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TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, AUTUNNO IN MUSICA, ORCHESTRA DEL TEATRO LIRICO, DIRETTORE GABRIEL CHMURA, VIOLINO ANNA TIFU - CONCERTO DEL 17 OTTOBRE 2020

foto del Teatro Lirico di Cagliari

Continua la programmazione al Teatro Lirico di Cagliari, nonostante la crisi pandemica abbia costretto a rivedere i cartelloni di tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche. “Autunno in musica” è la mini stagione pensata dal Sovrintendente Colabianchi per attraversare questo momento di incertezza in attesa di poter riprendere una programmazione a pieno regime. Tre opere liriche, un’operetta, quattro concerti sinfonico corali, un concerto sinfonico, sono la risposta cagliaritana nell’attesa che questo periodo passi velocemente. Abbiamo assistito allo splendido concerto del 17.10.20 che ha visto il gradito ritorno di Anna Tifu sul palcoscenico della sua città in un programma impegnativo che ha visto l’esecuzione del concerto numero 1 di Shostakovic per violino ed orchestra insieme alla sinfonia numero 9 di Dvorak.

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SECONDO CONCERTO STAGIONE ARTISTICA TEATRO VERDI DI TRIESTE: DIRETTORE E VIOLINO SOLISTA: SERGEJ KRYLOV, domenica 27 settembre 2020

2019-Sergej-Krylov-Copyright-Sergej-Krylov

Continua con successo la stagione autunnale del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, il cui secondo appuntamento in cartellone ha visto come protagonista Sergej Krylov nella doppia veste di direttore e violino solista. Dopo i mesi di chiusura il clima che si percepiva a teatro era quello festoso delle grandi occasioni e le attese del pubblico non sono state per nulla disattese, in primo luogo da un’orchestra in gran spolvero. La prima parte del programma scelto era un viaggio nel Romanticismo che partiva dalla Russia con una 'Ouverture-fantasia Romeo e Giulietta' di cui il Krylov direttore ha dato una lettura molto passionale, proponendo un Čajkovskij quasi adolescenziale, desideroso di venire al sodo, in cui dominavano archi e percussioni tumultuosi. È una scelta che coinvolge ma sacrifica linea e dinamiche che risultano frammentate e appiattite. In breve, oltre a un po’ di pulizia, è mancata quella sensazione di amore tormentato che pervade l’opera del compositore russo.

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FESTIVAL VERDI: ERNANI AL TEATRO REGIO DI PARMA, DOMENICA 27 SETTEMBRE 2020

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Traslocato in tutta fretta dal palcoscenico amplificato all’aperto del Parco Ducale alle tavole del Teatro Regio, Ernani torna nella sede principe del Festival Verdi per motivi meteorologici ed è subito gioia. Gioia di tornare finalmente a respirare la polvere dei vetusti velluti del Regio che sanno di storia e tradizione che nemmeno i rigidissimi e rigorosissimi protocolli anti covid  riescono a scalfire.

Ecco quindi che Ernani viene valorizzato dalla giusta acustica di un teatro al chiuso senza l’imbarazzo di microfoni capricciosi e rumori molesti provenienti dalla vita che nonostante tutto scorre attorno al Parco Ducale.

Poco importa se manca la scena e costumi, orchestra e coro appaiono in una lontananza siderale,  forse anche troppo; l’atmosfera e la musicalità che sa regalare un teatro al chiuso è impagabile.

Michele Mariotti a capo della direzione musicale non poteva ricevere regalo migliore per questo trasloco. Il direttore pesarese restituisce una lettura nuova di una pagina non certo tra le più ispirate del maestro delle Roncole ma appunto per questo più esposta ad interpretazioni spesso grossolane. Al lavoro di concertatore, Mariotti affianca un’attenta e ragionata ricerca filologica. Oltre a rispettare ogni nota della partitura, egli interviene su tagli e riprese. Purtroppo, non viene ripristinata la seconda scena e aria del protagonista, "Odi il voto" scritta da Verdi su richiesta di Rossini in occasione di una rappresentazione a Parma nell’autunno 1844 per il tenore Nicola Ivanoff e collocata nel secondo atto.

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ROBERTO DEVEREUX, TEATRO LA FENICE DI VENEZIA - RECITA DI GIOVEDI' 17 SETTEMBRE 2020

ROBERTO DEVEREUX, TEATRO LA FENICE DI VENEZIA - RECITA DI GIOVEDI' 17 SETTEMBRE 2020

Da anni si vociferava il suo ritorno, e finalmente Roberto Devereux è sbarcato al Teatro La Fenice. Lo fa con un allestimento in forma semi-scenica che, privo di orpelli, lascia spazio solo all’essenziale: il dramma e Donizetti.

Dell’installazione di Massimo Checchetto, a cui eravamo ormai abituati, rimane solo la prua sul palcoscenico, che avvolge e dona una certa regalità alla scena. Da questi presupposti parte la regia di Alfonso Antoniozzi, che obbligatoriamente cesella il lavoro sul singolo, scava, ripulisce e fa emergere i tormenti, la solitudine e - sembra quasi sciocco sottolinearlo di questi tempi - le distanze fra i personaggi, che qui sembrano abissali, anche grazie al supporto delle luci bellissime e ben centrate di Fabio Barettin.

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CONCERTO IDILLIO DELLA NATURA, GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER AL TEATRO VERDI DI PORDENONE - SABATO 29 AGOSTO 2020

Foto Luca A. d'Agostino/Phocus Agency © 2020 

Anche quest’anno si sono giunte alla loro conlusione le tre settimane di residenza artistica della Gustav Mahler Jugendorchester presso il Teatro Verdi di Pordenone. Tre settimane che sembravano un progetto impossibile fino a qualche tempo fa, ma che è stato possibile realizzare ripensando un po’ il 'format' e suddividendo i musicisti in due diverse formazioni orchestrali, ognuna da 40 elementi. In questo modo gli 80 giovani provenienti da tutta Europa hanno potuto perfezionarsi con tutor d’eccezione e mettere in pratica quanto imparato in una serie di concerti che li hanno visti impegnati nel mese di agosto su tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia, concedendosi qualche piccola deviazione a Bolzano e a Dresda.Come ormai d’abitudine il tutto è stato coronato da due concerti conclusivi a Pordenone che hanno visto la partecipazione eccezionale del soprano Angela Denoke, a cui si sono uniti il pianista Maurizio Baglini e il trombettista Martìn Baeza Rubio per la seconda serata. Il primo concerto, quello di cui qui si riferisce, aveva come titolo Idillio della natura e si proponeva di celebrare Madre Natura come unica fonte di vita.

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VICENZA IN LIRICA TORNA CON VIVALDI: JUDITHA TRIUMPHANS DEVICTA HOLOFERNIS BARBARIE - TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, 28 AGOSTO 2020 (prova generale)

JUDITHA

Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie
(Giuditta trionfante sulla barbarie di Oloferne)
oratorio militare sacro in due parti RV 644

libretto di Giacomo Cassetti
dalla Bibbia, Libro di Giuditta

musica di Antonio Vivaldi
sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo

Lo stiamo ripetendo da circa un mese come sia soprattutto la volontà degli organizzatori e il desiderio di riascoltare musica a teatro dal vivo, il motore che spinge alla ripartenza di eventi e festival musicali quale è ormai da anni Vicenza in Lirica. Restrizioni e ormai arcinote regole ferree anti contagio non hanno scoraggiato Concetto Armonico ed il direttore artistico Andrea Castello che con i dovuti distanziamenti prescritti hanno portato sulle tavole del Teatro Olimpico un capolavoro come Juditha Triumphans di Vivaldi.

Come si sa è l’unico dei quattro oratori in latino del veneziano arrivati fino a noi e fu eseguito nel 1716 per l’Ospedale della pietà di Venezia, il famoso orfanotrofio e convento femminile, che tra le varie attività all'insegna del duro lavoro e del sacrificio impartivano anche lezioni di canto e strumento musicale, che ne valsero il prestigio. Tutte rigorosamente di sesso femminile, furono le stesse ospiti ad interpretare questo capolavoro scritto dunque in base alle loro tessiture, ricoprendo ovviamente anche i ruoli maschili. Vivaldi era insegnante di violino, ‘maestro di concerti’ all’Ospedale della pietà e pare gli fu commissionato un lavoro che celebrasse il trionfo militare a Corfù da parte dei Veneziani. Vi sono discussioni sulla data esatta di composizione ma di certo i Veneti avevano sconfitto i Turchi proprio nel luglio del 1716 e la vittoria biblica di Giuditta su Oloferne voleva essere un omaggio rappresentativo di quell’episodio bellico.

Un viaggio dunque nella tessitura vocale femminile, che passando per i veri registri, spazia tra sfumature e colori. Come varia era la tessitura delle ospiti dell’Ospedale di allora, di cui gli archivi conservano anche i nomi sulla partitura originale, altrettanto variegata è la squadra femminile che il Maestro Francesco Erle ha diretto per questa occasione. Dovendo interpretare principalmente ruoli maschili è soprattutto la gamma grave ad interessare la partitura e le interpreti scelte per Vicenza in Lirica rispondono perfettamente a tale richiesta.

Abbiamo avuto l’interessante opportunità di assistere alla prova generale del 28 agosto, dunque poteva essere interrotta da ripetizioni, chiarimenti o modifiche e le interpreti avrebbero potuto cantare anche più sotto tono per non 'sparare tutte le cartucce' in anticipo; invece con il pubblico presente nessuno si è risparmiato e salvo un piccolo momento di perfezionamento da parte del Direttore Erle verso la fine, tutto è andato via liscio come ad una normale rappresentazione. Disposti in un consono distanziamento tanto gli strumentisti quanto le interpreti, l’oratorio è stato eseguito nelle sue circa due ore senza intervallo davanti ad una audience attenta e concentrata.

Riascoltare una fuoriclasse come Sara Mingardo è non solo una gioia per le orecchie ma anche per l’anima. La sua voce così piena, calda e dal colore fortemente ambrato è assolutamente perfetta per Holofernes, sì abile condottiero senza scrupoli ma anche amante ingenuo nell’ esprimere quei sentimenti che addolciscono le note con una voce agile e magnifica, utilizzata sempre al meglio come solo una grande professionista sa fare. Altresì meraviglioso ascoltare Vivica Genaux come Vagaus: una autentica fuoriclasse dall’ eleganza innata nel cantare: possiede una agilità tecnica e una esperienza che le permettono di fare ciò che desidera, arrivando sia su zone più acute che nei meandri più profondi della sua tessitura; con lei il ruolo dello scudiero del terribile Holofernes è largamente esaltato, come lo è la fantastica aria ‘Armatae face et anguibus’, una furia di note ed agilità da parte del mezzosoprano.  La Juditha vincitrice sul male nemico è una sensibile Caterina Meldolesi che regala il momento più emozionante con l’aria ‘Veni, veni, me sequere’, accompagnata dal salmoé di Luigi Marasca, molto morbida nei tempi del Direttore come ad assaporarne ogni battuta. Cecilia Gaetani è una sensibile Abra dal canto lineare ed agile, mentre Alessandra Visentin è un Ozias interessante e preciso. L’ Ensemble barocco del Festival Vicenza in Lirica può contare ancora una volta sulla direzione di Francesco Erle, anche stavolta impegnato nella direzione e nel suonare il cembalo, coadiuvato da Roberto Loreggian all’organo. L’impressione generale è quella di una cura attenta a tutte le piccole sfumature che possano rendere giustizia al testo del libretto: i tempi sono adattati di volta in volta al momento specifico e tutti i musicisti sono concentrati a cogliere i suggerimenti del Maestro, come dicevamo trattandosi di una prova, anche pronti a cambiamenti o rifiniture dell’ultimo minuto. Strumentisti eccezionali, data la particolarità di suonare diversi strumenti, anche completamente diversi tra loro. Sempre preparatissimi e dalla amalgama vocale eccellente i cantori della Schola San Rocco, fondamentali per la buona esecuzione dell’oratorio e nell’avvolgere ed esaltare il lavoro dei solisti.

Il pubblico che ha assistito alla prova era visibilmente soddisfato.

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI


Juditha, Caterina Meldolesi
Vagaus, Vivica Genaux
Holofernes, Sara Mingardo
Abra, Cecilia Gaetani
Ozias, Alessandra Visentin

Maestro direttore e concertatore al cembalo Francesco Erle

Ensemble barocco del Festival Vicenza in Lirica

Organo e regale Roberto Loreggian,  viola da gamba Cristiano Contadin, tiorba Gianluca Geremia, flauti e violini Anna Fusek,  oboe e flauti Arrigo Pietrobon,   salmoé Luigi Marasca, arciliuto e percussioni Davide Gazzato

coro Schola San Rocco

light designer Andrea Grussu
illustrazione Matteo Bianchi

Inaugurazione e produzione dell’ottava edizione del Festival Vicenza in Lirica 2020
direzione artistica Andrea Castello
organizzazione Concetto Armonico

Foto Borin -   Vicenza in Lirica

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HISTOIRE DU SOLDAT, IGOR STRAVINSKIJ – TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, MERCOLEDI’ 26 AGOSTO 2020

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Si sa, il lockdown ha inflitto dei danni pesanti al mondo della cultura e in particolar modo a quello musicale e operistico. Tuttavia da questo periodo di fermo qualcosa di buono ne è uscito: è infatti stato possibile completare i lavori di restauro del Teatro Malibran di Venezia iniziati nel 2001, riuscendo finalmente a dotare la fossa di una struttura elettromeccanica che la rendesse mobile.

“Questo ci consentirà di moltiplicare le attività del Malibran, soprattutto per quanto riguarda il repertorio barocco, che da tempo abbiamo scelto come una delle linee guida della nostra programmazione, insieme ovviamente al melodramma e alle produzioni contemporanee”, afferma il sovrintendente Fortunato Ortombina nel programma di sala.

E il pubblico non può che ringraziare.

La serata non solo celebrava la fine dei lavori e la ripresa delle attività in questo teatro, ma anche il compleanno di Peggy Guggenheim, grande amica di Venezia e di Igor Stravinskij.

Quindi quale modo migliore per festeggiare l’occasione e il teatro se non con Histoire du soldat dello stesso Stravinskij.

L’opera, che nasce facile e snella per volere del compositore e del librettista Charles-Ferdinand Ramuz, soffre un po’ nell’adattamento italiano andato in scena, in quanto, seppur conservando il suo nucleo, lo spettacolo perde la visione generale e risulta frammentario e incompleto. Alcune buone idee non mancano al regista Francesco Bortolozzo, impegnato anche nel ruolo di voce narrante, come ad esempio rendere i musicisti parte integrante della rappresentazione attraverso semplici travestimenti e azioni – geniale e di grande effetto far indossare al percussionista una maschera da Oni mentre suona la danza del diavolo che conclude lo spettacolo, ma serviva qualcosa di più. In generale, oltre a qualche prova, serviva una visione più totale e lucida che fondesse prosa, musica e danza senza alcuna crepa e accompagnasse con sicurezza lo spettatore in questo viaggio alla scoperta dell’uomo.

Alessandro Cappelletto, al suo debutto in veste di direttore, dirige gli strumentisti dell’Orchestra del Teatro La Fenice con grande precisione e garbo anche se il discorso musicale non sempre si amalgama in modo fluido con la narrazione teatrale.

Rinfrescante il contributo coreografico di Emanuela Bonora e adeguati i costumi di Marta Del Fabbro e le luci di Fabio Barettin.

Buon successo di un pubblico attento e ben distanziato.

Si replica sabato 29 agosto.

Andrea Bomben

 

LA LOCANDINA 

Adattamento teatrale in lingua italiana

Danzatrice e coreografa Emanuela Bonora
Costumista Marta Del Fabbro
Luci Fabio Barettin

attore e regista Francesco Bortolozzo
direttore Alessandro Cappelletto

nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice

Strumentisti dell’Orchestra del Teatro La Fenice

Roberto Baraldi violino,

Matteo Liuzzi contrabbasso,

Simone Simonelli clarinetto,

Ai Ikeda fagotto,

Guido Guidarelli tromba,

Giuseppe Mendola trombone,

Claudio Cavallini percussioni

DOTO MICHELE CROSERA

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GIANNI SCHICCHI, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, VENERDI’ 21 AGOSTO 2020

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Unico appuntamento con una opera intera in Arena è Gianni Schicchi, che per brevità e tutto sommato per semplicità di realizzazione, è stata proposta per il Festival di questa estate di retrizioni, salutando il lieto ritorno di Leo Nucci, sempre amatissimo dal pubblico areniano, anche in veste di pseudo regista, per l’esecuzione in forma semi scenica della celeberrima opera pucciniana. Impossibile pensare si potesse realizzare l’intero trittico con le limitazioni sanitarie ancora in campo. Un plauso va comunque agli interpreti che hanno cantato togliendo e mettendo continuamente le mascherine sul viso, nonostante il caldo iniziale poi placato a mano a mano che ci si è addentrati nello spettacolo. L’orchestra è ovviamente sempre alle spalle dei cantanti al centro della ‘fu’ platea ed il pubblico, comunque ben numeroso considerando le limitazioni, posto come per tutta la stagione sui gradoni intorno ad abbracciare lo spettacolo.

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GALA LIRICO SINFONICO DELLA OPV AL CASTELLO CARRARESE DI PADOVA – DOMENICA 9 AGOSTO 2020

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Anche la stagione lirica di Padova è stata trasformata a causa delle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria in corso, pertanto in una sera di inizio agosto il Castello Carrarese ha accolto un gala lirico in luogo della tradizionale tranche estiva della stagione operistica del Teatro Verdi. In attesa che la situazione migliori molte istituzioni hanno messo in scena opere in forma di concerto oppure concerti veri e propri, ma sempre dedicati al repertorio lirico, come in questo caso. Anche le sinfonie proposte fanno parte delle opere liriche maggiormente conosciute ed amate dagli appassionati.

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FONDAZIONE ARENA DI VERONA, VERDI GALA – SABATO 08 AGOSTO 2020

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Prosegue la stagione “alternativa” della Fondazione Arena di Verona con un Gala interamente dedicato ad alcune tra le arie ed i cori più celebri del compositore più amato dell'opera lirica, Giuseppe Verdi.

Oltre al tris d'assi, autentici fuoriclasse della scena odierna quali Francesco Meli, Luca Salsi ed Eleonora Buratto, abbiamo ritrovato Daniel Oren, direttore musicale ed “onorario” dell'orchestra veronese che conosce e dirige ininterrottamente da 36 anni.

In una alternanza omogenea di arie per tenore, baritono, soprano, coro, terzetto e brani strumentali, tutti rigorosamente verdiani, il concerto si è protratto per più di due ore senza intervallo, acclamato da un pubblico festante e numeroso.

Della voce di Francesco Meli c'è poco da dire, poiché è da parecchi anni una delle più belle voci di tenore lirico che si conoscano in attività. Voce di magnifico smalto e naturale lucentezza, dizione scolpita, volume e fraseggio da grande interprete: una prova che può dirsi non solo riuscitissima ma pressoché perfetta. Prova ne sono state la meravigliosa aria “ Ma se m'è forza perderti” dal Ballo in maschera eseguita con  una passione, un così struggente senso di rimpianto e rassegnato distacco da far rabbrividire. Da manuale poi l'eleganza e il raffinatissimo fraseggio del duetto di chiusura del primo atto di Otello in coppia con Eleonora Buratto. Finalmente si è ascoltato tutto ciò che è scritto in partitura incluso il finale in pianissimo.

E poi ancora un memorabile duetto da Don Carlo (“E'lui, desso, l'infante”) con Luca Salsi  e un terzetto con Eleonora Buratto dal Trovatore (Deserto sulla terra”).

Luca Salsi, baritono autentico fuoriclasse, probabilmente il migliore in circolazione, non è stato da meno. Anch'egli si è fatto valere in tutte le arie con un canto solido, fiero e struggente, tratteggiando a tutto tondo i vari personaggi. Suo cavallo di battaglia quel “Cortigiani, vil razza dannata” cantato con stupefacente facilità e perfezione d'intento che ha scatenato l'applauso del pubblico e richieste di bis.

Notevolissimo anche il duetto da Luisa Miller (“Andrem raminghi e poveri”) assieme ad Eleonora Buratto, autentico gioiello di bel canto.

Eleonora Buratto ha aperto la sua performance con una esecuzione di “Tu che le vanità”) notevolissima, tutta centrata sulla ricerca di un suono pulito e una dizione perfetta. La Buratto si è dimostrata una professionista di alto rango per tecnica ed interpretazione: attraverso una linea vocale ben tornita, con effetti quasi strumentali, un timbro morbido e prezioso in tutta la gamma, ha inanellato una serie di personali trionfi che hanno avuto culmine nella romanza del terzo atto di “Un ballo in maschera” - “Morrò, ma prima in grazia”.

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FONDAZIONE ARENA DI VERONA, WAGNER IN ARENA – VENERDI’ 07 AGOSTO 2020

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L'ultima opera in forma scenica di Richard Wagner eseguita nell'anfiteatro veronese risale al 1963, un Lohengrin con un cast di primissimo piano che vedeva Sandor Konya, Virginia Zeani e Raffaele Arie' tra gli interpreti, diretti da un tris di assi in alternanza quali Serafin, Gavazzeni, Von Matacic.

Poi più nulla se si escludono dei concerti sporadici, l'ultimo nel 2013 per il bicentenario della nascita.

Sul perché di tale assenza nel cartellone areniano recente di un nome fondamentale nella storia dello spettacolo d'opera è presto detto: la musica di Wagner viene considerata non adatta al pubblico italiano ed areniano nel particolare, abituato a melodie di facile ascolto, brevità di durata e soprattutto per la convinzione misteriosa che le orchestre ed i cori italiani non siano adatti a questo tipo di musica, tanto meno i cantanti italiani. Figuriamoci poi un idioma ostico e noioso come il tedesco. Passi il francese della Carmen di Bizet, ma il tedesco proprio no! E cosi da 57 anni a questa parte gli unici autori “concessionari” in Arena appartengono alla sacra triade Verdi - Puccini - Bizet, con qualche rarissima concessione a Rossini (un titolo), Ponchielli e Mascagni.

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LE STELLE DELL'OPERA ALL'ARENA DI VERONA: GUBANOVA, NETREBKO, EYVAZOV E MAESTRI - 1° AGOSTO 2020

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Un altro evento organizzato dalla Fondazione Arena di Verona per quest’anno singolare che ricorderemo per la riprogrammazione generale degli spettacoli in favore delle norme di sicurezza sanitaria. Quattro stelle internazionali si sono alternate o hanno duettato al centro dell’anfiteatro veronese, in una serata che definire dal meteo bollente sarebbe un eufemismo e tutto sommato è stato un bene per gli interpreti non essere costretti in pesanti abiti di scena o a dover correre su e giù per qualche scenografia elaborata, potendo concentrarsi esclusivamente sul canto e sulla propria interpretazione.

E così hanno fatto Anna NetrebkoEkaterina Gubanova, Yusif Eyvazov e Ambrogio Maestri, dando vita ad una selezione dei più straordinari personaggi tratti da opere di Leoncavallo, Verdi, Cilea, Donizetti, Giordano.

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IL CUORE ITALIANO DELLA MUSICA HA INAUGURATO IL FESTIVAL D’ESTATE 2020 DELL’ ARENA DI VERONA - SABATO 25 LUGLIO 2020

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C’è una voglia di ripartenza palpabile nel mondo artistico e tutti gli operatori stanno facendo il possibile affinché il pubblico possa tornare a godere delle bellezze che i vari settori del nostro paese offrono rispettando le norme di sicurezza prescritte dal Governo. È la volta della Fondazione Arena di Verona che, costretta a rimandare il Festival lirico al 2021, non ha voluto arrendersi e lasciare l’anfiteatro ‘silenzioso’, come lo stesso Sovrintendente Cecilia Gasdia ha ripetuto più volte in queste settimane. Così grazie ad un ripensamento degli spazi offerti e ad una riprogrammazione del cartellone, quest’anno si può assistere ad una serie di concerti ed eventi che hanno avuto inizio ieri sera e continueranno fino al 29 agosto con Placido Domingo come direttore d’orchestra.

Il concerto inaugurale ha visto la presenza del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ed è stata dedicata a tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari,  senza la cui professionalità saremmo ancora in piena emergenza, e che quest’anno possono assistere ai concerti con importanti agevolazioni. Ha introdotto la serata una Katia Ricciarelli visibilmente emozionata e felice per la riapertura della stagione musicale veronese. Dopo la sorpresa del piccolo direttore in erba a ‘condurre’ l’Orchestra della Fondazione Arena nell’Inno di Mameli, quattro direttori ben noti al pubblico veronese si sono alternati per le altrettante sezioni del concerto che ha visto soltanto protagonisti italiani per nascita o comunque per adozione.

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OTTONE IN VILLA, ANTONIO VIVALDI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 10 LUGLIO 2020

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Sembra quasi inverosimile trovarsi dopo più di quattro mesi di nuovo seduti in teatro per ascoltare musica dal vivo, in una Venezia ben lontana dalle popolatissime estati in cui turisti da ogni dove affollavano le calli e le piazzette con chiacchiere e risate. La stessa Fenice, che anche questa volta rinasce dalle ceneri di una emergenza sanitaria che sembra non aver mai fine, cerca di adattarsi alle nuove norme anti contagio per ricominciare ad ospitare musica, pubblico, bellezza dell’arte. Non è semplice: innanzitutto ridurre gli spettatori a massimo duecento, inoltre riprogettare una struttura nata in un certo modo e ribaltarla esattamente all’opposto, con platea sul palco e musicisti/orchestra in sala. E’ una suggestiva nave in costruzione, le cui sezioni trasversali avvolgono le poltronissime degli spettatori, a trovarsi sul palcoscenico in luogo degli interpreti che con l’ orchestra, ben distanziati e praticamente senza scenografia, si trovano al posto della platea che appare così contenuta e surreale. La Fenice vuole mandare un messaggio chiaro: navigare verso il futuro per un teatro che necessariamente cambia e si adatta ai tempi. Un azzardo coraggioso ma anche rischioso.

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RIGOLETTO AL BARSO’ , PARMA – MERCOLEDI’ 1 LUGLIO 2020

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Il momento storico che stiamo attraversando in questi mesi, ben noto a tutti e che qui è inutile ripetere, ha praticamente azzerato qualsiasi evento artistico che coinvolga pubblico e artisti in scena. Nonostante la legge consenta la riapertura di teatri e sale da concerto, la maggior parte delle  istituzioni artistiche italiane e la quasi totalità di quelle mondiali,  hanno preferito cancellare tutta la programmazione in attesa probabilmente di un miracolo celeste che rimetta le lancette dell’orologio indietro di quattro mesi. Fanno eccezione poche realtà che con coraggio e convinzione hanno preso di petto la situazione, inventandosi nuove iniziative che rimettano in moto quella complessa e gioiosa macchina da guerra chiamata teatro, fatta di persone e artisti.

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L'ESTATE SOTTO LE STELLE CON L'ACCADEMIA DI SANTA CECILIA

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Accademia Nazionale di Santa Cecilia 19/20

Santa Cecilia START

Da Beethoven a Mozart, un’estate sotto le stelle con l’Accademia di Santa Cecilia

 

Si riparte. Pronti per vivere nuove emozioni insieme ai musicisti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e al loro Direttore Musicale Antonio Pappano. Si ricomincia, lasciando alle spalle tre mesi di stop dalla vita quotidiana che, tuttavia, non hanno mai fermato le iniziative e la musica. Ma dopo la pausa forzata per l’emergenza sanitaria, il mondo della musica riavvia i motori e torna ai concerti live, ripartendo dalle celebrazioni in omaggio a uno dei più grandi compositori della storia, Ludwig van Beethoven, del quale ricorrono i duecentocinquanta anni dalla nascita e che sono previste fino a dicembre 2020. Il calendario dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si arricchisce, quindi, con un Festival nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica dal titolo Beethoven STARt: cinque serate in cui sarà possibile riascoltare l’integrale delle nove Sinfonie eseguite dall’Orchestra e dal Coro dell’Accademia dirette da Antonio Pappano. Il primo appuntamento è per il 9 luglio alle ore 21 con le Sinfonie n. 1 e n. 3 “Eroica” per proseguire il 13 luglio ore 21 con le Sinfonie n. 4 e n. 7, il 16 luglio (ore 21) con le Sinfonie n. 2 e n. 6 “Pastorale” e il 21 luglio (ore 21) con la n. 8 e la n. 5. Gran finale il 24 luglio (sempre alle 21) con la Sinfonia n. 9 “Corale” che vede un cast prevalentemente italiano con Maria Agresta sopranoSara Mingardo contraltoSaimir Pirgu tenore e Vito Priante bassoIl Festival è realizzato con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

Terminata la full immersion beethoveniana, la ricca stagione estiva di Santa Cecilia continuerà con tre serate che accompagneranno il pubblico fino alla pausa di agosto. Tre appuntamenti di diversa atmosfera musicale che prendono il via con il concerto del 29 luglio (Cavea, ore 21) il cui titolo – Libertango – anticipa un sensuale viaggio nella musica sudamericana. Brani dei più significativi compositori argentini del Novecento, come Ariel Ramirez, Fernando Otero, Carlos Guastavino e Astor Piazzolla saranno interpretati dal Coro dell’Accademia di Santa Cecilia – diretto da Piero Monti - e dall’ensemble Anna Tifu Tango Quartet, formazione con la quale da diverso tempo la giovane violinista esplora anche repertori di avanguardia e contaminazioni jazz. Lasciate le suggestioni della musica argentina, il 31 luglio (Caveaore 21) tornano i Carmina Burana di Orff, un classico sempre verde, molto amato dal pubblico, diretto da Piero Monti alla sua prima stagione alla guida del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia. Prima della pausa estiva (6 agostoCaveaore 21) l’Orchestra e il Coro di Santa Cecilia diretti da Carlo Rizzari salutano il pubblico con un concerto interamente dedicato a Mozart, Mozart sotto le stelle” durante il quale alcune delle più belle pagine dell’enfant prodige di Salisburgo – come la Sinfonia concertante e la Sinfonia  Linz – verranno eseguite sotto il cielo stellato della Cavea dell’Auditorium con la partecipazione delle prime parti dell’Orchestra: Francesco Di Rosa (oboe), Andrea Oliva (flauto), Guglielmo Pellarin (corno), Andrea Zucco (fagotto).

Si torna in Cavea il 4 settembre alle ore 21 dove Orchestra e Coro dell’Accademia saranno diretti da Alexander Lonquich, nella doppia veste di direttore e pianista, per continuare l’omaggio a Beethoven. Il programma prevede l’Ouverture scritta per il Coriolano di H. Joseph Collin, il Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra e la Fantasia Corale.

L’11 settembre alle ore 21 Sir Antonio Pappano torna alla guida della sua Orchestra con un programma che impagina l’Ouverture Re Stefano di Beethoven, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Mendelssohn nell’interpretazione del pianista Francesco Libetta e la Sinfonia “Jupiter” di W.A. Mozart. Il 24 settembre (Cavea, ore 21) Antonio Pappano e l’Orchestra di Santa Cecilia renderanno omaggio alla musica d’oltralpe con un programma che impagina tre capolavori francesi: Le tombeau de Couperin di Ravel, la Sinfonia in do di Bizet e il Concerto per violoncello n. 1 di Camille Saint-Saëns interpretato dal violoncellista, prima parte dell’Orchestra ceciliana, Luigi Piovano. Saluto all’estate il 25 settembre, con un concerto (Sala Santa Cecilia ore 20.30) che vedrà l’eccezionale presenza di Maurizio Pollini, beniamino del pubblico romano, che torna dopo tre anni con un concerto nel quale il pianista milanese ripropone alcune delle sue hit come gli Intermezzi op. 117 di Brahms, Drei Klavierstücke di Schönberg, la Polacca op. 44, la Barcarola op. 60, la Mazurka op. 56 n. 3 e lo Scherzo op. 39 di Chopin.

 

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L’ITALIANA IN ALGERI, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020.

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Torna L'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini al Filarmonico di Verona, che mancava dal 2014 su questo palcoscenico e che rivive grazie alla collaborazione con i Teatri di Pisa e Trieste. L’emergenza sanitaria che imperversa nel nord d’Italia ha condizionato un buon numero di spettatori che ha preferito restare a casa, ma il pubblico presente ha potuto assistere ad uno spettacolo frizzante, giovanile e ben confezionato. Il regista Stefano Vizioli è riuscito a divertire grazie ad una serie di scene divertenti che scivolano via leggere e con semplicità, poiché tutti i protagonisti hanno qualcosa di particolare che li distingue per verve e comicità. È pieno di colore il palco allestito da Ugo Nespolo anche autore dei costumi orientaleggianti che fanno pensare ad un cartone Disneyano, e tutto ciò che vediamo ha uno stile naïf vivace ed accattivante, capace di attirare giovanissimi e adulti sognatori. In sintesi un allestimento tutto da gustare e da vivere, che non annoia assolutamente e rende giustizia al capolavoro senza tempo del grande pesarese.

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L’ELISIR D’AMORE, G. DONIZETTI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MARTEDI’ 18 FEBBRAIO 2020

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Torna sulle tavole del Teatro La Fenice di Venezia “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti nell’ormai “storico” allestimento di Bepi Morassi che ha avuto il suo debutto nel 2003 e da allora ha visto alternarsi schiere di cantanti e direttori d'orchestra più o meno a loro agio nel lavoro del maestro bergamasco.

Uno spettacolo fatto di pochi elementi scenici (firmati da Gianmaurizio Fercioni che cura anche la preparazione dei costumi), che guidati da una sapiente mano di altissima scuola registica, si inseriscono nella trama del favoloso libretto di Felice Romani, con una leggerezza ed un garbo ormai sempre più rari.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI - TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA - DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020

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Mettere in scena un Falstaff che accontenti tutti non è impresa facile, come non è sempre possibile avere a disposizione interpreti che valorizzino i ruoli in campo e per di più in perfetto feeling con l’orchestra. Questa volta il Teatro Comunale di Modena, in collaborazione con Piacenza e Reggio Emilia, ha messo in piedi uno spettacolo che a nostro avviso è riuscito a coordinare al meglio i vari componenti in gioco per un allestimento gradevole, efficacie e quindi ben riuscito. Leonardo Lidi intelligentemente ha confezionato uno spettacolo che unisse al rispetto del libretto una certa fluidità nella narrazione, brillantezza nei caratteri e qualche momento di pura ilarità che però non sfocia assolutamente nel volgare o esagerato. 

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BORIS GODUNOV, MODEST PETROVIČ MUSORGSKIJ – TEATRO VERDI DI TRIESTE, RECITA DI SABATO 8 FEBBRAIO 2020 

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Quando le Fondazioni liriche compiono operazioni interessanti e sviano dalla tradizionale programmazione, pur sempre gradita, è un piacere recarsi a teatro per assistere a delle vere e proprie rarità musicali, quale il Boris Godunov di Musorgskij che davvero difficilmente viene messo in cartellone nel nostro Paese. Scopriamo che dal 1911 è stato rappresentato al Verdi di Trieste per 10 volte ed ora torna su questo palcoscenico con la storica produzione del secolo scorso targata Yurii Victorovych Chaika e le scene ed i costumi sontuosissimi di Anatoly Arefev, in coproduzione con il Dnepropetrovsk Academic Opera and Ballet Theater di Dnipro (Ucraina). Molti sanno che la genesi del Boris non è stata delle più semplici e che l’opera fu riveduta dall’autore rispetto alla prima stesura del 1869, causa l’immancabile censura. La versione del Verdi di Trieste è datata 1872 e vede l'attuale revisione delle parti orchestrali ad opera del Maestro Alexander Anissimov, che dirige proprio in questa occasione. La produzione triestina tiene naturalmente conto dell’orchestrazione più eseguita, ossia quella di Rimskij-Korsakov, congiuntamente all’edizione Lamm – Asafev targata 1928. Sono state tagliate alcune scene e personaggi per rendere più fluida la narrazione, che termina difatti con la morte di Boris e non con il lamento dell’Innocente.

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