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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI - BASSANO OPERA FESTIVAL, DOMENICA 30 LUGLIO 2017

La sfortunata Lucia Ashton rivive ancora una volta il suo dramma nello spettacolo che il regista Paolo Giani porta prima a Padova e poi a Bassano del Grappa, con una messa in scena che vuole essere di gusto noir tanto nella drammaturgia che nella messa in scena, anch’essa ideata dal regista. Come purtroppo capita di vedere in talune produzioni, a tante idee interessanti non sempre corrispondono brillanti e riuscite rappresentazioni, laddove alcune soluzioni registiche non trovano una chiara collocazione scenica. Chiaramente possiamo riferirci solo a quanto visto poiché a causa di un nubifragio lo spettacolo è stato interrotto prima della scena della pazzia.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI, rievocazione storica del 1913 – ARENA DI VERONA, VENERDI’ 28 LUGLIO 2017

E’ lo stesso inossidabile regista Gianfranco de Bosio a comparire sul palco, in compagnia della coreografa Susanna Egri, per ricevere il bagno di applausi da un’Arena quasi esaurita al termine di uno spettacolo ormai imprescindibile per questo Festival,  che regala ancora emozioni forti tanto a chi non lo ha visto quanto, perché no, a chi ne ha già apprezzato la spettacolarità. Stiamo parlando naturalmente dell’Aida nella rievocazione del 1913, già riconfermata anche per l’anno prossimo, che fa ormai quasi parte dei gradoni dell’anfiteatro e che con un cast ed una orchestra in forma hanno saputo riportare in vita le gesta del popolo egizio e di quello etiope con uno spettacolo che nonostante gli anni ha ancora qualcosa da raccontare.

Ancora una volta il palazzo del Faraone, il Tempio di Iside sulle rive del Nilo, la ‘fatal’ pietra sotto cui spirano i giovani protagonisti, sono la cornice ai dolori di un popolo sottomesso ed alle passioni di cuori infelici, e come spesso ci piace scrivere, c’è tutto ciò che il libretto comanda e che ci si può immaginare nel rappresentare la grande civiltà egizia con i suoi misteri e le sue bellezze. Gli interpreti interagiscono con grinta muovendosi in tutto lo spazio e gli ambienti a disposizione, mossi da particolare ardore e passione, come provassero essi stessi le emozioni in scena. Collaudate le coreografie evergreen dei balletti che animano la scena con Petra Conti ed Alessia Gelmetti come prime donne.

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PLÁCIDO DOMINGO, ANTOLOGÍA DE LA ZARZUELA - ARENA DI VERONA, VENERDI’ 21 LUGLIO 2017

Arena di Verona gremita fino all’inverosimile per salutare ed ascoltare uno dei cantanti d’opera più amati di sempre e che ancora oggi è in grado di creare serate di forte impatto e di grande successo. Parliamo naturalmente di Plácido Domingo, leggenda vivente madrilena che ha deciso di dedicare una intera serata al suo primo amore musicale, la Zarzuela, che cantava in gioventù con i suoi genitori e che lo ha portato ad amare la musica e poi intraprendere la straordinaria carriera che tutti conosciamo.

Questo genere musicale, che trova corrispondenza nella nostra operetta, è un’arte nobilissima dalle origini antiche, sorta per intrattenere la famiglia reale spagnola fin dal Diciassettesimo secolo ed il cui nome deriverebbe dal Real Sitio de la Zarzuela vicino a Madrid, tutt’ora fra le dimore dei regnanti, in cui appunto essi si ritiravano ed assistevano a questi spettacoli creati ad hoc, fatti di recitazione, canti, accompagnamento musicale e splendidi balletti.

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MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, SABATO 8 LUGLIO 2017

Nonostante Madama Butterfly sia un dramma intimo, famigliare, quasi da sussurrare ad ogni istante per non destare la piccola Cio-Cio-San dalle illusioni a cui si aggrappa ingenuamente, forse poco adatto ad una rappresentazione all’aperto, il regista Franco Zeffirelli riuscì nel 2004 ad ideare un allestimento capace di riempire l’enorme palco dell’Arena di Verona ed offrire comunque un’atmosfera estremamente raccolta, incentrata sulla piccola casetta della giovane, fatta di poche cose ma di buon gusto, con il suo giardino fiorito, la collina di Nagasaki che sembra tutt’uno con i gradoni dell’anfiteatro, e tanti piccoli particolari caratteristici della cultura giapponese inseriti nell’ambiente scenico, a completamento di ciò che il pubblico può immaginare vi sia in quei luoghi esotici.  Emi Wada firma i costumi chiaramente in linea con l’allestimento, in cui le luci spesso soffuse e dai toni caldi giocano un ruolo fondamentale nel creare quel senso di minuto ed intimo che caratterizza l’opera. Gaetano Petrosino coordina i danzatori preparati da Maria Grazia Garofoli, molto suggestivi per movenze e costumi.

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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, GIOVEDI’ 6 LUGLIO 2017

Torna con discreta frequenza il suggestivo spettacolo che fu ideato da Ivo Guerra per Rigoletto di Verdi all’Arena di Verona, con le imponenti  scene pittoriche di Raffaele Del Savio ed i costumi cinquecenteschi di Carla Galleri. Una delizia per chi voglia immergersi completamente nelle vicende, facilmente fruibili grazie alla cura nei dettagli, alla riproduzione della Mantova cinquecentesca sullo sfondo, agli ambienti finemente riprodotti, come l’elegante cortile del palazzo ducale, l’esterno della casa di Rigoletto, la casa di Sparafucile lungo il fiume, ecc. Uno spettacolo che lascia comunque spazio agli interpreti, liberi di andare su e giù per le scale o avanti e indietro tra fontane con tritoni danzanti, cespugli, colonne, vasellame e tanto altro presente in scena. Molto d’effetto anche le luci che seguono le atmosfere misteriose, languide o tragiche degli eventi, riproducendo anche la tempesta di fulmini che avvolge la cupa notte della maledizione compiuta.

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MACBETH, G. VERDI – TEATRO REGIO DI TORINO, SABATO 1 LUGLIO 2017

Con il suo Macbeth la regista Emma Dante firma uno degli spettacoli più particolari che abbiano affrontato il capolavoro shakespeariano, affrontando la storia del generale sanguinario con una regia molto concettuale, in cui anche ciò che di materiale esiste sul palco diventa fonte di tormento per i protagonisti. Centralità ai personaggi femminili che con le streghe e la terribile Lady monopolizzano gli eventi sì da lasciare tutti gli altri nell’ombra e non solo in senso figurato. Morte e vita sono continuamente contrapposti: morte a chiunque si ponga sul cammino di Macbeth impedendone l’ ascesa al dominio assoluto, morte rappresenta lo scheletro del suo stesso cavallo che cavalca nonchalante con la Lady; vita c’è invece nel grembo delle streghe, costantemente messe incinta dai satiri che le fanno partorire su un pentolone da cui poi pescano il frutto dei loro amplessi. Lunga vita al potere è ciò che si augura la fosca coppia, ma l’ombra dei misfatti sanguinari li perseguita ovunque col colore che lo rappresenta. Le mani colpevoli di Lady Macbeth  sono screziate di rosso, il mantello del succube consorte è naturalmente rosso, come il lenzuolo che sembra perseguitarlo anche sul trono, e il colore dominante delle oscure luci di Cristian Zucaro è naturalmente il rosso.

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LA SONNAMBULA, VINCENZO BELLINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 30 GIUGNO 2017

 

Per gli appuntamenti estivi al teatro la Fenice di Venezia torna in scena una produzione de La Sonnambula del 2012, che grazie al regista Bepi Morassi offre in scena il gusto e le atmosfere di un piacevole borgo svizzero, in cui il massimo dell’ eccitazione per gli abitanti è partecipare alle nozze di due giovani compaesani. Con questo spettacolo il regista ha voluto sì sottolineare l’importanza del canto e la sua centralità nell’opera, ma ha cercato anche di donare allo spettacolo una dinamicità tanto negli ambienti, che cambiano di continuo, quanto nei personaggi stessi, che non sono semplici belle statuine che cantano ma personaggi che vibrano e sentono ciò che vivono. Aggiungendo un pizzico di leggerezza con lo spostamento degli eventi agli anni Trenta del Novecento lo spettacolo confezionato diventa piacevole e funzionale. Siamo in un resort di montagna ovviamente, in cui fervono i preparativi per le nozze di Elvino ed Amina, con lo sfondo delle montagne, la funivia che sale e scende, il bus per le scampagnate e la decorosa sala delle feste ove festeggiare i matrimoni. Tutto di buon gusto, grazie alle scene di Massimo Checchetto ed ai costumi di Carlos Tieppo.


Ed è con garbata eleganza che Fabrizio Maria Carminati dirige l’Orchestra della Fenice, offrendo un suono vellutato, complice degli accadimenti, che avvolge gli interpreti in modo appropriato mai sovrastandoli.
Amina è Irina Dubrovskaya, che per innocenza e spontaneità ci ricorda più una venere botticelliana, con i colori tenui e i boccoli lungo la schiena, che una giovane del primo dopo guerra se pur già lontano. Il soprano offre una voce molto uniforme che regge perfettamente la recita spaziando in tutte le aree del suo registro. Con tali qualità secondo noi potrà in futuro dosare ancor più volume e intensità per caratterizzare al meglio il suo personaggio.


Shalva Mukeria è l’ innamorato e malfidente Elvino. L’ interprete ha molto spazio per muoversi disinvolto e cantare al massimo spingendo in acuto, dove arriva agilmente anche se a nostro avviso è perfettibile in raffinatezza.
In scena Roberto Scandiuzzi è un conte Rodolfo quasi paterno pur nella sua austerità. La voce è ancora di particolarissimo colore che dona credibilità ed efficacia al suo personaggio.


Molto bene Williamo Corrò come Alessio, appropriata la Teresa di Julie Mellor, smaliziata quanto basta grazie alla voce acuta e duttile Silvia Frigato nel ruolo di Lisa, Roberto Menegozzo completa il cast come Notaio.


Il coro preparato da Claudio Marino Moretti è come sempre partecipe. Applausi entusiastici per tutta la produzione con punte di gradimento per gli interpreti principali.


Maria Teresa Giovagnoli

 

LA  PRODUZIONE

Direttore                              Fabrizio Maria Carminati

Regia                                     Bepi Morassi

Scene                                     Massimo Checchetto

Costumi                                 Carlos Tieppo

Light designer                     Vilmo Furian

maestro del Coro                    Claudio Marino Moretti

GLI   INTERPRETI


Rodolfo                                  Roberto Scandiuzzi
Teresa                                    Julie Mellor
Amina                                    Irina Dubrovskaya 
Elvino                                     Shalva Mukeria
Lisa                                         Silvia Frigato
Alessio                                    William Corrò

Un notaro                              Roberto Menegazzo 


Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
allestimento Fondazione Teatro La Fenice 

FOTO MICHELE CROSERA

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AIDA, G. VERDI - ARENA DI VERONA, 24 GIUGNO 2017

Di Pierluigi Guadagni

 

Per l'un … per l'altro … confusa, tremante,
Io piangere vorrei, vorrei pregar.

Ma la mia prece in bestemmia si muta ..“

Ritorna sulle tavole dell'immenso palcoscenico dell'Arena di Verona, l'Aida del centenario proposta dal team del catalano La Fura dels Baus nel 2013 e qui riproposta felicemente.

La lettura dei registi Carlus Padrissa ed Alex Ollé è tutta proiettata ad una sintesi perfetta tra spettacolarità, avanguardia e tradizione.

Avanguardia per l'uso sapiente e persuasivo di macchinari a vista come l'enorme gru che sostiene il grande involucro riflettivo che sarà alla fine la tomba dei due sfortunati protagonisti, animali meccanici emuli di costruzioni metalliche, dune di sabbia gonfiabili, costumi di scena (di Chu Uroz) pensati come un involucro visivamente riflettevo ed emanatore di luce (elettrica) per i protagonisti in scena.

Ma è tutto sommato un allestimento tradizionalissimo nelle movenze delle masse e nello studio registico sui personaggi, che ricalcano i cliché più abusati del teatro lirico di tradizione con buona pace dei puristi sempre pronti in agguato a gridare allo scandalo.

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NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, VENERDI’ 23 GIUGNO 2017

Con una nuovissima produzione firmata dal regista Arnaud Bernard la Fondazione Arena di Verona scrive un nuovo capitolo della sua longeva storia irta di difficoltà, ma che ha come fondamento imprescindibile l’amore per la musica e la passione nel proporre allestimenti che lascino stupito il pubblico presente. Se di rinascita si può parlare (le difficoltà economiche non sono affatto risolte, ma come si suol dire ci si sta lavorando), al regista è parso più che appropriato tornare all’Italia del Risorgimento ed al fuoco che ardeva nel nostro popolo contro l’usurpatore straniero nel rappresentare il Nabucco di Giuseppe Verdi. Ha raccolto così tutti i cliché che caratterizzano l’opera e ne ha realizzato uno spettacolo volutamente colossale, per restituire all’Arena di Verona la fama di imponenza e spettacolarità nei suoi allestimenti.

Se il Nabucco è da secoli visto con il suo ‘Va pensiero’ come inno al Risorgimento italiano, allora perché non ambientare le vicende narrate proprio durante le Cinque giornate di Milano del 1848? Quindi non più Babilonesi col re Nabucco usurpatore del popolo ebreo, ma Austriaci con l’imperatore Francesco Giuseppe occupanti il suolo italiano. Già sulle note del preludio vi è l’antefatto dei tumulti che seguono, con i soldati austriaci che bombardano i dintorni di Milano, qui rappresentata da una riduzione fedele del Teatro alla Scala nella sua piazza. Non mancano cavalli al trotto e carrozze a riempire un palco ricco di ogni particolare immaginabile.


Con una sovrapposizione tra realtà e rappresentazione, i personaggi sono dentro e fuori al teatro dove si starebbe rappresentando proprio l’opera verdiana davanti un pubblico inneggiante a Verdi ed alla libertà del popolo italiano, con tanto di richiesta da parte di un finto spettatore del consueto bis del coro. Quasi una situazione pirandelliana, con Abigaille che alla fine, sconvolta tra il pubblico, identifica se stessa come figlia del vero Nabucco, ossia sul palco finto della Scala,  e quindi sconfitta dagli eventi.

I costumi dello stesso regista sono fastosi nella forgia e le scene di Alessandro Camera sono volutamente opulente, con il massimo teatro milanese riprodotto nei minimi dettagli, la sala nobiliare degli austriaci riccamente allestita, e persino il campo di battaglia presenta particolari molto realistici da post combattimenti. Vi sono anche spari veri a salve che arricchiscono gli effetti ‘sonori’. In taluni momenti abbiamo persino pensato alle scene di guerra di Via col Vento tanto è alto il numero di comparse presenti, nonostante sia stato il film Senso di Visconti ad ispirare il regista, ove però si rappresentava il Trovatore alla Fenice di Venezia e gli eventi riguardavano la terza guerra di Indipendenza.   

Per ammissione dello stesso Bernard ci sono alcune libertà storiche, come il proporre una Scala bombardata già nell’Ottocento, oppure far forzatamente coincidere la composizione del Nabucco con le Cinque Giornate, nonché una esasperazione della presenza militare italiana nelle strade cittadine. Ma gli elementi storici sono stati solo uno spunto per dare agli eventi una collocazione di sicuro effetto soprattutto in chi conosce bene l’argomento trattato.

La serata dal caldo africano, che superava i trenta gradi anche a tarda ora, ha a nostro avviso messo tutti a dura prova, senza un filo d’aria che potesse generare ristoro. Capiamo quindi perché nel primo atto non abbiamo sentito eccellere gli interpreti che si sono in parte riscattati dal secondo atto in poi.

Nabucco/Francesco Giuseppe è George Gagnidze che offre un re duro, austero, dotato di un certo carisma che ne esalta le doti interpretative. La sua voce è di un baritono tendente al chiaro che si esalta nei momenti più spinti ed in cui mostrar carattere.

Abigaille invece è interpretata da Tatiana Melnychenko che mostra inizialmente difficoltà di tenuta sugli acuti e non pare sempre a suo agio con la difficile scrittura musicale della parte. Si riscatta comunque a partire dal secondo atto, forse anche per un maggior riscaldamento della voce, forte anche di una presenza scenica che comunque centra il personaggio crudele e volitivo.  

Walter Fraccaro dona volto e voce a Ismaele con consueta passionalità tanto nella voce generosa quanto nel porsi in scena come focoso ufficiale italiano.

Fenena è una discreta Carmen Topciu, non semplicemente una donna innamorata del suo Ismaele, ma una austriaca di carattere che qui parteggia per il popolo del suo amato.

Stanislav Trofimov come Zaccaria, qui una sorta di Mazzini, è forse colui che ha sofferto maggiormente le condizioni atmosferiche apparendo trattenuto nel canto e trovando una migliore dimensione sia canora che scenica verso la fine. Il gran Sacerdote di Belo era un Romano Dal Zovo dalla voce brunita che gli conferisce austerità. Chiudono il cast la Anna di Madina Karbeli e Paolo Antognetti nelle vesti del vecchio ufficiale Abdallo.

L’orchestra guidata da Daniel Oren è una garanzia per serate come questa: il Maestro trova ogni anno una sorta di famiglia nei suoi musicisti, è scontato parlare di feeling dopo tanti anni ma non è superfluo parlare di energia, di grinta incredibile nell’affrontare per l’ennesima volta questa partitura verdiana: un leone davanti al suo branco che segue e sollecita costantemente. Il suono non si disperde nell’enorme anfiteatro e come ha voluto il regista è passione dove arde il fuoco e languore dove arde il sentimento. Il coro di Vito Lombardi è protagonista attento e preciso.

Arena gremita in tutti gli spazi disponibili, trionfo per tutti, bellissima inaugurazione.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LA   PRODUZIONE

Direttore d'Orchestra          Daniel Oren 

Regia e costumi                    Arnaud Bernard

Scene                                     Alessandro Camera

Lighting Designer                 Paolo Mazzon

Direttore allestimenti

scenici                                    Giuseppe De Filippi Venezia

Maestro del Coro                 Vito Lombardi


GLI   INTERPRETI

 

Nabucco                                 George Gagnidze 

Ismaele                                  Walter Fraccaro 

Zaccaria                                Stanislav Trofimov 

Abigaille                                Tatiana Melnychenko 

Fenena                                   Carmen Topciu 

Gran Sacerdote di Belo        Romano Dal Zovo 

Abdallo                                  Paolo Antognetti 

Anna                                      Madina Karbeli 

Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona

 

FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA

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L’INCORONAZIONE DI POPPEA, CLAUDIO MONTEVERDI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2017

L’incoronazione di Poppea chiude la triade di appuntamenti feniciani dedicati ai 450 anni dalla nascita di Monteverdi, dopo il successo dell’Orfeo e del Ritorno di Ulisse in patria, registrando un teatro gremitissimo di pubblico attento e partecipe ad ogni rappresentazione. Una bella scommessa vinta da una fondazione che vanta sempre un altissimo numero di presenze per varietà e qualità dell’offerta.  

La storia della splendida seconda moglie di Nerone, citata sia negli Annales di Tacito che da Svetonio, dotata di tanta classe quanto astuzia, conserva in sé il mistero di un personaggio lontano nel tempo e facilmente assurgibile a leggenda. Vista da sempre con un aurea negativa, la classica maliarda che soggioga gli uomini a suo piacimento,  fu quindi oggetto del libretto che Busenello fu chiamato a scrivere per la musica di Monteverdi nel 1642, esaltandone tanto la sensualità quanto la dolcezza che scaturisce da sentimenti nobili che comunque ella si pensa provò per l’imperatore romano. Con garbo ed eleganza le tre opere monteverdiane sono state rappresentate in forma semiscenica sul palco della Fenice, costruendo un ambiente intimo e raccolto intorno all’ensemble musicale, gli English Baroque Soloists, diretti dal magnifico Sir John Eliot Gardiner. L’effetto avvolgente intorno al cast è di una intensa immersione nei temi narrati da una musica drammatica e languida al contempo. I tempi rispettano la narrazione ed ogni interprete è seguito perfettamente dal Maestro nonostante si trovi alle spalle di ciò che accade.

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IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA, CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, SABATO 17 GIUGNO 2017

Di Mirko Gragnato

Il Teatro La Fenice, per celebrare i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi, tra il trittico di Opere del Divo Claudio, con l’English Baroque Orchestra e il Monteverdi Choir diretti da Sir John Elliot Gardiner, ci fa navigare nel mediterraneo con il Ritorno di Ulisse in patria.

Un dramma in musica la cui storia è già nota, il libretto di Giacomo Badoaro è tratto dall’Odissea di Omero, o meglio dagli ultimi libri di questo poema epico.

Sono passati 40 anni dall’Orfeo che Monteverdi compone per la corte del Duca di Mantova una musica più matura, più ricca e completa, che non serve per celebrare feste e ricevimenti, ma per proporsi ad un pubblico di un teatro pagante, il teatro san Giovanni e Paolo della serenissima repubblica veneziana.

Nel prologo di questo dramma in musica, la favola lascia spazio al tragico, le scena si apre con l’Umana Fragilità assediata dal Tempo, dall’Amore, dalla Fortuna e poi il racconto ci porta alla dolorosa attesa della regina Penelope e alla sua casa resa inospitale dalla presenza dei proci.Ulisse dopo tante peripezie giunge finalmente alla sua amata Itaca accompagnato dai Feaci.

In un parallelo tra umano e divino, tra attese sofferte e gioiosi silenzi, tra vizi e virtù, sentimenti umani e divine passioni si esprime la musica di Monteverdi e le parole di Badoaro.

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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI - FORTE ARENA , SANTA MARGHERITA DI PULA (CAGLIARI), SABATO 10 GIUGNO 2017

Con l’arrivo del mese di giugno si comincia a respirare profumo d’estate e con esso fioriscono le iniziative musicali all’aperto per la gioia di appassionati esperti, ma anche di turisti curiosi. Siamo molto lieti di essere stati testimoni del felice connubio avviato tra la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari e la Forte Arena di Santa Margherita di Pula, una struttura grandiosa da cinquemila posti immersa nel verde che dall’anno scorso ospita eventi internazionali. Quest’anno, e ci sono le premesse perché il connubio si sviluppi negli anni a venire, ad inaugurare la serie di  appuntamenti di richiamo è stata l’opera lirica con il Rigoletto di Giuseppe Verdi, nel magniloquente spettacolo che Joseph Franconi Lee ha rielaborato e sviluppato da un’idea del regista Alberto Fassini di diversi anni fa.

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LA CAMBIALE DI MATRIMONIO, G. ROSSINI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, VENERDI' 2 GIUGNO 2017

 "Progetto Rossini: le 5 farse veneziane in 5 anni"

Edizione numero ventisei per il prestigioso Festival ‘Settimane Musicali al Teatro Olimpico’ di Vicenza che, dopo il successo del ciclo Mozart-Da Ponte, da quest’anno propone le cinque farse che il giovanissimo Rossini scrisse per il teatro San Moisè di Venezia.  Si comincia con La cambiale di matrimonio, il delizioso atto unico ricco di spunti comici e situazioni equivoche assolutamente perfetti per un cast di giovani e rampanti interpreti.

Come sappiamo il meraviglioso ed intoccabile palcoscenico dell’Olimpico non consente di apportare particolari modifiche sceniche atte ad esemplificare al meglio i contenuti della vicenda narrata, pertanto i registi devono ogni volta tirare fuori il famoso coniglio dal cilindro per adattare e semmai arricchire quanto in possesso e creare per lo meno una idea registica che possa definirsi tale. In questo caso Marco Gandini fa della semplicità e minimalismo il punto di forza per lo spettacolo in cui ha semplicemente spostato la storia ai giorni nostri, come si evince dai costumi di Michele Becce. L’ambientazione scenica è giustamente definita ‘progetto scenico’, dal momento che Andrea Tocchio ha concepito soltanto una sorta di labirinto componibile di lettere bianche giganti o piccole che servano a formare di volta in volta frasi o parole del libretto. Unica variante la grande R (forse di Rossini) che si distingue tra le altre. Null’altro costituisce lo spettacolo de La cambiale di matrimonio, che pertanto è totalmente affidata alle movenze ed alla spigliatezza degli interpreti a disposizione. Virginio Levrio si è occupato degli effetti luminosi.

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PETER GRIMES, B. BRITTEN - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDI’ 24 MAGGIO 2017

Ultima replica bolognese per lo spettacolo di Cesare Lievi che porta in scena il controverso personaggio di Peter Grimes, protagonista del poema The Borough di George Crabbe, da cui Benjamin Britten fu tanto colpito da crearne un’opera ad esso ispirata. Nel primo vero approccio operistico di Britten c’è tutto il sapore e l’atmosfera del piccolo villaggio di pescatori in cui era nato e che come tutti i luoghi circoscritti e chiusi alle novità, soprattutto in un periodo storico tanto tragico come il secondo dopoguerra, tende ad emarginare il diverso, colui che rompe gli schemi e vive una vita solitaria. Peter Grimes però, a differenza del poema originario, qui tenta di affrancarsi dal pensiero comune nei suoi riguardi: un solitario pescatore che si dice sfrutti i ragazzini suoi apprendisti fino allo sfinimento, accusato di provocarne la morte. Innamorato a modo suo della mestrina del paese, l' unica sua possibilità di riscatto è un matrimonio con lei. Il borgo offre una carrellata di personaggi tipici di allora, ma in effetti anche di oggi, dei piccoli comuni marittimi: il farmacista, punto di riferimento per tutti, il rispettato avvocato, il parroco, la vedova bigotta e pettegola, e la ‘zietta’ proprietaria della locanda con le nipoti attira clienti.. In questo contesto Grimes è il diverso, un disadattato diremmo adesso, che alla fine muore solo e condannato da tutti. Un uomo molto vicino alla sensibilità dello stesso Britten, a causa della sua vita privata,  in una società completamente diversa dalla nostra.

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IL VIAGGIO A REIMS, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SABATO 20 MAGGIO 2017

Come ultimo titolo operistico della stagione al Filarmonico di Verona arriva Il viaggio a Reims di Rossini nell’allestimento che vede ancora una volta, dopo il fortunato Barbiere di Siviglia di due stagioni fa, la collaborazione tra il regista Pier Francesco Maestrini ed il disegnatore ed animatore Joshua Held. Chi si aspettava uno spettacolo frizzante, dinamico e divertente non è davvero rimasto deluso, perché gli ingredienti c’erano tutti ed abbiamo sentito in più occasioni fragorose risate, in risposta alle fantasiose situazioni che il regista ha creato in scena.

Molto abile Maestrini nel concepire una regia che facesse interagire perfettamente i cantanti con le proiezioni create da Held, senza tradire il libretto ed in pieno accordo con la partitura che naturalmente ha solo facilitato il lavoro. Visto il numeroso cast anche i costumi sono stati pensati in modo da caratterizzare specificatamente ogni personaggio; così Alfredo Troisi ha utilizzato colori, simboli o bandiere per ben distinguere la Marchesa polacca, il Conte russo, il Cavaliere francese, il Colonnello inglese e così via. I servitori del ‘Giglio d’oro’ si presentano con grandi maschere e spiritosi costumi, che per la verità affettano un po’ le voci degli interpreti e del coro, anch’essi in interazione con i personaggi proiettati sullo sfondo.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, SABATO 13 MAGGIO 2017

Lucia di Lammermoor è uno di quei fulgidi esempi di quanto un’opera si possa vedere e rivedere senza mai stancare, che si tratti di un nuovo allestimento, per la curiosità di capire come il regista interpreta i forti contenuti in essa espressi, o si tratti di uno spettacolo ormai celebre, per capirne il successo e riviverne le emozioni. Il Lirico di Cagliari ha difatti riproposto l’ormai famoso allestimento del dramma donizettiano che nel lontano Duemila vinse il premio della critica Abbiati per la sua forte carica drammatica e probabilmente per alcune innovazioni sceniche, che allora parvero molto interessanti.  

Chi ama il capolavoro di Scott ed abbia in mente le atmosfere cupe, opprimenti e in un certo senso sospese del suo romanzo alla base dell’opera, ritrova infatti in questo allestimento lo stesso ambiente nebbioso e se vogliamo delirante che poi si concretizza nella follia della povera protagonista. Certo ormai siamo ben abituati a vedere prospettive tridimensionali, sfondi marini proiettati e delicati veli che si interpongano tra interpreti e pubblico, nascondendoli e poi svelandoli. Si tratta comunque di un allestimento di diciassette anni fa e probabilmente tanti elementi scenici di oggi sono anche figli di quel grande successo, interamente curato da Denis Krief.  Il regista fece punto di forza l’estrema semplicità della messa in scena, lasciando che fossero i personaggi a ‘riempire’ lo spazio scenico e drammaturgico, con le loro azioni, le espressioni del volto, i movimenti nello spazio, resi fluidi anche grazie anche a dei costumi intelligenti e curati, che ci fanno pensare come spesso accade ad un’epoca più vicina a noi rispetto all’originale. Lucia è dotata di una carica emotiva accentratrice, il palco sempre in semi oscurità sembra rilucere al suo comparire: è la forza dell’amore e della sua fedeltà ad una promessa che non può mantenere, l’energia pulsante di una mente controllata dal fratello egoista, ma che tenta disperatamente di riemergere. Non servono troppe cose per Krief: solo belle voci, grande presenza scenica e tanta carica emotiva.

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L'ORFEO, CLAUDIO MONTEVERDI - TEATRO A.PONCHIELLI DI CREMONA, SABATO 6 MAGGIO 2017

musica utilizzata in concerto edita da BTE Bernardo Ticci Edizioni (2016)

Di Pierluigi Guadagni

“Dimani sera il ser.mo signor Principe, ne fa recitar una comedia che sarà singolare, posciachè tutti li interlocutori parleranno musicalmente”.

Così scriveva il nobile Carlo Magni, alla vigilia della prima dell'Orfeo di Monteverdi alla Accademia degli Invaghiti a Mantova il 22 Febbraio 1607.

L'eccezionale successo replicato pochi giorni dopo presso la corte ducale mantovana, sancì uno spettacolo in cui  l'universalità umanistica trova una compiuta espressione e la vita stessa della corte si rispecchia, stilizzata e idealizzata.

Con l'Orfeo, Monteverdi e Striggio, costruiscono per la prima volta un dramma autentico nel quale individuano i sentimenti eterni su cui si reggerà per i successivi tre secoli, la rappresentazione teatrale e li realizzano con un linguaggio che contiene in sé, oltre agli stilemi del passato anche gli sviluppi futuri. Finalmente la musica non si limita più ad un sostegno espressivo , ma assume un peso determinante, il colore dell'orchestra si fa evocatore di passioni e la parola si scioglie in una curva melodica che la esalta.

Nell'ambito del Festival Monteverdi 2017,  la ripresa dell'allestimento de L'Orfeo dato nel 2007, ripropone il successo e i fasti della prima rappresentazione mantovana del 1607 avvicinandosi quanto più possibile alla atmosfera e alle peculiarità del tempo.

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QUARTETT, LUCA FRANCESCONI – TEATRO SOCIALE DI TRENTO PER OPERA 20.21 DELL’ORCHESTRA HAYDN, VENERDI’ 5 MAGGIO 2017

Il magnifico romanzo ‘Les liaisons dangereuses’ di Choderlos de Laclos da cui trae ispirazione Heiner Müller per Quartett era un delizioso, crudele, sottilmente infingardo e sfarzoso spaccato del glorioso Settecento francese, con le sue incredibili luci di superficie e tanto marciume dentro. Il contesto in cui viveva la nobiltà francese circondata da fascino è lontano anni luce dalla pièce di Müller degli anni Ottanta del secolo scorso. Già allora non si poteva decisamente parlare di epoca gaia e senza corruzione morale, figurarsi oggi che la società sembra navigare in acque sempre più torbide ed in ogni campo. Non c’è da stupirsi se l’allestimento di Quartett con musica di Francesconi al Teatro Sociale di Trento sia una sintesi di queste sensazioni e ci lasci un certo sconforto che però ci porta alla riflessione.  Müller aveva eliminato tutti i personaggi che ruotano attorno ai geniali e perfidi Marchesa di Merteuil ed il suo complice/amante Visconte di Valmont. Sono loro il fulcro della vicenda e di conseguenza essi stessi sono anche gli altri personaggi, in un gioco di trasposizioni, di scambi, in cui il loro amore/odio viene rappresentato fino all’epilogo tragico e quasi ovvio. Un intenso dialogo tra i due che si amano, si accusano, si minacciano e si sfidano. Una sintesi estremamente negativa e pessimistica dei rapporti umani e del mondo di oggi, in cui non pare esserci più posto per la gentilezza e la semplicità nelle relazioni di qualunque genere. Un ritorno alle origini in negativo, come avessimo di fronte Adamo ed Eva già carichi di angosce, di odio, di morte.

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NORMA, VINCENZO BELLINI - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 23 APRILE 2017

Volge quasi al termine anche questa tranche invernale della stagione operistica della Fondazione Arena, che in questi giorni ripropone l’allestimento di Norma che debuttò nel 2004 su questo palcoscenico a cura di Hugo De Ana che come sempre firma regia, scene e costumi. Opera mitica e grandiosa questa nell’immaginario del pubblico ed evidentemente anche del regista, che ha voluto sottolineare tale aspetto spostando l’azione scenica molto più avanti rispetto alla pur maestosa antica Roma del libretto di Felice Romani, calando i personaggi nell’altrettanto fastosa e spettacolare era napoleonica, tanto nei luoghi che nei bellissimi costumi tipicamente imperiali. Pollione è un ufficiale francese che con i suoi uomini invade l’universo di Norma, la sua giovane amica Adalgisa ed suoi druidi. Poco importano, evidentemente, i numerosi riferimenti a Roma ed ai Romani, visto che ci siamo spostati da un impero ad un altro..

De Ana ama le sontuose architetture che accolgono le gesta dei suoi interpreti, così anche in questo caso colonne semoventi e prospettive classiche avvolgono il palco che viene riempito quasi del tutto dalla maestosità di tali elementi. Tutto molto raffinato e godibile, ma forse poco funzionale, visto che coro e protagonisti hanno spesso poco spazio per muoversi soprattutto se tutti in scena.  Non mancano effetti scenici di fumo e fiamme a rendere più spettacolari talune scene, come nel finale tragico in cui si infiamma il rogo per Norma e Pollione, ed un successivo fermo immagine che immortala la scena come in un immenso quadro vivente.

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PER L’UNDICESIMO ANNO CONSECUTIVO L’ESERCIZIO FINANZIARIO 2016 DELLA FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI CHIUDE CON IL SEGNO PIU’.

Comunicato stampa

194 gli eventi organizzati, 44.353 gli spettatori, oltre 330 le giornate di apertura per spettacoli eventi prove e allestimenti, oltre 14.300 studenti coinvolti in progetti educativi.

 

L’Assemblea dei Soci della Fondazione Pergolesi Spontini, riunita presso il Teatro Pergolesi di Jesi giovedì 20 aprile, ha approvato l’esercizio finanziario 2016 della Fondazione. Un bilancio che si chiude con il segno positivo, per l’undicesimo anno consecutivo, e senza nessun deficit pregresso.

Nel 2016 gli eventi organizzati sono stati 194, gli spettatori 44.353, oltre 330 le giornate di apertura per spettacoli eventi prove e allestimenti. Oltre14.300 studenti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di II grado, sono stati coinvolti in progetti educativi o hanno partecipato con la propria classe o la famiglia alle diverse proposte di spettacolo rivolte ai ragazzi e ai giovani.

In 16 anni di attività, l’azienda culturale di produzione e servizi per il territorio ha gestito per 12 mesi ogni anno un’intensa attività artistica e culturale, tra appuntamenti d’opera, concerti, prosa, teatro ragazzi, danza, circo contemporaneo, ricerca musicologica, produzione lirica, didattica e formazione, sperimentazione di nuove tecnologie e realtà aumentata e virtuale nello spettacolo dal vivo, collaborazione agli eventi promossi da Comuni ed Associazioni. Intensa l’attività lirica, nella Stagione lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi, e nel Pergolesi Spontini Festival, eventi sostenuti dal Ministero dei Beni delle Attività culturali e del Turismo. Dalla sua nascita nel 2001 ad oggi, la Fondazione ha gestito un volume d’affari complessivo di oltre 61 milioni di euro, senza registrare alcuna passività di bilancio. Un dato che conferma l’oculata gestione delle risorse e la pervicace ricerca di nuove entrate sui mercati nazionali ed internazionali.

In un contesto di crisi economico-finanziaria che ha colpito il sistema dello spettacolo dal vivo in modo generalizzato, il 2016 ha rappresentato per la Fondazione un anno difficile. Nella gestione del budget 2016, con riferimento soprattutto alle attività principali in capo alla Fondazione, come il Festival Pergolesi Spontini e la Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi, è apparsa evidente la necessità di rivedere le modalità di progettazione degli spettacoli: il rispetto di rigorosi criteri quantitativi, cui la Fondazione deve attenersi dal 2015 in ottemperanza al D.M. Musica 07/2014, hanno spinto l’azienda a ideare programmi artistici con un numero maggiore di appuntamenti rispetto al passato, “leggeri” sotto il profilo economico e al tempo stesso salvaguardandone la qualità artista.

Molti gli appuntamenti in collaborazione con teatri e festival di livello nazionale ed internazionale, con un incremento dei ricavi percoproduzioni e la rilevanza dei ricavi per noleggi allestimenti. Importante la co-produzione di una prima esecuzione in epoca moderna dell’opera “La scuola de’ gelosi” di Salieri su 6 piazze (Legnago, Verona, Belluno, Chieti e, nel 2017, Jesi e Firenze per un totale di 14 recite), che ha visto la Fondazione quale ente capofila. L’intera operazione ha inteso valorizzare teatri “minori”, interessati a sperimentare nei propri cartelloni anche un titolo d’opera, con un allestimento interamente costruito a Jesi presso i Laboratori della Fondazione Pergolesi Spontini. Fra le coproduzioni va menzionato anche il nuovo allestimento dell’opera “Adelson e Salvini” con il Teatro Massimo “V. Bellini” di Catania, Ente Lirico con cui la Fondazione ha attivato nel 2016 diverse collaborazioni tra cui la realizzazione – sempre a Jesi - dell’allestimento dell’opera “Fedra” di Paisiello con cui si è aperta la stagione lirica di Catania. Costruite a Jesi, sempre nei Laboratori, le scene dell’opera “Lucia di Lammermoor” per il Teatro delle Muse di Ancona e tre allestimenti per Teatri e compagnie di prosa, quali Teatrozeta e Compagnia Lombardi Tiezzi.

Da segnalare il costante impegno musicologico per la valorizzazione dell’opera di Pergolesi e di Spontini, e le collaborazioni internazionali. Recenti, tra l’altro, gli accordi con i Teatri de L’Avana, grazie al quale pochi sarà la prima opera di Giovanni Battista Pergolesi ad essere rappresentata nella Repubblica di Cuba; con la Roudaky Foundation di Teheran, tra le principali istituzioni culturali della Repubblica Iraniana, per coprodurre opera italiana e formare artisti e maestranze locali; con “Il centro studi per la musica fiamminga” operante in seno al Conservatorio Reale di Anversa per lo studio, la revisione critica, eventuali registrazioni e messe in scena di quattro partiture ritenute scomparse di Gaspare Spontini, eccezionalmente ritrovate lo scorso giugno nella Biblioteca del Castello d’Ursel in Hingene (Belgio); con il Palazzetto Bru Zane di Venezia per la messa in scena dell’Olimpie di Gaspare Spontini nell’edizione realizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e al Concertgebouw di Amsterdam.

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