BOHEME, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 17 DICEMBRE 2022 - SECONDA COMPAGNIA

BOHEME, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 17 DICEMBRE 2022 - SECONDA COMPAGNIA

In occasione di ‘La Boheme’, il Verdi di Trieste, che ha opportunamente organizzato le repliche dei titoli  di questa ricca stagione lirica nei fine settimana, ha schierato due compagnie, che a causa dei virus che si sono abbattuti sugli interpreti si sono fatte tre.

Di fatto la seconda compagnia originariamente prevista ha potuto concretizzarsi solo nella penultima delle repliche , ma prima di scendere nel dettaglio, vorrei ancora una volta sottolineare che la recensione è un parere, un’ opinione, non  un giudizio, non la verità assoluta. Il racconto di quello che chi scrive ha provato durante lo spettacolo. Che può essere in sintonia con il resto della sala oppure no. In questo caso assolutamente no, perché le mie perplessità sono in disaccordo con le posizioni del pubblico, che ha tributato alla recita una grande quantità di applausi.

Cominciamo, quindi dalla direzione dell’orchestra di Christopher Franklin.

Il Maestro americano ha  una visione sicuramente personale di questo titolo.

I  tempi sono  dilatati, quasi disorientanti alle volte, oppure si fanno concitati, perfino rumorosi.

I volumi, con entrambe le compagnie , risultavano decisamente prevaricanti e spesso coprivano le voci, spingendo alcuni di loro a forzare i suoni.

Sicuro come sempre il coro, diretto da Paolo Longo,  ed al quale si sono affiancati i ragazzi di I Piccoli Cantori della Città di Trieste diretti da Cristina Semeraro.

Parliamo quindi dei cantanti.

Filomena Fittipaldi è un giovane soprano  con una voce dal colore interessante, che  offre una Mimì dai toni drammatici,  che alle mezze voci sembra preferire un suono possente, alle volte danneggiato da un certo vibrato. Il canto spinge su toni veristi, con acuti non sempre inappuntabili ma sicuramente questa scelta è motivata anche dal peso orchestrale.

Vanno sottolineati  un apprezzato impegno   ed una godibile presenza scenica.

Il pubblico dimostra di apprezzare la sua interpretazione e la premia con ampi applausi.

Carlos Cardoso,  Rodolfo, giovane tenore di talento che sta spostando il repertorio su ruoli impegnativi come Pollione e Riccardo,  punta sulla potenza della voce, regalandoci, più che un timido poeta, un bel giovane molto sicuro di sé, corretto musicalmente, anche se non coinvolgente, forse anche a causa di una certa genericità nella recitazione .

La Musetta  di Olga Dyadiv, non convince come altri personaggi che il soprano ha interpretato con successo a Trieste: la voce non sempre si sente e la resa scenica è meno briosa di quanto il ruolo richiederebbe.

Marcello era Luca Galli ,che nonostante la giovane età cesella il personaggio  con metodo, sicurezza vocale  e passione e la sua è una interpretazione riuscita ed apprezzata.

Il Colline di Andrea Comelli  assolve la parte in maniera corretta vocalmente.

Clemente Antonio Daliotti,  Schaunard di entrambe le compagnie, si è mosso con perizia e senso della misura dando prova di una piacevole verve scenica e di una buona sicurezza vocale.

Confermano la buona prova offerta nelle altre recite i numerosi comprimari: Alessandro Busi, vocalmente inappuntabile, è stato un buffo Benoit ed un divertente  Alcindoro; il bravo Andrea Schifaudo, ha confermato un bel timbro  vocale  e buone capacità sceniche per il suo Parpignol ; funzionali allo spettacolo il  sergente dei doganieri di  Damiano Locatelli, il doganiere di  Giovanni Palumbo, il venditore ambulante di Andrea Fusari.

Lo spettacolo si propone come un allestimento tradizionale. Carlo  Antonio De Lucia, veste il doppio ruolo di regista  e scenografo, coadiuvato in questa seconda veste da Alessandra Polimero. I costumi  sono firmati da  Giulia Rivetti.

Una grande scena fissa viene contestualizzata da delle proiezioni che mostrano il panorama di Parigi con la torre Eiffel , delle vetrate art noveau, uno scorcio della barriera d’Enfer..

Tutti elementi che spostano l’azione di una settantina d’anni , nonostante la ‘massima aderenza alla creazione originale’ ostentata nel programma di sala.

Lo spettacolo scorre, apparentemente rassicurante, fra bozzettismo e consuetudini, con alcune incoerenze, come quando Colline glabro comunica che andrà per la prima volta da un ‘barbitonsore’  e qualche scivolo, come quando il filosofo prende a morsi un salame.

Peccati veniali, forse per molti irrilevanti, visti gli abbondanti applausi finali per tutti gli interpreti che smentiscono il mio disappunto, evidentemente del tutto personale.

Gianluca Macovez

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Maestro Concertatore e Direttore Christopher Franklin

Regia Carlo Antonio  De Lucia

Scene Alessandra Polimeno e Carlo Antonio  De Lucia

Costumi Giulia Rivetti

Maestro del Coro Paolo Longo
Con la Partecipazione de I Piccoli Cantori Della Città Di Trieste
Diretti da Cristina Semeraro

 

Rodolfo          Carlos Cardoso

Musetta          Olga Dyadiv

Marcello         Luca Galli

Colline            Andrea Comelli

Schaunard     Clemente Antonio Daliotti

Alcindoro/Benôit      Alessandro Busi

Parpignol       Andrea Schifaudo

Il Sergente Dei Doganieri    Damiano Locatelli

Un Doganiere            Giovanni Palumbo

Un Venditore Ambulante    Andrea Fusari

Orchestra Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste


Nuovo Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Foto Fabio Parenzan