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FAUST, CHARLES GOUNOD - TEATRO COMUNALE DI MODENA, 03 DICEMBRE 2017

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Faust.

“Un monumento nazionale”, “un capolavoro della letteratura”, “un'opera maledetta”, “la nascita di un mito”.

Sono questi alcuni degli epiteti che accompagnano il lavoro di Goethe, decretandone il suo successo e in parte la sua incomunicabilità ancora ai giorni nostri.

Lo stesso Charles Gounod non rimarrà insensibile al richiamo fascinoso di un capolavoro che lo porterà, per più di vent'anni, a torture intellettuali e mistiche tutte tese alla ricerca di una impossibile riduzione operistica del capolavoro di Goethe.

Arresosi ad un adattamento, quello preparato per lui da Jules Barbier, che limita ed esalta l'azione goethiana, principalmente alla storia amorosa tra Faust e Margherita, il “suo” Faust  rappresenta uno dei più rimarchevoli successi nella storia dell'opera.

Per più di tre quarti di secolo è stata l'opera più popolare dell'intero catalogo internazionale, ogni singolo teatro l'aveva in repertorio pronta ad essere rappresentata con adattamenti, tagli, rimaneggiamenti, aggiunte ad uso del singolo cantante o impresario.

Oggi, come se un'indigestione ne avesse decretato il bando, vedere rappresentato il Faust di Gounod è più impossibile che raro.

La Fondazione Teatro Comunale di Modena, in coproduzione con la Fondazione Teatri di Piacenza e Reggio Emilia, anche per onorare il bicentenario della nascita del compositore (2018) ne commissiona un nuovo allestimento, affidandone la parte creativa al collettivo Anagoor e a Simone Derai, entrambi alla prima esperienza in campo operistico ma già ben rodati e acclamati nel repertorio di prosa.

Simone Derai ci presenta una produzione tutto sommato tradizionale, ambientata nella Germania del XVI secolo pensata da Goethe per il suo Faust, con costumi che sembrano usciti da una tela di Giorgione (anch'egli di Castelfranco Veneto come il collettivo Anagoor e Derai) e che si sviluppa in una asettica scena fissa che con qualche aggiunta di attrezzeria consente rapidi cambi di scena nei cinque lunghi atti dell'opera, limitando ad un solo intervallo lo spettacolo complessivo.

La recitazione è molto curata nella parte dei singoli personaggi, un poco meno nelle scene corali dove una certa atmosfera naif e probabilmente un poco di inesperienza nel movimentare le masse, disturbano un poco un lavoro nel complesso riuscito.

Ma la novità e il valore aggiunto dato da Derai e da Anagoor a questo spettacolo, sono i video che accompagnano l'opera, non come elementi di scena, tranne che per la scena prima del V atto e per la scena prima del IV atto che qui per esigenze sceniche diventa scena settima ( in base alla scelta drammaturgica della prima versione dell'opera) ma come introduzione visiva ai primi tre atti.

Sono video, ideati e preparati da Simone Derai e Giulio Favotto, che funzionano da secondo sipario, un sipario immaginifico che nelle intenzioni dovrebbe accompagnare lo spettatore ad una riflessione  meditativa sulla scena a seguire dell'opera in palcoscenico, con temi che affrontano, in maniera totalmente indipendente dalla linearità della trama, la vecchiaia, la conoscenza, il sacro, l'eternità etc. Vi sono inoltre due micro corto metraggi che aprono e chiudono l'opera, uno su Goethe, che prossimo alla morte, riapre il manoscritto del suo poema per leggerlo alla nuora ed uno su Gounod che riceve da Lèon Carvalho la commissione dell'opera.

Sono video molto belli, curati nel piano visivo e nel gusto dell'immagine, (il secondo in ordine di apparizione disturba parecchio per la parte acustica fatta di un incessante percussivo di campanelli), che vorrebbero surrogare in parte la mancanza del cotè filosofico goethiano assente nel lavoro di Gounod, tentando di riproporre quello che Barbier e Carrè avevano volontariamente espunto nel loro libretto.

Al netto di una durata eccessiva di alcuni video e ad un certo scollamento tra immagine e musica successiva, va dato merito comunque a Derai e ad Anagoor di aver stimolato una certa curiosità intellettuale in un panorama, quale quello operistico italiano, sempre più appiattito su posizioni banali e di circostanza.

Il versante musicale ha visto nella guida ferma e precisa di Jean - Luc Tingaud una concertazione di altissimo livello che ha portato l'Orchestra dell'Opera Italiana ad una qualità di primissimo ordine per precisione e accuratezza esecutiva.

Tingaud dimostra di conoscere ogni singola nota, scritta e non scritta, della sterminata partitura di Gounod, soprattutto dimostra di conoscerne lo spirito prettamente “francese” di una musica che deve essere raccontata con uno sguardo al gusto dell' epoca, senza concessioni a “modernismi” agogici e dinamici che nulla hanno a che fare con Gounod.

Il protagonista aveva la voce di Francesco Demuro, un tenore lirico non particolarmente voluminoso ma in possesso di una facilità e tenuta in acuto non indifferente, unita ad una personalità interpretativa eccellente.

Davinia Rodriguez nei panni di Marguerite, ha voce particolarissima, brunita e metallica nei centri, svettante e d'acciaio negli acuti, e poco importa se l'intonazione non è sempre perfettissima, poiché la raffinatezza con cui sa porgere la parola e il fraseggio, fanno dimenticare lievi imperfezioni.

Fraseggio che invece latita in abbondanza a Ramaz Chikviladze, Mèphistophélès che dimostra un approccio non completamente maturato con una partitura che non conosce alla perfezione, unito ad una musicalità eccessivamente trucida per un personaggio si demoniaco ma comunque elegante, almeno nelle intenzioni di Gounod.

Voce bella e di qualità quella del Valentin di Benjamin Cho come pure sicurissima nel fraseggio e con una dizione perfetta il Siebel di Nozomi Kato ( peccato il taglio della sua bellissima aria “ Si le bonehur” al IV atto).

Precisi e professionali il Wagner di Matteo Ferrara e la Marthe di Shay Bloch.

Sugli scudi il secondo vero interprete di quest'opera, il Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena diretto sapientemente da Stefano Colo' che ha dimostrato notevole carattere scenico ed una preparazione impeccabile sia sul versante musicale che in quello linguistico.

Alla fine applausi convinti per tutti da parte di un teatro pieno in ogni ordine di posti.

Pierluigi Guadagni

LA  PRODUZIONE

Direttore                    Jean-Luc Tingaud
Regia                          Simone Derai

 Progetto scenico       Anagoor
Scene e costumi         Simone Derai, Silvia Bragagnolo
Video                          Simone Derai, Giulio Favotto
Asssistenti alla regia Marco Menegoni, Monica Tonietto

Luci                            Lucio Diana

GLI   INTERPRETI

 

Faust                           Francesco Demuro
Mèphistophélès          Ramaz Chikviladze
Marguerite                 Davinia Rodriguez
Valentin                      Benjamin Cho
Sièbel                          Nozomi Kato
Marthe                        Shay Bloch
Wagner                       Matteo Ferrara

 

Orchestra dell’Opera Italiana
Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Maestro del coro Stefano Colò

Coproduzione
Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Fondazione Teatri di Piacenza

Foto Rolando Paolo Guerzoni

 

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