Cerca nel sito

DO RE MI PRESENTO… INTERVISTA A JOHN CHEST

Foto di Andrey Stoycher 

 

Il giovane baritono americano John Chest sta per interpretare il ruolo di Papageno in Die Zauberflöte di Mozart a Padova questa settimana, al Teatro Verdi. Vincitore di prestigiosi premi e dotato di una voce molto interessante, questo artista di talento ha risposto molto amichevolmente e con simpatia a tutte le nostre domande.

Continue reading

INTERVISTA A LUIGI TUPPINI - PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA E DIRETTORE ARTISTICO DEL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA

E’ stata presentata la 25° stagione del Settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona e abbiamo incontrato il suo attuale presidente e direttore artistico, il dr. Luigi Tuppini, per raccontarci brevemente e con tanta cordialità dei concerti in programma e del suo lavoro in Accademia.

Lei è presidente di una Associazione che ha una storia di oltre cinquecento anni e che col Settembre dell’Accademia raggiunge quest’anno il traguardo dei venticinque anni di Festival. Come vive questa esperienza così significativa e quali sono le maggiori soddisfazioni?

Beh, a parte il fattore anzianità cui sono giunto, che è per me un dato interessante, ma forse non il più meritorio, direi che la maggiore soddisfazione è per me proprio la manifestazione di punta, appunto il ‘Settembre’ che raggiunge un quarto di secolo, il che sicuramente merita di essere sottolineato. Abbiamo un pubblico affezionato che da molti anni ci segue e che ci ha dato quest’anno anche la soddisfazione di registrare un incrementato di oltre il dieci percento degli abbonamenti, dunque sembra che  anche nel presente l'Accademia viva un bel momento di vitalità e di successo.  

Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a Saimir Pirgu

Oggi facciamo una bella chiacchierata con un giovane tenore albanese che ha letteralmente realizzato un sogno: quello di dedicare la sua vita alla musica ed al canto. Sono tantissimi i teatri internazionali in cui ha cantato, diretto dai più grandi direttori d'orchestra, tra cui citiamo Claudio Abbado, Riccardo Muti, Lorin Maazel, Daniele Gatti, Seiji Ozawa,  Antonio Pappano, e la lista è ancora lunga. Una persona molto schietta, solare e con tanta voglia di arte nel cuore! 
Continue reading

INTERVISTA A...MARCO ANGIUS

Oggi incontriamo con molto piacere il Maestro Marco Angius, tra i direttori d’orchestra di riferimento per il repertorio contemporaneo, recentemente nominato direttore artistico e musicale della OPV, Orchestra di Padova e del Veneto. Ci ha raccontato della sua carriera internazionale che lo ha portato a dirigere nei teatri più prestigiosi del mondo e con le più grandi orchestre, unitamente agli interessanti progetti paralleli che con tanta soddisfazione ottengono sempre grandi consensi.
 
Continue reading

DUE DOMANDE A LEONORA ARMELLINI IN OCCASIONE DEL CICLO DI CONCERTI CON LA FORM

Abbiamo incontrato qualche mese fa la giovane pianista Leonora Armellini per approfondire la sua conoscenza e complimentarci con lei della sua carriera davvero in grande ascesa in teatri sempre più prestigiosi. La ritroviamo con piacere in occasione della tournée che sta effettuando con la FORM, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, dedicata ai concerti di Beethoven, che proseguirà a dicembre, per parlare proprio del grande compositore con lei e dei progetti nel prossimo futuro.
 
 

Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a PAOLO BORDOGNA

L’Artista che incontriamo oggi è uno dei più ricercati bassi-baritoni degli ultimi tempi, il grande Paolo Bordogna, che sta riscuotendo un bel successo al Teatro San Carlo di Napoli proprio in questi giorni con il ruolo di Don Pasquale, nella celebre opera di Donizetti. Recentissimo il suo debutto alla Washington National Opera - Kennedy Center Opera House con la Cenerentola di Rossini ed alla Wiener Staatsoper  nel ruolo di Leporello nel Don Giovanni di Mozart. Inoltre ad agosto ha debuttato nel ruolo di Figaro alla Opera House di Sydney in una nuova produzione de Le Nozze di Figaro di Mozart sotto la direzione di Sir David McVicar. Grande è il successo del suo CD dal titolo “Tutto Buffo” dedicato ai suoi ruoli principali per l’etichetta DECCA, che ha visto la definitiva affermazione di Bordogna come uno dei cantanti italiani di maggior valore internazionale.
 

                                           Linda di Chamounix - Liceu di Barcellona

Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a IRINA LUNGU

A poche ore dalla prima di Roméo et Juliette di Gounod in scena all’Arena di Verona, facciamo due chiacchiere con la protagonista Juliette, Irina Lungu, che ha anche debuttato nel ruolo di Donna Anna nel Don Giovanni di Mozart qualche settimana fa, sempre in Arena.
                                       
                                                  Foto Светлана Синявская, @LivingItaly

Innanzitutto parliamo dell’esperienza all’Arena di Verona: molti sono impressionati dalla grandezza degli spazi e dall’acustica ‘difficile’. Come affronti questo palcoscenico?
Non nascondo che uno spazio enorme come l'Arena metta soggezione. Ancora ricordo la prima volta quando sono salita su questo leggendario palcoscenico nel 2009, volevo scappare pensando: qui non mi sentirà nessuno! E invece…la voce correva. Poi sono tornata altre volte, sempre per Micaela in Carmen e quest'anno ho accettato due ruoli più impegnativi: Donna Anna in Don Giovanni (era addirittura un debutto) e Juliette nel Romeo et Juliette. Si può dire che mi sto un po' sciogliendo :) E posso dire che l'applauso di 15.000 persone è qualcosa di speciale, un'emozione che puoi provare SOLO in Arena!
Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a CARLOS ÁLVAREZ

Dopo il grande successo ottenuto con Don Giovanni all’Arena di Verona abbiamo il grande privilegio di incontrare e conoscere meglio lo straordinario baritono Carlos Álvarez, Artista di fama internazionale, capace di esaltare il pubblico con le sue interpretazioni dei personaggi operistici più disparati. Gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lavoro e sul mondo dell’Opera a cui ha risposto con cortesia, professionalità e tanto entusiasmo.
Vuole  ripercorrere le tappe principali che hanno segnato  la sua carriera straordinaria e i ricordi che le stanno più a cuore?
Da quando feci il mio debutto nel già lontano 1989 a Málaga, casa mia, nei panni del "Marchese d'Aubigny" (La Traviata), ho avuto il privilegio di lavorare nei migliori e più tradizionali teatri e festival d'opera del mondo (Barcellona, Berlino, Chicago, Londra, Madrid, Milano, New York, Parigi, Salisburgo, Torino, Tokyo, Vienna, Verona, Washington, Zurigo...) e con dei grandissimi ed ammirati direttori di magnifiche orchestre, registi e colleghi di tutti i tempi e luoghi. I momenti più importanti sono costituiti dai miei debutti, fatti con grande emozione, e quando sono diventato parte della tradizione con le mie registrazioni discografiche.. Ma, sopratutto, gli incontri con i grandissimi maestri: Riccardo Chailly, Sir Colin Davis, Valeri Guerguiev, James Levine, Jesús López Cobos, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Seiji Ozawa, Sir Georg Solti..., un vero privilegio ed una gioia immensa.

Continue reading

ANDREA CASTELLO CI PRESENTA L’ASSOCIAZIONE MUSICALE CONCETTO ARMONICO


Abbiamo incontrato il bass-bariton Andrea Castello, interprete d'opera intelligente e liederista raffinato. All'attività concertistica affianca da qualche anno quella di organizzatore e direttore artistico di manifestazioni musicali e di didattica della musica. 
Con Vicenza in Lirica Castello offre alla sua città di adozione, essendo nato a Rottanova, che diede i natali a Tullio Serafin, un'ampia vetrina di concerti, conferenze e masterclass. A lui abbiamo posto qualche domanda.
Continue reading

INTERVISTA A CHRISTIAN FRATTIMA , DIRETTORE MUSICALE DI COIN DU ROI

 
 
Siamo molto lieti di far conoscere ai nostri amici una meravigliosa associazione musicale sorta a Milano per valorizzare il repertorio operistico preromantico che generalmente è poco eseguito nel nostro paese. Incontriamo il suo direttore musicale Christian Frattima, che ci racconta un po’ di questa gradita sorpresa in un momento molto difficile per la cultura italiana che ha davvero bisogno di risorgere con persone piene di volontà, competenza e passione per la bella musica.

Continue reading

DO RE MI... PRESENTO - INTERVISTA A FRANCESCO LANZILLOTTA

Il giovane direttore d'orchestra che abbiamo il piacere di conoscere questa volta è davvero un musicista raffinato e molto particolare, il cui curriculum artistico spazia in diversi campi e sta riscuotendo forti consensi nei prestigiosi teatri che lo ospitano: stiamo parlando di Francesco Lanzillotta. Ricordiamo solo alcuni dei numerosissimi templi della musica in cui ha già lavorato, come il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Filarmonico di Verona ed il  Teatro Lirico di Cagliari.. Ha lavorato inoltre con l’ Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, l' Orchestra della Svizzera Italiana, l' Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, l' Orchestra Haydn di Bolzano, la Filarmonica Toscanini di Parma, l' Orchestra Regionale Toscana, l' Orchestra del Teatro Filarmonico di Verona, la Gyeonggi Philharmonic Orchestra di Suwon (Korea) e la Sofia Philharmonic Orchestra. Attualmente è direttore principale delll’Orchestra Filarmonica Toscanini. Abbiamo scambiato alcune battute sulla sua vita professionale, le sue preferenze artistiche ed abbiamo scoperto un ragazzo molto schietto, spontaneo e disponibilissimo a rispondere con serenità e tanta simpatia a tutte le nostre domande.

 

Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a Leonora Armellini.

Quando si incontra un’artista così giovane non si può fare a meno di pensare di trovarsi di fronte ad un talento straordinario considerando gli obiettivi che a soli ventitre anni ha già raggiunto: citiamo per esempio il primo premio assoluto al Concorso "Muzio Clementi" e il Premio "J.S.Bach" della città di Sestri Levante, il "Premio Venezia" nel 2005, il primo premio al Concorso Pianistico Internazionale "Camillo Togni " di Brescia-Gussago nel 2009,  il "Premio Janina Nawrocka" per la "straordinaria musicalità e la bellezza del suono" al Concorso Pianistico Internazionale “F. Chopin” di Varsavia nel 2010, il “XXXII Premio Abbiati” dedicato a "Piero Farulli" al Trio AMAR - Leonora Armellini, Laura Marzadori e Ludovico Armellini (Pianoforte, Violino e violoncello), per non parlare dell’onore di aver ricevuto dal Maestro Zubin Mehta nel 2013 a Firenze il Premio Internazionale Galileo 2000 per il "grande coraggio e talento musicale". Ci domandiamo allora come è la vita di questa giovanissima donna dai mille impegni e ne riceviamo risposte dettagliate, intelligenti e che denotano una persona molto più matura della sua età, solare, gentile ed anche molto disponibile.


Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a ANNA PIROZZI

Con vero piacere incontriamo oggi per i nostri lettori il soprano Anna Pirozzi, artista napoletana che grazie alla sua voce calda e drammatica sta ottenendo un grande successo di pubblico e critica sia in ambito nazionale che internazionale. Molto forte nel repertorio drammatico, proprio grazie al suo timbro corposo ed ampio ed alle sue doti interpretative, ha debuttato ruoli impervi come Abigaille, Lady Macbeth, Amelia, e recentissimo è il suo debutto nel ruolo di Luisa Milleral Teatro Carlo Felice di Genova al fianco di Leo Nucci impegnato come cantante e regista, per il quale ha ottenuto ancora una volta larghi consensi e che le permette di aggiungere un'altra pietra miliare alla sua bella carriera. Proprio in questa occasione la incontriamo per parlare di questa esperienza, di se stessa e naturalmente del futuro artistico.

Parliamo subito  della produzione in cui è impegnata in questi giorni, un debutto importante: come si trova con i colleghi, col grande Leo Nucci? E’ emozionata?

Manca ancora una recita e questa produzione volgerà al termine, abbiamo lavorato tanto con Salvo Piro (assistente di Leo Nucci) e poi con Nucci stesso come regista e come papà Miller. Grande emozione cantare di fianco a lui e con gli altri colleghi si è instaurato un bel rapporto di amicizia. Siamo una bella squadra vincente. Porterò Luisa nel mio cuore.



Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella delle altre sue colleghe.
La mia voce è unica con i suoi difetti e pregi, non somiglia a nessuno. Quello che gli altri dicono è che ricorda le voci del passato...

Se pensa agli inizi della Sua carriera cosa le fa piacere raccontarci e quali passi l’hanno portata fin qui?
Sicuramente mi fa piacere raccontare tutte le trasferte che facevo per cantare in piccole produzioni, in piccoli teatri in paesi sperduti per poche lire o a volte anche gratis. E devo dire che mi sono molto divertita oltre a farmi le ossa per affrontare i grandi palcoscenici mentre sognavo un giorno una carriera....

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
I ricordi più cari sono tutte le volte che uscivo vincente da un'audizione con teatri...mi sembrava di aver vinto al lotto, andavo a festeggiare come una bambina e piangevo dalla felicità, emozioni che provo ancora oggi dopo un debutto o una bella recita.

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Se non avessi cantato avrei continuato a lavorare nel sociale con anziani, disabili e persone in difficoltà come ho fatto per 11 anni durante i miei studi canori, e magari avrei continuato a cantare nei locali, piano bar, musica pop.



Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Purtroppo oggi conta molto l'immagine, a volte conta più della voce e questo mi rattrista molto; la magia del teatro è proprio la trasformazione del cantante attraverso i costumi e il trucco e il pubblico apprezza questo con la voce e le emozioni che doni, non quanto tu sia bello o brutto nella vita reale...

Come studia una partitura nuova?
Una partitura nuova la affronto prima leggendo la trama, poi il libretto e poi inizio ad ascoltare gli interpreti del passato e di oggi; poi inizio a studiarla al pianoforte canticchiandola. Quando sono sicura di tutte le note chiamo il pianista e la si canta tutta e in ultimo la memorizzo.

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Prediligo e canto prevalentemente ruoli drammatici. È nella "mia corda"...

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Purtroppo la vita familiare non coincide molto con il mio frenetico lavoro ma se si vuole, ci si organizza con l'appoggio di tutta la famiglia, bisogna essere una squadra e io ho la fortuna di averne una ottima. Bisogna fare dei sacrifici da ambo le parti, ma sicuramente il rapporto è più forte e ci si fortifica caratterialmente.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Io sono molto tradizionalista e amo le regie classiche, ma se quelle moderne seguono un filo logico e il discorso drammaturgico dell'opera ben vengano. No a idee strampalate senza senso, mi rifiuto, è un'offesa ai compositori e a noi interpreti.

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Con i direttori d'orchestra al primo rapporto di lavoro o ci si ama o ci si odia...
Io sono stata sempre fortunata, anche se con alcuni ho lavorato solo una volta e altri di più...

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
L'invidia è una cosa brutta! Magari mi è capitato di voler desiderare di cantare al posto di una collega, ma credo sia normale...è la sfida verso se stessi che ci porta a voler migliorare. Mentre invece invidie nei miei confronti credo di averne qualcuna perché sennò non mi spiego alcune cattiverie e dicerie nei miei confronti, assolutamente infondate e bugiarde da parte di colleghi. Ma si va avanti comunque, come diceva qualcuno "l'importante é che ne parlino, quando non ne parleranno più vuol dire che non interessi più...!

                                                  Foto Rocco Casaluci (Nabucco - Bologna)

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Non ho una città del mondo preferita dove rilassarmi, sicuramente è casa mia, ovunque essa sia con la mia famiglia e con la mia mamma che mi coccola sempre, in Valle D'Aosta, dove ho vissuto per 27 anni e dove ho iniziato i miei studi canori. É tutto quel che conta!

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Il cibo quando si cambia città o stato è un bel problema! Sicuramente in Cina è dove proprio non vado d'accordo con il cibo, ma bisogna organizzarsi. Invece dove si mangia meglio e bene, è l'Italia, non c'è niente da fare, è così.

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Gli hobby è un po’ difficile praticarli: ne avevo alcuni, ma dopo la famiglia e il lavoro non riesco più, certo è che quando sono in un'altra città da sola mi piace visitarla, fare foto e poi andare al cinema ogni tanto, meglio in compagnia. Altro non si riesce. Passo molto tempo in teatro e per me è una cosa meravigliosa.

Ama più il giorno o la notte?
Decisamente amo il giorno, il sole. Si è più attivi e si possono fare tante cose anche se  non mi basta mai il tempo.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Diciamo più che colleghi per me sono dei miti, e cioè Maria Callas, Ghena Dimitrova, Luciano Pavarotti, Mario Del Monaco, Cappuccilli e tanti altri. Di oggi ammiro molto Daniela Dessì, Luciana D'Intino, Barbara Frittoli, Violeta Urmana, Aprile Millo, Maria Guleghina e altri che forse dimentico.

                                            Foto Karla Nur (Tosca - Astana)


Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Prima di salire sul palcoscenico bevo un goccio d'acqua, faccio il segno della croce e viaaaa.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Con il pubblico é un dare e avere, pagano per venirti a sentire e tu devi dare il massimo e, a volte, vieni ricompensato...Comunque ogni spettacolo é una sorpresa, ieri ho avuto la recita per le scuole, sono rimasta impressionata da tanto calore e passione, questo é il pubblico che sempre vorrei...

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Spero che questo momento di crisi passi, soprattutto in Italia, ma devono cambiare alcune cose a livello gestionale, non lasciamo morire la patria dell'opera. Purtroppo mi trovo costretta a cantare e dover scegliere di cantare all'estero, dove ti viene riconosciuto il lavoro che fai, ma preferirei cantare 1000 volte nella mia Italia, vicino alla mia famiglia e con clima e cibo unico...speriamo ben...

Cosa  manca ancora nella Sua vita oggi?
Non mi manca nulla, solo affermarmi e far bene in alcuni teatri come La Scala, il Covent Garden, Monaco, Vienna e il Metropolitan.

                                                         Foto Silvia Lelli (Ernani - Roma)

I suoi prossimi impegni?
I miei prossimi impegni saranno: Trovatore al San Carlo, Nabucco a Lipsia, Stoccarda e Tel Aviv, Macbeth a Bologna e tanti altri...

E noi facciamo un grande in bocca al lupo ad Anna Pirozzi affinché siano tutti dei grandi successi e continui a portare la sua voce e grande personalità meravigliosamente italiane in giro per il mondo, ringraziandola per il tempo che ci ha dedicato ed in attesa di sentirla presto di nuovo in teatro!
Maria Teresa Giovagnoli
Continue reading

DO RE MI… PRESENTO. INTERVISTA A CLAUDIO SGURA

Oggi incontriamo un altro Artista straordinario per carattere e qualità artistiche, una di quelle persone che fa davvero piacere conoscere e con cui non si smetterebbe mai di parlare, tanto ha da raccontare e condividere con chi gli sta di fronte. Claudio Sgura, baritono di classe e talento, che ha al suo attivo i più importanti teatri al mondo, quali il Teatro Alla Scala di Milano, il Teatro Municipale di Piacenza, Macerata, l'Astana Opera, il Verdi di Trieste, il Regio di Parma, la Norske Opera di Oslo, l'Opera di Vienna, la Royal Opera House di Londra, l'Opera di Zurigo, di Parigi, di Roma e San Carlo di Napoli, e la lista è davvero ancora lunghissima anche oltre Oceano. Nonostante sia nel pieno delle rappresentazioni di Tosca al Teatro Lirico di Cagliari, ha trovato il tempo per rispondere alle nostre domande con franchezza e gentilezza squisita.  

Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi. 
Quello che posso dire della mia vocalità è che ho un timbro molto scuro, quasi da Bass-Bariton, ma la mia estensione è da Baritono. Questo mi permette di affrontare anche dei ruoli un po' più drammatici dove è richiesta oltre che la bella voce ed il fraseggio anche una spinta maggiore interpretativa. Naturalmente ogni artista possiede la propria verve che lo contraddistingue!

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla? 
La mia carriera è iniziata con un incontro fortuito con il Soprano Maria Mazzotta di Lecce che, innamoratasi della mia voce, mi propose di studiare con lei canto lirico. In realtà all'epoca cantavo in Chiesa e nelle sale da ballo e mai avrei pensato che questo mio hobby potesse diventare un giorno il mio lavoro. Dopo qualche anno di studio con la Sig.ra Mazzotta e grazie all'Accademia Lirica di Martina Franca ebbi l'occasione di muovere i primi passi in Teatro. 



Quindi i ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
I primi anni di studio non li dimenticherò mai...  Sono stati molto difficili, ma per mia fortuna ho sempre incontrato sul mio cammino delle persone che mi hanno sostenuto, creduto in me e tutto questo per me è motivo di grande soddisfazione. Se non ci fossero stati quegli anni difficili probabilmente non sarei diventato la persona che sono adesso! 

E cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera? 
Avrei continuato a svolgere il mio lavoro di Infermiere Professionale. Infatti fino al 2004,  quando decisi definitivamente di dedicarmi solo alla musica, lavoravo in Ospedale.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera? 
Conta tantissimo! Infatti mentre in passato non si dava tanta importanza all'aspetto fisico, adesso per avvicinare quanta più gente possibile all'opera i registi puntano tantissimo a rendere l'opera lirica un grande spettacolo teatrale. E questo bisogno di teatralità impone anche dei canoni particolari sugli interpreti. Devo dire che in questo mi ritengo molto fortunato grazie ai miei Due metri di altezza.

Come studia una partitura nuova? 
Prima di tutto mi documento sull'opera e sul personaggio da interpretare. Poi comincio a studiarlo musicalmente, tecnicamente con la mia insegnante e in seguito con un ripassatore di spartiti.

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’? 
Senza ombra di dubbio quelli drammatici. Sinceramente mi sento molto più appagato nell'interpretare ruoli più impegnativi che nel mio caso, per la maggior parte delle volte, sono i più cattivi.

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Devo dire che mi ritengo una persona privilegiata proprio perché sono sempre insieme alla mia cara mogliettina. Lei è la mia colonna portante, nonché la mia attuale insegnante di canto e la mia forza!



E invece come gestisce il rapporto con i suoi parenti: riuscite a vedervi?
Purtroppo ho perso entrambi i miei genitori, ma ho un bellissimo rapporto con mio fratello che compensa la loro mancanza!

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Prediligo quelle tradizionali, però ci sono registi veramente geniali  che riescono tranquillamente a dare una lettura moderna all'opera e riscontrare grandissimi consensi di pubblico!

Il rapporto con i direttori d’orchestra? 
Devo dire che per la mia esperienza ho avuto quasi sempre  ottimi rapporti con i direttori d'orchestra. Ho avuto la fortuna di lavorare anche con grandi direttori quali: il M° Pappano, M° Santi, M° Gelmetti, M° Oren, M° Luisotti da cui ho imparato tantissimo! Sarebbe davvero stupendo poter imparare le opere lavorando tanto con loro cosi come avveniva in passato! Questo è sicuramente un mio grande rammarico...in passato si aveva l'opportunità di curare nei minimi particolari un personaggio lirico. Oggi purtroppo la vita frenetica del nostro secolo non ci permette di avere più la stessa cura. Si ha meno tempo in teatro per mettere su uno spettacolo, anche e soprattutto per problemi economici. Comunque purtroppo la crisi non è solo dei teatri.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
Assolutamente no. Credo che l'invidia nasca da chi si sente insicuro. Non è il mio caso! Quella che condivido è solo un pò di sana invidia  che però chiamerei più ammirazione per i grandi artisti. Cerco di catturare il più possibile dalla loro esperienza e bravura.

Parliamo di cose più 'leggere': ha una città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro? 
Questa domanda è un po' difficile perchè sono di origine pugliese, esattamente di Ostuni, ma vivo a Ferrara e mia moglie è siciliana. Diciamo che i luoghi preferiti sono quelli dove abbiamo i nostri affetti più cari.



Dove si mangia meglio e/o peggio? 
Si mangia bene ovunque ma... W la cucina Italiana! Cibo preferito? La pasta.....non riesco proprio a rinunciarci!

Si ritiene superstizioso?
Io??? Abbastanza!!! Quando ottengo degli ottimi risultati, le abitudini di quel momento diventano dei veri e propri riti!

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Mi piace molto leggere, guardare la Tv e film d'horror....purtroppo da solo!

Ama più il giorno o la notte?
Li amo entrambi, però se dovessi scegliere, amo più il calore del sole che il buio della notte e la penombra della luna!



I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente? 
Primo tra tutti il Grande Cappuccilli, seguito da Bastianini. Del presente rimangono i  più grandi artisti e non solo per età anagrafica, Renato Bruson e Leo Nucci. Naturalmente parlo della mia corda! Di grandi artisti del passato e del presente tra tenori, soprani, mezzosoprani e bassi ne abbiamo tantissimi!

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Mi concentro, segno della Croce e via!

Come vive il rapporto con il pubblico? 
Il rapporto con il pubblico per noi artisti è fondamentale! Noi diamo il massimo per trasmettere loro tutta la nostra arte e se abbiamo dei riscontri positivi diamo ancora di più. Il loro consenso ci mantiene vivi e ci stimola a fare sempre meglio.

Una domanda quasi obbligata visto il momento che viviamo: come vede questa crisi che attraversa il settore della musica lirica?
È un momento molto difficile in ogni settore lavorativo. Naturalmente non lo vedo bene così come non lo vede bene nessuno purtroppo! Ma tutti speriamo in una rinascita economica che indubbiamente risanerebbe anche molti dei deficit economici di cui soffrono adesso la maggior parte dei teatri del mondo.



Un'ultima domanda: i suoi prossimi impegni?
Melbourne – Tosca, novembre - dicembre 2014; Sydney - Tosca, gennaio - febbraio 2015; Roma – Tosca, marzo 2015; Napoli - Luisa Miller, aprile 2015; Rigoletto - Bogota, maggio 2015; Tosca - Masada, giugno 2015;  La fanciulla del West - Amburgo, Staatsoper e Milano - Teatro alla Scala, maggio e giugno 2016.

E con veramente tanta gratitudine ringraziamo Claudio Sgura per la sua disponibilità, per tutte le cose che ci ha raccontato e gli auguriamo tantissimi in bocca al lupo per questi importanti impegni futuri e per tanti altri a seguire!

Maria Teresa Giovagnoli


Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a VINCENZO COSTANZO

Il giovanissimo Artista che vi presento oggi è un lanciatissimo tenore napoletano, ricco di talento e personalità. A soli ventidue anni, Vincenzo Costanzo ha già al suo attivo importanti traguardi raggiunti, come l’aver lavorato con il grande regista Franco Zeffirelli e col Maestro Daniel Oren, l’ aver cantato nel Macbeth al Carlo Felice di Genova diretto da Andrea Battistoni ed in Luisa Miller a Busseto col Maestro Donato Renzetti, l’aver interpretato il ruolo di Alfredo nella Traviata alla Guangzhou Opera  House in Cina, e recentemente ha debuttato anche il ruolo di Pinkerton al Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione dal Maestro Juraj  Valcuha. Lo incontriamo mentre è impegnato in questo ruolo per il Teatro La Fenice di Venezia, ove ci parla un po’ di sé e ci spiega con entusiasmo, grinta e soprattutto grande passione, cosa prova un ragazzo così giovane a far parte già di un mondo così magico ma anche faticoso e quali sono le sue aspettative per il futuro.



Descrivi la tua voce a chi non la conosce e cosa secondo te la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
Dunque, descrivere la propria voce è sempre un compito piuttosto ingrato, quindi devo necessariamente rifarmi alle parole di chi mi ascolta, ossia il mio maestro di canto, le persone che vengono a sentirmi in teatro, la mia famiglia. Dicono che la mia voce sia tipicamente italiana, cioè con quel particolare ‘squillo’ che caratterizza le voci del nostro paese, in grado di ‘recitar cantando’, come si dice in gergo; ma soprattutto la descrivono come una voce distinguibile da quella di altri interpreti, il che mi rende particolarmente orgoglioso.

Come descriveresti gli inizi della tua carriera e cosa ti ha portato a intraprenderla?
Ho cominciato da piccolo, a sei anni, ad esibirmi per amici e parenti, salivo su di una sedia e cantavo per loro, e posso dire che da allora non mi sono più fermato! Nella mia famiglia sono l’unico che ama la musica lirica, eppure ho sempre sentito in me questa passione per il canto. La primissima esperienza è stata nel coro di voci bianche del San Carlo di Napoli, il che mi ha regalato ricordi molto teneri che porto nel cuore da allora. Dal punto di vista professionale, la prima volta che ho partecipato ad una produzione operistica è stata nel meraviglioso Macbeth al Carlo Felice di Genova diretto da Andrea Battistoni, con Maria Guleghina, George Gagnidze e Roberto Scandiuzzi. Sono stato così felice che mi sono reso conto di dover perseguire quel sogno. Infatti, anche se sono giovane, le preoccupazioni non mancano, i momenti di tristezza o negatività, ma dal momento in cui sono salito sul palco ho sentito come una gioia profonda, una energia incredibile, tale da lasciar fuori tutto ciò che mi circonda di solito, regalandomi qualcosa di indescrivibile che volevo e dovevo provare ancora.    

                                    (teatro del Maggio Musicale Fiorentino- foto Marco Borrelli)

I ricordi più cari e i momenti che ti danno maggiore soddisfazione?
Beh certamente quelli con il mio maestro, che ha segnato la mia vita. Questo perché il novanta per cento della voce è frutto degli insegnamenti e dei consigli di chi ti segue. Io sono certamente grato alla natura per quello che mi ha dato, ma il maestro che mi segue è meraviglioso e a lui devo le scelte artistiche, la mia formazione vocale ancora in corso e tutto ciò che avverrà nel futuro.

Cosa avresti fatto se non avessi scelto questa carriera?
Beh certamente l’ingegnere! Mi sono laureato in ingegneria informatica con 110 e lode e avevo già avuto delle offerte di lavoro nel settore industriale. Certo se avessi accettato avrei ora una vita più tranquilla, forse con già una moglie e dei figli. Ma poi ho iniziato questa bella avventura e spero che continui ancora a lungo, vivendo e godendo giorno per giorno di ciò che mi si presenta!

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Gli allestimenti d’opera attualmente sono diventati quasi come delle produzioni cinematografiche, per cui chi ti ascolta o guarda vuole vivere un momento magico in cui figurano l’uomo o la donna dei suoi sogni e vuole perdersi in essi, proprio come accade quando si guarda un film. Perciò credo che oggigiorno l’immagine conti veramente tantissimo, oltre ovviamente alle intoccabili qualità vocali, che sono il giusto fondamento per quanto di meglio si possa offrire a chi ti viene a vedere.

Come studi una partitura nuova?
Allora: prima di concepire un nuovo ruolo lo studio dal punto di vista interpretativo per vedere se combacia con la visione che mi sono creato in mente. Poi col mio pianista di fiducia passo alla parte musicale senza cantarlo ancora, perché poi lo ristudio tecnicamente col mio maestro. Infine unisco le varie parti ed il risultato complessivo è quello definitivo. Ogni nuova partitura è una sfida per me e la più grande soddisfazione e riuscire ad entrare nel personaggio con voce ed anima. Attualmente ho completato lo studio di Lucia di Lammermoor e Bohème.



Prediligi i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Per il mio carattere amo molto i ruoli veristi, amo opere come Cavalleria Rusticana, Andrea Chenier, ecc. Ma un ruolo che sento particolarmente nel mio animo è quello di Rodolfo, soprattutto nel terzo atto, della Luisa Miller. È un atto talmente struggente che sento incredibilmente dentro di me e lo interpreto come se il personaggio fossi io. Mi associo a quanto la grande Magda Olivero sottolineava, ossia quanto sia importante essere tutt’uno col personaggio che si deve cantare.

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il tuo con la vita familiare/privata?
Se devo essere sincero è talmente grande la gioia che mi da’ questo mestiere che non lo vedo come una ‘fatica’, e riesco tranquillamente a conciliarlo con il rapporto con i miei nonni, con cui ho un legame speciale, mio fratello e le persone che mi vogliono bene.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Amo molto le regie tradizionali, ma se una regia moderna è realizzata con intelligenza, con un filo logico, con intenzioni giuste che seguono gli eventi narrati e non si perdono dietro interpretazioni strampalate, allora le accetto volentieri e mi piace anche molto lavorare con i registi che propongono nuove idee, quasi come una sfida per cui mettermi in gioco.

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Beh è come un matrimonio: deve essere tutto perfetto, almeno all’apparenza. Un direttore d’orchestra può decidere se una recita può essere un successo o meno per te. Se la sua direzione è troppo lenta ti ammazza, se è troppo veloce ti affoga, deve essere un tutt’uno col tuo sentire e cantare. Per questo è molto importante fare diverse prove, per costruire questo rapporto passo passo. Fortunatamente ho lavorato finora con maestri eccellenti: Daniel Oren a cui devo moltissimo, Daniele Gatti che mi ha insegnato tanto, Donato Renzetti, che realmente ‘respira’ con i cantanti, e con Giampaolo Bisanti, un direttore ‘all’antica’, che mi ha veramente stupito per come è attento a noi cantanti ed è un piacere lavorare con lui: uno dei grandi di oggi.

                                                                        (Busseto)

Hai mai sofferto di invidia o sei mai stato oggetto di invidie altrui?
I miei nonni mi hanno insegnato a non provare invidia per nessuno, ma a gioire dei successi altrui e ad imparare dai miei errori. Forse mi è capitato di nutrire invidia per situazioni che toccano la sfera personale e famigliare, non quella professionale. Subire invidia sì purtroppo, ma fa parte del gioco che è bello quando è duro, quindi bene così!

Città del mondo preferita? Dove preferisci stare quando devi rilassarti dopo tanto lavoro?
Napoli, senza dubbio!! Quando sono stufo di tutto mi siedo sul lungomare di Mergellina, mi metto lì a contemplare il panorama e non ho bisogno di altro: la mia mente si libera e la mia anima si sente leggera. Certo amo anche città straordinarie come Ney York, ove ho trascorso momenti elettrizzanti, ma non ci trovo la magia che possiede la mia città.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Si mangia molto bene in Emilia Romagna, sono stato due mesi a Busseto per lavoro e sono ingrassato tantissimo per quante squisitezze ho potuto assaggiare in quel periodo, adoro la cucina emiliana! Non ho avuto invece fortuna in Francia, sicuramente la sua cucina è sopraffina, ma non sono capitato nei posti giusti per poterla apprezzare. Però il mio cibo preferito è la pizza, non posso esimermi: andate da ‘Zio Michele’ a Napoli, per me fa la pizza più buona del mondo!!!

Superstizioso?
Tantissimo! Prima di andare in scena spargo sale negli angoli del palcoscenico, indosso biancheria intima rossa sotto l’abito di scena, e soprattutto mi ‘fingo’ muto per tutto il giorno prima della recita!! Sì davvero, comunico con i bigliettini e non emetto un suono manco a pagarmi!



Hai tempo di dedicarti a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro di particolare che ti appassiona in modo specifico?
Adoro andare al cinema, mi piace qualunque genere di film, l’ultimo che ho visto è il nuovo Gozilla.

Ami più il giorno o la notte?
La notte è fatta per studiare, pensare, non c’è il rumore del giorno e tutto è più sereno.

I tuoi colleghi preferiti del passato?
Il mio idolo è Mario del Monaco, ma amo molto anche Mario Filippeschi, Franco Corelli, Ettore Bastianini, tutti mostri sacri, come voci femminili invece Diana Dimitrova, Renata Tebaldi, Anita Cerquetti, per citarne solo alcune.

Come vivi il rapporto con il pubblico?
Il pubblico è il nostro giudice definitivo ed il cantante  già sa come risponderà alla fine, in quanto sa perfettamente quello che ha dato in scena e sente chiaramente se c’è emozione dall’altra parte del palcoscenico. Io cerco di dare tutto me stesso quando sono in scena, di vivere ciò che vive il personaggio e spero di trasmetterlo anche a chi ascolta.

Come vedi questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
La crisi è generale, penso anche alle tante aziende che purtroppo continuano a chiudere. Però credo fermamente che periodi come questi servano a far prevalere chi ha veramente qualità e voglia di lavorare. Chi ha davvero desiderio di riuscire si da’ da fare e in qualche modo riesce a trovare una sua strada, magari non quella che si aspettava, ma comunque presto o tardi trova una sua realizzazione, con tenacia e tanta buona volontà. Sono cose che mi ha trasmesso mio nonno: grande lavoratore, colonna della mia vita, che mi sostiene e mi ha sempre spronato a lavorare e a non cullarmi sugli allori, sin da giovanissimo.

                                          (teatro del Maggio Musicale Fiorentino - foto Marco Borrelli)

Cosa speri di raggiungere nella tua vita?
Mi auguro di avere una moglie che mi appoggi e mi accompagni in questo mondo così difficile e spero anche di avere tanti figli per dar loro tutto l’amore ed il sostegno che un padre ha il dovere di offrire ad essi. Dal punto di vista professionale ho tanto da imparare, sono felice di quello che ho adesso e spero che arrivi tanto altro ancora.

Episodi buffi  nel backstage o in scena che ti piacerebbe condividere.
Beh, con i miei colleghi mi diverto molto anche fuori dal teatro, ma ricordo un episodio a Piacenza, nella Luisa Miller, la povera collega Samantha Sapienza ha impigliato per sbaglio la sua parrucca con il mio costume ed ho dovuto strapparle i capelli (finti per fortuna) per divincolarmi da lei: quanto ci abbiamo riso dopo!

I tuoi prossimi impegni?   
Madama Butterflyal San Carlo di Napoli a partire dal 13 luglio,  poi Luisa Miller sempre al San Carlo e Traviata alla Deutsche Oper di Berlino, cosa che mi rende molto fiero, oltre a tante altre cose in previsione che non dico per scaramanzia e che spero si realizzino al più presto. 

Ovviamente in questi giorni Madama Butterfly alla Fenice di Venezia, un teatro dove si lavora benissimo, con un’acustica stupenda, un personale di eccellenza che investe sul futuro. Devo ringraziare il Maestro Fortunato Ortombina e Pierangelo Conte per quanto investono nel nostro settore. Per non parlare dei colleghi di questa produzione: il Maestro Bisanti, colonna portante di questa Butterfly, la meravigliosa Amarilli Nizza, artista eccellente che mi ha insegnato davvero tantissimo con la sua esperienza in quest’opera, la bravissima Manuela Custer, lo straordinario Luca Grassi, tutti fantastici. Sono davvero orgoglioso di lavorare in questo Teatro!

E noi siamo orgogliosi che il nostro paese possa vantare giovani talentuosi, intelligenti e pieni di voglia di lavorare e di farsi valere come questo ragazzo straordinario, dalla carriera promettente che si sta facendo amare e si farà amare dai teatri di tutto il mondo per la sua voce, la sua professionalità ed entusiasmo, motore portante di tutte le grandi passioni. Un sentito grazie a Vincenzo Costanzo e tanti in bocca al lupo per il suo futuro stellare!

MTG
Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a MANUELA CUSTER

L' Artista che incontriamo oggi è sicuramente una delle più eclettiche ed in continua evoluzione tra le interpreti dei nostri giorni. Conosciamo meglio Manuela Custer, apprezzato mezzosoprano di Novara, che può ascrivere a suo nome un repertorio incredibilmente vasto che l’ha vista debuttare in importanti teatri ed istituzioni culturali di mezzo mondo. Gli innumerevoli ruoli che interpreta la vedono spaziare in epoche e stili diversi, consentendole di mettersi sempre in gioco e rinnovarsi vocalmente. Ricordiamo personaggi come Romeo di Bellini (Capuleti e Montecchi), Mallika di Delibes (Lakmè), Smeton di Donizetti (Anna Bolena), Orfeo di Gluck (l' Orfeo), ed ancora Rosina di Rossini (Barbiere di Siviglia), Rinaldo di Haendel (Il Rinaldo), Suzuki di Puccini (Madama Butterfly), Sesto di Mozart (La clemenza di Tito), Lucrezia di Britten (The rape of Lucretia)... e la lista continua davvero lunghissima, tanto nell’Opera quanto nel repertorio sinfonico. Sempre ottenendo grandi successi, il pubblico la acclama per la sua incredibile capacità comunicativa, che assieme al suo punto di forza, una voce dalla tecnica affinata e sicura, ne fanno una Artista davvero completa.


Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
Beh la distingue il fatto che...è la mia! E' molto difficile descrivere una cosa propria con oggettività... Naturalmente è bellissima! E' la mia compagna di parecchi anni di carriera, è molto colorata, è autonoma, ma ha imparato a fare quello che le chiedo con una certa collaborazione! Non mi tradisce se la tratto bene e mi ha assecondata e sostenuta in diverse avventure interessanti. Ci vogliamo bene!

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Ormai lo sanno tutti credo:  il caso! Ho iniziato per caso e continuato per necessità.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Quelli in cui si sente che si è fatto qualcosa di buono per e con la musica. Questo non è mai, specie per un cantante, un atto puramente singolo. Come minimo abbiamo un pianista e poi un’orchestra, colleghi, direttore, regista; ho più di un momento da ricordare, ma un concerto a cui non potrei rinunciare è quello al Festival di Edimburgo del 2003, Zelmira di Rossini con conseguente disco; poi certo “Il Diluvio Universale” di Donizetti al Drury Lane, la Petite Messe Solennelle di Rossini a Leipzig, ma anche una recente Liederabend con musiche di Schumann e Brahms e certamente la Butterfly nella recente produzione della Fenice, ma la lista è lunga!

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Credo... questa carriera! Mi piace molto il teatro in generale chissà, magari avrei recitato! O l'archeologa o la filosofa o la ballerina... ma Margot Fontaine è un mito irraggiungibile anche per superati limiti di peso, quindi sono molto felice di aver potuto e poter fare quello che faccio!
Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Troppo rispetto a quello che sta scritto dentro una partitura.

Come studia una partitura nuova?
Leggendo le note e il libretto possibilmente, poi informandomi su tutte le fonti che han portato a scrivere quell'opera in particolare, da quelle storiche alle letterarie o di cronaca e insieme approfondendo chi sono compositore e librettista. Poi inizia lo studio sulla voce: cerco di avere un quadro preciso delle difficoltà, della distribuzione dell'onere vocale ed emotivo. E poi, soprattutto, immaginando!

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
La mia voce porta naturalmente ai ruoli meno drammatici, parlo per esempio di Barbiere di Siviglia o Italiana in Algeri, ma l'indole, quella sarebbe da tragedia! Quando canto Suzuki, in Butterfly, ogni volta vivo un' esperienza catartica. D'altra parte Puccini serve la causa del dramma in modo superlativo. Ma è cantando “I Capuleti e Montecchi” di Bellini o il “Tancredi” di Rossini che tocco vertigini di profondità vera e propria. Due delle esperienze più significative come artista sono stati due spettacoli che ho realizzato con la regia di Davide Livermore a Torino; “Le Belle indifférent”, un atto unico su testo di Cocteau e musica di Marco Tutino e “I Canti dall'Inferno” su testo di Roberta Cortese e Luigi Chiarella e con la realizzazione musicale di Andrea Chenna; in entrambi i casi spettacoli durissimi e tragici che però mi hanno arricchito dal punto di vista professionale ed umano in modo straordinario.

                                                                                                           
  
Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Non so se chi lavora in banca o in ospedale alla fine sia più fortunato... O chi non lavora affatto... Il problema è cercare di spiegare a chi non conosce da dentro il nostro mestiere che non viviamo nel Paese dei Balocchi. Il mio lavoro è sicuramente fatto di assenze causate da viaggi continui, incontri e socialità. E poi richiede grande disciplina ed attenzione e studio. E' un esercizio costante. Io lavoro a tutte le ore per la mia voce. Insomma come qualsiasi altro lavoro ha le sue caratteristiche specifiche, i suoi limiti e i suoi vantaggi. La famiglia di nascita ci ama perché ne facciamo parte,  per il resto, come per un medico, un autista o un procuratore, è solo questione di fortuna e buona volontà!

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Il problema non è che una regia debba essere tradizionale o moderna, ma che una regia sia una regia vera e propria. Intendo dire che ci sia un pensiero coerente e strutturato che serva a capire meglio l'opera in questione. Che si ponga interrogativi sulle ragioni profonde dei personaggi e della relazione tra musica ed azione. Spesso le regie, sia tradizionali che moderne, sono un esercizio di stile del regista in questione, belle o brutte che siano, non aiutano me ad essere un personaggio migliore, né il pubblico ad entrare emotivamente più in fondo alla storia. Le regie funzionano se, congiuntamente con la musica e con noi interpreti, aiutano a far luce sulle ragioni intime ed universali dell'animo umano.

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Cerco che sia il migliore possibile, dobbiamo andare tutti nella stessa direzione in fin dei conti e si spera sia per la buona riuscita dell'opera in questione.
Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
Meglio non scagliare pietre in giro, credo tutti saremmo stupiti dai risultati.

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
La città preferita NYC! Ma non so se sia il posto per rilassarsi! Per il relax mare, ovunque!


Dove si mangia meglio e/o peggio?
Nei ristoranti in giro per il mondo dove mangia la gente del posto. Basta appostarsi e veder dove vanno gli “indigeni”, lì si mangerà bene ovunque! Certo, a parte l'ovvia Italia, nel nord della Spagna, in un ristorante libanese memorabile ad Abu Dhabi, in una “bettola” malese a China Town, in un Indiano indimenticabile a Londra. 

Cibo preferito?
Accidenti è difficile! Pasta? Troppo facile! Pesce, in tutte le salse dal sushi alla zuppa! Pizza? Beh sarei anormale se lo negassi! Torta al cioccolato fondente? Irrinunciabile! Anche se la parmigiana di melanzane....ma anche la ribollita con le verdure dell'orto... o i funghi raccolti dal nonno...insomma a parte le botte mangio qualsiasi cosa!

Il  rapporto con la sua famiglia?
Ho un meraviglioso “vincolo” di riconoscenza per i miei genitori che mi hanno lasciato seguire la mia strada con la loro amorevole semplicità, nonostante non si fossero mai occupati di musica in vita loro. E' il dono d'amore più grande che possa essere fatto da una madre e un padre. Purtroppo ho perso mio padre 10 anni fa, con mia madre è un'amorevole lotta perenne, con mia sorella e la sua famiglia la sicurezza di sapere che ci siamo sempre e comunque, posso dire quindi sia un grande privilegio esser nata in quella casa.
Superstiziosa?
No, solo mai più in 13 a tavola!

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro di particolare che la appassiona in modo specifico?
Mai a sufficienza! Sono pigrissima ma cerco di fare sempre qualcosa per non diventare paralitica! Non sono una sportiva, ma leggo moltissimo, sin da piccola, anche se non è mai abbastanza! Il cinema mi piace molto ma per quello davvero il tempo è poco. Mi appassionano l'archeologia e l'arte in generale. Se c'è una cosa vantaggiosa del tanto viaggiare è che ogni volta che arrivo in una città visito il maggior numero di musei possibile. Sono una straordinaria e costante fonte d'ispirazione.

Ama più il giorno o la notte?
Non si può scegliere tra un pomeriggio assolato che profuma di mare e l'odore dei gelsomini a mezzanotte sull'Alhambra di Granada! Luna e Sole sono splendidi e preziosi così come il sogno e la percezione della realtà quotidiana.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Maria Malibran.
Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Normalmente mi concentro, cerco di trovare lo stato fisico e mentale che mi permetta di fare quello che “devo” il più consapevolmente possibile. Per il resto niente riti o manie, ascolto quello che mi sta intorno e cerco di farne parte.



Come vive il rapporto con il pubblico?
Il pubblico è diverso ogni sera quindi non c'è “un” modo, la sala si percepisce e cerco di reagire a quello che mi arriva. Non lo guardo, lo sento e cerco di volergli bene: sono usciti di casa, hanno pagato un biglietto e si sono scomodati per venire a sentire anche me! Hanno diritto a tutto il mio rispetto e amore. Cerco di condividere con loro quello che è il mio viaggio attraverso la musica, di portarli con me con la mia immaginazione, i miei sentimenti, le relazioni che costruisco in scena. Quando canto ho la chiara consapevolezza che con il pubblico condivido soprattutto l'appartenenza allo stesso genere, il genere umano le cui vicende sono rappresentare in quel luogo di tavole di legno e quinte nere da qualcuno, come me, che si traveste per dare voce a un patrimonio che appartiene a tutti, indistintamente.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
In Italia siamo soliti gridare al lupo quindi anche nel nostro settore non smentiamo la nostra cittadinanza. L'opera è un capitolo di romanzo disperato ben più lungo e in continuo aggiornamento. Questo Paese ha responsabilità enormi nei riguardi di se stesso, ce ne stiamo accorgendo tutti amaramente, ma le campane a morto suonavano da tempo, le distrazioni sono state molto utili per non farci caso. Le somiglianze con periodi purtroppo drammatici come quelli dell'inizio del secolo scorso che ci hanno portato a due conflitti mondiali sono anche troppo evidenti, ma come allora esorcizziamo come possiamo la consapevolezza del disastro.

Quindi una crisi generale?
Il problema non è la crisi dell'opera, alla fine un piccolo mondo antico meraviglioso, sì,  ma non unico da salvare. La musica in generale, i musei, il nostro patrimonio artistico... perché non accorgerci che viviamo in Italia e che questo paese ha dato un contributo fondamentale  alla civiltà moderna? Come possiamo non ricordarci che nel '400 l'umanesimo ha creato dei capolavori che dovrebbero rafforzarci e renderci ricchi, nelle tasche e nello spirito?  Invece i nostri capolavori giacciono in musei semichiusi o in perenne ristrutturazione o peggio in cantine a rischio allagamento e sale illuminate a fatica.  Come possiamo non essere consapevoli che il Colosseo non sia una rotonda stradale o un cinema del centro, gli Uffizi il luogo dove si sbrigano pratiche burocratiche o Brera, quel bel quartiere dello shopping di Milano?

Cosa si potrebbe fare?
Non è nel momento di crisi che si ripristina un equilibrio sconnesso e maltrattato per troppo tempo. E' necessario un lavoro capillare quotidiano di non assuefazione o peggio vaccinazione alla Bellezza, ma di continuo stupore e fruizione, “manutenzione”, ripristino e amore. Manca l'amore in quello che facciamo; sovente la rabbia, la disperazione e l'opportunismo vincono su tutto. In un mondo in cui l”ego” è necessario, non si farebbe questo mestiere se non fossimo ambizioni ed egocentrici, e gli affari sono affari, da sempre, quindi non nascondiamoci dietro un dito! Ma prendersi le responsabilità è fuori moda, anzi fuori luogo in questo nostro paese, quindi i teatri chiuderanno quando non ci sarà più nessuno a potere sfruttare la situazione; quelli che possono stanno giù fuggendo al'estero dove le programmazioni sono ancora in piedi, le recite si fanno e chi lavora viene pagato.


Un quadro piuttosto triste.
Qui purtroppo noi guardiamo e basta, o al massimo ci sbracciamo e strilliamo un po' ma, alla fine, una mancanza endemica e secolare di attenzione al contenuto dell'Arte e al rispetto filosofico e etico del patrimonio artistico hanno perpetrato danni enormi. Non dobbiamo avere paura di dire che la catarsi è il segno che contraddistingue l'Arte dal guittismo e che se anche si tratta “solo” di intrattenimento è bene che la gente vada a teatro per pensare e non solo per svagarsi, per  vedere cose che facciano riflettere e non solo che divertano, quello possiamo farlo anche a casa senza nemmeno pagare un biglietto!

Un segno di speranza c’è secondo lei?
Beh, riprendendoci quello che è nostro, quello per cui qualcuno di recente in Francia mi ha detto “per noi siete l'esempio della cultura e di come rispettare l'Arte” e io ho dovuto smentire. Una volta sì, forse una volta lo siamo stati! Adesso siamo terzo mondo, siamo rovi in mezzo alle colonne di un tempio sacro! Riappropriamoci di quello che è nostro!  Ci fa cosi schifo? E' faticoso, certo, ma io ho fiducia, sia in quelle generazioni che hanno lavorato duramente e che ora si vedono messe da parte perché obsolete, sia in quei giovani che vogliono capire il Mistero di un lavoro meraviglioso, con curiosità sana. E' per loro e attraverso di noi che bisogna continuare a dire che l'Opera vale la pena di essere cantata, ascoltata, vissuta perché ci appartiene, e anche se un po' vetusta e museale, contiene molto di noi, di quello che siamo e di dove stiamo andando,  senza perdere la strada o ottenebrare orizzonti futuri.

                                Una foto da 'Il diluvio universale'

Pensa manchi ancora qualcosa nella Sua vita oggi?
Di essere vissuta. Che sia la benvenuta!

I suoi prossimi impegni?
Butterfly e ancora Butterfly, Rossini e Schumann e Schubert e molti.. non lo so! Musica in ogni caso, e spero tantissima!

Ringrazio sinceramente Manuela Custer: donna e artista di carattere, di cuore, e aggiungo veramente simpaticissima, che ha sviscerato con generosità tutti gli argomenti che le ho proposto e che si dimostra persona davvero straordinaria in tutti i campi. Che la musica la circondi sempre con gioia e che ci regali ancora tantissime e splendide performance come lei sa fare, in bocca al lupo!
MTG


Continue reading

DO, RE, MI …. PRESENTO – INTERVISTA A VELERIA SERANGELI

Oggi  facciamo la conoscenza di una giovane strumentista decisamente solare come la sua città di origine, Latina, che attualmente ricopre il ruolo di Primo clarinetto dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova: Valeria Serangeli. Dopo aver vinto concorsi nazionali quali il L. Savina di Caserta, il V. Di Lena di Segni, il Concorso Nazionale di Colleferrojgt ed essersi aggiudicata diverse borse di studio, come la prestigiosa Fondazione Bruno-Frey di Ochsenhausen in Germania, ha iniziato una fitta collaborazione con grandi orchestre, quali la Filarmonica della Scala, l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, l’Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna “A.Toscanini” e la “Filarmonica Toscanini” di Lorin Maazel, con cui ha partecipato a varie tournée nelle più importanti sale da concerto di tutto il mondo, sia come Primo Clarinetto che Clarinetto Piccolo.

Oltre ai continuativi inviti del Maestro Daniel Oren a ricoprire il ruolo di Primo Clarinetto nell’Orchestra del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno, nonché,  su invito di Giovanni Allevi, a partecipare alla All Stars Orchestra nel concerto del 1 settembre 2009 all’Arena di Verona, ha  inaugurato la settimana scorsa anche la sua carriera solistica con un grande successo di pubblico al Teatro Comunale di Vicenza e l'Orchestra del Teatro Olimpico di Giampaolo Bisanti.

Proprio in questa occasione ha accettato di concedermi una breve intervista, grazie alla quale capisco ancor più le ragioni di tanto successo e di tanta espressività sul palco. 


Se dovesse descrivere cosa prova quando suona e cosa caratterizza il suo modo di suonare, cosa le verrebbe in mente?

Quello che provo quando suono e' sicuramente una gioia infinita e un grande senso di completezza. Qualsiasi aspetto negativo della vita di tutti i giorni per me è ricompensato dalla bellezza del mestiere che faccio. Spero che il mio modo di suonare rispecchi il gusto e il piacere che mi da'.

Quali sono i compositori che maggiormente sente nelle sue corde?
Adoro Stravinsky, Ravel, Poulenc, Bernstein e ovviamente Copland. Il suo e' il concerto per clarinetto che ho sempre preferito tra tutti quelli del nostro repertorio, proprio perché riesco a sentirci dentro il mio modo di essere.

Si sente più vicina a brani drammatici o quelli per così dire più orecchiabili e leggeri?

 Amo tutta la musica bella, ma forse ho una propensione per il "leggero"..

Come si approccia ad una  nuova partitura da suonare?
Dopo aver acquisito gli elementi tecnici (note, ritmo e tempi indicativi) ne ascolto diverse versioni per prendere spunto dai grandi interpreti.

E’ sempre facile trovare un buon feeling con i diversi partner con cui si suona?
Non lo è affatto, anzi è una delle cose più difficili, esattamente come nei rapporti personali. La professionalità acquisita poi aiuta a tirare sempre fuori il meglio anche nelle situazioni più difficili, ma quando invece scatta naturalmente una buona intesa si crea una vera a propria magia che viene percepita nettamente anche dal pubblico.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Il mio percorso musicale e' nato per gioco, all'inizio era quasi un hobby. Poi però piano piano mi sono resa conto che non c'era nient'altro che amassi fare di più che suonare e questo mi ha portato a cercare di farne la mia professione. Credo fermamente che un lavoro che si ama non stanca mai e che lo stesso amore e' quello che ti da' la spinta e la volontà per riuscire e per realizzarsi.



I ricordi più cari e i momenti che le danno maggiore soddisfazione?
Tra i ricordi più belli al primo posto va sicuramente la vittoria al Concorso per il posto di Primo Clarinetto a Genova, dodici anni fa. Ma sono fortunata perché ho tanti ricordi di momenti di grande soddisfazione professionale: un concerto meraviglioso durante il Tour USA della Symphonica Toscanini dove suonai come primo clarinetto, sotto la direzione di Lorin Maazel, nella sala concerti della Chicago Symphony Orchestra; il Concerto di Natale del 2011 al Senato sotto la direzione di Daniel Oren in Eurovisione; e la telefonata ricevuta per il primo contratto che feci alla Scala col clarinetto piccolo. A questi ora si aggiunge il debutto come solista con l'orchestra nel concerto di giovedì sera a Vicenza.

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Sinceramente non riesco neanche ad immaginarlo!

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata? Il rapporto con la sua famiglia?
E' l'aspetto più difficile. La vita familiare ha delle esigenze imprescindibili e si cerca di fare il possibile per rispettarle. Mio marito e' primo violoncello nella mia stessa orchestra e non abbiamo nonni né parenti vicini, allora abbiamo cercato di semplificarci la vita il più possibile. Abitiamo vicinissimi al teatro, possiamo fare a meno di utilizzare la macchina e perdere tempo con traffico e parcheggi e poi abbiamo trovato una tata fantastica che ci da' un enorme aiuto. Cerchiamo di sfruttare al massimo le ore in cui nostra figlia e' a scuola per studiare, anche se io ormai mi sono abituata a studiare anche con lei che mi gironzola intorno o con i cartoni animati in sottofondo. Ho trovato che è un ottimo allenamento per testare condizioni di concentrazione di estrema avversità!

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
La competizione e' all'ordine del giorno nel nostro ambiente, fa parte della normalità delle cose. Da parte mia, ho sempre cercato di prendere spunto e di capire cosa poteva avere in più rispetto a me chi riusciva meglio o aveva più successo. Da parte mia, se mai ho provato invidia, posso dire che sia stata piuttosto "sana". Da parte di altri, ne sono stata oggetto spesso..

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Roma, ma per rilassarmi casa mia o quella dei miei cari.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Generalmente sono molto curiosa e, se ne ho la possibilità, cerco di mangiare bene ovunque mi trovi; fortunatamente non ricordo brutte esperienze legate al cibo, ma la nostra cucina, quella mediterranea, e' quella che preferisco.

Superstiziosa?
Non tanto da farmi condizionare.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Incostante ma sincero.

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Sfortunatamente tra studio, famiglia e cura di me stessa di tempo libero me ne resta ben poco. Mi piace molto ascoltare musica di ogni genere, ballare e andare al cinema, ma soprattutto le ultime due cose appartengono ormai a ricordi lontani!

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Benny Goodman, Antony Pay, Richard Stoltzman e, tra i colleghi italiani, Corrado Giuffredi, Fabrizio Meloni e Calogero Palermo.



Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Cerco, attraverso una serie di personalissimi e buffi rituali, di trasformare la tensione in euforia.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Avendone il massimo rispetto. Uno dei motivi principali per cui provo così tanta paura prima di un' esibizione e' proprio il timore che anche un solo errore possa in qualche modo deludere le aspettative del pubblico.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica classica?
Credo sia il risultato di anni di gestioni sbagliate, che hanno dato troppe cose per scontate portando tutto il settore ad un grande collasso. Mi auguro che sia solo una fase di transizione verso un riequilibrio e che si possa tornare ad uno stato di maggiore serenità.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Un certo tipo di pari opportunità, soprattutto quelle che riguardano il diritto delle donne a non dover essere costrette a scegliere tra la realizzazione professionale e la gioia di essere madri.

Cosa manca ancora nella Sua vita oggi?
Direi proprio niente. Volevo fare il lavoro che amo e ho la fortuna di farlo. Desideravo una bella famiglia ed ho un marito ed una figlia meravigliosi. Fino a qualche giorno fa mi mancava ancora l'esperienza di fare la solista con l'orchestra, ed ora ho fatto anche quello!



I suoi prossimi impegni?
Domenica 23 si replica Copland a Genova, sempre sotto la direzione di Giampaolo Bisanti, ma stavolta accompagnata dai colleghi dell'Orchestra del Teatro. Al Carlo Felice, ore 11, per la rassegna dei Concerti Aperitivo; poi la Rapsodia in blu di Gershwin con Stefano Bollani al pianoforte e la direzione di Wayne Marshall per la stagione sinfonica del Carlo Felice, l'11 aprile alle 20.30; infine una serie di concerti in Trio con mio marito al violoncello e Corrado De Bernart al Pianoforte e tante masterclass, tutto consultabile sul mio sito web,www.valeriaserangeli.com.

Ringrazio moltissimo la cordialità, disponibilità e generosità con cui Valeria Serangeli ha risposto a tutte le mie domande. Ho conosciuto meglio un’altra persona davvero in gamba e sono sempre più convinta che i nostri talenti siano un patrimonio inestimabile per la cultura del mondo intero, da tutelare e incoraggiare in ogni passo della loro vita artistica e non. Auguro tanto successo a questa giovane musicista, per tutti i suoi progetti futuri e per una vita sempre ricca di soddisfazioni in ogni campo!

MTG
Continue reading

DO RE MI… PRESENTO – intervista a SONIG TCHAKERIAN

Uno degli strumenti più struggenti, passionali, accattivanti e amati nel panorama musicale è certamente il violino. L’artista che conosciamo oggi, la violinista Sonig Tchakerian, di origini armene, ne è un’interprete acclamata, che vanta una carriera a livello internazionale, chiamata nei teatri e festival più prestigiosi, ad eseguire la musica che anima le sue corde. Ha studiato con Salvatore Accardo, Franco Gulli e Nathan Milstein, sviluppando una sensibilità particolarissima nell’approccio alla partitura che sfocia in esecuzioni accuratissime e nel pieno rispetto della volontà dell’autore. Apprezzatissima da colleghi strumentisti e compositori, si esprime con superba scioltezza nei virtuosismi, la sua lunga discografia vanta nomi come Schumann, Schubert, Barber, Paganini, Haydn, Saint-SaënsFaurèVieuxtemps, Beethoven, Debussi, Ravel, ed il suo ultimo lavoro per la DECCA- Universal ci regala le ‘Sonate e Partite di Bach per violino solo’, un altro sicuro successo discografico. Attualmente, tra gli altri progetti, è insegnante di violino nella scuola di Alto Perfezionamento dell’Accademia di Santa Cecilia in Roma. Il suo violino è un meraviglioso Gennaro Gagliano, costruito a Napoli nel 1760, ed ha avuto anche la soddisfazione di suonare altri prestigiosi violini d’epoca in diverse manifestazioni culturali che l’anno vista protagonista acclamata.
La incontro in occasione del concerto che terrà come protagonista assoluta domenica 9 febbraio al Gran Teatro La Fenice di Venezia, ove è attesa con molto entusiasmo e che le darà tante soddisfazioni come sempre. Mi concede con incredibile umiltà e simpatia un po’ del suo tempo per rispondere alle mie domande.




Se dovesse descrivere cosa prova quando suona e cosa caratterizza il suo modo di suonare, cosa le verrebbe in mente?

Dunque, all'inizio direi preoccupazione, che poi si trasforma in emozione positiva, coinvolgimento, concentrazione, consapevolezza di vivere un momento speciale e di essere una privilegiata. Quello che vorrei caratterizzasse il mio modo di suonare sarebbe comunicare ed essere in complicità emotiva con la partitura e il pubblico. Ma ripeto, è quello che vorrei....lascio poi esprimere agli altri quello che ricevono!

Quali sono i compositori che maggiormente sente nelle sue corde?

Bach sta al primo posto assoluto. Amo molto Schubert, il Mozart drammatico, Brahms per la sua speciale intimità, ma potrei continuare. Molto difficile escludere Beethoven o altri grandissimi.

Si sente più vicina a brani drammatici o quelli per così dire più orecchiabili e leggeri?

Dipende molto dallo stato d'animo, dalla necessità interiore del momento. E spesso 'cerco' un brano piuttosto che un altro, proprio per la necessità di una intima complicità. Comunque, se dovessi scegliere, direi drammatici.

Come si approccia ad una nuova partitura da suonare?
Prima di tutto con la voglia di esserne conquistata.

E’ sempre facile trovare un buon feeling con i diversi partner con cui si suona?
Beh, più sono straordinari, più ovviamente il feeling diventa non facile, ma speciale.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Mah... Ero piccola quando ho iniziato a suonare e non c'è stato un momento nella mia vita in cui ho 'scelto' cosa fare. Le occasioni sono arrivate e sono cresciuta con loro. Semplicemente.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
I ricordi più cari sono quelli legati alle ore di studio passate con mio padre, appassionato violinista, che mi ha seguito fino alla fine dei suoi giorni. Pensando a quegli anni di studio nasce in me il desiderio che ogni giorno, ogni esecuzione, ogni emozione, siano di maggior soddisfazione per me. E in qualche modo, lo è. Anche se in realtà, secondo me,  non fila tutto sempre così liscio....

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Non ho un'altra passione così grande. Penso suonerei ancora il violino.



Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata? Il rapporto con la sua famiglia?
Come si 'concilia' per tutte le donne che hanno un lavoro impegnativo...ho due figli che, fino ad una certa età, sono stati nella mia mente la priorità, anche se stavo lavorando. Mia figlia, da piccola, si disperava ogni volta che la lasciavo per prendere in mano il violino....Si immagina il mio stato d'animo; dovevo studiare e concentrarmi: ma pensavo alle creature che mi aspettavano...poi gli anni sono passati. Ora loro sono cresciuti e sono più autonomi e anch'io ho scoperto di avere finalmente più tempo per me.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
L’invidia è certamente un orribile sentimento che ci mette a disagio con noi stessi e con gli altri. Sì, sicuramente da ragazzina mi è capitato di invidiare qualcuno più bravo di me, e quanti ne conoscevo.. Ma per fortuna, molto presto, sono riuscita a capire quanto sia un bene confrontarsi con chi pensi abbia qualcosa in più di te. E anzi, più passa il tempo, più conosco persone capaci, più questo mi dà soddisfazione. Ma come in tutto, devono passare gli anni per capirci qualcosa in questa vita!



Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Città non saprei. Sicuramente l'unico posto dove mi rilasso veramente è in riva al mare.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Meglio si mangia in medio oriente. D'altra parte le mie origini quasi mi impongono questa preferenza!

Superstiziosa?
Direi di no.
Il Suo rapporto con la spiritualità?
Domanda molto impegnativa. Potrei comunque rispondere che vivo la religiosità in modo molto intenso.

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro di particolare che la appassiona in modo specifico?
Confesso di avere da sempre una passione per il tango. Spero di dedicarmici prima o poi!

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Ah sono davvero molti, sia del passato che del presente. Ma Heifetz resta il più impressionante per me!

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Il segno della Croce.
Come vive il rapporto con il pubblico?
Lo 'sento' molto dal palcoscenico. Quasi subito capisco se è coinvolto, che tipo di pubblico è, riconosco la sua personalità. È incredibile come si crei questa sinergia tra palco e sala!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica classica?
Purtroppo è un periodo direi piuttosto ‘faticoso’. Ma la musica ci salva e voglio aver fiducia in essa.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Beh sono moltissime le questioni che mi stanno a cuore. Ovviamente mi commuove sapere che esiste ancora della gente che soffre la fame, che è oppressa da persecuzioni di vario genere. Ma  anche nel più piccolo, mi fanno star male le solitudini..

Cosa manca ancora nella Sua vita oggi?
Sono una persona molto fortunata e potrei dire che non mi manca nulla. In realtà sto ancora cercando di capire quale è il mio compito più importante, in questa vita che mi è stata data.

E con queste parole intense, che rivelano anche una persona dalla spiritualità  profonda, e che un po' ci spiegano  il successo delle sue esecuzioni così speciali, si chiude il mio incontro con Sonig Tchakerian, che voglio davvero ringraziare per tutto quello che dona al suo pubblico, ogni volta che il suo violino suona con la sua indescrivibile sensibilità e naturalmente, le auguro ancora un cammino costellato di successi e soddisfazioni.
MTG


Foto Alessandra Lazzarotto 
Continue reading

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a … SILVIA CHIESA

Oggi conosciamo meglio una grandissima musicista, la violoncellista milanese Silvia Chiesa, il cui strumento sembra quasi magico tra le sue mani, capace di emanare emozioni incredibili tra il pubblico di tutto il mondo, che accorre sempre numerosissimo quando in cartellone figura un suo concerto. Si è esibita in Francia con l’orchestra del Teatro di Rouen, in Inghilterra alla Barbican Hall e Cadogan Hall con la Royal Philarmonic Orchestra, in Russia con i Solisti di San Pietroburgo, in Polonia con la Filarmonica di Cracovia, in Italia con l'Orchestra della Rai, I Pomeriggi Musicali, l'Orchestra Verdi el'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato con grandissimi direttori d’orchestra e ha al suo attivo incisioni di CD quali i due concerti per violoncello di Nino Rota, le sonate per violoncello di Brahms e Schubert, di Camille Saint Saens le Sonate per violoncello e piano e lo Chant saphique, per citarne solo alcuni. Artista sensibilissima dal curriculum interminabile di traguardi ottenuto con tanta dedizione e rispetto per il suo lavoro, riesce a trovare un momento del suo tempo da condividere con me con tanta cordialità e serenità, rispondendo con molto garbo alle domande che le pongo.



Se dovesse descrivere cosa caratterizza il suo modo di suonare, cosa le verrebbe in mente?
Beh, è molto difficile per un musicista vedersi dall’esterno, ma se dovessi descrivermi in poche parole, potrei dire che il tentativo che cerco sempre di attuare è quello di fare in modo che la mia musica si ‘senta’, piuttosto che si ‘veda’ semplicemente. Ho sempre cercato di sforzarmi di esprimere dei contenuti ove possibile, ma senza mostrarli al pubblico con l'intento di farlo esplicitamente. E’ una cosa che mi porto dentro da quando ero bambina, perché ero molto timida, e quindi una certa gestualità non si confaceva al mio carattere, quindi tutto doveva uscire esclusivamente dal suono di questo strumento, e sono sempre andata verso questa direzione, sperando che anche il pubblico mi veda in questo modo.

Quali sono i compositori che maggiormente sente nelle sue corde?
Mah, dipende. Infatti a volte anche nella musica del novecento si possono trovare degli autori interessanti e vicini alla mia sensibilità musicale, poiché le loro opere possiedono una certa cantabilità, senza mai tralasciare la melodia, cose che mi contraddistinguono credo. Ma mi piacciono anche i pezzi in cui ci si può misurare col tempo o col ritmo, o perché no con le crudezze delle armonie che danno sensazioni completamente diverse. Diciamo che il novecento mi fa scoprire parti di me stessa nuove e quindi questo mi interessa molto.

Si sente più vicina a brani drammatici o quelli per così dire più orecchiabili e leggeri?
Mah, io sono del segno dei pesci e pertanto ho una doppia personalità che si riflette nei miei gusti musicali. C'è una parte dolce ed espressiva che mi caratterizza, e quindi gli adagi, i legati, i cantabili, sono pezzi che a me naturalmente piacciono sempre e se non ce li ho sto male! Ma mi piace anche competere con la musica, con il mio strumento, e questo è l’altro aspetto che mi caratterizza molto, così anche i brani più vigorosi mi piacciono allo stesso modo. Diciamo che quando ci sono le due cose insieme, sono soddisfatta a pieno.

Come si approccia ad una  nuova partitura da suonare?
Dipende se si tratta di partiture storiche o scritte oggi. Con queste ultime spesso ho la fortuna di poter parlare col compositore. Quindi, quando mi arriva il nuovo spartito, prima ci ragiono su, cerco un  mia interpretazione, e poi la cosa più bella è poter chiamare il compositore e confrontarmi con lui o lei. Da qui comincia un bellissimo rapporto di collaborazione per cercare di ottenere da quella partitura il meglio possibile. Può capitare per esempio che il musicista veda un qualcosa nello spartito, un nuovo spunto, delle strade differenti da seguire, a cui magari il suo ideatore non aveva pensato, perché noi esecutori abbiamo una visione di un pezzo che passa necessariamente attraverso il nostro strumento, e che quindi ci da’ delle maggiori possibilità espressive. Quindi alla fine, tra ciò che noi interpretiamo e ciò che intendeva l’autore, si può davvero arrivare ad un qualcosa di molto bello. Questo è davvero stimolante!

Se si tratta invece di partiture già conosciute, il mio approccio è sicuramente molto umile all’inizio, cerco anche lì una mia strada interpretativa. Studio lo spartito, lo lascio ‘decantare’ per parecchio tempo. Dopo il primo approccio, mi prendo un periodo di riposo e distacco e poi ci ritorno più volte finché non lo sento mio come può essere una suite di Bach che suono da quarant’anni.  



Lei suona spesso con altri musicisti, è sempre facile trovare un buon feeling con tutti?
Il feeling con un altro musicista, sia esso un violinista, o un pianista, ecc. è una cosa molto bella da trovare. Non è sempre possibile, allora in quel caso si adotta la strada della grande professionalità, che magari non darà quelle emozioni che invece si possono provare quando il feeling è assoluto, ma il risultato è comunque soddisfacente. Per mia esperienza personale posso dire che per esempio con il pianista col quale lavoro, che è anche il mio compagno di vita, chiaramente c’è qualcosa che va molto al di là del semplice feeling professionale: c’è una vita in comune, interessi ed esperienze comuni, che chiaramente forniscono una ricchezza in più quando si è sul palcoscenico, potendo esprimere contenuti di profondità assoluta.

Con l’orchestra il rapporto passa sempre tramite il direttore e sarebbe bello che fosse sempre  ottimale con tutti. La figura del solista è appunto un ‘solo’, nel senso che arriviamo in orchestra ed alla prima prova dobbiamo impattare il giudizio di una ottantina di persone, tutti professionisti ovviamente, con quello del direttore, col quale non è sempre possibile incontrarsi prima della suddetta prima prova. Quello ritengo sia un momento in cui già si percepisce come andranno le cose. Per esempio nella scelta di eseguire un ritardando o un accelerando, se ci si trova d’accordo su dei passaggi, ecc. Questo ti fa capire se potrai avere un feeling con quel direttore e con quella orchestra che sia gratificante sotto tutti i punti di vista.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Da bambina i risultati erano lenti a venire, anche perché, avendo iniziato a sei anni, non si hanno subito delle gratificazioni con il violoncello. Lo vedo anche oggi insegnando ai miei piccoli, il percorso è molto difficile, soprattutto nei primi tempi. Tra l’altro da piccola praticavo anche la ginnastica artistica a livelli alti, quindi dovevo dividermi tra lo studio dello strumento, la scuola e la palestra. Tra l’altro riuscivo molto bene e mi piaceva molto questo sport, mi piaceva fare le gare, mi divertivo molto, soprattutto nel corpo libero su musica, che quindi c’è sempre stata! Ma non potevo conciliare tutto, considerando anche il fatto che ci si poteva far anche male: una caduta, un incidente al polso, al gomito, sarebbe stato fatale e quindi ad un certo punto i miei genitori mi hanno fatto scegliere e..pare che abbia preferito il violoncello, ma se devo essere sincera mi fido della parola dei miei genitori perché davvero non me ne ricordo!!

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Sono veramente tantissimi, ma forse quello che più mi ha toccato nel cuore riguarda un concorso importante che stavo preparando quando ero molto giovane. Il mio maestro di allora mi disse che la mia interpretazione del Concerto di Schumann era troppo personale, troppo individuale. Mi disse che non sarei stata apprezzata perché non sarebbe piaciuto questo mio modo di interpretarlo. Era il mio maestro ed io rispettavo moltissimo la sua opinione, ma allo stesso tempo ero anche molto combattuta perché quello era il mio modo di suonare e non avrei potuto fare diversamente. Il maestro venne poi ad ascoltare la mia prova e alla fine se ne andò dalla sala. Lì per lì ero stupita e credevo si fosse arrabbiato. Invece venne dietro le quinte con le lacrime agli occhi. Mi abbracciò forte dicendomi che non gli interessava quale sarebbe stato l’esito del concorso, ma apprezzava il fatto che io fossi andata dritta per la mia strada con così grande personalità da convincere anche lui. Questa fu la vittoria più importante per me anche perché ero proprio molto giovane e per fortuna i nostri rapporti non si incrinarono affatto. Così potrei citare gli incontri con tantissimi colleghi eccezionali, che magari dopo ore di prove si aprono con me e mi raccontano anche cose personali di vita, si confidano. Sono momenti meravigliosi che questa professione ci regala e che adoro più di ogni altro aspetto: amo molto il contatto con gli altri.



Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata? Il  rapporto con la sua famiglia?
Per fortuna abito a Bologna e la mia famiglia a Milano, quindi non siamo lontanissimi. Cerco magari di atterrare a Milano per vederli e poi torno a Bologna, oppure faccio delle scappate a Milano per passare del tempo con loro, insomma cerco sempre di mantenermi in contatto con i miei cari  perché avere una famiglia è una ricchezza assoluta e cercherò sempre la loro compagnia.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
Credo che l’invidia sia presente in ogni professione. Più si raggiungono dei risultati appaganti e più le persone pensano che tu ci sia arrivata chissà per quali strade. Ciò che mi disturba è il giudizio senza essere stata ascoltata, preferisco il confronto diretto. Non si può piacere a tutti, ed è giusto che sia così, ma se il giudizio avviene preventivamente mi ferisce proprio. Esiste anche l’invidia professionalmente buona, voler essere al posto di; è una cosa che volendo fa anche piacere. Ma io non mi sento assolutamente arrivata, la professione va vissuta come la vita, bisogna solo impegnarsi e mettercela tutta giorno dopo giorno, con rispetto e serenità. Tutto ciò che avviene è un dono e va apprezzato sempre.

Parlando dei suoi gusti personali: città del mondo preferita? Ne ha una in particolare?
Ci sono talmente tanti posti meravigliosi al Mondo!! Ma quando si vedono tante cose belle non si può scegliere. Potrei citare Gerusalemme per le emozioni che ho provato, oppure città fantastiche come Berlino dove andrei a vivere per l’efficienza, oppure Parigi per lo charme, New York per la vitalità..Insomma ognuna ha preso un posto nel mio cuore per un motivo speciale.

La sua cucina preferita?
Adoro il cibo giapponese!! Mi piace molto anche quello libanese, che è completamente diverso, ma mi ha conquistata del tutto.

Si ritiene superstiziosa?
Non direi proprio superstiziosa, non ho dei riti particolari prima di salire sul palcoscenico, ma ho bisogno di sentire quello che percepisco nell’aria dalla serata: ho bisogno di sentire cosa potrà succedere prima del mio momento, è una sensazione molto particolare. Non ho neanche oggetti a cui affidarmi, perché se capitasse di non esserne forniti al momento giusto si andrebbe in paranoia come mi è stato raccontato da amici; per il momento sono riuscita ad evitare questa cosa.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Sono stata religiosa, ho avuto però un momento per motivi personali e famigliari per cui mi sono distaccata dalla nostra religione. Adesso sono in una fase conoscitiva in cui voglio capire se posso avvicinarmi ad un’altra religione con una tranquillità differente.

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Credo che in questa società la vera ricchezza sia il tempo libero! Non ne ho molto perché sono anche una donna che si occupa della gestione della casa, quindi dopo i viaggi ed il lavoro c’è anche quello, ma quando riesco a trovarlo cerco di fare cose molto tranquille, come prendere un caffè con un amico, fare una passeggiata in un parco, cose molto semplici e soprattutto passare il tempo con le persone che amo, non so stare da sola, mi piace condividere le mie emozioni con i miei affetti.



I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Ci sono veramente così tanti violoncellisti bravi, soprattutto nel nostro paese, che non mi sembrerebbe giusto fare solo un nome. Ma anche girando il mondo, trovo sempre qualcuno che in qualche modo mi possa ispirare. Lo stesso vale per il passato. 

Come vive il rapporto con il pubblico?
Beh, intanto la posizione del violoncellista sul palco è veramente la più sfortunata in assoluto: frontale rispetto al pubblico, molto scomoda davvero, perché rispetto al violinista, che può stare di tre quarti o al pianista che addirittura mostra una spalla, la nostra è direi sfacciata, proprio vis à vis col pubblico, il che è motivo di ansia sicuramente! Poi dipende da che attenzione c’è da parte del pubblico stesso, da che feeling si instaura. Se penso che l’ascolto è buono riesco anche a suonare ad occhi chiusi e immagino di suonare da sola, la magia più grande che un musicista possa raggiungere! A volte può capitare che ci sia del rumore in sala che distoglie dall’attenzione o disturba, e siccome siamo umani anche noi talvolta può essere pericoloso.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica classica?
Direi che forse noi musicisti possiamo lottare e far capire alla gente che il nostro non è un hobby, suonare vuol dire lavorare sodo, vuol dire dare qualcosa alla gente, non prendiamo solo soldi. Ovviamente non si devono chiudere le fabbriche, ma neanche i teatri: la musica fa star meglio la gente e questo va assolutamente detto e ribadito sempre! Pensi alla gioia nel vedere il sorriso delle persone dopo un concerto, al voler condividere le emozioni provate con te, non è un valore questo? Lo trovo meraviglioso, il che va ben al di là del denaro!

Cosa  manca ancora nella Sua vita oggi?
Mah, di traguardi tanti. Nella mia vita privata sicuramente un figlio, che non è arrivato. Certamente sarebbe stato meraviglioso poter crescere un bambino, ma non è successo. Amo molto anche gli animali e mi manca l'avere cane, che ho avuto, ma che adesso non potrei tenere, perché non lo si può trascurare e far soffrire lasciandolo sempre solo. Nella sfera professionale vorrei lavorare con i direttori d’orchestra che sono i miei miti. Un sogno impossibile? Se fosse vivo vorrei lavorare con Karajan, che era l'idolo della mia infanzia!! Ma ho la fortuna di lavorare già con tanti direttori d’orchestra bravi e ciò mi rende molto felice.

I suoi prossimi impegni?
Dopo Vicenza mi prendo un po’ di giorni per il Natale, ma subito dopo ho un importante appuntamento con Sony Classic, per incidere tre concerti del Novecento italiano: il Concerto di Casella, di Pizzetti e l’Adagio con variazioni di Respighi. Importantissimo per me nel riscoprire alcuni autori, Pizzetti per esempio, che sono stati un po’ dimenticati. È una cosa che mi preme molto, il riscoprire autori un po’ trascurati, come ho fatto con Rota, per cui all’inizio mi davano per pazza nel voler incidere i suoi due concerti, ma poi sono piaciuti molto. Poi avrò le variazioni Rococò ad Ascoli Piceno, ancora dei concerti in duo, insomma tante cose una dopo l’altra.

Ringrazio di cuore l’incredibile Silvia Chiesa per la disponibilità, cordialità e grande ricchezza d’animo, che trasmette ad ogni sua esecuzione e che mi ha fatta sentire davvero come una cara amica con cui scambiare pensieri, sensazioni profonde ed anche speranze per il futuro. Nel salutarla, le auguro naturalmente in bocca al lupo per tutto e che la vita le regali sempre tanti momenti straordinari da ricordare con gioia!
MTG

(foto Luca D'Agostino)
Continue reading

DO RE MI …. PRESENTO – intervista a MIRCO PALAZZI

Oggi approfondiamo la conoscenza di un Artista riminese simpatico e schietto, dall'indubbio talento musicale, la cui bellissima voce è dotata di un timbro molto particolare: vellutato, corposo ed austero, che indubbiamente cattura al primo ascolto. La persona in questione è il basso Mirco Palazzi, altro orgoglio del nostro paese, che sta collezionando successi su successi nei teatri d’opera più prestigiosi del pianeta. Qualche esempio? Titoli come ‘Don Giovanni’, ‘Lucia di Lammermoor’, 'Linda di Chamounix', ‘Maria Stuarda’, ‘Guglielmo Tell’, ‘Trovatore’, ‘Lucrezia Borgia’, ecc. per cui ha ottenuto larghi consensi in teatri quali il Teatro Alla Scala di Milano, il Teatro Regio di Torino, l’Opera di Dallas, il Liceu di Barcellona, il Carlo Felice di Genova, l’Opera di Washington, la Fenice di Venezia, il Barbican Centre di Londra, nonché il Rossini Opera Festival, ecc. Diretto dalle più importanti bacchette di fama internazionale, non ha perso di vista l’amore per la famiglia, per la vita semplice, e si mostra veramente molto generoso e propositivo nel rispondere alle mie domande, con ricchezza di dettagli, spontaneità e tanta schiettezza.



Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
La mia voce è classificata fra quelle di basso, più precisamente “basso cantabile”. Per quanto la parola “basso” possa evocare un suono scuro e cavernoso, la mia voce non è così, anzi, direi che pur a sua agio nella tessitura del basso ha un suono ed una “esposizione” piuttosto brillante e una agilità non comune a tutte le tipologie di basso. Sono trascorsi dodici anni dal mio debutto “professionale” e se c’è una cosa che ho capito durante questa esperienza, è che bisogna dare uno stile e un colore alla propria voce tali da renderla personale e quindi unica. Non so se ci sia riuscito in pieno, ma spero che la mia voce e il mio canto si possano distinguere a un primo ascolto e non si confondano con nessun altro.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Ho iniziato a studiare pianoforte a sette anni, e bene o male la musica è sempre stata presente nella mia famiglia poiché mio padre, da buon romagnolo, suona la fisarmonica. Quando lo studio del pianoforte mi ha messo di fronte ai corsi corali, ho scoperto anche la voce e il piacere di cantare, cosa che prima non avevo mai affrontato e nemmeno pensato di fare. Da allora l’entusiasmo è stato sempre crescente, di pari passo con i progressi a cui lo studio del canto mi portavano. Sono stato anche fortunato perché ho incontrato sin da subito il maestro che mi ha portato con successo alla vincita di tre concorsi internazionali e al debutto teatrale. Grazie all’ottimo rapporto che ci legava, ho affrontato senza ansie e problemi tutte le fasi dello studio ed anche i concorsi sono stati affrontati senza aspettative, consapevoli dei propri limiti, ma anche fiduciosi di un risultato più o meno positivo.  La frase che potrebbe riassumere lo spirito e il pensiero di quei tempi è: “Proviamoci e vediamo come va”. Sono tre anni che il mio maestro, il tenore Robleto Merolla, non c’è più, ma non passa una mia esibizione in cui il pensiero non vada a lui.

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Non vorrei peccare di ottimismo, ma a parte qualche episodio in cui veramente non sono stato soddisfatto di me stesso, per il resto cerco di godere di ogni occasione in cui mi posso esibire ed esprimere me stesso. Ricordo con piacere quando ho vinto i concorsi perché hanno segnato un passaggio nella mia vita significativo, cioè dall’esser uno studente di canto al divenire un “cantante”. Il primo concorso che ho affrontato nel 2001 è stato fondamentale e importantissimo grazie all’incontro con il grande basso Bonaldo Giaiotti, il quale mi ha incoraggiato, dato fiducia e  aiutato sin da subito e in tutti questi anni con i suoi preziosi consigli e la sua amicizia.



Che cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Non sono sicuro, presumo che avrei continuato a lavorare nella ditta di famiglia, una falegnameria, come sta tuttora facendo mio fratello.
Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Credo che l’immagine sia molto importante. Non credo però che l’immagine sia solamente quella dell’aspetto fisico, ma un insieme di fattori che contribuiscono a formare appieno l’immagine dell’artista, come: la professionalità, l’affidabilità e la serietà, la preparazione e l’apertura verso gli altri colleghi e ovviamente la voce e la musicalità. Tutto questo concorre a formare “La vera Immagine” dell’artista ben più importante di quella  che da’ il semplice aspetto fisico. 
Come studia una partitura nuova?
Prima di tutto mi studio bene il libretto e la storia che l’opera rappresenta, poi vado nello specifico del mio ruolo potendo così collocare le mie arie, recitativi e concertati in un contesto ben preciso. In un primo momento affronto lo studio musicale da solo, poi, una volta che conosco abbastanza bene musicalmente la parte, vado da un pianista per dare un quadro generale al tutto e per poter “mettere in gola” la musica.



Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Come indole e come colore di voce prediligo i ruoli drammatici, ma ho affrontato e affronterò con entusiasmo ruoli per così dire leggeri come Leporello, Il Conte Asdrubale, Don Basilio, Mustafà, Il Podestà, Figaro… Il tutto dipende dal taglio che gli si vuole dare. Sono abbastanza sicuro che non canterò mai un Don Bartolo o ruoli prettamente buffi.
Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
E’ difficile e bisogna fare delle rinunce in entrambi gli aspetti della vita. Anche mia moglie Raffaella è una cantante. Cerchiamo il più possibile di alternarci nel lavoro e di seguirci a vicenda per stare sempre insieme. Quando questo non è possibile, nostra figlia viaggia con la madre e i nonni. In generale cerco di dare la priorità alla famiglia pur sapendo che il lavoro è una fonte indispensabile per mantenere essa stessa.
Quindi il rapporto con la sua famiglia?
Di unione, sostegno e amore.



Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Purché ci sia un senso e si rispettino i rapporti tra i personaggi, per me, non c’è nessun problema. Quando si cominciano a fare regie nelle quali c’è “una storia nella storia” e sono falsati i rapporti tra i personaggi, non c’è più aderenza tra ciò che si dice e quello che si fa, questo non mi piace più. Preferisco regie tradizionali perché amo l’opera così come è stata concepita dal compositore e dal librettista, un aggiornamento ai tempi moderni è una cosa quasi superflua e direi, inutile perché il fascino dell’opera lirica viene a perdersi quando è snaturata. Il cinema è un prodotto del secolo scorso, l’opera no, non si possono trattare nello stesso modo. Sicuramente è più difficile creare una bella regia di un’opera rispettando il libretto e l’autore piuttosto che inventarsi da capo a fondo storia e ambientazioni proprie… Se noi prendiamo gli spartiti delle opere di Mozart, Verdi, Puccini, Donizetti e tanti altri compositori, possiamo notare che sullo spartito c’è scritto tutto, anche quello che accade a livello scenico. 

Quindi il ruolo del regista secondo lei?
Trovo il ruolo del regista fondamentale per l’allestimento di un’opera, ma lo vedo più in funzione di “Coach”, colui che fa funzionare la squadra, in questo caso di attori/cantanti, colui che da’’ una “direzione” anche al singolo, ma che allo stesso tempo vede e fa funzionare il tutto dall’esterno. Tutti i musicisti, strumentisti per primi, studiano e lavorano per ottenere un risultato il più possibile conforme a come l’autore lo abbia pensato e scritto: anche per questo abbiamo l’uso di strumenti “originali” e la prassi esecutiva che riguarda tutti, cantanti compresi. Perché questa pratica deve essere isolata al lato musicale? Trovo irritante vedere una messa in scena che vada contro il testo e ancora di più contro la musica. Provate a immaginare una persona, un ragazzo/a o addirittura un bambino che vada a vedere un’opera per la prima volta, cosa capirà e cosa gli arriverebbe dell’opera se tutto fosse cambiato e strumentalizzato dalla regia? Non lo so. Il mio lavoro mi porta a stare lontano di casa per mesi. Questo tempo è per la maggior parte occupato da prove di regia, circa quattro settimane, mentre le prove musicali, comprese quelle con l’orchestra fanno fatica ad arrivare a una settimana. Troppo spesso il lato musicale è messo da parte in termini di tempo e di qualità.
Conclusione: preferisco fare concerti.

                                          Don Giovanni, Leporello - Dallas

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
È un rapporto di scambio e costruttivo, dove il rispetto reciproco è fondamentale. Portare le proprie idee e confrontarle sono il bello di questo lavoro. Seguire pedissequamente ciò che l’uno o l’altro vuole, significa la perdita dell’entusiasmo, il quale è indispensabile per cantare e far musica bene.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
L’invidia è un peccato che per fortuna non mi appartiene. Mi è capitato di soffrire quando non sono stato scelto per dei titoli che amo particolarmente, ma devo dire che da quando ho una famiglia e una figlia anche questo è passato in secondo piano. Ora per me è fondamentale avere il giusto lavoro che permetta di far vivere bene la mia famiglia e me, ovviamente la qualità del lavoro stesso è parte imprescindibile di tutto questo. Sono convinto che ciascun artista debba riuscire a essere unico e nella sua unità speciale. Questo comporta due cose: o si piace o non si piace. L’importante però è piacere a se stessi e avere un proprio pubblico. Dell’invidia da parte degli altri nei miei confronti non me ne sono mai curato, è un problema di chi la prova.

Veniamo ai gusti personali. Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Roma. Per rilassarsi e riposare non c’è niente di meglio che tornare nei luoghi della propria infanzia e con le persone che ne hanno fatto parte e ne fanno tutt'ora.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Basta trovare il posto giusto e si mangia bene dovunque, e credo che la compagnia sia un aspetto fondamentale per un ottimo pasto. Amo le diverse cucine e mi piace provare e trovare il buono di ognuna. Volentieri e il più delle volte cucino da me stesso, cercando così di soddisfare il palato e mantenere la salute.

Cibo preferito?
Non saprei cosa scegliere… Un bel piatto di spaghetti alle vongole fa sempre festa, e la pizza pure!

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Amo la fotografia e il mondo della registrazione audio e video. Possiedo tutta l’attrezzatura di un piccolo studio di registrazione.

Ama più il giorno o la notte?
Giorno, amo stare in azione.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Samuel Ramey, Bonaldo Giaiotti e Cesare Siepi tra i bassi; Giuseppe Taddei e Cornell MacNeill tra i baritoni; Franco Corelli, Robleto Merolla e Luciano Pavarotti fra i tenori. Trai colleghi di oggi mi piacciono molto Ferruccio Furlanetto, Michele Pertusi, Ildebrando D’Arcangelo e Gregory Kunde. Non sono un grande culture di voci femminili…

                                          La damnation de Faust

Lei è superstizioso?
No, ma qualche grattata ogni tanto ci scappa

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Privato, non ne parlo con nessuno.

Che cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Ascolto la musica che viene dalla buca d’orchestra e il canto dei miei colleghi  che sono già in palcoscenico.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Il rapporto con il pubblico è una cosa indispensabile e vai ricreata da capo ogni volta che ci si esibisce. Ovviamente secondo i risultati il mio rapporto cambia, anche se l’ascoltatore più esigente sono io, e spero di continuare ad esserlo. Alla fine non è tanto il rapporto che ho con il pubblico, ma quello che ho con me stesso che influisce sul risultato perché quando sono soddisfatto e mi piace quello che sto facendo, di solito arriva una risposta positiva anche dall’esterno.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
E’ un periodo in cui serve una riorganizzazione e un taglio agli sprechi. Quello che c’è basta, va solo distribuito più equamente.

Cosa  manca ancora nella Sua vita oggi?
Sono contento così, anche se sono troppo spesso concentrato sul futuro e mi godo poco quello che sto vivendo.

Episodi buffi nel backstage o in scena che le piacerebbe condividere.
I classici scherzi da ultima recita, specie quando si canta con colleghi amici di vecchia data.

Qualcosa che vorrebbe dire  al suo pubblico e che non le è stato mai chiesto.
Non ho mai pensato di parlare con il pubblico. L’unico strumento di comunicazione per me è il canto.

                                         L'incoronazione di Poppea, Seneca - Barcellona

I suoi prossimi impegni?
Damnation de Faust  (Mephistopheles) al Barbican di Londra diretto da Gergiev, Stabat Mater e Requiem di Verdi con il Regio di Torino e il M° Noseda in tournée in Giappone, L’Italiana in Algeri a Verona, Guglielmo Tell a Torino, Nozze di Figaro (Figaro) a Dallas e Maria Stuarda (Talbot) a Barcellona.

Ed anche questa volta sono molto orgogliosa di aver fatto conoscere un po’ meglio questo Artista, Mirco Palazzi, che sono sicura ci darà ancora tante soddisfazioni, a cui auguro tanto altro successo in futuro e ringrazio vivamente per la sua disponibilità e cortesia, nell’aver condiviso con me e con il suo pubblico i suoi pensieri e le sue emozioni. In bocca al lupo per tutto!
MTG   
Continue reading

logo mtg footerTutti i diritti riservati