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AL SETTEMBRE DELL' ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA L'ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO CON ION MARIN ED OLLI MUSTONEN-MERCOLEDÌ 11 SETTEMBRE 2019

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Continua anche nel 2019 il fortunatissimo Festival proposto dall’Accademia Filarmonica di Verona, che con la sua storia pluricentenaria si fa ogni anno promulgatrice di cultura a livello internazionale grazie alle prestigiose orchestre ospiti della manifestazione. È la volta della Filarmonica di San Pietroburgo che, temporaneamente orfana del suo Direttore Yuri Temirkanov a causa di una indisposizione, ha trovato una naturale prosecuzione del lavoro preparato per la sua tournée con il Maestro Ion Marin, che guida l’orchestra ed il compositore, direttore e pianista  Olli Mustonen. In programma due pezzi talmente amati che il pubblico ha letteralmente gremito il teatro Filarmonico di Verona in ogni ordine di posto per poterne ascoltare le note melodie: il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Čajkovskij e la Sinfonia n. 9 in mi minore Op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák.

Ascoltare Čajkovskij significa intraprendere un viaggio interiore verso sensazioni spesso sopite nell’animo umano, poiché la vita del compositore trapela in ogni singolo movimento delle sue  creazioni. È una musica immediatamente riconoscibile per la forza narrativa in essa racchiusa, per l’accento posto su determinati strumenti affinché una immagine sia visualizzata piuttosto che un’altra. Gli echi di una fiaba antica risuonano con la grazia dei fiati mormoranti in una foresta di archi, ove il pianoforte è sin da subito parte integrante e mai slegata dall’ambiente sonoro posto in essere. Ma è subito dramma, fibrillazione, flusso di energia ‘maestoso’ appunto, come recita il primo movimento. Mustonen porta questo bagaglio di dolore misto a malinconia nel vigore delle sue stoccate ai tasti, associando alla tecnica invidiabile una forza espressiva volta forse al contatto col compositore, alla ricerca del suo ‘sentire’ grazie al vibrare dei tasti. L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo trova in Marin un condottiero complice e deciso, la cui esperienza con compagini orchestrali da tutto il mondo è il fiore all’occhiello di una carriera volta sia al repertorio operistico che sinfonico e sempre alla massima cura del dettaglio. Certo una orchestra come questa porta con sé nel sangue la musica russa ed il lavoro del direttore è più una rifinitura del particolare, un trovare il raccordo col pianista, per cogliere quella uniformità tra le due identità musicali che senza un piglio deciso vacillerebbe. Il risultato è un suono caldo, non ingombrante nella sua potenza, asciutto negli attacchi o nelle chiusure, morbidissimo soprattutto nell’Andantino. La prima parte si chiude quindi con tanta carne al ‘fuoco’ che brucia note sul fiato, come indica appunto l’Allegro del terzo movimento. In netto contrasto arriva a gran richiesta il bis da Béla Bartók, con un dolcissimo pezzo che allieterebbe il volo dei gabbiani al risveglio su un‘isola.

Con la Sinfonia n. 9 in mi minore Op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák si resta più o meno nello stesso periodo: dal 1875 del pezzo precedente al 1893, ma con tutt’altro spirito compositivo. Intrisa dei ritmi e delle atmosfere del nuovo mondo in cui il Maestro boemo operava in quegli anni, quando dall’altra parte del pianeta Čajkovskij ci lasciava, questo pezzo sembra svolgere un unico filo conduttore che porta naturalmente ad attendere ciò che arriva più tardi, col quarto ed ultimo movimento. Il continuo alternarsi tra ritmi delicati e gioiosi ed i successivi che sviluppano una certa gravità provocano nell’ascoltatore una ebbrezza emotiva che richiama effettivamente ai generi musicali d’oltreoceano quali i canti afroamericani o i ritmi degli antichi popoli indigeni.. È un risveglio ad un nuovo gusto, ad una bellezza da rinascita. Qui Marin accompagna e coinvolge la Filarmonica di San Pietroburgo in un viaggio quasi surreale dove la compostezza ed eleganza della compagine si sposa con l’armonia e la freschezza del popolo a cui la musica è ispirata. Con l’Allegro finale sembra schiudersi il guscio che man mano le melodie hanno prodotto e riempito nel corso dell’intera composizione, nell’esplosione del vulcanico finale che si spegne pian piano lasciando solo le ceneri.

Pubblico in estasi premiato con il bis tratto dalle Danze ungheresi di Brahms nell’orchestrazione di Dvořák, un ultimo gioiello prima di congedarsi.

Maria Teresa Giovagnoli

PROGRAMMA DEL CONCERTO

Ion Marin                  direttore
Olli Mustonen           pianoforte

Pëtr Il’ič Čajkovskij,  Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23
Antonín Dvořák,  Sinfonia n. 9 in mi minore Op. 95 “Dal Nuovo Mondo”

FOTO BY STUDIO BRENZONI

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