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ANNA BOLENA, GAETANO DONIZETTI – TEATRO DONIZETTI DI BERGAMO, DOMENICA 29 NOVEMBRE 2015

Edizione critica a cura di Paolo Fabbri
Ricordi, Fondazione Donizetti, Edizione Nazionale delle opere di Gaetano Donizetti

La figura di Anna Bolena rappresenta da sempre nell’immaginario collettivo colei che usurpò con l’astuzia e gli appoggi giusti il trono della impareggiabile Caterina d’Aragona, prima e secondo molti all’epoca unica legittima moglie di Enrico VIII d’Inghilterra, benedetta da Dio e dal popolo. Senza soffermarci su questioni politiche ed interessi internazionali che guidarono le scelte reali inglesi nel ‘500, è anche vero che la volubilità del grande Enrico in fatto di mogli è storia nota, ma soprattutto  la sua irrefrenabile missione di generare un erede maschio lo tormentò fino alla fine dei suoi giorni, facendone quasi una malattia. La Anna Bolena di Donizetti è ormai già una figura in ombra (quasi da non credere che grande regina sarà poi sua  figlia Elisabetta), nonché mesta se pur mai arrendevole al cospetto del re, che ormai  ha già posato gli occhi sulla dolce Giovanna Seymour, futura terza moglie ed unica tra l’altro a dargli l’agognato figlio maschio (che come si sa non sopravvisse a lungo).

Ecco dunque che il regista Alessandro Talevi è partito proprio da qui per immaginare la sua Bolena: l’oscurità regna sovrana nelle scene di Madeleine Boyd i cui costumi sono anch’essi scuri e quasi si confondono con le pareti; le luci di Matthew Haskins sottolineano allo stesso modo questo senso di oppressione che sovrasta tutti i protagonisti, che per volere del regista agiscono intorno e sopra ad una pedana girevole simbolo della famosa ruota del destino, in un palco ove solo qualche elemento essenziale incornicia azioni molto semplici, perché sia la parola immersa nella musica di Donizetti ad esprimere sentimenti e pulsioni, molto più delle immagini.
Grande orgoglio della fondazione Donizetti l’aver eseguito per la prima volta l’edizione critica definitiva a cura di Paolo Fabbri, che ha visto impegnata una compagnia di canto molto affiatata nei ruoli principali esaltati, è d’obbligo sottolinearlo, da una direzione magnifica che non dimenticheremo.

Nel ruolo eponimo ha debuttato una Carmela Remigio davvero in gran forma. È riuscita ad imprimere allo stesso tempo forza e disperazione al suo personaggio ma senza esasperarne il carattere dal punto di vista vocale, delineando dunque una Bolena quasi incredula della sorte sopraggiunta, ma sempre orgogliosa e fiera fino alla fine.

Le fa da contraltare la Giovanna di Sofia Soloviy, la cui voce un po’ dura forse poco si addice al ruolo della donna innamorata e dilaniata tra senso di colpa nei confronti della sua regina e l’allettante prospettiva di un futuro come sua sostituta. Il canto però è corretto come pure molto buona la presenza in scena.

Debutto felice anche per Alex Esposito come Enrico: stupisce la cattiveria mostrata in scena in perfetto accordo con l’oscurità d’animo richiesta dal regista. La sua voce qui si piega ai dettami della partitura risultando ancora più profonda, quasi cavernosa e sempre precisa, ottimo fondamento per una interpretazione a tuttotondo quale un animale da palcoscenico come il cantante bergamasco sa offrire sempre.

Suo rivale, che si batte invece per la salvezza di Bolena, è il Percy di Maxim Mironov. Il vibrato molto stretto e la non volumetrica voce potrebbero penalizzare questo giovane interprete che invece mostra di possedere tutte le note che tempestano la sua parte mostruosamente acuta. Inoltre il suo personaggio suggerisce una interpretazione piuttosto dimessa, ma che in sala ha ricevuto parecchi consensi.

Tutt’altro che dimesso il fratello della sventurata protagonista, Gabriele Sagona è un ottimo e disinvolto Lord Rochefort , già ascoltato ed apprezzato in ruoli accorati di questo calibro, cui la voce penetrante e sinuosa pare offrire ottimo terreno fertile per una eccellente resa scenica.

Intensa ed appassionata Manuela Custer comeSmeton: sia l’espressione del volto che la voce intensa ed uniforme in tutta la gamma le attribuiscono un carattere compassionevole, sinceramente innamorato e dove occorre ingenuo, nel contribuire alla condanna della sua amata. Un ruolo per interpreti di grande esperienza come è certamente il mezzosoprano.  Chiude il cast un buon Sir Hervey correttamente interpretato da Alessandro Viola.

Dulcis in fundo sottolineiamo la colonna portante della spettacolo: la direzione orchestrale di Corrado Rovaris . Fa molto piacere affermare che questo capolavoro di quasi quattro ore di musica sia scivolato via lasciando addirittura la voglia di sentire altro ancora. La fluidità del gesto è corrisposta ad una esecuzione non solo scorrevole, ma delicata e puntuale fra tutte le sezioni con una incredibile profondità di suono. Le aperture, gli appoggi sulle note, l’attenzione ai minimi dettagli; tutto ha contribuito a creare una atmosfera emozionante ed indimenticabile.  

Teatro letteralmente preso d’assalto come ai tempi d’oro di recente memoria, con trionfo per la coppia protagonista, gli altri interpreti e naturalmente per il direttore d’orchestra. Oltre dieci minuti di applausi e numerose chiamate alla ribalta. Una grande e felicissima produzione per la Fondazione Donizetti.

Maria Teresa Giovagnoli   


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Corrado Rovaris
e Direttore d’orchestra
Regia                                      Alessandro Talevi
Scene e costumi                     Madeleine Boyd
Luci                                        Matthew Haskins
Coreografia                           Maxime Braham
Assistente alla regia              Pamela Recinella
Maestro del coro                   Fabio Tartari

GLI INTERPRETI

Enrico VIII                           Alex Esposito
Anna Bolena                         Carmela Remigio
Lord Rochefort                     Gabriele Sagona
Giovanna Seymour              Sofia Soloviy 
Lord Riccardo Percy           Maxim Mironov 
Smeton                                  Manuela Custer
Sir Hervey                             Alessandro Viola 

Produzione Fondazione Donizetti
Allestimento della Welsh National Opera di Cardiff
Orchestra I Virtuosi Italiani
Coro Donizetti








Foto Gianfranco Rota
Gianfranco Rota
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