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I CONCERTI DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA: PENULTIMO APPUNTAMENTO AL TEATRO FILARMONICO, DOMENICA 9 APRILE 2017

Appuntamento prepasquale con un altro concerto dell'associazione Verona Lirica, la cui stagione volge al termine anche per questo anno molto produttivo e dobbiamo dire carico di belle soddisfazioni. Abbiamo apprezzato infatti alcune conferme di anni precedenti ed ascoltato anche qualche bella promessa per il futuro, nonché avuto il piacere di trovare strumentisti validi ed interessanti che hanno arricchito ancor di più l’offerta musicale proposta. Protagonisti questa volta sono stati il soprano Donata D’Annunzio Lombardi, il tenore Leonardo Caimi, il baritono Sebastian Catana ed il violinista Günther Sanin della Fondazione Arena che è tornato con piacere per sostituire all’ ultimo minuto il quarto ospite, il basso Paolo Pecchioli, che non è potuto intervenire per problemi di salute.

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LE NOZZE DI FIGARO DI W. A. MOZART PER OPERA 20.21 AL TEATRO COMUNALE DI BOLZANO – SABATO 01 APRILE 2017

In coproduzione con la Oper Leipzig la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento mette in scena Le nozze di Figaro di Mozart, unico titolo ‘classico’ della stagione che invece si rivolge principalmente al repertorio contemporaneo. Una produzione internazionale dunque che mette in gioco più forze in campo e dalla quale ci aspettavamo qualcosa di molto interessante e con un cast di alto livello, ma le cose non sono andate esattamente così. A partire dallo spettacolo che è sicuramente piacevole, ma nulla più.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MARTEDI' 28 MARZO 2017

Di Pierluigi Guadagni

Proseguono le recite  di Tosca al Teatro Filarmonico nello spettacolo che Giovanni Agostinucci mise in scena nel 2004.

Lo spettacolo, già recensito da MTG Lirica nella serata inaugurale del 19 3 2017, ha visto nella serata del 28 marzo 2017 nuovi interpreti per quel che riguarda le parti principali.

Nel ruolo eponimo Lilla Lee è stata un interprete precisa e corretta dal punto di vista vocale. Professionalità ed esperienza sono le chiavi che hanno portato il soprano coreano ad una performance molto interessante anche se a nostro avviso il ruolo di Tosca le risulta un poco stretto. Maggiormente a suo agio nei momenti lirici, dove la voce corre calda ed avvolgente, si trova in difficoltà quando si tratta di superare un impasto sonoro orchestrale travolgente come ad esempio nei concitati confronti con il barone Scarpia dove la voce rasenta l'urlo, per arrivare al terzo atto in palese affanno di fiato. Ci auguriamo una scelta più ponderata del repertorio futuro per apprezzare maggiormente le notevoli sue qualità vocali.

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SESTO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA 2016\17 DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA - Teatro Filarmonico di Verona, 24 marzo 2017

di Pierluigi Guadagni

Felicissimo concerto quello al quale abbiamo assistito nell'ambito della stagione sinfonica della Fondazione Arena di Verona al teatro Filarmonico.

Riuscitissimo grazie ad un Direttore d'orchestra che sa come coinvolgere degli strumentisti oltre che concertarli, per una pianista che non è più una giovane promessa ma una solida artista e per un'orchestra veramente in stato di grazia.

Cominciamo dalla pianista Leonora Armellini che si è esibita nel concerto k 595 n.27 di Wolfgang Amadeus Mozart.

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MANON LESCAUT, G. PUCCINI - TEATRO REGIO DI TORINO, 19 MARZO 2017

Di Pierluigi Guadagni

"Le mie colpe travolgerà l'oblio,

ma l'amor mio... non muore... "

Prosegue la stagione lirica del Teatro Regio di Torino con la ripresa dell'allestimento di Manon Lescaut dato nel  2006 e impostato su di una rassicurante convenzionalità teatrale, che risultata molto apprezzata dal folto pubblico che ha affollato la sala del Mollino. Nonostante il cambio del nome del regista rispetto alla prima versione, non più Jean Reno ma Vittorio Borelli, abbiamo assistito ad una recita perfetta dal punto di vista funzionale.

C'era tutto quanto previsto dal libretto: le trine morbide, i lacchè,  i parrucconi incipriati, i ragazzi in marsina e le fanciulle con la scuffietta. Le scene di cartapesta curate da Thierry Flamand con la piazzetta di Amiens, il lettone dorato rococò di Geronte e la prua della nave a Le Havre. Tutto bellissimo e perfettissimo se non si scadesse nella noia di una regia un poco latitante, dove escludendo i movimenti delle masse corali, ognuno ha fatto come ha potuto in base alla propria esperienza.  I costumi  scenici disegnati da Christian Gasc, risultavano in perfetta linea e coerenza con l'impianto registico.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 19 MARZO 2017

Torna a Verona la Tosca di Giacomo Puccini nell’allestimento che diversi anni fa La Fondazione Arena commissionò al regista Giovanni Agostinucci, artefice come molti grandi professionisti anche delle scene e dei costumi. In una ambientazione dal sapore tradizionale, ma che non è immediatamente collocabile indietro nel tempo, se non per pochi elementi architettonici classici o per i ricchissimi costumi, primeggiano le azioni dei protagonisti a cui viene lasciato ampio spago nell’ esprimere i differenti caratteri e le cui azioni si svolgono in uno spazio che comunque offre tutto ciò che serve. Tra gli accoglienti tendaggi del cantiere in cui Cavaradossi dipinge in Sant’Andrea della Valle sembrano ancora più sensuali gli scambi di tenerezze tra il pittore e la sua Floria. Essenziale ma efficacie anche lo studio di Scarpia ove non vi sono però candelabri da poter apporre alla sua salma come da prassi; infine secondo il regista Tosca sceglie di non buttarsi da Castel Sant’Angelo per sfuggire agli armigeri che la inseguono, ma si trafigge essa stessa con le punte delle loro armi dandosi letteralmente in pasto ai persecutori. Toni ed accenti cupi offrono le luci curate da Paolo Mazzon.

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I PURITANI, VINCENZO BELLINI – TEATRO COMUNALE LUCIANO PAVAROTTI DI MODENA, GIOVEDI’ 16 MARZO 2017

Quanto la magnifica Inghilterra sia ricca di storie affascinanti e drammatiche nella sua longeva esistenza storica non sta certo a noi ribadirlo. Possiamo solo godere i meravigliosi frutti che essa ha prodotto ispirando drammi a sfondo politico in cui la storia del suo popolo si intreccia con le vicende amorose dei protagonisti. Francesco Esposito resta evidentemente affascinato dall’intenso materiale che I Puritani di Bellini può offrire ad un regista, che si trova a maneggiare una vicenda ricca di sentimenti forti raccontata nel migliore modo possibile: con una musica travolgente.

Che ci troviamo nel diciassettesimo secolo e all’epoca di Oliver Cromwell lo si evince dai raffinati costumi dello stesso Esposito che tinge di scura austerità tutti i protagonisti ad eccezione di Elvira, sposa in rosso porpora ma poi calata in veste bianca nelle scene successive a simbolo della sua purezza incontaminata. Il rosso torna nello stuolo di castellani e damigelle, probabilmente riflesso della passione che arde nei cuori dei due giovani sposi appartenenti alle opposte fazioni di Puritani e Stuart. Il setting predisposto da Rinaldo Rinaldi e Maria Grazia Cervetti è invece piuttosto asettico, volto ad esemplificare sensazioni e moti d’animo piuttosto che situazioni concrete. In tal senso giocano ruolo essenziale le luci intense studiate da Andrea Ricci.

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CONCERTO DI VERONA LIRICA DI DOMENICA 12 MARZO 2017 AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Prosegue la collaborazione tra l’Associazione Verona Lirica e la Fondazione Arena di Verona, che questa volta ‘ha prestato’ il lieto ritorno Gunther Sanin, primo violino dell’orchestra areniana, per il concerto che si è tenuto domenica 12 marzo con la partecipazione di artisti quali Rosanna Savoia, Sarah M’ Punga, Stefano Secco, e Mikeil Kiria.

Come sempre i pezzi scelti sono un mix tra i più conosciuti ed in un certo senso attesi dal pubblico e qualcosa di più ricercato e meno noto. Partenza con un classico duetto tra il soprano Rosanna Savoia ed il baritono Mikeil Kiria con ‘Quanto amore!’ da Elisir d’amore di Donizetti. Il soprano ha poi proposto le non affatto semplici arie di Donna Anna dal Don Giovanni di Mozart ‘Non mi dir, bell’idol mio’, la lunga ed impegnativa scena della pazzia di Lucia di Lammermoor di Donizetti con ‘Il dolce suono mi colpì’; infine un po’ di brio con Bohème di Puccini ed il valzer di Musetta. L’interprete ha una voce pulita e chiara, trasmette come abbiamo già notato in altre occasioni energia ed amore per ciò che sta eseguendo.

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IL TURCO IN ITALIA, G. ROSSINI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, VENERDI’ 10 MARZO 2017

Dal ROF di quest’estate arriva a Bologna Il turco in Italia di Rossini nell’allestimento creato da Davide Livermore e la sua ambientazione felliniana che ci catapulta negli anni d’oro del cinema italiano, fatto di immagini popolari, personaggi tipici e perché no, di tanti sogni nel cassetto. Tipici erano i personaggi del regista romagnolo, a cui chiaramente si è ispirato Livermore, pensando a Prosdocimo ed alla sua ricerca di una storia perfetta da scrivere. Così come un novello Mastroianni il poeta indice una serie di provini alla ricerca degli attori adatti e come in un vero set cinematografico si muovono telecamere, si girano i ciak ed il set è costantemente aggiornato nei suoi elementi essenziali, coadiuvati dalle immagini video della D-WOK. Deliziosi i costumi di Gianluca Falaschi, che richiamano nelle fogge e nei colori proprio quelli indossati nei film di Fellini. Simpatiche e coreografiche tutte le comparse. Tante volte gli adattamenti dei libretti ci hanno perplesso, ma in questo caso il contenuto viene rispettato e soprattutto lo spirito della vicenda conservato. Un po’ esagerato ci è parso il ruolo di Selim, a tratti davvero macchiettistico e fin troppo ridicolo nei suoi atteggiamenti.

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STAGIONE SINFONICA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA, CONCERTO DEDICATO A SHAKESPEARE AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SABATO 4 MARZO 2017

Ogni volta che si pensa ad un programma dedicato a William Shakespeare sono veramente tantissime le opportunità di scelta poiché tanti musicisti celebri hanno dedicato almeno una volta le loro composizioni ai capolavori del poeta inglese.  Ancora una volta Verona, una delle città più vicine al poeta dell’amore e delle passioni, offre una serata totalmente a lui ispirata, con pezzi di Verdi e Cajkovskij e la direzione del Maestro Andrea Battistoni.

La tempesta è l’ultimo capolavoro di Shakespeare ma è il primo pezzo ad aprire il concerto. Con i suoi simboli, la magia ed il potere della giovinezza che vince sui complotti e gli inganni degli adulti, ispirò Cajkovskij a comporre uno spartito narrante la storia del saggio re Prospero confinato dal fratello Antonio su un’ isola con la figlia Miranda. La tempesta è l’espediente con cui Prospero fa naufragare il fratello usurpatore del trono di Milano e da cui ha avvio tutta la vicenda. Il compositore russo ha riportato in musica il susseguirsi degli eventi con particolare attenzione al motivo del mare, prima piatto e poi tumultuoso, ed al motivo di Miranda e Ferdinando, innamorati nonostante di parti avverse (tanto per cambiare in Shakespeare). Così ascoltiamo note lunghe e silenziose che chiaramente indicano il preludere alla tempesta, ove invece il volume si intensifica ed il ritmo diventa stringente. Compare anche lo spirito dell’aria Ariel con la sua lievità, mentre le sonorità più aspre sono attribuibili al deforme Calibano. Battistoni guida l’orchestra dosando le energie calibrate a seconda dei diversi momenti, con precise indicazioni e la solita grande partecipazione.

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THE RAVEN, TOSHIO HOSOKAWA – STAGIONE OPERA 20 . 21 DELL’ORCHESTRA HAYDN DI BOLZANO E TRENTO, TEATRO COMUNALE DI BOLZANO, 3 MARZO 2017

Di Maria Teresa Giovagnoli

Si inserisce nel cartellone della stagione Opera 20.21 dell’Orchestra Haydn anche questo che potremmo definire uno spettacolo di prosa musicata più che di opera in senso stretto: The raven (il corvo) del compositore Toshio Hosokawa. Ci troviamo di fronte ad una messa in scena sui generis che nasce dall’idea di accompagnare con una sorta di atmosfera sonora e coreografie di danza, la lettura cantata del celebre pezzo del poeta Edgar Allan Poe, ‘The raven’ appunto. Al di là del contenuto, dei significati reconditi del componimento o dell’epoca in cui fu scritto (1845), ci soffermiamo soprattutto sulle sensazioni che trasmette questo poema per cercare di interpretare gli intenti del musicista giapponese e del regista Luca Veggetti che ha messo insieme lo spettacolo cui abbiamo assistito.

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LA WALLY, ALFREDO CATALANI – TEATRO COMUNALE LUCIANO PAVAROTTI DI MODENA, VENERDI’ 24 FEBBRAIO 2017

Di Maria Teresa Giovagnoli

Ancora una volta ci professiamo felici di poter assistere ad un’opera che in Italia latitava dai cartelloni lirici da troppi lustri e che il Teatro Comunale di Modena ha portato in scena in collaborazione con Piacenza, Reggio Emilia e Lucca: si tratta de La Wally di Catalani, penultimo appuntamento di una stagione che dobbiamo dire è stata piuttosto ricca.

La regia è di Nicola Berloffa, il quale sceglie di analizzare e sottolineare l’aspetto psicologico dei personaggi privilegiandone il lato più truculento. Sono tutti estremamente caricati nel gesto scenico e nel canto che certamente è sollecitato anche dalla partitura, come in preda ad un istinto di autodistruzione, forse dovuto alla durezza del clima in montagna o a difficoltà oggettive di ciascun personaggio.  Stromminger tratta la figlia con energica forza volitiva, la stessa Wally si muove come una iena mossa da profondo astio verso chiunque non comprenda i suoi sentimenti: che sia il genitore egoista o lo spasimante indesiderato (salvo ripensamenti di comodo), e perfino l’amato Giuseppe fidanzato con un’altra. Costui non è certo da meno, ed anche alla festa del Corpus Domini nella taverna di Afra aleggia una atmosfera che prelude alla tragedia.

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I CAPULETI E I MONTECCHI, V. BELLINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO 2017

Ritorna al Filarmonico di Verona I Capuleti e i Montecchi di Bellini con lo spettacolo che il regista  Arnaud Bernard aveva elaborato quattro anni fa e che oggi viene affidato a Yamala Das-Irmici per questa ripresa. I tragici amanti dello scrittore Matteo Bandello sono concepiti nella loro immortalità di coppia che, pur se soltanto nell’aldilà, superano barriere di casta ed odio atavico in nome di un sentimento anch’esso eterno. Perciò una sede museale ove sono racchiusi simboli eterni d’ arte e bellezza è parsa la cornice ideale per raccontare la storia di Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, che quasi come in un sogno surreale, si materializzano lasciando le cornici dei capolavori in cui sono racchiusi per tornare a vivere negli ambienti creati da  Alessandro Camera. Viene da pensare a delle ombre che di notte si aggirano nella pinacoteca rivivendo le proprie emozioni e storie, in attesa che il giorno rinasca e tutto svanisca con la luce del sole. La coppia protagonista ha qui un carattere molto forte, i due si spintonano, cadono a terra, mostrano una grande energia nell’esprimersi, soprattutto Giulietta, la cui forza dei sentimenti è tanto grande con Romeo quanto nei confronti di papà Capuleti, a cui si oppone per le nozze combinate.  Tutto il resto però è alquanto statico come notammo già a suo tempo. Il coro si sposta principalmente da una parte all’altra del palcoscenico e in generale tutti i protagonisti sembrano avere una sorta di rabbia in corpo che però esprimono sempre con pochi gesti ripetuti. Molto invece fanno le luci dai toni foschi e sinistri che (si fa per dire) illuminano le pareti e le tele esposte. Sembra quasi si voglia accentuare l’aspetto onirico dell’ambientazione. I costumi creati da  Maria Carla Ricotti sono di forgia pregevole e molto adatti al contesto che risulta di fatto raffinato.

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KATIA KABANOVA, LEOS JANACEK - TEATRO REGIO DI TORINO , 21 FEBBRAIO 2017

Edizione in lingua originale ceca con sopratitoli in italiano

Prima esecuzione a Torino

 

Di Pierluigi Guadagni

Io vi voglio bene quanto a mia madre, ve lo assicuro....”

Janàcek, questo sconosciuto.

In Italia quando si discute della produzione musicale del musicista moravo, anche con addetti ai lavori, si viene guardati con sguardo interrogativo o curioso come se si stesse parlando di una marca di birra slovacca dal nome tipicamente slavo.

E' vero, l'approccio con Janàcek non è immediatamente tra i più facili, non tanto  per quel che riguarda la musica strumentale relegata ormai ad una nicchia di intenditori da circolo del bridge, ma soprattutto per la fruizione della sua produzione operistica che per le sue specificità timbriche e linguistiche legate al policonsonantico idioma ceco, spaventa al primo ascolto.

Janàcek è da considerare quindi un compositore che mal sopporta il paragone con altri, sicuramente un “alieno” della musica moderna a causa del suo radicalismo con cui ha forgiato  il suo originalissimo stile che non si è mai voluto confrontare con altre espressioni musicali del Novecento, e se la novità di un melodizzare nato dalla lingua parlata e dalle sottili intermittenze emotive dell'animo umano hanno spaventato musicisti a lui vicini, figuriamoci un ascoltatore medio che si trovi di fronte ad una musica virile, incalzante, estremamente concisa nella sua forza espressiva, personale e difficilmente imitabile.

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L'INCANTATRICE (ČARODEJKA), PYOTR I. TCHAIKOVSKY – TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, SABATO 18 FEBBRAIO 2017

(libretto di Ippolit Vasil’yevich Shpazhinsky dalla sua tragedia omonima)

Accogliamo sempre con favore ed entusiasmo l'iniziativa di riportare in auge composizioni andate nel dimenticatoio per i più disparati motivi o semplicemente perché non ritenute capolavori. Questa volta il San Carlo di Napoli riscopre Čarodejka di Tchaikovsky e la riporta in scena in questa stagione operistica con un allestimento di stampo tradizionale. All'epoca non ebbe il successo sperato dal compositore poiché dopo il grande Onegin troppe forse erano le aspettative da parte dei contemporanei. Ma in questo lavoro riconosciamo comunque molti elementi cari al russo: passione e dramma nella vicenda, la presenza di elementi popolari, una implicita analisi della società contemporanea, che sappiamo quanto facesse soffrire il compositore pensando alla sua vita privata. Musicalmente parlando fa piacere ritrovare anche le danze e i balletti per cui l’ autore fu superlativo in altri contesti.

Il regista David Pountney ha pensato ad uno spettacolo che definire semplice sarebbe riduttivo, poiché ciò che avviene tra gli ambienti creati da Robert Innes Hopkins risponde sì al libretto, ma con una chiave interpretativa molto moderna, che secondo il regista va cercata già nell’idea che il compositore aveva di tutta la vicenda. Egli sottolinea il lato umano di Nastas’ja, detta Kuma, una donna niente affatto volgare e con una dignità ben marcata, pur chiaramente sciolta nei confronti del sesso opposto. Il regista sottolinea come forse anche più corrotta e problematica può essere la vita di una famiglia all’apparenza rispettabile quale quella dei principi protagonisti, devastata dalla follia del capofamiglia, rispetto a quella comunque evidente ed alla luce del sole di Kuma e della sua locanda. Ecco che dunque lo scenografo ha utilizzato sempre lo stesso impianto scenico per le due diverse realtà, ossia una stanza dai toni neutri, che di volta in volta si trasforma nella locanda o nella sala dei principi, o nel boudoir della bella locandiera. Meno convincente l’adattamento scenico per l’atto conclusivo, ove due tronchi e qualche altro elemento aggiunto non ci danno molto l’idea del bosco dove Kuma viene avvelenata dalla principessa e poi gettata nel fiume Oka.  I ricchi e bei costumi di Tatiana Noginova vedono una prevalenza del colore rosso per Kuma e le sue amiche, in contrasto con il nero che impera tra i componenti della famiglia principesca cupa e a cui la morte strizza l’occhio lungo tutta la vicenda.

La locandiera soprannominata Kuma conquista ogni sorta di essere maschile che osi incontrare il suo sguardo ammaliatore, ed i guai cominciano quando sue prede diventano figlio e padre, costui vicario del Gran Principe a Nižnij-Novgorod. Si innesta a quel punto un meccanismo di odio e vendetta nei confronti della protagonista per cui bene o male tutti ce l’hanno con lei: il principe respinto, la moglie gelosa, il figlio in ambasce per la madre oltraggiata, e tutti i ben pensanti che ruotano attorno ai protagonisti principali, come il diacono Mamyrov, il vagabondo Paisij, e così via.

Il cast impegnato in questa coproduzione russo/portoghese è stato piuttosto omogeneo se pur con elementi di spicco. A cominciare da  Ljubov’ Sokolova che era secondo noi una spanna sopra tutti: traccia una principessa Evpraksija Romanovna dal piglio drammatico e vendicativo utilizzando le sue doti interpretative in ottimo connubio con la voce calda ed ambrata. Il marito, il principe Nikita illuso e respinto, è  Jaroslav Petrjanik, che ha sostituito il collega previsto per questa recita; il suo ruolo è altrettanto appassionato e tremendo, lacerato tra la vendetta e la passione per la bella locandiera, dalla voce solida e corposa. L’incantatrice, Nastas’ja o Kuma, è una passionale, quasi suo malgrado verrebbe da dire, Marija Bajankina, anch’essa in sostituzione della collega prevista. Identificata con termini ingiusti, incantatrice, strega, maliarda, insomma ciò che l’invidia della gente spinge a definire una bellezza in grado di colpire (come fosse artefice di malefici o chissà quali arti sconosciute), il soprano si muove con leggerezza e la necessaria drammaticità gestendo questo ruolo ambivalente con intelligenza e grazie ad una voce non esageratamente voluminosa, ma uniforme e melodiosa. Il principe Jurij è il vero destinatario delle attenzioni di Kuma, ma non tollera inizialmente le sofferenze della madre e si propone anch’egli come giustiziere della povera locandiera. Tanta passione è trasmessa anche vocalmente da Nikolaj Emcov. La lunghissima schiera di ruoli di contorno vede spiccare la figura del vagabondo vestito da monaco, l’ottimo Savva Hastaev, tenore dalla voce bellissima e melodiosa che interpreta il vagabondo con forza e determinazione. Timbro interessante ma poco udibile nella sua zona grave  Anna Barhatova nel ruolo di Polja, l’amica di Kuma. Aleksej Tanovickij ha dalla sua parte una voce molto corposa e pastosa, impegnato con energia nel ruolo del diacono Mamyrov e dello stregone Kud’ma. Ricordiamo più o meno allo stesso livello la sorella della principessa, Ljudmila Gradova, Grigor Werner come valletto del principe, lo zio di Kuma Denis Beganskij, e tutti gli ospiti della locanda: Balakin, Artëm Melihov, Potap, Lev El’gardt, Lukaš, Vitalij Dudkin, il non entusiasmante (anche per il costume a strisce) pugile Jurij Evčuk, un altro ospite, Rosario Natale e Masha,  Gloria Vardaci.  

Il Maestro Zaurbek Gugkaev, a nostro avviso più concentrato sull’ orchestra che sul palcoscenico, dirige senza bacchetta ottenendo un suono morbido ed equilibrato, senza esasperare il dramma nei momenti concitati e dosando il giusto lirismo nei lunghi duetti ricchi di pathos.

Molto partecipe il coro di Marco Faelli, talvolta impegnato dall’ alto di una balconata ottenuta aprendo il tetto della scena. Le coreografie dei balletti sono di Renato Zanella.

Applausi calorosi per tutti al termine da parte di un pubblico ricco di ospiti stranieri e studenti (un po’ rumorosi) .

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Direttore                                                        Zaurbek Gugkaev

Regia                                                             David Pountney

Scene                                                              Robert Innes Hopkins

Costumi                                                         Tatiana Noginova

Coreografia                                                   Renato Zanella

Luci                                                                Giuseppe Di Iorio

Maestro del coro                                           Marco Faelli

GLI INTERPRETI

Principe Nikita Kurljatev,                          Jaroslav Petrjanik

vicario del Gran Principe a Nižnij-Novgorod

Principessa Evpraksija Romanovna,         Ljubov’ Sokolova

sua moglie
Il Principe Jurij, loro figlio                         Nikolaj Emcov
Mamyrov, un anziano diacono /                 Aleksej Tanovickij

Kud’ma, uno stregone                                

Nenila, sua sorella e                                     Ljudmila Gradova
dama di compagnia della principessa

Ivan Žuran, valletto del Principe                Grigor Werner
Nastas’ja, detta "Kuma",                           Marija Bajankina

padrona di una locanda presso il fiume Oka, una giovane

Foka, suo zio                                                Denis Beganskij
Polja, amica di Kuma                                  Anna Barhatova
Balakin, un ospite da Nižnij-Novgorod     Artëm Melihov
Potap, un mercante ospite                           Lev El’gardt
Lukaš, un mercante ospite                          Vitalij Dudkin
Kičiga, un pugile                                          Jurij Evčuk
Paísij, un vagabondo vestito da monaco    Savva Hastaev

Un ospite                                                       Rosario Natale

Masha                                                                       Gloria Vardaci

                       

Produzione del Teatro Marinsky di San Pietroburgo e del São Carlos di Lisbona

Prima rappresentazione in Italia

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo

Foto L. Romano, Teatro San Carlo di Napoli

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CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA, TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 12 FEBBRAIO 2017

 

Protagonisti dell’appuntamento musicale di febbraio per l’Associazione Verona Lirica queta volta sono stati il soprano Irina Lungu,  il baritono Alessandro Luongo, il tenore  Matteo Falcier ed il mezzosoprano  Cristina Melis. Diretti inoltre dal Maestro Massimo Longhi per la prima volta i musicisti della Banda Musicale di San Martino Buon Albergo sono stati la vera sorpresa del concerto.

Questa formazione che ha ripreso solo di recente ad esibirsi  è costituita anche da elementi dell’orchestra dell’Arena di Verona e mostra una energia incoraggiante nell’ affrontare i brani proposti anche con professionalità e precisione. Molto orecchiabile la nota ouverture per banda dall’operetta ‘Cavalleria leggera’ di Franz Von Suppé. Il suono è ampio e rotondo e la coordinazione tra i musicisti è molto buona. Anche con il ‘Concerto per trombone e banda militare’ di Nikolaj Rimskij Korsakov l’atmosfera resta frizzante e dal tocco diremmo cerimonioso, appropriato per una composizione di questo genere. Il bravissimo solista Diego Gatti ha poi giocato anche col pubblico concedendo un bis ritmico. Atmosfere quasi cinematografiche con un’altra ouverture per banda, questa volta  ‘Ross Roy’ di Jacob de Haan. Bellissimo pezzo ricco di variazioni ritmiche e contrasti stilistici, che alternano allegrezza a momenti dal sapore addirittura drammatico. Un’altra chicca proposta dalla Banda è la Marcia di Rossini scritta nel 1852 nientemeno che per il sultano turco Abdul Medjid, che richiama i meravigliosi crescendo del pesarese in allegria e leggerezza.

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GINA, FRANCESCO CILEA – TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 10 FEBBRAIO 2017

Di Maria Teresa Giovagnoli

 

Continua l’attività dell’Atelier Accademia di Belle Arti di Venezia al Teatro Malibran, con la riscoperta di opere poco praticate o comunque adatte ad un pubblico frizzante e giovane come i ragazzi impegnati in questo tipo di produzioni. E’ la volta di Gina, opera del ventiduenne Cilea alle prese con l’esame finale al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, di cui fu poi grande direttore. Ovviamente non si parla di capolavoro né si pretese all’epoca lo fosse: esso è di per sé uno scritto ludico, fresco e comunque interessante, poiché esprime in erba il futuro compositivo del grande Cilea della Lecouvreur. Opera di arie lievi, pervase di leggerezza, concepita in ogni caso da uno studente del conservatorio, e quindi giovane, che ne trasse anche un discreto successo. Il libretto di Enrico Golisciani è semplice e lineare: dalla commediola Catherine ou La croix d’or di Nicolas Brazier e Mélesville, ambientato in Francia al tempo di Napoleone, pochi personaggi ruotano attorno al destino del povero Uberto chiamato a  partir soldato e lasciare fidanzata e sorella in ambasce. La musica non diventa mai tragica o grave, pur nel dramma sfiorato già si preannuncia la felice soluzione, con lo scambio al fronte del volontario Giulio, pronto a sacrificarsi per la bella Gina e lasciarle il fratello a casa.

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ANNA BOLENA, G. DONIZETTI – TEATRO NACIONAL DE SAO CARLOS LISBONA – SABATO 4 FEBBRAIO 2017

di Simone de Angeli

Arrivare nella splendida capitale portoghese per turismo e riuscire ad ascoltare qui una splendida edizione di un’Opera del primo ottocento italiano è davvero una singolare coincidenza!

In particolare se pensiamo che “nei patri lidi” è opera funestata da recentissime e scadenti esecuzioni in Teatri forse ben più blasonati e che, a brevissimo, sarà messa in scena alla Scala.

Ebbene, venendo alla rappresentazione del Teatro Nacional de Sao Carlos dobbiamo dire che è stata una rappresentazione davvero notevolissima.

Lo spettacolo di Graham Vick è di taglio “moderno” ma con costumi d’epoca e stilisticamente molto appropriati.

La scena di Paul Brown, che ruota su se stessa in diversi e sincronici movimenti, è rappresentata da due pedane che formano spesso una croce, più o meno inclinata, ed incorniciano paesaggi e movimenti di volta in volta differenti.

La recitazione dei cantanti è curata e di qualità pur senza guizzi, forse inutili in un’opera tutto sommato “statica”.

Le luci di Giuseppe di Iorio sono suggestive e creano un bellissimo contesto di chiaro scuri molto adatto ad una vicenda dal sapore vagamente “gotico”.

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LA BELLA DORMENTE NEL BOSCO, O. RESPIGHI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, VENERDI’ 3 FEBBRAIO 2017

Di Maria Teresa Giovagnoli

Il Teatro lirico di Cagliari sceglie di inaugurare la stagione d'opera con un altro lavoro del compositore bolognese Ottorino Respighi, che l’anno scorso aveva riscosso un bel successo con La campana sommersa, proponendo quest’anno la delicata fiaba  La bella dormente nel bosco, tratta ovviamente dal celeberrimo racconto di Perrault e con adattamento testuale di Gian Bistolfi. Era all’apice del successo Respighi quando compose questa piccola opera nel 1922, che in origine fu pensata per il teatro di marionette di Podrecca a Roma e destinato prevalentemente ad un pubblico di fanciulli. Quella che il Lirico porta in scena è invece la versione successiva del ’34  che, consentitecelo, piace anche agli adulti che una volta tanto tornano indietro e pensano alle fiabe narrate da mamma e papà prima di andare a letto. Naturalmente ciò è possibile grazie alle mani sapienti del regista Leo Muscato, il quale ha a disposizione un team capace di realizzare esattamente quanto nei suoi intenti nel felice rispetto dell’autore, tanto della partitura, quanto del testo.  

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IL RATTO DAL SERRAGLIO (Die Entführung aus dem Serail), W. A. MOZART - TEATRO COMUNALE MARIO DEL MONACO DI TREVISO, VENERDI’ 27 GENNAIO 2017

Di Maria Teresa Giovagnoli

Chiude la stagione operistica 2016/17 con il quarto titolo in programma il Teatro trevigiano intitolato a Mario del Monaco, affidando a Robert Driver la responsabilità di portare in scena Il ratto dal serraglio di Mozart e proprio il giorno del compleanno del compositore. È davvero interessante a nostro avviso poter testimoniare in quanti modi diversi si possa interpretare e rielaborare questo Singspiel a seconda della sensibilità del regista e del team che ruota attorno alla sua figura. In questo caso abbiamo assistito ad uno spettacolo giovane, fresco e delicato che, pur con gli aggiustamenti del caso, non tradisce lo spirito originario e scorre via piacevolmente.

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