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BORODIN, KNJAZ IGOR (IL PRINCIPE IGOR) - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI’ 8 FEBBRAIO 2019

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Il Principe Igor, elogio della lentezza.

Che ad Aleksandr Porfireviç Borodin interessasse poco o nulla di comporre musica, inteso come lavoro su commissione, è risaputo. La sua vera ed unica occupazione era la chimica, di cui fu valente ed intelligente ricercatore, amato e stimato in Russia ed anche in Europa; la musica era per lui un semplice diversivo del quale occuparsi nei ritagli di tempo o in vacanza d’estate.

Ecco quindi che attorno al 1870, sollecitato dagli amici compositori del“Gruppo dei cinque”, di cui faceva parte, inizia ad interessarsi svogliatamente alla composizione di un’ opera, che tra abbozzi e parziali strumentazioni, porterà avanti a comporre fino alla morte avvenuta nel 1887. Diciassette anni per comporre definitivamente qualche aria, alcuni cori, le danze Polovesiane e dare una tinta di definizione “russa” ad un lavoro che definire frammentario è un eufemismo. Elaborata con ponderata lentezza, libera dall’ansia di dover tenere fede a scadenze, l’unica opera di Borodin rimase quindi incompiuta, ma non un moncone a cui manca una parte terminale, bensì un canovaccio confuso e frammentario al quale i suoi più fidati amici Glazunov (che ultimò il terzo atto e stese l’ouverture a memoria ricordandosi di un concerto con Borodin al pianoforte che canticchiava i temi principali) e Rimsky Korsakov che affrontò quasi per intero l’orchestrazione, rimanendo fedele alle istruzioni ricevute da Borodin. Come tutta la musica di Borodin, anche quella del Knjaz Igor è semplice e limpida, ma piena di ispirazione e straordinariamente ricca di immagini e di colori, dove il contrasto tra il mondo primitivo ma eroico russo e quello più sensuale e barbarico dei popoli asiatici, genera una fusione dei due mondi musicali generando un conflitto stilistico e sonoro che ci mantiene in una fluttuazione costante.

La produzione vista a Trieste, proveniente dal Teatro dell'Opera di Odessa dove ha debuttato nel 2011, viene eseguita in due parti raggruppando il prologo con il primo atto e il secondo con il quarto ed eliminando completamente il terzo atto (scritto interamente da Glazunov).

Un’ esecuzione musicale che ha visto amalgamate le maestranze dei due teatri (Odessa con scene, coro e corpo di ballo, Trieste con orchestra, coro e tecnici) per un risultato complessivo di buon livello nonostante un allestimento polveroso e datato nella cifra stilistica, ma in perfetta sintonia con l’età media del pubblico del teatro triestino che ama rievocare fasti di un passato glorioso che, ahime, non torna più.

Il regista Stanislav Gaudasinsky opta per una regia che guarda agli anni 50 del secolo scorso, indugiando su movenze marcatamente enfatiche ed ampollose, rese anche ancora più evidenti dai costumi kitsch da film hollywoodiani anni 30 con le loro belle parrucche slabbrate e i sandaloni con le zeppe che fanno sembrare tutti i personaggi sul palcoscenico, appena scesi da una macchina del tempo proveniente dal un teatro di epoca Staliniana.

Le scene di Tatiana Astafieva si limitano a dei fondali dipinti di panorami russi e icone di madonne, oltre ad altri pochi elementi di scena, più che altro per lasciare sgombro il palcoscenico perennemente occupato dalle masse artistiche.

Il coro infatti è il principale protagonista di questo lavoro e a lui sono affidate alcune tra le pagine più belle dell'intera opera. La meticolosa preparazione del coro del Teatro dell’Opera di Odessa rinforzato da alcuni elementi del teatro di Trieste è evidente nella familiarità di approccio, anche in considerazione di una scrittura ostica che li impegna notevolmente per quasi 3 ore con continui cambi d’abito. Onore quindi al maestro del coro Francesca Tosi che ha saputo amalgamare e valorizzare entrambi le compagnie corali.

L'orchestra del Teatro Verdi di Trieste diretta da Igor Chernetski, dopo una sinfonia non esaltante per precisione, porta a termine la lunga serata in maniera più che egregia limitando a poche e sporadiche situazioni gli sfasamenti tra buca ed orchestra, che in quest'opera possono risultare fatali soprattutto durante le danze polovesiane al termine del secondo atto dove coro danzatori e musicisti si fondono in un unico corpo musicale.

Di notevole caratura i solisti, tutti di scuola Ucraina, sui quali risalta senza ombra di dubbio l’ Igor di Alexey Zhmudenko dalla voce portentosa che non sfigurerebbe a Bayreuth come un Wotan di lusso per caratura vocale e bellezza di suono in ogni parte del rigo musicale.

La Jaroslavna di Anna Litvinova, dopo qualche iniziale incertezza nei sovracuti, è delineata con la giusta cifra stilistica, interpretando la sua grande aria e il successivo duetto al quarto atto con grande enfasi e partecipazione. Molto bene fa Vladislav Goray nella parte di Vladimir Igorevich che non si risparmia in luminose mezze voci ed un fraseggio portentoso nella sua grande aria all’inizio del secondo atto, come pure la Konchakovna di Kateryna Tsymbalyuk, anche se non dotata di una voce ampissima.

Pauroso invece nella voce e sulla scena il Kontchak di Viktor Shevchenko, basso profondissimo e di ampiezza vocale non comune. Giustamente sopra le righe, perfetto nel suo ruolo di cattivo Dimitry Pavlyuk come Vladimir Jaroslavich anche se non perfettamente a suo agio nella parte alta del rigo.

Bravissimi Yuri Dudar e Alksandr Prokopovich rispettivamente Skulà ed Eroska, la coppia di suonatori di gudok ubriaconi e disertori che tratteggiano con misurata maestria vocale e scenica.

Il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Odessa diretto da Yuri Vasyuchenko si è ben destreggiato nelle ridotte dimensioni del Teatro Verdi di Trieste dimostrando un’ ineccepibile preparazione tecnica nonostante le coreografie non particolarmente interessanti.

Al termine prolungati applausi per tutti i numerosi artefici di questo spettacolo che rimarrà sicuramente negli annali del Teatro Verdi di Trieste.

Pierluigi Guadagni

LA   PRODUZIONE

Maestro Concertatore

 e Direttore                                                   Igor Chernetski
Regia                                                             Stanislav Gaudasinsky
Scene                                                             Tatiana Astafieva
Luci                                                               Vyacheslav Usherenko
Direttore del Balletto                                   Yury Vasyuchenko
Maestro del Coro                                         Francesca Tosi

Produzione dell’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet

GLI   INTERPRETI

Igor Sviatoslavich                                        Alexey Zhmudenko

Jaroslavna                                                    Anna Litvinova

Vladimir Igorevich                                      Vladislav Goray

Vladimir Jaroslavich                                   Dmitry Pavlyuk

Kontchak                                                      Viktor Shevchenko

Konchakovna                                               Kateryna Tsymbalyuk

Ovlur                                                             Viktor Muzychko

Skulà                                                             Yuri Dudar

Eroska                                                          Alexander Prokopovich

La nutrice di Jaroslavna                             Irina Kamenetskaya

Una fanciulla polovese                                Alina Vorokh

Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste con la partecipazione del Coro e del Corpo di ballo dell’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet 

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