DON GIOVANNI, WOLFGANG AMADEUS MOZART - TEATRO GRANDE DI BRESCIA, 16 OTTOBRE 2022

Grande successo di pubblico per il Don Giovanni andato in scena al Teatro Grande di Brescia, nella penultima tappa del titolo in questa tournée di OperaLombardia.

L’allestimento è un ripescaggio dalla nota trilogia napoletana Mozart / Da Ponte di Mario Martone, andata per la prima volta in scena al Teatro San Carlo ormai vent’anni fa e qui ripresa da Raffaele Florio come fu anche per le Nozze di Figaro riproposte all’interno della stessa rassegna nel 2015. Un filone di stampo tradizionale ma non oleografico: i costumi di Sergio Tramonti (che firma anche le scene) collocano la vicenda nella sua epoca originaria con eleganti sete e merletti, ma l’ambientazione non è una semplice riproduzione di Siviglia ed è bensì costituita da asettici spalti lignei che rimandano ad un contesto teatrale e meta teatrale astratto. Quante delle azioni del libertino per antonomasia sono una messinscena? Quanto è labile il confine tra realtà e inganno? E quale contestualizzazione migliore potrebbe sottolinearne questo aspetto, se non la costruzione di un teatro nel teatro? Non a caso questo genere di lettura del Dissoluto Punito si è vista e rivista in numerose produzioni nel corso degli anni e anche in questa occasione non manca di funzionare nel suo complesso, salvo qualche scivolone antiestetico come gli spettatori-fantoccio di dubbia fattura posti sugli spalti ed “effetti speciali” tutt’altro che esaltanti impiegati in particolare negli ingressi del Commendatore, con luci di Pasquale Mari, dalla resa visiva piuttosto modesta tra notturni blu elettrico e flash improbabili a simulare dei lampi nella scena del cimitero, ripresi anche nel finale tra sparuti fumogeni che tentano di riprodurre le fiamme degli inferi e inghiottono il convitato di pietra insieme al protagonista, con un esito certamente più ridicolo che drammatico.


Al contrario risulta ben più funzionale la realizzazione delle due pedane sovrastanti il golfo mistico, che danno modo ai protagonisti di muoversi anche in sala e coinvolgere attivamente il pubblico, alimentando con efficacia la suggestione metateatrale riproposta da Martone (a titolo d’esempio ricordiamo Don Giovanni che dona una rosa a una signora in seconda fila o Donna Elvira che durante la sua cavatina va alla disperata ricerca di “quel barbaro” tra i palchi di primo ordine).
Va da sé che la riuscita di uno spettacolo simile - nella sua semplicità d’impostazione con scena fissa e un dinamismo unicamente demandato alle interazioni tra i protagonisti - pesa fortemente sulle spalle dei cantanti, tra doti attoriali e intesa reciproca. In tal senso questo cast - interamente composto da giovani finalisti e vincitori degli ultimi concorsi AsLiCo - non delude le attese, ma stupisce ancor di più per omogenea qualità vocale e musicale. 

Elegante tanto nella linea di canto quanto nel portamento il Don Giovanni di Guido Dazzini, la cui indisposizione annunciata a inizio spettacolo non ha compromesso un’eccellente performance, al netto di qualche lieve e comprensibile disomogeneità d’emissione in alcuni passaggi. Il baritono ligure si distingue per estro e magnetismo scenico, qualità essenziali per una resa credibile del seduttore per antonomasia. Seducente è anche il colore vocale, che trova la sua massima espressione in un “Deh vieni alla finestra” davvero ben confezionato anche a livello espressivo.
Adolfo Corrado
presta la sua voce profonda e di bella pasta ad un brillantissimo Leporello, da tenere certamente d’occhio anche in futuro. Nonostante la giovane età (classe 1994 come il protagonista), colpisce la maturità scenica e vocale del basso leccese, che riesce a rendere nella sua completezza un ruolo quanto mai impervio richiedendo notevole verve attoriale ma, nondimeno, estrema padronanza del fraseggio.


Nel comparto femminile si distingue Marianna Mappa, una Donna Elvira di grande espressività cantata con sorprendente ricchezza di armonici e bel colore sopranile dalle tinte scure, nonché sempre credibile nel tratteggiare il suo complesso personaggio in tutte le sue sfaccettature, dalla furia cieca (“Ah, chi mi dice mai”) alla struggente disillusione (“Mi tradì, quell’alma ingrata”).

Sugli scudi anche la Donna Anna di Elisa Verzier, particolarmente sicura e svettante in acuto (da citare in questo senso la sua seconda aria “Non mi dir, bell’idol mio”, accolta da meritati applausi a scena aperta).

 

Ottima la Zerlina di Gesua Gallifoco, fresca e maliziosa al punto giusto: memorabili le sue due arie “Batti, batti” e “Vedrai carino”, in grande intesa con l’ottimo Masetto di Francesco Samuele Venuti.

Buono il Don Ottavio di Didier Pieri, non troppo deciso nei recitativi ma promosso a pieno titolo nelle sue arie, in particolare “Il mio tesoro intanto”, interpretata con grande coinvolgimento espressivo e nitore vocale. 

Purtroppo totalmente fuori fuoco il Commendatore di Pietro Toscano, la cui emissione stentorea non riesce a conferire la giusta autorevolezza al personaggio.

La resa musicale complessiva si conferma però di altissima qualità, garantita anche dall’ispirata e giovanissima bacchetta del ventiduenne Riccardo Bisatti. Il suo è un Mozart vitale e brioso, ma anche costellato di parentesi in rallentando capaci di rendere al meglio momenti di particolare sospensione drammatica (pensiamo ad esempio all’improvviso cambio di passo ritmico nel quartetto “Non ti fidar, o misera”, di grande efficacia teatrale). Da segnalare qualche evidente scollamento di troppo tra buca e palcoscenico soprattutto nei pezzi d’insieme dell’atto secondo, ma nulla che qualche anno in più d’esperienza sul podio non saprà limare.

Ottima la prova del Coro OperaLombardia guidato da Diego Maccagnola e sempre puntuale l’accompagnamento di Hana Lee al pianoforte. 

Senza riserve l’entusiasmo del pubblico bresciano al calare del sipario, in un Teatro Grande gremito in ogni ordine di posto. 

Camilla Simoncini

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Direttore Riccardo Bisatti

Regia Mario Martone (ripresa da Raffaele Di Florio)

Scene e costumi Sergio Tramonti

Luci Pasquale Mari
Maestro del Coro Diego Maccagnola
Maestro al Fortepiano Hana Lee
 

Don Giovanni           Guido Dazzini

Don Ottavio               Didier Pieri
Il Commendatore     Pietro Toscano
Donna Elvira            Marianna Mappa

Donna Anna Elisa Verzier
Leporello       Adolfo Corrado
Masetto          Francesco Samuele Venuti
Zerlina           Gesua Gallifoco

Orchestra I Pomeriggi Musicali

Coro OperaLombardia

FOTO UMBERTO FAVRETTO