In evidenza

BOHEME, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 9 DICEMBRE 2022

2EiMqse

Annullata nel marzo 2020, il Teatro Giuseppe Verdi di Trieste è riuscito finalmente a portare in scena la prevista Bohème di Giacomo Puccini, con cast quasi invariato rispetto al cartellone originale.

Una Bohème di cui non si sentiva particolarmente il bisogno, in primo luogo per il tasso di inflazione del titolo che – almeno in base ai numerosi posti vuoti della prima – nonostante la fama non è comunque riuscito nel suo scopo di richiamare un folto pubblico, come si aspetterebbe una direzione artistica: quindi si potrebbe affermare che la strategia di puntare sui super titoli di repertorio, adottata ormai da anni immemori, è da rivedere. Perso per perso si potrebbe provare ad attirare spettatori da fuori regione – è ben noto che il melomane si sposta ovunque - osando sia per quanto riguarda la scelta delle opere e che quella delle regie, che è appunto il secondo punto critico.

La regia realizzata infatti da Carlo Antonio De Lucia appare poco oliata, scarna e con qualche buco qua e là. L’allestimento è iper tradizionale e contiene tutti gli elementi di Bohème che sono entrati nell’immaginario collettivo, ma così basic da lasciare un po’ a bocca asciutta.

Azer Zada, al netto delle poche prove data la sostituzione dell’ultimo minuto, è stato un Rodolfo sbiadito. Il tenore canterebbe anche con un certo gusto, ma la voce è appannata, prima di punta e soprattutto di volume, tanto da venire travolto nei momenti d’insieme. Anche l'approccio al pittore dovrebbe essere migliorato.

Trionfatrice della serata è Lavinia Bini al debutto come Mimì. La sua fioraia risulta forse un po’ manierata nella recitazione - mi verrebbe da dire una Mimì retrò - da cui si evince ad ogni modo uno studio approfondito del personaggio. La voce è corposa e importante, ma capace di piegarsi dove richiesto dallo spartito e di trovare accenti coinvolgenti. Riassumendo: un esordio sentito ed eccellente.

Federica Vitali è una Musetta giustamente esuberante sul palco durante il secondo quadro,  frangente in cui l’emissione è risultata parecchio spinta, ma ha saputo poi rinfrancarsi in seguito e trovare canto più dolce e corretto.

Leon Kim come Marcello è parso un po’ troppo composto in scena ma estremamente sicuro vocalmente.

Particolarmente umano il Colline di Fabrizio Beggi, sebbene la sua Vecchia zimarra sia risultata poco a fuoco, e divertente  Clemente Antonio Daliotti nei panni di Schaunard.

Alessandro Busi è stato misurato nella caratterizzazione di Alcindoro e di Benôit.

Completano dignitosamente la locandina il Parpignol di Andrea Schifaudo, il Sergente dei doganieri Damiano Locatelli e il doganiere Giovanni Palumbo

Christopher Franklin firma una direzione pallida, avara di colori, e troppo preoccupata a imbrigliare l’orchestra finendo per rinunciare alla teatralità connaturata nella musica di Puccini. 

Positive le prove dei due cori preparati rispettivamente da Paolo Longo e Cristina Semeraro.

Al termine applausi calorosi con particolare entusiasmo per Lavinia Bini.

 Andrea Bomben

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Maestro Concertatore e Direttore              Christopher Franklin

Regia              Carlo Antonio De Lucia

Scene              Alessandra Polimeno e Carlo Antonio De Lucia

Costumi         Giulia Rivetti

Mimì               Lavinia Bini

Rodolfo                      Azer Zada 

Musetta                      Federica Vitali

Marcello                    Leon Kim

Colline                       Fabrizio Beggi

Schaunard                 Clemente Antonio Daliotti

Alcindoro/Benôit      Alessandro Busi

Parpignol                   Andrea Schifaudo

Il Sergente dei Doganieri     Damiano Locatelli

Un Doganiere            Giovanni Palumbo

Un Venditore Ambulante    Andrea Fusari

 

Con la Partecipazione del Coro I Piccoli Cantori della Città di Trieste diretti Dal M° Cristina Semeraro

NUOVO ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

Maestro del Coro PAOLO LONGO
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI
TRIESTE

FOTO FABIO PARENZAN