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IN SCENA ECCESSIVO È IL DOLOR QUAND’EGLI È MUTO DI COLASANTI / CEFALO E PROCRI DI KRENEK - TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 29 SETTEMBRE 2017

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La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia accoglie sempre favorevolmente sfide che esulino in qualche modo dalla programmazione abituale e lo fa ancora una volta con il particolare dittico in scena al Malibran, in cui il ritorno al classico ed ai miti dell’antichità viene attualizzato dalla modernità della musica che li accompagna. La triste storia dei giovani miti greci Cefalo e Procri torna a calcare le scene veneziane con musica di  Ernst Krenek dopo aver debuttato nel 1934 al Goldoni, questa volta accanto ad una nuova commissione sullo stesso tema affidata a Silvia Colasanti, ‘Eccessivo è il dolor quand’egli è muto’, la cui naturale prosecuzione è il successivo ‘Ciò che resta’. L’autrice trae ispirazione dal Lamento di Procri de ‘Gli amori d’Apollo e Dafne’ di Francesco Cavalli, autore morto nel 1676.

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AIDA , G. VERDI - TEATRO PETRUZZELLI DI BARI, MERCOLEDÌ 13 SETTEMBRE 2017

Capita nel finire di questa lunga e torrida estate di trovarsi, al termine delle vacanze, ad assistere per caso ad una delle numerosissime produzioni estive di Aida.

Raramente però capita di uscire talmente stupiti dal Teatro per aver visto ed ascoltato forse la migliore edizione di Aida dopo tanti anni.

Lo spettacolo di Joseph Franconi Lee è davvero bellissimo. Curato nei particolari ed intelligente nella gestione degli spazi e delle masse che, in un’opera così “monumentale” sono l’aspetto più delicato e seguito. E’ una regia attenta alle esigenze dei cantanti come pure a quelle della musica e del testo. Uno spettacolo che gioca tutto il suo simbolismo attraverso i colori blu ed oro e che è pregno di un senso estetico indubbio e di gusto elegante e pertinente.

Le scene e i costumi di Mauro Carosi sono magnifici, monumentali e di impatto visivo notevolissimo. Affascinante e suggestivo il disegno di luci ideato da Roberto Venturie le coreografie del Balletto del Sud curate da Fredy Franzutti.

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L’ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO PER IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA, MARTEDI’ 12 SETTEMBRE 2017

Con l’incipit preciso e maestoso dei corni, in apertura del Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Petr Il’ic Cajkovskij, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo ha svelato fin dalle prime note il suo stile rigoroso all’insegna della compostezza e dell’equilibrio formale. Stile certamente apprezzato da un Teatro Filarmonico gremito, anche di molti giovani, martedì 12 settembre per il terzo appuntamento del Settembre dell’Accademia a Verona. Yuri Temirkanov, leggenda vivente, con il suo gesto di certo non convenzionale e con qualche carattere di discreta teatralità, ha restituito espressività all’Orchestra conducendola, insieme al pubblico, tra alcune delle più conosciute pagine della letteratura russa del XIX secolo.  Banco di prova dunque non scevro da confronti più o meno consapevoli dell’ascoltatore analitico, così come di quello emotivo, ma su cui la compagine russa ha avuto modo di esprimere tutta la sua ricca tradizione culturale e il suo profilo stilistico.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2017: GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI’ 08 SETTEMBRE 2017

Felicissima serata per il Settembre dell'Accademia 2017, giunto alla sua XXVI edizione, con una delle Orchestre giovanili più blasonate e poliedriche del panorama musicale europeo, un Direttore di assoluto riferimento per il repertorio del '900 ed un pianista eclettico quanto rigoroso.

Con un programma tutto teso alla esaltazione del suono novecentesco, la GMJO si conferma come una delle compagini orchestrali migliori in assoluto (non solo tra quelle giovanili) con un suono preciso, disciplinato anche in programmi di difficilissima esecuzione, tecnica più che interpretativa, capace di esaltare con un entusiasmo a dir poco incredibile, frutto certamente di una preparazione e di una concertazione puntuale e rigorosa.

E ce ne siamo accorti subito con l'Overture da concerto op.91 “nel regno della natura” di Dvorak, brano che ha aperto la serata e che ha fatto da viatico e legatura tra il mondo musicale ottocentesco e quello novecentesco a seguire.

L'eleganza e la continua ricerca del versante naturalistico più descrittivo di Dvorak vengono enfatizzati dal gesto scarno ma incisivo di Ingo Metzmacher che riesce ad esaltare la brillantezza dei fiati e dei legni di questa orchestra meravigliosa, trovando il giusto equilibrio in una partitura esempio tra i più interessanti di musica descrittiva pura, scarna da qualsiasi intellettualismo o ricerca di sonorità timbriche inconsuete.

La mano descrittiva di Dvorak è qui inesauribile freschezza melodica che si trasforma e sviluppa in spontaneità schietta e diretta, e come tale Metzmacher la concerta riuscendo a cogliere perfettamente il gusto di una partitura serena, piacevole ed entusiasta.

Piacere ed entusiasmo che continuano con il concerto per pianoforte e orchestra in fa maggiore di Gershwin che ha visto come solista uno spavaldo Jean Yves Thibaudet.

La versatilità, l'estro e le capacità di assimilazione, fecero di Gershwin l'autore americano più “moderno” conosciuto in Europa.

Gershwin scrisse il concerto in fa maggiore su commissione del Direttore d'orchestra Walter Damrosch nel 1925 che nonostante le riserve di ordine tecnico, non impedirono di avvertire nella musica il riflesso di un'epoca nuova con la sua audacia, le sue sfrontatezze e la sua gioia febbrile pur risentendo dei migliori echi impressionistici di Debussy e Ravel.

In esso il jazz vive e brilla di luce propria, si alimenta delle tendenze sinfoniche ottocentesche per inserirsi in esse e dà adito ad un nuovo corso musicale sospeso tra la canzone popolare e l'improvvisazione colta.

Thibaudet è qui interprete tecnicamente impeccabile che lascia ampio spazio a virtuosismi iperbolici attraverso una interpretazione melodica che fa del suono una immagine personale proprio attraverso l'interpretazione jazzistica, a conferma del suo valore estemporaneo e soggettivo.

Una performance estatica, perfettamente equilibrata tra melodia e divagazione, pianissimo e fortissimo, stasi ritmica e deambulazione, assecondata da una bacchetta severa e precisa quale quella di Metzmacher.  

A conclusione della mirabile esecuzione, Thibaudet si congeda con un bis a furor di popolo interpretando magistralmente l'intermezzo op.118 n.2 di Brahms.

La suite per orchestrò dal Mandarino Meraviglioso (A csoladatòs mandarin) di Bartòk fu composta con l'esigenza di veicolare quanto possibile una musica che, per il soggetto scabroso della pantomima originaria, altrimenti sarebbe caduta nell'oblio.

L'intensità musicale composta da Bartòk per il “Mandarino meraviglioso” è così rovente da restare unica nella sua gamma espressiva, pur così ricca di passionalità. Melodie, timbri, armonie e soprattutto ritmi rompono in questa partitura ogni limite fino a scendere in quella regione dell' animo in cui tutto è allo stato incandescente.

E incandescente è anche la bacchetta di Metzmacher che sapientemente guida una spavaldissima orchestra che non ha il minimo timore a raggiungere perfettamente l'apice di un più che fortissimo, non teme di calare subito l'asso di un affondo d'effetto e dà corpo a spessori e densità timbriche immani.

Degnissima conclusione di un concerto perfetto è stata la suite n.2 per orchestra di “Daphnis et Clohé”, senza dubbio una delle pagine più brillanti della musica francese del '900 che si avvale di una orchestrazione tra le più ricche che il compositore abbia impiegato.

Metzmacher, senza compromettere le credenziali sinfoniche della musica, ci ricorda che questo è, dopo tutto, un balletto, un gioco teatrale di colore e ritmo che racconta una storia. E' la sua capacità di preservare il senso del lavoro del narratore che si sviluppa, combinato con l'agile e flessibile riproduzione dell'orchestra, che rende questa performance così eccezionale.

Non che manchi il senso della tragicità nella personale (e pur fascinosa) lettura di Metzmacher, e lo si è compreso fin dalle prime misure, già dinamicamente significative; la GMJO evita pur tuttavia quelle sfuggenti ed alonate mistificazioni nelle quali altri invece indugiano, a dire il vero forse fin troppo, puntando dritto sulla chiarezza delle linee melodiche e, più ancora, sull’ efficace squadratura del ritmo che di “Daphnis et Clohé” costituisce il nerbo.

Al termine successo vivissimo per una orchestra in splendida forma, in un crescendo di applausi incessanti che però non hanno saputo regalare nessun bis.

Pierluigi Guadagni

 

I  PROTAGONISTI

GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER

Ingo Metzmacher direttore

Jean-Yves Thibaudet pianoforte

Musiche di A. Dvořák, G. Gershwin, B. Bartók, M. Ravel

 

FOTO ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA

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LA FINTA TEDESCA, JOHANN ADOLF HASSE / LA DIRINDINA, DOMENICO SCARLATTI – PALAZZO LEONI MONTANARI, VICENZA, VENERDI’ 08 SETTEMBRE 2017

Divertentissimo pomeriggio trascorso nel meraviglioso Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, ove grazie al loggiato che sormonta il cortile dell’atrio è possibile allestire spettacoli musicali come in un piccolo teatro a cielo aperto. In scena due intermezzi spassosi che, se non posti nell’intervallo fra due parti di un’opera seria come in origine, oggi costituiscono un modo per spezzare ad esempio una lunga giornata con allegria e buon gusto. È il caso de La finta tedesca di Hasse, e de La Dirindina di Sarlatti in un allestimento semi scenico, con i deliziosi costumi d’epoca della Sartoria Sattin.

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L’OCCASIONE FA IL LADRO, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, GIOVEDI’ 7 SETTEMBRE 2017

Ritorna a Venezia il fortunato allestimento del 2012 de L’occasione fa il ladro di Rossini, realizzato in collaborazione con la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti, parte del felice progetto di valorizzazione dei giovani con l’allestimento delle cinque farse rossiniane composte in gioventù dal pesarese proprio a Venezia. La regista Elisabetta Brusa crea un ambientazione molto ovattata, con i personaggi avvolti dalle pagine del libretto le cui indicazioni in cima sormontano le illustrazioni rappresentate da ciò che accade in scena. Come un libro sfogliato dallo spettatore, le scene si susseguono come girassimo le sue pagine, che sono rese patinate dal telo che copre il palco in proscenio, utile naturalmente anche per le proiezioni di elementi utili allo spettacolo. Deliziosi ed elegantemente arredati gli interni creati per l’albergo all’inizio e successivamente per la casa della marchesa. Forse ridondanti i ballerini e mimi che fuori e sopra il palcoscenico sembrano essere più un ornamento in costume che personaggi utili alla rappresentazione. Il bianco è il colore predominante nei costumi, che sottolineano l’atmosfera patinata dell’allestimento.

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L’ORFEO , CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, MERCOLEDI’ 06 SETTEMBRE 2017

La tragica storia di Orfeo torna al Teatro Olimpico di Vicenza dopo ben sessant’anni dalla prima volta, grazie al festival Vicenza in lirica e per volontà del direttore artistico Andrea Castello che ha ritenuto il piccolo gioiello cittadino una cornice perfetta per ospitare le emozioni che tale opera suscita in chi ascolta. C’è un po’ di Orfeo in tutti noi, quando ci sembra di toccare il cielo con un dito dalla gioia per poi veder scivolare via ogni sogno al sopraggiungere delle difficoltà: il povero musico crede che la felicità abbia bussato alla sua porta, ma ad aprirla è solo il buio: la sua dolce Euridice muore il giorno stesso delle nozze ed è dunque tristezza e sconforto. Solo la benevolenza degli dei può alleviare il dolore della perdita.

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Stabat Mater in versione jazz in piazza e classica in teatro, venerdì 1 settembre a Jesi per l’inaugurazione del XVII Festival Pergolesi Spontini

XVII FESTIVAL PERGOLESI SPONTINI - “FALSO D’AUTORE”

 

Pergolesi al Pergolesi di Jesi venerdì 1 settembre ore 21 con lo Stabat Mater per l’inaugurazione del XVII Festival Pergolesi Spontini, con l’ensemble francese Le Banquet Céleste, specialista del repertorio barocco. Dalle ore 22 in Piazza della Repubblica ad ingresso gratuito lo “Stabat Mater in Jazz”, rilettura del capolavoro pergolesiano con Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet, e alle ore 23 “Jazzin’ around Baroque”.

 

Il XVII Festival Pergolesi Spontini, a cura della Fondazione Pergolesi Spontini, inaugura venerdì 1 settembre, a Jesi, con tre appuntamenti che si susseguono. Al Teatro Pergolesi alle ore 21 l’appuntamento è con Stabat mater di Pergolesi, eseguito da Le Banquet Céleste, ensemble francese tra i maggiori specialisti del repertorio barocco. Dirige Damien Guillon che canta anche la parte del contralto, soprano solista Emmanuelle de Negri. In programma anche il Concerto in do maggiore per archi e basso continuo RV 114 di Antonio Vivaldi.

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LEO NUCCI APRE VICENZA IN LIRICA NEL RICORDO DI ENZO DARA – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, SABATO 26 AGOSTO 2017

L’edizione 2017 del giovane festival Vicenza in Lirica si è aperta con un appuntamento speciale che ha visto Leo Nucci protagonista del concerto inaugurale, dedicato alle arie dell’autore che più lo ha rappresentato e lo rappresenta ancor oggi nella sua cinquantenaria carriera artistica: Giuseppe Verdi. Il baritono ha ricevuto il premio alla carriera ed ha doverosamente rivolto un pensiero al suo grande collega Enzo Dara che ci ha lasciati proprio due giorni fa a Mantova, città in cui era nato nel 1938. Numerose sono state le esperienze musicali vissute insieme al notissimo basso mantovano, a cui ha rivolto il suo personale saluto con un pizzico di commozione.

Circondati dai ritratti dell’artista Vittorio Ferrarini che avvolgono sul palco anche l'Italian Opera Chamber Ensemble, abbiamo  ripercorso anche visivamente la storia musicale di Nucci attraverso i personaggi da lui interpretati negli anni, tra cui Nabucco, Rigoletto, Francesco Foscari e tanti altri.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, 22 AGOSTO 2017

Quarta recita di Tosca all'Arena di Verona nell' esoterico allestimento di Hugo de Ana proposto per la prima volta nell' anfiteatro veronese nel lontano 2006.

Nulla da aggiungere sull'allestimento e sull'idea registica del celebre regista argentino più di quanto recensito da noi in occasione della prima avvenuta il 05.08.2107.

Importante cambio di cast invece nei ruoli principali che ha visto il felicissimo ritorno di Aleksandrs Antonenko in Arena, nel ruolo di Cavaradossi, una sfavillante Ainhoa Arteta nel ruolo di Tosca e un corretto Boris Statsenko nel ruolo di Scarpia.

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GALA IX SINFONIA DI BEETHOVEN - ARENA DI VERONA, MARTEDI’ 15 AGOSTO 2017

 Sono sempre molto apprezzate le serate che la Fondazione Arena di Verona dedica ad eventi che esulano dal calendario operistico, come il gala di danza Roberto Bolle and Friends, riproposto con successo anche quest’anno, i Carmina Burana di Orff o il Requiem di Verdi degli anni scorsi. Quest’anno l’evento speciale ha visto protagonista la Nona Sinfonia di Beethoven, eseguita nella serata di Ferragosto da coro ed orchestra areniani, sotto la guida del Maestro Daniel Oren. La ‘Nona’ è una tra le sinfonie più note e amate dal grande pubblico, non solo per la sua musica immortale, ma anche per il messaggio di fratellanza e pace espressi nell’Ode alla gioia di Schiller che il compositore inserì nel quarto movimento.

Una sinfonia dalla gestazione non facile, visti anche tutti i progetti che al tempo della composizione, i primi anni dell’Ottocento, Beethoven stava portando avanti esplorando più generi compositivi. L’introduzione del coro sul finale, elemento innovativo per l’epoca in un contesto sinfonico,  è ciò che il pubblico attende oggi sin dalle prime battute del primo movimento.  

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, SABATO 5 AGOSTO 2017

Torna anche in questo 2017 l’edizione ormai più che decennale della Tosca firmata Hugo de Ana, con lo spettacolo che costituisce un felice punto di incontro tra modernità e tradizione, coniugando una perfetta aderenza al libretto con una messa in scena molto suggestiva che si distacca dall’ovvio ed inflazionato. Al regista bastano alcuni elementi identificativi per realizzare i luoghi prescritti: l’ormai celebre testa d’Angelo le cui enormi braccia avvolgono il palco impugnando la spada, il rosario pendente con l’effigie della Madonna in evidenza, le tele di Cavaradossi che addobbano la chiesa di Sant’Andrea della Valle, pochi ma fondamentali componenti d’arredo allestiti di tutto punto. Creando una specie di open space adattabile ai vari ambienti, con il gioco luci perfettamente bilanciato, il contrasto tra le dimensioni dei personaggi e gli elementi scenici volutamente fuori misura ad evidenziare la piccolezza degli esseri umani, tutto contribuisce a portare sul palco sensazioni e drammaticità degli eventi. Gli stessi costumi ricchi, che ci riportano alla Roma dell’epoca napoleonica, sembrano imbrigliare nella loro opulenza i protagonisti obbligandoli ad un incedere gravoso. Rovente la serata in questa stagione particolarmente afosa, un plauso va comunque a coloro che riescono ad affrontare in tali condizioni uno spettacolo articolato, sebbene non lunghissimo.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI - BASSANO OPERA FESTIVAL, DOMENICA 30 LUGLIO 2017

La sfortunata Lucia Ashton rivive ancora una volta il suo dramma nello spettacolo che il regista Paolo Giani porta prima a Padova e poi a Bassano del Grappa, con una messa in scena che vuole essere di gusto noir tanto nella drammaturgia che nella messa in scena, anch’essa ideata dal regista. Come purtroppo capita di vedere in talune produzioni, a tante idee interessanti non sempre corrispondono brillanti e riuscite rappresentazioni, laddove alcune soluzioni registiche non trovano una chiara collocazione scenica. Chiaramente possiamo riferirci solo a quanto visto poiché a causa di un nubifragio lo spettacolo è stato interrotto prima della scena della pazzia.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI, rievocazione storica del 1913 – ARENA DI VERONA, VENERDI’ 28 LUGLIO 2017

E’ lo stesso inossidabile regista Gianfranco de Bosio a comparire sul palco, in compagnia della coreografa Susanna Egri, per ricevere il bagno di applausi da un’Arena quasi esaurita al termine di uno spettacolo ormai imprescindibile per questo Festival,  che regala ancora emozioni forti tanto a chi non lo ha visto quanto, perché no, a chi ne ha già apprezzato la spettacolarità. Stiamo parlando naturalmente dell’Aida nella rievocazione del 1913, già riconfermata anche per l’anno prossimo, che fa ormai quasi parte dei gradoni dell’anfiteatro e che con un cast ed una orchestra in forma hanno saputo riportare in vita le gesta del popolo egizio e di quello etiope con uno spettacolo che nonostante gli anni ha ancora qualcosa da raccontare.

Ancora una volta il palazzo del Faraone, il Tempio di Iside sulle rive del Nilo, la ‘fatal’ pietra sotto cui spirano i giovani protagonisti, sono la cornice ai dolori di un popolo sottomesso ed alle passioni di cuori infelici, e come spesso ci piace scrivere, c’è tutto ciò che il libretto comanda e che ci si può immaginare nel rappresentare la grande civiltà egizia con i suoi misteri e le sue bellezze. Gli interpreti interagiscono con grinta muovendosi in tutto lo spazio e gli ambienti a disposizione, mossi da particolare ardore e passione, come provassero essi stessi le emozioni in scena. Collaudate le coreografie evergreen dei balletti che animano la scena con Petra Conti ed Alessia Gelmetti come prime donne.

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PLÁCIDO DOMINGO, ANTOLOGÍA DE LA ZARZUELA - ARENA DI VERONA, VENERDI’ 21 LUGLIO 2017

Arena di Verona gremita fino all’inverosimile per salutare ed ascoltare uno dei cantanti d’opera più amati di sempre e che ancora oggi è in grado di creare serate di forte impatto e di grande successo. Parliamo naturalmente di Plácido Domingo, leggenda vivente madrilena che ha deciso di dedicare una intera serata al suo primo amore musicale, la Zarzuela, che cantava in gioventù con i suoi genitori e che lo ha portato ad amare la musica e poi intraprendere la straordinaria carriera che tutti conosciamo.

Questo genere musicale, che trova corrispondenza nella nostra operetta, è un’arte nobilissima dalle origini antiche, sorta per intrattenere la famiglia reale spagnola fin dal Diciassettesimo secolo ed il cui nome deriverebbe dal Real Sitio de la Zarzuela vicino a Madrid, tutt’ora fra le dimore dei regnanti, in cui appunto essi si ritiravano ed assistevano a questi spettacoli creati ad hoc, fatti di recitazione, canti, accompagnamento musicale e splendidi balletti.

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MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, SABATO 8 LUGLIO 2017

Nonostante Madama Butterfly sia un dramma intimo, famigliare, quasi da sussurrare ad ogni istante per non destare la piccola Cio-Cio-San dalle illusioni a cui si aggrappa ingenuamente, forse poco adatto ad una rappresentazione all’aperto, il regista Franco Zeffirelli riuscì nel 2004 ad ideare un allestimento capace di riempire l’enorme palco dell’Arena di Verona ed offrire comunque un’atmosfera estremamente raccolta, incentrata sulla piccola casetta della giovane, fatta di poche cose ma di buon gusto, con il suo giardino fiorito, la collina di Nagasaki che sembra tutt’uno con i gradoni dell’anfiteatro, e tanti piccoli particolari caratteristici della cultura giapponese inseriti nell’ambiente scenico, a completamento di ciò che il pubblico può immaginare vi sia in quei luoghi esotici.  Emi Wada firma i costumi chiaramente in linea con l’allestimento, in cui le luci spesso soffuse e dai toni caldi giocano un ruolo fondamentale nel creare quel senso di minuto ed intimo che caratterizza l’opera. Gaetano Petrosino coordina i danzatori preparati da Maria Grazia Garofoli, molto suggestivi per movenze e costumi.

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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, GIOVEDI’ 6 LUGLIO 2017

Torna con discreta frequenza il suggestivo spettacolo che fu ideato da Ivo Guerra per Rigoletto di Verdi all’Arena di Verona, con le imponenti  scene pittoriche di Raffaele Del Savio ed i costumi cinquecenteschi di Carla Galleri. Una delizia per chi voglia immergersi completamente nelle vicende, facilmente fruibili grazie alla cura nei dettagli, alla riproduzione della Mantova cinquecentesca sullo sfondo, agli ambienti finemente riprodotti, come l’elegante cortile del palazzo ducale, l’esterno della casa di Rigoletto, la casa di Sparafucile lungo il fiume, ecc. Uno spettacolo che lascia comunque spazio agli interpreti, liberi di andare su e giù per le scale o avanti e indietro tra fontane con tritoni danzanti, cespugli, colonne, vasellame e tanto altro presente in scena. Molto d’effetto anche le luci che seguono le atmosfere misteriose, languide o tragiche degli eventi, riproducendo anche la tempesta di fulmini che avvolge la cupa notte della maledizione compiuta.

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MACBETH, G. VERDI – TEATRO REGIO DI TORINO, SABATO 1 LUGLIO 2017

Con il suo Macbeth la regista Emma Dante firma uno degli spettacoli più particolari che abbiano affrontato il capolavoro shakespeariano, affrontando la storia del generale sanguinario con una regia molto concettuale, in cui anche ciò che di materiale esiste sul palco diventa fonte di tormento per i protagonisti. Centralità ai personaggi femminili che con le streghe e la terribile Lady monopolizzano gli eventi sì da lasciare tutti gli altri nell’ombra e non solo in senso figurato. Morte e vita sono continuamente contrapposti: morte a chiunque si ponga sul cammino di Macbeth impedendone l’ ascesa al dominio assoluto, morte rappresenta lo scheletro del suo stesso cavallo che cavalca nonchalante con la Lady; vita c’è invece nel grembo delle streghe, costantemente messe incinta dai satiri che le fanno partorire su un pentolone da cui poi pescano il frutto dei loro amplessi. Lunga vita al potere è ciò che si augura la fosca coppia, ma l’ombra dei misfatti sanguinari li perseguita ovunque col colore che lo rappresenta. Le mani colpevoli di Lady Macbeth  sono screziate di rosso, il mantello del succube consorte è naturalmente rosso, come il lenzuolo che sembra perseguitarlo anche sul trono, e il colore dominante delle oscure luci di Cristian Zucaro è naturalmente il rosso.

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LA SONNAMBULA, VINCENZO BELLINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 30 GIUGNO 2017

 

Per gli appuntamenti estivi al teatro la Fenice di Venezia torna in scena una produzione de La Sonnambula del 2012, che grazie al regista Bepi Morassi offre in scena il gusto e le atmosfere di un piacevole borgo svizzero, in cui il massimo dell’ eccitazione per gli abitanti è partecipare alle nozze di due giovani compaesani. Con questo spettacolo il regista ha voluto sì sottolineare l’importanza del canto e la sua centralità nell’opera, ma ha cercato anche di donare allo spettacolo una dinamicità tanto negli ambienti, che cambiano di continuo, quanto nei personaggi stessi, che non sono semplici belle statuine che cantano ma personaggi che vibrano e sentono ciò che vivono. Aggiungendo un pizzico di leggerezza con lo spostamento degli eventi agli anni Trenta del Novecento lo spettacolo confezionato diventa piacevole e funzionale. Siamo in un resort di montagna ovviamente, in cui fervono i preparativi per le nozze di Elvino ed Amina, con lo sfondo delle montagne, la funivia che sale e scende, il bus per le scampagnate e la decorosa sala delle feste ove festeggiare i matrimoni. Tutto di buon gusto, grazie alle scene di Massimo Checchetto ed ai costumi di Carlos Tieppo.


Ed è con garbata eleganza che Fabrizio Maria Carminati dirige l’Orchestra della Fenice, offrendo un suono vellutato, complice degli accadimenti, che avvolge gli interpreti in modo appropriato mai sovrastandoli.
Amina è Irina Dubrovskaya, che per innocenza e spontaneità ci ricorda più una venere botticelliana, con i colori tenui e i boccoli lungo la schiena, che una giovane del primo dopo guerra se pur già lontano. Il soprano offre una voce molto uniforme che regge perfettamente la recita spaziando in tutte le aree del suo registro. Con tali qualità secondo noi potrà in futuro dosare ancor più volume e intensità per caratterizzare al meglio il suo personaggio.


Shalva Mukeria è l’ innamorato e malfidente Elvino. L’ interprete ha molto spazio per muoversi disinvolto e cantare al massimo spingendo in acuto, dove arriva agilmente anche se a nostro avviso è perfettibile in raffinatezza.
In scena Roberto Scandiuzzi è un conte Rodolfo quasi paterno pur nella sua austerità. La voce è ancora di particolarissimo colore che dona credibilità ed efficacia al suo personaggio.


Molto bene Williamo Corrò come Alessio, appropriata la Teresa di Julie Mellor, smaliziata quanto basta grazie alla voce acuta e duttile Silvia Frigato nel ruolo di Lisa, Roberto Menegozzo completa il cast come Notaio.


Il coro preparato da Claudio Marino Moretti è come sempre partecipe. Applausi entusiastici per tutta la produzione con punte di gradimento per gli interpreti principali.


Maria Teresa Giovagnoli

 

LA  PRODUZIONE

Direttore                              Fabrizio Maria Carminati

Regia                                     Bepi Morassi

Scene                                     Massimo Checchetto

Costumi                                 Carlos Tieppo

Light designer                     Vilmo Furian

maestro del Coro                    Claudio Marino Moretti

GLI   INTERPRETI


Rodolfo                                  Roberto Scandiuzzi
Teresa                                    Julie Mellor
Amina                                    Irina Dubrovskaya 
Elvino                                     Shalva Mukeria
Lisa                                         Silvia Frigato
Alessio                                    William Corrò

Un notaro                              Roberto Menegazzo 


Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
allestimento Fondazione Teatro La Fenice 

FOTO MICHELE CROSERA

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AIDA, G. VERDI - ARENA DI VERONA, 24 GIUGNO 2017

Di Pierluigi Guadagni

 

Per l'un … per l'altro … confusa, tremante,
Io piangere vorrei, vorrei pregar.

Ma la mia prece in bestemmia si muta ..“

Ritorna sulle tavole dell'immenso palcoscenico dell'Arena di Verona, l'Aida del centenario proposta dal team del catalano La Fura dels Baus nel 2013 e qui riproposta felicemente.

La lettura dei registi Carlus Padrissa ed Alex Ollé è tutta proiettata ad una sintesi perfetta tra spettacolarità, avanguardia e tradizione.

Avanguardia per l'uso sapiente e persuasivo di macchinari a vista come l'enorme gru che sostiene il grande involucro riflettivo che sarà alla fine la tomba dei due sfortunati protagonisti, animali meccanici emuli di costruzioni metalliche, dune di sabbia gonfiabili, costumi di scena (di Chu Uroz) pensati come un involucro visivamente riflettevo ed emanatore di luce (elettrica) per i protagonisti in scena.

Ma è tutto sommato un allestimento tradizionalissimo nelle movenze delle masse e nello studio registico sui personaggi, che ricalcano i cliché più abusati del teatro lirico di tradizione con buona pace dei puristi sempre pronti in agguato a gridare allo scandalo.

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