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FONDAZIONE ARENA DI VERONA - NONO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA 2023 - TEATRO FILARMONICO 12 MAGGIO 2023

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Se lo stato di salute di una Fondazione Lirico Sinfonica si potesse desumere dal suono della propria orchestra, potremmo dire senza ombra di dubbio che la Fondazione Arena di Verona gode di ottima salute. I recenti appuntamenti del lungo cartellone sinfonico di quest’anno sembrano decretare una rinascita sia in termini qualitativi che tecnici di un’orchestra che nell’ultimo periodo sembrava fossilizzata su di una routine operistica di medio spessore. Grazie anche al rinnovamento di gran parte delle file e al raggiungimento di un organico veramente completo,  l’Orchestra della Fondazione Arena si sta distinguendo per la scelta di un repertorio finora poco o per nulla eseguito in una città dove si è sempre prediletto un approccio cauto e remissivo nei programmi di sala. Un repertorio, quello proposto in occasione di questo doppio appuntamento che ha quindi perlustrato differenti ambiti del panorama musicale russo,  Ecco quindi che per la prima volta a Verona (!) abbiamo ascoltato il concerto n.4 per pianoforte ed orchestra di Rachmaninov e la sinfonia n.6 di Shostakovich. Rachmaninov deve al suo fisico e alle composizioni adattate ad esso molta della sua celebrità. Così come alla sua vicenda personale che lo vede più concertista per necessità che compositore per scelta per buona parte della sua vita. Nonostante non abbia mai ottenuto la popolarità del secondo e terzo concerto, il quarto resta un lavoro apprezzabile sia dal punto di vista tecnico che timbrico ben costruito orchestralmente, dove il compositore,  asceso a straordinaria popolarità assorbe anche le suggestioni del Nuovo Mondo, dimostrando d'aver ascoltato Gershwin e il jazz

 

L’esecuzione della pianista Costanza Principe ha fatto emergere una musicalità coinvolgente, capace di andare oltre il dato prettamente tecnico, gestito peraltro con una naturalezza che ha attraversato le trame virtuosistiche che sostengono tanto l’Allegro vivace  iniziale quanto il Finale, con una salda freschezza. Caratteri che hanno inoltre trovato, nell’essenza segnata dal respiro più meditato che connota l’ampio Largo centrale, la forma di una cantabilità attraversata da un elegante respiro emotivo . Una cifra interpretativa che, assieme al passo orchestrale impresso dalla direzione di Valentin Uryupin, ha conquistato il pubblico presente fino ai calorosissimi applausi finali.

Nella sua sesta sinfonia Dmitri Shostakovich scrive  una pagina curiosa composta di tre tempi via via più rapidi (Largo, Allegro, Presto) di cui gli ultimi due durano insieme molto meno del primo. Risultò quindi una pagina di mezzo tra i possenti intrecci della Quinta e della Settima, la sua leggera e classica trama, può essere paragonata a quella della Nona, dove appaiono sia in partitura che nell’immaginario contrappuntistico, richiami a Rossini, Mozart, Mahler, Bach e addirittura alla messicana Cucaracha: lo sberleffo al sistema giunge insomma qui alla sua perfezione sinfonica,

Uryupin ci offre una lettura straordinariamente misurata dove, per tutto il Largo iniziale riesce a mantenere un'eccellente concentrazione tra i legii dove l’Orchestra della Fondazione Arena suona  meravigliosamente le lunghe e ipnotiche frasi. La lamentosa trenodia del corno inglese è suonata con grande espressione e l'effetto generale è glaciale. il controllo di Uyupin sull’ orchestra  è qualcosa di speciale: il primo movimento è  suonato con una concentrazione e una disciplina formidabili,

Nel movimento Allegro che segue l'umorismo ironico del compositore è ben messo in risalto e l'esecuzione risulta di  un'agilità formidabile brillantissimo il grottesco diventa delirio e dileggio. L’esecuzione è fredda come l’acciaio, persino a livello ritmico le parti suonano taglienti come un rasoio. Poi lo sfacciato finale del Presto dove Uryupin riesce a risaltare in forma massima il grottesco che diventa allucinazione e follia con un suono estroverso, pieno di mordente e brio.

Trionfo finale come giusto che sia, con numerose chiamate per gli applausi e festose ovazioni all’Orchestra.

Pierluigi Guadagni

 

IL PROGRAMMA E GLI INTERPRETI

Sergej Rachmaninov
Concerto n. 4 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 40

Dmitri Šostakóvič
Sinfonia n. 6 in si minore op. 54

COSTANZA PRINCIPE  Pianoforte

VALENTIN URYUPIN  Direttore

ORCHESTRA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA

FOTO ENNEVI