Debutta al Teatro Municipale di Piacenza una nuova produzione di Ernani di Giuseppe Verdi.

Opera romantica, dalla trama improbabile ma di indubbio fascino e dalla ricca invenzione melodica, popolarissima nel recente passato, è diventata col tempo quasi una rarità. Ecco quindi che una nuova produzione di questo titolo, viene salutata con sempre estremo piacere, soprattutto per la gioia di uscire da una routine nefasta che vede ormai prevalere i soliti titoli della trilogia verdiana nei teatri italiani. Occasione ghiotta per nulla colta da Gianmaria Aliverta che, responsabile di una non regia, allestisce uno spettacolo infinitamente noioso dove,  oltre al paradosso di esigere continui cambi scena in uno spettacolo privo di scene, (i praticabili ideati da Alice Benazzi sui quali vengono proiettati i video di Luca Atilii, soliti nuvoloni e cascate d'acqua) ci informa nelle note di sala di aver allestito una produzione lontana dalle proprie corde di lettura ma con l’intento di rendere “il sapore della tradizione". Poche idee e confuse risultate in un affastellamento di manierismi e cliché che francamente speravamo di dimenticare e  invece ci vengono riproposte con in più il sadico gusto di un intento provocatore. Sipario.

Per fortuna avevamo nel ruolo del titolo quella enciclopedia vivente di tecnica vocale e monumento al belcanto di nome Gregory Kunde. Inutile insistere sull'età e sul colore del timbro non più freschi del tenore americano, quando fiato, tecnica e luminosità del suono riescono a sbalordire per tenuta e baldanza.

Kunde non solo canta tutta la parte con una spavalderia musicale impressionante, ma aggiunge anche  l'aria  "Odi il voto" e la seguente cabaletta scritta da Verdi su richiesta di Rossini in occasione di una rappresentazione a Parma nell’autunno 1844 per il tenore Nicola Ivanoff e collocata nel secondo atto, florilegio di un atletismo vocale con effetti pirotecnici. Pubblico in delirio come ai vecchi tempi.

Non particolarmente in ruolo Francesca Dotto come Elvira e non certo perché il soprano trevigiano non sappia cantare, ma per l'estraneità dei suoi mezzi vocali alle richieste del ruolo. Flebile nella prima ottava (nelle frasi discendenti il suono tende a sparire), l'interprete non compensa questo limite con una particolare incisività del settore acuto dove le agilità risultano traballanti, né con un temperamento drammatico particolarmente spiccato. Certo, nella seconda ottava il suono è ben proiettato e si fa udire anche nei concertati, le note di una parte di micidiale difficoltà ci sono tutte e la limitatezza del registro grave è gestita con gusto e senza aperture del suono, però il personaggio richiederebbe altro mordente ed altro spessore.

Bella sorpresa la voce di Ernesto Petti, perfetto baritono verdiano con un controllo completo del proprio mezzo vocale, come dimostrato in “Da quel dì che t'ho veduta” cantato tutto a fior di labbra anche grazie a un'ideale tornitura del verso. La voce è perfettamente proiettata senza mai scadere in manierismi e portamenti ormai fuori luogo.

Il Silva di Evgeny Stavinsky è vocalmente sicuro e dona al suo personaggio nobiltà e autorevolezza sin dalla cavatina d’ingresso, salutata dal pubblico con un’ovazione unanime. Ha privilegiato i tratti di un Silva doloroso e lirico, più che accidioso e vendicativo, con un timbro scuro e morbido. Molto bene hanno fatto Federica Giansanti (Giovanna) e Raffaele Feo  (Don Riccardo); adeguata la prova di Alessandro Abis (Jago).

La direzione di Alvise Casellati si è caratterizzata per una buona tenuta dell'insieme, nonostante mancasse completamente una calibrata dosatura degli elementi più marcatamente 'ruspanti' di Verdi, come quelli più misurati e cameristici. Assenti colori, tensione narrativa e quel turbamento di fuoco che caratterizza questa partitura in particolare. Complessivamente buona la prova del Coro del Teatro Municipale preparato dal maestro Corrado Casati.

Al termine applausi convinti per tutti con punte di ovazione per Kunde e Petti.

 

Pierluigi Guadagni

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

regia Gianmaria Aliverta

scene Gianmaria Aliverta e Alice Benazzi

costumi Sara Marcucci

luci Elisabetta Campanelli

proiezioni video Luca Attilii

movimenti coreografici Silvia Giordano

maestro del Coro Corrado Casati

 

Ernani            Gregory Kunde

Don Carlo      Ernesto Petti

Don Ruy Gomez de Silva    Evgeny Stavinsky

Elvira                         Francesca Dotto

Giovanna       Federica Giansanti

Don Riccardo            Raffaele Feo

Jago    Alessandro Abis

 

ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA ARTURO TOSCANINI

CORO DEL TEARO MUNICIPALE DI PIACENZA

Foto di Gianpaolo Parodi.