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RINALDO, GEORG FRIEDRICH HÄNDEL, TEATRO GRANDE DI BRESCIA, DOMENICA 2 DICEMBRE 2018

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Se i nostri compositori sono spesso stati affascinati dalla letteratura anglosassone, nel caso del Rinaldo fu il compositore naturalizzato inglese Händel a prendere liberamente in prestito dalla Gerusalemme liberata del nostro Tasso le vicende per il suo Rinaldo, modificate in alcuni punti nel libretto di Hill/Rossi. Questo capolavoro di sfarzo musicale e ricchezza barocca è andato in scena per la prima volta in questo fine settimana al Grande di Brescia con una ottima presenza di pubblico. Ma in una epoca all’avanguardia come la nostra, ove in teatro si sperimenta di tutto e di più, del suddetto sfarzo barocco non ce ne è stato neanche l’ombra nello spettacolo concepito da Jacopo Spirei che ha preso vita grazie alle scene di Mauro Tinti. Altro che Crociate, grandi condottieri, eserciti e sanguinose battaglie; Spirei ci porta direttamente ai giorni nostri in un viaggio onirico del protagonista che viene visto come un insignificante impiegatuccio timoroso del proprio capo, che perde la testa per la dolce Almirena entrata a colloquio in ufficio. Le grandi battaglie sono qui litigi fra le mura dell’ufficio da cui parte la scena, e ciò che avviene a seguire è tutto frutto della mente del povero Rinaldo. Dall’ufficio si passa ad una specie di night club, ‘The spider’, dalle forti luci fucsia, di proprietà di una succinta e spregiudicata Armida, una odierna Aracne nella visione di Rinaldo, con tanto di ragno gigante che imperversa al centro della scena. Delicato invece il sogno/giardino circolare in cui si svolgono i momenti lirici tra Rinaldo e la dolce Almirena. Il sogno termina di nuovo in ufficio dove dopo l’ultimo litigio feroce regna finalmente la pace tra i protagonisti/colleghi. Giustamente modernissimi i costumi di Silvia Aymonino. Fondamentali le luci di Marco Alba, soprattutto nell’alcova di Armida, dai toni accesi ed abbaglianti.

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G. PUCCINI, LA BOHEME - NEW STAGE OF STATE ACADEMICAL BOLSHOI THEATRE, 30 NOVEMBRE 2018

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La  Bohème di Giacomo Puccini, torna nell'acclamato allestimento di Jean Romain Vesperini che debuttò lo scorso luglio sulle tavole del nuovo teatro Bolshoi (un secondo teatro più piccolo giusto di lato alla sala storica che permette l'alternanza opera\balletto in una programmazione pressoché giornaliera)con un cast di voci affiatato e preparatissimo, come da tradizione in questo glorioso teatro.

Un cast coeso e amalgamato alla perfezione per un'opera sì di repertorio, ma che nasconde insidie musicali e sceniche ad ogni battuta e che quindi esige cantanti dotati di schietta musicalità ed una preparazione perfetta anche dal punto di vista scenico.

E Jean-Romain Vesperini, giovane regista di questa produzione ma che vanta un curriculum impressionante per esperienza, ha pensato ad un allestimento tradizionale nel senso più felice del termine, dove mestiere e innovazione si fondono in un amalgama preciso e dinamico.

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GAETANO DONIZETTI, IL CASTELLO DI KENILWORTH – TEATRO SOCIALE DI BERGAMO PER IL FESTIVAL DONIZETTI, VENERDI’ 30 NOVEMBRE 2018

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Continua con successo il Festival Donizetti di Bergamo con questa edizione de Il castello di Kenilworth che vanta una revisione dello spartito autografo napoletano a cura di Giovanni Schiavotti. Tra le opere dedicate alla imponente figura di Elisabetta I d’Inghilterra forse non possiede la pregnanza storica di un Devereux o della Stuarda, trattando principalmente dell’intreccio amoroso tra la sovrana ed il suo favorito, la segreta moglie di costui ed il perfido Warney, e semplificando così sia il più crudo romanzo di Walter Scott, che la vera storia d’Inghilterra. Musicalmente però ascoltiamo magnifici duetti ed intense arie intrecciate da un racconto musicale denso e carico di tensione crescente che segue e sostiene, scavalcando forse, gli eventi stessi. Le due voci femminili di Elisabetta ed Amelia a confronto, più incisiva l’una e più ‘docile’ l’altra, i due tenori parimenti in contrasto tra il più acuto e sinuoso Leicester ed il più ‘aggressivo’ Warney, sono elementi succulenti per un melange musicale ghiotto che fa ben presagire la fortuna dei componimenti a venire. A sostegno di uno studio filologico alla base di questa edizione abbiamo avuto anche il piacere di riascoltare la glassarmonica in orchestra, cosa ormai più unica che rara per le opere che ne prescrivevano l’utilizzo.

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ENRICO DI BORGOGNA, GAETANO DONIZETTI – DOMENICA 25 NOVEMBRE 2018, TEATRO SOCIALE DI BERGAMO PER IL FESTIVAL DONIZETTI

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Con entusiasmo la regista  Silvia Paoli ha accolto la sfida di mettere in scena la prima opera che il giovane Donizetti vide portata in scena e che come possiamo intuire ben presto scomparve dai calendari dei teatri lirici, sovrastata dal successo dei lavori successivi. Come fossimo alla prima rappresentazione del 1818 a Venezia la Paoli immagina di riportare la narrazione a quel giorno lontano in cui molto accadeva anche al di fuori dei muri teatrali, mostrando ciò che accade dietro le quinte di una produzione artistica, ma inserendo anche alcuni elementi della cronaca politica di allora. Un piccolo palcoscenico ideato da Andrea Belli si trova infatti al centro del palco vero, che roteando ci mostra di volta in volta anche ciò che accade dietro di esso. E la vicenda parte proprio dalle prove, con un sudatissimo Donizetti in ansia per questo debutto, e gli artisti che provano le rispettive parti, con tanto di prima donna capricciosa come ogni diva ama mostrarsi. Pare che la rappresentazione del 1818 ebbe diversi problemini dovuti al cast, che addirittura vide sostituita la prima donna Adelina Catalani per problemi di salute occorsi durante la rappresentazione. Qui viene quindi catapultata in scena la giovane sarta della compagnia per scongiurare il disastro e finalmente lo spettacolo può procedere. La storia è presto intesa: famiglie reali ed usurpatori, amori contrastati e matrimoni forzati, classiche agnizioni con conseguenti ascese sociali ed un bel lieto fine per fare contenti tutti. Interessante come la regista abbia chiesto di accentuare le mossette e le espressioni degli interpreti per richiamare un certo tipo di far spettacolo prescritto nell’Ottocento, il che porta anche a sorridere parecchio in certe situazioni. Inoltre gradevolissimi sono i disegni e gli abbellimenti del finto teatrino che creano una ambientazione sì delicata da accogliere tutto ciò che accade con leggerezza. I costumi inerenti l’epoca di Valeria Donata Bettella completano il quadretto d’insieme e la compagnia, oggi come allora, intrattiene con i suoi racconti il pubblico per circa tre ore di spettacolo che scorrono via piacevolmente.

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MACBETH, GIUSEPPE VERDI, INAUGURAZIONE STAGIONE 2018/19 DEL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA

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Partenza della stagione lirica 2018/19 per la Fenice di Venezia con la produzione di Macbeth targata Damiano Michieletto e la sua squadra d’assi Paolo Fantin e Carla Teti (scene e costumi). Il regista veneziano non vuole certo allinearsi a quanto visto e stravisto finora e così affronta questo capolavoro della letteratura inglese e della musica italiana ideando uno spettacolo carichissimo di significati ed in cui l’azione scenica è fluida, continua e mai lasciata al caso. C’è tantissimo in questo Macbeth, che andrebbe visto anche più di una volta per coglierne veramente tutti gli aspetti, ma già ad una prima visione si capisce quanto profondamente il regista ne sia rimasto colpito ed affascinato. Michieletto parte dall’assunto Shakespeariano per cui il male possa insinuarsi progressivamente nell’anima di un uomo fino a dominarla senza scampo. Seguendo fedelmente la vicenda originale assistiamo infatti a come la smania di potere si impossessi della coppia protagonista che compie in nome della corona una serie di delitti efferati, spinta dal vortice creato da essa stessa. Gli interpreti devono così esternare finanche il più piccolo moto interiore dando ad ogni gesto o movenza un significato preciso.  Qui il ‘villain’ della celebre tragedia ha ancora un barlume di umanità nel ricordo di una figlia scomparsa prematuramente, che lo accompagna suo malgrado verso la distruzione. E la vede continuamente, ascolta i suoi messaggi subliminari, sfrutta la presenza delle streghe per compiere un viaggio onirico ed allucinato verso il mondo dei morti che alla fine comunque lo chiama a sé, forse per ritrovare quella figlia, immagine di purezza ed innocenza, senza la quale era crollata ogni certezza.  L’impianto scenico è funzionale a questo viaggio nella mente, con una ambientazione asettica ove tra il bianco ed il nero dominanti le luci di Fabio Barettin sono fondamentali per creare pathos ed in alcuni casi sorpresa. Protagonista è soprattutto il bianco, in opposizione al solito rosso, che invade il dramma con una serie di elementi. Bianchi sono i teli in nylon che avvolgono i protagonisti e sigillano i morti, biancastre sono le streghe/anime dei defunti che circondano i protagonisti, bianco è il sangue denso, appiccicoso che ricopre gli assassini e nel finale scende dall’alto sulle teste di chi resta.  

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CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE VERONA LIRICA DEL 18 NOVEMBRE 2018 – TEATRO FILARMONICO DI VERONA

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Un concerto che vuole rendere omaggio alla bellezza del canto niente affatto scontato è stato il secondo della stagione 2018/19 dell' Associazione Verona Lirica.   

Avendo a disposizione il soprano Valentina Boi, il mezzosoprano Annunziata Vestri, il tenore Diego Cavazzin, il basso Giacomo Prestia ed il baritono Simone Piazzola si è potuto spaziare tra arie e duetti meno ‘praticati’ nei concerti con qualche concessione alla routine per gli spiriti più tradizionalisti. Tutti pezzi tratti da opere di Verdi per i cinque protagonisti, con l’aggiunta della Turandot pucciniana e la Gioconda di Ponchielli.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, VENERDI’ 16 NOVEMBRE 2018

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Affrontare l’ultimo capolavoro verdiano per un regista significa spesso porsi diverse domande su come concepire uno spettacolo divertente ma allo stesso tempo ricco di tutta la sapienza che il Maestro insieme a Boito aveva inserito in ogni singola scena di questa opera geniale, pungente, brillante ed amara allo stesso tempo.  Roberto Catalano taglia la testa al toro e punta tutto sul brio, l’allegria e perché no la follia che ogni interprete può e deve mostrare nell’affrontare i mastodontici personaggi di derivazione shakespeariana.  Ma lo fa all’interno di una cornice nostalgica, perché non dimentica che il protagonista è un uomo avanti negli anni e lo immagina addirittura nel suo letto, come alla fine di una lunga e piena vita cui manca un’ultima avventura. Il treno giocattolo che gira intorno alla sua stanza sembra indicare una spensieratezza che corre via ma può essere ancora afferrata, se la si prende in corsa. Ed il vecchio ci prova, con convinzione, in una ambientazione moderna ma non troppo, opera di Emanuele Sinsi, sognando le allegre comari che alloggiano in quel che appare un comodo resort con solarium e campo da tennis annessi, tra uomini frizzanti e vivaci che rendono l’atmosfera più eccitante.  Ilaria Ariemme firma i costumi adeguati agli ambienti.

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LA FILLE DU REGIMENT – GAETANO DONIZETTI, TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, VENERDI' 9 NOVEMBRE 2018

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Torna al Comunale di Bologna la fortunata produzione de La fille du régiment di Donizetti che nel 2004 recava la firma del regista  Emilio Sagi. Ripreso praticamente in toto da Valentina Brunetti, il gradevolissimo spettacolo segue con eleganza e tanto brio le vicende prescritte, divertendo ed emozionando il pubblico grazie alla bravura del cast chiamato ad una recitazione attiva e coerente ai diversi personaggi. La regola è mai strafare pur caratterizzando con il proprio stile il ruolo, che senza una solida base vocale risulterebbe ridicolo.   L’ambiente che Julio Galan concepì a suo tempo fa da sfondo alla vicenda perfettamente in linea col libretto, con stanze ed arredi pertinenti alla narrazione, così come pure i costumi ripresi da Stefania Scaraggi sono di stampo tradizionale ed in linea col contesto.

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NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO VERDI DI PADOVA, VENERDI’ 26 OTTOBRE 2018

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All’insegna del regista Filippo Tonon che cura interamente l’aspetto registico e visivo dello spettacolo, torna il Nabucco di Verdi come primo dei due appuntamenti operistici previsti a Padova entro la fine dell’anno solare. L’opera cara agli italiani patriottici è sempre un ostacolo  non facile da sormontare per i registi che vogliano darne una rappresentazione degna; così si alternano allestimenti visionari senza capo né coda a spettacoli rigorosamente classici o tristemente noiosi che presto vanno a riempire di polvere i depositi dei teatri. Dunque Tonon sceglie una pregevole via di mezzo lasciandosi trasportare dall’istinto e dal suo gusto personale, senza strafare né risultare esageratamente minimal.  E’ infatti un Nabucco elegante e lineare quello ideato dal regista con qualche piccolo effetto scenico ad arricchire ciò che si offre alla vista. Vi è il richiamo al passato ed agli antichi ambienti di una Babilonia sognata dai profeti del passato, con tanto oro, bronzo e colori caldi. Tra geometrie squadrate che richiamano alle forme di un tempio o di un grande palazzo con i suoi portoni di accesso, entrano ed escono i personaggi immersi da un fumo denso ed avvolti da ricchi e particolareggiati costumi, non tutti ad un primo sguardo propriamente tipici dei luoghi narrati. Le luci rileggono ed esaltano i colori della scena, sottolineando i dettagli dei volti e i mutamenti di espressione di chi è in scena.

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IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA 2018, ORCHESTRA DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA, MIKKO FRANCK DIRETTORE, SOL GABETTA VIOLONCELLO - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 22 OTTOBRE 2018

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Chiusura degna delle più grandi occasioni per il settembre dell’Accademia 2018, con un concerto straordinario che ha visto l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia diretta dal suo direttore principale ospite Mikko Franck, e la partecipazione della violoncellista Sol Gabetta.

L'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella sua storia ha sempre goduto di quel riconoscimento internazionale che la pone tra le migliori orchestre del mondo, soprattutto da quando Antonio Pappano nel 2005 ne è diventato il direttore musicale, portandola ad un livello tale di personalità e di suono riconoscibilissimo al primo istante.

Una orchestra sbalorditiva per precisione, intonazione e compattezza che fa della coesione comune dell'intero corpo sonoro il suo punto di forza, all'interno della quale risaltano degli archi dal suono meravigliosamente vellutato e dei fiati che si amalgamano in maniera brillante all'intera compagine orchestrale, soprattutto gli ottoni straordinari per intonazione e coesione dinamica.

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SEMIRAMIDE, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 19 OTTOBRE 2018

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Per celebrare in modo degno ed esclusivo la fine dell’anno rossiniano la Fondazione Teatro La Fenice propone una messa in scena che celebra tanto il Maestro pesarese quanto la stessa città di Venezia, con una nuova produzione della Semiramide che debuttò proprio nel capoluogo veneto e la cui partitura autografa recentemente restaurata è conservata negli archivi del teatro, ora esposta per la gioia del pubblico e degli archivisti d’élite nella splendida sala Ammaniti  all’interno della Fenice.

La giovane Cecilia Ligorio concepisce il personaggio di Semiramide come una donna dai mille volti e pertanto circondata quasi sempre da numerose figure femminili che come sdoppiandosi ne rappresentano la molteplicità. Una regina che è moglie, madre, amante ed assassina non poteva avere dunque una facile collocazione psicologica ma neppure temporale. La sue molte sfaccettature sono quelle di personaggi vissuti nella leggenda, nella storia passata e certo anche oggi nella vita di molte figure femminili. Pertanto le sue vicende sono state fatte rivivere in un ambiente artefatto creato da Nicolas Bovey, ben lungi dalla Babilonia degli antichi fasti e sicuramente più gestibile, ma comunque richiamata da ori, tendaggi e fiori decorativi che avvolgono e quasi coccolano i personaggi, che pur nella loro forza ci appaiono più evanescenti che reali. Forse questa linearità nell’allestimento a lungo andare può diventare monotona, soprattutto se si considera che gli interpreti sono spesso immobili e forse troppo concentrati principalmente sulla parte vocale. Nel secondo atto l’ambientazione si fa ancora più essenziale fino a diventare un luogo buio e vuoto ove conta solo chi è in scena, in perfetta fusione tra il ‘qui e ora’ e l’eterno. Marco Piemontese firma i costumi elegantemente rifiniti che si conformano perfettamente all’idea di grazia e lusso che circonda il palcoscenico.

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LE TROUVÈRE, GIUSEPPE VERDI - TEATRO FARNESE DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , DOMENICA 14 OTTOBRE 2018

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Edizione critica a cura di David Lawton eseguita in prima assoluta.

Nel catalogo Verdiano, le Trouvère si colloca come un ibrido a metà strada tra il rifacimento di un precedente lavoro e una semplice traduzione in francese di un’opera in Italiano già eseguita.

Successivamente al successo della “Les Vêpres siciliennes”, fu infatti proposto al Maestro una revisione in francese del Trovatore, da parte del direttore dell’ Opéra François Crosnier, dietro ad un lauto compenso di 10000 franchi e chiamando a rielaborare le modifiche ritmiche e a tradurre in parte lo sgangherato libretto del Cammarano, Emilien Pacini.  A differenza di altre opere rifatte e ripensate completamente per il teatro parigino, Le Trouvère è una mera traduzione e revisione del Trovatore italiano con piccole aggiunte e tagli all’impianto originario, oltre alla creazione ex novo dell’obbligatorio balletto al terzo atto.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA PER IL VICENZA OPERA FESTIVAL

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Il Teatro Olimpico di Vicenza ha ospitato per la prima volta grazie alla storica Società del Quartetto un evento davvero interessante e di stampo internazionale che ha avuto infatti una piena e felice risposta di pubblico. La prima edizione del Vicenza opera festival ha inaugurato una serie di manifestazioni annuali dedicate alla lirica, frutto della volontà del Maestro Iván Fischer, direttore artistico, che ha portato nella nostra città un nutrito dispiegamento di forze tra musicisti ed interpreti che hanno reso possibile questa produzione anche grazie al contributo del Circolo degli amici del Vicenza opera festival, ossia un folto gruppo di appassionati e simpatizzanti melomani, circa una ottantina di persone,  che da diverse parti del mondo, anche le più remote, hanno sostenuto questo appuntamento. Una tre giorni dedicata alla lirica con due recite di Falstaff ed un gala - concerto lirico sinfonico con gli stessi interpreti dell’opera.

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ATTILA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , SABATO 13 OTTOBRE 2018

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In quest’opera di storia e popoli in guerra il regista  Andrea De Rosa vede solo sconfitti e ombre di fasti remoti. Nessuno può considerarsi veramente vincitore perché alla fine chi vince è ormai in declino e chi sembrava il più forte viene tradito. Così nel curare anche le scene De Rosa ci cala in un paesaggio quasi lunare che sembra più una visione che un luogo reale. Pasquale Mari con le sue luci contribuisce molto all’idea visionaria della regia, mentre adatti al contorno sono i costumi di Alessandro Lai. I protagonisti si muovono in questo ambiente sgretolato ed in polvere cantando principalmente in proscenio e rivolti al pubblico, con il coro quasi sempre in schiera. Tra simboli del potere ed immagini evanescenti si compiono le azioni previste e lo spettacolo scorre via senza intoppi e rispettando il più possibile il libretto.

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MACBETH PER IL FESTIVAL VERDI DI PARMA – TEATRO REGIO DI PARMA, VENERDI’ 5 OTTOBRE 2018

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E’ un Macbeth nebuloso, cupissimo, angosciante e prevalentemente onirico quello che Daniele Abbado porta in scena al Festival Verdi 2018. Non c’è molto da vedere ma tutto da ascoltare e ‘sentire’ nello stomaco, poiché le sensazioni vissute in scena con ardore dai protagonisti arrivano dritte al pubblico, letteralmente invaso dalle umide scie nebbiose e cangianti che avvolgono di mistero gli eventi, grazie ai riflessi di luci oscure, e sono di fatto gli unici elementi a popolare il palco. Proprio le luci di Angelo Linzalata costituiscono le fondamenta di una scena scarna che si affida quasi totalmente agli effetti di chiaro scuro per sottolineare le azioni.

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27 ottobre: Steinberg inaugura la Stagione de I Concerti al Regio di Torino

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Teatro Regio Torino (positivo col) RGB

I CONCERTI 2018-2019

Pinchas Steinberg inaugura la Stagione de I Concerti

In programma pagine di Brahms e Dvořák con l’Orchestra e il Coro del Regio

 

Teatro Regio, sabato 27 ottobre 2018 ore 20.30

 

Pinchas Steinberg inaugura la Stagione de I Concertisabato 27 ottobre, alle 20.30, sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio. In programma: Karneval, Ouverture da concerto op. 92 di Antonín Dvořák e due grandi pagine di Johannes Brahms: le Variazioni in sib maggiore per orchestra op. 56a su un tema di Franz Joseph Haydn dal Chorale S. Antonii della Feldparthie n. 6, Hob:II:46 e Ein deutsches Requiem, con la presenza di Karina Flores, soprano, e Tommi Hakala, baritono.

Il baritono Tommi Hakala interpreterà i due numeri solistici presenti nella partitura: il n. 3 “Herr, lehre doch mich” e il n. 6 “Denn wir haben hie”. Il soprano Karina Flores è impegnata nel quinto movimento della partitura, una grande aria per soprano e coro in forma tripartita, dall’espressione estatica, accompagnata da morbidi arabeschi, che ricorda le arie delle Passioni di Bach. Il coro, impegnato in tutti e sette i numeri della partitura, è magistralmente istruito da Andrea Secchi.

Gli abbonamenti a 12 concerti sono già in vendita in biglietteria. I prezzi: Primo settore € 265; Secondo settore € 255; Terzo settore € 240Per gli Under 30, over 65, abbonati alla Stagione d’Opera e di Balletto 2018-2019 e a I Concerti 2017-2018: Primo settore € 145; Secondo settore € 135; Terzo settore € 120. I biglietti per tutti i concerti saranno disponibili da martedì 9 ottobre. Interi: Primo settore € 29; Secondo settore € 25; Terzo settore € 22. Ridotti: € 252320 (riservati agli over 65 e agli abbonati alla Stagione d’Opera e di Balletto 2018-2019). Per gli under16 l’ingresso ègratuito accompagnati da uno o due adulti, per i quali è previsto un biglietto a 20 €, i posti riservati a questa iniziativa sono limitati. Per gli under 18 e per i giovani che rientrano nella 18app, i biglietti, per qualsiasi settore, costano solo € 10. Un vero e proprio invito al concerto riservato ai più giovani.

Biglietti in vendita alla Biglietteria del Teatro Regio (aperta da martedì a venerdì ore 10.30-18, sabato 10.30-16 - Tel. 011.8815.241/242), pressoInfopiemonte-Torinocultura (via Garibaldi n. 2), on line su www.vivaticket.it e telefonicamente con carta di credito al n. 011.8815.270 (da lunedì a venerdì ore 9-12) o al Call center Vivaticket - Tel. 892.234.

Ulteriori informazioni su www.teatroregio.torino.it e su 

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LA MAHLER CHAMBER ORCHESTRA AL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA – DOMENICA 30 SETTEMBRE 2018, TEATRO FILARMONICO DI VERONA

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Si avvia alle fasi conclusive il Settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona che domenica ha ospitato forse il più sofisticato concerto del festival, con la Mahler Chamber Orchestra in un programma variegato e particolarmente ricercato. Questa prestigiosissima orchestra risale al 1997 per volere del compianto Claudio Abbado, vanta presenze provenienti da tutto il mondo e può definirsi di fatto una compagine itinerante, tanta è la frequenza con cui si sposta e per quanti paesi ha ormai visitato per i suoi concerti. Colpisce la determinazione dei singoli elementi e la precisione del suono che nasce da gesti precisi, secchi se vogliamo, armonici fra gli elementi. Concertatore è il primo violino Matthew Truscott che con piccoli cenni dalla sua postazione dona l’impulso perfetto affinchè l’esecuzione abbia inizio.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, VENERDI’ 28 SETTEMBRE 2018

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Con Tosca di Puccini ci si assicura quasi sempre un bel successo di pubblico quando la si mette in scena ed il Teatro Grande di Brescia fa centro con uno spettacolo elegante di concezione, un cast omogeneo ed un tutto esaurito come nelle occasioni particolari, registrando così una serata complessivamente ben riuscita. Riparte dunque la lirica a Brescia, con il ritorno dopo sei anni di uno dei titoli più amati del compositore lucchese, nella visione drammaticamente lucida del regista Andrea Cigni che disegna una Roma realistica, quasi enigmatica ed ambrata, pienamente vissuta dai protagonisti che si insinuano con decisione e consapevolezza negli spazi progettati da Dario Gessati, le cui angolature consentono visuali, se non innovative, di sicuro impatto, con prospettive studiate al servizio dell’azione in essere. Come se gli stessi elementi scenici soffocassero chi li abita, un sottile senso di oppressione serpeggia nell’aria e le luci di Fiammetta Baldiserri sottolineano una certa oscurità insita tanto nella vicenda narrata quanto negli animi degli stessi interpreti, che di conseguenza enfatizzano le sfaccettature dei propri caratteri.

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IL BARBIERE DI SIVIGLIA, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE, RECITA DEL 27.09.2018

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In un teatro strapieno principalmente di turisti in cerca di selfies e un occasione per sfoggiare le loro mise da sera, si è svolta la ottava replica di quindici (15!!) di quel Barbiere di Siviglia di Rossini, messo in scena da Bepi Morasssi per la prima volta ben 16 anni fa.

Titolo blockbuster e moneymaker del teatro La Fenice, il Barbiere di Siviglia di Rossini si dimostra, anche a distanza di quasi un ventennio, capace di richiamare schiere di spettatori in cerca di una serata di buona musica senza grosse pretese in uno dei teatri più belli ed affascinanti del mondo. Ben lo ha capito Bepi Morassi che ha pensato ad un allestimento tradizionale e funzionale nel senso più sincero ed ergonomico del termine, dove tutto lavora alla perfezione come una oliata macchina da guerra, per la soddisfazione di un pubblico particolarmente affezionato ad allestimenti sinceri e di poche pretese intellettuali.

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IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA 2018: PHILHARMONIA ORCHESTRA DI LONDRA, ESA-PEKKA SALONEN DIRETTORE - TEATRO FILARMONICO DI VERONA 22.09.18

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E' il tardo romanticismo a fare da padrone nel programma presentato dalla Philarmonia Orchestra di Londra nel concerto diretto da Esa-Pekka Salonen per il Settembre dell'Accademia al Teatro Filarmonico.

Schoenberg e Bruckner, due facce di una medaglia appuntata malamente sul petto di una vecchia Signora che si avvia ad una conclusione ingloriosa, quella Finis Austriae divisa musicalmente tra le operette degli Strauss e gli struggenti lieder di Wolf.

Werklaerte nacht” opera giovanile di uno Schoenberg non ancora completamente espressionista (la prima partitura radicalmente innovativa arriverà sette anni dopo con quella Kammersymphonie nata sotto il segno inconfondibile di rottura con la tradizione) è un poema sinfonico composto con la singolare destinazione, anziché per grande orchestra come nel modello straussiano, per pochi strumenti ad arco. In partitura sono segnati i progressivi riferimenti alla poesia di Dehmel dalla quale prende ispirazione, fino alla conclusione “trasfigurata” che risente in modo decisivo del linguaggio armonico wagneriano per la continua tensione delle frasi e per il continuo ed incessante cromatismo annacquato in un sviluppo tematico stupefacente.

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