AROLDO, GIUSEPPE VERDI - TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA, VENERDI’ 21 GENNAIO 2022

Approda al Teatro Municipale di Piacenza l’Aroldo di Giuseppe Verdi, spettacolo inaugurale l’estate scorsa del risorto Teatro Galli di Rimini, rimasto chiuso per oltre 70 anni da quando la sala pricipale, ma non la nobile facciata sulla piazza, rimase seriamente danneggiata da un bombardamento degli Alleati che nel 1943 colpisce platea e palcoscenico. Strettamente legato alla nascita del teatro nel 1857, Aroldo fu scelto da Verdi, che dopo i trionfi di Vespri Siciliani , la prima versione del Simon Boccanegra e la versione parigina del Trovatore, stava cercando un teatro di secondo livello per dare una nuova possibilità di vita al suo precedente Stiffelio, e il progetto andò così in porto, rielaborando massicciamente la vecchia partitura in qualcosa di nuovo e aggiungendo un intero atto, il quarto,  dove la tempesta sul lago rappresenta, sotto il profilo della strumentazione e dell’accurato descrittivismo musicale, una delle pagine più ambiziose concepite da Verdi fino a quel momento.

Se Stiffelio appare più compatto e logico, Aroldo è però opera più matura nel linguaggio musicale e nella profondità psicologica dei personaggi, ma nonostante questo, l’opera non riesce incredibilmente ad inserirsi stabilmente in repertorio, anzi è una delle meno eseguite del Maestro delle Roncole, penultima prima della esotica Alzira.

La concezione dello spettacolo riminese, riproposto a Piacenza, è affidata al  musicologo riminese Emilio Sala, coadiuvato da Edoardo Sanchi, Isa Traversi, Giulia Bruschi, Elisa Serpilli, Raffaella Giraldi, Nevio Cavina e Matteo Castiglioni per regia, scene, costumi, luci e proiezioni. Il pensiero registico di Sala è stato quello di trasportare la vicenda medievale dell’opera in quella storica del teatro e della sua città. Aroldo non è quindi più un cavaliere scozzese di ritorno dalle crociate, ma un fascistissimo soldato italiano che nel 1936 rientra, mentalmente disturbato, dalla Guerra d’Etiopia: voci e filmati dell’epoca si sentono durante lo spettacolo nei momenti dei cambi scena, fino alla tempesta sul lago del IV Atto che si trasforma nel bombardamento di Rimini del 1943;  il teatro stesso è quindi il fulcro della vicenda, con le foto originali della sala distrutta proiettate sullo sfondo, il suo sipario dipinto recuperato dalle macerie, il sipario attuale esibito nell’apoteosi finale. Il libretto viene in parte adattato alla nuova drammaturgia fin dalla locandina dei personaggi, presentati per quelli che saranno concretamente in scena, con leggeri aggiustamenti dei dialoghi quelle volte che le parole originali non si adattano più alle nuove situazioni. Ogni aspetto della rilettura però funziona perfettamente fin dall’inizio, e lo spettacolo cammina soprattutto per la capacità di Sala di sostenere con coerenza la nuova idea narrativa ben oltre lo stupore iniziale, ma soprattutto per la sensibilità drammaturgica che si basa sulla musica prima ancora che sulla parola. Bellissimo il finale dove Mina dopo la lettura del perdono di Aroldo, si alza, si toglie l’impermeabile, se lo sfila anche Egberto. Aroldo e Briano si tolgono la tuta da lavoro. Spariscono i personaggi dell’opera e restano i cantanti in abiti contemporanei al proscenio. Ci guardano in volto, quasi negli occhi, per dirci, con Verdi, che tutti abbiamo bisogno di un perdono.

Manlio Benzi, pur esso riminese, a capo dell’Orchestra Cherubini  ha perfettamente portato a termine a livello musicale “l’ operazione Aroldo” dimostrando una devozione totale a una partitura certamente minore del catalogo verdiano, ma riproposta senza ritrosie, per quello che è nella sua integrità, con i suoi eccessi talvolta bandistici, con le sue (poche) debolezze spesso evidenti, nella consapevolezza comunque di rendere un servizio a un recupero culturalmente fondamentale.  Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza è in gran forma, e a lui va uno speciale plauso per la perfetta intonazione (cominciando dal lungo passo a cappella che apre l’opera fino al difficilissimo “temporale cantato” del quarto atto) e la perfezione ritmica esibita sotto la guida di Corrado Casati.

L’Aroldo di Luciano Ganci, al debutto nel ruolo, è stato la conferma di una crescita vocale di una voce baciata dalla natura per bellezza e facilità di emissione. Mai una nota fuori posto, un fraseggio generico, o una incapacità nel cogliere la cifra stilistica di un personaggio vocalmente “scomodo” come il suo. Ganci si è buttato anima e spirito in una gara canora che lo ha portato fino al  termine in condizioni vocali fresche e spavalde, dimostrando una economia di mezzi ed una tecnica ineccepibile.

Roberta Mantegna è Mina generosissima in un debutto nel ruolo che non poteva essere migliore. Facilità di fiato, linea di canto eterogenea nel colore e negli accenti, sicurezza e facilità nei sovracuti sono le carte vincenti di una artista che affronta con spavalderia l’ultima eroina belcantista del catalogo verdiano. Nonostante una certa fissità nei movimenti e nella interpretazione scenica, la Mantegna ha le carte in regola per diventare una star di assoluto rilievo nel panorama lirico internazionale dimostrando definitivamente quanto impegno e dedizione ripaghino col tempo e la costanza.

Notevole anche Vladimir Stoyanov che disegna un Egberto da manuale. La voce corre potente ed educata senza mai difettare per varietà di accenti e colore. La bellissima aria del terzo atto (“Mina, pensai che un angelo”) e la terribile cabaletta seguente, una delle più ardue dell’intero repertorio verdiano è affrontata con piglio e sicurezza, ma soprattutto riesce ad inquadrare perfettamente fierezza del personaggio e quella commovente umanità che riscontriamo in tanti padri verdiani. Adriano Gramigni è un autorevole Briano, in crescita durante la serata sino al finale dove si impone per presenza vocale mentre cita il passo del perdono nel Vangelo. Di lusso il Godvino dell’ottimo Riccardo Rados, e perfetto Giovanni Dragano nella breve parte di Enrico.

Successo vivissimo per tutti gli interpreti da parte di un pubblico festoso. 

Pierluigi Guadagni  

PRODUZIONE E INTERPRETI 

 

Direttore Manlio Benzi

drammaturgia e regia  Emilio Sala e Edoardo Sanchi

scene       Giulia Bruschi

costumi   Elisa Serpilli e Raffaella Giraldi

luci           Nevio Cavina

coreografie      Isa Traversi

montaggio video e proiezioni Matteo Castiglioni 

maestro del coro         Corrado Casati

 

Aroldo  Luciano Ganci

Mina      Roberta Mantegna

Egberto Vladimir Stoyanov

Briano    Adriano Gramigni

Godvino Riccardo Rados

Enrico    Giovanni Dragano

ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI

CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA 

 

NUOVO ALLESTIMENTO

coproduzione

Teatro Galli di Rimini | Teatro Alighieri di Ravenna

Teatro Comunale di Modena | Teatro Municipale di Piacenza

(Foto Teatro Municipale di Piacenza)