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DON CARLO DI G. VERDI – TEATRO ALLA SCALA MILANO, MARTEDÌ 17 GENNAIO 2017

Di Simone De Angeli

Poter ascoltare Don Carlo nella versione “integrale” in 5 atti è ormai evento sempre più raro. Probabilmente i costi, la durata, l’impegno complessivo economico ed artistico, scoraggiano le Istituzioni e fanno più “semplicemente” propendere per la tradizionale versione “ridotta”.

Non ha scelto la strada facile il Teatro alla Scala che, con questa operazione di “recupero” si pone al centro della Scena Lirica Internazionale reclamando il posto che, per diritto, storia e prestigio, le spetta.

Un lavoro “ciclopico” per energia, costi artistici e gestione delle masse che, possiamo dire fin da subito, è stato vinto senza tema di smentita.

Lo spettacolo è stato molto affascinante.

Le scene di Ferdinand Woegerbauer erano semplici, lineari, prive di orpelli, asciutte ma non fuori luogo, non fastidiose e non ridondanti (e questo in un’opera così “carica” è già un grandissimo pregio!).

Il sapiente gioco di luci di Joachim Barth e i bellissimi costumi di Anna Maria Heinreich che giocavano tutti sui toni più o meno accesi e “fluorescenti” del verde, oro (stupendo il costume di Filippo II) e melanzana (altrettanto splendido il mantello con pelliccia di Elisabetta di Valois) facevano da contrasto ai toni più cupi e scuri del blu violaceo e nero di Rodrigo e Don Carlo.

Costumi e luci dunque hanno fatto da “riempimento” dell’essenzialità delle scene e la regia di Peter Stein era molto curata nella gestione delle interazioni tra i diversi protagonisti. Tanto le passioni animavano il loro canto quanto erano volutamente “trattenuti” come se ci fosse sempre un filo, più in alto di loro, che gestiva le loro azioni portandole inevitabilmente al destino tristissimo che li attendeva.

Una regia di gusto, sobria, precisa, attenta, senza inutili guizzi e senza mai scadere in facili tentazioni di grossolaneria o di volgarità.

Eccellente la parte musicale e vocale.

Ferruccio Furlanetto è Filippo II. Lo è nel canto, nella nobile figura, nelle venature di una voce di smalto incantevole e nella capacità di “scolpire” ogni singola parola ed ogni frase musicale.

Krassimira Stoyanova porge la sua voce da Soprano Lirico pieno con timbro perlaceo ad Elisabetta di Valois.

La soave romanza “Non pianger mia compagna” è resa con purezza di emissione da manuale e la grande scena delle “Vanità” è affrontata con intelligenza e senza mai forzare uno strumento di così rara bellezza.

Don Carlo era Francesco Meli. Credo che oggi nessun tenore possa uguagliare questo nostrano meraviglioso cantante. Oltre al colore di voce bellissimo e personalissimo, Meli ha la capacità di fondere lirismo ed accenti, fraseggiando in modo impeccabile e senza mai cedere ad una drammaticità “fuori stile”.

Perfetto nel grande duetto con il Soprano e sensazionale in ogni pagina affrontata con piglio virile e giusta misura.

Simone Piazzola canta il ruolo di Rodrigo di Posa in modo appropriato con una voce di smalto morbido ed emissione sempre perfettamente sostenuta. Non una nota viene forzata ed il canto “a fior di labbro” non sembra conoscere segreti per questo giovane cantante. La figura poi, con la perdita notevole di peso, risulta essere ancora più appropriata di un tempo; è nobile nell’incedere in palcoscenico, è fiero ma sempre giovanile e baldanzoso (come poi il ruolo dovrebbe essere).

Ekaterina Semenchuk affronta il terribile ruolo di Eboli con sicurezza tecnica e voce da vero mezzosoprano, sontuosa nel registro medio grave e tagliente in quello acuto.

Incomprensibili i lievissimi dissensi verso di lei al termine del “Don fatale”.

Ottimo il Grande Inquisitore di Eric Halfvarson dalla voce giustamente cavernosa ed imponente. Si sarebbe forse gradita una migliore pronuncia del testo ma il personaggio è venuto pienamente in risalto nel grande Duetto con Filippo II.

Le parti di fianco erano tutte di rilievo: dall’ottimo Tebaldo di Theresa Zisser, al sonoro Frate di Martin Summer fino alla stupenda Voce dal Cielo di Celine Mellon.

Ottimo pure il Conte di Lerma di Azer Zada che cantava anche il ruolo di un Araldo.

Eccellenti anche i Deputati Fiamminghi cantati benissimo da: Gustavo Catillo, Rocco Cavalluzzi, DonghoKim, Chen Linjie, Paolo Ingrasciotta e Victor Spoyshev.

La Lettura del M° Chung lascia stupefatti!

La pulizia del suono dell’Orchestra è magnifico. Il gioco di chiaro scuri della partitura verdiana, i suoi moltissimi squarci lirici, le sue molteplici preziosità vengono esaltate da Chung e rendono in modo paradigmatico questo monumentale capolavoro. Lo sguardo sempre rivolto alle esigenze del canto e del palcoscenico creano un amalgama nelle scene d’assieme che si può definire perfetto.

Di rilievo la prova del Coro del Teatro alla Scala guidato da Bruno Casoni. Non una voce fuori posto, non un attacco sbagliato e neanche la più minima sbavatura nei concertati.

Al termine dello spettacolo calorosi applausi per tutti i componenti del cast con punte di entusiasmo all’uscita del M° Chung che si è inginocchiato davanti al pubblico ringraziando l’Orchestra, visibilmente emozionato.

Simone De Angeli

LA PRODUZIONE

Regia  Peter Stein
Scene Ferdinand Woegerbauer
Costumi Anna Maria Heinreich
Luci Joachim Barth

GLI INTERPRETI

Elisabetta di Valois Krassimira Stoyanova
La principessa Eboli Ekaterina Semenchuk
   
Don Carlo  Francesco Meli
Rodrigo  Simone Piazzola
Filippo II Ferruccio Furlanetto
Il Grande Inquisitore EricHalfvarson
Un frate Martin Summer
Voce dal cielo Céline Mellon
Sei deputati fiamminghi Gustavo Castillo
Rocco Cavalluzzi
Dongho Kim
Victor  Sporyshev
Chen  Lingjie
Paolo  Ingrasciotta
Conte di Lerma/Un araldo reale Azer Zada
Tebaldo Theresa Zisser

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