità un ruolo di una difficoltà non indifferente.

Bellissima voce quella di Adriano Gramigni nel ruolo del frate come pure a suo agio è risultata Michela Antenucci nel duplice ruolo di Tebaldo e di una voce dal cielo.

Andrea Galli si è saputo dividere con precisione i ruoli del Conte di Lerma e di un araldo reale.

Ottimamente preparato e coinvolgente il coro lirico di Modena diretto da Stefano Colò da dove provenivano anche i sei bassi che hanno interpretato i Deputati Fiamminghi.

 

 LOCANDINA

Direttore Jordi Bernàcer

Maestro del coro Stefano Colò

 

Filippo II, Re di Spagna                  Michele Pertusi

Don Carlo, Infante di Spagna         Andrea Carè

Rodrigo, Marchese di Posa             Luca Salsi

Il Grande Inquisitore                       Ramaz Chikviladze

Un frate                                            Adriano Gramigni

Elisabetta di Valois                          Anna Pirozzi

La Principessa d’Eboli                    Judit Kutasi

Il Conte di Lerma / un araldo reale           Andrea Galli

Tebaldo/ una voce dal cielo                         Michela Antenucci

 

Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini

Coro Lirico di Modena

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Fondazione Teatri di Piacenza

FOTO RolandoPaoloGuerzoni

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