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TERZO CONCERTO VERONA LIRICA – VERONA, TEATRO FILARMONICO, domenica 2 dicembre 2012, ore 16,30


Terzo appuntamento stagionale per i pomeriggi domenicali dell’Associazione Verona Lirica, che conta già più di 600 soci nel suo secondo anno di attività intensa e proficua, in stretta collaborazione con l’Arena di Verona. E anche ieri pomeriggio il maggiore teatro veronese ha visto realizzarsi un concerto applauditissimo dal pubblico presente. Protagonisti della serata un folto numero di interpreti: il soprano Giovanna Casolla, il mezzosoprano Anna Malavasi ed il tenore Alejandro Roj. In aggiunta, il coro di Verona diretto da Giovanni Andreoli, ed il Quartetto d'Archi Guenther Sanin: Vincenzo Quaranta, Luca Pozza e Sara Airoldi. Al Pianoforte Patrizia Quarta.


In apertura di concerto è stato proprio il coro di Verona a rompere il ghiaccio con l’esecuzione di ‘Oh Signore dal tetto natio’, da ‘I Lombardi alla Prima Crociata’di Verdi. Spiccano leggermente più le voci maschili nell’insieme, ma nel complesso una discreta esecuzione. Eseguito anche il preludio al terzo atto di Madama Butterfly di Puccini, con più equilibrio tra le voci sussurrate, con l’aggiunta del Quartetto d’archi Guenther Sanin. Si riscatta la sezione femminile con i due cori delle streghe dal ‘Macbeth’ di Verdi.

Star indiscussa del concerto la protagonista di tante splendide serate in Arena: Giovanna Casolla. Con ‘Inneggiamo il Signor..’, da ‘Cavalleria Rusticana’di Mascagni, insieme al coro ed al quartetto, il teatro si infiamma. Splendida anche l’ esecuzione di ‘Sola, perduta, abbandonata’ dalla ‘Manon Lescaut’ di Puccini, e ha emozionato fino alle lacrime con ‘La mamma morta’ dall’Andrea Chenier’ di Giordano, da cui è stato estratto anche il duetto eseguito col tenore Alejandro RojVicino a te s’acqueta..’..e con lo stesso anche il duetto dall’ultimo atto di ‘Carmen’ di Bizet ‘C’est toi! C’est moi’, con il coro in sottofondo. La signora napoletana non ha bisogno di presentazioni: la sua voce è capace di emozionare e stupire ogni volta per il suo incredibile volume, precisione nell’emissione delle note, capacità di modulazione, tecnica perfetta. Tutta la sua esperienza chiara ed evidente già da subito, come da anni ormai ci ha abituati, una gioia per i sensi. Grande capacità drammatica, riesce a dare perfettamente l’idea di ciò che sta cantando, il pubblico è rapito.

Lo spagnolo Alejandro Roj ha eseguito da ‘Roméo et Juliette’ di Gounod ‘Ah!Lève-toi soleil’, la dichiarazione d’amore dalla ‘Carmen’, e i suddetti duetti col soprano Casolla. L’impasto vocale è sicuramente di bel colore, molto spinto, generosa l’interpretazione e l’intensità delle esecuzioni canore. È però ancora evidente il passaggio dal registro medio a quello più acuto, e tende un po’ forzare il suono nelle note più ‘pericolose’. Qualche esitazione inoltre nel duetto dell’Andrea Chenier che però non ha compromesso la resa complessiva dell’aria. Sicuramente più a suo agio nelle arie della Carmen, più ‘collaudata’, ha potuto mostrare un bel materiale su cui basare una buona carriera.

Il mezzosoprano Anna Malavasi ha eseguito ‘Oh mio Fernando’ dalla ‘Favorita’ di Donizetti, ‘Stride la vampa’ dal ‘Trovatore’ di Verdi col coro in sottofondo, e la celeberrima ‘Habanera’ di Carmen, Bizet. Si nota immediatamente il colore artificiale di una voce che cerca di “tubare” per essere ciò che in realtà non è. Il colore e l’emissione sono letteralmente “spaccati” in due: giù fa l’orco, su è un soprano appena lirico; l’inclinazione costante del collo e della testa in avanti sono la dimostrazione della ricerca continua di un suono non naturale.

Il quartetto d’archi ha inoltre eseguito da solo anche il secondo movimento della ‘Suite n. 3 per orchestra’ di Bach, definita popolarmente Aria sulla quarta corda, ed il primo movimento di ‘Eine kleine nachtmusik’ di Mozart in maniera lineare e corretta. Ha accompagnato anche il coro alla conclusione del concerto con la natalizia ‘White Christmas’, che per la verità ci si aspetterebbe un po’ più intima rispetto all’esecuzione offerta, ma comunque apprezzabile.

Tutti i brani, ad eccezione dei due solo del quartetto, sono stati accompagnati al piano da Patrizia Quarta, che ha confermato la sua partecipazione molto sentita e coinvolgente nell’accompagnare gli artisti, a fronte di una tecnica invidiabile. E come regalo ai soci, la signora Casolla ha diretto e divertito il pubblico intonando con gli altri due compagni della serata il brano popolare ‘Non ti scordar di me’ con al piano il bravo maestro del coro Giovanni Andreoli. La serata è stata presentata come sempre dalla simpatia e competenza di Davide da Como.
Premiati tutti con la targa a ricordo della serata, appuntamento per un altro pomeriggio di bella musica a fine gennaio!
Per informazioni sulle iscrizioni www.veronalirica.it
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FRESCHE NOTE – DVD: RODELINDA, HÄNDEL: Fleming • Scholl • Kaiser • Blythe • Davies • Shenyang • Metropolitan Opera Orchestra • Bicket


Questa magnifica e ormai poco rappresentata opera di Händel è ora disponibile in due DVD, per la gioia di chi non ha avuto la fortuna di assistere alla sua rappresentazione al Met di New York lo scorso inverno verso fine anno. Scritta in tre atti, questa opera fu debuttata con grandissimo successo a Londra il 13 febbraio 1725 al King’s Theatre.  Il soggetto si ispirava allo scrittore francese Corneille, che scrisse precedentemente il suo Pertharite, roi des Lombards.

Il tema di fondo è l’amore coniugale all’epoca dei Longobardi nel VII secolo. La trama che vede il più nobile dei sentimenti trionfare si dipana tra vicende intricate e una serie di personaggi dai nomi fiabeschi che ricordano i romanzi cavallereschi dei secoli precedenti. Qui sono interpretati da un più che dignitoso cast: la super celebrata star Renée Fleming, nel ruolo del titolo; Stephanie Blythe, applaudita Eduige;  Andreas Scholl, che interpreta con straordinaria bravura Bertarido, re dei Longobardi;  Iestyn Davies, acclamato Unulfo; Joseph Kaiser, alias il malvagio Grimoaldo; e Shenyang nel ruolo del consigliere Garibaldo. La produzione è di Stephen Wadsworth, con una ricchissima scenografia di stampo tradizionale che riproduce tutti gli ambienti riempiendo l’enorme palco del Metropolitan; direttore d’orchestra è Harry Bicket, molto apprezzato nella direzione di questa opera. Dopo il grande successo ottenuto in teatro, a ben donde è ora riproposto in DVD per rivivere questa bella produzione, che difficilmente si può ritrovare in programmazione nei nostri teatri.

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ERNANI, VERDI – CREMONA, TEATRO PONCHIELLI, domenica 25 novembre 2012, ore 15,30


Terzo titolo in programmazione per la stagione d’Opera al Ponchielli di Cremona, L’Ernani di Giuseppe Verdi è un intenso dramma storico che evoca la Spagna del 1519, ove le lotte di potere sono teatro di sanguinosi scontri che come sempre si svolgono sui campi di battaglia, ma soprattutto nei tumulti del cuore dei protagonisti. Quattro sono gli atti segnati da un titolo specifico: ‘Il bandito’, ‘L’ospite’, ‘La clemenza’, e ‘La maschera’, messi in scena per la prima volta alla Fenice di Venezia nel marzo 1844. Di lì a qualche anno il nostro Paese sarebbe stato teatro delle guerre d’Indipendenza, ed è noto come nelle opere del compositore certi temi fossero particolarmente evidenti per il clima che si respirava in Italia.

Andrea Cigni ha voluto sottolineare come il senso dell’onore e della vendetta a vari livelli siano il filo conduttore di tutti i personaggi. Pertanto, ha ideato una regia che lasci ampio spazio agli interpreti, che non sono ingessati come spesso ahi noi capita di vedere ultimamente, ma hanno modo di esternare anche fisicamente l’intensità delle passioni che li agita. Essenziali ma di una certa eleganza e soprattutto efficaci, le scene colme d’oro di Dario Gessati. Al centro sono posti dei pannelli che si spostano all’occorrenza, a tergo dei quali sono impressi degli estratti dall’opera di Hugo che ispirò il compositore,  evidenziando di volta in volta con un fascio di luce le parole che  sottolineano i temi dei singoli atti. Da segnalare in particolare nel secondo atto un tavolo/cornice a specchio (forse dell’anima) posto tra i pannelli, che rimanda ad un ponte in difesa della rocca, e la imponente tomba di Carlo Magno al centro del palco nel terzo atto. Elaborati e di bella fattura i costumi di Valeria Donata Bettella, soprattutto quelli maschili.

E se per esprimere tanta passione occorrevano degli interpreti ‘sanguigni’ il cast ha risposto bene a tale appello. Rudy Park è sicuramente un tenore spinto di potenza che impersona perfettamente il bandito Ernani  con la sua vocalità. Il colore della sua voce diventa anche più scuro nei passaggi che richiedono una particolare intensità. La pronuncia è già abbastanza buona così come il fraseggio sta migliorando, grazie all’esperienza che questo giovane interprete comincia a  maturare ‘sul campo’. Se continua così potrebbe diventare un riferimento per questi ruoli particolarmente 'ardenti'. Generosa la resa dell’aria reintrodotta in questa produzione nel finale del II atto: ‘Odi il voto’.

Sanguigna anche la Elvira di Maria Billeri, applaudito e generoso soprano dallo strumento potente e dalla interpretazione accorata. Mostra sicurezza nell’emissione vocale e fraseggia bene. Raggiunge tranquillamente le note più acute, come pure le scale sono effettuate con buona sicurezza. Il suo vibrato particolarmente  accentuato in potenza può non sempre piacere, ma il pubblico di ieri sera ha apprezzato con calore la sua interpretazione.
Conferma le sue doti vocali e di gran classe il baritono Alessandro Luongo. Un ottimo Don Carlo che appassiona e canta lodevolmente nel suo registro; bello il colore della voce che  emette i suoni senza il minimo sforzo e con interpretazione straordinaria. Stoffa da vendere.

Impressionante il Don Ruy Gomez de Silva di Enrico Giuseppe Iori. Applauditissimo nella cabaletta reinserita nel primo atto ‘Infin che un brando vindice’, mostra una sicurezza interpretativa straordinaria, il suo personaggio è reso sia vocalmente che dal punto di vista attoriale in maniera egregia. La voce è profonda, scura e ben emessa; il ghigno mostrato osservando il suo corno con il rivale morente alle spalle non può essere descritto a parole. Davvero notevole.

Senza particolarmente colpire completano il cast Nadiya Petrenko nel breve ruolo di Giovanna,  e Gianluca Margheri, Jago. Buono ed apprezzato il Don Riccardo interpretato da Saverio Pugliese.
Grandi applausi per il coro diretto da Antonio Grecoanche se ha sofferto un po’ il volume dell’orchestra in taluni passaggi. Il Maestro Antonio Pirolli ha condotto l’orchestra de ‘I Pomeriggi Musicali’ in modo composto e puntuale, con molta attenzione al palco e sottolineando i momenti più intensi con la giusta espressività, sottolineata dalla buona acustica della sala.

Una bella serata per tutti, un’altra scommessa vinta dal Circuito Lirico Lombardo e dalla Lirica italiana.
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LA PRODUZIONE

Direttore                     Antonio Pirolli 
Regia                          Andrea Cigni
Scene                          Dario Gessati
Costumi                      Valeria Donata Bettella
Light designer            Fiammetta Baldiserri

GLI INTERPRETI

Ernani                                   Rudy Park
Don Carlo                             Alessandro Luongo
Don Ruy Gomez de Silva    Enrico Giuseppe Iori
Elvira                                    Maria Billeri
Giovanna                              Nadiya Petrenko
Don Riccardo                       Saverio Pugliese
Jago                                      Gianluca Margheri

CORO DEL CIRCUITO LIRICO LOMBARDO
Maestro del coro Antonio Greco

ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI

Nuovo allestimento
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo:
Ponchielli di Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia 




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TIFU, COMINATI, BISANTI : CONCERTO INAUGURALE DELLA STAGIONE SINFONICA 2012-13 – VICENZA, TEATRO COMUNALE, martedì 20 novembre 2012, ore 20,45


Un gremitissimo Teatro Comunale ha accolto ieri sera quello che forse si può definire il più riuscito e spettacolare concerto dell’Orchestra del Teatro Olimpico degli ultimi tempi. Per l’inaugurazione ufficiale della stagione sinfonica si sono esibiti sul palco due indiscussi talenti della scuola musicale italiana: il pianista Roberto Cominati e la violinista Anna Tifu.

In un’atmosfera da sogno e magia, quasi surreale, si sono susseguiti brani di due dei più rappresentativi musicisti del Romanticismo europeo. Ad aprire il concerto la potente Ouverture del Fidelio op.72b’ di L. van Beethoven. Di straordinaria intensità drammatica, questo pezzo orchestrale che introduce la famosissima opera del compositore tedesco, qui nella versione definitiva del 1814, è stato eseguito da un’Orchestra Olimpica che ha trovato nuova energia ed incisività grazie al pluriacclamato nuovo direttore musicale, il Maestro Giampaolo Bisanti.

La sua direzione è puntuale ed appassionata al contempo. Riesce quasi ad abbracciare tutti i musicisti col gesto inequivocabile e sicuro, tenendo sempre la situazione sotto controllo e mai esagerando in potenza. In questo modo ha permesso ai musicisti di suonare al meglio e con percepibile forza espressiva, che si è trasformata in autentica meraviglia con la ‘Ouverture Le Ebridi, La Grotta di Fingal op.26’ di F. Mendelssohn Bartholdy. Specialmente con questo brano, che l’autore dedicò al re Federico Guglielmo IV di Prussia nel 1830, le armonie, i suoni, e la scioltezza nell’esecuzione hanno saputo rendere tangibilmente il senso di solitudine e nostalgia, unitamente alla sensazione di scorrevolezza delle onde marine, così come il compositore intendeva rievocarle, tenendo il pubblico col fiato sospeso fino all’ultimo commuovente suono. Impeccabile anche l'accompagnamento ai solisti, che hanno offerto esecuzioni magistrali. 

Il meraviglioso pianista Roberto Cominatiha letteralmente rapito gli animi degli spettatori, prima col difficile e perfettamente eseguito Concerto n.3 per pianoforte e orchestra in do min. op.37, sempre di Beethoven, in perfetto accordo con l’accompagnamento orchestrale della OTO, e poi con la incredibile esecuzione di ‘Carmen Fantasy’ di Bizet/Horowitzcome bis solo con cui ha omaggiato gli astanti. La sua capacità di muovere i tasti del pianoforte è straordinaria, con nonchalance fa letteralmente quello che vuole sulla tastiera, non esita un istante, la tecnica è ineccepibile, e ciò che ne scaturisce è un’esecuzione intensa e di prim’ordine.

Divina la giovanissima Anna Tifu che ha incantato con il ‘Concerto n. 3 per violino e orchestra in mi min. op.64’, sempre di Mendelssohn. Una fusione incredibile con l’orchestra, una tecnica sopraffina unita ad una sicurezza esecutiva eccezionale, che ha poi confermato emozionando  con il bis ‘Preludio - Obsession’dalla sonata n. 2  di Eugène Ysaÿe, musicista belga morto nel 1931, autore di numerose sonate per violino solo. Qui la violinista ha mostrato ancor più tutta la sua abilità e sensibilità magnifiche nel muovere le corde del suo strumento.

Applausi lunghissimi e scroscianti hanno salutato gli artisti a più riprese, seguite da autentiche ovazioni alla fine della serata. Un successo annunciato e confermatissimo per il nuovo corso dell’Orchestra Olimpica e della musica a Vicenza. E c’è da scommettere che in questa stagione le emozioni siano solo all’inizio. Del resto si sa: ‘chi ben comincia …’
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TROVATORE, VERDI - RAVENNA FESTIVAL, TEATRO ALIGHIERI, sabato 17 novembre 2012, ore 20,30


Con il Trovatore procede la “Trilogia Popolare” messa in Scena dal Ravenna Festival in attesa dell’imminente anno Verdiano.
Questa celeberrima opera del grande compositore italiano fu messa in scena per la prima volta il 19 gennaio 1853 a Roma, al Teatro Apollo, tratta dal dramma ‘El Trovador’ di Antonio García Gutiérrez. Ebbe subito successo e continua ad ottenerlo ancora oggi ovunque sia rappresentata.

Per questa produzione la regia è affidata a Cristina Mazzavillani Muti che raffigura un Trovatore a tinte fosche, cupe, quasi soffocanti e claustrofobiche e che rendono perfettamente la tragicità e l’ineluttabilità della vicenda infondendo nello spettatore un senso di irrequietudine e di ansia fin dalla prima scena. A completamento di ciò, i costumi di Alessandro Lai  ben si adattano a quanto descritto.
La Sig.ra Muti sa ben utilizzare il materiale umano che ha e fa destreggiare i giovani protagonisti, tutti scenicamente molto abili, facendo scorrere la storia con un ritmo incalzante e sempre molto “vivo”.
Il versante musicale vedeva alcune eccellenze italiane e straniere, tutti giovani interpreti.
Il Manrico di Luciano Ganci è pressoché perfetto. Una voce dotata di timbro magnifico, squillo in acuto che fraseggia, colora, e palpita nel tormento delle note e dei passaggi più ostici.
Risolve vocalmente con ottima tecnica e grande generosità. Il registro del passaggio è risolto con una disinvoltura tale da far pensare ai grandi tenori del passato.
Una vera scoperta per il futuro della lirica.

Il soprano Anna Kasyan  interpreta Leonora. Se ne  apprezza subito la lucentezza e pulizia del timbro abbinate ad una ottima tecnica di sostegno sul fiato. Commovente nell’Aria del quarto atto e davvero grintosa nel successivo duetto con il Conte di Luna. Se risolvesse alcune piccole imprecisioni di pronuncia potrebbe davvero diventare interprete di riferimento per questo tipo di repertorio.

Il Conte di Luna è Alessandro Luongo. Giovane voce schietta e “avanti” in tutta la gamma.
Canta in modo meraviglioso la sua Aria ed è interprete sensibilissimo ed attento.
La voce è perfettamente sostenuta e nei passaggi più “drammatici” non cade nella tentazione di gonfiare un centro di natura lirico, restando così sempre molto elegante e cantante di gran classe.

Note dolenti sulla Azucena di Anna Malavasi. Al contrario del collega infatti, gonfia artificialmente un centro che sarebbe anche ricco di armonici, ma quelli di un soprano lirico e non certamente di un mezzo drammatico quale Azucena dovrebbe essere. La voce corre poco in sala e la salita all’acuto è schiacciata ed afflitta da una fissità continua e fastidiosa. L’appoggio, che sull’ottava centrale è consistente, si perde totalmente sul settore medio acuto.
L’interprete è troppo caricata e sembra esagerare anche dove non dovrebbe.

Ferrando è impersonato da Luca Dall’Amico, dotato di meraviglioso materiale di basso, autenticamente italiano, senza quel “cavernoso” effetto gutturale tipico della scuola russa.
La voce è di bella pasta e ben emessa. Sarebbe interessante riascoltarlo in ruoli più importanti.

Ottimi gli interventi dei comprimari: dalla Ines di Isabel de Paoli al Ruiz di Giorgio Trucco.

La direzione di Nicola Paszkovsky è funzionale alla gestione del palcoscenico; non perde mai di vista i cantanti sacrificando per la verità un humus musicalmente più drammatico e più aderente al dettato verdiano.

Una produzione dunque di grande rilievo, che ben si inserisce nel prestigio di questo Festival e rende degno omaggio al compositore simbolo della cultura italiana nel mondo.
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LA PRODUZIONE

Direttore                                 Nicola Paszkowski
Regia e ideazione scenica     Cristina Mazzavillani Muti
Light design                           Vincent Longuemare
Costumi                                 Alessandro Lai
Visual design                         Paolo Miccichè  
Immagini fotografiche           Enrico Fedrigoli
Sound design                         Alvise Vidolin
Allestimento scenico a cura di Roberto Mazzavillani

GLI INTERPRETI

Manrico                                 Luciano Ganci
Leonora                                 Anna Kasyan
Conte di Luna                       Alessandro Luongo 
Azucena                                Anna Malavasi
Ferrando                                Luca Dall’Amico
Ines                                        Isabel De Paoli
Ruiz                                       Giorgio Trucco



Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro Lirico Terre Verdiane di Piacenza
maestro del coro Corrado Casati


assistente alla regia e direzione di scena Maria Grazia Martelli
elaborazioni video Davide Broccoli  maestri di sala Elisa Cerri, Davide Cavalli 
service audio BH Audio  proiezioni Visual Technology, Ravenna

responsabile sartoria Anna Tondini  sarte Marta Benini, Manuela Monti  parrucche Denia Donati, Monia Donati
trucco Mariangela Righetti, Cristina Laghi  attrezzista Enrico Berini

realizzazione scenica laboratorio del Teatro Alighieri Ravenna
costumi Tirelli Costumi, Roma  calzature Pompei, Roma  gioielli Pikkio, Roma

coproduzione Ravenna Festival, Teatro Alighieri Ravenna, Fondazione Teatri di Piacenza


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MARIA STUARDA- DONIZETTI, TEATRO SOCIALE DI ROVIGO; venerdì 16 novembre 2012, ore 20.30


Come tutti i drammi storici, la Maria Stuarda di Gaetano Donizetti possiede un fascino intrinseco che va aldilà di qualsiasi allestimento scenico, per la straordinaria forza musicale, la drammaticità delle vicende, e soprattutto per la grandezza della sua protagonista, regina nell’animo oltre che del suo popolo. Un’opera che ebbe una gestazione molto complicata, con i continui tagli, pasticci e rimaneggiamenti dovuti alla censura dell’epoca, e soprattutto per il tema scottante dell’uccisione di una regina cattolica per ordine della protestante Elisabetta. Fu finalmente il 30 dicembre 1835 che la grande Maria Malibran  interpretò il ruolo della monarca scozzese nella prima esecuzione assoluta dell’opera.


Non solo dramma politico e religioso, ma soprattutto dramma d’amore nella visione del regista   Federico Bertolani, che interpreta il pensiero donizettiano sottolineando che è il cuore dello stesso uomo che unisce e divide inesorabilmente le due regine, il conte di Leicester, e la narrazione punta soprattutto sui sentimenti e gli stati d’animo delle due donne prima dell’esecuzione di Maria Stuarda. Una visione fosca, in cui il buio della scena creata da Giulio Magnetto fa da protagonista assoluto, quasi a riempire quel palco pressoché vuoto, in cui soltanto un cubo nero è presente al centro come simbolo della prigionia di Maria, dal primo all’ultimo atto, ad ossessionare Elisabetta, la regina empia, bastarda, in opposizione alla cugina bella, figlia legittima e amata da subito dal pubblico, ma soprattutto dal ‘suo’ Leicester. Cupi anche i costumi di Manuel Pedretti, con la sola eccezione di Maria in abiti bianchi che sottolineano il contrasto con la regina rivale.

Regina vera della serata è stata una straordinaria Mariella Devia, che padroneggia questo ruolo ormai da anni e possiede una naturale regalità che la consacra come una delle interpreti più adatte e di sicuro riferimento per il ruolo della sovrana di Scozia. La scena è in suo potere, così come rapito è  il pubblico in sala, che le ha tributato applausi lunghissimi dopo ogni esecuzione, specialmente per il duetto con Roberto e per quello ‘della confessione’ con Talbot. Un’Artista che padroneggia la sua voce a suo piacere, e se anche in alcuni passaggi si è mostrata più cauta del solito, forse dovuto anche ad un po’ di stanchezza, è stata capace di regalare ancora impressionanti acuti, virtuosistiche scale e pianissimo commuoventi, come solo una regina della lirica può fare.

La rivale Elisabetta d’Inghilterra è stata interpretata da Josè Maria Lo Monaco. La giovane cantante ha sicuramente interpretato il ruolo con generosità che è stata premiata dal pubblico, nonostante la sua voce non sembri propriamente adatta a questo tipo di personaggio, che in taluni momenti necessiterebbe di una maggiore scioltezza ed estensione tale da donare più carattere all'interpretazione.
Un buon Dario Schumunck ha reso il carattere del conte Roberto con presenza scenica ed una voce piuttosto in forma ieri sera, caratterizzata da un bel colore chiaro e una certa sicurezza esecutiva, anche nei passaggi più impervi della partitura.
Si è distinto positivamente Mirco Palazzi, che ha saputo rendere con efficacia il personaggio di Talbot sia vocalmente, grazie ad una voce corposa e ben gestita, che dal punto di vista interpretativo. Buona la prova di Diana Mian e Marzio Giossi, vocalmente adatti e ben calati rispettivamente nei ruoli di Anna Kennedy e del tesoriere Cecil.

Ad accompagnare la recita l’Orchestra ed il bravo coro del Bergamo Musica Festival. Il Maestro Sebastiano Rolli alla guida  ha offerto una direzione orchestrale ‘di cuore’ e stabilito un buon rapporto con musicisti e cantanti, cercando anche di mantenere certi suoni contenuti in modo da non sovrastare i cantanti sul palco.

Che il pubblico abbia apprezzato quanto visto lo si è evinto dai lunghissimi applausi al termine della rappresentazione, e dalle numerose richieste di bis alla protagonista. Una serata positiva per il Teatro Sociale di Rovigo che firma una bella collaborazione con il Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti.
MTG


LA PRODUZIONE
Maestro concertatore           Sebastiano Rolli
e direttore d’orchestra    
Regista                                   Federico Bertolani
Scene                                     Giulio Magnetto
Costumi                                 Manuel Pedretti
Light designer                       Claudio Schmid
Maestro del coro                   Fabio Tartari

GLI   INTERPRETI

Maria Stuarda                      Mariella Devia
Elisabetta                              Josè Maria Lo Monaco
Anna Kennedy                     Diana Mian
Roberto                                 Dario Schumunck
 Giorgio Talbot                     Mirco Palazzi
 Lord Guglielmo Cecil         Marzio Giossi

   
ORCHESTRA E CORO DEL BERGAMO MUSICA FESTIVAL
Nuova produzione e nuovo allestimento
Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
e Teatro Sociale di Rovigo


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MACBETH – GIUSEPPE VERDI, TEATRO G.B. PERGOLESI, JESI, venerdì 9 novembre 2012, ore 21,00

(replica domenica 11 novembre, ore 16.00)

La ricostruzione dell’impianto visivo e scenografico di Josef Svoboda, operata da Benito Leonori ci regala forse il più bello spettacolo di “Macbeth” che oggi si possa vedere in un Teatro.
E’ un’idea che gira attorno alla possibilità di “riflettere” sul palcoscenico non solo le normali azioni dei protagonisti ma anche, ed in modo efficacissimo e mirabile, i loro retropensieri, le loro frustrazioni, i loro sogni e le loro paure.


E’ un gioco di proiezioni, immagini riflesse, improvvisi chiaroscuri, effetti “onirici” con luci che dipanano improvvisamente, un vortice di emozioni che cattura l’osservatore dall’inizio alla fine.
La regia di Henning Brockhaus si sposa perfettamente con questo quadro facendo interagire i due protagonisti in una sorta di morboso rapporto di potere; quasi come se il trono e l’ambizione personale fossero un viatico ad una passione carnale tra i due.
Molto belli i costumi di Nanà Cecchi che richiamano un po’ lo stile ottocentesco dei samurai giapponesi stilizzandolo e rendendolo più adatto al contesto dell’opera Shakespeariana.
Uno spettacolo magnifico.

A tanta meraviglia visiva corrisponde una qualità musicale di livello straordinario.
Tutti debuttanti i protagonisti di questa produzione.
Luca Salsi centra il ruolo di Macbeth in modo praticamente perfetto; è una voce la sua usata con intelligenza, con tecnica di alta scuola; fraseggia, soffre, trema, palpita, scava il personaggio e rende ogni singola sfumatura di questo temibile ruolo. La voce è di bellissimo colore, proiettata in tutta la gamma con una sicurezza invidiabile e alla continua ricerca di suoni torniti e legati.
La perfida Lady Macbeth era Tiziana Caruso; impressiona subito per colore e volume. Una voce dal velluto molto particolare, compatta in tutti i settori e con una estrema facilità nel registro centrale. Le temibili arie sono risolte con disinvoltura e sicurezza tecnica. La voce corre torrenziale nella piccola sala del Teatro Pergolesi e l’interprete è sempre attenta alla ricerca di un “contatto” psicologico con il suo partner.

Mirco Palazziinterpretava il ruolo di Banquo. Bellissima voce la sua che, con un sostegno dei suoni pressoché perfetto, gli consente di essere un Artista di riferimento per questo ruolo. L’interprete è intelligente e rende le dolenti note dell’aria con perizia di colori e sfumature.
Non male i due tenori, il Coreano Thomas Yun regge piuttosto bene l’Aria di Macduff senza particolarmente impressionare; Dario di Vietri canta Malcom con il giusto slancio ma anche con qualche problemino di intonazione.
Bene i comprimari Miriam Artiaco come Dama, Carlo Di Cristoforo come Medico e Andrea Pistolesi nei brevissimi ruoli del Sicario, Araldo ed Apparizione.
Ottima la prestazione del Coro Lirico Marchigiano diretto da Pasquale Veleno.

Collante di tutta questa meravigliosa serata la direzione di Giampaolo Bisanti. La sua è una lettura tesa, asciutta, volta a creare la giusta tensione drammatica in ogni pagina senza mai scordare il palcoscenico. Era sempre con lo sguardo rivolto ai cantanti, pronto a sostenerli in ogni modo. Ha trovato accenti, colori, e atmosfere davvero notevoli riuscendo a creare una simbiosi con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana come raramente ci era capitato di ascoltare. Il gesto è fluido, chiarissimo e la ricerca di equilibri encomiabile. Alta scuola la sua. Alta scuola italiana.

Alla fine successo con punte di trionfo per i due protagonisti, per il direttore e per il regista; tutti con un pensiero rivolto a quel grande genio di Josef Svoboda che non è più tra di noi ma che ci ha lasciato in dono la sua arte con questi splendidi spettacoli.
La Fondazione Pergolesi Spontini è riuscita a mettere in scena un’opera che molti Enti Lirici ben più privilegiati non oserebbero tanto facilmente. Ne ha creato uno spettacolo che raramente si riesce a vedere in Teatro. Ha scritturato praticamente tutti Artisti Italiani, a dimostrazione che Lady, Banquo e Macbeth non bisogna cercarli per forza in terra russa o Europa dell’est ed ha scommesso sull’italianità per il più italiano dei compositori. Scommessa vinta. Senza dubbio. Complimenti!
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LA PRODUZIONE

Direttore                    Giampaolo Maria Bisanti
Regia e luci                Henning Brockhaus
Scene                          Josef Svoboda
Costumi                     Nanà Cecchi
Coreografie               Maria Cristina Madau
Ricostruzione allestimento scenico Benito Leonori
Maestro del coro       Pasquale Veleno

FORM - ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
CORO LIRICO MARCHIGIANO "V. BELLINI
"

GLI INTERPRETI

Macbeth                     Luca Salsi     
Lady Macbeth           Tiziana Caruso
Banquo                       Mirco Palazzi
Macduff                     Thomas Yun
Malcom                      Dario di Vietri
Dama                          Miriam Artiaco
Medico                       Carlo Di Cristoforo
Sicario, Araldo           Andrea Pistolesi
e Domestico  

in coproduzione con
FONDAZIONE TEATRO LIRICO G. VERDI DI TRIESTE
FONDAZIONE TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA
Nuovo allestimento







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NUCCIO, FANALE, PETROVA, DI GIOIA E ARENA BRASS QUINTET AL SECONDO CONCERTO DI VERONA LIRICA, Teatro Filarmonico, Verona, domenica 04 novembre 2012, ore 16,30.

Per il secondo appuntamento con i suoi soci l’associazione Verona Lirica ha pensato ad un cast di giovani e promettenti cantanti, che hanno già all’attivo numerose esperienze nei più importanti teatri del mondo. Un teatro Filarmonico gremito di spettatori ha ospitato una serata ricca di emozioni, come sempre simpaticamente presentata da Davide Da Como. 


Ha aperto il concerto il baritono Donato Di Gioia, che ha sostituito Simone Piazzola indisposto ieri sera. Nell’arco della serata ha    interpretato:   ‘Ah, per sempre io ti perdei’,    dai Puritani di   Bellini, il duetto ‘Madamigella Valery’ col soprano Jessica Nuccio, da La Traviata di Verdi, l’aria della morte di Rodrigo dal  Don Carlo   di Verdi,   e ‘Vien Leonora’,  da La Favorita,  di Donizetti.    Il   pubblico ha apprezzato l’espressività del baritono, che ha ben scandito i testi ed offerto una prestazione canora ‘di cuore’. La sua voce si trova a suo agio soprattutto nelle note tendenti al registro tenorile, offrendo anche  un buon volume ed una buona tenuta vocale.

Il soprano palermitano Jessica Nuccio ha interpretato ‘Il sogno di Doretta’, da La Rondine di Puccini, sempre da La Traviata, l’aria ‘È strano…sempre libera’, applauditissima al termine, e Prendi, per me sei libero’, da L’elisir d’amore di Donizetti. Particolarmente notabile è l’espressività del suo volto mentre impersona le dame delle suddette arie. La giovane cantante offre a chi l’ascolta una mimica non indifferente che colpisce quanto la sua voce, molto acuta e fresca, che offre una buona potenza nelle note più alte, cantate con slancio, e che sta crescendo anche nelle note centrali.

 Il tenore Paolo Fanale ha regalato al suo pubblico l’aria ‘Una furtiva lagrima’ tratta ancora una volta da L’elisir d’amore, da Roméo et Juliette di Gounod ‘Ah leve toi soleil’, Che gelida manina’da La Bohéme di Puccini, e ‘Dalla sua pace’dal Don Giovanni di Mozart. Questo giovane cantante ha una spigliatezza non indifferente nell’interpretare arie difficili e si illumina quando si rivolge al pubblico. La sua voce ha un bel colore molto chiaro ed offre anche una potenza non trascurabile, nonostante la giovane età. Ma sicuramente crescerà ancora quanto a corposità ed agilità.

Il giovane mezzosoprano Olesya Petrova ha stupito il pubblico con la sua prima apparizione italiana. Ha interpretato ‘Acerba voluttà’ da Adriana Lecouvreur di Cilea, da Samson et Dalila di Saint-Saens ‘Mon coeur s’ouvre à ta voix’ e da Cavalleria Rusticana di Mascagni ‘Voi lo sapete o mamma’. Sicuramente è dotata di uno strumento vocale molto potente, pieno e morbido. Tende  ad assumere un suono più cupo e particolarmente scuro nelle note più gravi. Ben eseguiti i pianissimo, ha espresso il meglio della sua vocalità nel registro più acuto.
Degnamente accompagnati al piano gli artisti della serata da una eccellente Patrizia Quarta, che ha fornito in maniera brillante, puntuale e a dir poco ‘orchestrale’, ben più di una base per le arie ascoltate dal pubblico. Un piacere ascoltarla, oltre che vedere quanta passione esprime mentre sfiora o lambisce con intensità i tasti del suo strumento.

Ad integrare i momenti canori con i suddetti artisti, il simpatico e brillante quintetto di ottoni Arena Brass Quintet, che ha letteralmente intrattenuto gli astanti con brani tratti dalle colonne sonore del grande compositore Nino Rota ed altri ispirati al jazzista Henghel Gualdi, celebre in Italia soprattutto negli anni ’60-’70 per aver accompagnato con la sua band Louis Armstrong ai tempi della sua venuta nel nostro paese. Ben eseguito anche un brano da 'West side story' di Bernstein, per poi divertire con una commistione tra gospel e polifonia col brano ‘When the saints…hallelujah’, che unisce il tema del noto canto americano, con la celebre ‘Halleluljah’ di Händel. Molto applauditi per la pregevole esecuzione, hanno anche accompagnato ‘sonoramente’ gli artisti che lasciavano il palco al termine della serata.

Ospite speciale presente in sala il soprano Katia Ricciarelli, che è stata premiata per la sua carriera ed ha rivolto un saluto affettuoso e ricco di ricordi dei passati successi veronesi al suo pubblico. Premiati anche gli artisti che si sono esibiti con un ricordo della partecipazione, la serata è stata lungamente applaudita da un pubblico nuovamente soddisfatto. Per info sulle iscrizioni www.veronalirica.com
MTG 



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LA WALLY – CATALANI, TIROLER LANDESTHEATER, INNSBRUCK, venerdì 02 novembre 2012, ore 19,30

 

Questa celeberrima opera di Alfredo Catalani fu composta tra il 1889 ed il 1891, ispirata al romanzo ‘Die Geier-Wally  di Wilhelmine von Hillern del 1875. Con libretto del grande Luigi Illica, oggi trova più facilmente collocazione nei teatri d’Oltralpe, piuttosto che in Italia. E proprio nel delizioso Tiroler Landestheater di Innsbruck è in programmazione questo dramma lirico, ambientato guarda caso in Tirolo, ove il compositore di Lucca si recò a suo tempo per meglio osservare gli usi e i costumi locali. Con  un buon successo andò in scena il 20 gennaio 1882 al Teatro alla Scala.

 
Il regista Johannes Reitmeier insieme alla drammaturga Susanne Bieler, ed allo scenografo Thomas Dörfler hanno creato una produzione moderna, ma mai in modo eccessivo, ove protagonista assoluto è il ghiaccio, con le sue lastre dai riflessi azzurrini che fanno da sfondo fisso, su cui si muovono elettronicamente i vari ambienti solo accennati, fatta eccezion per la casa dell’austero padre Stromminger, presente effettivamente nel primo atto. In ausilio alle scene fisiche, anche un video proiettore che sottolinea alcuni contenuti della trama. Del tutto di fattura tirolese anche i deliziosi costumi di Michael D. Zimmermann, che hanno ben vestito interpreti e coro, lasciando al pubblico la gioia di immergersi completamente nell’ambientazione locale.
Il soprano Susanna von der Burg ha il carattere ed il temperamento giusti per interpretare la volitiva figlia di Stromminger, Wally. La sua voce ha un ottimo volume, un timbro pieno ed è capace di ben sostenere le note più acute, unitamente ad una notevole grazia, richiesta nei momenti più delicati. La sua aria ‘Ebben? Ne andrò lontana’ ha strappato meritati applausi per convinzione,  capacità interpretativa, e per l’emozione che ha trasmesso. La sua scioltezza sul palco è stata particolarmente evidente anche nel secondo atto, durante la festa a Sölden, nella scena del bacio con Hagenbach.
Grandissimi applausi ha ricevuto Paulo Ferreira, al suo debutto nel ruolo di Giuseppe Hagenbach in questa produzione. La sua voce tenorile molto spinta ha entusiasmato il pubblico in sala, buone le doti attoriali, così come l’intesa col personaggio di Wally. Molto intensa la sua interpretazione nell’ultimo atto di ‘Oh! Come  furon lunghi i dì’e dell’aria Vieni vieni una placida vita in duetto con Wally, prima del tragico finale.
Una autentica ovazione ha accompagnato l’uscita sul palco di Susanne Langbein nei panni del claudicante amico Walter. Pur con qualche piccola pecca di pronuncia, la sua interpretazione ha convinto come la sua voce chiara ed acuta. Ben eseguita la ‘Canzone dell'edelweiss’ e molto buona è parsa la sua intesa in scena col soprano Susanna von der Burg.
 
Vincenzo Gellner aus Hochstoff è stato impersonato da Bernd Valentin. Il baritono ha ben interpretato l’uomo disperatamente innamorato e pronto a tutto, grazie anche alla sua voce che è in grado di produrre un colore chiaro/scuro molto interessante. Ben hanno figurato il vecchio padre Stromminger, Marc Kugel, anche se talvolta la sua voce è stata sovrastata dall’orchestra; Afra, ben cantata dal mezzosoprano Melanie Lang, dotata di una voce calda e molto disinvolta sul palco; e ben recitato e cantato anche il ruolo del soldato Johannes Wimmer, davvero simpatico in scena.
Particolarmente bravo il Coro del Tiroler Landestheater, che ha ben cantato con buona dizione ogni sua parte e prestato buona presenza scenica, coadiuvata dalla ricchezza dei costumi.
L’orchestra sinfonica tirolese di Innsbruck ha fornito una prestazione davvero pregevole sotto la direzione del bravo Maestro Vito Cristofaro. Il gesto è sicuro, molto chiaro, non ha bisogno di sbracciarsi tanto perché i suoi musicisti lo seguano. La buona acustica del teatro ha consentito di gustare a pieno le note dirette dal Maestro italiano con precisione e sensibilità nei quattro atti dell’opera. Omaggiato dal pubblico con molti applausi, ha salutato insieme al cast gli appassionati che per molti minuti hanno esternato la soddisfazione per aver assistito ad una bella produzione, in una magnifica serata tirolese.
MTG
 
 
LA PRODUZIONE
Regia                                     Johannes Reitmeier
Direttore d’orchestra           Vito Cristofaro
Scene                                     Thomas Dörfler
Costumi                                 Michael D. Zimmermann
Luci                                        Johann Kleinheinz
 
GLI INTERPRETI
 
Stromminger                         Marc Kugel
Wally                                     Susanna von der Burg        
Giuseppe Hagenbach           Paulo Ferreira
Vincenzo Gellner                  Bernd Valentin
Afra                                      Melanie Lang
Walter                                   Susanne Langbein  
Alter Soldat                           Johannes Wimmer
 
Chor des TLT & Extrachor des TLT

Tiroler Symphonieorchester Innsbruck

 
 
 
 

 

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DO RE MI …. PRESENTO – intervista a … FIORENZA CEDOLINS

Nei miei ricordi c'è il pubblico di tutto il mondo e l'affetto che può dimostrare!

Quando si pensa al nome di Fiorenza Cedolins, il cuore di tutti gli appassionati ed intenditori di Opera lirica sussultano. Un’artista straordinaria, nata in Friuli, la cui voce meravigliosa,  sin dal suo debutto nel 1992 al Carlo Felice di Genova, ha conquistato i teatri e i critici di tutto il mondo e continua a riscuotere successi e ad ottenere trionfi memorabili ad ogni sua interpretazione. Diretta dai più grandi maestri della bacchetta, si muove in un repertorio operistico di ampio raggio e le sue incisioni discografiche sono innumerevoli. Coltiva svariati interessi e, tra un volo ed un altro verso altre spettacolari produzioni, si concede un po’ di tempo per rispondere alle mie domande con garbo, gentilezza, serenità, e tanta disponibilità

Come descriverebbe la Sua voce a chi non la conosce?

Potrei definirmi un soprano falcon, con propensione lirica, lirico - spinto ma con la capacità di modulare la voce dagli estremi pianissimo fino al pieno volume. Sufficiente coloratura ed estensione che mi consentono di affrontare il repertorio dal Belcanto Italiano alla Wagner. Prima regola nel mio modo di porgere: morbidezza unita a pienezza di suono.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?

Molto difficile. In famiglia non esisteva nemmeno l'idea del professionismo artistico e i mezzi economici erano molto scarsi. Ho seguito semplicemente la mia vocazione ed il mio istinto. Grande fortuna: essere assunta nel Coro del Teatro Verdi di Trieste già a 21 anni. Da lì, e dagli altri Teatri dove ho prestato la mia collaborazione nel Coro, ho avuto ristoro economico fondamentale e insegnamento professionale insostituibile.




Quali sono i ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?

Nella mia vita artistica, tanti!!!... Il debutto alla Scala con la Madama Butterfly ed al Liceu di Barcellona, la Norma sempre al Liceu, le 13 consecutive stagioni all'Arena di Verona, il debutto a Salzburg...., e poi i rapporti Artistici con Colleghi e Maestri di levatura straordinaria: Leo Nucci, Marcelo Alvarez, Roberto Alagna, Josè Cura, Ruggero Raimondi, Renato Bruson, Luciana D'Intino, Mariola Cantarero, Franco Zeffirelli, Hugo De Ana, Denis Krief, Damiano Michieletto, Graham Vick, Daniel Oren, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Daniele Gatti.... e tantissimi altri Artisti straordinari, da cui ho imparato tutto quello che so. Nei ricordi c'è il pubblico di tutto il mondo e l'affetto che può dimostrare!

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?

Ho sempre mille progetti ed interessi, avrei avuto l'imbarazzo della scelta! Comunque, penso, sempre nel ramo artistico, pittura, scultura, artigianato artistico. Oppure nella cura degli animali...

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?

Molto, come nel passato. Il teatro è ascolto ma anche visione. Non intendo dire che per forza si debba essere tutti fotomodelli di 20 anni. Ma non si può prescindere dall'interpretazione attoriale e per ciò si deve avere un ottimo rapporto con il proprio corpo e con esso esprimere quanto e come con la voce.

Come studia un personaggio da interpretare?

Innanzitutto con la lettura dello spartito e del libretto con ricerca di fonti storico-letterarie. Poi certamente c’è la comprensione del periodo storico e biografico del compositore, per ricostruire le ragioni compositive ed i significati più profondi dell'opera. Dopo essermi fatte quindi le mie idee, procedo con letture di saggi e commenti critici, ascolti comparati per l'interpretazione musicale, sempre rigorosamente di registrazioni storiche dal vivo. E' un lavoro che richiede circa due anni di studio. Compiuto questo approccio razionale, comincio a chiedermi che cosa posso dire di mio e di nuovo a quello che già è stato espresso. 

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?

Brillantemente con un marito-manager! Siamo sempre insieme! Altrimenti sarebbe abbastanza difficile e stressante. Visto però che amo molto gli animali, quando sono lontana mi mancano i nostri micioni e la cagnolina....

Dunque come è il rapporto con la sua famiglia?
Direi ottimo, anche se con quella di origine ci vediamo poco, purtroppo.

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?

In realtà questo è un falso problema, ci sono solo regie belle o brutte..... E comunque il vero problema è la sperequazione tra nuovi lavori di teatro-musicale e repertorio. Alla 20.000esima riproposta di Traviata, capirete che c'è un filino di stanchezza anche in chi la mette in scena... La cosa migliore sarebbe, per me, costituire una sorta di teatro museo dove rappresentare le opere nella loro assoluta integrità con il pieno rispetto delle indicazioni in partitura; mentre, invece, in altri teatri mettere in scena lavori nuovi, contemporanei, Opera del futuro.

Il rapporto con i Direttori d’Orchestra?
Ottimo, adoro lavorare insieme a loro per trovare sempre nuove idee e sfumature musicali. Pessimo con i routiniers o peggio con i despoti del podio.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?

E' un sentimento umano dal quale nessuno è immune. Molto doloroso esserne oggetto, specie da chi pensavi fosse amico. Frustrazione? Beh, a volte, per carriere sostenute da ragioni poco corrette, sì...., più in passato devo dire...Ora ho imparato che la vita presenta sempre il conto a tutti, quindi…

Quel è la città del mondo che predilige? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Indubbiamente Sitges e Lugano, dove infatti viviamo! Adoro anche la Dalmazia e amo molto Tokyo

Dove si mangia meglio e/o peggio?
Sono molto curiosa in gastronomia, ho trovato ottimi cibi ovunque. Preferisco affidarmi alla  gastronomia locale, con molta attenzione per la qualità: cibi freschi e sani!

E quindi quale è il suo cibo preferito?
Troppi! Forse in testa la pizza......


Lei si ritiene superstiziosa?
No, sono tendenzialmente agnostica, ma razionalmente ammetto l'esistenza dell'irrazionale! Superstiziosa no.

E come definirebbe il Suo rapporto con la spiritualità?
Assolutamente profondo e personale

Parliamo un po’ dei Suoi gusti personali: quali sono le sue letture preferite?
Prediligo Camilleri, e gli argomenti opera/musica in genere, ma non solo... leggo molto e di tutto.

Ha un colore preferito, un fiore che Le piace di più?
Amo il rosso e il mio fiore preferito è la peonia.

Il Suo film preferito?
Direi Amarcord e Il Gattopardo. Ma adoro anche Allen, Sordi, Albanese, Irons....sarebbe un lunghissimo elenco!

Riesce a coltivare degli  hobbies nel tempo libero?
Certo: amo molto il giardinaggio, prendermi cura degli animali, dedicarmi al tricot, fare passeggiate, ed anche praticare  nuoto.

Ama più il giorno o la notte?
Amo moltissimo il giorno, la luce!



Quali sono i Suoi cantanti preferiti del passato e del presente?
Santa trinità sopranile: Caballè-Callas-Tebaldi e poi Del Monaco, Domingo, Cappuccilli, insomma tantissimi!

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
In realtà niente di speciale. Mi trucco, faccio dei vocalizzi, ed anche delle foto con l'autoscatto!

Come vive il rapporto con il pubblico?
Ah benissimo, siamo complici nel miracolo dell'attuazione artistica! Senza di noi (Artisti e pubblico) l'opera sarebbe fredda carta!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Tristezza. E' crisi di valori profondi. La nostra civiltà è seriamente in pericolo.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Mi occupo molto della tutela dei deboli, siano essi umani o animali.

C’è qualcosa che manca nella Sua vita oggi?
Nulla, ma lavoro sempre per progettare il mio futuro! Ansia creativa... Sto lavorando molto per creare un centro di studi operistici a Lugano, Vorrei trasmettere quello che ho imparato. Collaboro anche con l'Associazione Concertante di Barcellona, sempre per fini didattici e con l'Ass. Progetto Arte del Pavese. Mi preoccupa che questa particolare e ormai abbastanza rara forma artistica , si perda, come la tecnica della pittura fiamminga....


Quali sono i suoi prossimi impegni?

Dunque: per le celebrazioni Verdiane ( e son due, con il 2001!) gennaio a Boston con la Boston Symphony Orchestra diretta da Daniele Gatti per Messa da Requiem; a marzo a Beijing una nuova produzione di Otello con Giancarlo Del Monaco; a luglio al Festival di Salzburg una nuova produzione di Falstaff con Zubin Mehta e Damiano Michieletto, il 10 agosto grandissima doppia celebrazione all'Arena di Verona: 100 anni dalla prima assoluta di Aida in Arena e bicentenario Verdiano. Ma ci tengo a dire che non trascuro però l'amato Puccini: maggio a Las Palmas per La Bohème e ottobre alla Fenice di Venezia con l'adorata Madama Butterfly... più in là?....., vedremo alla prossima!

E noi ci saremo senz’altro, per poter narrare tanti altri successi ed avventure ancora di questa fantastica artista, donna straordinaria, che non solo si dedica anima e corpo alla sua meravigliosa carriera, ma che ama anche la quotidianità, la famiglia, la vita semplice, oltre i fasti e i lustrini dell’Opera. Non è possibile esprimere la felicità che provo ogni volta che mi avvicino a persone di tale levatura, ed è sempre un’emozione così forte, soprattutto perché incontro animi assolutamente eccezionali, artisti che sin da subito si mostrano amichevoli e disponibili. Tutte qualità che la Signora Fiorenza Cedolins possiede senz’altro, e che mi rendono onorata e veramente orgogliosa di averla conosciuta e di far parte del suo grandissimo pubblico di affezionati.
MTG



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FRESCHE NOTE - DVD - La Bohème, Salzburger Festspiele 2012, Salzburg


(Anna Netrebko · Piotr Beczala, Nino Machaidze · Massimo Cavalletti, Alessio Arduini · Carlo Colombara,   Wiener Philharmoniker · Daniele Gatti)

Questa nuovissima produzione andata in scena quest’estate tra luglio ed agosto a Salisburgo, sarà disponibile in DVD a partire dal prossimo mese di novembre sul mercato internazionale. Un allestimento scenico coloratissimo che vede la collaudata coppia artistica regista-costumista, Damiano Michieletto e Carla Teti, come ideatori di ambientazione e costumi assolutamente contemporanei, e naturalmente molto eccentrici, come ci hanno abituati da tempo. 

Qui i protagonisti delle lacrimevoli vicende bohémien sono dei giovani ragazzi dei nostri tempi, da jeans e maglietta, cappellini colorati, calze a rete, ecc. Le vicende si dipanano davanti ad una gigantesca finestra spalancata sul palco che fa da sfondo fisso, su cui si alternano man mano scatoloni, carrelli del supermercato, materassi colorati e oggetti vari. Oppure miniature di edifici parigini stilizzati, carte geografiche gigantesche, chioschetti ambulanti, e chi più ne ha ne metta. Il tutto in un profluire di colori e luci intense. A ciò si aggiunge un cast davvero stellare, che ha entusiasmato coloro che hanno goduto di questo spettacolo dal vivo: Piotr Beczala nei panni di Rodolfo, tenore che si è esibito in Europa e negli Stati Uniti sempre con grande successo, la diva Anna Netrebko, una Mimì intensa ed emozionante, che in questo ruolo sembra profondamente a suo agio, Massimo Cavalletti, Marcello, che ha lavorato in prestigiosi teatri internazionali, dalla Scala di Milano al MET di New York, nonché in Oriente; e Nino Machaidze, nel ruolo di Musetta, altra stella internazionale della lirica molto amata dal pubblico. A costoro si uniscono i bravi Alessio Arduini, ossia Schaunard, Carlo Colombara, alias Colline, Davide Fersini, che interpreta il padrone di casa Benoît, Peter Kálmán, Alcindoro, e Paul Schweinester, Parpignol. Artisti ben preparati, dotati di ottime capacità interpretative e canore, degnamente diretti dalla bacchetta del grande Daniele Gatti, alla guida dei Wiener Philharmoniker, i quali non hanno certo bisogno di presentazione.  Per chi fosse incuriosito da questo spettacolo innovativo ed originale,  e fosse interessato ad una Bohème diversa e fuori dagli schemi della tradizione scenica, è sicuramente un DVD da non perdere, ed aggiungere alla propria collezione.

MTG






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RANCATORE E NANASI INAUGURANO LA STAGIONE SINFONICA AL TEATRO RISTORI, VERONA sabato 20 ottobre 2012, ore 20,00 (replica 21 ottobre alle 17,00)


Un prezioso scrigno musicale è sito nel cuore della città nota in tutto il mondo per la sua Arena: il Teatro Ristori. Da poco tornato a nuova vita, ha ospitato ieri sera il concerto inaugurale della stagione sinfonica dell’orchestra areniana, dopo il concerto di gala tenutosi la sera prima. Protagonisti il soprano Desirée Rancatore, ormai consacrata a livello mondiale tra le regine della lirica italiana, ed il direttore d’orchestra Henrik Nánásiche recentemente è stato nominato direttore musicale della Komische Oper di Berlino per la stagione 2012-13.


Il programma eseguito in serata ha previsto, nell’ordine: di Wolfgang Amadeus Mozart, arie da concerto per soprano e orchestra: ‘Et incarnatus est’, dalla Messa in do minore, e ‘Se tutti i mali miei’, tratta da Metastasio e scritta a soli 14 anni durante un soggiorno a Roma. Di Joseph Haydn, l’orchestra ha eseguito la Sinfonia n. 88, una delle composizioni che furono destinate al pubblico parigino, e nella seconda parte la Sinfonia n. 4 di Ludwig van Beethoven, non nota come le altre, ma che è considerata comunque una pagina musicale raffinata e di gradevole ascolto. Era prevista anche la splendida e difficile aria di Mozart ‘Ah, se in ciel, benigne stelle’, ma il pubblico è stato avvisato che per lieve indisposizione del soprano non sarebbe stata eseguita. 
Nonostante ciò, Desirée Rancatore ha fornito una performance pregevole ed è riuscita comunque a dar prova di grande padronanza tecnica, dominio della emissione vocale, evidenziando le varie sfumature del suo strumento e mostrando anche un colore ricco e corposo nel registro medio, nonché grande intensità nell’interpretazione. Anche in questo caso, il pubblico è rimasto molto colpito dalla sua performance ed ha continuato ad applaudire senza sosta tra una apparizione sul palco e l’altra.

Davvero in grande spolvero l’Orchestra dell’Arena di Verona, grazie anche alla conduzione del Maestro Henrik Nánási. Il direttore d’orchestra non lascia mai nulla al caso, accompagna le note in modo molto evidente ed il suo gesto è sempre ben recepito dai musicisti. Molto scenografico anche il suo modo di condurre, quasi a ‘danzare’ sulle note dei sommi Mozart,  Haydn e Beethoven,  ha regalato all’orchestra un colore ed una dinamicità di suoni squisiteLungamente applaudito, il maestro è stato chiamato più volte sul palco a raccogliere i frutti di quanto seminato.
Il teatro Ristori offrirà altri tre concerti dedicati a questi sommi esponenti del classicismo viennese fino a fine novembre. Poi la stagione proseguirà al Filarmonico.
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FRESCHE NOTE – DON GIOVANNI, MOZART


(D'Arcangelo, PisaroniDamrau, DiDonato, Villazón, Erdmann, Mahler Chamber Orchestra, Nezét- Séguin)

In cofanetto da 3 CD, uscito lo scorso 7 settembre.
Questa registrazione in studio dell’opera di Wolfgang Amadeus Mozart che narra la parabola discendente, fino agli inferi, del famoso libertino, presenta un cast eccezionale formato da autentiche stelle della lirica internazionale.


Ildebrando d’Arcangelo, Don Giovanni, ha debuttato proprio con questa opera come vincitore del prestigioso concorso internazionale Toti dal Monte di Treviso, e ad oggi può vantare collaborazioni con i più grandi direttori d’orchestra del mondo. La tedesca Diana Damrau, nel ruolo di Anna, è un soprano di comprovata esperienza nei ruoli mozartiani, ed ha cantato nei più importanti teatri d’Opera internazionali; per non parlare dell’americana Joyce Di Donato, alias Elvira, vincitrice proprio quest’anno del prestigioso Grammy Award americano per la categoria Best Classical Vocal Solo.  Da notare anche la brava tedesca Mojca Erdmann, Zerlina, che ha debuttato l’anno scorso proprio in questo ruolo al MET di New York, nonché Luca Pisaroni e Rolando Villazón, rispettivamente nei ruoli di Leporello e Don Ottavio. Tutti dotati di bellissime ed interessanti voci, questi brillanti artisti ci regalano una buona prova canora e sono ben diretti dal giovane canadese Yannick Nézet-Séguin, che proprio questo mese è stato nominato direttore musicale della straordinaria Philadelphia Orchestra. Un cofanetto davvero interessante per godersi questo capolavoro del genio salisburghese in versione integrale.


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DO RE MI…PRESENTO – intervista a … AMARILLI NIZZA

'La famiglia è la mia base, il mio equilibrio'

Forse non tutti sanno che tra le antenate del soprano milanese Amarilli Nizza, vanto della lirica italiana in tutto il mondo, figura niente meno che la cantante che fu di ispirazione per Pyotr Ilyich Tchaikovskji ed amica dello Zar di Russia, Medea Mei Figner. Da lei ha certamente ereditato un talento straordinario, una  presenza scenica impressionante, una voce ricca, piena, potente e tale da poter interpretare un vastissimo repertorio operistico. I teatri più importanti la cercano ed il pubblico la adora. Una persona molto disponibile e gentile, che tra un impegno e l’altro mi concede questa intervista con tanta simpatia e spontaneità

Come descriverebbe la sua voce a chi non la conosce?
Questa domanda è veramente difficile perché la voce è qualche cosa che si percepisce, direi ‘vibrazionalmente’ ed in maniera molto soggettiva. Inoltre ogni voce muta col passare degli anni e, se ben gestita,  può diventare sempre più perfetta.
Il mio "strumento" di natura è sicuramente indirizzato verso una certa drammaticità e pastosità, grazie alla tecnica però, è in grado di essere anche agile ed elegiaco.
La definirei una voce molto eclettica, di grande estensione ed estremamente flessibile :  al servizio dello spartito.

Come descriverebbe gli inizi della sua carriera e cosa l’ha portata ad intraprenderla?
Sono nata in una famiglia nella quale da ben quattro generazioni si sono avvicendate vere e proprie dive del bel canto. La prima fu Medea Mei Figner, musa di Tchaikovskji , nonché mia trisnonna (un soprano ‘falcon’), poi la mia bisnonna Mery Mirabella (un magnifico soprano drammatico) e infine mia nonna ( la mia maestra ) Claudia Biadi, pianista e soprano leggero di coloratura. È stato un percorso piuttosto naturale, avendo una maestra in casa, quello di dedicarmi allo studio, prima del pianoforte, e poi del canto. All'inizio , quattordicenne, ero nel coro creato da mia nonna ad Anguillara e solista in chiesa nelle funzioni nuziali. Poi , durante gli anni di liceo ( scientifico ) e dell' Università , ha cominciato a farsi strada sempre più prepotentemente il desiderio di intraprendere una carriera lirica. Era solo un sogno, non sapevo se ci sarei riuscita

Quali sono i ricordi più cari della sua carriera e i momenti che le danno maggiore soddisfazione?
Tra i ricordi più cari ci sono le ore di lezione passate nello studio di mia nonna, la vittoria al concorso ‘Mattia Battistini’ a soli 20 anni , grazie alla quale il maestro Maurizio Rinaldi mi ha fatto debuttare Cio-Cio-San nella Madama Butterfly, dopo tre mesi di prove passate in un piccolo teatro a Trevignano, nelle quali minuziosamente si preparavano le opere messe in concorso.
Tra i momenti di maggior soddisfazione sicuramente l’ aver potuto incidere in cd e video i tre ruoli del Trittico e poter portare in scena Butterfly, e tutto il repertorio pucciniano, con consensi ogni volta eclatanti. Inoltre Aida e Lady Macbeth sono due ruoli che ho nel cuore e che mi stanno dando enorme soddisfazione.



Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
La giornalista probabilmente o la scrittrice, o la psicologa (visti i miei studi universitari ). Ma credo, in realtà, di star facendo esattamente quello che avrei dovuto fare.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Dipende. Se parliamo di una carriera proiettata verso i dvd, il mercato discografico e i media, conta sicuramente moltissimo. Direi che è fondamentale. Se parliamo, invece, di una carriera teatrale, costruita nel tempo, giorno per giorno, tesa a durare magari 30 o 40 anni ( evento ormai raro ), conta molto meno. Nel secondo caso è fondamentale la voce, la tecnica, l'abnegazione, l'amore vero per il palcoscenico. Nel primo tutto ciò è secondario.

Come studia un personaggio da interpretare?
Mi faccio guidare dall'istinto, ascoltando svariate volte le melodie assegnate al personaggio, e dal testo dello spartito. La parola in primis! Attraverso il linguaggio di un personaggio ci è dato sapere come l'autore pensava di caratterizzarlo e quale taglio psicologico si debba affrontare.
Ci sono poi migliaia di indicazioni musicali, che io rispetto scrupolosamente, che tratteggiano i ruoli. Laddove ci sono 4 pppp ( pianissimo ) si deve esprimere dolcezza, laddove ci sono 3 fff, forza o rabbia. Insomma è tutto scritto, in realtà.
Poi, di volta in volta, si può cambiare taglio interpretativo a seconda delle esigenze registiche, ma sempre nel rispetto del compositore, che spesso si scosta, anche nel caso di personaggi storici, da quelli letterari.
Insomma io resto fedele a quello che i sommi maestri hanno scritto.



Come si concilia un mestiere “frenetico” come il suo con la vita familiare/privata?
Con tanti sacrifici, spesso tanta stanchezza e mettendo da parte l'egoismo.
Il rapporto con la mia famiglia è bellissimo. È la mia base, il mio equilibrio, la mia forza. La famiglia viene infatti prima di qualunque cosa, per me. Ma mio marito e mio figlio sanno quanto la mia arte sia importante e necessiti di dedizione totale, di studio incessante e di tanto allenamento.
Ogni giorno le ore dedicate al canto sono tante. Quindi solo persone di grande generosità riescono a tenere insieme tutto e a portare avanti una famiglia con equilibrio. Mio marito è meraviglioso e fondamentale per questo equilibrio. Sempre comprensivo e attento.

Qual è il suo rapporto con le regie d’opera tradizionali e quelle moderne?
Adoro i registi e il teatro di regia. Non potrei prescindere dalle messe in scena e non amo particolarmente i concerti proprio perché manca l'aspetto registico.
Mi piace molto diversificare e passare da regie tradizionali a spettacoli innovativi e moderni. Sono molto fortunata perché negli ultimi anni mi è capitato davvero spesso di costruire personaggi bellissimi assieme a meravigliosi registi.

Come definirebbe il rapporto con i direttori d’orchestra?
Molto bello e molto importante.
Tra cantante e direttore deve crearsi grande complicità e unità di intenti. È quasi sempre possibile, a meno che non si senta la musica in modo davvero troppo diverso, e allora il risultato finale non è ottimale. Ma quando si crea questa alchimia e questo sodalizio, si possono tirare fuori interpretazioni meravigliose.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
Credo che l'invidia sia un sentimento primitivo da combattere. Non ne provo per gli altri perché penso sempre che dietro le facciate più dorate possano spesso celarsi grandi dolori e sofferenze che non ci è dato sapere. Penso, inoltre, che le cose vadano sempre come devono andare e che se si segue un percorso piuttosto che un altro è perché così deve essere.
Temo di essere stata oggetto di invidie altrui, ma non me ne curo più di tanto. Fa parte del mestiere...






Qual è la città del mondo che preferisce e dove le piace stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Quando non lavoro voglio stare a casa mia, sul lago di Bracciano, immersa nella natura e nella tranquillità a occuparmi del mio giardino.
Ci sono tali e tante città meravigliose nel mondo , ma io non amo stare in città. È l'unico aspetto del mio lavoro che veramente pesa. Amo visitare città nuove, ma dopo 4 o 5 giorni sento il bisogno di natura : laghi, mare, montagne, colline. Il mio animo ha un profondo bisogno di elementi naturali .

Dove si mangia meglio secondo lei, oppure peggio?
Adoro la cucina orientale e quella giapponese in particolare .
Amo piatti poco elaborati, poco speziati e poco grassi, anche se il fritto mi piace.
La cucina che detesto è quella francese : troppi intingoli, pepe, salse, panna.. Tutte schifezze che mi fanno venire un gran mal di stomaco! Ma ‘ww’ il coquillage ( frutti di mare crudi in quantità) e la pasticceria francese!!

E quindi quale è il suo cibo preferito?
Sicuramente verdure in tutti i modi e pesce!

Qual è il suo rapporto con la spiritualità? È superstiziosa?
Il mio rapporto con la spiritualità è sicuramente molto profondo, e no, non sono superstiziosa.

Parliamo un po’ hobby: cosa le piace fare nel tempo libero?
Lettura , lettura, lettura. Leggo testi di fisica quantistica (che non ho mai smesso di studiare dai tempi del liceo), filosofia, spiritualità. Poi il cinema. amo molto la cinematografia. Il mio film preferito è Forrest Gump

Il suo colore preferito, il fiore che più le piace?
Amo l’azzurro e mi piace la gardenia.

Ama più il giorno o la notte?
Direi il giorno.

Quali sono i suoi cantanti preferiti del passato e del presente?
Beh del passato la mia trisnonna Medea, del presente Renata Scotto.

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Indubbiamente scaldo molto la voce. 


Come vive il rapporto con il pubblico?
Il pubblico è tutta la mia forza. Canto per il pubblico sperando di arrecare gioia e di emozionare.
Con molte persone si è instaurato un rapporto personale profondo. Conosciuti come fan, sono poi diventati amici e si è creata una familiarità per cui mi seguono anche all'estero. C'è chi dall'Italia mi ha seguito fino a Buenos Aires…. che meraviglia! Sono sempre commossa da queste manifestazioni di stima e cerco di dare sempre il massimo per non deludere .

Cosa rappresenta per lei l’Arena di Verona, dove ha avuto tanto successo anche questa estate?
L'Arena è una seconda casa. Ho iniziato il rapporto con Verona nel 2003 e l'anno prossimo saranno 10 anni di relazione ininterrotta. Una bellissima relazione: premio ‘Giulietta’ per Aida nel 2006, premio ‘Zenatello’ nel 2010. Affetto enorme del pubblico. Atmosfera unica al mondo sul palco areniano.. adoro Verona!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
È una crisi internazionale che riguarda tutti i settori. C'è chi sta vivendo situazioni estremamente drammatiche. Un momento duro per l'umanità. Credo sia un punto di svolta nel quale tutto ciò che è nato su basi sbagliate sta implodendo . Speriamo che dalle ceneri rinasca un sistema economico più giusto e meno allucinante di questo, che è proiettato solo all'accumulo di denaro.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Ho un figlio di 14 anni e vorrei immaginare per lui un mondo più giusto. Nel mio piccolo cerco di trasmettergli altri valori, il distacco dal consumismo, l'importanza di essere eticamente corretti, di fare le cose per la gioia di farle, senza secondi fini.

Cosa manca nella sua vita oggi?
Sono molto felice della mia vita, ma è difficile non essere empatici nei confronti di ciò che ci sta intorno e mi addolora vedere tante persone in difficoltà.

Ci sono stati episodi buffi nel backstage o in scena che le piacerebbe raccontare?
Il più buffo che io ricordi: una prova di assieme di Toscaa Verona. Io sdraiata su una sedia ginecologica , Scarpia ( Mastromarino ) su di me per baciarmi, calcoliamo male il timing per la mia fuga e ci diamo una testata clamorosa! Nell'udire il tonfo delle nostre teste che cozzavano l'orchestra si ferma , Mastromarino sviene! Arriva il medico e mi dice : ‘Signora, ma che testa dura ha ??’ Tutti a ridere, Alberto si riprende, e sulla mia testa comincia a comparire un ‘ficozzo’ enorme. Ci hanno preso in giro per anni!!
A Palermo, poi, una produzione di Pagliacci, sempre con Mastromarino, nella quale dall'alto i macchinisti dovevano calare un pollo spennato durante la commedia. Ogni sera un'incognita : il pollo scendeva o troppo presto, o troppo tardi, o non si staccava dal filo. Una sera mi è rimasta in mano solo la testa. Una gag nella gag. Non riuscivo a smetter di ridere!

C’è per caso qualcosa che vorrebbe dire che non le è stato mai chiesto?
Vorrei dire che la musica che facciamo è quanto di più alto si possa pensare. È un'arte sacra e per questo dovrebbe essere tenuta lontana da logiche politiche, economiche, di business, di interessi personali. Appartiene all'universo, non a qualche cerchia ristretta di esseri umani.

Infine, quali saranno i suoi prossimi impegni?
Tra i più importanti : un gala Wagner-Verdi a Macau, Butterfly a Pamplona e una a Salerno i primi di dicembre, Macbeth e Nabucco a Leipzig, Amica a Montecarlo, poi ancora Butterflya Venezia e Barcellona, Nabucco e Aida in Arena, e I due Foscariad Hamburg.

Un’agenda fittissima di impegni prestigiosissimi dunque, come del resto ci si può aspettare quando talento e grande personalità si fondono insieme. Ancora una volta mi reputo veramente fortunata per aver potuto conoscere meglio una persona così eccezionale, profonda, di alti valori morali e così dedita al suo lavoro. Credo fermamente che persone così speciali meritino tutta la felicità, i successi, i momenti magici, e le soddisfazioni che la vita possa donare loro. Ringrazio di cuore Amarilli Nizza per la sua disponibilità, in attesa di sentire di nuovo e prestissimo la sua meravigliosa voce in scena.

MTG


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FRESCHE NOTE : AVI AVITAL - BACH, TRASCRIZIONI PER MANDOLINO


Questo giovane mandolinista nato a Beersheba, in Israele, ha anche un po’ di Italia nella sua formazione artistica. Perfezionatosi al conservatorio ‘Pollini’ di Padova infatti, si è già esibito sul nostro territorio nazionale, oltre che in ambiti internazionali di prestigio, in Europa e oltreoceano. Si è fatto apprezzare per la grande sensibilità musicale e perizia virtuosistica, unitamente allo straordinario modo in cui, col suo mandolino, riesce sempre a regalare al pubblico momenti di vera poesia in note. È stato anche nominato come miglior solista ai prestigiosi Grammy Awards americani nel 2010. In questo CD, uscito il 4 settembre in Italia, Avi Avital interpreta alcuni capolavori di Johan Sebastian Bach trascritte per le corde del suo mandolino. Anche in questo caso, la sua tecnica è davvero notevole, intensa è l’interpretazione, davvero godibile il risultato.


BRANI:

di Johann Sebastian Bach (1685-1750)

1. Conc. per clavic..: BWV 1052 in re min. 1 Allegro   2 Adagio   3 Allegro
 Mandolino: Avi Avital  – Orchestra: Kammerakademie Potsdam 

2. Conc. per clavic..: BWV 1056 in fa min.  1 Allegro moderato   2 Largo   3 Presto
Mandolino: Avi Avital  – Orchestra: Kammerakademie Potsdam

3. Conc. per vl.: BWV 1041 in la min.   1 Allegro   2 Andante   3 Allegro assai
Mandolino: Avi Avital  – Orchestra: Kammerakademie Potsdam

4. Son. per fl. e b.c.: BWV 1034 in mi min.1 Adagio ma non troppo. 2 Allegro. 3 Andante. 4 Allegro
Mandolino: Avi Avital – Tiorba: Ophira Zakai  - violoncello: Ira Givol -  clavicembalo: Shalev Ad-El








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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a DESIRÉE RANCATORE


‘Sono grata al pubblico che mi sostiene ogni giorno’.

Se la storia dell’Opera del nostro paese ha potuto da sempre annoverare grandi personaggi tra le cantanti liriche, un nome che sicuramente fulgido risplende oggi nel firmamento delle nostre stelle operistiche è quello dell’incredibile soprano Desirée Rancatore. Le acrobazie della sua voce fanno sognare gli appassionati melomani, ed i suoi innumerevoli successi sono ormai storici, difatti ha cantato nei più importanti teatri del Mondo.  Una persona che rispecchia a pieno la sua città d’origine, Palermo: solare, allegra, che ama stare con la gente e non si risparmia nell’arricchire le risposte con dovizie di particolari ed aneddoti simpatici. Un vero piacere ascoltarla, oltre che sul palco, anche nella vita di tutti i giorni.


Come descriveresti la tua voce a chi non la conosce? E’ difficile descrivere o spiegare una voce nella sua pienezza, potrei usare degli aggettivi come solare, luminosa, calda e.. alta! Proprio come il sole, che sta tanto in alto sopra di noi.

Come descriveresti gli inizi della tua carriera e cosa ti ha portato ad intraprenderla? Io nasco in una famiglia musicale, mio padre clarinettista al teatro Massimo di Palermo e mia madre corista. Inoltre mio padre è un vero melomane, quindi a casa sin da bambina era un continuo ascoltare opere o concerti, sicché ho iniziato ad appassionarmi a questo genere musicale. Ho cominciato a studiare  pianoforte e violino e poi a frequentare un corso complementare di canto corale, dove c’era la finalità di preparare la ‘Petite messe solennelle’ di Rossini per eseguirla in concerto. Mi sono letteralmente innamorata del canto, partecipavo al corso con entusiasmo, ero l’ultima ad andar via, cosa che invece non succedeva col violino, non era una cosa che faceva per me, mi era stato consigliato, ma sentivo che non era la mia vera passione. Così ho iniziato a torturare mia madre per studiare canto, visto che lei cantava, ma non aveva mai pensato che io potessi interessarmi allo studio di questa disciplina. A sedici anni ho cominciato i miei studi principalmente con lei come insegnante, e da lì a diciotto anni sono stata ascoltata dal tenore Luca Canonici, che era rimasto colpito perché, pur con la mia voce da diciottenne, eseguivo arie piuttosto difficili, come quelle da concerto di Mozart, con apparente facilità. Quindi ha fatto ascoltare una mia registrazione al suo agente, e gli sono piaciuta! Non ho firmato subito un contratto, perché non pensavo alla ‘carriera’, non consideravo l’idea di farne proprio un lavoro, mi piaceva cantare, tutto qua. Ma poi è arrivato il debutto a Salisburgo, grazie ad un concorso di canto che si teneva in Belgio, dove io ero l’unica rappresentante italiana, con in commissione l’attuale sovrintendente del Teatro Real di Madrid, Gerard Mortier, ma che allora era sovrintendente al Festival di Salisburgo. Mi chiese di cantare Barbarina nelle Nozze di Figaro al suddetto Festival, ed io ovviamente accettai, ma senza realizzare che grande opportunità mi si fosse presentata. Mi trovavo in mezzo a nomi illustrissimi come Ildebrando D’Arcangeli, Susan Graham, il direttore Edo De Wart, per citarne solo alcuni, senza quasi rendermene conto; per me era un divertimento e basta. 

Ci sono ricordi particolarmente cari di questi anni di carriera? Ne ho tanti, ma i ricordi particolarmente cari sono legati soprattutto al mio periodo di studi, quando andavo dalla mia insegnante di canto a Roma, Margaret Baker Genovesi. La mia prima insegnante è mia madre, ma per perfezionarmi andavo a Roma ed ero molto spensierata, mi divertivo proprio tanto. Poi naturalmente ci sono le prime conquiste, i contratti che arrivavano, le conferme, e che dire del mio debutto in Giappone, indimenticabile! 



Come vivi il rapporto con il pubblico? C’è chi mi ama e che mi odia, non si può piacere a tutti. Ho notato che non c’è una via di mezzo tra chi mi adora e chi mi odia proprio, forse perché ho una voce particolare che può essere compresa e quindi apprezzata, oppure non gradita affatto. Ma posso dire che le persone che mi amano lo fanno veramente col cuore e lo manifestano in ogni modo. Ho degli ammiratori che mi seguono anche in giro per il mondo, fino a Pechino o Los Angeles, e se non possono venire mi chiedono sempre come va, come sto, veramente meravigliosi. Dei fan veri e straordinari, a cui sono molto riconoscente, e che ringrazio giornalmente anche tramite il mio fan club su internet, a cui cerco di dedicare sempre qualche minuto del mio tempo, perché mi preme far sapere loro che ci tengo molto. Anche perché tutti noi siamo impegnati nelle nostre vite, e come loro trovano il tempo per esternarmi il loro affetto, anche io ho il piacere di fare altrettanto.

Cosa avresti fatto se non avessi scelto questa carriera? La stilista!! Era uno dei miei sogni fin da piccola, sarei andata a Firenze a fare l’Accademia Pitti dopo il corso a Palermo. Disegnavo modellini, bamboline, avevo anche un gioco per creare i vestiti, ma mi obbligava ad usare i modelli predisposti e non mi dava soddisfazione, allora piuttosto facevo i miei scarabocchi, ma erano creazioni tutte mie. Che divertimento! Oggi purtroppo la moda vuole osare un po’ troppo per i miei gusti, quindi non mi piace tutto; adoravo Versace, amo lo stile Valentino e il grande Sarli, un sarto eccezionale. Armani è un genio, ma io sono troppo eccentrica per le sue creazioni.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera? Tantissimo. In questi tempi poi è fondamentale. Uno si deve adattare, pur non essendo d’accordissimo. Bisogna considerare che ci troviamo in un’epoca di mass media in cui non trovi un brutto in tv neanche a pagarlo, ed anche il pubblico d’Opera è piuttosto esigente, del resto è difficile credere ad una Mimì malata che magari pesa duecento chili, o ad una Violetta voluta da tutti, ma che poi non sia anche graziosa veramente. Non dico che il pubblico voglia vedere delle modelle sul palco, assolutamente, ma almeno gente gradevole, che però abbia la voce ovviamente.

Come studi un personaggio da interpretare? Studiando giorno e notte. Quando ho debuttato in ‘Les Pêcheurs de perles’ a Salerno per esempio, ho studiato sette ore al giorno, perché quando decido di fare una cosa la porto a termine con decisione, e così è stato con quest’opera, poi a fianco del Maestro Daniel Oren e col mio carissimo amico Celso Albelo, un’emozione!

Con quali colleghi lavori particolarmente bene? Con Celso sicuramente, che è come un fratello per me, siamo cresciuti artisticamente insieme e con lui ho cantato di più finora, ma poi ce ne sono tanti altri e non vorrei dimenticare nessuno: da Francesco Meli a Francesco Demuro, Antonio Poli, José Bros, tutti veramente carini con me.





Come si concilia un mestiere “frenetico” come il tuo con la vita familiare e privata? Difficilissimo, certo gli amici di sempre ci sono, grazie anche alla tecnologia che ci permette di comunicare in tanti modi; sento la mia famiglia quasi ogni giorno, del resto mia madre è la mia insegnante, esigentissima tra l’altro, quindi ci sentiamo anche per lavoro. Comunque è davvero poco il tempo che ho a disposizione per la vita privata, questo mestiere ti toglie tanto.

Come è il tuo rapporto con i Direttori d’Orchestra? Beh sicuramente è un rapporto di confronto, di scambio di pareri. Certo quando lavori con dei grandi mostri sacri puoi solo imparare. Una grandissima esperienza è stata lavorare col Maestro Riccardo Muti, che mi ha insegnato moltissimo, e con cui ho eseguito tante volte lo Stabat Materdi Pergolesi, un concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano con un pezzo contemporaneo,  e naturalmente come dimenticare l’inaugurazione della riapertura della Scalanel 2004, con l’Europa Riconosciutadi Salieri. Esperienze indimenticabili!

Hai mai sofferto di invidia o sei mai stata oggetto di invidie altrui? Purtroppo sì, tantissimo. Ma mi piacerebbe mettermi a confronto con queste persone e spiegare loro che non c’è molto da invidiare, non c’è solo la parte patinata che vedono loro, la mia è una vita difficile, piena di sacrifici, e di tantissimo studio. Inizio alla mattina con gli esercizi, che vanno fatti tutti i giorni. Può capitare un giorno in cui mi riposi, oppure in vacanza, ma non più di cinque o sei giorni si fila, le corde vocali non possono stare ferme. Bisogna esercitare tutto: corde, diaframma, fonazione, maschera, tutto appunto. E bisogna stare attenti a non gridare mai. Inoltre bisogna cercare di stare bene fisicamente, e anche questo talvolta non viene considerato, non si accetta che un’ artista possa stare poco bene una serata, devi essere sempre al cento per cento.  Ma lungi da me lamentarmi, ci mancherebbe!

Quale è la tua città del mondo preferita e dove riesci a rilassarti? Relax è a casa mia sicuramente, la mia villetta fuori Palermo. Quello è il mio paradiso. Ma sono stata bene anche a Parigi, adoro Madrid, e Barcellona mi ha impressionata! Non c’è una città dove preferirei stare piuttosto che un’altra. Forse un po’ Madrid, avendo un compagno madrileno, mi viene più immaginabile. Ma mi sento cittadina del mondo: che vogliamo dire di Roma? A parte il caos e i problemi che può avere, cosa si può dire di una città così splendida?




Dove si mangia meglio o peggio secondo te? Beh diciamo intanto che mi piace molto mangiare! Ma lo posso fare gran poco perché ho un metabolismo che va come i criceti, allora sono quasi sempre a dieta. Però quando non lo sono adoro mangiare. Cucino le cose che mi piacciono ed infatti so fare soprattutto i primi, che amo davvero. La carbonara è fra i miei piatti preferiti, come anche la pasta con le vongole, le paste in generale come dicevo. Si mangia molto bene in Puglia, infatti quando ho lavorato là tra una prova e l’altra ho fatto man bassa di orecchiette; ma poi vogliamo parlare di Bologna e Parma? Quando hai mangiato un bel ragù sei a posto. Si mangia benissimo anche in Giappone: lì ti offrono solo cibo di qualità, e addirittura a Tokyo ho mangiato degli spaghetti al dente incredibili! Amo molto anche la cucina Indiana. Comunque in generale mi adatto al cibo della città in cui mi trovo. Poi dipende dai gusti.

Cosa fai nel tempo libero? Amo molto andare al cinema e prediligo soprattutto i thriller psicologici. Mi piace sempre cercare di scoprire chi è il colpevole. Il mio film preferito è Seven, ho anche tutte le serie di Criminal Minds e di CSI, ma amo anche i vari Grey’s Anatomy e simili. Ogni tanto disegno, e poi sono letteralmente malata di shopping! Amo comprare i vestiti, una volta compravo anche cose che non mi andavano, ma le acquistavo semplicemente perché mi piacevano. E la cosa bella è che spesso al mattino apro l’armadio ed esclamo la tipica frase: non ho niente da mettere!!

Quali sono i tuoi cantanti preferiti del passato e del presente? Posso dire di essere una callassiana convinta. Non ho mai cercato di imitarla ovviamente, non mi permetterei, lei era unica ed inimitabile. Ma la adoro letteralmente. Il primo ascolto della sua Traviata mi ha impressionata! Apprezzo anche la Tebaldi, la Moffo, la Sutherland, la Gruberova, le cantanti che ascoltavo grazie ai dischi in vinile di mio padre. Uno dei miei miti del presente è la Devia, magari arrivare a dove è arrivata lei con la sua freschezza. Poi Natalie Dessay, con cui sono cresciuta facendo i suoi secondi cast, è un’altra cantante che stimo molto e da cui ho imparato tanto, una persona eccezionale.

Quali ruoli prediligi? Sono certamente tre: Lucia, Elvira e Amina, uno di Donizetti e due di Bellini, che sin da subito ho percepito come miei, gli altri invece sono cresciuti con me man mano, come Gilda per esempio.

Cosa fai poco prima di salire sul palcoscenico? Dunque, io sono un’abitudinaria, faccio le mie cose di sempre: mi alzo verso le nove e mezza - dieci, inizio a studiare verso mezzogiorno e mezzo, poi mangio un piatto di pasta, non faccio pennichella per non addormentare la voce, mi risposo solo un po’ sul divano, mi concentro sul personaggio che devo interpretare e mi preparo psicologicamente, poi prego: ho particolare simpatia per la figura di Gesù a cui mi affido, e mi rivolgo anche alla mia amica Ambra che è morta anni fa ed è il mio angelo custode. Non ho riti scaramantici, a parte augurare a tutti ‘in bocca al lupo’ prima della recita. 




Come vedi questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica? La crisi è un po’ ovunque, da noi ci sono teatri che la affrontano meglio e chi purtroppo non ne ha la possibilità. La cultura in generale è in difficoltà nel nostro paese, ma si cerca di resistere con certe eccezioni che funzionano molto bene. Sicuramente si deve investire in cultura perché questa alimenta il cervello. Bisogna far crescere una generazione con un cervello diverso, cosa che solo la cultura in generale può fare.

Cosa manca nella tua vita oggi? Diciamo che è nell’essere umano non essere mai contenti di quello che si ha, di non vedere bene quello che si possiede e di pensare a ciò che potresti avere. Ma mi rendo conto di essere fortunata; vorrei delle cose che non ho, ma sono felicissima per quelle che possiedo adesso. Vorrei debuttare al Metropolitan di New York, è un sogno che non ho ancora realizzato per esempio. Anche debuttare Traviata è un altro obiettivo che mi pongo da raggiungere, ma quello arriverà presto spero.

Ricordi qualche episodio buffo che sia capitato in scena? Uno divertentissimo che mi viene in mente è sicuramente quello che è capitato al Covent Gardendi Londra durante Falstaff:  un cast stellare per una produzione bellissima, molto fiabesca. Ma il suolo era difficile da calpestare, per cui  ad un certo punto la povera Bernadette Manca di Nissa è scivolata su una specie di erba finta ed è rimasta con le gambe all’aria, una calza in testa ed il cappello piegato all’indietro. Non sono riuscita a cantare nulla per cinque minuti dal ridere, e lei si è rialzata tranquillamente senza fare una piega ed ha continuato a cantare. Incredibile: un mito! Ho riso per giorni dopo. Un’altra volta invece a Zurigo in Rigoletto sono caduta di peso nella buca del suggeritore che non avevo visto, e questi è riuscito a tenermi su col piede mentre Leo Nucci mi tirava dall’altra parte. Dopo di questo abbiamo fatto pure il bis della ‘Vendetta’. Ne succedono di cose divertenti sul palco..

Qualcosa che vorresti dire a chi legge questa intervista? Sì, che sono una persona semplice, fondamentalmente buona, e forse non merito tutte le invidie che provano per me in tanti.

I tuoi prossimi impegni? Dopo Rigoletto alla Fenice, sarò a Parma sempre con Rigoletto, poi un concerto a Verona ad ottobre, a novembre a Parigi per la Fille du Régiment, a Pamplonacon Lucia di Lammermoor con la regia del mio fidanzato, quindi un concerto a Carrara, uno a Dicembre a Roma, e poi con il nuovo anno si ricomincia con altre recite di Rigoletto, tra cui a Londra con la London Symphony e a Barcellona al Gran Teatre del Liceu, l’ Elisir d’Amorea Torino e tanti altri progetti ancora. Non mi posso proprio lamentare insomma!

E a conclusione della nostra amichevole conversazione, posso dire con gioia di essere rimasta veramente colpita dalla notevole personalità di questa artista straordinaria, che nonostante la fama e i successi internazionali, è rimasta una persona umile e disponibile. Col cuore colmo di ammirazione saluto Desirée Rancatore, che è stato un grande piacere ed un onore incontrare, e sono sicura che la sua carriera proseguirà sempre più brillantemente e all’insegna di grandissimi successi, perché li merita tutti, quale talento incredibile e persona straordinaria.
MTG. 















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FRESCHE NOTE - VALENTINA LISITSA, LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL (19 giugno 2012)


Questa talentuosa pianista ucraina ha iniziato a suonare il pianoforte quasi in fasce ed ha eseguito il suo primo concerto solistico alla sorprendente età di quattro anni. Ha studiato al conservatorio di Kiev e vinto numerosi premi che ne sanciscono l’abilità tecnica ed interpretativa. In questo nuovo CD, uscito lo scorso 17 luglio, viene proposto lo straordinario concerto tenutosi a Londra il 19 giugno nella prestigiosa Royal Albert Hall, con una serie incredibile di brani celebri dei più grandi compositori dal ‘700 al ‘900. Per chi vuole gustare ex novo la magia della serata e per chi vuole riviverla, un disco imperdibile.


BRANI:

1.  Preludi op.23: n. 5 in sol min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
2. Bagatelle: WoO 59 in la min. "Per Elisa"
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
3.  Grandi studi da Paganini S.141: n. 3 La campanella in sol diesis min.
Franz Liszt (1811-1886)
4.  Preludi op.32: n. 5 in sol magg.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
5.  Notturni: n. 2 in mi bem. magg. op.9/2
Frédéric Chopin (1810-1849)
6.  Poèmes per pf.: op.32 n. 1 in fa diesis magg.
Alexander Scriabin (1872-1915)
7.  Poèmes per pf.: op.32 n. 2 in re magg.
Alexander Scriabin (1872-1915)
8.  Preludi op.32: n.12 in sol diesis min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
9.  Son. per pf.: n.14 in do diesis min. op.27/2 "Chiaro di luna"
   1 Adagio sostenuto
   2 Allegretto e trio
   3 Presto agitato
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
10.  Preludi op.32: n.10 in si min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
11.  Notturni: n.13 in do min. op.48/1
Frédéric Chopin (1810-1849)
12.  Studi da concerto (1848): n. 3 Un sospiro
Franz Liszt (1811-1886)
13.  Studi op.42: n. 3 in fa diesis min.
Alexander Scriabin (1872-1915)
14.  3 Sogni d'amore op.62 S.541 (Liebesträume): n. 3 in la bem. magg. (O lieb, so lang)
Franz Liszt (1811-1886)
15.  Etudes-Tableaux op.39: n. 6 in la min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
16.  Notturni: n. 8 in re bem. magg. op.27/2
Frédéric Chopin (1810-1849)








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DO, RE, MI..PRESENTO – INTERVISTA A SILVIA DALLA BENETTA


‘Canto perché amo cantare…’.

Non c’è frase più azzeccata per comprendere una persona davvero speciale che ha conquistato e conquista continuamente il cuore di centinaia di persone ogni volta che sale su di un palcoscenico. Silvia Dalla Benetta, soprano vicentino, è una delle più apprezzate cantati d’Opera che il nostro paese possa vantare in tutto il mondo attualmente. Reduce dai successi di Traviata a Torre del Lago e precedentemente a Firenze, ci concede  il suo tempo tra un impegno e l’altro della sua vita più che frenetica, come capita spesso ad artisti del suo calibro. È in grado di mettere subito a proprio agio l’interlocutore con cui si trova, è una persona davvero genuina e spontanea, come se ne trovano gran poche al giorno d’oggi. In un’atmosfera molto amichevole risponde con scioltezza a tutte le domande con spontaneità e semplicità, sempre ricca di particolari e molto serenamente, anche tra una risata e l’altra, a seconda dell’argomento trattato.






Come definiresti la tua voce? Ho sempre cercato di seguirne la naturale evoluzione. Dagli inizi come soprano leggero lirico di coloratura, e poi col tempo e l’esperienza, sempre senza andare controcorrente, offrendo al mio strumento  i personaggi giusti a seconda di quello che esso man mano le chiedeva, partendo per esempio dalle varie ‘Norina’ o ‘Adina’, anche a costo di dover rinunciare a dei ruoli molto appetibili, che comunque sono arrivati più avanti. Con gli anni ha preso più corpo, spostandosi verso il drammatico di agilità, debuttando in opere come ‘I Lombardi alla Prima Crociata’, ‘Il Corsaro’, piuttosto che ‘Butterfly’, o ‘Norma’. Però ‘Traviata’ c’è sempre stata, ed ha avuto anch’essa la sua evoluzione di pari passo con quella della mia voce, con le mie esperienze di vita, col mio ‘sentire’ il personaggio di Violetta sempre più profondamente, e con un peso vocale totalmente diverso. Chiaramente bisogna essere anche delle brave attrici in scena; non si può interpretare un personaggio senza viverlo in primis, ‘sentirlo’.
Come prepari un personaggio da interpretare? Leggo tutto quello che si può leggere del ruolo in questione, per esempio gli eventuali romanzi da cui può essere tratto, e poi mi piace molto andare a fondo delle parole, mi soffermo lungamente sul significato delle stesse e sull’emozione di un momento specifico, e poi naturalmente lo studio vocale: ascolto la musica, studio la partitura, provo e riprovo, ascolto anche le registrazioni del passato per sentire quello che c’è stato, come viene affrontato il ruolo, per poi farne un mio personaggio, mai un’imitazione. Analizzo soprattutto anche il perché di certe pause, il perché della punteggiatura in determinati punti, per dare un motivo a tutto quello che è scritto, il che mi aiuta ad entrare pienamente nello spirito del personaggio. In ogni ruolo che interpreto c’è anche e soprattutto ‘Silvia’, con le mie esperienze di vita, che si fondano e ritrovo in quelle del personaggio che interpreto.





Come descriveresti gli inizi della tua carriera? Sono stati stranissimi: i miei studi mi avrebbero condotta verso un altro tipo di arte, che ancora oggi mi affascina e riesco a praticare nel tempo libero: la pittura. Avendo frequentato l’Accademia di belle Arti, pensavo che la mia carriera si sarebbe indirizzata verso le arti figurative: amo infatti molto la ritrattistica. Poi però il colpo di fulmine con ‘Vissi d’arte’ della Tosca ascoltata per caso alla radio, e da lì una ricerca su tutto ciò che riguardava l’aria e successivamente l’opera da cui era tratta. Di seguito l’interesse per Puccini e le altre opere del grande Maestro, amando tutte le arie più celebri, da cui la passione sempre più grande verso questo genere di repertorio.
Ricordo ancora il mio esame d’ammissione al conservatorio, per il quale mi ero preparata su arie di diversa tessitura, persino maschile, generando lo stupore della giuria preposta ad esaminarmi, semplicemente perché mi piacevano quelle, preparate peraltro in brevissimo tempo e semplicemente ascoltando le musicassette, cantandoci sopra. Io cantavo e basta, mi piaceva farlo. Ebbene su una sessantina di iscritti e due posti a disposizione mi scelsero! Da lì subito concerti alla Fenice di Venezia, o presso la Chiesa di Vivaldi, manifestando una passione nel canto entusiastica ed una spigliatezza che ci sono ancora.
Per me cantare è quasi vitale, non ci sono elementi oggettivi nella vita che possano minacciare il buono stato della propria voce, e  quando si canta con amore lo si può fare in qualunque condizione, anche di salute.
Ci sono dei momenti difficili nella tua carriera? Ce ne sono certamente in un mondo così duro quale è quello della musica: porte che si chiudono laddove sembrava si aprissero portoni di opportunità, delusioni da persone insospettabili, oppure il fatto stesso di dover spesso stare da soli viaggiando così tanto in lungo ed in largo per il mondo. Ma la famiglia aiuta moltissimo col suo sostegno. Mi sento molto fortunata ad averne una che mi vuol bene e mi sostiene in questo lavoro tanto impegnativo e che spesso mi tiene lontana. E poi ci sono i momenti indimenticabili sul palco: il debutto a Parma, il debutto nei ruoli che ho sempre amato, come ad esempio ne ‘Le contes d’Hoffmann’, la ‘Semiramide’ e naturalmente il sostegno del pubblico ad ogni rappresentazione.




Come definisci il rapporto con i direttori d’orchestra? Dipende da quanto il maestro lasci spazio all’artista, se ognuno porta del suo, le diverse esperienze si incastrano per arrivare ad un buon prodotto finale.
Quanto conta l’immagine in questo lavoro? Conta fin troppo. Per molti bisogna essere ‘nel personaggio’ anche fuori dal palcoscenico, ma io non condivido questo modo di pensare, perché fuori dalla scena mi ritengo una persona normale con la sua famiglia e la sua vita di tutti i giorni. Una lezione di vita impartita a suo tempo dalla mia prima insegnante di canto. Sul palco sono ovviamente una diva come i diversi ruoli richiedono, ma dopo c’è l’altra vita, quella di ‘Silvia’.
Come ti poni con le regie d’Opera moderne? A volte certe regie contemporanee mettono in difficoltà un artista, ma un professionista cerca di adattarsi e fare sempre del suo meglio, esprimendo ancora di più se stesso. Quando, per esempio il palco è semi vuoto ci sia affida alla propria capacità attoriale per essere credibile.
Quali città preferisci? Amo moltissimo le città d’arte in generale, e in Toscana prediligo soprattutto Firenze, punto di collegamento con i miei studi passati, e in cui si mangia molto bene, ed uno dei miei piatti preferiti è la classica Fiorentina, insieme a tutti i cibi tipici che la Toscana sa offrire ai suoi visitatori!
Hai un gesto scaramantico prima di entrare in scena?Un piccolo gesto beneaugurante che  eseguo prima di entrare in scena è il segno della Croce. Pur non essendo praticante, ritengo che debba esistere un qualcosa aldilà della nostra vita, soprattutto quando essa ci riserva delle brutture in momenti particolarmente difficili.
Quali sono le tue letture preferite?  Accetto i buoni consigli degli amici su cosa acquistare, non ho un genere preferito, semplicemente i buoni libri ben scritti. Sto leggendo attualmente Carlos Ruiz Zafón, autore che ritengo molto interessante.
Quale è il tuo colore preferito? Il turchese che tende al verde petrolio, anche se non lo indosso molto, perché un po’ appariscente.
Quando sei a casa cosa ti piace fare? È importante molto riposare, ma recentemente ho ripreso i pennelli in mano, realizzando anche una mostra con i miei lavori preferiti.
Ti piace andare al cinema? Ci vado volentieri! Un film che mi ha lasciata particolarmente scossa è stato il ‘Miglio verde’ di Frank Darabont,  per l’intensità dei suoi contenuti, mentre il ‘Conte di Montecristo’ è uno dei film che ho visto più di una volta. Non esiste un film che vedrei all’infinito, il concetto stesso di infinito non mi piace molto, ma sicuramente un buon film si può vedere più di una volta per coglierne i dettagli che magari si sono persi precedentemente.
Preferisci il giorno o la notte? Amo particolarmente la notte, perché è più serena, calma, è silenziosa, svela solo alcune cose, e perché amo particolarmente la luna, e inoltre la sera mi sento più piena di energia, come se l’energia della notte fosse tutta per me. Per me l’energia che sappiamo emanare è qualcosa di speciale, la stessa che sprigiono sul palcoscenico e che dono completamente a chi mi ascolta, per cui dopo ogni recita mi sento particolarmente provata, perché in quel frangente ho donato tutta me stessa, l’energia vitale della musica e del ruolo che vivono in me!
Quali sono le cantanti che ti hanno ispirata del passato e del presente?Naturalmente Callas e  Tebaldi per il passato, e amo molto le grandi artiste di adesso: Devia, Dessì, Cedolins, per citare alcuni grandi nomi di oggi.
Quale è il tuo rapporto col pubblico? Indubbiamente ho un rapporto molto stretto con il mio pubblico, per cui cerco di avere una parola per tutti, perché il cantante è più gratificato dagli applausi che da qualunque altra cosa. I cantanti sono lì per loro e voglio che questo arrivi, che sentano le mie stesse emozioni, cercando di catturare l’attenzione della gente stessa, di cui mi ritengo al servizio, sprigionando moltissima energia, dando tutta me stessa, come spiegato prima.
Cosa pensi del momento particolare che la lirica sta vivendo in Italia?Spero sempre che le cose migliorino, ma non resta che stare a vedere attualmente visti i tagli che si continuano a perpetuare in campo culturale.
Cosa manca nella tua vita oggi? Se qualcosa mi manca adesso è solo la sicurezza, la tranquillità che purtroppo questo lavoro non riesce a dare. Ci sono momenti di grande soddisfazione lavorativa, e altri in cui sembra che torni il buio. Ma per fortuna tutto il resto è dato dalla mia splendida famiglia, che è sempre nel mio cuore ed è sempre presente. Fanno parte di questa anche gli   animali che amo moltissimo e popolano la mia casa, anche grazie alle cure che la mia adorata figlia presta loro: un cane, un gatto, una tartaruga ed un pesce, e prossimamente arriverà anche un bel  Maltese, per avere un cagnolino da portare in giro con me per farmi compagnia! (Mentre racconta queste cose si illumina raggiante).
Ci sonoaneddoti simpatici da raccontare in scena? Il più simpatico riguarda sicuramente un Rigoletto, dopo la scena del fazzoletto perso da Gilda. Un premuroso ed attento corista, credendo di farmi cosa gradita, pensò bene di raccogliere il suddetto fazzoletto dal palco pensando che lo avessi perso sul serio, e lo portò in camerino con gli occhi che si illuminavano per il bel servizio reso! Va da sé che il baritono che interpretava mio padre nella scena successiva fu costretto a far finta di raccogliere un fazzoletto inesistente dal pavimento..
Quali sono i tuoi prossimi impegni? Sarò in Marocco per Traviata e al Teatro alla Scala per Nabucconel ruolo di Anna, dopo un po’ di riposo estivo, ed altri progetti in fase di lavorazione.

Dopo un’ intervista dal sapore di chiacchierata tra due care amiche in cui ho avuto il piacere di scambiare idee ed esperienze con una persona ‘vera’, con tanta serenità mi accomiato dalla meravigliosa Silvia Dalla Benetta, augurandole tutto il meglio possibile e sperando di poterla incontrare presto di nuovo.
MTG





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