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JÉRUSALEM, GIUSEPPE VERDI - TEATRO REGIO DI PARMA , FESTIVAL VERDI , VENERDI’ 20 OTTOBRE 2017

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Con la Jérusalem che ha inaugurato il Festival Verdi di quest’anno, il Regio di Parma ha scelto un titolo ‘imponente’ che attira pubblico per rarità di esecuzione e richiede anche una produzione di alto livello per rispettare i crismi del genere Grand Opéra cui appartiene. E di fatti elevatissima è stata la presenza di pubblico internazionale, per lo meno alla recita cui abbiamo assistito, curioso e molto interessato. Il celebre riadattamento francese de I Lombardi alla prima crociata di Verdi non è opera lieve e se non realizzata con intelligenza rischia di risolversi in un carrozzone che avanza su un guado.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI, DOMENICA 15 OTTOBRE 2017

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Per rappresentare un personaggio controcorrente come Sir John Falstaff per il quale è stato detto di tutto e di più, sia perché è protagonista di un capolavoro della storia della musica, sia perché è uno dei personaggi più noti del panorama letterario inglese grazie al genio di Shakespeare, il regista Jacopo Spirei ha fatto quanto di meglio si possa sperare per rendervi giustizia: seguire il libretto. Partendo da ciò che vi si narra, dal testo con tutte le sue sfumature, i personaggi e le loro caratteristiche, ha ideato uno spettacolo fresco, frizzante, in cui ogni personaggio ha un carattere ben definito e può esprimersi in un ambiente dal sapore tradizionale, ma niente affatto antiquato né banale. Il buon vecchio John forse in cuor suo percepisce il ‘pericolo’ burla, ma sta al gioco, è convinto o forse vuole convincersi di avere ancora qualche carta da giocare con le belle del paese, e scoprire di essere stato sonoramente canzonato lo pone forse quasi su di un piano di superiorità, ammettendo la sua colpa (‘ben mi sta’) e considerando di non essere certo l’unico burlato in tutta la vicenda (‘..lo scornato chi è?’).

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TRISTAN UND ISOLDE, RICHARD WAGNER - TEATRO REGIO TORINO, 10 OTTOBRE 2017

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Sul Tristan und Isolde, l'opera che ha più di altre sconvolto la storia della musica a partire da quel suo accordo iniziale che rinvia continuamente la risoluzione delle tensioni e ne caratterizza un'incessante elaborazione, si è scritto, detto e parlato fin troppo.

Premesso che il linguaggio di Wagner in Tristan und isolde, non è compatibile con le forme tradizionali di teatro musicale, la stupefacente novità  del capolavoro  del maestro di Lipsia, risiede in sostanza nell'invenzione di un continuo flusso dell'elaborazione sinfonica che ribalta il tradizionale rapporto tra voce e orchestra, dove la scrittura vocale non è semplicemente accompagnata da un supporto strumentale, ma scaturisce da una identica concezione armonico\contrappuntistica.

Il Tristan und Isolde è quindi principalmente un lavoro di rottura, dove la frattura ne permette una varietà di visioni musicali e registiche, infinite.

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EL CANTOR DEL MEXICO, FRANCIS LOPEZ - TEATRO DE LA ZARZUELA MADRID, SABATO 7 OTTOBRE 2017

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Francis Lopez può venire considerato come il più prolifico compositore di operette in lingua francese dal secondo dopoguerra fino alla sua morte avvenuta nel 1995 e il tenore Luis Mariano, per il quale scriverà i suoi maggiori successi,  il suo miglior interprete principale.

Ed è appunto con la composizione di Le chanteur de Mexico nel 1951 che la fama di entrambi  assume rilevanza europea grazie anche ad un film omonimo, girato nel 1956, che li consacrerà definitivamente come star indiscusse del genere.

Un genere di spettacolo fatto di melodie orecchiabili, ambientazioni esotiche, lieto fine obbligatorio e trama non eccessivamente complicata, il tutto condito da un corpo di ballo in gran spolvero con ballerine più “svestite” del solito, costumi e scenografie sgargianti e da una facilità di ascolto che rapiva un pubblico uscito da poco dagli orrori di una guerra cruenta, desideroso di dimenticare in fretta e riprendersi una vita serena.

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LA CENERENTOLA, G. ROSSINI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, DOMENICA 1 OTTOBRE 2017

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Il Grande di Brescia rende omaggio alla Cenerentola rossiniana, che debuttò nel gennaio di duecento anni fa a Roma, con uno spettacolo dai colori vivaci e dall’accento frizzante, non esageratamente tradizionale, ma ben lontano da certe stravaganze che talvolta vengono partorite con l’intento di stravolgere il libretto. Arturo Cirillo resta molto legato al racconto fiabesco, ma decide di ambientare la storia tra architetture barocche cui fanno da sfondo elementi di strutture industriali, opera di Dario Gessati, come a voler indicare che quanto accade in scena ha comunque un fondo molto chiaro di verità e concretezza. Molto fanno gli interpreti stessi, cui il regista ha evidentemente lasciato il compito di accentuare il carattere di ognuno; così don Magnifico e Dandini sono buffi quasi a livello di cabaret e gli altri personaggi sembrano ruotare intorno a questa scia di allegria che sovrasta tutti. Solo la povera Angelina offre un velo di tristezza, con l’insistere del suo canto ‘Una volta c’era un re..’, sempre espressa liberamente e senza particolari costrizioni registiche. Tanta parte hanno anche i mimi che interpretano una specie di danza della scarpetta sulla ouverture, e sono artefici di parecchi siparietti nel corso della rappresentazione. Ovviamente i costumi non potevano essere da meno, così Vanessa Sannino crea stravaganti fogge per i più ‘matti’, addirittura infiocchettando le due sorellastre in abiti fiorati (letteralmente con due enormi fiori in testa), lasciando invece nella semplicità e purezza  Angelina e nella discrezione Don Ramiro.

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FESTIVAL VERDI 2017: GIUSEPPE VERDI, STIFFELIO - TEATRO FARNESE PARMA, 30 SETTEMBRE 2017

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Tutti in piedi, c'è Stiffelio!

La prima volta di Grahm Vick a Parma, se la ricorderanno per molto tempo.

Sì perché dove passa  Graham Vick fa terra bruciata di tutto ciò che trova, rimane solo un prima ed un dopo.Il prima è il classico teatro di tradizione dove tu paghi un biglietto, entri in teatro, ti siedi, attendi l 'apertura del sipario e ti godi uno spettacolo che può piacere o meno  ma al quale assisti passivamente ascoltando cantanti e orchestra che ti paiono lontani su di un palcoscenico inarrivabile, con i suoi cliché fatti di applausi, ingressi in scena, calate di sipario.

Quello a cui abbiamo assistito a Parma al Teatro Farnese è il dopo.

Non sei più all'opera, sei dentro l'opera, parte attiva di essa e del suo divenire.

Vick ha pensato che tutta l'azione si debba svolgere in platea dove su 4 piattaforme mobili con il pubblico libero di girarci attorno, commentare a bassa voce e fotografare, fa svolgere l'intera azione. E non lo fa solo per ragioni artistiche, giacché​ il Teatro Farnese è in parte impraticabile a causa delle sue ripidissime scalinate e per la totale assenza di un palcoscenico tradizionale, ma meglio così!

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IN SCENA ECCESSIVO È IL DOLOR QUAND’EGLI È MUTO DI COLASANTI / CEFALO E PROCRI DI KRENEK - TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 29 SETTEMBRE 2017

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La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia accoglie sempre favorevolmente sfide che esulino in qualche modo dalla programmazione abituale e lo fa ancora una volta con il particolare dittico in scena al Malibran, in cui il ritorno al classico ed ai miti dell’antichità viene attualizzato dalla modernità della musica che li accompagna. La triste storia dei giovani miti greci Cefalo e Procri torna a calcare le scene veneziane con musica di  Ernst Krenek dopo aver debuttato nel 1934 al Goldoni, questa volta accanto ad una nuova commissione sullo stesso tema affidata a Silvia Colasanti, ‘Eccessivo è il dolor quand’egli è muto’, la cui naturale prosecuzione è il successivo ‘Ciò che resta’. L’autrice trae ispirazione dal Lamento di Procri de ‘Gli amori d’Apollo e Dafne’ di Francesco Cavalli, autore morto nel 1676.

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L' INCANTO DI ORFEO A TRENTO DAL 6 OTTOBRE

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Ecco il dettagliatissimo programma dell'evento che si terrà a Trento a partire dal 6 ottobre

CENTRO SERVIZI                                                                                                      CENTRO D’ECCELLENZA

CULTURALI S. CHIARA                                                                                                LAURENCE FEININGER

Trento

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MUSICANTICA 2017

FESTIVAL INTERNAZIONALE

6 ottobre – 18 novembre 2017

 

31a EDIZIONE

L’incanto di Orfeo

 

PROGRAMMA

 

Venerdì 6 ottobre 2017 - ore 21.00 | Trento – Basilica di Santa Maria Maggiore

Giovedì 12 ottobre 2017 -  ore 20.30 | Rovereto – Chiesa Parrocchiale di Borgo Sacco

Renato Lunelli (1895-1967) Antologia Musicale: opere corali e organistiche

Stefano Rattini, Adriano Dallapè, organo

Coro In dulci jubilo dell’Istituto Musica Sacra di Trento, direttore Tarcisio Battisti

In collaborazione con l’Associazione Organistica Trentina “Renato Lunelli“

Venerdì 13 ottobre 2017 - ore 21.00 | Trento - Chiesa San Francesco Saverio

La Spagna nel Rinascimento: Il Vespro di De Victoria

La Colombina - Schola Antiqua, direttore Juan Carlos Asensio

Lunedì 16 ottobre 2017 - ore 20.45 | Trento - Sala Società Filarmonica

Le Concert Spirituel, G. Ph. Telemann

Le Concert des Nations, direttore Jordi Savall

In collaborazione con la Società Filarmonica di Trento

Giovedì 9 novembre 2017 - ore 21.00 | Trento - Chiesa San Francesco Saverio

Orazio Benevoli Messa a otto voci Purpura et Byssum

Gruppo vocale Laurence Feininger

Corale Città di Trento, direttore Roberto Gianotti

Corale Polifonica dell’Università di Trento, direttore Marco Gozzi

Martedì 14 novembre 2017 - ore 21.00 | Trento - Castello del Buonconsiglio

Domenico Belli, Orfeo Dolente

Bonporti Antiqua Ensemble del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento

Sabato 18 novembre 2017 - ore 21.00 | Trento - Castello del Buonconsiglio

Il pianto d’Orfeo: un ritratto di Orfeo nell’opera di Monteverdi e contemporanei.

Ensemble Scherzi Musicali, direttore Nicolas Achten

 

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AIDA , G. VERDI - TEATRO PETRUZZELLI DI BARI, MERCOLEDÌ 13 SETTEMBRE 2017

Capita nel finire di questa lunga e torrida estate di trovarsi, al termine delle vacanze, ad assistere per caso ad una delle numerosissime produzioni estive di Aida.

Raramente però capita di uscire talmente stupiti dal Teatro per aver visto ed ascoltato forse la migliore edizione di Aida dopo tanti anni.

Lo spettacolo di Joseph Franconi Lee è davvero bellissimo. Curato nei particolari ed intelligente nella gestione degli spazi e delle masse che, in un’opera così “monumentale” sono l’aspetto più delicato e seguito. E’ una regia attenta alle esigenze dei cantanti come pure a quelle della musica e del testo. Uno spettacolo che gioca tutto il suo simbolismo attraverso i colori blu ed oro e che è pregno di un senso estetico indubbio e di gusto elegante e pertinente.

Le scene e i costumi di Mauro Carosi sono magnifici, monumentali e di impatto visivo notevolissimo. Affascinante e suggestivo il disegno di luci ideato da Roberto Venturie le coreografie del Balletto del Sud curate da Fredy Franzutti.

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L’ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO PER IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA, MARTEDI’ 12 SETTEMBRE 2017

Con l’incipit preciso e maestoso dei corni, in apertura del Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Petr Il’ic Cajkovskij, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo ha svelato fin dalle prime note il suo stile rigoroso all’insegna della compostezza e dell’equilibrio formale. Stile certamente apprezzato da un Teatro Filarmonico gremito, anche di molti giovani, martedì 12 settembre per il terzo appuntamento del Settembre dell’Accademia a Verona. Yuri Temirkanov, leggenda vivente, con il suo gesto di certo non convenzionale e con qualche carattere di discreta teatralità, ha restituito espressività all’Orchestra conducendola, insieme al pubblico, tra alcune delle più conosciute pagine della letteratura russa del XIX secolo.  Banco di prova dunque non scevro da confronti più o meno consapevoli dell’ascoltatore analitico, così come di quello emotivo, ma su cui la compagine russa ha avuto modo di esprimere tutta la sua ricca tradizione culturale e il suo profilo stilistico.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2017: GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI’ 08 SETTEMBRE 2017

Felicissima serata per il Settembre dell'Accademia 2017, giunto alla sua XXVI edizione, con una delle Orchestre giovanili più blasonate e poliedriche del panorama musicale europeo, un Direttore di assoluto riferimento per il repertorio del '900 ed un pianista eclettico quanto rigoroso.

Con un programma tutto teso alla esaltazione del suono novecentesco, la GMJO si conferma come una delle compagini orchestrali migliori in assoluto (non solo tra quelle giovanili) con un suono preciso, disciplinato anche in programmi di difficilissima esecuzione, tecnica più che interpretativa, capace di esaltare con un entusiasmo a dir poco incredibile, frutto certamente di una preparazione e di una concertazione puntuale e rigorosa.

E ce ne siamo accorti subito con l'Overture da concerto op.91 “nel regno della natura” di Dvorak, brano che ha aperto la serata e che ha fatto da viatico e legatura tra il mondo musicale ottocentesco e quello novecentesco a seguire.

L'eleganza e la continua ricerca del versante naturalistico più descrittivo di Dvorak vengono enfatizzati dal gesto scarno ma incisivo di Ingo Metzmacher che riesce ad esaltare la brillantezza dei fiati e dei legni di questa orchestra meravigliosa, trovando il giusto equilibrio in una partitura esempio tra i più interessanti di musica descrittiva pura, scarna da qualsiasi intellettualismo o ricerca di sonorità timbriche inconsuete.

La mano descrittiva di Dvorak è qui inesauribile freschezza melodica che si trasforma e sviluppa in spontaneità schietta e diretta, e come tale Metzmacher la concerta riuscendo a cogliere perfettamente il gusto di una partitura serena, piacevole ed entusiasta.

Piacere ed entusiasmo che continuano con il concerto per pianoforte e orchestra in fa maggiore di Gershwin che ha visto come solista uno spavaldo Jean Yves Thibaudet.

La versatilità, l'estro e le capacità di assimilazione, fecero di Gershwin l'autore americano più “moderno” conosciuto in Europa.

Gershwin scrisse il concerto in fa maggiore su commissione del Direttore d'orchestra Walter Damrosch nel 1925 che nonostante le riserve di ordine tecnico, non impedirono di avvertire nella musica il riflesso di un'epoca nuova con la sua audacia, le sue sfrontatezze e la sua gioia febbrile pur risentendo dei migliori echi impressionistici di Debussy e Ravel.

In esso il jazz vive e brilla di luce propria, si alimenta delle tendenze sinfoniche ottocentesche per inserirsi in esse e dà adito ad un nuovo corso musicale sospeso tra la canzone popolare e l'improvvisazione colta.

Thibaudet è qui interprete tecnicamente impeccabile che lascia ampio spazio a virtuosismi iperbolici attraverso una interpretazione melodica che fa del suono una immagine personale proprio attraverso l'interpretazione jazzistica, a conferma del suo valore estemporaneo e soggettivo.

Una performance estatica, perfettamente equilibrata tra melodia e divagazione, pianissimo e fortissimo, stasi ritmica e deambulazione, assecondata da una bacchetta severa e precisa quale quella di Metzmacher.  

A conclusione della mirabile esecuzione, Thibaudet si congeda con un bis a furor di popolo interpretando magistralmente l'intermezzo op.118 n.2 di Brahms.

La suite per orchestrò dal Mandarino Meraviglioso (A csoladatòs mandarin) di Bartòk fu composta con l'esigenza di veicolare quanto possibile una musica che, per il soggetto scabroso della pantomima originaria, altrimenti sarebbe caduta nell'oblio.

L'intensità musicale composta da Bartòk per il “Mandarino meraviglioso” è così rovente da restare unica nella sua gamma espressiva, pur così ricca di passionalità. Melodie, timbri, armonie e soprattutto ritmi rompono in questa partitura ogni limite fino a scendere in quella regione dell' animo in cui tutto è allo stato incandescente.

E incandescente è anche la bacchetta di Metzmacher che sapientemente guida una spavaldissima orchestra che non ha il minimo timore a raggiungere perfettamente l'apice di un più che fortissimo, non teme di calare subito l'asso di un affondo d'effetto e dà corpo a spessori e densità timbriche immani.

Degnissima conclusione di un concerto perfetto è stata la suite n.2 per orchestra di “Daphnis et Clohé”, senza dubbio una delle pagine più brillanti della musica francese del '900 che si avvale di una orchestrazione tra le più ricche che il compositore abbia impiegato.

Metzmacher, senza compromettere le credenziali sinfoniche della musica, ci ricorda che questo è, dopo tutto, un balletto, un gioco teatrale di colore e ritmo che racconta una storia. E' la sua capacità di preservare il senso del lavoro del narratore che si sviluppa, combinato con l'agile e flessibile riproduzione dell'orchestra, che rende questa performance così eccezionale.

Non che manchi il senso della tragicità nella personale (e pur fascinosa) lettura di Metzmacher, e lo si è compreso fin dalle prime misure, già dinamicamente significative; la GMJO evita pur tuttavia quelle sfuggenti ed alonate mistificazioni nelle quali altri invece indugiano, a dire il vero forse fin troppo, puntando dritto sulla chiarezza delle linee melodiche e, più ancora, sull’ efficace squadratura del ritmo che di “Daphnis et Clohé” costituisce il nerbo.

Al termine successo vivissimo per una orchestra in splendida forma, in un crescendo di applausi incessanti che però non hanno saputo regalare nessun bis.

Pierluigi Guadagni

 

I  PROTAGONISTI

GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER

Ingo Metzmacher direttore

Jean-Yves Thibaudet pianoforte

Musiche di A. Dvořák, G. Gershwin, B. Bartók, M. Ravel

 

FOTO ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA

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LA FINTA TEDESCA, JOHANN ADOLF HASSE / LA DIRINDINA, DOMENICO SCARLATTI – PALAZZO LEONI MONTANARI, VICENZA, VENERDI’ 08 SETTEMBRE 2017

Divertentissimo pomeriggio trascorso nel meraviglioso Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, ove grazie al loggiato che sormonta il cortile dell’atrio è possibile allestire spettacoli musicali come in un piccolo teatro a cielo aperto. In scena due intermezzi spassosi che, se non posti nell’intervallo fra due parti di un’opera seria come in origine, oggi costituiscono un modo per spezzare ad esempio una lunga giornata con allegria e buon gusto. È il caso de La finta tedesca di Hasse, e de La Dirindina di Sarlatti in un allestimento semi scenico, con i deliziosi costumi d’epoca della Sartoria Sattin.

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L’OCCASIONE FA IL LADRO, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, GIOVEDI’ 7 SETTEMBRE 2017

Ritorna a Venezia il fortunato allestimento del 2012 de L’occasione fa il ladro di Rossini, realizzato in collaborazione con la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti, parte del felice progetto di valorizzazione dei giovani con l’allestimento delle cinque farse rossiniane composte in gioventù dal pesarese proprio a Venezia. La regista Elisabetta Brusa crea un ambientazione molto ovattata, con i personaggi avvolti dalle pagine del libretto le cui indicazioni in cima sormontano le illustrazioni rappresentate da ciò che accade in scena. Come un libro sfogliato dallo spettatore, le scene si susseguono come girassimo le sue pagine, che sono rese patinate dal telo che copre il palco in proscenio, utile naturalmente anche per le proiezioni di elementi utili allo spettacolo. Deliziosi ed elegantemente arredati gli interni creati per l’albergo all’inizio e successivamente per la casa della marchesa. Forse ridondanti i ballerini e mimi che fuori e sopra il palcoscenico sembrano essere più un ornamento in costume che personaggi utili alla rappresentazione. Il bianco è il colore predominante nei costumi, che sottolineano l’atmosfera patinata dell’allestimento.

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L’ORFEO , CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, MERCOLEDI’ 06 SETTEMBRE 2017

La tragica storia di Orfeo torna al Teatro Olimpico di Vicenza dopo ben sessant’anni dalla prima volta, grazie al festival Vicenza in lirica e per volontà del direttore artistico Andrea Castello che ha ritenuto il piccolo gioiello cittadino una cornice perfetta per ospitare le emozioni che tale opera suscita in chi ascolta. C’è un po’ di Orfeo in tutti noi, quando ci sembra di toccare il cielo con un dito dalla gioia per poi veder scivolare via ogni sogno al sopraggiungere delle difficoltà: il povero musico crede che la felicità abbia bussato alla sua porta, ma ad aprirla è solo il buio: la sua dolce Euridice muore il giorno stesso delle nozze ed è dunque tristezza e sconforto. Solo la benevolenza degli dei può alleviare il dolore della perdita.

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Stabat Mater in versione jazz in piazza e classica in teatro, venerdì 1 settembre a Jesi per l’inaugurazione del XVII Festival Pergolesi Spontini

XVII FESTIVAL PERGOLESI SPONTINI - “FALSO D’AUTORE”

 

Pergolesi al Pergolesi di Jesi venerdì 1 settembre ore 21 con lo Stabat Mater per l’inaugurazione del XVII Festival Pergolesi Spontini, con l’ensemble francese Le Banquet Céleste, specialista del repertorio barocco. Dalle ore 22 in Piazza della Repubblica ad ingresso gratuito lo “Stabat Mater in Jazz”, rilettura del capolavoro pergolesiano con Giuliana Soscia & Pino Jodice Quartet, e alle ore 23 “Jazzin’ around Baroque”.

 

Il XVII Festival Pergolesi Spontini, a cura della Fondazione Pergolesi Spontini, inaugura venerdì 1 settembre, a Jesi, con tre appuntamenti che si susseguono. Al Teatro Pergolesi alle ore 21 l’appuntamento è con Stabat mater di Pergolesi, eseguito da Le Banquet Céleste, ensemble francese tra i maggiori specialisti del repertorio barocco. Dirige Damien Guillon che canta anche la parte del contralto, soprano solista Emmanuelle de Negri. In programma anche il Concerto in do maggiore per archi e basso continuo RV 114 di Antonio Vivaldi.

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LEO NUCCI APRE VICENZA IN LIRICA NEL RICORDO DI ENZO DARA – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, SABATO 26 AGOSTO 2017

L’edizione 2017 del giovane festival Vicenza in Lirica si è aperta con un appuntamento speciale che ha visto Leo Nucci protagonista del concerto inaugurale, dedicato alle arie dell’autore che più lo ha rappresentato e lo rappresenta ancor oggi nella sua cinquantenaria carriera artistica: Giuseppe Verdi. Il baritono ha ricevuto il premio alla carriera ed ha doverosamente rivolto un pensiero al suo grande collega Enzo Dara che ci ha lasciati proprio due giorni fa a Mantova, città in cui era nato nel 1938. Numerose sono state le esperienze musicali vissute insieme al notissimo basso mantovano, a cui ha rivolto il suo personale saluto con un pizzico di commozione.

Circondati dai ritratti dell’artista Vittorio Ferrarini che avvolgono sul palco anche l'Italian Opera Chamber Ensemble, abbiamo  ripercorso anche visivamente la storia musicale di Nucci attraverso i personaggi da lui interpretati negli anni, tra cui Nabucco, Rigoletto, Francesco Foscari e tanti altri.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, 22 AGOSTO 2017

Quarta recita di Tosca all'Arena di Verona nell' esoterico allestimento di Hugo de Ana proposto per la prima volta nell' anfiteatro veronese nel lontano 2006.

Nulla da aggiungere sull'allestimento e sull'idea registica del celebre regista argentino più di quanto recensito da noi in occasione della prima avvenuta il 05.08.2107.

Importante cambio di cast invece nei ruoli principali che ha visto il felicissimo ritorno di Aleksandrs Antonenko in Arena, nel ruolo di Cavaradossi, una sfavillante Ainhoa Arteta nel ruolo di Tosca e un corretto Boris Statsenko nel ruolo di Scarpia.

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GALA IX SINFONIA DI BEETHOVEN - ARENA DI VERONA, MARTEDI’ 15 AGOSTO 2017

 Sono sempre molto apprezzate le serate che la Fondazione Arena di Verona dedica ad eventi che esulano dal calendario operistico, come il gala di danza Roberto Bolle and Friends, riproposto con successo anche quest’anno, i Carmina Burana di Orff o il Requiem di Verdi degli anni scorsi. Quest’anno l’evento speciale ha visto protagonista la Nona Sinfonia di Beethoven, eseguita nella serata di Ferragosto da coro ed orchestra areniani, sotto la guida del Maestro Daniel Oren. La ‘Nona’ è una tra le sinfonie più note e amate dal grande pubblico, non solo per la sua musica immortale, ma anche per il messaggio di fratellanza e pace espressi nell’Ode alla gioia di Schiller che il compositore inserì nel quarto movimento.

Una sinfonia dalla gestazione non facile, visti anche tutti i progetti che al tempo della composizione, i primi anni dell’Ottocento, Beethoven stava portando avanti esplorando più generi compositivi. L’introduzione del coro sul finale, elemento innovativo per l’epoca in un contesto sinfonico,  è ciò che il pubblico attende oggi sin dalle prime battute del primo movimento.  

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – ARENA DI VERONA, SABATO 5 AGOSTO 2017

Torna anche in questo 2017 l’edizione ormai più che decennale della Tosca firmata Hugo de Ana, con lo spettacolo che costituisce un felice punto di incontro tra modernità e tradizione, coniugando una perfetta aderenza al libretto con una messa in scena molto suggestiva che si distacca dall’ovvio ed inflazionato. Al regista bastano alcuni elementi identificativi per realizzare i luoghi prescritti: l’ormai celebre testa d’Angelo le cui enormi braccia avvolgono il palco impugnando la spada, il rosario pendente con l’effigie della Madonna in evidenza, le tele di Cavaradossi che addobbano la chiesa di Sant’Andrea della Valle, pochi ma fondamentali componenti d’arredo allestiti di tutto punto. Creando una specie di open space adattabile ai vari ambienti, con il gioco luci perfettamente bilanciato, il contrasto tra le dimensioni dei personaggi e gli elementi scenici volutamente fuori misura ad evidenziare la piccolezza degli esseri umani, tutto contribuisce a portare sul palco sensazioni e drammaticità degli eventi. Gli stessi costumi ricchi, che ci riportano alla Roma dell’epoca napoleonica, sembrano imbrigliare nella loro opulenza i protagonisti obbligandoli ad un incedere gravoso. Rovente la serata in questa stagione particolarmente afosa, un plauso va comunque a coloro che riescono ad affrontare in tali condizioni uno spettacolo articolato, sebbene non lunghissimo.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, GAETANO DONIZETTI - BASSANO OPERA FESTIVAL, DOMENICA 30 LUGLIO 2017

La sfortunata Lucia Ashton rivive ancora una volta il suo dramma nello spettacolo che il regista Paolo Giani porta prima a Padova e poi a Bassano del Grappa, con una messa in scena che vuole essere di gusto noir tanto nella drammaturgia che nella messa in scena, anch’essa ideata dal regista. Come purtroppo capita di vedere in talune produzioni, a tante idee interessanti non sempre corrispondono brillanti e riuscite rappresentazioni, laddove alcune soluzioni registiche non trovano una chiara collocazione scenica. Chiaramente possiamo riferirci solo a quanto visto poiché a causa di un nubifragio lo spettacolo è stato interrotto prima della scena della pazzia.

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