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BOHEME DI G. PUCCINI – TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, 16 DICEMBRE 2016

Di Rosy Simeone

Lo spettacolo andato in scena a Napoli è ancora quello di Francesco Saponaro di un anno fa e che riprendeva a sua volta quello del 2012.Già parlammo dell’estrema bellezza ed efficacia di questa produzione densa di momenti poetici e piena di antiche suggestioni; bellissimo il fondale di Parigi innevata in una atmosfera quasi rarefatta sullo sfondo del secondo atto. Le scene e i costumi di Lino Fiorito si inseriscono anch’essi nel solco di una tradizionale visione del capolavoro pucciniano, molto belle e curate le luci di Pasquale Mari

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LA TRAVIATA DI G. VERDI – TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA, GIOVEDI’ 15 DICEMBRE 2016

Di Simone De Angeli

Da una Inaugurazione cancellata al debutto di un nuovo spettacolo di Traviata, forse la più eseguita tra le opere verdiane.

Lo spettacolo di Giorgio Gallione è bellissimo.

Le scene di Guido Fiorato sono curate nei dettagli e descrivono ambienti ricercati e “trasgressivi” senza mai cedere alla volgarità o all’esagerazione.

La regia degli Artisti in scena è molto curata, perfetta l’interazione tra i tre protagonisti principali e il foltissimo “stuolo” di comprimari.

Belli anche i costumi sempre di Guido Fiorato che contribuiscono, insieme al bellissimo gioco di luci curato da Luciano Novelli, a creare un’atmosfera a tratti “dark” a tratti gotica alla narrazione di Gallione.

L’inizio della narrazione è la stessa scenografia del seguito che, grazie appunto al gioco di luci e colori lascia intendere ad un flash back in un cimitero diroccato che alle prime note successive al preludio, si trasforma in un cortile esterno dove si svolge la prima festa di Violetta.

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ATTILA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 9 DICEMBRE 2016

A centosettanta anni dalla prima assoluta proprio alla Fenice di Venezia torna l’Attila di Giuseppe Verdi nell’allestimento che ha inaugurato la stagione al Comunale di Bologna con la regia di Daniele Abbado, che si avvale delle scene di Gianni Carluccio.

Torna dunque il clima cupo di questo spettacolo basato su una ambientazione sostanzialmente uniforme che può suggerire un grande veliero ma anche luoghi desolati e fatiscenti in cui lo spettatore è lasciato libero di vedere ciò che crede. Il periodo in cui ci troviamo è altrettanto indefinito e certo più vicino ai giorni nostri, con l’idea del viaggio come leitmotiv, non già degli antichi Romani o Unni, ma piuttosto di gente di ogni epoca costretta a spostarsi per sopravvivere. Un riferimento esplicito alle sfortunate popolazioni di profughi odierne. La regia è piuttosto lineare con gli interpreti quasi sempre in primo piano e a nostro avviso abbastanza liberi di esprimersi. Le luci dello stesso Carluccio sottolineano l’azione celando tutto il resto in una specie di penombra.  I  costumi realizzati in coppia con Daniela Cernigliaro sono adeguati al contesto.

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MADAMA BUTTERFLY, G. PUCCINI – TEATRO ALLA SCALA DI MILANO, 7 DICEMBRE 2016

Di Simone De Angeli

Inaugurazione della Stagione Lirica in Scala, Madama Butterfly di Giacomo Puccini in una versione che riprende l’edizione del 1904 data proprio alla Scala e che costò al musicista lucchese una amara delusione per l’accoglienza del pubblico.

Non faremo qui una disamina filologica e musicale delle differenze tra le versioni limitandoci, per parte nostra, a riscontrare che la versione che tutti conosciamo da tradizione ci sembra essere emotivamente più “immediata” e complessivamente vincente rispetto a questa “rivisitazione” di un insuccesso.

Detto questo però non si può non dire che la Scala ha fatto le cose davvero per bene e che sicuramente l’interesse dell’appassionato nell’ascoltare qualcosa di diverso e per certi versi “nuovo” è molto affascinante.

Lo spettacolo si è avvalso delle stupende scene di Alvis Hermanis e Leila Fteita che hanno ideato una struttura su tre livelli con pannelli semovibili che fungevano da separazione degli spazi e che davano, grazie anche alle video proiezioni curate da Ineta Sipunova, un senso di profondità e di spazio ma senza perdersi in particolari inutili o leziosi.


L’interno della casa “americana” dopo l’intervallo era riprodotta con un saloncino in stile tipicamente “borghese” e l’effetto di carta da parati color crema sui muri…. Il giappone si “intravede” solo nelle bellissime fronde di ciliegio sullo sfondo.

I costumi di Kristine Jurjane per gli Artisti coinvolti come quelli del Coro nel primo atto e delle danzatrici nel coro a bocca chiusa erano magnifici. Curati, fatti sulle tonalità del colore pastello in tutte le sue possibili declinazioni di rosa, arancio, verde, azzurro e porpora.

La regia, sempre di Alvis Hermanis è stata giocata tutta sulla sfera “intimistica” dell’opera.

Le movenze sono curate fin nel più piccolo dettaglio. Magnifica la circostanza in cui Suzuki si batte sul petto per esprimere il suo dolore mentre è CioCio San a cantare e le scelte di “caricatura” misurata delle credenze orientali nel primo atto sono molto efficaci.

E’ sottolineata la forte e profonda contrapposizione tra l’universo maschile e quello femminile oltre che l’arroganza e spregiudicatezza con cui l’occidentale vede le tradizioni orientali. Lo spettacolo è reso in modo elegante, sobrio, compito e molto bello a vedersi.

La parte musicale è stata ove non eccellente, davvero notevolissima.

Su tutto lo spettacolo dal punto di vista musicale e registico ha dominato Maria Josè Siri.

Cantante dotata di timbro perlaceo, argenteo ma con “polpa”. La voce suona in tutta la sala con facilità e svetta in zona medio acuta sostenendo i suoni con maestria.

E’ palpitante, dolcissima nella sua ingenuità nel primo atto, per poi divenire ferina, adulta, comprensiva, fiera e delusa nel secondo atto addivenendo ad una trasfigurazione quasi fisica nel momento della scelta di lasciarsi andare al proprio destino suicidandosi.

Una prova maiuscola salutata dal pubblico con un vero e proprio trionfo personale.

Bryan Hymel è un tenore americano dotato di voce dal colore bellissimo, timbrata, estesa e molto voluminosa.

Le frasi ascendenti e il canto declamato del primo atto sono ottimamente sostenuti.

Si sarebbe forse desiderata una migliore pronuncia in alcuni punti in cui il gioco seduttivo della parola dovrebbe arrivare all’orecchio forte quanto la musica. In questo è stato forse il più “estraneo” al ruolo che ricopriva.

Annalisa Stroppa è stata una Suzuki esemplare.

Voce ampia e morbida, sostenuta con cura e attrice consumata.

Ha fatto suo il dolore della protagonista. E’ stata profonda e lacerata al contempo e sempre con una cura al fraseggio ed alla corretta emissione di ogni singolo suono.

Carlos Alvarez era Sharpless. Affrontato con la nobiltà che contraddistingue questo grande cantante spagnolo e con la sua solita vocalità timbrata e a fuoco. Attenta nel canto di “conversazione” e sempre misurato nei gesti ed in una recitazione asciutta e pertinente.

Magnifico il contorno dei ruoli di fianco in cui spicca il Goro di Carlo Bosi. Che dire? Semplicemente perfetto. Basta. Perfetto sotto ogni punto di vista.

Abramo Rosalen presta la sua voce grande e scura al ruolo dello Zio Bonzo, mentre Costantino Finucci è un ottimo Yamadori.

Leonardo Galeazzi è un efficace Yakusidè e Gabriele Sagona e Romano dal Zovo sono un ottimo Commissario Imperiale ed un sonoro ufficiale del registro.

Un gradino al di sotto il personaggio di Kate Pinkerton.

Bellissima in scena quanto difficilmente udibile in un ruolo meno esiguo di quanto si è abituati ad ascoltare.

Su tutti trionfa, insieme alla protagonista, il M° Riccardo Chailly.

L’intesa con l’Orchestra della Scala produce un piccolo capolavoro nella sensazione di un suono unico, compatto, morbido, che si allarga dolcemente e segue le esigenze del palcoscenico con suprema eleganza e sicurezza.

I legni suonano in modo eccellente e gli archi creano delle sfumature e delle onde di suono mirabili per qualità e precisione.

Al termine applausi per tutti con particolare affetto ed entusiasmo per la Siri e Chailly.

Simone De Angeli

LA  PRODUZIONE

Direttore                                Riccardo Chailly

Regia                                      Alvis Hermanis

Scene                                      Alvis Hermanis e Leila Fteita

Costumi                                 Kristine Jurjāne

Luci                                        Gleb Filshtinsky

Video                                     Ineta Sipunova

Coreografia                           Alla Sigalova

Drammaturgo                       Olivier Lexa

GLI   INTERPRETI

Madama Butterfly               Maria José Siri

(Cio-Cio-San)           

Suzuki                                               Annalisa Stroppa

Kate Pinkerton                     

F.B. Pinkerton                      Bryan Hymel

Sharpless                               Carlos Álvarez

Goro                                       Carlo Bosi

ll Principe Yamadori            Costantino Finucci

Lo zio bonzo                          Abramo Rosalen

Yakusidé                                Leonardo Galeazzi

Commissario imperiale        Gabriele Sagona

L'Ufficiale del registro         Romano Dal Zovo

La madre di Cio-Cio San    Marzia Castellini

La zia di Cio-Cio San           Maria Miccoli

La cugina di Cio-Cio San    Roberta Salvati

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO ALLA SCALA 

Foto TEATRO ALLA SCALA

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CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA IN ONORE DI DANIELA DESSI’, TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 4 DICEMBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

Bellissimo concerto quello al quale abbiamo assistito domenica scorsa al Teatro Filarmonico di Verona nell'ambito della stagione concertistica di Verona Lirica.

Bellissimo perché abbiamo innanzitutto ritrovato l'Orchestra della Fondazione Arena di Verona dopo lo stop di due mesi imposto dal piano di ristrutturazione economica approvato dal Commissario straordinario Fuortes, e abbiamo ritrovato un'orchestra più in forma che mai, desiderosa, quasi smaniosa di ripresentarsi al proprio pubblico che la aspettava come si aspetta una persona che non si veda da tanto tempo.

Bellissimo anche per la scelta degli interpreti e del programma, che ha visto oltre ai consueti brani di repertorio più classico, la proposta di pezzi di rara esecuzione soprattutto nella città veronese.

Bellissimo perché il concerto è stato dedicato alla memoria di una immensa Artista che ci ha lasciato prematuramente pochi mesi fa e che ha lasciato a Verona un ricordo indelebile delle sue numerose presenze: Daniela Dessì.

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A CHRISTMAS CAROL, IAIN BELL – TEATRO SOCIALE DI TRENTO PER OPERA 20.21, VENERDI’ 2 DICEMBRE 2016

Ancora una volta ci troviamo a ripetere quanta parte della letteratura inglese sia felicissima fonte di ispirazione per opere musicali per contenuto, linguaggio e soprattutto per certi personaggi davvero attualissimi, come nel caso della novella dickensiana A Christmas carol, raccontata in questo lavoro che il compositore londinese Iain Bell ha concepito due anni fa ed il cui famoso testo è stato rielaborato per il libretto da Simon Callow. La più celebre novella di Charles Dickens arriva a Trento grazie alla Fondazione Haydn per la seconda stagione di ‘Opera 20.21’, precisamente per la prima volta in Italia e nel periodo delle festività natalizie. Esattamente come nel floridissimo periodo vittoriano, al pubblico piace immedesimarsi nei protagonisti che vede in scena o di cui legge nei romanzi, ed il Racconto di Natale non ha bisogno di attualizzazioni né di rielaborazioni sofisticate per essere portato in scena ai giorni nostri. In un’epoca in cui sembra che i buoni sentimenti siano subordinati al business anche in momenti festosi e non ci sia tempo per fermarsi a godere delle piccole cose belle della vita, risulta quanto mai attuale la storia del burbero Scrooge che non possiede lo spirito festivo, così concentrato nella sua mission di far soldi, ed è perciò sottoposto ad un viaggio sentimental-fantastico accompagnato dallo spirito del Natale passato, presente e futuro alla riscoperta dei valori più belli dell'animo umano. L’anima giornalistica dello scrittore inglese traspare dallo spiccato senso di osservazione della vita cittadina con tutte le sfumature più pittoresche. Tanto spietato è il giudizio nei confronti dell’insensibile Scrooge, tanto è puntuale l’analisi dei problemi umani e delicata la descrizione di situazioni socialmente difficili. Tra l’ironico e la caricatura, questo spietato uomo d’affari rappresentava allora, come oggi, una classe sociale che il famoso romanziere condannava,  ma per il quale aveva previsto comunque una redenzione per accontentare l’animo speranzoso dei suoi lettori.  

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OTELLO, G. ROSSINI - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2016

Di Rosy Simeone

 

Inaugurazione di Stagione con un titolo del grande belcanto di primo Ottocento.

Otello di Rossini è opera molto particolare, con melodie splendide, fugati, rapinosi ritmi incalzanti, il brio rossiniano prestato alla tragedia della gelosia shakespeariana.

Un susseguirsi di gorgheggi, trilli, virtuosismi e scene corali che si “spengono” nell’ultimo quadro dove la sciagurata follia umana si consuma.

Lo spettacolo del Massimo napoletano è una sintesi imperfetta di tutto questo.

Le scene di Dante Ferretti sono bellissime, imponenti, importanti, degne di una Inaugurazione di Stagione. In particolare il secondo e terzo atto dove le schiere di colonne si “materializzano” in scorci orientali e particolari effetti di luci, curate da Vincenzo Raponi, che le rendono simili a finestre.

Magnifici i costumi di Gabriella Pescucci che riesce a rendere, anche con un sapiente gioco di colori, gli stati d’animo di Desdemona anche solo grazie agli abiti. In particolare quello rosa era davvero magnifico.

La regia di Amos Gitai è inesistente, nulla, priva di qualsiasi spunto di interesse.

I protagonisti rimangono distaccati dal contesto e l’interazione tra loro è artificiosa e priva di realtà e di mordente.

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SAMSON ET DALILA, CAMILLE SAINT-SAËNS – TEATRO REGIO DI TORINO, DOMENICA 20 NOVEMBRE 2016

Per il secondo titolo in cartellone il Regio di Torino mette in scena una spettacolare produzione di Samson et Dalila di Saint-Saens in collaborazione con il China National Centre for the Performing Arts curata da Hugo de Ana. É un allestimento completo e studiato fin nei particolari per rendere giustizia al testo ed ai singoli personaggi, creando una ambientazione astratta e simbolica, ma con spunti di estrema concretezza. Meravigliosi sono gli ambienti creati da de Ana, che richiamano tanto i fasti ampollosi dei Filistei che le umili condizioni degli schiavi Ebrei; osserviamo ambienti e scalinate rocciosi o stanze riccamente allestite di tendaggi e arredi preziosi. Le proiezioni ed i video di Sergio Metalli offrono un commento e completamento a quanto si assiste in scena, con richiami a corpi statuari che muovendosi creano geometrie avvolgenti, oppure con aggiunte scenografiche che arricchiscono e talvolta spiegano. Anche i costumi di de Ana sono concepiti per mettere in risalto l’omogeneità del popolo ebraico nella sua miseria grigia in opposizione alla ricchezza e caleidoscopica vivacità filistea. Quasi magico il disegno luminoso di Vinicio Cheli che arricchisce, esalta e crea sfumature o contrasti di colore magnifici affinché tutto sia avvolto da un clima fiabesco. Perfino il sipario anticipa o prosegue ciò che si vede sul palco, si pensi alle immagini del tempio di Dagon che in chiusura prosegue la sua inesorabile distruzione in blocchi a caduta libera.

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RIGOLETTO, G. VERDI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDI’ 17 NOVEMBRE 2016

Spettacolo controverso e dalle vicende alterne quello di Rigoletto proposto al Teatro Comunale di Bologna in questi giorni, in cui si è dovuto fare anche i conti con le malattie stagionali che hanno disturbato non poco il normale svolgimento delle recite. Nello spettacolo cui abbiamo assistito il baritono Vladimir Stoyanov, già annunciato indisposto, ha dovuto definitivamente lasciare il palco per problemi di salute al termine del primo atto, lasciando il posto al collega Devid Cecconi che aveva cantato anche la sera precedente. Anche l’annunciato Antonio di Matteo non ha partecipato alla recita in cui abbiamo visto invece Enrico Iori nel ruolo di Sparafucile.

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TURANDOT DI G. PUCCINI - TEATRO PETRUZZELLI – DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016

Di Rosy Simeone

Penultimo titolo della stagione lirica 2016 l’incompiuta di Giacomo Puccini, qui nella sua versione originale, quindi priva della scena composta da Alfano su ispirazione degli appunti del grande genio.

Spettacolo del San Carlo di Napoli questa Turandot di Roberto De Simone lascia il segno.

Lo spettacolo, qui ripreso da Ivo Guerra, è invero magnifico. E’ la regia che tutti vorremmo poter vedere, tradizionale, ricca ma non opulenta, elegante ma non sfarzosa, intelligente ma non noiosa.

I movimenti sono essenziali, tutti scelti e studiati per non nuocere ai cantanti ed alla compattezza del suono del Coro e dei singoli solisti.

Le scene di Nicola Rubertelli come i costumi di Odette Nicoletti sono magnifici, come pure il gioco di luci ideato da Vincenzo Raponi e le coreografie delle comparse curate da Domenico Iannone.

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FALSTAFF, G. VERDI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, SABATO 12 NOVEMBRE 2016

L’amore incondizionato verso la psicologia dei caratteri Shakespeariani, al di là delle speculazioni che si fanno spesso sulla sua reale esistenza, ci porta inevitabilmente ad amare ancor più i suoi personaggi allorquando incontrino la genialità del Signor Giuseppe Verdi, come nel caso dell’immenso Falstaff che sta andando in scena in questi giorni al Lirico di Cagliari. Con uno spettacolo lineare e senza ricercare chissà quale significato nascosto nella drammaturgia, Boris Stetka realizza lodevolmente la regia ideata da Daniele Abbado esponendo esattamente quello che serve in scena, dando a ciascun personaggio ampio spazio per esprimersi e caratterizzandoli dal trucco fino ai costumi azzeccatissimi di  Carla Teti . L’impianto scenico di Graziano Gregori  si foggia fondamentalmente di una piattaforma che viene adibita di volta in volta a luogo in questione. Gli arredi piccoli scendono dall’alto ed un intreccio di fili consente quindi lo spostamento dei vari elementi durante la rappresentazione. Il tutto si svolge in modo aggraziato, lineare, con piccoli accorgimenti che mettano in risalto lo stato d’animo dei protagonisti in scena. Complice anche il gioco luci di Luigi Saccomandi. Fantastico pensare al paffuto Falstaff mentre indossa un completo bianco con ombrellino mignon pronto a pavoneggiarsi (e rendersi ridicolo) davanti alla bella Alice; il buio intorno e le luci puntate su Ford intensificano la sua rabbia nello scoprire l’appuntamento (finto) della moglie con Sir John, il continuo andirivieni delle comari di Windsor mentre interagiscono ne mette in risalto l’aspetto cicaleggiante, e così via tante piccole accortezze per ogni personaggio costruito in bell’accordo tra regia, luci e costumi, su una scena dunque essenziale ma estremamente funzionale. Insomma uno spettacolo ben costruito e garbato che lascia tutti a proprio agio, audience compresa.

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UN BALLO IN MASCHERA DI G. VERDI - TEATRO COMUNALE DI SASSARI – VENERDÌ 4 NOVEMBRE 2016

Di Rosy Simeone

Secondo titolo della Stagione dell’Ente Concerti De Carolis di Sassari, Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi.

Sfida importante ed impegnativa per un Teatro blasonato, ancor più encomiabile se pensiamo che ad allestirlo è un Teatro di Tradizione che, per sua natura, non ha gli stessi mezzi di luoghi più “blasonati”.Possiamo dire in larga parte che la sfida ha sortito un effetto assolutamente positivo e che in gran parte è stata vinta.

Lo spettacolo è bello, di gusto, efficace, di impianto tradizionale con le belle scene ed i costumi curati di Alfredo Troisi ed una regia, quella di Pierfrancesco Maestrini, che, seppur asciutta e priva di orpelli, rende in modo efficace non solo il gioco psicologico tra i protagonisti ma carica di pathos e di attenzione crescente il fulcro del dramma che si consuma nella mente dei tre amanti. Sempre Maestrini cura anche un gioco di luci interessante anche se in alcuni momenti reso troppo cupo dalla profondità del palcoscenico.

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AQUAGRANDA, FILIPPO PEROCCO – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, INAUGURAZIONE STAGIONE D’OPERA, VENERDI’ 4 NOVEMBRE 2016

di Maria Teresa Giovagnoli

Con una prima esecuzione assoluta la Fenice di Venezia inaugura la stagione operistica 2016/2017 dedicando la serata al ricordo della terribile alluvione che mise contemporaneamente Firenze e la città lagunare in ginocchio nel 1966, esattamente cinquant’anni fa e proprio il 4 di novembre. Aquagranda di Filippo Perocco vuole proprio ricordare quegli angoscianti momenti che misero a dura prova la povera Italia, che tra l’altro sembra subire sempre più spesso i rivolgimenti della natura. Con un team volutamente veneziano perché sapesse cogliere lo spirito dell’iniziativa e oltre due anni di intenso lavoro, va in scena dunque questo lavoro intenso e coinvolgente che ha visto anche una serata dedicata agli abitanti di Pellestrina, il punto in cui la forza dell’acqua cominciò a farsi avanti nell’imminente disastro. Fonte ispiratrice è Aqua Granda, il romanzo dell’alluvione scritto da Roberto Bianchin che cura anche il libretto insieme a Luigi Cerantola per l’adattamento e la necessaria riduzione operistica.

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DIE ZAUBERFLOTE, W. A. MOZART – TEATRO VERDI DI PADOVA, VENERDI’ 28 OTTOBRE 2016

Di Maria Teresa Giovagnoli

Quando ci si approccia all’opera Die Zauberflote di Mozart viene quasi spontaneo dar libero sfogo alla fantasia creando le ambientazioni più disparate, trattandosi certo di materiale fiabesco, ma avendo a che fare comunque con dinamiche tali e personaggi che in fondo non è difficile trovare anche in contesti meno avulsi dalla realtà. Il regista Federico Bertolani decide infatti di uscire dagli schemi tradizionali e spostare l’azione scenica ai giorni nostri con personaggi della quotidianità attuale ed apportando dunque sostanziali modifiche soprattutto all’inizio della storia per poi giustificarne il seguito.

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JENUFA, LEOS JANACEK - TEATRO MASSIMO DI PALERMO , 27 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

 

Kostelnicka: “Come se la morte stesse scrutando in casa..”.

 

Le tavole del Teatro Massimo di Palermo hanno avuto finalmente al loro debutto il  capolavoro di Leo Janacek Jenufa, una incredibile assenza per uno dei teatri più prestigiosi al mondo che è stata colmata dopo 112 anni dalla prima rappresentazione avvenuta a Brno nel 1904.

Tale assenza, se poteva essere in parte giustificata in passato per una scelta di repertorio che non includesse autori stranieri soprattutto se cantati in una lingua particolarmente ostica come il ceco, che non vedeva interpreti adeguati se non provenienti dalla terra di origine del compositore, oggi risulta veramente incomprensibile per quei teatri di eccellenza che amano definirsi tali.

La musica di Leos Janacek in Jenufa, risulta alla somma dei conti, di una straordinaria efficacia, duttilissima per la azione scenica e drammatica nella sfuggente mobilità di una strumentazione  ricca di incisi melodici e di drammatiche esplosioni sonore.

Janacek con Jenufa, strumenta la bellezza fisica e spirituale prostrata dal fato.

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ADRIANA LECOUVREUR, F. CILEA - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, DOMENICA 23 OTTOBRE 2016

Di Rosy Simeone

Adriana Lecouvereur torna in scena al San Carlo nell’allestimento firmato da Lorenzo Mariani nel 2003 che vide protagonista una splendida ed indimenticabile Daniela Dessì.

Allora fu un grande trionfo e si deve ammettere che lo spettacolo ha conservato il garbo ed il fascino di un tempo.

Una regia senza eccessi, priva di fronzoli, asciutta, molto incentrata, naturalmente, sul lasciare alla protagonista la possibilità di portare in scena il suo carattere, il suo stile, il suo proprio ed innato senso del pathos.

Le scene di Nicola Rubertelli sono bellissime: praticabili, fondali, piccole strutture che richiamano il Teatro in modo sobrio e sempre molto “decadente”.

Bellissimi i costumi di Giusi Giustino e il gioco di luci di Claudio Schmid.

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IL MEDICO DEI PAZZI, G. BATTISTELLI – TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, DOMENICA 23 OTTOBRE 2016

Di Maria Teresa Giovagnoli

Andata in scena per la prima volta nel giugno del 2014 a Nancy, arriva anche in Italia e precisamente a Venezia Il medico dei pazzi di Battistelli, con un allestimento curato da Francesco Saponaro i cui costumi sono di Carlos Tieppo. Tratto dall’irresistibile commedia di Eduardo De Filippo che decise di mettere in scena il copione di suo padre Eduardo Scarpetta dal titolo O miedeco d’e pazze, fu anche il testo ispiratore del celeberrimo film con Totò del 1954 in cui mirabilmente l’attore partenopeo interpretava il turlupinato Felice Sciosciammocca, vittima dell’incredibile scherzo del nipote nullafacente. Battistelli rappresenta la Napoli dei mille colori e caratteri tipici del Novecento, un insieme di personalità spumeggianti che riempiono la tavolozza degli ospiti presenti nella Pansione Stella che con la loro stravaganza vengono scambiati (e non a torto) per folli. Una modernizzazione delle maschere classiche, che però sono dotate di una caratterizzazione del tutto personale: l’amore per il proprio lavoro o passione è tale da divenire una vera e propria ossessione. Lo scrittore e giornalista scalpitante, il violinista e direttore d’orchestra in cerca di compagni per una ricca tournée, l’attore drammatico ossessionato dal ruolo di Otello, il finto tenore, in realtà il vero complice dello sfaccendato Ciccillo, che impersona un povero cantante convinto di essere stato l’ispiratore de La Traviata di Giuseppe Verdi. Ma poi figurano la mamma isterica che non vede l’ora di piazzare la figlia per sistemarsi, la moglie di Felice tutta fuoco e gelosia, ed anche la servitù e le comparse non appaiono del tutto razionali. Insomma l’argento vivo del popolo napoletano come mezzo per esaltare caratteri e vivacità dei protagonisti, che come sempre non vanno relegati ad uno specifico secolo, ma sono i prototipi di tanti personaggi di oggi e di sempre.

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MACBETH, G. VERDI - GRAN TEATRE DEL LICEU, 20 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

Ma dimmi, altra voce non parti d'udire?

 Sei vano, o Macbetto, ma privo d'ardire.”

 

Straordinaria apertura di stagione per il Gran Teatro del Liceu a Barcellona con una produzione del Macbeth di G. Verdi proveniente dal Grand Théâtre de Genève, che ha visto il suo debutto nel 2012. Christof Loy, responsabile della regia, sceglie una lettura densa di intensità teatrale, ma tutto sommato abbastanza classica.

Loy ci trascina in un mondo che rimanda ai film horror della Hammer Production, ambientando l'intero dramma all'interno di  un castello gotico scozzese di fine ottocento, dove il linguaggio visivo e scenografico viene risolto esclusivamente in bianco e nero. Persino la macabra domesticità del  sangue, tanto sangue, risulta visivamente nera.

Ecco quindi che Macbeth e Lady, appaiono qui come due personaggi intrappolati nelle paure e nei fantasmi che si aggirano nelle lugubri stanze del castello, autori loro stessi dei drammi umani che le hanno generate.

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NUOVA STAGIONE CONCERTISTICA DI VERONA LIRICA - INAUGURAZIONE AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 16 OTTOBRE 2016

Interpreti: Mihaela Marcu, soprano; Carmen Topciu, mezzosoprano; Mikheil Sheshaberidze, tenore; Amartuvshin Enkhbat, baritono; Giovanni Andrea Zanon, violino.

Come ogni anno ad ottobre prende il via la stagione concertistica dell’ Associazione Verona lirica che continua a registrare un numeroso pubblico di affezionati che riempiono il teatro Filarmonico della sua città. Il Presidente Giuseppe Tuppini, presentatore della serata, offre come sempre il suo saluto augurale per la nuova stagione e lascia così il palco al gradito ritorno del violinista Andrea Zanon che con il delicato primo movimento della partita BWV 1001 di Bach, ha il compito di aprire il concerto. Con movimenti sciolti e precisi e la massima concentrazione il giovane veneto ha creato la giusta atmosfera per il prosieguo della serata.

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BOHEME, G. PUCCINI – TEATRO REGIO DI TORINO, VENERDI’ 14 OTTOBRE 2016

Produzione dedicata ai centoventi anni dalla prima assoluta del 1 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino.

Quando si parla di Bohème si sottolinea sempre l’universalità dei valori che legano i protagonisti della vicenda: l’amicizia che regala momenti sereni anche nella povertà, la speranza nel futuro nonostante le difficoltà del momento, la forza d'animo pur nella malattia e soprattutto l’amore, che sia litigarello, sensuale o languido, va sempre oltre i confini della vita terrena. In un’epoca così difficile come quella in cui viviamo e dove il tempo pare correre via sempre più velocemente, tutto è ancora più amplificato rispetto al lontano mondo bohémien di fine Ottocento. Tanto nelle grandi città quanto nelle piccole province possiamo trovare scrittori in erba, bravissimi musicisti alle prime armi, talentuosi pittori dallo stile personalissimo, oppure studiosi di filosofia in cerca della propria strada.

Ecco che il regista Àlex Ollé ha dunque pensato ad una Parigi contemporanea, impersonale, monotona, fatta di edifici identici e decisamente anonimi, parte di un universo alienante in cui solo l’amore per l’arte ed i buoni sentimenti distingue il gruppo di giovani abitanti nell’anonimo appartamento al primo piano di un condominio come tanti. Succedono tante cose in  questo allestimento, tante sono le comparse attualizzate che affollano ad esempio il caffè de Momus tra borghesucci stravaganti e cameriere altrettanto singolari; i gendarmi sono i nostri carabinieri e per strada osserviamo oltre ai contadini, delle lattivendole decisamente eccentriche e moderni venditori ambulanti. In estrema sintesi le categorie sociali descritte nell’opera rapportate all’occhio contemporaneo che il costumista Lluc Castells veste di conseguenza.

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