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FRANCESCO MELI, LADA KYSSYKOVA, ROSSANA RINALDI, GEZIM MYSHKETA PER VERONA LIRICA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, domenica 14 aprile 2013, ore 16,30


La stagione dell’associazione Verona Lirica sta volgendo al termine con una escalation di stelle che via via si alternano sul palcoscenico del bellissimo Filarmonico di Verona. E’ uno spettacolo il pubblico stesso che riempie sempre più calorosamente la platea del teatro manifestando un affetto ed una soddisfazione per tutta l’organizzazione e per le serate di musica offerte.
Così ieri un altro bel concerto ha salutato una primavera finalmente arrivata a scaldare non solo il clima, ma anche i cuori dei presenti.

Tenore di fama internazionale, Francesco Meli, prossimo Nemorino nell’Elisir donizettiano proprio sullo stesso palco, non si è risparmiato offrendo interpretazioni accorate di tutte le arie in cui si è cimentato, che vanno dal Simon Boccanegra di Verdi, dalla Tosca (E lucean le stelle) ed il duetto col basso dal quarto quadro della Bohème, di Puccini, ed ancora Verdi con Trovatore (Ah sì, ben mio) e Rigoletto, con l’ intenso quartetto dell’ultimo atto insieme alle altre tre voci. Il tenore canta con voce di petto piena e spinta in avanti, capace anche di emettere dei piano ben appoggiati e dall’emissione sicura, con una intensità d’interpretazione notevole e convinta, senza mai trattenersi appunto.

Il soprano Lada Kyssykova è stata una piacevole scoperta, soprattutto con le arie pucciniane tratte dalla Turandot (Tu che di gel sei cinta), dalla Bohème (la celeberrima Sì, mi chiamano Mimì), dalla Rondine (Chi il bel sogno di Doretta) e dalla Butterfly in duetto con il mezzosoprano, nonché il citato quartetto dal Rigoletto. La cantante kazaka ha sicuramente un buono strumento a sua disposizione, rotondo e dal suono pieno anche sul registro più acuto; potrebbe offrire qualcosa in più nell’interpretazione dei personaggi, anche se non manca certo di presenza scenica. 

Rossana Rinaldi è già nota al pubblico del circolo lirico per la sua esibizione l’anno scorso sempre sul palco del Filarmonico. Con molto calore è stata salutata per quanta espressività e compartecipazione offrano le sue esecuzioni canore. Ha cantato senza esitazione e con la sua voce da mezzosoprano pieno, corposa e senza sbavature, oltre ai citati duetti, le arie tratte da Samson et Dalila di Saint-Saëns(Amour viens aider ma faiblesse), dalla Favorita di Donizetti (Oh mio Fernando), ed un omaggio alla sua terra con la canzone popolare ‘I’ te vurria vasà’.

A chiudere la ‘squadra’ di talenti, il baritono Gezim Myshketa, anche lui impegnato nell'Elisir al Filarmonico, con arie da Faust di Gounod, dal Don Carlos di Verdi (la bellissima ‘morte di Rodrigo’), e dal Falstaff (E’ sogno o realtà), sempre di Verdi. Sia da solo che con i colleghi della serata, ha mostrato una buona voce piena e spinta anche verso il tono tenorile, dal suono caldo e potente nell’emissione.

Il Maestro Patrizia Quarta ha infine omaggiato i presenti per la prima volta con due pezzi solistici sempre tratti da repertorio operistico e che sovente vengono eseguiti in concerto: gli intermezzi da Cavalleria Rusticana di Mascagni e dalla Manon Lescaut di Puccini. Sempre perfetta nelle sue esecuzioni, sembra davvero di ascoltare una intera orchestra con il suo pianoforte.

Premiati tutti gli Artisti come di consueto, applausi ed ovazioni per tutti. Grande soddisfazione per questo Circolo sempre più grande per qualità ed organizzazione.

MTG



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GUDNI EMILSSON E BORIS PETRUSHANSKY AL FILARMONICO DI VERONA, SABATO 6 APRILE 2013, ORE 20,00

Per il decimo appuntamento della stagione sinfonica il Teatro Filarmonico di Verona ha presentato un programma bellissimo e di grande richiamo che può essere considerato uno dei più significativi della stagione.
Per la gioia dei presenti l’orchestra dell’Arena di Verona è stata chiamata ad eseguire il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83 di Johannes Brahms, la suite sinfonica Shéhérazade, op. 35 di Nikolai Rimskij-Korsakov e tra le due mastodontiche performance, anche il pezzo contemporaneo Dai calanchi di Sabbiuno di Fabio Vacchi.

Il Concerto di Brahms datato 1881, rappresenta un’ incredibile sfida per gli esecutori al pianoforte, data la sua difficoltà, ma soprattutto per l’intensità interpretativa che esso richiede. Alla prova sul palco è stato chiamato un Artista che non ha bisogno di presentazioni nel nostro paese data la sua intensa attività anche da docente in Italia: Boris Petrushansky. A dirigere l’orchestra il Maestro Gudni Emilsson, anch’esso già noto per le precedenti stagioni sinfoniche al Filarmonico, ove dirige per la terza volta.

Il maestro Boris Petrushanskyha mostrato cosa significhi immergersi completamente in quello che si sta eseguendo, come se la musica fosse essa stessa parte delle sue braccia e venisse fuori come un impeto richiamato dall’orchestra. Il tocco è deciso, indiscutibile perizia tecnica. Gli archi fanno da contorno corposo, l’orchestra propone un suono forte ed asciutto allo stesso tempo. Il maestro Emilsson infatti, in questa prima parte del concerto, pur dirigendo con molta enfasi, non cede alla tentazione di trascinare il suono in maniera da sovrastare il solista, che invece è protagonista assoluto. Il suono carezzevole del terzo movimento, per esempio, sorprende per delicatezza esecutiva e rimanda l’ascoltatore all’immagine di una barca che si allontana lentamente all’orizzonte fino a lasciare solo la visione delle piccole increspature dell’acqua baciata dal vento. Il maestro torna poi ad imprimere forza e corposità al suono nel quarto e travolgente movimento finale.

In apertura della seconda parte il breve brano di Vacchi scritto nel 1995 e poi ripreso fino al 1997, composto per commemorare il cinquantesimo anniversario della Resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Il titolo richiama appunto al luogo che vide trucidate circa cento persone dai nazisti in quel periodo infernale di guerra. Chiaro ed evidente il concetto di precarietà, di sdegno e dolore nelle note che il direttore ha diretto senza bacchetta, come a volere assecondare questi fasci di melodia non propriamente definita con entrambe le braccia libere. Il ritmo è regolare, scandito dal suono della campana che quasi  richiama all’ordine. Atmosfera ‘sospesa’ che attrae, fa riflettere.

Infine, la meravigliosa ed appassionata Shéhérazade a chiudere il concerto. L’energia che il Maestro Emilsson ha impresso ai musicisti ha coinvolto tutto il pubblico ipnotizzato. Questa suite orchestrale del 1888 di magnifico richiamo orientale, è uno dei più conosciuti ed apprezzati da appassionati esperti e non, ed il Maestro lo ha diretto con una enfasi incredibilmente compartecipe. Ha danzato sul podio, ha dialogato con i musicisti per un effetto di simbiosi ed un risultato maestoso. Come una valanga che investe in pieno senza colpo ferire, l’orchestra ha eseguito con forza, passione e dolcezza estreme le quattro parti di questa composizione che ha fatto sognare davvero di essere immersi in una di quelle Mille e una notte

Applausi interminabili e plurime chiamate sul palco al Maestro Petrushansky, ed al Maestro Emilsson. Tanta emozione, tanta gioia, grande musica per grandi interpreti, un concerto di grandissimo successo.

MTG






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THE RAPE OF LUCRETIA, BENJAMIN BRITTEN - TEATRO VALLI DI REGGIO EMILIA, Venerdì 5 aprile 2013, ore 20.00.


Quest’opera dalle forti emozioni, creatura dell’inglese B. Britten, che nacque esattamente un secolo fa, fu rappresentata per la prima volta nel non lontanissimo 1946. All’indomani dei delitti mostruosi dell’Olocausto, della tragedia della Seconda guerra Mondiale, il compositore inglese scrisse questo suo lavoro in cui è manifesto tutto lo sdegno per ciò che la storia aveva appena scolpito nelle menti dei sopravvissuti e di chi ne avrebbe letto successivamente. Il tema centrale si ispirò al dramma Le Viol de Lucrèce, di André Obey, di qualche anno precedente. L’antica Roma e l’Italia in generale da sempre hanno rappresentato una fonte di ispirazione per letterati e musicisti da tutto il mondo, ed anche il compositore di Lowestoft decise di portare in musica vicende accadute nel nostro Belpaese, e l’Impero Romano in questo dramma di Obey rappresentava evidentemente l’ideale spunto per esprimere sentimenti, paure, sdegno, verso temi eterni come il male della guerre, la violenza bruta che non conosce freno se non di fronte al proprio tornaconto, la prepotenza di uomini / guerrieri che questi mostrano nei confronti delle donne indifese...

E quanto più la virtù è grande, più feroce è il desiderio di conquista, come per una una terra, un popolo, o una donna appunto. Si vuole sempre ciò che non si può ottenere. Ed il superbo Tarquinio sa perfettamente che non otterrebbe mai spontaneamente i favori della moglie di Collatino, fiero generale romano, se non irrompendo con la forza nella volontà della sventurata Lucrezia.Il parallelo tra l’epoca di Britten e quella a cui l’opera si riferisce è proprio quello che il regista Daniele Abbado ha messo in scena con questa produzione datata già alla fine degli anni ’90 e che ad intervalli di tempo di pochi anni, da allora viene riproposta con sempre crescente successo di pubblico, anche a livello internazionale. E’tutto molto buio sul palcoscenico, le luci, i colori, le ambientazioni essenziali, ma efficaci. Le proiezioni di statue romane alternate ad immagini della Seconda Guerra mondiale scorrono su uno schermo all’inizio della rappresentazione, per poi restare una costante sia sullo schermo velato innanzi al proscenio, sia su quello più piccolo a sfondo degli eventi. 

Il palco è diviso in due piani e spesso i protagonisti si rivolgono fissamente al pubblico come se stessero parlando a se stessi innanzi ad uno specchio. Molto suggestivo l’effetto globale. Non ci sono arredi, ma una serie di elementi che, combinati con gli effetti di luce e con le strutture montate appositamente sul palco, creano le atmosfere giuste. La morte di Lucrezia lascia un incredibile senso di tristezza e mette lo spettatore in uno stato di ansia emotiva, anche per il fatto che l’interprete resta per tutto il resto della scena sospesa con la testa in giù alle corde che pendono dal soffitto del palco e la imbrigliano inesorabili.
Non un’opera di facile esecuzione, soprattutto per le continue dissonanze della musica che accompagna, ma che a tratti si rende dolce e soave, come nella scena dei fiori. E particolarmente impegnativo è il ruolo dei due cori, maschile e femminile, che introducono e spiegano i fatti in essere, ed esplicitati poi solo da un’interprete femminile ed uno maschile.
Il cast è stato di buon livello, è riuscito a dar vita ad esecuzioni centrate, attente e sul peso della parola, che nella lingua inglese crea fusione con particolare forza ed armonia con la musica, quand’anche essa stessa tenda ad essere stridente. Non una classica opera di arie melodiose e lacrimevoli; un continuo riflettere sul male, sul tradimento, sulla violenza, che le note di Britten esprimono con evidenza e dissonanze continue.
Kirstin Chavez incarna ciò che Lucrezia potrebbe rappresentare nell’immaginario collettivo: bellezza, portamento, classe, ma anche energia e forza di cuore. Con la sua interpretazione accorata del ruolo del titolo ha ipnotizzato il pubblico, ha saputo dar voce con le sue abilità ad una donna incredibilmente affascinante e volitiva. La sua voce ha una corposità da grande interprete sanguigna, più le note scavano a fondo e più si trova a suo agio, donando il giusto carattere e tensione al suono.
La sua balia Bianca è una credibilissima Gabriella Sborgi. Bello il colore della voce ed uniforme nell’emissione. Anche la sua parte si mantiene su registro medio basso e sa risolverla molto bene e con estrema facilità.
Il soprano Laura Catrani è Lucia. La sua voce ha un colore cristallino ed è leggera nell’emissione. Impersona la dolce domestica di Lucrezia con correttezza e vivo sentimento.
A suo agio nella parte di Tarquinio è sembrato  Jacques Imbrailo. Innanzitutto le movenze, per quanto la regia lo consenta, e poi la sua espressività, rendono credibile il personaggio, il tutto  incorniciato da una voce piena da baritono emessa con sicurezza e buon fraseggio. La scena dell’aggressione è resa con una grande intensità da entrambi gli interpreti, che non si sono sottratti a spintoni, cadute, ed una lotta quasi vera sul palco.
Anche Joshua Bloom è un Collatino dal buono spessore. Il colore della voce scuro, profondo all’ascolto e dall’ottimo volume, regalano una interpretazione convincente ed apprezzabile. Discreto il Junius di Philip Smith,  che ha saputo ben fare da contraltare ai due personaggi antagonisti nell’amore.
Infine Susannah Glanville e Gordon Gietz nelle vesti dei due ‘cori’, hanno ben figurato, soprattutto per come, sebbene quasi fissi sulla scena, abbiano espresso i sentimenti che fanno da sfondo all’intero dramma, pur peccando leggermente di volume nel caso del coro maschile.
L’orchestra che consta di un organico ridotto, alla guida di  Jonathan Webb ha accompagnato i momenti salienti della rappresentazione in modo corretto e deciso, anche se un po’ freddo nel complesso.
Il pubblico ha apprezzato tutti gli interpreti ed il direttore d’orchestra con calore e diverse chiamate sul palco. Davvero uno spettacolo che lascia il segno.
MTG
  
LA PRODUZIONE

Maestro concertatore Jonathan Webb
e direttore                    Daniele Abbado
Regia                         
Scene, costumi e luci  Gianni Carluccio
Video                           Luca Scarzella

GLI INTERPRETI

Lucretia                     Kirstin Chavez
Male Chorus             Gordon Gietz
Female Chorus         Susannah Glanville
Collatinus                  Joshua Bloom
Tarquinius                Jacques Imbrailo
Junius                        Philip Smith
Bianca                        Gabriella Sborgi
Lucia                          Laura Catrani

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

allestimento de I Teatri di Reggio Emilia
coproduzione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Alighieri di Ravenna
 
versione in lingua originale con sopratitoli


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LOHENGRIN, R. WAGNER - HRVATSKO NARODNO KAZALISTE U ZAGREBU, TEATRO NAZIONALE CROATO DI ZAGABRIA, 29 marzo 2013, ore 18,00


Il glorioso Teatro Nazionale Croato di Zagabria, uno dei più bei teatri d' Europa, è stato nel passato, remoto e recente, fucina di voci leggendarie che hanno fatto la storia dell'opera.
Basta fare alcuni nomi per accendere in un istante la memoria di produzioni e voci storiche note nel mondo.
Milka Trnina, leggendaria Kundry a Bayreuth e Tosca per eccellenza secondo il parere dello stesso Puccini; Sena Jurinac, splendida interprete mozartiana e straussiana; Rusa Pospis Baldani, acclamata mezzosoprano nei maggiori teatri del mondo, Dunja Veizovic, interprete di riferimento wagneriana, Lilian Molnar Talajic, Veneta Janeva Ivelijc, Giorgio Surjan, Stojan Stojanov…

Per celebrare degnamente il bicentenario della nascita di R. Wagner, il teatro ha pensato di allestire una nuova produzione di Lohengrin in coproduzione con il teatro di Wurzburg, utilizzando, primo in Europa, la nuova partitura critica pubblicata da Schott Editori, che ha riesumato e  stampato tutte le varianti approvate da Wagner stesso.

La regia che Kurt Schildknecht ha pensato per questo allestimento non si discostava molto da una classica messinscena tradizionale, cigno di cartapesta incluso, ma con qualche idea interessante, come quando Ortrud nel primo atto detta sottovoce a Telramund le parole di condanna ad Elsa, oppure nel voler tratteggiare Ortrud come strega malvagia, modello Ulrica, nel suo antro di megera nel secondo atto.
Alcune idee interessanti però non sono state sufficienti a conferire alla produzione quella tensione drammatica che culmina con il duetto del terzo atto.

Si è avuta l'impressione di assistere ad uno spettacolo che avrebbe potuto dire molto, ma che nella pratica ha comunicato solo un guazzabuglio di idee confuse.
Le scena fissa di Rudolf Rischer non ha certo aiutato, consistendo in una enorme scalinata azzurra che sormontava una porta di acciaio stile ascensore, ora navicella di Lohengrin, ora antro di Ortud, ora letto nuziale, ha conferito un' atmosfera da musical che certo in un'opera come Lohengrin risulta quanto meno fuori luogo, se non supportata da un'idea registica adeguata.
I costumi di Goetz Fischer, senza tempo, epoca e fantasia, spaziavano dalle divise da soldato tipo Rambo alle paillettes anni ‘50 modello Wanda Osiris, conferendo all'insieme, ancora di più, una chiarissima idea di confusione.

Per fortuna sul versante musicale le cose sono andate molto diversamente.
Quando io penso a Lohengrin, penso esattamente ad una voce come a quella di Martin Homrich, fresca, chiara, salda.
Il tenore si cala nel personaggio completamente, senza eroismi di maniera o goffe posture da supereroe venuto da mondi lontani.
E' un giovane serio e determinato anche e soprattutto nella voce, educatissima nel fraseggio e curatissima nella dizione, vero tallone di Achille di molti Lohengrin contemporanei.
E' capace di mezzevoci impressionanti per calore e intimità, ma è anche e soprattutto dotato di  un timbro argenteo, lucente e radioso. L'emissione salda sempre sul fiato e il fraseggio sono sottoposti ad un lavoro continuo di adattamento alle esigenze interpretative.
Trionfale e meritato il successo.

Adela Golac Rilovic ha dato ad Elsa un’ interpretazione lodevole per capacità e presenza scenica, tuttavia la voce risultava spesso carente in volume. Gli attacchi, i suoni filati sono poco carezzevoli, qualche acuto non ben a fuoco, ma il candore virginale di “Einsam in truben Tagen” si è sposato bene con il timbro chiaro e leggero dell'artista.
Heinrich è stato un corretto Luciano Batinic, bella voce profonda e altera, degna di un sovrano. La parte acuta risulta spesso tirata ma nel complesso la prova è stata veramente convincente.

L'Ortrud di Dubravka Separovic Musovic non sfoggia emissioni raffinate e sinuose.
Le incursioni ai La e La # sono al limite dell'urlo, l'esaltazione all'invocazione agli dei e l'irosa e tremenda invettiva finale svelano un' emissione accidentata, sfibrata e senza appoggio. Molto meglio il duetto con Telramund, tutto note centrali e meno scoperte, dove diventa subdola consigliera, velenosa e convincente nel sottomettere il consorte.
Joachim Goltz è un Telramund magistrale sebbene con voce molto chiara.
Il suo è un Friedrich disperato, diviso tra l'obbedienza cieca a Ortrud e la fierezza del nobile deluso.
Ha proprietà di controllo dei fiati notevole, in una parte infima per scrittura. Non eccede mai nell'economia e nel controllo della voce, arrivando a regalarci un personaggio convincente.
Ljubomir Puskaric è un Araldo sicuro e preciso.

Corretti ma un poco miserini i nobili brabantini di Marko Cvetko, Sinisa Galovic, Robert Palice Alen Rusko, così come Rea Alaburic, Iva Krusic, Marta Musape Soja Runje come paggi.
Il coro, preparato dallo stesso direttore Niksa Bareza, ha risposto con professionalità al difficile compito in questo capolavoro, qualche incertezza solo nel fugato di inizio della scena terza del secondo atto “In Fruh'n versammelt uns der Ruf”.
Applausi convinti per tutti, con ovazioni per Homirch e Bareza.
Pierluigi Guadagni

 LA PRODUZIONE

Direttore       Niksa Bareza
Regia              Kurt Josef Schildknecht
Scene              Rudolf Rischer
Costumi          Goetz Lanzelot Fischer

GLI INTERPRETI

Lohengrin       Martin Homrich
Heinrich          Luciano Batinic
Elsa                  Adela Golac Rilovic
Telramund       Joachim Goltz
Ortrud             Dubravka Separovic Musovic
L'araldo           Ljubomir Puskaric
Paggi                Rea Alaburic, Iva Krusic, Marta Musap, Sonja Runje
Brabantini       Marco Cvetko, Sinisa Galovic, Robert Palic, Alen Rusko
Voce Di Gottfried     Ilir Stetencu

ORECHESTRA E CORO DELL'OPERA NAZIONALE CROATA DI ZAGABRIA



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FRESCHE NOTE - DVD: L’OLIMPIADE, GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI

 
Teatro Valeria Moriconi, Jesi, 2011

 

 
 
 
Ogni tanto ci piace andare più indietro del solito nel tempo, andando a pescare dei capolavori raramente rappresentati sulle scene dei teatri in giro per il mondo, e che quando li si trova, è un piacere poter goderne della leggerezza, delle squisite messe in scena, e di interpreti preparati che degnamente sono stati chiamati a ricoprire questi ruoli così lontani da noi. Ecco che ora in DVD e bluray, questo gioiello di Giovanni Battista Pergolesi, la Olimpiade, in una produzione di un paio di anni fa messa in scena al Teatro Moriconi di Jesi, è disponibile per arricchire la nostra bacheca di primizie.

 
 

Questa opera su libretto di Metastasio debuttò a Roma nel 1735, su nobile commissione, e non ebbe il meritato successo, come spesso avvenne per opere poi riscattatesi in futuro con crescente successo, tanto che anch'essa fu molto rappresentata poi nel secolo successivo e considerata tra le punte di diamante di Pergolesi.
Nella visione del regista Italo Nunziata le Olimpiadi sono principalmente lo sfondo distante per le sofferenze o le gioie dei protagonisti, le loro speranze, le loro delusioni, in pratica le loro vite. Invece gli  interpreti sono a stretto contatto con il pubblico e con la musica stessa in sala, grazie alla particolare scenografia fatta di passerelle incrociate, di uso dello spazio a tuttotondo, ideata per rendere tutti più vicini nel 'sentire'.
Un cast di giovani si alterna con forze espressiva in scena: Raúl Giménez, Lyubov Petrova, Yetzabel Arias Fernández, e diretti dal puntuale ed attento Alessandro De Marchidecretandolo  un bellissimo spettacolo da tenere in archivio tra i tesori del passato.
 
MTG
 
Protagonisti: : Raúl Giménez, Lyubov Petrova, Yetzabel Arias Fernández
Orchestra e Coro: Academia Montis Regalis
Direttore d’orchestra: Alessandro De Marchi
Regia: Italo Nunziata
 

 

 

 

 
 
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LA MUSICA CLASSICA IN ITALIA - I SOPRANI

Passiamo ora ad un’analisi della corda Sopranile, facendo una fotografia sul panorama attuale dei Soprani italiani che si muovono sui palcoscenici nazionali ed internazionali, regalandoci sempre splendide emozioni con l’incarnazione delle eroine protagoniste delle opere più belle dell’intero repertorio.



Tra le “punte” di eccellenza una delle palme va senza dubbio alla emergente Maria Agresta.



Soprano lirico dal timbro purissimo. Voce corposa ed eterea al contempo, capace di donare il sangue al dramma che interpreta come di ricamare il sogno di un’abilità tecnica nel filare e modulare i suoni in ogni zona e registro della sua voce.

Altro elemento di indubbio interesse è la toscana Maria Billeri.


Voce dal timbro lucente di metallo forgiato da una tempra interpretativa e da una grinta che la rendono elemento straordinariamente pertinente nel repertorio del soprano drammatico di agilità.
Grande consapevolezza dei propri mezzi vocali le rendono “semplici” le più furenti invettive e le più ammalianti melodie di questo repertorio, riuscendo sempre a suscitare emozione e stupore in chi l’ascolta.
Splendida protagonista delle ultime stagioni d’opera, dopo una lunga e proficua “gavetta” la bellissima Susanna Branchini.

Voce di soggiogante bellezza, padrona assoluta di una tecnica solidissima e interprete di gusto di un repertorio quanto mai vasto ed eclettico. Risolve ogni ruolo con la tempra e l’energia propria delle grandissime Artiste di rango.

Altra voce emergente delle ultimissime Stagioni, la catanese Tiziana Caruso.

Tipica voce all’”italiana” da soprano “sfogato”; possiede un volume che impressione ed una duttilità tecnica che le consentono di essere interprete accattivante e credibilissima tanto del repertorio del Verdi più schiettamente drammatico quanto del repertorio verista.




Grande carisma e voce splendida anche per la campana Carmen Giannattasio.


Le ultime Stagioni l’hanno vista imporsi a livello internazionale come uno dei migliori elementi italiani nel mondo. Voce corposa di soprano lirico con ambra e colori drammatici nel centro. Interprete ideale del Verdi maturo e dotata di temperamento catalizzante e grande presenza scenica.

Giovanissimo soprano lirico duttile alla coloratura ed elemento di sicuro avvenire ed interesse è Jessica Nuccio.

I Teatri incominciano ad accorgersi di lei; è un elemento da seguire con attenzione per la grande facilità nell’affrontare ruoli più “leggeri” e ruoli che prevedono difficoltà di scrittura e tessitura in regioni più “drammatiche” della voce. Il colore è schiettamente quello di un soprano di coloratura italiano con una bellissima venatura di sapore lirico pieno che le consentirà di regalarci grandi sorprese in futuro.


Altra “sorpresa” delle ultime Stagioni la campana Anna Pirozzi Simaku



Altra grande voce italiana per il repertorio più lirico-spinto e drammatico.
E’ interessante notare che finalmente si ha una “successione” in questo ambito a tutte quelle cantanti russe o dell’Europa dell’Est anche qui in Italia.
Questa Artista è il tipico esempio di una voce voluminosa, ampia e capace di cantare sul fiato tutte le numerose insidie di un repertorio difficilissimo.

Annoverata tra le grandissime cantanti degli ultimi 30 anni, nonostante la giovane età, la palermitana Desirée Rancatore è una stella luminosissima del panorama internazionale.


Acclamata interprete del più vasto repertorio del belcanto italiano e francese è una delle più prestigiose eredi della grande tradizione del repertorio del primo ottocento.
Voce estesa, ampia, coloratura pressoché perfetta, capace di sgranare i passi di maggiore virtuosismo con una “facilità” disarmante, è un faro luminoso della più bella Italia nel mondo.

Considerata dalla critica tutta e dai tantissimi trionfi in giro per il mondo, interprete mozartiana di riferimento, l’abruzzese Carmela Remigio.


Voce eterea, impalpabile nella sua perizia tecnica e nella sua capacità di “colorare” le più ardue pagine del repertorio che affronta è un’altra Ambasciatrice della cultura italiana nel mondo.
Interprete misurata e sempre attentissima alla parola cantata. Stupenda musicalità e grande pathos emotivo in ogni sua interpretazione.

Ultimo, sempre e solo in ordine alfabetico, elemento “sorpresa” delle scorse Stagioni la giovane Monica Tarone.
Voce bellissima, di smalto luminoso e lucente, grande estensione e capacità di fraseggiatrice d’altri tempi.
Una cantante che si sta imponendo all’attenzione di tutti per una grande aderenza stilistica, una marcata musicalità ed una capacità interpretativa fuori dal comune.
Sarà elemento di cui ascolteremo meraviglie per moltissimi anni a venire.

  
Ecco, questo “quadro” della corda sopranile è molto incoraggiante.
Sono sicura che tutte queste splendide donne saranno capaci di farsi valere e ci renderanno orgogliosi delle loro carriere.
Giovani italiane. Giovani donne. Il futuro e le speranze sono tutte riposte in loro!
MTG




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NUCCIO, GANCI, CUSTER E LEVANTINO AL CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE LIRICA MARIO DEL MONACO DI MODENA - TEATRO CARANI DI SASSUOLO, domenica 24 marzo 2013, ore 16,00


Le associazioni musicali che si prodigano per regalare momenti di gioia ai loro fedeli affezionati sono molteplici nel nostro paese, ed è grazie ad esse che spesso molti altri si avvicinano per la prima volta al mondo della lirica, magari dopo un pomeriggio trascorso a teatro, invitati da amici, o per ascoltare qualcosa di diverso, e poi si resta affascinati dalle sensazioni e dalle emozioni forti che le vibrazioni stesse della sala hanno trasmesso dritto al cuore. Per non parlare delle decine di appassionati storici che non aspettano altro che vedere riuniti artisti talentuosi susseguirsi sul palco tutti insieme, in una unica occasione, per correre a prenotare il proprio posto in platea.

Così, nonostante il tempaccio e le temperature ancora invernali,  il comune di Sassuolo ha registrato un bel successo ospitando il galà lirico che l’Associazione Mario Del Monaco di Modena ha tenuto ieri al piccolo ed antico Teatro Carani, in collaborazione con il circolo ‘Amici della Lirica’ di Sassuolo.

Quattro artisti giovani hanno eseguito le arie più note dal panorama operistico italiano, con simpatia e preparazione.
Un successo personale lo ha ottenuto la giovanissima Jessica Nuccio, soprano dalle prospettive future rosee, nota già a livello nazionale ed internazionale per i suoi primi trionfi in ruoli difficili ed impegnativi. Ha eseguito arie da l’Elisir d’amore di Donizetti, l’aria ‘Sì mi chiamano Mimì’ dalla Bohème di Puccini, con finale primo atto insieme al tenore Ganci. Stupisce come ogni volta che la si ascolti la sua voce assuma sfumature nuove e prenda colore più corposo. La sua interpretazione delle arie non copre soltanto la parte musicale, ma si cimenta nel personaggio di volta in volta esprimendo tutto l’amore per il canto e la consapevolezza di quanto sta eseguendo con perizia.

Reduce anch’egli da recenti successi teatrali, il tenore Luciano Ganci è stato chiamato a sostituire il collega Gregory Kunde, indisposto ed impossibilitato a viaggiare, che avrebbe dovuto anche ritirare il premio Mario del Monaco per i suoi meriti artistici. L’appuntamento è solo rimandato alla prossima occasione. Ganci è dotato di una voce potente, stile grandi tenori di una volta, ch si lancia verso l’acuto senza difficoltà ed esegue con sicurezza le arie proposte, anche con buona presenza scenica ed affinità con il soprano Nuccio. Il suo colore si manifesta maggiormente in tutta la sua bellezza proprio nei passaggi ‘forti’, più che nei ‘pianissimo’, offrendo anche un bel fraseggio. Per lui arie dal Corsaro e dal Macbeth di Verdi.

Il mezzosoprano Manuela Custer si diverte non poco sul palcoscenico. La sua esperienza sul campo le permette di aggiungere anche molto ‘colore’ alle sue interpretazioni, ricche di sfumature espressive. Esegue l’aria di Rosina dal Barbiere di Siviglia con estrema disinvoltura ed improvvisando notevolmente sulle agilità. Il suo timbro vocale corposo, si trasforma ancora di più verso il cavernoso quando scende nelle note più basse. Bene l’esecuzione di arie francesi e dall’Oberto di Verdi.

Infine il giovanissimo Claudio .Levantino. Ha eseguito arie da La gazza ladra di Rossini, da Le nozze di Figaro di Mozart. La sua voce si sta ancora definendo: tra il basso ed il baritono, sembra molto più a suo agio nella gamma baritonale; non sorprenderebbe un futuro in ruoli per tale tessitura. Molto sciolto sul palcoscenico, bene interpretato soprattutto il duetto di Dulcamara e Adina col soprano Nuccio, sempre tratta da l’Elisir d’Amore di Donizetti.

Bravissimo al pianoforte il Maestro Dragan Babic, ad accompagnare le arie eseguite.
Come accade di consueto in queste occasioni, premiati gli artisti per la partecipazione da parte degli organizzatori: il vice presidente Renato Ghelfi Zoboli ed il presidente Marco Impallomeni, ed anche l’assessore alla cultura di Sassuolo Claudio Corrado ha offerto un discorso beneaugurante per tutti.

Applausi e bis concessi da tutti gli artisti con generosità; un bell’inizio per l’associazione dedicata al grande tenore fiorentino!
MTG


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LEOS JANACECK, VEC MAKROPULOS - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, 23 marzo 2012, ore 15.30

« È atroce sopravviversi. Se sapeste com’è leggera la vita per voi! Siete vicini a tutto. Per voi ha tutto un senso. Tutto ha valore per voi. Sciocchi, siete felici per la stupida ragione che presto morirete. »
(Elina Makropulos, atto III)
Raramente uscendo da uno spettacolo d'opera ci si trova talmente emozionati e talmente coinvolti da volerlo rivedere da capo seduta stante.
Ieri alla fine della recita di Vec Makropulos al teatro La Fenice era invece questa la sensazione e il desiderio che nutrivo (e molti altri spettatori, ne sono convinto...) grazie allo splendido spettacolo al quale avevo appena assistito.

Il merito va in primis all'allestimento di Robert Carsen che con la collaborazione di Radu Boruzescu per le scene e di Miruna Boruzescu per i costumi ha creato un vero e proprio capolavoro.
Emozionante ed intelligentissima la trovata di pensare il preludio come la ribalta delle innumerevoli eroine alle quali la immortale Emilia Marty da voce e corpo nella sua lunga vita di cantante d'opera acclamatissima, risolta con una passerella di rocamboleschi e velocissimi cambi d'abito tra Francesca, Tosca, Contessa, Traviata, Elisabetta, Marescialla etc....

Curatissima al limite del maniacale la recitazione nella convulsa prima scena del primo atto, spettacolare la seconda scena dove durante un allestimento di una grandiosa Turandot (del resto Emilia è una acclamatissima cantante lirica) si sviluppa la vicenda.
Strepitoso il finale dove, quando ormai la protagonista, giunta al capolinea della propria esistenza e riflettendo sul senso dell'immortalità e del ciclo della vita, offre simbolicamente al pubblico dalla ribalta, la possibilità di provare cosa significhi nel concreto  la precarietà di una vita senza fine e scopo.

Il direttore chiamato a concertare la spigolosa ma affascinante partitura di Janaceck è Gabriele Ferro, che a capo di una tesissima orchestra del teatro la Fenice, ha preferito far risaltare più l'aspetto marcatamente ritmico e agogico rispetto agli indugi malinconici e onirici della scrittura musicale. Molto ben risolta la scena finale dove la tensione orchestrale si è liquefatta in un mare di emotività strabordante di colore.

Straordinaria la prova di Angeles Blancas Gulin come Emilia Marty.
L'Artista è capace di riempire la scena con un carisma ed una musicalità indispensabili per quest'opera ma senza mai dover ricorrere ad artifizi tecnici vocali e di maniera, dando un peso ed una statura al personaggio senza eguali. Estremamente emozionante la sua interpretazione della grande scena finale, accolta trionfalmente.

Altro trionfatore della serata è stato Andreas Jäggi, che avvincente dal lato vocale e guidato da Robert Carsen ha tratteggiato il personaggio di HaukSendorf in maniera encomiabile senza caricature e macchiettismi inutili.
Efficace il Gregor di Ladislav Elgr, nonostante qualche incertezza nel settore acuto della parte.
Martin Bàrtariesce a conferire al personaggio di Prus quell' aspetto piccolo borghese e lussurioso in maniera convincente.

Spigoloso e ottimamente petulante il Kolenaty di Enric Martinez- Castignani.
Perfetti anche Leonardo Cortellazzi (Vitek), Enrico Casari (Janec), Judita Nagyovà (Krista), Leona Pelešková (Camerierainserviente) e William Corrò (macchinista).

Buona la breve prova del coro della Fenice, preparato da Claudio Marino Moretti.
Successo travolgente per tutti con numerose chiamate alla ribalta.
Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore Gabriele Ferro
e direttore     
regia                           Robert Carsen
scene                          Radu Boruzescu
costumi                      Miruna Boruzescu
regista assistente       Laurie Feldman
light designer             Peter Van Praet



GLI INTERPRETI

Emilia Marty             Ángeles Blancas Gulín
Jaroslav Prus            Martin Bárta
Janek                         Enrico Casari
Albert Gregor           Ladislav Elgr
Hauk-Šendorf           Andreas Jäggi
L’avvocato
dr. Kolenatý              Enric Martínez-Castignani
L’archivista Vítek     Leonardo Cortellazzi
Krista                         Judita Nagyová
Una cameriera          Leona Pelešková
Una donna delle pulizie
Un macchinista         William Corrò

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
In lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Opéra national du Rhin di Strasburgo
e Staatstheater di Norimberga




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LA MUETTE DE PORTICI, DANIEL-FRANÇOIS-ESPRIT AUBER, TEATRO PETRUZZELLI DI BARI, 13 marzo 2013, ore 20,30


Pur essendo considerata opera formativa del genere Grand Opéra, la ‘Muette de Portici’ di Auber viene spesso ritenuta a tutt'oggi, anche da valenti critici musicali e studiosi, alla stregua di un vecchio e polveroso arredo ottocentesco, mentre all'epoca un tipico lavoro di un compositore di transizione non molto originale.
Eppure tra i suoi ammiratori vantava anche quel rivoluzionario di Wagner che la diresse più volte sull'onda di un entusiasmo nazional-popolare che ebbe il suo culmine nella rappresentazione del 1825 a Bruxelles dove, alla fine del duetto “Amour sacrè de la patrie” il popolo si sollevò contro l'oppressore olandese, decretando un anno dopo la propria indipendenza.
 
Felicemente riesumata dall'oblio da quest'allestimento dell'Opera Comique di Parigi in coproduzione con il Theatre de la Monnaie di Bruxelles, la Muette de Portici è approdata al teatro Petruzzelli di Bari nel medesimo allestimento.

Fautrice della regia, Emma Dante ci regala uno spettacolo stupefacente per bellezza e  coinvolgimento.
Perno centrale della messa in scena è appunto la muta, personaggio non cantante per il quale  Auber scrive le pagine più originali di tutta l'opera, costretto ad usare l'orchestra per esprimere i suoi sentimenti interiori.
Elena Borgogni ci dona qui un interpretazione di Fenella stupefacente, tutta tesa a far scaturire la tragedia di un personaggio lacerato dall'amore impossibile per un sovrano, puntando su di una gestualità animalesca, da donna braccata che si ribella in maniera spasmodica al suo destino cercando aiuto e trovandolo solo nella morte.

Tutta l'opera è concepita da Emma Dante per togliere quanto di più macchinoso e complesso sta nel libretto di quest' opera per riscriverla puntando tutto sulla semplicità e lavorando molto sui simboli.
Simbolo conduttore di tutta l'opera è appunto la sciarpa rossa che Fenella riceve da Alphonse da cui non si stacca mai, diventando ora tappeto, ora frusta, ora simbolo della rivoluzione.

Servirebbero almeno dieci pagine per descrivere ciò che di meraviglioso la regista si inventa per quest'opera, ma mi limito solamente ad encomiare la compagnia di attoriballerini che per tutta la durata dell'opera sottolineano i momenti corali con le coreografie di Sandro Maria Campagna, i costumi di Vanessa Sannino e l'apparato scenico di Carmine Maringola.

La compagnia di canto ha avuto nella interpretazione di Masaniello di Michael Spyres la sua punta di diamante. Cantante dotato di estensione e morbidezza encomiabili,  ha saputo regalarci un'esecuzione da manuale, soprattutto nella grande aria del quarto atto, dando sfoggio di un fraseggio morbidissimo e una tecnica impeccabile.

L'altro tenore,  Maxim Mironov, ha interpretato il ruolo di Alphonse con uno slancio ed una bravura da fuoriclasse. La sua voce, perfetta per questo repertorio è risultata solo un poco piccola nell'immensa sala del Petruzzelli, deficitando a volte del volume adeguato soprattutto nei pezzi d'assieme.
Maria Alejandres è stata una Elvire giovane e fresca, che ha ben saputo portare a termine la sua parte densa di difficoltà virtuosistiche richieste con precisione.

Molto bene Christian Helmer nel ruolo non trascurabile di Pietro, corretti  e precisi Domenico Colaianni(Borella), Miguel Angel Lobato (Lorenzo), Mikhail Korobeinikov(Selva) Caterina Daniele (Coryphée) e Gianfranco Cappellutti(pescatore).

A capo di una orchestra in gran spolvero per precisione e brillantezza, abbiamo trovato un felicissimo Alain Guingal, cha ha saputo concertare una partitura difficilissima da eseguire soprattutto per i violini, chiamati a suonare una scrittura spesso paganiniana. Guingal rinuncia a tempi serrati e manieristici puntando tutto sulla leggerezza del suono e sulla precisione, ottimamente assecondato da una orchestra sorprendente per accuratezza. Unica nota negativa sono stati i leggeri tagli operati in qualche parte corale e nei ballabili, da una ripresa così rara ci saremmo aspettati un'esecuzione integrale.

Un encomio particolare al coro guidato da Franco Sebastiani, che in quest'opera ha un ruolo vivo e risulta essere tra i protagonisti principali.

Spettacolo felicissimo al quale il pubblico ha riservato ovazioni trionfanti.
Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE

Direttore
Alain Guingal
Regia
Emma Dante
Maestro del Coro
Franco Sebastiani

GLI  INTERPRETI
Fenella
Elena Borgogni
Alphonse
Maxim Mironov
Elvire
Maria Alejandres
Masaniello
Michael Spyres
Pietro
Christian Helmer
Borella
Domenico Colaianni
Selva
Mikhail Korobeinikov
Coryphèe
Caterina Daniele
Pescatore
Gianfranco Cappelluti
Attori

Rémi Boissy, Ivan Herbez, Mauro Pasqualini, Luca Romani, Alaa Safi,
Alessandro Sampaoli, Giuliano Scarpinato, Tewfik Snoussi, Valerio Tambone, Stefano Vona Bianchini

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli
Produzione Opéra  Comique, Parigi
Coproduzione Théâtre Royal de la Monnaie, Bruxelles
Coproduttore associato Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique   française


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LA CAMBIALE DI MATRIMONIO, GIOACHINO ROSSINI – VENEZIA, TEATRO MALIBRAN, venerdì 22 marzo 2013, ore 17,00


Andare all’Opera e vedere uno spettacolo ben curato, e soprattutto realizzato dagli studenti del Laboratorio Accademia di Belle Arti di Venezia, aggiunge gioia al piacere di aver trascorso davvero una piacevolissima serata. A dimostrazione che i giovani sono il motore del nostro paese e che vale la pena valorizzarli e dar loro fiducia.
L’opera andò in scena proprio a Venezia la prima volta, nel lontano 1810, al Teatro San Moisè, in un periodo floridissimo per la città veneta dal punto di vista artistico, e fa parte del gruppo di opere che il giovanissimo Gioachino Rossini compose nel suo periodo veneziano a inizio carriera.

Per questa spassosa ‘farsa comica’ il teatro Malibran di Venezia propone uno spettacolo fresco, gioviale (come lo è la partitura), dinamico e dai colori e profumi tipicamente veneziani. Colpisce subito l’ambientazione che il regista Enzo Dara ha spostato a Venezia per l’occasione, con tanto di gondolieri invece di nocchieri e la servitù vestita con i costumi della tradizione carnevalesca tanto cara alla città lagunare. I bellissimi abiti settecenteschi dei protagonisti inoltre richiamano il paesaggio veneziano, creando degli effetti sfumati e visivi molto eleganti sui tessuti.

Del resto, avendo il regista stesso interpretato per tanti anni opere del Maestro pesarese, non poteva tradire in alcun modo lo spirito e le atmosfere che la partitura detta. Un allestimento tradizionale dal sapore giovane e vivace. Così siamo nello studio-biblioteca del ricco Tobia Mill, che aprendosi sullo sfondo offre la bellissima Venezia da lontano, o un romantico cielo di luna per i giovani amanti protagonisti.
Frizzante anche il cast che ha divertito il pubblico per tutta la rappresentazione, perfino in combutta con l’orchestra che in alcuni punti ha interagito oralmente con esso.

Omar Montanari è il credibilissimo mercante Tobia Mill: le movenze, la recitazione, in poche parole un attore eccellente ed un grande interprete canoro: la sua voce è piena, di bella pasta, corposa e dall’ottimo volume, anche sugli appoggi. Il ricco padre capace di vendere la propria figlia pur di ottenere un buon affare è veramente ben reso dal baritono riminese.
Gli fa da contraltare l’altrettanto bravo Marco Filippo Romano, che interpreta il canadese Slook con perizia, spirito ed intelligenza, senza mai sfociare in caricatura, ma con una simpatia che entusiasma il pubblico. Voce scura e ben emessa, dal volume possente, che copre bene tutta la gamma della sua tessitura baritonale. Esegue con efficacia il duetto col suo amico Tobia ‘Dite presto dove sta’, aggirandosi sul palco da una parte all’altra incrociandosi col ‘compare’.

Delicata e squillante la voce di Marina Bucciarelli, nel ruolo della figlia di Mill: Fannì. La giovane cantante promette bene, si muove con disinvoltura sul palco interpretando con efficacia la fanciulla innamorata. Si esprime meglio nel registro medio, ove il suo strumento è maggiormente corposo, ed esegue correttamente l’aria conclusiva ‘Vorrei spiegarvi il giubilo’.
Giorgio Misseri è un giusto giovine innamorato, con la sua voce sottile e melodica, che con buono slancio esegue ‘Tornami a dir che m'ami’ col soprano.

Bene anche i due domestici: Norton, alias Armando Gabba, con buona vena comica e interpretazione vocale e bel colore di voce pastosa, e Rossella Locatelli, dotata di buono strumento e recitazione discreta, pur talvolta condizionata da una postura in funzione di una più efficace emissione sonora.

L’orchestra della Fenice è condotta da Stefano Montanari.  Il maestro dirige il ridotto organico con equilibrio e leggerezza, fornendo una giusta cornice alle vicende inscenate sul palco.
Pubblico visibilmente sorridente e soddisfatto, un plauso ai giovani dell’Atelier e un grande in bocca al lupo per il futuro!
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Stefano Montanari
e direttore
Regia                                     Enzo Dara
Scene e costumi                    Laboratorio Accademia di Belle Arti di Venezia

GLI INTERPRETI

Tobia Mill                             Omar Montanari
Fannì                                     Marina Bucciarelli
Edoardo Milfort                   Giorgio Misseri
Slook                                     Marco Filippo Romano
Norton                                   Armando Gabba
Clarina                                  Rossella Locatelli

con sopratitoli in italiano

Orchestra del Teatro La Fenice 
Maestro al fortepiano Stefano Gibellato

Atelier della Fenice al Teatro Malibran
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia 
e il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello


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MATTEO BELTRAMI CON LA OTO AL COMUNALE DI VICENZA, mercoledì 20 marzo 2013, ore 20,45


Si è conclusa ieri sera la stagione sinfonica al teatro Comunale di Vicenza con l’ultimo concerto dell’Orchestra del Teatro Olimpico, diretta per l’occasione dal giovanissimo Maestro Matteo Beltrami. Il viaggio iniziato nel mese di novembre scorso si è concluso con un finale siglato romanticismo ottocentesco, all’insegna di nomi quali Brahms Liszt e Dvořák. 

In apertura, la Ouverture Accademica di J. Brahms. Il brano vuole essere proprio un omaggio al mondo universitario, che aveva insignito il Maestro della ‘laurea honoris causa’ in Filosofia a Breslavia. Nell’esprimere la sua gratitudine, sono evidenti i toni festosi e l’energia che solo dei giovani e freschi studenti possono provare nel fiore dei loro anni. Così, la OTO si esprime con un inizio brillante e preciso, e a tratti anche un po’ misterioso, mostrando un buon affiatamento soprattutto tra gli archi. Nell’aprirsi, molto carichi trombe e tromboni diventano protagonisti sulle altre sezioni dell’orchestra, dato anche il carattere goliardico della composizione.

Si cambia atmosfera con F. Liszt ed i suoi Preludes, ispirati ai Poemi del famoso scrittore romantico Alphonse de Lamartine. È straordinario come il maestro Beltrami sia riuscito a cambiare completamente tono all’esecuzione, passando dal maestoso e spensierato del brano precedente ad una più solenne resa sonora. Anche in questo caso, l’orchestra si esprime con una brillantezza che è quasi misteriosa al contempo, sfociando in vibrazioni emozionanti. Il suono è qui più asciutto e teso, per poi esplodere in potenza controllata.

A chiudere, la celeberrima Sinfonia n. 9 Dal Nuovo Mondo di A. Dvořák. Ci sono tutte le atmosfere richieste in questo pezzo meraviglioso: il richiamo a terre lontane, la nostalgia per la propria casa, la contaminazione dai canti Spirituals americani, nati anch’essi con sentimenti di nostalgia e speranza insieme, e naturalmente la fierezza di nuove avventure, nel caso specifico la nomina del compositore come direttore del New York National Conservatory of Music.

Qui il direttore ha fatto capire chiaramente che la giovane età non preclude una sensibilità interpretativa non da poco, con perfetta intesa, soprattutto con i violini, capaci di dar vita sempre ad un suono armonico e morbido, con vette di soavità. Splendido il secondo movimento, quasi commuovente nel suono delicato e dolce in accordo tra legni ed archi. È difatti dagli archi che si percepiscono le sensazioni migliori. L’Orchestra del Teatro Olimpico sta così trovando un suo equilibrio ed una sua amalgama, anche grazie alla guida di interpreti sensibili e competenti come ha avuto modo di ospitare sul suo podio quest’anno. 

Tale è il Maestro  Matteo Beltrami, giovane sì, ma già dotato di quella sicurezza, di quel piglio necessario a ‘domare’ tanti leoni in corsa sulle note di cotanti musicisti, e trasmettendo emozioni al pubblico dalla prima all’ultima fila.

Bellissima ed interessante stagione sinfonica al Comunale di Vicenza, possiamo dire la migliore per interpreti e proposte musicali, tanto che in sala vi è stata anche una folta rappresentanza di giovani, e la cosa fa veramente molto piacere, complimenti a tutti!
MTG




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LA MUSICA CLASSICA IN ITALIA: DIRETTORI D’ORCHESTRA


L’idea di questo “percorso” nella musica classica italiana, attraverso il panorama attuale dei suoi interpreti di riferimento, viene dalla volontà di voler “fotografare” un preciso momento storico, come quello attuale, difficilissimo e molto delicato data la totale assenza ed il silenzio più nefasto delle Istituzioni pubbliche in merito ad una delle grandi eccellenze del nostro Belpaese, evidenziando le grandi personalità artistiche che si stanno facendo strada e che portano alto il nome dell’Italia nel mondo.
La mia non vuole in alcun modo essere una “classifica” o una lista di “preferenze” (infatti l’unico criterio adottato per i nominativi è quello alfabetico e quello di “abbracciare” l’arco temporale di età comprese tra i 25 ed i 40 anni) ma solo una carrellata di personalità artistiche di cui, credo, dovremmo tutti noi appassionati andar fieri!

Cominciamo questo cammino analizzando il “motore” di ogni Concerto, Opera o spettacolo in senso più generale: la Direzione d’Orchestra.
Negli ultimi anni si sono sviluppate le carriere di giovani, quando non giovanissimi, grandi talenti musicali.
Si alternano sui podi delle più importanti e prestigiose rassegne, Festival e Stagioni Lirico-Sinfoniche.
Grandissimo e precocissimo talento (sembra essere il più giovane Direttore d’Orchestra mai salito sul podio del “mostro sacro” Scala!), il veronese Andrea Battistoni.


Inseguito dalle più prestigiose Istituzioni del mondo è il futuro del mondo della musica classica, autore di un libro “Non è musica per vecchi” che riassume un po’ il suo approccio a questo mestiere affascinante e particolarissimo (soprattutto per un giovane di 25 anni!!).
Sarà da seguire nel suo evolversi, perché sarà naturale uno svilupparsi delle sue grandi qualità e magari il livellamento di qualche sua “intemperanza” giovanile. 
Solido mestiere e grande passione anche per il genovese Matteo Beltrami; bacchetta tra le più apprezzate nel repertorio operistico italiano.


Questo giovane talento si sta facendo sempre più apprezzare in campo internazionale e (come purtroppo capita troppo spesso ahinoi!) lo stanno conoscendo e amando in tutta Europa, mentre i nostri Teatri “dormono”. 
Talento emergente nelle ultimissime Stagioni, specialmente in campo sinfonico, Jader Bignamini si sta velocemente imponendo in campo nazionale e non solo.


Direttore “Principale” della famosa Orchestra Verdi di Milano (e non si comprende davvero perché il direttore musicale di questa Istituzione sia una CINESE avendo invece un tale “cavallo di razza” ITALIANO in casa!!) è interprete raffinato e dotato di grande personalità. Da seguire nel suo evolvere nelle prossime Stagioni. 

Milanese e pure lui grandemente apprezzato in Italia ed all’estero Giampaolo Bisanti, è un’altra straordinaria realtà dei nostri podi.



Garanzia di qualità assoluta nel repertorio sinfonico, in quello operistico raggiunge vette di eccellenza e di grande partecipazione emotiva; è piacevolissimo “vederlo” dirigere assecondando tutti gli equilibri di uno spettacolo (cantanti, solisti, regie, cori); grande personalità che sta raggiungendo traguardi ragguardevoli.
Lunga gavetta al fianco di importanti bacchette per il palermitano Gaetano d’Espinosa, pure lui da annoverare tra i grandissimi italiani del podio.


Apprezzato e sensibilissimo interprete sia del repertorio sinfonico che di quello operistico, dotato di grande carisma espressivo e musicale.
E’ certamente anche lui un direttore di cui sentiremo parlare a lungo. 

Altro grandissimo talento, ahinoi, più valorizzato in giro per il mondo che dalle nostre Istituzioni, Riccardo Frizza si sta imponendo in tutto il globo con le sue letture piene di energia e di pathos.


Direttore schiettamente operistico è uno dei grandi eredi della tradizione italiana nel senso più nobile del termine; si sta facendo apprezzare nei più importanti Teatri internazionali e troppo raramente nel nostro (e suo!!) Paese. 
Giovanissimo ed eclettico talento è pure Francesco Lanzillotta.


Dedicato ad un repertorio molto particolare e sempre attentissimo alla grande qualità e pulizia del suono orchestrale, questo ragazzo si sta imponendo come uno dei direttori più “artisticamente” particolari della sua generazione. Con un repertorio che comprende titoli di grande raffinatezza e rarità esecutiva. 
Una delle nostrane “punte di diamante” sia in Italia che all’estero è senza dubbio Michele Mariotti.


Riconosciuto in tutto il mondo come uno degli interpreti operistici di riferimento, designato erede di grandi e grandissimi del passato, è un musicista dotato di brillanti idee, grandissima personalità e forte temperamento, tutto al servizio di una precisa cifra stilistica. 
Milanese, giovane talento, cresciuto artisticamente nella grande tradizione russa, Daniele Rustioni si sta ritagliando un posto di primissimo piano a livello internazionale.


Musicista di grande sensibilità e raffinata personalità è una grande rivelazione sia in campo sinfonico che operistico. Le sue interpretazioni lasciano sempre stupefatti per la grande padronanza stilistica e la partecipazione emotiva infusa in tutti i passaggi delle partiture affrontate. 
Ultimo (ma solo in ordine alfabetico come ho avuto modo di sottolineare all’inizio) di questi giovani e “baldi” Direttori d’Orchestra, il marchigiano Giacomo Sagripanti.


Anche lui si sta affermando come una delle realtà più interessanti nel panorama operistico internazionale grazie alla dote di grande personalità e sicurezza nel mestiere che sono aspetti imprescindibili per questo difficile e delicatissimo lavoro. 

Queste le mie considerazioni su una TOP TEN della più bella faccia dell’Italia musicale per ciò che riguarda i Direttori d’Orchestra.
Tra l’altro, da donna, posso dire che se l’immagine conta qualcosa in un mondo fatto di pubblicità e di effimero, i nostri talenti non difettano sicuramente in bellezza!! 
Speriamo di vederli ancora di più sui nostri podi e che le Istituzioni ed i Teatri che dovrebbero scritturarli si ricordino che la vita stessa dei Teatri in Italia dipende dalle tasse che noi italiani paghiamo con sempre maggiore fatica.
Il minimo che dovrebbero fare è quello di dare spazio ai nostri giovani ed eccellenti talenti, che con tanta fatica si formano nella nostra migliore tradizione per poi dover magari essere costretti ad uscire dalle “patrie” sponde perché verso di loro non esiste l’attenzione dovuta.
Inizierei da qui per essere più nazionalista. Iniziamo da qui. Dalle nostre ECCELLENZE.
MTG
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DESIRÉE RANCATORE OSPITE D’ONORE AL CONCERTO DEI GIOVANI DI VERONA LIRICA – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, domenica 17 marzo 2013, ore 16,30

Per il penultimo concerto di quest’anno l’Associazione musicale Verona Lirica ha deciso di dare un segnale di incoraggiamento ai tanti giovani che studiano per intraprendere la carriera di cantante lirico, organizzando un concerto dedicato proprio ad essi. A fare da punto di riferimento della serata il celeberrimo soprano Desirée Rancatore, che ha cantato tra la prima e la seconda parte del concerto ed alla fine.
I giovani che si sono esibiti hanno mostrato personalità e tanta buona volontà, cercando di dare il meglio sul palco per esprimere quanto stanno apprendendo e quanto hanno da dare con la loro personale interpretazione delle celebri arie proposte.

Si sono alternati Lavinia Bini, Francesca Dotto, Claudia Oddo, Alessandra Gambino, Ana Victoria Pits, Vincenzo Costanzo, Michael Alfonsi, Thomas Vacchi, e Daniel Vicente.
Tra le protagoniste femminili più apprezzate il soprano Lavinia Bini, con arie da Le nozze di Figaro mozartiane ed il celebre ‘Valzer di Musetta’ dalla Bohème di Puccini.  E’ piaciuta per la freschezza della sua voce e per l’interpretazione convincente, senza esitazioni. Così anche Francesca Dotto, con le sue interpretazioni di arie dalla Luisa Miller e da I Vespri Siciliani di Verdi, ha potuto mostrare le sue doti. I suoi punti di forza sono la potenza dell’emissione vocale, che se controllata bene può donare buone interpretazioni, e dei bei filati che ha fatto udire. Non manca neanche per intensità interpretativa. 

Le sue compagne Claudia Oddo, Alessandra Gambino, Ana Victoria Pits invece si sono esibite, nell’ordine, in arie dalla Tosca di Puccini e dal Ballo in maschera verdiano; l’aria ‘O mio babbino caro’ da Gianni Schicchi di Puccini, arie dall’Italiana in Algeri di Rossini, dal Samson et Dalila di Saint-Saens. I brani scelti non sono stati certamente semplici per chi è alle prime armi, e un po’ di emozione, unitamente a qualche problemino nell’intonazione, possono essere superati con tanto studio, buona volontà, che sicuramente non mancheranno negli anni a venire. 

Stesso dicasi per il settore maschile: un po’ di forzature nell’emissione vocale, oppure l’atteggiamento sbagliato nel gestire il suono della propria voce, non nascondono comunque un buon materiale su cui potranno lavorare sodo in futuro Vincenzo Costanzo, Michael Alfonsi, Thomas Vacchi, Daniel Vicente. Non semplici neanche le arie scelte da questi ultimi, tratte da: Il Corsaro di Verdi, la canzone ‘Tu ca nun chiagne’ di Bovio-De Curtis, e ancora Tosca, Leoncavallo con la celebre ‘Mattinata’, Bohème, il brano ‘Rondine al nido’ di De Crescenzo, ed infine arie dal Tabarro pucciniano e dal Rigoletto verdiano.  Tra tutti è stato applaudito molto il tenore Thomas Vacchi, che è piaciuto soprattutto per il colore della sua voce pur non ancora perfettamente 'educata'.

Fiore all’occhiello della serata, la meravigliosa esibizione di Desirée Rancatore, con l'aria dal Romeo e Giulietta di Gounod ‘Je veux vivre’, e la straordinaria interpretazione di ‘E’ strano…sempre libera’ dalla Traviata, che ha recentemente debuttato all’Opera di Montecarlo con grande consenso generale. Come ci ha ormai abituati, il soprano ‘gioca’ letteralmente con le agilità della sua voce multi sfaccettata, si sofferma sulle note impervie come se nulla fosse ed ottiene un controllo della voce pressocchè perfetto: straordinaria! Un esempio per questi giovani, uno sprone a continuare a studiare con perseveranza per ottenere risultati prestigiosi come il grande soprano sta ottenendo in questi anni. Duetto finale col brindisi di Traviata, insieme al tenore Thomas Vacchi ed un improvvisato coro dei giovani alle spalle.

Al pianoforte la straordinaria e consueta competenza del Maestro Patrizia Quarta.
Pubblico numeroso come sempre e punte di apprezzamenti agli interpreti citati.
MTG







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MACBETH, GIUSEPPE VERDI – TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 16 MARZO 2013, ore 15,30


Un successo che è iniziato sin dallo scorso autunno, quando questa produzione di Macbeth di Giuseppe Verdi ha calcato le scene del teatro G.B Pergolesi di Jesi, per poi proseguire con altrettanto consenso a Genova al Carlo Felice, e ancora trionfalmente al Verdi di Trieste.
Raramente si ha la fortuna di assistere ad una combinazione così ben riuscita di regia, scene, costumi, e perfino luci, come si è potuto vedere per questo allestimento. Fondamentale in ciò la volontà di rendere giustizia a quanto il compositore avesse in mente nella sua realizzazione, nello scavare profondamente nelle intenzioni dell’autore, così che musica, canto, recitazione, e impatto visivo siano l’una il completamento dell’altro.
Come si è detto più volte, l’impatto visivo è nel complesso onirico, quasi delirante, ove fondamentali sono gli effetti che le proiezioni tridimensionali offrono all’occhio dello spettatore. Con dei teli speciali che scendono dall’alto e si muovono per creare giochi di profondità e movimento, o degli specchi opportunamente posizionati per raddoppiare lo spazio a disposizione, si susseguono le ambientazioni oscure e quasi senza tempo di questo viaggio nell’animo umano, che è il grande capolavoro shakespeariano, musicato da un Verdi che amava particolarmente il genio britannico.

Il potere è una forza capace di sollevare fin quasi all’onnipotenza il nostro Macbeth, aizzato da quella che tutti sanno essere la sua perfida Lady. I due coniugi sono amanti e complici nei misfatti che li portano alla grandezza. Ma chi troppo in alto vuole volare rischia inevitabilmente la caduta come l’Icaro della mitologia greca. Così cade Lady Macbeth in preda ai suoi stessi tormenti ed allucinazioni, e cade Macbeth stesso per mano del ‘Nato di donna’, o meglio ‘strappato … dal seno materno’.
La spettacolarità di questo allestimento sta nella genialità del suo creatore, Josef Svoboda, sapientemente ricostruito da Benito Leonori, nella regia intelligente di Henning Brockhaus, unitamente ai costumi in stile Samurai di Nanà Cecchi che si fondono all’unisono con ciò che è intorno quasi a completarne le proiezioni.

Con un materiale del genere, la musica ed il canto sono il perno intorno a cui questa meraviglia ha preso vita.
Il perfido Macbeth è  Fabián Veloz. Il baritono ha saputo fondere una bella voce piena di baritono e dall’impasto accattivante, con una interpretazione centrata. Senza fatica supera gli ostacoli che il suo ruolo gli pone sul cammino, ben figurando su tutta la gamma della sua tessitura. Il suo personaggio trasmette sì perfidia e fierezza all’inizio, ma è riuscito anche a sottolineare la dipendenza dalla consorte, che lo ammalia con l’erotismo e con la chimera del potere politico, conducendolo alla disfatta finale, anticipata da un’ultima aria sentitamente eseguita.

Dimitra Theodossiou ha dato molto alla interpretazione sul palco. La sua Lady è molto sinuosa e sensuale, cammina quasi strisciante come un serpente tentatore, una Eva che trascina con sé il suo sposo nella perdizione, una strega essa stessa, sì da indossare la medesima maschera delle fattucchiere quando entra in scena, a sottolineare quanto di misterico ci sia nel suo ruolo. Un ruolo reso superando le arie celebri con perizia, offrendo i suoi filati acuti e sottilissimi, e naturalmente dando sfogo a tutta la sua potenza nei momenti più concitati. Anche nella scena del sonnambulismo, voce e movenze hanno sottolineato la passionalità del personaggio, ricevendo il meritato applauso al termine.

Interessante il Banco di Paolo Battaglia, che ha un colore di basso maturo, dal velluto particolare, profondo e vibrante, offerto unitamente ad una buona resa del suo personaggio. Anche Armaldo Kllogjeri ha ben figurato nel ruolo di Macduff: voce tenorile non di potenza, ma chiara e di bella pasta. Discretamente figura nella sua aria controllando gli acuti senza particolarmente sforzare.  

Giacomo Patti offre il breve ruolo di Malcom con   buona interpretazione, e nel ruolo di Medico  un buonDario Giorgelè, affiancato da Sharon Pierfederici che con la sua voce scura da vita al ruolo della Dama. Completano il cast nei brevissimi ruoli il Domestico,Stefano Consolini, il Sicario di Francesco Musinu, e l’Araldo, Hektor Leka.   
Le Apparizioni per questa produzione sono state diligentemente eseguite in alternanza da Erica Benedetti, Emma Orsini, Irene Dussi, Francesco Felician.

Una particolare menzione va al bravo Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti da Cristina Semeraro, ed allo straordinario Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste. Ottimamente reso il ruolo delle Streghe, che sono esse stesse gran protagoniste sulla scena, nonché bravissimo ed omogeneo il settore maschile; davvero ben preparati tutti dal Maestro Paolo Vero.

E se gli interpreti hanno potuto e saputo valorizzare le proprie doti è soprattutto merito della grande esecuzione musicale operata dall’Orchestra Triestina sotto la bacchetta di Giampaolo Maria Bisanti. Come sempre, ha mostrato anche con questa compagine orchestrale come seguire i dettami della partitura, creando il consueto equilibrio di suoni, dinamiche, ed una fusione perfetta col palcoscenico. Il suono è morbido, efficace, asciutto e dal ritmo serrato quando serve,  mai sopra le righe. La sua grande esperienza si percepisce dall’inizio alla fine dell’opera.
Applausi per tutta la compagnia, e come c’era da aspettarsi, ovazioni per  Theodossiou, Veloz, ed ilMaestro Bisanti.
Come spesso ci piace affermare dopo una produzione così straordinaria: che bella serata, grande soddisfazione per tutti!
MTG


LA PRODUZIONE

Maestro Concertatore Giampaolo Maria Bisanti
e Direttore
Regia e Luci              Henning Brockhaus
Scene                          Josef Svoboda
Ricostruzione  dell’
allestimento scenico  Benito Leonori
Costumi                     Nanà Cecchi
Coreografie               Maria Cristina Madau
Maestro Del Coro     Paolo Vero
Assistente alla regia
e alla Coreografia     Valentina Escobar

GLI  INTERPRETI

Macbeth                    Fabián Veloz
Banco                         Paolo Battaglia
Lady Macbeth          Dimitra Theodossiou
Dama di                     Sharon Pierfederici
Lady Macbeth
Macduff                    Armaldo Kllogjeri
Malcom                      Giacomo Patti
Medico /                     Dario Giorgelè
Prima Apparizione
Domestico                  Stefano Consolini
Sicario                        Francesco Musinu
Araldo                       Hektor Leka
Le Apparizioni          Erica Benedetti, Emma Orsini, Irene Dussi, Francesco Felician


Con la partecipazione
della Civica Orchestra di Fiati “Giuseppe Verdi” - Città di Trieste
e solisti del Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti da Cristina Semeraro
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico
“Giuseppe Verdi” di Trieste diretti da Paolo Vero

NUOVO ALLESTIMENTO IN COPRODUZIONE TRA
FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI DI JESI
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE
E FONDAZIONE TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA   

         
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GIUSEPPE VERDI, OTELLO – TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA, DOMENICA 10 MARZO 2013, ORE 15,30


Fratelli, Amore e Morte, a un tempo stesso, ingenerò la sorte’ . Così scrisse nel diciannovesimo secolo Giacomo Leopardi, qualche decennio prima che l’opera di Giuseppe Verdi fosse rappresentata per la prima volta, il 5 febbraio 1887. E’ un binomio molto frequente in tanta parte del nostro melodramma, ed è sempre di grande interesse vedere come viene di volta in volta messo in scena dai vari registi impegnati a dar vita ai capolavori musicati da mostri sacri come Giuseppe Verdi. Certi temi, difatti, sembrano navigare sulle onde del tempo inesorabili, trascinando con essi tutti coloro che volenti o nolenti entrano nel loro turbinio trasformandosi in tempesta. Il poeta  Shakespeare trattò spesso questo tema, e sembra trovare nuova linfa vitale nelle note composte dal simbolo della nostra musica nel mondo. Così quando Giulio Ricordi chiese al Giuseppe nazionale di tornare a scrivere musiche su un dramma shakespeariano, l’attenzione cadde su Othello, pare su suggerimento dell’editore stesso.

 Il buono e valoroso Otello diventa assassino quando l’ispido sospetto di un tradimento si insinua nella sua mente, complice il perfido Jago. E la tragedia è imminente. Ma si può uccidere per il troppo amore? Si può condannare una donna perché il solo pensiero di un peccato potrebbe macchiare la sua anima ritenuta immacolata? E perché il tradimento fa così paura da provocare addirittura crisi fisiche (epilettiche nel caso del nostro protagonista)? Forse perché spettro di un potere politico che in realtà non è così forte? Perché si teme di non essere amati in generale dal proprio seguito? Di certo tutti questi dubbi attanagliano la mente di Otello, che uccide empiamente la sua compagna, per poi scoprire l’immane errore e togliersi la vita, ormai inutile, ormai depauperata di tutto.

Drammi così incredibili hanno bisogno di messe in scena altrettanto straordinarie, ed il Teatro Pavarotti di Modena ha portato sul palco un bellissimo spettacolo che è stato creato dal Teatro San Carlo di Napoli e ora di proprietà del Regio di Parma. Meravigliosi i costumi di Odette Nicoletti, lussuosi e splendidamente veneziani gli arredi, i palazzi ricostruiti in toto, le cui finestre ricordano quelle del Palazzo Ducale della grande repubblica marinara appunto, creazioni di Mauro Carosi.  Molto efficaci le soluzioni registiche di Pier Francesco Maestrini, come ad esempio la scena della furia di Otello scagliata contro la presunta rea Desdemona, come efficacissimo il fazzoletto lasciato cadere sullo svenuto Moro dalle mani di un soddisfatto Jago che ormai ha la sua vita in pugno e lo guarda inerte sul pavimento. In sintesi un film portato sul palco, meravigliosamente interpretato da tutti i suoi attori.

Il grande protagonista maschile è indubbiamente Jago, alias Alberto Mastromarino. È ben noto  quanto sia lui il reale tessitore delle trame narrate. Il suo perfido alfiere convince per interpretazione, per malvagità oseremmo dire, sia nelle movenze che nello sguardo sempre crudele e compiaciuto di sé, e finanche nella voce: tenebrosa, penetrante, corposa.

Purtroppo non convince a pieno la prova del tenore Kristian Benedikt. La sua voce è sì graffiante come si conviene al valoroso condottiero, ma non dotata di quella spinta sugli acuti che necessiterebbe per il personaggio. Così mostra una tensione in gola che sfocia in un suono poco naturale. Si riscatta nel terzo e quarto atto, soprattutto per la recitazione in perfetto accordo con il soprano, in scene di grande tensione narrativa splendidamente condite dal suono dell’orchestra.

Convince invece la Desdemona di Yolanda Auyanet . Regale ed elegante nel portamento e nella recitazione, entra nel personaggio con passione e classe, cantando con voce piena che non teme la compagine orchestrale, dagli acuti ben assestati, e filati dolci ed emozionanti. La scena dell’Ave Maria prima dell’atroce delitto ha veramente commosso per esecuzione e tensione drammatica.
La voce sottile ed acuta di Arthur Espiritu permette a questo giovane tenore di dar vita ad un buon Cassio, anch’egli con buona recitazione, rendendo bene il personaggio del complice inconsapevole del terribile intrigo, colpevole solo di amare realmente la splendida Desdemona.

Bello anche il timbro di Gianluca Bocchino, che ben esegue il suo Roderigo, pur sparendo nell’orchestra in alcuni punti. Lodovico è il basso Enrico Turco, la cui voce ben impostata sul registro basso ci ha colpito positivamente, come anche dal bel colore è la voce di Elena Traversi , una efficace dama di compagnia Emilia. Completano il cast un discreto Montano, interpretato da  Matteo Ferrara, e l’Araldo di Stefano Cescatti.

Pregevole l’esecuzione corale performata dall’unione del Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena, in questa produzione in unione con il Coro del Teatro Municipale di Piacenza. Bene nei momenti concitati, delicati e armonici nei momenti in cui si richiedeva una particolare morbidezza esecutiva, e ben meritati anche gli applausi dei piccoli del coro della Scuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena.

E come sempre, dulcis in fundo, l’Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna, sotto la bacchetta del Maestro Maurizio Barbacini. Qui in particolar modo si esige un direttore di esperienza e sensibilità musicale che sappia accompagnare e non coprire l’opera, valorizzando i cantanti nelle loro vicissitudini sul palco. Ed il Maestro ha risposto all’appello secondo noi in modo convincente. Si pensi all’inizio tempestoso meravigliosamente reso dall’orchestra con potenza che ci trasporta direttamente nel dramma. Ma poi ci siamo quasi commossi nell’accompagnamento discreto, quasi a non voler disturbare, nel primo atto, al duetto d’amore tra i due protagonisti. Per non parlare della preghiera della sventurata Desdemona, nell’ultimo atto, accompagnata con una solennità che  fa quasi sembrare il suono provenire dall’aldilà: grande sensibilità e soprattutto esperienza.

Il pubblico del gremitissimo e splendido teatro modenese ha lasciato i propri posti dopo molti minuti di applausi, con punte di apprezzamenti per Benedikt, Mastromarino, il Maestro Barbacini ed ovazioni per la Auyanet.
Davvero uno spettacolo che merita, un bravo alla produzione.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore        Maurizio Barbacini
Regia              Pier Francesco Maestrini
Scene              Mauro Carosi
Costumi         Odette Nicoletti
Luci                Fiammetta Baldiserri


GLI INTERPRETI

Otello              Kristian Benedikt
Desdemona    Yolanda Auyanet 
Jago                Alberto Mastromarino
Cassio             Arthur Espiritu 
Roderigo        Gianluca Bocchino
Lodovico        Enrico Turco
Montano        Matteo Ferrara
Emilia             Elena Traversi
Un Araldo     Stefano Cescatti

Maestro del coro Stefano Colò

Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna

Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Scuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena - Fondazione Teatri di Piacenza







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E. KORNGOLD, DIE TOTE STADT - TIROLER LANDESTHEATER INNSBRUCK , mercoledì 6 marzo 2013, ore 19,30


Per la prima volta nel cartellone del Tiroler Landestheater di Innsbruck, Die Tote Stadt ha fatto finalmente il suo debutto in questo teatro dopo più di 93 anni dalla sua prima assoluta avvenuta contemporaneamente a Colonia ed Amburgo il 4 dicembre del 1920. L'opera di Korngold, si può inserire a pieno titolo come opera dalla tipica impronta espressionistica, tipica di un po' tutta la creatività di quel periodo a cavallo delle due guerre.

Musicalmente inserita nell'atmosfera luttuosa di una collettività ancora provata dagli eventi della prima guerra mondiale, il capolavoro del giovane (23 anni) Korngold, è la sintesi geniale di un ragazzo già padrone di tutte le tecniche e linguaggi musicali. Lo stesso Puccini, che ne ascoltò durante un suo soggiorno a Vienna nel 1920 la riduzione per canto e piano dalle mani dell'autore, giudicò il suo giovane collega “la più forte speranza della nuova musica tedesca”. Purtroppo il successivo avvento del Nazismo e la tragedia del antisemitismo, costrinsero Korngold ad emigrare negli Stati Uniti e ad occuparsi, splendidamente, di musica da film.
L'allestimento del Tiroler Landestheater, cooprodotto con il teatro di Regensburg, aveva la firma di Erno Weil per la regia e di Katin Fritz per scene e costumi, i quali optano per uno spettacolo giustamente onirico nel quale il sogno e la realtà si fondono e confondono in maniera capovolta e disinvolta, con punte di vera perfezione nella scena della prova dell'opera Robert le Diable, dove il difficilissimo assieme è risolto con una perfezione veramente encomiabile, bellissima anche l'apoteosi della solenne processione finale, presentata proiettata nel controsipario lasciando intravedere nel retro il delirio mistico di Paul. Deliziosi e d'effetto i costumi di Fritz, Juliette e Lucienne. 

La difficilissima gestione dell apparato musicale, era nelle mani del Maestro Alexander Rumpf, il quale è riuscito a condurre in porto una partitura strabordante di colori dove i passaggi allucinatori sono risultati esaltati da una caratterizzazione orchestrale sempre tesa tra realtà e sogno, sempre con la massima trasparenza possibile. La compagnia di canto, ha avuto il suo apice nella bravissima Susanna Von Der Burg che ha interpretato Marietta con una tenuta scenica e musicale veramente encomiabile, risolvendo il ruolo della sognata provocatrice con  la giusta sensualità richiesta dall'autore, con il giusto spessore e volume vocale che questa opera richiede, mai cedendo a facili artifici (leggi urla) per raggiungere le impervie vette che la sua parte richiede. La sua Glück, das mir Verblieb ci ha veramente impressionato. 

Il ruolo di Paul, uno dei più terribili quasi al limite dell'eseguibile, ma anche tra i più belli del 20° secolo, era impersonato da Wolfgang Schwaninger. L'artista pur impegnandosi con grande dedizione e capacità, non è riuscito a nostro avviso a risolvere la parte di Paul con la dovuta tensione narrativa e lo slancio vocale richiesto. Latitavano completamente il coinvolgimento psicologico e quell'eterno conflitto interiore sia sul piano musicale che interpretativo, del marito vedovo attratto dalla sensualità di Mariette. Bellissima voce, calda e piena di affetto per l'amico vedovo ha dato Joachim Seipp interpretando il ruolo di Frank come pure la Brigitta di Anna Maria Durr

Encomiabile il trio di Fritz, Juliette e Lucienne nella fattispecie Daniel Raschinsky, Susanne Langbein e Kristina Cosumano che hanno “giocato” il loro ruolo con precisione, riuscendo a portare a termine il difficilissimo assieme del secondo atto. Corretto il Victorinstimme des Gastondi Joshua Lindsay, il Graft Albert di Florian Stern. Da menzionare la parte di Gaston danzata da David LaeraMolto bene il Coro del Tiroler Landestheater che ha accompagnato la processione del terzo atto dalle logge della galleria. Applausi convinti per tutti da parte di un pubblico attentissimo e partecipe.

Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE 

Direttore d'Orchestra            Alexander Rumpf
Regia                                      Ernö Weil
Scene e costumi                     Karin Fritz

GLI INTERPRETI

Paul                                         Wolfgang Schwaninger
Marietta /
Erscheinung Mariens              Susanna von der Burg 
Frank                                      Joachim Seipp
Brigitta                                   Anna-Maria Dur
Juliette                                    Susanne Langbein
Lucienne                                Kristina Cosumano
Gaston                                   David Laera
Victorin /
Stimme des Gaston                Joshua Lindsay
Fritz                                        Daniel Raschinsky
Graf Albert                             Florian Stern

Coro e Orchestra TLT Tiroler Symphonieorchester Innsbruck







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GIUSEPPE VERDI, UN GIORNO DI REGNO – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MARTEDI’ 5 MARZO 2013, ORE 20,00


Era giovane il grande Verdi quando scrisse questa opera, la sua seconda in ordine di tempo. Ed infatti, sebbene alcuni passaggi ci facciano già intravvedere il Verdi più maturo, questo lavoro è ancora intriso delle sonorità tipiche dei suoi predecessori, che rendono anche questa graziosa opera davvero godibile. E visto che si continua a dire sempre ‘largo ai giovani’, ecco che il Teatro Filarmonico di Verona ha dedicato questa produzione agli allievi dell’Accademia di Canto del Teatro alla Scala, luogo dove questa partitura prese vita il 5 settembre 1840. Un lavoro giocoso, un’opera buffa, come del resto fu commissionata al compositore all’epoca per il teatro milanese. Così i temi sono quelli tipici dell’opera cosiddetta comica: due matrimoni combinati, ove naturalmente le promesse spose amano altri uomini, il travestimento del Cavaliere di Belfiore, nelle vesti del re Stanislao, svelato solo alla fine con sorpresa di tutti, e ovviamente tutta una serie di situazioni divertenti che, a ritmo della musica davvero briosa del compositore di Busseto, esaltano l’atmosfera da lieto fine della rappresentazione.

Bellissimo lo spettacolo: finalmente il palco è ‘pieno’ di tutti gli elementi che servono alla storia narrata. C’è il palazzo, ci sono le scalinate, gli archi, le strade alberate, tutto quello che serve insomma. L’impianto di base è il palazzo del Barone di Kelbar, con i suoi tre archi centrali su cui si affaccia la scala principale, nel cui sfondo si intravvede il panorama dalle finestre, sempre ad arco. Questa impalcatura si trasforma in pochissimi secondi e diventa un’altra sala del palazzo, una ricca biblioteca, o addirittura un giardino. Non mancano neanche trovate registiche simpatiche per suscitare l’ilarità del pubblico, come l’allestire una sala da cucina con tanto di cuochi che mescolano vivande, in piedi sotto le forme di formaggio in fila sugli scaffali e con i prosciutti che penzolano dal soffitto.. Finalmente non si è dovuto immaginare nulla, né accontentarsi di proiezioni sullo sfondo. Ed i costumi sono splendidamente in stile: niente giacche di pelle, leggins o simili. Merito di questo allestimento in coproduzione col Teatro Regio di Parma e col Teatro Comunale di Bologna,  per la regia di Pier Luigi Pizzi, qui ripreso alla perfezione da Paolo Panizza.

Il cast della produzione è come detto parte dell’Accademia scaligera, tutto di giovani. E l’aria sul palco è decisamente stata di allegria e spontaneità, come si richiede ai personaggi della storia narrata. A cominciare dal Cavaliere di Belfiore, Mikheil Kiria, che ha offerto una buona prestazione sia per voce abbastanza corposa e piena, che per interpretazione ‘baldanzosa’ e sempre con un occhio rivolto alla sua platea. Il Barone di Kelbar, Simon Lim, è stato davvero apprezzato dal pubblico, e non stupisce, vista la presenza scenica e la voce ben profonda che gli ha permesso di dare corpo anche al suo personaggio. Una delicata Giulietta di Kelbar è stata Letitia Vitelaru, dalla voce chiara e ben protesa verso l’acuto, che pecca leggermente nel volume, ma non manca in espressività ed armonia. Edoardo di Sanval è stato Alessandro Scotto di Luzio, dotato anch’egli di voce dal bel colore classicheggiante, ma pur difettante di volume e quindi al limite con il suono dell’orchestra. Ruoli di questo genere sono maggiormente adatti al suo timbro. Il Signor La Rocca, Filippo Fontana, ha reso con spirito il ruolodel Tesoriere con voce adatta ai dettami del personaggio.  La Marchesa del Poggio, Alice Quintavalla, può ancora migliorare con le scale e le agilità che la sua parte le impone, ma il colore della voce è di bell’impasto e simpatica la sua interpretazione. Chiudono il cast i brevi ruoli de Il Conte Ivrea, Ian Shin, e di Delmonte, Carlos Cardoso, dignitosi e ben figuranti. Come sempre buona la prova del coro di Armando Tasso, e piacevoli i balletti del Corpo di ballo areniano.
Sul podio il Maestro Stefano Ranzani, alla guida dell’Orchestra dell’Arena di Verona. Se il brio è la parola d’ordine per definire questa esecuzione, diremmo che le calza a pieno. Ritmi serrati, anche serratissimi in verità, nessuna tregua agli interpreti; tutto si sussegue appunto con brio sul palco come in buca e senza sosta. Ma il Maestro è stato anche accorto nel cercare di non coprire le voci delicate dei suoi protagonisti, imprimendo un volume adatto alle note dettate dalla partitura.
Veramente gioioso il pubblico alla fine della rappresentazione e generoso con i protagonisti: una piacevole e bella serata davvero.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore
Stefano Ranzani
Regia, scene e costumi
Regia ripresa da
Pier Luigi Pizzi,
Paolo Panizza
Coreografia
Luca Veggetti
Direttore corpo di ballo
Maria Grazia Garofoli
Direttore allestimenti scenici
Giuseppe De Filippi Venezia
Direttore Coro
Armando Tasso

GLI INTERPRETI

Il Cavaliere di Belfiore
Mikheil Kiria
Il Barone di Kelbar
Simon Lim
La Marchesa del Poggio
Alice Quintavalla
Giulietta di Kelbar
Letitia Vitelaru
Edoardo di Sanval
Alessandro Scotto di Luzio
Il Signor La Rocca
Filippo Fontana
Il Conte Ivrea          
Ian Shin
Delmonte
Carlos Cardoso


ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA










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SEDA ORTAC, CARLO VENTRE, SIMONE PIAZZOLA, MARCO SPOTTI PER VERONA LIRICA, DOMENICA 24 FEBBRAIO 2013


Il circolo Verona Lirica prosegue con i suoi concerti all’insegna della bella musica ed assegnando il premio alla carriera agli artisti che si sono resi meritevoli in questi anni di rappresentazioni di successo in giro per il mondo. Ieri è stata la volta del tenore Carlo Ventre e del baritono Silvano Carroli, il primo per i successi che ottiene da anni con grandi consensi nei principali teatri d’Opera, in particolare per il suo modo di interpretare il ruolo di ‘Radames’ nell’ Aida di Giuseppe Verdi; il secondo per celebrare tutta la sua onorata carriera da baritono, in produzioni storiche che difficilmente si vedono oggigiorno (come egli stesso ha sottolineato nel ringraziare i presenti). Uno schermo sul palcoscenico ha mostrato una storica esecuzione della cabaletta ed aria di Ezio dal verdiano Attila, interpretate qualche anno fa in Arena dal baritono, con grande commozione del presidente dell'Associazione Tuppini ed applausi di riconoscimento del pubblico.

La squadra messa a punto per il concerto ha visto impegnati il tenore premiato, insieme al soprano  Seda Ortac, il baritono Simone Piazzola, ed il basso Marco Spotti, come sempre accompagnati dal Maestro Patrizia Quarta al pianoforte, con mano consapevole e puntuale.

Il soprano Seda Ortac ha offerto arie di Abigaille dal Nabucco di Verdi, dalla Gioconda di Ponchielli, dalla Turandot di Puccini, ed in duetto con Ventre l’aria dalla Tosca di Puccini ‘Mario! Mario!..’, nonché ‘Pur ti riveggio, mia dolce Aida’ , naturalmente di Verdi. La voce del soprano è certamente di timbro molto acuto, ed infatti nel registro di testa offre le migliori prestazioni, anche con buon volume d’emissione, tant’è che l’aria ‘In questa reggia’ ci è parsa la migliore, proprio perché più adatta a queste caratteristiche; certamente ha le doti per migliorare anche la gamma centrale, ove il suono tende leggermente ad indebolirsi.

Carlo Ventre, oltre ai duetti con la collega, ha cantato arie dalla Manon Lescaut di Puccini, l’immancabile ‘Nessun dorma’ dalla citata Turandot, ed il bis a ringraziamento del premio, ‘Granada’, ove la sua potenza di emissione ha potuto essere sfogata liberamente, mentre il talaltre esecuzioni potrebbe essere anche più contenuta.
Come ormai ci ha abituati, il baritono Simone Piazzola ha eseguito con classe ed intensa partecipazione le sue arie, rendendo quasi possibile immaginare un palcoscenico allestito per una produzione intera, tanto egli si immedesima in ciò che esegue, senza mai essere eccessivo, con grazia e bella voce piena da baritono: arie dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti, dalla Traviata di Verdi, nel cui ruolo di Germont è particolarmente a suo agio, e la meravigliosa ‘Morte di Rodrigo’ dal Don Carlo, sempre di Verdi.

Infine, il basso Marco Spotti ha eseguito arie dal Macbeth,  I Masnadieri ed il Simon Boccanegra di Verdi, e dalla Gioconda di Ponchielli, con timbro di basso di buona forza, ma che potrebbe donare di più in quanto ad interpretazione.
Con la consueta targa agli artisti premiati per la loro presenza, ed un accenno al duetto d’amore Zerlina/Don Giovanni dalla celebre opera di Mozart di Carroli con l’esordiente Anna Consolaro, si è chiuso anche questo festoso concerto domenicale, presentato anche stavolta dal simpatico  Davide Da Como della Fondazione Arena di Verona.

MTG 

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DIDO AND AENEAS, HENRY PURCELL – TEATRO RISTORI, VERONA, GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO 2013, ORE 20,00

Eccoci trasportati tantissimi anni addietro. Siamo nel meraviglioso mondo dell’epica, dei poemi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale, ed in questo caso la storia del nostro popolo, dato che il protagonista della vicenda è narrato come il fondatore del paese in cui viviamo. Enea, l’eroe virgiliano, qui rivive nella musica di Henry Purcell in un capolavoro che fortunatamente il Teatro Ristori di Verona ha accolto per tre sere con discreto successo di pubblico.

Dal poema di Virgilio, l’Eneide, è tratto questo splendido gioiello che è Dido and Aeneas di Purcell, in cui la storia si concentra sullo sventurato amore della grande regina di Cartagine, che diventa una donna qualsiasi di fronte al sentimento più celebrato al mondo. Qui sono introdotti anche altri personaggi come streghe e maghe. Aldilà delle intenzioni politiche dell’epoca o meno che si dice possa avere avuto l’autore nel comporre questo gioiello musicale, la prima rappresentazione fu nel 1689, e resta un lavoro splendido, uno dei primi esempi di un’opera che si avvicina a come la intendiamo noi oggi.
Didone muore per il troppo amore, sentimento senza il quale tanta parte delle opere che ci fanno oggi emozionare a teatro non esisterebbe.

E nei disegni della regista Marina Bianchi ci sono tutti questi sentimenti, sicuramente in evidenza. Centro di tutta la messa in scena è questo amore sofferente della regina per il guerriero che senza pietà la abbandona per il suo dovere. A sottolineare questo i versi tratti dall’’Epistulae Heroidum’ di Publio Ovidio Nasone recitati dall’ attrice Ermelinda Pansini , che esemplificano il pensiero della protagonista con l’ intensità di una pièce teatrale, inframmezzando le scene sul palco, come a rafforzare quanto già la musica offra agli spettatori. Unitamente a ciò, una serie di balletti offerti dal corpo di ballo dell’Arena di Verona. Se delicati possono definirsi quelli in cui la prima ballerina impersona Didone e la sua leggiadria ci porta al suo sentimento dolce ed intenso al contempo, piuttosto discutibili gli interventi dei ballerini al seguito della Maga che qui sembra la tenutaria di un bordello femminile con tanto di scudiscio e catene con cui tiene al guinzaglio i suoi ‘boys’. In generale dunque, una produzione ad ampio respiro, tendente al moderno, grazie anche ai costumi di Leila Fteita molto più vicini a noi di quanto potessero essere ai tempi dell’antica Cartagine. Mentre la scenografia è costituita dalle colonne del palazzo di Didone, che si trasformano e si aprono a seconda della scena in corso, ma che sostanzialmente non variano molto.

La compagnia di canto è giovane, fresca, in cui si distinguono le due protagoniste: Didone, Roberta Invernizzi, che ci porta la sua vocalità leggera fatta di piccoli vocalizzi e scale discretamente eseguite, e soprattutto la Belinda di Maria Hinojosa Montenegro, che col suo colore più pieno e tecnicamente preparata ha offerto una Confidente credibile e sciolta. Non ha un ruolo particolarmente pregnante il protagonista maschile, Leonardo Cortellazzi, alias Enea, nonostante il titolo (forse perché l’opera pare fosse a suo tempo scritta per un collegio femminile), il quale ha offerto una esecuzione piuttosto ‘elegiaca’ delle sue arie. Più chiaro il colore della Seconda Donna, Irene Favro, e bella l’interpretazione della Maga Marina De Liso, che è riuscita a mantenere una certa leggerezza vocale pur possedendo un mezzo più scuro e corposo. Chiudono il cast le due Streghe, Alessia Nadin ed Elisa Fortunati, agghindate come la Maga come mangiatrici/dominatrici di uomini,  lo Spirito,Teona Dvali, ed il Marinaio, Paolo Antognetti.
Il coro dell’Arena di Verona di Armando Tasso è stato impegnato in arie dal sapore elegiaco di grande atmosfera, e sono stati parte integrante dell’opera con grazia e buona resa canora.

Il Maestro Stefano Montanari, anche primo violino per l’occasione, ha diretto senza l’ausilio della bacchetta con leggerezza e sintonia col palco questo scrigno musicale di Purcell, introducendo in questa rappresentazione anche altri pezzi dello stesso autore, nonché dell’italiano Matteis, per citare il prologo e la fine del secondo atto, ad indicazione di uno studio attento della composizione e degli eventi, in modo che potessero essere sottolineati anche da ulteriori elementi musicali tipici dell’epoca.
Il pubblico ha gradito molto il risultato finale, con lunghi applausi e apprezzamenti ai protagonisti.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore
Stefano Montanari
Regista
Marina Bianchi
Scene e costumi
Leila Fteita
Coreografia
Maria Grazia Garofoli
Lighting designer
Paolo Mazzon
Direttore del Coro                   Armando Tasso

GLI INTERPRETI
Didone
Roberta Invernizzi
Belinda
Maria Hinojosa Montenegro
Seconda Donna
Irene Favro
Maga
Marina De Liso
Prima Strega
Alessia Nadin
Seconda Strega
Elisa Fortunati
Spirito
Teona Dvali
Enea
Leonardo Cortellazzi
Marinaio
Paolo Antognetti
Attrice
Ermelinda Pansini


ORCHESTRA, CORO E CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA










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BOHEME, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE, MERCOLEDI’ 20 FEBBRAIO 2013, ORE 19,00 (secondo cast)

Un bellissimo spettacolo questa Bohème di Puccini targata Francesco Micheli, che ha continuato a richiamare un folto pubblico fino all’ultima rappresentazione, grazie anche alla varietà di cast che si è alternato sul palcoscenico. Ritroviamo sempre con piacere i nostri affezionati giovani bohèmien: gli artisti Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline, e le loro amiche: la sventurata Mimì e la maliziosa Musetta, a farci vivere i loro momenti di svago e contemporaneamente le loro angosce: come trovare i soldi per l’affitto, come fare a scaldarsi se non utilizzando le loro stesse creazioni da ardere nella stufa; e a ricordarci che gli affetti, spesso, scaldano il cuore molto più del fuoco e di qualsiasi altra comodità..


Tante sono le soluzioni pregevoli in questo spettacolo: a partire dalla scenografia ricca e colorata di Edoardo Sanchi, fatta di elementi essenziali, ma sufficienti a regalare una visione adeguata degli ambienti, tutti sottolineati ora da pannelli colorati, ora da riproduzioni in scala di elementi esterni, come l’osteria nel terzo quadro. La soffitta è realizzata sul palco con mobili in stile classico e circondata dalle mille luci della Ville Lunière con un pannello antistante il proscenio. La neve cade sul serio (finta ovviamente) e nulla è lasciato al caso. Ed i giovani protagonisti saltano, ballano, si producono in deliziose coreografie che divertono, ma che lasciano anche l’amaro in bocca, perché solo preludio di un tragico finale per la dolce protagonista. 

Il cast di questa ultima replica ha riscosso un successo sottolineato dai tanti applausi da parte del pubblico: Rodolfo è impersonato da Marco Panuccio, tenore che ha già calcato molti palcoscenici oltreoceano, e possiede un timbro di voce chiaro, se pur non molto potente, e si produce in  melismi e  portamenti che rievocano i vecchi tenori di qualche tempo fa. Mimi' è il soprano Jessica Nuccio, che è stata annunciata come indisposta ad inizio interpretazione. La sua resa del personaggio è stata in linea con l’idea della piccola fioraia che appare nel nostro immaginario: sensibile, dolce, timida, diremmo una interpretazione più intima, forse anche merito di una emissione vocale più contenuta che le ha concesso comunque di ben figurare. 
La Musetta di Francesca Dotto diverte con le sue mossette ed acuti che comunque lasciano udire un timbro piuttosto corposo che sarebbe interessante sentire anche in altri ruoli. Molto applaudito il  Marcello di Julian Kim, per interpretazione e dizione,  e può vantare uno strumento vocale di buona emissione e precisione, che riesce molto bene anche quando si spinge verso il registro tenorile. 

Il musicista Schaunard è il dinamico Marco Filippo Romano, che ha certamente ben figurato assieme ai suoi compagni d’avventura, così come Colline, Sergey Artamonov, la cui voce ancora fresca di basso ha le potenzialità per divenire più scura col tempo. 
Completano il cast con simpatia e bella intesa reciproca il Benoit di  Matteo Ferrara, l’Alcindoro  Andrea Snarski, (la cui mimica è molto marcata ed efficace), il Parpignol di Cosimo D’Adamo, il venditore ambulante Bo Schunnesson, il sergente dei doganieri, Salvatore Giacalone, ed il doganiere Julio Cesar Bertollo. Ognuno di essi con costumi e coreografie che ne mettono in risalto il ruolo senza mai essere marginale, merito della regia.

E fa sempre piacere ascoltare le felici esecuzioni del coro della Fenice di Claudio Marino Moretti ed anche dei Piccoli Cantori Veneziani di Diana D'Alessio, anche molto ben vestiti dai costumi di Silvia Aymonino.
Diego Matheuz ha guidato l’orchestra della Fenice in questa splendida produzione, con una intensità di volumi a tratti sovrastante sul palco, ma che è stata comunque applaudita con fervore dal pubblico.
Anche ieri sera, pubblico in fervore per i protagonisti e per la produzione in generale.
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Diego Matheuz
e direttore    
Regia                                     Francesco Micheli

Scene                                     Edoardo Sanchi

Costumi                                 Silvia Aymonino

Light designer                       Fabio Barettin

Maestro del coro                   Claudio Marino Moretti

Maestro del coro di voci bianche    Diana D'Alessio

GLI INTERPRETI

Rodolfo                                  Marco Panuccio
Marcello                                Julian Kim
Schaunard                              Marco Filippo Romano
Colline                                    Sergey Artamonov
Benoit                                    Matteo Ferrara
Alcindoro                               Andrea Snarski
Mimi'                                     Jessica Nuccio
Musetta                                 Francesca Dotto
Parpignol                               Cosimo D’Adamo

Un venditore ambulante      Bo Schunnesson
Un sergente dei doganieri    Salvatore Giacalone
Un doganiere                        Julio Cesar Bertollo

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE
Piccoli Cantori Veneziani
con sopratitoli
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice











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