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DON CARLO – GIUSEPPE VERDI, (Versione di Modena 1886), Teatro Comunale "Luciano Pavarotti", Modena, venerdì 19 ottobre, ore 19,00.


Qualora si pensi ad un mondo d’altri tempi, alle tipiche dimore principesche, ai costumi sfarzosi e a tutto ciò che di affascinante e sognante può derivarne, il Don Carlo è l’opera che fa per questo genere di aspirazione. Siamo nel XVI secolo alla corte di re Filippo II di Spagna, il quale sposa la donna precedentemente promessa al figlio Carlo per motivi politici (la pace di Cateau-Cambrésis), gettandolo nella disperazione; così i temi del romanzo ‘cappa e spada’ ci sono tutti: amore contrastato ed impossibile, gelosia, politica, guerra, religione, che non si distaccano affatto dal mondo in cui viviamo oggi e per questo ben sentiti dal pubblico. L’opera trae il suo spunto dal dramma di Schiller, che a sua volta si basò su una fonte storica, la ‘Nouvelle historique’ del 1672 dell'abate Saint-Real. Fu scritta in francese per l’Opéra di Parigi dove fu rappresentata in primis l’11 marzo 1867, per poi essere rimaneggiata in più riprese fino alla versione italiana del 10 gennaio 1884 del Teatro alla Scala. 


La versione in scena questa settimana e con ultima replica domenica pomeriggio a Modena è quella proposta proprio per la città emiliana nel 1886 in cinque atti. Il regista Joseph Franconi Lee ha pensato ad una regia assolutamente tradizionale, grazie anche allo splendido lavoro dello scenografo e costumista Alessandro Ciammarughi, i cui magnifici costumi cinquecenteschi hanno reso giustizia ai personaggi in scena, ed i pannelli dipinti hanno fatto da sfondo alle vicende susseguitesi nella narrazione. Pertanto ci si trova davanti ad una base fissa in legno che rappresenta il tribunale dell’Inquisizione, dietro al quale i pannelli dipingono man mano le varie ambientazioni: dalla iniziale foresta di Fontainebleau, fino al chiostro del convento di San Giusto nell'ultimo atto. Sul palco si alternano oggetti importanti come la tomba di Carlo V, o la fontana dei giardini della Regina.  Regia e scene che si ispirano  alla tradizione di Luchino Visconti.
Filippo II è interpretato da Giacomo Prestia: il basso fiorentino è riuscito a rendere in maniera convincente il personaggio del sovrano fiero ed austero davanti alla sua corte, ma profondamente ferito nell’orgoglio e nel cuore dalla donna che ha sposato e non lo ama. La sua voce corposa riesce a rendere al meglio proprio nelle note più basse, e con intensità largamente omaggiata dal pubblico ha emozionato soprattutto con la celebre ‘Ella giammai m'amò...!’.

Sergio Escobar, nel ruolo dell’infante di Spagna, ha uno strumento molto notevole, che già si nota dall’iniziale ‘Fontainebleau! Foresta immensa..'. Il volume della sua voce è tale come pochi attualmente e non teme la forza dell’orchestra, anche nei momenti più intensi. Il colore è chiaro, gli acuti sono abbastanza ben sostenuti, ed il suo stile è molto elegante. È stata buona l’intesa col personaggio di Elisabetta, ma ancor meglio ed apprezzata dal pubblico la fusione con la voce e con il personaggio dell’amico fraterno Rodrigo di Posa, col quale ha dato vita ad emozionanti momenti musicali, come nella scena terza del secondo atto, calorosamente applaudita.
Elisabetta di Valois è una brava Cellia Costea, dotata di una bella voce molto calda e corposa all’ascolto, ma anche acuta laddove la partitura lo richieda. Volume pregevole, ha reso il ruolo della regina con eleganza e bella presenza scenica. La celebre aria ‘Tu che la vanità ’' ha commosso il pubblico che l’ha omaggiata con applausi calorosi al termine.

Autentiche ovazioni ha ottenuto il baritono Simone Piazzola, nel ruolo del suddetto Rodrigo di Posa. La sua voce è parsa particolarmente in forma ed anche la sua interpretazione del personaggio ben riuscita. Sicuro e convincente, ha saputo rendere giustizia al Marchese ed ha regalato forti emozioni con la sua resa della dipartita nel pronunciare le parole Ah! ... di me... non... ti... scordar...! .
Il Grande Inquisitore, impersonato da Luciano Montanaro è reso in modo quasi spettrale: personaggio impassibile e funesto, cantato con voce profonda che ben si adatta al ruolo, a rappresentare il terrore che l’Inquisizione diffondeva al tempo di questi accadimenti. Ben eseguito  il duetto con il Re nel quarto atto :‘Son io dinanzi al Re...?’.
La Principessa Eboli è ben resa sia scenicamente che vocalmente da Alla Pozniak, dal timbro vocale molto particolare, particolarmente scuro e pastoso, che si destreggia bene sia nelle note gravi, che in quelle del registro più acuto. Piacevole la ‘canzone del velo’, in cui ben riuscito è l’impasto con la voce di Irène Candelier, molto brava nel doppio ruolo di Tebaldo, paggio d'Elisabetta, nonché Voce dal cielo.
Sono stati applauditi e hanno ben interpretato il ruolo anche  Paolo Buttol, nel ruolo di un Frate, intenso e compartecipe, Giulio Pelligra, Il Conte di Lerma, nonché Marco Gaspari, un Araldo Reale.       

Buona resa del Coro Lirico Amadeus - Fondazione Teatro Comunale di Modena, condotto da Stefano Colò, che ha ben accompagnato sia i momenti più leggeri che quelli drammaticamente più intensi. La direzione dell’Orchestra regionale dell’Emilia Romagna è stata affidata al Maestro Fabrizio Ventura. Molto partecipe nella conduzione, dal gesto ampio ed evidente,  ha spinto molto sulle note verdiane, talvolta anche in maniera un po’ eccessiva, ma riuscendo comunque a sottolineare gli eventi in scena in modo significativo.

Tanti applausi alla fine, pubblico entusiasta, e siamo lieti che le note straordinarie del meraviglioso Giuseppe Verdi possano risuonare ancora in teatri-gioiello come è successo ieri sera a Modena.

MTG

LA PRODUZIONE

Direttore                                    Fabrizio Ventura
Regia                                         Joseph Franconi Lee
Scene e costumi                        Alessandro Ciammarughi
Luci                                            Nevio Cavina
Movimenti coreografici             Marta Ferri
Assistente alle scene e              Fulvia Donatoni
ai costumi 
Scene dipinte da                        Rinaldo Rinaldi, Maria Grazia Cervetti, Keiko Shiraishi
nella Sala di scenografia del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena


Maestro del coro                       Stefano Colò

GLI INTERPRETI

Filippo II, Re di Spagna             Giacomo Prestia
Don Carlo, Infante di Spagna    Sergio Escobar
Rodrigo, Marchese di Posa      Simone Piazzola
Il Grande Inquisitore                 Luciano Montanaro
Un Frate                                     Paolo Buttol
Elisabetta di Valois                   Cellia Costea
La Principessa Eboli                 Alla Pozniak
Tebaldo, paggio d'Elisabetta/ 
Una voce dal cielo                    Irène Candelier
Il Conte di Lerma                     Giulio Pelligra
Un araldo reale                         Marco Gaspari
                     

ORCHESTRA REGIONALE DELL'EMILIA-ROMAGNA
Coro Lirico Amadeus - Fondazione Teatro Comunale di Modena
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza



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CONCERTO D’APERTURA VERONA LIRICA – VERONA, TEATRO FILARMONICO, domenica 14 ottobre 2012, ore 16,30


Nata dalla fusione dei circoli lirici ‘G. Verdi’ e ‘G. Zenatello’, l’associazione musicale  Verona Liricaha aperto ieri pomeriggio la sua seconda stagione di concerti lirici nella splendida sede del Teatro Filarmonico in grande stile, per la prima volta con l’Orchestra dell’Arena di Verona ad accompagnare gli artisti.
Tra le autorità presenti in sala anche il sindaco Flavio Tosi, mentre sul palco hanno dato il  benvenuto ai numerosi soci accorsi il presidente dell’associazione Giuseppe Tuppini ed il vicepresidente Luigi Cobianchi. Protagonisti della serata il soprano Susanna Branchini, il tenore Rudy Park, il baritono Aris Argiris, ed il basso Marco Vinco. A dirigere l’orchestra dell’Arena il Maestro Giorgio Croci.

Un programma molto ricco ed interessante diviso in due parti ha intrattenuto il pubblico in sala per circa tre ore di melodie intramontabili ed emozionanti. Il soprano Susanna Branchini ha estasiato il pubblico con la sua voce calda e molto duttile, capace di suoni pieni ed acuti ben tenuti e dall’ottimo volume, nonché dotata di buone capacità interpretative che hanno emozionato i soci in sala man mano che le sue esecuzioni si susseguivano. Ha eseguito dalla Wally di Alfredo Catalani ‘Ebben ... ne andrò lontana’, il terzetto‘Tace la notte!’ con il tenore Rudy Park ed il baritono Aris Argiris dal Trovatore di Giuseppe Verdi, ed il bellissimo duetto d’amore del primo atto della Tosca di Puccini, sempre col tenore coreano.
Rudy Park ha una voce molto potente ed una presenza scenica notevole. Pur tendendo talvolta a colpire sulle note più acute, ha dimostrato dimestichezza con il repertorio d’arie offerto ed ottenuto una autentica ovazione al termine dell’aria più amata ed eseguita dai tenori: ‘Nessun dorma’ dalla Turandot di Giacomo Puccini. Molto applaudite anche le suddette arie dal Trovatore e dalla Tosca in compagnia dei colleghi protagonisti di questa serata. 
Il baritono Aris Argiris presenta una vocalità piuttosto chiara tendente quasi al registro tenorile. Molto applaudito per l’esecuzione del Prologo da Pagliacci di Leoncavallo, così come per l’aria tratta da Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi ‘Alla vita che t’arride’, ad anche per il citato terzetto del Trovatore.
Chiude la compagine canora il basso Marco Vinco, che ha divertito il pubblico con la sua esecuzione dell’aria del catalogo dal Don Giovanni di Mozart, con la sua mimica ed efficacia espressiva, ha ben eseguito ‘Ella giammai m’amò’ dal Don Carlo di G. Verdi, nonché ‘La calunnia’ dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.
Delle autentiche perle ha regalato l’Orchestra dell’Arena di Verona al suo pubblico: la ‘Ouverture’ da ‘Le nozze di Figaro’di Mozart, l’Intermezzo’ di Cavalleria Rusticana di Mascagni, la ‘Ouverture’ da ‘I Vespri siciliani’ di Verdi, e a concludere la serata, finale scoppiettante con la ‘Ouverture’ dal Guglielmo Tell di Rossini, che ha fatto balzare in piedi la platea per una standing ovation finale. Nel complesso ben eseguiti sia i brani musicali che l’accompagnamento agli artisti, l’orchestra areniana è stata guidata da un particolarmente ispirato  Giorgio Croci, che ha condotto l’ensemble con precisione e dinamicità.

Premiati tutti i protagonisti per i loro meriti artistici, il pubblico ha manifestato lodi ed apprezzamenti per gli artisti. Una bella serata per tutti, ricca di emozioni e di gioia, che ci ricorda quanto meravigliosa sia la musica che autentici geni hanno composto per la gioia dei sensi di chi le ascolta e che fa desiderare di godere di tali delizie ancora per molto tempo in futuro.
Per info sulle iscrizioni e sui prossimi eventi www.veronalirica.it
MTG



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TOSCA – GIACOMO PUCCINI, TEATRO GRANDE DI BRESCIA, 5 ottobre 2012, ore 20,30 (in replica il 7 alle ore 15,30 e a seguire nel Circuito Lirico Lombardo)


Quando nel 1889 Puccini assisté alla messa in scena del dramma omonimo del francese Sardou ne rimase estasiato, e immediatamente avviò le pratiche per poterne ricavare quest’opera straordinaria, che è a tutt’oggi tra le più amate da melomani e cantanti lirici. Rimaneggiata più volte dal compositore,  questo capolavoro intriso di sangue e lacrime venne alla luce il 14 gennaio del 1900 proprio a Roma, città in cui tutto si svolge.

L’ambientazione che la regista Elena Barbalich ha pensato e realizzato grazie alle scene di Tommaso Lagattolla potrebbe essere definita ‘un classico contemporaneo’. Il buio iniziale lascia il posto man mano agli elementi dei singoli ambienti che vengono illuminati o proiettati di volta in volta. Come dei flash fotografici su uno sfondo nero, si offrono allo sguardo del pubblico le varie cappelle della Chiesa di S. Andrea della Valle nel primo atto, lo studio di Scarpia in Palazzo Farnese nel secondo, e la piattaforma di Castel S. Angelo nell’ultimo atto, avvolta dalla foschia. Il tutto corredato da alcuni elementi di arredo classici in stile ottocentesco, e da costumi molto ricchi e decisamente ispirati alle regie tradizionali, come il classico abito rosso della protagonista nel secondo atto.  

Floria Tosca è interpretata dal soprano albanese Mirjam Tola, dotata di una voce interessante che offre dei buoni toni acuti e una certa dimestichezza nei diversi registri. Anche se ieri sera la sua interpretazione della celebre cantante non è stata particolarmente intensa come questo ruolo drammatico  richiederebbe, ha la stoffa per crescere ancora ed offrire delle ottime prestazioni. Applaudita è stata infatti la celebre aria ‘Vissi d’arte’, come buona è parsa l’intesa col personaggio di Cavaradossi.
Il pittore destinato a triste fine è stato interpretato da Rubens Pelizzari, che ha offerto una bella prestazione canora, con una voce dal colore chiaro, buon volume  e sicura nella sua emissione. Molto applaudito per come ha eseguito le arie ‘Recondita armonia’, ‘e Lucean le stelle’, ed intensa la sua interpretazione del duetto con Tosca ‘O dolci mani..mansuete e pure’. Il pubblico lo ha omaggiato di forti applausi e vari apprezzamenti alla fine della recita.

Sebastian Catanaha impersonato un barone Scarpia imponente e sicuro di sé. Pur possedendo una voce dal colore meno scuro di quanto il crudele capo della polizia dovrebbe avere, è riuscito comunque a dar vita ad un personaggio cupo, fosco e crudele. Di grande impatto la sua interpretazione mentre il coro intona il ‘Te Deum’, nel finale del primo atto, con la processione di sacerdoti che entra in grande giubilo da una porta ad arco apparsa al centro del palco. Il pubblico gli ha tributato una vera ovazione alla fine della rappresentazione.

Bravi ed applauditi anche il fuggiasco Angelotti, Ziyan Atfeh, ed il simpatico sagrestano, Paolo Maria Orecchia, che hanno offerto una buona prestazione canora in linea col ruolo impersonato. Apprezzati allo stesso modo anche Paolo Antognetti e Daniele Cusari, rispettivamente l’unonel ruolo di Spoletta e l’altro nel doppio ruolo di Sciarrone/un Carceriere. Anche il coro del Circuito Lirico Lombardo ed il Coro Voci Bianche sono stati molto apprezzati dagli appassionati in sala, molto ben preparati rispettivamente da Antonio Greco e Hector Raul Dominguez.

Fiore all’occhiello della serata è stata l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano. Il direttore Giampaolo Bisanti ha mostrato tutta la sua esperienza e grande passione nel dirigere questo capolavoro di difficile esecuzione. Le melodie si sono susseguite in un vortice di note ben dirette che hanno emozionato il pubblico dalla prima all’ultima scena. Grazie ad un gesto preciso e sicuro, grande è stata l’intesa con gli interpreti sul palcoscenico, ottima la fusione con i musicisti in buca. Il Maestro si è emozionato ed ha sofferto con i personaggi, ha spinto l’orchestra nei momenti più drammatici, per poi accarezzare le note con dolcezza negli attimi più delicati o di suspense. Gli appassionati in platea e nei palchi lo hanno letteralmente sommerso di applausi scroscianti e grida di stima alla fine della serata.

E ancora una volta il nostro ringraziamento va soprattutto al sommo Puccini,  che grazie alle sue  intramontabili composizioni, continua ogni volta a regalarci momenti di vera magia in musica.

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore e direttore    Giampaolo Bisanti
Regia                                                 Elena Barbalich
Scene e costumi                                Tommaso Lagattolla
Luci                                                   Giuseppe Ruggero
Maestro del coro                              Antonio Greco
Maestro coro voci bianche              Hector Raul Dominguez

GLI INTERPRETI

Floria Tosca,                                     Mirjam Tola                                                 
Mario Cavaradossi,                         Rubens Pelizzari
Il Barone Scarpia,                            Sebastian Catana
capo della polizia
Cesare Angelotti                               Ziyan Atfeh
Il Sagrestano                                    Paolo Maria Orecchia
Spoletta, agente di polizia                Paolo Antognetti
Sciarrone, gendarme/                     
Un carceriere                                   Daniele Cusari 


ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI  DI  MILANO
Coro Circuito Lirico Lombardo
Coro voci bianche Istituto superiore di studi musicali ‘Claudio Monteverdi di Cremona’

Coproduzione teatri Circuito Lirico Lombardo
Teatro Grande di Brescia
Teatro Fraschini di Pavia
Teatro Ponchielli di Cremona
Teatro Sociale di Como – As.Li.Co.
Allestimento Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari



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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE, 23 settembre 2012, ore 15,30 (in replica fino al 29 settembre)


Quando Victor Hugo scrisse ‘ Le roi s’amuse’ nella prima metà del 1800, narrò le vicende reali del libertino re di Francia Francesco I e della sua corte dissoluta. Da questo dramma Giuseppe Verdi trasse spunto per la trama della sua opera che, insieme alle altre due della cosiddetta Trilogia Popolare (Rigoletto, Traviata e Trovatore), è una delle più rappresentate e di maggior successo ancora oggi. Così, cambiando debitamente nomi e riferimenti, dalla corte di Francia si passò a quella non più esistente di Mantova, dove a prender vita sono le storie del povero gobbo e di sua figlia, che per amore di un uomo immeritevole, compie il gesto di sacrificio fatale che concretizza la maledizione lanciata sull’infelice genitore.


A Venezia la prima dell’opera fu allestita l’11 marzo 1851. E ieri sera, ancora una volta, il pubblico veneziano ha potuto godere di questa opera immortale. Il regista Daniele Abbado ha riproposto la scenografia ideata nel 2010, estremamente essenziale per una ambientazione contemporanea, sottolineata dai costumi di  Alison Chitty. Il palco pressoché vuoto è semplicemente riempito con delle strutture rigide ed arcuate che si muovono lungo la scena a formare porte o finestre, e gli unici effetti visibili sono attuati dalle luci in toni piuttosto cupi. Molto spazio viene dunque lasciato all’immaginazione di pubblico e protagonisti nel vivere i drammi narrati.

 Abbigliato come un pagliaccio, Dimitri Platanias interpreta un Rigoletto molto intenso ed appassionato, la cui recitazione ha suscitato forti emozioni tra il pubblico. La sua voce baritonale è molto corposa, dal buon volume, e scura, degna del suo ruolo. Grande intesa col personaggio di Gilda, con cui è stato molto applaudito soprattutto nei duetti:Figlia! Mio padre!’, nella celeberrima‘Sì, vendetta, tremenda vendetta’, e nel commuovente finale. Al termine della rappresentazione ha ricevuto una standing ovation da parte degli appassionati in platea. 

Gilda è interpretata da una Desirée Rancatore profondamente immedesimata nel personaggio. La sua voce inconfondibile è talmente duttile da cambiare notevolmente a seconda di ciò che avviene in scena: super acuta nelle note più alte, riesce a produrre dei pianissimo intensi e ben sostenuti  nei momenti più delicati, per poi diventare particolarmente corposa e scura nelle scene più drammatiche. La famosissima aria ‘Caro nome’ è cantata con intensità interpretativa e tecnica vocale davvero notevoli. La sua interpretazione della fanciulla illusa e delusa dall’amore ha convinto ad ogni atto ed ha strappato molti applausi di ammirazione. 

Gianluca Terranova, nel ruolo del Duca di Mantova, ha una voce molto chiara ed acuta. Anche se non particolarmente in linea con quanto il bravo tenore sappia offrire solitamente, ieri sera si è distinto soprattutto per le sue capacità attoriali, ben messe in luce dal personaggio del nobile seduttore, ed il pubblico ha ugualmente apprezzato le sue esecuzioni di ‘Questa o quella per me pari sono ’, del duetto con Gilda ‘È il sol dell'anima ‘, e de ‘La donna è mobile’. Buona l’intesa in scena col soprano Desirée Rancatore.

Applauditi ed apprezzati anche Gianluca Buratto ed Anna Malavasi, rispettivamente nei ruoli di Sparafucile e Maddalena. Molto ben interpretati i loro personaggi e davvero ottima la prova canora, con delle voci interessanti e convincenti.
Bella prestazione interpretativa e vocale è stata offerta anche, tra gli altri, da Elena Traversi, Luciano Batinic, e Luca Dall’Amico, rispettivamente nei ruoli della contessa di Ceprano, del conte di Monterone, e del conte di Ceprano.

Il coro del Teatro La Fenice diretto da Claudio Marino Moretti ha offerto ancora una volta una lodevole prestazione tecnica ed interpretativa, così come il corpo di ballo, che , con le coreografie di Simona Bucci ha offerto anche momenti di sensualità al pubblico in sala.
L’orchestra della Fenice guidata del maestro Diego Matheuz ha ben brillato ieri sera. Il direttore ha tenuto in pugno l’organico, ma sempre con un occhio ben attento ai cantanti. Ha saputo donare carattere di intensità e commozione alla musica, così come brillantezza e leggerezza, a seconda degli accadimenti in scena. Tanti gli applausi tributati alla sua conduzione.

Con innumerevoli ovazioni ai protagonisti, il pubblico ha lasciato la sala ancora una volta molto soddisfatto ed emozionato.

MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore             Diego Matheuz
e direttore
regia                                       Daniele Abbado
regista collaboratore              Boris Stetka
scene e costumi                      Alison Chitty
coreografia                             Simona Bucci
light designer                          Valerio Alfieri



GLI INTERPRETI

Il duca di Mantova                 Gianluca Terranova
Rigoletto                                 Dimitri Platanias
Gilda                                      Desirée Rancatore
Sparafucile                             Gianluca Buratto
Maddalena                             Anna Malavasi
Giovanna                                Annika Kaschenz
Il conte di Monterone             Luciano Batinic
Marullo                                  Armando Gabba
Matteo Borsa                          Iorio Zennaro
Il conte di Ceprano                 Luca Dall’Amico
La contessa di Ceprano          Elena Traversi
Un usciere di corte                 Antonio Casagrande
Un paggio della duchessa      Emanuela Conti

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

con sopratitoli  allestimento Fondazione Teatro La Fenice









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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE, 4 settembre 2012, ore 19,00


Il bellissimo romanzo ‘La Dame aux Camélias’ di Alexandre Dumas figlio è la fonte principale di questa che è senza dubbio una delle opere più rappresentate ed amate da pubblico ed artisti, e che vide la sua prima messa in scena proprio qui, a Venezia, il 6 marzo 1853. E non si può credere che fu un insuccesso, vista l’enorme popolarità di cui gode oggigiorno anche tra i meno esperti in campo musicale. Comunque la si metta in scena, ambientata ai giorni nostri o secoli addietro, le sfortunate vicende della donna di mondo innamorata prima della bella vita e poi dell’amore stesso, suscitano sempre un profondo coinvolgimento in chi le ascolti e le osservi da vicino.


Una peccatrice, una donna le cui debolezze e virtù non hanno davvero tempo. Gioca molto sulla sua sensualità il regista Robert Carsen, che sottolinea più volte anche l’importanza del denaro nella vita della protagonista, con cascate di banconote che volano nell’aria, ora lanciate dai protagonisti, ora a cospargere il suolo come un manto di foglie secche nel primo quadro del secondo atto, per esempio.
E altra grande protagonista di questa produzione è proprio la scenografia; essenziale per certi versi, ma di forte impatto, e di ambientazione come si suole dire ‘moderna’. Patrick Kinmonth, che ne è il creatore, ha pensato anche a dei costumi molto accattivanti e sfavillanti nei colori e nelle forge. Basti pensare a quanto eccentrici sono i ballerini nel secondo atto per il balletto mentre il coro intona Noi siamo zingarelle’ e poi ‘E' Piquillo un bel gagliardo’, immersi nell’oro dei tessuti e con molte trasparenze. 
Per il resto, la casa di Violetta nel primo atto è rappresentata dal suo letto al centro, a cui si aggiungono poi dei tavolini per la festa ed un pianoforte bianco, lasciato suonare dal protagonista. Sullo sfondo, si intravvede un bosco attraverso la grande finestra della stanza dietro al letto. La festa di Flora nel già citato secondo atto si svolge in un salone accennato dai vari tavolini e popolato dal bravo coro e dalle comparse. Al soffitto una tipica sfera multi sfaccettata da discoteca. Nell' atto conclusivo colpisce la stanza di Violetta che lascia il posto ad una specie di cantiere edile, con una impalcatura sullo sfondo, ed un tavolino con vari barattoli ed utensili del mestiere. Una toilette si nasconde dietro una porta aperta. La povera sventurata lascia il nostro mondo tra le braccia di Alfredo sul nudo pavimento.

Il cast che ieri sera ha animato questa produzione è tutto di giovani di belle speranze. Violetta è una brava Jessica Nuccio, molto applaudita sia dopo la celeberrima ‘È strano! È strano...Follie!...Sempre libera’, che dopo ‘Parigi, o cara Gran Dio! Morir sì giovane’. Il soprano palermitano ha una bella voce giovane e chiara che sicuramente farà parlare di sé. Il giovane  tenore Ji-Min Park ha rappresentato il personaggio dell’amore di Violetta con sempre crescente convinzione e presenza scenica. Molto apprezzati sono stati  i suoi duetti con la suddetta, tra cui il ben notoLibiamo ne' lieti calici’, e lo struggente ‘ .. Amami Alfredo.’
Un grande Giorgio Germont è stato impersonato dal baritono Simone Piazzola, la cui voce è forte, corposa e profonda, e la sua interpretazione del padre preoccupato per il futuro del figlio è stata veramente convincente, grazie anche alle sue indubbie capacità attoriali. Molto applaudito al termine dell’aria ‘Di Provenza il mar, il suol’. 

Si sono distinti, tra gli altri, anche  Annika Kaschenz, nel ruolo di Flora Bervoix,  Marina Bucciarelli,  nel ruolo di Annina, e Luca Dall’Amico, nel ruolo del dottor Grenvil, dalla presenza scenica davvero notevole.
L’orchestra della Fenice è affidata alla bacchetta del Maestro Diego Matheuz. Il giovane direttore colpisce per la sua incredibile disinvoltura nel dirigere un’opera impegnativa come questa. Mostra molta sicurezza nel gestire il gran numero di musicisti, riuscendo a trasmettere tanto vigore alla musica quanto profondo sentimento nei momenti più commoventi, come gli applausi della platea hanno fatto intendere alla fine della rappresentazione.

Gli apprezzamenti non sono mancati alla fine della serata, per un’opera che lascia sempre il segno, come il grande Verdi l’aveva pensata. Repliche fino al 30 Settembre.   
MTG.                  


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore e direttore       Diego Matheuz
Regia                                                  Robert Carsen
Scene e costumi                                 Patrick Kinmonth
Coreografia                                       Philippe Giraudeau
Light designer                                   Robert Carsen e Peter Van Praet

GLI INTERPRETI

Violetta Valery                                   Jessica Nuccio
Alfredo Germont                                Ji-Min Park
Giorgio Germont                                Simone Piazzola
Flora Bervoix                                     Annika Kaschenz
Annina                                                Marina Bucciarelli
Gastone, visconte di Letorieres          Iorio Zennaro
Il barone Douphol                             Armando Gabba
Il dottor Grenvil                                 Luca Dall’Amico
Il marchese d Obigny                         Matteo Ferrara
Giuseppe                                            Roberto Menegazzo
Un domestico di Flora                      Nicola Nalesso
Un commissionario                           Massimiliano Liva
Maestro del Coro                               Claudio Marino Moretti

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE







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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, 1 settembre 2012, ore 21,00


‘E avanti a lui tremava tutta Roma!’. Tale strale avrebbe lanciato Floria Tosca se il clima impervio non le avesse impedito di farlo; e così ha tremato, per le nuvole minacciose che scalfivano il cielo, il pubblico recatosi per l’ultima recita della celeberrima opera pucciniana all’Arena di Verona. Infatti, causa maltempo, questi ha potuto gustare soltanto il primo spettacolare atto completo, ed una parte del secondo. La Tosca che quest’anno è stata riproposta al suo affezionato pubblico veronese, può concorrere degnamente, per maestosità e cast, con quella prima incredibile del 14 gennaio 1900 che il Teatro Costanzi di Roma ospitò, avendo come responsabile dell’ allestimento teatrale Tito Ricordi.


Il regista Hugo De Ana ha creato un setting impressionante in cui gli effetti di chiaro - scuro creano suspense e pathos al momento giusto. Una corsia centrale corre lungo tutto il palcoscenico poggiandosi su una base ampia, rivestita di volta in volta di materiali diversi a seconda dell’ambientazione; la chiesa di S. Andrea della Valle è arricchita man mano con classici arredi sacri come panche e tele, tra cui ovviamente l’enorme dipinto di Cavaradossi ed il suo tavolo da lavoro, dietro cui si cela la grande testa d’angelo con la sua spada gigantesca che poggia sul pavimento quasi ad infilzarvisi; di grande effetto l’ingresso della processione per il Te Deum, con le comparse adornate di ricchissimi costumi clericali, croci, colonne di luci, e lo spettacolare coro illuminato a giorno che compare in fila sullo sfondo da una impalcatura celata dall’ombra, quasi volasse. Con alcuni accorgimenti la scena viene trasformata nello studio di palazzo Farnesi, ove si consuma il secondo atto, per tramutarsi infine nella piattaforma di Castel S. Angelo, con cannoni e mura di mattoni per la scena finale.  

Il cast, fino a che si è potuto sentire, ha sfoggiato una straordinaria Martina Serafin nel ruolo di Floria Tosca, che possiede una voce possente, piena e calda, dal bel colore e volume; un carisma ed una presenza scenica che le permettono di accentrare su di sé l’attenzione del pubblico. Straordinaria la sua immedesimazione nel personaggio. E' apparsa  in scena in un bellissimo abito verde-oro, sempre curato da Hugo De Ana , e con il tenore Aleksandrs Antonenkonei panni di Cavaradossi ha interpretato un primo atto intenso e coinvolgente. Applaudita l’aria ‘Recondita armonia’ del tenore, dotato di una voce dal timbro forte, deciso, e molto dolce.

Il sagrestano, impersonato da Marco Camastra,  ha offerto momenti di simpatia ed ottima  vocalità, molto apprezzati dal pubblico. Al suo ingresso Alberto Mastromarino, alias Scarpia, mette quasi sull’attenti la platea, con la sua convincente interpretazione del barone autoritario ed insensibile, grazie ad una voce baritonale di grande spessore, come si è ascoltato in ‘Tre sbirri ... una carrozza’. Lo sventurato Angelotti, Alessandro Guerzoni, ha anch’egli dato buona prova interpretativa e vocale.
Il coro è molto protagonista della scena e spesso ne occupa gran parte, e come in tutte le altre produzioni areniane si è ben distinto  vocalmente; straordinario nel ‘Te deum’, come detto, ben preparato da Armando Tasso; stesso dicasi per il coro voci bianche A. d'A.Mus., condotto da Marco Tonini.

L’orchestra dell’Arena di Verona ormai viaggia sicura sui binari della impeccabile conduzione del Maestro Marco Armiliato, il quale mostra un ampio gesto sicuro e preciso, allo stesso tempo ricco di grazia ed eleganza, in virtù del quale i musicisti eseguono in modo scorrevole e con vigore la musica ricca di sentimento e tragedia che il compositore ha pensato per queste vicende drammatiche.

Come si temeva, superata una prima interruzione agli inizi del secondo atto, pochi minuti dopo la seconda ripresa, il brutto tempo ha avuto la meglio alla fatidica frase ‘Nel pozzo…nel giardino’, pronunciata dalla celebre cantante in ambasce per la sorte del suo amato pittore. Cade la pioggia: recita interrotta.

Al pubblico è rimasta l’emozione per quanto di bello ha assaporato, ed il desiderio di tornare presto, per gustarlo al completo.
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore

Marco Armiliato
Regia, scene, costumi e luci
Hugo De Ana
Direttore voci bianche
Marco Tonini
Coro voci bianche
 A. d'A.Mus.


GLI INTERPRETI



Floria Tosca

Martina Serafin
Mario Cavaradossi
Aleksandrs Antonenko
Il barone Scarpia
Alberto Mastromarino
Cesare Angelotti
Alessandro Guerzoni
Il Sagrestano
Marco Camastra
Spoletta
Saverio Fiore
Sciarrone
Dario Giorgelè
Un Carceriere
Armando Caforio
Un pastorello
Alberto Testa


ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Direttore allestimenti scenici   Giuseppe De Filippi  Venezia





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BOHEME, GIACOMO PUCCINI, ARENA MARTINELLI - PERTILE, MONTAGNANA (PD), 24 agosto, ore 21,00


Il delizioso comune di Montagnana in provincia di Padova è circondato da estese mura trecentesche, magnificamente conservate, con al loro interno un’arena dall’acustica perfetta per ospitare eventi come quello che si è tenuto ieri nella calda serata di fine agosto. Le vicende della povera ricamatrice di fiori gravemente malata generano sempre tanta commozione in chi si appresti a seguirle. E’ noto difatti che, non appena conclusa la stesura della morte della piccola Mimì, il sommo Puccini sparse calde lacrime sul foglio che gli si poneva innanzi. E così si commuove il pubblico ogni volta che l’amara constatazione ‘E’ spirata’ viene sentenziata dal buon Schaunard nella fredda soffitta parigina. Un’opera dal sapore intimo e intenso, la cui prima messa in scena fu eseguita nel 1896 al Teatro Regio di Torino, quando a dirigere era l’ineccepibile Maestro Toscanini.



Questa particolare produzione ha visto come regista Enrico Beruschi, il quale, oltre ad interpretare con ironia il padrone di casa Benoit, ha intrattenuto con simpatia il pubblico anche durante i vari cambi di scena. Le mura del castello hanno fatto da sfondo con la imponente torre che si erge alla sinistra del palco, ove una scenografia semplice e funzionale si adattava facilmente alle varie situazioni narrate nei quadri. Composta sostanzialmente di pannelli di legno con sfumature di grigio, il pubblico ha potuto entrare ora nella piccola soffitta, ora nel Café Momus, oppure ne ‘La Barriera d’Enfer’, per poi ritornare nella fredda stanzetta per la drammatica fine degli eventi.

Il cast ha visto come protagonisti il soprano Jasna Kovacevic nel ruolo di Mimì, dalla voce vibrante ed intensa, che ha reso credibile il personaggio della fanciulla molto malata, anche grazie all’intesa con il tenore Francesco Paccorini che è stato molto apprezzato per la sua voce chiara ed acuta, dimostrando la sua esperienza artistica con una convincente interpretazione del povero poeta squattrinato Rodolfo. Il pubblico ha omaggiato la sua aria ‘Che gelida manina’ con applausi calorosi e salutato il duetto con Mimì ‘O soave fanciulla’con entusiasmo, per poi restare incantato nel sentirli eseguire  ‘Sono andati?’.

Musetta è una brava Akiko Sawayama, dalla voce interessante e con buone abilità attoriali. Si è fatta apprezzare dal pubblico che si è molto divertito nell’aria ‘Quando men’ vo soletta’, e si è anche commosso al suo pronunciare la preghiera alla Vergine in favore dell’amica agonizzante nell’ultimo quadro: ‘Madonna benedetta..’.

Un bell’impatto sul pubblico ha sortito il baritono Andrea Zese che ha impersonato il pittore Marcello; la sua voce baritonale è ben impostata e convince.

Completano il cast gli applauditi Alberto Zanetti nel ruolo di Schaunard, Devis Fugolo che ha impersonato Colline, e Giorgio Valerio, Alcindoro.

Il coro lirico e delle voci bianche S. Filippo Neri di Lavagno è stato molto apprezzato, non solo per la buona prova resa dal punto di vista vocale, ma anche per l’ottima presenza scenica ed interpretativa.

Belli e colorati i costumi della Sartoria Teatrale Bianchi, che hanno contribuito a rendere verosimile una ambientazione in perfetto stile bohémienne.

L’Orchestra Filarmonica Veneta, guidata dal Maestro Andrea Albertin, ha ben accompagnato le esecuzioni dei singoli cantanti ed il divenire degli accadimenti in scena. Il direttore veneto ha guidato in maniera precisa la compagine dei musicisti dimostrando di tenere sempre in mano la situazione scenica e musicale, con gesto chiaro e puntuale negli attacchi in ogni momento. Il pubblico lo ha infatti lungamente ringraziato con calorosi applausi per l’ottima esecuzione offerta.  
Un’altra serata in cui la gente ha lasciato il suo posto a sedere a malincuore e con animo pieno di emozione.

LA PRODUZIONE

Direttore                    Andrea Albertin

Regiae voce recitante Enrico Beruschi

Scene                          Mousike

Costumi                     Sartoria Teatrale Bianchi

Coro Lirico e Coro voci Bianche  S. Filippo Neri di Lavagno

Maestri del Coro       Ubaldo e Iris Composta

ORCHESTRA FILARMONICA VENETA


GLI INTERPRETI


Mimì                           Jasna Kovacevic

Musetta                      Akiko Sawayama

Rodolfo                      Francesco Paccorini

Marcello                    Andrea Zese

Schaunard                 Alberto Zanetti

Colline                       Devis Fugolo

Benoît                        Enrico Beruschi

Alcindoro                   Giorgio Valerio

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TURANDOT – PUCCINI, Arena di Verona, 17 agosto 2012, ore 21,00.


Come è noto il Teatro alla Scala ebbe la fortuna di veder rappresentato l’ultimo capolavoro pucciniano nel lontano 1926, due anni dopo la morte del compositore stesso, grazie al lavoro di Franco Alfano che ne completò la partitura. Colui che ne ispirò le vicende, il veneziano Carlo Gozzi, inserì  un simbolo che richiamasse la Repubblica di Venezia in uno dei tre enigmi: ‘il Leone’, insieme al ‘Sole’e all’Anno’. Qui invece il principe ignoto è portato a svelare i tre punti focali del dramma: ‘la Speranza’, che ‘Ogni notte nasce ed ogni giorno muore’; il ‘Sangue’, che tanto viene versato in quest’opera; e naturalmente il nome stesso della protagonista: ‘Turandot’.


Un’altra grande produzione firmata Franco Zeffirelli che il festival dell’Arena di Verona ripropone quest’anno.  Il regista stupisce con una imponente scenografia che viene svelata man mano che la matassa delle vicende si dipana. La struttura portante è costituita da una base lignea formata da panche di varia altezza, che rappresentano l’esterno della città e su cui il coro e le innumerevoli comparse si posizionano di volta in volta. Ai lati due torri che segnano i confini della città proibita, le cui mura sono simboleggiate da pannelli colorati con dipinti dei draghi che guizzano su onde marine. Questi si aprono soltanto nella seconda scena del secondo atto, svelando un piazzale del palazzo reale ricchissimo e sfavillante, dove il color oro è gran protagonista, e celebrato da un grande applauso del pubblico che ne testimonia il notevole impatto visivo. Di eccezionale ricchezza nei colori e nella fattura sono i costumi di Emi Wada, che impreziosiscono una produzione degna dei migliori set cinematografici.

Il cast che ha dato vita al dramma ivi rappresentato è certamente degno del ruolo. L’algida principessa Turandot, il soprano Lise Lindstrom, fa il suo ingresso sul palco dalla torre posta a destra della scena, immersa in un fascio di luce intenso, quasi a sottolinearne la lontananza con tutti gli altri esseri viventi. Con la sua presenza scenica, la cantante americana riesce a dare corpo ad un personaggio altero, dal fare regale come il ruolo richiede, con una voce chiara, che ben sostiene le note acute, e da un volume tale da non temere gli spazi ampi dell’anfiteatro. Intensa è l’esecuzione dell’aria ‘In questa reggia’, e nello spiegare le regole della prova al temerario Calaf si infiamma nel proclamare che ‘La morte è una’, ma le fa immediata eco la sua risposta ‘Gli enigmi sono tre, una è la vita’. Applausi al termine dell’aria ben meritati.

Calaf, Carlo Ventre, ha dimostrato le sue doti vocali ed interpretative non solo nella celeberrima ‘Nessun dorma’, lungamente applaudita dal pubblico presente, ma anche sin dalla sua ‘Non piangere Liù’, eseguita con fermezza ed intensità vocale, ed ancora ha esibito grande forza interpretativa  nell’esclamare ‘Turandot! Turandot! Turandot!’, accettando la sfida nel primo atto.

Lungamente applaudita anche  Maria Agresta, che ha saputo dar vita ad una travolgente Liù, scuotendo il pubblico nella sua interpretazione di ‘Signore, ascolta!’, in cui le parole ‘Liù non regge più! Ah pietà!’ sono cantate con una grazia e precisione, e a cui si aggiungono  Calaf e Timur in un canto davvero molto sentito. Ha commosso in ‘Tu, che di gel sei cinta’, meritando ovazioni alla sua uscita di scena. La sua voce è corposa, ben definita, sa ben modulare le note più forti con i pianissimo che non sono mai coperti dall’orchestra.

Timur è un convincente Giorgio Giuseppini, che ci ha regalato un’ intensa interpretazione del padre angosciato per le sorti del figlio coraggioso, nonché bei momenti nei duetti con Calaf e Liù per tutta la rappresentazione.
Brillante anche Carlo Bosi nel ruolo dell’Imperatore Altoum, austero nel ruolo ed efficace vocalmente.
Si sono fatti notare positivamente, tra gli altri,  anche Vincenzo Taormina, Paolo Antognetti, e Saverio Fiore, rispettivamente nei ruoli di Ping, Pong, e Pang, coadiuvati da coloratissimi costumi e dotati di buona presenza scenica.

Il coro diretto da Armando Tasso è gran protagonista in questa opera, e ben si è comportato l’ensemble corale dell’Arena, donando ora giusto pathos nei momenti drammatici, ora intenso giubilo nella gloria del  lieto finale.
L’orchestra è in mani sicure sotto la direzione del Maestro Andrea Battistoni. Il direttore veronese ha dimostrato di conoscere profondamente la partitura e ha tenuto brillantemente sotto controllo il notevole organico di musicisti, con un gesto secco, preciso e fluido ove occorreva. Come sempre ha vissuto intensamente quanto accadeva in scena, permettendo alla musica di fondersi col canto degli artisti in un effetto sorprendente, nota dopo nota. Una direzione dunque sentita e coinvolgente, tanto quanto l’interpretazione degli artisti sul palco. Tante le ovazioni in segno di stima da parte di tutti.

Nastri colorati sventolati dalle comparse e dal coro compiacciono un pubblico soddisfatto al termine della rappresentazione. Un altro tassello vincente nel mosaico di questo Festival lirico 2012.


LA PRODUZIONE
Direttore
Andrea Battistoni
Regia e scene
Franco Zeffirelli
Costumi
Emi Wada
Movimenti coreografici
Maria Grazia Garofoli
Lighting designer
Paolo Mazzon
Coro voci bianche
 A.Li.Ve.
Direttore voci bianche
Paolo Facincani



GLI INTERPRETI

Turandot
Lise Lindstrom

Altoum
Carlo Bosi

Timur
Giorgio Giuseppini

Calaf
Carlo Ventre

Liù
Maria Agresta

Ping
Vincenzo Taormina

Pong
Paolo Antognetti

Pang
Saverio Fiore

Un mandarino
Nicolo' Ceriani

Il principe di Persia
Cristiano Olivieri


                                                                          

ORCHESTRA E CORO DELL’ARENA DI VERONA
                                                                                                             





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CARMEN, BIZET – ARENA DI VERONA, 7 agosto 2012


Nel lontano 1875  l’Opera-Comique di Parigi ospitò per la prima volta quella che è attualmente l’opera più conosciuta di Georges Bizet. Il soggetto, ispirato dal racconto ‘Carmen’ di Merimée, narra vicende che non hanno tempo: l’amore non corrisposto, la passione, la violenza.
Quella che è stata rappresentata all’Arena di Verona è una produzione all’insegna di Franco Zeffirelli, che ne ha curato sia la regia che le scene, ed il risultato è di grande impatto, tanto che il pubblico ne resta sempre colpito, pur non essendo una novità per la Fondazione veronese. Dietro un colorato sipario componibile che scompare dietro le quinte ad ogni inizio atto, si svelano ai lati due edifici che incorniciano una base fissa che serve a rappresentare, di volta in volta, la piazza del mercato di Siviglia per il primo atto, la taverna di Lillas Pastia, che ospita il secondo atto, il paesaggio di montagna per il terzo atto, ed infine la Plaza de Toros nel quarto atto, con un grande Crocifisso al centro che si eleva da una scalinata circondata da lampioni. Intorno alla scena principale, a seconda della vicenda, si alternano pannelli con diverse raffigurazioni. Il coro e le comparse occupano tutto lo spazio a disposizione, e talvolta fanno il loro ingresso sul palco anche cavalli ed asini. Il tutto accompagnato dai bellissimi costumi di Anna Anni, che colorano ed impreziosiscono una produzione davvero importante.


Il cast è di grande rilievo internazionale: il mezzosoprano Anita Rachvelishvili è una Carmen intensa, appassionata, che entra in scena scendendo dalle gradinate dell’Arena come un’apparizione folgorante, ed attira su di sé gli sguardi ammirati del pubblico, per poi fermarsi al centro del palco ed incantare ancor più con la sua voce inconfondibile: calda, corposa, dal colore scuro e profondamente incisiva. La cantante georgiana fa capire la sua abilità nella famosissima ‘Habanera’, che ha generato entusiasmo vivo tra il pubblico, diverte con ‘Près des remparts de Séville’, a cui si aggiunge con fermezza il tenore Alejandro Roy nelle vesti di Don Josè, e lascia quasi senza fiato l’intensità del suo incontro-scontro con questi nell’ultimo atto. Il mezzosoprano convince in ogni suo movimento, azione scenica, mostrando incredibili capacità recitative. Un ruolo su misura per le sue doti.
Ben le si accompagna il personaggio di Micaela, eseguito in modo efficace da Ermonela Jaho. Il soprano ha catturato l’attenzione degli appassionati presenti in sala con la sua bella voce ben modulata, che si muove agevolmente fra le note sempre in modo sicuro e ben calibrato. Commuove con i suoi pianissimo, offre un intenso duetto con Don José, in ‘Parle-moi de ma mère!’, e incanta in ‘Je dis que rien ne m'épouvante’, lungamente applaudito al termine.
Un appassionato Don José è Alejandro Roy, padrone del palco e del suo ruolo, dalla voce chiara che offre acuti ben sostenuti, riceve applausi di approvazione tutta la serata,  per ottenere un particolare apprezzamento dal pubblico nel finale, ove le sue capacità attoriali sono degnamente evidenziate. Intenso e sentito il suo grido ‘Eh bien, damnèe!’, preludio alla tragedia subito in atto, mentre il coro inneggia al Toreador in lontananza.
Ben si è comportato anche il basso Alexander Vinogradov nel ruolo di Escamillo, ‘Votre toast, je peux vous le rendre’, ha ben presentato la sua vocalità, molto attento al suono di ogni singola parola; inoltre le sue doti interpretative gli hanno permesso di rappresentare un Toreador sicuro e disinvolto sulla scena.
Si sono fatti valere, tra gli altri, anche Elena Borin e Milena Josipovic, rispettivamente nei ruoli di Frasquita e Mercedes.
L’orchestra diretta da Julian Kovatchev è stata l’altra grande protagonista della serata. Il Maestro tiene in pugno l’organico con grande attenzione ad ogni dettaglio. Il suo gesto è chiaro, preciso, morbido ove la melodia lo richieda e fluido nell’ accompagnare e quasi sostenere fisicamente le note, come nel celebre preludio al terzo atto. Ovazioni e grande apprezzamento alla fine della rappresentazione non potevano mancare.  
Anche il coro diretto da Armando Tasso ha degnamente accompagnato questa rappresentazione ben partecipando anche scenicamente alle vicende susseguitesi, e molto ben si è comportato il coro voci bianche A.Li.Ve. di Paolo Facincani.
Particolarmente apprezzati i balletti eseguiti dal Corpo di Ballo dell’Arena diretto da Maria Grazia Garofoli e dal balletto spagnolo Lucia Real & El Camborio, con coreografie di El Camborio riprese da Lucia Real.
Anche in questo caso, a suggellare un’altra serata di grande spettacolo, dalle gradinate qualcuno ha esclamato: ‘Viva Bizet!!’.
MTG

LA PRODUZIONE:

Direttore
Julian Kovatchev
Regia e scene
Franco Zeffirelli
Costumi
Anna Anni
Coro voci bianche
 A.Li.Ve.
Direttore voci bianche
Paolo Facincani
Primi ballerini ospiti
Rosa Zaragoza/Josè Porcel/ Lucia Real
Balletto spagnolo di
Lucia Real & El Camborio
Compagnia di flamenco


Claudia Cosentino


ORCHESTRA E CORO DELL'ARENA DI VERONA

GLI INTERPRETI

Carmen
Anita Rachvelishvili
Micaela
Ermonela Jaho
Frasquita
Elena Borin
Mercedes
Milena Josipovic
Don Jose'
Alejandro Roy
Escamillo
Alexander Vinogradov
Dancairo
Gabriele Ribis
Remendado
Antonio Feltracco
Zuniga
José Antonio Garcia
Morales
Federico Longhi




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Aida, Giuseppe Verdi -Arena di Verona 2 agosto 2012, ore 21,00


Una rievocazione storica in grande stile quella che è stata rappresentata in Arena per questo novantesimo festival lirico 2012. Per la seconda volta quest’anno la direzione del capolavoro verdiano è stata affidata al grande tenore Placido Domingo. Chi si è apprestato a vivere le drammatiche vicende del popolo etiope in terra d’Egitto ha assistito ad uno spettacolo che lascia quasi senza parole. La maestosa scenografia pensata dal regista De Bosio rievoca la rappresentazione svoltasi nel lontano 1913, che ancora oggi suscita emozione ed entusiasmo negli animi dell’esperto pubblico areniano. Gli obelischi posti ai lati del palco, le colonne egizie mobili atte a formare ora il palazzo di Menfi, ora il tempio di Vulcano, o la città di Tebe; la statua della Sfinge che sovrasta su pubblico ed interpreti quasi a vegliare sul loro operato, e naturalmente gli abiti ricchi di ornamenti, hanno fatto da cornice ad una produzione di livello veramente alto.


Il soprano  Oksana Dyka nel ruolo di Aida ha dimostrato di non temere gli spazi aperti dell’anfiteatro, riuscendo a ben equilibrare acuti e pianissimo con una voce sempre ben sostenuta e  sicura. Con ‘Ritorna vincitor’ si esaltano le sue doti canore, che hanno generato ovazioni sempre più intense nel corso della serata, sino al trionfo di ‘Qui Radamès verrà!... O cieli azzurri’. La sua eleganza, presenza scenica e capacità interpretative hanno contribuito a rendere convincente la sua interpretazione.
Walter Fraccaro se l’è cavata egregiamente nel ruolo di Radames; la sua ‘Celeste Aida’ molto sentita e ben interpretata ha commosso e convinto. Ben sicuro sul palco, mostra di possedere il ‘mestiere’ e si è guadagnato diversi applausi entusiasti da parte del pubblico.
Il mezzosoprano Tichina Vaughn ha interpretato una Amneris altera, regale, sicura nel canto e convincente nel ruolo. La sua voce molto calda e corposa ben si addice al personaggio della principessa egizia innamorata.
Un eccezionale Ambrogio Maestri nel ruolo di Amonasro ha entusiasmato per la sua interpretazione di un personaggio che sembra tagliato su misura per lui. Sin dal suo ingresso da prigioniero l’incedere regale del baritono sembrava incutere timore e rispetto. La voce possente e le capacità attoriali hanno fatto il resto.
Il Re egizio ha visto come suo interprete un bravo ed esperto Andreas Macco, anch’egli dotato di voce e qualità recitative notevoli.
Si sono ben distinti anche Franceso Ellero d’Artegna, Antonella Trevisan ed Enzo Peroni nei rispettivi ruoli di Ramfis, la Sacerdotessa ed un Messaggero.
Un successo particolare lo ha ottenuto il corpo di ballo dell’Arena, con la prima ballerina Alessia Gelmetti, che ha entusiasmato con le sue acrobazie e con la sua grazia nel balletto per Amneris. Un lungo applauso ha salutato la sua uscita di scena.
Che Placido Domingo  conosca il suo mestiere è comprovato da una storia di successi interminabili. Questa produzione che lo ha visto come direttore d’orchestra gli permette di aggiungere un’altra grande scommessa vinta alla sua lunga carriera internazionale. Domina l’orchestra, la guida con entusiasmo e precisione, quand’anche essa presenti alcuni elementi in scena, come avviene spesso per la marcia trionfale oppure con le arpe per il canto delle sacerdotesse. Che il pubblico lo abbia letteralmente subissato di applausi è cosa certa.
Il coro diretto da Armando Tasso ha accompagnato con forza e bella presenza scenica questa produzione imponente.
Ancora una volta gli appassionati uscendo hanno dichiarato che ‘Arena di Verona significa Aida’, e che 'l’Aida stessa trova il suo palcoscenico naturale tra i gradoni di questo tempio musicale eterno'.
MTG


LA PRODUZIONE
Direttore
                      Plácido Domingo
Regista 
                      Gianfranco de Bosio
Coreografia
                      Susanna Egri

Direttore del Coro:                                        Armando Tasso
Direttore del Corpo di ballo:                        Maria Grazia Garofoli
Direttore Allestimenti scenici:                     Giuseppe De Filippi Venezia

INTERPRETI
Il Re
Andreas Macco
Amneris
Tichina Vaughn
Aida
Oksana Dyka
Radames
Walter Fraccaro
Ramfis
Francesco Ellero D'Artegna
Amonasro
Ambrogio Maestri
Sacerdotessa
Antonella Trevisan
Un messaggero
Enzo Peroni
Prima ballerina
Alessia Gelmetti

ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








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L’Elisir d’Amore, Gaetano Donizetti – Teatro La Fenice 15 Luglio 2012 – ore 19,00


Ultima di 5 recite dell’Elisir d’Amore che si è tenuta al Gran Teatro La Fenice nel mese di luglio.
Il melodramma giocoso pensato da Donizetti nella prima metà del XIX secolo non ha davvero età ed ha visto qui una produzione in grande stile, non nuova al teatro veneziano, ancora una volta accompagnata da un cast di grande esperienza, ed è stato ancora un grande successo. Il regista Morassi grazie alle scene ideate da Fercioni ci proietta in una ambientazione colorata, festosa, tra il classico ed il moderno, senza mai esagerare. Gli ambienti cambiano ad ogni atto esaltando diversi luoghi e situazioni, ben adoperando gli spazi che il palcoscenico mette a disposizione. Coloratissimi anche i costumi, che pur grazie al coro hanno ben sottolineato la frizzante atmosfera con cui le azioni si compiono.


Desiree Rancatoreormai naviga questo ruolo con comprovata esperienza. Le sue capacità tecniche le consentono di esaltare una agilità vocale davvero poco eguagliabile. La presenza scenica e le sua stessa mimica facciale sono di grande rilievo. Il soprano dimostra le sue doti già nella celebre ‘Della crudele Isotta’, nonché nel duetto ‘Chiedi all’aura lusinghiera’, ed in ogni singola esecuzione, sempre salutata da applausi di approvazione.
Celso Albeloè assolutamente convincente nel ruolo del malcapitato Nemorino, che non può che cedere alle astuzie della bella e furba Adina, come si evince dalla ben cantata aria ‘Quanto è bella quanto è cara!’. Il tenore si muove con scioltezza sulla scena e la sua voce si presta molto bene al ruolo interpretato. Il pubblico è rimasto molto colpito e divertito dalla sua credibile interpretazione del povero ubriaco inconsapevole, e si è prodigato in grandi applausi dopo la celebre ‘Una furtiva lagrima’.  
Un bravissimo Elia Fabbian ha ricoperto il ruolo dell’astuto dottor Dulcamara con perizia e qualità canore molto apprezzabili.
Altrettanto apprezzabile Alessandro Luongo nel ruolo del sergente Belcore, nonché il soprano Oriana Kurteshi che ha impersonato egregiamente la villanella Giannetta.
L’orchestra del Teatro La Fenice ha brillato particolarmente nella serata conclusiva della produzione. Il maestro Omer Meir Wellber ha saputo cogliere le sfumature della partitura facendo risaltare con intelligenza ciò che i personaggi man mano esternavano sulla scena. Una direzione particolarmente ‘sentita’ e briosa, che ha stupito pubblico ed interpreti nel finale con finto abbandono del podio, per poi tornarvi subito dopo con abiti di scena e parrucca.
Gli applausi, i sorrisi di approvazione e le ovazioni agli artisti sono stati il coronamento di una produzione di grande qualità e professionalità.
MTG.


La produzione:
Regia                                                  Bepi Morassi
Scene e costumi                                 Gian Maurizio Fercioni
Maestro concertatore e direttore       Omer Meir Wellber
Orchestra e Coro del Teatro             La Fenice
Maestro del Coro                               Claudio Marino Moretti
Con sopratitoli allestimento             Fondazione Teatro La Fenice

Interpreti principali
Adina                                                 Desiree Rancatore
Nemorino                                           Celso Albelo
Belcore                                               Alessandro Luongo
Il dottor Dulcamara                           Elia Fabbian
Giannetta                                           Oriana Kurteshi








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Don Pasquale - Bassano del Grappa Castello degli Ezzelini, Venerdì 27 Luglio, ore 21,30


Una cornice suggestiva ha ospitato questa produzione del Don Pasquale di Gaetano Donizetti nella deliziosa cittadina di Bassano del Grappa per questo festival lirico estivo. La prima delle tre rappresentazioni (le altre due a Padova il 29 e 31 luglio) è stata indubbiamente un bel successo. Quello che si è visto tra le mura del Castello degli Ezzelini è stato uno spettacolo giovane, frizzante, ben pensato ed accattivante. La scenografia creata da Giulio Ciabatti è molto essenziale ma efficace: sul palco semplicemente una serie di seggiole di vario formato, mentre i personaggi hanno utilizzato diversi accessori di abbigliamento  muovendosi sulla scena. Tutto è sulle tinte di rosso ed arancio, così come le luci sfumano su tonalità simili. A completamento della scenografia, se così si può dire, dietro un pannello scuro, si lasciava intravvedere l’orchestra, creando così maggior simbiosi con i cantanti.


Il tutto ha preso vita grazie alla vitalità, presenza scenica e grandissimo impegno di un bel cast giovane e promettente. Tanto per cominciare un plauso speciale va al protagonista Elia Fabbian, un Don Pasquale sicuro, convincente, con una voce piena e corposa, perfettamente calato nella parte, che ha veramente divertito ed appassionato il pubblico con le sue disavventure famigliari. Il soprano Teresa Sedlmair  ha una voce molto interessante e duttile, ed ha divertito molto con la sua personalissima gestualità e capacità recitativa. Un lungo applauso dopo l’aria ‘Quel guardo il cavaliere’ ha riscaldato ancor più la calda serata. Molto apprezzato anche il giovane baritono Gabriele Nani, nel ruolo del dott. Malatesta: la sua interpretazione del medico furbo e cospiratore è stata convincente e ben eseguita anche dal punto di vista canoro. Il giovane tenore Alessandro Scotto Di Luzio nel ruolo di Ernesto, ha emozionato sin dal suo ‘Sogno soave e casto’, per poi commuovere nel ‘Povero Ernesto’, lungamente applaudito nel secondo atto. Una menzione particolare va anche a Christian Starinieri, che ha veramente divertito il pubblico nel doppio ruolo del Notaro e del Maggiordomo. L’orchestra di Padova e del Veneto trova una vitalità e versatilità sorprendenti grazie alla puntuale direzione del maestro Giampaolo Bisanti. Presente come detto sulla scena dietro ai cantanti, l’ensemble orchestrale ha ben accompagnato l’intera esecuzione con brio e precisione. Il maestro padroneggia lo spartito guidando l’organico in modo scorrevole verso un successo ben meritato. Anche il Coro Lirico Città di Padova si è ben comportato e ha simpaticamente divertito con gli strumenti che il costumista Beppe Palella ha messo a sua disposizione. Una produzione giovane, colorata, che lascia al pubblico semplicemente il piacere di tributare grande consenso con applausi scroscianti alla fine della rappresentazione.
MTG.


LA PRODUZIONE
Direttore: Giampaolo Bisanti
Regia: Giulio Ciabatti
Costumi: Beppe Palella

Orchestra di Padova e del veneto 
coro lirico citta’ di padova

GLI INTERPRETI:
Elia Fabbian  (Don Pasquale)
Gabriele Nani  (Dott. Malatesta)
Alessandro Scotto Di Luzio (Ernesto)
Christian Starinieri (Notaro)
Teresa Sedlmair (Norina
)


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Romeo et Juliette - Arena di Verona



Charles Gounod

14 Luglio 2012 - ore 21:15 -  Arena di Verona

Cosa pensare di Verona e Shakespeare? Un connubio che da secoli contribuisce a diffondere e fare apprezzare la cultura italiana nel mondo. Ecco che il capolavoro del sommo poeta anglosassone viene magistralmente eseguito nel tempio delle notti d’estate della città veneta. Un capolavoro che per la seconda stagione consecutiva viene presentato al festival lirico areniano. Il regista  Micheli e lo scenografo Sanchici trasportano subito in un’atmosfera contemporanea e coloratissima: la scenografia ci presenta una struttura circolare mobile su più livelli che si posiziona al centro del palcoscenico proponendo una architettura che ricorda, come è stato notato da molti, il Globe Theatre di Londra. Sopra ed intorno allo stesso si alternano i personaggi, avvolti in un abbraccio alato che sovrasta la scena dalle gradinate che spalleggiano il palcoscenico, in un continuo cambio di luci molto colorate ed accattivanti.



Il soprano Aleksandra Kurzak è a suo agio nei panni della giovane veronese, e si muove agilmente anche nei particolarissimi costumi rigidi che la Aymonino ha pensato per il suo personaggio. Quando intona la sua aria ‘Je veux vivre’, si è ormai compreso che è totalmente calata nella parte e che per tutto il resto dell’opera saprà renderle giustizia. Difatti ottime sono le doti interpretative che certamente un ruolo del genere richiede, dalla spensieratezza iniziale, alla drammaticità finale. La voce è agile e ben si destreggia anche nella lingua francese, cosa non da tutte.
John Osborn è veramente sorprendente nel ruolo di Romeo, magnifiche capacità canore, interpretazione convincente, ottima l’intesa con ‘Juliétte’. La cavatina ‘Ah, lève-toi, soleil! ‘ è eseguita con passione e sicurezza. La scena del duello con Tebaldo tiene il pubblico col fiato sospeso come se non fosse noto l’esito.
Particolarmente apprezzata anche Eufemia Tufano nel ruolo di Stephano, soprattutto per le capacità interpretative.
In generale tutto il cast si è ben destreggiato tra capacità canore e recitazione: spiccano tra gli altri, Elena Traversi in Gertrude, Francisco Corujo in Tybalt, Paolo Antognetti e Artur Rucinski, rispettivamente nei ruoli di Benvolio e Mercutio.
Il maestro Fabio Mastrangelo ha dimostrato un’ottima intesa con l’orchestra e con i cantanti. Gounod ha risuonato in tutto il suo splendore grazie alla perizia ed agilità  nel gesto del maestro, che ha saputo dare la sua impronta con leggerezza ove occorreva, drammaticità nei momenti cruciali, pur non essendo un’opera solitamente in repertorio per l’organico veronese.
Il pubblico ha applaudito, si è divertito, si è commosso, sino allo stupore nel coup de théâtre finale,  con l’uscita di scena dei due protagonisti  per mano incontro al tragico destino, mentre chiedono perdono , e scomparendo nei corridoi del teatro, non giacendo in palcoscenico, lasciando dunque solo immaginare il finale ormai fin troppo noto..
Ben tornato Shakespeare, e grazie ancora, Gounod.
MTG

La produzione:
Direttore
Fabio Mastrangelo
Regista
Francesco Micheli
Scene
Edoardo Sanchi
Costumi
Silvia Aymonino
Coreografia
Nikos  Lagousakos
Lighting designer
Paolo Mazzon

INTERPRETI
Juliette
Aleksandra Kurzak
Stéphano
Eufemia Tufano
Gertrude
Elena Traversi
Roméo
John Osborn
Tybalt
Francisco Corujo
Benvolio
Paolo Antognetti
Mercutio
Artur Rucinski
Pâris
Nicolo' Ceriani
Grégorio
Dario Giorgelè
Capulet
Enrico Marrucci
Frère Laurent
Giorgio Giuseppini
Le duc de Vérone
Deyan Vatchkov






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