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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2018, FILARMONICA DELLA SCALA, Myung-WHUN CHUNG DIRETTORE - TEATRO FILARMONICO DI VERONA  17.09.2018

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Prosegue a ritmo serrato il programma del Settembre dell'Accademia 2018.

Lunedi 17 Settembre è stata la volta dell'Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Myung Wung Chung in un programma tutto Beethoven che ha visto l'esecuzione delle sinfonie n.6 e n.7 del compositore.

Dirigere Beethoven nel 21° secolo deve essere qualcosa di particolarmente difficile, soprattutto se si cerca di discostarsi dalla quelle chiavi interpretative che i fardelli pesantissimi di direttori del passato hanno lasciato nell' inconscio di musicisti e uditori contemporanei cresciuti a pane e dischi di Furtwaengler o Karajan. Provare a smarcarsi dalle linee interpretative di un Klemperer o di un Toscanini è cosa rischiosissima assai soprattutto se l'idea interpretativa non coincide con le aspettative del pubblico, e poco importa se il risultato è interessante o addirittura stupefacente, si rischia sempre di passare per dei sovversivi.

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LA YOUTH ORCHESTRA OF BAHIA CON MARTHA ARGERICH PER IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MERCOLEDI’ 12 SETTEMBRE 2018

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Uno degli appuntamenti più attesi del Settembre dell’Accademia Filarmonica 2018 era sicuramente il concerto che vedeva protagonista una straordinaria Martha Argerich che si univa all’orchestra giovanile di Bahia per il terzo appuntamento di quest’anno. Questa compagine di giovani, in alcuni casi giovanissimi musicisti, è di recente formazione e deve tutto al suo ideatore Ricardo Castro, a suo volta pianista e direttore, che dal 2007 ne è fondatore e direttore artistico. Un insieme di ragazzi visibilmente innamorati della musica, col ritmo pulsante sin dal primo attacco sonoro e che inevitabilmente coinvolge chi ascolta. Siamo certo lontani dal rigore inquadrato delle orchestre ben più blasonate ove la perfezione regna sovrana e forse talvolta la passione è messa in secondo piano. Ma questi ragazzi riescono a trasmettere la dedizione all’arte ed alla bellezza del proprio lavoro come suonassero da molto più tempo. Sensibile è stato il divario tra la prima e la seconda parte di un concerto piacevolissimo, ma che ha evidenziato se vogliamo quale repertorio sia più congeniale a questa frizzante orchestra.

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POLIDORO, ANTONIO LOTTI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA PER IL FESTIVAL ‘VICENZA IN LIRICA 2018’, replica di venerdì 7 settembre 2018

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Prima esecuzione assoluta in tempi moderni

Edizione a cura di Francesco Erle e Franco Rossi

E’ davvero con un pizzico di orgoglio che raccontiamo di quanto si adoperi la città di Vicenza (finalmente) grazie all’Associazione Vicenza in Lirica nel riscoprire la bellezza della musica barocca e dei rappresentanti che resero il nostro Paese, e nello specifico i compositori veneti, illustri nei secoli e studiati da professori illuminati e musicologi di tutto il mondo. Nella figura del direttore d’orchestra Francesco Erle scopriamo una passione ed un gusto per lo stile ed i contenuti di un’epoca irripetibile e di un musicista che merita di essere riscoperto ed ascoltato per la raffinatezza delle sue melodie: Antonio Lotti. Nonostante la fama che godette nel Settecento il compositore oggigiorno è noto soprattutto agli addetti ai lavori per ragioni che non sono tuttora spiegabilissime o comunque per via di una certa routine nel formulare i cartelloni operistici o magari una sorta di ‘pigrizia’ repertoriale degli interpreti. Fatto sta che dalle parole dello stesso Erle riscopriamo un musicista di una ricchezza espressiva ed anche innovativa per l’epoca, dato l’uso poi imitato di particolari finezze in partitura. Ecco che in questa ottica ha preso vita il ‘progetto’ Polidoro, poiché non si è trattato di una semplice rappresentazione in tempi moderni, ma proprio di un progetto che ha visto impegnati formatori vocali, uno studio approfondito dello spartito conservato al conservatorio di Napoli, con tutte le incognite ancora irrisolte, del musicista e della sua vita artistica, ed una ricerca su come riportare in scena concretamente tale composizione per cercare di avvicinarsi il più possibile a quanto prescritto dall’autore. Portando la lunghezza complessiva a meno di due ore il Maestro Erle, in collaborazione con il musicologo Franco Rossi, ha reso fruibile ad un pubblico moderno questo pezzo di storia italiana di cui anche noi siamo stati testimoni.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA FILARMONICA 2018, STAATSKAPELLE DRESDEN: Alan Gilbert direttore, Lisa Batiashvili violino - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, GIOVEDI' 6 SETTEMBRE 2018

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Appena li vedi entrare capisci subito cosa ti aspetterà.

I professori della Staatskapelle di Dresda, una delle più antiche compagini orchestrali al mondo, quasi coetanea dell' Accademia Filarmonica di Verona, quasi tutti uomini di mezza età, corroborati da un fisico che tradisce simpatia per birra e salsicce, raggiungono con piglio deciso, ordinato e preciso i loro leggii e senza il minimo rumore attendono in silenzio il la per l'accordatura dal Konzertmeister.

All'entrata del Direttore d'orchestra e della solista, lo statunitense Alan Gilbert e la georgiana Lisa Batiashvili, si alzano tutti all'unisono, pronti a colpire con le loro note, come una perfettamente oliata ed allegra macchina da guerra.

Ancora prima che la violinista Lisa Batiashvili inizi a suonare le sue 8 battute iniziali del concerto n.2 di Prokofiev senza accompagnamento orchestrale, li vedi già pronti con archetto in mano e concentratissimi in attesa dell'ordine di ingresso da parte del  Direttore d'orchestra.

Una disciplina ferrea e scontata che fa si che dal primo all'ultimo leggio, questi professori d'orchestra, suonino tutti allo stesso modo e con la stessa preparazione e capacità come se fossero tutti dei Konzertmeister, pronti a dare il massimo in un repertorio ad essi più che congeniale.

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VICENZA IN LIRICA RICORDA TULLIO SERAFIN CON MANUELA CUSTER AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA – SABATO 1 SETTEMBRE 2018

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Nell’ambito delle celebrazioni dedicate al Maestro Tullio Serafin a cinquant’anni dalla scomparsa, l’Associazione Vicenza in Lirica è tra quelle che più si sta adoperando in tal senso, ed il concerto con il Mezzosoprano Manuela Custer accompagnata dal maestro Raffaele Cortesi al pianoforte, può considerarsi certo un omaggio al Maestro, ma anche e soprattutto un omaggio alla musica, alla passione che in essa muoveva il celebre Direttore d'orchestra, al profondo rispetto che provava nei confronti dell’Arte e della bellezza in ogni sua manifestazione, esplorando anche nuovi orizzonti con compositori a lui coevi ed innovativi per l’ epoca.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2018, ORCHESTRA ANTONIO VIVALDI E CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 27 agosto 2018

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Come consuetudine ormai da qualche anno, l’Accademia Filarmonica di Verona, inaugura il   “Settembre dell'Accademia” con un concerto fuori abbonamento in anteprima, dedicato ad una realtà musicale giovane del panorama internazionale.

Quest'anno è stata invitata l'Orchestra Antonio Vivaldi alla quale è stata commissionata al suo compositore “in residence”, nonché co-fondatore Piergiorgio Ratti, una composizione per festeggiare il 475° anniversario dalla fondazione dell'Accademia veronese.

“Respiri per flauto e orchestra d'archi” scritta appunto da Piergiorgio Ratti, ha aperto la serata con un solista d'eccezione, il flautista veronese Tommaso Benciolini, concertista ormai affermatissimo nonostante la sua giovane età, ed ha visto impegnato sul podio Lorenzo Passerini, anch'esso cofondatore dell'Orchestra Vivaldi e suo Direttore Musicale.

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VERDI  OPERA  NIGHT – ARENA DI VERONA,  DOMENICA 26 AGOSTO 2018 

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Con un gala dedicato interamente alla figura di Verdi la Fondazione Arena di Verona ha omaggiato il compositore cui più deve la notorietà ed il prestigio internazionale, completando il cartellone del 96° Festival lirico con uno spettacolo in cui è protagonista la trilogia popolare con parata di stelle sul palco ed una scenografia naturale mozzafiato.  

Avendo a disposizione una infinità di allestimenti magnifici che nel corso degli anni hanno arricchito il palcoscenico veronese, Michele Olcese ha potuto selezionarne gli elementi essenziali che tra le più recenti produzioni potessero incorniciare con delle aggiunte il secondo atto di Rigoletto, il terzo de Il Trovatore ed il terzo di Traviata, per cui Stefano Trespidi ha creato una regia appropriatamente semplice, completata dalle proiezioni video dei diversi ambienti di Paolo Mazzon. Il risultato è stato uno spettacolo raffinato e curato in ogni dettaglio. 

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IL BARBIERE DI SIVIGLIA, G. ROSSINI - ARENA DI VERONA FESTIVAL, SABATO 4 AGOSTO 2018

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Nell'ambito delle innumerevoli celebrazioni per i centocinquant'anni dalla scomparsa di Rossini la Fondazione Arena di Verona non poteva non riportare sulla scena uno degli spettacoli più riusciti degli ultimi anni che conferma quanto Il barbiere di Siviglia possa essere attualissimo e sappia far divertire, pur riflettendo, con leggerezza e soprattutto molta intelligenza. Nel curare come sempre tanto la regia quanto l'aspetto scenico in tutte le sue parti, Hugo de Ana ci porta in una specie di giardino delle fate con rose giganti e farfalle svolazzanti, in cui tutti i protagonisti sono perfettamente integrati e  con semplici aggiunte la narrazione può rispettare il libretto in ogni sua parte. Tutto è studiato per rendere uno spettacolo, comunque lungo e complesso, brillante, scorrevole e soprattutto piacevole.

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IL BARBIERE DI SIVIGLIA, GIOACHINO ROSSINI – STAGIONE LIRICA DI PADOVA, GIOVEDI’ 2 AGOSTO 2018

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Per l’estate da un po’ di stagioni l’opera padovana si sposta nel cortile del Castello Carrarese che evidentemente offre buone opportunità in termini di spazi per il pubblico e per gli allestimenti degli spettacoli. Non vi era comunque bisogno di grandi spazi per la versione del Barbiere di Siviglia che Yamal das Irmich ha ideato per l’estate veneta che è andata in scena a Padova e poi replicherà a Bassano. Il regista coadiuvato da Matteo Paoletti Franzato per le scene ed i costumi ha una visione ben precisa nelle intenzioni di come caratterizzare i personaggi e farli interagire in scena tra loro. Come fossero tutti illusi nelle loro fantasticherie, solo Rosina ed Almaviva riescono alla fine a spuntarla e suggellare il loro amore. Rosina è tutt’altro che una povera indifesa, ed anzi sembra più una adolescente in preda alle mode ed alla sua vanità, mentre il conte sembra il vero 'so tutto' della situazione, pur se in verità un po’ insulso in certi costumi pensati per lui. Figaro è sì un gran mattatore, ma il re dei barbieri si rivela un troubleshouter quasi superfluo; il perfido Bartolo tiene inutilmente segregata in una enorme cassaforte luccicante la ribelle pupilla, ricoperta di banconote a simbolo della dote che reca a sé. E Don Basilio viene visto principalmente come un grande scocciatore. Spicca davvero il ruolo di Berta: qui è una sensualissima donna esperta di seduzione che conosce bene il suo padrone e sa persino come sedurlo. Neanche a dirlo cuori e fiori ovunque a simbolo di ciò che tutti inseguono in questa vicenda e che forse il regista augura anche al pubblico presente.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, CAST DI GIOVEDI’ 19 LUGLIO 2018

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Ennesimo cambio cast per l’Aida di Giuseppe Verdi del 19 luglio con interpreti alla loro prima per quest’anno e qualche conferma. L’allestimento ormai ben noto di Franco Zeffirelli di cui abbiamo recensito alla prima stagionale (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/aida-g-verdi-arena-di-verona-sabato-23-giugno-2018.html) suscita sempre il placet del pubblico e risulta comunque funzionale al libretto nella sua complementarietà tra scene ed azione, con le coreografie attinenti al contesto di Vladimir Vasiliev.

Ritorna quest’anno nel ruolo di Aida Maria José Siri,  che proprio il 19 luglio di tre anni fa ha festeggiato l’ormai superato traguardo della centesima Aida, personaggio nel quale mette sempre tutta se stessa come fosse il primo giorno, ma con rinnovato impegno e professionalità, forte di una voce uniforme ed efficacemente gestita.

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NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, SABATO 7 LIUGLIO 2018

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Il  mastodontico allestimento di Nabucco ideato l'anno scorso dal regista Arnaud Bernard torna a far parlare di sé a Verona, dove un anfiteatro gremito in ogni ordine di posto ha salutato con fragore ancora una volta l’opera verdiana che forse dopo Aida più lo rappresenta. Ci pare infatti stia vincendo l’intento del nuovo sovrintendente Gasdia di portare in scena spettacoli memorabili che conquistano l’occhio del pubblico, che di fatto finora ha sempre riempito l’Arena.

Secondo il regista fu talmente significativo il periodo risorgimentale italiano e l’influenza che la produzione verdiana ebbe allora negli animi del popolo non ancora affrancato dagli austriaci, che quasi doverosamente rende omaggio a quel momento storico, scegliendo le Cinque giornate di Milano, con questo allestimento che appunto l’anno scorso inaugurò il festival riportando tutti noi a quei tempi di conflitti e di ideali patriottici quasi ormai perduti. Milano, simbolo della rivoluzione e fulcro degli scontri del Marzo 1848; la Scala, a sua volta simbolo della città lombarda; i soldati, i tumulti e gli spari per strada: tutto vissuto tragicamente dai protagonisti di una vicenda famigliare e storica che dall’antica Gerusalemme arriva al nostro paese attraverso un viaggio temporale, storico e culturale.

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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, SABATO 30 GIUGNO 2018

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Ancora nel segno dell’intramontabile Franco Zeffirelli la Fondazione Arena di Verona ripropone come terzo titolo l’allestimento di Turandot che otto anni fa debuttò con un successo che si ripete ogni volta che il pubblico si trova ad ammirare quanto partorito dalla mente del regista fiorentino, che si avvale dell’esperienza di Emi Wada  per i costumi. Totalmente immerso in una regno fatato di ori e luci sfolgoranti, curate da Paolo Mazzon, scopo del regista è sempre quello di stupire rispettando il libretto. Il netto contrasto tra i vincenti al centro della scena ed il popolo sottomesso sempre in ombra e quasi sciame informe, l’alterigia della principessa e di suo padre, l’estrema mascolinità del pretendente vincitore e di tutti coloro che aspirano ad esserlo (come avanza fiero ed impassibile il principe di Persia verso la sua esecuzione), il coraggio della schiava Liù e la fierezza di Timur, la baldanza delle tre maschere... sono il cardine di questo spettacolo. Non solo dunque tanto fumo a riempire gli occhi, ma anche uno studio dei personaggi che si muovono ed agiscono come sul grande schermo, grazie anche a Maria Grazia Garofoli che coordina i movimenti coreografici. Chiaramente ci sono le classiche folle ingombranti, l’esagerato sfoggio del lusso, una atmosfera un po’ circense che può risultare stucchevole ad un certo punto. Ma d’altra parte siamo in una Cina fantastica ove tutto è possibile e non v’è limite all’immaginazione, e questo è Zeffirelli.

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COSI’ FAN TUTTE, W. A. MOZART – TEATRO REGIO DI TORINO, GIOVEDI’ 28 GIUGNO 2018

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Anche l’occhio vuole la sua parte... Il Regio di Torino ripropone il ricco ed efficacissimo  allestimento che nel 2003 e poi replicato nove anni dopo fu ideato dal Maestro Ettore Scola di cui tutti sentiamo la mancanza. Qui come per Don Giovanni si occupa della ripresa Vittorio Borrelli. Luciano Ricceri aveva concretizzato le idee di Scola con un perfetto stile cinematografico che rende al meglio le atmosfere, i profumi e le sensazioni di un luogo magico quale il golfo di Napoli con tendaggi, pitture che deliziano lo sguardo ed al contempo aiutano a facilitare i cambi scena. Peccato solo per il rumore dietro questi teli/sipari che nello spostare le scene disturba leggermente l’ascolto. Le architetture particolareggiate dal gusto raffinato e gli abiti leggiadri di Odette Nicoletti completano il quadretto, poiché sembra proprio di ammirare un quadro in cui prendono vita i suoi personaggi con leggerezza e giusto brio senza strafare. Non manca infatti un approfondimento dei ruoli: ognuno si muove con coerenza e una grande attenzione al singolo gesto che descrive e sottolinea il carattere.

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DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO REGIO DI TORINO, MERCOLEDI’ 27 GIUGNO 2018

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E’ la volta di Don Giovanni al Teatro Regio di Torino per proseguire la triade dapontiana, con l’allestimento che nel 2013 riprese lo spettacolo già datato 2005 partorito dalla mente di Michele Placido. Ripresa da Vittorio Borrelli, è una regia sempre più cupa quella che narra le vicende del dissoluto punito, partendo da una certa neutralità data anche dagli ambienti creati da Maurizio Balò, inizialmente solo accennati dietro un sipario fittizio, che man mano si arricchiscono di particolari foschi, dalle architetture ai dettagli ed alle luci di Andrea Anfossi, sempre più tendenti al rosso delle fiamme infernali.  

L’epoca è posteriore a quella di composizione, come si evince anche dai costumi dello stesso Balò, e generalmente possiamo definire efficace alla narrazione quanto viene proposto sul palcoscenico, su tutte la scena del Commendatore che sembra materializzarsi dalla sua statua, avvolto dal fumo e dalle tenebre.

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LE NOZZE DI FIGARO, W. A. MOZART – TEATRO REGIO DI TORINO, MARTEDI’ 26 GIUGNO 2018

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Ritornano in un'unica sessione continuativa per questa fine stagione targata dalla sovrintendenza uscente le tre opere di Mozart/Da Ponte che il Regio di Torino aveva messo in scena a partire dal 2012. Prima a ritornare dopo il debutto del 2015 è Le nozze di Figaro, nell' allestimento curato da Elena Barbalich alla regia, strettamente connessa alle scene di Tommaso Lagattolla  che curò anche i costumi in tema. Premura della regista è il rispetto dell’epoca di composizione, delle atmosfere che ruotavano attorno alla Rivoluzione Francese imminente, e dell’euforia di popolo mista a timore ed angoscia per l’incerto futuro. Così tutto ciò che accade in modo turbinoso durante questa famigerata folle giornata è vissuta dai protagonisti in maniera decisamente marcata, esagerando tanto l’aspetto buffo e macchiettistico di talune situazioni, quanto il dramma insito in altre. Gli spazi scenici dal sapore tradizionale nascondono anche un significato ben preciso: immergersi certo nell’epoca, ma costruire anche man mano l’avvenire, con continui spostamenti delle strutture che, di fatto, cambiano semplicemente l’ordine degli stessi fattori. Interessante il gioco luci di Andrea Anfossi, che tende spesso al seppia vintage o ad altri colori sfumati a seconda della scena in corso.

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AIDA, G. VERDI - ARENA DI VERONA, SABATO 23 GIUGNO 2018

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Si dice Arena di Verona ma si legge Aida. Si dice Aida del '13 come si dice Amarone del '64.

L'idea di rappresentare in Arena la dolorosa storia di un generale, vittorioso in guerra ma chiacchierone in amore, che finisce, involontario traditore della patria, sepolto vivo, spartendo con l'adorata schiava figlia di re, la tomba e il poco ossigeno all'interno, venne ad un tenore veronese, Giovanni Zenatello, che rimpatriato dopo una fortunata carriera in America, volle provare per pura curiosità l'acustica del colossale contenitore.

Acustica perfetta! In poco più di un mese fu allestito uno spettacolo imponente, direttore d'orchestra Tullio Serafin (di cui quest'anno ricorre il cinquantenario della scomparsa), bozzetti di Ettore Fagiuoli, cantanti acclamatissimi, illuminazione fornita dalle fotocellule del Regio Esercito e sedie prestate dalle chiese vicine.

Fu l'inizio di un simbiosio che dura tutt'ora, Aida\Arena, e che rinnova la magia di un'opera che sembra trovare nel catino romano, la sua collocazione perfetta.

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CARMEN, GEORGES BIZET – INAUGURAZIONE NOVANTASEIESIMO FESTIVAL ARENA DI VERONA, VENERDI’ 22 GIUGNO 2018

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Una poltrona vuota su cui sono state poste delle magnifiche rose a simbolo omaggio delle donne vittime di femminicidio, il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Mattarella ad augurare i migliori auspici per questo Festival 2018, un video celebrativo annunciato dal Sovrintendente Gasdia in onore del Maestro Tullio Serafin di cui quest’anno ricorre il cinquantenario dalla scomparsa. Tanti gli elementi per una inaugurazione in grande stile all’Arena di Verona, con tanto di Inno di Mameli ed un tempo incerto che ha fatto tremare fino alla fine senza colpo ferire per poche gocce. E' partito così il 96° Festival della Fondazione Arena di Verona con un titolo di forte richiamo e che tante volte è stato rappresentato nell’anfiteatro con grandissimo successo. Ad Hugo De Ana è stato affidato infatti l’allestimento della Carmen di Bizet, che il regista ha colto come sfida interessante per proporre uno spettacolo diverso dal solito e che portasse il pubblico lontano dalla classica Spagna folkloristica e gitana. In verità non ci è parso del tutto così. Certo De Ana  ha cambiato l’ambientazione, come si evince da alcuni elementi che riportano agli anni Trenta della Spagna franchista, quindi ad un periodo di oppressione e di dittatura, e che in talune scene ci ha rimandato a quegli anni (i camion dei soldati, le barriere di confine..). Ma generalmente non ci siamo discostati molto da quanto visto fino ad ora: un bellissimo spettacolo dal sapore cinematografico, ma non innovativo. Ci sono sempre le grandi masse che si muovono in scena con comparse di animali, ammiriamo dei pannelli con tipicissime immagini ispaniche, inoltre al centro è posta una bella arena da corrida che oltretutto restringe decisamente il campo di azione dei protagonisti, quando non all’interno, resi poco visibili dal pubblico posto lateralmente. Non mancano coriandoli sparati al cielo che invadono la platea, e soprattutto drammaturgicamente non vediamo niente di particolarmente innovativo: il libretto è giustamente rispettato, cosa che apprezziamo sempre, ma senza particolari colpi di scena.  I costumi sono certamente adatti all’ambientazione, ma è tutto molto tipico, bellissimo da vedere soprattutto per i neofiti, ma niente di nuovo. Leda Lojodice firma le coreografie molto tradizionali del corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino.

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ALEKO, S. RACHMANINOFF - HELIKON OPERA MOSCA,  VENERDI’ 15 GIUGNO 2018

La Helikon Opera di Mosca è una istituzione musicale di primissimo piano nel panorama culturale della capitale russa.

Ospitata nella casa che fu già della principessa imperiale Evgenya Shakhovskaya, negli ultimi decenni dell' 800 la Helikon Opera divenne il primo teatro musicale privato di Russia ed ospitò tra le sue mura artisti come S. Rachmaninoff, C. Debussy, F. Chaliapin and L. Sobinov e molti altri che hanno contribuito ad ingigantire la fama di questo teatro musicale fino ai giorni nostri dove numerose produzioni hanno varcato i confini russi per essere ospitati in prestigiosi teatri di tutto il mondo.

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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, VENERDI' 15 GIUGNO 2018

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Lo spettacolo della Traviata che nella nuova produzione del San Carlo ha riempito il cartellone delle ultime settimane ottenendo un bel successo di pubblico è davvero molto piacevole ed elegante sia da vedere che nei contenuti. Il regista Lorenzo Amato ha creato una ambientazione molto onirica nelle intenzioni, ma che si esplicita anche visivamente rendendo sempre chiaro quanto gli interpreti sono chiamati a fare in scena. Leitmotiv è la pioggia insistente lungo tutto lo spettacolo che vuole esprimere la fiumana di emozioni che albergano il cuore e la mente di Violetta potandola alla rovina, oppure lo scrosciare dell'acqua sui destini dei poveri innamorati e sulle brutture di una Parigi non poi così lontana. Nelle scene non troppo essenziali di Ezio Frigerio si scorgono sipari alzati di feste e spettacoli passati, del bel mondo di Violetta, con qualche arredo raffinato necessario alla narrazione ed una onnipresente parete d'acqua che col suo rumore crea uno strano continuum sulla musica di Verdi, su cui si specchiano gli interpreti ed il loro agire. Sin dall'inizio la protagonista è avvolta dall'acqua da cui tenta di proteggerla il coro dotato di ombrelli scuri come la notte. Raffinati e decisamente ricchi i costumi creati da Franca Squarciapino assolutamente inerenti al resto.

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DON CARLO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, MERCOLEDI’ 6 GIUGNO 2018

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Non è andata secondo le aspettative la nuova produzione del mastodontico Don Carlo verdiano al Comunale di Bologna nell’allestimento firmato Henning Brockhaus, che si è avvalso delle scene di Nicola Rubertelli per concretizzare l’idea che aveva della grande opera andata in scena nella versione milanese del 1884. Quanto visto sul palco ci ha lasciato infatti piuttosto perplessi e non è stato compreso affatto dal pubblico. I motivi possono essere stati diversi. Siamo in una astrazione piuttosto modernista e cupa nel disegno del  regista che evidentemente concepisce questo dramma di sconfitti a tuttotondo come una sorta di incubo senza uscita e piuttosto atemporale, visto il grigiore quasi spaziale e le stranissime strutture che solo lontanamente riconducono ad ambienti regali, con cuscini un po' stile indiano qua e là e pochi arredi vintage, su sfondi decisamente inquietanti.  Le luci dello stesso regista spesso assumono toni scuri accentuando questo misto di angoscia e straniamento, che a nostro avviso non ha aiutato neanche gli interpreti a concentrarsi sempre sul canto. Come imbrigliati in quanto li circonda sembrano quasi straniati da loro stessi, su tutti Elisabetta, con qualche inevitabile slancio imposto chiaramente dal libretto. Lo spettacolo in generale è investito di una lentezza sconcertante che rasenta la noia soprattutto verso la fine, ed assistere  alla vestizione monacale di Eboli sulla splendida introduzione dell’aria di Elisabetta ci è sembrato davvero ridondante. Anche i costumi di Giancarlo Colis sono cupi, tranne per l’ammaliatrice Eboli che però ci ricorda una soubrette anni Trenta, e Rodrigo in azzurro, forse ad indicare una luce nel suo operato. Inoltre non ci sembra coerente lo stile anni Venti/Trenta del coro femminile pur sulla leggiadra Canzone del velo, poiché fuori dal contesto generale. Non parliamo del povero Inquisitore, con occhiali scuri e chioma stile Albus Silente costretto in trono in scena quasi immobile per tutta l’opera.

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