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UN BALLO IN MASCHERA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO SOCIALE DI ROVIGO, venerdì 7 Dicembre 2012, ore 20.30


Una nuovissima produzione va al merito del Teatro Sociale di Rovigo, che quest’anno sta spolverando per i suoi affezionati melomani titoli impegnativi ed interpreti di livello internazionale, capaci di regalare emozioni sempre più forti al suo pubblico.
Questa splendida opera verdiana, ispirata al dramma di Eugène Scribe 'Gustave III, ou Le bal masqué', andò in scena in primis il 17 febbraio 1859 a Roma, Teatro Apollo. 
La visione dell’opera che ha concepito Ivan Stefanutti può sicuramente definirsi originale, di forte impatto, e coloratissima, se ci si sofferma sui costumi. Alla base di tutto la centralità dei sentimenti e delle passioni che dilaniano il Conte e la sua amata Amelia,  innamorata  ma sposa di un altro, come nel più classico dei triangoli amorosi. Un ‘altro’ che è però il magnanimo e buon Governatore della colonia inglese di Boston, che a sua volta è minacciato di morte dai suoi nemici, ed il cui destino non tarda a compiersi in una sera di festa durante lo ‘splendidissimo’ ballo nella sua casa, ove le maschere celano e svelano gli intrecci di questa storia drammatica di amori e rivalità.

A sfondo di tali accadimenti, dimentichiamo il XVII secolo, ambientazione originaria, per ritrovarci nel nostro tempo con ambienti piuttosto essenziali, basati su due piattaforme nere fisse sui lati del palco, su cui fanno da ‘arredo’ alcuni elementi significativi. Molto semplici la sala della casa del Governatore nel primo atto e lo studio del segretario Renato nel terzo. Di forte impatto invece nel secondo atto il teschio enorme che pende dall’alto, una sfera luminosa in primo piano, mentre nubi minacciose sono proiettate su di uno schermo in fondo, per ambientare l’abituro dell’indovina Ulrica. Una tempesta di lampi luminosi accoglie Amelia nel terribile campo, ove si erge la forca nel secondo atto. Il salone della festa infine presenta una serie di stelle sullo sfondo e persino una gigantesca dal soffitto, fasci di luce a festa, ed una fila di bandiere sul retro. Il tutto completato da coloratissimi costumi, talvolta notevolmente eccentrici, e maschere di vario genere indossate dalla compagine di Ulrica e poi dagli invitati al ballo finale.
Magnifica e tecnicamente convincente, la Amelia di Dimitra Theodossiou. Il soprano riesce a dar vita ad un personaggio forte, intensamente interpretato, che lascia col fiato sospeso ed ipnotizza ad ogni sua entrata in scena. La sua voce è emessa con sostegno ragguardevole, non mostra alcuna fatica qualunque nota essa emetta, arriva ovunque in sala e riesce a sovrastare sempre l’orchestra, senza mai colpire sui suoni. Sicura ad ogni passaggio, i suoi piano sono ben sostenuti, gli acuti senza sbavature, guadagna una autentica ovazione per la splendida interpretazione dell’aria ‘Morrò - ma prima in grazia’ nel terzo atto. Una classe innata che si combina perfettamente col suo personaggio.
Al suo fianco nel ruolo di Riccardo il tenore Mario Malagnini. Ieri sera ci è parso in buona forma e la sua voce ha un bellissimo colore che si sposa bene con quello della sua partner. L’impressione generale è che il tenore sia sempre un po’ trattenuto, anche nelle note più spinte,  nell’emissione vocale, forse prudentemente dosata nel corso della recita; come pure la sua interpretazione potrebbe essere ancora più coinvolgente. Bello il duetto con Amelia nel secondo atto, ove mostra la sua raffinatezza di interprete, lasciando correre la sua voce verso le meravigliose note in simbiosi col suo amore impossibile.
Non convince pienamente  Giovanna Lanza nel ruolo di Ulrica. La voce ha un bel timbro, ma sforza leggermente nel registro più acuto e si incupisce un po’ troppo quando si tratti di avventurarsi nel registro grave. Probabilmente il ruolo non è adatto al suo tipo di vocalità, sarebbe interessante sentirla in altri contesti.
Renato è il baritono Igor Golovatenko. Le sue arie sono interpretate con accorato entusiasmo, ma la sua voce presenta qualche incertezza nei suoni gravi. Talvolta si spinge poco e a fatica nelle emissioni più acute, pur presentando un registro medio di buon livello.
Convincente a pieno invece Paola Cigna che interpreta il paggio Oscar. Bellissimo colore la voce, ben emesse le note più pericolose così come i pianissimo, sicura nei suoi interventi, ben calata nel ruolo, ha dato vita al suo personaggio con intelligenza e buona preparazione vocale.
Discreti anche i comprimari Davide Luciano, che ha offerto una buona e convincente resa del ruolo di Silvano, come anche Enrico Rinaldo e Stefano Rinaldi Miliani, rispettivamente i congiurati Samuel e Tom, pur non precisissimi questi ultimi.
Bella la cornice e buona la prova canora offerta dal Coro Lirico Venetodiretto dal Maestro  Giorgio Mazzucato.
L’orchestra Filarmonia Veneta è stata diretta dal Maestro Stefano Romani. Molto concentrato sulla gestione della buca, ci è sembrato meno attento agli accadimenti in essere sul palco. Un po’ troppo ‘regolare’ l’esecuzione globale, che non ha reso a pieno le sfumature e le emozioni della bellissima partitura verdiana. Generalmente ci si aspettava un suono meno ‘prepotente’, che si adattasse alla sala non grandissima del bel teatro rodigino.
Applausi per tutti al termine della rappresentazione, pubblico in delirio per i due protagonisti principali.

Un plauso infine all’organizzazione del Teatro Sociale di Rovigo, che in collaborazione col Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti,  si sta impegnando seriamente per portare sempre più interesse sulle sue produzioni e sulla cultura della sua Provincia, per  quella che è una delle più sublimi arti, e che fa ben sperare per il futuro dell’Opera nel nostro paese.
MTG


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Stefano Romani
e direttore d’orchestra        
Regia  scene e costumi          Ivan Stefanutti
Light designer                        Claudio Schmid
Coreografo                            Fabrizio Paganini
Maestro del coro                  Giorgio Mazzucato

GLI INTERPRETI

Riccardo        Mario Malagnini
Renato           Igor Golovatenko
Amelia            Dimitra Theodossiou
Ulrica             Giovanna Lanza
Oscar             Paola Cigna
Silvano           Davide Luciano
Samuel           Enrico Rinaldo
Tom                Stefano Rinaldi Miliani

ORCHESTRA REGIONALE FILARMONIA VENETA
CORO LIRICO VENETO

Nuova produzione e nuovo allestimento del Teatro Sociale di Rovigo, del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti 


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TERZO CONCERTO VERONA LIRICA – VERONA, TEATRO FILARMONICO, domenica 2 dicembre 2012, ore 16,30


Terzo appuntamento stagionale per i pomeriggi domenicali dell’Associazione Verona Lirica, che conta già più di 600 soci nel suo secondo anno di attività intensa e proficua, in stretta collaborazione con l’Arena di Verona. E anche ieri pomeriggio il maggiore teatro veronese ha visto realizzarsi un concerto applauditissimo dal pubblico presente. Protagonisti della serata un folto numero di interpreti: il soprano Giovanna Casolla, il mezzosoprano Anna Malavasi ed il tenore Alejandro Roj. In aggiunta, il coro di Verona diretto da Giovanni Andreoli, ed il Quartetto d'Archi Guenther Sanin: Vincenzo Quaranta, Luca Pozza e Sara Airoldi. Al Pianoforte Patrizia Quarta.


In apertura di concerto è stato proprio il coro di Verona a rompere il ghiaccio con l’esecuzione di ‘Oh Signore dal tetto natio’, da ‘I Lombardi alla Prima Crociata’di Verdi. Spiccano leggermente più le voci maschili nell’insieme, ma nel complesso una discreta esecuzione. Eseguito anche il preludio al terzo atto di Madama Butterfly di Puccini, con più equilibrio tra le voci sussurrate, con l’aggiunta del Quartetto d’archi Guenther Sanin. Si riscatta la sezione femminile con i due cori delle streghe dal ‘Macbeth’ di Verdi.

Star indiscussa del concerto la protagonista di tante splendide serate in Arena: Giovanna Casolla. Con ‘Inneggiamo il Signor..’, da ‘Cavalleria Rusticana’di Mascagni, insieme al coro ed al quartetto, il teatro si infiamma. Splendida anche l’ esecuzione di ‘Sola, perduta, abbandonata’ dalla ‘Manon Lescaut’ di Puccini, e ha emozionato fino alle lacrime con ‘La mamma morta’ dall’Andrea Chenier’ di Giordano, da cui è stato estratto anche il duetto eseguito col tenore Alejandro RojVicino a te s’acqueta..’..e con lo stesso anche il duetto dall’ultimo atto di ‘Carmen’ di Bizet ‘C’est toi! C’est moi’, con il coro in sottofondo. La signora napoletana non ha bisogno di presentazioni: la sua voce è capace di emozionare e stupire ogni volta per il suo incredibile volume, precisione nell’emissione delle note, capacità di modulazione, tecnica perfetta. Tutta la sua esperienza chiara ed evidente già da subito, come da anni ormai ci ha abituati, una gioia per i sensi. Grande capacità drammatica, riesce a dare perfettamente l’idea di ciò che sta cantando, il pubblico è rapito.

Lo spagnolo Alejandro Roj ha eseguito da ‘Roméo et Juliette’ di Gounod ‘Ah!Lève-toi soleil’, la dichiarazione d’amore dalla ‘Carmen’, e i suddetti duetti col soprano Casolla. L’impasto vocale è sicuramente di bel colore, molto spinto, generosa l’interpretazione e l’intensità delle esecuzioni canore. È però ancora evidente il passaggio dal registro medio a quello più acuto, e tende un po’ forzare il suono nelle note più ‘pericolose’. Qualche esitazione inoltre nel duetto dell’Andrea Chenier che però non ha compromesso la resa complessiva dell’aria. Sicuramente più a suo agio nelle arie della Carmen, più ‘collaudata’, ha potuto mostrare un bel materiale su cui basare una buona carriera.

Il mezzosoprano Anna Malavasi ha eseguito ‘Oh mio Fernando’ dalla ‘Favorita’ di Donizetti, ‘Stride la vampa’ dal ‘Trovatore’ di Verdi col coro in sottofondo, e la celeberrima ‘Habanera’ di Carmen, Bizet. Si nota immediatamente il colore artificiale di una voce che cerca di “tubare” per essere ciò che in realtà non è. Il colore e l’emissione sono letteralmente “spaccati” in due: giù fa l’orco, su è un soprano appena lirico; l’inclinazione costante del collo e della testa in avanti sono la dimostrazione della ricerca continua di un suono non naturale.

Il quartetto d’archi ha inoltre eseguito da solo anche il secondo movimento della ‘Suite n. 3 per orchestra’ di Bach, definita popolarmente Aria sulla quarta corda, ed il primo movimento di ‘Eine kleine nachtmusik’ di Mozart in maniera lineare e corretta. Ha accompagnato anche il coro alla conclusione del concerto con la natalizia ‘White Christmas’, che per la verità ci si aspetterebbe un po’ più intima rispetto all’esecuzione offerta, ma comunque apprezzabile.

Tutti i brani, ad eccezione dei due solo del quartetto, sono stati accompagnati al piano da Patrizia Quarta, che ha confermato la sua partecipazione molto sentita e coinvolgente nell’accompagnare gli artisti, a fronte di una tecnica invidiabile. E come regalo ai soci, la signora Casolla ha diretto e divertito il pubblico intonando con gli altri due compagni della serata il brano popolare ‘Non ti scordar di me’ con al piano il bravo maestro del coro Giovanni Andreoli. La serata è stata presentata come sempre dalla simpatia e competenza di Davide da Como.
Premiati tutti con la targa a ricordo della serata, appuntamento per un altro pomeriggio di bella musica a fine gennaio!
Per informazioni sulle iscrizioni www.veronalirica.it
MTG


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ERNANI, VERDI – CREMONA, TEATRO PONCHIELLI, domenica 25 novembre 2012, ore 15,30


Terzo titolo in programmazione per la stagione d’Opera al Ponchielli di Cremona, L’Ernani di Giuseppe Verdi è un intenso dramma storico che evoca la Spagna del 1519, ove le lotte di potere sono teatro di sanguinosi scontri che come sempre si svolgono sui campi di battaglia, ma soprattutto nei tumulti del cuore dei protagonisti. Quattro sono gli atti segnati da un titolo specifico: ‘Il bandito’, ‘L’ospite’, ‘La clemenza’, e ‘La maschera’, messi in scena per la prima volta alla Fenice di Venezia nel marzo 1844. Di lì a qualche anno il nostro Paese sarebbe stato teatro delle guerre d’Indipendenza, ed è noto come nelle opere del compositore certi temi fossero particolarmente evidenti per il clima che si respirava in Italia.

Andrea Cigni ha voluto sottolineare come il senso dell’onore e della vendetta a vari livelli siano il filo conduttore di tutti i personaggi. Pertanto, ha ideato una regia che lasci ampio spazio agli interpreti, che non sono ingessati come spesso ahi noi capita di vedere ultimamente, ma hanno modo di esternare anche fisicamente l’intensità delle passioni che li agita. Essenziali ma di una certa eleganza e soprattutto efficaci, le scene colme d’oro di Dario Gessati. Al centro sono posti dei pannelli che si spostano all’occorrenza, a tergo dei quali sono impressi degli estratti dall’opera di Hugo che ispirò il compositore,  evidenziando di volta in volta con un fascio di luce le parole che  sottolineano i temi dei singoli atti. Da segnalare in particolare nel secondo atto un tavolo/cornice a specchio (forse dell’anima) posto tra i pannelli, che rimanda ad un ponte in difesa della rocca, e la imponente tomba di Carlo Magno al centro del palco nel terzo atto. Elaborati e di bella fattura i costumi di Valeria Donata Bettella, soprattutto quelli maschili.

E se per esprimere tanta passione occorrevano degli interpreti ‘sanguigni’ il cast ha risposto bene a tale appello. Rudy Park è sicuramente un tenore spinto di potenza che impersona perfettamente il bandito Ernani  con la sua vocalità. Il colore della sua voce diventa anche più scuro nei passaggi che richiedono una particolare intensità. La pronuncia è già abbastanza buona così come il fraseggio sta migliorando, grazie all’esperienza che questo giovane interprete comincia a  maturare ‘sul campo’. Se continua così potrebbe diventare un riferimento per questi ruoli particolarmente 'ardenti'. Generosa la resa dell’aria reintrodotta in questa produzione nel finale del II atto: ‘Odi il voto’.

Sanguigna anche la Elvira di Maria Billeri, applaudito e generoso soprano dallo strumento potente e dalla interpretazione accorata. Mostra sicurezza nell’emissione vocale e fraseggia bene. Raggiunge tranquillamente le note più acute, come pure le scale sono effettuate con buona sicurezza. Il suo vibrato particolarmente  accentuato in potenza può non sempre piacere, ma il pubblico di ieri sera ha apprezzato con calore la sua interpretazione.
Conferma le sue doti vocali e di gran classe il baritono Alessandro Luongo. Un ottimo Don Carlo che appassiona e canta lodevolmente nel suo registro; bello il colore della voce che  emette i suoni senza il minimo sforzo e con interpretazione straordinaria. Stoffa da vendere.

Impressionante il Don Ruy Gomez de Silva di Enrico Giuseppe Iori. Applauditissimo nella cabaletta reinserita nel primo atto ‘Infin che un brando vindice’, mostra una sicurezza interpretativa straordinaria, il suo personaggio è reso sia vocalmente che dal punto di vista attoriale in maniera egregia. La voce è profonda, scura e ben emessa; il ghigno mostrato osservando il suo corno con il rivale morente alle spalle non può essere descritto a parole. Davvero notevole.

Senza particolarmente colpire completano il cast Nadiya Petrenko nel breve ruolo di Giovanna,  e Gianluca Margheri, Jago. Buono ed apprezzato il Don Riccardo interpretato da Saverio Pugliese.
Grandi applausi per il coro diretto da Antonio Grecoanche se ha sofferto un po’ il volume dell’orchestra in taluni passaggi. Il Maestro Antonio Pirolli ha condotto l’orchestra de ‘I Pomeriggi Musicali’ in modo composto e puntuale, con molta attenzione al palco e sottolineando i momenti più intensi con la giusta espressività, sottolineata dalla buona acustica della sala.

Una bella serata per tutti, un’altra scommessa vinta dal Circuito Lirico Lombardo e dalla Lirica italiana.
MTG

LA PRODUZIONE

Direttore                     Antonio Pirolli 
Regia                          Andrea Cigni
Scene                          Dario Gessati
Costumi                      Valeria Donata Bettella
Light designer            Fiammetta Baldiserri

GLI INTERPRETI

Ernani                                   Rudy Park
Don Carlo                             Alessandro Luongo
Don Ruy Gomez de Silva    Enrico Giuseppe Iori
Elvira                                    Maria Billeri
Giovanna                              Nadiya Petrenko
Don Riccardo                       Saverio Pugliese
Jago                                      Gianluca Margheri

CORO DEL CIRCUITO LIRICO LOMBARDO
Maestro del coro Antonio Greco

ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI

Nuovo allestimento
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo:
Ponchielli di Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia 




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TIFU, COMINATI, BISANTI : CONCERTO INAUGURALE DELLA STAGIONE SINFONICA 2012-13 – VICENZA, TEATRO COMUNALE, martedì 20 novembre 2012, ore 20,45


Un gremitissimo Teatro Comunale ha accolto ieri sera quello che forse si può definire il più riuscito e spettacolare concerto dell’Orchestra del Teatro Olimpico degli ultimi tempi. Per l’inaugurazione ufficiale della stagione sinfonica si sono esibiti sul palco due indiscussi talenti della scuola musicale italiana: il pianista Roberto Cominati e la violinista Anna Tifu.

In un’atmosfera da sogno e magia, quasi surreale, si sono susseguiti brani di due dei più rappresentativi musicisti del Romanticismo europeo. Ad aprire il concerto la potente Ouverture del Fidelio op.72b’ di L. van Beethoven. Di straordinaria intensità drammatica, questo pezzo orchestrale che introduce la famosissima opera del compositore tedesco, qui nella versione definitiva del 1814, è stato eseguito da un’Orchestra Olimpica che ha trovato nuova energia ed incisività grazie al pluriacclamato nuovo direttore musicale, il Maestro Giampaolo Bisanti.

La sua direzione è puntuale ed appassionata al contempo. Riesce quasi ad abbracciare tutti i musicisti col gesto inequivocabile e sicuro, tenendo sempre la situazione sotto controllo e mai esagerando in potenza. In questo modo ha permesso ai musicisti di suonare al meglio e con percepibile forza espressiva, che si è trasformata in autentica meraviglia con la ‘Ouverture Le Ebridi, La Grotta di Fingal op.26’ di F. Mendelssohn Bartholdy. Specialmente con questo brano, che l’autore dedicò al re Federico Guglielmo IV di Prussia nel 1830, le armonie, i suoni, e la scioltezza nell’esecuzione hanno saputo rendere tangibilmente il senso di solitudine e nostalgia, unitamente alla sensazione di scorrevolezza delle onde marine, così come il compositore intendeva rievocarle, tenendo il pubblico col fiato sospeso fino all’ultimo commuovente suono. Impeccabile anche l'accompagnamento ai solisti, che hanno offerto esecuzioni magistrali. 

Il meraviglioso pianista Roberto Cominatiha letteralmente rapito gli animi degli spettatori, prima col difficile e perfettamente eseguito Concerto n.3 per pianoforte e orchestra in do min. op.37, sempre di Beethoven, in perfetto accordo con l’accompagnamento orchestrale della OTO, e poi con la incredibile esecuzione di ‘Carmen Fantasy’ di Bizet/Horowitzcome bis solo con cui ha omaggiato gli astanti. La sua capacità di muovere i tasti del pianoforte è straordinaria, con nonchalance fa letteralmente quello che vuole sulla tastiera, non esita un istante, la tecnica è ineccepibile, e ciò che ne scaturisce è un’esecuzione intensa e di prim’ordine.

Divina la giovanissima Anna Tifu che ha incantato con il ‘Concerto n. 3 per violino e orchestra in mi min. op.64’, sempre di Mendelssohn. Una fusione incredibile con l’orchestra, una tecnica sopraffina unita ad una sicurezza esecutiva eccezionale, che ha poi confermato emozionando  con il bis ‘Preludio - Obsession’dalla sonata n. 2  di Eugène Ysaÿe, musicista belga morto nel 1931, autore di numerose sonate per violino solo. Qui la violinista ha mostrato ancor più tutta la sua abilità e sensibilità magnifiche nel muovere le corde del suo strumento.

Applausi lunghissimi e scroscianti hanno salutato gli artisti a più riprese, seguite da autentiche ovazioni alla fine della serata. Un successo annunciato e confermatissimo per il nuovo corso dell’Orchestra Olimpica e della musica a Vicenza. E c’è da scommettere che in questa stagione le emozioni siano solo all’inizio. Del resto si sa: ‘chi ben comincia …’
MTG





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TROVATORE, VERDI - RAVENNA FESTIVAL, TEATRO ALIGHIERI, sabato 17 novembre 2012, ore 20,30


Con il Trovatore procede la “Trilogia Popolare” messa in Scena dal Ravenna Festival in attesa dell’imminente anno Verdiano.
Questa celeberrima opera del grande compositore italiano fu messa in scena per la prima volta il 19 gennaio 1853 a Roma, al Teatro Apollo, tratta dal dramma ‘El Trovador’ di Antonio García Gutiérrez. Ebbe subito successo e continua ad ottenerlo ancora oggi ovunque sia rappresentata.

Per questa produzione la regia è affidata a Cristina Mazzavillani Muti che raffigura un Trovatore a tinte fosche, cupe, quasi soffocanti e claustrofobiche e che rendono perfettamente la tragicità e l’ineluttabilità della vicenda infondendo nello spettatore un senso di irrequietudine e di ansia fin dalla prima scena. A completamento di ciò, i costumi di Alessandro Lai  ben si adattano a quanto descritto.
La Sig.ra Muti sa ben utilizzare il materiale umano che ha e fa destreggiare i giovani protagonisti, tutti scenicamente molto abili, facendo scorrere la storia con un ritmo incalzante e sempre molto “vivo”.
Il versante musicale vedeva alcune eccellenze italiane e straniere, tutti giovani interpreti.
Il Manrico di Luciano Ganci è pressoché perfetto. Una voce dotata di timbro magnifico, squillo in acuto che fraseggia, colora, e palpita nel tormento delle note e dei passaggi più ostici.
Risolve vocalmente con ottima tecnica e grande generosità. Il registro del passaggio è risolto con una disinvoltura tale da far pensare ai grandi tenori del passato.
Una vera scoperta per il futuro della lirica.

Il soprano Anna Kasyan  interpreta Leonora. Se ne  apprezza subito la lucentezza e pulizia del timbro abbinate ad una ottima tecnica di sostegno sul fiato. Commovente nell’Aria del quarto atto e davvero grintosa nel successivo duetto con il Conte di Luna. Se risolvesse alcune piccole imprecisioni di pronuncia potrebbe davvero diventare interprete di riferimento per questo tipo di repertorio.

Il Conte di Luna è Alessandro Luongo. Giovane voce schietta e “avanti” in tutta la gamma.
Canta in modo meraviglioso la sua Aria ed è interprete sensibilissimo ed attento.
La voce è perfettamente sostenuta e nei passaggi più “drammatici” non cade nella tentazione di gonfiare un centro di natura lirico, restando così sempre molto elegante e cantante di gran classe.

Note dolenti sulla Azucena di Anna Malavasi. Al contrario del collega infatti, gonfia artificialmente un centro che sarebbe anche ricco di armonici, ma quelli di un soprano lirico e non certamente di un mezzo drammatico quale Azucena dovrebbe essere. La voce corre poco in sala e la salita all’acuto è schiacciata ed afflitta da una fissità continua e fastidiosa. L’appoggio, che sull’ottava centrale è consistente, si perde totalmente sul settore medio acuto.
L’interprete è troppo caricata e sembra esagerare anche dove non dovrebbe.

Ferrando è impersonato da Luca Dall’Amico, dotato di meraviglioso materiale di basso, autenticamente italiano, senza quel “cavernoso” effetto gutturale tipico della scuola russa.
La voce è di bella pasta e ben emessa. Sarebbe interessante riascoltarlo in ruoli più importanti.

Ottimi gli interventi dei comprimari: dalla Ines di Isabel de Paoli al Ruiz di Giorgio Trucco.

La direzione di Nicola Paszkovsky è funzionale alla gestione del palcoscenico; non perde mai di vista i cantanti sacrificando per la verità un humus musicalmente più drammatico e più aderente al dettato verdiano.

Una produzione dunque di grande rilievo, che ben si inserisce nel prestigio di questo Festival e rende degno omaggio al compositore simbolo della cultura italiana nel mondo.
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore                                 Nicola Paszkowski
Regia e ideazione scenica     Cristina Mazzavillani Muti
Light design                           Vincent Longuemare
Costumi                                 Alessandro Lai
Visual design                         Paolo Miccichè  
Immagini fotografiche           Enrico Fedrigoli
Sound design                         Alvise Vidolin
Allestimento scenico a cura di Roberto Mazzavillani

GLI INTERPRETI

Manrico                                 Luciano Ganci
Leonora                                 Anna Kasyan
Conte di Luna                       Alessandro Luongo 
Azucena                                Anna Malavasi
Ferrando                                Luca Dall’Amico
Ines                                        Isabel De Paoli
Ruiz                                       Giorgio Trucco



Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro Lirico Terre Verdiane di Piacenza
maestro del coro Corrado Casati


assistente alla regia e direzione di scena Maria Grazia Martelli
elaborazioni video Davide Broccoli  maestri di sala Elisa Cerri, Davide Cavalli 
service audio BH Audio  proiezioni Visual Technology, Ravenna

responsabile sartoria Anna Tondini  sarte Marta Benini, Manuela Monti  parrucche Denia Donati, Monia Donati
trucco Mariangela Righetti, Cristina Laghi  attrezzista Enrico Berini

realizzazione scenica laboratorio del Teatro Alighieri Ravenna
costumi Tirelli Costumi, Roma  calzature Pompei, Roma  gioielli Pikkio, Roma

coproduzione Ravenna Festival, Teatro Alighieri Ravenna, Fondazione Teatri di Piacenza


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MARIA STUARDA- DONIZETTI, TEATRO SOCIALE DI ROVIGO; venerdì 16 novembre 2012, ore 20.30


Come tutti i drammi storici, la Maria Stuarda di Gaetano Donizetti possiede un fascino intrinseco che va aldilà di qualsiasi allestimento scenico, per la straordinaria forza musicale, la drammaticità delle vicende, e soprattutto per la grandezza della sua protagonista, regina nell’animo oltre che del suo popolo. Un’opera che ebbe una gestazione molto complicata, con i continui tagli, pasticci e rimaneggiamenti dovuti alla censura dell’epoca, e soprattutto per il tema scottante dell’uccisione di una regina cattolica per ordine della protestante Elisabetta. Fu finalmente il 30 dicembre 1835 che la grande Maria Malibran  interpretò il ruolo della monarca scozzese nella prima esecuzione assoluta dell’opera.


Non solo dramma politico e religioso, ma soprattutto dramma d’amore nella visione del regista   Federico Bertolani, che interpreta il pensiero donizettiano sottolineando che è il cuore dello stesso uomo che unisce e divide inesorabilmente le due regine, il conte di Leicester, e la narrazione punta soprattutto sui sentimenti e gli stati d’animo delle due donne prima dell’esecuzione di Maria Stuarda. Una visione fosca, in cui il buio della scena creata da Giulio Magnetto fa da protagonista assoluto, quasi a riempire quel palco pressoché vuoto, in cui soltanto un cubo nero è presente al centro come simbolo della prigionia di Maria, dal primo all’ultimo atto, ad ossessionare Elisabetta, la regina empia, bastarda, in opposizione alla cugina bella, figlia legittima e amata da subito dal pubblico, ma soprattutto dal ‘suo’ Leicester. Cupi anche i costumi di Manuel Pedretti, con la sola eccezione di Maria in abiti bianchi che sottolineano il contrasto con la regina rivale.

Regina vera della serata è stata una straordinaria Mariella Devia, che padroneggia questo ruolo ormai da anni e possiede una naturale regalità che la consacra come una delle interpreti più adatte e di sicuro riferimento per il ruolo della sovrana di Scozia. La scena è in suo potere, così come rapito è  il pubblico in sala, che le ha tributato applausi lunghissimi dopo ogni esecuzione, specialmente per il duetto con Roberto e per quello ‘della confessione’ con Talbot. Un’Artista che padroneggia la sua voce a suo piacere, e se anche in alcuni passaggi si è mostrata più cauta del solito, forse dovuto anche ad un po’ di stanchezza, è stata capace di regalare ancora impressionanti acuti, virtuosistiche scale e pianissimo commuoventi, come solo una regina della lirica può fare.

La rivale Elisabetta d’Inghilterra è stata interpretata da Josè Maria Lo Monaco. La giovane cantante ha sicuramente interpretato il ruolo con generosità che è stata premiata dal pubblico, nonostante la sua voce non sembri propriamente adatta a questo tipo di personaggio, che in taluni momenti necessiterebbe di una maggiore scioltezza ed estensione tale da donare più carattere all'interpretazione.
Un buon Dario Schumunck ha reso il carattere del conte Roberto con presenza scenica ed una voce piuttosto in forma ieri sera, caratterizzata da un bel colore chiaro e una certa sicurezza esecutiva, anche nei passaggi più impervi della partitura.
Si è distinto positivamente Mirco Palazzi, che ha saputo rendere con efficacia il personaggio di Talbot sia vocalmente, grazie ad una voce corposa e ben gestita, che dal punto di vista interpretativo. Buona la prova di Diana Mian e Marzio Giossi, vocalmente adatti e ben calati rispettivamente nei ruoli di Anna Kennedy e del tesoriere Cecil.

Ad accompagnare la recita l’Orchestra ed il bravo coro del Bergamo Musica Festival. Il Maestro Sebastiano Rolli alla guida  ha offerto una direzione orchestrale ‘di cuore’ e stabilito un buon rapporto con musicisti e cantanti, cercando anche di mantenere certi suoni contenuti in modo da non sovrastare i cantanti sul palco.

Che il pubblico abbia apprezzato quanto visto lo si è evinto dai lunghissimi applausi al termine della rappresentazione, e dalle numerose richieste di bis alla protagonista. Una serata positiva per il Teatro Sociale di Rovigo che firma una bella collaborazione con il Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti.
MTG


LA PRODUZIONE
Maestro concertatore           Sebastiano Rolli
e direttore d’orchestra    
Regista                                   Federico Bertolani
Scene                                     Giulio Magnetto
Costumi                                 Manuel Pedretti
Light designer                       Claudio Schmid
Maestro del coro                   Fabio Tartari

GLI   INTERPRETI

Maria Stuarda                      Mariella Devia
Elisabetta                              Josè Maria Lo Monaco
Anna Kennedy                     Diana Mian
Roberto                                 Dario Schumunck
 Giorgio Talbot                     Mirco Palazzi
 Lord Guglielmo Cecil         Marzio Giossi

   
ORCHESTRA E CORO DEL BERGAMO MUSICA FESTIVAL
Nuova produzione e nuovo allestimento
Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
e Teatro Sociale di Rovigo


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MACBETH – GIUSEPPE VERDI, TEATRO G.B. PERGOLESI, JESI, venerdì 9 novembre 2012, ore 21,00

(replica domenica 11 novembre, ore 16.00)

La ricostruzione dell’impianto visivo e scenografico di Josef Svoboda, operata da Benito Leonori ci regala forse il più bello spettacolo di “Macbeth” che oggi si possa vedere in un Teatro.
E’ un’idea che gira attorno alla possibilità di “riflettere” sul palcoscenico non solo le normali azioni dei protagonisti ma anche, ed in modo efficacissimo e mirabile, i loro retropensieri, le loro frustrazioni, i loro sogni e le loro paure.


E’ un gioco di proiezioni, immagini riflesse, improvvisi chiaroscuri, effetti “onirici” con luci che dipanano improvvisamente, un vortice di emozioni che cattura l’osservatore dall’inizio alla fine.
La regia di Henning Brockhaus si sposa perfettamente con questo quadro facendo interagire i due protagonisti in una sorta di morboso rapporto di potere; quasi come se il trono e l’ambizione personale fossero un viatico ad una passione carnale tra i due.
Molto belli i costumi di Nanà Cecchi che richiamano un po’ lo stile ottocentesco dei samurai giapponesi stilizzandolo e rendendolo più adatto al contesto dell’opera Shakespeariana.
Uno spettacolo magnifico.

A tanta meraviglia visiva corrisponde una qualità musicale di livello straordinario.
Tutti debuttanti i protagonisti di questa produzione.
Luca Salsi centra il ruolo di Macbeth in modo praticamente perfetto; è una voce la sua usata con intelligenza, con tecnica di alta scuola; fraseggia, soffre, trema, palpita, scava il personaggio e rende ogni singola sfumatura di questo temibile ruolo. La voce è di bellissimo colore, proiettata in tutta la gamma con una sicurezza invidiabile e alla continua ricerca di suoni torniti e legati.
La perfida Lady Macbeth era Tiziana Caruso; impressiona subito per colore e volume. Una voce dal velluto molto particolare, compatta in tutti i settori e con una estrema facilità nel registro centrale. Le temibili arie sono risolte con disinvoltura e sicurezza tecnica. La voce corre torrenziale nella piccola sala del Teatro Pergolesi e l’interprete è sempre attenta alla ricerca di un “contatto” psicologico con il suo partner.

Mirco Palazziinterpretava il ruolo di Banquo. Bellissima voce la sua che, con un sostegno dei suoni pressoché perfetto, gli consente di essere un Artista di riferimento per questo ruolo. L’interprete è intelligente e rende le dolenti note dell’aria con perizia di colori e sfumature.
Non male i due tenori, il Coreano Thomas Yun regge piuttosto bene l’Aria di Macduff senza particolarmente impressionare; Dario di Vietri canta Malcom con il giusto slancio ma anche con qualche problemino di intonazione.
Bene i comprimari Miriam Artiaco come Dama, Carlo Di Cristoforo come Medico e Andrea Pistolesi nei brevissimi ruoli del Sicario, Araldo ed Apparizione.
Ottima la prestazione del Coro Lirico Marchigiano diretto da Pasquale Veleno.

Collante di tutta questa meravigliosa serata la direzione di Giampaolo Bisanti. La sua è una lettura tesa, asciutta, volta a creare la giusta tensione drammatica in ogni pagina senza mai scordare il palcoscenico. Era sempre con lo sguardo rivolto ai cantanti, pronto a sostenerli in ogni modo. Ha trovato accenti, colori, e atmosfere davvero notevoli riuscendo a creare una simbiosi con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana come raramente ci era capitato di ascoltare. Il gesto è fluido, chiarissimo e la ricerca di equilibri encomiabile. Alta scuola la sua. Alta scuola italiana.

Alla fine successo con punte di trionfo per i due protagonisti, per il direttore e per il regista; tutti con un pensiero rivolto a quel grande genio di Josef Svoboda che non è più tra di noi ma che ci ha lasciato in dono la sua arte con questi splendidi spettacoli.
La Fondazione Pergolesi Spontini è riuscita a mettere in scena un’opera che molti Enti Lirici ben più privilegiati non oserebbero tanto facilmente. Ne ha creato uno spettacolo che raramente si riesce a vedere in Teatro. Ha scritturato praticamente tutti Artisti Italiani, a dimostrazione che Lady, Banquo e Macbeth non bisogna cercarli per forza in terra russa o Europa dell’est ed ha scommesso sull’italianità per il più italiano dei compositori. Scommessa vinta. Senza dubbio. Complimenti!
MTG

LA PRODUZIONE

Direttore                    Giampaolo Maria Bisanti
Regia e luci                Henning Brockhaus
Scene                          Josef Svoboda
Costumi                     Nanà Cecchi
Coreografie               Maria Cristina Madau
Ricostruzione allestimento scenico Benito Leonori
Maestro del coro       Pasquale Veleno

FORM - ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
CORO LIRICO MARCHIGIANO "V. BELLINI
"

GLI INTERPRETI

Macbeth                     Luca Salsi     
Lady Macbeth           Tiziana Caruso
Banquo                       Mirco Palazzi
Macduff                     Thomas Yun
Malcom                      Dario di Vietri
Dama                          Miriam Artiaco
Medico                       Carlo Di Cristoforo
Sicario, Araldo           Andrea Pistolesi
e Domestico  

in coproduzione con
FONDAZIONE TEATRO LIRICO G. VERDI DI TRIESTE
FONDAZIONE TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA
Nuovo allestimento







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NUCCIO, FANALE, PETROVA, DI GIOIA E ARENA BRASS QUINTET AL SECONDO CONCERTO DI VERONA LIRICA, Teatro Filarmonico, Verona, domenica 04 novembre 2012, ore 16,30.

Per il secondo appuntamento con i suoi soci l’associazione Verona Lirica ha pensato ad un cast di giovani e promettenti cantanti, che hanno già all’attivo numerose esperienze nei più importanti teatri del mondo. Un teatro Filarmonico gremito di spettatori ha ospitato una serata ricca di emozioni, come sempre simpaticamente presentata da Davide Da Como. 


Ha aperto il concerto il baritono Donato Di Gioia, che ha sostituito Simone Piazzola indisposto ieri sera. Nell’arco della serata ha    interpretato:   ‘Ah, per sempre io ti perdei’,    dai Puritani di   Bellini, il duetto ‘Madamigella Valery’ col soprano Jessica Nuccio, da La Traviata di Verdi, l’aria della morte di Rodrigo dal  Don Carlo   di Verdi,   e ‘Vien Leonora’,  da La Favorita,  di Donizetti.    Il   pubblico ha apprezzato l’espressività del baritono, che ha ben scandito i testi ed offerto una prestazione canora ‘di cuore’. La sua voce si trova a suo agio soprattutto nelle note tendenti al registro tenorile, offrendo anche  un buon volume ed una buona tenuta vocale.

Il soprano palermitano Jessica Nuccio ha interpretato ‘Il sogno di Doretta’, da La Rondine di Puccini, sempre da La Traviata, l’aria ‘È strano…sempre libera’, applauditissima al termine, e Prendi, per me sei libero’, da L’elisir d’amore di Donizetti. Particolarmente notabile è l’espressività del suo volto mentre impersona le dame delle suddette arie. La giovane cantante offre a chi l’ascolta una mimica non indifferente che colpisce quanto la sua voce, molto acuta e fresca, che offre una buona potenza nelle note più alte, cantate con slancio, e che sta crescendo anche nelle note centrali.

 Il tenore Paolo Fanale ha regalato al suo pubblico l’aria ‘Una furtiva lagrima’ tratta ancora una volta da L’elisir d’amore, da Roméo et Juliette di Gounod ‘Ah leve toi soleil’, Che gelida manina’da La Bohéme di Puccini, e ‘Dalla sua pace’dal Don Giovanni di Mozart. Questo giovane cantante ha una spigliatezza non indifferente nell’interpretare arie difficili e si illumina quando si rivolge al pubblico. La sua voce ha un bel colore molto chiaro ed offre anche una potenza non trascurabile, nonostante la giovane età. Ma sicuramente crescerà ancora quanto a corposità ed agilità.

Il giovane mezzosoprano Olesya Petrova ha stupito il pubblico con la sua prima apparizione italiana. Ha interpretato ‘Acerba voluttà’ da Adriana Lecouvreur di Cilea, da Samson et Dalila di Saint-Saens ‘Mon coeur s’ouvre à ta voix’ e da Cavalleria Rusticana di Mascagni ‘Voi lo sapete o mamma’. Sicuramente è dotata di uno strumento vocale molto potente, pieno e morbido. Tende  ad assumere un suono più cupo e particolarmente scuro nelle note più gravi. Ben eseguiti i pianissimo, ha espresso il meglio della sua vocalità nel registro più acuto.
Degnamente accompagnati al piano gli artisti della serata da una eccellente Patrizia Quarta, che ha fornito in maniera brillante, puntuale e a dir poco ‘orchestrale’, ben più di una base per le arie ascoltate dal pubblico. Un piacere ascoltarla, oltre che vedere quanta passione esprime mentre sfiora o lambisce con intensità i tasti del suo strumento.

Ad integrare i momenti canori con i suddetti artisti, il simpatico e brillante quintetto di ottoni Arena Brass Quintet, che ha letteralmente intrattenuto gli astanti con brani tratti dalle colonne sonore del grande compositore Nino Rota ed altri ispirati al jazzista Henghel Gualdi, celebre in Italia soprattutto negli anni ’60-’70 per aver accompagnato con la sua band Louis Armstrong ai tempi della sua venuta nel nostro paese. Ben eseguito anche un brano da 'West side story' di Bernstein, per poi divertire con una commistione tra gospel e polifonia col brano ‘When the saints…hallelujah’, che unisce il tema del noto canto americano, con la celebre ‘Halleluljah’ di Händel. Molto applauditi per la pregevole esecuzione, hanno anche accompagnato ‘sonoramente’ gli artisti che lasciavano il palco al termine della serata.

Ospite speciale presente in sala il soprano Katia Ricciarelli, che è stata premiata per la sua carriera ed ha rivolto un saluto affettuoso e ricco di ricordi dei passati successi veronesi al suo pubblico. Premiati anche gli artisti che si sono esibiti con un ricordo della partecipazione, la serata è stata lungamente applaudita da un pubblico nuovamente soddisfatto. Per info sulle iscrizioni www.veronalirica.com
MTG 



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LA WALLY – CATALANI, TIROLER LANDESTHEATER, INNSBRUCK, venerdì 02 novembre 2012, ore 19,30

 

Questa celeberrima opera di Alfredo Catalani fu composta tra il 1889 ed il 1891, ispirata al romanzo ‘Die Geier-Wally  di Wilhelmine von Hillern del 1875. Con libretto del grande Luigi Illica, oggi trova più facilmente collocazione nei teatri d’Oltralpe, piuttosto che in Italia. E proprio nel delizioso Tiroler Landestheater di Innsbruck è in programmazione questo dramma lirico, ambientato guarda caso in Tirolo, ove il compositore di Lucca si recò a suo tempo per meglio osservare gli usi e i costumi locali. Con  un buon successo andò in scena il 20 gennaio 1882 al Teatro alla Scala.

 
Il regista Johannes Reitmeier insieme alla drammaturga Susanne Bieler, ed allo scenografo Thomas Dörfler hanno creato una produzione moderna, ma mai in modo eccessivo, ove protagonista assoluto è il ghiaccio, con le sue lastre dai riflessi azzurrini che fanno da sfondo fisso, su cui si muovono elettronicamente i vari ambienti solo accennati, fatta eccezion per la casa dell’austero padre Stromminger, presente effettivamente nel primo atto. In ausilio alle scene fisiche, anche un video proiettore che sottolinea alcuni contenuti della trama. Del tutto di fattura tirolese anche i deliziosi costumi di Michael D. Zimmermann, che hanno ben vestito interpreti e coro, lasciando al pubblico la gioia di immergersi completamente nell’ambientazione locale.
Il soprano Susanna von der Burg ha il carattere ed il temperamento giusti per interpretare la volitiva figlia di Stromminger, Wally. La sua voce ha un ottimo volume, un timbro pieno ed è capace di ben sostenere le note più acute, unitamente ad una notevole grazia, richiesta nei momenti più delicati. La sua aria ‘Ebben? Ne andrò lontana’ ha strappato meritati applausi per convinzione,  capacità interpretativa, e per l’emozione che ha trasmesso. La sua scioltezza sul palco è stata particolarmente evidente anche nel secondo atto, durante la festa a Sölden, nella scena del bacio con Hagenbach.
Grandissimi applausi ha ricevuto Paulo Ferreira, al suo debutto nel ruolo di Giuseppe Hagenbach in questa produzione. La sua voce tenorile molto spinta ha entusiasmato il pubblico in sala, buone le doti attoriali, così come l’intesa col personaggio di Wally. Molto intensa la sua interpretazione nell’ultimo atto di ‘Oh! Come  furon lunghi i dì’e dell’aria Vieni vieni una placida vita in duetto con Wally, prima del tragico finale.
Una autentica ovazione ha accompagnato l’uscita sul palco di Susanne Langbein nei panni del claudicante amico Walter. Pur con qualche piccola pecca di pronuncia, la sua interpretazione ha convinto come la sua voce chiara ed acuta. Ben eseguita la ‘Canzone dell'edelweiss’ e molto buona è parsa la sua intesa in scena col soprano Susanna von der Burg.
 
Vincenzo Gellner aus Hochstoff è stato impersonato da Bernd Valentin. Il baritono ha ben interpretato l’uomo disperatamente innamorato e pronto a tutto, grazie anche alla sua voce che è in grado di produrre un colore chiaro/scuro molto interessante. Ben hanno figurato il vecchio padre Stromminger, Marc Kugel, anche se talvolta la sua voce è stata sovrastata dall’orchestra; Afra, ben cantata dal mezzosoprano Melanie Lang, dotata di una voce calda e molto disinvolta sul palco; e ben recitato e cantato anche il ruolo del soldato Johannes Wimmer, davvero simpatico in scena.
Particolarmente bravo il Coro del Tiroler Landestheater, che ha ben cantato con buona dizione ogni sua parte e prestato buona presenza scenica, coadiuvata dalla ricchezza dei costumi.
L’orchestra sinfonica tirolese di Innsbruck ha fornito una prestazione davvero pregevole sotto la direzione del bravo Maestro Vito Cristofaro. Il gesto è sicuro, molto chiaro, non ha bisogno di sbracciarsi tanto perché i suoi musicisti lo seguano. La buona acustica del teatro ha consentito di gustare a pieno le note dirette dal Maestro italiano con precisione e sensibilità nei quattro atti dell’opera. Omaggiato dal pubblico con molti applausi, ha salutato insieme al cast gli appassionati che per molti minuti hanno esternato la soddisfazione per aver assistito ad una bella produzione, in una magnifica serata tirolese.
MTG
 
 
LA PRODUZIONE
Regia                                     Johannes Reitmeier
Direttore d’orchestra           Vito Cristofaro
Scene                                     Thomas Dörfler
Costumi                                 Michael D. Zimmermann
Luci                                        Johann Kleinheinz
 
GLI INTERPRETI
 
Stromminger                         Marc Kugel
Wally                                     Susanna von der Burg        
Giuseppe Hagenbach           Paulo Ferreira
Vincenzo Gellner                  Bernd Valentin
Afra                                      Melanie Lang
Walter                                   Susanne Langbein  
Alter Soldat                           Johannes Wimmer
 
Chor des TLT & Extrachor des TLT

Tiroler Symphonieorchester Innsbruck

 
 
 
 

 

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RANCATORE E NANASI INAUGURANO LA STAGIONE SINFONICA AL TEATRO RISTORI, VERONA sabato 20 ottobre 2012, ore 20,00 (replica 21 ottobre alle 17,00)


Un prezioso scrigno musicale è sito nel cuore della città nota in tutto il mondo per la sua Arena: il Teatro Ristori. Da poco tornato a nuova vita, ha ospitato ieri sera il concerto inaugurale della stagione sinfonica dell’orchestra areniana, dopo il concerto di gala tenutosi la sera prima. Protagonisti il soprano Desirée Rancatore, ormai consacrata a livello mondiale tra le regine della lirica italiana, ed il direttore d’orchestra Henrik Nánásiche recentemente è stato nominato direttore musicale della Komische Oper di Berlino per la stagione 2012-13.


Il programma eseguito in serata ha previsto, nell’ordine: di Wolfgang Amadeus Mozart, arie da concerto per soprano e orchestra: ‘Et incarnatus est’, dalla Messa in do minore, e ‘Se tutti i mali miei’, tratta da Metastasio e scritta a soli 14 anni durante un soggiorno a Roma. Di Joseph Haydn, l’orchestra ha eseguito la Sinfonia n. 88, una delle composizioni che furono destinate al pubblico parigino, e nella seconda parte la Sinfonia n. 4 di Ludwig van Beethoven, non nota come le altre, ma che è considerata comunque una pagina musicale raffinata e di gradevole ascolto. Era prevista anche la splendida e difficile aria di Mozart ‘Ah, se in ciel, benigne stelle’, ma il pubblico è stato avvisato che per lieve indisposizione del soprano non sarebbe stata eseguita. 
Nonostante ciò, Desirée Rancatore ha fornito una performance pregevole ed è riuscita comunque a dar prova di grande padronanza tecnica, dominio della emissione vocale, evidenziando le varie sfumature del suo strumento e mostrando anche un colore ricco e corposo nel registro medio, nonché grande intensità nell’interpretazione. Anche in questo caso, il pubblico è rimasto molto colpito dalla sua performance ed ha continuato ad applaudire senza sosta tra una apparizione sul palco e l’altra.

Davvero in grande spolvero l’Orchestra dell’Arena di Verona, grazie anche alla conduzione del Maestro Henrik Nánási. Il direttore d’orchestra non lascia mai nulla al caso, accompagna le note in modo molto evidente ed il suo gesto è sempre ben recepito dai musicisti. Molto scenografico anche il suo modo di condurre, quasi a ‘danzare’ sulle note dei sommi Mozart,  Haydn e Beethoven,  ha regalato all’orchestra un colore ed una dinamicità di suoni squisiteLungamente applaudito, il maestro è stato chiamato più volte sul palco a raccogliere i frutti di quanto seminato.
Il teatro Ristori offrirà altri tre concerti dedicati a questi sommi esponenti del classicismo viennese fino a fine novembre. Poi la stagione proseguirà al Filarmonico.
MTG

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DON CARLO – GIUSEPPE VERDI, (Versione di Modena 1886), Teatro Comunale "Luciano Pavarotti", Modena, venerdì 19 ottobre, ore 19,00.


Qualora si pensi ad un mondo d’altri tempi, alle tipiche dimore principesche, ai costumi sfarzosi e a tutto ciò che di affascinante e sognante può derivarne, il Don Carlo è l’opera che fa per questo genere di aspirazione. Siamo nel XVI secolo alla corte di re Filippo II di Spagna, il quale sposa la donna precedentemente promessa al figlio Carlo per motivi politici (la pace di Cateau-Cambrésis), gettandolo nella disperazione; così i temi del romanzo ‘cappa e spada’ ci sono tutti: amore contrastato ed impossibile, gelosia, politica, guerra, religione, che non si distaccano affatto dal mondo in cui viviamo oggi e per questo ben sentiti dal pubblico. L’opera trae il suo spunto dal dramma di Schiller, che a sua volta si basò su una fonte storica, la ‘Nouvelle historique’ del 1672 dell'abate Saint-Real. Fu scritta in francese per l’Opéra di Parigi dove fu rappresentata in primis l’11 marzo 1867, per poi essere rimaneggiata in più riprese fino alla versione italiana del 10 gennaio 1884 del Teatro alla Scala. 


La versione in scena questa settimana e con ultima replica domenica pomeriggio a Modena è quella proposta proprio per la città emiliana nel 1886 in cinque atti. Il regista Joseph Franconi Lee ha pensato ad una regia assolutamente tradizionale, grazie anche allo splendido lavoro dello scenografo e costumista Alessandro Ciammarughi, i cui magnifici costumi cinquecenteschi hanno reso giustizia ai personaggi in scena, ed i pannelli dipinti hanno fatto da sfondo alle vicende susseguitesi nella narrazione. Pertanto ci si trova davanti ad una base fissa in legno che rappresenta il tribunale dell’Inquisizione, dietro al quale i pannelli dipingono man mano le varie ambientazioni: dalla iniziale foresta di Fontainebleau, fino al chiostro del convento di San Giusto nell'ultimo atto. Sul palco si alternano oggetti importanti come la tomba di Carlo V, o la fontana dei giardini della Regina.  Regia e scene che si ispirano  alla tradizione di Luchino Visconti.
Filippo II è interpretato da Giacomo Prestia: il basso fiorentino è riuscito a rendere in maniera convincente il personaggio del sovrano fiero ed austero davanti alla sua corte, ma profondamente ferito nell’orgoglio e nel cuore dalla donna che ha sposato e non lo ama. La sua voce corposa riesce a rendere al meglio proprio nelle note più basse, e con intensità largamente omaggiata dal pubblico ha emozionato soprattutto con la celebre ‘Ella giammai m'amò...!’.

Sergio Escobar, nel ruolo dell’infante di Spagna, ha uno strumento molto notevole, che già si nota dall’iniziale ‘Fontainebleau! Foresta immensa..'. Il volume della sua voce è tale come pochi attualmente e non teme la forza dell’orchestra, anche nei momenti più intensi. Il colore è chiaro, gli acuti sono abbastanza ben sostenuti, ed il suo stile è molto elegante. È stata buona l’intesa col personaggio di Elisabetta, ma ancor meglio ed apprezzata dal pubblico la fusione con la voce e con il personaggio dell’amico fraterno Rodrigo di Posa, col quale ha dato vita ad emozionanti momenti musicali, come nella scena terza del secondo atto, calorosamente applaudita.
Elisabetta di Valois è una brava Cellia Costea, dotata di una bella voce molto calda e corposa all’ascolto, ma anche acuta laddove la partitura lo richieda. Volume pregevole, ha reso il ruolo della regina con eleganza e bella presenza scenica. La celebre aria ‘Tu che la vanità ’' ha commosso il pubblico che l’ha omaggiata con applausi calorosi al termine.

Autentiche ovazioni ha ottenuto il baritono Simone Piazzola, nel ruolo del suddetto Rodrigo di Posa. La sua voce è parsa particolarmente in forma ed anche la sua interpretazione del personaggio ben riuscita. Sicuro e convincente, ha saputo rendere giustizia al Marchese ed ha regalato forti emozioni con la sua resa della dipartita nel pronunciare le parole Ah! ... di me... non... ti... scordar...! .
Il Grande Inquisitore, impersonato da Luciano Montanaro è reso in modo quasi spettrale: personaggio impassibile e funesto, cantato con voce profonda che ben si adatta al ruolo, a rappresentare il terrore che l’Inquisizione diffondeva al tempo di questi accadimenti. Ben eseguito  il duetto con il Re nel quarto atto :‘Son io dinanzi al Re...?’.
La Principessa Eboli è ben resa sia scenicamente che vocalmente da Alla Pozniak, dal timbro vocale molto particolare, particolarmente scuro e pastoso, che si destreggia bene sia nelle note gravi, che in quelle del registro più acuto. Piacevole la ‘canzone del velo’, in cui ben riuscito è l’impasto con la voce di Irène Candelier, molto brava nel doppio ruolo di Tebaldo, paggio d'Elisabetta, nonché Voce dal cielo.
Sono stati applauditi e hanno ben interpretato il ruolo anche  Paolo Buttol, nel ruolo di un Frate, intenso e compartecipe, Giulio Pelligra, Il Conte di Lerma, nonché Marco Gaspari, un Araldo Reale.       

Buona resa del Coro Lirico Amadeus - Fondazione Teatro Comunale di Modena, condotto da Stefano Colò, che ha ben accompagnato sia i momenti più leggeri che quelli drammaticamente più intensi. La direzione dell’Orchestra regionale dell’Emilia Romagna è stata affidata al Maestro Fabrizio Ventura. Molto partecipe nella conduzione, dal gesto ampio ed evidente,  ha spinto molto sulle note verdiane, talvolta anche in maniera un po’ eccessiva, ma riuscendo comunque a sottolineare gli eventi in scena in modo significativo.

Tanti applausi alla fine, pubblico entusiasta, e siamo lieti che le note straordinarie del meraviglioso Giuseppe Verdi possano risuonare ancora in teatri-gioiello come è successo ieri sera a Modena.

MTG

LA PRODUZIONE

Direttore                                    Fabrizio Ventura
Regia                                         Joseph Franconi Lee
Scene e costumi                        Alessandro Ciammarughi
Luci                                            Nevio Cavina
Movimenti coreografici             Marta Ferri
Assistente alle scene e              Fulvia Donatoni
ai costumi 
Scene dipinte da                        Rinaldo Rinaldi, Maria Grazia Cervetti, Keiko Shiraishi
nella Sala di scenografia del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena


Maestro del coro                       Stefano Colò

GLI INTERPRETI

Filippo II, Re di Spagna             Giacomo Prestia
Don Carlo, Infante di Spagna    Sergio Escobar
Rodrigo, Marchese di Posa      Simone Piazzola
Il Grande Inquisitore                 Luciano Montanaro
Un Frate                                     Paolo Buttol
Elisabetta di Valois                   Cellia Costea
La Principessa Eboli                 Alla Pozniak
Tebaldo, paggio d'Elisabetta/ 
Una voce dal cielo                    Irène Candelier
Il Conte di Lerma                     Giulio Pelligra
Un araldo reale                         Marco Gaspari
                     

ORCHESTRA REGIONALE DELL'EMILIA-ROMAGNA
Coro Lirico Amadeus - Fondazione Teatro Comunale di Modena
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza



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CONCERTO D’APERTURA VERONA LIRICA – VERONA, TEATRO FILARMONICO, domenica 14 ottobre 2012, ore 16,30


Nata dalla fusione dei circoli lirici ‘G. Verdi’ e ‘G. Zenatello’, l’associazione musicale  Verona Liricaha aperto ieri pomeriggio la sua seconda stagione di concerti lirici nella splendida sede del Teatro Filarmonico in grande stile, per la prima volta con l’Orchestra dell’Arena di Verona ad accompagnare gli artisti.
Tra le autorità presenti in sala anche il sindaco Flavio Tosi, mentre sul palco hanno dato il  benvenuto ai numerosi soci accorsi il presidente dell’associazione Giuseppe Tuppini ed il vicepresidente Luigi Cobianchi. Protagonisti della serata il soprano Susanna Branchini, il tenore Rudy Park, il baritono Aris Argiris, ed il basso Marco Vinco. A dirigere l’orchestra dell’Arena il Maestro Giorgio Croci.

Un programma molto ricco ed interessante diviso in due parti ha intrattenuto il pubblico in sala per circa tre ore di melodie intramontabili ed emozionanti. Il soprano Susanna Branchini ha estasiato il pubblico con la sua voce calda e molto duttile, capace di suoni pieni ed acuti ben tenuti e dall’ottimo volume, nonché dotata di buone capacità interpretative che hanno emozionato i soci in sala man mano che le sue esecuzioni si susseguivano. Ha eseguito dalla Wally di Alfredo Catalani ‘Ebben ... ne andrò lontana’, il terzetto‘Tace la notte!’ con il tenore Rudy Park ed il baritono Aris Argiris dal Trovatore di Giuseppe Verdi, ed il bellissimo duetto d’amore del primo atto della Tosca di Puccini, sempre col tenore coreano.
Rudy Park ha una voce molto potente ed una presenza scenica notevole. Pur tendendo talvolta a colpire sulle note più acute, ha dimostrato dimestichezza con il repertorio d’arie offerto ed ottenuto una autentica ovazione al termine dell’aria più amata ed eseguita dai tenori: ‘Nessun dorma’ dalla Turandot di Giacomo Puccini. Molto applaudite anche le suddette arie dal Trovatore e dalla Tosca in compagnia dei colleghi protagonisti di questa serata. 
Il baritono Aris Argiris presenta una vocalità piuttosto chiara tendente quasi al registro tenorile. Molto applaudito per l’esecuzione del Prologo da Pagliacci di Leoncavallo, così come per l’aria tratta da Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi ‘Alla vita che t’arride’, ad anche per il citato terzetto del Trovatore.
Chiude la compagine canora il basso Marco Vinco, che ha divertito il pubblico con la sua esecuzione dell’aria del catalogo dal Don Giovanni di Mozart, con la sua mimica ed efficacia espressiva, ha ben eseguito ‘Ella giammai m’amò’ dal Don Carlo di G. Verdi, nonché ‘La calunnia’ dal Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.
Delle autentiche perle ha regalato l’Orchestra dell’Arena di Verona al suo pubblico: la ‘Ouverture’ da ‘Le nozze di Figaro’di Mozart, l’Intermezzo’ di Cavalleria Rusticana di Mascagni, la ‘Ouverture’ da ‘I Vespri siciliani’ di Verdi, e a concludere la serata, finale scoppiettante con la ‘Ouverture’ dal Guglielmo Tell di Rossini, che ha fatto balzare in piedi la platea per una standing ovation finale. Nel complesso ben eseguiti sia i brani musicali che l’accompagnamento agli artisti, l’orchestra areniana è stata guidata da un particolarmente ispirato  Giorgio Croci, che ha condotto l’ensemble con precisione e dinamicità.

Premiati tutti i protagonisti per i loro meriti artistici, il pubblico ha manifestato lodi ed apprezzamenti per gli artisti. Una bella serata per tutti, ricca di emozioni e di gioia, che ci ricorda quanto meravigliosa sia la musica che autentici geni hanno composto per la gioia dei sensi di chi le ascolta e che fa desiderare di godere di tali delizie ancora per molto tempo in futuro.
Per info sulle iscrizioni e sui prossimi eventi www.veronalirica.it
MTG



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TOSCA – GIACOMO PUCCINI, TEATRO GRANDE DI BRESCIA, 5 ottobre 2012, ore 20,30 (in replica il 7 alle ore 15,30 e a seguire nel Circuito Lirico Lombardo)


Quando nel 1889 Puccini assisté alla messa in scena del dramma omonimo del francese Sardou ne rimase estasiato, e immediatamente avviò le pratiche per poterne ricavare quest’opera straordinaria, che è a tutt’oggi tra le più amate da melomani e cantanti lirici. Rimaneggiata più volte dal compositore,  questo capolavoro intriso di sangue e lacrime venne alla luce il 14 gennaio del 1900 proprio a Roma, città in cui tutto si svolge.

L’ambientazione che la regista Elena Barbalich ha pensato e realizzato grazie alle scene di Tommaso Lagattolla potrebbe essere definita ‘un classico contemporaneo’. Il buio iniziale lascia il posto man mano agli elementi dei singoli ambienti che vengono illuminati o proiettati di volta in volta. Come dei flash fotografici su uno sfondo nero, si offrono allo sguardo del pubblico le varie cappelle della Chiesa di S. Andrea della Valle nel primo atto, lo studio di Scarpia in Palazzo Farnese nel secondo, e la piattaforma di Castel S. Angelo nell’ultimo atto, avvolta dalla foschia. Il tutto corredato da alcuni elementi di arredo classici in stile ottocentesco, e da costumi molto ricchi e decisamente ispirati alle regie tradizionali, come il classico abito rosso della protagonista nel secondo atto.  

Floria Tosca è interpretata dal soprano albanese Mirjam Tola, dotata di una voce interessante che offre dei buoni toni acuti e una certa dimestichezza nei diversi registri. Anche se ieri sera la sua interpretazione della celebre cantante non è stata particolarmente intensa come questo ruolo drammatico  richiederebbe, ha la stoffa per crescere ancora ed offrire delle ottime prestazioni. Applaudita è stata infatti la celebre aria ‘Vissi d’arte’, come buona è parsa l’intesa col personaggio di Cavaradossi.
Il pittore destinato a triste fine è stato interpretato da Rubens Pelizzari, che ha offerto una bella prestazione canora, con una voce dal colore chiaro, buon volume  e sicura nella sua emissione. Molto applaudito per come ha eseguito le arie ‘Recondita armonia’, ‘e Lucean le stelle’, ed intensa la sua interpretazione del duetto con Tosca ‘O dolci mani..mansuete e pure’. Il pubblico lo ha omaggiato di forti applausi e vari apprezzamenti alla fine della recita.

Sebastian Catanaha impersonato un barone Scarpia imponente e sicuro di sé. Pur possedendo una voce dal colore meno scuro di quanto il crudele capo della polizia dovrebbe avere, è riuscito comunque a dar vita ad un personaggio cupo, fosco e crudele. Di grande impatto la sua interpretazione mentre il coro intona il ‘Te Deum’, nel finale del primo atto, con la processione di sacerdoti che entra in grande giubilo da una porta ad arco apparsa al centro del palco. Il pubblico gli ha tributato una vera ovazione alla fine della rappresentazione.

Bravi ed applauditi anche il fuggiasco Angelotti, Ziyan Atfeh, ed il simpatico sagrestano, Paolo Maria Orecchia, che hanno offerto una buona prestazione canora in linea col ruolo impersonato. Apprezzati allo stesso modo anche Paolo Antognetti e Daniele Cusari, rispettivamente l’unonel ruolo di Spoletta e l’altro nel doppio ruolo di Sciarrone/un Carceriere. Anche il coro del Circuito Lirico Lombardo ed il Coro Voci Bianche sono stati molto apprezzati dagli appassionati in sala, molto ben preparati rispettivamente da Antonio Greco e Hector Raul Dominguez.

Fiore all’occhiello della serata è stata l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano. Il direttore Giampaolo Bisanti ha mostrato tutta la sua esperienza e grande passione nel dirigere questo capolavoro di difficile esecuzione. Le melodie si sono susseguite in un vortice di note ben dirette che hanno emozionato il pubblico dalla prima all’ultima scena. Grazie ad un gesto preciso e sicuro, grande è stata l’intesa con gli interpreti sul palcoscenico, ottima la fusione con i musicisti in buca. Il Maestro si è emozionato ed ha sofferto con i personaggi, ha spinto l’orchestra nei momenti più drammatici, per poi accarezzare le note con dolcezza negli attimi più delicati o di suspense. Gli appassionati in platea e nei palchi lo hanno letteralmente sommerso di applausi scroscianti e grida di stima alla fine della serata.

E ancora una volta il nostro ringraziamento va soprattutto al sommo Puccini,  che grazie alle sue  intramontabili composizioni, continua ogni volta a regalarci momenti di vera magia in musica.

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore e direttore    Giampaolo Bisanti
Regia                                                 Elena Barbalich
Scene e costumi                                Tommaso Lagattolla
Luci                                                   Giuseppe Ruggero
Maestro del coro                              Antonio Greco
Maestro coro voci bianche              Hector Raul Dominguez

GLI INTERPRETI

Floria Tosca,                                     Mirjam Tola                                                 
Mario Cavaradossi,                         Rubens Pelizzari
Il Barone Scarpia,                            Sebastian Catana
capo della polizia
Cesare Angelotti                               Ziyan Atfeh
Il Sagrestano                                    Paolo Maria Orecchia
Spoletta, agente di polizia                Paolo Antognetti
Sciarrone, gendarme/                     
Un carceriere                                   Daniele Cusari 


ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI  DI  MILANO
Coro Circuito Lirico Lombardo
Coro voci bianche Istituto superiore di studi musicali ‘Claudio Monteverdi di Cremona’

Coproduzione teatri Circuito Lirico Lombardo
Teatro Grande di Brescia
Teatro Fraschini di Pavia
Teatro Ponchielli di Cremona
Teatro Sociale di Como – As.Li.Co.
Allestimento Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari



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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE, 23 settembre 2012, ore 15,30 (in replica fino al 29 settembre)


Quando Victor Hugo scrisse ‘ Le roi s’amuse’ nella prima metà del 1800, narrò le vicende reali del libertino re di Francia Francesco I e della sua corte dissoluta. Da questo dramma Giuseppe Verdi trasse spunto per la trama della sua opera che, insieme alle altre due della cosiddetta Trilogia Popolare (Rigoletto, Traviata e Trovatore), è una delle più rappresentate e di maggior successo ancora oggi. Così, cambiando debitamente nomi e riferimenti, dalla corte di Francia si passò a quella non più esistente di Mantova, dove a prender vita sono le storie del povero gobbo e di sua figlia, che per amore di un uomo immeritevole, compie il gesto di sacrificio fatale che concretizza la maledizione lanciata sull’infelice genitore.


A Venezia la prima dell’opera fu allestita l’11 marzo 1851. E ieri sera, ancora una volta, il pubblico veneziano ha potuto godere di questa opera immortale. Il regista Daniele Abbado ha riproposto la scenografia ideata nel 2010, estremamente essenziale per una ambientazione contemporanea, sottolineata dai costumi di  Alison Chitty. Il palco pressoché vuoto è semplicemente riempito con delle strutture rigide ed arcuate che si muovono lungo la scena a formare porte o finestre, e gli unici effetti visibili sono attuati dalle luci in toni piuttosto cupi. Molto spazio viene dunque lasciato all’immaginazione di pubblico e protagonisti nel vivere i drammi narrati.

 Abbigliato come un pagliaccio, Dimitri Platanias interpreta un Rigoletto molto intenso ed appassionato, la cui recitazione ha suscitato forti emozioni tra il pubblico. La sua voce baritonale è molto corposa, dal buon volume, e scura, degna del suo ruolo. Grande intesa col personaggio di Gilda, con cui è stato molto applaudito soprattutto nei duetti:Figlia! Mio padre!’, nella celeberrima‘Sì, vendetta, tremenda vendetta’, e nel commuovente finale. Al termine della rappresentazione ha ricevuto una standing ovation da parte degli appassionati in platea. 

Gilda è interpretata da una Desirée Rancatore profondamente immedesimata nel personaggio. La sua voce inconfondibile è talmente duttile da cambiare notevolmente a seconda di ciò che avviene in scena: super acuta nelle note più alte, riesce a produrre dei pianissimo intensi e ben sostenuti  nei momenti più delicati, per poi diventare particolarmente corposa e scura nelle scene più drammatiche. La famosissima aria ‘Caro nome’ è cantata con intensità interpretativa e tecnica vocale davvero notevoli. La sua interpretazione della fanciulla illusa e delusa dall’amore ha convinto ad ogni atto ed ha strappato molti applausi di ammirazione. 

Gianluca Terranova, nel ruolo del Duca di Mantova, ha una voce molto chiara ed acuta. Anche se non particolarmente in linea con quanto il bravo tenore sappia offrire solitamente, ieri sera si è distinto soprattutto per le sue capacità attoriali, ben messe in luce dal personaggio del nobile seduttore, ed il pubblico ha ugualmente apprezzato le sue esecuzioni di ‘Questa o quella per me pari sono ’, del duetto con Gilda ‘È il sol dell'anima ‘, e de ‘La donna è mobile’. Buona l’intesa in scena col soprano Desirée Rancatore.

Applauditi ed apprezzati anche Gianluca Buratto ed Anna Malavasi, rispettivamente nei ruoli di Sparafucile e Maddalena. Molto ben interpretati i loro personaggi e davvero ottima la prova canora, con delle voci interessanti e convincenti.
Bella prestazione interpretativa e vocale è stata offerta anche, tra gli altri, da Elena Traversi, Luciano Batinic, e Luca Dall’Amico, rispettivamente nei ruoli della contessa di Ceprano, del conte di Monterone, e del conte di Ceprano.

Il coro del Teatro La Fenice diretto da Claudio Marino Moretti ha offerto ancora una volta una lodevole prestazione tecnica ed interpretativa, così come il corpo di ballo, che , con le coreografie di Simona Bucci ha offerto anche momenti di sensualità al pubblico in sala.
L’orchestra della Fenice guidata del maestro Diego Matheuz ha ben brillato ieri sera. Il direttore ha tenuto in pugno l’organico, ma sempre con un occhio ben attento ai cantanti. Ha saputo donare carattere di intensità e commozione alla musica, così come brillantezza e leggerezza, a seconda degli accadimenti in scena. Tanti gli applausi tributati alla sua conduzione.

Con innumerevoli ovazioni ai protagonisti, il pubblico ha lasciato la sala ancora una volta molto soddisfatto ed emozionato.

MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore             Diego Matheuz
e direttore
regia                                       Daniele Abbado
regista collaboratore              Boris Stetka
scene e costumi                      Alison Chitty
coreografia                             Simona Bucci
light designer                          Valerio Alfieri



GLI INTERPRETI

Il duca di Mantova                 Gianluca Terranova
Rigoletto                                 Dimitri Platanias
Gilda                                      Desirée Rancatore
Sparafucile                             Gianluca Buratto
Maddalena                             Anna Malavasi
Giovanna                                Annika Kaschenz
Il conte di Monterone             Luciano Batinic
Marullo                                  Armando Gabba
Matteo Borsa                          Iorio Zennaro
Il conte di Ceprano                 Luca Dall’Amico
La contessa di Ceprano          Elena Traversi
Un usciere di corte                 Antonio Casagrande
Un paggio della duchessa      Emanuela Conti

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

con sopratitoli  allestimento Fondazione Teatro La Fenice









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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE, 4 settembre 2012, ore 19,00


Il bellissimo romanzo ‘La Dame aux Camélias’ di Alexandre Dumas figlio è la fonte principale di questa che è senza dubbio una delle opere più rappresentate ed amate da pubblico ed artisti, e che vide la sua prima messa in scena proprio qui, a Venezia, il 6 marzo 1853. E non si può credere che fu un insuccesso, vista l’enorme popolarità di cui gode oggigiorno anche tra i meno esperti in campo musicale. Comunque la si metta in scena, ambientata ai giorni nostri o secoli addietro, le sfortunate vicende della donna di mondo innamorata prima della bella vita e poi dell’amore stesso, suscitano sempre un profondo coinvolgimento in chi le ascolti e le osservi da vicino.


Una peccatrice, una donna le cui debolezze e virtù non hanno davvero tempo. Gioca molto sulla sua sensualità il regista Robert Carsen, che sottolinea più volte anche l’importanza del denaro nella vita della protagonista, con cascate di banconote che volano nell’aria, ora lanciate dai protagonisti, ora a cospargere il suolo come un manto di foglie secche nel primo quadro del secondo atto, per esempio.
E altra grande protagonista di questa produzione è proprio la scenografia; essenziale per certi versi, ma di forte impatto, e di ambientazione come si suole dire ‘moderna’. Patrick Kinmonth, che ne è il creatore, ha pensato anche a dei costumi molto accattivanti e sfavillanti nei colori e nelle forge. Basti pensare a quanto eccentrici sono i ballerini nel secondo atto per il balletto mentre il coro intona Noi siamo zingarelle’ e poi ‘E' Piquillo un bel gagliardo’, immersi nell’oro dei tessuti e con molte trasparenze. 
Per il resto, la casa di Violetta nel primo atto è rappresentata dal suo letto al centro, a cui si aggiungono poi dei tavolini per la festa ed un pianoforte bianco, lasciato suonare dal protagonista. Sullo sfondo, si intravvede un bosco attraverso la grande finestra della stanza dietro al letto. La festa di Flora nel già citato secondo atto si svolge in un salone accennato dai vari tavolini e popolato dal bravo coro e dalle comparse. Al soffitto una tipica sfera multi sfaccettata da discoteca. Nell' atto conclusivo colpisce la stanza di Violetta che lascia il posto ad una specie di cantiere edile, con una impalcatura sullo sfondo, ed un tavolino con vari barattoli ed utensili del mestiere. Una toilette si nasconde dietro una porta aperta. La povera sventurata lascia il nostro mondo tra le braccia di Alfredo sul nudo pavimento.

Il cast che ieri sera ha animato questa produzione è tutto di giovani di belle speranze. Violetta è una brava Jessica Nuccio, molto applaudita sia dopo la celeberrima ‘È strano! È strano...Follie!...Sempre libera’, che dopo ‘Parigi, o cara Gran Dio! Morir sì giovane’. Il soprano palermitano ha una bella voce giovane e chiara che sicuramente farà parlare di sé. Il giovane  tenore Ji-Min Park ha rappresentato il personaggio dell’amore di Violetta con sempre crescente convinzione e presenza scenica. Molto apprezzati sono stati  i suoi duetti con la suddetta, tra cui il ben notoLibiamo ne' lieti calici’, e lo struggente ‘ .. Amami Alfredo.’
Un grande Giorgio Germont è stato impersonato dal baritono Simone Piazzola, la cui voce è forte, corposa e profonda, e la sua interpretazione del padre preoccupato per il futuro del figlio è stata veramente convincente, grazie anche alle sue indubbie capacità attoriali. Molto applaudito al termine dell’aria ‘Di Provenza il mar, il suol’. 

Si sono distinti, tra gli altri, anche  Annika Kaschenz, nel ruolo di Flora Bervoix,  Marina Bucciarelli,  nel ruolo di Annina, e Luca Dall’Amico, nel ruolo del dottor Grenvil, dalla presenza scenica davvero notevole.
L’orchestra della Fenice è affidata alla bacchetta del Maestro Diego Matheuz. Il giovane direttore colpisce per la sua incredibile disinvoltura nel dirigere un’opera impegnativa come questa. Mostra molta sicurezza nel gestire il gran numero di musicisti, riuscendo a trasmettere tanto vigore alla musica quanto profondo sentimento nei momenti più commoventi, come gli applausi della platea hanno fatto intendere alla fine della rappresentazione.

Gli apprezzamenti non sono mancati alla fine della serata, per un’opera che lascia sempre il segno, come il grande Verdi l’aveva pensata. Repliche fino al 30 Settembre.   
MTG.                  


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore e direttore       Diego Matheuz
Regia                                                  Robert Carsen
Scene e costumi                                 Patrick Kinmonth
Coreografia                                       Philippe Giraudeau
Light designer                                   Robert Carsen e Peter Van Praet

GLI INTERPRETI

Violetta Valery                                   Jessica Nuccio
Alfredo Germont                                Ji-Min Park
Giorgio Germont                                Simone Piazzola
Flora Bervoix                                     Annika Kaschenz
Annina                                                Marina Bucciarelli
Gastone, visconte di Letorieres          Iorio Zennaro
Il barone Douphol                             Armando Gabba
Il dottor Grenvil                                 Luca Dall’Amico
Il marchese d Obigny                         Matteo Ferrara
Giuseppe                                            Roberto Menegazzo
Un domestico di Flora                      Nicola Nalesso
Un commissionario                           Massimiliano Liva
Maestro del Coro                               Claudio Marino Moretti

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE







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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, 1 settembre 2012, ore 21,00


‘E avanti a lui tremava tutta Roma!’. Tale strale avrebbe lanciato Floria Tosca se il clima impervio non le avesse impedito di farlo; e così ha tremato, per le nuvole minacciose che scalfivano il cielo, il pubblico recatosi per l’ultima recita della celeberrima opera pucciniana all’Arena di Verona. Infatti, causa maltempo, questi ha potuto gustare soltanto il primo spettacolare atto completo, ed una parte del secondo. La Tosca che quest’anno è stata riproposta al suo affezionato pubblico veronese, può concorrere degnamente, per maestosità e cast, con quella prima incredibile del 14 gennaio 1900 che il Teatro Costanzi di Roma ospitò, avendo come responsabile dell’ allestimento teatrale Tito Ricordi.


Il regista Hugo De Ana ha creato un setting impressionante in cui gli effetti di chiaro - scuro creano suspense e pathos al momento giusto. Una corsia centrale corre lungo tutto il palcoscenico poggiandosi su una base ampia, rivestita di volta in volta di materiali diversi a seconda dell’ambientazione; la chiesa di S. Andrea della Valle è arricchita man mano con classici arredi sacri come panche e tele, tra cui ovviamente l’enorme dipinto di Cavaradossi ed il suo tavolo da lavoro, dietro cui si cela la grande testa d’angelo con la sua spada gigantesca che poggia sul pavimento quasi ad infilzarvisi; di grande effetto l’ingresso della processione per il Te Deum, con le comparse adornate di ricchissimi costumi clericali, croci, colonne di luci, e lo spettacolare coro illuminato a giorno che compare in fila sullo sfondo da una impalcatura celata dall’ombra, quasi volasse. Con alcuni accorgimenti la scena viene trasformata nello studio di palazzo Farnesi, ove si consuma il secondo atto, per tramutarsi infine nella piattaforma di Castel S. Angelo, con cannoni e mura di mattoni per la scena finale.  

Il cast, fino a che si è potuto sentire, ha sfoggiato una straordinaria Martina Serafin nel ruolo di Floria Tosca, che possiede una voce possente, piena e calda, dal bel colore e volume; un carisma ed una presenza scenica che le permettono di accentrare su di sé l’attenzione del pubblico. Straordinaria la sua immedesimazione nel personaggio. E' apparsa  in scena in un bellissimo abito verde-oro, sempre curato da Hugo De Ana , e con il tenore Aleksandrs Antonenkonei panni di Cavaradossi ha interpretato un primo atto intenso e coinvolgente. Applaudita l’aria ‘Recondita armonia’ del tenore, dotato di una voce dal timbro forte, deciso, e molto dolce.

Il sagrestano, impersonato da Marco Camastra,  ha offerto momenti di simpatia ed ottima  vocalità, molto apprezzati dal pubblico. Al suo ingresso Alberto Mastromarino, alias Scarpia, mette quasi sull’attenti la platea, con la sua convincente interpretazione del barone autoritario ed insensibile, grazie ad una voce baritonale di grande spessore, come si è ascoltato in ‘Tre sbirri ... una carrozza’. Lo sventurato Angelotti, Alessandro Guerzoni, ha anch’egli dato buona prova interpretativa e vocale.
Il coro è molto protagonista della scena e spesso ne occupa gran parte, e come in tutte le altre produzioni areniane si è ben distinto  vocalmente; straordinario nel ‘Te deum’, come detto, ben preparato da Armando Tasso; stesso dicasi per il coro voci bianche A. d'A.Mus., condotto da Marco Tonini.

L’orchestra dell’Arena di Verona ormai viaggia sicura sui binari della impeccabile conduzione del Maestro Marco Armiliato, il quale mostra un ampio gesto sicuro e preciso, allo stesso tempo ricco di grazia ed eleganza, in virtù del quale i musicisti eseguono in modo scorrevole e con vigore la musica ricca di sentimento e tragedia che il compositore ha pensato per queste vicende drammatiche.

Come si temeva, superata una prima interruzione agli inizi del secondo atto, pochi minuti dopo la seconda ripresa, il brutto tempo ha avuto la meglio alla fatidica frase ‘Nel pozzo…nel giardino’, pronunciata dalla celebre cantante in ambasce per la sorte del suo amato pittore. Cade la pioggia: recita interrotta.

Al pubblico è rimasta l’emozione per quanto di bello ha assaporato, ed il desiderio di tornare presto, per gustarlo al completo.
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore

Marco Armiliato
Regia, scene, costumi e luci
Hugo De Ana
Direttore voci bianche
Marco Tonini
Coro voci bianche
 A. d'A.Mus.


GLI INTERPRETI



Floria Tosca

Martina Serafin
Mario Cavaradossi
Aleksandrs Antonenko
Il barone Scarpia
Alberto Mastromarino
Cesare Angelotti
Alessandro Guerzoni
Il Sagrestano
Marco Camastra
Spoletta
Saverio Fiore
Sciarrone
Dario Giorgelè
Un Carceriere
Armando Caforio
Un pastorello
Alberto Testa


ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Direttore allestimenti scenici   Giuseppe De Filippi  Venezia





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BOHEME, GIACOMO PUCCINI, ARENA MARTINELLI - PERTILE, MONTAGNANA (PD), 24 agosto, ore 21,00


Il delizioso comune di Montagnana in provincia di Padova è circondato da estese mura trecentesche, magnificamente conservate, con al loro interno un’arena dall’acustica perfetta per ospitare eventi come quello che si è tenuto ieri nella calda serata di fine agosto. Le vicende della povera ricamatrice di fiori gravemente malata generano sempre tanta commozione in chi si appresti a seguirle. E’ noto difatti che, non appena conclusa la stesura della morte della piccola Mimì, il sommo Puccini sparse calde lacrime sul foglio che gli si poneva innanzi. E così si commuove il pubblico ogni volta che l’amara constatazione ‘E’ spirata’ viene sentenziata dal buon Schaunard nella fredda soffitta parigina. Un’opera dal sapore intimo e intenso, la cui prima messa in scena fu eseguita nel 1896 al Teatro Regio di Torino, quando a dirigere era l’ineccepibile Maestro Toscanini.



Questa particolare produzione ha visto come regista Enrico Beruschi, il quale, oltre ad interpretare con ironia il padrone di casa Benoit, ha intrattenuto con simpatia il pubblico anche durante i vari cambi di scena. Le mura del castello hanno fatto da sfondo con la imponente torre che si erge alla sinistra del palco, ove una scenografia semplice e funzionale si adattava facilmente alle varie situazioni narrate nei quadri. Composta sostanzialmente di pannelli di legno con sfumature di grigio, il pubblico ha potuto entrare ora nella piccola soffitta, ora nel Café Momus, oppure ne ‘La Barriera d’Enfer’, per poi ritornare nella fredda stanzetta per la drammatica fine degli eventi.

Il cast ha visto come protagonisti il soprano Jasna Kovacevic nel ruolo di Mimì, dalla voce vibrante ed intensa, che ha reso credibile il personaggio della fanciulla molto malata, anche grazie all’intesa con il tenore Francesco Paccorini che è stato molto apprezzato per la sua voce chiara ed acuta, dimostrando la sua esperienza artistica con una convincente interpretazione del povero poeta squattrinato Rodolfo. Il pubblico ha omaggiato la sua aria ‘Che gelida manina’ con applausi calorosi e salutato il duetto con Mimì ‘O soave fanciulla’con entusiasmo, per poi restare incantato nel sentirli eseguire  ‘Sono andati?’.

Musetta è una brava Akiko Sawayama, dalla voce interessante e con buone abilità attoriali. Si è fatta apprezzare dal pubblico che si è molto divertito nell’aria ‘Quando men’ vo soletta’, e si è anche commosso al suo pronunciare la preghiera alla Vergine in favore dell’amica agonizzante nell’ultimo quadro: ‘Madonna benedetta..’.

Un bell’impatto sul pubblico ha sortito il baritono Andrea Zese che ha impersonato il pittore Marcello; la sua voce baritonale è ben impostata e convince.

Completano il cast gli applauditi Alberto Zanetti nel ruolo di Schaunard, Devis Fugolo che ha impersonato Colline, e Giorgio Valerio, Alcindoro.

Il coro lirico e delle voci bianche S. Filippo Neri di Lavagno è stato molto apprezzato, non solo per la buona prova resa dal punto di vista vocale, ma anche per l’ottima presenza scenica ed interpretativa.

Belli e colorati i costumi della Sartoria Teatrale Bianchi, che hanno contribuito a rendere verosimile una ambientazione in perfetto stile bohémienne.

L’Orchestra Filarmonica Veneta, guidata dal Maestro Andrea Albertin, ha ben accompagnato le esecuzioni dei singoli cantanti ed il divenire degli accadimenti in scena. Il direttore veneto ha guidato in maniera precisa la compagine dei musicisti dimostrando di tenere sempre in mano la situazione scenica e musicale, con gesto chiaro e puntuale negli attacchi in ogni momento. Il pubblico lo ha infatti lungamente ringraziato con calorosi applausi per l’ottima esecuzione offerta.  
Un’altra serata in cui la gente ha lasciato il suo posto a sedere a malincuore e con animo pieno di emozione.

LA PRODUZIONE

Direttore                    Andrea Albertin

Regiae voce recitante Enrico Beruschi

Scene                          Mousike

Costumi                     Sartoria Teatrale Bianchi

Coro Lirico e Coro voci Bianche  S. Filippo Neri di Lavagno

Maestri del Coro       Ubaldo e Iris Composta

ORCHESTRA FILARMONICA VENETA


GLI INTERPRETI


Mimì                           Jasna Kovacevic

Musetta                      Akiko Sawayama

Rodolfo                      Francesco Paccorini

Marcello                    Andrea Zese

Schaunard                 Alberto Zanetti

Colline                       Devis Fugolo

Benoît                        Enrico Beruschi

Alcindoro                   Giorgio Valerio

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TURANDOT – PUCCINI, Arena di Verona, 17 agosto 2012, ore 21,00.


Come è noto il Teatro alla Scala ebbe la fortuna di veder rappresentato l’ultimo capolavoro pucciniano nel lontano 1926, due anni dopo la morte del compositore stesso, grazie al lavoro di Franco Alfano che ne completò la partitura. Colui che ne ispirò le vicende, il veneziano Carlo Gozzi, inserì  un simbolo che richiamasse la Repubblica di Venezia in uno dei tre enigmi: ‘il Leone’, insieme al ‘Sole’e all’Anno’. Qui invece il principe ignoto è portato a svelare i tre punti focali del dramma: ‘la Speranza’, che ‘Ogni notte nasce ed ogni giorno muore’; il ‘Sangue’, che tanto viene versato in quest’opera; e naturalmente il nome stesso della protagonista: ‘Turandot’.


Un’altra grande produzione firmata Franco Zeffirelli che il festival dell’Arena di Verona ripropone quest’anno.  Il regista stupisce con una imponente scenografia che viene svelata man mano che la matassa delle vicende si dipana. La struttura portante è costituita da una base lignea formata da panche di varia altezza, che rappresentano l’esterno della città e su cui il coro e le innumerevoli comparse si posizionano di volta in volta. Ai lati due torri che segnano i confini della città proibita, le cui mura sono simboleggiate da pannelli colorati con dipinti dei draghi che guizzano su onde marine. Questi si aprono soltanto nella seconda scena del secondo atto, svelando un piazzale del palazzo reale ricchissimo e sfavillante, dove il color oro è gran protagonista, e celebrato da un grande applauso del pubblico che ne testimonia il notevole impatto visivo. Di eccezionale ricchezza nei colori e nella fattura sono i costumi di Emi Wada, che impreziosiscono una produzione degna dei migliori set cinematografici.

Il cast che ha dato vita al dramma ivi rappresentato è certamente degno del ruolo. L’algida principessa Turandot, il soprano Lise Lindstrom, fa il suo ingresso sul palco dalla torre posta a destra della scena, immersa in un fascio di luce intenso, quasi a sottolinearne la lontananza con tutti gli altri esseri viventi. Con la sua presenza scenica, la cantante americana riesce a dare corpo ad un personaggio altero, dal fare regale come il ruolo richiede, con una voce chiara, che ben sostiene le note acute, e da un volume tale da non temere gli spazi ampi dell’anfiteatro. Intensa è l’esecuzione dell’aria ‘In questa reggia’, e nello spiegare le regole della prova al temerario Calaf si infiamma nel proclamare che ‘La morte è una’, ma le fa immediata eco la sua risposta ‘Gli enigmi sono tre, una è la vita’. Applausi al termine dell’aria ben meritati.

Calaf, Carlo Ventre, ha dimostrato le sue doti vocali ed interpretative non solo nella celeberrima ‘Nessun dorma’, lungamente applaudita dal pubblico presente, ma anche sin dalla sua ‘Non piangere Liù’, eseguita con fermezza ed intensità vocale, ed ancora ha esibito grande forza interpretativa  nell’esclamare ‘Turandot! Turandot! Turandot!’, accettando la sfida nel primo atto.

Lungamente applaudita anche  Maria Agresta, che ha saputo dar vita ad una travolgente Liù, scuotendo il pubblico nella sua interpretazione di ‘Signore, ascolta!’, in cui le parole ‘Liù non regge più! Ah pietà!’ sono cantate con una grazia e precisione, e a cui si aggiungono  Calaf e Timur in un canto davvero molto sentito. Ha commosso in ‘Tu, che di gel sei cinta’, meritando ovazioni alla sua uscita di scena. La sua voce è corposa, ben definita, sa ben modulare le note più forti con i pianissimo che non sono mai coperti dall’orchestra.

Timur è un convincente Giorgio Giuseppini, che ci ha regalato un’ intensa interpretazione del padre angosciato per le sorti del figlio coraggioso, nonché bei momenti nei duetti con Calaf e Liù per tutta la rappresentazione.
Brillante anche Carlo Bosi nel ruolo dell’Imperatore Altoum, austero nel ruolo ed efficace vocalmente.
Si sono fatti notare positivamente, tra gli altri,  anche Vincenzo Taormina, Paolo Antognetti, e Saverio Fiore, rispettivamente nei ruoli di Ping, Pong, e Pang, coadiuvati da coloratissimi costumi e dotati di buona presenza scenica.

Il coro diretto da Armando Tasso è gran protagonista in questa opera, e ben si è comportato l’ensemble corale dell’Arena, donando ora giusto pathos nei momenti drammatici, ora intenso giubilo nella gloria del  lieto finale.
L’orchestra è in mani sicure sotto la direzione del Maestro Andrea Battistoni. Il direttore veronese ha dimostrato di conoscere profondamente la partitura e ha tenuto brillantemente sotto controllo il notevole organico di musicisti, con un gesto secco, preciso e fluido ove occorreva. Come sempre ha vissuto intensamente quanto accadeva in scena, permettendo alla musica di fondersi col canto degli artisti in un effetto sorprendente, nota dopo nota. Una direzione dunque sentita e coinvolgente, tanto quanto l’interpretazione degli artisti sul palco. Tante le ovazioni in segno di stima da parte di tutti.

Nastri colorati sventolati dalle comparse e dal coro compiacciono un pubblico soddisfatto al termine della rappresentazione. Un altro tassello vincente nel mosaico di questo Festival lirico 2012.


LA PRODUZIONE
Direttore
Andrea Battistoni
Regia e scene
Franco Zeffirelli
Costumi
Emi Wada
Movimenti coreografici
Maria Grazia Garofoli
Lighting designer
Paolo Mazzon
Coro voci bianche
 A.Li.Ve.
Direttore voci bianche
Paolo Facincani



GLI INTERPRETI

Turandot
Lise Lindstrom

Altoum
Carlo Bosi

Timur
Giorgio Giuseppini

Calaf
Carlo Ventre

Liù
Maria Agresta

Ping
Vincenzo Taormina

Pong
Paolo Antognetti

Pang
Saverio Fiore

Un mandarino
Nicolo' Ceriani

Il principe di Persia
Cristiano Olivieri


                                                                          

ORCHESTRA E CORO DELL’ARENA DI VERONA
                                                                                                             





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CARMEN, BIZET – ARENA DI VERONA, 7 agosto 2012


Nel lontano 1875  l’Opera-Comique di Parigi ospitò per la prima volta quella che è attualmente l’opera più conosciuta di Georges Bizet. Il soggetto, ispirato dal racconto ‘Carmen’ di Merimée, narra vicende che non hanno tempo: l’amore non corrisposto, la passione, la violenza.
Quella che è stata rappresentata all’Arena di Verona è una produzione all’insegna di Franco Zeffirelli, che ne ha curato sia la regia che le scene, ed il risultato è di grande impatto, tanto che il pubblico ne resta sempre colpito, pur non essendo una novità per la Fondazione veronese. Dietro un colorato sipario componibile che scompare dietro le quinte ad ogni inizio atto, si svelano ai lati due edifici che incorniciano una base fissa che serve a rappresentare, di volta in volta, la piazza del mercato di Siviglia per il primo atto, la taverna di Lillas Pastia, che ospita il secondo atto, il paesaggio di montagna per il terzo atto, ed infine la Plaza de Toros nel quarto atto, con un grande Crocifisso al centro che si eleva da una scalinata circondata da lampioni. Intorno alla scena principale, a seconda della vicenda, si alternano pannelli con diverse raffigurazioni. Il coro e le comparse occupano tutto lo spazio a disposizione, e talvolta fanno il loro ingresso sul palco anche cavalli ed asini. Il tutto accompagnato dai bellissimi costumi di Anna Anni, che colorano ed impreziosiscono una produzione davvero importante.


Il cast è di grande rilievo internazionale: il mezzosoprano Anita Rachvelishvili è una Carmen intensa, appassionata, che entra in scena scendendo dalle gradinate dell’Arena come un’apparizione folgorante, ed attira su di sé gli sguardi ammirati del pubblico, per poi fermarsi al centro del palco ed incantare ancor più con la sua voce inconfondibile: calda, corposa, dal colore scuro e profondamente incisiva. La cantante georgiana fa capire la sua abilità nella famosissima ‘Habanera’, che ha generato entusiasmo vivo tra il pubblico, diverte con ‘Près des remparts de Séville’, a cui si aggiunge con fermezza il tenore Alejandro Roy nelle vesti di Don Josè, e lascia quasi senza fiato l’intensità del suo incontro-scontro con questi nell’ultimo atto. Il mezzosoprano convince in ogni suo movimento, azione scenica, mostrando incredibili capacità recitative. Un ruolo su misura per le sue doti.
Ben le si accompagna il personaggio di Micaela, eseguito in modo efficace da Ermonela Jaho. Il soprano ha catturato l’attenzione degli appassionati presenti in sala con la sua bella voce ben modulata, che si muove agevolmente fra le note sempre in modo sicuro e ben calibrato. Commuove con i suoi pianissimo, offre un intenso duetto con Don José, in ‘Parle-moi de ma mère!’, e incanta in ‘Je dis que rien ne m'épouvante’, lungamente applaudito al termine.
Un appassionato Don José è Alejandro Roy, padrone del palco e del suo ruolo, dalla voce chiara che offre acuti ben sostenuti, riceve applausi di approvazione tutta la serata,  per ottenere un particolare apprezzamento dal pubblico nel finale, ove le sue capacità attoriali sono degnamente evidenziate. Intenso e sentito il suo grido ‘Eh bien, damnèe!’, preludio alla tragedia subito in atto, mentre il coro inneggia al Toreador in lontananza.
Ben si è comportato anche il basso Alexander Vinogradov nel ruolo di Escamillo, ‘Votre toast, je peux vous le rendre’, ha ben presentato la sua vocalità, molto attento al suono di ogni singola parola; inoltre le sue doti interpretative gli hanno permesso di rappresentare un Toreador sicuro e disinvolto sulla scena.
Si sono fatti valere, tra gli altri, anche Elena Borin e Milena Josipovic, rispettivamente nei ruoli di Frasquita e Mercedes.
L’orchestra diretta da Julian Kovatchev è stata l’altra grande protagonista della serata. Il Maestro tiene in pugno l’organico con grande attenzione ad ogni dettaglio. Il suo gesto è chiaro, preciso, morbido ove la melodia lo richieda e fluido nell’ accompagnare e quasi sostenere fisicamente le note, come nel celebre preludio al terzo atto. Ovazioni e grande apprezzamento alla fine della rappresentazione non potevano mancare.  
Anche il coro diretto da Armando Tasso ha degnamente accompagnato questa rappresentazione ben partecipando anche scenicamente alle vicende susseguitesi, e molto ben si è comportato il coro voci bianche A.Li.Ve. di Paolo Facincani.
Particolarmente apprezzati i balletti eseguiti dal Corpo di Ballo dell’Arena diretto da Maria Grazia Garofoli e dal balletto spagnolo Lucia Real & El Camborio, con coreografie di El Camborio riprese da Lucia Real.
Anche in questo caso, a suggellare un’altra serata di grande spettacolo, dalle gradinate qualcuno ha esclamato: ‘Viva Bizet!!’.
MTG

LA PRODUZIONE:

Direttore
Julian Kovatchev
Regia e scene
Franco Zeffirelli
Costumi
Anna Anni
Coro voci bianche
 A.Li.Ve.
Direttore voci bianche
Paolo Facincani
Primi ballerini ospiti
Rosa Zaragoza/Josè Porcel/ Lucia Real
Balletto spagnolo di
Lucia Real & El Camborio
Compagnia di flamenco


Claudia Cosentino


ORCHESTRA E CORO DELL'ARENA DI VERONA

GLI INTERPRETI

Carmen
Anita Rachvelishvili
Micaela
Ermonela Jaho
Frasquita
Elena Borin
Mercedes
Milena Josipovic
Don Jose'
Alejandro Roy
Escamillo
Alexander Vinogradov
Dancairo
Gabriele Ribis
Remendado
Antonio Feltracco
Zuniga
José Antonio Garcia
Morales
Federico Longhi




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Aida, Giuseppe Verdi -Arena di Verona 2 agosto 2012, ore 21,00


Una rievocazione storica in grande stile quella che è stata rappresentata in Arena per questo novantesimo festival lirico 2012. Per la seconda volta quest’anno la direzione del capolavoro verdiano è stata affidata al grande tenore Placido Domingo. Chi si è apprestato a vivere le drammatiche vicende del popolo etiope in terra d’Egitto ha assistito ad uno spettacolo che lascia quasi senza parole. La maestosa scenografia pensata dal regista De Bosio rievoca la rappresentazione svoltasi nel lontano 1913, che ancora oggi suscita emozione ed entusiasmo negli animi dell’esperto pubblico areniano. Gli obelischi posti ai lati del palco, le colonne egizie mobili atte a formare ora il palazzo di Menfi, ora il tempio di Vulcano, o la città di Tebe; la statua della Sfinge che sovrasta su pubblico ed interpreti quasi a vegliare sul loro operato, e naturalmente gli abiti ricchi di ornamenti, hanno fatto da cornice ad una produzione di livello veramente alto.


Il soprano  Oksana Dyka nel ruolo di Aida ha dimostrato di non temere gli spazi aperti dell’anfiteatro, riuscendo a ben equilibrare acuti e pianissimo con una voce sempre ben sostenuta e  sicura. Con ‘Ritorna vincitor’ si esaltano le sue doti canore, che hanno generato ovazioni sempre più intense nel corso della serata, sino al trionfo di ‘Qui Radamès verrà!... O cieli azzurri’. La sua eleganza, presenza scenica e capacità interpretative hanno contribuito a rendere convincente la sua interpretazione.
Walter Fraccaro se l’è cavata egregiamente nel ruolo di Radames; la sua ‘Celeste Aida’ molto sentita e ben interpretata ha commosso e convinto. Ben sicuro sul palco, mostra di possedere il ‘mestiere’ e si è guadagnato diversi applausi entusiasti da parte del pubblico.
Il mezzosoprano Tichina Vaughn ha interpretato una Amneris altera, regale, sicura nel canto e convincente nel ruolo. La sua voce molto calda e corposa ben si addice al personaggio della principessa egizia innamorata.
Un eccezionale Ambrogio Maestri nel ruolo di Amonasro ha entusiasmato per la sua interpretazione di un personaggio che sembra tagliato su misura per lui. Sin dal suo ingresso da prigioniero l’incedere regale del baritono sembrava incutere timore e rispetto. La voce possente e le capacità attoriali hanno fatto il resto.
Il Re egizio ha visto come suo interprete un bravo ed esperto Andreas Macco, anch’egli dotato di voce e qualità recitative notevoli.
Si sono ben distinti anche Franceso Ellero d’Artegna, Antonella Trevisan ed Enzo Peroni nei rispettivi ruoli di Ramfis, la Sacerdotessa ed un Messaggero.
Un successo particolare lo ha ottenuto il corpo di ballo dell’Arena, con la prima ballerina Alessia Gelmetti, che ha entusiasmato con le sue acrobazie e con la sua grazia nel balletto per Amneris. Un lungo applauso ha salutato la sua uscita di scena.
Che Placido Domingo  conosca il suo mestiere è comprovato da una storia di successi interminabili. Questa produzione che lo ha visto come direttore d’orchestra gli permette di aggiungere un’altra grande scommessa vinta alla sua lunga carriera internazionale. Domina l’orchestra, la guida con entusiasmo e precisione, quand’anche essa presenti alcuni elementi in scena, come avviene spesso per la marcia trionfale oppure con le arpe per il canto delle sacerdotesse. Che il pubblico lo abbia letteralmente subissato di applausi è cosa certa.
Il coro diretto da Armando Tasso ha accompagnato con forza e bella presenza scenica questa produzione imponente.
Ancora una volta gli appassionati uscendo hanno dichiarato che ‘Arena di Verona significa Aida’, e che 'l’Aida stessa trova il suo palcoscenico naturale tra i gradoni di questo tempio musicale eterno'.
MTG


LA PRODUZIONE
Direttore
                      Plácido Domingo
Regista 
                      Gianfranco de Bosio
Coreografia
                      Susanna Egri

Direttore del Coro:                                        Armando Tasso
Direttore del Corpo di ballo:                        Maria Grazia Garofoli
Direttore Allestimenti scenici:                     Giuseppe De Filippi Venezia

INTERPRETI
Il Re
Andreas Macco
Amneris
Tichina Vaughn
Aida
Oksana Dyka
Radames
Walter Fraccaro
Ramfis
Francesco Ellero D'Artegna
Amonasro
Ambrogio Maestri
Sacerdotessa
Antonella Trevisan
Un messaggero
Enzo Peroni
Prima ballerina
Alessia Gelmetti

ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








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