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DO RE MI…PRESENTO – intervista a … AMARILLI NIZZA

'La famiglia è la mia base, il mio equilibrio'

Forse non tutti sanno che tra le antenate del soprano milanese Amarilli Nizza, vanto della lirica italiana in tutto il mondo, figura niente meno che la cantante che fu di ispirazione per Pyotr Ilyich Tchaikovskji ed amica dello Zar di Russia, Medea Mei Figner. Da lei ha certamente ereditato un talento straordinario, una  presenza scenica impressionante, una voce ricca, piena, potente e tale da poter interpretare un vastissimo repertorio operistico. I teatri più importanti la cercano ed il pubblico la adora. Una persona molto disponibile e gentile, che tra un impegno e l’altro mi concede questa intervista con tanta simpatia e spontaneità

Come descriverebbe la sua voce a chi non la conosce?
Questa domanda è veramente difficile perché la voce è qualche cosa che si percepisce, direi ‘vibrazionalmente’ ed in maniera molto soggettiva. Inoltre ogni voce muta col passare degli anni e, se ben gestita,  può diventare sempre più perfetta.
Il mio "strumento" di natura è sicuramente indirizzato verso una certa drammaticità e pastosità, grazie alla tecnica però, è in grado di essere anche agile ed elegiaco.
La definirei una voce molto eclettica, di grande estensione ed estremamente flessibile :  al servizio dello spartito.

Come descriverebbe gli inizi della sua carriera e cosa l’ha portata ad intraprenderla?
Sono nata in una famiglia nella quale da ben quattro generazioni si sono avvicendate vere e proprie dive del bel canto. La prima fu Medea Mei Figner, musa di Tchaikovskji , nonché mia trisnonna (un soprano ‘falcon’), poi la mia bisnonna Mery Mirabella (un magnifico soprano drammatico) e infine mia nonna ( la mia maestra ) Claudia Biadi, pianista e soprano leggero di coloratura. È stato un percorso piuttosto naturale, avendo una maestra in casa, quello di dedicarmi allo studio, prima del pianoforte, e poi del canto. All'inizio , quattordicenne, ero nel coro creato da mia nonna ad Anguillara e solista in chiesa nelle funzioni nuziali. Poi , durante gli anni di liceo ( scientifico ) e dell' Università , ha cominciato a farsi strada sempre più prepotentemente il desiderio di intraprendere una carriera lirica. Era solo un sogno, non sapevo se ci sarei riuscita

Quali sono i ricordi più cari della sua carriera e i momenti che le danno maggiore soddisfazione?
Tra i ricordi più cari ci sono le ore di lezione passate nello studio di mia nonna, la vittoria al concorso ‘Mattia Battistini’ a soli 20 anni , grazie alla quale il maestro Maurizio Rinaldi mi ha fatto debuttare Cio-Cio-San nella Madama Butterfly, dopo tre mesi di prove passate in un piccolo teatro a Trevignano, nelle quali minuziosamente si preparavano le opere messe in concorso.
Tra i momenti di maggior soddisfazione sicuramente l’ aver potuto incidere in cd e video i tre ruoli del Trittico e poter portare in scena Butterfly, e tutto il repertorio pucciniano, con consensi ogni volta eclatanti. Inoltre Aida e Lady Macbeth sono due ruoli che ho nel cuore e che mi stanno dando enorme soddisfazione.



Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
La giornalista probabilmente o la scrittrice, o la psicologa (visti i miei studi universitari ). Ma credo, in realtà, di star facendo esattamente quello che avrei dovuto fare.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Dipende. Se parliamo di una carriera proiettata verso i dvd, il mercato discografico e i media, conta sicuramente moltissimo. Direi che è fondamentale. Se parliamo, invece, di una carriera teatrale, costruita nel tempo, giorno per giorno, tesa a durare magari 30 o 40 anni ( evento ormai raro ), conta molto meno. Nel secondo caso è fondamentale la voce, la tecnica, l'abnegazione, l'amore vero per il palcoscenico. Nel primo tutto ciò è secondario.

Come studia un personaggio da interpretare?
Mi faccio guidare dall'istinto, ascoltando svariate volte le melodie assegnate al personaggio, e dal testo dello spartito. La parola in primis! Attraverso il linguaggio di un personaggio ci è dato sapere come l'autore pensava di caratterizzarlo e quale taglio psicologico si debba affrontare.
Ci sono poi migliaia di indicazioni musicali, che io rispetto scrupolosamente, che tratteggiano i ruoli. Laddove ci sono 4 pppp ( pianissimo ) si deve esprimere dolcezza, laddove ci sono 3 fff, forza o rabbia. Insomma è tutto scritto, in realtà.
Poi, di volta in volta, si può cambiare taglio interpretativo a seconda delle esigenze registiche, ma sempre nel rispetto del compositore, che spesso si scosta, anche nel caso di personaggi storici, da quelli letterari.
Insomma io resto fedele a quello che i sommi maestri hanno scritto.



Come si concilia un mestiere “frenetico” come il suo con la vita familiare/privata?
Con tanti sacrifici, spesso tanta stanchezza e mettendo da parte l'egoismo.
Il rapporto con la mia famiglia è bellissimo. È la mia base, il mio equilibrio, la mia forza. La famiglia viene infatti prima di qualunque cosa, per me. Ma mio marito e mio figlio sanno quanto la mia arte sia importante e necessiti di dedizione totale, di studio incessante e di tanto allenamento.
Ogni giorno le ore dedicate al canto sono tante. Quindi solo persone di grande generosità riescono a tenere insieme tutto e a portare avanti una famiglia con equilibrio. Mio marito è meraviglioso e fondamentale per questo equilibrio. Sempre comprensivo e attento.

Qual è il suo rapporto con le regie d’opera tradizionali e quelle moderne?
Adoro i registi e il teatro di regia. Non potrei prescindere dalle messe in scena e non amo particolarmente i concerti proprio perché manca l'aspetto registico.
Mi piace molto diversificare e passare da regie tradizionali a spettacoli innovativi e moderni. Sono molto fortunata perché negli ultimi anni mi è capitato davvero spesso di costruire personaggi bellissimi assieme a meravigliosi registi.

Come definirebbe il rapporto con i direttori d’orchestra?
Molto bello e molto importante.
Tra cantante e direttore deve crearsi grande complicità e unità di intenti. È quasi sempre possibile, a meno che non si senta la musica in modo davvero troppo diverso, e allora il risultato finale non è ottimale. Ma quando si crea questa alchimia e questo sodalizio, si possono tirare fuori interpretazioni meravigliose.

Ha mai sofferto di invidia o è mai stata oggetto di invidie altrui?
Credo che l'invidia sia un sentimento primitivo da combattere. Non ne provo per gli altri perché penso sempre che dietro le facciate più dorate possano spesso celarsi grandi dolori e sofferenze che non ci è dato sapere. Penso, inoltre, che le cose vadano sempre come devono andare e che se si segue un percorso piuttosto che un altro è perché così deve essere.
Temo di essere stata oggetto di invidie altrui, ma non me ne curo più di tanto. Fa parte del mestiere...






Qual è la città del mondo che preferisce e dove le piace stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Quando non lavoro voglio stare a casa mia, sul lago di Bracciano, immersa nella natura e nella tranquillità a occuparmi del mio giardino.
Ci sono tali e tante città meravigliose nel mondo , ma io non amo stare in città. È l'unico aspetto del mio lavoro che veramente pesa. Amo visitare città nuove, ma dopo 4 o 5 giorni sento il bisogno di natura : laghi, mare, montagne, colline. Il mio animo ha un profondo bisogno di elementi naturali .

Dove si mangia meglio secondo lei, oppure peggio?
Adoro la cucina orientale e quella giapponese in particolare .
Amo piatti poco elaborati, poco speziati e poco grassi, anche se il fritto mi piace.
La cucina che detesto è quella francese : troppi intingoli, pepe, salse, panna.. Tutte schifezze che mi fanno venire un gran mal di stomaco! Ma ‘ww’ il coquillage ( frutti di mare crudi in quantità) e la pasticceria francese!!

E quindi quale è il suo cibo preferito?
Sicuramente verdure in tutti i modi e pesce!

Qual è il suo rapporto con la spiritualità? È superstiziosa?
Il mio rapporto con la spiritualità è sicuramente molto profondo, e no, non sono superstiziosa.

Parliamo un po’ hobby: cosa le piace fare nel tempo libero?
Lettura , lettura, lettura. Leggo testi di fisica quantistica (che non ho mai smesso di studiare dai tempi del liceo), filosofia, spiritualità. Poi il cinema. amo molto la cinematografia. Il mio film preferito è Forrest Gump

Il suo colore preferito, il fiore che più le piace?
Amo l’azzurro e mi piace la gardenia.

Ama più il giorno o la notte?
Direi il giorno.

Quali sono i suoi cantanti preferiti del passato e del presente?
Beh del passato la mia trisnonna Medea, del presente Renata Scotto.

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Indubbiamente scaldo molto la voce. 


Come vive il rapporto con il pubblico?
Il pubblico è tutta la mia forza. Canto per il pubblico sperando di arrecare gioia e di emozionare.
Con molte persone si è instaurato un rapporto personale profondo. Conosciuti come fan, sono poi diventati amici e si è creata una familiarità per cui mi seguono anche all'estero. C'è chi dall'Italia mi ha seguito fino a Buenos Aires…. che meraviglia! Sono sempre commossa da queste manifestazioni di stima e cerco di dare sempre il massimo per non deludere .

Cosa rappresenta per lei l’Arena di Verona, dove ha avuto tanto successo anche questa estate?
L'Arena è una seconda casa. Ho iniziato il rapporto con Verona nel 2003 e l'anno prossimo saranno 10 anni di relazione ininterrotta. Una bellissima relazione: premio ‘Giulietta’ per Aida nel 2006, premio ‘Zenatello’ nel 2010. Affetto enorme del pubblico. Atmosfera unica al mondo sul palco areniano.. adoro Verona!

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
È una crisi internazionale che riguarda tutti i settori. C'è chi sta vivendo situazioni estremamente drammatiche. Un momento duro per l'umanità. Credo sia un punto di svolta nel quale tutto ciò che è nato su basi sbagliate sta implodendo . Speriamo che dalle ceneri rinasca un sistema economico più giusto e meno allucinante di questo, che è proiettato solo all'accumulo di denaro.

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Ho un figlio di 14 anni e vorrei immaginare per lui un mondo più giusto. Nel mio piccolo cerco di trasmettergli altri valori, il distacco dal consumismo, l'importanza di essere eticamente corretti, di fare le cose per la gioia di farle, senza secondi fini.

Cosa manca nella sua vita oggi?
Sono molto felice della mia vita, ma è difficile non essere empatici nei confronti di ciò che ci sta intorno e mi addolora vedere tante persone in difficoltà.

Ci sono stati episodi buffi nel backstage o in scena che le piacerebbe raccontare?
Il più buffo che io ricordi: una prova di assieme di Toscaa Verona. Io sdraiata su una sedia ginecologica , Scarpia ( Mastromarino ) su di me per baciarmi, calcoliamo male il timing per la mia fuga e ci diamo una testata clamorosa! Nell'udire il tonfo delle nostre teste che cozzavano l'orchestra si ferma , Mastromarino sviene! Arriva il medico e mi dice : ‘Signora, ma che testa dura ha ??’ Tutti a ridere, Alberto si riprende, e sulla mia testa comincia a comparire un ‘ficozzo’ enorme. Ci hanno preso in giro per anni!!
A Palermo, poi, una produzione di Pagliacci, sempre con Mastromarino, nella quale dall'alto i macchinisti dovevano calare un pollo spennato durante la commedia. Ogni sera un'incognita : il pollo scendeva o troppo presto, o troppo tardi, o non si staccava dal filo. Una sera mi è rimasta in mano solo la testa. Una gag nella gag. Non riuscivo a smetter di ridere!

C’è per caso qualcosa che vorrebbe dire che non le è stato mai chiesto?
Vorrei dire che la musica che facciamo è quanto di più alto si possa pensare. È un'arte sacra e per questo dovrebbe essere tenuta lontana da logiche politiche, economiche, di business, di interessi personali. Appartiene all'universo, non a qualche cerchia ristretta di esseri umani.

Infine, quali saranno i suoi prossimi impegni?
Tra i più importanti : un gala Wagner-Verdi a Macau, Butterfly a Pamplona e una a Salerno i primi di dicembre, Macbeth e Nabucco a Leipzig, Amica a Montecarlo, poi ancora Butterflya Venezia e Barcellona, Nabucco e Aida in Arena, e I due Foscariad Hamburg.

Un’agenda fittissima di impegni prestigiosissimi dunque, come del resto ci si può aspettare quando talento e grande personalità si fondono insieme. Ancora una volta mi reputo veramente fortunata per aver potuto conoscere meglio una persona così eccezionale, profonda, di alti valori morali e così dedita al suo lavoro. Credo fermamente che persone così speciali meritino tutta la felicità, i successi, i momenti magici, e le soddisfazioni che la vita possa donare loro. Ringrazio di cuore Amarilli Nizza per la sua disponibilità, in attesa di sentire di nuovo e prestissimo la sua meravigliosa voce in scena.

MTG


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FRESCHE NOTE : AVI AVITAL - BACH, TRASCRIZIONI PER MANDOLINO


Questo giovane mandolinista nato a Beersheba, in Israele, ha anche un po’ di Italia nella sua formazione artistica. Perfezionatosi al conservatorio ‘Pollini’ di Padova infatti, si è già esibito sul nostro territorio nazionale, oltre che in ambiti internazionali di prestigio, in Europa e oltreoceano. Si è fatto apprezzare per la grande sensibilità musicale e perizia virtuosistica, unitamente allo straordinario modo in cui, col suo mandolino, riesce sempre a regalare al pubblico momenti di vera poesia in note. È stato anche nominato come miglior solista ai prestigiosi Grammy Awards americani nel 2010. In questo CD, uscito il 4 settembre in Italia, Avi Avital interpreta alcuni capolavori di Johan Sebastian Bach trascritte per le corde del suo mandolino. Anche in questo caso, la sua tecnica è davvero notevole, intensa è l’interpretazione, davvero godibile il risultato.


BRANI:

di Johann Sebastian Bach (1685-1750)

1. Conc. per clavic..: BWV 1052 in re min. 1 Allegro   2 Adagio   3 Allegro
 Mandolino: Avi Avital  – Orchestra: Kammerakademie Potsdam 

2. Conc. per clavic..: BWV 1056 in fa min.  1 Allegro moderato   2 Largo   3 Presto
Mandolino: Avi Avital  – Orchestra: Kammerakademie Potsdam

3. Conc. per vl.: BWV 1041 in la min.   1 Allegro   2 Andante   3 Allegro assai
Mandolino: Avi Avital  – Orchestra: Kammerakademie Potsdam

4. Son. per fl. e b.c.: BWV 1034 in mi min.1 Adagio ma non troppo. 2 Allegro. 3 Andante. 4 Allegro
Mandolino: Avi Avital – Tiorba: Ophira Zakai  - violoncello: Ira Givol -  clavicembalo: Shalev Ad-El








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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a DESIRÉE RANCATORE


‘Sono grata al pubblico che mi sostiene ogni giorno’.

Se la storia dell’Opera del nostro paese ha potuto da sempre annoverare grandi personaggi tra le cantanti liriche, un nome che sicuramente fulgido risplende oggi nel firmamento delle nostre stelle operistiche è quello dell’incredibile soprano Desirée Rancatore. Le acrobazie della sua voce fanno sognare gli appassionati melomani, ed i suoi innumerevoli successi sono ormai storici, difatti ha cantato nei più importanti teatri del Mondo.  Una persona che rispecchia a pieno la sua città d’origine, Palermo: solare, allegra, che ama stare con la gente e non si risparmia nell’arricchire le risposte con dovizie di particolari ed aneddoti simpatici. Un vero piacere ascoltarla, oltre che sul palco, anche nella vita di tutti i giorni.


Come descriveresti la tua voce a chi non la conosce? E’ difficile descrivere o spiegare una voce nella sua pienezza, potrei usare degli aggettivi come solare, luminosa, calda e.. alta! Proprio come il sole, che sta tanto in alto sopra di noi.

Come descriveresti gli inizi della tua carriera e cosa ti ha portato ad intraprenderla? Io nasco in una famiglia musicale, mio padre clarinettista al teatro Massimo di Palermo e mia madre corista. Inoltre mio padre è un vero melomane, quindi a casa sin da bambina era un continuo ascoltare opere o concerti, sicché ho iniziato ad appassionarmi a questo genere musicale. Ho cominciato a studiare  pianoforte e violino e poi a frequentare un corso complementare di canto corale, dove c’era la finalità di preparare la ‘Petite messe solennelle’ di Rossini per eseguirla in concerto. Mi sono letteralmente innamorata del canto, partecipavo al corso con entusiasmo, ero l’ultima ad andar via, cosa che invece non succedeva col violino, non era una cosa che faceva per me, mi era stato consigliato, ma sentivo che non era la mia vera passione. Così ho iniziato a torturare mia madre per studiare canto, visto che lei cantava, ma non aveva mai pensato che io potessi interessarmi allo studio di questa disciplina. A sedici anni ho cominciato i miei studi principalmente con lei come insegnante, e da lì a diciotto anni sono stata ascoltata dal tenore Luca Canonici, che era rimasto colpito perché, pur con la mia voce da diciottenne, eseguivo arie piuttosto difficili, come quelle da concerto di Mozart, con apparente facilità. Quindi ha fatto ascoltare una mia registrazione al suo agente, e gli sono piaciuta! Non ho firmato subito un contratto, perché non pensavo alla ‘carriera’, non consideravo l’idea di farne proprio un lavoro, mi piaceva cantare, tutto qua. Ma poi è arrivato il debutto a Salisburgo, grazie ad un concorso di canto che si teneva in Belgio, dove io ero l’unica rappresentante italiana, con in commissione l’attuale sovrintendente del Teatro Real di Madrid, Gerard Mortier, ma che allora era sovrintendente al Festival di Salisburgo. Mi chiese di cantare Barbarina nelle Nozze di Figaro al suddetto Festival, ed io ovviamente accettai, ma senza realizzare che grande opportunità mi si fosse presentata. Mi trovavo in mezzo a nomi illustrissimi come Ildebrando D’Arcangeli, Susan Graham, il direttore Edo De Wart, per citarne solo alcuni, senza quasi rendermene conto; per me era un divertimento e basta. 

Ci sono ricordi particolarmente cari di questi anni di carriera? Ne ho tanti, ma i ricordi particolarmente cari sono legati soprattutto al mio periodo di studi, quando andavo dalla mia insegnante di canto a Roma, Margaret Baker Genovesi. La mia prima insegnante è mia madre, ma per perfezionarmi andavo a Roma ed ero molto spensierata, mi divertivo proprio tanto. Poi naturalmente ci sono le prime conquiste, i contratti che arrivavano, le conferme, e che dire del mio debutto in Giappone, indimenticabile! 



Come vivi il rapporto con il pubblico? C’è chi mi ama e che mi odia, non si può piacere a tutti. Ho notato che non c’è una via di mezzo tra chi mi adora e chi mi odia proprio, forse perché ho una voce particolare che può essere compresa e quindi apprezzata, oppure non gradita affatto. Ma posso dire che le persone che mi amano lo fanno veramente col cuore e lo manifestano in ogni modo. Ho degli ammiratori che mi seguono anche in giro per il mondo, fino a Pechino o Los Angeles, e se non possono venire mi chiedono sempre come va, come sto, veramente meravigliosi. Dei fan veri e straordinari, a cui sono molto riconoscente, e che ringrazio giornalmente anche tramite il mio fan club su internet, a cui cerco di dedicare sempre qualche minuto del mio tempo, perché mi preme far sapere loro che ci tengo molto. Anche perché tutti noi siamo impegnati nelle nostre vite, e come loro trovano il tempo per esternarmi il loro affetto, anche io ho il piacere di fare altrettanto.

Cosa avresti fatto se non avessi scelto questa carriera? La stilista!! Era uno dei miei sogni fin da piccola, sarei andata a Firenze a fare l’Accademia Pitti dopo il corso a Palermo. Disegnavo modellini, bamboline, avevo anche un gioco per creare i vestiti, ma mi obbligava ad usare i modelli predisposti e non mi dava soddisfazione, allora piuttosto facevo i miei scarabocchi, ma erano creazioni tutte mie. Che divertimento! Oggi purtroppo la moda vuole osare un po’ troppo per i miei gusti, quindi non mi piace tutto; adoravo Versace, amo lo stile Valentino e il grande Sarli, un sarto eccezionale. Armani è un genio, ma io sono troppo eccentrica per le sue creazioni.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera? Tantissimo. In questi tempi poi è fondamentale. Uno si deve adattare, pur non essendo d’accordissimo. Bisogna considerare che ci troviamo in un’epoca di mass media in cui non trovi un brutto in tv neanche a pagarlo, ed anche il pubblico d’Opera è piuttosto esigente, del resto è difficile credere ad una Mimì malata che magari pesa duecento chili, o ad una Violetta voluta da tutti, ma che poi non sia anche graziosa veramente. Non dico che il pubblico voglia vedere delle modelle sul palco, assolutamente, ma almeno gente gradevole, che però abbia la voce ovviamente.

Come studi un personaggio da interpretare? Studiando giorno e notte. Quando ho debuttato in ‘Les Pêcheurs de perles’ a Salerno per esempio, ho studiato sette ore al giorno, perché quando decido di fare una cosa la porto a termine con decisione, e così è stato con quest’opera, poi a fianco del Maestro Daniel Oren e col mio carissimo amico Celso Albelo, un’emozione!

Con quali colleghi lavori particolarmente bene? Con Celso sicuramente, che è come un fratello per me, siamo cresciuti artisticamente insieme e con lui ho cantato di più finora, ma poi ce ne sono tanti altri e non vorrei dimenticare nessuno: da Francesco Meli a Francesco Demuro, Antonio Poli, José Bros, tutti veramente carini con me.





Come si concilia un mestiere “frenetico” come il tuo con la vita familiare e privata? Difficilissimo, certo gli amici di sempre ci sono, grazie anche alla tecnologia che ci permette di comunicare in tanti modi; sento la mia famiglia quasi ogni giorno, del resto mia madre è la mia insegnante, esigentissima tra l’altro, quindi ci sentiamo anche per lavoro. Comunque è davvero poco il tempo che ho a disposizione per la vita privata, questo mestiere ti toglie tanto.

Come è il tuo rapporto con i Direttori d’Orchestra? Beh sicuramente è un rapporto di confronto, di scambio di pareri. Certo quando lavori con dei grandi mostri sacri puoi solo imparare. Una grandissima esperienza è stata lavorare col Maestro Riccardo Muti, che mi ha insegnato moltissimo, e con cui ho eseguito tante volte lo Stabat Materdi Pergolesi, un concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano con un pezzo contemporaneo,  e naturalmente come dimenticare l’inaugurazione della riapertura della Scalanel 2004, con l’Europa Riconosciutadi Salieri. Esperienze indimenticabili!

Hai mai sofferto di invidia o sei mai stata oggetto di invidie altrui? Purtroppo sì, tantissimo. Ma mi piacerebbe mettermi a confronto con queste persone e spiegare loro che non c’è molto da invidiare, non c’è solo la parte patinata che vedono loro, la mia è una vita difficile, piena di sacrifici, e di tantissimo studio. Inizio alla mattina con gli esercizi, che vanno fatti tutti i giorni. Può capitare un giorno in cui mi riposi, oppure in vacanza, ma non più di cinque o sei giorni si fila, le corde vocali non possono stare ferme. Bisogna esercitare tutto: corde, diaframma, fonazione, maschera, tutto appunto. E bisogna stare attenti a non gridare mai. Inoltre bisogna cercare di stare bene fisicamente, e anche questo talvolta non viene considerato, non si accetta che un’ artista possa stare poco bene una serata, devi essere sempre al cento per cento.  Ma lungi da me lamentarmi, ci mancherebbe!

Quale è la tua città del mondo preferita e dove riesci a rilassarti? Relax è a casa mia sicuramente, la mia villetta fuori Palermo. Quello è il mio paradiso. Ma sono stata bene anche a Parigi, adoro Madrid, e Barcellona mi ha impressionata! Non c’è una città dove preferirei stare piuttosto che un’altra. Forse un po’ Madrid, avendo un compagno madrileno, mi viene più immaginabile. Ma mi sento cittadina del mondo: che vogliamo dire di Roma? A parte il caos e i problemi che può avere, cosa si può dire di una città così splendida?




Dove si mangia meglio o peggio secondo te? Beh diciamo intanto che mi piace molto mangiare! Ma lo posso fare gran poco perché ho un metabolismo che va come i criceti, allora sono quasi sempre a dieta. Però quando non lo sono adoro mangiare. Cucino le cose che mi piacciono ed infatti so fare soprattutto i primi, che amo davvero. La carbonara è fra i miei piatti preferiti, come anche la pasta con le vongole, le paste in generale come dicevo. Si mangia molto bene in Puglia, infatti quando ho lavorato là tra una prova e l’altra ho fatto man bassa di orecchiette; ma poi vogliamo parlare di Bologna e Parma? Quando hai mangiato un bel ragù sei a posto. Si mangia benissimo anche in Giappone: lì ti offrono solo cibo di qualità, e addirittura a Tokyo ho mangiato degli spaghetti al dente incredibili! Amo molto anche la cucina Indiana. Comunque in generale mi adatto al cibo della città in cui mi trovo. Poi dipende dai gusti.

Cosa fai nel tempo libero? Amo molto andare al cinema e prediligo soprattutto i thriller psicologici. Mi piace sempre cercare di scoprire chi è il colpevole. Il mio film preferito è Seven, ho anche tutte le serie di Criminal Minds e di CSI, ma amo anche i vari Grey’s Anatomy e simili. Ogni tanto disegno, e poi sono letteralmente malata di shopping! Amo comprare i vestiti, una volta compravo anche cose che non mi andavano, ma le acquistavo semplicemente perché mi piacevano. E la cosa bella è che spesso al mattino apro l’armadio ed esclamo la tipica frase: non ho niente da mettere!!

Quali sono i tuoi cantanti preferiti del passato e del presente? Posso dire di essere una callassiana convinta. Non ho mai cercato di imitarla ovviamente, non mi permetterei, lei era unica ed inimitabile. Ma la adoro letteralmente. Il primo ascolto della sua Traviata mi ha impressionata! Apprezzo anche la Tebaldi, la Moffo, la Sutherland, la Gruberova, le cantanti che ascoltavo grazie ai dischi in vinile di mio padre. Uno dei miei miti del presente è la Devia, magari arrivare a dove è arrivata lei con la sua freschezza. Poi Natalie Dessay, con cui sono cresciuta facendo i suoi secondi cast, è un’altra cantante che stimo molto e da cui ho imparato tanto, una persona eccezionale.

Quali ruoli prediligi? Sono certamente tre: Lucia, Elvira e Amina, uno di Donizetti e due di Bellini, che sin da subito ho percepito come miei, gli altri invece sono cresciuti con me man mano, come Gilda per esempio.

Cosa fai poco prima di salire sul palcoscenico? Dunque, io sono un’abitudinaria, faccio le mie cose di sempre: mi alzo verso le nove e mezza - dieci, inizio a studiare verso mezzogiorno e mezzo, poi mangio un piatto di pasta, non faccio pennichella per non addormentare la voce, mi risposo solo un po’ sul divano, mi concentro sul personaggio che devo interpretare e mi preparo psicologicamente, poi prego: ho particolare simpatia per la figura di Gesù a cui mi affido, e mi rivolgo anche alla mia amica Ambra che è morta anni fa ed è il mio angelo custode. Non ho riti scaramantici, a parte augurare a tutti ‘in bocca al lupo’ prima della recita. 




Come vedi questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica? La crisi è un po’ ovunque, da noi ci sono teatri che la affrontano meglio e chi purtroppo non ne ha la possibilità. La cultura in generale è in difficoltà nel nostro paese, ma si cerca di resistere con certe eccezioni che funzionano molto bene. Sicuramente si deve investire in cultura perché questa alimenta il cervello. Bisogna far crescere una generazione con un cervello diverso, cosa che solo la cultura in generale può fare.

Cosa manca nella tua vita oggi? Diciamo che è nell’essere umano non essere mai contenti di quello che si ha, di non vedere bene quello che si possiede e di pensare a ciò che potresti avere. Ma mi rendo conto di essere fortunata; vorrei delle cose che non ho, ma sono felicissima per quelle che possiedo adesso. Vorrei debuttare al Metropolitan di New York, è un sogno che non ho ancora realizzato per esempio. Anche debuttare Traviata è un altro obiettivo che mi pongo da raggiungere, ma quello arriverà presto spero.

Ricordi qualche episodio buffo che sia capitato in scena? Uno divertentissimo che mi viene in mente è sicuramente quello che è capitato al Covent Gardendi Londra durante Falstaff:  un cast stellare per una produzione bellissima, molto fiabesca. Ma il suolo era difficile da calpestare, per cui  ad un certo punto la povera Bernadette Manca di Nissa è scivolata su una specie di erba finta ed è rimasta con le gambe all’aria, una calza in testa ed il cappello piegato all’indietro. Non sono riuscita a cantare nulla per cinque minuti dal ridere, e lei si è rialzata tranquillamente senza fare una piega ed ha continuato a cantare. Incredibile: un mito! Ho riso per giorni dopo. Un’altra volta invece a Zurigo in Rigoletto sono caduta di peso nella buca del suggeritore che non avevo visto, e questi è riuscito a tenermi su col piede mentre Leo Nucci mi tirava dall’altra parte. Dopo di questo abbiamo fatto pure il bis della ‘Vendetta’. Ne succedono di cose divertenti sul palco..

Qualcosa che vorresti dire a chi legge questa intervista? Sì, che sono una persona semplice, fondamentalmente buona, e forse non merito tutte le invidie che provano per me in tanti.

I tuoi prossimi impegni? Dopo Rigoletto alla Fenice, sarò a Parma sempre con Rigoletto, poi un concerto a Verona ad ottobre, a novembre a Parigi per la Fille du Régiment, a Pamplonacon Lucia di Lammermoor con la regia del mio fidanzato, quindi un concerto a Carrara, uno a Dicembre a Roma, e poi con il nuovo anno si ricomincia con altre recite di Rigoletto, tra cui a Londra con la London Symphony e a Barcellona al Gran Teatre del Liceu, l’ Elisir d’Amorea Torino e tanti altri progetti ancora. Non mi posso proprio lamentare insomma!

E a conclusione della nostra amichevole conversazione, posso dire con gioia di essere rimasta veramente colpita dalla notevole personalità di questa artista straordinaria, che nonostante la fama e i successi internazionali, è rimasta una persona umile e disponibile. Col cuore colmo di ammirazione saluto Desirée Rancatore, che è stato un grande piacere ed un onore incontrare, e sono sicura che la sua carriera proseguirà sempre più brillantemente e all’insegna di grandissimi successi, perché li merita tutti, quale talento incredibile e persona straordinaria.
MTG. 















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FRESCHE NOTE - VALENTINA LISITSA, LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL (19 giugno 2012)


Questa talentuosa pianista ucraina ha iniziato a suonare il pianoforte quasi in fasce ed ha eseguito il suo primo concerto solistico alla sorprendente età di quattro anni. Ha studiato al conservatorio di Kiev e vinto numerosi premi che ne sanciscono l’abilità tecnica ed interpretativa. In questo nuovo CD, uscito lo scorso 17 luglio, viene proposto lo straordinario concerto tenutosi a Londra il 19 giugno nella prestigiosa Royal Albert Hall, con una serie incredibile di brani celebri dei più grandi compositori dal ‘700 al ‘900. Per chi vuole gustare ex novo la magia della serata e per chi vuole riviverla, un disco imperdibile.


BRANI:

1.  Preludi op.23: n. 5 in sol min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
2. Bagatelle: WoO 59 in la min. "Per Elisa"
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
3.  Grandi studi da Paganini S.141: n. 3 La campanella in sol diesis min.
Franz Liszt (1811-1886)
4.  Preludi op.32: n. 5 in sol magg.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
5.  Notturni: n. 2 in mi bem. magg. op.9/2
Frédéric Chopin (1810-1849)
6.  Poèmes per pf.: op.32 n. 1 in fa diesis magg.
Alexander Scriabin (1872-1915)
7.  Poèmes per pf.: op.32 n. 2 in re magg.
Alexander Scriabin (1872-1915)
8.  Preludi op.32: n.12 in sol diesis min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
9.  Son. per pf.: n.14 in do diesis min. op.27/2 "Chiaro di luna"
   1 Adagio sostenuto
   2 Allegretto e trio
   3 Presto agitato
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
10.  Preludi op.32: n.10 in si min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
11.  Notturni: n.13 in do min. op.48/1
Frédéric Chopin (1810-1849)
12.  Studi da concerto (1848): n. 3 Un sospiro
Franz Liszt (1811-1886)
13.  Studi op.42: n. 3 in fa diesis min.
Alexander Scriabin (1872-1915)
14.  3 Sogni d'amore op.62 S.541 (Liebesträume): n. 3 in la bem. magg. (O lieb, so lang)
Franz Liszt (1811-1886)
15.  Etudes-Tableaux op.39: n. 6 in la min.
Sergei Rachmaninov (1873-1943)
16.  Notturni: n. 8 in re bem. magg. op.27/2
Frédéric Chopin (1810-1849)








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DO, RE, MI..PRESENTO – INTERVISTA A SILVIA DALLA BENETTA


‘Canto perché amo cantare…’.

Non c’è frase più azzeccata per comprendere una persona davvero speciale che ha conquistato e conquista continuamente il cuore di centinaia di persone ogni volta che sale su di un palcoscenico. Silvia Dalla Benetta, soprano vicentino, è una delle più apprezzate cantati d’Opera che il nostro paese possa vantare in tutto il mondo attualmente. Reduce dai successi di Traviata a Torre del Lago e precedentemente a Firenze, ci concede  il suo tempo tra un impegno e l’altro della sua vita più che frenetica, come capita spesso ad artisti del suo calibro. È in grado di mettere subito a proprio agio l’interlocutore con cui si trova, è una persona davvero genuina e spontanea, come se ne trovano gran poche al giorno d’oggi. In un’atmosfera molto amichevole risponde con scioltezza a tutte le domande con spontaneità e semplicità, sempre ricca di particolari e molto serenamente, anche tra una risata e l’altra, a seconda dell’argomento trattato.






Come definiresti la tua voce? Ho sempre cercato di seguirne la naturale evoluzione. Dagli inizi come soprano leggero lirico di coloratura, e poi col tempo e l’esperienza, sempre senza andare controcorrente, offrendo al mio strumento  i personaggi giusti a seconda di quello che esso man mano le chiedeva, partendo per esempio dalle varie ‘Norina’ o ‘Adina’, anche a costo di dover rinunciare a dei ruoli molto appetibili, che comunque sono arrivati più avanti. Con gli anni ha preso più corpo, spostandosi verso il drammatico di agilità, debuttando in opere come ‘I Lombardi alla Prima Crociata’, ‘Il Corsaro’, piuttosto che ‘Butterfly’, o ‘Norma’. Però ‘Traviata’ c’è sempre stata, ed ha avuto anch’essa la sua evoluzione di pari passo con quella della mia voce, con le mie esperienze di vita, col mio ‘sentire’ il personaggio di Violetta sempre più profondamente, e con un peso vocale totalmente diverso. Chiaramente bisogna essere anche delle brave attrici in scena; non si può interpretare un personaggio senza viverlo in primis, ‘sentirlo’.
Come prepari un personaggio da interpretare? Leggo tutto quello che si può leggere del ruolo in questione, per esempio gli eventuali romanzi da cui può essere tratto, e poi mi piace molto andare a fondo delle parole, mi soffermo lungamente sul significato delle stesse e sull’emozione di un momento specifico, e poi naturalmente lo studio vocale: ascolto la musica, studio la partitura, provo e riprovo, ascolto anche le registrazioni del passato per sentire quello che c’è stato, come viene affrontato il ruolo, per poi farne un mio personaggio, mai un’imitazione. Analizzo soprattutto anche il perché di certe pause, il perché della punteggiatura in determinati punti, per dare un motivo a tutto quello che è scritto, il che mi aiuta ad entrare pienamente nello spirito del personaggio. In ogni ruolo che interpreto c’è anche e soprattutto ‘Silvia’, con le mie esperienze di vita, che si fondano e ritrovo in quelle del personaggio che interpreto.





Come descriveresti gli inizi della tua carriera? Sono stati stranissimi: i miei studi mi avrebbero condotta verso un altro tipo di arte, che ancora oggi mi affascina e riesco a praticare nel tempo libero: la pittura. Avendo frequentato l’Accademia di belle Arti, pensavo che la mia carriera si sarebbe indirizzata verso le arti figurative: amo infatti molto la ritrattistica. Poi però il colpo di fulmine con ‘Vissi d’arte’ della Tosca ascoltata per caso alla radio, e da lì una ricerca su tutto ciò che riguardava l’aria e successivamente l’opera da cui era tratta. Di seguito l’interesse per Puccini e le altre opere del grande Maestro, amando tutte le arie più celebri, da cui la passione sempre più grande verso questo genere di repertorio.
Ricordo ancora il mio esame d’ammissione al conservatorio, per il quale mi ero preparata su arie di diversa tessitura, persino maschile, generando lo stupore della giuria preposta ad esaminarmi, semplicemente perché mi piacevano quelle, preparate peraltro in brevissimo tempo e semplicemente ascoltando le musicassette, cantandoci sopra. Io cantavo e basta, mi piaceva farlo. Ebbene su una sessantina di iscritti e due posti a disposizione mi scelsero! Da lì subito concerti alla Fenice di Venezia, o presso la Chiesa di Vivaldi, manifestando una passione nel canto entusiastica ed una spigliatezza che ci sono ancora.
Per me cantare è quasi vitale, non ci sono elementi oggettivi nella vita che possano minacciare il buono stato della propria voce, e  quando si canta con amore lo si può fare in qualunque condizione, anche di salute.
Ci sono dei momenti difficili nella tua carriera? Ce ne sono certamente in un mondo così duro quale è quello della musica: porte che si chiudono laddove sembrava si aprissero portoni di opportunità, delusioni da persone insospettabili, oppure il fatto stesso di dover spesso stare da soli viaggiando così tanto in lungo ed in largo per il mondo. Ma la famiglia aiuta moltissimo col suo sostegno. Mi sento molto fortunata ad averne una che mi vuol bene e mi sostiene in questo lavoro tanto impegnativo e che spesso mi tiene lontana. E poi ci sono i momenti indimenticabili sul palco: il debutto a Parma, il debutto nei ruoli che ho sempre amato, come ad esempio ne ‘Le contes d’Hoffmann’, la ‘Semiramide’ e naturalmente il sostegno del pubblico ad ogni rappresentazione.




Come definisci il rapporto con i direttori d’orchestra? Dipende da quanto il maestro lasci spazio all’artista, se ognuno porta del suo, le diverse esperienze si incastrano per arrivare ad un buon prodotto finale.
Quanto conta l’immagine in questo lavoro? Conta fin troppo. Per molti bisogna essere ‘nel personaggio’ anche fuori dal palcoscenico, ma io non condivido questo modo di pensare, perché fuori dalla scena mi ritengo una persona normale con la sua famiglia e la sua vita di tutti i giorni. Una lezione di vita impartita a suo tempo dalla mia prima insegnante di canto. Sul palco sono ovviamente una diva come i diversi ruoli richiedono, ma dopo c’è l’altra vita, quella di ‘Silvia’.
Come ti poni con le regie d’Opera moderne? A volte certe regie contemporanee mettono in difficoltà un artista, ma un professionista cerca di adattarsi e fare sempre del suo meglio, esprimendo ancora di più se stesso. Quando, per esempio il palco è semi vuoto ci sia affida alla propria capacità attoriale per essere credibile.
Quali città preferisci? Amo moltissimo le città d’arte in generale, e in Toscana prediligo soprattutto Firenze, punto di collegamento con i miei studi passati, e in cui si mangia molto bene, ed uno dei miei piatti preferiti è la classica Fiorentina, insieme a tutti i cibi tipici che la Toscana sa offrire ai suoi visitatori!
Hai un gesto scaramantico prima di entrare in scena?Un piccolo gesto beneaugurante che  eseguo prima di entrare in scena è il segno della Croce. Pur non essendo praticante, ritengo che debba esistere un qualcosa aldilà della nostra vita, soprattutto quando essa ci riserva delle brutture in momenti particolarmente difficili.
Quali sono le tue letture preferite?  Accetto i buoni consigli degli amici su cosa acquistare, non ho un genere preferito, semplicemente i buoni libri ben scritti. Sto leggendo attualmente Carlos Ruiz Zafón, autore che ritengo molto interessante.
Quale è il tuo colore preferito? Il turchese che tende al verde petrolio, anche se non lo indosso molto, perché un po’ appariscente.
Quando sei a casa cosa ti piace fare? È importante molto riposare, ma recentemente ho ripreso i pennelli in mano, realizzando anche una mostra con i miei lavori preferiti.
Ti piace andare al cinema? Ci vado volentieri! Un film che mi ha lasciata particolarmente scossa è stato il ‘Miglio verde’ di Frank Darabont,  per l’intensità dei suoi contenuti, mentre il ‘Conte di Montecristo’ è uno dei film che ho visto più di una volta. Non esiste un film che vedrei all’infinito, il concetto stesso di infinito non mi piace molto, ma sicuramente un buon film si può vedere più di una volta per coglierne i dettagli che magari si sono persi precedentemente.
Preferisci il giorno o la notte? Amo particolarmente la notte, perché è più serena, calma, è silenziosa, svela solo alcune cose, e perché amo particolarmente la luna, e inoltre la sera mi sento più piena di energia, come se l’energia della notte fosse tutta per me. Per me l’energia che sappiamo emanare è qualcosa di speciale, la stessa che sprigiono sul palcoscenico e che dono completamente a chi mi ascolta, per cui dopo ogni recita mi sento particolarmente provata, perché in quel frangente ho donato tutta me stessa, l’energia vitale della musica e del ruolo che vivono in me!
Quali sono le cantanti che ti hanno ispirata del passato e del presente?Naturalmente Callas e  Tebaldi per il passato, e amo molto le grandi artiste di adesso: Devia, Dessì, Cedolins, per citare alcuni grandi nomi di oggi.
Quale è il tuo rapporto col pubblico? Indubbiamente ho un rapporto molto stretto con il mio pubblico, per cui cerco di avere una parola per tutti, perché il cantante è più gratificato dagli applausi che da qualunque altra cosa. I cantanti sono lì per loro e voglio che questo arrivi, che sentano le mie stesse emozioni, cercando di catturare l’attenzione della gente stessa, di cui mi ritengo al servizio, sprigionando moltissima energia, dando tutta me stessa, come spiegato prima.
Cosa pensi del momento particolare che la lirica sta vivendo in Italia?Spero sempre che le cose migliorino, ma non resta che stare a vedere attualmente visti i tagli che si continuano a perpetuare in campo culturale.
Cosa manca nella tua vita oggi? Se qualcosa mi manca adesso è solo la sicurezza, la tranquillità che purtroppo questo lavoro non riesce a dare. Ci sono momenti di grande soddisfazione lavorativa, e altri in cui sembra che torni il buio. Ma per fortuna tutto il resto è dato dalla mia splendida famiglia, che è sempre nel mio cuore ed è sempre presente. Fanno parte di questa anche gli   animali che amo moltissimo e popolano la mia casa, anche grazie alle cure che la mia adorata figlia presta loro: un cane, un gatto, una tartaruga ed un pesce, e prossimamente arriverà anche un bel  Maltese, per avere un cagnolino da portare in giro con me per farmi compagnia! (Mentre racconta queste cose si illumina raggiante).
Ci sonoaneddoti simpatici da raccontare in scena? Il più simpatico riguarda sicuramente un Rigoletto, dopo la scena del fazzoletto perso da Gilda. Un premuroso ed attento corista, credendo di farmi cosa gradita, pensò bene di raccogliere il suddetto fazzoletto dal palco pensando che lo avessi perso sul serio, e lo portò in camerino con gli occhi che si illuminavano per il bel servizio reso! Va da sé che il baritono che interpretava mio padre nella scena successiva fu costretto a far finta di raccogliere un fazzoletto inesistente dal pavimento..
Quali sono i tuoi prossimi impegni? Sarò in Marocco per Traviata e al Teatro alla Scala per Nabucconel ruolo di Anna, dopo un po’ di riposo estivo, ed altri progetti in fase di lavorazione.

Dopo un’ intervista dal sapore di chiacchierata tra due care amiche in cui ho avuto il piacere di scambiare idee ed esperienze con una persona ‘vera’, con tanta serenità mi accomiato dalla meravigliosa Silvia Dalla Benetta, augurandole tutto il meglio possibile e sperando di poterla incontrare presto di nuovo.
MTG





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