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LA MUSICA CLASSICA IN ITALIA - I SOPRANI

Passiamo ora ad un’analisi della corda Sopranile, facendo una fotografia sul panorama attuale dei Soprani italiani che si muovono sui palcoscenici nazionali ed internazionali, regalandoci sempre splendide emozioni con l’incarnazione delle eroine protagoniste delle opere più belle dell’intero repertorio.



Tra le “punte” di eccellenza una delle palme va senza dubbio alla emergente Maria Agresta.



Soprano lirico dal timbro purissimo. Voce corposa ed eterea al contempo, capace di donare il sangue al dramma che interpreta come di ricamare il sogno di un’abilità tecnica nel filare e modulare i suoni in ogni zona e registro della sua voce.

Altro elemento di indubbio interesse è la toscana Maria Billeri.


Voce dal timbro lucente di metallo forgiato da una tempra interpretativa e da una grinta che la rendono elemento straordinariamente pertinente nel repertorio del soprano drammatico di agilità.
Grande consapevolezza dei propri mezzi vocali le rendono “semplici” le più furenti invettive e le più ammalianti melodie di questo repertorio, riuscendo sempre a suscitare emozione e stupore in chi l’ascolta.
Splendida protagonista delle ultime stagioni d’opera, dopo una lunga e proficua “gavetta” la bellissima Susanna Branchini.

Voce di soggiogante bellezza, padrona assoluta di una tecnica solidissima e interprete di gusto di un repertorio quanto mai vasto ed eclettico. Risolve ogni ruolo con la tempra e l’energia propria delle grandissime Artiste di rango.

Altra voce emergente delle ultimissime Stagioni, la catanese Tiziana Caruso.

Tipica voce all’”italiana” da soprano “sfogato”; possiede un volume che impressione ed una duttilità tecnica che le consentono di essere interprete accattivante e credibilissima tanto del repertorio del Verdi più schiettamente drammatico quanto del repertorio verista.




Grande carisma e voce splendida anche per la campana Carmen Giannattasio.


Le ultime Stagioni l’hanno vista imporsi a livello internazionale come uno dei migliori elementi italiani nel mondo. Voce corposa di soprano lirico con ambra e colori drammatici nel centro. Interprete ideale del Verdi maturo e dotata di temperamento catalizzante e grande presenza scenica.

Giovanissimo soprano lirico duttile alla coloratura ed elemento di sicuro avvenire ed interesse è Jessica Nuccio.

I Teatri incominciano ad accorgersi di lei; è un elemento da seguire con attenzione per la grande facilità nell’affrontare ruoli più “leggeri” e ruoli che prevedono difficoltà di scrittura e tessitura in regioni più “drammatiche” della voce. Il colore è schiettamente quello di un soprano di coloratura italiano con una bellissima venatura di sapore lirico pieno che le consentirà di regalarci grandi sorprese in futuro.


Altra “sorpresa” delle ultime Stagioni la campana Anna Pirozzi Simaku



Altra grande voce italiana per il repertorio più lirico-spinto e drammatico.
E’ interessante notare che finalmente si ha una “successione” in questo ambito a tutte quelle cantanti russe o dell’Europa dell’Est anche qui in Italia.
Questa Artista è il tipico esempio di una voce voluminosa, ampia e capace di cantare sul fiato tutte le numerose insidie di un repertorio difficilissimo.

Annoverata tra le grandissime cantanti degli ultimi 30 anni, nonostante la giovane età, la palermitana Desirée Rancatore è una stella luminosissima del panorama internazionale.


Acclamata interprete del più vasto repertorio del belcanto italiano e francese è una delle più prestigiose eredi della grande tradizione del repertorio del primo ottocento.
Voce estesa, ampia, coloratura pressoché perfetta, capace di sgranare i passi di maggiore virtuosismo con una “facilità” disarmante, è un faro luminoso della più bella Italia nel mondo.

Considerata dalla critica tutta e dai tantissimi trionfi in giro per il mondo, interprete mozartiana di riferimento, l’abruzzese Carmela Remigio.


Voce eterea, impalpabile nella sua perizia tecnica e nella sua capacità di “colorare” le più ardue pagine del repertorio che affronta è un’altra Ambasciatrice della cultura italiana nel mondo.
Interprete misurata e sempre attentissima alla parola cantata. Stupenda musicalità e grande pathos emotivo in ogni sua interpretazione.

Ultimo, sempre e solo in ordine alfabetico, elemento “sorpresa” delle scorse Stagioni la giovane Monica Tarone.
Voce bellissima, di smalto luminoso e lucente, grande estensione e capacità di fraseggiatrice d’altri tempi.
Una cantante che si sta imponendo all’attenzione di tutti per una grande aderenza stilistica, una marcata musicalità ed una capacità interpretativa fuori dal comune.
Sarà elemento di cui ascolteremo meraviglie per moltissimi anni a venire.

  
Ecco, questo “quadro” della corda sopranile è molto incoraggiante.
Sono sicura che tutte queste splendide donne saranno capaci di farsi valere e ci renderanno orgogliosi delle loro carriere.
Giovani italiane. Giovani donne. Il futuro e le speranze sono tutte riposte in loro!
MTG




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NUCCIO, GANCI, CUSTER E LEVANTINO AL CONCERTO DELL’ASSOCIAZIONE LIRICA MARIO DEL MONACO DI MODENA - TEATRO CARANI DI SASSUOLO, domenica 24 marzo 2013, ore 16,00


Le associazioni musicali che si prodigano per regalare momenti di gioia ai loro fedeli affezionati sono molteplici nel nostro paese, ed è grazie ad esse che spesso molti altri si avvicinano per la prima volta al mondo della lirica, magari dopo un pomeriggio trascorso a teatro, invitati da amici, o per ascoltare qualcosa di diverso, e poi si resta affascinati dalle sensazioni e dalle emozioni forti che le vibrazioni stesse della sala hanno trasmesso dritto al cuore. Per non parlare delle decine di appassionati storici che non aspettano altro che vedere riuniti artisti talentuosi susseguirsi sul palco tutti insieme, in una unica occasione, per correre a prenotare il proprio posto in platea.

Così, nonostante il tempaccio e le temperature ancora invernali,  il comune di Sassuolo ha registrato un bel successo ospitando il galà lirico che l’Associazione Mario Del Monaco di Modena ha tenuto ieri al piccolo ed antico Teatro Carani, in collaborazione con il circolo ‘Amici della Lirica’ di Sassuolo.

Quattro artisti giovani hanno eseguito le arie più note dal panorama operistico italiano, con simpatia e preparazione.
Un successo personale lo ha ottenuto la giovanissima Jessica Nuccio, soprano dalle prospettive future rosee, nota già a livello nazionale ed internazionale per i suoi primi trionfi in ruoli difficili ed impegnativi. Ha eseguito arie da l’Elisir d’amore di Donizetti, l’aria ‘Sì mi chiamano Mimì’ dalla Bohème di Puccini, con finale primo atto insieme al tenore Ganci. Stupisce come ogni volta che la si ascolti la sua voce assuma sfumature nuove e prenda colore più corposo. La sua interpretazione delle arie non copre soltanto la parte musicale, ma si cimenta nel personaggio di volta in volta esprimendo tutto l’amore per il canto e la consapevolezza di quanto sta eseguendo con perizia.

Reduce anch’egli da recenti successi teatrali, il tenore Luciano Ganci è stato chiamato a sostituire il collega Gregory Kunde, indisposto ed impossibilitato a viaggiare, che avrebbe dovuto anche ritirare il premio Mario del Monaco per i suoi meriti artistici. L’appuntamento è solo rimandato alla prossima occasione. Ganci è dotato di una voce potente, stile grandi tenori di una volta, ch si lancia verso l’acuto senza difficoltà ed esegue con sicurezza le arie proposte, anche con buona presenza scenica ed affinità con il soprano Nuccio. Il suo colore si manifesta maggiormente in tutta la sua bellezza proprio nei passaggi ‘forti’, più che nei ‘pianissimo’, offrendo anche un bel fraseggio. Per lui arie dal Corsaro e dal Macbeth di Verdi.

Il mezzosoprano Manuela Custer si diverte non poco sul palcoscenico. La sua esperienza sul campo le permette di aggiungere anche molto ‘colore’ alle sue interpretazioni, ricche di sfumature espressive. Esegue l’aria di Rosina dal Barbiere di Siviglia con estrema disinvoltura ed improvvisando notevolmente sulle agilità. Il suo timbro vocale corposo, si trasforma ancora di più verso il cavernoso quando scende nelle note più basse. Bene l’esecuzione di arie francesi e dall’Oberto di Verdi.

Infine il giovanissimo Claudio .Levantino. Ha eseguito arie da La gazza ladra di Rossini, da Le nozze di Figaro di Mozart. La sua voce si sta ancora definendo: tra il basso ed il baritono, sembra molto più a suo agio nella gamma baritonale; non sorprenderebbe un futuro in ruoli per tale tessitura. Molto sciolto sul palcoscenico, bene interpretato soprattutto il duetto di Dulcamara e Adina col soprano Nuccio, sempre tratta da l’Elisir d’Amore di Donizetti.

Bravissimo al pianoforte il Maestro Dragan Babic, ad accompagnare le arie eseguite.
Come accade di consueto in queste occasioni, premiati gli artisti per la partecipazione da parte degli organizzatori: il vice presidente Renato Ghelfi Zoboli ed il presidente Marco Impallomeni, ed anche l’assessore alla cultura di Sassuolo Claudio Corrado ha offerto un discorso beneaugurante per tutti.

Applausi e bis concessi da tutti gli artisti con generosità; un bell’inizio per l’associazione dedicata al grande tenore fiorentino!
MTG


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LEOS JANACECK, VEC MAKROPULOS - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, 23 marzo 2012, ore 15.30

« È atroce sopravviversi. Se sapeste com’è leggera la vita per voi! Siete vicini a tutto. Per voi ha tutto un senso. Tutto ha valore per voi. Sciocchi, siete felici per la stupida ragione che presto morirete. »
(Elina Makropulos, atto III)
Raramente uscendo da uno spettacolo d'opera ci si trova talmente emozionati e talmente coinvolti da volerlo rivedere da capo seduta stante.
Ieri alla fine della recita di Vec Makropulos al teatro La Fenice era invece questa la sensazione e il desiderio che nutrivo (e molti altri spettatori, ne sono convinto...) grazie allo splendido spettacolo al quale avevo appena assistito.

Il merito va in primis all'allestimento di Robert Carsen che con la collaborazione di Radu Boruzescu per le scene e di Miruna Boruzescu per i costumi ha creato un vero e proprio capolavoro.
Emozionante ed intelligentissima la trovata di pensare il preludio come la ribalta delle innumerevoli eroine alle quali la immortale Emilia Marty da voce e corpo nella sua lunga vita di cantante d'opera acclamatissima, risolta con una passerella di rocamboleschi e velocissimi cambi d'abito tra Francesca, Tosca, Contessa, Traviata, Elisabetta, Marescialla etc....

Curatissima al limite del maniacale la recitazione nella convulsa prima scena del primo atto, spettacolare la seconda scena dove durante un allestimento di una grandiosa Turandot (del resto Emilia è una acclamatissima cantante lirica) si sviluppa la vicenda.
Strepitoso il finale dove, quando ormai la protagonista, giunta al capolinea della propria esistenza e riflettendo sul senso dell'immortalità e del ciclo della vita, offre simbolicamente al pubblico dalla ribalta, la possibilità di provare cosa significhi nel concreto  la precarietà di una vita senza fine e scopo.

Il direttore chiamato a concertare la spigolosa ma affascinante partitura di Janaceck è Gabriele Ferro, che a capo di una tesissima orchestra del teatro la Fenice, ha preferito far risaltare più l'aspetto marcatamente ritmico e agogico rispetto agli indugi malinconici e onirici della scrittura musicale. Molto ben risolta la scena finale dove la tensione orchestrale si è liquefatta in un mare di emotività strabordante di colore.

Straordinaria la prova di Angeles Blancas Gulin come Emilia Marty.
L'Artista è capace di riempire la scena con un carisma ed una musicalità indispensabili per quest'opera ma senza mai dover ricorrere ad artifizi tecnici vocali e di maniera, dando un peso ed una statura al personaggio senza eguali. Estremamente emozionante la sua interpretazione della grande scena finale, accolta trionfalmente.

Altro trionfatore della serata è stato Andreas Jäggi, che avvincente dal lato vocale e guidato da Robert Carsen ha tratteggiato il personaggio di HaukSendorf in maniera encomiabile senza caricature e macchiettismi inutili.
Efficace il Gregor di Ladislav Elgr, nonostante qualche incertezza nel settore acuto della parte.
Martin Bàrtariesce a conferire al personaggio di Prus quell' aspetto piccolo borghese e lussurioso in maniera convincente.

Spigoloso e ottimamente petulante il Kolenaty di Enric Martinez- Castignani.
Perfetti anche Leonardo Cortellazzi (Vitek), Enrico Casari (Janec), Judita Nagyovà (Krista), Leona Pelešková (Camerierainserviente) e William Corrò (macchinista).

Buona la breve prova del coro della Fenice, preparato da Claudio Marino Moretti.
Successo travolgente per tutti con numerose chiamate alla ribalta.
Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore Gabriele Ferro
e direttore     
regia                           Robert Carsen
scene                          Radu Boruzescu
costumi                      Miruna Boruzescu
regista assistente       Laurie Feldman
light designer             Peter Van Praet



GLI INTERPRETI

Emilia Marty             Ángeles Blancas Gulín
Jaroslav Prus            Martin Bárta
Janek                         Enrico Casari
Albert Gregor           Ladislav Elgr
Hauk-Šendorf           Andreas Jäggi
L’avvocato
dr. Kolenatý              Enric Martínez-Castignani
L’archivista Vítek     Leonardo Cortellazzi
Krista                         Judita Nagyová
Una cameriera          Leona Pelešková
Una donna delle pulizie
Un macchinista         William Corrò

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
In lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Opéra national du Rhin di Strasburgo
e Staatstheater di Norimberga




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LA MUETTE DE PORTICI, DANIEL-FRANÇOIS-ESPRIT AUBER, TEATRO PETRUZZELLI DI BARI, 13 marzo 2013, ore 20,30


Pur essendo considerata opera formativa del genere Grand Opéra, la ‘Muette de Portici’ di Auber viene spesso ritenuta a tutt'oggi, anche da valenti critici musicali e studiosi, alla stregua di un vecchio e polveroso arredo ottocentesco, mentre all'epoca un tipico lavoro di un compositore di transizione non molto originale.
Eppure tra i suoi ammiratori vantava anche quel rivoluzionario di Wagner che la diresse più volte sull'onda di un entusiasmo nazional-popolare che ebbe il suo culmine nella rappresentazione del 1825 a Bruxelles dove, alla fine del duetto “Amour sacrè de la patrie” il popolo si sollevò contro l'oppressore olandese, decretando un anno dopo la propria indipendenza.
 
Felicemente riesumata dall'oblio da quest'allestimento dell'Opera Comique di Parigi in coproduzione con il Theatre de la Monnaie di Bruxelles, la Muette de Portici è approdata al teatro Petruzzelli di Bari nel medesimo allestimento.

Fautrice della regia, Emma Dante ci regala uno spettacolo stupefacente per bellezza e  coinvolgimento.
Perno centrale della messa in scena è appunto la muta, personaggio non cantante per il quale  Auber scrive le pagine più originali di tutta l'opera, costretto ad usare l'orchestra per esprimere i suoi sentimenti interiori.
Elena Borgogni ci dona qui un interpretazione di Fenella stupefacente, tutta tesa a far scaturire la tragedia di un personaggio lacerato dall'amore impossibile per un sovrano, puntando su di una gestualità animalesca, da donna braccata che si ribella in maniera spasmodica al suo destino cercando aiuto e trovandolo solo nella morte.

Tutta l'opera è concepita da Emma Dante per togliere quanto di più macchinoso e complesso sta nel libretto di quest' opera per riscriverla puntando tutto sulla semplicità e lavorando molto sui simboli.
Simbolo conduttore di tutta l'opera è appunto la sciarpa rossa che Fenella riceve da Alphonse da cui non si stacca mai, diventando ora tappeto, ora frusta, ora simbolo della rivoluzione.

Servirebbero almeno dieci pagine per descrivere ciò che di meraviglioso la regista si inventa per quest'opera, ma mi limito solamente ad encomiare la compagnia di attoriballerini che per tutta la durata dell'opera sottolineano i momenti corali con le coreografie di Sandro Maria Campagna, i costumi di Vanessa Sannino e l'apparato scenico di Carmine Maringola.

La compagnia di canto ha avuto nella interpretazione di Masaniello di Michael Spyres la sua punta di diamante. Cantante dotato di estensione e morbidezza encomiabili,  ha saputo regalarci un'esecuzione da manuale, soprattutto nella grande aria del quarto atto, dando sfoggio di un fraseggio morbidissimo e una tecnica impeccabile.

L'altro tenore,  Maxim Mironov, ha interpretato il ruolo di Alphonse con uno slancio ed una bravura da fuoriclasse. La sua voce, perfetta per questo repertorio è risultata solo un poco piccola nell'immensa sala del Petruzzelli, deficitando a volte del volume adeguato soprattutto nei pezzi d'assieme.
Maria Alejandres è stata una Elvire giovane e fresca, che ha ben saputo portare a termine la sua parte densa di difficoltà virtuosistiche richieste con precisione.

Molto bene Christian Helmer nel ruolo non trascurabile di Pietro, corretti  e precisi Domenico Colaianni(Borella), Miguel Angel Lobato (Lorenzo), Mikhail Korobeinikov(Selva) Caterina Daniele (Coryphée) e Gianfranco Cappellutti(pescatore).

A capo di una orchestra in gran spolvero per precisione e brillantezza, abbiamo trovato un felicissimo Alain Guingal, cha ha saputo concertare una partitura difficilissima da eseguire soprattutto per i violini, chiamati a suonare una scrittura spesso paganiniana. Guingal rinuncia a tempi serrati e manieristici puntando tutto sulla leggerezza del suono e sulla precisione, ottimamente assecondato da una orchestra sorprendente per accuratezza. Unica nota negativa sono stati i leggeri tagli operati in qualche parte corale e nei ballabili, da una ripresa così rara ci saremmo aspettati un'esecuzione integrale.

Un encomio particolare al coro guidato da Franco Sebastiani, che in quest'opera ha un ruolo vivo e risulta essere tra i protagonisti principali.

Spettacolo felicissimo al quale il pubblico ha riservato ovazioni trionfanti.
Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE

Direttore
Alain Guingal
Regia
Emma Dante
Maestro del Coro
Franco Sebastiani

GLI  INTERPRETI
Fenella
Elena Borgogni
Alphonse
Maxim Mironov
Elvire
Maria Alejandres
Masaniello
Michael Spyres
Pietro
Christian Helmer
Borella
Domenico Colaianni
Selva
Mikhail Korobeinikov
Coryphèe
Caterina Daniele
Pescatore
Gianfranco Cappelluti
Attori

Rémi Boissy, Ivan Herbez, Mauro Pasqualini, Luca Romani, Alaa Safi,
Alessandro Sampaoli, Giuliano Scarpinato, Tewfik Snoussi, Valerio Tambone, Stefano Vona Bianchini

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli
Produzione Opéra  Comique, Parigi
Coproduzione Théâtre Royal de la Monnaie, Bruxelles
Coproduttore associato Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique   française


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LA CAMBIALE DI MATRIMONIO, GIOACHINO ROSSINI – VENEZIA, TEATRO MALIBRAN, venerdì 22 marzo 2013, ore 17,00


Andare all’Opera e vedere uno spettacolo ben curato, e soprattutto realizzato dagli studenti del Laboratorio Accademia di Belle Arti di Venezia, aggiunge gioia al piacere di aver trascorso davvero una piacevolissima serata. A dimostrazione che i giovani sono il motore del nostro paese e che vale la pena valorizzarli e dar loro fiducia.
L’opera andò in scena proprio a Venezia la prima volta, nel lontano 1810, al Teatro San Moisè, in un periodo floridissimo per la città veneta dal punto di vista artistico, e fa parte del gruppo di opere che il giovanissimo Gioachino Rossini compose nel suo periodo veneziano a inizio carriera.

Per questa spassosa ‘farsa comica’ il teatro Malibran di Venezia propone uno spettacolo fresco, gioviale (come lo è la partitura), dinamico e dai colori e profumi tipicamente veneziani. Colpisce subito l’ambientazione che il regista Enzo Dara ha spostato a Venezia per l’occasione, con tanto di gondolieri invece di nocchieri e la servitù vestita con i costumi della tradizione carnevalesca tanto cara alla città lagunare. I bellissimi abiti settecenteschi dei protagonisti inoltre richiamano il paesaggio veneziano, creando degli effetti sfumati e visivi molto eleganti sui tessuti.

Del resto, avendo il regista stesso interpretato per tanti anni opere del Maestro pesarese, non poteva tradire in alcun modo lo spirito e le atmosfere che la partitura detta. Un allestimento tradizionale dal sapore giovane e vivace. Così siamo nello studio-biblioteca del ricco Tobia Mill, che aprendosi sullo sfondo offre la bellissima Venezia da lontano, o un romantico cielo di luna per i giovani amanti protagonisti.
Frizzante anche il cast che ha divertito il pubblico per tutta la rappresentazione, perfino in combutta con l’orchestra che in alcuni punti ha interagito oralmente con esso.

Omar Montanari è il credibilissimo mercante Tobia Mill: le movenze, la recitazione, in poche parole un attore eccellente ed un grande interprete canoro: la sua voce è piena, di bella pasta, corposa e dall’ottimo volume, anche sugli appoggi. Il ricco padre capace di vendere la propria figlia pur di ottenere un buon affare è veramente ben reso dal baritono riminese.
Gli fa da contraltare l’altrettanto bravo Marco Filippo Romano, che interpreta il canadese Slook con perizia, spirito ed intelligenza, senza mai sfociare in caricatura, ma con una simpatia che entusiasma il pubblico. Voce scura e ben emessa, dal volume possente, che copre bene tutta la gamma della sua tessitura baritonale. Esegue con efficacia il duetto col suo amico Tobia ‘Dite presto dove sta’, aggirandosi sul palco da una parte all’altra incrociandosi col ‘compare’.

Delicata e squillante la voce di Marina Bucciarelli, nel ruolo della figlia di Mill: Fannì. La giovane cantante promette bene, si muove con disinvoltura sul palco interpretando con efficacia la fanciulla innamorata. Si esprime meglio nel registro medio, ove il suo strumento è maggiormente corposo, ed esegue correttamente l’aria conclusiva ‘Vorrei spiegarvi il giubilo’.
Giorgio Misseri è un giusto giovine innamorato, con la sua voce sottile e melodica, che con buono slancio esegue ‘Tornami a dir che m'ami’ col soprano.

Bene anche i due domestici: Norton, alias Armando Gabba, con buona vena comica e interpretazione vocale e bel colore di voce pastosa, e Rossella Locatelli, dotata di buono strumento e recitazione discreta, pur talvolta condizionata da una postura in funzione di una più efficace emissione sonora.

L’orchestra della Fenice è condotta da Stefano Montanari.  Il maestro dirige il ridotto organico con equilibrio e leggerezza, fornendo una giusta cornice alle vicende inscenate sul palco.
Pubblico visibilmente sorridente e soddisfatto, un plauso ai giovani dell’Atelier e un grande in bocca al lupo per il futuro!
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Stefano Montanari
e direttore
Regia                                     Enzo Dara
Scene e costumi                    Laboratorio Accademia di Belle Arti di Venezia

GLI INTERPRETI

Tobia Mill                             Omar Montanari
Fannì                                     Marina Bucciarelli
Edoardo Milfort                   Giorgio Misseri
Slook                                     Marco Filippo Romano
Norton                                   Armando Gabba
Clarina                                  Rossella Locatelli

con sopratitoli in italiano

Orchestra del Teatro La Fenice 
Maestro al fortepiano Stefano Gibellato

Atelier della Fenice al Teatro Malibran
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia 
e il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello


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MATTEO BELTRAMI CON LA OTO AL COMUNALE DI VICENZA, mercoledì 20 marzo 2013, ore 20,45


Si è conclusa ieri sera la stagione sinfonica al teatro Comunale di Vicenza con l’ultimo concerto dell’Orchestra del Teatro Olimpico, diretta per l’occasione dal giovanissimo Maestro Matteo Beltrami. Il viaggio iniziato nel mese di novembre scorso si è concluso con un finale siglato romanticismo ottocentesco, all’insegna di nomi quali Brahms Liszt e Dvořák. 

In apertura, la Ouverture Accademica di J. Brahms. Il brano vuole essere proprio un omaggio al mondo universitario, che aveva insignito il Maestro della ‘laurea honoris causa’ in Filosofia a Breslavia. Nell’esprimere la sua gratitudine, sono evidenti i toni festosi e l’energia che solo dei giovani e freschi studenti possono provare nel fiore dei loro anni. Così, la OTO si esprime con un inizio brillante e preciso, e a tratti anche un po’ misterioso, mostrando un buon affiatamento soprattutto tra gli archi. Nell’aprirsi, molto carichi trombe e tromboni diventano protagonisti sulle altre sezioni dell’orchestra, dato anche il carattere goliardico della composizione.

Si cambia atmosfera con F. Liszt ed i suoi Preludes, ispirati ai Poemi del famoso scrittore romantico Alphonse de Lamartine. È straordinario come il maestro Beltrami sia riuscito a cambiare completamente tono all’esecuzione, passando dal maestoso e spensierato del brano precedente ad una più solenne resa sonora. Anche in questo caso, l’orchestra si esprime con una brillantezza che è quasi misteriosa al contempo, sfociando in vibrazioni emozionanti. Il suono è qui più asciutto e teso, per poi esplodere in potenza controllata.

A chiudere, la celeberrima Sinfonia n. 9 Dal Nuovo Mondo di A. Dvořák. Ci sono tutte le atmosfere richieste in questo pezzo meraviglioso: il richiamo a terre lontane, la nostalgia per la propria casa, la contaminazione dai canti Spirituals americani, nati anch’essi con sentimenti di nostalgia e speranza insieme, e naturalmente la fierezza di nuove avventure, nel caso specifico la nomina del compositore come direttore del New York National Conservatory of Music.

Qui il direttore ha fatto capire chiaramente che la giovane età non preclude una sensibilità interpretativa non da poco, con perfetta intesa, soprattutto con i violini, capaci di dar vita sempre ad un suono armonico e morbido, con vette di soavità. Splendido il secondo movimento, quasi commuovente nel suono delicato e dolce in accordo tra legni ed archi. È difatti dagli archi che si percepiscono le sensazioni migliori. L’Orchestra del Teatro Olimpico sta così trovando un suo equilibrio ed una sua amalgama, anche grazie alla guida di interpreti sensibili e competenti come ha avuto modo di ospitare sul suo podio quest’anno. 

Tale è il Maestro  Matteo Beltrami, giovane sì, ma già dotato di quella sicurezza, di quel piglio necessario a ‘domare’ tanti leoni in corsa sulle note di cotanti musicisti, e trasmettendo emozioni al pubblico dalla prima all’ultima fila.

Bellissima ed interessante stagione sinfonica al Comunale di Vicenza, possiamo dire la migliore per interpreti e proposte musicali, tanto che in sala vi è stata anche una folta rappresentanza di giovani, e la cosa fa veramente molto piacere, complimenti a tutti!
MTG




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LA MUSICA CLASSICA IN ITALIA: DIRETTORI D’ORCHESTRA


L’idea di questo “percorso” nella musica classica italiana, attraverso il panorama attuale dei suoi interpreti di riferimento, viene dalla volontà di voler “fotografare” un preciso momento storico, come quello attuale, difficilissimo e molto delicato data la totale assenza ed il silenzio più nefasto delle Istituzioni pubbliche in merito ad una delle grandi eccellenze del nostro Belpaese, evidenziando le grandi personalità artistiche che si stanno facendo strada e che portano alto il nome dell’Italia nel mondo.
La mia non vuole in alcun modo essere una “classifica” o una lista di “preferenze” (infatti l’unico criterio adottato per i nominativi è quello alfabetico e quello di “abbracciare” l’arco temporale di età comprese tra i 25 ed i 40 anni) ma solo una carrellata di personalità artistiche di cui, credo, dovremmo tutti noi appassionati andar fieri!

Cominciamo questo cammino analizzando il “motore” di ogni Concerto, Opera o spettacolo in senso più generale: la Direzione d’Orchestra.
Negli ultimi anni si sono sviluppate le carriere di giovani, quando non giovanissimi, grandi talenti musicali.
Si alternano sui podi delle più importanti e prestigiose rassegne, Festival e Stagioni Lirico-Sinfoniche.
Grandissimo e precocissimo talento (sembra essere il più giovane Direttore d’Orchestra mai salito sul podio del “mostro sacro” Scala!), il veronese Andrea Battistoni.


Inseguito dalle più prestigiose Istituzioni del mondo è il futuro del mondo della musica classica, autore di un libro “Non è musica per vecchi” che riassume un po’ il suo approccio a questo mestiere affascinante e particolarissimo (soprattutto per un giovane di 25 anni!!).
Sarà da seguire nel suo evolversi, perché sarà naturale uno svilupparsi delle sue grandi qualità e magari il livellamento di qualche sua “intemperanza” giovanile. 
Solido mestiere e grande passione anche per il genovese Matteo Beltrami; bacchetta tra le più apprezzate nel repertorio operistico italiano.


Questo giovane talento si sta facendo sempre più apprezzare in campo internazionale e (come purtroppo capita troppo spesso ahinoi!) lo stanno conoscendo e amando in tutta Europa, mentre i nostri Teatri “dormono”. 
Talento emergente nelle ultimissime Stagioni, specialmente in campo sinfonico, Jader Bignamini si sta velocemente imponendo in campo nazionale e non solo.


Direttore “Principale” della famosa Orchestra Verdi di Milano (e non si comprende davvero perché il direttore musicale di questa Istituzione sia una CINESE avendo invece un tale “cavallo di razza” ITALIANO in casa!!) è interprete raffinato e dotato di grande personalità. Da seguire nel suo evolvere nelle prossime Stagioni. 

Milanese e pure lui grandemente apprezzato in Italia ed all’estero Giampaolo Bisanti, è un’altra straordinaria realtà dei nostri podi.



Garanzia di qualità assoluta nel repertorio sinfonico, in quello operistico raggiunge vette di eccellenza e di grande partecipazione emotiva; è piacevolissimo “vederlo” dirigere assecondando tutti gli equilibri di uno spettacolo (cantanti, solisti, regie, cori); grande personalità che sta raggiungendo traguardi ragguardevoli.
Lunga gavetta al fianco di importanti bacchette per il palermitano Gaetano d’Espinosa, pure lui da annoverare tra i grandissimi italiani del podio.


Apprezzato e sensibilissimo interprete sia del repertorio sinfonico che di quello operistico, dotato di grande carisma espressivo e musicale.
E’ certamente anche lui un direttore di cui sentiremo parlare a lungo. 

Altro grandissimo talento, ahinoi, più valorizzato in giro per il mondo che dalle nostre Istituzioni, Riccardo Frizza si sta imponendo in tutto il globo con le sue letture piene di energia e di pathos.


Direttore schiettamente operistico è uno dei grandi eredi della tradizione italiana nel senso più nobile del termine; si sta facendo apprezzare nei più importanti Teatri internazionali e troppo raramente nel nostro (e suo!!) Paese. 
Giovanissimo ed eclettico talento è pure Francesco Lanzillotta.


Dedicato ad un repertorio molto particolare e sempre attentissimo alla grande qualità e pulizia del suono orchestrale, questo ragazzo si sta imponendo come uno dei direttori più “artisticamente” particolari della sua generazione. Con un repertorio che comprende titoli di grande raffinatezza e rarità esecutiva. 
Una delle nostrane “punte di diamante” sia in Italia che all’estero è senza dubbio Michele Mariotti.


Riconosciuto in tutto il mondo come uno degli interpreti operistici di riferimento, designato erede di grandi e grandissimi del passato, è un musicista dotato di brillanti idee, grandissima personalità e forte temperamento, tutto al servizio di una precisa cifra stilistica. 
Milanese, giovane talento, cresciuto artisticamente nella grande tradizione russa, Daniele Rustioni si sta ritagliando un posto di primissimo piano a livello internazionale.


Musicista di grande sensibilità e raffinata personalità è una grande rivelazione sia in campo sinfonico che operistico. Le sue interpretazioni lasciano sempre stupefatti per la grande padronanza stilistica e la partecipazione emotiva infusa in tutti i passaggi delle partiture affrontate. 
Ultimo (ma solo in ordine alfabetico come ho avuto modo di sottolineare all’inizio) di questi giovani e “baldi” Direttori d’Orchestra, il marchigiano Giacomo Sagripanti.


Anche lui si sta affermando come una delle realtà più interessanti nel panorama operistico internazionale grazie alla dote di grande personalità e sicurezza nel mestiere che sono aspetti imprescindibili per questo difficile e delicatissimo lavoro. 

Queste le mie considerazioni su una TOP TEN della più bella faccia dell’Italia musicale per ciò che riguarda i Direttori d’Orchestra.
Tra l’altro, da donna, posso dire che se l’immagine conta qualcosa in un mondo fatto di pubblicità e di effimero, i nostri talenti non difettano sicuramente in bellezza!! 
Speriamo di vederli ancora di più sui nostri podi e che le Istituzioni ed i Teatri che dovrebbero scritturarli si ricordino che la vita stessa dei Teatri in Italia dipende dalle tasse che noi italiani paghiamo con sempre maggiore fatica.
Il minimo che dovrebbero fare è quello di dare spazio ai nostri giovani ed eccellenti talenti, che con tanta fatica si formano nella nostra migliore tradizione per poi dover magari essere costretti ad uscire dalle “patrie” sponde perché verso di loro non esiste l’attenzione dovuta.
Inizierei da qui per essere più nazionalista. Iniziamo da qui. Dalle nostre ECCELLENZE.
MTG
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DESIRÉE RANCATORE OSPITE D’ONORE AL CONCERTO DEI GIOVANI DI VERONA LIRICA – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, domenica 17 marzo 2013, ore 16,30

Per il penultimo concerto di quest’anno l’Associazione musicale Verona Lirica ha deciso di dare un segnale di incoraggiamento ai tanti giovani che studiano per intraprendere la carriera di cantante lirico, organizzando un concerto dedicato proprio ad essi. A fare da punto di riferimento della serata il celeberrimo soprano Desirée Rancatore, che ha cantato tra la prima e la seconda parte del concerto ed alla fine.
I giovani che si sono esibiti hanno mostrato personalità e tanta buona volontà, cercando di dare il meglio sul palco per esprimere quanto stanno apprendendo e quanto hanno da dare con la loro personale interpretazione delle celebri arie proposte.

Si sono alternati Lavinia Bini, Francesca Dotto, Claudia Oddo, Alessandra Gambino, Ana Victoria Pits, Vincenzo Costanzo, Michael Alfonsi, Thomas Vacchi, e Daniel Vicente.
Tra le protagoniste femminili più apprezzate il soprano Lavinia Bini, con arie da Le nozze di Figaro mozartiane ed il celebre ‘Valzer di Musetta’ dalla Bohème di Puccini.  E’ piaciuta per la freschezza della sua voce e per l’interpretazione convincente, senza esitazioni. Così anche Francesca Dotto, con le sue interpretazioni di arie dalla Luisa Miller e da I Vespri Siciliani di Verdi, ha potuto mostrare le sue doti. I suoi punti di forza sono la potenza dell’emissione vocale, che se controllata bene può donare buone interpretazioni, e dei bei filati che ha fatto udire. Non manca neanche per intensità interpretativa. 

Le sue compagne Claudia Oddo, Alessandra Gambino, Ana Victoria Pits invece si sono esibite, nell’ordine, in arie dalla Tosca di Puccini e dal Ballo in maschera verdiano; l’aria ‘O mio babbino caro’ da Gianni Schicchi di Puccini, arie dall’Italiana in Algeri di Rossini, dal Samson et Dalila di Saint-Saens. I brani scelti non sono stati certamente semplici per chi è alle prime armi, e un po’ di emozione, unitamente a qualche problemino nell’intonazione, possono essere superati con tanto studio, buona volontà, che sicuramente non mancheranno negli anni a venire. 

Stesso dicasi per il settore maschile: un po’ di forzature nell’emissione vocale, oppure l’atteggiamento sbagliato nel gestire il suono della propria voce, non nascondono comunque un buon materiale su cui potranno lavorare sodo in futuro Vincenzo Costanzo, Michael Alfonsi, Thomas Vacchi, Daniel Vicente. Non semplici neanche le arie scelte da questi ultimi, tratte da: Il Corsaro di Verdi, la canzone ‘Tu ca nun chiagne’ di Bovio-De Curtis, e ancora Tosca, Leoncavallo con la celebre ‘Mattinata’, Bohème, il brano ‘Rondine al nido’ di De Crescenzo, ed infine arie dal Tabarro pucciniano e dal Rigoletto verdiano.  Tra tutti è stato applaudito molto il tenore Thomas Vacchi, che è piaciuto soprattutto per il colore della sua voce pur non ancora perfettamente 'educata'.

Fiore all’occhiello della serata, la meravigliosa esibizione di Desirée Rancatore, con l'aria dal Romeo e Giulietta di Gounod ‘Je veux vivre’, e la straordinaria interpretazione di ‘E’ strano…sempre libera’ dalla Traviata, che ha recentemente debuttato all’Opera di Montecarlo con grande consenso generale. Come ci ha ormai abituati, il soprano ‘gioca’ letteralmente con le agilità della sua voce multi sfaccettata, si sofferma sulle note impervie come se nulla fosse ed ottiene un controllo della voce pressocchè perfetto: straordinaria! Un esempio per questi giovani, uno sprone a continuare a studiare con perseveranza per ottenere risultati prestigiosi come il grande soprano sta ottenendo in questi anni. Duetto finale col brindisi di Traviata, insieme al tenore Thomas Vacchi ed un improvvisato coro dei giovani alle spalle.

Al pianoforte la straordinaria e consueta competenza del Maestro Patrizia Quarta.
Pubblico numeroso come sempre e punte di apprezzamenti agli interpreti citati.
MTG







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MACBETH, GIUSEPPE VERDI – TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 16 MARZO 2013, ore 15,30


Un successo che è iniziato sin dallo scorso autunno, quando questa produzione di Macbeth di Giuseppe Verdi ha calcato le scene del teatro G.B Pergolesi di Jesi, per poi proseguire con altrettanto consenso a Genova al Carlo Felice, e ancora trionfalmente al Verdi di Trieste.
Raramente si ha la fortuna di assistere ad una combinazione così ben riuscita di regia, scene, costumi, e perfino luci, come si è potuto vedere per questo allestimento. Fondamentale in ciò la volontà di rendere giustizia a quanto il compositore avesse in mente nella sua realizzazione, nello scavare profondamente nelle intenzioni dell’autore, così che musica, canto, recitazione, e impatto visivo siano l’una il completamento dell’altro.
Come si è detto più volte, l’impatto visivo è nel complesso onirico, quasi delirante, ove fondamentali sono gli effetti che le proiezioni tridimensionali offrono all’occhio dello spettatore. Con dei teli speciali che scendono dall’alto e si muovono per creare giochi di profondità e movimento, o degli specchi opportunamente posizionati per raddoppiare lo spazio a disposizione, si susseguono le ambientazioni oscure e quasi senza tempo di questo viaggio nell’animo umano, che è il grande capolavoro shakespeariano, musicato da un Verdi che amava particolarmente il genio britannico.

Il potere è una forza capace di sollevare fin quasi all’onnipotenza il nostro Macbeth, aizzato da quella che tutti sanno essere la sua perfida Lady. I due coniugi sono amanti e complici nei misfatti che li portano alla grandezza. Ma chi troppo in alto vuole volare rischia inevitabilmente la caduta come l’Icaro della mitologia greca. Così cade Lady Macbeth in preda ai suoi stessi tormenti ed allucinazioni, e cade Macbeth stesso per mano del ‘Nato di donna’, o meglio ‘strappato … dal seno materno’.
La spettacolarità di questo allestimento sta nella genialità del suo creatore, Josef Svoboda, sapientemente ricostruito da Benito Leonori, nella regia intelligente di Henning Brockhaus, unitamente ai costumi in stile Samurai di Nanà Cecchi che si fondono all’unisono con ciò che è intorno quasi a completarne le proiezioni.

Con un materiale del genere, la musica ed il canto sono il perno intorno a cui questa meraviglia ha preso vita.
Il perfido Macbeth è  Fabián Veloz. Il baritono ha saputo fondere una bella voce piena di baritono e dall’impasto accattivante, con una interpretazione centrata. Senza fatica supera gli ostacoli che il suo ruolo gli pone sul cammino, ben figurando su tutta la gamma della sua tessitura. Il suo personaggio trasmette sì perfidia e fierezza all’inizio, ma è riuscito anche a sottolineare la dipendenza dalla consorte, che lo ammalia con l’erotismo e con la chimera del potere politico, conducendolo alla disfatta finale, anticipata da un’ultima aria sentitamente eseguita.

Dimitra Theodossiou ha dato molto alla interpretazione sul palco. La sua Lady è molto sinuosa e sensuale, cammina quasi strisciante come un serpente tentatore, una Eva che trascina con sé il suo sposo nella perdizione, una strega essa stessa, sì da indossare la medesima maschera delle fattucchiere quando entra in scena, a sottolineare quanto di misterico ci sia nel suo ruolo. Un ruolo reso superando le arie celebri con perizia, offrendo i suoi filati acuti e sottilissimi, e naturalmente dando sfogo a tutta la sua potenza nei momenti più concitati. Anche nella scena del sonnambulismo, voce e movenze hanno sottolineato la passionalità del personaggio, ricevendo il meritato applauso al termine.

Interessante il Banco di Paolo Battaglia, che ha un colore di basso maturo, dal velluto particolare, profondo e vibrante, offerto unitamente ad una buona resa del suo personaggio. Anche Armaldo Kllogjeri ha ben figurato nel ruolo di Macduff: voce tenorile non di potenza, ma chiara e di bella pasta. Discretamente figura nella sua aria controllando gli acuti senza particolarmente sforzare.  

Giacomo Patti offre il breve ruolo di Malcom con   buona interpretazione, e nel ruolo di Medico  un buonDario Giorgelè, affiancato da Sharon Pierfederici che con la sua voce scura da vita al ruolo della Dama. Completano il cast nei brevissimi ruoli il Domestico,Stefano Consolini, il Sicario di Francesco Musinu, e l’Araldo, Hektor Leka.   
Le Apparizioni per questa produzione sono state diligentemente eseguite in alternanza da Erica Benedetti, Emma Orsini, Irene Dussi, Francesco Felician.

Una particolare menzione va al bravo Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti da Cristina Semeraro, ed allo straordinario Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste. Ottimamente reso il ruolo delle Streghe, che sono esse stesse gran protagoniste sulla scena, nonché bravissimo ed omogeneo il settore maschile; davvero ben preparati tutti dal Maestro Paolo Vero.

E se gli interpreti hanno potuto e saputo valorizzare le proprie doti è soprattutto merito della grande esecuzione musicale operata dall’Orchestra Triestina sotto la bacchetta di Giampaolo Maria Bisanti. Come sempre, ha mostrato anche con questa compagine orchestrale come seguire i dettami della partitura, creando il consueto equilibrio di suoni, dinamiche, ed una fusione perfetta col palcoscenico. Il suono è morbido, efficace, asciutto e dal ritmo serrato quando serve,  mai sopra le righe. La sua grande esperienza si percepisce dall’inizio alla fine dell’opera.
Applausi per tutta la compagnia, e come c’era da aspettarsi, ovazioni per  Theodossiou, Veloz, ed ilMaestro Bisanti.
Come spesso ci piace affermare dopo una produzione così straordinaria: che bella serata, grande soddisfazione per tutti!
MTG


LA PRODUZIONE

Maestro Concertatore Giampaolo Maria Bisanti
e Direttore
Regia e Luci              Henning Brockhaus
Scene                          Josef Svoboda
Ricostruzione  dell’
allestimento scenico  Benito Leonori
Costumi                     Nanà Cecchi
Coreografie               Maria Cristina Madau
Maestro Del Coro     Paolo Vero
Assistente alla regia
e alla Coreografia     Valentina Escobar

GLI  INTERPRETI

Macbeth                    Fabián Veloz
Banco                         Paolo Battaglia
Lady Macbeth          Dimitra Theodossiou
Dama di                     Sharon Pierfederici
Lady Macbeth
Macduff                    Armaldo Kllogjeri
Malcom                      Giacomo Patti
Medico /                     Dario Giorgelè
Prima Apparizione
Domestico                  Stefano Consolini
Sicario                        Francesco Musinu
Araldo                       Hektor Leka
Le Apparizioni          Erica Benedetti, Emma Orsini, Irene Dussi, Francesco Felician


Con la partecipazione
della Civica Orchestra di Fiati “Giuseppe Verdi” - Città di Trieste
e solisti del Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti da Cristina Semeraro
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico
“Giuseppe Verdi” di Trieste diretti da Paolo Vero

NUOVO ALLESTIMENTO IN COPRODUZIONE TRA
FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI DI JESI
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE
E FONDAZIONE TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA   

         
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GIUSEPPE VERDI, OTELLO – TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA, DOMENICA 10 MARZO 2013, ORE 15,30


Fratelli, Amore e Morte, a un tempo stesso, ingenerò la sorte’ . Così scrisse nel diciannovesimo secolo Giacomo Leopardi, qualche decennio prima che l’opera di Giuseppe Verdi fosse rappresentata per la prima volta, il 5 febbraio 1887. E’ un binomio molto frequente in tanta parte del nostro melodramma, ed è sempre di grande interesse vedere come viene di volta in volta messo in scena dai vari registi impegnati a dar vita ai capolavori musicati da mostri sacri come Giuseppe Verdi. Certi temi, difatti, sembrano navigare sulle onde del tempo inesorabili, trascinando con essi tutti coloro che volenti o nolenti entrano nel loro turbinio trasformandosi in tempesta. Il poeta  Shakespeare trattò spesso questo tema, e sembra trovare nuova linfa vitale nelle note composte dal simbolo della nostra musica nel mondo. Così quando Giulio Ricordi chiese al Giuseppe nazionale di tornare a scrivere musiche su un dramma shakespeariano, l’attenzione cadde su Othello, pare su suggerimento dell’editore stesso.

 Il buono e valoroso Otello diventa assassino quando l’ispido sospetto di un tradimento si insinua nella sua mente, complice il perfido Jago. E la tragedia è imminente. Ma si può uccidere per il troppo amore? Si può condannare una donna perché il solo pensiero di un peccato potrebbe macchiare la sua anima ritenuta immacolata? E perché il tradimento fa così paura da provocare addirittura crisi fisiche (epilettiche nel caso del nostro protagonista)? Forse perché spettro di un potere politico che in realtà non è così forte? Perché si teme di non essere amati in generale dal proprio seguito? Di certo tutti questi dubbi attanagliano la mente di Otello, che uccide empiamente la sua compagna, per poi scoprire l’immane errore e togliersi la vita, ormai inutile, ormai depauperata di tutto.

Drammi così incredibili hanno bisogno di messe in scena altrettanto straordinarie, ed il Teatro Pavarotti di Modena ha portato sul palco un bellissimo spettacolo che è stato creato dal Teatro San Carlo di Napoli e ora di proprietà del Regio di Parma. Meravigliosi i costumi di Odette Nicoletti, lussuosi e splendidamente veneziani gli arredi, i palazzi ricostruiti in toto, le cui finestre ricordano quelle del Palazzo Ducale della grande repubblica marinara appunto, creazioni di Mauro Carosi.  Molto efficaci le soluzioni registiche di Pier Francesco Maestrini, come ad esempio la scena della furia di Otello scagliata contro la presunta rea Desdemona, come efficacissimo il fazzoletto lasciato cadere sullo svenuto Moro dalle mani di un soddisfatto Jago che ormai ha la sua vita in pugno e lo guarda inerte sul pavimento. In sintesi un film portato sul palco, meravigliosamente interpretato da tutti i suoi attori.

Il grande protagonista maschile è indubbiamente Jago, alias Alberto Mastromarino. È ben noto  quanto sia lui il reale tessitore delle trame narrate. Il suo perfido alfiere convince per interpretazione, per malvagità oseremmo dire, sia nelle movenze che nello sguardo sempre crudele e compiaciuto di sé, e finanche nella voce: tenebrosa, penetrante, corposa.

Purtroppo non convince a pieno la prova del tenore Kristian Benedikt. La sua voce è sì graffiante come si conviene al valoroso condottiero, ma non dotata di quella spinta sugli acuti che necessiterebbe per il personaggio. Così mostra una tensione in gola che sfocia in un suono poco naturale. Si riscatta nel terzo e quarto atto, soprattutto per la recitazione in perfetto accordo con il soprano, in scene di grande tensione narrativa splendidamente condite dal suono dell’orchestra.

Convince invece la Desdemona di Yolanda Auyanet . Regale ed elegante nel portamento e nella recitazione, entra nel personaggio con passione e classe, cantando con voce piena che non teme la compagine orchestrale, dagli acuti ben assestati, e filati dolci ed emozionanti. La scena dell’Ave Maria prima dell’atroce delitto ha veramente commosso per esecuzione e tensione drammatica.
La voce sottile ed acuta di Arthur Espiritu permette a questo giovane tenore di dar vita ad un buon Cassio, anch’egli con buona recitazione, rendendo bene il personaggio del complice inconsapevole del terribile intrigo, colpevole solo di amare realmente la splendida Desdemona.

Bello anche il timbro di Gianluca Bocchino, che ben esegue il suo Roderigo, pur sparendo nell’orchestra in alcuni punti. Lodovico è il basso Enrico Turco, la cui voce ben impostata sul registro basso ci ha colpito positivamente, come anche dal bel colore è la voce di Elena Traversi , una efficace dama di compagnia Emilia. Completano il cast un discreto Montano, interpretato da  Matteo Ferrara, e l’Araldo di Stefano Cescatti.

Pregevole l’esecuzione corale performata dall’unione del Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena, in questa produzione in unione con il Coro del Teatro Municipale di Piacenza. Bene nei momenti concitati, delicati e armonici nei momenti in cui si richiedeva una particolare morbidezza esecutiva, e ben meritati anche gli applausi dei piccoli del coro della Scuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena.

E come sempre, dulcis in fundo, l’Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna, sotto la bacchetta del Maestro Maurizio Barbacini. Qui in particolar modo si esige un direttore di esperienza e sensibilità musicale che sappia accompagnare e non coprire l’opera, valorizzando i cantanti nelle loro vicissitudini sul palco. Ed il Maestro ha risposto all’appello secondo noi in modo convincente. Si pensi all’inizio tempestoso meravigliosamente reso dall’orchestra con potenza che ci trasporta direttamente nel dramma. Ma poi ci siamo quasi commossi nell’accompagnamento discreto, quasi a non voler disturbare, nel primo atto, al duetto d’amore tra i due protagonisti. Per non parlare della preghiera della sventurata Desdemona, nell’ultimo atto, accompagnata con una solennità che  fa quasi sembrare il suono provenire dall’aldilà: grande sensibilità e soprattutto esperienza.

Il pubblico del gremitissimo e splendido teatro modenese ha lasciato i propri posti dopo molti minuti di applausi, con punte di apprezzamenti per Benedikt, Mastromarino, il Maestro Barbacini ed ovazioni per la Auyanet.
Davvero uno spettacolo che merita, un bravo alla produzione.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore        Maurizio Barbacini
Regia              Pier Francesco Maestrini
Scene              Mauro Carosi
Costumi         Odette Nicoletti
Luci                Fiammetta Baldiserri


GLI INTERPRETI

Otello              Kristian Benedikt
Desdemona    Yolanda Auyanet 
Jago                Alberto Mastromarino
Cassio             Arthur Espiritu 
Roderigo        Gianluca Bocchino
Lodovico        Enrico Turco
Montano        Matteo Ferrara
Emilia             Elena Traversi
Un Araldo     Stefano Cescatti

Maestro del coro Stefano Colò

Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna

Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Scuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena - Fondazione Teatri di Piacenza







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E. KORNGOLD, DIE TOTE STADT - TIROLER LANDESTHEATER INNSBRUCK , mercoledì 6 marzo 2013, ore 19,30


Per la prima volta nel cartellone del Tiroler Landestheater di Innsbruck, Die Tote Stadt ha fatto finalmente il suo debutto in questo teatro dopo più di 93 anni dalla sua prima assoluta avvenuta contemporaneamente a Colonia ed Amburgo il 4 dicembre del 1920. L'opera di Korngold, si può inserire a pieno titolo come opera dalla tipica impronta espressionistica, tipica di un po' tutta la creatività di quel periodo a cavallo delle due guerre.

Musicalmente inserita nell'atmosfera luttuosa di una collettività ancora provata dagli eventi della prima guerra mondiale, il capolavoro del giovane (23 anni) Korngold, è la sintesi geniale di un ragazzo già padrone di tutte le tecniche e linguaggi musicali. Lo stesso Puccini, che ne ascoltò durante un suo soggiorno a Vienna nel 1920 la riduzione per canto e piano dalle mani dell'autore, giudicò il suo giovane collega “la più forte speranza della nuova musica tedesca”. Purtroppo il successivo avvento del Nazismo e la tragedia del antisemitismo, costrinsero Korngold ad emigrare negli Stati Uniti e ad occuparsi, splendidamente, di musica da film.
L'allestimento del Tiroler Landestheater, cooprodotto con il teatro di Regensburg, aveva la firma di Erno Weil per la regia e di Katin Fritz per scene e costumi, i quali optano per uno spettacolo giustamente onirico nel quale il sogno e la realtà si fondono e confondono in maniera capovolta e disinvolta, con punte di vera perfezione nella scena della prova dell'opera Robert le Diable, dove il difficilissimo assieme è risolto con una perfezione veramente encomiabile, bellissima anche l'apoteosi della solenne processione finale, presentata proiettata nel controsipario lasciando intravedere nel retro il delirio mistico di Paul. Deliziosi e d'effetto i costumi di Fritz, Juliette e Lucienne. 

La difficilissima gestione dell apparato musicale, era nelle mani del Maestro Alexander Rumpf, il quale è riuscito a condurre in porto una partitura strabordante di colori dove i passaggi allucinatori sono risultati esaltati da una caratterizzazione orchestrale sempre tesa tra realtà e sogno, sempre con la massima trasparenza possibile. La compagnia di canto, ha avuto il suo apice nella bravissima Susanna Von Der Burg che ha interpretato Marietta con una tenuta scenica e musicale veramente encomiabile, risolvendo il ruolo della sognata provocatrice con  la giusta sensualità richiesta dall'autore, con il giusto spessore e volume vocale che questa opera richiede, mai cedendo a facili artifici (leggi urla) per raggiungere le impervie vette che la sua parte richiede. La sua Glück, das mir Verblieb ci ha veramente impressionato. 

Il ruolo di Paul, uno dei più terribili quasi al limite dell'eseguibile, ma anche tra i più belli del 20° secolo, era impersonato da Wolfgang Schwaninger. L'artista pur impegnandosi con grande dedizione e capacità, non è riuscito a nostro avviso a risolvere la parte di Paul con la dovuta tensione narrativa e lo slancio vocale richiesto. Latitavano completamente il coinvolgimento psicologico e quell'eterno conflitto interiore sia sul piano musicale che interpretativo, del marito vedovo attratto dalla sensualità di Mariette. Bellissima voce, calda e piena di affetto per l'amico vedovo ha dato Joachim Seipp interpretando il ruolo di Frank come pure la Brigitta di Anna Maria Durr

Encomiabile il trio di Fritz, Juliette e Lucienne nella fattispecie Daniel Raschinsky, Susanne Langbein e Kristina Cosumano che hanno “giocato” il loro ruolo con precisione, riuscendo a portare a termine il difficilissimo assieme del secondo atto. Corretto il Victorinstimme des Gastondi Joshua Lindsay, il Graft Albert di Florian Stern. Da menzionare la parte di Gaston danzata da David LaeraMolto bene il Coro del Tiroler Landestheater che ha accompagnato la processione del terzo atto dalle logge della galleria. Applausi convinti per tutti da parte di un pubblico attentissimo e partecipe.

Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE 

Direttore d'Orchestra            Alexander Rumpf
Regia                                      Ernö Weil
Scene e costumi                     Karin Fritz

GLI INTERPRETI

Paul                                         Wolfgang Schwaninger
Marietta /
Erscheinung Mariens              Susanna von der Burg 
Frank                                      Joachim Seipp
Brigitta                                   Anna-Maria Dur
Juliette                                    Susanne Langbein
Lucienne                                Kristina Cosumano
Gaston                                   David Laera
Victorin /
Stimme des Gaston                Joshua Lindsay
Fritz                                        Daniel Raschinsky
Graf Albert                             Florian Stern

Coro e Orchestra TLT Tiroler Symphonieorchester Innsbruck







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GIUSEPPE VERDI, UN GIORNO DI REGNO – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MARTEDI’ 5 MARZO 2013, ORE 20,00


Era giovane il grande Verdi quando scrisse questa opera, la sua seconda in ordine di tempo. Ed infatti, sebbene alcuni passaggi ci facciano già intravvedere il Verdi più maturo, questo lavoro è ancora intriso delle sonorità tipiche dei suoi predecessori, che rendono anche questa graziosa opera davvero godibile. E visto che si continua a dire sempre ‘largo ai giovani’, ecco che il Teatro Filarmonico di Verona ha dedicato questa produzione agli allievi dell’Accademia di Canto del Teatro alla Scala, luogo dove questa partitura prese vita il 5 settembre 1840. Un lavoro giocoso, un’opera buffa, come del resto fu commissionata al compositore all’epoca per il teatro milanese. Così i temi sono quelli tipici dell’opera cosiddetta comica: due matrimoni combinati, ove naturalmente le promesse spose amano altri uomini, il travestimento del Cavaliere di Belfiore, nelle vesti del re Stanislao, svelato solo alla fine con sorpresa di tutti, e ovviamente tutta una serie di situazioni divertenti che, a ritmo della musica davvero briosa del compositore di Busseto, esaltano l’atmosfera da lieto fine della rappresentazione.

Bellissimo lo spettacolo: finalmente il palco è ‘pieno’ di tutti gli elementi che servono alla storia narrata. C’è il palazzo, ci sono le scalinate, gli archi, le strade alberate, tutto quello che serve insomma. L’impianto di base è il palazzo del Barone di Kelbar, con i suoi tre archi centrali su cui si affaccia la scala principale, nel cui sfondo si intravvede il panorama dalle finestre, sempre ad arco. Questa impalcatura si trasforma in pochissimi secondi e diventa un’altra sala del palazzo, una ricca biblioteca, o addirittura un giardino. Non mancano neanche trovate registiche simpatiche per suscitare l’ilarità del pubblico, come l’allestire una sala da cucina con tanto di cuochi che mescolano vivande, in piedi sotto le forme di formaggio in fila sugli scaffali e con i prosciutti che penzolano dal soffitto.. Finalmente non si è dovuto immaginare nulla, né accontentarsi di proiezioni sullo sfondo. Ed i costumi sono splendidamente in stile: niente giacche di pelle, leggins o simili. Merito di questo allestimento in coproduzione col Teatro Regio di Parma e col Teatro Comunale di Bologna,  per la regia di Pier Luigi Pizzi, qui ripreso alla perfezione da Paolo Panizza.

Il cast della produzione è come detto parte dell’Accademia scaligera, tutto di giovani. E l’aria sul palco è decisamente stata di allegria e spontaneità, come si richiede ai personaggi della storia narrata. A cominciare dal Cavaliere di Belfiore, Mikheil Kiria, che ha offerto una buona prestazione sia per voce abbastanza corposa e piena, che per interpretazione ‘baldanzosa’ e sempre con un occhio rivolto alla sua platea. Il Barone di Kelbar, Simon Lim, è stato davvero apprezzato dal pubblico, e non stupisce, vista la presenza scenica e la voce ben profonda che gli ha permesso di dare corpo anche al suo personaggio. Una delicata Giulietta di Kelbar è stata Letitia Vitelaru, dalla voce chiara e ben protesa verso l’acuto, che pecca leggermente nel volume, ma non manca in espressività ed armonia. Edoardo di Sanval è stato Alessandro Scotto di Luzio, dotato anch’egli di voce dal bel colore classicheggiante, ma pur difettante di volume e quindi al limite con il suono dell’orchestra. Ruoli di questo genere sono maggiormente adatti al suo timbro. Il Signor La Rocca, Filippo Fontana, ha reso con spirito il ruolodel Tesoriere con voce adatta ai dettami del personaggio.  La Marchesa del Poggio, Alice Quintavalla, può ancora migliorare con le scale e le agilità che la sua parte le impone, ma il colore della voce è di bell’impasto e simpatica la sua interpretazione. Chiudono il cast i brevi ruoli de Il Conte Ivrea, Ian Shin, e di Delmonte, Carlos Cardoso, dignitosi e ben figuranti. Come sempre buona la prova del coro di Armando Tasso, e piacevoli i balletti del Corpo di ballo areniano.
Sul podio il Maestro Stefano Ranzani, alla guida dell’Orchestra dell’Arena di Verona. Se il brio è la parola d’ordine per definire questa esecuzione, diremmo che le calza a pieno. Ritmi serrati, anche serratissimi in verità, nessuna tregua agli interpreti; tutto si sussegue appunto con brio sul palco come in buca e senza sosta. Ma il Maestro è stato anche accorto nel cercare di non coprire le voci delicate dei suoi protagonisti, imprimendo un volume adatto alle note dettate dalla partitura.
Veramente gioioso il pubblico alla fine della rappresentazione e generoso con i protagonisti: una piacevole e bella serata davvero.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore
Stefano Ranzani
Regia, scene e costumi
Regia ripresa da
Pier Luigi Pizzi,
Paolo Panizza
Coreografia
Luca Veggetti
Direttore corpo di ballo
Maria Grazia Garofoli
Direttore allestimenti scenici
Giuseppe De Filippi Venezia
Direttore Coro
Armando Tasso

GLI INTERPRETI

Il Cavaliere di Belfiore
Mikheil Kiria
Il Barone di Kelbar
Simon Lim
La Marchesa del Poggio
Alice Quintavalla
Giulietta di Kelbar
Letitia Vitelaru
Edoardo di Sanval
Alessandro Scotto di Luzio
Il Signor La Rocca
Filippo Fontana
Il Conte Ivrea          
Ian Shin
Delmonte
Carlos Cardoso


ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA










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SEDA ORTAC, CARLO VENTRE, SIMONE PIAZZOLA, MARCO SPOTTI PER VERONA LIRICA, DOMENICA 24 FEBBRAIO 2013


Il circolo Verona Lirica prosegue con i suoi concerti all’insegna della bella musica ed assegnando il premio alla carriera agli artisti che si sono resi meritevoli in questi anni di rappresentazioni di successo in giro per il mondo. Ieri è stata la volta del tenore Carlo Ventre e del baritono Silvano Carroli, il primo per i successi che ottiene da anni con grandi consensi nei principali teatri d’Opera, in particolare per il suo modo di interpretare il ruolo di ‘Radames’ nell’ Aida di Giuseppe Verdi; il secondo per celebrare tutta la sua onorata carriera da baritono, in produzioni storiche che difficilmente si vedono oggigiorno (come egli stesso ha sottolineato nel ringraziare i presenti). Uno schermo sul palcoscenico ha mostrato una storica esecuzione della cabaletta ed aria di Ezio dal verdiano Attila, interpretate qualche anno fa in Arena dal baritono, con grande commozione del presidente dell'Associazione Tuppini ed applausi di riconoscimento del pubblico.

La squadra messa a punto per il concerto ha visto impegnati il tenore premiato, insieme al soprano  Seda Ortac, il baritono Simone Piazzola, ed il basso Marco Spotti, come sempre accompagnati dal Maestro Patrizia Quarta al pianoforte, con mano consapevole e puntuale.

Il soprano Seda Ortac ha offerto arie di Abigaille dal Nabucco di Verdi, dalla Gioconda di Ponchielli, dalla Turandot di Puccini, ed in duetto con Ventre l’aria dalla Tosca di Puccini ‘Mario! Mario!..’, nonché ‘Pur ti riveggio, mia dolce Aida’ , naturalmente di Verdi. La voce del soprano è certamente di timbro molto acuto, ed infatti nel registro di testa offre le migliori prestazioni, anche con buon volume d’emissione, tant’è che l’aria ‘In questa reggia’ ci è parsa la migliore, proprio perché più adatta a queste caratteristiche; certamente ha le doti per migliorare anche la gamma centrale, ove il suono tende leggermente ad indebolirsi.

Carlo Ventre, oltre ai duetti con la collega, ha cantato arie dalla Manon Lescaut di Puccini, l’immancabile ‘Nessun dorma’ dalla citata Turandot, ed il bis a ringraziamento del premio, ‘Granada’, ove la sua potenza di emissione ha potuto essere sfogata liberamente, mentre il talaltre esecuzioni potrebbe essere anche più contenuta.
Come ormai ci ha abituati, il baritono Simone Piazzola ha eseguito con classe ed intensa partecipazione le sue arie, rendendo quasi possibile immaginare un palcoscenico allestito per una produzione intera, tanto egli si immedesima in ciò che esegue, senza mai essere eccessivo, con grazia e bella voce piena da baritono: arie dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti, dalla Traviata di Verdi, nel cui ruolo di Germont è particolarmente a suo agio, e la meravigliosa ‘Morte di Rodrigo’ dal Don Carlo, sempre di Verdi.

Infine, il basso Marco Spotti ha eseguito arie dal Macbeth,  I Masnadieri ed il Simon Boccanegra di Verdi, e dalla Gioconda di Ponchielli, con timbro di basso di buona forza, ma che potrebbe donare di più in quanto ad interpretazione.
Con la consueta targa agli artisti premiati per la loro presenza, ed un accenno al duetto d’amore Zerlina/Don Giovanni dalla celebre opera di Mozart di Carroli con l’esordiente Anna Consolaro, si è chiuso anche questo festoso concerto domenicale, presentato anche stavolta dal simpatico  Davide Da Como della Fondazione Arena di Verona.

MTG 

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DIDO AND AENEAS, HENRY PURCELL – TEATRO RISTORI, VERONA, GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO 2013, ORE 20,00

Eccoci trasportati tantissimi anni addietro. Siamo nel meraviglioso mondo dell’epica, dei poemi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale, ed in questo caso la storia del nostro popolo, dato che il protagonista della vicenda è narrato come il fondatore del paese in cui viviamo. Enea, l’eroe virgiliano, qui rivive nella musica di Henry Purcell in un capolavoro che fortunatamente il Teatro Ristori di Verona ha accolto per tre sere con discreto successo di pubblico.

Dal poema di Virgilio, l’Eneide, è tratto questo splendido gioiello che è Dido and Aeneas di Purcell, in cui la storia si concentra sullo sventurato amore della grande regina di Cartagine, che diventa una donna qualsiasi di fronte al sentimento più celebrato al mondo. Qui sono introdotti anche altri personaggi come streghe e maghe. Aldilà delle intenzioni politiche dell’epoca o meno che si dice possa avere avuto l’autore nel comporre questo gioiello musicale, la prima rappresentazione fu nel 1689, e resta un lavoro splendido, uno dei primi esempi di un’opera che si avvicina a come la intendiamo noi oggi.
Didone muore per il troppo amore, sentimento senza il quale tanta parte delle opere che ci fanno oggi emozionare a teatro non esisterebbe.

E nei disegni della regista Marina Bianchi ci sono tutti questi sentimenti, sicuramente in evidenza. Centro di tutta la messa in scena è questo amore sofferente della regina per il guerriero che senza pietà la abbandona per il suo dovere. A sottolineare questo i versi tratti dall’’Epistulae Heroidum’ di Publio Ovidio Nasone recitati dall’ attrice Ermelinda Pansini , che esemplificano il pensiero della protagonista con l’ intensità di una pièce teatrale, inframmezzando le scene sul palco, come a rafforzare quanto già la musica offra agli spettatori. Unitamente a ciò, una serie di balletti offerti dal corpo di ballo dell’Arena di Verona. Se delicati possono definirsi quelli in cui la prima ballerina impersona Didone e la sua leggiadria ci porta al suo sentimento dolce ed intenso al contempo, piuttosto discutibili gli interventi dei ballerini al seguito della Maga che qui sembra la tenutaria di un bordello femminile con tanto di scudiscio e catene con cui tiene al guinzaglio i suoi ‘boys’. In generale dunque, una produzione ad ampio respiro, tendente al moderno, grazie anche ai costumi di Leila Fteita molto più vicini a noi di quanto potessero essere ai tempi dell’antica Cartagine. Mentre la scenografia è costituita dalle colonne del palazzo di Didone, che si trasformano e si aprono a seconda della scena in corso, ma che sostanzialmente non variano molto.

La compagnia di canto è giovane, fresca, in cui si distinguono le due protagoniste: Didone, Roberta Invernizzi, che ci porta la sua vocalità leggera fatta di piccoli vocalizzi e scale discretamente eseguite, e soprattutto la Belinda di Maria Hinojosa Montenegro, che col suo colore più pieno e tecnicamente preparata ha offerto una Confidente credibile e sciolta. Non ha un ruolo particolarmente pregnante il protagonista maschile, Leonardo Cortellazzi, alias Enea, nonostante il titolo (forse perché l’opera pare fosse a suo tempo scritta per un collegio femminile), il quale ha offerto una esecuzione piuttosto ‘elegiaca’ delle sue arie. Più chiaro il colore della Seconda Donna, Irene Favro, e bella l’interpretazione della Maga Marina De Liso, che è riuscita a mantenere una certa leggerezza vocale pur possedendo un mezzo più scuro e corposo. Chiudono il cast le due Streghe, Alessia Nadin ed Elisa Fortunati, agghindate come la Maga come mangiatrici/dominatrici di uomini,  lo Spirito,Teona Dvali, ed il Marinaio, Paolo Antognetti.
Il coro dell’Arena di Verona di Armando Tasso è stato impegnato in arie dal sapore elegiaco di grande atmosfera, e sono stati parte integrante dell’opera con grazia e buona resa canora.

Il Maestro Stefano Montanari, anche primo violino per l’occasione, ha diretto senza l’ausilio della bacchetta con leggerezza e sintonia col palco questo scrigno musicale di Purcell, introducendo in questa rappresentazione anche altri pezzi dello stesso autore, nonché dell’italiano Matteis, per citare il prologo e la fine del secondo atto, ad indicazione di uno studio attento della composizione e degli eventi, in modo che potessero essere sottolineati anche da ulteriori elementi musicali tipici dell’epoca.
Il pubblico ha gradito molto il risultato finale, con lunghi applausi e apprezzamenti ai protagonisti.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore
Stefano Montanari
Regista
Marina Bianchi
Scene e costumi
Leila Fteita
Coreografia
Maria Grazia Garofoli
Lighting designer
Paolo Mazzon
Direttore del Coro                   Armando Tasso

GLI INTERPRETI
Didone
Roberta Invernizzi
Belinda
Maria Hinojosa Montenegro
Seconda Donna
Irene Favro
Maga
Marina De Liso
Prima Strega
Alessia Nadin
Seconda Strega
Elisa Fortunati
Spirito
Teona Dvali
Enea
Leonardo Cortellazzi
Marinaio
Paolo Antognetti
Attrice
Ermelinda Pansini


ORCHESTRA, CORO E CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA










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BOHEME, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE, MERCOLEDI’ 20 FEBBRAIO 2013, ORE 19,00 (secondo cast)

Un bellissimo spettacolo questa Bohème di Puccini targata Francesco Micheli, che ha continuato a richiamare un folto pubblico fino all’ultima rappresentazione, grazie anche alla varietà di cast che si è alternato sul palcoscenico. Ritroviamo sempre con piacere i nostri affezionati giovani bohèmien: gli artisti Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline, e le loro amiche: la sventurata Mimì e la maliziosa Musetta, a farci vivere i loro momenti di svago e contemporaneamente le loro angosce: come trovare i soldi per l’affitto, come fare a scaldarsi se non utilizzando le loro stesse creazioni da ardere nella stufa; e a ricordarci che gli affetti, spesso, scaldano il cuore molto più del fuoco e di qualsiasi altra comodità..


Tante sono le soluzioni pregevoli in questo spettacolo: a partire dalla scenografia ricca e colorata di Edoardo Sanchi, fatta di elementi essenziali, ma sufficienti a regalare una visione adeguata degli ambienti, tutti sottolineati ora da pannelli colorati, ora da riproduzioni in scala di elementi esterni, come l’osteria nel terzo quadro. La soffitta è realizzata sul palco con mobili in stile classico e circondata dalle mille luci della Ville Lunière con un pannello antistante il proscenio. La neve cade sul serio (finta ovviamente) e nulla è lasciato al caso. Ed i giovani protagonisti saltano, ballano, si producono in deliziose coreografie che divertono, ma che lasciano anche l’amaro in bocca, perché solo preludio di un tragico finale per la dolce protagonista. 

Il cast di questa ultima replica ha riscosso un successo sottolineato dai tanti applausi da parte del pubblico: Rodolfo è impersonato da Marco Panuccio, tenore che ha già calcato molti palcoscenici oltreoceano, e possiede un timbro di voce chiaro, se pur non molto potente, e si produce in  melismi e  portamenti che rievocano i vecchi tenori di qualche tempo fa. Mimi' è il soprano Jessica Nuccio, che è stata annunciata come indisposta ad inizio interpretazione. La sua resa del personaggio è stata in linea con l’idea della piccola fioraia che appare nel nostro immaginario: sensibile, dolce, timida, diremmo una interpretazione più intima, forse anche merito di una emissione vocale più contenuta che le ha concesso comunque di ben figurare. 
La Musetta di Francesca Dotto diverte con le sue mossette ed acuti che comunque lasciano udire un timbro piuttosto corposo che sarebbe interessante sentire anche in altri ruoli. Molto applaudito il  Marcello di Julian Kim, per interpretazione e dizione,  e può vantare uno strumento vocale di buona emissione e precisione, che riesce molto bene anche quando si spinge verso il registro tenorile. 

Il musicista Schaunard è il dinamico Marco Filippo Romano, che ha certamente ben figurato assieme ai suoi compagni d’avventura, così come Colline, Sergey Artamonov, la cui voce ancora fresca di basso ha le potenzialità per divenire più scura col tempo. 
Completano il cast con simpatia e bella intesa reciproca il Benoit di  Matteo Ferrara, l’Alcindoro  Andrea Snarski, (la cui mimica è molto marcata ed efficace), il Parpignol di Cosimo D’Adamo, il venditore ambulante Bo Schunnesson, il sergente dei doganieri, Salvatore Giacalone, ed il doganiere Julio Cesar Bertollo. Ognuno di essi con costumi e coreografie che ne mettono in risalto il ruolo senza mai essere marginale, merito della regia.

E fa sempre piacere ascoltare le felici esecuzioni del coro della Fenice di Claudio Marino Moretti ed anche dei Piccoli Cantori Veneziani di Diana D'Alessio, anche molto ben vestiti dai costumi di Silvia Aymonino.
Diego Matheuz ha guidato l’orchestra della Fenice in questa splendida produzione, con una intensità di volumi a tratti sovrastante sul palco, ma che è stata comunque applaudita con fervore dal pubblico.
Anche ieri sera, pubblico in fervore per i protagonisti e per la produzione in generale.
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Diego Matheuz
e direttore    
Regia                                     Francesco Micheli

Scene                                     Edoardo Sanchi

Costumi                                 Silvia Aymonino

Light designer                       Fabio Barettin

Maestro del coro                   Claudio Marino Moretti

Maestro del coro di voci bianche    Diana D'Alessio

GLI INTERPRETI

Rodolfo                                  Marco Panuccio
Marcello                                Julian Kim
Schaunard                              Marco Filippo Romano
Colline                                    Sergey Artamonov
Benoit                                    Matteo Ferrara
Alcindoro                               Andrea Snarski
Mimi'                                     Jessica Nuccio
Musetta                                 Francesca Dotto
Parpignol                               Cosimo D’Adamo

Un venditore ambulante      Bo Schunnesson
Un sergente dei doganieri    Salvatore Giacalone
Un doganiere                        Julio Cesar Bertollo

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE
Piccoli Cantori Veneziani
con sopratitoli
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice











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BOHEME, GIACOMO PUCCINI – GRAN TEATRO LA FENICE, DOMENICA 17 FEBBRAIO 2013, ORE 15,30


Quanto è vicina a noi oggigiorno questa straordinaria opera di Giacomo Puccini: giovani in difficoltà che non sanno come sbarcare il lunario. Oggi come allora c’è soltanto una cosa che neanche la povertà può sconfiggere, e si tratta certamente della capacità di sognare e di coltivare le proprie passioni. Così nella fredda Parigi dell’Ottocento, luogo di ‘sogni e di chimere’, un poeta, un pittore, un filosofo ed un musicista sopravvivono alla giornata per quanto sia possibile, aiutandosi a vicenda e condividendo una grande amicizia, finché anche l’amore non giunge inaspettatamente a complicare le cose, con la dolcezza e l’ingenuità della piccola ricamatrice di fiori che non vive a lungo per vedere realizzati i suoi sogni.

E ci immergiamo subito in queste atmosfere, come se questi personaggi fossero in ognuno di noi: sin dall’inizio i nostri giovani hanno l’esigenza impellente di scaldarsi nella fredda soffitta nell’inverno parigino, luogo ove tutto inizia e tutto si conclude..
Grazie anche al bellissimo allestimento curato dal regista Francesco Micheli, con scene di Edoardo Sanchi, lo spettacolo offerto dal Teatro La Fenice è del tutto godibile, fresco, vivace, senza un attimo di tregua. Dalla soffitta ben allestita con poltrone, stufetta ed un lettino, il tutto circondato da una cornice luminosa che riprende i profili dei monumenti parigini. Si passa poi al caffè Momus, rappresentato con dei coloratissimi pannelli, con il coro che vi giunge da una metropolitana rappresentata sul palco con tanto di passanti con ombrelli aperti al piano sovrastante. La neve scende copiosa nel terzo quadro, per la scena della Barriera d'Enfer, per poi ritornare nella soffitta al termine. In pieno accordo con il resto i costumi di Silvia Aymonino,  molto colorati per le ‘amiche’ di Musetta, e piuttosto classici per il cast principale. Simpatico il costume rosso con orecchie da topo per il personaggio di Parpignol. Insomma uno spettacolo in piena regola ove i cantanti sono stati impegnati anche dal punto di vista attoriale e addirittura nella danza.

Ed i nostri amici bohémien sono sembrati davvero affiatati sul palco, per un risultato godibilissimo. La dolcissima Mimì è stata ancora una volta la straordinaria Maria Agresta. Quando un ruolo è ben collaudato e la professionalità si unisce ad una voce incantevole, il risultato è una interpretazione straordinaria. Il soprano ci ha offerto una Mimì matura, consapevole, credibile. Il timbro ben noto è corposo ma in grado di emettere degli acuti leggerissimi da far restare col fiato sospeso.  Massimiliano Pisapia è il poeta Rodolfo. Non una delle sue migliori serate in quanto a resa canora, molto bene invece dal punto di vista dell’interpretazione, mostrando di saperci fare sulla scena e di essere ben affiatato con i suoi giovani amici, nonché col personaggio di Mimì, con cui i duetti sono stati molto apprezzati. 

Ancora una prova convincente del baritono Simone Piazzola, alias il pittore Marcello. Questo giovane baritono è in grado di calarsi completamente in qualunque ruolo gli sia proposto, sempre con grande personalità, utilizzando la sua voce piena, calda, e sicura nell’emissione. Schaunard è stato un veramente simpatico e brillante Armando Gabba, anche dal punto di vista vocale, mentre chiude il gruppo degli amici Colline, interpretato da Sergey Artamonov. La voce non è ancora profondamente bassa e negli appoggi non sembra sicura, si esprime meglio nel registro più baritonale. Ci è piaciuta la Musetta di Ekaterina Bakanova. Simpatica, spigliata, molto femminile e dotata di una voce tagliente che si adatta al personaggio. Simpatico come detto prima  Cosimo  D’Adamo nel ruolo di Parpignol, nonché credibile e spiritoso il Benoit di Matteo Ferrara
Chiudono il cast  Andrea Snarski, Alcindoro, il  venditore ambulante di Bo Schunnesson, il sergente dei doganieri, Salvatore Giacalone, ed il doganiere, Julio Cesar Bertollo, tutti veramente bravi e ben calati nei loro piccoli ruoli.  Buona prova sia del coro della Fenice di Claudio Marino Moretti che dei Piccoli Cantori Veneziani di Diana D'Alessio, qui coinvolti anche in simpatiche coreografie.

Infine la direzione orchestrale è affidata al Maestro Diego Matheuz. Purtroppo in più punti la musica ha completamente sovrastato le voci degli interpreti, mancando di quei dettagli e sfumature che avrebbero sottolineato la drammaticità o delicatezza di cui l’opera è copiosa, rendendo piuttosto monotono il risultato globale.

Grandi applausi per tutti gli interpreti, pubblico soddisfatto per aver assistito ad uno spettacolo ben allestito ed altrettanto ben riuscito.
MTG


 LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Diego Matheuz
e direttore    
Regia                                     Francesco Micheli

Scene                                     Edoardo Sanchi

Costumi                                 Silvia Aymonino

Light designer                       Fabio Barettin

Maestro del coro                  Claudio Marino Moretti

Maestro del coro di voci bianche    Diana D'Alessio


GLI INTERPRETI

Rodolfo                                 Massimiliano Pisapia
Marcello                                Simone Piazzola
Schaunard                             Armando Gabba
Colline                                   Sergey Artamonov
Benoit                                    Matteo Ferrara
Alcindoro                               Andrea Snarski
Mimi'                                     Maria Agresta
Musetta                                 Ekaterina Bakanova
Parpignol                               Cosimo  D’Adamo
Un venditore ambulante       Bo Schunnesson

Un sergente dei doganieri    Salvatore Giacalone

Un doganiere                         Julio Cesar Bertollo

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE

Piccoli Cantori Veneziani

Con sopratitoli
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice



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SILVIA DALLA BENETTA E LUCA GRASSI AL TEATRO COMUNALE DI VICENZA , DOMENICA 10 FEBBRAIO 2013, ORE 17,00.



Quando lasciare il proprio posto a teatro è veramente un sacrificio, quando si vorrebbe che la musica continuasse ancora a risuonare e a colpire dritto ai cuori dei presenti.. Sono innumerevoli le sensazioni raccolte dopo il meraviglioso concerto lirico tenutosi ieri al Teatro Comunale Città di Vicenza. Nel pieno dei festeggiamenti carnevaleschi, un gala lirico di grande qualità artistica ha letteralmente estasiato il pubblico che non finiva più di applaudire.

Grazie anche alla collaborazione col Maestro Giampaolo Bisanti, da quest’anno direttore principale dell’Orchestra Olimpica, nella stagione in corso i vicentini stanno apprezzando eventi di incredibile valore musicale, i migliori degli ultimi anni, che registrano sin dal primo appuntamento il tutto esaurito. In questa ottica i due interpreti dell’appuntamento di Carnevale sono stati due acclamatissimi Artisti di fama internazionale: il soprano Silvia dalla Benetta ed il baritono Luca Grassi.

Un programma ricco ed appassionante ha dato pieno risalto alle doti vocali e tecniche dei due protagonisti ed alle prodezze dell’orchestra. Musiche di Verdi, Bellini, Mozart, Mascagni: arie e sinfonie celeberrime, con un’attenzione particolare a Verdi e alle opere della trilogia popolare, in linea con i festeggiamenti per il bicentenario della nascita del compositore che si stanno susseguendo in tutti i teatri del mondo.

Il soprano Silvia dalla Benetta è un’interprete raffinatissima e straordinariamente preparata, che ha conquistato tutti i presenti con la sua verve interpretativa e la bellezza della sua voce. Sin dall’aria “Ah fors’è lui…Sempre libera”, dalla celeberrima Traviata verdiana, ha mostrato la sua stoffa: le agilità sono sicure, la voce è ricca di sfumature, il colore è caldo e corposo nel registro medio e diventa cristallino quando sale sull’ottava acuta. Il soprano possiede una perfetta padronanza del suo strumento, ed interpreta sentitamente ogni singola aria del concerto, come sa fare chi calca le scene dei più importanti teatri mondiali da anni. 
La raggiunge successivamente sul palco il bravissimo baritono Luca Grassi nello struggente duetto tra il Padre di Alfredo, Giorgio Germont, e Violetta. Interessante voce, il sammarinese è in grado di arrivare sino ai suoni più infidi del registro basso e la voce corre sciolta in avanti nella sala, grazie al suo volume considerevole, sicura anche nella gamma più acuta . L’intesa col soprano vicentino riesce a dar vita ad un pezzo davvero commuovente. Sempre da Traviata poi ‘Di Provenza il mar il suol’, eseguita dal baritono, ha strappato molti applausi di ammirazione ed è stata forse la sua più sentita esecuzione.

La splendida sezione del secondo atto di Rigoletto, con protagonisti Gilda e suo padre, con finale dell’appassionata ‘Sì vendetta, tremenda vendetta’ , ha regalato ancora un momento di grande musica e spettacolo. Atmosfere quasi epiche ha offerto il soprano vicentino con una memorabile ‘Casta diva’ dalla Norma di Vincenzo Bellini, con ammirevole fusione con l’orchestra. Inoltre da Il Trovatore, l’aria del Conte di Luna “Il Balen del suo sorriso”, una delle più applaudite della serata, seguita dall’aria di Leonora “D’amor sull’ali rosee” e dal potente duetto tra i due protagonisti “Mira di acerbe lagrime”, bissato a fine serata per ringraziare il caloroso pubblico.
Il programma si è concluso con il duetto tra Amonasro e Aida dal Terzo Atto, una delle pagine più toccanti e forti del melodramma italiano.

L’Orchestra del Teatro Olimpico ha potuto dare sfoggio di sé grazie alle note del dolce e carezzevole “Preludio” da La Traviatadi Giuseppe Verdi, in apertura concerto, eseguito con la dolcezza ed eleganza che contraddistingue questo pezzo introduttivo di una delle più popolari opere verdiane, per poi colpire nel segno col Preludio del Rigoletto, nonché nella seconda parte, con la  sinfonia da ‘Le nozze di Figaro’di Mozart, e l’Intermezzodalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, a mettere in risalto quanto l’Orchestra del Teatro Olimpico migliori prova dopo prova. Con questi pezzi di incredibile difficoltà e raffinatezza, ancora una volta il Maestro Giampaolo Bisanti  ha fatto capire chiaramente dove vuole portare la sua OTO: l’eleganza esecutiva e la sensibilità che lo contraddistinguono risuonano nell’orchestra con una sempre maggiore puntualità, ricchezza nei suoni e sfumature assolutamente in linea con le scritture originali.

Con degli interpreti di prim’ordine come quelli che abbiamo avuto il piacere di ascoltare un concerto lirico  non poteva che registrare un grande successo, confermato sin dalle premesse. La stagione sinfonica si chiuderà con l’ultimo appuntamento a fine marzo, in attesa di un altro straordinario anno con la OTO.
MTG




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ATTILA, GIUSEPPE VERDI, TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013, ORE 15,30


Siamo di fronte ad uno dei più noti personaggi della Storia dei popoli, da sempre considerato il più feroce e crudele sovrano per le sue invasioni e razzie senza pietà: Attila, re degli Unni, nemico mortale dell’Impero Romano. Nell’opera che Giuseppe Verdi scrisse nel 1846, la scena si colloca a quando il Flagello di Dio invase la città di Aquileja, prima di occupare le altre città del Nord d’Italia. Il compositore si documentò nel De l’Allemagne di Madame de Staёl, e conseguentemente si ispirò al dramma di Z. Werner ‘Attila, König der Hunnen’per il soggetto.



Diverse sfaccettature presenta il protagonista di quest’opera, che vide poi la luce il 17 Marzo 1846 alla Fenice di Venezia. Ci viene presentato il fiero ed inflessibile guerriero, che non scende a patti con il romano Ezio, perché vuole conquistare l’Italia con le sue forze, come ha sempre fatto, in battaglia. Ma è anche un uomo, e come tale, l’amore bussa alla sua porta nell’istante in cui incontra la valorosa Odabella, scampata all’assedio. È anche un uomo tormentato da incubi terribili che interrompono il suo sonno. Ma è tuttavia un innamorato respinto e tradito proprio dalla donna che ha scelto per sé, che lo trafigge con un colpo mortale, quale vendetta per le atroci morti che gravano sulle sue spalle.

Se questi accadimenti presero vita nel V secolo, ciò che il regista Georges Lavaudant, nella ripresa di Stefano Trespidi, ha previsto per l’opera, si colloca in un tempo molto più vicino a noi, a giudicare dai costumi che si vedono indossati dagli interpreti: cappotti e lunghe mantelle con cappelli e persino abiti dai colori sgargianti per alcune ballerine. Anche in questo caso siamo di fronte a delle scene decisamente essenziali, ove a fare da sfondo agli eventi sono una serie di proiezioni semi astratte alle spalle di un palco praticamente vuoto, rivestito soltanto da un piano in discesa ove i protagonisti si muovono. 

Il cast impegnato in questa produzione ha registrato grandi plausi dal pubblico che ha dimostrato di gradire sin dalle prime note.

Attila è interpretato da Roberto Tagliavini. La sua interpretazione è molto 'impetuosa', anche se non coadiuvato da una regia che possa dare  pieno risalto alla fama che circonda questo personaggio storico. A suo agio nel registro basso, da’ forza alla parola imprimendo un  carattere volitivo al suo personaggio. 

Al suo debutto nel ruolo di Odabella Amarilli Nizza. Il soprano irrompe sul palco con la potenza della sua voce calda e corposa, e con la sua presenza scenica prorompente. Si immerge nel personaggio con espressività ed incisività La guerriera scampata all’assedio cattura il pubblico, soprattutto con l’aria del pianto ai cari nel primo atto, dolcemente carezzata dall’orchestra che avvolge la sua voce in un sussurro di note quasi lacrimanti.

Buona la prova di Roberto Frontali. Molto lanciato e a suo agio nel registro medio, dona molta forza al suo ruolo di guerriero fiero e vendicativo, facendo da buon contraltare al protagonista. Giuseppe Gipali nel ruolo del cavaliere Foresto, il geloso a torto dell’amata Odabella, non ha spinto più di tanto la sua voce dal colore chiaro e quasi carezzevole, per una indisposizione annunciata ad inizio rappresentazione. Chiudono il cast Seung Pil Choi ed Antonello Ceron nei brevi ruoli di Leone e Uldino.  

Il coro dell’Arena di Verona condotto da Armando Tasso ha visto una buona resa vocale soprattutto per la sezione maschile.

L’orchestra guidata dal Maestro Andrea Battistoni ha visto impegnato il giovane veronese senza tregua nella direzione di tutto ciò che accade in scena. Come sempre, oltre ai musicisti, è pronto a guidare interpreti e coro, attento ad ogni particolare. Il suo modo originale di condurre colpisce per compartecipazione ed energia, totalmente immerso nel dramma. Evita sonorità ingombranti ed accompagna i momenti più intimi con delicatezza ed eleganza.

Premiati da ovazioni e lunghi applausi, i protagonisti della serata lasciano il palco entusiasti per il consenso ottenuto.

MTG

  

LA PRODUZIONE
Direttore
Andrea Battistoni
Regista
Georges  Lavaudant
Scene e costumi
Direttore del Coro
Jean Pierre Vergier
Armando Tasso

GLI INTERPRETI
Attila
Roberto Tagliavini
Ezio
Roberto Frontali
Odabella
Amarilli Nizza
Foresto
Giuseppe Gipali
Uldino
Antonello Ceron
Leone
Seung Pil Choi

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA












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DO RE MI…..PRESENTO – intervista a SIMONE PIAZZOLA


L’incontro di oggi mi porta quasi indietro nel tempo, a quando la vita era priva di certi fronzoli e si prestava cura alle cose essenziali e si dava moltissima importanza soprattutto alla famiglia ed al gusto di vivere le proprie passioni. Simone Piazzola è un giovanissimo baritono veronese non ancora trentenne, che vanta già una carriera decennale alle sue spalle, richiestissimo dai teatri di ogni dove, e che annovera al suo attivo interpretazioni intense ed acclamate in opere come Rigoletto, nel ruolo del titolo, Bohème, nei panni di Marcello, il conte di Luna nel Trovatore, Cecil in Maria Stuarda, Sharpless in Madama Butterfly, per citarne solo alcuni, ed è voce di riferimento per il ruolo di Germont in Traviata ormai da alcuni anni. Ha calcato le scene dell’Opera di Roma, del Teatro Pergolesi di Jesi, del teatro Filarmonico di Verona,  La Fenice di Venezia, il Teatro Nuovo di Spoleto, il Teatro Pavarotti di Modena, il San Carlo di Napoli e tanti altri ancora. Ha lavorato inoltre in diversi paesi europei, nonché in Cina e Giappone. Con incredibile simpatia risponde alle domande che gli porgo tra battute e racconti particolarissimi che fanno volare via il tempo gaiamente.



Descriva la sua voce a chi non la conosce e cosa secondo lei la distingue da quella degli altri suoi colleghi.
In realtà la mia risposta potrebbe sorprendere, poiché se dovessi dare una definizione della mia voce, scoprirebbe che la considero ‘brutta’! Poi però cerco di piegarla al servizio di ciò che devo eseguire, e sicuramente la sua tessitura propende maggiormente per i ruoli verdiani, che sento molto dentro le mie corde.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Beh, ci sono stati una serie di episodi che hanno acceso la miccia in me e mi hanno indirizzato verso questo mestiere: a tre anni, per esempio, ero un autentico birbante e mia madre per farmi addormentare le provava tutte, finché capitò che per sbaglio una volta in tv ci fosse in onda una registrazione di un programma in cui Mario del Monaco eseguiva ‘Un amore così grande’, ed io mi tranquillizzai subito. Così fu chiaro a mia madre che era un tipo di musica che mi faceva star bene; da allora cominciò a farmi ascoltare tutti i dischi dei grandi dell’epoca, ma io stavo bene solo con la voce di Del Monaco. Poi un altro episodio più avanti mi convinse che quella era una strada che potevo intraprendere: avevo otto anni e mi trovavo ad un raduno estivo per ragazzini e ad una gara mi misi ad imitare Pavarotti per fare divertire i miei amici e vincere: tutti mi apprezzarono incitandomi ad intraprendere gli studi musicali. Infine, in seconda superiore, siccome invece di dedicarmi alle materie scolastiche passavo il tempo ad ascoltare i cd di musica classica e a studiare le opere, le cose non andavano decisamente bene per il mio rendimento da studente. Così mi resi conto che quella non poteva essere più soltanto una passione, e decisi di dedicarmi completamente allo studio di questa professione, mettendo in gioco il mio futuro, e per fortuna fino ad ora posso essere contento dei risultati ottenuti.


I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Devo ammettere che ho già tanti bei ricordi che mi riempiono di gioia: innanzitutto gli incontri importanti della mia vita: quello ad undici anni con la mia insegnante a cui devo tantissimo ed è una guida anche nella vita: Alda Borrelli Morgan, poi l’incontro col grandissimo Maestro Gianni Tangucci che è anche il mio mentore; per non parlare di quello con il mio agente che è anche mio grande amico e sarà il padrino del mio nascituro, Marco Impallomeni. Ovviamente nel mio cuore ci sono anche i debutti importanti che hanno avviato la mia carriera: a diciassette anni all’Opera di Roma, successivamente a Verona al Filarmonico per il ruolo di Germont in Traviata, in cui ricordo che mi hanno urlato ‘bis’ già a metà aria (un ricordo indelebile), e che da allora ho cantato già in settanta recite circa, cosa che mi inorgoglisce molto; il debutto in Lucia e Butterfly alla Fenice oltre a Traviata, ed anche il fortunatissimo  Rigoletto a Jesi che ha avuto grande successo di pubblico e critica. Poi il recente concerto col Maestro Riccardo Muti per il Senato, dove sono stato  anche apprezzato molto dal grande direttore, e la cosa mi rende molto felice. La lista sarebbe lunghissima..


Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Ah il camionista! Avrei viaggiato tanto comunque! Da piccolo, quando non giocavo o non studiavo musica, andavo via con mio padre ed il suo camion e mi divertivo molto, quindi avrei intrapreso quella strada se non fosse andata bene col canto.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Diciamo che purtroppo conta moltissimo. Certo se si posseggono delle doti notevoli si può riuscire in questo mestiere, ma per certi ruoli l’immagine è fondamentale e bisogna cercare di conformarsi a questa regola se si vuole interpretarli. Quindi viene richiesto spesso di stare attenti anche al proprio peso ed è capitato anche a me.
Come studia una partitura nuova?
Dico subito che i ritmi della mia vita mi impongono di interiorizzare le partiture in tempi strettissimi. Per cui comincio qualche mese prima soltanto ad immergermi nel nuovo personaggio. Innanzitutto leggo bene e studio la storia, perché altrimenti non posso interpretare bene la parte se non conosco tutti i dettagli delle vicende. Poi imparo le parole, il testo, cerco i giusti accenti, dove imprimere maggiore forza nel discorso, il fraseggio. Poi vado da una spartitista, Patrizia Quarta, che stimo molto, e cerco di trovare le sfumature adatte per caratterizzare il personaggio. Un esempio mirabile per me è Renato Bruson, un mito, immenso ed un grande esempio. Non cerco di imitarlo, ma è il mio riferimento. Poi ovviamente il personaggio cresce e migliora recita dopo recita.

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Io sono drammatico per natura: Verdi, il Donizetti serio, Bellini (spero di debuttare presto I Puritani). Ma Verdi è nel mio cuore e mi sento particolarmente votato ai suoi ruoli.
Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
Beh si cerca di venirsi incontro. Purtroppo ho perso mia madre qualche anno fa e ho ormai rapporti principalmente solo con mio padre, per cui adesso quella di cui mi sento parte è la famiglia della mia compagna Jessica e quindi tempo fa mi ero trasferito in Sicilia per stare con lei. Ma è una regione un po’ scomoda per spostarsi e raggiungere facilmente i principali teatri d’Opera. Quindi di recente abbiamo scelto di trasferirci a Verona, che è sicuramente una base più funzionale. Inoltre facendo lo stesso mestiere ci capiamo e cerchiamo sempre di venire incontro alle rispettive esigenze e cerchiamo di vederci il più possibile, di raggiungerci appena uno dei due ha uno spazio di tempo disponibile. Poi adesso è in arrivo Diego e non vedo l’ora di prendermi cura anche di lui!


Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Non è questione di tradizione o moderna, ma di regie funzionali o che rispettino la partitura. Ho adorato lavorare in Traviata a Napoli con Ferzan Ozpetek: è stato fenomenale, e poi stimo molto Francesco Micheli, che ha delle idee straordinarie anche se le sue ambientazioni non sono ascrivibili ad un’epoca specifica, ma riesce ad immergerti completamente nello spirito dell’opera, come nella Bohéme che stiamo preparando a Venezia.

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
In genere mi vogliono bene. Stimo moltissimo i maestri che dedicano tante prove a noi cantanti, quelli un po’ all’antica per così dire, che lavorano tanto sui personaggi, come il grande Daniele Callegari,  un uomo che ammiro e con cui ho lavorato meravigliosamente, così come Bruno Bartoletti, pietra miliare dell’opera lirica italiana con cui mi sono trovato benissimo, e Giampaolo Bisanti. Con quest’ultimo ho debuttato diversi ruoli con ottimo feeling e lo considero anche un grandissimo amico nella vita privata, oltre che un grande professionista, come anche il maestro Pietro Rizzo e Bruno Bartoletti del resto. Poi c’è Michele Mariotti, con cui ho lavorato ultimamente a Napoli e lo considero una grande persona ed artista, per non parlare del mitico Donato Renzetti. E non le dico col Maestro Riccardo Muti: è stata emozione pura, vederlo dirigere mi ha fatto venire da piangere, incredibile: era la mia luce!

Ha mai sofferto di invidia o è mai stato oggetto di invidie altrui?
Purtroppo c’è un sacco di invidia nel nostro mondo, ma credo sia normale in tutti gli ambienti; l’importante è non dare importanza alle voci ed andare avanti. Io non ne ho mai provata per nessuno, non ha senso per me.

Città del mondo preferita? Dove preferisce stare quando deve rilassarsi dopo tanto lavoro?
Direi che niente è paragonabile alla mia casa a Verona ed ora alla mia seconda casa: la Sicilia.

Dove si mangia meglio e/o peggio?
In Cina si mangia molto bene e si spende molto poco, così come in Spagna: adoro il prosciutto spagnolo. Mi piace molto anche il sushi, in Giappone si mangia benissimo!

Cibo preferito?
Quando sono a casa mia indubbiamente ‘bollito e  pearà’. Il pearà è una salsa tipica veneta assolutamente squisita che mi fa impazzare e si mette appunto sul bollito di carne, buonissimo!


Superstizioso?
No, non direi.

Il Suo rapporto con la spiritualità?
Lo sto recuperando pian piano grazie a Jessica.

I Suoi hobbies?
A dire il vero io amo cantare anche quando non lo faccio per lavoro oppure ascolto opere. Amo però anche moltissimo i film, ma non al cinema; mi piace guardarli a casa in home theatre. Un titolo che mi piace molto è ‘Il miglio verde’ per esempio, ed amo anche i film fantasy come ‘Il Signore degli anelli’ o anche ‘Ritorno al futuro’. E poi mi piace molto comunicare con i miei amici sui social network. Sono di recente diventato membro dell’Associazione Mario del Monaco di Modena, e mi piace molto passare il tempo ad organizzare gli eventi con il mio amico Renato Ghelfi Zoboli  tramite pc.

Ama più il giorno o la notte?
La notte: di notte posso fare tutte le cose che non riesco a fare di giorno: ascolto opere, mi metto al computer e cerco nuovi filmati di cantanti che mi piace sentire, oppure ne approfitto per contattare gli amici come detto prima, insomma faccio tante cose di notte.

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Oltre a Renato Bruson che è il mio idolo, Cappuccilli per certe opere di Puccini. Ma mi piacciono molto le voci tenorili, Del Monaco su tutti. Stimo molto Gregory Kunde, lo trovo fantastico. Del resto mi considero una testa da tenore, non da baritono..

Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Scaldo la voce al mattino e poi vado a teatro a scherzare con gli altri per allentare la tensione. Faccio finta di cantare le arie in lingue antiche inventando le parole. Poi in camerino provo la voce con delle piccole frasi, la mia preferita è ‘oimè, oimè’ camminando. Ma prima di andare in scena, faccio tre segni della croce e chiedo a mia madre di starmi vicino.

Come vive il rapporto con il pubblico?
Quanto amo il pubblico! Io starei le ore davanti al pubblico a prendermi i suoi applausi: mando baci, faccio il gesto di inviare loro il cuore, insomma sono un po’ teatrale in questo, amo troppo la gente che viene a sentirmi, la mia gioia.

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Purtroppo stiamo subendo molto la crisi, ci sono dei teatri che pagano dopo anni e talvolta è davvero molto dura andare avanti. Per fortuna non è sempre così, ma si fa tanta fatica oggigiorno in Italia. Speriamo tanto che cambi qualcosa presto. Però io vado a cantare lo stesso sempre, perché è quello che mi rende felice, la cosa che mi piace fare aldilà del resto.

Cosa manca nella Sua vita oggi?
Mah, mi sa che ho provato tutto quello che volevo fare nella mia vita privata! Sul lavoro invece mi manca di cantare al Met di New York, alla Scala, al Covent Garden, al Regio di Torino, ma sono ottimista! C’è però una cosa che mi manca infinitamente e che non potrò mai più avere purtroppo: la presenza della mia amata madre, che mi manca sempre ogni giorno della mia vita.

Episodi buffi accaduti in scena?
Oh ce ne sono tantissimi, ma ricordo in particolar modo Traviata a Ravenna con Monica Tarone in una produzione della signora Muti. Ebbene i capelli della povera collega si erano impigliati nei bottoni della mia giacca e ho dovuto strapparglieli per non dover restare attaccati per tutto il resto dell’opera. Poverina, del resto capita sempre qualcosa quando cantiamo insieme!

I suoi prossimi impegni?
Innanzitutto il debutto nel ruolo di Ford in Falstaff, cosa che sognavo da tempo e che ora posso interpretare finalmente a Ravenna a novembre grazie alla straordinaria opportunità datami dalla signora Cristina Mazzavillani Muti, che non finirò mai di ringraziare per questo, una gioia immensa davvero. A luglio ed agosto ho Trovatore a Macerata, Traviata a Hong Kong, un gala verdiano a Piacenza di cui sarà fatta una registrazione in dvd, l’uscita del dvd del Don Carlo di questa stagione, ancora Traviata a Venezia e poi anche a Minorca. Tante belle cose insomma.

Tante belle cose come una persona di cuore e spontanea si merita. Si sente sempre dire che la carriera ed il successo spesso diano alla testa e facciano perdere di vista i veri valori della vita e l’affetto delle persone care. Fa piacere invece constatare che esistano ancora persone in grado di dare il giusto equilibrio alle cose e vivere semplicemente, come questo Artista straordinario che ho conosciuto un po’ meglio durante la nostra chiacchierata. Faccio tanti complimenti a questo giovane talento italiano, Simone Piazzola, che molti paesi ci invidiano, e ovviamente un grande in bocca al lupo per tutti i prossimi personaggi che porterà in scena come sa fare lui.
MTG
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ACCARDO & FRIENDS PER IL CONCERTO DELLA MEMORIA AL COMUNALE DI VICENZA, LUNEDI’ 28 GENNAIO 2013, ORE 20,45


Pensando alla serata di ieri al Comunale di Vicenza, viene spontaneo fare una riflessione su tutte. Nella nostra mente infatti si fa strada il pensiero che se c’è qualcosa in grado di rendere liberi veramente, non è certo il lavoro, inteso come costrizione forzata, come lo si intese ormai tempo fa nei campi di sterminio, ma  l'arte suprema della musica: melodie vitali in grado di risvegliare sensazioni uniche in ogni dove ed in ogni tempo. Così ci piace introdurre lo splendido concerto dedicato alla ‘Giornata della Memoria’, che da qualche anno la Società del Quartetto vicentina ha fissato in calendario, e che ieri sera ha davvero richiamato un foltissimo pubblico per un trio di eccezionale valore artistico: Salvatore Accardo (violino), Laura Gorna (violino) e Francesco Fiore (viola).
Il maestro Accardo non ha certamente bisogno di presentazioni, la sua fama, quanto si prodighi per la diffusione della cultura musicale fra i giovani, ed i suoi grandissimi meriti come musicista e come uomo sono noti a tutti, e ieri sera si è accompagnato con due artisti di grandissima qualità e tecnica strepitosa.
Il programma proposto ha voluto essere appunto un viaggio nel tempo e nella storia, per ricordare come quanto i compositori protagonisti della serata, abbiano aperto la mente di tante generazioni con la loro arte, proprio perché ebbero la libertà di viaggiare, di esprimere loro stessi, di vivere.

Così i brani non certo comuni nei repertori concertistici eseguiti ieri sera, hanno sorpreso e deliziato i presenti. Con il Trio Miniature per archi  op. 75 di Dvořák si è aperta la serata. Con i suoi quattro movimenti si sviluppa in sonorità quasi contrastanti e indipendenti tra loro, portandoci in un’atmosfera di cambiamento. Dissonanti i suoni, ma simbiotico il rapporto dei tre strumenti a corde, che si fondono pur nell’individualismo di ciascuna linea melodica; dal lento inizio che poi si fa appassionato, al sogno del terzo movimento, ove l’accompagnamento crea un moto ondoso di sensazioni che si placano al suono della melodia principale, fino al finale quasi misterioso ed in sospeso.

Una sfavillante Sonata in do maggiore op. 56 per due violini ci porta nei ritmi serrati di Prokofiev, eseguita dal solo Salvatore Accardo con Laura Gorna, in un turbinio di suoni da gustare tutti in un sol fiato. Senza respiro quasi l'ultimo movimento, lascia davvero assorti ed increduli per l’esecuzione vigorosa di un pezzo che sembra un mare in piena che investe senza lasciare respiro: straordinario!

Cambio di atmosfere con il delizioso pezzo mozartiano, stavolta esecutori Salvatore Accardo e Francesco Fiore per ilDuetto per violino e viola in sol maggiore. Pare che questo duetto insieme ad un altro, narra la leggenda, fossero stati composti dal salisburghese per aiutare Michael Haydn, fratello più giovane di Joseph,  in difficoltà per non aver ancora composto tutti i sei pezzi per violino e viola commissionati dall’Arcivescovo di Salisburgo nell'estate del 1786. Neanche a dire quanto godibile sia il risultato di quanto scritto dal grande Amadeus, ricco di echi e sensazioni richiamabili all'epoca.

Infine, ancora  Dvořák, Terzetto in do maggiore op. 74 per due violini e viola. Un’escalation di magia e sonorità avvolgenti, meno dissonanti del pezzo precedente, eseguito dai musicisti sempre in accordo e fusione mirabili, fino al crescendo finale del tema con variazioni, anch'esso da togliere il fiato.

Con il bis da quest’ultimo dello scherzo vivace , i tre grandi interpreti hanno salutato un pubblico felice e soddisfatto per aver viaggiato col cuore, almeno per una sera.
MTG





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