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L’INGANNO FELICE, G. ROSSINI - INAUGURAZIONE DELLE SETTIMANE MUSICALI AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, VENERDI’ 1 GIUGNO 2018

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Apre anche per questo 2018 il Festival Settimane Musicali nel teatro che più rappresenta la città berica con la sua eterna architettura. All’Olimpico la seconda in ordine cronologico delle cinque farse rossiniane scritte per il (defunto) teatro San Moisè di Venezia, continuando il progetto iniziato l’anno scorso con La cambiale di matrimonio e che proseguirà naturalmente per i prossimi tre anni. Meno spensierata rispetto alla precedente, in questo lavoro si dipanano comunque le vicende dei protagonisti tra le solite bugie, fraintendimenti, sotterfugi e via dicendo, ma con un bel lieto fine che suggella appunto la felicità proclamata dal titolo.

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CONCERTO STRAORDINARIO ‘ OPERA PER LA VITA’ AL TEATRO MARIO DEL MONACO DI TREVISO, GIOVEDI 24 MAGGIO 2018

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Quando ad unire Arte ed interpreti di fama mondiale oltre al piacere della buona musica c’è di mezzo una causa più che onorevole è ancora più grande e sentita la partecipazione del pubblico ad eventi come quello organizzato da Giuseppe Aiello al Comunale Mario del Monaco di Treviso lo scorso giovedì sera. Un galà lirico a favore del Reparto Terapia Intensiva e Patologia Neonatale  ULSS 2 Marca Trevigiana, con il quale si potrà acquistare un nuovo ecografo con la speranza di aiutare un numero ancora maggiore di piccoli già nel prossimo futuro. Un gruppo eccellente di Artisti, capitanati dal Maestro Giampaolo Bisanti  alla testa dell’orchestra Filarmonica dell'Opera ltaliana Bruno Bartoletti, e la partecipazione di giovani cantanti che hanno nel loro curriculum anche la partecipazione al Toti dal Monte, sono stati gli animatori di un concerto di circa tre ore di musica. Come da programma di seguito illustrato sono state presentate ouverture ed arie celeberrime da opere di Verdi, Rossini, Bellini, Saint-Saens, Bizet, Giordano e Donizetti. Coprendo tutta la gamma della tessitura vocale, ogni interprete ha dato tanto di sé e della sua esperienza artistica in una serata a nostro avviso ricca di spunti.

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LE NOZZE DI FIGARO, W. A. MOZART - TEATRO MASSIMO DI PALERMO, 24 MAGGIO 2018

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Nuova produzione de “Le nozze di Figaro” al Teatro Massimo di Palermo, dopo ben 18 anni, all'insegna di un allestimento tradizionalissimo e di una direzione musicale compassata.

La regia di Chiara Muti, guarda ad un passato prossimo che si chiama Strehler dove la cura maniacale dei movimenti sui cantanti è tutta tesa alla ricerca di una chiave di lettura che tenda a mettere in risalto il meccanismo drammaturgico complicatissimo del libretto di Da Ponte.

Se questo da una parte può risultare vincente sul piano dell'azione, finisce però col togliere quella leggerezza interpretativa che a lungo andare può creare una certo smarrimento nel pubblico meno accorto, il quale viene fortemente distratto da una iperattività dei personaggi manierata e spesso innaturale.

C'è tutto il '700 di Beaumarchais nel pensiero di Chiara Muti e nei pregevoli e pregiati costumi ideati da Alessandro Lai: il Conte in marsina, i parrucconi incipriati, il cappello “leggero e galante” di Cherubino, le candide velette della Contessa, le contadinotte con mazzi di fiori che spargono petali al Conte, il servo Antonio ubriaco con le guance vermiglio e Don Curzio con la parruccona da magistrato.

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SALOME,  RICHARD STRAUSS – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 20 MAGGIO 2018

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Non nascondiamo mai il nostro particolare interesse quando ci si offre l’occasione di  assistere ad un dramma  che trae ispirazione dalla meravigliosa ed intensa attività dei poeti di lingua inglese. In questo caso ci siamo tuffati a pieno titolo nel movimento estetico di cui il geniale Oscar Wilde fu esponente alla fine del XIX secolo. Con le sue novelle il lettore si trovava immerso in un sogno che aiutava a vivere quasi sostituendosi alla vita reale, grazie al suo gusto per l’arte e la bellezza, ed affermando  ‘I have put all my genius into my life; I have put only my talent into my work’ (ho messo il genio nella mia vita, il talento nel mio lavoro). La Salome che Strauss mette in una musica travolgente ed incredibilmente descrittiva fu da Wilde scritta originariamente  in francese e gli valse gran parte della sua notorietà. Dramma simbolico e ricco di spunti significativi, ha offerto alla regista Marina Bianchi moltissime idee per crearne uno spettacolo dark e sensualissimo ove ciò che accade in scena ha sempre un senso specifico ed i personaggi ruotano attorno alla onnipresente protagonista, che catalizza su di sé le vicende ma anche l'attenzione di chi assiste che ne resta molto colpito. Salome è una giovane sensuale e passionale, ossessionata dal suo bel Giovanni, il Battista; pur sapendo bene che egli nella sua purezza non può cedere ella continua a desiderare tutto di lui, fino all’atroce vendetta. La regista esalta l'atmosfera evocata in una ambientazione prevalentemente in penombra, con giochi di contrasti creati da Paolo Mazzon, tra le strutture piuttosto tradizionali di Michele Olcese. Si aggira spesso in scena una sorta di doppio della giovane, impersonata da una ballerina che ne copia e sviluppa i movimenti anche in modo più esplicito; compaiono anche altre figure alquanto ambigue ad indicare un ambiente poco chiaro e molto equivoco in cui la ragazza vive. Le proiezioni di Matilde Sambo evocano talvolta la figura di Giovanni, talvolta simboleggiano le passioni in corso con elementi esemplificativi (come la luna grande protagonista), che comunque non aggiungono nulla di particolare alla scenografia secondo noi già adeguata.   Anche i costumi di Giada Masi hanno una foggia che serve a sottolineare per colore e fattura la personalità dei vari personaggi, si pensi al viola di Erodiade, al bianco dalle trasparenze studiate per Salome, al rosso passione per Erode, ecc.  Uno spettacolo in estrema sintesi ricco di significati che allo spettatore possono apparire più o meno chiari, anche a seconda di dove si focalizza la sua attenzione.

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NORMA, VINCENZO BELLINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, REPLICA DI MERCOLEDI’ 16 MAGGIO 2018

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Con l’allestimento del 2015 che vide la collaborazione tra il Teatro La Fenice e la Biennale di Venezia torna il capolavoro belliniano che vanta interpreti celeberrime nella sua storia e che ogni soprano sogna di cantare nella sua carriera: Norma. Per chiudere dunque una gloirosa e longeva carriera il soprano Mariella Devia non poteva scegliere di meglio a coronamento di una serie innumerevole di successi e traguardi raggiunti. Con questo ruolo e precisamente con la recita di sabato 19 maggio  l’Artista saluta ufficialmente le scene operistiche cantando nel capoluogo veneto che le ha conferito questa settimana il premio Una vita nella musica.

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CONCERTO DI VERONA LIRICA - Teatro Filarmonico di Verona, domenica 13 maggio 2018

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Si è conclusa la stagione concertistica dell’associazione Verona  Lirica con un applauditissimo e riuscito concerto che ha visto protagonisti il soprano Karina  Flores, il tenore Edoardo Aladren, e il Quartetto d'archi dell'Arena di Verona assieme al Maestro del coro della Fondazione Arena di Verona Vito Lombardi al pianoforte, in un programma di duetti d’amore e arie d’opera tra le più amate del repertorio italiano che hanno letteralmente incendiato la platea del teatro.
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CARDILLAC, PAUL HINDEMITH - FESTIVAL DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO,  12 MAGGIO 2018

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Con l'opera Cardillac di Paul Hindemith si è inaugurato l' ottantunesimo festival del Maggio Musicale Fiorentino “dialoghi ai confini della libertà”.

Opera concepita nel 1926, dopo una copiosissima produzione cameristica e tre piccole operine ad un atto unico, con Cardillac, Hindemith contrappone al testo altamente drammatico di Ferdinand Lion, una musica del tutto indipendente nella sua lucida oggettività polifonica e nelle sue precise forme neoclassiche.

Hindemith è stato il rappresentante di un generazione che intendeva liquidare l'eredità del romanticismo in nome di una nuova oggettività  e di una musica di consumo volta più alla sperimentazione che alla custodia dei valori acquisiti e collaudati della tradizione.

Ecco quindi che in Cardillac, nelle parti liriche, la musica si affianca alla parola come un ornamento severo senza un necessario legame con essa, non determina la situazione emotiva né vi partecipa, staccandosi volutamente dal contenuto drammatico delle parole e suonando in una lucida polifonia di matrice neoclassica.

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G. DONIZETTI, ANNA BOLENA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, REPLICA DEL 02 MAGGIO 2018

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Proseguono le recite di Anna Bolena di Gaetano Donizetti al Teatro Filarmonico di Verona nell’allestimento della Fondazione Arena di Verona per la regia di Graham Vick del quale abbiamo già recensito la prima rappresentazione (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/anna-bolena-gaetano-donizetti-teatro-filarmonico-di-verona-domenica-29-aprile-2018-1.html).

La recita di mercoledì 2 maggio ha visto il cambio di cast di alcuni tra gli interpreti principali.

Elena Mosuc è stata  chiamata ad interpretare il ruolo del titolo. La cantante rumena, conosciuta ed apprezzata internazionalmente per le sue interpretazioni di altissimo livello, anche e soprattutto delle eroine di Donizetti, non ha deluso le aspettative. Nonostante una lunga carriera pluridecennale, la voce risulta ancora perfetta, frutto anche di una solida tecnica che le permette di mantenere il suo colore unico, la sua espressiva forza oltre ad una  straordinaria presenza sul palcoscenico. Elena Mosuc ha infatti dominato la scena dall'inizio alla fine, inizialmente mettendo a frutto soprattutto la sua impeccabile tecnica belcantistica, che rispetto ai suoi esordi è diventata ancora migliore, più fluida e meno meccanica, più spontanea e meno esibita. Nel secondo atto, quando la temperatura emotiva sale, anche la sua interpretazione emotiva raggiunge un vertice assoluto in “Al dolce guidami” proprio il pezzo apparentemente più semplice, in cui la capacità tecnica fa un passo indietro rispetto al dono di infondere emozione alla melodia e di toccare il cuore all'ascoltatore. 

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ANNA BOLENA, GAETANO DONIZETTI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 29 APRILE 2018

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Dopo undici anni dal debutto sul palcoscenico veronese, ritorna lo spettacolo che Graham Vick aveva ideato per il dramma che Donizetti compose su una delle donne più famose e controverse della storia d’Inghilterra: Anna Bolena. La storia inglese è indissolubilmente legata da secoli alle figure dei suoi reali, oggetto di indagini psicologiche e revisioni storiche per ghiotti intenditori ed appassionati delle monarchie internazionali; qui Vick scava nel profondo dell’anima logorata dal rimpianto e dall’angoscia di una regina potentissima, ma che vede sul più bello della sua esistenza volare via il trono e la certezza di una vita regale, ma soprattutto l’amore del suo sovrano. Quanto accadde alle mogli di Enrico VIII nell’incessante speranza di allevare un erede maschio è cosa nota, e l’opera di Donizetti parte proprio dalla fase ormai discendente di Anna Bolena, moglie numero due, ormai soppiantata dalla dolce Giovanna Di Seymour in cui il monarca posa gli occhi in sostituzione della precedente.

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CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA DI DOMENICA 22 APRILE 2018 – TEATRO FILARMONICO DI VERONA

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Grazie ad un legame artistico sempre più felice tra l’Associazione Verona Lirica e la Fondazione Arena di Verona, abbiamo il piacere di ascoltare tra gli ospiti dei concerti dell’Associazione, molti interpreti noti a livello internazionale e che in passato hanno figurato o figurano attualmente nei cartelloni delle stagioni areniane.

Così in un pomeriggio di primavera molto simile all’estate per temperature già torride e nonostante il blocco del traffico in città, un pubblico numeroso ha potuto applaudire i protagonisti Elena Mosuc, Leonardo Cortellazzi, Ambrogio Maestri ed il sempre graditissimo violinista Giovanni Andrea Zanon. Proprio il giovane veneto, che è ben noto al pubblico veronese anche per concerti della stagione sinfonica, ha esordito con un pezzo dell’incomparabile Niccolò Paganini, il dolce ‘Cantabile’  insieme a Patrizia Quarta al pianoforte: romantica romanza ricca di sentimento che per le sue note delicate e ‘cullanti’ invita appunto al canto ed anche alla danza. Emozioni allo stato puro invece, con l’aggiunta di brividi data la difficoltà del brano, con il Capriccio n. 5 dai 24 Capricci, sempre di  Paganini: l’ Agitato in la minore è una prova di tecnica impressionante e di straordinario controllo dello strumento; Zanon possiede entrambi unitamente ad una capacità interpretativa propria di pochi. Piccolo divertissement potremmo definire il pezzo ‘danzante’ di Fritz Kreisler che tradotto dal tedesco significa ‘bel rosmarino’.

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DIMITRI SHOSTAKOVICH, LEDI MAKBET MCENSKOVO UEZDA (LADY MACBETH OF MTSENSK) - ROYAL OPERA HOUSE COVENT GARDEN, LONDON 17 APRILE 2018

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Fa sempre piacere assistere ad una ripresa di una produzione nata sotto benigna stella.

E' il caso di questa Ledi Makbet Mcenskovo uezda di Dmitri Shostakovich che il duo Richard Jones\Antonio Pappano portarono per la prima volta sulle tavole del Covent Garden 14 anni fa con un successo clamoroso e che gli valsero il conferimento del prestigioso premio Laurence Olivier.

E quella produzione è ancora magnifica sotto tutti i punti di vista, a partire dalle scene di John Macfarlane che ci riportano in un lontano 1950 dove il lugubre passare dei giorni vuoti in una misera casa di una cittadina mineraria della provincia russa è rappresentato con una autenticità orribile, fatta di mobilio sudicio e vesti consunte.

Ed è in questo desolante vuoto che si svilupperà la storia di Katerina, prima di una trilogia che Shostakovich pensò negli anni 30 del ‘900 del secolo scorso sulla condizione della donna nella provincia russa, ma che abortì dopo il veto perentorio sulla sua musica e sulla sua persona calato da Stalin al termine di una sua presenza ad una rappresentazione dell'opera.

Ledi Makbet è il capolavoro drammatico di Shostakovich ed insieme la prova più lampante delle sue straordinarie attitudini teatrali e del suo impegno ideologico e sociale. Un'opera di un ben chiaro significato antiborghese, dove la musica realizza il contenuto drammatico con grande energia espressiva in una scrittura armonica articolatissima nella quale si alternano zone di semplice lirismo ad altre ruvidamente dissonanti portate fino all'atonalità.

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SIMON BOCCANEGRA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, MERCOLEDI’ 18 APRILE 2018

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E’ arrivata a Bologna parecchio sfoltita nell’allestimento la produzione del Simon Boccanegra in coproduzione col Teatro Massimo di Palermo datata quasi dieci anni addietro. Lo spettacolo di Giorgio Gallione si basa su di una atmosfera molto rarefatta e cupa che gioca molto sui contrasti chiaro scuro delle scene di Guido Fiorato e sulle luci che Daniele Naldi vuole altrettanto in contrasto, in continua alternanza tra il rosso caldo della passione ed il freddo blu che richiama il mare. Con Genova sullo sfondo a ricordare ove si svolge l’azione, complessivamente lo spettacolo è molto lineare e semplice nella sua eleganza, senza colpi di teatro o particolari dinamismi tra i personaggi. I contrasti politici ed i complotti che ne derivano sono materia sì succulenta che con gli interpeti giusti può certo bastare a rendere esplicita la drammaticità dell’opera. Forse gli elementi scenografici mancanti davano un maggior senso di raccoglimento e concretezza all’oggetto, mentre in questo caso l’azione scenica si è svolta principalmente su di una pedana un po’ spoglia con magnifici mosaici e pochi altri elementi architettonici. In questo modo gli interpreti hanno potuto esprimersi al loro meglio guidati soprattutto dalla musica e dalle proprie sensazioni. I costumi di foggia classica sono sempre opera di Fiorato.

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LEDI MAKBET MCENSKOVO UEZDA, DIMITRI SHOSTAKOVICH (UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK) - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, 15 APRILE 2018

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Torna sulle tavole di un teatro la acclamatissima produzione di Martin Kusej di "Ledi Makbet Mcenskovo uezda" di Dmitri Shostakovich che debuttò al Teatro dell'Opera di Amsterdam nel 2006. La scelta del Teatro Di San Carlo di Napoli di optare per questa produzione, molto realistica nella sua crudezza interpretativa, se inizialmente ha suscitato qualche perplessità nel compassato pubblico partenopeo, si é rivelata vincente sia dal punto di vista drammaturgico che di immagine.

Una regia quella di Kusej, qui ripresa per la prima italiana  da Herbert Stöger, che a distanza di 12 anni mantiene inalterata la propria freschezza narrativa a fronte di un libretto che non risparmia nulla in termini di precise indicazioni didascaliche.

E Kusej non si fa certo pregare nel calcare la mano sulle scene più crude di una storia fatta di violenza non solo fisica ma anche carnale e psicologica, aiutato in ciò dalle scarne ma funzionali scene di Martin Zehetgruber, dai costumi di Heide Kastler, e dal fondamentale disegno luci di Reinhard Traub qui ripreso da Marco Giusti.

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ORLANDO FURIOSO , VIVALDI - TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 13 ABRILE 2018

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Andata in scena quest’estate al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca esordisce anche a Venezia questa nuova produzione dell’Orlando Furioso di Vivaldi in partnership con la Fondazione Treatro La Fenice. Una edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli in collaborazione con l’Istituto Antonio Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, rivista per la parte drammaturgica dallo stesso regista Fabio Ceresa, che ne ha snellito alcuni punti per meglio rendere l’azione scenica, adattandola principalmente ai tempi teatrali dei giorni nostri.

In circa tre ore di spettacolo (intervallo compreso) il cinquecentesco personaggio dell’ Ariosto rivive ancora oggi nel libretto che Braccioli scrisse due secoli dopo per la celestiale musica di Antonio Vivaldi, grazie ad uno spettacolo fresco, colorato e scorrevolissimo, ove il regista ha cercato di inserire tutti gli elementi che divertivano tanto il pubblico del Settecento, quanto divertono quello attuale con leggerezza e spesso anche ilarità.

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R. WAGNER. DER FLIEGENDE HOLLÄNDER, ORCHESTRA E CORO DELL' ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA, DIRETTORE : MIKKO FRANCK - AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA, 30 MARZO 2018

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Straordinario appuntamento con l'opera lirica nell'ambito della stagione concertistica dell' Accademia Nazionale di Santa Cecilia con un titolo affrontato per la prima volta da questa meravigliosa compagine musicale.

Si tratta di "Der fliegende Holländer"  di Richard Wagner, qui rappresentato in versione da concerto e con un cast di primissimo ordine.

Per motivi sindacali si è scelto di non  rappresentare la versione in atto unico come previsto dal compositore, ma si è optato per un intervallo unico tra il primo e secondo atto, scelta opinabile soprattutto in una versione da concerto, ma tant'è ....

Al successo della serata ha certamente contribuito in misura determinante la precisione, l'autorevolezza e, insieme, lo slancio e la passione del Direttore ospite principale dei complessi di Santa Cecilia Mikko Franck: la cura nel controllo delle dinamiche orchestrali, la perfetta esattezza agogica, la gestione impeccabile dei rapporti tra orchestra e solisti hanno fatto sì che la musica di Wagner abbia potuto dimostrare intatto il suo fascino. Franck, per motivi di salute, (problemi alla schiena) non resta mai sul podio ma si aggira tra i leggii degli strumentisti intorno al podio dando spesso loro le spalle, cercando quasi un contatto fisico  con la musica e questo può aver contribuito in qualche misura a delle micro fratture tra le varie sezioni dell'orchestra che comunque non hanno inficiato una esecuzione memorabile.

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ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI, CONCERTO DEL 28 marzo 2018, DIRETTORE KAZUKI YAMADA - AUDITORIUM RAI TORINO

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Programma interamente dedicato ad un Mendelsshon straordinariamente popolare, quello proposto dalla Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino impegnata assieme al coro Maghini e diretti dalla bacchetta di Kazuki Yamada, nelle sinfonie n.1 e 2 .

Eseguita per l'ultima volta da questa orchestra nel 1958(!) La sinfonia n.1 di Mendelsshon si prefigura immediatamente per quello che è: un lavoro di transizione di un compositore poco più che quindicenne che guarda al periodo classico (Mozart e Haydn) cercando una propria maturità compositiva, con un occhio rivolto più che altro all' impeto focoso della scrittura di Weber e al suo romanticismo manierato.

Maturità che comunque è già sviluppata nella prodigiosa scrittura e nella fulgida strategia compositiva che lo portano ad una pienezza intellettiva già in anticipo sulla musica dell'ottocento.

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LE NOZZE DI FIGARO – W. A. MOZART – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SABATO 31 MARZO 2018

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Il regista Mario Martone creò per il teatro San Carlo di Napoli l’allestimento che oltre dieci anni fa debuttò nel capoluogo campano e che da allora ha viaggiato molto, approdando finalmente a Verona al Teatro Filarmonico. Sostanzialmente lo spettacolo rimane lo stesso, che abbiamo visto nell'attuale Circuito OperaLombardia circa tre anni fa, con il dovuto riadattamento agli spazi più contenuti rispetto al San Carlo, operato da  Raffaele Di Florio, sempre con scene di Sergio Tramonti ed i costumi di Ursula Patzak che per foggia ci riportano all’epoca originale.

Il regista volutamente scelse di operare su un unico ambiente che raffigurasse più o meno una grande sala ove può accadere tutto ciò che succede nell’opera. I grandi bracci che avvolgono l’orchestra aumentano le possibilità sceniche, ma talvolta rendono difficoltoso seguire il direttore per chi le occupa con rischi sulla tenuta del tempo. Dunque niente camera di Figaro, o della Contessa, e nemmeno il giardino dello scambio di persona, ma come dicemmo allora un unico luogo ove siano i protagonisti a catturare l’attenzione con la loro personalità, liberamente espressa senza forzature registiche. E lo spettacolo funziona ancora e piace, perché succede sempre qualcosa, nessuno è posto a caso tra gli elementi presenti, ognuno si muove mentre canta con scopo preciso e molte gag vengono poste in essere per tenere viva l’attenzione durante le tre ore di musica.

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A.SCHNITZLER, GIROTONDO KABARETT - FONDAZIONE TEATRO DUE PARMA, MARTEDI’ 27 MARZO 2018

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"La profondità di pensiero non ha mai chiarito nulla, la chiarezza di pensiero guarda più profondamente nel mondo". A.Schnitzler

Si entra immediatamente nel clima della Vienna decadente a cavallo tra fine 800 e inizio 900 del secolo scorso, appena si varca la soglia del Teatro Due di Parma, quando una graziosa signora vestita in abiti maschili e con una frusta in mano, ti accompagna al tavolo al quale ti verrà servita la cena durante lo spettacolo, chiedendoti se gradisci una maschera per non essere riconosciuto durante la visione della scabrosa performance.

Stiamo parlando di " Girotondo "(Reigen) pièce teatrale scritta da Schnitzel nel 1897 e qui riproposta nella visione drammaturgica di Walter Le Moli con la traduzione di Giuseppe Farese, scene di Tiziano Santi, costumi di Gianluca Falaschi e luci di Claudio Coloretti.

"Girotondo" è una Pièce teatrale scritta da uno Schnitzler in una Vienna che vedeva l'affermarsi delle teorie di Freud, delle opere di Richard Strauss composte sui libretti di Stefan Zweig (grande ammiratore di Schnitzel), l'affermarsi della "Sezessionstil" ma anche la nascita di caffè, locali notturni, varietà, sale da ballo con le loro "entreneuses" mercenarie dove la prostituzione continuava a restare il fondamento della vita erotica al di fuori del matrimonio, quasi un secondo lato oscuro su cui si ergeva la benpensante società borghese.

Anni in cui la sessualità non poteva essere estromessa dalla società, ma si cercava almeno che non fosse visibile nel mondo dorato, ben educato, ben ordinato del tempo. Una società che si mostrava sempre particolarmente crudele verso chi ne tradisce i segreti e rivela, per ipocrisia, chi commette un crimine contro natura. Come nella famiglia, come nella scuola, così anche nella sfera erotica i giovani si vedevano preclusi quelle libertà erotiche e quelle felicità cui la loro età li avrebbe destinati con naturalezza.

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ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, STAGIONE DI CONCERTI 2017\18, DIRETTORE FRANCESCO OMMASSINI - LUNEDI 26 MARZO 2018, TEATRO COMUNALE DI VICENZA

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Quinto concerto della stagione dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza con  la direzione e concertazione del Maestro Francesco Ommassini.

Fondata nel 1990, la OTO ha collaborato nella sua storia con artisti di caratura internazionale e di prestigio, trasformandosi nel 2014 in una sorta di bottega musicale all'interno della quale i 40 strumentisti selezionati tra i migliori neo diplomati dei Conservatori italiani, si perfezionano sotto la guida attenta e meticolosa di affermati musicisti.

Il livello di preparazione musicale raggiunto, permette alla OTO di affrontare con precisione e professionalità un repertorio impegnativo tra i più vasti che la collocano tra le compagini orchestrali più in vista del panorama musicale italiano recente.

Francesco Ommassini è stato chiamato a dirigere e preparare i musicisti della OTO in un programma che ha visto alcune delle pagine più famose del repertorio sinfonico come la sinfonia n. 5 di L.V.Beethoven e la sinfonia n.4 di R. Schumann, precedute dalla Ouverture dall'opera “Tancredi” di G.Rossini.

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CONCERTO DI VERONA LIRICA AL TEATRO FILARMONICO - DOMENICA 25 MARZO 2018

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Inaugura l'arrivo della primavera l'associazione Verona Lirica con la consueta formula che mixa le quattro voci del repertorio lirico con un ensemble musicale. Questa volta ospite il Quintetto a Fiati Silene composto da Alessio Preosti al flauto, Annabruna Atzeni al clarinetto, Federico Verzelletti all'oboe, Silvia Festa al corno e Teodora Mancabelli al Fagotto.

Un programma popolare con l’aggiunta di pezzi meno noti per il concerto accompagnato come sempre da Patrizia Quarta al pianoforte, ormai colonna portante ed indispensabile per i pomeriggi dell’Associazione. Ad interpretare le eroine o gli eroi del melodramma internazionale ci hanno pensato il soprano Rossella Ragatzu, il mezzosoprano Veronika Koval, il tenore Kristian Benedikt ed il baritono Christian Senn.

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