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COSCOLETTO O IL LAZZARONE DI JACQUES OFFENBACH ALL’ARENA SHAKESPEARE DI PARMA PER FONDAZIONE TEATRO DUE - GIOVEDI’ 25 LUGLIO 2019

Coscoletto

L’espressione ‘bella Napoli’ racchiude in sole due parole tutto il profumo, i sapori e le atmosfere di una città simbolo di arte e di bellezza che nei secoli ha ispirato artisti di tutto il mondo a recarvisi per ammirare non solo le meraviglie architettoniche, la simpatia e l’ ospitalità un po’ folcloristica dei suoi abitanti, ma in molti casi anche per assaggiare le sue prelibatezze culinarie famose in ogni continente. Chissà che fama avevano ai tempi di Offenbach i ‘maccaroni’ (come chiamati nel libretto tedesco) per farne addirittura il fulcro di una delle sue operette, che a distanza di un secolo e mezzo finalmente arriva in Italia grazie alla sinergia di intenti tra il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, La Toscanini e la Fondazione TeatroDue di Parma.

Le vicende si muovono infatti attorno alla figura del bravo pastaio Frangipane, ovviamente i nomi sono esplicativi del ruolo, la cui moglie Mariana viene coinvolta suo malgrado in una serie di malintesi per cui si pensa che tutti gli uomini del quartiere siano innamorati di lei e che addirittura il farmacista, Arsenico, stia tentando di avvelenare non solo suo marito ma tutta la compagnia, complice un imbranato Policarpo, il cordaio del paese, anch’egli innamorato della bella Mariana. In realtà è Coscoletto, noto Lazzarone, ad essere seriamente innamorato, ma non della signora, bensì della dolce fioraia Delfina, che chiedendo aiuto proprio alla buona e disponibile Mariana per conquistare e rispondere degnamente alle profferte di Coscoletto, mette in moto la macchina dei fraintendimenti e delle sciocche cospirazioni. Ovviamente siamo a Napoli e tutto ciò che accade è frutto dei luoghi comuni più disparati e tremendamente amplificati. Le chiacchiere da cortile e la complicità tra vicine, la gaiezza degli abitanti di un quartiere vivo e festaiolo. La figura di Lazzarone corrisponde allo ‘scugnizzo’, al ragazzino furbo e vivace e qui tanto innamorato della sua fioraia, e tutti gli altri contribuiscono a nutrire quell’impasto di folclore tanto accentuato da assumere un valore molto caricaturale per tutti i personaggi. Solo un secolo prima inoltre gli scavi di Ercolano e Pompei erano stati resi celebri dagli studi di archeologi come Winckelmann, e Offenbach ha inserito perfino una eruzione del  Vesuvio, complice una melodia che ne imiti il fragore con tanto di corale a dichiarare quasi la solennità dell’evento. Naturalmente poi ci sono i maccheroni: gustosi e succosi con l’ottimo ragù a ‘condire’ gli spiriti.

La musica descrive tutto questo: tarantelle a gogo, musica leggera ed orecchiabile con motivetti facili da memorizzare e vivaci dialoghi tra gli interpreti che sono chiamati a capacità recitative spiccate. Lo spettacolo curato da Arturo Cirillo vuole essere tutto questo e non spingersi oltre: vuole divertire ma con cura e professionalità,  realizzato con interpreti validi ed in forma semi scenica, ove sul palcoscenico sono presenti unicamente le sedie su cui i protagonisti si accomodano per le varie situazioni. Il libretto in questa produzione è in italiano e reso in forma ritmica da Sandro Cappelletto che ne ha adattato la traduzione del libretto di Mario Desiati. Così il pubblico ha potuto apprezzare al meglio i momenti recitati e seguire la trama con partecipazione e ridere alle varie battute. In tedesco erano comunque conservate alcune espressioni italiane per mantenere un contatto con una cultura così diversa da quella d’oltralpe e perché il suono della lingua italiana in certi casi, bisogna dirlo,  non può essere sostituito. Peccato che visivamente la regia non abbia previsto almeno una immagine o qualche minimo elemento che richiamasse al golfo di Napoli o ai quartieri popolari dei simpatici protagonisti. Tutto è affidato alla bravura degli interpreti, quasi tutti allievi della Accademia del Belcanto Rodolfo Celletti, chiamati a possedere doti attoriali pari se non superiori a quelle canore.

Il ruolo del titolo in questo spettacolo è stato scisso tra parte recitata e cantata, probabilmente per una più immediata fruizione da parte del pubblico, che ha potuto ammirare il bravo attore Davide Gagliardini per i dialoghi e la voce del soprano Michela Antenucci per le arie. Tanto Gagliardini è spigliato e dinamico in scena, tanto la Antenucci è convincente per linea di canto e timbro interessante. Le arie di Coscoletto sono tutt’altro che semplici e i due interpreti sono riusciti ad interagire pur distanti sul palco rendendo al meglio il personaggio del guascone napoletano. Brillante e dotato vocalmente è il pastaio Frangipani, ossia Patrizio La Placa: voce ricca e temperamento in scena che prevedono per lui un brillante futuro. Mariasole Mainini e Marta Pluda sono rispettivamente la tenera ed innamorata Delfina e la buona ‘comare’ Mariana. Entrambe molto sciolte sul palcoscenico, complici nel fare ‘comunella’, offrono l’una una voce delicata e sinuosa, l’altra un timbro ambrato ma morbido.  Nile Senatore è un Arsenico tra il divo ed il serial killer stile ‘ammazzo tutti con i miei intrugli’, poco credibile come cattivo perché  spassoso come macchietta; infine Policarpo il cordaio è un impacciato e pasticcione Alfonso Zambuto. In scena abbiamo anche un finto cane imbalsamato e galline giganti avvelenate per errore dal siero del farmacista.

Mattatore capace di tenere tutto collegato e scorrevole è lo stesso Arturo Cirillo, la cui comicità partenopea si sprigiona come sorvegliante speciale sui vari personaggi. La sua voce narrante si concretizza in un autorevole personaggio in carne ed ossa che si insinua materialmente nelle faccende del quartiere, spiegandole e tirandone le somme con brio e leggerezza.

Il Maestro Giuseppe Montesano è stato chiamato a sostituire il direttore Sesto Quatrini, a sua volta chiamato con urgenza proprio a Martina Franca, raccogliendo e facendo suo il lavoro fatto con la Filarmonica Arturo Toscanini che suona con lievità quasi irreale le melodie di Offenbach, senza però cadere nell’effetto banalità, ma creando un insieme armonico e che sostiene il palco con tutte le sue sfaccettature grazie ad un ritmo giusto e equilibrato agli eventi, un’ottima intesa con gli strumentisti ed una fluidità a tratti asciutta che ben delinea il carattere dell’operetta. Le parti corali sono affidate all’ Ensemble Corale La Toscanini/Festival della Valle d’Itria.

E se l’operetta termina con una grande abbuffata di maccheroni stile film di  Totò, allora l’azienda Barilla ha offerto a tutto il pubblico presente una bella scorpacciata di pasta appena cotta servita con gustoso sugo al ragù in quantità industriale. Neanche a dirlo, pubblico contento, divertito … e sazio!

 

Maria Teresa Giovagnoli   

  

LA  PRODUZIONE

A cura di e con Arturo Cirillo

direttore Giuseppe Montesano

Filarmonica Arturo Toscanini

 

GLI   INTERPRETI

Coscoletto      Michela Antenucci - Davide Gagliardini**
Delfina           Mariasole Mainini*
Mariana         Marta Pluda*
Arsenico          Nile Senatore*
Policarpo       Alfonso Zambuto*
Frangipani     Patrizio La Placa

*Giovani cantanti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”

**Ensemble attori TeatroDue
Ensemble Corale La Toscanini/Festival della Valle d’Itria

Edizione dei materiali musicali a cura di Sergio Prodigo

Assistente alla regia Davide Gagliardini

produzione Festival della Valle d’Itria, La Toscanini, Fondazione Teatro Due

FOTO Francesco Bianchi/Clarissa Lapolla

 

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