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DO RE MI PRESENTO … INTERVISTA A JESSICA PRATT

L’artista che ho avuto il piacere di incontrare oggi è un’altra grandissima star della lirica internazionale. Jessica Pratt , nata in Inghilterra e cresciuta a Sydney, in Australia, in pochi anni è riuscita a guadagnarsi un posto di primo piano nei teatri di tutto il mondo e ad oggi è una delle cantanti maggiormente dotate e più richieste per quanto riguarda il repertorio italiano e francese. Con il suo modo di interpretare i personaggi, con la sua splendida voce che corre limpida in sala, è una protagonista di assoluto rilievo, che rende unica ogni produzione che la vede impegnata. Ha calcato le scene di teatri quali la Deutsche Oper di Berlino, l’Opernhaus di Zurigo,  il Covent Garden di Londra, la Scala di Milano, il Carlo Felice di Genova, i teatri del Circuito Lombardo, la Fenice di Venezia, in ruoli impegnativi e di grande difficoltà tra cui: Lucia di Lammermoor, Amina in Sonnambula, Königin der Nacht nel Zauberflöte, Elvira nei Puritani, Gilda nel Rigoletto

La incontro proprio mentre è in corso la produzione di Rigoletto al Teatro Verdi di Padova, il cui ruolo di Gilda sente particolarmente consono alle sue corde ed alla sua sensibilità, mentre nella città veneta splende un magnifico sole beneaugurante per un ancora più splendente futuro.

                                                     Foto Luis Condrò

Se dovesse descrivere la Sua voce, cosa le verrebbe in mente, ha un aggettivo che la potrebbe identificare?
Beh, in effetti non saprei, è una voce da soprano ovviamente, ma non le darei una connotazione specifica, ossia leggera, di coloratura, di agilità o simili. Certamente è una voce che cambia con l’età, con l’esercizio, con il cambiare del mio corpo, è una voce in continua evoluzione di sicuro.

Come descriverebbe gli inizi della Sua carriera e cosa l’ha portata a intraprenderla?
Allora: non ho deciso ad un certo punto, semplicemente la musica è sempre stata con me in famiglia. Mio padre è un tenore, ha lasciato la carriera quando è diventato papà per seguire meglio la famiglia con un lavoro più stabile, ed ha continuato a coltivare la sua passione con l’insegnamento. Così ascoltavo le sue lezioni e mi sono innamorata di questa arte: cantavo sempre! Ma prima che iniziassi a studiare canto, mio padre ha preferito che io imparassi a suonare uno strumento, di modo da avere chiaro anche come funzionano gli elementi dell’orchestra per esempio, per avere una visione più ampia. Così ho studiato la tromba per dieci anni, ho imparato a respirare nel modo corretto, e solo a diciotto anni ho iniziato a studiare canto, ossia quando ero pronta.

                                                      Gilda a Sevilla nel 2013

I ricordi più cari e i momenti che Le danno maggiore soddisfazione?
Sicuramente il mio debutto. E’ arrivato tardi, perché secondo chi mi ascoltava, la mia voce era da ruoli maturi, ma non avevo ancora l’esperienza per interpretarli. Finché all’età di ventotto anni, sono stata sentita ad un concerto da Giovanna Lomazzi e mi ha invitata a fare l’audizione di Lucia di Lammermoor a Como e mi hanno presa!! È stato uno dei momenti più belli della mia vita! Ho pianto tantissimo quando è finita quella esperienza, ho anche fatto delle amicizie meravigliose, ho conosciuto la mia migliore amica e fantastici colleghi che ritrovo ancora a lavoro. E’stato meraviglioso partecipare a quella produzione, un ricordo che porterò sempre con me nel cuore. Da allora per fortuna, dopo un personaggio così impegnativo, sono arrivati via via anche gli altri, e ne sono veramente felice!

Cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa carriera?
Adoro la scultura! Mi ero anche iscritta ad un corso universitario, ma non mi dava soddisfazione, penso che la pratica sia fondamentale, così avevo iniziato un master di apprendistato, per mettere già in pratica quello che sapevo fare; i corsi collettivi non mi avrebbero aiutata. Solo che ero troppo affezionata alle mie creazioni, quindi non ne avrei venduta neanche una! Poi però mi sono resa conto che adoravo troppo il canto per riuscire a portare avanti le due cose contemporaneamente. Così ho scelto la musica. Anche in questo caso, ho iniziato il conservatorio a Sydney, che è ottimo, con buonissimi insegnanti, ma poi ho preferito scegliere personalmente i miei maestri e portare avanti uno studio personalizzato e soprattutto più assiduo. Ho anche lavorato come segretaria e spendevo tutto quello che guadagnavo per pagare i miei insegnanti. Ho studiato anche danza, le lingue: tutto quello che adesso sto utilizzando per interpretare i miei personaggi.

Quanto conta l’immagine oggi nel mondo del Teatro d’Opera?
Moltissimo purtroppo. Forse, soprattutto negli ultimi anni, è diventata più importante della voce. Spesso l’aspetto fisico è tenuto in considerazione più delle doti canore che un’artista possiede veramente. Purtroppo si ingaggiano bellissime donne che però non si sanno muovere in scena o non cantano bene, oppure uomini muscolosi che però non sanno cantare. Una cosa che ho dovuto imparare è per esempio come camminare mentre canto. Sembra una sciocchezza, ma non è semplice correre, oppure avanzare con un vestito ingombrante, mentre si canta. Ho dovuto imparare tante cose oltre al canto, e tutto insieme poi contribuisce a rendere l’interpretazione al meglio possibile. No, non può bastare soltanto essere graziosi.



Come studia una partitura nuova?
Quando preparo un personaggio non esiste nient’altro. Mi chiudo in casa e studio ore e ore finché non sono convinta di quello che ho ottenuto. Ovviamente c’è lo studio col pianoforte, con i miei maestri. Studio a fondo il personaggio, le parole, il ritmo, la partitura insomma. Non amo ascoltare altre interpretazioni in questa fase, perché potrei rischiare di essere influenzata, preferisco farmi un’idea mia del ruolo, e soprattutto l’autore ha già scritto sullo spartito quello che si deve fare. Inoltre le incisioni sono comunque falsate dal microfono, non è lo stesso che ascoltare una esecuzione dal vivo. Al massimo dopo tutto questo lavoro, posso  sentire qualche registrazione, magari relativamente a passaggi un po’ particolari. Per esempio amo molto la Sutherland, la trovo meravigliosa!

Predilige i ruoli drammatici  oppure quelli per così dire più ‘leggeri’?
Beh, Lucia è nel mio cuore, mi piace tantissimo! Amo in particolare i personaggi che hanno uno spessore psicologico, che non si piegano alla società. Mi piacciono le donne forti, volitive. Interessante anche il fatto che tante di esse, magari bistrattate al loro tempo, per pure convenzioni sociali, con determinate opere, come Traviata per il personaggio di Violetta per esempio, diventino alla fine le eroine del pubblico, perché si sacrificano per amore e guadagnano il rispetto della gente. Penso che l’opera debba sensibilizzare chi assiste, debba fare come gli Sciamani africani che ballando sciolgono i blocchi delle emozioni per le loro tribù. Se non penso di aver dato qualcosa agli altri, non ho fatto il mio lavoro. Spero che la gente possa essere felice almeno per la durata dello spettacolo, dimenticando per un po’ i problemi di tutti i giorni.


                                                      Candide a Roma, foto Corrado M Falsini

Come si concilia un mestiere “frenetico” come il Suo con la vita familiare/privata?
La mia vita privata è molto noiosa! In pratica non c’è. Sono spesso in viaggio, passo ore ed ore a studiare e ripassare le partiture, ho praticamente pochissimo tempo per dedicarmi ad altre persone o cose. E’ anche un lavoro molto stancante, per cui le serate fuori sono davvero limitatissime, bisogna riposare per poi essere in forma in scena. Ma ho un delizioso cagnolino che ho preso da un canile che mi fa compagnia a casa. Si chiama Federico III da Montefeltro! Ero a Pesaro quando l’ho adottato ed il nome mi è stato ispirato dal personaggio storico, Federico II da Montefeltro, a cui manca un occhio. Gli è stato anche dedicato un libro per bambini, dal titolo “Un palcoscenico per due” pubblicato dalla casa editrice “Squilibri”, in cui si insegna il rispetto per gli animali e si parla anche della musica e della lirica in particolare. È un cane che ha sofferto tantissimo, poiché stato picchiato e menomato ad un occhio, ma mi ha conquistata subito e adora l’opera, soprattutto le voci di soprano e tenore!

Il rapporto con le Regie d’Opera tradizionali e quelle moderne?
Adoro le regie tradizionali. Mi fanno sognare, mi portano in epoche passate, che è poi uno dei motivi per cui adoro questo mestiere: far finta di essere in un passato che oggi non potrebbe esistere, quando c’era più rispetto, galanteria, regole, era tutto più ordinato. Mi sembra che oggi ci siano solo regole che soffocano, non quelle che ti aiutano a vivere meglio. Ma lavoro bene anche nelle regie moderne. Siccome ho tutto nella mia testa, non ho bisogno di avere troppe cose intorno sul palco, posso cantare dappertutto perché è tutto dentro di me. Mi piace anche poter cambiare un personaggio da una regia all’altra, così anche il pubblico non vede sempre la stessa interpretazione di un determinato ruolo.


                                                      Ciro in Babilonia , Pesaro –  foto Eugenio Pini

Il rapporto con i direttori d’orchestra?
Molto buono. Ho avuto la fortuna di lavorare con maestri che amano collaborare con noi cantanti per un risultato collettivo che poi fa gioire tutti. E’ molto stimolante. Maestri come Daniel Oren riescono a farmi tirare fuori una energia incredibile. Con i giovani direttori c’è tanta complicità, come per esempio con Daniele Callegari, oppure col maestro Giampaolo Bisanti con cui stiamo realizzando il Rigoletto a Padova.

È mai stata oggetto di invidie altrui o ha mai sofferto di invidia?
Se anche fosse non me ne accorgo, non ci faccio caso. Per quanto mi riguarda invece sono veramente felicissima di tutto ciò che sto vivendo, non posso davvero lamentarmi.

Dove si mangia bene secondo lei e dove le piace andare per rilassarsi?
Non c’è un posto in particolare, ma sono rimasta recentemente molto colpita dalla Costiera Amalfitana, un posticino delizioso devo dire; ma al mondo ci sono così tanti posti stupendi, non potrei scegliere. Però ricordo cibo buonissimo in Perù! Non sanissimo, pieno di burro, ma buono di sicuro! Amo moltissimo il cibo italiano e addirittura mi porto in valigia delle provviste che temo di non trovare in giro. Ma devo ancora scoprire le delizie della Sicilia!!
E quindi il cibo preferito?
Polenta e gorgonzola in inverno, oppure in estate il pesce di Napoli, Bari. Ma su tutto cioccolata con fragole!
E’ superstiziosa?
Ah sì, cerco sempre un chiodo curvo sul palcoscenico. Mi porta fortuna!


                                                      Sonnambula - Teatro La Fenice

Ha tempo di dedicarsi a degli hobby, come il cinema, la lettura o qualcos’altro  di particolare che la appassiona in modo specifico?
Amo molto leggere perché mi da’ gioia. In particolare i romanzi storici. Mi piace il ricamo, anche perché poso farlo pure in teatro, senza disturbare nessuno e posso seguire anche i miei colleghi che stanno provando in quel momento.
Ama più il giorno o la notte?
Amo moltissimo le giornate di sole. Ma non vado al mare, mi ustiono subito purtroppo!

I Suoi colleghi preferiti del passato e del presente?
Ho sempre trovato colleghi molto simpatici ed è anche bello potersi aiutare a vicenda, magari soltanto con uno sguardo di intesa o stringendo la mano del collega che ha un attimo di difficoltà, facendo capire che gli sei vicina. È bello anche prestarsi il trucco se per esempio qualcuna lo ha dimenticato, insomma la collaborazione è molto importante e quando c’è armonia nel cast tutto funziona meglio. Adoro Leo Nucci, lo rispetto moltissimo e lavorare con lui è sempre stimolante, mi fa sentire come Gilda con Rigoletto. Ma anche Celso Albelo, Shalva Mukeria, e tanti altri. Del passato la Sutherland! La sua Gilda aveva una purezza ed innocenza che non trovo nelle altre, fantastica!
 
Cosa fa poco prima di salire sul palcoscenico?
Mah c’è tempo per fare veramente poco, tra ‘trucco e parrucco’. Il lavoro è stato fatto prima, il giorno della recita ovviamente scaldo la voce e faccio esercizi di respirazione, e poi si va!

Come vive il rapporto con il pubblico?
All’inizio ero molto imbarazzata, avrei voluto andare subito a casa dopo l’opera, ora mi sono abituata e sono felice dell’affetto che mi dimostra la gente dopo una rappresentazione. Mi piace il momento in cui l’opera è in corso e sento che il pubblico è partecipe. Gli applausi finali invece, dipendono anche dal vissuto che ogni singolo spettatore porta in sé. Cerco di non farmi condizionare da ciò che succede in sala, anche perché magari si può fraintendere una reazione e pensare subito al peggio, quando invece per esempio un silenzio era indice di emozione e particolare apprezzamento. 

Come vede questo momento di crisi che attraversa il settore della musica lirica?
Purtroppo anche in passato c’erano pasticci. Il problema di oggi è che in alcuni teatri c’è mancanza di serietà. All’estero funzionano anche i teatri piccoli, perché c’è il massimo rispetto per gli impegni presi. Talvolta è un peccato, ma si è costretti a rinunciare a teatri meravigliosi perché non si sono mantenuti certi impegni. Non parliamo poi dei pagamenti, ci sono artisti che vivono di questo mestiere perché hanno figli, mutuo, e se non vengono pagati sono guai seri. È molto triste lavorare e poi essere costretti a chiedere il giusto compenso. Questo all’estero non succede ed è un vero peccato che in Italia ci sia questa difficoltà. A volte vado a comprare personalmente oggetti che possono servire in scena, lo faccio volentieri, non mi pesa. Spesso devo usare le mie scarpe perché non ci sono i soldi per comprare quelle della mia misura. Mi sono trovata ad offrire di pagare di tasca mia una prova in più, ma poi non è stata fatta ugualmente. Questo non va bene, e mi spiace molto. Mi auguro veramente che le cose migliorino.



                                                                 Lucia a Napoli – foto Luciano Romano

Ci sono delle cause politiche o sociali che le stanno particolarmente a cuore?
Gli animali maltrattati. Faccio anche appelli su facebook e cerco di aiutare i canili che ospitano i cani menomati. Adoro gli animali e mi sta molto a cuore il loro benessere.

Lei ha una carriera stupenda, cosa manca ancora nella Sua vita oggi?
Beh una famiglia tutta mia, con questo lavoro non è stato ancora possibile.

Episodi buffi  nel backstage o in scena che le piacerebbe condividere.
Ah sì all’inizio della carriera, con ‘Lucia’. Ero nel secondo cast e mi hanno dato un vestito per la generale che non era della mia taglia! Purtroppo avevano solo quello a disposizione e ho dovuto fare la prova con l’abito completamente aperto dietro, con il coro che vedeva tutto! Un'altra volta, sempre per il ruolo di Lucia, anche in quel caso non avevano il costume della mia misura! Era completamente diverso dalla mia figura, non era possibile indossarlo. Così hanno aggiunto un pezzo alla gonna ed alle maniche, di un’altra stoffa! Inoltre le scarpe erano piccolissime. Io ho il quarantuno, e dopo vari tentativi con altre scarpe sempre piccole, ho deciso di cantare scalza! Ricordi molto divertenti!

I suoi prossimi impegni?
Finalmente debutto in Australia, con Traviata e ne sono molto felice, Semiramide con Daniela Barcellona, che adoro, a Marsiglia; Tancredi in Svizzera, Africaine a Venezia, e tanto altro ancora!

E saranno tutti grandissimi successi perché se li merita di sicuro questa straordinaria Artista, Jessica Pratt, che oltre ad essere simpatica, disponibile, molto semplice e modesta, dimostra di amare veramente il suo lavoro e di metterci tutta la passione che ha nel cuore, per far rivivere storie, eroine, ed epoche meravigliose, come meravigliosa è e continuerà ad essere la sua strepitosa carriera!
MTG






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APERTURA DI VERONA LIRICA AL TEATRO FILARMONICO – VERONA, domenica 13 ottobre 2013, ore 16,30

Si è aperta ieri pomeriggio la terza stagione dell’associazione lirica veronese intitolata alla sua città, con un piacevole concerto, che ha offerto ai suoi sempre più numerosi iscritti, bella musica e straordinari talenti.
Protagonista del bel canto internazionale la coppia tenore/soprano costituita da John Osborne Lynette Tapia.
Con arie tratte dalle più popolari opere di Donizetti e Gounod ed una incursione verso il celebratissimo Verdi, hanno offerto quasi tre ore di emozioni e passione, intervallate dalla performance del giovane talento veneto, il violinista Giovanni Andrea Zanon.

Dopo il consueto saluto di benvenuto del presidente Giuseppe Tuppini, il concerto si è aperto con L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti ed il duetto ‘Caro elisir! Sei mio!’, seguito da ‘Una furtiva lagrima, aria immancabile nel repertorio di un tenore. A seguire da Roméo et Juliette di Charles Gounod ‘Je veux vivre per la Signora Tapia e ‘Ah! Leve toi soleil per il compagno Osborn, ed il duetto d’amore che li vede impegnati entrambi. Di nuovo Donizetti con Don Pasquale, per chiudere la prima parte del concerto: ‘Tornami a dir che m’ami’, ancora in duetto.

Nella seconda parte Verdi e Traviata: la celeberrima ‘E’ strano..sempre libera’ e ‘Dei miei bollenti spiriti’; mentre per chiudere il concerto, un altro duetto d’amore, tratto questa volta da La fille du régiment di Donizetti.

Colpisce la delicatezza dell’impasto vocale della coppia, molto affiatata tanto nel canto quanto nell’ interpretazione.
Il tenore Osborn torna a Verona dopo il successo areniano delle ultime due stagioni. La sua voce è di morbida pasta acuta che si esprime correttamente anche nel registro centrale. Da' il meglio di sé nel repertorio belcantistico, ma regala anche una buona esecuzione dell’aria ‘Dei miei bollenti spiriti’ dalla Traviata, pur se non perfetta nel finale. Dona molto all’interpretazione e si muove sul palco con la disinvoltura che mostra sempre quando è in scena.

La Signora Tapia  è dotata di una freschezza vocale che accarezza l’udito con suoni leggeri e delicati pianissimo. Gli acuti sono abilmente giostrati tra suoni sottili e più ampi, e le agilità sono eseguite in gran scioltezza. Trattandosi di una occasione festosa, come tra amici, la coppia si è concessa anche qualche azzardo, come il bis da Lakme per il soprano, con la cosiddetta ‘Aria dei campanelli’, difficilissimo gioco di vocalizzi e scale acrobatiche con la voce quasi sempre impegnata nel registro più acuto. Il tenore invece ha regalato la famosa aria dei nove do di petto da La fille du regiment, 'Ah, mes amis, .... Pour mon âme', che alla fine di un concerto così lungo è davvero indice di gran generosità. Ha accompagnato la coppia la sempre ineccepibile Patrizia Quarta al pianoforte.

La grande e bella sorpresa della serata è stata l’esibizione del violinista Giovanni Andrea Zanon, appena quindicenne, che ha offerto brani molto difficili sia dal punto di vista tecnico che interpretativo: il complicatissimo pezzo noto come ‘Il trillo del diavolo’ , ossia la Sonata per violino in sol minoredi Tartini, la melanconica e sublime ‘Mèditation’, tratta da Souvenir d'un lieu cher, Op.42 di Tchaikovsky, ed infine il delizioso ‘Capricho Basco’ di Sarasate. Lo accompagna il Maestro Pierluigi Piran al piano.

Con una scioltezza sul palco pari ai divi di consumata esperienza ha conquistato i presenti, sia per perizia esecutiva che per intensità e consapevolezza di quanto è in esecuzione. Tanta passione ed energia per Tartini, il cui brano rimanda a forza tempestosa e sogno elegiaco allo stesso tempo; sentimento e commozione per Chaikovsky, e brio, allegria e leggerezza infine offrono le note di Sarasate.

Applausi entusiasti per tutti, dopo questo bell’inizio siamo sicuri che sarà una grande stagione di concerti per Verona Lirica, che davvero si impegna ogni anno per rendere felici ed orgogliosi i suoi tantissimi soci.

MTG






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IL FURIOSO ALL’ISOLA DI SANTO DOMINGO, GAETANO DONIZETTI – TEATRO DONIZETTI DI BERGAMO, venerdì 11 ottobre 2013, ore 20,30

Continua il pregevole lavoro della Fondazione Donizetti di Bergamo, nel manifestare la volontà di far riscoprire quanto di prezioso offre la nostra cultura musicale e che talvolta viene messo da parte, in favore di titoli più blasonati e di sicuro riscontro nel pubblico. In questo caso, la scommessa è stata ancora vincente, con la messa in scena de ‘Il Furioso all’isola di Santo Domingo’, soprattutto per l’importante recupero di un bozzetto che il grande e compianto illustratore e scenografo Emanuele Luzzati aveva ideato anni addietro, per un progetto operistico pensato proprio per l’isola dominicana, e poi in seguito accantonato.

La storia di per sé non ha nulla di particolarmente originale: un uomo abbandonato dalla sua donna che poi fa di tutto per riconquistarlo, e fondamentalmente il tutto si svolge attorno a questo fatto. Ma è come questo viene posto in essere dal regista Francesco Esposito che sancisce la riuscita di questa produzione. Infatti, l’ambientazione creata per essa ci porta in una dimensione fiabesca, come se i personaggi fossero usciti da un libro incantato dai colori vivaci e splendenti. Le scenografie sono opera di Michele Olcese, che ha avuto il compito di concretizzare quanto a suo tempo Luzzati aveva ipotizzato con il suo bozzetto. I fantasiosi scenari ispirati al pittore francese Henri Rousseau, insieme ai costumi di Santuzza Calì e Paola Tosti, fanno sì che le vicende prendano vita in mezzo a bellissimi paesaggi naturali e fondali marini animati meccanicamente. 


La vicenda di quest’opera che ispirò il librettista Jacopo Ferretti, debuttò al teatro Valle di Roma nel 1833, e trae origine da un lavoro teatrale napoletano anonimo di poco precedente, nonché da episodi del celeberrimo Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, risalente al 1605.  
Non pazzo furioso è il nostro protagonista; è un malato d’amore, con tutte le conseguenze del caso: rabbia mista a dolore, malinconia, sprazzi di follia omicida poi rientrati in lampi di lucidità. Cardenio è impazzito per la troppa sofferenza, per la delusione amorosa: il suo angelo lo ha tradito e ciò lo conduce ad una follia che però talvolta è persino ironia, tanto assurde sono certe sue azioni, di volta in volta subite da chi gli sta intorno e prontamente sventate.

Per quanto il libretto rechi il sottotitolo ‘melodramma in due atti’, oggi l’opera è in realtà definita ‘semiseria’ per quel velo di leggera ironia che appunto pervade tutta la narrazione. Ogni azione che prelude ad un momento tragico infatti, è in realtà seguita da una contro azione che annulla in un lampo la precedente, così che man mano chi assiste alla rappresentazione acquista la quasi consapevolezza che in ogni caso il lieto fine sia dietro l’angolo. Si pensi all’iniziale tentativo di suicidio da parte di Cardenio, trattenuto da Bartolomeo e Marcella; oppure più avanti al suo tentativo di infierire nuovamente sul povero moro Kaidamà, sempre fermato dalla comparsa di Bartolomeo; ed ancora il gesto di voler colpire a morte Eleonora nel secondo atto, nuovamente arrestato, stavolta dal fratello Fernando; ed infine al termine, la scellerata proposta di doppio suicidio con l’amata da parte del Furioso, ancora una volta impedito da Bartolomeo e Fernando. Infine, dopo l’ennesima prova d’amore da parte della bella Eleonora disposta a morire essa sola, i due amanti si ritrovano insieme felici per sempre come nelle più classiche delle storie narrate.

Il cast della prima ha visto come protagonisti interpreti raffinati che con il giusto spirito hanno saputo esemplificare tutte queste sensazioni,  dando valore alla parola, al suo significato, in perfetta fusione con la musica per essa creata dal compositore.

Il Furioso della serata è Simone Alberghini. Grazie anche ad una regia efficace che sottolinea soprattutto il lato malinconico del personaggio (si pensi a quel suo contemplare costantemente l’effige della fedifraga, ma che allo stesso tempo egli colpisce per sfogare la sua rabbia), il baritono può esaltare le sue doti attoriali, unitamente ad un canto al servizio della parola che conquista scena dopo scena.

In grande spolvero è stato di sicuro Filippo Morace nei panni di Kaidamà. Il suo comparire in scena in barella attaccato ad una flebo e mezzo ingessato mette già lo spettatore in animo favorevole nei confronti del personaggio, che subisce suo malgrado gli sbalzi di umore e lucidità del disperato Cardenio. Un canto ben eseguito dalla sua voce corretta e voluminosa e una evidente propensione alla recitazione, ne fanno il beniamino della serata.  

Cinzia Forte è stata davvero spiritosa nel cogliere tutte le sfaccettature del suo personaggio: colpevole pentita, esprime con sicurezza la vena ironicamente drammatica del suo personaggio, sottolineando i suoi stati d’animo grazie e soprattutto alle variazioni della sua voce duttile ed agile, che si fa robusta nel centro, per poi volare come piuma nella gamma più acuta.

Gradevolissima l’interpretazione della brava Marianna Vinci come Marcella. Possiede un timbro di voce rotondo e di corpo soprattutto nella gamma centrale, spigliata e disinvolta, ha cantato con gran carattere il suo personaggio. Altrettanto dicasi di  Leonardo Galeazzi, un simpaticissimo Bartolomeo dal timbro chiaro e piacevolissimo, anch’egli a suo agio sul palco.

Leggermente meno sciolto ma molto concentrato nel suo canto, si fa man mano più disinvolto il tenore Francesco Marsiglia nelle vesti del fratello Fernando. Anche per lui diversi sono gli spunti atti a suscitare l’ilarità dell’audience, che coglie sottolineandoli con una voce delicata che si piega al volere della scena in corso.

Il coro è parte integrante e viva della storia: i coloni ed i marinai sono coloratissimi nei costumi di Calì e completano armoniosamente le azioni in atto con la correttezza del loro canto.  

L’orchestra del Bergamo Musica Festival ha visto infine come suo condottiero il Maestro Giovanni Di Stefano. Gli artisti non sono mai stati coperti dal suono dei professori e la musica ha fatto più che altro da corretto accompagnamento alle voci in scena, senza donare particolare guizzo ad una rappresentazione che in alcuni punti avrebbe richiesto qualcosa in più.

Pubblico folto ed entusiasta, ha salutato tutti con notevoli applausi di soddisfazione per la piacevole serata trascorsa.

MTG

LA PRODUZIONE

Da un progetto inedito di Emanuele Luzzati

Maestro concertatore           Giovanni Di Stefano
e Direttore d’orchestra
Regia                                     Francesco Esposito
Coreografa e
Assistente alla regia              Maria Cerveira
Scene                                     Michele Olcese
Costumi                                 Santuzza Calì
Assistente ai costumi            Paola Tosti
Tempesta animata                Luigi Berio
Luci                                       Bruno Ciulli
Direttore del coro                 Fabio Tartari

GLI INTERPRETI

Cardenio                               Simone Alberghini
Eleonora                               Cinzia Forte
Fernando                              Francesco Marsiglia
Bartolomeo                          Leonardo Galeazzi
Marcella                              Marianna Vinci
Kaidamà                              Filippo Morace

Nuova coproduzione:
Fondazione Donizetti, Teatro dell’Opera Giocosa di Savona,
Fondazione Teatro Comunale di Modena,
Teatro Sociale di Rovigo, Fondazione Teatri di Piacenza,
Fondazione Teatro Alighieri di Ravenna
Prima esecuzione della nuova edizione Fondazione Donizetti
Sopratitoli in italiano e inglese

Orchestra e Coro del Bergamo Musica Festival












PHOTO STUDIOU.V.
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LA MUSICA CLASSICA IN ITALIA: I MEZZOSOPRANI

Voce quanto mai accattivante e degna di pensieri tanto sensuali quanto nefandi, è indubbiamente la corda del mezzosoprano. Subito balzano alla mente personaggi intramontabili: l’ammaliatrice Carmen di Bizet, l’austera Amneris, la terribile Azucena e le passionali Flora o Maddalena di Verdi, la deliziosa Rosina o la furba Isabella di Rossini, per fare solo pochissimi esempi arcinoti. Un timbro capace di regalare emozioni forti e dar vita a personaggi tanto tremendi quanto ammaliatori. Il tessuto del mezzosoprano puro è difficile da trovare, eppure, il nostro paese è in grado di vantare splendide giovani artiste che, soprattutto in questi ultimi anni, si stanno facendo valere in tutto il globo per la particolare pasta vocale di cui sono forgiate. Anche in questo caso, ho voluto concentrare l’attenzione su dieci giovani  italiane che, sempre intorno ai quarant’anni, sono richieste dai migliori teatri d’opera rendendoci sempre più orgogliosi.

In ordine rigorosamente alfabetico la palermitana Chiara Amarù: spirito e tempra da vendere, deliziosa interprete rossiniana, dotata di una voce piena e vellutata, si muove sul palcoscenico con grande disinvoltura: la sua carriera è in ascesa e si sta facendo notare in teatri e festival di rilievo, diretta dalle bacchette più illustri.




Inseriamo anche il contralto Romina Boscolo, sensibile artista dalla voce molto particolare, quasi misterica, capace di muoversi in un repertorio incredibilmente vasto: Monteverdi, Pergolesi, Mozart e Rossini, Verdi e Puccini, ed infine anche autori più recenti quali  ad esempioWolfgang Rihm ed Ernst Krenek. Un’artista versatile che continuerà a far parlare di sé con crescente interesse.


Nata a Novara, Manuela Custer è nota soprattutto per le sue interpretazioni del repertorio belcantistico, ma ha recentemente cominciato ad interessarsi ad altri autori con altrettanto successo; con la sua voce dalla pasta morbida e avvolgente, si fregia anche di una verve interpretativa davvero particolare che la denota come sicura protagonista sulla scena.



Altra artista di rilievo degli ultimi tempi è certamente Paola Gardina. Splendida nel bel canto quanto apprezzata interprete di autori più recenti, la sua voce dalla pasta delicata e setosa unita a sicurezza nell’emissione ne fanno una cantante dal sicuro avvenire fulgido.



La più giovane del gruppo è la napoletana Teresa Iervolino: solo ventiquattro anni! Voce dal colore tendente al timbro contraltile, già maturo e corposo, questa giovanissima interprete, forte anche di una notevole efficacia scenica, si sta facendo apprezzare dai nostri teatri ed ha una carriera di sicuro successo davanti.



Elemento di sicuro interesse che sta emergendo dalle ultime stagioni operistiche, il mezzosoprano napoletano Daniela Innamorati. Classe ed eleganza nel portamento, voce drammatica dal velluto ammaliatore, unitamente ad un profondo studio ed immedesimazione nei personaggi, ne fanno una interprete di alta qualità e spessore, tale da essere oramai artista di riferimento nei maggiori teatri del mondo, per ruoli quali Fenena nel Nabucco, Maddalena nel Rigoletto e Suzuki nella Madama Butterfly.



Altra presenza di spicco nei cartelloni dei principali teatri d’opera in questo periodo è la mantovana Anna Malavasi: questa giovane artista può essere considerata un mezzosoprano atipico, per il particolare colore della sua voce che si avvicina molto alla corda sopranile, e che proprio data la sua duttilità la sta facendo decollare verso una bella carriera internazionale.



Daniela Pini è apprezzata interprete del repertorio rossiniano, ove esalta la sua voce robusta e versatile, coadiuvata da uno stile interpretativo molto espressivo e disinvolto, capace di catturare il pubblico con sempre grandi consensi .

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Fantastico mezzosoprano dalla carriera in forte ascesa è la bravissima Veronica Simeoni, artista che si muove agilmente in un repertorio molto ampio di autori delle epoche più disparate. Grazie ad una tecnica pregevole ed alla agilità della sua voce, unitamente ad una presenza scenica impressionante, è capace di centrare al meglio ogni sua esibizione rendendola memorabile.

 

E terminiamo questa carrellata con un’altra interessante artista: Romina Tomasoni. Anch’essa ha uno strumento corposo e melodico, che insieme alla buona tecnica di cui dispone, ne fanno una artista dal futuro promettente.

ROMINA TOMASONI


Come sempre allora in bocca al lupo a tutte queste donne fantastiche per un futuro ancora più radioso e ricco di soddisfazioni, che porteranno sempre in alto i colori della nostra Italia nel mondo!
MTG


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FRESCHE NOTE, DVD: DALL’EDIZIONE DEL SALZBURG FESTIVAL 2013: MOZART - Die Entführung aus dem Serail, WAGNER - Die Meistersinger von Nürnberg, VERDI - Don Carlo, Falstaff.

Sono disponibili per la Unitel Classica alcune chicche dell’edizione 2013 del Festival di Salisburgo, andate in onda anche sul canale tv austriaco ORF , nonché in streaming su internet, ed ora in dvd per poterle rivedere. Fa molto piacere constatare che molti dei protagonisti di queste produzioni siano nati nel nostro paese, e che quindi l'arte e professionalità dei nostri artisti si faccia valere sempre in lungo e in largo.
Eccoli in breve:

MOZART, Die Entführung aus dem Serail

Ambientazione quanto mai singolare per questo gioiello mozartiano: un hangar di aeroporto, ove sono stati riprodotti gli ambienti, accennati, in stile contemporaneo, in cui si muovono, e aggiungeremmo corrono,  i giovani protagonisti di questo racconto indossando i costumi di Lena Hoschek. Idea di Adrian Marthaler, con il pubblico in piedi sparso tra le scene, quasi a far parte della narrazione. L’insieme è simpatico e certamente insolito. La storia della giovane e gagliarda spagnola rapita e venduta al prepotente Pashà turco Selim è resa con spirito dai protagonisti che vi ruotano intorno: il suo fidanzato che corre a cercarla, la sua ancella, il burbero guardiano..  

Questo il cast: la splendente Desirée Rancatore come Konstanze,  Javier Camarena, nelle vesti di unaccorato innamorato Belmonte, Rebecca Nelsen, un’ottima ancella Blondchen, Thomas Ebenstein, un buon Pedrillo, Kurt Rydl, bravissimo e convinto Osmin, e Tobias Moretti, celebre in Italia per il suo personaggio del telefilm ‘Il commissario Rex’, nel ruolo parlato di Selim.

La  Camerata Salzburg, posta al di fuori dell’hangar, il che non ha reso facile la vita agli interpreti collegati con essa, è stata diretta da Hans Graf che è riuscito a tenere comunque in pugno la situazione, mentre le riprese video con intensi primi piani che esaltano le qualità attoriali degli artisti, sono di Felix Breisach.


WAGNER,  Die Meistersinger von Nürnberg
Per celebrare Wagner è stato chiamato un altro monumento italiano, il maestro Daniele Gatti, a condurre gli ineccepibili Wiener Philharmoniker , in questo Festival 2013. Nei 270 minuti di spettacolo le splendide scene di Heike Scheele ed i meravigliosi costumi classici di Gesine Völlmesaltano la regia di Stefan Herheim, per un allestimento in coproduzione con l’Opéra National de Paris.
La storia della corporazione dei Maestri Cantori, dilettanti artisti realmente esistiti nel cinquecento in nord Europa, prende vita in un allestimento molto particolare in stile più recente, le cui scene si ridimensionano, partendo dalla bottega a grandezza naturale del calzolaio/Maestro Cantore  Hans Sachs in apertura, con l’ingigantimento della stessa dopo il preludio, così da far apparire i vari personaggi come delle bambole in movimento, come in un sogno del protagonista, o delle sue creazioni ludiche. Tutti entrano ed escono dalle porticine o dalle finestre proprio come delle bambole. Le varie stanze del laboratorio sono poi riportate alla reale dimensione all’inizio dell’ultimo atto, con il nostro Hans  che si aggira ancora una volta tra esse. Un allestimento davvero delizioso, che rende godibile questo spettacolo lungo ed intenso. Questo il cast di cantanti che mostrano di sapersi esprimere molto bene in simbiosi fra loro e dotati di voci molto interessanti:
Anna Gabler, una Eva molto sciolta; Monika Bohinec, spigliata Madgalene, Michael Volle, davvero eccezionale Hans Sachs, Roberto Saccà, un buon Walther von Stolzing, i bravissimi Georg Zeppenfeld, Veit Pogner, e Markus Werba, Sixtus Beckmesser, Peter Sonn, disinvolto David, ed i bravi Thomas Ebenstein, Kunz Vogelsang, Guido Jentjens, Konrad Nachtigall, Oliver Zwarg, Fritz Kothner, Benedikt Kobel, Balthasar Zorn, Franz Supper, Ulrich Eißlinger, Thorsten Scharnke, Augustin Moser, Karl Huml, Hermann Ortel, Dirk Aleschus, Hans Schwarz
Roman Astakhov, 
Hans Foltz, Tobias Kehrer, il guardiano notturno.
Il  Coro: Apprendisti:  
Concert Association of the Vienna State Opera Chorus,Vienna Philharmonic, Membri della Angelika-Prokopp-Sommerakademie der Wiener Philharmoniker. Il Maestro del coro è Ernst Raffelsberger.

Le riprese permettono di cogliere tutte le espressioni dei cantanti e vedere ogni angolo utile della scena.


VERDI, Don Carlo


Inglese naturalizzato italiano è il grande Antonio Pappano alla testa dei Wiener Philarmoniker per celebrare il nostro Giuseppe nazionale. Don Carlo, un’opera di grandi contenuti e forti emozioni, ove amore e politica si mescolano e creano suggestioni e passioni, che non mancano in questa messa in scena di Peter Stein, il quale, grazie anche ai costumi di Annamaria Heinreich, ha pensato ad una ambientazione piuttosto vicina a noi, ma non tale da disturbare e tradire la narrazione degli eventi. Fondamentalmente scure le atmosfere, sono soprattutto infatti le luci, oltre a qualche elemento che accenna agli ambienti richiesti e gli sfondi, a rendere efficacemente le varie situazioni. Un allestimento asciutto dunque, ma sapiente nella resa scenica.

Il cast presenta i seguenti cantanti:

Matti Salminen, un molto scuro e sinistro Filippo II, Jonas Kaufmann, Don Carlo intenso ed in forma, Anja Harteros, una Elisabetta di Valois molto austera, Thomas Hampson, un Rodrigo dal timbro vocale molto interessante e buon interprete,  Ekaterina Semenchuk, La Principessa Eboli dall’aria misteriosa e con un certo carattere,  e inoltre Eric Halfvarson, Il Grande Inquisitore, Robert Lloyd, Un frate, Maria Celeng, Tebaldo, Sen Guo, Kiandra Howarth , Una voce dal cielo, Benjamin Bernheim, Il Conte di Lerma/Un Araldo reale, Martin Piskorski,  Antonio Di Matteo, Peter Kellner, Domen Križaj, Roberto Lorenzi, Iurii Samoilov, Christoph Seidl, nelle vesti dei sei deputati fiamminghi.

Concert Association of the Vienna State Opera Chorus 
Vienna Philharmonic
Members of Angelika-Prokopp-Sommerakademie der Wiener Philharmoniker.

Regia video Agnes Méth



VERDI, Falstaff


Per l’ultimo lavoro di Verdi invece italiano è il team che comprende regia, scene e costumi impegnati per questa produzione: Damiano Michieletto,  Paolo Fantin e Carla Teti, diretti dall’inoppugnabile bacchetta del maestro Zubin Mehta.
Michieletto torna con successo a Salisburgo dopo la fortunata Bohéme dello scorso anno. In questo caso il regista ha ambientato la vicenda del vecchio Falstaff, qui un cantante in pensione,  nella casa di riposo che lo stesso Giuseppe Verdi aveva pensato per i musicisti, e soprattutto per coloro che non avevano la possibilità di provvedere al proprio sostentamento in età avanzata.  Un modo per far sentire il vecchio Sir John più a suo agio che mai, ed in effetti il sempre italianissimo Ambrogio Maestri, potrebbe definirsi il Falstaff di riferimento attuale, tante volte lo ha interpretato in teatro e tanto efficacemente riesce a rendergli giustizia ogni volta.

L’opera è in questa messa in scena un sogno dell’anziano artista, che dura tutta la rappresentazione, posta quindi su due livelli che si intrecciano costantemente: il sogno e la realtà, cosa che piace molto a Michieletto ed è frequente nelle sue regie.  

La rappresentazione si svolge nella Haus für Mozart di Salisburgo, ottima per dimensioni contenute, a creare il clima di confort ed accoglienza. Un velo di ironia e delicatezza investe l’intera narrazione, che tutti i personaggi entusiasticamente abbracciano:  Fiorenza Cedolins degna Mrs. Alice Ford, Massimo Cavalletti, ossia Ford, Eleonora Buratto, nei panni di Nannetta, Elisabeth Kulman, aliasMrs. Quickly, Stephanie Houtzeel,  Mrs. Meg Page, Javier Camarena, Fenton, Luca Casalin, Dott. Cajus, Gianluca Sorrentino, Bardolfo, e Davide Fersini, nel ruolo di Pistola.

Walter Zeh dirige il Philharmonia Chor Wien

Rocafilm,
 Video

MTG





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SIEGFRIED, RICHARD WAGNER - AMSTERDAM MUZIEKTHEATER: ZWEITER TAG DES BÜHNENFESTSPIELS "DER RING DES NIBELUNGEN" 21 settembre 2013, ore 17,30

Prosegue al teatro dell'opera di Amsterdam l'allestimento dell Anello del Nibelungo di Richard Wagner concepito da Pierre Audi, con la seconda giornata: Siegfried.

Nell ' insieme della tetralogia wagneriana, Siegfried appare come una specie di racconto a sé, legato sì agli avvenimenti precedenti e futuri, ma che gode di una autonomia narrativa unica nella vicenda del Ring.
Si pensi alla unità conchiusa della narrazione, alla continuità del clima musicale e poetico, alla coerenza delle strutture musicali tutte luminosissime e gaudenti.
Siegfried è quindi il centro nevralgico della tetralogia, dove tutto converge e riparte.
Siegfried è l'attimo dell'ottimismo, della felicità, quando prima Walkure è stato il momento della sconfitta e Gotterdaemmerung sarà il momento della capitolazione.

L'allestimento visto al Muziektheater, è decisamente tradizionale, nel senso buono del termine.
Pierre Audi, con la drammaturgia di Klaus Bertisch, ci regala (finalmente!!) un Siegfried dove non si ci deve scervellare per comprendere le remote intenzioni del regista (e ultimamente abbiamo visto cose raccapriccianti) ma semplicemente godere del dettato musicale e poetico wagneriano in un contesto  sì innovativo ma non dissacratorio, supportato dalle splendide scene di George Tsypin e dai costumi di Eiko Ishioka.
Unico vezzo la scelta di condividere l'immenso  palcoscenico di Amsterdam con l'orchestra, qui più che mai coprotagonista e interprete; ecco quindi che il golfo mistico (non più necessario) viene coperto e utilizzato come appendice della scena, i cantanti condividono con i professori d'orchestra e il direttore la ribalta, risultando all'auditorio coinvolgenti nel vero senso della parola. E ovviamente ne guadagna anche l'amalgama musicale: l'immensa orchestra wagneriana non copre più le voci e i cantanti possono finalmente permettersi finezze vocali e performance superiori a qualsiasi altra rappresentazione in altri teatri (Bayreuth escluso).

Il cast scelto per questo Siegfried è quanto di meglio ci sia sulla piazza in termini qualitativi.
Siegfried è Stephen Gould, cantante generosissimo che non si risparmia per tutta la recita.
Il suo è un Sigfried dai tratti scuri nella voce, ma che sale senza alcun problema alle parti più alte del rigo musicale per tutte le 5 ore dello spettacolo. Tratteggia un personaggio spavaldo ma non stupido, ingenuo ma non idiota, come spesso ci capita di vedere. Il suo fraseggio è esemplare anche se spesso la dizione non risulta perfetta. Il cantante statunitense possiede una tecnica formidabile che gli permette di farci apprezzare appieno un ruolo vocale tra i più impervi senza trovarci di fronte, come spesso capita purtroppo,  ad urlatori scalmanati o sguaiati, che quasi nulla hanno a che fare con la giovane bellezza pensata da Wagner per il ruolo di Siegfried.
Mime era Wolfgang Ablinger-Sperracke, uno specialista nel ruolo che anche questa volta non ha perso occasione per regalarci una interpretazione del fabbro nano, esemplare.
Ablingher-Sperracke si muove sulla scena completamente a suo agio, sicuro nella parte cantata, ma ancora di più (e non è particolare da poco per questo ruolo) in quella recitata. La sua malvagità è saccenza e inganno, la sua paura è terrore vero, la sua astuzia un'antologia di lassismo e perfidia senza pari. Un grande artista che speriamo di risentire presto.
Der Wanderer era Thomas Johannes MayerIl basso/baritono olandese possiede una voce molto chiara che, pur non spaventandoci per questo ruolo, potrebbe non risultare in linea con il dettato musicale wagneriano. In effetti la sua voce è risultata poco incisiva in alcune scene, come il duetto con Erda oppure in quello con Alberich. Qui ci saremmo aspettati un personaggio più ieratico e solenne, cose che mancano alla voce bella ma troppo baritonale di Mayer.
Werner van Mechelen era Alberich. Il baritono belga, specialista nel ruolo, canta la breve ma importantissima parte di Alberich tratteggiando un nano completamente terrorizzato dal futuro e dal presente, teso e avido esclusivamente dell'oro che Fafner custodisce gelosamente nella caverna.
Fafner appunto, il basso olandese Jan-Hendrik Rootering, ci è parso un poco spento, forse già consono della fine che lo aspetta.
Splendida la Erda di Marina Prudenskaja. Il mezzosporano russo è una cantante esemplare, il suo “soliloquio” del terzo atto ha un esito di sconvolgente portata. Veramente qui ci è parso di udire la sua voce provenire da un sottosuolo reale, da un inconscio pieno di tormenti e dubbi.
Brunnhilde era Catherine Naglestad.
Tra la composizione del terzo atto di Walkure e il terzo atto di Siegfried passano la bellezza di tredici anni. Tredici anni fecondissimi per Wagner. Il risveglio di Brunnhilde qui assume quindi un significato anche musicale.
Tutto qui è contrappuntisticamente e armonicamente più maturo, il cromatismo la fa da padrone e spesso le cantanti chiamate ad interpretare il ruolo della Walkiria in Siegfried spesso se lo dimenticano.
La Naglestad invece è tutta un fiorire nella voce di delicatezze umane e compassionevoli, mai un accento sbagliato, mai una nota buttata lì a caso. La sua Brunnhilde in Siegfried è umana e delicatissima, già non più  divina, ma semplice donna tra le donne.
In questa produzione si è scelto di far interpretare il ruolo del Waldvogel ad una voce bianca solista dei Knabenchor del Chorakademie di Dortmund, per la precisione il giovanissimo  Jules Serger.
Mai scelta fu più azzeccata a mio avviso anche se a più di un purista ha fatto storcere il naso
La voce infantile di un bambino si è sposata benissimo e senza problemi alla scrittura wagneriana, dando al personaggio quell' aura sovrumana e “piccola” che un uccellino misterioso dovrebbe avere.

Hartmut Haenchen ha diretto la rodatissima Nederlands Philarmonisch Orkest con piglio sicuro ma non precisissimo. Ci saremmo aspettati una maggiore concentrazione complessiva, che spesso è mancata, ma non per questo la prova ne ha risentito nel complesso.

Trionfo meritatissimo di un teatro strapieno in ogni ordine, con ovazioni da stadio per Gould e la Naglestad.
Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra   Hartmut Haenchen

Regia
Pierre Audi
Scene
George Tsypin
Luci
Wolfgang Göbbel e Cor van den Brink
Costumi
Eiko Ishioka e Robby Duiveman
Drammaturgia
Klaus Bertisch
Video
Maarten van der Put

GLI INTERPRETI

Siegfried
Stephen Gould
Mime
Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Der Wanderer
Thomas Johannes Mayer
Alberich
Werner Van Mechelen
Brünnhilde
Catherine Naglestad
Fafner
Jan-Hendrik Rootering
Erda
Marina Prudenskaja
Brünnhilde
Catherine Naglestad
Waldvogel
Jules Serger

Nederlands Philharmonisch Orkest








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FRESCHE NOTE, CD: PIRES/MENESES, THE WIGMORE HALL RECITAL (LIVE, GENNAIO 2012) con musiche di SCHUBERT/BRAHMS/ MENDELSSOHN/BACH

Ecco qualcosa di particolarmente ghiotto per arricchire la propria cd teca, e per immergersi nel sentimento che le musiche di questo cd offrono, grazie ovviamente alla bravura degli interpreti. Si tratta di un concerto pubblicato questo mese,  ma registrato nel gennaio del 2012 alla Wigmore Hall di Londra, con protagonisti il grande violoncellista brasiliano Antonio Meneses e la bravissima pianista portoghese Maria Joâo Pires.

Il primo ha una carriera strepitosa alle spalle, si è esibito con i Berlin Philharmonic, la London Symphony, la Concertgebouw, la Vienna Symphony, la Moscow, e Saint Petersburg Philharmonic, la Israel Philharmonic, la New York Philharmonic, la National Symphony Orchestra (Washington D.C.), ecc. Ha lavorato con direttori del calibro di Herbert von Karajan, Riccardo Muti, Mariss Jansons, Claudio Abbado, Yuri Temirkanov, Kurt Sanderling, Neeme Järvi, Mstislav Rostropovitch, Vladimir Spivakov, e Riccardo Chailly, e moltissimi altri di pari fama. 
La seconda è una pianista di sensibilità comprovata, che ha iniziato la sua carriera all’età di sette anni con i Concerti per pianoforte di Mozart. Anch’essa si è esibita con le più grandi orchestre tra cui i Berliner Philharmoniker, la Boston Symphony, la Royal Concertgebouw, la London Philharmonic, l’ Orchestre de Paris e la Wiener Philharmoniker.

In questo splendido lavoro per la prima volta in duetto, i due musicisti esaltano le musiche di Schubert, Brahms, Bach e Mendelssohn-Bartholdy suonando in perfetto accordo e fusione di intenti.
Un successo di pubblico allora che speriamo si ripeta per questo cd. Particolare è l’inserimento della famosa sonata per arpeggione di Schubert, che apre la registrazione.
La bellezza della musica e la consueta qualità Deutsche Grammophon fanno il resto.
MTG


Brani:



1 Franz Schubert
Son. per arpeggione e pf. in la min. D.821
   1 Allegro moderato
   2 Adagio
   3 Allegretto

2 Johannes Brahms
 Intermezzi op.117: n. 1 in mi bem. magg.

3 Johannes Brahms
 Intermezzi op.117: n. 2 in si bem. min.

4 Johannes Brahms
Intermezzi op.117: n. 3 in do diesis min.

5 Felix Mendelssohn-Bartholdy
Romanza senza parole per vlc. e pf. op.109

Johannes Brahms
Son. per vlc. e pf.: n. 1 in mi min. op.38
   1 Allegro non troppo
   2 Allegretto quasi minuetto
   3 Allegro. Più presto

7 Johann Sebastian Bach
Pastorale per org. in fa magg. BWV 590 (arr. per vlc. e pf.)





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LUCREZIA BORGIA, Gaetano Donizetti, Teatro Verdi di Padova, domenica 22 settembre 2013, ore 16,00

La stagione lirica al Teatro Verdi di Padova prosegue il suo cammino con la sezione autunnale, presentando un titolo tanto importante quanto imponente, sia musicalmente parlando che per contenuti esposti. Che Donizetti amasse le grandi personalità femminili lo si evince dai numerosi titoli ad esse dedicati, si pensi ad Anna Bolena, Maria Stuarda, Maria de Rudenz, Maria de Rohan, per citarne alcune. Qui siamo innanzi ad uno dei personaggi più affascinanti e controversi della storia italiana del Rinascimento: Lucrezia Borgia, la cui storia personale è da secoli fonte di ispirazione per drammi scritti o musicati, fino alle moderne serie televisive, in cui liberamente vengono narrati gli intrecci privati e le trame politiche che si dipanano intorno a questa figura.

Tratta infatti dal dramma dall’omonimo Lucrèce Borgia di Victor Hugo, datato 1833,  l’opera di Gaetano Donizetti fu messa in scena nello stesso anno, ed espone la figura della famosa figlia illegittima di Papa Alessandro VI, che fu nota alle cronache rinascimentali per la sua burrascosa vita sentimentale, protagonista di matrimoni legati alla politica ed ai conseguenti giochi di alleanze della sua famiglia, come in uso all’epoca (e come è noto anche in seguito). Nel corso dei secoli la figura di questa donna ha assunto connotazioni sempre più negative, per raggiungere l’apoteosi in quanto a notorietà grazie proprio al dramma di Hugo, che ebbe grandissimo successo sin dalla sua prima rappresentazione a Parigi. Troppo succulento come materiale per non attirare l’attenzione di Gaetano Donizetti, che ne fece un’opera straordinaria, grazie anche al libretto di Felice Romani, e che pur non ottenendo allora il successo sperato da subito, oggi rappresenta un gioiello da mettere in scena con orgoglio, come è stato per questa produzione patavina.

La Borgia del compositore bergamasco è però soprattutto una madre, il cui sentimento nobilissimo verso il figlio in qualche modo può edulcorare i delitti compiuti precedentemente. Diversamente dalla versione dell’autore francese, infatti, non è la protagonista a morire, ma il suo adorato figlio, per mano involontaria del veleno che essa stessa aveva predisposto per i suoi compari, lasciandola nello sgomento più totale sino a svenire. La punizione per la sua vita delittuosa, dunque, non tarda comunque ad arrivare, più tremenda della morte.
Rimaneggiata più volte fino al 1840, cercando di mettere d’accordo tutti tra artisti, censura, e persino Hugo, che non amò particolarmente il ‘saccheggio’ della sue opera da parte del musicista, da quella data offre una variante nel finale: anziché la cabaletta della protagonista in lacrime per la morte del figlio avvelenato, ‘Era desso’, il figlio stesso con ‘Madre, se ognor lontano’, saluta morente la ritrovata genitrice. 

Il regista Giulio Ciabatti, coadiuvato da Roberta Volpe, ha lasciato che l’intensità dei colpi di scena e dei sentimenti fossero espressi soprattutto dalla bellissima musica scritta da Donizetti, lasciando molto all’immaginazione del pubblico, data l’estrema essenzialità della scenografia. In effetti non si può parlare di vera e propria scenografia, poiché gli unici elementi presenti sul palco sono delle colonne color argento e rosso in mezzo alle quali si muovono i protagonisti, con la semplice aggiunta di blocchi in stile marmoreo poggiati sul suolo, ad indicare le profetiche cinque tombe per gli avvelenati, nell’ultimo atto.  Le luci di Bruno Ciulli aiutano a sottolineare i momenti più intensi della narrazione, ma senza arricchire particolarmente lo sfondo. L’intera rappresentazione è stata dunque realizzata quasi in forma di concerto, con gli interpreti molto spesso rivolti al pubblico, piuttosto che all’interlocutore di turno. A rendere l’idea del lusso e dello sfarzo dell’epoca Borgia ci hanno pensato i meravigliosi costumi della Sartoria Tirelli ripresi da Lorena Marin. Sontuosi, ricchi, hanno costituito l’elemento di forza di questa messa in scena.

Tutta giovane la compagnia di canto.
Il ruolo di Lucrezia Borgia è uno dei più difficili da interpretare, che richiede grande esperienza e duttilità vocale. La giovane Francesca Dotto ha mostrato molto coraggio nel mettersi in gioco, anche perché dotata di un bel materiale vocale dalle grosse potenzialità. Non ha però ancora ‘le physique du rôle’ che questo personaggio così impegnativo richiederebbe. Sicuramente la regia non è stata molto di aiuto nel sottolineare la forza e la passione di questo ruolo, ma anche l’interpretazione del soprano è stata sì corretta, però ancora piuttosto scolastica.  
La voce di Mirco Palazzi ha da sé offerto un Alfonso I D’este di carattere e ‘mestiere’. Il basso è riuscito ad imprimere personalità al suo ruolo, soprattutto grazie alla sua voce ricca e robusta, che non teme il volume dell’orchestra e spicca fiera in sala.
Gennaro è stato interpretato da Paolo Fanale. Il tenore è sembrato leggermente sotto tono. Non ha dato all’interpretazione l’intensità che ci si aspetterebbe, dando l’impressione di cantare un po’ trattenuto e monocorde, risultando talvolta coperto dalla musica in sala.
Straordinaria sorpresa Teresa Iervolino nel ruolo en travesti di Maffio Orsini. Come il collega Palazzi, nonostante la regia non offrisse spunti particolari, ha impresso carattere deciso al suo personaggio ed ha veramente colpito per il bellissimo colore della sua voce forte con corpose  sfumature ambrate. 

Positiva la prova dei comprimari che in realtà sono molto più, data l’importanza delle loro azioni nella storia: Vittorio Zambon, nel ruolo di Jeppo Liverotto,  Wiliam Corrò, un discreto Don Apostolo Gazella, Ascanio Petrucci, un Gabriele Nani dal bel timbro, Oloferno Vitellozzo, alias Orfeo Zanetti, e Rustighello, un corretto Matteo Mezzaro. Molto bene l’Astolfo di Massimiliano Catellani e veramente molto bravo Andrea Zaupa, che ha nobilitato il  ruolo del fido Gubetta con la sua bellissima voce bruna.

Il coro Città di Padova preparato da Dino Zambello ha offerto una prova positiva, tralasciando qualche piccolo problemino di tempo ad inizio del secondo atto, ma in generale corretto e con un bell’impasto di voci.

L’orchestra di Padova e del Veneto, guidata da Tiziano Severini, risulta talvolta predominante nella sala non grandissima del gioiello padovano. Il Maestro ha comunque stabilito un buon contatto con il palcoscenico, sottolineando con buona impronta drammatica i momenti più intensi della narrazione.

Lo spettacolo è stato applaudito da un pubblico visibilmente soddisfatto ed inneggiante ai protagonisti principali.

MTG


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore                Tiziano Severini
e direttore
Regia                                          Giulio Ciabatti
idea scenografica                       Roberta Volpe
costumi                                       Sartoria Tirelli ripresi da Lorena Marin
luci                                              Bruno Ciulli
Direttore del coro                      Dino Zambello

GLI   INTERPRETI

Lucrezia Borgia                         Francesca Dotto
Gennaro                                     
Paolo Fanale 
Alfonso I D’Este                        
Mirco Palazzi
Maffio Orsini                             Teresa Iervolino
Jeppo Liverotto                         Vittorio Zambon
Don Apostolo Gazella               Wiliam Corrò
Ascanio Petrucci                       
 Gabriele Nani 
Oloferno Vitellozzo                    Orfeo Zanetti
Gubetta                                      
Andrea Zaupa
Rustighello                                 
Matteo Mezzaro 
Astolfo                                        
Massimiliano Catellani 

Coro Città di Padova,
Orchestra di Padova e del Veneto














Foto  Giuliano Ghiraldini per concessione Studio PierrePi Padova
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MARIA DE RUDENZ, GAETANO DONIZETTI, TEATRO DONIZETTI DI BERGAMO, venerdì 20 settembre 2013, ore 20,30

Revisione dell’autografo a cura di Alberto Sonzogni
Fondazione Donizetti, Bergamo

Serata decisamente particolare quella che ieri sera si è svolta nell’ambito del Bergamo Musica Festival, con un debutto operistico quanto mai atteso, nel teatro intitolato al compositore di casa. Per la prima volta infatti, in scena al Teatro Donizetti, Maria de Rudenz ha fatto il suo ingresso a teatro uscendo dall’oblio che per troppi anni ha avvolto la sua partitura. Soltanto il teatro La Fenice di Venezia in tempi relativamente recenti ne aveva proposto una edizione completamente allestita nel 1981, con Leo Nucci e Katia Ricciarelli come protagonisti, ed ora, grazie alla Fondazione Donizetti in collaborazione con Alberto Sonzogni, visto il recente ritrovamento dell’autografo, si ha la fortuna di ascoltare e vedere l’opera nella sua completezza. Un attento lavoro di studio ed analisi del 'reperto' conservato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, in comparazione con la copia manoscritta custodita al Conservatorio Pietro a Majella di Napoli, ha sancito la rinascita in teatro di questo capolavoro, che già a suo tempo, nel 1838 (anno della prima rappresentazione), aveva suscitato non poche perplessità per la crudezza dei suoi contenuti, tristemente attuali ancor oggi.

Il compositore si ispirò infatti al dramma ‘La nonne sanglante’ di A. de BourgeoisJ Mallian del 1835, di chiara matrice dark stile Walpole, autore del celebre romanzo gotico ‘The Castle of Otranto’. La protagonista Maria uccide crudelmente la cugina Matilde, promessa sposa al suo amato Corrado. Questi, in realtà figlio di un assassino, uccide in duello colui che credeva essere suo fratello. Maria a sua volta viene colpita e muore dissanguata per mano del suo adorato amante. Una serie di omicidi era materia troppo forte per essere apprezzata dai borghesi di inizio ottocento, e pare che persino il librettista Cammarano non fosse pienamente d’accordo nel comporre versi per un soggetto tanto violento.

Oscurità e mistero sono gli ingredienti che il regista Francesco Bellotto, grazie alle scene di Angelo Sala e soprattutto agli effetti di luce di Claudio Schmid, mette visibilmente in scena, come in un vero e proprio film noir. Protagonisti sono i tormenti dei personaggi e soprattutto le loro contraddizioni interiori: amare i propri cari, ma a tal punto da divenire terribili assassini, per riconquistare ciò che essi credono spetti loro di diritto. Il regista vuole che sulla scena ci siano queste introspezioni, non soltanto la storia in sé, dipanata man mano dagli atti in essere. Al pubblico deve restare la sensazione di aver compiuto un viaggio nelle menti degli ‘attori’stessi, quasi come in un incubo oscuro, domandandosi costantemente se il tutto sia realtà o finzione. Questo viaggio prende così le mosse dalla mente di quel Corrado che resta unico sopravvissuto alle stragi narrate, e dalla sua stanza che ricorda di fatto quella di un manicomio, aggirandosi sul palco con lo sguardo perso, e sfogliando le pagine del suo dramma, riportandolo in atto.

Sul palcoscenico è visibile una scalinata che sale e scende senza una precisa logica,che viene arricchita dalle proiezioni sullo sfondo che delineano gli ambienti salienti della storia, sempre con tinte fosche e luci in chiaro-scuro. In sintesi, la visione d’insieme che Bellotto vuole ottenere è un angoscioso percorso psicologico che inizia e finisce nella testa di Corrado, l'artefice di tutto.

Un piccolo incidente di percorso ha gioco – forza condizionato l’interpretazione di parte del cast.
Costretto su di una sedia a rotelle per un malore pervenuto nei giorni precedenti la rappresentazione, il tenore Ivan Magrì, nei panni di Enrico, ha cantato quasi immobile e visibilmente sofferente tutta l’opera. Nonostante ciò, ha comunque dato prova di grande forza di volontà, esprimendo come meglio ha potuto ciò che la sua voce armoniosa può offrire, soprattutto nell’ultima parte, vissuta con sentimento. La scena del duello è stata mimata dall’assistente di regia Luigi Barilone, per dare comunque al pubblico l’idea dell’azione.

Grande prova per Maria Billeri, interprete di una straordinaria Maria de Rudenz. Il soprano è riuscito a dar vita al suo personaggio con il vigore di una leonessa in attacco. Lo sguardo deciso, l’incedere sicuro e temibile, la sua voce ampia e potente, che sa farsi anche dolce e gentile quando serve, sono gli ingredienti della sua prova applauditissima.

Il suo amato/odiato Corrado Waldorf è stato Dario Solari. Nonostante qualche incertezza ad inizio del primo atto, grazie alla sua voce tornita e calda, ha saputo entrare nel ruolo del terribile assassino con il giusto slancio, esaltandolo anche col voluto atteggiamento di colui che agisce quasi inconsapevole del suo operato.

Gilda Fiume è la dolce Matilde di Wolf. In opposizione al ruolo di Maria, la sua interpretazione è aggraziata e composta; è l’unica che non nuoce a nessuno, vittima della ferocia altrui. Molto espressiva, è dotata di una voce pastosa e morbida, soprattutto nella gamma più acuta.

Bene anche il Rambaldo di Gabriele Sagona, il cui timbro di voce è profondo e rotondo. Il basso è sinceramente calato nel suo ruolo di parente preoccupato da tanti tumulti.
Corretto e discreto anche Francesco Cortinovis come cancelliere.
Ottima la prova del coro del Bergamo Musica Festival di Fabio Tartari, omogeneo nelle voci e preciso negli attacchi.

Infine l’Orchestra del Bergamo Musica Festival è guidata ancora una volta dal giovane Sebastiano Rolli. Il Maestro sembra dirigere una compagine di amici, tanto è il suo feeling con i musicisti. Molto attento anche al palco, ha una visione a trecentosessanta gradi della conduzione, non prepotente, ma come giusto contesto in cui le voci si esprimono, gestendo la partitura con energia ed entusiasmo, cosa molto gradita dal pubblico.

Una autentica ovazione e consensi per tutti gli artisti ha salutato questa prima, con pubblico letteralmente urlante di gioia, che ha applaudito per diversi minuti questa bellissima opera finalmente tornata in cartellone in Italia.
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Sebastiano Rolli
e Direttore d’Orchestra
Regia                                     Francesco Bellotto
Scene e costumi                     Angelo Sala
Luci                                       Claudio Schmid
Direttore del coro                 Fabio Tartari

GLI INTERPRETI

Maria de Rudenz                 Maria Billeri
Matilde di Wolf                    Gilda Fiume
Corrado Waldorf                  Dario Solari
Enrico                                    Ivan Magrì
Rambaldo                             Gabriele Sagona
Un cancelliere                       Francesco Cortinovis

Orchestra e Coro del Bergamo Musica Festival

Nuova produzione
Bergamo Musica Festival
Prima esecuzione della nuova edizione Fondazione Donizetti
Sopratitoli in italiano e in inglese












Fotografie  PHOTO STUDIOU.V.
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CARMEN, GEORGES BIZET, VENEZIA – GRAN TEATRO LA FENICE, domenica 15 settembre 2013, ore 15,30

Con una lodevole iniziativa legata ai contenuti ed alle tematiche affrontate, il Teatro La Fenice di Venezia riprende questa produzione di Carmen, collegandola alla campagna per la libertà delle donne ed alla lotta contro il femminicidio. In un' ambientazione tutt’altro che tradizionale, questo allestimento, privo di fronzoli e di tipici riferimenti al folclore spagnolo, si colloca tra l’epoca del Franchismo e più o meno i giorni nostri. La storia si svolge in quartieri malfamati, e vi è un accenno alla Spagna dai costumi che le amiche di Carmen, Frasquita e Mercedes, indossano nel secondo atto, in quella che dovrebbe essere la taverna di Lillas Pastia, nonché da una enorme effige di toro che è posta troneggiante a sfondo del palco, lasciata poi cadere giù per svuotare del tutto la scena in preparazione del finale. In realtà sul palcoscenico non c’è mai praticamente nulla, salvo una cabina telefonica e delle Mercedes su cui i nostri personaggi saltano e corrono come dei ragazzacci di quartiere.

Come spesso avviene, se scarna fino all’osso è la scenografia, è nelle intenzioni di regista e scenografo il sottolineare il dramma interiore dei personaggi in scena e far risaltare su tutto le loro azioni/reazioni, il loro sentire, le passioni ed il conseguente dolore; in sintesi l’interpretazione stessa degli artisti.
Purtroppo le cronache sono piene di donne uccise da ex fidanzati gelosi, e qui Calixto Bieito ed Alfons Flores, regia e scene, hanno voluto proprio attualizzare la vicenda portandoci in un atto di cronaca vissuto nel suo compimento. Non solo dramma, ma molta sensualità nelle azioni narrate, con presenza di nudità e scene piuttosto esplicite, come a voler sottolineare la carnalità del racconto posto in essere, scevro delle delicatezze di tante altre edizioni dell’opera.

Su tutti la sensualità di Carmen, che domina prepotentemente sugli uomini che la circondano senza dare loro la minima importanza: donna forte, volitiva, che insegue la libertà così cara agli spiriti bohémien. La stessa Micaëla è qui un’innamorata che non perde occasione per ‘provarci’ col suo Don José, e addirittura regala il gesto ‘dell’ombrello’ alla sua rivale Carmen quando ottiene di essere seguita  dall’amato, per l’estremo saluto alla madre morente. Forse un po’ stereotipata l’immagine della donna che conquista e al tempo stesso distrugge tutto quello che tocca, assalita da uomini che le girano intorno, disposti persino ad arrampicarsi sulla cabina telefonica mentre è impegnata in una telefonata; e anche l’attirare a sé e poi respingere con uno spintone il pretendente di turno è cosa già vista, ma nell’insieme questa messa in scena ha il merito di svecchiare un’opera che risulta già attualissima nei contenuti.

Brillante il cast in scena e buono dal punto di vista musicale.   
Spicca la figura di Veronica Simeoni. La sua Carmen risponde all’appello del regista con una interpretazione asciutta,  che esprime fascino e potere al femminile, senza troppo esagerare, forte di una voce importante dalle tinte brune.
Il suo spasimante è una accorato Stefano Secco. Pur con un vibrato molto accentuato sull’acuto, il colore chiaro e brillante della sua voce lo rendono degno compagno di scena per la sua Carmen.

Interprete di certa eleganza e stile è Alexander Vinogradov. Il basso interpreta un toreador quasi in opposizione agli altri interpreti debosciati, come se la sua attività di matador di tori lo nobilitasse per assurdo rispetto ai comuni mortali che lo circondano. E’ talvolta infatti posto più in alto dei suoi compagni in scena, da cui può slanciare la sua voce molto scura.

Come detto una Micaëla affatto bambolina indifesa è Ekaterina Bakanova, il cui ruolo è interpretato con scioltezza e dinamicità. Pur se di maggior carattere è il suo personaggio rispetto al solito, qualche mezza voce in più lo avrebbe reso ancora più espressivo e valorizzato maggiormente la bella voce di cui dispone.
Corretti nell’insieme Dario Ciotoli e Matteo Ferrara, di cui si apprezzano soprattutto le doti attoriali nei ruoli di Moralès e Zuniga.

Cesare Baroni  ‘veglia’ sulle sue creature in scena con il suo ben recitato ruolo di Lillas Pastia, mentre simpatiche e di spirito le compagne di avventura Frasquita e Mercedes, Sonia Ciani e Chiara Fracasso, che con gli spavaldi Francis Dudziak e Rodolphe Briand, nei ruoli di Le Dancaïre e Le Remendado, completano il folto cast.
Bravo ancora una volta il coro preparato da Claudio Marino Moretti con i Piccoli Cantori Veneziani di Diana D’Alessio.

Diego Matheuz, alla guida dell'orchestra veneziana, apre la serata con una incalzante ouverture, per poi concedere tempi più allungati soprattutto nelle arie principali, quasi a voler sottolineare con le note ogni parola e farne risaltare il significato.
Il pubblico che ha visto una discreta partecipazione di cugini francesi ha sinceramente applaudito e salutato con affetto tutti i protagonisti, premiando dunque questa produzione davvero particolare.

MTG


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore e direttore  Diego Matheuz
Regia                                               Calixto Bieito 
Scene                                               Alfons Flores
Costumi                                           Mercè Paloma 
Light designer                                 Alberto Rodriguez Vega

GLI INTERPRETI

Don José                                           Stefano Secco
Escamillo                                           Alexander Vinogradov

Le Dancaïre                                      Francis Dudziak
Le Remendado                                 Rodolphe Briand
Moralès                                             Dario Ciotoli
Zuniga                                               Matteo Ferrara
Lillas Pastia                                      Cesare Baroni
Carmen                                             Veronica Simeoni
Micaëla                                             Ekaterina Bakanova
Frasquita                                          Sonia Ciani
Mercédès                                         Chiara Fracasso 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Piccoli Cantori Veneziani
Maestro del Coro Diana D’Alessio

in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese

coproduzione Gran Teatre de Liceu di Barcellona, Fondazione Teatro Massimo di Palermo, 
Fondazione Teatro Regio di Torino e Fondazione Teatro La Fenice di Venezia









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CONCERTO DI GALA/ FINALE CONCORSO LIRICO OTTAVIO ZIINO, Sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia, Roma, martedì 10 settembre 2013, ore 19,30

Nella splendida sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, si è tenuto il concerto dei finalisti del Concorso Lirico Internazionale “Ottavio Ziino”, organizzato dall’associazione  Il Villaggio della Musica,  giunto alla sua dodicesima edizione, ed intitolato al direttore d’orchestra e compositore scomparso nel 1995, Ottavio Ziino, molto caro all’Accademia stessa, e che tanto si è sempre prodigato per appoggiare la carriera dei giovani talenti musicali. Grande merito del successo di questo evento va alla sua ideatrice e Direttore Artistico  Wally Santarcangelo, che ha seguito ogni dettaglio della competizione, sino a questa serata conclusiva, grazie alla quale le sue ‘creature’ potranno incamminarsi in un proficuo viaggio verso il loro futuro artistico.

Questa competizione canora si è rivelata sin dalla sua prima edizione una vetrina importantissima per il futuro di artisti che oggi possono già vantare ingaggi importanti in tutto il mondo. Ogni anno il presidente di giuria è stato una persona notabile del mondo musicale, da Bruno Cagli, Presidente dell’Accademia di S.Cecilia, ai meravigliosi artisti Anita Cerquetti, Renata Scotto, Luciana Serra, Gabriella Tucci, Luis Alva, Giuseppe Sabbatini, Claudio Desderi, Antonietta Stella , Mariella Devia lo scorso anno, ed in questa edizione ha ricoperto tale ruolo il grande soprano Fiorenza Cedolins. Con lei, come sempre per queste occasioni, una valente squadra di giurati provenienti dai teatri più illustri nostrani ed esteri. Inoltre, nello specifico per la serata di gala, si è insidiata anche la giuria critica, presieduta da Maria Adele Ziino, figlia di Ottavio, ed accompagnata da importanti critici musicali, direttori di testate e riviste musicali, ed operatori dello spettacolo.

Uno dei punti di forza di questo concorso è sicuramente il dare la possibilità ai candidati, talvolta anche non finalisti, di effettuare delle audizioni nei prestigiosi teatri rappresentati in giuria, avendo così la possibilità di debuttare già nella stagione successiva in concerti, oppure produzioni operistiche. Così è stato anche quest’anno: molti giovani sono stati già individuati per iniziare già da subito la loro carriera musicale.
La piacevole serata è stata scandita da due momenti significativi: l'esibizione dei concorrenti nella prima parte ed il miniconcerto del pianista Alessandro Marino, nella seconda parte, seguito dalla esibizione della vincitrice della scorsa edizione Angela Nisi.
Non solo Verdi, come ci si potrebbe aspettare per quest’anno, ma anche spazio a Rossini, Händel, Massenet, Gounod, Mozart, Bizet, Puccini, Bellini e Donizetti.

Ad aprire la competizione il ‘Giuseppe nazionale’ con Nabucco, e l’ esecuzione del soprano Lee Yun Jung dell’aria’Anch’io dischiuso un giorno’. Certo il personaggio di Abigaille è forte, deciso e volitivo, e la sud coreana lo ha ben presente, enfatizzando in maniera molto marcata tali caratteristiche. Interessante è il colore della sua voce che gode anche di buon volume, e che sicuramente imparerà a gestire ancor meglio in futuro.
Subito dopo è la volta della voce ambrata di Shin Sunghee , sempre dalla Corea del Sud, che ha eseguito la bellissima ‘Condotta ell' era in ceppi’ dal verdiano Trovatore. Il mezzosoprano interpreta con ragguardevole intensità l’ aria della zingara Azucena.
Dall’Italia il simpatico basso/baritono Giuseppe Esposito gioca molto sull’ interpretazione del dottor Bartolo con ‘A un dottor della mia sorte’.
Commozione in sala per l’esecuzione da parte del giovanissimo Paolo Anziliero dell’aria handeliana ‘Lascia ch'io pianga’ dal Rinaldo. Soavemente fa risuonare la sua voce da controtenore in modo espressivo e convincente.
Bene nella francese aria ‘Il est doux, il est bon’ dall’Herodiade di Massenet, la rumena Bianca Margean. La sua voce importante e ricca ha conquistato grazie anche alle doti interpretative del soprano.
Anche se un po’ emozionato, si è ben espresso il tenore italiano Riccardo Gatto con Gounod e ‘Salut demeure chaste e pure’ da Faust. Di pasta morbida la sua voce melodiosa gli permette di esibirsi con sentimento.
Il mezzosoprano Anna Pennisi ci porta nell’Antica Roma con la Clemenza di Tito di Mozart e l’aria ‘Parto, ma tu ben mio’. Lineare la sua esecuzione grazie all’uniformità della sua voce ben corposa, soprattutto nei toni medi, e che sa offrire anche begli slanci nella gamma più acuta del registro.
Ancora Corea col tenore Oh Youngmin e ‘La fleur que tu m avais jetée’ dalla Carmen di Bizet.  L’artista è dotato di una voce dal bel colore e buon volume che gli consente di dare forza alla sua interpretazione.
Un classico per eccellenza con ‘Sì, mi chiamano Mimì' dalla Boheme pucciniana per il soprano Federica Lombardi . La giovane cantante ha donato molte emozioni ai presenti cantando con leggerezza quest’aria delicata. Possiede un vibrato molto stretto e un timbro acuto e delicato.
Si torna al festeggiato dell’anno con Rigoletto e la deliziosa ‘Questa o quella’ eseguita da GiuseppeRuggero. Il tenore ha un timbro bellissimo e molto particolare. E’ spigliato e molto espressivo. Davvero un peccato che l’emozione gli abbia inflitto un piccolo cedimento verso il finale.
O zittre nicht’ da Die Zauberflote di Mozart è una delle difficili arie che il grande salisburghese scrisse per la tessitura sopranile, ed il soprano Sarah Baratta ne ha offerto una buona esecuzione.  Agile e corposa, la sua voce offre anche dei bei pianissimo e l’artista non manca in interpretazione.
Sempre incantevole ascoltare ‘Una furtiva lagrima’ di Donizetti dal suo Elisir, questa volta grazie alla bella voce rotonda ed acuta del bravo Marco Ciaponi.
Veramente particolare il bellissimo colore scuro quasi contraltile del mezzosoprano Adriana Di Paola. Spigliata e disinvolta canta ‘Cruda sorte’ dall’Italiana in Algeri di Rossini, conquistando diversi consensi.
Infine, una intensa Shoushik Barsoumian dagli USA spinge la sua gradevole voce verso i voli pindarici dell’ aria ‘Qui la voce’ da I Puritani di Bellini. Ha incantato con la purezza del suono cristallino ed i filati sottili e precisi.
Ad accompagnare al piano gli artisti, l’ottimo Stefano Giannini.

La seconda parte, mentre i giurati si sono riuniti per decretare i vincitori, è stata caratterizzata dalla performance del pianista Alessandro Marino. Il giovane musicista ha mostrato le sue doti tecniche e virtuosistiche sulla tastiera, grazie ai brani che ha scelto per la serata. Innanzitutto una ‘Fantasia su Nabucodonosor di G. Verdi’di Ignaz Moscheles, poi di Charles Valentin Alkan la ‘Sinfonia per pianoforte solo op. 39 nn.4-5-6-7’, ed infine la ‘Fantasia trionfale sull’inno brasiliano’ di Louis Moreau Gottschalk. Tutti pezzi molto particolari che hanno potuto far emergere la verve esecutiva dell’artista.
Finale con la splendida Angela Nisi, con l’aria di Micaela dalla Carmen. Grinta, carattere, sicurezza nell’emissione vocale, oltre al noto bellissimo timbro, sono la dimostrazione che il soprano ha mantenuto le aspettative poste su di lei un anno fa, attribuendole la vittoria della competizione, che le è valsa anche un ottimo avvio di carriera.

Dopo aver elencato il folto numero di partecipanti che avranno la possibilità di svolgere audizioni nei teatri rappresentati dai giurati presenti, la serata si è conclusa con la consegna dei premi da parte degli stessi, con dulcis in fundo la Signora Cedolinsper il primo premio, nella sua veste di Presidente.
Dunque, terzo riconoscimento per Adriana Di Paola, secondo per Bianca Margean e primo per Anna Pennisi. Premio del pubblico a Federica Lombardi, a cui è stata offerta anche la borsa di studio intitolata ad Angelica Tuccari. Il Premio della critica è andato a Shoushik Barsoumian. A nessun concorrente è stato attribuito il premio per la voce verdiana.

Aria di festa, serata piacevolissima, pubblico attento e partecipe. Una bella soddisfazione per organizzatori e partecipanti, e che la musica abbia inizio, con un grande in bocca al lupo a tutti ed appuntamento alla tredicesima edizione!
MTG




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ROMEO ET JULIETTE, GOUNOD, ARENA DI VERONA, SABATO 31 AGOSTO 2013, ORE 21,00

L’ultimo titolo in cartellone per il Festival areniano di quest’anno, Roméo et Juliette di Charles Gounod, completa la stagione estiva della lirica veronese con uno spettacolo già collaudato nelle due precedenti stagioni e di sicuro impatto sul pubblico.
Una serata di grandi emozioni, non solo per la storia in sé dell’opera, simbolo di Verona e degli innamorati di tutto il mondo, resa celebre dal capolavoro Shakespeariano, ma anche perché lo spettacolo è stato dedicato alle popolazioni di Emilia, Lombardia e Veneto, colpite dal terremoto nel maggio 2012. Sono stati acquistati infatti dal Consorzio Tutela Grana Padano cinquemila biglietti ed offerti ad altrettanti residenti dei comuni più colpiti, per regalare loro una serata diversa e sicuramente indimenticabile. Un minuto di silenzio è stato osservato da pubblico e musicisti in piedi, prima dell’inizio del primo atto, in ricordo delle vittime del terremoto, seguito poi dall’inno italiano cantato da tutti i presenti insieme al coro, con alcuni rappresentanti della Protezione Civile locale, a chiudere questo momento di commemorazione. Poi, cambio di atmosfera e lo spettacolo ha avuto inizio.

Nonostante quella di Shakespeare sia una tragedia, lo spettacolo pensato da Francesco Micheliha in sé una leggerezza e spontaneità che pervadono per tutto il suo svolgimento. Del resto giovani e spensierati sono, almeno all’inizio, i nostri protagonisti. Ed anche alla fine della rappresentazione, non è la morte a vincere su tutto, ma il sentimento d’amore che legherà in eterno i due amanti, i quali non cadono esanimi sul palco, ma corrono via passando in mezzo al pubblico verso un’unione felice nell’aldilà. Le luci di Paolo Mazzon sono forti e sgargianti, ma vedono come protagonista principale soprattutto il colore rosso, simbolo di passione e odio al contempo. Inoltre, il conflitto tra le due famiglie vede opposti i colori giallo e blu dello stemma veronese. Non mancano teli dipinti in stile murales sulle gradinate dietro il palco, ed elementi stupefacenti come fuochi sparati da uno pseudo cannone ad elica con ali da pipistrello, oppure romantiche colombe lanciate in volo da Juliette che dichiara il suo amore a Roméo dal suo balcone di metallo decorato.

Insomma potremmo dire che il ciclo iniziato a giugno con la nuova produzione ‘tecnologica’ di Aida si chiude con questa messa in scena altrettanto avveniristica, e se vogliamo un po’ kitsch, che vede le scene di  Edoardo Sanchied i costumi di  Silvia Aymoninointrecciarsi in un misto tra reminescenze rinascimentali per fogge, ed uno sguardo al futuro per i materiali ed i colori estremamente vividi. Difatti, il tutto è sostanzialmente incentrato su di una impalcatura cilindrica di metallo, che si apre all’occorrenza, sulle cui scale interne salgono e scendono le comparse ed il coro, così come in salita e poi in caduta libera sono i destini delle famiglie dei Montecchi e dei Capuleti.

I tanti personaggi che popolano l’opera francese hanno conquistato e convinto, su tutti la bella prova dei due amanti per eccellenza.

Juliette è la frizzante Marina Rebeka. Il suo personaggio è leggiadro come si conviene ad una giovane nel fiore degli anni, che con la sua voce fresca ed armonica, dolcemente acuta e rotonda, si muove sul palco con sicurezza e convinzione.

L'altro grande protagonista, Francesco Demuro, appartiene a quella categoria di tenori che conquistano alla prima emissione vocale. Il suo porsi con semplicità e partecipazione viva agli eventi, l’espressività nel volto che ne consegue, e la delicatezza del suo canto, grazie alla setosità del suo timbro vocale, ne fanno un Romeo centrato ed incisivo.

Sanya Anastasiaè una Gertrude autoritaria, forte anche di un timbro vocale scuro e di corpo, così come il baritono Enrico Marruccisvolge autorevolmente il ruolo del genitore Capulet, austero e decisionista, sottolineato da una voce piena e di spessore.

Il trio di compagni che contorna e complica la storia di Romèo e Juliette con le sue brighe non è da meno: bene per interpretazione e discreta esecuzione canora, rispettivamente Paolo Antognettinelle vesti di Tybalt, Michael  Bachtadze, ossia Mercutio, e Francesco Pittari, alias Benvolio.

Nel ruolo di Stèphano è il mezzosoprano Nino Surguladze.Se ben caratterizza il ruolo del paggio dal bel caratterino, tende ad offuscare il bel colore della sua voce, cantando un po’ troppo in gola le note gravi.  Ben figurano Giorgio Giuseppini, come Frère Laurent e Deyan Vatchkov, un corretto Duc de Vérone.
Completano il ricco cast il Pârisdi Nicolo' Cerianied il buon Grégorio diDario Giorgelè.

L’opera di Gounod è stata degnamente diretta dal Maestro Marko Letonja, che torna dopo diversi anni dal debutto alla testa dell’orchestra dell’Arena. La sua direzione è puntuale, concreta, in armonia con i cantanti e perfettamente in complicità con la buca. Legge la partitura con sensibilità, sottolineando con la giusta enfasi le poesia insita nelle note stesse.
Bene il coro diretto da Armando Tasso, che nella particolare disposizione raggruppata sull’impalcatura, trova corpo e volume esaltati dal feeling con l’orchestra. Come sempre bravi anche i ballerini preparati da Maria Grazia Garofoli.

Autentiche grida di apprezzamento alla coppia protagonista ed al direttore d’orchestra hanno aggiunto ulteriore approvazione agli applausi per tutto il cast. Una bella serata davvero per tutti, che speriamo abbia allietato anche gli animi degli ospiti delle zone terremotate, come sempre la musica può fare.
MTG

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Marko Letonja
Regia
Francesco Micheli
Scene
Edoardo Sanchi
Costumi
Silvia Aymonino
Lighting designer
Paolo Mazzon
Coreografia
Nikos  Lagousakos

Direttore del coro                    Armando Tasso
Direttore del corpo di ballo    Maria Grazia Garofoli

GLI  INTERPRETI
Juliette
Marina Rebeka
Stèphano
Nino Surguladze
Gertrude
Sanya Anastasia
Roméo
Francesco Demuro
Tybalt
Paolo Antognetti
Benvolio
Francesco Pittari
Mercutio
Michael  Bachtadze
Pâris
Nicolo' Ceriani
Grégorio
Dario Giorgelè
Capulet
Enrico Marrucci
Frère Laurent
Giorgio Giuseppini
Le duc de Vérone
Deyan Vatchkov

ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Ennevi

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AIDA – GIUSEPPE VERDI, RIEVOCAZIONE 1913 – ARENA DI VERONA, giovedì 29 agosto 2013, ore 21,00

In cento anni di onorata storia la città di Verona si è guadagnata un posto di primissimo piano nel panorama musicale internazionale. Cantanti, registi e direttori d’orchestra da tutto il mondo hanno dato il loro apporto a far sì che il Festival Lirico dell' Arena  divenisse quel  grande orgoglio nazionale che è oggi e che ci auguriamo sarà ancora per tantissimi anni. Sono tanti i modi in cui la Fondazione Arena sta festeggiando questo importante traguardo temporale. Molteplici le manifestazioni, le mostre e le serate speciali dedicate alle celebrazioni di questo longevo appuntamento musicale, che quest’anno si sposa perfettamente con le ormai avviatissime celebrazioni in onore di Verdi e Wagner.


Sarà per l’enormità del suo palcoscenico e la conseguente possibilità di sbizzarrirsi con idee registiche e sceniche, o per l’atmosfera suggestiva che si viene a creare di notte all’aperto, consone alle ambientazioni della storia narrata; fatto sta che l'Aida di Giuseppe Verdi inaugurò una lunga avventura quel lontano 1913 grazie alla felice intuizione del tenore Giovanni Zenatello, ed ormai è un punto saldo nel calendario del Festival di cui è divenuto il  simbolo per eccellenza. 

Le sfingi tratte dalle scene fanno spesso da cornice ai concerti lirici eseguiti nell'anfiteatro, e l’opera ambientata nell’antico Egitto è stata applaudita in Arena per ben 53 volte, seguita soltanto da Carmen e Nabucco. Così, ad affiancare la nuova produzione de La Fura dels Baus siglata 2013, non poteva mancare l' edizione assolutamente tradizionale del colosso verdiano, quella che rievoca la prima assoluta e che già è nota al pubblico di melomani areniani da diversi anni.

Allestimento possente quello della rievocazione del 1913, targato Gianfranco de Bosio, che risponde a pieno a ciò che ci si aspetta di vedere per una storia ambientata nell' Egitto dei Faraoni. Il palazzo reale, le sfingi,  i palmizi, i costumi opulenti e perfettamente in stile. Tutto così suggestivo da suscitare, ancora oggi, gli applausi del pubblico ad ogni cambio di scena. Non mancano animali veri sul palco e tutto ciò che rende spettacolare e sempre apprezzato uno spettacolo di livello cinematografico, come spesso è stato sottolineato.

Tanta qualità visiva è stata premiata anche da altrettanto valore artistico e musicale offerto dagli interpreti della serata.

Se Aida è una principessa/schiava nella storia, la sua interprete è una Regina, tanto per interpretazione quanto per esecuzione vocale. Un ruolo che la straordinaria Fiorenza Cedolinsha fatto suo al cento per cento: in ottima forma, il soprano può contare su una pienezza timbrica unita ad una celestialità nel canto, che forte di un incedere autorevole ed elegante, nobilita uno dei personaggi più amati nella storia delle opere verdiane.

Carlo Ventreè un Radames di cuore e passione. Il suo ruolo è sviluppato con molto carattere ed impetuosità, il che si riflette anche nell’irruente esecuzione canora, molto apprezzabile per la potenza del suo strumento, pur se in qualche passaggio il suono si sporca leggermente.

Molto brava e ‘nel ruolo’ Violeta Urmana. La sua Amneris è forte, espressiva, e con la sua voce imponente e sicura offre una figlia del faraone di spessore e qualità.
Il re etiope Amonasro è un grande Alberto Mastromarino. L'interprete impersona con sensibilità e vera sofferenza il ruolo di genitore e re di un popolo afflitto, coadiuvato da notevole presenza scenica e voce rotonda da baritono pieno.

Discreti senza troppo colpire il Re egiziano di Carlo Cigni, e Orlin Anastassov, un Ramfis non troppo convincente, la cui voce tende a scomparire nei toni più squisitamente gravi.
Completano il cast la brava sacerdotessa, Antonella Trevisan e un messaggero, Antonello Ceron.

Deliziosi i balletti del corpo di ballo areniano con i bravissimi primi ballerini Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev, Antonio Russo,  Amaya Ugarteche esaltati dalle coreografie di Susanna Egri. Buona la prestazione del Coro dell’Arena di Verona preparato da Armando Tasso.

L’orchestra dell’Arena di Verona è stata diretta ancora una volta dal Maestro Daniel Oren. Il binomio Aida – Oren è ormai un evergreen del Festival, tante sono le volte che il direttore ha condotto dal podio l'opera, sempre con la sua particolare verve: saltando su se stesso, quasi ‘ballando’ sulla sua postazione, con gesti molto ampi, perfino incitando oralmente i musicisti nei passaggi più complessi.

Applausi copiosi per tutti i protagonisti, con ovazioni per la Signora Cedolins ed il Maestro Oren.
Un altro successo pieno per la Fondazione Arena nel centenario dalla nascita del suo splendido Festival.

MTG

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Daniel Oren
Regia
Gianfranco de Bosio
Coreografia
Susanna Egri
Direttore del coro                    Armando Tasso

GLI INTERPRETI

Il Re
Carlo Cigni
Amneris
Violeta Urmana
Aida
Fiorenza Cedolins
Radames
Carlo Ventre
Ramfis
Orlin Anastassov
Amonasro
Alberto Mastromarino
Sacerdotessa
Antonella Trevisan
Un messaggero
Antonello Ceron
Prima ballerina                        Alessia Gelmetti     
Primi ballerini                          Evghenij Kurtsev, Antonio Russo
Prima ballerina                        Amaya Ugarteche


ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA




Foto Ennevi

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FINALE OPERALIA CON PLACIDO DOMINGO - TEATRO FILARMONICO DI VERONA- domenica 25 agosto 2013, ore 20,00

Era il lontano 1993 quando il tenore Placido Domingo ideò il concorso lirico Operalia, the World Opera Competition.Lo scopo del Maestro fu quello di sostenere giovani colleghi talentuosi ed appoggiare le loro carriere nel difficile mondo della lirica internazionale. Oggi questa competizione è considerata una delle più importanti al mondo e sin dalla sua prima edizione ha sfornato artisti che hanno cantato e cantano nei teatri più prestigiosi del nostro pianeta. Quest’anno, per festeggiare il suo ventennale, le eliminatorie si sono svolte a Verona, in concomitanza col centenario dalla nascita del Festival areniano, con il conclusivo concerto dei finalisti al Teatro Filarmonico, presentato da Domingo stesso, che poi è sceso in buca per porsi a capo dell’orchestra dell’Arena di Verona,  in una serata emozionante e piena di adrenalina e di qualità molto alta.

La giuria è stata composta, tra gli altri, dalla signora Marta Domingo, dal Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona Paolo Gavazzeni e da direttori e consulenti artistici di teatri di levatura internazionale, sia europei che d'oltreoceano.

Quattordici i protagonisti in finale che hanno eseguito arie dei compositori più noti ed apprezzati da pubblico e critica.

Primo sul palco il bravissimo tenore bielorusso Vladimir Dmitruk, che ha cantato la splendida aria ‘Kuda, kuda udalilis’ dall’Onegin di Čajkovskij. La sua voce piena e calda corre benissimo in sala, dal bel colore e con buon fraseggio. Sicuro nell’interpretazione, è concentratissimo e molto partecipe.  
Il soprano rumeno Mirella Bunoaica ha cantato con la sua voce sottile e setosa l’aria ‘Qui la voce’ da I puritani di Bellini. La giovane emozionata ha acquistato sicurezza man mano sul palco mostrando un buon materiale vocale.
A suo agio e molto espressiva, di gran carattere e personalità, il soprano francese Julie Fuchs. Con l’acrobatica aria rossiniana ‘En proie à la tristesse’ da Le Comte Ory, ha messo in mostra l’agilità della sua voce con grande slancio esecutivo.
Voce tanto rara quanto bella per il contralto britannico Claudia Huckle. Col suo velluto tornito e ambrato unito ad espressività interpretativa, ha emozionato con l’aria ‘Weiche, Wotan, weiche’ dal wagneriano Das Rheingold.
Dalla Russia una consistente Irina Churilova ha eseguito ‘Pace, pace’ dal verdiano La Forza del Destino, anche se purtroppo ha accusato qualche segno di emozione in un paio di passaggi.
Lo statunitense tenore Zach Borichevsky con ‘Rachel, quand du Seigneur’ da La Juive di Halévy, ha cantato con voce sì corposa da consentirgli di abbracciare un repertorio piuttosto vasto. Si sfoga molto bene in potenza anche nella gamma più acuta. Ha interpretato con personalità ed eseguito anche per la sezione Zarzuela un’aria dall’operetta La picara Molinera di P. Luna.
Dalla Cina il soprano Hae Ji Chang ha mostrato una voce piuttosto squillante dal vibrato molto stretto. Ha cantato dal Rigoletto l’aria di Gilda con espressività e delicatezza, e per la sezione Zarzuelail brano ‘Me llaman la primorosa’ da El barbero de Sevilla.
Ancora Russia con il soprano Aida Garifullina, con la  lenta e malinconica aria da I Capuleti e i Montecchi ‘Oh, quante volte ti chiedo’,  che ha evidenziato una linea di canto lineare ed una interpretazione molto accorata.
Il veronese Simone Piazzola ha eseguito uno dei brani più intensi del repertorio baritonale: la morte di Rodrigo dal verdiano Don Carlo. Ha commosso fin quasi alle lacrime grazie alle sue doti interpretative ad al calore della sua voce precisa e possente.
Interprete di sicuro impatto emotivo la statunitense Kathriyn Lewek. Il soprano ha caricato moltissimo il personaggio nella struggente ‘Regnava nel silenzio’ dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti.  Usa muoversi e gesticolare molto durante l’esibizione, ed ha arricchito l’esecuzione con una serie di difficili variazioni.
Drammatica e calda la voce della russa Tracy Cox, ottimamente assestata nel medio registro per poi esaltarsi nella gamma acuta con slancio e potenza.
Ao Li, basso-baritono cinese, ha colpito nel segno con Rachmaninov e la sua ‘Ves Tabor spit’ dall’Aleko. Dotato di voce riccamente scura e dal piglio molto espressivo, l’interprete è sicuro di sé e centra una esecuzione precisa ed appassionata.

Per la sezione Zarzuela si sono esibiti inoltre il bravo Banjamin Bliss, tenore americano dal canto leggero ed armonico, con l’operetta Los gavilanes, e l’altrettanto bravo Diego Silva, messicano, che ha offerto una splendida esecuzione della celebre ‘No puede ser’, intensa e convincente.

Infine, tutti i partecipanti alle eliminatorie di questi giorni hanno salutato i presenti con l’inno di Operalia scritto e musicato da Placido Domingo Jr.

A dirigere l’orchestra dell’Arena di Verona, il ‘papà’ artistico di questi giovani, che ha offerto una esecuzione orchestrale dai tempi ampi ed in funzione delle giovani voci.

Dopo una consultazione di circa un’ora, sono stati assegnati i premi alle migliori voci femminili e maschili, nonché i consueti premi collaterali. Primo premio al basso Ao Li ed al soprano Aida Garifullina; secondi classificati il baritono Simone Piazzola ed il soprano Julie Fuchs; terzi il tenore Zach Borichevsky ed il soprano Kathriyn Lewek.

Il premio CulturArte (offerto da Bertita & Guillermo Martinez dall’Associazione CulturArte di Porto Rico) è stato assegnato al tenore Vladimir Dmitruk; il premio Zarzuela (in ricordo dei genitori di Domingo stesso, per il repertorio di operetta spagnola in cui erano grandi star) è andato al soprano Hae Ji Chang, ed al tenore Banjamin Bliss; ed il premio speciale intitolato a Birgit Nilsson (il grande soprano svedese scomparso nel 2005) per attitudini vocali specifiche atte al repertorio wagneriano, al contralto Claudia Huckle ed al soprano Tracy Cox.
Infine, il premio del pubblico offerto da Rolex ha visto vincitori il baritono Simone Piazzola ed il soprano Kathriyn Lewek.      
     
Applausi per tutti e grandi manifestazioni di affetto per il tenore Placido Domingo, splendido padrone di casa che si è accomiatato dal pubblico con un accenno dall’Otello di Verdi, tra gli applausi scroscianti di tutti.

MTG




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GALA DOMINGO – OPERALIA, ARENA DI VERONA, martedì 20 agosto 2013, ore 22,00

Ultimo appuntamento con le serate speciali in Arena che vedono nelle vesti di cantante il beniamino del pubblico Placido Domingo. Il gala di ieri sera è stato completamente dedicato al concorso lirico internazionale che il Maestro ha creato nel 1993 e che quest’anno festeggia i suoi primi vent’anni: Operalia, the World Opera Competition. Da questa competizione, un folto numero di stelle è stato lanciato nel firmamento del panorama lirico mondiale ed oggi questi straordinari artisti si esibiscono nei più importanti teatri al mondo.

Così, in un anno colmo di celebrazioni, per omaggiare la Fondazione Arena che festeggia il suo centenario, la competizione si sta svolgendo in questi giorni al teatro Filarmonico di Verona, e vedrà salire sul palco dello stesso teatro i finalisti di questa edizione il prossimo 25 agosto per il gran finale.  Non poteva dunque mancare un concerto che vedesse come protagonisti alcuni dei vincitori degli scorsi anni, accolti sul palcoscenico con la complicità e la famigliarità di un ospite che riceve i suoi amici ad una grande festa.

Questi i protagonisti della serata: Inva Mula (1°cl. 1993), Pretty Yende (1°cl. 2011), Irina Lungu (Premio CulturArte 2004), Ana María Martínez (Premio Zarzuela 1995), Giuseppe Filianoti (2°cl. 1999), Stefan Pop (1°cl. 2010), Orlin Anastassov (1°cl. 1999), Carmen Giannattasio (1°cl. 2002 e Premio del Pubblico), Vitalij Kowaljow (1999 Premio CulturArte).

Nonostante queste lusinghiere premesse, lo spettacolo è apparso un po’ sotto tono in generale, ma con note positive  per alcuni interpreti. 

Ad aprire le ‘danze’ naturalmente Placido Domingo con il ruolo di Gérard per l’aria “Nemico della patria?!” dall’Andrea Chénier di Giordano; successivamente, sempre come baritono, il lungo duetto “Madamigella Valéry” in cui ha interpretato Giorgio Germont, insieme alla Violetta Valéry di Ana María Martínez.
Nella seconda parte ha duettato con Stefan Pop in “C’était le soir!... Au fond du temple saint” da Les Pêcheurs de perles di Bizet, ed ancora è stato Marcello per la Bohéme di Puccini nel duetto “In un coupé?... O Mimì, tu più non torni” col Rodolfo di Giuseppe Filianoti . Infine, l’aria “Udiste? Come albeggi” dalTrovatore di Verdi come Conte di Luna insieme a Carmen Giannattasio nei panni di Leonora. Il grande Maestro si muove con stile in una tessitura più 'agevole' per così dire, ed ogni pezzo è eseguito sempre con la stessa passione, energia e padronanza scenica di sempre.

Per il soprano Pretty Yende, l’aria “Ah! Tardai troppo… O luce di quest’anima”, dalla Linda di Chamounix di Donizetti, che la vede elegante interprete dotata di una interessante agilità vocale e discreta presenza scenica.

Il tenore Giuseppe Filianoti, oltre a duettare con il padrone di casa, ha eseguito l’aria di Federico “È la solita storia del pastore” dall’Arlesiana di Cilea. Il tenore possiede un timbro vocale  morbido e setoso. Tende un po’ a spingere sull’ottava acuta, ma non manca di espressività esecutiva.

Una delle migliori della serata, la splendente Irina Lungu è stata una appassionata Juliette dalla famosa opera shakespeariana musicata da Gounod con “Dieu!... Amour, ranime mon courage” , nonché una intima e sofisticata Violetta nella celebre aria della Traviata di Verdi “È strano!... Sempre libera”. Dotata di una voce possente e ben salda anche nel registro acuto, è apparsa in ottima forma figurando ottimamente sulla scena.

Meno incisivo il basso Orlin Anastassov, che ha eseguito dal verdiano Macbeth l’aria di Banco “Studia il passo, o mio figlio!… Come dal ciel precipita”. Fatica nella zona più grave e talvolta il suono risulta leggermente intubato e coperto dall’orchestra.

Corretta nella sua interpretazione del duetto dalla Traviata con Germond/Domingo il soprano Ana María Martínez . La sua voce è di bella pasta acuta e pur non emozionando come l’aria richiederebbe, l’interprete è partecipe ed in buona intesa col collega sul palco.

Interessante la voce di Stefan Pop, che da solo ha eseguito l’aria di Rodolfo dal primo atto di Bohéme. Corretto nell’insieme, è giunto al termine leggermente affaticato. Più a suo agio nel duetto col Maestro Domingo.

Dal Faust di Gounod, Inva Mula è stata Marguerite con “Ô Dieu! que de bijoux!” , delicata e soave come la sua voce.

Il bravo Vitalij Kowaljow ritorna con successo dopo il gala di qualche giorno fa, con l’aria del Duca dalla Lucrezia Borgia di Donizetti “Vieni: la mia vendetta… Qualunque sia l’evento”, cantata agilmente con la sua voce bruna e di classe.

Trovatore per Carmen Giannattasio, altra interprete di spicco del concerto, con “Tacea la notte placida…”, cantata con espressività, ottimo fraseggio e grande carisma, confermando poi la sua splendida prova con Domingo nel duetto dalla stessa opera “Udiste? Come albeggi..” .

Dalla buca e non sul palco, l’orchestra della Fondazione Arena di Verona è stata diretta dall’ormai di casa Maestro Daniel Oren. Pur avendo dato molto in partecipazione ed enfasi nel condurre come suo solito, il direttore non ha dato alla compagine musicale la brillantezza a cui ci ha abituati in altre serate, facendo percepire anche diversi problemini di imprecisione qua e là, che hanno quindi compromesso il feeling col palcoscenico.

Bis con Ana María Martínez ed il Maestro Domingo, con un duetto tratto dall’opera spagnola El gato Montès, rispolverata dal tenore di recente, e poi tutti insieme ancora con Lucia di Lammermoor.

La serata è stata premiata calorosamente dal pubblico non numeroso, ma contento e plaudente.

MTG



                                                                                                                                                             









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NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, domenica 18 agosto 2013, ore 21,00 (cast alternativo)

Certe serate nascono davvero sotto una felice stella. Così è stata quella di ieri sera per Nabucco, che siamo tornati a vedere in Arena con un cast completamente diverso. Gremita in ogni ordine di posto sia in platea che sulle gradinate, con il cielo limpido ed una luna splendente, ancora una volta la storia di Nabucodonosor e delle sue figlie ha preso vita, con un cast stellare che, complice forse anche l’atmosfera creata dal pubblico molto partecipe, ha fatto ricordare i fasti di una volta.  
Abbiamo già scritto della regia tradizionale e un po’ statica, firmata di Gianfranco de Bosio con scene di Rinaldo Olivieri, ripresa ancora una volta per l’anfiteatro lirico più famoso al mondo. Ma bisogna anche aggiungere che per gli amanti del classico per eccellenza risulta sempre azzeccata e probabilmente non stancherà mai. Inoltre i costumi sgargianti creati per questo allestimento contribuiscono non poco ad arricchire quanto proposto in scena. Così il tempio, la città di Gerusalemme, la reggia di Babilonia, e naturalmente le folle a riempire il palcoscenico, pur essendo ‘datati’, rendono comunque giustizia alla storia narrata. Se poi il cast è quello di ieri sera, allora il gradimento è assicurato.

Grandissima attesa ben ricompensata per il tenore  Plácido Domingo, che rappresenta soprattutto quest’anno una figura di padre artistico del Festival. Indossa le vesti di Nabucco, cantando quindi nell’area baritonale, che evidentemente ora sente più congeniale alle sue corde. L’Artista si da’ al cento per cento sul palcoscenico: senza mai darsi tregua impersona il ruolo del titolo con una intensità che metterebbe davvero a dura prova la resistenza di chiunque. Ed è straordinaria la sapiente maestria, che soltanto esperienza e tecnica possono donare, con cui risolve i punti più impervi, ove chiaramente una voce baritonale pura sarebbe stata più a suo agio, come egli solo sa fare.  

Degna compagna d’avventura la malvagia ed intensa Abigaille di Amarilli Nizza. Soprano di innegabile presenza scenica, il suo carisma cattura per tutta la durata della rappresentazione. Sembra di provare le sue stesse emozioni, tanto ella riesce a trasmettere in scena con la sua interpretazione. L'Artista è sicura in tutta la gamma del suo registro, risolve i salti di ottava senza colpo ferire, dotata di un centro corposo che sfocia in bellissimi acuti potenti e precisi. Si muove sul palco in piena armonia col collega Domingo, come ha evidenziato il duetto ‘Donna, chi sei?. Di straordinaria bellezza ‘Anch'io dischiuso un giorno’, che corona una prova maiuscola e da manuale.

Notevole anche la prova di Raymond Aceto. Subito si pone con autorevolezza sulla scena, offrendo uno Zaccaria di classe e piglio severo che contribuisce al successo della serata. La sua voce è maestosa e cavernosa allo stesso tempo, che unita a doti attoriali di pregio, gli consentono di offrire una prova azzeccatissima e pertanto lungamente applaudita.

Ismaele è un corretto Giorgio Berrugi. La voce del tenore è di bel velluto, agile e sicura. Soffre un po’ i limiti registici, ma può esprimere ugualmente le sue doti, in particolare evidenza nel duetto 'Fenena! O mia diletta!', offrendo una prova dignitosa e del tutto in linea con la serata.

Buona la prova di Geraldine Chauvet, Fenena, che non possiede il carisma delle sua antagonista, ma si fregia di una voce melodiosa dal suono dolce che le consente di ben figurare sul palco.
Gli altri protagonisti Gianluca Breda, il Gran sacerdote di Belo, Cristiano Olivieri, Abdallo, e Francesca Micarelli, nelle vesti di Anna, si inseriscono degnamente a completamento del cast.

Il maestro Julian Kovatchevconferma la sua direzione energica e ieri è parso in particolar modo coinvolto nella conduzione orchestrale, anch’egli galvanizzato dalla particolare atmosfera della serata.  
Il coro diretto da Armando Tasso è parso in forma migliore rispetto al precedente ascolto, forte di un contorno decisamente motivante.

Atmosfera di grazia per tutti i protagonisti, premiati dagli applausi scroscianti che per diversi minuti il pubblico ha rivolto loro al termine, con in primis il Maestro Domingo e la Signora Nizza.
MTG

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Julian Kovatchev
Regia
Gianfranco de Bosio
Scene
Direttore del coro
Rinaldo Olivieri
Armando Tasso



GLI INTERPRETI
Nabucco
Plácido Domingo
Ismaele
Giorgio Berrugi
Zaccaria
Raymond Aceto
Abigaille
Amarilli Nizza
Fenena
Geraldine Chauvet
Gran Sacerdote di Belo
Gianluca Breda
Abdallo
Cristiano Olivieri
Anna
Francesca Micarelli

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA




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GALA DOMINGO – HARDING, ARENA DI VERONA, giovedì 15 agosto 2013, ore 22,00

Più che Gala 'Domingo-Harding', la serata speciale che ieri sera si è svolta in Arena a Verona poteva essere intitolata 'Domingo and Friends',  dal momento che il lungo concerto ha visto esibirsi sul palco, non solo il grande direttore artistico onorario del Festival, ma anche altri valenti compagni di viaggio che hanno regalato davvero momenti speciali ed emozionanti.
Un programma ricchissimo che ha visto naturalmente omaggiati i due grandi compositori celebrati quest’anno: Verdi e Wagner, con arie e sinfonie tratte dalle loro opere più acclamate e rappresentate. L’atmosfera amichevole e la bravura del cast hanno contribuito a regalare uno spettacolo molto applaudito.
Il palco è stato adornato semplicemente con due sfingi ai lati, ormai emblema dell’anfiteatro, mentre degli arbusti a fusto alto hanno incorniciato la buca dell’orchestra.

Il maestro Placido Domingo è parso in forma fisica ed ha cantato con grande partecipazione ed entusiasmo, trasmettendo la sua ormai proverbiale energia e passione. La sua verve interpretativa è sempre impressionante, si immerge con totale impegno nei ruoli che man mano interpreta, ora come tenore, per le arie di Wagner, con Parsifal e Die Walküre (Sigmund), ora come baritono, per Verdi, nella lunga sezione dedicata al Simon Boccanegra di cui è protagonista. Un Artista capace di reinventarsi ed accettare sempre nuove sfide. Ed il pubblico lo ha lungamente premiato ad ogni sua apparizione.

Ad accompagnare il grande Maestro, sul palco giovani e bravi artisti: il mezzosoprano Violeta Urmana ha aperto la serata subito dopo la Ouverture da La forza del destino, interpretando la principessa Eboli dal Don Carlo con ‘O Don fatale’. Successivamente ha messo in fila le difficili arie di Isolde ‘Liebestod, dal Tristan und Isolde, e da Die Walküre ‘Der Männer sippe’, l’aria di Sieglinde. Il suo strumento è ricco e pastoso, dalle tinte brunite che risaltano particolarmente nei ruoli proposti, e non manca la presenza scenica a condire copiosamente la sua performance.

L'elegantissimo soprano Susanna Branchini ha impersonato Elisabetta di Valois con la bellissima ‘Tu che le vanità’ dal Don Carlo,  e Amelia nei concertati dal Simon Boccanegra. La sua voce corre rotonda e calda nell’aria, e l'interprete si pone sul palco con tenacia e grande forza esecutiva, degna delle eroine a cui da' vita con grazia ed austerità.

Meraviglioso il tenore Francesco Meli, che ha colpito al cuore con la sua aria di Macduff dal Macbeth, e con il ruolo di Gabriele con l’aria "Oh inferno!...Amelia qui!’ dal Simon Boccanegra. L’intensità delle sue interpretazioni sono il giusto complemento di una voce melodiosa dalla pasta morbida, che si esalta nell’ottava acuta.

Bella sorpresa il soprano Evelyn Herlitzius, che ha tempra e voce da vendere. Presenza scenica, interpretazione e grinta in mostra con Wagner: da Tannhäuser l’aria di Elisabeth ‘Allmächt'ge Jungfrau‘, e dal Götterdämmerung l’aria di Brünnhilde ‘Starke Scheite schichtet mir dort’.

Il basso Vitalij Kowaljow possiede un timbro ruvido ed un piglio austero, in evidenza con ‘Leb wohl, du kühnes, herrliches Kind’, da Die Walküre.  Infine, insieme per il finale del III atto dal Simon Boccanegra, il Maestro Domingo con Branchini, Meli e  Kowaljow, e per il finale del I atto dallo stesso, si sono uniti ai colleghi i bravi  Davit Babayants e Gianluca Breda

L’orchestra dell’Arena è stata diretta dall’altro strepitoso protagonista del gala: Daniel Harding. Molto atteso a Verona, la sua fama non lo ha tradito. Il giovane direttore è stato il valore aggiunto della serata. Dotato di gran carisma, sul podio ha il piglio giusto ma non eccessivo di chi conosce il proprio mestiere: l’orchestra lo segue, fa suo il repertorio verdiano quanto quello wagneriano con estrema sensibilità. Presta attenzione ai dettagli, accarezza le note con sentimento e spinge ove il dramma incede. Ha in sintesi intessuto nota dopo nota un prezioso manto musicale, sul quale le caratteristiche di ogni protagonista hanno potuto emergere e farsi apprezzare.

Bene anche il coro preparato da Armando Tasso, che ha lodevolmente eseguito col giusto pathos sia ‘Patria oppressa’ dal Macbeth, che l’immancabile ‘Va pensiero’ dal Nabucco, nonché da I Lombardi alla Prima Crociata ‘O Signore, dal tetto natio’. Molto bella anche l’entrata nel ‘Nur eine Waffe taugt’ dal Parsifal, lieve e poi maestoso, con Domingo ad interpretare Parsifal.  

Vista la corposità del programma, si poteva far cominciare la serata anche al consueto orario delle 21,00, poiché non appena l’ultima nota è stata emessa, data l’ora molto tarda, un folto numero di presenti si è portato frettolosamente verso le uscite. Pertanto, costoro non hanno goduto del siparietto finale inscenato per il bis: il maestro Harding che intona il coro del Trovatore: ‘Vedi! Le fosche notturne spoglie’, e Placido Domingo che prende il posto del maestro sul podio, il quale si accomoda tra i violini primi, ‘costringendo’ il rimpiazzato ad accomodarsi fra i contrabbassi. Pubblico in estasi!   
Successo pieno per tutti, con tributi di affetto a Domingo, lungamente salutato ed acclamato. 

MTG













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RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, martedì 13 agosto 2013, ore 21,00

Penultimo titolo in programmazione al Festival del Centenario, Rigoletto completa la trilogia popolare in Arena a Verona, dopo Traviata e Trovatore. In quest’Opera dalle tinte fosche, il riso beffardo del giullare di corte non è altro che la maschera di un uomo che non ha nulla, se non l’amore per la figlia come impagabil tesor. Essere costretto a far divertire una razza vile e dannata, fingere di essere allegro quando in seno cresce una serpe che consuma e logora la mente, è un destino che porta quasi sempre a colpire se stessi o gli affetti più cari. Il ruolo di Gilda, l’adorata figlia del deforme protagonista, non è solo quello di una fanciulla indifesa che viene ingannata dall’uomo che tanto ama, ma è anche l’immagine di una figura femminile con la propria dignità, una eroina che non può permettere si compia un delitto atroce né nei confronti dell’amato, né di chiunque altro. Si immola essa stessa, lasciando il genitore nello strazio più totale.

Ed ecco che nella collaudata regia di Ivo Guerra, grazie alle scene di Raffaele Del Savio ed agli splendidi costumi di Carla Galleri,  possiamo immergerci in tutte queste sensazioni. Lo sfarzo del primo atto, con la corte di Mantova in grande spolvero, il palazzo del Duca riccamente allestito, uno splendido balletto di tritoni e sirene ad allietare gli astanti, lascia presto il posto alla silenziosa piazza antistante la casa di Rigoletto in un’atmosfera decisamente più contenuta, ove si susseguono il duetto d’amore ed il rapimento subito dopo. Ancora, nel secondo atto, una splendida scalinata con arco centrale fa da sfondo alle confidenze della fanciulla oltraggiata ed alla successiva tanto invocata tremenda vendetta. Infine, ultimo atto nella foschia, con in primo piano la locanda di Sparafucile e sua sorella sulla destra del palco. Padre e figlia arrivano su di una barca ed assistono alle prodezze del Duca da dietro una rete eretta a mo’ di separé poco distante dall’ingresso della locanda stessa. Imponente e sempre presente sin dall’inizio, il castello di Mantova in lontananza. Una scenografia tradizionale che costituisce una garanzia di successo evergreen.

Se è ovvio che il cardine di tutta la vicenda è il vecchio gobbo maledetto, ancora di più lo è con il protagonista della serata, un Leo Nucci che ancora una volta mostra di avere sempre tantissime cartucce da sparare, mettendo a segno un colpo dopo l’altro. Il suo Rigoletto è un uomo ‘vissuto’, che riesce ad equilibrare e rendere credibile, sia il buffone sprezzante che non teme i cortigiani, sia il padre fin troppo adorante della propria figlia, e pertanto drammaticamente sopraffatto dagli eventi. È l’indiscusso re della scena su cui si muove agilmente, canta senza risparmio un ruolo fortemente suo, ipnotizzando il pubblico con ‘Cortigiani, vil razza dannata’, e conquistandolo definitivamente con l’immancabile bis della ‘Vendetta’.  

Splendida sorpresa della serata, il debutto in Arena della giovane Olga Peretyatko nei panni di Gilda. L’interprete coglie il senso della vicenda con sensibilità e passione. Il suo incedere lieve ma deciso, la sua espressività, unitamente ad una voce uniforme in tutta la gamma, dalla pasta soavemente acuta, sì da riecheggiare come un usignolo tra i boschi, ne decretano un successo pieno.

Molto adatto alla parte il tenore Saimir Pirgu, è un Duca affascinante e interessante. L’interprete ha messo in luce il lato passionale del personaggio, risultando convincente soprattutto nel duetto con Gilda e nell’aria ‘Ella mi fu rapita!’. La sua voce sale molto in alto e si sfoga a pieno con l’applauditissima ‘La donna è mobile’, che non è stata bissata nonostante le richieste, evidentemente per motivi di tempo.
Altra piacevole sorpresa lo Sparafucile di Andrea Mastroni: la facilità con cui si sofferma sulle note profondamente gravi, grazie al suo strumento bruno e dai toni quasi misteriosi, rende decisamente credibile l’interpretazione.

Sua sorella Maddalena è una ormai avvezza al ruolo Anna Malavasi. Il suo temperamento e la voce corposa trovano un buon adattamento a questo ruolo, rendendo nel complesso positiva la sua prova.
Bella voce piena per il Monterone di Abramo Rosalen, anche ben interpretato, e la Giovanna di Milena Josipovic , eseguita correttamente. Bene anche la resa interpretativa dei ruoli di Matteo Borsa e del Conte di Ceprano, rispettivamente Saverio Fiore e Dario Giorgelè, nonché di Marullo, Marco Camastra. Completano il cast Francesca Micarelli , Victor Garcia Sierra e  Irene Favro, alias la Contessa di Ceprano, l’usciere di corte ed il paggio della contessa.

A capo dell’Orchestra veronese debutta dopo il gala verdiano il Maestro Riccardo Frizza. La sua lettura dello spartito è attenta e priva di eccessi, con una sottolineatura dei momenti drammatici, ma senza appesantire l’organico.
Il Coro diretto da Armando Tasso ha un bell’impasto vocale e si trova decisamente più a suo agio quando non è costretto a cantare in gruppi distanti sull’immenso palco dell’anfiteatro.

Ancora una serata decisamente d'atmosfera, un successo pieno per tutti, con ovazioni per Nucci, Peretyatko, Frizza.

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Riccardo Frizza
Regia
Ivo Guerra
Scene
Raffaele Del Savio
Costumi
Direttore del coro
Carla Galleri
Armando Tasso


GLI INTERPRETI

Il Duca di Mantova
Saimir Pirgu
Rigoletto
Leo Nucci
Gilda
Olga Peretyatko
Sparafucile
Andrea Mastroni
Maddalena
Anna Malavasi
Giovanna
Milena Josipovic
Il Conte di Monterone
Abramo Rosalen
Marullo
Marco Camastra
Matteo Borsa
Saverio Fiore
Il Conte di Ceprano
Dario Giorgelè
La Contessa di Ceprano
Francesca Micarelli
Un usciere di corte
Victor Garcia Sierra
Un paggio della duchessa
Irene Favro


ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Brenzoni

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LA MUSICA CLASSICA ITALIANA: BASSI E BARITONI

Continua il viaggio tra i talenti musicali del nostro paese e questa volta parliamo del velluto vocale, unito per questa occasione, del basso e baritono, che col suo fascino conquista ed emoziona il pubblico ogni qualvolta uno sciupa femmine come Don Giovanni, un malvagio come Macbeth, un istrionico Figaro, un sensibile Marcello, o un furbacchione come Dulcamara o Don Basilio, e via dicendo, prendono vita sui palcoscenici di tutto il mondo. Mai come in questo caso devo dire che c'è l'imbarazzo della scelta, perché abbiamo davvero tanti artisti straordinari dotati di questo timbro di voce. Così ho preso in considerazione solo dieci nomi rappresentativi, sempre attorno ai quarant’anni, e ovviamente in puro ordine alfabetico. 

Una delle eccellenze italiane è il basso/baritono Simone Alberghini: a soli quarant’anni vanta  una carriera importante che lo vede protagonista nei teatri di tutto il mondo con sempre significativi successi. Specializzato in ruoli prevalentemente belcantistici, la sua voce molto duttile, coadiuvata da una notevole abilità interpretativa,  gli consente di alternare ruoli comici a ruoli di estrema drammaticità. Padronanza della tecnica canora e gran classe nel muoversi in scena sono la sua ricetta vincente.



Fabio Maria Capitanucci è un altro bell’esempio di canto generoso e impegno sulla scena. Il baritono vanta già alla sua età numerosi successi in campo internazionale. Con Mozart, Rossini e Donizetti come  suoi cavalli di battaglia, è abile anche in repertorio pucciniano e verdiano. Un Artista a tuttotondo sempre più apprezzato e richiesto da grandi teatri d'opera.



Altro elemento di grande interesse è sicuramente il basso Luca dall’Amico. Si sta facendo veramente apprezzare in teatri prestigiosissimi ed in manifestazioni di gran rilievo, attirando crescente attenzione su di sé per le sue qualità artistiche. Voce profonda e salda gli consentono di muoversi in un repertorio vasto che comprende sia ruoli più leggeri, che fortemente drammatici ed impegnativi, sempre con ottima preparazione vocale e profondo studio dei personaggi.



Giovane cantante di spicco delle ultime stagioni d’opera è il baritono Alessandro Luongo. Anche questo Artista può annoverare un repertorio ampio che abbraccia diversi stili operistici, compresi quelli di autori più recenti, che da’ modo di apprezzare la sua voce in tutta la gamma di estensione. Fa già parlare molto bene di sé e continuerà a darci molte soddisfazioni in futuro.  



Splendido protagonista a livello internazionale  già da diversi anni, nonostante la giovanissima età, il baritono Simone Piazzola. Interprete sensibilissimo, dalla straordinaria presenza scenica e padronanza piena dei ruoli che interpreta, con una predilezione per il repertorio verdiano, incanta le platee mondiali con la sua voce baritonale chiara e consistente e per il fraseggio perfetto. Un riferimento per i ruoli drammatici, una punta di diamante, vanto della nostra scuola operistica.

Continuiamo con un altro Artista di grande personalità: il basso/baritono Vito Priante. Definito artista raffinato e versatile, specialista della musica barocca che coglie nella parola il giusto accento per offrire sempre interpretazioni magistrali.



Grandissimo talento in evidenza nelle ultime stagioni teatrali, che sta lasciando sempre stupore in chi assiste alle sue interpretazioni, il giovane baritono Luca Salsi. La sua voce vellutata corre via nei teatri ed arene di tutto il mondo senza freni e con perizia, si sta facendo valere come intenso interprete soprattutto del repertorio verdiano, in ruoli impegnativi e che richiedano grandi doti attoriali, tecnica e precisione esecutiva. Una altro giovane Artista che ci rende fieri del nostro patrimonio culturale.



Altro interprete di notevoli qualità è il baritono Vincenzo Taormina. Si distingue per il suo modo di affrontare il palcoscenico con partecipazione viva ed attenta, entra nei personaggi con grande maestria accompagnata da un canto fluido e preciso, un fuoriclasse senza dubbio.



Interprete di rilievo per i ruoli belcantistici e non solo, è il basso/baritono Nicola Ulivieri. Spigliato sul palco, preparato vocalmente, si annovera tra gli artisti italiani che si stanno facendo onore nei teatri più importanti negli ultimi anni per le sue interpretazioni centrate.



Chiudiamo questa carrellata con un interprete davvero imponente, dotato di una voce particolarissima: è il baritono Marco Vratogna. Grazie alla potenza del suo strumento scuro e drammatico, canta con la tempra adatta ai ruoli soprattutto verdiani, e colpisce per le sue abilità esecutive. Scoperto anche da istituzioni e teatri internazionali, è un altro grandissimo orgoglio italiano.



Un grazie dunque a tutti questi artisti e splendidi uomini, che donano fiducia al settore della lirica in questo difficile momento e che rendono me e tutti gli italiani fieri di far parte di un paese così ricco di talenti!


MTG
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UN BALLO IN MASCHERA – GIUSEPPE VERDI, TEATRO ALLA SCALA , MILANO, 22 luglio 2013, ore 20.00

“Trasvolai nel manto serrato,
Così che m'han preso per un dell'agguato,
E intesi taluno proromper: L'ho visto,
È il sire; un'ignota beltade è con esso.
Poi altri qui volto: Fuggevole acquisto!
S'ei rade la fossa, se il tenero amplesso
Troncar di mia mano repente saprò. “

Nuova produzione del Teatro alla Scala, questo Ballo in Maschera verdiano ce lo ricorderemo per parecchio tempo....
Capolavoro di perfetta ambiguità ed equilibrio, perennemente in bilico tra commedia e tragedia, tra seicento e settecento, tra America ed Inghilterra, il capolavoro Verdiano è la sintesi completa di come il gioco delle parti a volte non sempre riesca come si vorrebbe.
E a trarre le fila di questo gioco delle parti è stato chiamato nel teatro meneghino, Damiano Michieletto, talentuoso regista veneziano che più volte ci ha regalato momenti di vero godimento visivo e intellettivo, in altre produzioni, in altri teatri.
Per il Teatro alla Scala, avvalendosi delle tecnicissime scene di Paolo Fantin e dei volutamente anonimi costumi anni novanta di Carla Teti, Michieletto ha pensato ad un Ballo in Maschera marcatamente provocatore, ideato su una concettualità di base che vede l'azione trasportata in una America di Nixoniana o Reganiana memoria, e in effetti più volte durante la recita sembrava di assistere ad una recita di 'Nixon in China' piuttosto che al Ballo in Maschera Verdiano.
L' idea di Michieletto non disturba l'azione, anzi molto spesso la valorizza e la rende molto interessante, il fatto stesso di attualizzarla e contestualizzarla in scene che oggi ci appaiono di frequente e in ambienti scenografici a noi comuni, risulta intellettualmente un gioco stimolante e che paga sotto il profilo della curiosità e dell'interesse al rinnovare un libretto già di suo perfetto.
L' unico problema della produzione intellettiva di Michieletto è però un altro: sa già di vecchio e di già visto.
Potrei citare così a memoria le produzioni di Pizzi a Piacenza o di De Tomasi a Fidenza qualche anno fa, dove già allora vedemmo un' Ulrica santona o imbonitrice televisiva e un Riccardo politico americano, e ancora il Riccardo politico con Oscar segretarioa a Berlino per la regia di Morabito, oppure le puttane sul cavalcavia che si menano del Parsifal di Bieito, per non parlare delle sagome della scena finale già viste e riviste in numerose produzioni di Lehnohff o di Kusej.
Michieletto comunque ci mette del suo e alla fine porta a casa uno spettacolo interessante ma non memorabile.

La produzione musicale vedeva sul podio del Piermarini Daniele Rustioni.
Affidare ad un ragazzo, seppur talentuoso, una partitura piena di insidie e di richieste di massimo studio e maturità come quella del Ballo verdiano, credo non sia stata una scelta felicissima da parte del Teatro alla Scala.
Rustioni ci presenta una concertazione legata alla più frusta tradizione, appesantita però da una completa mancanza di un'idea, di un brivido, di un'emozione.
L'orchestra della Scala ci mette del suo, risultando spesso svogliata e imprecisa, negli assiemi come nelle scelte agogiche spesso pericolosamente al limite della tenuta d'assieme.

Precisa e volenterosa la prova del coro guidato da Bruno Casoni.
Amelia era Sondra Radvanosky.
La cantante americana possiede un organo vocale potentissimo, di una tenuta esemplare, con acuti precisi e sicuri. Riuscisse a regalarci qualche modulazione dinamica, e una dizione più precisa, risulterebbe un' Amelia validissima. Prova comunque di alto livello.

Marcelo Alvarezera Riccardo.
Generosissimo cantante, Alvarez non si risparmia per tutta la recita, tratteggiando un Riccardo spavaldo e gigione (forse troppo a volte). Voce calda e suadente quella del tenore argentino che pecca a volte solamente per qualche attacco eccessivamente scoperto o per un fraseggio non proprio esemplare.

Zeljko Lucic era Renato.
Il baritono serbo, probabilmente terrorizzato dal clima in sala, ha fatto una recita in divenire.
Sfocato e spinto nel canto di conversazione nel primo atto, nel secondo e terzo atto si risolleva regalandoci un “Eri tu” encomiabile per finezza e interpretazione.

Ulrica era Marianne Cornetti.
Artista completa e precisa, la Cornetti incesella un'esecuzione da manuale, nonostante i segni del tempo comincino a farsi sentire e la sua salita alla parte superiore del rigo musicale risulti faticosa, la Signora Cornetti è e rimane una grande artista.

Serena Gamberoniera Oscar, e ci regala un Oscar  preciso e bello, avallato da una voce baciata dalla natura sicura e chiarissima, degna allieva della sua compianta maestra Alida Ferrarini dalla quale ha imparato sicuramente il fraseggio pulitissimo e una tecnica formidabile.
Forse complice la gravidanza, il caldo opprimente di questi giorni e la soporifera direzione di Rustioni, qualche volta è risultata sfasata negli assiemi e in qualche battuta nel tremendo concertato finale della scena quarta del terzo atto, ma la sua rimane una prova comunque maiuscola.

Precisi e bravi il Samuel di Fernando Rado e il Tom di Simon Lim.
Sprecata per una parte cosi piccola la bellissima voce di Alessio Arduini come Silvano, ci auguriamo di sentirlo presto in altri ben più impegnativi ruoli.
Corretti il giudice di Andrej Glowienka e il servo di Amelia di Giuseppe Bellanca.

Applausi convinti per tutti e qualche contestazione per Rustioni.

Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

Direttore        Daniele Rustioni
Regia              Damiano Michieletto
Scene              Paolo Fantin
Costumi         Carla Teti
Luci                Alessandro Carletti

GLI INTERPRETI

Riccardo        Marcelo Álvarez
Renato           Zeljko Lucic
Amelia            Sondra Radvanovsky

Ulrica             Marianne Cornetti
Oscar              Serena Gamberoni
Silvano           Alessio Arduini
Samuel           Fernando Rado
Tom                Simon Lim
Un giudice     Andrzej Glowienka
Un servo        Giuseppe Bellanca

d’Amelia


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