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DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO REGIO DI TORINO, MERCOLEDI’ 27 GIUGNO 2018

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E’ la volta di Don Giovanni al Teatro Regio di Torino per proseguire la triade dapontiana, con l’allestimento che nel 2013 riprese lo spettacolo già datato 2005 partorito dalla mente di Michele Placido. Ripresa da Vittorio Borrelli, è una regia sempre più cupa quella che narra le vicende del dissoluto punito, partendo da una certa neutralità data anche dagli ambienti creati da Maurizio Balò, inizialmente solo accennati dietro un sipario fittizio, che man mano si arricchiscono di particolari foschi, dalle architetture ai dettagli ed alle luci di Andrea Anfossi, sempre più tendenti al rosso delle fiamme infernali.  

L’epoca è posteriore a quella di composizione, come si evince anche dai costumi dello stesso Balò, e generalmente possiamo definire efficace alla narrazione quanto viene proposto sul palcoscenico, su tutte la scena del Commendatore che sembra materializzarsi dalla sua statua, avvolto dal fumo e dalle tenebre.

Il peccatore Don Giovanni è un esperto e disinvolto Carlos Álvarez, che coniuga presenza scenica ad una possanza vocale al servizio di un personaggio maturo, un Don Giovanni che sa il fatto suo e non deve dimostrare nulla a chi gli sta intorno. Brillante e vocalmente in forma il Leporello di Mirco Palazzi: spiritosamente angosciato tanto per la sorte del padrone quanto e soprattutto per la sua, offre una ricchezza vocale che va ben oltre la sua tessitura ed una interpretazione davvero accattivante. Tra le vittime del dissoluto la Donna Anna di Erika Grimaldi offre un canto accorato e sentito, pur con una voce particolare che necessita talvolta di aprire le vocali chiuse per meglio indirizzare il suono. L’altra sedotta e pure abbandonata è una dinamica Carmela Remigio nei panni di Donna Elvira: un turbine di donna volitiva e vendicativa, che fa dei centri il suo punto di forza vocalmente, efficace scenicamente. Il  promesso sposo di Anna è un concentrato di dolcezza e pazienza incarnato nel tenore Juan Francisco Gatell. Potendo cantare entrambe le sue arie in questa produzione, per ‘Dalla sua pace’ viene letteralmente ‘cullato’ dall’orchestra donando una forza particolarmente incisiva alle parole espresse. Perfettibile invece le agilità per quanto riguarda ‘Il mio tesoro’ nel secondo atto.  Zerlina è una vispa e affatto ingenua Rocío Ignacio, molto spigliato e che gioca con il suo timbro il bravo Masetto di Fabio Maria Capitanucci. Grande interpretazione infine del Commendatore da parte di Gianluca Buratto: la sua voce è ampia e davvero sonora, che sembra quasi sovrstare l’orchestra quando canta in buca come statua.

A dirigere l’orchestra del Regio il Maestro Daniele Rustioni. Tantissimi i colori delle note mozartiane, le dinamiche puntuali ed appropriate, massima l’ attenzione al palcoscenico. Il giovane direttore naviga acqua sicure nella partitura e ci sembra anche in ottimo feeling con l’orchestra. Nei momenti maggiormente lirici si arricchisce di accenti che quasi commuovono. Buona la prova del coro diretto da Andrea Secchi.

Sala gremita, pubblico particolarmente soddisfatto con tutti gli artefici dello spettacolo, dagli artisti al direttore.

Domani si chiude con Così fan tutte.

Maria Teresa Giovagnoli 

LA   PRODUZIONE

 

Direttore d'orchestra

Daniele Rustioni

Regia

Michele Placido

ripresa da 

Vittorio Borrelli

Scene e costumi

Maurizio Balò

Luci

Andrea Anfossi

Movimenti coreografici

Anna Maria Bruzzese

Maestro del coro

Andrea Secchi

Maestro al fortepiano

Giannandrea Agnoletto

 

GLI INTERPRETI

 

Don Giovanni,

Carlos Álvarez

Donna Anna

Erika Grimaldi

Donna Elvira

Carmela Remigio

Don Ottavio

Juan Francisco Gatell

Leporello

Mirco Palazzi

Zerlina

Rocío Ignacio

Masetto

Fabio Maria Capitanucci

Il Commendatore

Gianluca Buratto

Orchestra e Coro del Teatro Regio

Allestimento Teatro Regio 

 Foto Ramella & Giannese
 
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