In evidenza

DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO REGIO DI TORINO, SABATO 26 NOVEMBRE 2022

DonGiovanni_ph-Andrea-Macchia--Teatro-Regio-Torino_2061

Ultima recita del Don Giovanni di Mozart al Teatro Regio di Torino, che vede protagonisti il Maestro Riccardo Muti alla testa dell’Orchestra torinese e la figlia Chiara Muti a capo di un team creativo che ha costruito una regia accattivante e per niente scontata, in cui si succedono avvenimenti perfettamente in linea con il libretto, ma con un tocco di originalità e quel giusto brio che si interseca perfettamente nelle trame del furfante sciupa femmine dal destino terribile da lui stesso voluto. Il Don Giovanni di Chiara Muti è costantemente circondato da figure evanescenti, ombre oscure di donne nel passato del protagonista che agli occhi di chi assiste sembrano anticipare quanto accade inevitabilmente all’anima di colui che, a differenza degli altri personaggi in scena, non è un fantoccio mosso da misteriosi fili calati dall’alto, che simboleggiano quanto precario sia invece il libero arbitrio di ciascuno di noi nella vita reale. Storie di artisti/fantocci/personaggi che si muovono sulle rovine di un palazzo un tempo meraviglioso ed oggi in pezzi, tra drappeggi logori di un teatro che ha vissuto il suo tempo di gloria ed è ormai simbolo di decadenza. Questo Don Giovanni  che si districa tra le impalcature rovinose entrando ed uscendo dalle botole, è un Re Sole che fa e disfa a suo piacimento, che ha del malvagio ma anche dell’ironico nelle sue movenze, nella sua risata spiritata, nel sottrarre lo sguardo agli interlocutori scomodi per poi tornare baldanzoso se il terreno è più libero.

Così tutte le altre ‘marionette’ che da lui dipendono ed attorno a lui ruotano, hanno tratti ben definiti, tra il buffo esasperato ed il tragico convinto e sono agghindate ricordando personaggi della storia francese, dal passato più lontano fino alle epoche più recenti. E se le molte donne ingannate in precedenza appaiono in scena piangenti e disperate, così le protagoniste del presente si mostrano altrettanto succubi delle sue trame, senza speranza di salvezza, perché marionette sono e tali rimangono fino alla fine, private dei loro costumi ed inermi accasciate al suolo, insieme agli altri personaggi, senza possibilità di riscatto.  Lo spunto per questa regia interessantissima ce lo comunica la stessa Regista nelle note del programma di sala, ossia da Edmond Rostand, di cui La Dernière Nuit de Don Juan uscì postumo nel 1921 dando appunto una versione ulteriore del libertino che viene condannato a perpetuare la sua misera vita dissoluta in eterno in teatro, come fanno le marionette senza possibilità, in questo caso, di scelta. Vincent Longuemare arricchisce lo spettacolo di atmosfere lugubri con le sue perfette luci e bellissimi sono i costumi di Tommaso Lagattolla, a completamento di una funzionale e riuscitissima scena decadente di Alessandro Camera.

Come ampiamente noto la parte musicale è capitanata dall’orchestra del Regio diretta dal Maestro Riccardo Muti. Non possiamo realmente aggiungere nulla di nuovo rispetto a quanto detto e stradetto su come il Maestro affronti le partiture mozartiane, ma possiamo descrivere come il teatro pieno ed attento abbia potuto godere di un suono avvolgente e maturo che esula da falsi stereotipi di una Mozart semplicemente guizzante e carico di brio. Dall’orchestra del Regio arriva il dramma di una vicenda mista di oscurità e riso amaro, con sonorità pregne di pathos e forza espressiva; un’onda che trascina senza tregua gli eventi tratteggiandone i singoli episodi con eleganza e carica emotiva. 

Luca Micheletti annunciato indisposto non ci ha fatto mancare proprio nulla con la sua interpretazione di un Don Giovanni scaltro ed anche atletico nel gestire i continui spostamenti su e giù per la scenografia; la sua indisposizione non ha inficiato una esecuzione carica di energia data da una voce calda ed avvolgente che diventa meravigliosamente docile con ‘Deh, Vieni alla finestra’.

Intensa e con una voce angelica la Donna Anna settecentesca di Jacquelyn Wagner, vittima designata di un carnefice seriale che tra il trasceso ed il disilluso tratteggia perfettamente il suo ruolo.

Mariangela Sicilia è una Elvira sanguigna e volitiva che mostra carattere tanto vocalmente quanto per presenza scenica.

Etereo ma a tratti leggermente statico il Don Ottavio di  Giovanni Sala dalla voce docile e sinuosa.

Sempre centratissimo nel ruolo  Alessandro Luongo come Leporello, grande alter ego del protagonista; perfetto vocalmente, ogni volta che interpreta ruoli di questo genere diverte, coinvolge, suscitando perché no anche una certa compassione.

Deliziosa la Zerlina di Francesca Di Sauro dal timbro intrigante e parecchio squillante nonostante la tessitura mezzosopranile, Leon Košavić è un corretto Masetto, mentre  Riccardo Zanellato è un Commendatore di esperienza, austerità e possanza.

Bene eseguiti gli interventi del coro del Regio preparato da Andrea Secchi. 

Trionfo annunciato da parte di un teatro strapieno e festante tanto per gli interpreti che per il Maestro Muti. 

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Direttore d'orchestra Riccardo Muti  

Regia Chiara Muti 

Scene Alessandro Camera 

Costumi Tommaso Lagattolla 

Luci Vincent Longuemare 

Assistente alla Regia Paolo Vettori 

Assistente alle Scene Andrea Gregori 

Assistente ai Costumi Francesco Ceo 

Maestro del Coro Andrea Secchi 

Maestro al fortepiano Alessandro Benigni 

 

Don Giovanni           Luca Micheletti

Donna Anna              Jacquelyn Wagner

Donna Elvira           Mariangela Sicilia

Don Ottavio           Giovanni Sala

Leporello       Alessandro Luongo

Zerlina           Francesca Di Sauro

Masetto          Leon Košavić

Il commendatore       Riccardo Zanellato

 

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

In coproduzione con Teatro Massimo di Palermo

 

FOTO ANDREA MACCHIA