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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a … SILVIA CHIESA

Oggi conosciamo meglio una grandissima musicista, la violoncellista milanese Silvia Chiesa, il cui strumento sembra quasi magico tra le sue mani, capace di emanare emozioni incredibili tra il pubblico di tutto il mondo, che accorre sempre numerosissimo quando in cartellone figura un suo concerto. Si è esibita in Francia con l’orchestra del Teatro di Rouen, in Inghilterra alla Barbican Hall e Cadogan Hall con la Royal Philarmonic Orchestra, in Russia con i Solisti di San Pietroburgo, in Polonia con la Filarmonica di Cracovia, in Italia con l'Orchestra della Rai, I Pomeriggi Musicali, l'Orchestra Verdi el'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato con grandissimi direttori d’orchestra e ha al suo attivo incisioni di CD quali i due concerti per violoncello di Nino Rota, le sonate per violoncello di Brahms e Schubert, di Camille Saint Saens le Sonate per violoncello e piano e lo Chant saphique, per citarne solo alcuni. Artista sensibilissima dal curriculum interminabile di traguardi ottenuto con tanta dedizione e rispetto per il suo lavoro, riesce a trovare un momento del suo tempo da condividere con me con tanta cordialità e serenità, rispondendo con molto garbo alle domande che le pongo.



Se dovesse descrivere cosa caratterizza il suo modo di suonare, cosa le verrebbe in mente?
Beh, è molto difficile per un musicista vedersi dall’esterno, ma se dovessi descrivermi in poche parole, potrei dire che il tentativo che cerco sempre di attuare è quello di fare in modo che la mia musica si ‘senta’, piuttosto che si ‘veda’ semplicemente. Ho sempre cercato di sforzarmi di esprimere dei contenuti ove possibile, ma senza mostrarli al pubblico con l'intento di farlo esplicitamente. E’ una cosa che mi porto dentro da quando ero bambina, perché ero molto timida, e quindi una certa gestualità non si confaceva al mio carattere, quindi tutto doveva uscire esclusivamente dal suono di questo strumento, e sono sempre andata verso questa direzione, sperando che anche il pubblico mi veda in questo modo.

Quali sono i compositori che maggiormente sente nelle sue corde?
Mah, dipende. Infatti a volte anche nella musica del novecento si possono trovare degli autori interessanti e vicini alla mia sensibilità musicale, poiché le loro opere possiedono una certa cantabilità, senza mai tralasciare la melodia, cose che mi contraddistinguono credo. Ma mi piacciono anche i pezzi in cui ci si può misurare col tempo o col ritmo, o perché no con le crudezze delle armonie che danno sensazioni completamente diverse. Diciamo che il novecento mi fa scoprire parti di me stessa nuove e quindi questo mi interessa molto.

Si sente più vicina a brani drammatici o quelli per così dire più orecchiabili e leggeri?
Mah, io sono del segno dei pesci e pertanto ho una doppia personalità che si riflette nei miei gusti musicali. C'è una parte dolce ed espressiva che mi caratterizza, e quindi gli adagi, i legati, i cantabili, sono pezzi che a me naturalmente piacciono sempre e se non ce li ho sto male! Ma mi piace anche competere con la musica, con il mio strumento, e questo è l’altro aspetto che mi caratterizza molto, così anche i brani più vigorosi mi piacciono allo stesso modo. Diciamo che quando ci sono le due cose insieme, sono soddisfatta a pieno.

Come si approccia ad una  nuova partitura da suonare?
Dipende se si tratta di partiture storiche o scritte oggi. Con queste ultime spesso ho la fortuna di poter parlare col compositore. Quindi, quando mi arriva il nuovo spartito, prima ci ragiono su, cerco un  mia interpretazione, e poi la cosa più bella è poter chiamare il compositore e confrontarmi con lui o lei. Da qui comincia un bellissimo rapporto di collaborazione per cercare di ottenere da quella partitura il meglio possibile. Può capitare per esempio che il musicista veda un qualcosa nello spartito, un nuovo spunto, delle strade differenti da seguire, a cui magari il suo ideatore non aveva pensato, perché noi esecutori abbiamo una visione di un pezzo che passa necessariamente attraverso il nostro strumento, e che quindi ci da’ delle maggiori possibilità espressive. Quindi alla fine, tra ciò che noi interpretiamo e ciò che intendeva l’autore, si può davvero arrivare ad un qualcosa di molto bello. Questo è davvero stimolante!

Se si tratta invece di partiture già conosciute, il mio approccio è sicuramente molto umile all’inizio, cerco anche lì una mia strada interpretativa. Studio lo spartito, lo lascio ‘decantare’ per parecchio tempo. Dopo il primo approccio, mi prendo un periodo di riposo e distacco e poi ci ritorno più volte finché non lo sento mio come può essere una suite di Bach che suono da quarant’anni.  



Lei suona spesso con altri musicisti, è sempre facile trovare un buon feeling con tutti?
Il feeling con un altro musicista, sia esso un violinista, o un pianista, ecc. è una cosa molto bella da trovare. Non è sempre possibile, allora in quel caso si adotta la strada della grande professionalità, che magari non darà quelle emozioni che invece si possono provare quando il feeling è assoluto, ma il risultato è comunque soddisfacente. Per mia esperienza personale posso dire che per esempio con il pianista col quale lavoro, che è anche il mio compagno di vita, chiaramente c’è qualcosa che va molto al di là del semplice feeling professionale: c’è una vita in comune, interessi ed esperienze comuni, che chiaramente forniscono una ricchezza in più quando si è sul palcoscenico, potendo esprimere contenuti di profondità assoluta.

Con l’orchestra il rapporto passa sempre tramite il direttore e sarebbe bello che fosse sempre  ottimale con tutti. La figura del solista è appunto un ‘solo’, nel senso che arriviamo in orchestra ed alla prima prova dobbiamo impattare il giudizio di una ottantina di persone, tutti professionisti ovviamente, con quello del direttore, col quale non è sempre possibile incontrarsi prima della suddetta prima prova. Quello ritengo sia un momento in cui già si percepisce come andranno le cose. Per esempio nella scelta di eseguire un ritardando o un accelerando, se ci si trova d’accordo su dei passaggi, ecc. Questo ti fa capire se potrai avere un feeling con quel direttore e con quella orchestra che sia gratificante sotto tutti i punti di vista.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Da bambina i risultati erano lenti a venire, anche perché, avendo iniziato a sei anni, non si hanno subito delle gratificazioni con il violoncello. Lo vedo anche oggi insegnando ai miei piccoli, il percorso è molto difficile, soprattutto nei primi tempi. Tra l’altro da piccola praticavo anche la ginnastica artistica a livelli alti, quindi dovevo dividermi tra lo studio dello strumento, la scuola e la palestra. Tra l’altro riuscivo molto bene e mi piaceva molto questo sport, mi piaceva fare le gare, mi divertivo molto, soprattutto nel corpo libero su musica, che quindi c’è sempre stata! Ma non potevo conciliare tutto, considerando anche il fatto che ci si poteva far anche male: una caduta, un incidente al polso, al gomito, sarebbe stato fatale e quindi ad un certo punto i miei genitori mi hanno fatto scegliere e..pare che abbia preferito il violoncello, ma se devo essere sincera mi fido della parola dei miei genitori perché davvero non me ne ricordo!!

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Sono veramente tantissimi, ma forse quello che più mi ha toccato nel cuore riguarda un concorso importante che stavo preparando quando ero molto giovane. Il mio maestro di allora mi disse che la mia interpretazione del Concerto di Schumann era troppo personale, troppo individuale. Mi disse che non sarei stata apprezzata perché non sarebbe piaciuto questo mio modo di interpretarlo. Era il mio maestro ed io rispettavo moltissimo la sua opinione, ma allo stesso tempo ero anche molto combattuta perché quello era il mio modo di suonare e non avrei potuto fare diversamente. Il maestro venne poi ad ascoltare la mia prova e alla fine se ne andò dalla sala. Lì per lì ero stupita e credevo si fosse arrabbiato. Invece venne dietro le quinte con le lacrime agli occhi. Mi abbracciò forte dicendomi che non gli interessava quale sarebbe stato l’esito del concorso, ma apprezzava il fatto che io fossi andata dritta per la mia strada con così grande personalità da convincere anche lui. Questa fu la vittoria più importante per me anche perché ero proprio molto giovane e per fortuna i nostri rapporti non si incrinarono affatto. Così potrei citare gli incontri con tantissimi colleghi eccezionali, che magari dopo ore di prove si aprono con me e mi raccontano anche cose personali di vita, si confidano. Sono momenti meravigliosi che questa professione ci regala e che adoro più di ogni altro aspetto: amo molto il contatto con gli altri.



Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata? Il  rapporto con la sua famiglia?
Per fortuna abito a Bologna e la mia famiglia a Milano, quindi non siamo lontanissimi. Cerco magari di atterrare a Milano per vederli e poi torno a Bologna, oppure faccio delle scappate a Milano per passare del tempo con loro, insomma cerco sempre di mantenermi in contatto con i miei cari  perché avere una famiglia è una ricchezza assoluta e cercherò sempre la loro compagnia.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
Credo che l’invidia sia presente in ogni professione. Più si raggiungono dei risultati appaganti e più le persone pensano che tu ci sia arrivata chissà per quali strade. Ciò che mi disturba è il giudizio senza essere stata ascoltata, preferisco il confronto diretto. Non si può piacere a tutti, ed è giusto che sia così, ma se il giudizio avviene preventivamente mi ferisce proprio. Esiste anche l’invidia professionalmente buona, voler essere al posto di; è una cosa che volendo fa anche piacere. Ma io non mi sento assolutamente arrivata, la professione va vissuta come la vita, bisogna solo impegnarsi e mettercela tutta giorno dopo giorno, con rispetto e serenità. Tutto ciò che avviene è un dono e va apprezzato sempre.

Parlando dei suoi gusti personali: città del mondo preferita? Ne ha una in particolare?
Ci sono talmente tanti posti meravigliosi al Mondo!! Ma quando si vedono tante cose belle non si può scegliere. Potrei citare Gerusalemme per le emozioni che ho provato, oppure città fantastiche come Berlino dove andrei a vivere per l’efficienza, oppure Parigi per lo charme, New York per la vitalità..Insomma ognuna ha preso un posto nel mio cuore per un motivo speciale.

La sua cucina preferita?
Adoro il cibo giapponese!! Mi piace molto anche quello libanese, che è completamente diverso, ma mi ha conquistata del tutto.

Si ritiene superstiziosa?
Non direi proprio superstiziosa, non ho dei riti particolari prima di salire sul palcoscenico, ma ho bisogno di sentire quello che percepisco nell’aria dalla serata: ho bisogno di sentire cosa potrà succedere prima del mio momento, è una sensazione molto particolare. Non ho neanche oggetti a cui affidarmi, perché se capitasse di non esserne forniti al momento giusto si andrebbe in paranoia come mi è stato raccontato da amici; per il momento sono riuscita ad evitare questa cosa.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Sono stata religiosa, ho avuto però un momento per motivi personali e famigliari per cui mi sono distaccata dalla nostra religione. Adesso sono in una fase conoscitiva in cui voglio capire se posso avvicinarmi ad un’altra religione con una tranquillità differente.

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Credo che in questa società la vera ricchezza sia il tempo libero! Non ne ho molto perché sono anche una donna che si occupa della gestione della casa, quindi dopo i viaggi ed il lavoro c’è anche quello, ma quando riesco a trovarlo cerco di fare cose molto tranquille, come prendere un caffè con un amico, fare una passeggiata in un parco, cose molto semplici e soprattutto passare il tempo con le persone che amo, non so stare da sola, mi piace condividere le mie emozioni con i miei affetti.



I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Ci sono veramente così tanti violoncellisti bravi, soprattutto nel nostro paese, che non mi sembrerebbe giusto fare solo un nome. Ma anche girando il mondo, trovo sempre qualcuno che in qualche modo mi possa ispirare. Lo stesso vale per il passato. 

Come vive il rapporto con il pubblico?
Beh, intanto la posizione del violoncellista sul palco è veramente la più sfortunata in assoluto: frontale rispetto al pubblico, molto scomoda davvero, perché rispetto al violinista, che può stare di tre quarti o al pianista che addirittura mostra una spalla, la nostra è direi sfacciata, proprio vis à vis col pubblico, il che è motivo di ansia sicuramente! Poi dipende da che attenzione c’è da parte del pubblico stesso, da che feeling si instaura. Se penso che l’ascolto è buono riesco anche a suonare ad occhi chiusi e immagino di suonare da sola, la magia più grande che un musicista possa raggiungere! A volte può capitare che ci sia del rumore in sala che distoglie dall’attenzione o disturba, e siccome siamo umani anche noi talvolta può essere pericoloso.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica classica?
Direi che forse noi musicisti possiamo lottare e far capire alla gente che il nostro non è un hobby, suonare vuol dire lavorare sodo, vuol dire dare qualcosa alla gente, non prendiamo solo soldi. Ovviamente non si devono chiudere le fabbriche, ma neanche i teatri: la musica fa star meglio la gente e questo va assolutamente detto e ribadito sempre! Pensi alla gioia nel vedere il sorriso delle persone dopo un concerto, al voler condividere le emozioni provate con te, non è un valore questo? Lo trovo meraviglioso, il che va ben al di là del denaro!

Cosa  manca ancora nella Sua vita oggi?
Mah, di traguardi tanti. Nella mia vita privata sicuramente un figlio, che non è arrivato. Certamente sarebbe stato meraviglioso poter crescere un bambino, ma non è successo. Amo molto anche gli animali e mi manca l'avere cane, che ho avuto, ma che adesso non potrei tenere, perché non lo si può trascurare e far soffrire lasciandolo sempre solo. Nella sfera professionale vorrei lavorare con i direttori d’orchestra che sono i miei miti. Un sogno impossibile? Se fosse vivo vorrei lavorare con Karajan, che era l'idolo della mia infanzia!! Ma ho la fortuna di lavorare già con tanti direttori d’orchestra bravi e ciò mi rende molto felice.

I suoi prossimi impegni?
Dopo Vicenza mi prendo un po’ di giorni per il Natale, ma subito dopo ho un importante appuntamento con Sony Classic, per incidere tre concerti del Novecento italiano: il Concerto di Casella, di Pizzetti e l’Adagio con variazioni di Respighi. Importantissimo per me nel riscoprire alcuni autori, Pizzetti per esempio, che sono stati un po’ dimenticati. È una cosa che mi preme molto, il riscoprire autori un po’ trascurati, come ho fatto con Rota, per cui all’inizio mi davano per pazza nel voler incidere i suoi due concerti, ma poi sono piaciuti molto. Poi avrò le variazioni Rococò ad Ascoli Piceno, ancora dei concerti in duo, insomma tante cose una dopo l’altra.

Ringrazio di cuore l’incredibile Silvia Chiesa per la disponibilità, cordialità e grande ricchezza d’animo, che trasmette ad ogni sua esecuzione e che mi ha fatta sentire davvero come una cara amica con cui scambiare pensieri, sensazioni profonde ed anche speranze per il futuro. Nel salutarla, le auguro naturalmente in bocca al lupo per tutto e che la vita le regali sempre tanti momenti straordinari da ricordare con gioia!
MTG

(foto Luca D'Agostino)
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DO RE MI …. PRESENTO – intervista a MIRCO PALAZZI

Oggi approfondiamo la conoscenza di un Artista riminese simpatico e schietto, dall'indubbio talento musicale, la cui bellissima voce è dotata di un timbro molto particolare: vellutato, corposo ed austero, che indubbiamente cattura al primo ascolto. La persona in questione è il basso Mirco Palazzi, altro orgoglio del nostro paese, che sta collezionando successi su successi nei teatri d’opera più prestigiosi del pianeta. Qualche esempio? Titoli come ‘Don Giovanni’, ‘Lucia di Lammermoor’, 'Linda di Chamounix', ‘Maria Stuarda’, ‘Guglielmo Tell’, ‘Trovatore’, ‘Lucrezia Borgia’, ecc. per cui ha ottenuto larghi consensi in teatri quali il Teatro Alla Scala di Milano, il Teatro Regio di Torino, l’Opera di Dallas, il Liceu di Barcellona, il Carlo Felice di Genova, l’Opera di Washington, la Fenice di Venezia, il Barbican Centre di Londra, nonché il Rossini Opera Festival, ecc. Diretto dalle più importanti bacchette di fama internazionale, non ha perso di vista l’amore per la famiglia, per la vita semplice, e si mostra veramente molto generoso e propositivo nel rispondere alle mie domande, con ricchezza di dettagli, spontaneità e tanta schiettezza.



Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
La mia voce è classificata fra quelle di basso, più precisamente “basso cantabile”. Per quanto la parola “basso” possa evocare un suono scuro e cavernoso, la mia voce non è così, anzi, direi che pur a sua agio nella tessitura del basso ha un suono ed una “esposizione” piuttosto brillante e una agilità non comune a tutte le tipologie di basso. Sono trascorsi dodici anni dal mio debutto “professionale” e se c’è una cosa che ho capito durante questa esperienza, è che bisogna dare uno stile e un colore alla propria voce tali da renderla personale e quindi unica. Non so se ci sia riuscito in pieno, ma spero che la mia voce e il mio canto si possano distinguere a un primo ascolto e non si confondano con nessun altro.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Ho iniziato a studiare pianoforte a sette anni, e bene o male la musica è sempre stata presente nella mia famiglia poiché mio padre, da buon romagnolo, suona la fisarmonica. Quando lo studio del pianoforte mi ha messo di fronte ai corsi corali, ho scoperto anche la voce e il piacere di cantare, cosa che prima non avevo mai affrontato e nemmeno pensato di fare. Da allora l’entusiasmo è stato sempre crescente, di pari passo con i progressi a cui lo studio del canto mi portavano. Sono stato anche fortunato perché ho incontrato sin da subito il maestro che mi ha portato con successo alla vincita di tre concorsi internazionali e al debutto teatrale. Grazie all’ottimo rapporto che ci legava, ho affrontato senza ansie e problemi tutte le fasi dello studio ed anche i concorsi sono stati affrontati senza aspettative, consapevoli dei propri limiti, ma anche fiduciosi di un risultato più o meno positivo.  La frase che potrebbe riassumere lo spirito e il pensiero di quei tempi è: “Proviamoci e vediamo come va”. Sono tre anni che il mio maestro, il tenore Robleto Merolla, non c’è più, ma non passa una mia esibizione in cui il pensiero non vada a lui.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Non vorrei peccare di ottimismo, ma a parte qualche episodio in cui veramente non sono stato soddisfatto di me stesso, per il resto cerco di godere di ogni occasione in cui mi posso esibire ed esprimere me stesso. Ricordo con piacere quando ho vinto i concorsi perché hanno segnato un passaggio nella mia vita significativo, cioè dall’esser uno studente di canto al divenire un “cantante”. Il primo concorso che ho affrontato nel 2001 è stato fondamentale e importantissimo grazie all’incontro con il grande basso Bonaldo Giaiotti, il quale mi ha incoraggiato, dato fiducia e  aiutato sin da subito e in tutti questi anni con i suoi preziosi consigli e la sua amicizia.



Che cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Non sono sicuro, presumo che avrei continuato a lavorare nella ditta di famiglia, una falegnameria, come sta tuttora facendo mio fratello.
Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Credo che l’immagine sia molto importante. Non credo però che l’immagine sia solamente quella dell’aspetto fisico, ma un insieme di fattori che contribuiscono a formare appieno l’immagine dell’artista, come: la professionalità, l’affidabilità e la serietà, la preparazione e l’apertura verso gli altri colleghi e ovviamente la voce e la musicalità. Tutto questo concorre a formare “La vera Immagine” dell’artista ben più importante di quella  che da’ il semplice aspetto fisico. 
Come studia una partitura nuova?
Prima di tutto mi studio bene il libretto e la storia che l’opera rappresenta, poi vado nello specifico del mio ruolo potendo così collocare le mie arie, recitativi e concertati in un contesto ben preciso. In un primo momento affronto lo studio musicale da solo, poi, una volta che conosco abbastanza bene musicalmente la parte, vado da un pianista per dare un quadro generale al tutto e per poter “mettere in gola” la musica.



Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Come indole e come colore di voce prediligo i ruoli drammatici, ma ho affrontato e affronterò con entusiasmo ruoli per così dire leggeri come Leporello, Il Conte Asdrubale, Don Basilio, Mustafà, Il Podestà, Figaro… Il tutto dipende dal taglio che gli si vuole dare. Sono abbastanza sicuro che non canterò mai un Don Bartolo o ruoli prettamente buffi.
Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
E’ difficile e bisogna fare delle rinunce in entrambi gli aspetti della vita. Anche mia moglie Raffaella è una cantante. Cerchiamo il più possibile di alternarci nel lavoro e di seguirci a vicenda per stare sempre insieme. Quando questo non è possibile, nostra figlia viaggia con la madre e i nonni. In generale cerco di dare la priorità alla famiglia pur sapendo che il lavoro è una fonte indispensabile per mantenere essa stessa.
Quindi il rapporto con la sua famiglia?
Di unione, sostegno e amore.



Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Purché ci sia un senso e si rispettino i rapporti tra i personaggi, per me, non c’è nessun problema. Quando si cominciano a fare regie nelle quali c’è “una storia nella storia” e sono falsati i rapporti tra i personaggi, non c’è più aderenza tra ciò che si dice e quello che si fa, questo non mi piace più. Preferisco regie tradizionali perché amo l’opera così come è stata concepita dal compositore e dal librettista, un aggiornamento ai tempi moderni è una cosa quasi superflua e direi, inutile perché il fascino dell’opera lirica viene a perdersi quando è snaturata. Il cinema è un prodotto del secolo scorso, l’opera no, non si possono trattare nello stesso modo. Sicuramente è più difficile creare una bella regia di un’opera rispettando il libretto e l’autore piuttosto che inventarsi da capo a fondo storia e ambientazioni proprie… Se noi prendiamo gli spartiti delle opere di Mozart, Verdi, Puccini, Donizetti e tanti altri compositori, possiamo notare che sullo spartito c’è scritto tutto, anche quello che accade a livello scenico. 

Quindi il ruolo del regista secondo lei?
Trovo il ruolo del regista fondamentale per l’allestimento di un’opera, ma lo vedo più in funzione di “Coach”, colui che fa funzionare la squadra, in questo caso di attori/cantanti, colui che da’’ una “direzione” anche al singolo, ma che allo stesso tempo vede e fa funzionare il tutto dall’esterno. Tutti i musicisti, strumentisti per primi, studiano e lavorano per ottenere un risultato il più possibile conforme a come l’autore lo abbia pensato e scritto: anche per questo abbiamo l’uso di strumenti “originali” e la prassi esecutiva che riguarda tutti, cantanti compresi. Perché questa pratica deve essere isolata al lato musicale? Trovo irritante vedere una messa in scena che vada contro il testo e ancora di più contro la musica. Provate a immaginare una persona, un ragazzo/a o addirittura un bambino che vada a vedere un’opera per la prima volta, cosa capirà e cosa gli arriverebbe dell’opera se tutto fosse cambiato e strumentalizzato dalla regia? Non lo so. Il mio lavoro mi porta a stare lontano di casa per mesi. Questo tempo è per la maggior parte occupato da prove di regia, circa quattro settimane, mentre le prove musicali, comprese quelle con l’orchestra fanno fatica ad arrivare a una settimana. Troppo spesso il lato musicale è messo da parte in termini di tempo e di qualità.
Conclusione: preferisco fare concerti.

                                          Don Giovanni, Leporello - Dallas

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
È un rapporto di scambio e costruttivo, dove il rispetto reciproco è fondamentale. Portare le proprie idee e confrontarle sono il bello di questo lavoro. Seguire pedissequamente ciò che l’uno o l’altro vuole, significa la perdita dell’entusiasmo, il quale è indispensabile per cantare e far musica bene.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
L’invidia è un peccato che per fortuna non mi appartiene. Mi è capitato di soffrire quando non sono stato scelto per dei titoli che amo particolarmente, ma devo dire che da quando ho una famiglia e una figlia anche questo è passato in secondo piano. Ora per me è fondamentale avere il giusto lavoro che permetta di far vivere bene la mia famiglia e me, ovviamente la qualità del lavoro stesso è parte imprescindibile di tutto questo. Sono convinto che ciascun artista debba riuscire a essere unico e nella sua unità speciale. Questo comporta due cose: o si piace o non si piace. L’importante però è piacere a se stessi e avere un proprio pubblico. Dell’invidia da parte degli altri nei miei confronti non me ne sono mai curato, è un problema di chi la prova.

Veniamo ai gusti personali. Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Roma. Per rilassarsi e riposare non c’è niente di meglio che tornare nei luoghi della propria infanzia e con le persone che ne hanno fatto parte e ne fanno tutt'ora.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Basta trovare il posto giusto e si mangia bene dovunque, e credo che la compagnia sia un aspetto fondamentale per un ottimo pasto. Amo le diverse cucine e mi piace provare e trovare il buono di ognuna. Volentieri e il più delle volte cucino da me stesso, cercando così di soddisfare il palato e mantenere la salute.

Cibo preferito?
Non saprei cosa scegliere… Un bel piatto di spaghetti alle vongole fa sempre festa, e la pizza pure!

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Amo la fotografia e il mondo della registrazione audio e video. Possiedo tutta l’attrezzatura di un piccolo studio di registrazione.

Ama più il giorno o la notte?
Giorno, amo stare in azione.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Samuel Ramey, Bonaldo Giaiotti e Cesare Siepi tra i bassi; Giuseppe Taddei e Cornell MacNeill tra i baritoni; Franco Corelli, Robleto Merolla e Luciano Pavarotti fra i tenori. Trai colleghi di oggi mi piacciono molto Ferruccio Furlanetto, Michele Pertusi, Ildebrando D’Arcangelo e Gregory Kunde. Non sono un grande culture di voci femminili…

                                          La damnation de Faust

Lei è superstizioso?
No, ma qualche grattata ogni tanto ci scappa

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Privato, non ne parlo con nessuno.

Che cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Ascolto la musica che viene dalla buca d’orchestra e il canto dei miei colleghi  che sono già in palcoscenico.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Il rapporto con il pubblico è una cosa indispensabile e vai ricreata da capo ogni volta che ci si esibisce. Ovviamente secondo i risultati il mio rapporto cambia, anche se l’ascoltatore più esigente sono io, e spero di continuare ad esserlo. Alla fine non è tanto il rapporto che ho con il pubblico, ma quello che ho con me stesso che influisce sul risultato perché quando sono soddisfatto e mi piace quello che sto facendo, di solito arriva una risposta positiva anche dall’esterno.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
E’ un periodo in cui serve una riorganizzazione e un taglio agli sprechi. Quello che c’è basta, va solo distribuito più equamente.

Cosa  manca ancora nella Sua vita oggi?
Sono contento così, anche se sono troppo spesso concentrato sul futuro e mi godo poco quello che sto vivendo.

Episodi buffi nel backstage o in scena che le piacerebbe condividere.
I classici scherzi da ultima recita, specie quando si canta con colleghi amici di vecchia data.

Qualcosa che vorrebbe dire  al suo pubblico e che non le è stato mai chiesto.
Non ho mai pensato di parlare con il pubblico. L’unico strumento di comunicazione per me è il canto.

                                         L'incoronazione di Poppea, Seneca - Barcellona

I suoi prossimi impegni?
Damnation de Faust  (Mephistopheles) al Barbican di Londra diretto da Gergiev, Stabat Mater e Requiem di Verdi con il Regio di Torino e il M° Noseda in tournée in Giappone, L’Italiana in Algeri a Verona, Guglielmo Tell a Torino, Nozze di Figaro (Figaro) a Dallas e Maria Stuarda (Talbot) a Barcellona.

Ed anche questa volta sono molto orgogliosa di aver fatto conoscere un po’ meglio questo Artista, Mirco Palazzi, che sono sicura ci darà ancora tante soddisfazioni, a cui auguro tanto altro successo in futuro e ringrazio vivamente per la sua disponibilità e cortesia, nell’aver condiviso con me e con il suo pubblico i suoi pensieri e le sue emozioni. In bocca al lupo per tutto!
MTG   
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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a …MARIA BILLERI

Continua la carrellata di persone straordinarie sia sulla scena che al di fuori del palcoscenico. Stavolta approfondiamo la conoscenza di Maria Billeri, soprano pisano, la cui carriera sta raggiungendo le mete ben meritate nell’olimpo del melodramma. Dotata di una grande forza d’animo e generosità, con la sua voce agile e drammatica, è capace di dar vita alle più inarrivabili personalità femminili, siano esse eroine positive o esseri malvagi, ottenendo un sempre crescente successo di pubblico e critica. Sta collezionando ottimi consensi nei teatri italiani (Jesi, Circuito Lombardo, Verona, Palermo, TorinoPisa, Lucca, Livorno, Siena, ecc), nonché all’estero (Vienna, Praga, Zagabria, ecc).  Si muove agilmente nei ruoli più appassionati di Verdi, come ad esempio Aida, Elisabetta di Valois, Amalia, Leonora, Abigaille, così come fa suo il ruolo della Norma di Bellini, Maria Stuarda e Maria de Rudenz di Donizetti (recente successo a Bergamo), Santuzza di Mascagni, le pucciniane Mimì, Cio-Cio-San, Tosca, ecc. Ma spazia anche nel repertorio sacro e da camera. Insomma infinite sono le possibilità di questa Artista, che non si risparmia mai un attimo quando è in scena, e che qui si ‘svela’ con tanta cortesia, rispondendo alle mie domande in modo cordiale e sereno.


Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
Quando ho iniziato a cantare, all’età di 15 anni, ero un soprano lirico. In questi ultimi anni la voce si è assestata sulla corda di lirico spinto-drammatico. E’ stata un’evoluzione lenta e graduale, per nulla forzata da me. Inoltre, il mio carattere interpretativo mi porta sempre a prediligere ruoli di donne molto forti.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Ho iniziato gli studi di pianoforte quando ero una bambina. La scoperta della mia voce di soprano la devo a quella che poi è diventata la mia prima insegnante di canto, la signora Stefania Cappozzo Turchini. Mi ascoltò per caso in un concerto dove lei si esibiva come violinista in un quintetto di archi: nell’intervallo dirigevo la mia corale amatoriale in un paio di brani e cantai  la “Serenata” di Schubert. La signora Cappozzo mi consigliò di studiare canto perché secondo lei la mia voce era interessante. A me però la lirica non piaceva e solo dopo diversi mesi, senza dirmi niente, mio padre prese appuntamento per la mia prima lezione con la signora Cappozzo, che era anche un valente soprano lirico leggero. Decisi di provare e non smisi più! L’opera è diventata la mia passione più grande. Mi sono diplomata sotto la guida della signora Cappozzo e poi, dopo il diploma, c’è stata  la conoscenza di un’altra persona fondamentale per la mia formazione, cioè la signora Pieralba Soroga Manghesi, storica pianista dei teatri toscani (e non solo) e grande spartitista. Sono oltre venti anni che preparo con cura maniacale i ruoli seguita da lei. Appena conosciuta la signora Soroga ho cominciato a vincere concorsi importanti, quali quello organizzato dall’AS.LI.CO e il Pavarotti International Voice Competition. Grazie a queste conferme ho continuato con la mia decisione di intraprendere la carriera della cantante lirica.


I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Ho tanti bei ricordi. Il primo concorso vinto, il debutto con il primo ruolo protagonistico (Mimì), il debutto  come Norma, che è stato il primo vero grande ruolo per la mia attuale vocalità. Forse il momento che ricordo con più emozione è quello del mio debutto in Abigaille all’Arena di Verona. Quel luogo dalla grande storia così pieno di persone! Provo grande soddisfazione quando riesco ad interpretare al meglio ruoli che non pensavo di poter affrontare, quando il pubblico mi applaude con calore alla fine di una esibizione, quando sul palcoscenico si crea affiatamento con i colleghi e si riesce a divertirsi mentre si canta.

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Sicuramente il medico! Quando terminai il liceo, dovetti scegliere fra la musica e medicina. La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi per entrambi gli studi.

Come studia una partitura nuova?
Per prima cosa esamino estensione e tessitura della parte. Poi ne faccio una lettura accurata dal punto di vista musicale e del testo. Nel frattempo effettuo ricerche storiche su compositore, libretto e librettista. Se è possibile ascolto anche interpretazioni di altre cantanti, del passato o del presente, ma senza esagerare per non esserne troppo influenzata. Poi comincio a trovare le intenzioni del personaggio e le faccio mie. Non è detto che alla fine decida di cantare il ruolo: lo faccio solo se mi sento pronta ad affrontarlo. Ho detto di no, in passato, a chi mi ha chiesto ruoli che non mi sentivo pronta ad  interpretare. E anche adesso, preferisco non mettere in repertorio ruoli estremi che potrebbero rovinare la mia voce.



Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Preferisco decisamente ruoli molto “forti”. E’ una specie di catarsi quella che avviene in me alla fine di opere come Medea, Norma e Maria de Rudenz. Ma ogni personaggio è una sfida e non disdegno certo anche eroine meno sanguinarie!

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Per una persona come me, così attaccata alla famiglia, l’essere sempre in giro è duro. Alla fine, però, il ritorno a casa cancella tutte le sofferenze.

Il  rapporto con la sua famiglia?
La famiglia, gli affetti, sono le cose che per me hanno più importanza in assoluto. Abbiamo affrontato insieme momenti molto difficili e siamo molto uniti.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Se una regia funziona, fa capire al pubblico quello che succede sul palcoscenico, crea suggestioni ed emozioni forti, per me non c’è differenza fra moderno e tradizionale.

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Mi è capitato solo una volta di non essere assolutamente in sintonia con un direttore d’orchestra. Quando succede questo, ne risente irrimediabilmente l’esecuzione. Non si riesce più a dare, ma si è sotto una bacchetta dittatoriale ed egoistica. Per fortuna, con tutti gli altri ho sempre avuto grande rapporto di collaborazione e ricerca.



Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
L’invidia non ha mai fatto parte del mio modo di essere. Quando ho visto amici colleghi cominciare carriere brillanti ho sempre gioito per questo. Anche quando alcuni dei miei allievi si sono affermati in un mondo difficile come quello del teatro d’opera, ho provato soddisfazione ed orgoglio. Se qualcuno dovesse nutrire invidia nei miei confronti ne sarei davvero dispiaciuta. Credo che non si viva bene consumati da tali sentimenti.

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Vorrei vivere su un’isola deserta a contatto con il mare per qualche giorno all’anno.  Non ho una città preferita. Ognuna ha le sue caratteristiche positive o negative. Il mio rifugio resta la mia casa, in provincia di Pisa.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Ogni paese del mondo ha piatti buonissimi e altri meno gradevoli, almeno per il mio palato. Amo la cucina italiana in primis e molto meno quella di alcuni paesi del nord Europa continentale, in generale.

Cibo preferito?
I miei gusti culinari sono molto cambiati, in questi ultimi anni. Di sicuro preferisco cibi semplici, poco elaborati, con sapori chiari ed evidenti. Anche se, ogni tanto, non disdegno il baccalà in agrodolce che cucina mia madre su ricetta di famiglia tramandata da generazioni.

Superstiziosa?
Assolutamente no.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Sono cattolica. E’ molto difficile esserlo, in questo periodo storico, ma mi ritrovo profondamente negli insegnamenti del Vangelo. La mia aspirazione è quella di una vita sobria, di essere generosa ed altruista, di aiutare i deboli ed i sofferenti, compresi e non ultimi gli animali.



Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Leggo moltissimo. Casa mia è zeppa, traboccante di libri di tutti i tipi. Ho anche un eBook reader che porto in giro per il mondo, pieno di migliaia di titoli. Amo il giardinaggio, la visione di un bel film, lavorare all’uncinetto…e molte altre cose! Non sopporto di stare senza far niente.

Ama più il giorno o la notte?
Il tramonto e la notte.
Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Cerco di mantenere calda la voce con esercizi di respirazione e vocalizzi e di concentrarmi in tranquillità.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Quando si è sul palcoscenico si sviluppa una particolare sensibilità e si capisce subito se il pubblico è attento o se c’è qualcosa che non lo fa partecipare quanto si vorrebbe. Io cerco sempre di dare emozione, di conquistare le persone con il mio cuore e la mia voce. E mi auguro che il pubblico percepisca e continui a percepire questo mio amore!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Mi sembra che in Italia, paese di immense risorse culturali, artistiche e musicali, l’opera ormai interessi ad una cerchia sempre più ristretta di persone e a ben pochi politici. Vedo un futuro sempre più nero. All’estero si continua ad investire in cultura e musica ed è un atteggiamento vincente.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Pari diritti ed opportunità, aiuto ai più deboli e bisognosi, valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale.
Cosa  manca ancora nella Sua vita oggi?
Sono abituata a gioire delle piccole cose che mi offre la vita tutti i giorni. Sinceramente non ho particolari desideri se non di essere circondata dai miei affetti, che la salute non mi abbandoni e che il lavoro non mi manchi.



I suoi prossimi impegni?
Nabucco a Bologna e Norma a Novara.

E così lasciamo anche questa generosa Artista, felici per averla conosciuta un po’ meglio e per avere ancora una volta avuto il piacere di condividere pensieri, sentimenti, gioie e desideri, con una persona che nobilita la bellissima arte del canto con tutto il suo essere, il suo impegno, la sua personalità. In bocca al lupo allora a Maria Billeri per i futuri impegni, ed alla prossima!


MTG 
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DO RE MI PRESENTO … INTERVISTA A JESSICA PRATT

L’artista che ho avuto il piacere di incontrare oggi è un’altra grandissima star della lirica internazionale. Jessica Pratt , nata in Inghilterra e cresciuta a Sydney, in Australia, in pochi anni è riuscita a guadagnarsi un posto di primo piano nei teatri di tutto il mondo e ad oggi è una delle cantanti maggiormente dotate e più richieste per quanto riguarda il repertorio italiano e francese. Con il suo modo di interpretare i personaggi, con la sua splendida voce che corre limpida in sala, è una protagonista di assoluto rilievo, che rende unica ogni produzione che la vede impegnata. Ha calcato le scene di teatri quali la Deutsche Oper di Berlino, l’Opernhaus di Zurigo,  il Covent Garden di Londra, la Scala di Milano, il Carlo Felice di Genova, i teatri del Circuito Lombardo, la Fenice di Venezia, in ruoli impegnativi e di grande difficoltà tra cui: Lucia di Lammermoor, Amina in Sonnambula, Königin der Nacht nel Zauberflöte, Elvira nei Puritani, Gilda nel Rigoletto

La incontro proprio mentre è in corso la produzione di Rigoletto al Teatro Verdi di Padova, il cui ruolo di Gilda sente particolarmente consono alle sue corde ed alla sua sensibilità, mentre nella città veneta splende un magnifico sole beneaugurante per un ancora più splendente futuro.

                                                     Foto Luis Condrò

Se dovesse descrivere la Sua voce, cosa le verrebbe in mente, ha un aggettivo che la potrebbe identificare?
Beh, in effetti non saprei, è una voce da soprano ovviamente, ma non le darei una connotazione specifica, ossia leggera, di coloratura, di agilità o simili. Certamente è una voce che cambia con l’età, con l’esercizio, con il cambiare del mio corpo, è una voce in continua evoluzione di sicuro.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Allora: non ho deciso ad un certo punto, semplicemente la musica è sempre stata con me in famiglia. Mio padre è un tenore, ha lasciato la carriera quando è diventato papà per seguire meglio la famiglia con un lavoro più stabile, ed ha continuato a coltivare la sua passione con l’insegnamento. Così ascoltavo le sue lezioni e mi sono innamorata di questa arte: cantavo sempre! Ma prima che iniziassi a studiare canto, mio padre ha preferito che io imparassi a suonare uno strumento, di modo da avere chiaro anche come funzionano gli elementi dell’orchestra per esempio, per avere una visione più ampia. Così ho studiato la tromba per dieci anni, ho imparato a respirare nel modo corretto, e solo a diciotto anni ho iniziato a studiare canto, ossia quando ero pronta.

                                                      Gilda a Sevilla nel 2013

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Sicuramente il mio debutto. E’ arrivato tardi, perché secondo chi mi ascoltava, la mia voce era da ruoli maturi, ma non avevo ancora l’esperienza per interpretarli. Finché all’età di ventotto anni, sono stata sentita ad un concerto da Giovanna Lomazzi e mi ha invitata a fare l’audizione di Lucia di Lammermoor a Como e mi hanno presa!! È stato uno dei momenti più belli della mia vita! Ho pianto tantissimo quando è finita quella esperienza, ho anche fatto delle amicizie meravigliose, ho conosciuto la mia migliore amica e fantastici colleghi che ritrovo ancora a lavoro. E’stato meraviglioso partecipare a quella produzione, un ricordo che porterò sempre con me nel cuore. Da allora per fortuna, dopo un personaggio così impegnativo, sono arrivati via via anche gli altri, e ne sono veramente felice!

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Adoro la scultura! Mi ero anche iscritta ad un corso universitario, ma non mi dava soddisfazione, penso che la pratica sia fondamentale, così avevo iniziato un master di apprendistato, per mettere già in pratica quello che sapevo fare; i corsi collettivi non mi avrebbero aiutata. Solo che ero troppo affezionata alle mie creazioni, quindi non ne avrei venduta neanche una! Poi però mi sono resa conto che adoravo troppo il canto per riuscire a portare avanti le due cose contemporaneamente. Così ho scelto la musica. Anche in questo caso, ho iniziato il conservatorio a Sydney, che è ottimo, con buonissimi insegnanti, ma poi ho preferito scegliere personalmente i miei maestri e portare avanti uno studio personalizzato e soprattutto più assiduo. Ho anche lavorato come segretaria e spendevo tutto quello che guadagnavo per pagare i miei insegnanti. Ho studiato anche danza, le lingue: tutto quello che adesso sto utilizzando per interpretare i miei personaggi.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Moltissimo purtroppo. Forse, soprattutto negli ultimi anni, è diventata più importante della voce. Spesso l’aspetto fisico è tenuto in considerazione più delle doti canore che un’artista possiede veramente. Purtroppo si ingaggiano bellissime donne che però non si sanno muovere in scena o non cantano bene, oppure uomini muscolosi che però non sanno cantare. Una cosa che ho dovuto imparare è per esempio come camminare mentre canto. Sembra una sciocchezza, ma non è semplice correre, oppure avanzare con un vestito ingombrante, mentre si canta. Ho dovuto imparare tante cose oltre al canto, e tutto insieme poi contribuisce a rendere l’interpretazione al meglio possibile. No, non può bastare soltanto essere graziosi.



Come studia una partitura nuova?
Quando preparo un personaggio non esiste nient’altro. Mi chiudo in casa e studio ore e ore finché non sono convinta di quello che ho ottenuto. Ovviamente c’è lo studio col pianoforte, con i miei maestri. Studio a fondo il personaggio, le parole, il ritmo, la partitura insomma. Non amo ascoltare altre interpretazioni in questa fase, perché potrei rischiare di essere influenzata, preferisco farmi un’idea mia del ruolo, e soprattutto l’autore ha già scritto sullo spartito quello che si deve fare. Inoltre le incisioni sono comunque falsate dal microfono, non è lo stesso che ascoltare una esecuzione dal vivo. Al massimo dopo tutto questo lavoro, posso  sentire qualche registrazione, magari relativamente a passaggi un po’ particolari. Per esempio amo molto la Sutherland, la trovo meravigliosa!

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Beh, Lucia è nel mio cuore, mi piace tantissimo! Amo in particolare i personaggi che hanno uno spessore psicologico, che non si piegano alla società. Mi piacciono le donne forti, volitive. Interessante anche il fatto che tante di esse, magari bistrattate al loro tempo, per pure convenzioni sociali, con determinate opere, come Traviata per il personaggio di Violetta per esempio, diventino alla fine le eroine del pubblico, perché si sacrificano per amore e guadagnano il rispetto della gente. Penso che l’opera debba sensibilizzare chi assiste, debba fare come gli Sciamani africani che ballando sciolgono i blocchi delle emozioni per le loro tribù. Se non penso di aver dato qualcosa agli altri, non ho fatto il mio lavoro. Spero che la gente possa essere felice almeno per la durata dello spettacolo, dimenticando per un po’ i problemi di tutti i giorni.


                                                      Candide a Roma, foto Corrado M Falsini

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
La mia vita privata è molto noiosa! In pratica non c’è. Sono spesso in viaggio, passo ore ed ore a studiare e ripassare le partiture, ho praticamente pochissimo tempo per dedicarmi ad altre persone o cose. E’ anche un lavoro molto stancante, per cui le serate fuori sono davvero limitatissime, bisogna riposare per poi essere in forma in scena. Ma ho un delizioso cagnolino che ho preso da un canile che mi fa compagnia a casa. Si chiama Federico III da Montefeltro! Ero a Pesaro quando l’ho adottato ed il nome mi è stato ispirato dal personaggio storico, Federico II da Montefeltro, a cui manca un occhio. Gli è stato anche dedicato un libro per bambini, dal titolo “Un palcoscenico per due” pubblicato dalla casa editrice “Squilibri”, in cui si insegna il rispetto per gli animali e si parla anche della musica e della lirica in particolare. È un cane che ha sofferto tantissimo, poiché stato picchiato e menomato ad un occhio, ma mi ha conquistata subito e adora l’opera, soprattutto le voci di soprano e tenore!

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Adoro le regie tradizionali. Mi fanno sognare, mi portano in epoche passate, che è poi uno dei motivi per cui adoro questo mestiere: far finta di essere in un passato che oggi non potrebbe esistere, quando c’era più rispetto, galanteria, regole, era tutto più ordinato. Mi sembra che oggi ci siano solo regole che soffocano, non quelle che ti aiutano a vivere meglio. Ma lavoro bene anche nelle regie moderne. Siccome ho tutto nella mia testa, non ho bisogno di avere troppe cose intorno sul palco, posso cantare dappertutto perché è tutto dentro di me. Mi piace anche poter cambiare un personaggio da una regia all’altra, così anche il pubblico non vede sempre la stessa interpretazione di un determinato ruolo.


                                                      Ciro in Babilonia , Pesaro –  foto Eugenio Pini

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Molto buono. Ho avuto la fortuna di lavorare con maestri che amano collaborare con noi cantanti per un risultato collettivo che poi fa gioire tutti. E’ molto stimolante. Maestri come Daniel Oren riescono a farmi tirare fuori una energia incredibile. Con i giovani direttori c’è tanta complicità, come per esempio con Daniele Callegari, oppure col maestro Giampaolo Bisanti con cui stiamo realizzando il Rigoletto a Padova.

È mai stata oggetto di invidie altrui o ha mai sofferto di invidia?
Se anche fosse non me ne accorgo, non ci faccio caso. Per quanto mi riguarda invece sono veramente felicissima di tutto ciò che sto vivendo, non posso davvero lamentarmi.

Dove si mangia bene secondo lei e dove le piace andare per rilassarsi?
Non c’è un posto in particolare, ma sono rimasta recentemente molto colpita dalla Costiera Amalfitana, un posticino delizioso devo dire; ma al mondo ci sono così tanti posti stupendi, non potrei scegliere. Però ricordo cibo buonissimo in Perù! Non sanissimo, pieno di burro, ma buono di sicuro! Amo moltissimo il cibo italiano e addirittura mi porto in valigia delle provviste che temo di non trovare in giro. Ma devo ancora scoprire le delizie della Sicilia!!
E quindi il cibo preferito?
Polenta e gorgonzola in inverno, oppure in estate il pesce di Napoli, Bari. Ma su tutto cioccolata con fragole!
E’ superstiziosa?
Ah sì, cerco sempre un chiodo curvo sul palcoscenico. Mi porta fortuna!


                                                      Sonnambula - Teatro La Fenice

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Amo molto leggere perché mi da’ gioia. In particolare i romanzi storici. Mi piace il ricamo, anche perché poso farlo pure in teatro, senza disturbare nessuno e posso seguire anche i miei colleghi che stanno provando in quel momento.
Ama più il giorno o la notte?
Amo moltissimo le giornate di sole. Ma non vado al mare, mi ustiono subito purtroppo!

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Ho sempre trovato colleghi molto simpatici ed è anche bello potersi aiutare a vicenda, magari soltanto con uno sguardo di intesa o stringendo la mano del collega che ha un attimo di difficoltà, facendo capire che gli sei vicina. È bello anche prestarsi il trucco se per esempio qualcuna lo ha dimenticato, insomma la collaborazione è molto importante e quando c’è armonia nel cast tutto funziona meglio. Adoro Leo Nucci, lo rispetto moltissimo e lavorare con lui è sempre stimolante, mi fa sentire come Gilda con Rigoletto. Ma anche Celso Albelo, Shalva Mukeria, e tanti altri. Del passato la Sutherland! La sua Gilda aveva una purezza ed innocenza che non trovo nelle altre, fantastica!
 
Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Mah c’è tempo per fare veramente poco, tra ‘trucco e parrucco’. Il lavoro è stato fatto prima, il giorno della recita ovviamente scaldo la voce e faccio esercizi di respirazione, e poi si va!

Come vive il rapporto con il pubblico?
All’inizio ero molto imbarazzata, avrei voluto andare subito a casa dopo l’opera, ora mi sono abituata e sono felice dell’affetto che mi dimostra la gente dopo una rappresentazione. Mi piace il momento in cui l’opera è in corso e sento che il pubblico è partecipe. Gli applausi finali invece, dipendono anche dal vissuto che ogni singolo spettatore porta in sé. Cerco di non farmi condizionare da ciò che succede in sala, anche perché magari si può fraintendere una reazione e pensare subito al peggio, quando invece per esempio un silenzio era indice di emozione e particolare apprezzamento. 

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Purtroppo anche in passato c’erano pasticci. Il problema di oggi è che in alcuni teatri c’è mancanza di serietà. All’estero funzionano anche i teatri piccoli, perché c’è il massimo rispetto per gli impegni presi. Talvolta è un peccato, ma si è costretti a rinunciare a teatri meravigliosi perché non si sono mantenuti certi impegni. Non parliamo poi dei pagamenti, ci sono artisti che vivono di questo mestiere perché hanno figli, mutuo, e se non vengono pagati sono guai seri. È molto triste lavorare e poi essere costretti a chiedere il giusto compenso. Questo all’estero non succede ed è un vero peccato che in Italia ci sia questa difficoltà. A volte vado a comprare personalmente oggetti che possono servire in scena, lo faccio volentieri, non mi pesa. Spesso devo usare le mie scarpe perché non ci sono i soldi per comprare quelle della mia misura. Mi sono trovata ad offrire di pagare di tasca mia una prova in più, ma poi non è stata fatta ugualmente. Questo non va bene, e mi spiace molto. Mi auguro veramente che le cose migliorino.



                                                                 Lucia a Napoli – foto Luciano Romano

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Gli animali maltrattati. Faccio anche appelli su facebook e cerco di aiutare i canili che ospitano i cani menomati. Adoro gli animali e mi sta molto a cuore il loro benessere.

Lei ha una carriera stupenda, cosa manca ancora nella Sua vita oggi?
Beh una famiglia tutta mia, con questo lavoro non è stato ancora possibile.

Episodi buffi  nel backstage o in scena che le piacerebbe condividere.
Ah sì all’inizio della carriera, con ‘Lucia’. Ero nel secondo cast e mi hanno dato un vestito per la generale che non era della mia taglia! Purtroppo avevano solo quello a disposizione e ho dovuto fare la prova con l’abito completamente aperto dietro, con il coro che vedeva tutto! Un'altra volta, sempre per il ruolo di Lucia, anche in quel caso non avevano il costume della mia misura! Era completamente diverso dalla mia figura, non era possibile indossarlo. Così hanno aggiunto un pezzo alla gonna ed alle maniche, di un’altra stoffa! Inoltre le scarpe erano piccolissime. Io ho il quarantuno, e dopo vari tentativi con altre scarpe sempre piccole, ho deciso di cantare scalza! Ricordi molto divertenti!

I suoi prossimi impegni?
Finalmente debutto in Australia, con Traviata e ne sono molto felice, Semiramide con Daniela Barcellona, che adoro, a Marsiglia; Tancredi in Svizzera, Africaine a Venezia, e tanto altro ancora!

E saranno tutti grandissimi successi perché se li merita di sicuro questa straordinaria Artista, Jessica Pratt, che oltre ad essere simpatica, disponibile, molto semplice e modesta, dimostra di amare veramente il suo lavoro e di metterci tutta la passione che ha nel cuore, per far rivivere storie, eroine, ed epoche meravigliose, come meravigliosa è e continuerà ad essere la sua strepitosa carriera!
MTG






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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a …MARIA AGRESTA

Ogni volta che ci si avvicina a persone speciali ci si sente felici ed onorati di avere fatto la loro conoscenza. Anche in questo caso, non ci sono parole per descrivere quanta grazia, affabilità e generosità, distinguano l'Artista che ho avuto la gioia di incontrare. Il giovane soprano Maria  Agresta, salernitana,  è amabile e solare come i suoi concittadini, e con il suo incredibile talento ed i suoi successi si sta facendo valere in Italia e nel mondo come una delle più straordinarie esponenti del panorama operistico, rendendo fieri i suoi concittadini e noi tutti. 

Dopo il diploma al Conservatorio di Salerno, e perfezionatasi niente meno che con la grande Raina Kabaivanska, può già vantare innumerevoli traguardi raggiunti fino ad ora, come la vittoria in competizioni prestigiose quali il Concorso “Comunità Europea” del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto, e la partecipazione a festival importanti, come in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, con il debutto ne I Vespri Siciliani presso il Teatro Regio di Torino, diretta da Gianandrea Noseda. Tantissimi i ruoli interpretati già dalla Signora Agresta, e che l’hanno vista sempre trionfare con apprezzamenti sia di pubblico che di critica, quali, tra gli altri, Micaela, Mimì, Odabella, Liù, Leonora, Giovanna d’Arco. Collabora costantemente con grandi direttori d’orchestra: il già citato Noseda, Mehta, Oren, Muti, Barenboim, per citarne solo alcuni. Teatri di fama mondiale hanno sentito risuonare la sua voce con grande successo: l’ Opera Nationale de Lorraine, lo Sferisterio di Macerata, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Hermitage di San Pietroburgo, il Teatro Regio di Torino, l’Arena di Verona, la Scala di Milano, la Bayerische Staatsoper, e la lista sarebbe ancora lunga. La sua agenda è fittissima di impegni e grazie alla sua grande disponibilità e gentilezza, mi ha concesso un po’ del suo tempo tra una produzione e l’altra per rispondere con grande affabilità alle mie domande.



Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.

La mia voce è terribilmente diversa da quella che vorrei, ma ringrazio Dio per avermi fatto questo regalo meraviglioso! Cosa la distingue? Magari sarebbe più giusto chiederlo a chi la ascolta (e qui fa un grande sorriso dolce).

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?

L ' inizio della mia carriera è stato sicuramente durissimo, un sacrificio continuo, ma quando arrivavano i risultati allora era gioia pura unita ad un senso di soddisfazione incredibile! Credo di aver studiato canto perché questo mi dava gioia. Solo attraverso il canto riuscivo ad esprimere emozioni allo stato puro, senza filtri di alcun genere.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?

Sono tanti i ricordi cari, ma forse quello più bello è sicuramente quando ho vinto il mio primo concorso importante ed ho ricevuto i complimenti di chi poi è diventato mio marito. Invece quello che mi ha donato tanta gioia e soddisfazione è stato quando ad un concorso ho incontrato e conosciuto  la signora Kabaivanska, che poi è diventata la mia insegnante,  e mi ha detto: Sei nata per cantare e stare sul palcoscenico! Ogni volta che ci penso, ancora oggi mi commuovo come se fosse appena successo!



Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?

Credo proprio che avrei fatto la pasticciera!!!

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?

Conta moltissimo, forse anche troppo.

Come studia una partitura nuova?

Con voracità! Parto dal libretto e poi mi tuffo nello spartito cercando di capire il linguaggio, il dialogo tra le voci e gli strumenti. Mi chiedo sempre cosa e perché il compositore abbia voluto raccontare e perché lo dice in quel modo. È un mondo straordinario.

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?

Sicuramente io sono più vicina ai ruoli drammatici, ma ho cantato anche Rosina ne Il barbiere di Siviglia e mi sono divertita un mondo!

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?

È molto difficile conciliare questi mondi così diversi, spero di riuscirci... Non so.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?

Mi piacciono le regie intelligenti e che valorizzano l'opera che si sta mettendo in scena. Sono contenta se si fanno tentativi nuovi per raccontare qualcosa accaduto in tempi forse troppo lontani dal nostro, ma non bisognerebbe mai tralasciare il punto di partenza e soprattutto aver rispetto!!!

Il rapporto con i direttori d’orchestra?

Fino ad ora sempre molto buoni, io sono per la pace! A parte gli scherzi io imparo molto da tutti e soprattutto penso che coalizzarsi fa bene al risultato finale.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?

Sofferto di invidia mai, o almeno io invidio solo chi può permettersi di mangiare senza dover pensare alle calorie. Oggetto di invidia... non saprei!

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?

Adoro Vienna, ma se penso al riposo penso al mare!

Dove si mangia meglio e/o peggio?

In Italia si mangia benissimo, ma ho mangiato meravigliosamente anche in Israele e Spagna.

Cibo preferito?

Un piatto tipico della mia terra: melanzane imbottite con le patate.






Il  rapporto con la sua famiglia?

Ci adoriamo, davvero, ci vogliamo un bene immenso!

Superstiziosa?

No, direi proprio di no.

Il Suo rapporto con la spiritualità?

Sono credente, ma non bigotta.

Veniamo ai suoi gusti personali: ha delle letture che predilige?

Mi piacciono i romanzi e le biografie!

Ed il suo colore e fiore preferito?

Ah il nero. Amo molto i girasoli e le orchidee

Riesce a trovare il tempo per coltivare degli hobbies? Ha un film preferito?

Beh sì, mi piace molto cucinare ed il mio film preferito è La vita è bella.

Ama più il giorno o la notte?

Il giorno, assolutamente!



Torniamo al suo lavoro: quali sono i Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?

Tutti, davvero tutti!

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?

Vocalizzi, una preghierina, un sms alla mamma e un bacio a mio marito.

Come vive il rapporto con il pubblico?

Senza il pubblico non c'è spettacolo. L'affetto e la stima della gente sono molto importanti per me, e non faccio retorica.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?

Come una profonda ingiustizia. Non si può trattare così un'arte che ci ha resi grandi agli occhi del mondo e che tutti ci invidiano. Io sono sicura che la musica può davvero renderci migliori.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?


Si certo, tutto quello che riguarda i bambini con disagi e grandi sofferenze!



Cosa manca nella Sua vita oggi?

Beh con la vita frenetica che svolgo mi manca la presenza di un figlio, da crescere, adorare, coccolare, educare. Sarebbe una gioia profonda ed un’esperienza unica essere madre.

Ci sono degli episodi buffi  accaduti nel backstage o in scena che le andrebbe di raccontare?

Tanti, come quando mi si è impigliato l'abito in un chiodo sul palcoscenico e ballando mi si è attorcigliato intorno alle caviglie... È stata un'avventura incredibile! Ancora rido!

Qualcosa che vorrebbe dire che non le è stato mai chiesto.

Allora potrei scrivere un libro (e sfoggia un altro grande sorriso)


Ci può anticipare i suoi prossimi impegni?

Ho tanti concerti, la Messa da Requiem, La Traviata, lo Stabat Mater e così via, tante tante belle cose ancora... Il mio impegno più grande però è continuare ad aver rispetto per tutto e tutti.

E dopo quest'ultima affermazione, non posso che constatare ancora una volta di come la fama ed il successo non scalfiscano minimamente il cuore e l’animo delle persone semplici di natura che danno il giusto valore alle cose che contano nella vita. Questa è Maria Agresta, una persona che colpisce per la sua incredibile dolcezza, anche nel rispondere alle domande, sempre con semplicità e umiltà. Auguro a questa grande Artista di proseguire con una carriera sfavillante che la renda sempre più felice e che ci renda sempre più orgogliosi di provenire dal suo stesso paese. Grazie davvero Signora Agresta!

MTG



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DO RE MI…..PRESENTO – INTERVISTA A … SIMONE ALBERGHINI


Indubbiamente la voce da basso o baritono ha un suo fascino indescrivibile, e lo sapevano bene tutti quei geniali compositori che ne davano gran risalto, spesso attribuendo la parte del seduttore proprio ai cantanti dotati di quel timbro specifico, si pensi a Don Giovanni di Mozart, al Conte ne Le nozze di Figaro; oppure ruoli divertenti come il Don Basilio di rossiniana memoria o il Dulcamara di Donizetti, per non parlare dei grandi ruoli drammatici come Enrico VIII in Anna Bolena, il Re d’Egitto in Aida... Questi infatti, sono solo alcuni delle decine di ruoli che Simone Alberghini ha interpretato e letteralmente impersonato sin dall’inizio della sua splendida carriera internazionale. E la lista si allunga con ruoli in Maria Stuarda (Talbot), Poliuto (Callistene),  i Puritani (Giorgio), Macbeth (Bancuo), e tantissimi altri ancora nei più importanti teatri al mondo. Se c’è una qualità che aggiunge valore alle sue interpretazioni è l’immedesimazione nella parte, lo studio approfondito del personaggio per poterne esprimere al meglio le qualità caratteriali oltre che vocali. Ecco la ricetta per un Artista di qualità che porta alto il nome della nostra Arte lirica nel mondo rendendoci davvero orgogliosi.
Stupisce per la sua modestia e per la continua ricerca di perfezionamento, di approfondimento del suo lavoro, una ricerca affidata ad uno studio costante, mai scontato, così come non dà affatto per scontato il suo successo, e risponde con tantissima umiltà e simpatia alle mie domande, come se ci conoscessimo da una vita, una persona davvero alla mano!


Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
Dunque, ho voce di basso-baritono. Agli inizi cantavo ruoli prettamente da basso, con gli anni la voce si sta sviluppando soprattutto nella gamma acuta ed incomincio ad intraprendere ruoli anche baritonali. I più grandi complimenti che mi sono stati fatti riguardano una certa morbidezza d’emissione ed una cura particolare nella pronuncia e nei recitativi… spero siano complimenti fondati!

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Beh sin da quando avevo 14-15 anni, ho sempre cantato; prima musica leggera, musical, jazz, facevo il crooner alla Frank Sinatra, poi un quartetto jazz a cappella, infine a 18 anni l’inizio dello studio lirico ed a 20 il debutto. La spinta più importante alla carriera me la diede sicuramente la vittoria del concorso Operalia, organizzato da Placido Domingo, a Città del Messico, nel 1994: a 21 anni vinsi cantando “Ella giammai m’amò”, l’aria di Filippo II dal Don Carlo di Verdi.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Legati alla carriera? Come detto, la vittoria d’Operalia nel ’94, poi i debutti più importanti, soprattutto al Met nel 2005 come Dandini in Cenerentola ed al Covent Garden nel 2007 come Athanael in Thais a fianco di Renée Fleming.

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Ah comunque il cantante, di musical o commedia musicale. Però…se fossi stato una decina di cm più alto… il giocatore di basket!!


Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
A torto o a ragione, tantissimo; sia per le varie produzioni in Teatro, dove spesso i registi finiscono per essere determinanti nelle scelte dei cast più dei direttori d’orchestra, sia per un mercato discografico che annaspa per cercare di attrarre pubblico giovane. L’immagine, nella nostra società in generale, è molto importante, ed il Teatro d’Opera non fa eccezione.

Come studia una partitura nuova?
Inizio ovviamente dallo “studio noioso”, dalla “decifratura” della scrittura musicale dell’autore (note e segni dinamici e d’intenzione). In seguito, mi piace sentire varie edizioni discografiche del passato, possibilmente live, per potermi rendere conto bene della tradizione ( nel senso positivo del termine), dell’impatto orchestrale sulle possibilità interpretative, per poter anche “rubare” intenzioni o porger delle frasi di interpreti che stimo. Infine, canto il ruolo con un pianista.

Predilige i ruoli drammatici oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Mi piacciono entrambi. Credo sia vero che un buon interprete di commedia è poi in grado di essere un buon interprete drammatico, mentre non sempre è vero il contrario. Mi piacciono soprattutto i ruoli rossiniani e mozartiani, per le possibilità interpretative ed attoriali che offrono.


Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Ad esser sincero…molto difficilmente. Da quando sono diventato padre (poco più di 3 anni), poi, le necessarie assenze da casa mi pesano sempre di più…ma cerco di essere presente il più possibile con i miei cari e nei miei pensieri ci sono sempre loro. D’altronde, c’est la vie!

Il rapporto con la sua famiglia?
Ho la fortuna di avere 2 genitori che mi hanno sempre supportato, anche quando presi la difficile decisione di lasciare gli studi universitari (Lettere moderne) per dedicarmi a tempo pieno al canto. Siamo molto legati, anche con mio fratello minore, anche se, ovviamente non ci vediamo spesso.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Preferisco distinguere il mio rapporto con registi “intelligenti” e rispettosi della musica o con registi che pensano solo a provocare gratuitamente. Ho avuto la fortuna di lavorare con registi ormai considerati “classici”, come Ronconi e Pizzi, ma anche con registi “moderni” come Miller, Vick o Michieletto: tutti accomunati dalla passione per il loro lavoro e dal rispetto per i colleghi ed i cantanti. Tutti utilizzano un linguaggio visivo diverso, ma se le richieste rispettano la musica, i rapporti tra i personaggi e lo sviluppo della storia, non ho nessun problema a recitare anche in una produzione “moderna”, trasposta d’epoca. Spesso, anzi, questa “modernizzazione” può essere interessante per la profondità dei personaggi e magari per ricreare nel pubblico del nostro tempo l’effetto che la Prima del titolo che stiamo rappresentando ebbe sul pubblico dell’epoca. Ovviamente, all’opposto, non amo affatto registi che richiedono azioni “gratuite”, che ricercano una provocazione fine a se stessa; devo però dire che, per fortuna, nella mia carriera ne ho incontrati pochi di quest’ultimi.


Il rapporto con i direttori d’orchestra?
In genere buono. Ovviamente adoro lavorare con “Maestri”, giovani o più attempati, che rispettano questo nome: Maestri, che insegnano e stimolano nella lettura dello spartito.
Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
Ho la fortuna di non soffrire d’invidia e se ne sono stato oggetto…per il momento non me ne sono accorto.

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Adoro gli Stati Uniti e molte delle città che preferisco sono in quella Nazione: Washington DC, New York, S. Francisco, Los Angeles. Adoro poi i Theme Parks…quindi sono un fan di Orlando, in Florida. In Italia, amo cantare e lavorare soprattutto a Torino e Venezia, città diversissime, ma entrambe affascinanti e con Teatri molto efficienti e ben organizzati. Quando sono in vacanza…in realtà voglio stare a casa e godermi il tempo con mio figlio.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Ho la fortuna di non essere un italiano tipico!! Non ho bisogno della cucina italiana in ogni momento e mi piace provare le diverse cucine locali quando viaggio, per lavoro o per piacere. Mi piacciono molto le cucine indiana, thailandese, russa e georgiana.

Cibo preferito? Tortellini pasticciati (panna e ragù di carne).
Superstizioso? Assolutamente no: essere superstiziosi porta sfortuna!!

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Sono cresciuto in una famiglia cattolica ed ho avuto quindi questa educazione, ma non sono praticante. Credo esista un Dio, sia che si chiami Buddha, Dio o Allah. Ho però qualche perplessità per come le Chiese terrene lo celebrano…e diciamo che quando lo incontrerò dall’altra parte, avrò tante cose da chiedergli e tante curiosità di cui spero vorrà saziarmi.

Un po’ di curiosità sui suoi gusti. Quali sono i Suoi hobbies?
Sono molto sportivo (basket, sci, palestra) e sono un grande appassionato d’elettronica, e poker!!

Le piace leggere? Ha delle letture preferite? Sì certo! Leggo un pò di tutto, dai romanzi alle poesie, ed anche i trattati su argomenti vari.

Ha il tempo di andare al cinema? C’è un film che predilige in assoluto?
Oh sì: C’era una volta il West!

Ha un colore preferito? Amo il blu.

E un fiore preferito? La gardenia

Ama più il giorno o la notte?
Sicuramente la notte. Per il nostro lavoro, viviamo spesso in un “fuso orario parallelo”, che ci porta ad andare a letto molto tardi…ed amo la sincerità a volte malinconica della notte.


I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Come cantanti lirici…tantissimi. Da Pavarotti ( che è stato il mio primo vero “innamoramento”), a Siepi, Ghiaurov, Tagliabue, Domingo, la Callas. Tra i colleghi attuali, amo molto Mariella Devia, Michele Pertusi ed Alessandro Corbelli, tutti amici che mi hanno aiutato anche con consigli e con l’esempio.

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico? Niente di particolare: vocalizzi, un caffè doppio…

Come vive il rapporto con il pubblico?
Abbastanza pacatamente: penso a “fare il mio lavoro” con tutto me stesso e spero che questo venga apprezzato. Mi piace perdermi completamente nel personaggio che interpreto e spero in questa maniera di poter provocare emozioni. Ma sinceramente, quando sono sul palco… non “cerco” il pubblico, cosa che ritengo a volte pericolosa o “troppo facile”.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Purtroppo, sinceramente, in maniera molto pessimistica, soprattutto in Italia. Abbiamo storicamente tanti teatri ed ognuno pretende di programmare una propria stagione, con poche collaborazioni. Decenni di sprechi, di musica non insegnata nelle scuole, di supponenza derivata dagli Anni d’Oro della Lirica, stanno mostrando il conto. Tutto il sistema va riformato partendo dalla base, dall’insegnamento, ma non vedo né la voglia né la competenza per farlo. L’opera lirica si basa su un linguaggio musicale bellissimo, ma non più attuale e non immediato: se non si insegna “come” ascoltarla, rimane l’equivalente dell’andar per strada parlando in latino: la nostra lingua madre, ma non più compresa da tutti. L’opera lirica attuale è il musical…certo, però spesso, con una valenza artistica e musicale nettamente inferiore e scontata.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore? 
Non sono attivamente impegnato in qualche causa particolare; sono vicino, quando posso, nel mio piccolo, con concerti di beneficienza, a cause che ritengo meritevoli.

Cosa manca nella Sua vita oggi? Stabilità ed il contatto quotidiano con mio figlio.


Episodi buffi nel backstage o in scena? Tanti, troppi da raccontare e soprattutto da far leggere!! Meglio parlarne davanti ad un bicchiere di vino rosso!!

Qualcosa che vorrebbe dire che non le è stato mai chiesto? Oh no, parlo pure troppo!

Infine, in breve i suoi prossimi impegni?
Nell’immediato futuro: Don Giovanni e Conte in Nozze di Figaro a Venezia e Dulcamara a Torino nell’Elisir d’Amore.

E saranno grandissimi successi come ogni volta che Simone Alberghini sale sul palco. Semplicità, cortesia, senso dell’umorismo, profondo senso del dovere e della famiglia, unitamente ad una gran classe ed eleganza, contraddistinguono questo grande Artista che ovviamente sono onorata di aver potuto conoscere ed intervistare, e che mi auguro di poter applaudire in interminabili successi ancora per tantissimi anni in futuro: grande uomo e grande Artista.

MTG 
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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a SIMONE PIAZZOLA


L’incontro di oggi mi porta quasi indietro nel tempo, a quando la vita era priva di certi fronzoli e si prestava cura alle cose essenziali e si dava moltissima importanza soprattutto alla famiglia ed al gusto di vivere le proprie passioni. Simone Piazzola è un giovanissimo baritono veronese non ancora trentenne, che vanta già una carriera decennale alle sue spalle, richiestissimo dai teatri di ogni dove, e che annovera al suo attivo interpretazioni intense ed acclamate in opere come Rigoletto, nel ruolo del titolo, Bohème, nei panni di Marcello, il conte di Luna nel Trovatore, Cecil in Maria Stuarda, Sharpless in Madama Butterfly, per citarne solo alcuni, ed è voce di riferimento per il ruolo di Germont in Traviata ormai da alcuni anni. Ha calcato le scene dell’Opera di Roma, del Teatro Pergolesi di Jesi, del teatro Filarmonico di Verona,  La Fenice di Venezia, il Teatro Nuovo di Spoleto, il Teatro Pavarotti di Modena, il San Carlo di Napoli e tanti altri ancora. Ha lavorato inoltre in diversi paesi europei, nonché in Cina e Giappone. Con incredibile simpatia risponde alle domande che gli porgo tra battute e racconti particolarissimi che fanno volare via il tempo gaiamente.



Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
In realtà la mia risposta potrebbe sorprendere, poiché se dovessi dare una definizione della mia voce, scoprirebbe che la considero ‘brutta’! Poi però cerco di piegarla al servizio di ciò che devo eseguire, e sicuramente la sua tessitura propende maggiormente per i ruoli verdiani, che sento molto dentro le mie corde.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Beh, ci sono stati una serie di episodi che hanno acceso la miccia in me e mi hanno indirizzato verso questo mestiere: a tre anni, per esempio, ero un autentico birbante e mia madre per farmi addormentare le provava tutte, finché capitò che per sbaglio una volta in tv ci fosse in onda una registrazione di un programma in cui Mario del Monaco eseguiva ‘Un amore così grande’, ed io mi tranquillizzai subito. Così fu chiaro a mia madre che era un tipo di musica che mi faceva star bene; da allora cominciò a farmi ascoltare tutti i dischi dei grandi dell’epoca, ma io stavo bene solo con la voce di Del Monaco. Poi un altro episodio più avanti mi convinse che quella era una strada che potevo intraprendere: avevo otto anni e mi trovavo ad un raduno estivo per ragazzini e ad una gara mi misi ad imitare Pavarotti per fare divertire i miei amici e vincere: tutti mi apprezzarono incitandomi ad intraprendere gli studi musicali. Infine, in seconda superiore, siccome invece di dedicarmi alle materie scolastiche passavo il tempo ad ascoltare i cd di musica classica e a studiare le opere, le cose non andavano decisamente bene per il mio rendimento da studente. Così mi resi conto che quella non poteva essere più soltanto una passione, e decisi di dedicarmi completamente allo studio di questa professione, mettendo in gioco il mio futuro, e per fortuna fino ad ora posso essere contento dei risultati ottenuti.


I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Devo ammettere che ho già tanti bei ricordi che mi riempiono di gioia: innanzitutto gli incontri importanti della mia vita: quello ad undici anni con la mia insegnante a cui devo tantissimo ed è una guida anche nella vita: Alda Borrelli Morgan, poi l’incontro col grandissimo Maestro Gianni Tangucci che è anche il mio mentore; per non parlare di quello con il mio agente che è anche mio grande amico e sarà il padrino del mio nascituro, Marco Impallomeni. Ovviamente nel mio cuore ci sono anche i debutti importanti che hanno avviato la mia carriera: a diciassette anni all’Opera di Roma, successivamente a Verona al Filarmonico per il ruolo di Germont in Traviata, in cui ricordo che mi hanno urlato ‘bis’ già a metà aria (un ricordo indelebile), e che da allora ho cantato già in settanta recite circa, cosa che mi inorgoglisce molto; il debutto in Lucia e Butterfly alla Fenice oltre a Traviata, ed anche il fortunatissimo  Rigoletto a Jesi che ha avuto grande successo di pubblico e critica. Poi il recente concerto col Maestro Riccardo Muti per il Senato, dove sono stato  anche apprezzato molto dal grande direttore, e la cosa mi rende molto felice. La lista sarebbe lunghissima..


Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Ah il camionista! Avrei viaggiato tanto comunque! Da piccolo, quando non giocavo o non studiavo musica, andavo via con mio padre ed il suo camion e mi divertivo molto, quindi avrei intrapreso quella strada se non fosse andata bene col canto.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Diciamo che purtroppo conta moltissimo. Certo se si posseggono delle doti notevoli si può riuscire in questo mestiere, ma per certi ruoli l’immagine è fondamentale e bisogna cercare di conformarsi a questa regola se si vuole interpretarli. Quindi viene richiesto spesso di stare attenti anche al proprio peso ed è capitato anche a me.
Come studia una partitura nuova?
Dico subito che i ritmi della mia vita mi impongono di interiorizzare le partiture in tempi strettissimi. Per cui comincio qualche mese prima soltanto ad immergermi nel nuovo personaggio. Innanzitutto leggo bene e studio la storia, perché altrimenti non posso interpretare bene la parte se non conosco tutti i dettagli delle vicende. Poi imparo le parole, il testo, cerco i giusti accenti, dove imprimere maggiore forza nel discorso, il fraseggio. Poi vado da una spartitista, Patrizia Quarta, che stimo molto, e cerco di trovare le sfumature adatte per caratterizzare il personaggio. Un esempio mirabile per me è Renato Bruson, un mito, immenso ed un grande esempio. Non cerco di imitarlo, ma è il mio riferimento. Poi ovviamente il personaggio cresce e migliora recita dopo recita.

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Io sono drammatico per natura: Verdi, il Donizetti serio, Bellini (spero di debuttare presto I Puritani). Ma Verdi è nel mio cuore e mi sento particolarmente votato ai suoi ruoli.
Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Beh si cerca di venirsi incontro. Purtroppo ho perso mia madre qualche anno fa e ho ormai rapporti principalmente solo con mio padre, per cui adesso quella di cui mi sento parte è la famiglia della mia compagna Jessica e quindi tempo fa mi ero trasferito in Sicilia per stare con lei. Ma è una regione un po’ scomoda per spostarsi e raggiungere facilmente i principali teatri d’Opera. Quindi di recente abbiamo scelto di trasferirci a Verona, che è sicuramente una base più funzionale. Inoltre facendo lo stesso mestiere ci capiamo e cerchiamo sempre di venire incontro alle rispettive esigenze e cerchiamo di vederci il più possibile, di raggiungerci appena uno dei due ha uno spazio di tempo disponibile. Poi adesso è in arrivo Diego e non vedo l’ora di prendermi cura anche di lui!


Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Non è questione di tradizione o moderna, ma di regie funzionali o che rispettino la partitura. Ho adorato lavorare in Traviata a Napoli con Ferzan Ozpetek: è stato fenomenale, e poi stimo molto Francesco Micheli, che ha delle idee straordinarie anche se le sue ambientazioni non sono ascrivibili ad un’epoca specifica, ma riesce ad immergerti completamente nello spirito dell’opera, come nella Bohéme che stiamo preparando a Venezia.

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
In genere mi vogliono bene. Stimo moltissimo i maestri che dedicano tante prove a noi cantanti, quelli un po’ all’antica per così dire, che lavorano tanto sui personaggi, come il grande Daniele Callegari,  un uomo che ammiro e con cui ho lavorato meravigliosamente, così come Bruno Bartoletti, pietra miliare dell’opera lirica italiana con cui mi sono trovato benissimo, e Giampaolo Bisanti. Con quest’ultimo ho debuttato diversi ruoli con ottimo feeling e lo considero anche un grandissimo amico nella vita privata, oltre che un grande professionista, come anche il maestro Pietro Rizzo e Bruno Bartoletti del resto. Poi c’è Michele Mariotti, con cui ho lavorato ultimamente a Napoli e lo considero una grande persona ed artista, per non parlare del mitico Donato Renzetti. E non le dico col Maestro Riccardo Muti: è stata emozione pura, vederlo dirigere mi ha fatto venire da piangere, incredibile: era la mia luce!

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
Purtroppo c’è un sacco di invidia nel nostro mondo, ma credo sia normale in tutti gli ambienti; l’importante è non dare importanza alle voci ed andare avanti. Io non ne ho mai provata per nessuno, non ha senso per me.

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Direi che niente è paragonabile alla mia casa a Verona ed ora alla mia seconda casa: la Sicilia.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
In Cina si mangia molto bene e si spende molto poco, così come in Spagna: adoro il prosciutto spagnolo. Mi piace molto anche il sushi, in Giappone si mangia benissimo!

Cibo preferito?
Quando sono a casa mia indubbiamente ‘bollito e  pearà’. Il pearà è una salsa tipica veneta assolutamente squisita che mi fa impazzare e si mette appunto sul bollito di carne, buonissimo!


Superstizioso?
No, non direi.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Lo sto recuperando pian piano grazie a Jessica.

I Suoi hobbies?
A dire il vero io amo cantare anche quando non lo faccio per lavoro oppure ascolto opere. Amo però anche moltissimo i film, ma non al cinema; mi piace guardarli a casa in home theatre. Un titolo che mi piace molto è ‘Il miglio verde’ per esempio, ed amo anche i film fantasy come ‘Il Signore degli anelli’ o anche ‘Ritorno al futuro’. E poi mi piace molto comunicare con i miei amici sui social network. Sono di recente diventato membro dell’Associazione Mario del Monaco di Modena, e mi piace molto passare il tempo ad organizzare gli eventi con il mio amico Renato Ghelfi Zoboli  tramite pc.

Ama più il giorno o la notte?
La notte: di notte posso fare tutte le cose che non riesco a fare di giorno: ascolto opere, mi metto al computer e cerco nuovi filmati di cantanti che mi piace sentire, oppure ne approfitto per contattare gli amici come detto prima, insomma faccio tante cose di notte.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Oltre a Renato Bruson che è il mio idolo, Cappuccilli per certe opere di Puccini. Ma mi piacciono molto le voci tenorili, Del Monaco su tutti. Stimo molto Gregory Kunde, lo trovo fantastico. Del resto mi considero una testa da tenore, non da baritono..

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Scaldo la voce al mattino e poi vado a teatro a scherzare con gli altri per allentare la tensione. Faccio finta di cantare le arie in lingue antiche inventando le parole. Poi in camerino provo la voce con delle piccole frasi, la mia preferita è ‘oimè, oimè’ camminando. Ma prima di andare in scena, faccio tre segni della croce e chiedo a mia madre di starmi vicino.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Quanto amo il pubblico! Io starei le ore davanti al pubblico a prendermi i suoi applausi: mando baci, faccio il gesto di inviare loro il cuore, insomma sono un po’ teatrale in questo, amo troppo la gente che viene a sentirmi, la mia gioia.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Purtroppo stiamo subendo molto la crisi, ci sono dei teatri che pagano dopo anni e talvolta è davvero molto dura andare avanti. Per fortuna non è sempre così, ma si fa tanta fatica oggigiorno in Italia. Speriamo tanto che cambi qualcosa presto. Però io vado a cantare lo stesso sempre, perché è quello che mi rende felice, la cosa che mi piace fare aldilà del resto.

Cosa manca nella Sua vita oggi?
Mah, mi sa che ho provato tutto quello che volevo fare nella mia vita privata! Sul lavoro invece mi manca di cantare al Met di New York, alla Scala, al Covent Garden, al Regio di Torino, ma sono ottimista! C’è però una cosa che mi manca infinitamente e che non potrò mai più avere purtroppo: la presenza della mia amata madre, che mi manca sempre ogni giorno della mia vita.

Episodi buffi accaduti in scena?
Oh ce ne sono tantissimi, ma ricordo in particolar modo Traviata a Ravenna con Monica Tarone in una produzione della signora Muti. Ebbene i capelli della povera collega si erano impigliati nei bottoni della mia giacca e ho dovuto strapparglieli per non dover restare attaccati per tutto il resto dell’opera. Poverina, del resto capita sempre qualcosa quando cantiamo insieme!

I suoi prossimi impegni?
Innanzitutto il debutto nel ruolo di Ford in Falstaff, cosa che sognavo da tempo e che ora posso interpretare finalmente a Ravenna a novembre grazie alla straordinaria opportunità datami dalla signora Cristina Mazzavillani Muti, che non finirò mai di ringraziare per questo, una gioia immensa davvero. A luglio ed agosto ho Trovatore a Macerata, Traviata a Hong Kong, un gala verdiano a Piacenza di cui sarà fatta una registrazione in dvd, l’uscita del dvd del Don Carlo di questa stagione, ancora Traviata a Venezia e poi anche a Minorca. Tante belle cose insomma.

Tante belle cose come una persona di cuore e spontanea si merita. Si sente sempre dire che la carriera ed il successo spesso diano alla testa e facciano perdere di vista i veri valori della vita e l’affetto delle persone care. Fa piacere invece constatare che esistano ancora persone in grado di dare il giusto equilibrio alle cose e vivere semplicemente, come questo Artista straordinario che ho conosciuto un po’ meglio durante la nostra chiacchierata. Faccio tanti complimenti a questo giovane talento italiano, Simone Piazzola, che molti paesi ci invidiano, e ovviamente un grande in bocca al lupo per tutti i prossimi personaggi che porterà in scena come sa fare lui.
MTG
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DO RE MI… PRESENTO – intervista a JESSICA NUCCIO


La meravigliosa Artista che ho incontrato questa volta è un giovane soprano, la palermitana Jessica Nuccio, che si sta avviando verso una bella e brillante carriera nell’opera lirica. Ha iniziato a calcare le scene dei più importanti teatri italiani da un paio d’anni circa, sempre offrendo interpretazioni generose che hanno entusiasmato il pubblico, grazie anche alla sua voce melodiosa e chiara, capace di regalare grandi emozioni. Ha al suo attivo già ruoli da protagonista in opere tra cui: Traviata al Teatro La Fenice di Venezia, Mimì nella Bohème a Lucca, Pisa e Ravenna,  Daria a Zurigoe a Catania nelle Convenienze e inconvenienze teatrali, nonché Adina nell’Elisir d’amore a Messina e Palermo. La incontro in un giorno di pausa a Venezia, ove è in preparazione la Bohéme al Teatro La Fenice. Tra una chiacchiera e l’altra, scopro una cara persona, dall’animo gentile e semplice, che canta perché prova immensa gioia ogni volta che sale sul palcoscenico, il che si nota pienamente.


  

Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi
Oddio che domanda particolare! Non è semplice parlare della propria voce, in quanto la percezione che se ne può avere non sempre corrisponde a ciò che gli altri hanno e si rischia di essere fraintesi. Posso certamente dire che è una voce fresca, giovane, che deve crescere e fare il suo percorso. Questo direi se pensassi alla mia voce.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Certamente una grande passione che provo nel cantare, una sensazione gioiosa che mi da’ emettere certi suoni e provare certe emozioni in scena. Provenendo da una famiglia umile, in estate andavo alle colonie dai frati o dalle suore. Siccome venivano organizzate delle serate musicali con noi bambini, fui notata da una signora benestante e generosa che sovvenzionava i progetti con i bambini. Una sera mi misi a cantare ‘O sole mio’ e rimase colpita a tal punto che chiese espressamente a mia madre di permetterle di provvedere ai miei studi musicali, in quanto aveva visto in me una predisposizione verso questo tipo di disciplina, ed anche del talento. Mi comprò letteralmente tutto ciò che mi serviva, dai vestiti allo strumento musicale, il violino, e naturalmente mi iscrisse al conservatorio. E di lì mi si aperse un mondo che mi era del tutto sconosciuto, si pensi che non sapevo neanche come reggere in mano il violino. Devo tantissimo a quella signora ed alla sua organizzazione.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Ho studiato moltissimo per alcuni anni e poi sono arrivata all’Accademia lirica dal Maestro Simone Alaimo. Lui  ha creduto in me, più di quanto credessi io. Ho vinto alcuni concorsi, l’ultimo dei quali il Marcello Giordani, e da lì sono arrivate le prime rappresentazioni nei teatri e la carriera è iniziata. Ho adesso una bella collaborazione con la Fenice che mi da' molta soddisfazione. Comunque il mio punto di svolta resta l’incontro col Maestro Alaimo e sua moglie, Vittoria Mazzoni, persone stupende a cui devo moltissimo.
Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Ah l’estetista certamente! Mi piace molto curare l’aspetto fisico e credo proprio che avrei intrapreso quella carriera se non avessi cominciato a cantare a tempo pieno.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Oggigiorno conta veramente tanto. Una volta non era così, oggi invece se hai un bell’aspetto ed anche una bella voce bene. Dovrebbe essere il contrario, ma non è così.
Come studia una partitura nuova?
Innanzitutto c’è lo studio della parte. Lo studio della partitura con la mia spartitista Patrizia Quarta, lo studio del personaggio con il mio Maestro, Simone Alaimo appunto. Poi passo ore ed ore al pianoforte cercando di trovare la chiave giusta. Soltanto al termine ascolto ciò che hanno fatto gli altri, dopo essermi fatta un’idea del personaggio. Inizio un anno prima, il ruolo deve metabolizzare in me. Faccio pause di pochi giorni per riposare la mente e poi riprendo. Ho iniziato infatti l’anno scorso a studiare Lucia di Lammermoor che debutterò ad ottobre. Deve essere necessariamente un processo lungo perché venga fuori in maniera più vicina possibile a come voleva l'autore. E poi si matura col tempo ovviamente.

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Amo certi ruoli verdiani, donizettiani, amo Bellini. Sicuramente mi piacciono i ruoli che ho debuttato fin ora.
Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Mi sono trasferita a Verona proprio per stare con il mio compagno Simone, in vista anche della nascita del bimbo che è in arrivo, e cerchiamo di passare ogni momento libero insieme, di raggiungerci il più possibile. La famiglia è molto importante per noi. I famigliari siciliani poi sono tutti contenti, li vediamo poco ma sono sempre con noi col cuore e col pensiero.


Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Personalmente amo molto le regie tradizionali. Ma l’importante è che anche se moderne, non stravolgano quanto hai imparato in un anno di studio. Magari passi mesi e mesi ad immaginare un ruolo scritto e pensato in un certo modo, e poi la regia cambia completamente visione e prospettiva e devi cominciare da capo. Considerando anche il fatto che oggi non c’è tanto tempo materiale per provare in teatro, non sempre tutto ciò è produttivo. Ovviamente si cerca di fare comunque tutto nel migliore dei modi.
Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Bellissimo! Io mi sento tanto ‘piccola’ al loro cospetto; ho tanto da imparare e mi faccio guidare, consigliare. Mi sono trovata sempre bene con quelli con cui ho lavorato fin ora, come Renato Palumbo e Paolo Carignani, per citarne alcuni. Mi piace molto ascoltare le prove di insieme, anche quando non canto io, cerco di apprendere il più possibile dai colleghi più esperti di me, sono delle fonti!

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
Purtroppo sì, ci sono sempre persone che parlano male degli altri, ma io non ci faccio caso. Non provo invidia per le altre colleghe, anzi cerco appunto di imparare da loro. Per esempio stimo moltissimo Nino Machaidze, la trovo una persona carinissima, che ha tanta stima per la mia voce e mi da’ sempre ottimi consigli.
Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Nessun posto al mondo è come casa: la mia terra, la Sicilia, e adesso Verona con Simone. Poi ovviamente mi adatto facilmente ai luoghi che visito, il mondo è così bello e vario!
Dove si mangia meglio e/o peggio?
Anche in questo caso non si tratta di peggio o meglio: in ogni luogo c’è il cucinato bene o male, basta sapere scegliere e sapersi anche adattare.
Cibo preferito?
Assolutamente la pasta: gli anelletti al forno, che buoni!

Superstiziosa?
No, non mi ritengo superstiziosa e non ho rituali particolari prima di andare in scena.
Il Suo rapporto con la spiritualità?
Molto profondo, sono molto religiosa.
I Suoi hobbies?
Mi piace molto fare i lavori manuali, come il decoupage o fare dei gioielli con materiale vario. Sono lavoretti che mi rilassano, anche se li prendo in mano magari dopo mesi, ma mi diverto molto. Oltre alla lettura ed anche il cinema. Mi piacciono molto le favole, i cartoni animati, i musical anni cinquanta, tipo Sette spose per sette fratelli, Mary Poppins, e simili.
Ama più il giorno o la notte?
Amo senz’altro il giorno: se ti svegli presto sei pimpante e puoi fare tante cose. Invece vado a letto presto, subito dopo cena.



Le Sue colleghe preferite del passato e del presente?
Ce ne sono tantissime: ovviamente il mito Callas, la grande Dessì, la Freni, ed apprezzo molto la cara Nino Machaidze che in Bohème a Salisburgo mi ha veramente colpito.
Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Mi sveglio presto col pensiero della rappresentazione. Scaldo la voce e mi reco a teatro molte ore prima dell’inizio e passo tanto tempo a vocalizzare. Tra l’altro a fine recita anche se sono stanca fisicamente, sento che la voce è calda e sarebbe pronta per un’altra rappresentazione! Si scalda sempre più a furia di cantare.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Amo molto le dimostrazioni d’affetto, anche se sono un po’ riservata. Non sono tipo da social network per esempio. Ma è sempre una grande gioia ricevere le ovazioni del pubblico, tanta soddisfazione che riempie il cuore. Sono una delle ragioni per cui cantiamo.
Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Devo ammettere che la situazione in Italia è alquanto insostenibile. Purtroppo ci sono teatri in seria difficoltà e non si vede il modo di aiutarli e far sì che portino avanti certi impegni presi, anche nei confronti di noi artisti. Ovviamente ce la mettiamo tutta per offrire sempre il meglio che si possa desiderare per il nostro pubblico, ma bisognerebbe trovare il modo di risolvere tante situazioni critiche: speriamo bene.


Cosa manca nella Sua vita oggi?
Dal punto di vista della vita privata sono felicissima di quello che ho. Per quanto riguarda il lavoro invece ho tantissimo ancora da vivere e da augurarmi per il futuro.
Episodi buffi  nel backstage o in scena?
Ricordo perfettamente un episodio: durante una recita a Zurigo delle Convenienze,in una scena in cui dovevo inscenare un forte litigio, mi doveva essere staccata una ciocca di capelli dalla parrucca in testa, alla quale però erano attaccati anche i miei capelli veri, sicché il collega che cantava con me continuava a tirare, ed io a picchiarlo sul serio per fargli capire che mi stava facendo male sul serio! Risultato:  un volo pazzesco sul palco e ho dovuto continuare a cantare col ginocchio dolorante, per fortuna è andato tutto bene lo stesso. Poi si è scusato molto povero..

Qualcosa che vorrebbe dire che non le è stato chiesto.
Cosa si prova cantando: sono sempre stata introversa, sin da bambina. Invece quando canto mi apro alle persone, provo una sensazione di libertà, di appagamento grande che forse mi differenzia da chi canta solo per cantare. E’ come se il cuore si alleggerisse, se mi togliessi un peso, una sensazione meravigliosa che provo solo quando canto, una cosa sorprendente, in una parola: straordinaria.
I suoi prossimi impegni?
Elisir d’amore al Regio di Torino, Traviata alla Fenice di Venezia e a Catania il debutto in Lucia di Lammermoor.
Ed ancora una volta sento che non ho soltanto chiacchierato con un’Artista, ma con una amica che si è lasciata andare generosamente nei suoi racconti, nelle sue emozioni, e vedo soprattutto una giovane donna, Jessica Nuccio, che crede nella famiglia, nell’amicizia, nei valori morali, e che ha tanto amore da regalare al suo pubblico, al lavoro che tanto ama, e che sicuramente le darà enormi soddisfazioni già nel prossimo futuro. In bocca al lupo, Jessica!!
MTG
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DO RE MI … PRESENTO – intervista a DIMITRA THEODOSSIOU


.. Tutto quello che faccio sul palco è per il mio pubblico.

La Grecia è una terra meravigliosa, ricca di storia e di arte, patria di grandi artisti e grandi condottieri, scenario di incredibili leggende e miti. Da tale luogo mitologico proviene questa straordinaria Artista,  Dimitra Theodossiou,  soprano di indiscussa sensibilità e fama mondiale, dalla voce potente e armonica, che sta contribuendo a fare la storia della lirica internazionale con le sue intense e assolutamente convincenti interpretazioni operistiche. Ha lavorato con grandissimi maestri quali Abbado, Muti, Gelmetti, Viotti, Gergiev, Chailly, per citarne solo alcuni.  I più importanti teatri al Mondo la hanno vista come protagonista in ruoli come Norma, Lady Macbeth, Violetta Valery, Desdemona, ecc, sempre con grandissimi consensi di critica e appassionati in sala.




Con la semplicità che contraddistingue le grandi personalità la simpaticissima signora Dimitra mi racconta le sue esperienze, la sua bellissima carriera, e tanti particolari su di sé in modo davvero amichevole, come se ci conoscessimo da sempre, una persona davvero squisita!

Come descriverebbe la sua voce a chi non la conosce?
Beh se parliamo di descrizione tecnica sono un soprano lirico con accenti drammatici di coloratura. La mia voce ha poi la caratteristica di possedere dei pianissimo assoluti, filati, ed anche, laddove occorre, la potenza necessaria per renderla particolarmente drammatica. Dal punto di vista espressivo invece mi sento come un cavallo selvaggio, non ho bisogno di essere ‘inscatolata’, ho bisogno della libertà necessaria di esprimermi.

Quali sono i ricordi più cari della sua carriera e i momenti che Le hanno dato maggiore soddisfazione?
Sicuramente significativo il mio debutto assoluto con la Traviatanel gennaio 1995, una grandissima opportunità per me, un ricordo carissimo nella mia vita. Poi è arrivata Anna Bolena, immediatamente dopo Donna Anna in Don Giovanni, per non parlare di Lucia di Lammermoor successivamente. Ruoli non da poco, e la cosa che più mi ha dato soddisfazione è stata la fiducia che mi è stata data, pur essendo agli inizi, nell’affidarmi personaggi così impegnativi dal punto di vista vocale. E le cose poi sono sempre andate bene, studiando, impegnandomi, dando tutta me stessa.  Momenti straordinari che hanno significato molto per me e che porterò sempre nel cuore. Nel 1998 poi la svolta con Attila a Bologna, proposta dal grande Maestro Tangucci. A quel tempo non conoscevo bene il ruolo, non mi resi conto di quanto difficile fosse, così accettai senza pensarci troppo, e si pensi che la gente mi prese per matta!! Devo dire che fu fondamentale l’incoraggiamento del Maestro Tangucci, ma io sono anche una tosta, che ama il rischio, così ho studiato un anno intero, mi sono preparata profondamente per farlo bene, e la grinta che ci ho messo è forse la mia caratteristica che si vede anche sul palco. Fu un grandissimo successo nell’aprile del ’99 e mi aprì le porte della carriera internazionale.

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Devo dire che non pensavo di fare questo mestiere. Anche se mio padre mi portò a teatro a vedere il Trovatore a sei anni e già allora mi balenò alla mente l’idea di diventare una cantante. Ma lui preferiva per me un lavoro più tradizionale, così non ci pensai più di tanto una volta cresciuta. Rimase un sogno, ho studiato Economia pensando di fare tutt’altro,  finché non incontrai per caso in treno quella che sarebbe stata la mia futura insegnante di canto. È stato il destino per me. Avevo venticinque anni e a 29 anni il debutto al Teatro Megaron di Atene con Traviata.




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Come studia una partitura nuova?
Praticamente mi lascio guidare intuitivamente dalla musica, dallo spartito, dalle indicazioni del compositore. Non vado alla ricerca delle fonti, del contesto storico, dell’ispirazione dell’autore o delle  interpretazioni del personaggio date da altri. Cerco il ‘mio’ modo di sentire il ruolo, eseguendo alla lettera ciò che è stato scritto. Certe emozioni sono eterne, vanno aldilà delle classi sociali, del contesto storico, delle interpretazioni che se ne possono dare. Il dolore di una madre allontanata dal figlio è universale; certe sofferenze, certe sensazioni drammatiche nascono da noi stessi, da dentro di noi, ed io cerco di farle rivivere sul palcoscenico e con la mia voce. Mi lascio guidare dalla musica stessa.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Purtroppo tantissimo! Oggi conta molto più l’aspetto esteriore di un cantante che le sue qualità vocali. Molto triste ma è così. Va benissimo avere una voce discreta ma un bell’aspetto, piuttosto che una bellissima voce con un aspetto meno attraente. Ci sono alcuni teatri che ingaggiano i cantanti in base alle loro misure. Questo dispiace molto perché invece c’è chi dedica la sua vita a questo mestiere, non per gioco o per guadagnare denaro, ma perché è una vocazione che nasce da dentro; io non vorrei fare altro, è la mia vita. Oggi si rischia di far diventare  tutto come l’industria cinematografica, perdendo la sostanza del nostro lavoro: la musica.

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Non è semplice ma cerco di riuscirci. Ci vuole anche un po’ di sacrificio: ho un figlio di 19 anni col quale ho un bellissimo rapporto, ma ci è voluto un po’ per raggiungerlo. Col mio mestiere non è facile, ma cerco di mantenere i contatti con le persone a me care, la mia famiglia, gli affetti più importanti. È una cosa a cui tengo molto.
Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Indubbiamente amo le regie tradizionali. Questo perché certe opere sono state ambientate in determinate epoche e se si vuole fare un’opera moderna basta prendere una composizione moderna ed ambientarla dove si vuole. Questo è il mio gusto personale. Tuttavia se si vuole fare una ambientazione moderna io faccio anche quella. Quello su cui non transigo è il mio costume: deve essere di classe! Non potrei più accettare, come fatto ad inizio carriera, di cantare ‘Sempre libera’ con i leggings!  Per il resto faccio tutto quello che mi si chiede di fare, l’importante è che sia bello per il pubblico, per l’opera stessa.

Come è il suo rapporto con i direttori d’orchestra?
Molto positivo certo! Secondo me il direttore d’orchestra deve aiutare il cantante. Se non mi aiuta mi sento un po’ persa. Tuttavia con l’esperienza si riesce anche a fare abbastanza bene pur se non  seguiti come si dovrebbe. È un rapporto molto bello ed intimo, importante. Credo di andare abbastanza d’accordo con tutti, ed io do’ sempre tutta me stessa a loro, non mi risparmio. Non ho mai rifiutato di eseguire delle indicazioni.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
Io credo fermamente che ognuno di noi sia fatto a suo modo. Siamo diversi gli uni dagli altri, unici a nostro modo. Perché desiderare di essere qualcosa di diverso da sé? Non ce n’è bisogno. Non so se qualcuno mi invidi sinceramente, ma non mi interessa. Io penso solo alla mia arte, al pubblico.

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Mah, in effetti viaggiando molto la mia vita è il Mondo intero. Tutte le città che mi hanno ospitato con tanta cortesia sono nel mio cuore, mi hanno fatto allargare i miei orizzonti. Ho bellissimi ricordi in tanti luoghi. Certo Atene è la mia patria, la città in cui sono cresciuta. Ma anche in Italia sto bene, in Germania. Sto bene dove ho vissuto bei momenti, come a Bologna per l’appunto.

Ha un cibo preferito?
Io amo il cibo! Mi piace mangiare, ecco. Non ho un cibo preferito in particolare. È bello ritrovarsi tutti insieme a tavola, per condividere i propri racconti, con amici, colleghi, almeno una volta al giorno. È un momento in cui ci si lascia un po’ andare, ci si scioglie, ci si vede con occhi diversi. Mi piace molto il ‘rito’ della tavola. Mi piace tutto ciò che ha un buon gusto, la cucina internazionale, quella del mio paese, un po’ tutto insomma.



È superstiziosa?
No, con una madre tedesca non potrei, lei non tollerava certe cose e quindi neanche io.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Sono greca ortodossa, sono credente, vado in chiesa quando posso, se sono libera di domenica e se trovo una mia chiesa nella città in cui mi trovo. La Fede ha una parte molto importante nella formazione e nella vita di una persona.
Quale è il suo colore preferito?
Appunto amo il viola, anche per i suoi significati spirituali. Mi trasmette tranquillità e serenità.
Ha degli hobbies?
Oh certo: adoro andare al cinema! È il mio hobby preferito. Mi piacciono moltissimo i film romantici, con delle belle storie d’amore da raccontare, le vecchie storie di una volta.

Ama più il giorno o la notte?
Entrambi, perché c’è sempre qualcosa da vivere, sia di giorno che di notte.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Penso che non ci siano dubbi su chi mi ispiri maggiormente. Certo, ce ne sono tante, ma la artista assoluta che mi ha da sempre affascinata è la grande Maria Callas.
Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Semplicemente prego, faccio il segno della croce affinché vada tutto bene, tutto qui, una cosa molto semplice.


Come vive il rapporto con il pubblico?
Guardi, io dedico al pubblico tutto quello che faccio sul palco. Penso sempre a come coinvolgere la gente, come far nascere in loro certi sentimenti che quasi non ci sono più. Cerco di comunicare col pubblico. Io non sto lì perché devo cantare solo. Esco e voglio comunicare alla gente le sofferenze del personaggio, le sue sensazioni. Il tutto al meglio delle mie possibilità. Non si possono cantare certe cose senza provare nulla, si creano certi sentimenti ed io li devo rendere più realistici possibili. Non si può solo uscire sul palco e cantare, impossibile.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Sono piuttosto arrabbiata col sistema vigente oggi. Non è possibile vedere certe cose. Bellissime voci distrutte dal business, oppure altre trascurate per l’ossessione della giovinezza. Più giovane sei, più notorietà acquisti, e allora sei bravo. Non è così che dovrebbe funzionare.  Si finisce col distruggere anche i giovani che potrebbero sviluppare la loro voce in maniera straordinaria con lo studio, passo passo, ma vengono spinti troppo in fretta alla ‘carriera’. Questo non va bene. Si rischia di far morire tutto.

Cosa manca nella Sua vita oggi?
Beh, mi piacerebbe trovare il compagno che stia al mio fianco per il resto della vita. Con il nostro lavoro è molto difficile, soprattutto per una donna di una certa notorietà. Ma avere qualcuno accanto che ti sostiene, ti aiuta, ti accompagna nel cammino di tutti i giorni è una cosa molto importante, che ti completa.

È mai successo qualcosa di buffo in scena, di imprevisto?
Piccole cose soltanto per fortuna, tipo un coltello che non arriva in Norma, o un foglio non consegnato in Nabucco su cui si basa tutta la scena, il ché al momento è una tragedia, ma per fortuna si risolve tutto sempre con un po’ di inventiva ed improvvisazione. Altre volte invece sono i colleghi stessi a fare degli scherzi, tipo tentare di farti ridere apposta quando invece il momento è drammatico. Eh sì ne succedono di cose in scena..

I suoi prossimi impegni?
Dunque:  a Catania Un ballo in maschera, ad Atene Nabucco, Simon Boccanegra a Genova, Aidaa San Remo, Traviata in Giappone, sempre Un ballo in maschera a Bergamo e Savona, ed una serie di progetti ancora in fase di lavorazione.



Con immensa gioia ringrazio la grande Dimitra Theodossiou per avermi dedicato un po’ del suo tempo, per la ricchezza dei contenuti, dei bellissimi racconti, delle emozioni che riesce sempre a trasmettere con le sue parole. Una persona di grande cuore e veramente sensibile, degna interprete del melodramma, amata moltissimo dal pubblico e da chiunque abbia la fortuna di conoscerla. Le auguro tantissima fortuna, tantissimi altri bei ricordi da condividere, e naturalmente le faccio un grande in bocca al lupo per i suoi prossimi impegni, che siano tutti grandi successi come merita!

MTG  
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DO RE MI …. PRESENTO – intervista a … FIORENZA CEDOLINS

Nei miei ricordi c'è il pubblico di tutto il mondo e l'affetto che può dimostrare!

Quando si pensa al nome di Fiorenza Cedolins, il cuore di tutti gli appassionati ed intenditori di Opera lirica sussultano. Un’artista straordinaria, nata in Friuli, la cui voce meravigliosa,  sin dal suo debutto nel 1992 al Carlo Felice di Genova, ha conquistato i teatri e i critici di tutto il mondo e continua a riscuotere successi e ad ottenere trionfi memorabili ad ogni sua interpretazione. Diretta dai più grandi maestri della bacchetta, si muove in un repertorio operistico di ampio raggio e le sue incisioni discografiche sono innumerevoli. Coltiva svariati interessi e, tra un volo ed un altro verso altre spettacolari produzioni, si concede un po’ di tempo per rispondere alle mie domande con garbo, gentilezza, serenità, e tanta disponibilità

Come descriverebbe la Sua voce a chi non la conosce?

Potrei definirmi un soprano falcon, con propensione lirica, lirico - spinto ma con la capacità di modulare la voce dagli estremi pianissimo fino al pieno volume. Sufficiente coloratura ed estensione che mi consentono di affrontare il repertorio dal Belcanto Italiano alla Wagner. Prima regola nel mio modo di porgere: morbidezza unita a pienezza di suono.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?

Molto difficile. In famiglia non esisteva nemmeno l'idea del professionismo artistico e i mezzi economici erano molto scarsi. Ho seguito semplicemente la mia vocazione ed il mio istinto. Grande fortuna: essere assunta nel Coro del Teatro Verdi di Trieste già a 21 anni. Da lì, e dagli altri Teatri dove ho prestato la mia collaborazione nel Coro, ho avuto ristoro economico fondamentale e insegnamento professionale insostituibile.




Quali sono i ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?

Nella mia vita artistica, tanti!!!... Il debutto alla Scala con la Madama Butterfly ed al Liceu di Barcellona, la Norma sempre al Liceu, le 13 consecutive stagioni all'Arena di Verona, il debutto a Salzburg...., e poi i rapporti Artistici con Colleghi e Maestri di levatura straordinaria: Leo Nucci, Marcelo Alvarez, Roberto Alagna, Josè Cura, Ruggero Raimondi, Renato Bruson, Luciana D'Intino, Mariola Cantarero, Franco Zeffirelli, Hugo De Ana, Denis Krief, Damiano Michieletto, Graham Vick, Daniel Oren, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Daniele Gatti.... e tantissimi altri Artisti straordinari, da cui ho imparato tutto quello che so. Nei ricordi c'è il pubblico di tutto il mondo e l'affetto che può dimostrare!

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?

Ho sempre mille progetti ed interessi, avrei avuto l'imbarazzo della scelta! Comunque, penso, sempre nel ramo artistico, pittura, scultura, artigianato artistico. Oppure nella cura degli animali...

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?

Molto, come nel passato. Il teatro è ascolto ma anche visione. Non intendo dire che per forza si debba essere tutti fotomodelli di 20 anni. Ma non si può prescindere dall'interpretazione attoriale e per ciò si deve avere un ottimo rapporto con il proprio corpo e con esso esprimere quanto e come con la voce.

Come studia un personaggio da interpretare?

Innanzitutto con la lettura dello spartito e del libretto con ricerca di fonti storico-letterarie. Poi certamente c’è la comprensione del periodo storico e biografico del compositore, per ricostruire le ragioni compositive ed i significati più profondi dell'opera. Dopo essermi fatte quindi le mie idee, procedo con letture di saggi e commenti critici, ascolti comparati per l'interpretazione musicale, sempre rigorosamente di registrazioni storiche dal vivo. E' un lavoro che richiede circa due anni di studio. Compiuto questo approccio razionale, comincio a chiedermi che cosa posso dire di mio e di nuovo a quello che già è stato espresso. 

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?

Brillantemente con un marito-manager! Siamo sempre insieme! Altrimenti sarebbe abbastanza difficile e stressante. Visto però che amo molto gli animali, quando sono lontana mi mancano i nostri micioni e la cagnolina....

Dunque come è il rapporto con la sua famiglia?
Direi ottimo, anche se con quella di origine ci vediamo poco, purtroppo.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?

In realtà questo è un falso problema, ci sono solo regie belle o brutte..... E comunque il vero problema è la sperequazione tra nuovi lavori di teatro-musicale e repertorio. Alla 20.000esima riproposta di Traviata, capirete che c'è un filino di stanchezza anche in chi la mette in scena... La cosa migliore sarebbe, per me, costituire una sorta di teatro museo dove rappresentare le opere nella loro assoluta integrità con il pieno rispetto delle indicazioni in partitura; mentre, invece, in altri teatri mettere in scena lavori nuovi, contemporanei, Opera del futuro.

Il rapporto con i Direttori d’Orchestra?
Ottimo, adoro lavorare insieme a loro per trovare sempre nuove idee e sfumature musicali. Pessimo con i routiniers o peggio con i despoti del podio.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?

E' un sentimento umano dal quale nessuno è immune. Molto doloroso esserne oggetto, specie da chi pensavi fosse amico. Frustrazione? Beh, a volte, per carriere sostenute da ragioni poco corrette, sì...., più in passato devo dire...Ora ho imparato che la vita presenta sempre il conto a tutti, quindi…

Quel è la città del mondo che predilige? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Indubbiamente Sitges e Lugano, dove infatti viviamo! Adoro anche la Dalmazia e amo molto Tokyo

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Sono molto curiosa in gastronomia, ho trovato ottimi cibi ovunque. Preferisco affidarmi alla  gastronomia locale, con molta attenzione per la qualità: cibi freschi e sani!

E quindi quale è il suo cibo preferito?
Troppi! Forse in testa la pizza......


Lei si ritiene superstiziosa?
No, sono tendenzialmente agnostica, ma razionalmente ammetto l'esistenza dell'irrazionale! Superstiziosa no.

E come definirebbe il Suo rapporto con la spiritualità?
Assolutamente profondo e personale

Parliamo un po’ dei Suoi gusti personali: quali sono le sue letture preferite?
Prediligo Camilleri, e gli argomenti opera/musica in genere, ma non solo... leggo molto e di tutto.

Ha un colore preferito, un fiore che Le piace di più?
Amo il rosso e il mio fiore preferito è la peonia.

Il Suo film preferito?
Direi Amarcord e Il Gattopardo. Ma adoro anche Allen, Sordi, Albanese, Irons....sarebbe un lunghissimo elenco!

Riesce a coltivare degli  hobbies nel tempo libero?
Certo: amo molto il giardinaggio, prendermi cura degli animali, dedicarmi al tricot, fare passeggiate, ed anche praticare  nuoto.

Ama più il giorno o la notte?
Amo moltissimo il giorno, la luce!



Quali sono i Suoi cantanti preferiti del passato e del presente?
Santa trinità sopranile: Caballè-Callas-Tebaldi e poi Del Monaco, Domingo, Cappuccilli, insomma tantissimi!

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
In realtà niente di speciale. Mi trucco, faccio dei vocalizzi, ed anche delle foto con l'autoscatto!

Come vive il rapporto con il pubblico?
Ah benissimo, siamo complici nel miracolo dell'attuazione artistica! Senza di noi (Artisti e pubblico) l'opera sarebbe fredda carta!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Tristezza. E' crisi di valori profondi. La nostra civiltà è seriamente in pericolo.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Mi occupo molto della tutela dei deboli, siano essi umani o animali.

C’è qualcosa che manca nella Sua vita oggi?
Nulla, ma lavoro sempre per progettare il mio futuro! Ansia creativa... Sto lavorando molto per creare un centro di studi operistici a Lugano, Vorrei trasmettere quello che ho imparato. Collaboro anche con l'Associazione Concertante di Barcellona, sempre per fini didattici e con l'Ass. Progetto Arte del Pavese. Mi preoccupa che questa particolare e ormai abbastanza rara forma artistica , si perda, come la tecnica della pittura fiamminga....


Quali sono i suoi prossimi impegni?

Dunque: per le celebrazioni Verdiane ( e son due, con il 2001!) gennaio a Boston con la Boston Symphony Orchestra diretta da Daniele Gatti per Messa da Requiem; a marzo a Beijing una nuova produzione di Otello con Giancarlo Del Monaco; a luglio al Festival di Salzburg una nuova produzione di Falstaff con Zubin Mehta e Damiano Michieletto, il 10 agosto grandissima doppia celebrazione all'Arena di Verona: 100 anni dalla prima assoluta di Aida in Arena e bicentenario Verdiano. Ma ci tengo a dire che non trascuro però l'amato Puccini: maggio a Las Palmas per La Bohème e ottobre alla Fenice di Venezia con l'adorata Madama Butterfly... più in là?....., vedremo alla prossima!

E noi ci saremo senz’altro, per poter narrare tanti altri successi ed avventure ancora di questa fantastica artista, donna straordinaria, che non solo si dedica anima e corpo alla sua meravigliosa carriera, ma che ama anche la quotidianità, la famiglia, la vita semplice, oltre i fasti e i lustrini dell’Opera. Non è possibile esprimere la felicità che provo ogni volta che mi avvicino a persone di tale levatura, ed è sempre un’emozione così forte, soprattutto perché incontro animi assolutamente eccezionali, artisti che sin da subito si mostrano amichevoli e disponibili. Tutte qualità che la Signora Fiorenza Cedolins possiede senz’altro, e che mi rendono onorata e veramente orgogliosa di averla conosciuta e di far parte del suo grandissimo pubblico di affezionati.
MTG



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DO RE MI…PRESENTO – intervista a … AMARILLI NIZZA

'La famiglia è la mia base, il mio equilibrio'

Forse non tutti sanno che tra le antenate del soprano milanese Amarilli Nizza, vanto della lirica italiana in tutto il mondo, figura niente meno che la cantante che fu di ispirazione per Pyotr Ilyich Tchaikovskji ed amica dello Zar di Russia, Medea Mei Figner. Da lei ha certamente ereditato un talento straordinario, una  presenza scenica impressionante, una voce ricca, piena, potente e tale da poter interpretare un vastissimo repertorio operistico. I teatri più importanti la cercano ed il pubblico la adora. Una persona molto disponibile e gentile, che tra un impegno e l’altro mi concede questa intervista con tanta simpatia e spontaneità

Come descriverebbe la sua voce a chi non la conosce?
Questa domanda è veramente difficile perché la voce è qualche cosa che si percepisce, direi ‘vibrazionalmente’ ed in maniera molto soggettiva. Inoltre ogni voce muta col passare degli anni e, se ben gestita,  può diventare sempre più perfetta.
Il mio "strumento" di natura è sicuramente indirizzato verso una certa drammaticità e pastosità, grazie alla tecnica però, è in grado di essere anche agile ed elegiaco.
La definirei una voce molto eclettica, di grande estensione ed estremamente flessibile :  al servizio dello spartito.

Come descriverebbe gli inizi della sua carriera e cosa l’ha portata ad intraprenderla?
Sono nata in una famiglia nella quale da ben quattro generazioni si sono avvicendate vere e proprie dive del bel canto. La prima fu Medea Mei Figner, musa di Tchaikovskji , nonché mia trisnonna (un soprano ‘falcon’), poi la mia bisnonna Mery Mirabella (un magnifico soprano drammatico) e infine mia nonna ( la mia maestra ) Claudia Biadi, pianista e soprano leggero di coloratura. È stato un percorso piuttosto naturale, avendo una maestra in casa, quello di dedicarmi allo studio, prima del pianoforte, e poi del canto. All'inizio , quattordicenne, ero nel coro creato da mia nonna ad Anguillara e solista in chiesa nelle funzioni nuziali. Poi , durante gli anni di liceo ( scientifico ) e dell' Università , ha cominciato a farsi strada sempre più prepotentemente il desiderio di intraprendere una carriera lirica. Era solo un sogno, non sapevo se ci sarei riuscita

Quali sono i ricordi più cari della sua carriera e i momenti che le danno maggiore soddisfazione?
Tra i ricordi più cari ci sono le ore di lezione passate nello studio di mia nonna, la vittoria al concorso ‘Mattia Battistini’ a soli 20 anni , grazie alla quale il maestro Maurizio Rinaldi mi ha fatto debuttare Cio-Cio-San nella Madama Butterfly, dopo tre mesi di prove passate in un piccolo teatro a Trevignano, nelle quali minuziosamente si preparavano le opere messe in concorso.
Tra i momenti di maggior soddisfazione sicuramente l’ aver potuto incidere in cd e video i tre ruoli del Trittico e poter portare in scena Butterfly, e tutto il repertorio pucciniano, con consensi ogni volta eclatanti. Inoltre Aida e Lady Macbeth sono due ruoli che ho nel cuore e che mi stanno dando enorme soddisfazione.



Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
La giornalista probabilmente o la scrittrice, o la psicologa (visti i miei studi universitari ). Ma credo, in realtà, di star facendo esattamente quello che avrei dovuto fare.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Dipende. Se parliamo di una carriera proiettata verso i dvd, il mercato discografico e i media, conta sicuramente moltissimo. Direi che è fondamentale. Se parliamo, invece, di una carriera teatrale, costruita nel tempo, giorno per giorno, tesa a durare magari 30 o 40 anni ( evento ormai raro ), conta molto meno. Nel secondo caso è fondamentale la voce, la tecnica, l'abnegazione, l'amore vero per il palcoscenico. Nel primo tutto ciò è secondario.

Come studia un personaggio da interpretare?
Mi faccio guidare dall'istinto, ascoltando svariate volte le melodie assegnate al personaggio, e dal testo dello spartito. La parola in primis! Attraverso il linguaggio di un personaggio ci è dato sapere come l'autore pensava di caratterizzarlo e quale taglio psicologico si debba affrontare.
Ci sono poi migliaia di indicazioni musicali, che io rispetto scrupolosamente, che tratteggiano i ruoli. Laddove ci sono 4 pppp ( pianissimo ) si deve esprimere dolcezza, laddove ci sono 3 fff, forza o rabbia. Insomma è tutto scritto, in realtà.
Poi, di volta in volta, si può cambiare taglio interpretativo a seconda delle esigenze registiche, ma sempre nel rispetto del compositore, che spesso si scosta, anche nel caso di personaggi storici, da quelli letterari.
Insomma io resto fedele a quello che i sommi maestri hanno scritto.



Come si concilia un mestiere “frenetico” come il suo con la vita familiare/privata?
Con tanti sacrifici, spesso tanta stanchezza e mettendo da parte l'egoismo.
Il rapporto con la mia famiglia è bellissimo. È la mia base, il mio equilibrio, la mia forza. La famiglia viene infatti prima di qualunque cosa, per me. Ma mio marito e mio figlio sanno quanto la mia arte sia importante e necessiti di dedizione totale, di studio incessante e di tanto allenamento.
Ogni giorno le ore dedicate al canto sono tante. Quindi solo persone di grande generosità riescono a tenere insieme tutto e a portare avanti una famiglia con equilibrio. Mio marito è meraviglioso e fondamentale per questo equilibrio. Sempre comprensivo e attento.

Qual è il suo rapporto con le regie d’opera tradizionali e quelle moderne?
Adoro i registi e il teatro di regia. Non potrei prescindere dalle messe in scena e non amo particolarmente i concerti proprio perché manca l'aspetto registico.
Mi piace molto diversificare e passare da regie tradizionali a spettacoli innovativi e moderni. Sono molto fortunata perché negli ultimi anni mi è capitato davvero spesso di costruire personaggi bellissimi assieme a meravigliosi registi.

Come definirebbe il rapporto con i direttori d’orchestra?
Molto bello e molto importante.
Tra cantante e direttore deve crearsi grande complicità e unità di intenti. È quasi sempre possibile, a meno che non si senta la musica in modo davvero troppo diverso, e allora il risultato finale non è ottimale. Ma quando si crea questa alchimia e questo sodalizio, si possono tirare fuori interpretazioni meravigliose.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
Credo che l'invidia sia un sentimento primitivo da combattere. Non ne provo per gli altri perché penso sempre che dietro le facciate più dorate possano spesso celarsi grandi dolori e sofferenze che non ci è dato sapere. Penso, inoltre, che le cose vadano sempre come devono andare e che se si segue un percorso piuttosto che un altro è perché così deve essere.
Temo di essere stata oggetto di invidie altrui, ma non me ne curo più di tanto. Fa parte del mestiere...






Qual è la città del mondo che preferisce e dove le piace stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Quando non lavoro voglio stare a casa mia, sul lago di Bracciano, immersa nella natura e nella tranquillità a occuparmi del mio giardino.
Ci sono tali e tante città meravigliose nel mondo , ma io non amo stare in città. È l'unico aspetto del mio lavoro che veramente pesa. Amo visitare città nuove, ma dopo 4 o 5 giorni sento il bisogno di natura : laghi, mare, montagne, colline. Il mio animo ha un profondo bisogno di elementi naturali .

Dove si mangia meglio secondo lei, oppure peggio?
Adoro la cucina orientale e quella giapponese in particolare .
Amo piatti poco elaborati, poco speziati e poco grassi, anche se il fritto mi piace.
La cucina che detesto è quella francese : troppi intingoli, pepe, salse, panna.. Tutte schifezze che mi fanno venire un gran mal di stomaco! Ma ‘ww’ il coquillage ( frutti di mare crudi in quantità) e la pasticceria francese!!

E quindi quale è il suo cibo preferito?
Sicuramente verdure in tutti i modi e pesce!

Qual è il suo rapporto con la spiritualità? È superstiziosa?
Il mio rapporto con la spiritualità è sicuramente molto profondo, e no, non sono superstiziosa.

Parliamo un po’ hobby: cosa le piace fare nel tempo libero?
Lettura , lettura, lettura. Leggo testi di fisica quantistica (che non ho mai smesso di studiare dai tempi del liceo), filosofia, spiritualità. Poi il cinema. amo molto la cinematografia. Il mio film preferito è Forrest Gump

Il suo colore preferito, il fiore che più le piace?
Amo l’azzurro e mi piace la gardenia.

Ama più il giorno o la notte?
Direi il giorno.

Quali sono i suoi cantanti preferiti del passato e del presente?
Beh del passato la mia trisnonna Medea, del presente Renata Scotto.

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Indubbiamente scaldo molto la voce. 


Come vive il rapporto con il pubblico?
Il pubblico è tutta la mia forza. Canto per il pubblico sperando di arrecare gioia e di emozionare.
Con molte persone si è instaurato un rapporto personale profondo. Conosciuti come fan, sono poi diventati amici e si è creata una familiarità per cui mi seguono anche all'estero. C'è chi dall'Italia mi ha seguito fino a Buenos Aires…. che meraviglia! Sono sempre commossa da queste manifestazioni di stima e cerco di dare sempre il massimo per non deludere .

Cosa rappresenta per lei l’Arena di Verona, dove ha avuto tanto successo anche questa estate?
L'Arena è una seconda casa. Ho iniziato il rapporto con Verona nel 2003 e l'anno prossimo saranno 10 anni di relazione ininterrotta. Una bellissima relazione: premio ‘Giulietta’ per Aida nel 2006, premio ‘Zenatello’ nel 2010. Affetto enorme del pubblico. Atmosfera unica al mondo sul palco areniano.. adoro Verona!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
È una crisi internazionale che riguarda tutti i settori. C'è chi sta vivendo situazioni estremamente drammatiche. Un momento duro per l'umanità. Credo sia un punto di svolta nel quale tutto ciò che è nato su basi sbagliate sta implodendo . Speriamo che dalle ceneri rinasca un sistema economico più giusto e meno allucinante di questo, che è proiettato solo all'accumulo di denaro.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Ho un figlio di 14 anni e vorrei immaginare per lui un mondo più giusto. Nel mio piccolo cerco di trasmettergli altri valori, il distacco dal consumismo, l'importanza di essere eticamente corretti, di fare le cose per la gioia di farle, senza secondi fini.

Cosa manca nella sua vita oggi?
Sono molto felice della mia vita, ma è difficile non essere empatici nei confronti di ciò che ci sta intorno e mi addolora vedere tante persone in difficoltà.

Ci sono stati episodi buffi nel backstage o in scena che le piacerebbe raccontare?
Il più buffo che io ricordi: una prova di assieme di Toscaa Verona. Io sdraiata su una sedia ginecologica , Scarpia ( Mastromarino ) su di me per baciarmi, calcoliamo male il timing per la mia fuga e ci diamo una testata clamorosa! Nell'udire il tonfo delle nostre teste che cozzavano l'orchestra si ferma , Mastromarino sviene! Arriva il medico e mi dice : ‘Signora, ma che testa dura ha ??’ Tutti a ridere, Alberto si riprende, e sulla mia testa comincia a comparire un ‘ficozzo’ enorme. Ci hanno preso in giro per anni!!
A Palermo, poi, una produzione di Pagliacci, sempre con Mastromarino, nella quale dall'alto i macchinisti dovevano calare un pollo spennato durante la commedia. Ogni sera un'incognita : il pollo scendeva o troppo presto, o troppo tardi, o non si staccava dal filo. Una sera mi è rimasta in mano solo la testa. Una gag nella gag. Non riuscivo a smetter di ridere!

C’è per caso qualcosa che vorrebbe dire che non le è stato mai chiesto?
Vorrei dire che la musica che facciamo è quanto di più alto si possa pensare. È un'arte sacra e per questo dovrebbe essere tenuta lontana da logiche politiche, economiche, di business, di interessi personali. Appartiene all'universo, non a qualche cerchia ristretta di esseri umani.

Infine, quali saranno i suoi prossimi impegni?
Tra i più importanti : un gala Wagner-Verdi a Macau, Butterfly a Pamplona e una a Salerno i primi di dicembre, Macbeth e Nabucco a Leipzig, Amica a Montecarlo, poi ancora Butterflya Venezia e Barcellona, Nabucco e Aida in Arena, e I due Foscariad Hamburg.

Un’agenda fittissima di impegni prestigiosissimi dunque, come del resto ci si può aspettare quando talento e grande personalità si fondono insieme. Ancora una volta mi reputo veramente fortunata per aver potuto conoscere meglio una persona così eccezionale, profonda, di alti valori morali e così dedita al suo lavoro. Credo fermamente che persone così speciali meritino tutta la felicità, i successi, i momenti magici, e le soddisfazioni che la vita possa donare loro. Ringrazio di cuore Amarilli Nizza per la sua disponibilità, in attesa di sentire di nuovo e prestissimo la sua meravigliosa voce in scena.

MTG


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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a DESIRÉE RANCATORE


‘Sono grata al pubblico che mi sostiene ogni giorno’.

Se la storia dell’Opera del nostro paese ha potuto da sempre annoverare grandi personaggi tra le cantanti liriche, un nome che sicuramente fulgido risplende oggi nel firmamento delle nostre stelle operistiche è quello dell’incredibile soprano Desirée Rancatore. Le acrobazie della sua voce fanno sognare gli appassionati melomani, ed i suoi innumerevoli successi sono ormai storici, difatti ha cantato nei più importanti teatri del Mondo.  Una persona che rispecchia a pieno la sua città d’origine, Palermo: solare, allegra, che ama stare con la gente e non si risparmia nell’arricchire le risposte con dovizie di particolari ed aneddoti simpatici. Un vero piacere ascoltarla, oltre che sul palco, anche nella vita di tutti i giorni.


Come descriveresti la tua voce a chi non la conosce? E’ difficile descrivere o spiegare una voce nella sua pienezza, potrei usare degli aggettivi come solare, luminosa, calda e.. alta! Proprio come il sole, che sta tanto in alto sopra di noi.

Come descriveresti gli inizi della tua carriera e cosa ti ha portato ad intraprenderla? Io nasco in una famiglia musicale, mio padre clarinettista al teatro Massimo di Palermo e mia madre corista. Inoltre mio padre è un vero melomane, quindi a casa sin da bambina era un continuo ascoltare opere o concerti, sicché ho iniziato ad appassionarmi a questo genere musicale. Ho cominciato a studiare  pianoforte e violino e poi a frequentare un corso complementare di canto corale, dove c’era la finalità di preparare la ‘Petite messe solennelle’ di Rossini per eseguirla in concerto. Mi sono letteralmente innamorata del canto, partecipavo al corso con entusiasmo, ero l’ultima ad andar via, cosa che invece non succedeva col violino, non era una cosa che faceva per me, mi era stato consigliato, ma sentivo che non era la mia vera passione. Così ho iniziato a torturare mia madre per studiare canto, visto che lei cantava, ma non aveva mai pensato che io potessi interessarmi allo studio di questa disciplina. A sedici anni ho cominciato i miei studi principalmente con lei come insegnante, e da lì a diciotto anni sono stata ascoltata dal tenore Luca Canonici, che era rimasto colpito perché, pur con la mia voce da diciottenne, eseguivo arie piuttosto difficili, come quelle da concerto di Mozart, con apparente facilità. Quindi ha fatto ascoltare una mia registrazione al suo agente, e gli sono piaciuta! Non ho firmato subito un contratto, perché non pensavo alla ‘carriera’, non consideravo l’idea di farne proprio un lavoro, mi piaceva cantare, tutto qua. Ma poi è arrivato il debutto a Salisburgo, grazie ad un concorso di canto che si teneva in Belgio, dove io ero l’unica rappresentante italiana, con in commissione l’attuale sovrintendente del Teatro Real di Madrid, Gerard Mortier, ma che allora era sovrintendente al Festival di Salisburgo. Mi chiese di cantare Barbarina nelle Nozze di Figaro al suddetto Festival, ed io ovviamente accettai, ma senza realizzare che grande opportunità mi si fosse presentata. Mi trovavo in mezzo a nomi illustrissimi come Ildebrando D’Arcangeli, Susan Graham, il direttore Edo De Wart, per citarne solo alcuni, senza quasi rendermene conto; per me era un divertimento e basta. 

Ci sono ricordi particolarmente cari di questi anni di carriera? Ne ho tanti, ma i ricordi particolarmente cari sono legati soprattutto al mio periodo di studi, quando andavo dalla mia insegnante di canto a Roma, Margaret Baker Genovesi. La mia prima insegnante è mia madre, ma per perfezionarmi andavo a Roma ed ero molto spensierata, mi divertivo proprio tanto. Poi naturalmente ci sono le prime conquiste, i contratti che arrivavano, le conferme, e che dire del mio debutto in Giappone, indimenticabile! 



Come vivi il rapporto con il pubblico? C’è chi mi ama e che mi odia, non si può piacere a tutti. Ho notato che non c’è una via di mezzo tra chi mi adora e chi mi odia proprio, forse perché ho una voce particolare che può essere compresa e quindi apprezzata, oppure non gradita affatto. Ma posso dire che le persone che mi amano lo fanno veramente col cuore e lo manifestano in ogni modo. Ho degli ammiratori che mi seguono anche in giro per il mondo, fino a Pechino o Los Angeles, e se non possono venire mi chiedono sempre come va, come sto, veramente meravigliosi. Dei fan veri e straordinari, a cui sono molto riconoscente, e che ringrazio giornalmente anche tramite il mio fan club su internet, a cui cerco di dedicare sempre qualche minuto del mio tempo, perché mi preme far sapere loro che ci tengo molto. Anche perché tutti noi siamo impegnati nelle nostre vite, e come loro trovano il tempo per esternarmi il loro affetto, anche io ho il piacere di fare altrettanto.

Cosa avresti fatto se non avessi scelto questa carriera? La stilista!! Era uno dei miei sogni fin da piccola, sarei andata a Firenze a fare l’Accademia Pitti dopo il corso a Palermo. Disegnavo modellini, bamboline, avevo anche un gioco per creare i vestiti, ma mi obbligava ad usare i modelli predisposti e non mi dava soddisfazione, allora piuttosto facevo i miei scarabocchi, ma erano creazioni tutte mie. Che divertimento! Oggi purtroppo la moda vuole osare un po’ troppo per i miei gusti, quindi non mi piace tutto; adoravo Versace, amo lo stile Valentino e il grande Sarli, un sarto eccezionale. Armani è un genio, ma io sono troppo eccentrica per le sue creazioni.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera? Tantissimo. In questi tempi poi è fondamentale. Uno si deve adattare, pur non essendo d’accordissimo. Bisogna considerare che ci troviamo in un’epoca di mass media in cui non trovi un brutto in tv neanche a pagarlo, ed anche il pubblico d’Opera è piuttosto esigente, del resto è difficile credere ad una Mimì malata che magari pesa duecento chili, o ad una Violetta voluta da tutti, ma che poi non sia anche graziosa veramente. Non dico che il pubblico voglia vedere delle modelle sul palco, assolutamente, ma almeno gente gradevole, che però abbia la voce ovviamente.

Come studi un personaggio da interpretare? Studiando giorno e notte. Quando ho debuttato in ‘Les Pêcheurs de perles’ a Salerno per esempio, ho studiato sette ore al giorno, perché quando decido di fare una cosa la porto a termine con decisione, e così è stato con quest’opera, poi a fianco del Maestro Daniel Oren e col mio carissimo amico Celso Albelo, un’emozione!

Con quali colleghi lavori particolarmente bene? Con Celso sicuramente, che è come un fratello per me, siamo cresciuti artisticamente insieme e con lui ho cantato di più finora, ma poi ce ne sono tanti altri e non vorrei dimenticare nessuno: da Francesco Meli a Francesco Demuro, Antonio Poli, José Bros, tutti veramente carini con me.





Come si concilia un mestiere “frenetico” come il tuo con la vita familiare e privata? Difficilissimo, certo gli amici di sempre ci sono, grazie anche alla tecnologia che ci permette di comunicare in tanti modi; sento la mia famiglia quasi ogni giorno, del resto mia madre è la mia insegnante, esigentissima tra l’altro, quindi ci sentiamo anche per lavoro. Comunque è davvero poco il tempo che ho a disposizione per la vita privata, questo mestiere ti toglie tanto.

Come è il tuo rapporto con i Direttori d’Orchestra? Beh sicuramente è un rapporto di confronto, di scambio di pareri. Certo quando lavori con dei grandi mostri sacri puoi solo imparare. Una grandissima esperienza è stata lavorare col Maestro Riccardo Muti, che mi ha insegnato moltissimo, e con cui ho eseguito tante volte lo Stabat Materdi Pergolesi, un concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano con un pezzo contemporaneo,  e naturalmente come dimenticare l’inaugurazione della riapertura della Scalanel 2004, con l’Europa Riconosciutadi Salieri. Esperienze indimenticabili!

Hai mai sofferto di invidia o sei mai stata oggetto di invidie altrui? Purtroppo sì, tantissimo. Ma mi piacerebbe mettermi a confronto con queste persone e spiegare loro che non c’è molto da invidiare, non c’è solo la parte patinata che vedono loro, la mia è una vita difficile, piena di sacrifici, e di tantissimo studio. Inizio alla mattina con gli esercizi, che vanno fatti tutti i giorni. Può capitare un giorno in cui mi riposi, oppure in vacanza, ma non più di cinque o sei giorni si fila, le corde vocali non possono stare ferme. Bisogna esercitare tutto: corde, diaframma, fonazione, maschera, tutto appunto. E bisogna stare attenti a non gridare mai. Inoltre bisogna cercare di stare bene fisicamente, e anche questo talvolta non viene considerato, non si accetta che un’ artista possa stare poco bene una serata, devi essere sempre al cento per cento.  Ma lungi da me lamentarmi, ci mancherebbe!

Quale è la tua città del mondo preferita e dove riesci a rilassarti? Relax è a casa mia sicuramente, la mia villetta fuori Palermo. Quello è il mio paradiso. Ma sono stata bene anche a Parigi, adoro Madrid, e Barcellona mi ha impressionata! Non c’è una città dove preferirei stare piuttosto che un’altra. Forse un po’ Madrid, avendo un compagno madrileno, mi viene più immaginabile. Ma mi sento cittadina del mondo: che vogliamo dire di Roma? A parte il caos e i problemi che può avere, cosa si può dire di una città così splendida?




Dove si mangia meglio o peggio secondo te? Beh diciamo intanto che mi piace molto mangiare! Ma lo posso fare gran poco perché ho un metabolismo che va come i criceti, allora sono quasi sempre a dieta. Però quando non lo sono adoro mangiare. Cucino le cose che mi piacciono ed infatti so fare soprattutto i primi, che amo davvero. La carbonara è fra i miei piatti preferiti, come anche la pasta con le vongole, le paste in generale come dicevo. Si mangia molto bene in Puglia, infatti quando ho lavorato là tra una prova e l’altra ho fatto man bassa di orecchiette; ma poi vogliamo parlare di Bologna e Parma? Quando hai mangiato un bel ragù sei a posto. Si mangia benissimo anche in Giappone: lì ti offrono solo cibo di qualità, e addirittura a Tokyo ho mangiato degli spaghetti al dente incredibili! Amo molto anche la cucina Indiana. Comunque in generale mi adatto al cibo della città in cui mi trovo. Poi dipende dai gusti.

Cosa fai nel tempo libero? Amo molto andare al cinema e prediligo soprattutto i thriller psicologici. Mi piace sempre cercare di scoprire chi è il colpevole. Il mio film preferito è Seven, ho anche tutte le serie di Criminal Minds e di CSI, ma amo anche i vari Grey’s Anatomy e simili. Ogni tanto disegno, e poi sono letteralmente malata di shopping! Amo comprare i vestiti, una volta compravo anche cose che non mi andavano, ma le acquistavo semplicemente perché mi piacevano. E la cosa bella è che spesso al mattino apro l’armadio ed esclamo la tipica frase: non ho niente da mettere!!

Quali sono i tuoi cantanti preferiti del passato e del presente? Posso dire di essere una callassiana convinta. Non ho mai cercato di imitarla ovviamente, non mi permetterei, lei era unica ed inimitabile. Ma la adoro letteralmente. Il primo ascolto della sua Traviata mi ha impressionata! Apprezzo anche la Tebaldi, la Moffo, la Sutherland, la Gruberova, le cantanti che ascoltavo grazie ai dischi in vinile di mio padre. Uno dei miei miti del presente è la Devia, magari arrivare a dove è arrivata lei con la sua freschezza. Poi Natalie Dessay, con cui sono cresciuta facendo i suoi secondi cast, è un’altra cantante che stimo molto e da cui ho imparato tanto, una persona eccezionale.

Quali ruoli prediligi? Sono certamente tre: Lucia, Elvira e Amina, uno di Donizetti e due di Bellini, che sin da subito ho percepito come miei, gli altri invece sono cresciuti con me man mano, come Gilda per esempio.

Cosa fai poco prima di salire sul palcoscenico? Dunque, io sono un’abitudinaria, faccio le mie cose di sempre: mi alzo verso le nove e mezza - dieci, inizio a studiare verso mezzogiorno e mezzo, poi mangio un piatto di pasta, non faccio pennichella per non addormentare la voce, mi risposo solo un po’ sul divano, mi concentro sul personaggio che devo interpretare e mi preparo psicologicamente, poi prego: ho particolare simpatia per la figura di Gesù a cui mi affido, e mi rivolgo anche alla mia amica Ambra che è morta anni fa ed è il mio angelo custode. Non ho riti scaramantici, a parte augurare a tutti ‘in bocca al lupo’ prima della recita. 




Come vedi questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica? La crisi è un po’ ovunque, da noi ci sono teatri che la affrontano meglio e chi purtroppo non ne ha la possibilità. La cultura in generale è in difficoltà nel nostro paese, ma si cerca di resistere con certe eccezioni che funzionano molto bene. Sicuramente si deve investire in cultura perché questa alimenta il cervello. Bisogna far crescere una generazione con un cervello diverso, cosa che solo la cultura in generale può fare.

Cosa manca nella tua vita oggi? Diciamo che è nell’essere umano non essere mai contenti di quello che si ha, di non vedere bene quello che si possiede e di pensare a ciò che potresti avere. Ma mi rendo conto di essere fortunata; vorrei delle cose che non ho, ma sono felicissima per quelle che possiedo adesso. Vorrei debuttare al Metropolitan di New York, è un sogno che non ho ancora realizzato per esempio. Anche debuttare Traviata è un altro obiettivo che mi pongo da raggiungere, ma quello arriverà presto spero.

Ricordi qualche episodio buffo che sia capitato in scena? Uno divertentissimo che mi viene in mente è sicuramente quello che è capitato al Covent Gardendi Londra durante Falstaff:  un cast stellare per una produzione bellissima, molto fiabesca. Ma il suolo era difficile da calpestare, per cui  ad un certo punto la povera Bernadette Manca di Nissa è scivolata su una specie di erba finta ed è rimasta con le gambe all’aria, una calza in testa ed il cappello piegato all’indietro. Non sono riuscita a cantare nulla per cinque minuti dal ridere, e lei si è rialzata tranquillamente senza fare una piega ed ha continuato a cantare. Incredibile: un mito! Ho riso per giorni dopo. Un’altra volta invece a Zurigo in Rigoletto sono caduta di peso nella buca del suggeritore che non avevo visto, e questi è riuscito a tenermi su col piede mentre Leo Nucci mi tirava dall’altra parte. Dopo di questo abbiamo fatto pure il bis della ‘Vendetta’. Ne succedono di cose divertenti sul palco..

Qualcosa che vorresti dire a chi legge questa intervista? Sì, che sono una persona semplice, fondamentalmente buona, e forse non merito tutte le invidie che provano per me in tanti.

I tuoi prossimi impegni? Dopo Rigoletto alla Fenice, sarò a Parma sempre con Rigoletto, poi un concerto a Verona ad ottobre, a novembre a Parigi per la Fille du Régiment, a Pamplonacon Lucia di Lammermoor con la regia del mio fidanzato, quindi un concerto a Carrara, uno a Dicembre a Roma, e poi con il nuovo anno si ricomincia con altre recite di Rigoletto, tra cui a Londra con la London Symphony e a Barcellona al Gran Teatre del Liceu, l’ Elisir d’Amorea Torino e tanti altri progetti ancora. Non mi posso proprio lamentare insomma!

E a conclusione della nostra amichevole conversazione, posso dire con gioia di essere rimasta veramente colpita dalla notevole personalità di questa artista straordinaria, che nonostante la fama e i successi internazionali, è rimasta una persona umile e disponibile. Col cuore colmo di ammirazione saluto Desirée Rancatore, che è stato un grande piacere ed un onore incontrare, e sono sicura che la sua carriera proseguirà sempre più brillantemente e all’insegna di grandissimi successi, perché li merita tutti, quale talento incredibile e persona straordinaria.
MTG. 















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DO, RE, MI..PRESENTO – INTERVISTA A SILVIA DALLA BENETTA


‘Canto perché amo cantare…’.

Non c’è frase più azzeccata per comprendere una persona davvero speciale che ha conquistato e conquista continuamente il cuore di centinaia di persone ogni volta che sale su di un palcoscenico. Silvia Dalla Benetta, soprano vicentino, è una delle più apprezzate cantati d’Opera che il nostro paese possa vantare in tutto il mondo attualmente. Reduce dai successi di Traviata a Torre del Lago e precedentemente a Firenze, ci concede  il suo tempo tra un impegno e l’altro della sua vita più che frenetica, come capita spesso ad artisti del suo calibro. È in grado di mettere subito a proprio agio l’interlocutore con cui si trova, è una persona davvero genuina e spontanea, come se ne trovano gran poche al giorno d’oggi. In un’atmosfera molto amichevole risponde con scioltezza a tutte le domande con spontaneità e semplicità, sempre ricca di particolari e molto serenamente, anche tra una risata e l’altra, a seconda dell’argomento trattato.






Come definiresti la tua voce? Ho sempre cercato di seguirne la naturale evoluzione. Dagli inizi come soprano leggero lirico di coloratura, e poi col tempo e l’esperienza, sempre senza andare controcorrente, offrendo al mio strumento  i personaggi giusti a seconda di quello che esso man mano le chiedeva, partendo per esempio dalle varie ‘Norina’ o ‘Adina’, anche a costo di dover rinunciare a dei ruoli molto appetibili, che comunque sono arrivati più avanti. Con gli anni ha preso più corpo, spostandosi verso il drammatico di agilità, debuttando in opere come ‘I Lombardi alla Prima Crociata’, ‘Il Corsaro’, piuttosto che ‘Butterfly’, o ‘Norma’. Però ‘Traviata’ c’è sempre stata, ed ha avuto anch’essa la sua evoluzione di pari passo con quella della mia voce, con le mie esperienze di vita, col mio ‘sentire’ il personaggio di Violetta sempre più profondamente, e con un peso vocale totalmente diverso. Chiaramente bisogna essere anche delle brave attrici in scena; non si può interpretare un personaggio senza viverlo in primis, ‘sentirlo’.
Come prepari un personaggio da interpretare? Leggo tutto quello che si può leggere del ruolo in questione, per esempio gli eventuali romanzi da cui può essere tratto, e poi mi piace molto andare a fondo delle parole, mi soffermo lungamente sul significato delle stesse e sull’emozione di un momento specifico, e poi naturalmente lo studio vocale: ascolto la musica, studio la partitura, provo e riprovo, ascolto anche le registrazioni del passato per sentire quello che c’è stato, come viene affrontato il ruolo, per poi farne un mio personaggio, mai un’imitazione. Analizzo soprattutto anche il perché di certe pause, il perché della punteggiatura in determinati punti, per dare un motivo a tutto quello che è scritto, il che mi aiuta ad entrare pienamente nello spirito del personaggio. In ogni ruolo che interpreto c’è anche e soprattutto ‘Silvia’, con le mie esperienze di vita, che si fondano e ritrovo in quelle del personaggio che interpreto.





Come descriveresti gli inizi della tua carriera? Sono stati stranissimi: i miei studi mi avrebbero condotta verso un altro tipo di arte, che ancora oggi mi affascina e riesco a praticare nel tempo libero: la pittura. Avendo frequentato l’Accademia di belle Arti, pensavo che la mia carriera si sarebbe indirizzata verso le arti figurative: amo infatti molto la ritrattistica. Poi però il colpo di fulmine con ‘Vissi d’arte’ della Tosca ascoltata per caso alla radio, e da lì una ricerca su tutto ciò che riguardava l’aria e successivamente l’opera da cui era tratta. Di seguito l’interesse per Puccini e le altre opere del grande Maestro, amando tutte le arie più celebri, da cui la passione sempre più grande verso questo genere di repertorio.
Ricordo ancora il mio esame d’ammissione al conservatorio, per il quale mi ero preparata su arie di diversa tessitura, persino maschile, generando lo stupore della giuria preposta ad esaminarmi, semplicemente perché mi piacevano quelle, preparate peraltro in brevissimo tempo e semplicemente ascoltando le musicassette, cantandoci sopra. Io cantavo e basta, mi piaceva farlo. Ebbene su una sessantina di iscritti e due posti a disposizione mi scelsero! Da lì subito concerti alla Fenice di Venezia, o presso la Chiesa di Vivaldi, manifestando una passione nel canto entusiastica ed una spigliatezza che ci sono ancora.
Per me cantare è quasi vitale, non ci sono elementi oggettivi nella vita che possano minacciare il buono stato della propria voce, e  quando si canta con amore lo si può fare in qualunque condizione, anche di salute.
Ci sono dei momenti difficili nella tua carriera? Ce ne sono certamente in un mondo così duro quale è quello della musica: porte che si chiudono laddove sembrava si aprissero portoni di opportunità, delusioni da persone insospettabili, oppure il fatto stesso di dover spesso stare da soli viaggiando così tanto in lungo ed in largo per il mondo. Ma la famiglia aiuta moltissimo col suo sostegno. Mi sento molto fortunata ad averne una che mi vuol bene e mi sostiene in questo lavoro tanto impegnativo e che spesso mi tiene lontana. E poi ci sono i momenti indimenticabili sul palco: il debutto a Parma, il debutto nei ruoli che ho sempre amato, come ad esempio ne ‘Le contes d’Hoffmann’, la ‘Semiramide’ e naturalmente il sostegno del pubblico ad ogni rappresentazione.




Come definisci il rapporto con i direttori d’orchestra? Dipende da quanto il maestro lasci spazio all’artista, se ognuno porta del suo, le diverse esperienze si incastrano per arrivare ad un buon prodotto finale.
Quanto conta l’immagine in questo lavoro? Conta fin troppo. Per molti bisogna essere ‘nel personaggio’ anche fuori dal palcoscenico, ma io non condivido questo modo di pensare, perché fuori dalla scena mi ritengo una persona normale con la sua famiglia e la sua vita di tutti i giorni. Una lezione di vita impartita a suo tempo dalla mia prima insegnante di canto. Sul palco sono ovviamente una diva come i diversi ruoli richiedono, ma dopo c’è l’altra vita, quella di ‘Silvia’.
Come ti poni con le regie d’Opera moderne? A volte certe regie contemporanee mettono in difficoltà un artista, ma un professionista cerca di adattarsi e fare sempre del suo meglio, esprimendo ancora di più se stesso. Quando, per esempio il palco è semi vuoto ci sia affida alla propria capacità attoriale per essere credibile.
Quali città preferisci? Amo moltissimo le città d’arte in generale, e in Toscana prediligo soprattutto Firenze, punto di collegamento con i miei studi passati, e in cui si mangia molto bene, ed uno dei miei piatti preferiti è la classica Fiorentina, insieme a tutti i cibi tipici che la Toscana sa offrire ai suoi visitatori!
Hai un gesto scaramantico prima di entrare in scena?Un piccolo gesto beneaugurante che  eseguo prima di entrare in scena è il segno della Croce. Pur non essendo praticante, ritengo che debba esistere un qualcosa aldilà della nostra vita, soprattutto quando essa ci riserva delle brutture in momenti particolarmente difficili.
Quali sono le tue letture preferite?  Accetto i buoni consigli degli amici su cosa acquistare, non ho un genere preferito, semplicemente i buoni libri ben scritti. Sto leggendo attualmente Carlos Ruiz Zafón, autore che ritengo molto interessante.
Quale è il tuo colore preferito? Il turchese che tende al verde petrolio, anche se non lo indosso molto, perché un po’ appariscente.
Quando sei a casa cosa ti piace fare? È importante molto riposare, ma recentemente ho ripreso i pennelli in mano, realizzando anche una mostra con i miei lavori preferiti.
Ti piace andare al cinema? Ci vado volentieri! Un film che mi ha lasciata particolarmente scossa è stato il ‘Miglio verde’ di Frank Darabont,  per l’intensità dei suoi contenuti, mentre il ‘Conte di Montecristo’ è uno dei film che ho visto più di una volta. Non esiste un film che vedrei all’infinito, il concetto stesso di infinito non mi piace molto, ma sicuramente un buon film si può vedere più di una volta per coglierne i dettagli che magari si sono persi precedentemente.
Preferisci il giorno o la notte? Amo particolarmente la notte, perché è più serena, calma, è silenziosa, svela solo alcune cose, e perché amo particolarmente la luna, e inoltre la sera mi sento più piena di energia, come se l’energia della notte fosse tutta per me. Per me l’energia che sappiamo emanare è qualcosa di speciale, la stessa che sprigiono sul palcoscenico e che dono completamente a chi mi ascolta, per cui dopo ogni recita mi sento particolarmente provata, perché in quel frangente ho donato tutta me stessa, l’energia vitale della musica e del ruolo che vivono in me!
Quali sono le cantanti che ti hanno ispirata del passato e del presente?Naturalmente Callas e  Tebaldi per il passato, e amo molto le grandi artiste di adesso: Devia, Dessì, Cedolins, per citare alcuni grandi nomi di oggi.
Quale è il tuo rapporto col pubblico? Indubbiamente ho un rapporto molto stretto con il mio pubblico, per cui cerco di avere una parola per tutti, perché il cantante è più gratificato dagli applausi che da qualunque altra cosa. I cantanti sono lì per loro e voglio che questo arrivi, che sentano le mie stesse emozioni, cercando di catturare l’attenzione della gente stessa, di cui mi ritengo al servizio, sprigionando moltissima energia, dando tutta me stessa, come spiegato prima.
Cosa pensi del momento particolare che la lirica sta vivendo in Italia?Spero sempre che le cose migliorino, ma non resta che stare a vedere attualmente visti i tagli che si continuano a perpetuare in campo culturale.
Cosa manca nella tua vita oggi? Se qualcosa mi manca adesso è solo la sicurezza, la tranquillità che purtroppo questo lavoro non riesce a dare. Ci sono momenti di grande soddisfazione lavorativa, e altri in cui sembra che torni il buio. Ma per fortuna tutto il resto è dato dalla mia splendida famiglia, che è sempre nel mio cuore ed è sempre presente. Fanno parte di questa anche gli   animali che amo moltissimo e popolano la mia casa, anche grazie alle cure che la mia adorata figlia presta loro: un cane, un gatto, una tartaruga ed un pesce, e prossimamente arriverà anche un bel  Maltese, per avere un cagnolino da portare in giro con me per farmi compagnia! (Mentre racconta queste cose si illumina raggiante).
Ci sonoaneddoti simpatici da raccontare in scena? Il più simpatico riguarda sicuramente un Rigoletto, dopo la scena del fazzoletto perso da Gilda. Un premuroso ed attento corista, credendo di farmi cosa gradita, pensò bene di raccogliere il suddetto fazzoletto dal palco pensando che lo avessi perso sul serio, e lo portò in camerino con gli occhi che si illuminavano per il bel servizio reso! Va da sé che il baritono che interpretava mio padre nella scena successiva fu costretto a far finta di raccogliere un fazzoletto inesistente dal pavimento..
Quali sono i tuoi prossimi impegni? Sarò in Marocco per Traviata e al Teatro alla Scala per Nabucconel ruolo di Anna, dopo un po’ di riposo estivo, ed altri progetti in fase di lavorazione.

Dopo un’ intervista dal sapore di chiacchierata tra due care amiche in cui ho avuto il piacere di scambiare idee ed esperienze con una persona ‘vera’, con tanta serenità mi accomiato dalla meravigliosa Silvia Dalla Benetta, augurandole tutto il meglio possibile e sperando di poterla incontrare presto di nuovo.
MTG





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