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ANDREA CHENIER, U. GIORDANO – TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 17 MAGGIO 2019

Chenier

Al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste siamo arrivati al penultimo titolo in cartellone per questa stagione: Andrea Chénier di Umberto Giordano.

La spending review imposta ai teatri ha fatto molti danni, si sa. Tuttavia ha obbligato i teatri ad aumentare le coproduzioni e ha reso possibile la messa in scena di titoli che spesso non fanno proprio parte del repertorio. Il pubblico triestino in questo caso deve ringraziare la coproduzione con il Teatro Opera SNG di Maribor, che si avvale delle scene gradevoli ed essenziali di William Orlandi, per la possibilità di vedere riproposta l’opera più celebre del compositore foggiano. L'impianto si basa su due pareti con colonne in stile corinzio che ruotando ricreano e circoscrivono gli ambienti dei vari quadri, mentre ai lati la scena è dominata dagli scaffali pieni di libri di qualche immensa biblioteca.

Delude la regista Sarah Schinasi che non riesce a raccontare nulla di nuovo o di particolarmente significativo in questa sua visione di Andrea Chénier, in cui manca il dettaglio e l’approfondimento sui singoli. Sono parse poco riuscite specialmente le scene iniziali - probabilmente anche a causa delle (sparute) masse - che lasciano alquanto confuso lo spettatore.Evitabili le proiezioni durante la scena in cui si racconta del primo incontro fra Maddalena e Gérard. Ben realizzati ma semplici i costumi di Jesus Ruiz.

Non si capisce bene dove Kristian Benedikt metta la voce, che risulta piuttosto adenoidale e sorda, ma in qualche modo capace di sfogare in acuto. Il suo Andrea Chénier è appassionato sulla scena, ma le mancanze sul piano vocale non gli permettono una realizzazione a tutto tondo del poeta francese.

Svetla Vassileva risolve con mestiere la parte di Maddalena: sa stare benissimo in scena e il suo personaggio è ben pensato e sviluppato, sebbene la caratterizzazione risulti leggermente esasperata. Al netto di un registro acuto piuttosto oscillante, la voce è lucente e di quelle che aumentano notevolmente di ampiezza man mano che si sale sul pentagramma. Il fraseggio è attento, vario e mai banale. L’artista ha potuto giocare al meglio le sue carte nella sua grande aria – davvero stupenda l'introduzione del violoncello - e nel duetto finale.

Il canto di Devid Cecconi appare un po’ ruvido e ben si presta alla visione di un Gérard 'villain', ma che il baritono sa rendere anche uomo d’onore capace di grande umanità. Meritati i lunghi applausi a scena aperta tributatigli dal pubblico dopo la sua interpretazione di 'Nemico della patria'.

Davvero ottimo tutto il versante maschile dei comprimari con Francesco Musinu (Roucher), Saverio Pugliese (un Incredibile/l'Abate poeta), Gianni Giuga (Pietro Fléville/Il sanculotto Mathieu), Giuliano Pelizon (Schmidt/Il maestro di casa), Giovanni Palumbo (Fouquier Tinville) e Francesco Paccorini (Dumas). Risultano meno brillanti le parti femminili, seppur nel complesso tutte sufficienti. Premurosa la vecchia Madelon di Isabel De Paoli, sarebbe piaciuto un po’ più di smalto alla Bersi di Albane Carrère e adeguata Anna Evtekhova come Contessa di Coigny.

Fabrizio Maria Carminati è una garanzia in qualunque repertorio e sotto la sua guida l’orchestra triestina non delude mai - benissimo tutte le sezioni - e suona sempre al meglio. Il direttore ha il grande pregio di saper valorizzare le caratteristiche intrinseche di ogni partitura e non lasciarsi tentare dai vecchi e superati sentieri interpretativi. Il palco è sotto controllo e i volumi calibrati in base alle necessità delle singole compagnie. Ama questo filone e si sente.

Positiva ci è parsa la prova del coro preparato da Francesca Tosi.

Buon successo per tutti, con punte di entusiasmo per Cecconi e Carminati.

Andrea Bomben

 

LA     PRODUZIONE

Direttore                                         Fabrizio Maria Carminati

Regia                                               Sarah Schinasi

Scene                                               William Orlandi

Costumi                                          Jesus Ruiz

Maestro del coro                            Francesca Tosi

 

GLI       INTERPRETI

 

Andrea Chénier                           Kristian Benedikt

Maddalena di Coigny                  Svetla Vassileva

Carlo Gérard                               Devid Cecconi

Madelon                                        Isabel De Paoli

La Contessa di Coigny                 Anna Evtekhova

Bersi                                              Albane Carrère

Roucher                                         Francesco Musinu

Un Incredibile/

L'Abate poeta                                Saverio Pugliese

Pietro Fléville/

Il sanculotto                                   Mathieu Gianni Giuga

Schmidt/

Il maestro di casa                           Giuliano Pelizon

Fouquier Tinville                           Giovanni Palumbo

Dumas                                             Francesco Paccorini

Orchestra del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

(Foto Teatro Verdi - Trieste)

 

 

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