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DUE DOMANDE A LEONORA ARMELLINI IN OCCASIONE DEL CICLO DI CONCERTI CON LA FORM

Abbiamo incontrato qualche mese fa la giovane pianista Leonora Armellini per approfondire la sua conoscenza e complimentarci con lei della sua carriera davvero in grande ascesa in teatri sempre più prestigiosi. La ritroviamo con piacere in occasione della tournée che sta effettuando con la FORM, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, dedicata ai concerti di Beethoven, che proseguirà a dicembre, per parlare proprio del grande compositore con lei e dei progetti nel prossimo futuro.
 
 

 
Sei emozionata per questa avventura con la FORM? Come è nato il progetto?
Assolutamente sì, sono molto emozionata! È un progetto per me enorme, si tratta dei tre concerti di Beethoven che ho studiato appositamente. Sono stata contattata dalla direzione artistica del festival e mi è stato proposto di partecipare a quest'integrale, suonando il secondo, il terzo e il quarto concerto di Beethoven. Io avevo suonato solo il primo ma avrei sempre voluto affrontarne altri: è musica che amo tantissimo. Come sempre, per iniziare un percorso così ampio serve una "spinta", quindi ho accettato con piacere!
Parliamo di questi meravigliosi concerti di Beethoven: come ti approcci ad un mostro sacro come il compositore di Bonn?
Ho sempre provato un timore reverenziale nei suoi confronti, è musica di enorme spessore anche intellettuale e ho sempre avuto paura di non riuscire a lavorarla in profondità. Grazie a questa proposta ho avuto modo di capire che invece la sento molto nelle mie corde e, anche se certamente c'è sempre molto da lavorare, sento una grande affinità con la sua musica.
Mi sono approcciata ai concerti con un'attitudine diversa per ognuno, il secondo per esempio con un carattere molto divertito, quasi infantile, brillante; il quarto invece più sereno, filosofico e meno dimostrativo, ho passato molto tempo a fare ricerca sul suono. Il terzo sta ancora crescendo, lo suono il mese prossimo e non vedo l'ora di fare lo stesso lavoro.
Stai lavorando con altre colleghe giovani, Gloria Campaner e Costanza Principe, hai già collaborato con loro in progetti simili?
Non in progetti di questo genere ma conosco entrambe da anni e sono pianiste e persone eccezionali.
C’è competizione tra artiste giovani che si occupano dello stesso repertorio?
Non mi piace parlare di competizione, anche se purtroppo soprattutto in situazioni simili è inevitabile che si facciano paragoni tra i diversi artisti. Credo che ognuno abbia qualcosa di personale e unico da dire e che al di fuori dei concorsi la competizione non sia assolutamente necessaria!
Con chi altro ti piacerebbe suonare?
Senza citare ovviamente tutti i grandi musicisti con cui sogno di poter collaborare, ci sono anche tanti amici con cui vorrei condividere il palco. Ma due persone con cui vorrei tantissimo suonare sono mia mamma e mio papà! Lei è pianista e lui fagottista. Siamo molto legati, e condividere un concerto con entrambi sarebbe la cosa più bella che possiamo fare insieme. Con mamma ho già fatto un concerto a quattro mani tempo fa e vorrei tanto poterlo ripetere, poi mi piacerebbe tanto suonare in orchestra con papà, non è ancora capitato e sarebbe un'enorme emozione.
Dopo questo ciclo di concerti quali altri impegni ti attendono?
Questo ciclo beethoveniano mi terrà impegnata fino a fine gennaio, ma nel frattempo studierò anche il concerto di Skrjabin, che eseguirò a Padova in febbraio. Tra le altre cose, parteciperò poi ad un'altra integrale, sempre di Beethoven: eseguirò alcune sue sonate per l'Accademia Filarmonica Romana.
Grazie Leonora e in bocca al lupo!
Maria Teresa Giovagnoli
INTERVISTA A...MARCO ANGIUS
IDOMENEO, W.A. MOZART – TEATRO LA FENICE DI VENEZI...

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