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FONDAZIONE ARENA DI VERONA, WAGNER IN ARENA – VENERDI’ 07 AGOSTO 2020

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L'ultima opera in forma scenica di Richard Wagner eseguita nell'anfiteatro veronese risale al 1963, un Lohengrin con un cast di primissimo piano che vedeva Sandor Konya, Virginia Zeani e Raffaele Arie' tra gli interpreti, diretti da un tris di assi in alternanza quali Serafin, Gavazzeni, Von Matacic.

Poi più nulla se si escludono dei concerti sporadici, l'ultimo nel 2013 per il bicentenario della nascita.

Sul perché di tale assenza nel cartellone areniano recente di un nome fondamentale nella storia dello spettacolo d'opera è presto detto: la musica di Wagner viene considerata non adatta al pubblico italiano ed areniano nel particolare, abituato a melodie di facile ascolto, brevità di durata e soprattutto per la convinzione misteriosa che le orchestre ed i cori italiani non siano adatti a questo tipo di musica, tanto meno i cantanti italiani. Figuriamoci poi un idioma ostico e noioso come il tedesco. Passi il francese della Carmen di Bizet, ma il tedesco proprio no! E cosi da 57 anni a questa parte gli unici autori “concessionari” in Arena appartengono alla sacra triade Verdi - Puccini - Bizet, con qualche rarissima concessione a Rossini (un titolo), Ponchielli e Mascagni.

Eppure le opere di Wagner, per lo meno la maggior parte, sarebbero perfette per il palcoscenico veronese sempre avido di grandi cori, scenografie imponenti e colpi di scena fantastici, ma la paura di un flop di pubblico fa ripiegare le scelte di cartellone da almeno 30 anni, a 5\6 titoli sicuri al botteghino.

Per questa “stagione” alternativa, la Sovrintendenza veronese ha deciso di ritentare a proporre almeno un concerto con musiche di Wagner, proponendo alcune tra le pagine più “popolari” del componitore tedesco.

Sul podio dell'orchestra veronese abbiamo ritrovato quel Guastav Kuhn abituè negli anni '80 del '900 del podio areniano ed un soprano di caratura internazionale e di sicura “fede” wagneriana, presenza fissa a Bayreuth da parecchi anni, Ricarda Merbeth.

Il direttore austriaco appare da subito non in ottima forma fisica, acciaccato negli anni e nel gesto praticamente assente. Kuhn sceglie metronomo ed agogiche da anni '50 del '900, dove tutto risulta lentissimo ed estremamente oculato nel controllo del volume orchestrale.

Ecco che se l'ouverture del “Die fliegende Hollaender” scivola via senza intoppi e con una certa omogeneità di suono, con l'ouverture dei “Meistersinger von Nürnberg”, vero bignami di contrappunto, si comincia  a cogliere qualche crepa nella compattezza orchestrale in parte dovuta alla vastità della dislocazione dell'orchestra per le regole del distanziamento sociale, ma soprattutto per una scelta metronomica che ha dilatato all'inverosimile ogni sonorità ed ogni frase, riuscendo a slabbrare molto spesso contrappunto ed equilibrio sonoro.

Prova della esagerata oculatezza del direttore, che sembrava tenere a briglia tesissima un'orchestra comunque in ottima forma e scalpitante di dimostrare quanta professionalità si celi tra le proprie file, è stata l'esecuzione della “Walkürenritt” che da brano pieno di fuoco e di una tensione drammatica quasi impossibile da cancellare, si è trasformato in una “cavalcatina” spenta e timorosa, dove gli unici a sputare sangue erano i  tromboni, corni e tube wagneriane, perennemente in primissimo piano.

Stessa cosa per l'ouverture del “Tannhauser” qui eseguita nella versione di Dresda senza il baccanale, dove non abbiamo sentito traccia di eros, sensualità, magia, ma solo una dilatazione estrema delle sonorità quasi al limite dell'eseguibile, non si capisce se per timore esecutivo o per scelta personale, nel secondo caso decisamente inaccettabile.

Un poco meglio sono stati i brani eseguiti assieme al soprano Ricarda Merbeth, autentica fuoriclasse, duttile nel fraseggio e perfetta nella dizione. La Merbeth oltre a possedere un tonnellaggio vocale impressionante, riesce incredibilmente ad arrivare indenne alla fine di un “Liebestod” di una lentezza estenuante che oltre a non sorreggerla nella linea melodica, l'ha posta in difficoltà di fiato.

Il pubblico, non numerosissimo in realtà, non solo per le limitazioni imposte dal distaziamento, ha comunque gradito il concerto riuscendo ad ottenere il bis della “Walkürenritt” e del “Liebestod”.

Pierluigi Guadagni

 

IL PROGRAMMA 

Direttore d'orchestra Gustav Kuhn


Soprano Ricarda Merbeth

 

 

Ouverture (Der fliegende Holländer)

Sentas Ballade Johohoe!... Traft Ihr das Schiff im Meere an

(Der fliegende Holländer, atto II)

Ouverture (Die Meistersinger von Nürnberg)

Walkürenritt (Die Walküre, atto III)

Isoldes Liebestod Mild und leise

(Tristan und Isolde, Atto III)

Ouverture (Tannhäuser)


Orchestra dell’Arena di Verona

FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA

 

 

 

 

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