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DON CARLO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, MERCOLEDI’ 6 GIUGNO 2018

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Non è andata secondo le aspettative la nuova produzione del mastodontico Don Carlo verdiano al Comunale di Bologna nell’allestimento firmato Henning Brockhaus, che si è avvalso delle scene di Nicola Rubertelli per concretizzare l’idea che aveva della grande opera andata in scena nella versione milanese del 1884. Quanto visto sul palco ci ha lasciato infatti piuttosto perplessi e non è stato compreso affatto dal pubblico. I motivi possono essere stati diversi. Siamo in una astrazione piuttosto modernista e cupa nel disegno del  regista che evidentemente concepisce questo dramma di sconfitti a tuttotondo come una sorta di incubo senza uscita e piuttosto atemporale, visto il grigiore quasi spaziale e le stranissime strutture che solo lontanamente riconducono ad ambienti regali, con cuscini un po' stile indiano qua e là e pochi arredi vintage, su sfondi decisamente inquietanti.  Le luci dello stesso regista spesso assumono toni scuri accentuando questo misto di angoscia e straniamento, che a nostro avviso non ha aiutato neanche gli interpreti a concentrarsi sempre sul canto. Come imbrigliati in quanto li circonda sembrano quasi straniati da loro stessi, su tutti Elisabetta, con qualche inevitabile slancio imposto chiaramente dal libretto. Lo spettacolo in generale è investito di una lentezza sconcertante che rasenta la noia soprattutto verso la fine, ed assistere  alla vestizione monacale di Eboli sulla splendida introduzione dell’aria di Elisabetta ci è sembrato davvero ridondante. Anche i costumi di Giancarlo Colis sono cupi, tranne per l’ammaliatrice Eboli che però ci ricorda una soubrette anni Trenta, e Rodrigo in azzurro, forse ad indicare una luce nel suo operato. Inoltre non ci sembra coerente lo stile anni Venti/Trenta del coro femminile pur sulla leggiadra Canzone del velo, poiché fuori dal contesto generale. Non parliamo del povero Inquisitore, con occhiali scuri e chioma stile Albus Silente costretto in trono in scena quasi immobile per tutta l’opera.

La Elisabetta di Valois di Maria José Siri è fin troppo irreprensibile (il costume  non aiuta neanche lei) nel dolore del sentimento che deve nascondere anche a se stessa. Ma vocalmente regala dei bei momenti e soprattutto nell’aria Tu che le vanità tira fuori una grinta disperata che esalta le qualità tecniche del soprano. Ottimo il Rodrigo di  Luca Salsi, che ha dalla sua una pura voce baritonale decisa e completa su tutta la gamma del registro, che gli consente di dare espressività ad ogni suo gesto ed essere il più sciolto in scena. Don Carlo rivive nei panni di Roberto Aronica che negli anni ci ha abituati a serate altalenanti o positivissime. Questa volta il personaggio c’è nel sangue e nel cuore ed anche vocalmente trasmette tanto fulgore di sentimento; forse fin troppo: una maggiore gestione dell’acuto renderebbe meraviglioso il suo canto. Impenetrabile quasi il Filippo II di Dmitry Beloselskiy: la voce cavernosa è tenebrosa quanto lo stato d’animo del suo personaggio. Stesso dicasi per il Grande Inquisitore Luiz-Ottavio Faria, a cui facciamo i complimenti per essere riuscito a rendersi credibilmente serio ed austero nonostante il costume, grazie ad una voce veramente affascinante.  Nelle vesti della Principessa Eboli Veronica Simeoni che mostra carattere deciso e sensualità estrema, e che il regista vuole nelle stanze dell’infelice Filippo prima del suo risveglio. La voce che ben conosciamo sale tranquillamente ed è uniforme e sicura. Luca Tittoto interpreta un buon Frate, discreta è Nina Solodovnikova come Tebaldo, mentre Massimiliano Brusco, Rosolino Claudio Cardile, Erika Tanaka sono il Conte di Lerma, l’Aroldo Reale e la Voce dal Cielo.

Il coro preparato da Andrea Faidutti è corretto e partecipe. Michele Mariotti debutta nella direzione del Don Carlo proponendo una lettura asciutta ma drammatica nel suono profondo ed ampio dell’orchestra. Come a dar suono alla visione oscura del dramma, cerca di infondere pathos ai cantanti, pur fin troppo impegnati a restare ‘nei ranghi’ dei dettami registici.

Il pubblico si è espresso con evidente disapprovazione alla fine per la regia, mentre con fragorosi applausi per tutti gli interpreti e naturalmente per il loro amato direttore come a ringraziarlo della proficua collaborazione e del lavoro fin qui svolto con il suo teatro.

Maria Teresa Giovagnoli

LA   PRODUZIONE

Direttore                                Michele Mariotti

Regia e Luci                          Henning Brockhaus

Scene                                      Nicola Rubertelli

Costumi                                 Giancarlo Colis

Coreografie                           Valentina Escobar

Collaboratore alle Luci         Daniele Naldi

Maestro Del Coro                 Andrea Faidutti

GLI  INTERPRETI

Filippo II                                Dmitry Beloselskiy

Don Carlo                              Roberto Aronica

Rodrigo                                 Luca Salsi

ll Grande Inquisitore           Luiz-Ottavio Faria

Un Frate                                Luca Tittoto

Elisabetta di Valois               Maria José Siri

 La Principessa Eboli           Veronica Simeoni

 Tebaldo                                 Nina Solodovnikova

ll Come di Lerma                  Massimiliano Brusco

Un Araldo Reale                  Rosolino Claudio Cardile

 Una voce dal cielo                Erika Tanaka

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

 Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna in collaborazione con la Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone“

FOTO ROCCO CASALUCI

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