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AIDA, GIUSEPPE VERDI - ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL , REPLICA DEL 18 AGOSTO 2019

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Proseguono le recite di Aida all'Arena di Verona nell'ambito dell'Opera Festival 2019.

La recita del 18/08/19 ha visto il debutto di Mario Cassi nel ruolo di Amonasro e di Carlo Ventre in quello di Radames, oltre che alla riconferma di Maria José Siri nel ruolo del titolo.

Lo spettacolo è stato rappresentato nella rievocazione della edizione storica del 1913 curata da Gianfranco De Bosio, da noi già recensita (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/aida-giuseppe-verdi-arena-di-verona-replica-del-24-luglio-2019.html).

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EZIO BOSSO INFIAMMA MIGLIAIA DI FAN CON I CARMINA BURANA ALL’ARENA DI VERONA – DOMENICA 11 AGOSTO 2019

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Questa stagione all’Arena di Verona si sta rivelando ricca di eventi carichi di emozione e dal tutto esaurito, grazie anche ai protagonisti che popolano di volta in volta il palcoscenico dell’antico anfiteatro. È la volta del maestro Ezio Bosso nell’arduo compito di dirigere i mastodontici Carmina Burana di Carl Orff. L’ acclamato musicista si è reso noto al pubblico dei più grazie al Festival della canzone italiana di Sanremo e registra un numero foltissimo di ammiratori tanto tra gli appassionati di musica quanto tra coloro che ne riconoscono il valore sociale. I numeri parlano chiaro: quattordicimila spettatori hanno acclamato a più riprese il beniamino della serata tributandone un successo strepitoso, con ovazioni continue e l’immancabile bis di ‘O fortuna’. Testimone ed ambasciatore dell’Associazione Mozart14, fondata nel 2014 per continuare l’opera benefica del grande Maestro Claudio Abbado, aiuta bambini e ragazzi che sono purtroppo affetti da gravi problemi di salute a causa di disabilità fisiche o percettive, grazie al potere della musica che con delle attività mirate di musicoterapia e laboratori di canto corale, è fonte di speranza non solo nei reparti pediatrici egli ospedali, ma anche nei carceri minorili.

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CARMEN, GEORGES BIZET , SFERISTERIO OPERA FESTIVAL DI MACERATA - RECITA DI SABATO 10 AGOSTO 2019

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È stato il Festival dei record, dei sold out ed anche della beneficienza. Lo ha ricordato il Sindaco di Macerata Romano Carancini, nella serata conclusiva del Macerata Opera Festival che ha registrato un successo di pubblico davvero notevole, frutto di un grandissimo lavoro di equipe da parte dei professionisti che vi hanno preso parte e delle risorse a disposizione.

Con il tema ‘Rosso desiderio’ si è chiuso dunque il MOF 2019 con l’ultima recita di Carmen, la cui protagonista è paladina del desiderio di libertà e dell’amore senza catene. Lo stesso desiderio che muove anche i personaggi delle altre opere in cartellone che ricordiamo sono state Rigoletto e Macbeth. Jacopo Spirei ha ‘respirato’ come allievo le idee di Graham Vick che non è certo un tradizionalista, per cui era impossibile aspettarsi una Carmen ambientata tra le tipiche piazze spagnole con i toreri, le sigaraie vispe ed i costumi svolazzanti. La sua versione di Carmen, che ha costruito passo passo assieme al direttore Francesco Lanzillotta, quindi parallelamente ad uno studio attento della partitura, ha sicuramente tracciato i più significativi tratti del personaggio principale, così come di tutti gli altri che le ruotano attorno, trovando, con tutte le libertà che si è concesso, una giustificazione scenica alle milioni di cose che avvengono in uno spettacolo di impianto hollywoodiano, ma dal gusto parigino e con personaggi spagnoli.

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TOSCA DI G. PUCCINI, ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL – RECITA DEL 10 AGOSTO 2019

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Ennesima ripresa di Tosca alla Fondazione Arena di Verona, nella messa in scena di Hugo De Ana che inaugurò la stagione 2006. Spettacolo godibilissimo quello affrontato in toto da De Ana tredici anni fa che disegna una Roma circoscritta nell'ambito della piattaforma di Castel Sant'Angelo dove la spada e la testa dell'arcangelo Michele, fanno da sfondo a tutta la vicenda pucciniana.

Una vicenda a tratti cinematografica più che teatrale, dove i personaggi si muovono all'interno di una passione che può essere amorosa, politica o religiosa a seconda della situazione del libretto, con una particolare attenzione alla cura dei movimenti di ogni singolo interprete.

De Ana riesce a rendere spettacolare qualsiasi momento della tragedia, ad iniziare dalla cannonata (vera) che annuncia la fuga di Angelotti dalla prigione, passando per un Te Deum fatto di macabri figuri religiosi abbigliati con costumi sfarzosissimi, fino alla morte della protagonista non più esibita in un lancio dalla balaustra ma nella sua assunzione al cielo come una santa qualsiasi in un' estasi recondita. E' una Tosca tutto sommato di impianto tradizionale quella di De Ana che tanto piace al pubblico areniano e che riesce ad emozionare nella sua precisa semplicità.

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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – SFERISTERIO OPERA FESTIVAL DI MACERATA, REPLICA DEL 9 AGOSTO 2019

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In quanti e quali modi si sia trattato il difficile mondo del tragico gobbo deriso, la sua storia resta il simbolo di chi dalla condizione di incompreso e sbeffeggiato, passi amaramente dalla parte del torto e con le sofferenze più atroci. Il mondo di Rigoletto è lo stesso ovunque lo si voglia raccontare, perché tiranni vi furono in passato quanti ne esistono a iosa nel presente, così come tanti sono i disperati che si compromettono e si corrompono per la troppa sofferenza. In un turbinio di colpe ed accuse, la vita diventa una giostra su cui possono salire solo i più scaltri senza esserne scaraventati giù e malamente feriti. Così deve aver immaginato il regista Federico Grazzini il contesto del Rigoletto che debuttò nel 2015 e riproposto quest'anno allo Sferisterio di Macerata, riuscendo a trasporre il suo dramma dalla corte di Mantova del Sedicesimo secolo ad uno scalcagnato e maltenuto luna-park odierno, disegnato da Andrea Belli, popolato ormai solo da bande di malviventi di cui Rigoletto stesso è un membro. Unica sua gioia è la meravigliosa e pura figliola, nascosta da tanto lordume. Il regista ha pensato ad una ambientazione fosca e malavitosa costituita da una massa di sbandati tra cui l'ambulante Sparafucile col suo sudicio chiosco, sua sorella che frequenta solo prostitute, e Rigoletto appunto, confinato in una roulotte con Gilda. A completare il quadro sono le numerose comparse/mimi che compongono le bande di malavitosi, spesso impegnati in coreografie un po' grottesche ma che alleggeriscono di non poco la tensione. Come a conclusione di un delirio generale in cui è coinvolta la sua esistenza, Rigoletto, che per la verità sembra più in preda ai sintomi di una forte sciatica piuttosto che affetto da deformità, si accomiata dallo spirito della figliola ormai deceduta percependone l'immagine fisica, perché come sappiamo bene l'amore continua oltre la materia terrena. Di sicuro impatto sono le luci rielaborate da Ludovico Gobbi che ottiene per ogni situazione la giusta sfumatura andando a colpire lo sguardo di chi osserva con i suoi colori accesi. I costumi adeguati al contesto sono di Valeria Donata Bettella

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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – REPLICA DI GIOVEDI' 8 AGOSTO 2019 ALL’ ARENA DI VERONA

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Dopo sei recite siamo tornati all’Arena di Verona per rivedere questo allestimento di Traviata che ha segnato come tutti sanno il commosso addio della città di Verona al Maestro Franco Zeffirelli. Arrivata alla settima recita, dopo circa un mese e mezzo dall’inaugurazione, lo spettacolo che abbiamo recensito in quella occasione  (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/traviata-giuseppe-verdi-inaugurazione-festival-arena-di-verona-21-giugno-2019.html) registra ancora un buon riscontro di pubblico e, dopo il pienone della serata speciale del 1^ agosto, ha visto anche in questa replica successiva riempire le gradinate e lasciar soltanto pochissimi settori della platea inoccupati. Segno che il richiamo del regista fiorentino è ancora vivo nel pubblico e soprattutto il capolavoro verdiano richiama ancora folle di appassionati sognatori. Lo spettacolo è apparso ormai rodato e scorrevole, ed anche acusticamente pare che gli artisti vengano indirizzati al meglio su come porsi affinché il suono si espanda verso l’esterno e non rimanga intrappolato nelle ricche scenografie. Come detto all’inaugurazione, forse lo spettacolo si presta maggiormente alle riprese televisive che possono ‘entrare’ nella casa a due piani ove si svolgono le azioni, mentre il pubblico nell’anfiteatro fatica un pochino soprattutto se in platea a coglierne tutti i particolari. Ecco perché ci ha fatto piacere ritornare, per avere una ulteriore visione dell’allestimento, che conserva il gusto dei merletti e degli ori degli allestimenti ultra classici.

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R. WAGNER, TRISTAN UND ISOLDE, BAYREUTHER FESTSPIELE – GIOVEDÌ 1 AGOSTO 2019

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Raramente ascoltando musica ci si trova immersi totalmente in una atmosfera come con Tristan und Isolde. Il leggero didascalismo che sta nascosto negli altri drammi di Wagner qui scompare; la musica lo brucia inesorabile, è musica che arde di passione viva, sanguigna  che ha il colore dell'ebbrezza. Opera eccezionale, sì. Musica che sembra perduta in una febbre senza orizzonti come il delirio di Tristan ferito, una partitura alla quale attorno è rimasto un alone di eccezionalità, una etichetta che vorrebbe legarla alle future evasioni atonali della seconda Scuola di Vienna: la “rivoluzione cromatica” del Tristan.

Se poi si pensa che nello stesso anno, 1858, Verdi musicava “Un ballo in maschera”, l'idea di un fatto eccezionale si riaffaccia.

Ascoltare quest'opera nel “tempio” del Festspielehaus di Bayreuth, teatro consacrato alla musica di Wagner, con tutto il suo carico di storia, anche imbarazzante, che lo pervade, è sensazione nella sensazione, stupore nello stupore, soprattutto in quella scatola sonora che è appunto la sala del Festspielehaus dove la perfezione acustica raggiunge risultati insuperati, dove il suono dell'orchestra nascosta emerge da abissi misteriosi e si mescola con le voci per roteare nella sala e il risultato acustico si trasforma in pura magia sensoriale.

Da quando, nel 1951 dopo la catastrofe del nazismo, vi fu la riapertura del teatro con alla guida i nipoti del Maestro, la storia degli allestimenti di Bayreuth si trasforma da pura messinscena pittorica ed esaltativa a ricerca critica ed analitica dei lavori di Wagner.

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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI - ARENA DI VERONA, RECITA DEL 26 LUGLIO 2019

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Arrivato al capolinea anche questo Trovatore firmato per regia da Franco Zeffirelli e riproposto dalla Fondazione Arena di Verona, che ha visto nelle ultime due recite un cambio di cast nei personaggi principali.

L'allestimento, inaugurato nella stagione 2001, è probabilmente il lavoro meglio riuscito del maestro fiorentino per la Fondazione Arena di Verona dove, oltre alla solita sarabanda di comparse, animali, armigeri, zingarelle, fuochi fatui e veri, suore e preti con ceri, troviamo anche una eleganza nell'insieme che ne mitiga gli effetti di kitsch surreale tanto caro a Zeffirelli e che piace immensamente al pubblico veronese, avido di colori e colpi di scena a basso costo intellettivo.

Il versante musicale però non è stato per nulla scontato e kitsch, anzi.

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COSCOLETTO O IL LAZZARONE DI JACQUES OFFENBACH ALL’ARENA SHAKESPEARE DI PARMA PER FONDAZIONE TEATRO DUE - GIOVEDI’ 25 LUGLIO 2019

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L’espressione ‘bella Napoli’ racchiude in sole due parole tutto il profumo, i sapori e le atmosfere di una città simbolo di arte e di bellezza che nei secoli ha ispirato artisti di tutto il mondo a recarvisi per ammirare non solo le meraviglie architettoniche, la simpatia e l’ ospitalità un po’ folcloristica dei suoi abitanti, ma in molti casi anche per assaggiare le sue prelibatezze culinarie famose in ogni continente. Chissà che fama avevano ai tempi di Offenbach i ‘maccaroni’ (come chiamati nel libretto tedesco) per farne addirittura il fulcro di una delle sue operette, che a distanza di un secolo e mezzo finalmente arriva in Italia grazie alla sinergia di intenti tra il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, La Toscanini e la Fondazione TeatroDue di Parma.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI, ARENA DI VERONA, REPLICA DEL 24 LUGLIO 2019

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Dici Arena di Verona ed è subito Aida.

Opera simbolo dell'anfiteatro veronese, presenza fissa e costante nel cartellone dal lontano 1913, Aida è ormai come una mamma buona che ti accoglie tra le sue braccia e ti rassicura qualunque sia il cast, allestimento o direzione d'orchestra, in barba alle temperature più torride (come in questo caso) o ai temporali più catastrofici.

Quest'anno è stata riproposta nell'allestimento storico del 1913 con la regia evergreen di Gianfranco De Bosio (notevolmente migliorata con le nuove luci di Paolo Mazzon) e la coreografia anni '80 di Susanna Egri.

E' l'Aida che tutti vorremmo vedere con le sue belle palme verdi, le foreste imbalsamate, i papiri del Nilo, i cavalli che trottano, il trono extralarge di Radamès per il suo trionfo, il corpo di ballo con gli stivaletti che danza la battaglia tra egizi ed etiopi per la conquista della bella mora, ovviamente gli etiopi brutti cattivi e sporchi e gli egizi belli ricchi e puliti, e le trombe in bella vista a completare il quadretto oleografico.

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ORFEO ED EURIDICE, CHRISTOPH WILLIBALD GLUCK - OPERAESTATE FESTIVAL VENETO, BASSANO DEL GRAPPA

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Per l’edizione 2019 di  Operaestate Festival Veneto l’appuntamento con la lirica, in collaborazione con il comune di Padova, apre con una operazione musicale molto ricercata operata dal Maestro Marco Angius che dirige stabilmente l’Orchestra di Padova e del Veneto ormai da diversi anni, con una attenzione particolare al repertorio contemporaneo ed alla ricerca di innovazioni stilistiche musicali. Non poteva essere dunque una ‘semplice’ (se mai può esserlo) esecuzione di un capolavoro settecentesco come l’Orfeo ed Euridice di Gluck, quella portata in scena per questa occasione, ma una attenta concertazione ben analizzata, studiata e rinnovata. Questo grazie all’inserimento di pezzi da altre composizioni come si usava ai tempi del compositore. Sin dalla ouverture, senza nulla togliere a quella magnifica composta da Gluck, Angius ha preferito il Poema sinfonico Orpheus di Franz List, risalente al 1854, quando al musicista ungherese fu chiesto di scrivere per la corte di Weimar due poemi sinfonici che aprissero e chiudessero l’opera, che per quella occasione era la rivisitazione francese di Berlioz. Con questo pezzo Angius ci porta alle amorose angosce del povero Orfeo, grazie alla delicatezza della ‘sua’ arpa, degli echi che rimbalzano tra archi e fiati dolcemente fusi in un armonioso flusso di pathos. Sempre da Gluck il Direttore ha inserito anche la ‘Danza delle Furie’ nel secondo atto, scelta intelligente considerando la forza del pezzo ed il momento in cui Orfeo ha la meglio sulle Furie. Infine con la II Sequenza di Berio siamo addirittura nel 1963, che riecheggia per un Orfeo tragicamente colpito dalla seconda morte di Euridice ed il suo cuore si spezza come le corde dell’arpa.

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DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, REPLICA DI VENERDI' 12 LUGLIO 2019

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E’ ormai storia del teatro italiano il maestoso allestimento di Don Giovanni di Mozart che mancava al Lirico di Cagliari dal lontano 2005 e che il pubblico sardo ricorda certo con grande emozione. Niente di più normale pensare ad uno spettacolo ‘attira pubblico’ per il periodo estivo in cui notoriamente flotte di turisti affollano le coste sarde e magari passano a teatro per godere a pieno di tutto ciò che offre anche culturalmente l’isola dal mare smeraldino. Così anche noi abbiamo voluto testimoniare questo ritorno, attirati dal cast interessante e perché certi allestimenti non stancano mai, soprattutto se ripresi e resi attuali come ha fatto in questo caso la regista Daniela Zedda. La struttura e dunque l’ambientazione sono quelle del mitico spettacolo che Giorgio Strehler firmò per il Teatro alla Scala nel 1987 (sembra passata una vita) e che con qualche piccolo rimaneggiamento drammaturgico è diventato una perla del Lirico che ne ha previste ben 13 recite in pieno corso. Poco aggiungiamo a quanto ben noto ai più se non richiamando all’attenzione la magnificenza delle scene di Cristian Demuro con colonnati, scale e balconate per ricordare la bellezza dell’età dei Lumi ed i costumi curatissimi di Marco Nateri. Ma non è solo questo lo spettacolo della Zedda, che drammaturgicamente esalta quanto fece Strehler ponendo una particolare attenzione al dettaglio narrativo, utilizzando persino le luci di Alessandro Verazzi in funzione di cosa vuole sottolineare in un determinato momento. Si ha l’impressione di trovarsi davvero davanti ad uno schermo ove il gioco di chiaro scuri e persino l’effetto ‘primo piano’ sono sottolineati dal velario che sfuma lo sfondo e dalle luci, ora color seppia, ora vivacissime per le scene più gaie, atte a creare un effetto visivo che sfiora il dipinto. Molto si è lavorato anche sulle comparse che integrano e accompagnano i protagonisti principali, spesso con effetti ‘rallenty’ delicati e quasi danzanti. Il risultato è magnifico.

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CARMEN, G. BIZET - ARENA DI VERONA, SABATO 06 LUGLIO 2019

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Ritorna sulle tavole dell'Arena di Verona, “Carmen” di Bizet nel fortunato allestimento di Hugo de Hana che ha aperto la stagione precedente.

Carmen, come scrisse Tchaykovsky in una lettera a M.me Von Meck nel 1880, “è un capolavoro sotto ogni aspetto, una delle rare creazioni che riassumono i sentimenti di tutta un'epoca musicale”, e il tempo gli ha dato ragione: nei suoi 144 anni di vita, “Carmen” è stata rappresentata in tutto il globo terracqueo e tutt'ora rimane una delle opere più amate del grande pubblico, a dispetto delle accuse di licenziosità che indussero la direzione del teatro a sconsigliare la presenza del pubblico femminile alle prime rappresentazioni.

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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, SABATO 29 GIUGNO 2019

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Con un altro tutto esaurito la Fondazione Arena di Verona mette a segno ancora una serata vincente dal punto di vista di pubblico ed attenzione mediatica, grazie alla ripresa di uno degli spettacoli più riusciti ed apprezzati di Franco Zeffirelli, il magnifico e ben collaudato Trovatore di Giuseppe Verdi, e chiamando una delle stelle attualmente più importanti del panorama lirico mondiale, la diva Anna Netrebko per il ruolo di Leonora. Neanche a dirlo l’accoppiata Netrebko/Zeffirelli ha sbancato il botteghino ed a conclusione della recita una foto ricordo del Maestro appena scomparso ha in un certo senso ‘salutato’ il pubblico dagli schermi dei sovratitoli.

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CARMEN, G. BIZET - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 21 GIUGNO 2019

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Quest'anno la stagione lirica e di balletto del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste si è conclusa con la Carmen di Bizet, sicuramente l’opera più celebre e, purtroppo, attuale del compositore francese.

Lo spettacolo ideato da Carlo Antonio De Lucia assieme ad Alessandra Polimeno è di impostazione tradizionale e ambienta la vicenda in una Spagna da cartolina con le sue piazze assolate, gli edifici in pietra, le montagne e le maioliche. Un allestimento piacevole, anche grazie agli appropriati costumi di Svetlana Kosilova e alle luci curate dallo stesso De Lucia.

Il lavoro del regista sui singoli è evidente e ben calibrato, mentre andrebbe approfondito quello sulle masse, che con l’eccezione di qualche personaggio specifico, risultano piuttosto statiche. Nel complesso un allestimento rassicurante dunque, che non ha turbato gli animi degli spettatori triestini presenti alla prima.

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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – INAUGURAZIONE FESTIVAL ARENA DI VERONA, 21 GIUGNO 2019

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Una serata dal tutto esaurito, con autorità politiche tra cui il presidente della Repubblica Mattarella, personaggi dello spettacolo e una diretta in mondovisione, avrebbe finalmente soddisfatto il Maestro Franco Zeffirelli per celebrare una carriera che, come aveva affermato in varie occasioni, è sempre stata maggiormente apprezzata all’estero piuttosto che nella sua patria. Invece la Fondazione Arena ha sempre mostrato particolare feeling col regista fiorentino, tanto da ospitare negli anni numerose sue produzioni colossali e questa Traviata era il coronamento di un a lungo viaggio intrapreso circa dieci anni fa tra bozzetti, idee, spunti, e finalmente l’effettiva calendarizzazione al Festival per questa stagione.

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MOSCOW PHILARMONIC SOCIETY, CONCERTO DELLA STATE SYMPHONY CAPPELLA OF RUSSIA. DIRETTORE VALERY POLYANSKY, PIANISTA DMITRI MASLEEV - Tchaikovsky Concert Hall di Mosca, martedì 18 giugno 2019

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Due ore e trenta. Esclusi 10 minuti di intervallo.

La durata dei concerti in Russia fa impallidire qualsiasi confronto con i programmi delle orchestre di qualsiasi luogo del globo terracqueo. Il tempo è danaro e in Russia ogni Rublo conta, soprattutto quando l'offerta culturale è sterminata e il pubblico, che mai come qui è competente e curioso, pretende sempre di più qualitativamente ma soprattutto quantitativamente.

Affiancare ad un concerto per pianoforte ed orchestra di Mozart (più il relativo bis d'ordinanza) la sinfonia n.2 di Mahler, è un azzardo che nelle tempistiche spiazza qualsiasi programmatore.

Nulla di scandaloso si intende, soprattutto quando i 1600 spettatori apprezzano senza fiatare perfettamente concentrati fino alla fine l'impegnativo programma.

Si inizia dunque con il concerto per pianoforte ed ed orchestra K466 N.20 di W.A. Mozart con un solista d'eccezione, Dmitri Masleev già vincitore del prestigioso concorso Tchaikovsky nel 2015.

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CONCERTO DEI FINALISTI DEL CONCORSO TULLIO SERAFIN - TEATRO TULLIO SERAFIN DI CAVARZERE (VE), SABATO 8 GIUGNO 2019

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Con il concerto di sabato 8 giugno e la proclamazione dei vincitori si è conclusa l’avventura del concorso dedicato a Tullio Serafin che in suo onore si è svolto proprio a Cavarzere, comune nella cui frazione, Rottanova, era nato il Maestro, e naturalmente nel teatro che porta il suo nome. Già il teatrino è di per sé un piccolo gioiello, da poco restaurato ed in cui si possono ammirare stampe ritraenti il grande Direttore d’orchestra e persino il pianoforte a lui appartenuto, dono del duca Visconti di Modrone ‘con riconoscenza ed affezione’, come reca la targa affissa in cima. Se poi si considera quanto il Maestro tenesse ai giovani cantanti ed allo sviluppo delle voci, il cocktail per un appuntamento di tutto rispetto è servito.

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SETTIMANE MUSICALI DEL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA: LE STAGIONI NEL MONDO, IN CAMMINO DA VENEZIA A BUENOS AIRES – CONCERTO DEL 2 GIUGNO 2019

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Con un emozionante concerto che ha visto l' Orchestra di Padova e del Veneto e il violino solista di Sonig Tchakerian, si sono aperte le Settimane Musicali del Teatro Olimpico di Vicenza, giunti quest'anno alla 28° edizione.

Un programma che a prima vista potrebbe sembrare scontato, ha avuto invece una partecipazione emotiva non indifferente, grazie oltre che alla bravura degli interpreti, anche e soprattutto all'accostamento dei compositori Vivaldi\Piazzolla legato al tema delle stagioni.

Fino all'inizio del '900, Vivaldi era l'autore dei concerti delle “Stagioni” e niente di più, essi erano sopravvissuti  per la loro particolare natura descrittiva , una natura che è totalmente diversa da quella di altre musiche descrittive di quel periodo.

Per Vivaldi però l'aspetto didascalico non è qualcosa di posticcio, costituisce invece uno degli aspetti più caratteristici della sua personalità, indica il suo bisogno di immaginare ed esprimersi con assoluta libertà e naturalezza. Sappiamo che i sonetti accompagnatori dei 4 concerti sono stati aggiunti in un secondo tempo al momento di andare in stampa e probabilmente in principio l'intento descrittivo era molto minore, forse affidato soprattutto all'estro improvvisativo del violino solista piuttosto che alla precisione delle note scritte.

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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, SABATO 1 GIUGNO 2019

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II tempo delle favole deve rappresentare una indicazione piuttosto fumosa per il regista Fabio Cherstich, che ha pensato quanto il passato fosse ormai troppo inflazionato per ambientarvi le vicende di una ‘mozza teste’ senza cuore il cui popolo vive costantemente nel terrore circondato da violenza e maltrattamenti. Dunque visto come sta andando il mondo, nel 2070 Pechino diventa una metropoli coloratissima, con grattaceli dalle forme strampalate,  draghi/astronavi e mezzi volanti vari che affollano i suoi cieli e mostri multiformi o multi teste che svolazzano allegramente qua e là. Tutto ciò che accade sul palcoscenico è costantemente accompagnato da un sottofondo proiettato su schermi enormi che, alternando immagini di questa città immaginaria, ci spiegano il lento processo di uccisione di coloro che non hanno saputo sciogliere i tre enigmi. Così, invece di concentrarsi sugli eccellenti protagonisti, si rischia di spostare l’attenzione verso le immagini proiettate che, tra l’altro, sono ripetitive e spesso fastidiose a nostro avviso. I poveretti sono seminudi e seviziati da un mostro che prima li avviluppa nei suoi tentacoli, poi li sistema su di un tapis roulant che termina il suo percorso in un grosso cilindro nel quale avviene il taglio delle teste, infine queste vengono utilizzate come ornamento su dei fiori gommacei che volteggiano nell’aria. Senza parole.

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