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CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA DI DOMENICA 22 APRILE 2018 – TEATRO FILARMONICO DI VERONA

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Grazie ad un legame artistico sempre più evidente tra l’Associazione Verona Lirica e la Fondazione Arena di Verona, abbiamo il piacere di ascoltare tra gli ospiti dei concerti dell’Associazione, molti interpreti noti a livello internazionale e che in passato hanno figurato, o figurano tutt’ora, nei cartelloni delle stagioni areniane.

Così in un pomeriggio di primavera molto simile all’estate per temperature già torride e nonostante il blocco del traffico in città, un pubblico numeroso ha potuto applaudire i protagonisti Elena Mosuc, Leonardo Cortellazzi, Ambrogio Maestri ed il sempre graditissimo violinista Giovanni Andrea Zanon. Proprio il giovane veneto, che è ben noto al pubblico veronese anche per concerti della stagione sinfonica, ha esordito con un pezzo dell’incomparabile Niccolò Paganini, il dolce ‘Cantabile’  insieme a Patrizia Quarta al pianoforte: romantica romanza ricca di sentimento che per le sue note delicate e ‘cullanti’ invita appunto al canto ed anche alla danza. Emozioni allo stato puro invece, con l’aggiunta di brividi data la difficoltà del brano, con il Capriccio n. 5 dai 24 Capricci, sempre di  Paganini: l’ Agitato in la minore è una prova di tecnica impressionante e di straordinario controllo dello strumento; Zanon possiede entrambi unitamente ad una capacità interpretativa propria di pochi. Piccolo divertissement potremmo definire il pezzo ‘danzante’ di Fritz Kreisler che tradotto dal tedesco significa ‘bel rosmarino’.

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DIMITRI SHOSTAKOVICH, LEDI MAKBET MCENSKOVO UEZDA (LADY MACBETH OF MTSENSK) - ROYAL OPERA HOUSE COVENT GARDEN, LONDON 17 APRILE 2018

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Fa sempre piacere assistere ad una ripresa di una produzione nata sotto benigna stella.

E' il caso di questa Ledi Makbet Mcenskovo uezda di Dmitri Shostakovich che il duo Richard Jones\Antonio Pappano portarono per la prima volta sulle tavole del Covent Garden 14 anni fa con un successo clamoroso e che gli valsero il conferimento del prestigioso premio Laurence Olivier.

E quella produzione è ancora magnifica sotto tutti i punti di vista, a partire dalle scene di John Macfarlane che ci riportano in un lontano 1950 dove il lugubre passare dei giorni vuoti in una misera casa di una cittadina mineraria della provincia russa è rappresentato con una autenticità orribile, fatta di mobilio sudicio e vesti consunte.

Ed è in questo desolante vuoto che si svilupperà la storia di Katerina, prima di una trilogia che Shostakovich pensò negli anni 30 del ‘900 del secolo scorso sulla condizione della donna nella provincia russa, ma che abortì dopo il veto perentorio sulla sua musica e sulla sua persona calato da Stalin al termine di una sua presenza ad una rappresentazione dell'opera.

Ledi Makbet è il capolavoro drammatico di Shostakovich ed insieme la prova più lampante delle sue straordinarie attitudini teatrali e del suo impegno ideologico e sociale. Un'opera di un ben chiaro significato antiborghese, dove la musica realizza il contenuto drammatico con grande energia espressiva in una scrittura armonica articolatissima nella quale si alternano zone di semplice lirismo ad altre ruvidamente dissonanti portate fino all'atonalità.

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SIMON BOCCANEGRA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, MERCOLEDI’ 18 APRILE 2018

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E’ arrivata a Bologna parecchio sfoltita nell’allestimento la produzione del Simon Boccanegra in coproduzione col Teatro Massimo di Palermo datata quasi dieci anni addietro. Lo spettacolo di Giorgio Gallione si basa su di una atmosfera molto rarefatta e cupa che gioca molto sui contrasti chiaro scuro delle scene di Guido Fiorato e sulle luci che Daniele Naldi vuole altrettanto in contrasto, in continua alternanza tra il rosso caldo della passione ed il freddo blu che richiama il mare. Con Genova sullo sfondo a ricordare ove si svolge l’azione, complessivamente lo spettacolo è molto lineare e semplice nella sua eleganza, senza colpi di teatro o particolari dinamismi tra i personaggi. I contrasti politici ed i complotti che ne derivano sono materia sì succulenta che con gli interpeti giusti può certo bastare a rendere esplicita la drammaticità dell’opera. Forse gli elementi scenografici mancanti davano un maggior senso di raccoglimento e concretezza all’oggetto, mentre in questo caso l’azione scenica si è svolta principalmente su di una pedana un po’ spoglia con magnifici mosaici e pochi altri elementi architettonici. In questo modo gli interpreti hanno potuto esprimersi al loro meglio guidati soprattutto dalla musica e dalle proprie sensazioni. I costumi di foggia classica sono sempre opera di Fiorato.

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LEDI MAKBET MCENSKOVO UEZDA, DIMITRI SHOSTAKOVICH (UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK) - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, 15 APRILE 2018

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Torna sulle tavole di un teatro la acclamatissima produzione di Martin Kusej di "Ledi Makbet Mcenskovo uezda" di Dmitri Shostakovich che debuttò al Teatro dell'Opera di Amsterdam nel 2006. La scelta del Teatro Di San Carlo di Napoli di optare per questa produzione, molto realistica nella sua crudezza interpretativa, se inizialmente ha suscitato qualche perplessità nel compassato pubblico partenopeo, si é rivelata vincente sia dal punto di vista drammaturgico che di immagine.

Una regia quella di Kusej, qui ripresa per la prima italiana  da Herbert Stöger, che a distanza di 12 anni mantiene inalterata la propria freschezza narrativa a fronte di un libretto che non risparmia nulla in termini di precise indicazioni didascaliche.

E Kusej non si fa certo pregare nel calcare la mano sulle scene più crude di una storia fatta di violenza non solo fisica ma anche carnale e psicologica, aiutato in ciò dalle scarne ma funzionali scene di Martin Zehetgruber, dai costumi di Heide Kastler, e dal fondamentale disegno luci di Reinhard Traub qui ripreso da Marco Giusti.

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ORLANDO FURIOSO , VIVALDI - TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, VENERDI’ 13 ABRILE 2018

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Andata in scena quest’estate al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca esordisce anche a Venezia questa nuova produzione dell’Orlando Furioso di Vivaldi in partnership con la Fondazione Treatro La Fenice. Una edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli in collaborazione con l’Istituto Antonio Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, rivista per la parte drammaturgica dallo stesso regista Fabio Ceresa, che ne ha snellito alcuni punti per meglio rendere l’azione scenica, adattandola principalmente ai tempi teatrali dei giorni nostri.

In circa tre ore di spettacolo (intervallo compreso) il cinquecentesco personaggio dell’ Ariosto rivive ancora oggi nel libretto che Braccioli scrisse due secoli dopo per la celestiale musica di Antonio Vivaldi, grazie ad uno spettacolo fresco, colorato e scorrevolissimo, ove il regista ha cercato di inserire tutti gli elementi che divertivano tanto il pubblico del Settecento, quanto divertono quello attuale con leggerezza e spesso anche ilarità.

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R. WAGNER. DER FLIEGENDE HOLLÄNDER, ORCHESTRA E CORO DELL' ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA, DIRETTORE : MIKKO FRANCK - AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA, 30 MARZO 2018

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Straordinario appuntamento con l'opera lirica nell'ambito della stagione concertistica dell' Accademia Nazionale di Santa Cecilia con un titolo affrontato per la prima volta da questa meravigliosa compagine musicale.

Si tratta di "Der fliegende Holländer"  di Richard Wagner, qui rappresentato in versione da concerto e con un cast di primissimo ordine.

Per motivi sindacali si è scelto di non  rappresentare la versione in atto unico come previsto dal compositore, ma si è optato per un intervallo unico tra il primo e secondo atto, scelta opinabile soprattutto in una versione da concerto, ma tant'è ....

Al successo della serata ha certamente contribuito in misura determinante la precisione, l'autorevolezza e, insieme, lo slancio e la passione del Direttore ospite principale dei complessi di Santa Cecilia Mikko Franck: la cura nel controllo delle dinamiche orchestrali, la perfetta esattezza agogica, la gestione impeccabile dei rapporti tra orchestra e solisti hanno fatto sì che la musica di Wagner abbia potuto dimostrare intatto il suo fascino. Franck, per motivi di salute, (problemi alla schiena) non resta mai sul podio ma si aggira tra i leggii degli strumentisti intorno al podio dando spesso loro le spalle, cercando quasi un contatto fisico  con la musica e questo può aver contribuito in qualche misura a delle micro fratture tra le varie sezioni dell'orchestra che comunque non hanno inficiato una esecuzione memorabile.

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ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI, CONCERTO DEL 28 marzo 2018, DIRETTORE KAZUKI YAMADA - AUDITORIUM RAI TORINO

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Programma interamente dedicato ad un Mendelsshon straordinariamente popolare, quello proposto dalla Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino impegnata assieme al coro Maghini e diretti dalla bacchetta di Kazuki Yamada, nelle sinfonie n.1 e 2 .

Eseguita per l'ultima volta da questa orchestra nel 1958(!) La sinfonia n.1 di Mendelsshon si prefigura immediatamente per quello che è: un lavoro di transizione di un compositore poco più che quindicenne che guarda al periodo classico (Mozart e Haydn) cercando una propria maturità compositiva, con un occhio rivolto più che altro all' impeto focoso della scrittura di Weber e al suo romanticismo manierato.

Maturità che comunque è già sviluppata nella prodigiosa scrittura e nella fulgida strategia compositiva che lo portano ad una pienezza intellettiva già in anticipo sulla musica dell'ottocento.

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LE NOZZE DI FIGARO – W. A. MOZART – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SABATO 31 MARZO 2018

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Il regista Mario Martone creò per il teatro San Carlo di Napoli l’allestimento che oltre dieci anni fa debuttò nel capoluogo campano e che da allora ha viaggiato molto, approdando finalmente a Verona al Teatro Filarmonico. Sostanzialmente lo spettacolo rimane lo stesso, che abbiamo visto nell'attuale Circuito OperaLombardia circa tre anni fa, con il dovuto riadattamento agli spazi più contenuti rispetto al San Carlo, operato da  Raffaele Di Florio, sempre con scene di Sergio Tramonti ed i costumi di Ursula Patzak che per foggia ci riportano all’epoca originale.

Il regista volutamente scelse di operare su un unico ambiente che raffigurasse più o meno una grande sala ove può accadere tutto ciò che succede nell’opera. I grandi bracci che avvolgono l’orchestra aumentano le possibilità sceniche, ma talvolta rendono difficoltoso seguire il direttore per chi le occupa con rischi sulla tenuta del tempo. Dunque niente camera di Figaro, o della Contessa, e nemmeno il giardino dello scambio di persona, ma come dicemmo allora un unico luogo ove siano i protagonisti a catturare l’attenzione con la loro personalità, liberamente espressa senza forzature registiche. E lo spettacolo funziona ancora e piace, perché succede sempre qualcosa, nessuno è posto a caso tra gli elementi presenti, ognuno si muove mentre canta con scopo preciso e molte gag vengono poste in essere per tenere viva l’attenzione durante le tre ore di musica.

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A.SCHNITZLER, GIROTONDO KABARETT - FONDAZIONE TEATRO DUE PARMA, MARTEDI’ 27 MARZO 2018

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"La profondità di pensiero non ha mai chiarito nulla, la chiarezza di pensiero guarda più profondamente nel mondo". A.Schnitzler

Si entra immediatamente nel clima della Vienna decadente a cavallo tra fine 800 e inizio 900 del secolo scorso, appena si varca la soglia del Teatro Due di Parma, quando una graziosa signora vestita in abiti maschili e con una frusta in mano, ti accompagna al tavolo al quale ti verrà servita la cena durante lo spettacolo, chiedendoti se gradisci una maschera per non essere riconosciuto durante la visione della scabrosa performance.

Stiamo parlando di " Girotondo "(Reigen) pièce teatrale scritta da Schnitzel nel 1897 e qui riproposta nella visione drammaturgica di Walter Le Moli con la traduzione di Giuseppe Farese, scene di Tiziano Santi, costumi di Gianluca Falaschi e luci di Claudio Coloretti.

"Girotondo" è una Pièce teatrale scritta da uno Schnitzler in una Vienna che vedeva l'affermarsi delle teorie di Freud, delle opere di Richard Strauss composte sui libretti di Stefan Zweig (grande ammiratore di Schnitzel), l'affermarsi della "Sezessionstil" ma anche la nascita di caffè, locali notturni, varietà, sale da ballo con le loro "entreneuses" mercenarie dove la prostituzione continuava a restare il fondamento della vita erotica al di fuori del matrimonio, quasi un secondo lato oscuro su cui si ergeva la benpensante società borghese.

Anni in cui la sessualità non poteva essere estromessa dalla società, ma si cercava almeno che non fosse visibile nel mondo dorato, ben educato, ben ordinato del tempo. Una società che si mostrava sempre particolarmente crudele verso chi ne tradisce i segreti e rivela, per ipocrisia, chi commette un crimine contro natura. Come nella famiglia, come nella scuola, così anche nella sfera erotica i giovani si vedevano preclusi quelle libertà erotiche e quelle felicità cui la loro età li avrebbe destinati con naturalezza.

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ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, STAGIONE DI CONCERTI 2017\18, DIRETTORE FRANCESCO OMMASSINI - LUNEDI 26 MARZO 2018, TEATRO COMUNALE DI VICENZA

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Quinto concerto della stagione dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza con  la direzione e concertazione del Maestro Francesco Ommassini.

Fondata nel 1990, la OTO ha collaborato nella sua storia con artisti di caratura internazionale e di prestigio, trasformandosi nel 2014 in una sorta di bottega musicale all'interno della quale i 40 strumentisti selezionati tra i migliori neo diplomati dei Conservatori italiani, si perfezionano sotto la guida attenta e meticolosa di affermati musicisti.

Il livello di preparazione musicale raggiunto, permette alla OTO di affrontare con precisione e professionalità un repertorio impegnativo tra i più vasti che la collocano tra le compagini orchestrali più in vista del panorama musicale italiano recente.

Francesco Ommassini è stato chiamato a dirigere e preparare i musicisti della OTO in un programma che ha visto alcune delle pagine più famose del repertorio sinfonico come la sinfonia n. 5 di L.V.Beethoven e la sinfonia n.4 di R. Schumann, precedute dalla Ouverture dall'opera “Tancredi” di G.Rossini.

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CONCERTO DI VERONA LIRICA AL TEATRO FILARMONICO - DOMENICA 25 MARZO 2018

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Inaugura l'arrivo della primavera l'associazione Verona Lirica con la consueta formula che mixa le quattro voci del repertorio lirico con un ensemble musicale. Questa volta ospite il Quintetto a Fiati Silene composto da Alessio Preosti al flauto, Annabruna Atzeni al clarinetto, Federico Verzelletti all'oboe, Silvia Festa al corno e Teodora Mancabelli al Fagotto.

Un programma popolare con l’aggiunta di pezzi meno noti per il concerto accompagnato come sempre da Patrizia Quarta al pianoforte, ormai colonna portante ed indispensabile per i pomeriggi dell’Associazione. Ad interpretare le eroine o gli eroi del melodramma internazionale ci hanno pensato il soprano Rossella Ragatzu, il mezzosoprano Veronika Koval, il tenore Kristian Benedikt ed il baritono Christian Senn.

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LA GIOCONDA, PONCHIELLI – TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA, VENERDI’ 23 MARZO 2018

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Grazie alla collaborazione tra Fondazione Teatri di Piacenza, Modena e Reggio Emilia la Gioconda di Amilcare Ponchielli arriva per l’appunto a Modena in un allestimento curato da  Federico Bertolani per la regia, coadiuvato dalle scene di Andrea Belli ed i costumi di Valeria Donata Bettella. Con l’acqua come elemento portante a richiamare tanto la Laguna veneziana quanto la labilità delle relazioni in gioco nel dramma, abbiamo assistito ad uno spettacolo fluido, che ha conquistato carattere atto dopo atto, rendendo anche i personaggi man mano più dinamici sul palco. Un drappo recante l’effige del leone veneziano ci rammenta che siamo alla corte del Palazzo Ducale a Venezia, mentre solo chi sedeva in galleria o loggione ha potuto apprezzare gli effetti dell’acqua effettivamente presente in scena, e fortemente richiamata nei riflessi sulle pareti neutre grazie alle luci di Fiammetta Baldiserri. Visivamente d’effetto ma anche scenicamente efficacie la nave di Enzo, come fortemente essenziali ma pertinenti i pochi elementi che compongono gli altri due atti.

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DIALOGUES DES CARMELITES , POULENC – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, RECITA DI MERCOLEDI’ 14 MARZO 2018

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Il Comunale di Bologna porta in scena uno sfondo storico crudo e terribilmente realistico per l’opera capolavoro di Francis Puolenc che si vede rarissimamente in teatro, con nostro sommo dispiacere per attualità di contenuti e per come faccia riflettere sulla psiche di ognuno di noi. Lo spettacolo che arriva da Parigi e Bruxelles confezionato da Oliver Py (assistente Daniele Izzo) non conosce mezze misure e la vita connessa ai pensieri più profondi di una monaca che ha la sfortuna di nascere nell’età della Rivoluzione Francese, ci viene presentata con una immediatezza quasi sconcertante. Tutto ciò cui assistiamo è ricco di azione scenica ed ogni gesto ha un preciso significato, dall’incedere sempre più austero di Blanche all’ingenua fede nella vita di suor Constance, alla gravità in ogni sua movenza della Priora Mme de Croissy, e ad ogni piccolo gesto delle altre consorelle. La celebrazione delle festività, i riti conventuali, l’estremo attaccamento alla fede non servono a proteggere le sorelle dalla Rivoluzione che le circonda. Terribile l’agonia della Priora, il cui letto di morte è orizzontale rispetto alla platea per poterne cogliere ogni espressione dal volto ormai trasfigurato dalla folle sofferenza.

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MANON LESCAUT , GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, SECONDO CAST, MARTEDI’ 6 MARZO 2018

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Continuano le rappresentazioni di Manon Lescaut al Teatro Filarmonico di Verona.

La recita del 06.03.18 ha visto il cambio dei tre interpreti principali rispetto alla prima di cui  abbiamo recensito qui recensione 4 marzo.

Ad interpretare il ruolo del titolo troviamo Francesca Tiburzi.

Dotata di una solidissima preparazione musicale, la Tiburzi da prova di conoscere alla perfezione la parte musicale che affronta con una precisione e preparazione encomiabili, unita ad una presenza scenica non indifferente.

Purtroppo la voce è molto piccola e si perde spesso nell'impasto sonoro di una partitura, quale è quella di Manon Lescaut, fatta anche di sonorità generose e tumultuose. La Tiburzi rimane quindi schiacciata in una parte che non può sostenere senza scadere nell'urlo. Scompare nei concertati, al limite dell'udibile nei duetti con Des Grieux, dimostra di non aver raggiunto una maturità vocale tale per affrontare questo repertorio che richiederebbe una presenza vocale sicura, una interpretazione vocale di peso e una tenuta continua sino alla fine della rappresentazione.

E' un peccato perché la voce, se si dirigesse verso il repertorio mozartiano, alcuni titoli rossiniani o del Donizetti serio, potrebbe dare grosse soddisfazioni ed eviterebbe una repentina usura.

Il tenore coreano Sung Kyu Park è stato un Des Grieux generoso ad appassionato, forse un po'  troppo.

Il suo Des Grieux è fatto di un canto tutto spinto allo spasimo diaframmatico, non c'è una finezza interpretativa, non un abbandono lirico nemmeno nei momenti più intimi dell'opera.

Park tende a gonfiare ogni nota portandola al limite della rottura in acuto che risulta spesso sfibrato e sfuocato, quando non in affanno di fiato. Insomma un Turiddu travestito da Des Grieux.

Sfrontato e mascalzone quanto si deve è stato il Lescaut di Elia Fabbian, nella sua parte riesce a tessere le fila del proprio intrigo, del quale va fiero, con voce corretta ed interpretazione precisa.

Menzione speciale per il Geronte di Romano Dal Zovo, dalla voce scurissima e da una prestanza fisica che lo mette al riparo da qualsiasi interpretazione macchiettistica.

Anche in questa recita il gruppo dei comprimari (che non è cambiato rispetto alla prima) si attesta su di un buon livello generale con una punta di eccellenza nell' Edmondo di Andrea Giovannini.

A fine recita, applausi convinti per tutti da parte di un teatro pieno in ogni ordine di posti.

Pierluigi Guadagni

 

LA    PRODUZIONE

 

Direttore d’orchestra           Francesco Ivan Ciampa

Regia                                     Graham Vick

Regia ripresa da                   Marina Bianchi

Scene                                     Andrew Hays

Costumi                                 Kimm Kovac

Lighting designer                 Giuseppe Di Iorio

Movimenti mimici                 Ron Howell ripresi da Danilo Rubeca

Direttore

allestimenti scenici                Michele Olcese

Maestro del Coro                 Vito Lombardi

 

GLI      INTERPRETI

 

Manon Lescaut                     Francesca Tiburzi

Renato Des Grieux               Sung Kyu Park
Lescaut                                  Elia Fabbian
Geronte De Ravoir               Romano Dal Zovo

Edmondo                              Andrea Giovannini

Un Lampionario/

Maestro Di Ballo                  Bruno Lazzaretti

Un Musico                             Alessia Nadin

Un Oste/Sergente

 degli Arcieri                         Giovanni Bellavia

Comandante di Marina       Alessandro Busi

 

Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona

Allestimento della Fondazione Arena di Verona

in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice

(Cover Foto Ennevi)

 

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MANON LESCAUT , GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 4 MARZO 2018

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Torna al Filarmonico di Verona lo spettacolo di Manon Lescaut che Graham Vick ideò nel 2010 in collaborazione col Teatro La Fenice di Venezia. Si tratta di un allestimento molto particolare che si distacca completamente da ciò cui si è abituati a pensare quando si tratta della storia della bella e frivola Manon. Vick non pensa alle trine e merletti del Settecento, piuttosto al messaggio che la sua vita costernata di errori lascia ai posteri e confeziona una regia – monito con studenti ideali che assistono e partecipano allo stesso tempo a quanto accade in scena, con i personaggi principali che si materializzano da una lavagna di una ipotetica classe.

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TURANDOT, FERRUCCIO BUSONI / SUOR ANGELICA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, VENERDI’ 2 MARZO 2018

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Siamo giunti all’inaugurazione della stagione lirica al Teatro cagliaritano che anche quest’anno coraggiosamente decide di aprire con un appuntamento molto inusuale, un dittico composto dalla Turandot di Busoni e Suor Angelica di Puccini, con lo scopo di richiamare certo il pubblico di affezionati, ma anche gli amanti delle chicche poco eseguite. Per distinguersi dalla massa infatti è bene proporre, oltre a titoli che il pubblico ben conosce ed ama, anche qualche rarità che potrebbe richiamare appassionati da lontano. Ecco dunque in scena la fiaba di Busoni del 1917 insieme all' opera di Puccini che del resto fu rappresentata soltanto un anno dopo, e che comunque non vanta la stessa fama delle altre composizioni del lucchese.

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GAIA, A DYSTOPIAN VISION, DI HANNES KERSCHBAUMER – TEATRO STUDIO DI BOLZANO, SABATO 24 FEBBRAIO 2018 PER OPERA 20.21.

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Atmosfera completamente diversa dal lavoro visto a Trento è lo spettacolo intitolato Gaia di Hannes Kerschbaumer, altro vincitore del Fringe Festival - Opera 20.21. Il libretto nasce in collaborazione con Gina Mattiello (anche performer vocale) e Raoul Schrott, autore di Erste Erde, Epos e Die Wüste Lop Nor: Novelle .

Anche questo spettacolo si presenta in una veste molto grafica ed impressionistica, tendente cioè a creare in chi assiste una sorta di shock visivo che permetta di concentrare l’attenzione più sul visivo che su quanto ascoltato. Lo stesso Kerschbaumer, insieme a Federico Campana e Gina Mattiello, ci porta in una desolazione di frammenti immersi in una coltre di fumo opprimente, nel buio quasi totale, con pochissimi elementi opera di  Natascha Maraval, a testimonianza di un mondo straziato dall’ennesima catastrofe. Su tutto brilla la eccellente performance vocale di Gina Mattiello, che per circa un’ora di spettacolo è impegnata in un monologo, alternato a voce registrata di Eleonora Burcher, totalmente in tedesco. Dispiace che solo in pochi momenti didascalici sia stata fornita una traduzione in sovratitoli italiani per chi non conosce la lingua tedesca, poiché molto si è perso del senso di smarrimento della protagonista in scena. Siamo infatti in una Terra desolata e post catastrofica, con conseguente estinzione degli esseri viventi, i cui unici esemplari rimasti sono completamente carbonizzati. La protagonista è un’astronauta sopravvissuta allo schianto della sua navicella, che si trascina tra questi corpi deformi e residui di un pianeta irriconoscibile, come fosse capitata a Fukushima o Nagasaki tra macerie e corpi dilaniati.  

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CURON/GRAUN – OPERA 2021 - TEATRO SOCIALE DI TRENTO, VENERDI’ 23 FEBBRAIO 2018

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La Fondazione Haydn di Bolzano e Trento si avvia verso la fase conclusiva della stagione Opera 20.21 con due progetti teatrali consecutivi vincitori del recente Fringe Festival Opera 20.21, ospitati da Bolzano per due serate e da Trento in un unico appuntamento.

L’evento realizzato al Teatro Sociale di Trento in prima assoluta nasce da una idea dell’ OHT, Office for a Human Theatre, che da circa una decina d’anni si occupa di realizzare progetti teatrali innovativi e all’avanguardia. Curon/Graun può definirsi una ‘esperienza’ collettiva più che uno spettacolo teatrale, in quanto abbiamo assistito ad una sorta di narrazione drammatica e documentata di eventi realmente accaduti, accompagnati dalla magnifica esecuzione musicale dell’orchestra Haydn.

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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI - TEATRO PETRUZZELLI – BARI – STAGIONE 2018

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Lo spettacolo è curato da Joseph Franconi Lee che gestisce gli spazi del palcoscenico con intelligenza e creando, in ogni scena, le giuste dinamiche tra i personaggi e la giusta “alchimia” nei movimenti.

Le scene di Tito Varisco sono bellissime, dipinte sui toni del bianco avorio, del celeste e del blu, lasciano sprazzi di luce e di ombre che ben si amalgamano nello svolgimento dell’opera.

I costumi, tradizionali, di Pasquale Grossi sono belli e adatti sia all’ambientazione che alle necessità registiche.

Dal punto di vista musicale le cose sono andate in modo impeccabile nella maggior parte dei casi.

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FONDAZIONE ARENA DI VERONA, STAGIONE SINFONICA 2018 - PRIMO ONCERTO, TEATRO FILARMONICO DI VERONA 10 FEBBRAIO 2018

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Inaugurata la stagione sinfonica 2018 della Fondazione Arena di Verona con un concerto dal programma eclettico e coinvolgente, che ha visto Mario Brunello nella duplice veste di concertatore direttore d'orchestra e solista al violoncello e al violoncello piccolo.

Programma eclettico dicevamo, poiché si è spaziato dal barocco di Bach trascritto per grande orchestra da Stokowski al contemporaneo con lo sperimentalismo “partecipato” di Kourliandski, passando attraverso il cromatismo sinfonico e multiforme di Saints Saens.

Ed è quindi con la “toccata e fuga in re minore BWV565” nella trascrizione per orchestra sinfonica di Lopold Stokovski, che si è aperto il concerto.

Stokovski, che fu organista per più di dieci anni in varie chiese prestigiose del Regno Unito,  unisce ad una capillare conoscenza dello spartito bachiano, una certa magniloquenza retorica che rende la sua orchestrazione spesso eccessivamente pesante.

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