Cerca nel sito

DAS PARADIES UND DIE PERI, ROBERT SCHUMANN - TEATRO MASSIMO PALERMO, MARTEDI’ 29 OTTOBRE 2019

rosellina-garbo-2019-grg5020_365

Chiariamo subito una cosa, Das Paradies und die Peri di Robert Schumann è un oratorio profano scritto dall’Autore per una sala da concerto,  quindi per essere eseguito in forma oratoriale senza nessun ausilio di scene o costumi, tanto meno di una regia che ne suggerisca idee e situazioni spazio temporali. Musica che è stata creata perché indichi lei stessa la giusta direzione e lasci libero spazio alla fantasia individuale dell’ascoltatore. Un “nuovo genere adatto alla sala da concerto” - come sosteneva Schumann stesso.

In Schumann la spinta a musicare il poema di Moore da cui è tratta la vicenda della Peri, dovette venire dalla possibilità che esso offriva, con la sua staticità e con una regolare successione di brani affidati ai protagonisti,  di fare largo uso del Lied.

Infatti Schumann affronta con questo oratorio, per la prima volta il genere sinfonico - corale, vivendo ancora nel pieno della sua stagione liederistica (era il 1841). Ecco quindi che in un succedersi di episodi staccati, prevalentemente recitativi, pezzi corali e Lieder, Schumann realizza una consistente unità stilistica affidandosi ad alcuni temi ricorrenti e ad una ambientazione sonora che si potrebbe definire orientale, ma che è più giusto riferirla a quell’ inquieto fantasticare che caratterizza il miglior Schumann pianistico. Il risultato è un trasognare velato, fatto di una morbidezza musicale sensuale di altissimo livello che raggiunge momenti di autentica e raffinatissima bellezza. E proprio per questo trasognare continuo, mettere in scena una partitura del genere potrebbe risultare un azzardo inconcepibile, inutile e forse fastidioso.

Il Teatro Massimo di Palermo decide invece di provare a dare forma e scena a questo Oratorio, chiamando a curare il progetto artistico il collettivo Anagoor, che vede alla regia, scene, costumi e video Simone Derai (con l’assistenza di Marco Menegoni), alla consulenza drammaturgica Klaus Peter Kehr e alle luci Fabio Sajiz.

Il risultato è un giusto compromesso tra una trasposizione scenica rispettosa della partitura oratoriale e un inventiva registica che pone l’esaltazione musicale dinanzi alla celebrazione scenica.  

Ecco quindi che la buca dell’orchestra viene alzata a livello platea e in una sorta di abbraccio musicale, ne diventa il personaggio principale della messinscena. Quindi su di una lunga gradinata ricoperta da un tappeto orientale si muovono i personaggi attorniati dal coro in costume, presenza fissa e partecipe di una storia che rimane comunque oratoriale pur nella forma scenica. Unici elementi di “divagazione temporale” sono i meravigliosi e curatissimi video (già prova della maestria in questo campo di Anagoor ne abbiamo avuta nel Faust di Gounod a Modena nel 2017) che proiettati su di uno schermo, raccontano una storia fatta di lacrime e volti. Lacrime di Schumann, dei suoi figli, dei volti dei giovani martiri di guerre odierne ed attuali, lacrime di redenzione di un vecchio bandito che porteranno alla glorificazione della Peri e alla sua riammissione in un paradiso che vede il divino comunque avviluppato ad una azione umana costante. Lacrime e volti che raccontano tutto l'invisibile che c'è in una espressione, in uno sguardo e nel canto del bimbo di Mosul che indicherà alla Peri il tanto sperato "porto aperto". Per Derai quindi la causa che impedisce alla Peri di entrare in paradiso, sembra essere il frutto di una distorsione religiosa violentata e stuprata nel suo essere più intimo, la stessa violenza intima e subdola che porterà Schumann a quel delirio interiore che lo consumerà fino alla morte. 

La forza drammaturgica di queste immagini, proiettate al rallentatore come ad evocare un sogno, risultano quindi essere l'unico elemento di “disturbo” drammaturgico nel complesso oratoriale di questo capolavoro che vede le interazioni dei solisti più che altro limitate e il coro immobile con lo spartito in mano.

Gabriele Ferro alla guida della creazione musicale, non si può certamente ascrivere tra i direttori d’orchestra di caratura schumanniana, manca in lui tutta quella vena di schizofrenia dionisiaca, di fermento esecutivo, di pathos che questa musica necessita, musica scritta da Schumann in maniera meticolosissima dove anche la più insignificante delle note ha un suo perché e deve essere se non valorizzata, almeno resa complice di una esecuzione impeccabile. Ferro non dialoga con i solisti, si limita a dare attacchi e chiuse, a chiedere di suonare forte o piano, a dilatare i tempi fino al limite dello slabbramento armonico, ignora completamente la valorizzazione del Rezitativische Gesang -sorta di recitativo ibrido più simile all’arioso che al recitativo secco- di cui è permeata la partitura e cosa ancora peggiore si trova dinnanzi un’orchestra svogliata e prona ad una lettura scolastica di una partitura che è invece cristallo puro per colore e lucentezza, esaltazione massima di un romanticismo permeato di emozioni. Peccato davvero. 

Il coro, preparato da Ciro Visco, porta a termine il suo compito con precisione esecutiva ma nulla di più, nessuna caratterizzazione, nessuna partecipazione emotiva traspaiono dall’ensemble.

Le voci solistiche per fortuna, sono tutte di ottima qualità.

Sarah Jane Brandon (Peri), ha fraseggio non particolarmente brillante ma potente nel volume e sa farsi apprezzare di più nei momenti in cui svetta sulla massa sonora (“Freud', ew'ge Freude, mein Werk ist getan”) piuttosto che nei momenti nei quali è richiesto un lavoro più emotivamente intenso (“ Verstossen! Verschlossen Aufs neu das Goldportal!).

Maximilian Schmitt, nel doppio ruolo del tenore narrante e del giovane appestato, è perfettamente a suo agio nella parte, autentica voce di liederista dalla dizione chiara, possiede un piglio sicuro e un certo carisma. In una parte principalmente scritta in tessitura centrale Schmitt ha offerto una buona prova nonostante un suono un po’ sbiancato, ma solo nella regione acuta, peraltro non molto sollecitata. Il suo canto, di espressività sempre sobria, ha toccato le corde più profonde in un “Fort Streist von hier” davvero emotivo.

Autentico fuoriclasse per la meticolosa cura del fraseggio e incisività sonora, Albert Dohmen riesce a trasmettere tutta la potenza malvagia di Gazna e la profonda umanità del bandito redento.

Atala Shoeck convince in pieno nel doppio ruolo di Narratrice e di Angelo custode delle Sacre Porte puntando l’intera sua interpretazione su di un fraseggio morbidissimo e sul colore bronzeo della voce che ben si addice al personaggio. Meravigliosa l’interpretazione de “Verlassener Jünglin, nur das Eine” anche se non sufficientemente supportata da un’orchestra per nulla coinvolgente.

Buona la prova di Valentina Mastrangelo che canta la sua “O lass mich von der Luft durchdringen” con partecipazione e preparazione.

Al termine applausi convinti per tutti, da parte di un teatro esaurito in ogni ordine di posti che saluta Gabriele Ferro alla sua ultima apparizione come direttore musicale.

 

Pierluigi Guadagni


PRODUZIONE

Direttore                                Gabriele Ferro

Progetto artistico                  Anagoor 

Regia, Scene,

Costumi, Video                     Simone Derai


Consulenza drammaturgica Klaus-Peter Kehr
Luci                                       Fabio Sajiz
Assistente alla regia              Marco Menegoni
Assistente musicale

alla regia Monica                  Tonietto
Assistente alle scene              Freddy Mason
Assistente ai costumi            Massimo Simonetta

INTERPRETI
Peri                                        Sarah Jane Brandon 

Jungfrau                               Valentina Mastrangelo
Mezzosaprano                      Atala Schòck
Tenore                                   Maximilian Schmitt
Baritono                                Albert Dohmen

Direzione della fotografia Giulio Favotto 

Riprese Giulio Favotto, Emanuele Confortin, Simone Derai. Marco Menegoni
Colorcorrection e postproduzione Giulio Favotto
Mediazione culturale Emanuele Confortin, Anita Mousavìan
Produzione video Annalisa Grisi
Coordinamento organizzativo Michele Mele
Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Maestro del Coro Ciro Visco
Nuovo allestimento del Teatro Massimo
In collaborazione con Museo Egizio -Torino

Ph. by Rosellina Garbo

L'opera italiana secondo Riccardo Chailly alla Sca...
AIDA DI G.VERDI- REGIA DI F. ZEFFIRELLI RIPRESA DA...

logo mtg footerTutti i diritti riservati