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Manca poco all'avvio della stagione artistica della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento: ecco il programma sinfonico ed operistico.

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COMUNICATO STAMPA

Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

60a Stagione Sinfonica

28 e 29 gennaio esecuzione in prima assoluta di

 Background Checks di Fabio Cifariello Ciardi

 

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Stagione di opera contemporanea 2020

dal 18 gennaio

Negli ultimi mesi la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento ha rinnovato il proprio marchio compiendo una scelta di semplificazione di immagine che si abbina a un percorso culturale e artistico articolato, che nel partire dalla tradizione abbraccia la contemporaneità.  Un percorso, ormai ben tracciato, fatto di programmi variegati concepiti per offrire al pubblico esperienze di ascolto e visive uniche, aperte alle tendenze sperimentali senza rinunciare a frequentare e coltivare la grande tradizione musicale occidentale. Un percorso, quindi, che guarda al futuro e porta con sé la propria storia, riflettendosi di conseguenza nelle scelte artistiche sia della Stagione Sinfonica, giunta alla sua 60 esima edizione, sia alla Stagione di Opera Contemporanea.

Stagione Sinfonica

La 60a Stagione sinfonica dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, di cui è direttore principale dal 2014 Arvo Volmer, ha preso avvio lo scorso ottobre e si protrarrà sino a maggio, per un totale di quattordici concerti proposti a Bolzano (Auditorium) e il giorno seguente a Trento (Auditorium S. Chiara).

Il 2 novembre del 1960 l’Orchestra Haydn iniziò la sua attività concertistica con il Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart, pagina che riprenderà l’11 e il 12 febbraio 2020, con la direzione di Hansjörg Albrecht. Ma anziché accontentarsi di concerti celebrativi, dichiara il suo direttore artistico Daniele Spini, «preferiamo contribuire a disegnarne il futuro: così in questa stagione, come in quella che seguirà e durante la quale cadrà il suo sessantesimo compleanno, più concerti saranno legati da un filo sottile ma solido all’interno di un progetto che abbiamo voluto chiamare “Haydn: 60 anni e oltre”, dedicato alle quattro composizioni nuove da noi commissionate: Sinfonia (après Haydn 104) di Mauro Cardi, Infinito Concerto doppio per violoncello e pianoforte di Arturo Fuentes, Background Checks di Fabio Cifariello Ciardi e The Offline Side di Andrea Mattevi».

Già eseguite in novembre e dicembre le composizioni di Mauro Cardi e del messicano Arturo Fuentes, l’Orchestra Haydn si appresta a proporre il 28 e 29 gennaio Background Checks di Fabio Cifariello Ciardi, compositore interessato alla percezione, alla memoria e all’uso della tecnologia applicata a diversi fenomeni che raccontano il nostro presente. Tra i suoi interessi precipui è la trascrizione strumentale delle inflessioni e dei ritmi della voce parlata: Background Checks riflette questo suo orientamento e si rifà a uno degli ultimi discorsi tenuti da Barack Obama in qualità di Presidente degli Stati Uniti. Un discorso unico, toccante, appassionato, interrotto da attimi di inaspettata commozione, nel corso del quale Obama  affrontò il tema del controllo dei dati giudiziari che negli Stati Uniti dovrebbe sempre precedere la vendita delle armi: la composizione di Fabio Cifariello Ciardi tenta di indagare quel momento con una sorta di «lente acustica», trasferendo in partitura le inflessioni, i ritmi, le pause della voce di Obama in un fitto contrappunto fra l’orchestra, il video e l’audio originale del discorso.

Il 21 e 22 aprile, infine, The Offline Side di Andrea Mattevi aprirà i due concerti nel corso dei quali Ariel Zuckermann dirigerà anche la Sinfonietta di Poulenc e la Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56 "Scozzese" di Mendelssohn.

Il nuovo cartellone sinfonico dell’Orchestra Haydn vedrà ospite anche l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano che il 3 e 4 marzo 2020 si presenterà a Bolzano e Trento sotto la direzione del sassofonista Federico Mondelci con un originale Omaggio a Fellini, una Suite per sassofono e orchestra su musiche di Nino Rota, assieme al Concertino da camera di Jacques Ibert e Scaramouche di Darius Milhaud. Ampio lo spazio dedicato al repertorio classico e romantico, con musiche di Haydn, Gluck, Mozart, Rossini, Mendelssohn Bartholdy, Schumann e Wagner. L'attenzione si concentrerà anche sul catalogo sinfonico beethoveniano, di cui nel 2020 si festeggerà il 250° anniversario della nascita.

Stagione di Opera Contemporanea

S’intitola Angel or Demon la quinta edizione della Stagione d’Opera Contemporanea della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. La direzione artistica di Matthias Lošek porta l’opera ad investigare il rapporto tra bene e male iniziando con due significative opere cameristiche: Radames di Péter Eötvös e Lohengrin di Salvatore Sciarrino. Seguono il Don Giovanni di Mozart, Clown Time della Compagnia Abbondanza/Bertoni, progetto vincitore del concorso di teatro musicale FRINGE, e l'opera Alice di Matteo Franceschini. Infine, la prima mondiale di Toteis della compositrice di Bressanone Manuela Kerer, che segna l'inizio di un progetto che coinvolgerà alcuni compositori dell’Euregio (Tirolo-Alto Adige-Trentino).

La stagione d'opera sarà inaugurata sabato 18 gennaio 2020 al Teatro Comunale di Bolzano con un dittico dell'Orchester und Theater Biel Solothurn: Radames del compositore ungherese Péter Eötvös e Lohengrin di Salvatore Sciarrino reinterpretano due dei più famosi soggetti della letteratura operistica. L’abbinamento delle due opere cameristiche è basato su un elemento essenziale: in entrambi i lavori, l'attore principale è privo di un partner sul palco.

Al di là di buono e cattivo c’è il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart e del suo librettista Lorenzo Da Ponte. In coproduzione con il Teatro di Pisa, Don Giovanni sarà l'8 febbraio 2020 al Teatro Sociale di Trento nell’allestimento che reca la regia di Christina Pezzoli e che getta uno sguardo inconsueto sul libertino, portando in scena un Don Giovanni «puer aeternus» (eterno fanciullo). Un narcisista instancabile, che si abbandona ai suoi umori con grande giocosità, senza tener conto delle perdite, che respinge chiunque gli si voglia avvicinare e non prende troppo sul serio la vita, le donne, la morte o Dio. Un uomo, in ultima analisi, che non ha riconosciuto o non ha voluto riconoscere l’alba di una nuova epoca e il conseguente declino dei suoi pari. A dimostrazione, ancora una volta, che l’opera di Mozart è senza tempo. 

Sabato 29 febbraio 2020 Il Teatro Sociale di Trento ospiterà Alice, opera composta da Matteo Franceschini, Leone d'argento alla Biennale di Venezia e Artist in Residence della Fondazione Haydn nella Stagione 2019/20. Matteo Franceschini ha composto la musica per conto dell'Orchestre National d'Ile-de-France e della Philharmonie de Paris. Per il Teatro Regio di Parma e Fondazione Haydn, il compositore trentino propone una nuova versione teatrale in italiano. Alice è una versione moderna di Alice nel paese delle meraviglie: I 30 personaggi presenti nel romanzo sono qui interpretati da 4 cantanti. Un soprano incarna Alice, e solo Alice. Il suo viaggio diventa un angosciante labirinto nel quale è condannata a ritrovare costantemente le stesse figure. L’opera vuole mettere in evidenza la formidabile meccanica narrativa per la quale tutto è illogico, mentre i personaggi reclamano costantemente il contrario.

Il 21 febbraio 2020 sarà rappresentato a Bolzano (Teatro Studio) il progetto vincitore dell’ultima edizione di FRINGE, bando dedicato alle realtà del territorio: Clown Time della Compagnia Abbondanza/Bertoni. Lo spettacolo porta in scena un dialogo immaginario fra Arnold Schönberg, al centro di FRINGE, e del regista cinematografico David Lynch, sfidando il pubblico con esperienze auditive e visive. Accostando le soluzioni di tipo atonale di Schönberg alle scelte anti-drammaturgiche di Lynch, il lavoro della Compagnia Abbondanza/Bertoni si prefigge l’utopia di trasformare il suono in immagine.

Il 13 marzo 2020 al Teatro Comunale di Bolzano, la Stagione di opera 2020 si concluderà con la prima mondiale di Toteis della compositrice Manuela Kerer, con libretto di Martin Plattner. Toteis, una coproduzione di Fondazione Haydn, Neue Oper Wien e Vereinigte Bühnen Bozen, tratta la figura di Viktoria Savs (nata a Merano nel 1899), che prestò servizio come soldato a sedici anni nella Prima Guerra Mondiale con il nome di Viktor, perdendo una gamba sul fronte dolomitico. Stilizzata dai media come “l'eroina delle Tre Cime”, nel 1933 entrò nel NSDAP (Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori). Figura discussa, Viktoria Savs è stata celebrata come un’eroina fino alla sua morte, avvenuta nel 1979. “Le molte tinte di un personaggio complesso come Viktoria, si rispecchiano nella musica” afferma Manuela Kerer. Toteis riapre il caso della controversa storia di Viktoria Savs, creando un ponte con l’oggi. Fiorente Nazionalismo, addestrata freddezza, odio socialmente accettato: i fantasmi di quei giorni sembrano essere ancora molto attuali e ci portano nuovamente ad affrontare sul palcoscenico i fatti del mondo contemporaneo.

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STAGIONE LIRICA AL PAVAROTTI DI MODENA: IN SCENA IL NUOVO ALLESTIMENTO DI RIGOLETTO, IN COLLABORAZIONE CON FERRARA E LUCCA

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Va in scena al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena il 27 e il 29 novembre 2019 alle 20 e domenica 1° dicembre alle 15.30 Rigoletto, uno dei titoli più amati del grande repertorio verdiano, presentato in coproduzione con il Teatro Comunale di Ferrara e il Teatro del Giglio. Lo spettacolo si vedrà in un nuovo allestimento costruito dal teatro di Modena per la regia di Fabio Sparvoli, artista attivo a livello internazionale recentemente applaudito al Teatro Colòn di Buenos Aires e al Teatro Regio di Torino. Nel ruolo del titol4o canterà il baritono Marco Caria, uno degli allievi di Mirella Freni affermato in teatri come La Fenice di Venezia, la Staatsoper di Vienna e la Deutsche Oper di Berlino.

Il tenore Marco Ciaponi sarà il Duca di Mantova mentre Ramaz Chikviladze sarà Sparafucile. Nei principali ruoli femminili si ascolteranno Daniela Cappiello e Letizia Bertoldi nella parte di Gilda e la Maddalena di Antonella Colaianni. Sul podio David Crescenzi, anche alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro Lirico di Modena preparato da Stefano Colò.

Insieme a La bohème, vista a Modena in novembre, Rigoletto viene presentato nell’ambito delle celebrazioni dedicate a Luciano Pavarotti, in un progetto promosso da Modena Città del Belcanto che prevede la rappresentazione delle opere liriche interpretate dal tenore in ordine di debutto.

Composto su commissione del teatro La Fenice di Venezia, Rigoletto debuttò nel 1851 per proseguire le sue recite senza interruzione con intramontato successo, e resta ancora oggi fra le dieci opere più rappresentate al mondo. Scritto da Verdi alla soglia dei quarant’anni e da una posizione di operista ormai pienamente affermato nei teatri italiani, Rigoletto rappresenta un momento di svolta decisivo, sia nella produzione del compositore che per le sorti del melodramma. Abbandonati i grandi temi di ordine patriottico e risorgimentale, con Rigoletto Verdi concentrò la propria attenzione sulla figura umana, aprendo una strada che proseguirà con le successive Traviata e Trovatore, tre titoli che passeranno alla storia con l’etichetta di trilogia “romantica” o “popolare”. La novità che accomuna le tre opere, e che Verdi perseguì in Rigoletto come una necessità ormai irrinunciabile del suo teatro musicale, captava lo spirito di un romanticismo europeo di matrice moderna. Nell’intenzione di mescolare i due generi della commedia e della tragedia, Verdi si entusiasmò all’idea di mettere in musica Le roi s’amuse di Victor Hugo, un dramma dove il contrasto era sottolineato in massimo grado dal fatto che il protagonista era giustappunto un buffone. Il pianto e il riso si mescolavano nella vicenda del personaggio principale.

Fabio Sparvoli ha scelto un allestimento dalle linee essenziale, un contenitore dove far risaltare le contraddizioni della figura umana così come messe in musica da Verdi. “Padre? buffone? oppresso? vendicatore? In Rigoletto c’è qualcosa di tutto ciò, ma proprio per questo non riusciamo a esaurire per intero la sua figura; è la prima creatura di Verdi completamente realizzata. È proprio questa mancanza d’identità che mi ha portato a pensare che tutto diventa un mezzo, una pratica, tesi al raggiungimento di una verità personale insita nella ‘rappresentazione attoriale’ del buffone”.

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Alla Fenice di Venezia domenica 24 novembre 2019 Don Carlo regolarmente in scena

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COMUNICATO STAMPA                                                                   Venezia, 20 novembre 2019

 

A seguito del sopralluogo dei Vigli del Fuoco, delle prove di funzionamento degli impianti antincendio e preso atto del ripristino degli impianti necessari a garantire la sicurezza dell’immobile, il comando ha espresso parere favorevole al proseguo delle attività di pubblico Spettacolo in Fenice

Un grazie di cuore: è il messaggio che la Fondazione Teatro La Fenice invia con sincera commozione a tutti coloro che hanno dimostrato con gesti e azioni concrete la propria vicinanza e solidarietà nei confronti del Teatro veneziano. Sono stati giorni difficilissimi per la Fenice, giorni nei quali si lavorava forsennatamente per ripristinare l’operatività del Teatro auspicando la possibilità di poter inaugurare domenica 24 novembre con Don Carlo. La fiducia nella possibilità di ‘rinascere’ ancora una volta, superando le difficoltà tecniche e artistiche che l’alta marea dei giorni scorsi ha comportato, non è mai venuta meno nei dirigenti e nei lavoratori della Fondazione e negli artisti impegnati in questa produzione ed è stata ancor più rafforzata e convinta proprio grazie all’affetto e al sostegno dimostrati dagli amici e dai colleghi del comparto lirico-sinfonico, molti i messaggi di solidarietà da tutto il mondo.

Un commosso ringraziamento dunque al sovrintendente Alexander Pereira e al Teatro alla Scala di Milano, per aver deciso di aggiungere una recita straordinaria (venerdì 29 novembre 2019 alle ore 20.00) della serata di balletto Balanchine/Kylián/Béjart con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore del Teatro La Fenice: un’idea nata su impulso dei lavoratori del Teatro milanese e dei loro rappresentanti sindacali insieme alla direzione del Teatro. Tutta la mia gratitudine va al sindaco di Verona e presidente della Fondazione Arena Federico Sboarina che, con l’appoggio di tutte le organizzazioni sindacali di rappresentanza dei lavoratori, ha annunciato che l’incasso della prima dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, che si è svolta domenica 17 novembre, sarà devoluto al Teatro veneziano. Un grandissimo grazie va al Teatro dell’Opera di Firenze, per aver deciso di destinare alla Fenice l’incasso del concerto dell’Orchestra nazionale dei conservatori italiani, in programma il prossimo 30 novembre. Un sentito ringraziamento va al sindaco di Treviso Mario Conte e al presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto per l’ospitalità al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, dove in questi giorni il maestro Myung-Whun Chung ha effettuato le prove musicali di Don Carlo di Giuseppe Verdi con l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice.

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Doppio debutto per il pianista Antonii Baryshevskyi e per il direttore Valentin Uryupin al Comunale di Bologna

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Comunicato stampa

TCBO: doppio debutto per il pianista Antonii Baryshevskyi e per il direttore Valentin Uryupin

 

In programma pagine di Respighi, Šostakovič e Čajkovskij

Sabato 23 novembre ore 20.30, Teatro Comunale di Bologna

 

Sono entrambi ucraini e sono nati a soli tre anni di differenza: si tratta del pianista trentunenne Antonii Baryshevskyi e del direttore d’orchestra trentaquattrenne Valentin Uryupin, che saliranno per la prima volta sul palco del Teatro Comunale di Bologna per il concerto della Stagione Sinfonica in programma sabato 23 novembre alle ore 20.30.

Baryshevskyi, che ha iniziato a suonare il pianoforte a sei anni e ha ottenuto riconoscimenti di rilievo come il Primo Premio al Concorso Internazionale “Arthur Rubinstein” di Tel Aviv e il Premio del Pubblico e quello della Critica al Concorso Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano, interpreterà la Fantasia slava in sol minore per pianoforte e orchestra di Ottorino Respighi e il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra op. 102 di Dmitrij Šostakovič. Sul podio dell'Orchestra del Comunale Uryupin proporrà anche la Sinfonia n. 3 in re maggiore op. 29 "Polacca" di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Formatosi al Conservatorio di Mosca, dopo aver suonato in tutto il mondo come clarinettista Uryupin ha intrapreso la carriera di direttore d’orchestra e dal 2011 è Direttore residente dell’orchestra MusicaAeterna presso l’Opera di Perm, fondata nel 2004 da Teodor Currentzis.

Composta nel 1903 ed eseguita per la prima volta l'anno seguente proprio a Bologna, al Teatro Duse, la Fantasia slava testimonia l’influsso di Stravinskij e Rimskji-Korsakov sul primo Respighi. Non a caso, in quegli anni, l’autore della celebre "trilogia romana" ricopriva il ruolo di Prima viola nell’Orchestra del Teatro Imperiale a San Pietroburgo. Con il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Šostakovič si passa a pagine insolitamente fresche e brillanti, rispetto alle tinte cupe e drammatiche tipiche del compositore: il lavoro pare rappresentare una sorta di "squarcio gioioso", forse per il fatto che si trattava di un regalo per i diciannove anni del figlio pianista Maksim Dmitrievič – che lo eseguì nel 1957 a coronamento del suo percorso accademico al Conservatorio di Mosca –, forse poiché rispecchiava un certo senso di liberazione vissuto in Russia dopo la morte di Stalin. Chiude il programma della serata la Sinfonia n. 3 in re maggiore op. 29 detta Polacca, probabilmente in riferimento all'ultimo movimento "Allegro con fuoco", composta nel 1875 da Čajkovskij; l’unica nella sua produzione articolata in cinque movimenti e scritta nel modo maggiore, se si esclude l’incompiuta Sinfonia in mi bemolle maggiore.

Il concerto sarà registrato e trasmesso in differita su Radio3 Rai.

I biglietti – da 37 a 10 euro – sono in vendita sul sito www.tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Il giorno del concerto presso la biglietteria a partire da un’ora prima dell’inizio dell’evento.

Si avvicina la chiusura della Stagione Sinfonica 2019 del Comunale di Bologna, il cui decimo e ultimo concerto è previsto giovedì 28 novembre al Teatro Manzoni con la Quinta Sinfonia di Mahler diretta dall’israeliano Dan Ettinger.

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ACCADEMIA DI SANTA CECILIA - DAVID AFKHAM DIRIGE BRAHMS, WAGNER E LINDBERG

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Comunicato stampa

giovedì 21 novembre ore 19.30 – venerdì 22 ore 20.30 – sabato 23 ore 18.00

Stagione Sinfonica

Sala Santa Cecilia - Auditorium Parco della Musica

 

DAVID AFKHAM DIRIGE

BRAHMS E WAGNER

 

IN PROGRAMMA LA PRIMA ESECUZIONE ITALIANA DI TRIUMPH TO EXIT PER CORO E ORCHESTRA, COMPOSTA DA MAGNUS LINDBERG PER I CENT’ANNI DALLA FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.

 

Torna dopo tre stagioni di assenza nel cartellone di Santa Cecilia il giovane ma già affermato direttore tedesco David Afkham che, alla guida dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (giovedì 21 novembre ore 19.30, repliche venerdì 22 ore 20.30 e sabato 23 ore 18Sala Santa CeciliaAuditorium Parco della Musica) presenta un programma dedicato a Brahms e Wagner con un’incursione nella musica contemporanea di Magnus Lindberg.

Afkham, considerato tra i migliori direttori tedeschi della sua generazione, è stato da poco nominato Direttore principale e Direttore artistico del Coro e dell’Orchestra Nazionale di Spagna.  Dopo la vittoria del prestigioso Concorso Donatella Flick di Londra nel 2008, che gli ha spianato la strada verso le maggiori orchestre del mondo, Afkham è stato assistente di Valery Gergiev alla London Symphony Orchestra e di Bernard Haitink alla Royal Concertgebouw Orchestra e alla Chicago Symphony Orchestra.

Il concerto ceciliano si apre con il Preludio e morte di Isotta dal Tristano e Isotta di Richard Wagner, tra i massimi capolavori del sinfonismo romantico per poi proseguire con l’esecuzione di Triumph to exist, fortunatissima composizione per coro e orchestra del compositore finlandese Magnus Lindberg, scritta in occasione dell’anniversario dei cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, utilizzando un testo in lingua svedese della poetessa finlandese Edith Södergran.

“Sono particolarmente attratto dal lavoro di Edith Södergran” ha commentato Lidberg, “Fu la prima poetessa modernista finlandese e, come me, faceva parte della comunità di lingua svedese in Finlandia.  Il testo di Triumf att finnas till… (Triumph to Exist…), è stato da lei scritto nel 1916, nel mezzo della catastrofe e della disperazione della Prima Guerra Mondiale. Nonostante gli eventi mondiali dell'epoca, che fanno da sfondo al poema, la sua riflessione sulla caducità della vita è un'affermazione provocatoriamente positiva della gioia dell'esistenza, lo sfogo di chi rifiuta di sottomettersi alla disperazione che la circonda. Per me, dice qualcosa di profondamente essenziale sulla tragedia di milioni di giovani uomini che hanno dato la loro vita in quell'inutile massacro. Furono privati del semplice e umano trionfo di esistere.

Ogni sillaba grida di essere messa in musica”.

L’opera di Lindberg, tra i più ecclettici compositori della scena contemporanea internazionale, che sarà presentata in anteprima italiana e rientra nel progetto Music up close Network, si incastra perfettamente nel cartellone di repertori contemporanei che ogni anno l’Accademia propone.

A completare il programma la Terza Sinfonia di Johannes Brahms, che manca dal cartellone ceciliano dal 2010, quando venne diretta da Georges Prêtre per il suo ultimo concerto alla guida dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. La Sinfonia n. 3, diretta per la prima volta a Vienna da Hans Richter, si impose soprattutto per la straordinaria bellezza dei temi affrontati e dei numerosi riferimenti alla tradizione sinfonica dell’epoca. 

 

 

Sala Santa Cecilia – Auditorium Parco della Musica

giovedì 21 novembre ore 19.30 – venerdì 22 ore 20.30 – sabato 23 ore 18.00

Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

David Afkham direttore

 

Wagner Tristano e Isotta: Preludio e morte di Isotta

Lindberg Triumph to exist prima italiana - commissione Music Up Close Network

Brahms Sinfonia n. 3

 

Biglietti da 19 a 52 €  (Under30 sconto del 25%)

I biglietti possono essere acquistati presso:

Botteghino Auditorium Parco della Musica

Viale Pietro De Coubertin Infoline: tel. 068082058

Botteghino Via Vittoria 6 (adiacente Via del Corso, Roma)

solo tramite carta di credito o bancomat

dal lunedì al venerdì ore 11-19, sabato dalle 11 alle 14

Prevendita telefonica con carta di credito:

Call Center TicketOne Tel. 892.101

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VERONA DEDICA A MOZART UNA SETTIMANA DI EVENTI NELL’ANNIVERSARIO DEI 250 ANNI DALLA VISITA ALLA CITTÀ

Foto-conferenza-stampa

 

Verona si veste a festa per celebrare i 250 anni della visita di Mozart nella nostra città attraverso una serie di iniziative nate dalla collaborazione tra Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena.

È noto che per gli Artisti e i letterati del Settecento il viaggio in Italia fosse di primaria importanza poiché il nostro Paese era una fucina culturale di inestimabile valore e Verona costituiva, all’interno delle rotte dei viaggiatori, una delle tappe fondamentali. Ed è proprio a Verona che il giovane Mozart approda con il padre il 27 dicembre 1769 nel primo dei tre viaggi in Italia; i due entreranno in contatto con l’élite culturale della città e la visita culminerà il 5 gennaio 1770 con l’esibizione del giovane Mozart, non ancora quattordicenne, nella prestigiosa Sala Maffeiana ospite dell’Accademia Filarmonica.

logo_Mozart_a_VR_250_dark_ITAComune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena nell’anniversario dei 250 anni da quest’importante visita rendono omaggio al genio di Mozart attraverso alcuni concerti in sedi prestigiose e con una preziosa mostra presso la Biblioteca Civica, nell’ottica di una collaborazione che intende proseguire in futuro con altri progetti congiunti, con l’obiettivo di mettere in rete risorse e competenze delle diverse Istituzioni a servizio dello sviluppo culturale ed economico della città. Per l’occasione è stato creato un logo apposito che accompagna le differenti iniziative proposte per la ricorrenza.

Fondazione Cariverona propone un primo concerto il 5 gennaio alle 18.30 ospitato dall’Accademia Filarmonica nella cornice della Sala Maffeiana, con il soprano Britta Schwarz accompagnato da George Kallwit al violino, Francesco Galligoni al violoncello e Christine Schornsheim al fortepiano. Per il concerto della giornata inaugurale, il Comune di Verona ha predisposto un maxischermo in piazza Bra per trasmettere in diretta l'esecuzione e condividerla con tutta la cittadinanza.

Il 7 gennaio alle 20.30 presso la Chiesa di S. Tomaso Cantauriense, seguirà poi il tradizionale appuntamento musicale per celebrare la storica esecuzione mozartiana del 7 gennaio 1770, con un programma interamente articolato su musiche del compositore di Salisburgo eseguite dalla Venice Baroque Orchestra diretta da Andrea Marcon, con le voci soliste di Margriet Buchberger (soprano), Francesca Ascioti (contralto), Giacomo Schiavo (tenore) e Federico Benetti (basso).

Fondazione Arena ha dedicato al tema del Viaggio in Italia la rassegna autunnale in corso che attraversa l’Italia settecentesca in un percorso lirico e sinfonico, esplora il grande repertorio italiano romantico e approda al primo Novecento in un percorso cronologico e stilistico. La nuova Stagione Artistica 2020 aprirà quindi il 10 gennaio alle 20.00 (con replica l’11 gennaio alle 17.00) con un concerto al Teatro Filarmonico interamente plasmato su musiche di Mozart per celebrare proprio uno dei “viaggi” più significativi per la città di Verona. Nella duplice veste di direttore d’orchestra e pianista sarà protagonista l’artista di fama internazionale Alexander Lonquich.

Infine, dalla sinergia tra Accademia Filarmonica e Comune di Verona nasce la mostra bibliografico-documentaria 1770-2020: 250 anni di Mozart a Verona nelle collezioni della Biblioteca Civica curata da Agostino Contò e Michele Magnabosco, che dal 12 dicembre al 26 gennaio offrirà l’opportunità di ripercorre la presenza musicale del salisburghese a Verona dalla fine del Settecento ai nostri giorni con l’esposizione di rari spartiti musicali manoscritti e a stampa, libri e libretti d’opera custoditi presso la Biblioteca Civica.

 

 

PROGRAMMA DEGLI EVENTI:

 

1770-2020: 250 anni di Mozart a Verona nelle collezioni della Biblioteca Civica

Mostra bibliografico-documentaria a cura di Agostino Contò e Michele Magnabosco

 

Protomoteca della Biblioteca Civica di Verona (via Cappello, 43)

12 dicembre 2019 - 26 gennaio 2020

Orari di apertura al pubblico:

lunedì 14.00-19.00

martedì-sabato 9.00-19.00

INGRESSO LIBERO

 

 

Descrizione: Immagine

 

 

CONCERTO 5 GENNAIO 2020 ore 18.30

SALA MAFFEIANA

 

Britta Schwarz, soprano

George Kallwit, violino

Francesco Galligoni, violoncello

Christine Schornsheim, fortepiano

Programma:

  1. A. Mozart             Sonata per violino e pianoforte in do maggioreKV28 (1766)

                                   An die Freude KV 53 (1767)

                                   An die Freundschaft KV 148 (1772)

  1. Mozart                   Geheime Liebe(1772)
  2. A. Mozart             Sonata per pianoforte in fa maggioreKV 280 (1774)
  3. Boccherini             Trio di pianoforte, violino e violoncello in sol minore Op. 12 n. 6
  4. Mozart                   Die großmütige Gelassenheit(1772)
  5. A. Mozart             Ridente la calmaKV 152 (1775)

                                   Abendempfindung KV 523 (1787)

                                   Sonata per pianoforte e violino in mi minore KV 304 (1778)

  1. A. Mozart             Ah, caro sposo, oh Dio!

Terzetto da Ascanio in Alba KV 111 (Milano, 1771)

Arrangiamento per mezzosoprano, violino, violoncello e pianoforte

 

INGRESSO SU INVITO

IL CONCERTO SARÀ TRASMESSO IN DIRETTA STREAMING SU MAXISCHERMO IN PIAZZA BRA E SUI CANALI SOCIAL DI FONDAZIONE CARIVERONA

Descrizione: Immagine

CONCERTO 7 GENNAIO 2020 ore 20.30

CHIESA DI S. TOMASO CANTUARIENSE

Venice Baroque Orchestra

Margriet Buchberger, soprano
Francesca Ascioti, contralto
Giacomo Schiavo, tenore
Federico Benetti, basso

Andrea Marcon, direttore

Programma:

  1. A. MozartSinfoniada La Betulia liberata KV 118

                        Exultate, jubilate KV 165

                        Tre sonate da chiesa (eseguite sull’organo Bonatti del 1716 sul quale suonò Mozart il 7 gennaio 1770

                       Messa dell’incoronazione KV 317

INGRESSO LIBERO SINO AD ESAURIMENTO POSTI

IL CONCERTO SARÀ TRASMESSO IN DIRETTA STREAMING SUI CANALI SOCIAL DI FONDAZIONE CARIVERONA

Descrizione: Immagine

1° CONCERTO STAGIONE SINFONICA 2020

TEATRO FILARMONICO

10 gennaio 2020 ore 20.00

11 gennaio 2020 ore 17.00

Alexander Lonquich, direttore e pianista

Orchestra dell’Arena di Verona

Programma:

  1. A. MozartOuvertureda Le nozze di Figaro KV 492

Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 in si bemolle maggiore K 595

Sinfonia n. 41 in do maggiore “Jupiter” K 551

 

Per informazioni su abbonamenti e biglietti:

Biglietteria Arena di Verona

Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Tel. 045 596517 - Fax 045 8013287 - Call center 045 8005151 - Punti di prevendita www.geticket.it

Orari

da lunedì a venerdì  10:15-16:45

sabato                      09:15-12:45

Biglietteria Teatro Filarmonico

Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Tel. 045 8002880 - Fax 045 8013266

Apertura due ore prima dello spettacolo

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.arena.it

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L' ANGE DE NISIDA, GAETANO DONIZETTI - TEATRO DONIZETTI DI BERGAMO, SABATO 16 NOVEMBRE 2019

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470 Pagine. Da qui è partita Candida Mantica per ricostruire la partitura di 'Ange de Nisida', opera creduta perduta di Gaetano Donizetti e andata in scena durante il Festival Donizetti Opera 2019.

È il 2008 quando la musicologa italiana vince un dottorato di ricerca alla University of Southampton e inizia a ricomporre le tessere del puzzle. Attraverso lo studio della partitura autografa conservata presso la Bibliothèque National de Paris, la bozza del libretto originale e il manoscritto de La Favorite riesce a trascrivere la bozza di lavoro del libretto, ricostruire l’ordine della partitura ed editare tutte le sezioni non confluite successivamente ne La Favorite. Infine nel 2016, grazie alla commissione di Opera Rara, realizza la partitura completa poi incisa sotto la guida di Sir Mark Edler.

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L' ELISIR D’AMORE, GAETANO DONIZETTI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 17 NOVEMBRE 2019

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Benvenuti ad Hazzard! Chi è appassionato di telefilm anni Settanta/Ottanta non può non ricordare le avventure di Bo e Luke che scorazzavano in giro per l’immaginaria contea statunitense con la mitica auto Dodge Charger e la compagnia dell’adorabile e procace cugina Daisy, il cattivo e viscido ‘Boss’ e lo sceriffo Rosco. Ebbene la versione dell’Elisir proposta da Pier Francesco Maestrini grazie alle scene di Juan Guillermo Nova ci ricorda uno scenario similare e molto caratteristico, con i cartelloni pubblicitari enormi, i campi di pannocchie sullo sfondo con tanto di spaventapasseri, l’accenno alla storica Route 66, le fanciulle in pantaloncini e cappelloni da cowgirl, insomma tutto ciò che ricorda gli Stati Uniti come vengono concepiti soprattutto nelle fiction. Ne nasce un allestimento veramente esagerato e pieno, anzi pienissimo, di luoghi comuni non sempre fondamentali, ove talvolta si fa persino fatica a focalizzare l’attenzione sui cantanti. Adina possiede una stazione di servizio in cui si serve uno squisito ‘Road Food’, con piatto forte naturalmente il pollo fritto, come recita l’insegna che la vede proprio in groppa ad un gallo. È una ragazza volitiva, furbissima e che sa il fatto suo mostrando solo a tratti il suo animo sensibile. Non ci sono i cugini scatenati della serie TV perché qui il protagonista è un povero e sottostimato Nemorino, un ‘pollo’ sensibile e credulone, vestito da gallinaccio proprio come si usa spesso nei locali di questo genere per attirare i clienti. Le donzelle al seguito di Adina sono alquanto generose col sesso opposto, e non mancano qua e là personaggi aggiuntivi dai costumi più fantasiosi ad impersonare indiani, militari e chi più ne ha ne metta per essere sicuri di non aver dimenticato niente di tipico. Ovvio che i costumi di Luca Dall’Alpi siano in linea con l’ambientazione.

Ciò non toglie che lo spettacolo diverta poiché pieno di siparietti esilaranti e situazioni estremamente buffe che hanno richiesto doti attoriali particolarmente significative agli interpreti; dunque largo a birra e patate fritte e baldoria a tutto spiano!

Il cast è stato eccellente nel servire il regista in tutto ciò che ha richiesto questo spettacolo molto dinamico e su tutti trionfa il Nemorino di Francesco Demuro. Con spirito da grande professionista il tenore impersona il poveretto beffato continuamente con tutto se stesso, fermo restando una dignità di fondo dettata dal nobile sentimento per l’amata, forte di una voce musicalissima ed un fraseggio pulitissimo. Climax raggiunto con ‘Una furtiva lagrima’ perché eseguita con trasporto e sincera melanconia, di cui il pubblico ha richiesto il bis; accortosi che qualcosa non funzionava con l’orchestra il coraggioso tenore ha chiesto tra gli applausi generali di ripartire e la magia si è ripetuta. Spigliata, fresca e generosa come Daisy del telefilm è Laura Giordano nei panni di una Adina tutto pepe a sensualità dalla voce uniforme e precisa.  Perfettamente odioso è il Belcore di Qianming Dou, qui un militare inflessibile per il quale sono state aggiunte battute atte a mettere in scena gli allenamenti con i suoi soldati in tuta mimetica. Il ‘Boss Hogg’ della situazione, Dulcamara, arriva in una rombante cabrio vestito appunto in completo bianco e dalla taglia forte, impersonato dal divertentissimo Salvatore Salvaggio, animale da palcoscenico dal piglio burlesco e con una voce adatta al ruolo buffo. Molto bene anche la Giannetta di Elisabetta Zizzo, innamorata non corrisposta da Belcore e pertanto alquanto aperta a nuovi ‘incontri’ militareschi.

Il coro preparato da Matteo Valbusa ha preso parte con simpatia a tutte le situazioni burlesche ideate da Maestrini.

Alla guida dell’orchestra della Fondazione Arena era il Maestro Ola Rudner. Sebbene i volumi siano stati rispettosi delle voci, abbiamo avvertito parecchi scollamenti tra buca ed interpreti che hanno faticato non poco a tenere i ritmi, talvolta ammorbiditi, dell’orchestra. Tanto il coro che i protagonisti ci sono sembrati un tantino a disagio nel seguire i tempi giusti e dunque a tenere la concentrazione alta, considerando anche il tipo di spettacolo molto impegnativo.  

Il pubblico davvero divertito ha tributato calorosi applausi a tutta la compagnia con ovazioni per Demuro e la Giordano.

Maria Teresa Giovagnoli

PRODUZIONE

Direttore                    Ola Rudner

Regia                          Pier Francesco Maestrini

Scene                          Juan Guillermo Nova

Costumi                     Luca Dall’Alpi

Luci                             Paolo Mazzon

Maestro del Coro      Matteo Valbusa

Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

 

INTERPRETI

Adina                         Laura Giordano

Nemorino                  Francesco Demuro

Belcore                       Qianming Dou

Il Dr. Dulcamara      Salvatore Salvaggio

Giannetta                  Elisabetta Zizzo

 


ORCHESTRA CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

FOTO ENNEVI

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PIETRO IL GRANDE, KZAR DELLE RUSSIE, GAETANO DONIZETTI – TEATRO SOCIALE DI BERGAMO PER IL FESTIVAL DONIZETTI, 15 NOVEMBRE 2019

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Dopo duecento anni dal suo concepimento per il defunto teatro San Samuele di Venezia, il Festival Donizetti porta al Sociale di Bergamo Pietro il Grande, melodramma giocoso del Donizetti ventiduenne, nell’ambito del progetto di riscoprire e riportare alla luce opere che raggiungono questo importante traguardo bisecolare, per dare la possibilità di apprezzare composizioni rare se non addirittura mai eseguite o dimenticate.

Progetto encomiabile per un Festival dedicato e che permette certo di apprezzare il catalogo del compositore bergamasco in maniera sempre più completa. Non possiamo comunque dire che si tratti di un’opera indimenticabile: se pur gradevolissima, nelle sue quasi tre ore complessive di spettacolo a tratti appare lenta e talvolta ripetitiva, come se il compositore avesse volutamente continuato ad aggiungere scene similari per arricchirne il contenuto, un po’ forzatamente. Le arie sono intense e ricche di tranelli tecnici, quindi doppio plauso agli interpreti che hanno svolto un lavoro encomiabile, tanto per la memorizzazione delle parti quanto per l’esecuzione delle stesse. È un lavoro giovanile dove le influenze del grande Rossini sono palpabili e dove comunque già si intravedono leitmotiv delle opere buffe della maturità. In più di una occasione si ha la sensazione di trovarsi in un ambiente sonoro famigliare che comunque rende assai fruibile l’intera composizione.

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ALLA FENICE SI LAVORA ALACREMENTE IN VISTA DELLA PRIMA NONOSTANTE IL NUBIFRAGIO

COMUNICATO STAMPA                                                                   Venezia, 15 novembre 2019

 

Il sovrintendente Fortunato Ortombina ha ricevuto questa mattina la telefonata di Alexander Pereira durante la quale il sovrintendente del Teatro alla Scala ha espresso la sua personale vicinanza al Teatro veneziano e ha informato dell’iniziativa di solidarietà e sostegno voluta dai lavoratori del Teatro milanese in favore della Fenice. «Questo messaggio – ha dichiarato Ortombina – in un momento così difficile ci conforta molto e ringrazio Pereira e tutti i lavoratori da parte mia e di tutti lavoratori della Fenice.

Mentre in Fenice si sta letteralmente ‘spalando’ e drenando l’acqua per proteggere i locali all’interno dell’edificio– continua Ortombina –, le masse artistiche dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice sono state trasferite al Teatro Comunale di Treviso, dove sono già in corso le prove musicali di Don Carlo con il maestro Myung-Whun Chung. Per questo desidero ringraziare anche il sindaco di Treviso Mario Conte e il presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto per il sostegno che ci stanno dimostrando».

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L’ORCHESTRA RAI AL GALA INAUGURALE DEL FESTIVAL DONIZETTI OPERA DI BERGAMO

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Comunicato stampa

Oggi, giovedì 14 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Bergamo con Riccardo Frizza sul podio e le voci di Alessandro Corbelli e Carmela Remigio

Protagonisti anche il soprano Marta Torbidoni, il tenore Konu Kim e il baritono Florian Sempey

Per il secondo anno consecutivo l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è protagonista del Gala inaugurale del Donizetti Opera, festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e diretto da Francesco Micheli, che giovedì 14 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Bergamo apre la rassegna giunta alla sua quarta edizione. Sul podio dell’Orchestra Rai torna anche quest’anno il Direttore musicale del festival Riccardo Frizza, bacchetta di riferimento per il repertorio italiano e sostenitore delle opere del primo Ottocento in festival e teatri come il Rossini Opera Festival, il Maggio Musicale Fiorentino, il Festival d’Aix-en-Provence, La Scala di Milano e il Metropolitan di New York. Al suo fianco un quintetto di solisti d’eccezione che include il baritono Alessandro Corbelli, specialista nel repertorio comico di Mozart, Rossini e Donizetti, e il soprano Carmela Remigio, nominata quest’anno artista in residenza del festival e al suo debutto nel ruolo del titolo in Lucrezia Borgia sotto la direzione dello stesso Frizza a Bergamo. Completano il cast il baritono Florian Sempey, anche impegnato nel ruolo di Don Fernand d’Aragon nella prima mondiale in forma scenica de L’ange de Nisida di Donizetti a Bergamo, e due giovani artisti già affermati sulla scena internazionale come il tenore Konu Kim, vincitore del concorso Operalia nel 2016, e il soprano Marta Torbidoni, apprezzata interprete verdiana e pucciniana.

Il programma della serata è dedicato al tema “Elisir, filtri e veleni”, che richiama uno dei titoli operistici del festival di quest’anno (Lucrezia Borgia) e una delle più celebri opere di Donizetti (L’elisir d’amore). Una selezione di sinfonie d’opera e arie dal catalogo serio e comico di Verdi, Rossini, Auber, Donizetti, Wagner e Thomas che consentirà di scoprire quanto può essere dolce, amaro, pericoloso o sensuale un veleno in musica. «L’Opera ha fatto tesoro di questi intrugli – scrive Paolo Cascio nelle note di sala del concerto – decine di eroine sono spirate suggendo qualche potente brodaglia, altre invece hanno suggellato amori impossibili con poche stille di potenti filtri. Pericolosi o salvifici, i veleni sono, questa sera, un pretesto per saggiare il genio di alcuni tra i più grandi operisti che, con o senza pozioni, hanno già raggiunto l’immortalità». Si ascolteranno nell’ordine: la Sinfonia da Luisa Miller (1849) di Verdi; la cavatina di Figaro “Largo al Factotum” dal Barbiere di Siviglia (1816) di Rossini; l’Ouverture da Le philtre (1831) di Auber; il Preludio da Tristan und Isolde (1865) di Wagner; i duetti tra Nemorino e Dulcamara “Ardir! Ha forse il cielo...” e tra Adina e Dulcamara “Quanto amore! Ed io spietata” e l’aria di Nemorino “Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore (1832) di Donizetti; la Sinfonia e il duetto tra Anna e Giovanna “Sul suo capo aggravi un Dio” da Anna Bolena (1830) di Donizetti; la Sinfonia da Fausta (1832) di Donizetti; la cavatina di Imelda “Amarti, e nel martoro” da Imelda de’ Lambertazzi (1830) di Donizetti; la Marche danoise e il brindisi di Amleto “O vin, dissipe la tristesse” da Hamlet (1868) di Thomas.

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Stagione d’Opera e di Balletto 2019-2020 al Regio di Torino: CARMEN

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Il capolavoro di Bizet con la regia di Stephen Medcalf

Giacomo Sagripanti dirige Orchestra e Coro del Teatro Regio

Teatro Regio, martedì 10 dicembre 2019 ore 20

Martedì 10 dicembre, alle ore 20, il Regio mette in scena Carmen, il capolavoro di Georges Bizet. L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio sono diretti dal maestro Giacomo Sagripanti, il Coro è istruito da Andrea Secchi e il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” da Claudio Fenoglio. Carmen è interpretata da Varduhi Abrahamyan, Don José è Andrea Carè, Micaëla è Marta Torbidoni ed Escamillo Lucas Meachem. L’opera viene eseguita nella versione originale con i dialoghi parlati.

Partner della produzione è il Gruppo Iren, Socio Fondatore del Teatro Regio. Dichiara il Presidente Iren, Renato Boero: «Anche per il 2019-2020, il Gruppo Iren sostiene la Stagione d’Opera e di Balletto del Teatro Regio di Torino, polo culturale e storico tra i più importanti e rinomati della città, testimoniando, in questo modo, la propria attenzione alla crescita e allo sviluppo dei territori in cui opera. Attraverso il contributo a opere liriche rilevanti come la Carmen, Iren conferma la propria vocazione, ormai consolidata, al sostegno alla cultura in ogni sua forma».

Giacomo Sagripanti guida per la prima volta l’Orchestra del Teatro Regio: vincitore degli International Opera Awards 2016 come giovane direttore emergente, si è in brevissimo tempo distinto come attento interprete del repertorio belcantistico e lirico in teatri di prima importanza come la Semperoper di Dresda, La Fenice di Venezia, la Opernhaus di Zurigo, il Teatro Bol’šoj di Mosca e l’Opéra di Parigi.

La passionale e tragica vicenda della gitana, diventata negli anni simbolo della libertà senza compromessi ed emblematica vittima di femminicidio, rivive qui nell’indimenticabile allestimento di Stephen Medcalf, creato per il Teatro Lirico di Cagliari nel 2005, valso al suo autore il Premio Abbiati 2006 per la migliore regia d’opera. Il dramma di Bizet, originariamente ambientato nel primo ventennio dell’Ottocento, è trasportato nella cupa atmosfera della Spagna franchista, a guerra civile appena conclusa: le scene e i costumi di Jamie Vartan disegnano uno spazio claustrofobico ma in continuo movimento, su cui a più riprese si aprono e si richiudono le prospettive della fabbrica di sigari, della locanda di Lillas Pastia e della plaza de toros, e con lo spettacolare atterraggio di un aereo nei pressi del covo dei contrabbandieri. Le luci di Simon Corder, riprese da John Bishop, proiettano la vicenda in un’atmosfera notturna, squarciata a tratti dai colori caldi e terrosi dell’Andalusia. Le coreografie sono firmate da Maxine Braham.

«La strada che abbiamo scelto – spiega Medcalf – per tornare al ruvido realismo dell’originale è di trasportare l’azione dell’opera in avanti, ai tempi della Spagna Nazionalista della metà degli anni Quaranta, epoca che presenta paralleli notevoli col mondo sotterraneo e senza legge del racconto di Mérimée». (da “L’Opera” febbraio 2018)

Debutta al Regio, nel ruolo del titolo il mezzosoprano franco-armeno Varduhi Abrahamyan, il cui repertorio spazia da Händel a Rossini, Verdi e Čajkovskij, autori che ha interpretato con sicurezza sui principali palcoscenici mondiali; la voce scura e piena valorizza appieno il personaggio sensuale e sfrontato di Carmen. Andrea Caré è Don Josè, personaggio che ha debuttato nel 2009, ruolo di punta e fra i più amati nel suo amplissimo repertorio; il tenore torinese è spesso impegnato al Regio, dove è nata la sua carriera: ha vinto il Concorso internazionale di Spoleto nel 2005, si è perfezionato con Raina Kabaivanska ed è stato allievo di Luciano Pavarotti. Un altro debutto al Regio quello di Marta Torbidoni, giovane ma già affermato soprano che interpreta la dolce Micaëla. Il baritono Lucas Meachem è al suo debutto al Regio e nel ruolo di Escamillo, già vincitore nel 2016 del premio Emerging Star of the Year dell’Opera di San Francisco e di un Grammy Award nel 2017 per l’incisione dell’opera The Ghosts of Versailles con la Los Angeles Opera. Nel corso delle undici recite, dal 10 al 22 dicembre, si alternano nei ruoli principali Martina Belli (Carmen), Peter Berger (Don José), Giuliana Gianfaldoni (Micaëla) e Andrei Kymach (Escamillo). Completano il cast: il soprano Sarah Baratta (Frasquita), il mezzosoprano Alessandra Della Croce (Mercédès), il baritono Gabriel Alexander Wernick (il Dancaïre), il tenore Cristiano Olivieri (il Remendado), il baritono Costantino Finucci (Moralès), il basso Gianluca Breda (Zuniga) e gli attori Aldo Dovo, Marcello Spinetta e Guido Cavallini.

Stefhen Medcalf racconta: «La storia originale di Carmen di Prosper Mérimée è molto più estrema dell’opera di Bizet. L’effetto di questo racconto breve sul lettore era per lo più di shock e orrore. È pieno di incredibile tensione sessuale e punteggiato da momenti improvvisi di violenza e crudeltà». Non stupisce come Carmen, al suo debutto all’Opéra-Comique di Parigi nel 1875, avesse creato uno scandalo senza precedenti: sconvolse pubblico e critica la messa in scena di un dramma così fuori dagli schemi. Protagonista assoluta una donna – gitana, per di più – che come unica guida segue la libertà e che fuma in scena! Nessun eroe a salvare la situazione, ma un disertore che abbandona il suo unico riferimento morale, la pura e innocente Micaëla, dominato dalla passione per Carmen al punto di divenire un assassino. Ingredienti di assoluta novità per l’epoca, che Bizet seppe rendere in musica in maniera magistrale, trasmettendo ancora oggi al pubblico tutta la forza dirompente e la modernità di questo dramma.

Quello che sorprende davvero è scoprire che neppure a livello musicale l’opera avesse raccolto grandi consensi, tanto da costringere il teatro parigino a vendere i biglietti all’ingrosso; solo dopo la morte del compositore appena trentasettenne il titolo cominciò la sua rapida e travolgente ascesa internazionale, con estimatori del calibro di Čajkovskij.

L’opera sarà presentata al pubblico mercoledì 4 dicembre, alle ore 17.30 nel Foyer del Toro, con una conferenza dal titolo Il progetto di Bizet e le sue ambivalenze, a cura di Emilio Sala e con la partecipazione del direttore Giacomo Sagripanti. L’ingresso è libero. La diretta radio dell’opera, curata da Susanna Franchi, andrà in onda su Rai Radio 3 mercoledì 18 dicembre alle ore 20.

Biglietti in vendita alla Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242, presso Infopiemonte-Torinocultura, nei punti vendita Vivaticket, on line su www.teatroregio.torino.it senza costi di commissione e su www.vivaticket.it e telefonicamente al n. 011.8815.270. Prezzi dei biglietti: recita del 10 dicembre € 160 - 125 - 105 - 80 - 55; recite del 12, 15, 18, 20 e 22 dicembre € 100 - 90 - 80 - 70 - 30; recite del 13, 19 e 21 dicembre € 90 - 80 - 70 - 65 - 30; recita del 11 dicembre € 60 - 55 - 50 - 45 - 30. Biglietti ridotti del 20% per gli under 30 e del 10% per gli over 65 (esclusa la recita dell’11 dicembre). Con la 18app è possibile l’acquisto di biglietti (in qualsiasi settore) al costo di € 25 per la serata inaugurale del 10 dicembre. Un’ora prima degli spettacoli, eventuali biglietti ancora disponibili sono in vendita con una riduzione del 20% sul prezzo intero (ad eccezione del 11 dicembre). Per ulteriori informazioni: Tel. 011.8815.557 e www.teatroregio.torino.it.


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Torino, novembre 2019

 

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PER L' ACCADEMIA DI SANTA CECILIA LILIANA SEGRE A LUGANO AL CONCERTO DI PAPPANO E L'ORCHESTRA DI SANTA CECILIA

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                   Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Tournée 19/20 - Parigi e Svizzera

SORPRESA A LUGANO. ANCHE LA SENATRICE LILIANA SEGRE FRA IL PUBBLICO PER  IL CONCERTO PROPOSTO DALL’ORCHESTRA ITALIANA.

Si è conclusa ieri, 10 novembre, a Lugano la tournée europea che nell’ultima settimana ha portato l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in compagnia di Martha Argerich e Francesco Piemontesi e sotto la direzione di Antonio Pappano, a esibirsi in alcune delle sale da concerto più prestigiose d’Europa.

Durante l’ultimo concerto a Lugano, ospite inaspettato la cui presenza ha reso molto felice il Maestro Pappano e i Professori d’Orchestra, è stata la Senatrice Liliana Segre. La senatrice a vita, che ha ascoltato il concerto dalla platea con un’amica, ha salutato a fine concerto  il Maestro e alcuni musicisti, che sono stati tutti entusiasti e felici di aver suonato sapendo che anche lei fosse fra il pubblico in sala.

Il programma eseguito ieri sera al LAC di Lugano per Lugano Musica, ha impaginato l’Ouverture da Euryanthe di Carl Maria von Weber, la Sinfonia n. 2 di Schumann e il Concerto per pianoforte e Orchestra n. 1 di Chopin con Francesco Piemontesi come solista.

Grande soddisfazione per il Maestro e i Professori d’Orchestra per i successi che pubblico e critica hanno riservato durante tutte le date della tournée, registrando sei sold out in sette giorni.

Le tappe della tournée

PARIGI - SVIZZERA

4 novembre 2019       Parigi
5 novembre 2019       Berna*
7 novembre 2019       Ginevra
8 novembre 2019       Zurigo*
9 novembre 2019       Lucerna
10 novembre 2019     Lugano*

 

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Antonio Pappano direttore
Martha Argerich – Francesco Piemontesi * pianoforte

Weber Euryanthe: Ouverture
Liszt Concerto per pianoforte e Orchestra  n. 1      
Chopin Concerto per pianoforte e Orchestra n. 1 *
Schumann Sinfonia n. 2

Per Martha Argerich, che ha eseguito il Concerto per pianoforte e Orchestra n.1 di Liszt, questa è stata la quarta tournée insieme a Pappano e all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: la prima, nel 2009 in Spagna e Francia, nel 2012 in Lussemburgo e Germania e nel 2018 negli Usa, con l’indimenticabile concerto alla Carnegie Hall. Francesco Piemontesi, invece, aveva preso parte alla tournée della stagione precedente in Russia. 

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IN PRIMA ITALIANA UN NUOVO "FIDELIO" COPRODOTTO CON LA STAATSOPER DI AMBURGO AL COMUNALE DI BOLOGNA

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Comunicato stampa

L’unica opera beethoveniana va in scena al Teatro Comunale di Bologna

dal 10 al 16 novembre 2019

In diretta su Radio3 Rai il 10 novembre alle 20

In attesa del 2020, anno delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, il Teatro Comunale di Bologna omaggia il compositore di Bonn proponendo – dal 10 al 16 novembre – un nuovo allestimento del Fidelio, l’unico lavoro di Beethoven per il teatro musicale nonché titolo poco diffuso nei cartelloni italiani. Lo spettacolo, rappresentato per la prima volta in Italia, è frutto di una coproduzione internazionale con la Staatsoper di Amburgo ed è firmato dal regista svizzero Georges Delnon. A dirigere l'opera è chiamato l'israeliano Asher Fisch, specialista del repertorio mitteleuropeo, che ritorna sul podio dell'Orchestra del Teatro dopo il successo in concerto con la Sinfonia n. 2 “Resurrezione” di Mahler lo scorso aprile. Direttore principale della West Australian Symphony Orchestra di Perth, Fisch è ospite regolare di prestigiose compagini come la London Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra e i Berliner Philharmoniker, e di teatri come la Wiener Staatsoper e la Bayerische Staatsoper. La Prima del Fidelio, in programma domenica 10 novembre alle 20, sarà trasmessa in diretta su Radio3 Rai.

Il cast è capitanato dal soprano tedesco Simone Schneider nel ruolo della protagonista Leonore e dal tenore americano Erin Caves (Florestan). Accanto a loro sono impegnati sul palco Nicolò Donini (Don Fernando), Lucio Gallo (Don Pizarro), Christina Gansch (Marzelline), Petri Lindroos (Rocco) e Sascha Emanuel Kramer (Jaquino). Le scene sono a cura di Kaspar Zwimpfer, i costumi di Lydia Kirchleitner, le luci di Michael Bauer e i video di fettFILM. Il Coro del Comunale è istruito da Alberto Malazzi.

L’unica esperienza operistica di Beethoven si risolse in un percorso lungo e travagliato, come notava lo stesso compositore: «Di tutte le mie creature, il Fidelio è quella la cui nascita mi è costata i più aspri dolori, quella che mi ha procurato i maggiori dispiaceri. Per questo è anche la più cara; su tutte le altre mie opere, la considero degna di essere conservata e utilizzata per la scienza dell'arte». L’insuccesso della prima versione dell’opera nel 1805 al Theater an der Wien costrinse infatti Beethoven a ritirarla e a lavorare a una nuova versione l’anno seguente e ancora a una terza nel 1814.

Al centro della vicenda – attinta dalla Léonore ou l'amour conjugal di Jean Nicolas Bouilly – c’è l’impresa di Leonore che sotto le mentite spoglie di Fidelio si introduce in una prigione non lontano da Siviglia per salvare lo sposo Florestan, ingiustamente incarcerato dal perfido Don Pizarro. Un intreccio che ben sintetizzava ideali cari a Beethoven come la forza dell’amore coniugale, il trionfo del bene e della giustizia sulla tirannia, in una serie di peripezie che conducono a un ottimistico finale.

La messinscena del Fidelio a cura di Delnon muove dai concetti di “libertà” e “verità” e dalla lotta per essi, alla luce della storia politica tedesca. Pizarro, il governatore della prigione, vuole eliminare Florestan, reo di aver combattuto per la verità. Leonore rinuncia alla propria identità per liberare il marito e ci riesce. A questo punto, si chiede il regista: «che tipo di libertà è questa? Che cosa succede dopo che la libertà è stata riconquistata?». Sono domande che l’opera di Beethoven pone, senza alla fine offrire una risposta. Per Delnon la cronologia delle esecuzioni del Fidelio attraverso i vari sistemi politici tedeschi ha reso il titolo stesso un “archivio” che condensa in sé tutta la storia della Germania, sollevando interrogativi dolorosi su che cosa possa essere oggi il sogno – o forse l’incubo – tedesco. Florestan è un Cristo repubblicano che viene catturato e liberato per la nostra salvezza; Leonore diventa un nuovo modello di donna, che si fa carico di responsabilità politiche.

Le recite del 12, del 14 e del 15 novembre vedranno protagonisti Magdalena Anna Hofmann (Leonore), Daniel Frank (Florestan) e Anna Maria Sarra (Marzelline).

La recita di giovedì 14 novembre ore 20.00 verrà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube del Teatro Comunale di Bologna.

Lo spettacolo è realizzato grazie al sostegno di Alfasigma (www.alfasigma.com) unica azienda farmaceutica dal DNA bolognese ma presente in oltre novanta Paesi, da sempre a fianco del Teatro Comunale.

I biglietti, da 120 a 15 euro, sono in vendita sul sito www.tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Eventuali biglietti invenduti saranno disponibili il giorno dello spettacolo al 50% del costo.

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SI AVVICINA LA FINALE DEL CONCORSO VOCI OLIMPICHE A VICENZA

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VOCI OLIMPICHE: IL TEATRO OLIMPICO CORNICE IDEALE PER IL CONCORSO

Al Teatro Olimpico di Vicenza è in pieno svolgimento la fase centrale del concorso per voci barocche ideato da Andrea Marcon. Oltre 200 candidati da tutto il mondo si contendono i ruoli dell'Alcina di Händel che sarà in scena ad aprile nel teatro palladiano. Giovedì 7 la finalissima del concorso, presentata da Valentina Lo Surdo, sarà aperta al pubblico.

 

COMUNICATO STAMPA

Più di duecento cantanti under 40 provenienti da tutto il mondo stanno popolando in questi giorni il Teatro Olimpico di Vicenza per la prima edizione del concorso internazionale “Voci Olimpiche” promosso da Fondazione Cariverona e realizzato dalla Società del Quartetto in collaborazione con il Comune di Vicenza.

La giuria presieduta dal maestro Andrea Marcon, che di “Voci Olimpiche” è anche l'ideatore, ha il compito di selezionare i 15 finalisti che giovedì 7 novembre si contenderanno i ruoli dell'Alcina di Händel in programma all'Olimpico il 19 e 21 aprile 2020 con l'Orchestra Barocca di Venezia diretta da Marcon e la regia di Lorenzo Regazzo.

Il lavoro della giuria formata da importanti nomi del mondo musicale internazionale – fra gli altri, direttori artistici e manager dei Festival Händel, Aix en Provence, Bregenz e del Concertgebouw – non è affatto facile, dal momento che fin dalle prime battute è emerso che il livello dei concorrenti arrivati a Vicenza da tre continenti è molto alto. Ciò significa che alla finalissima di giovedì presentata dalla giornalista Valentina Lo Surdo – aperta al pubblico dalle ore 18,30 con biglietto unico a 7 Euro – si potranno ascoltare le migliori voci barocche della nuova generazione.

Nel frattempo “Voci Olimpiche” si è arricchito di quattro premi speciali che si aggiungono alla scrittura artistica in palio per i vincitori: il Premio Lutz e Katherine Raettig (2500 Euro) per il vincitore assoluto, il Premio Teatro San Cassiano (2000 Euro) per la migliore interpretazione del repertorio del Seicento, il Premio Vivaldi (2000 Euro) per la migliore interpretazione dell'Aria vivaldiana e il Premio Antiqua Vox (1500 Euro) per il più giovane candidato giunto in finale.

Pienamente soddisfatto della riuscita del concorso, anche se ciò ha comportato un super lavoro da parte della giuria internazionale che presiede, Andrea Marcon è convinto che il successo di “Voci Olimpiche” sia un ulteriore segnale che l'opera barocca sta finalmente conquistando i favori del pubblico anche in Italia e il recente successo del “Giulio Cesare” alla Scala ne è un altro esempio. «In più c'è lo splendore di questo teatro – sottolinea il maestro trevigiano – che regala ai candidati e alla giuria l'emozione di uno scenario incomparabile, unico al mondo. Non poteva esserci sede migliore per il nostro concorso».

C'è già attesa anche per l'Alcina di Händel, che di fatto chiuderà la prima edizione di “Voci Olimpiche” in aprile, con gruppi di appassionati provenienti da tutta Italia che hanno già opzionato decine di biglietti.

 

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LA TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, RECITA DEL 31 OTTOBRE 2019

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Presenza costante, quasi fissa, nel cartellone del Teatro La Fenice, questa produzione di Traviata, che inaugurò nel lontano 2004 la rinascita artistica del Teatro veneziano dopo lo spaventoso incendio che lo distrusse nel 1996, ne è con gli anni diventata il simbolo, il feticcio di un teatro che orgogliosamente riesce a fare di uno spettacolo un vero “money maker” di altissima qualità.

Lo spettacolo di Robert Carsen, nella sua attualizzazione tagliente, riesce a piacere ad ogni tipologia di pubblico che riempie la Fenice ad ogni recita, dal turista coreano in cerca di selfie al melomane veneziano di razza, passando per il magnate russo che si addormenta al preludio fino al giapponese impettito nel suo kimono inamidato, proprio per quella sua capacità di raccontare la storia di una prostituta senza cadere nella banalizzazione di una tradizione abominevole ma nemmeno nella sfrontatezza di uno stravolgimento insensato.

Carsen intuisce meravigliosamente che con La Traviata il discorso verdiano diventa cronaca contemporanea e teatro da camera. C’è una protagonista assoluta, una “divina” che è creatura femminile che Verdi non ripeterà più in maniera così imperativa, un personaggio che è una individualità, che potrebbe scendere dal palcoscenico e abitare nel mondo tutta intera com’è, senza alcuna necessità di adattamento, Violetta Valery illumina la vicenda.

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L'ELISIR D’AMORE, GAETANO DONIZETTI - TEATRO REAL DI MADRID, MERCOLEDI' 30 OTTOBRE 2019

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Ritorna sulle tavole del Teatro Real di Madrid, dopo aver girato tra Valencia, Graz, Palermo e Macerata, l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti nel fortunatissimo allestimento di Damiano Michieletto che vide il battesimo proprio in questo teatro nel 2013. Allestimento che attualizza il melodramma giocoso di Felice Romani, trasformando la commedia paesana, agreste del villaggio nel paese dei Baschi in una farsa “da spiaggia” nazional popolare, dove le vicissitudini di Nemorino e Adina prendono forma nel bagnasciuga di uno stabilimento balneare, caotico e ipercolorato, tra una bibita rinfrescante, una lezione di acqua gym, docce e scherzi acquatici per tutti.

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L'opera italiana secondo Riccardo Chailly alla Scala su Rai5

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Comunicato stampa

Verdi, Puccini e Giordano diretti dal Maestro Chailly e preceduti dalle sue lezioni introduttive

Dal 3 novembre al 1° dicembre ogni domenica mattina

È pensato per accompagnare il pubblico verso la prima scaligera del prossimo 7 dicembre il ciclo di opere italiane interpretate dal Direttore musicale del Teatro alla Scala Riccardo Chailly, che Rai Cultura propone su Rai5 la domenica mattina alle ore 10 dal 3 novembre al 1° dicembre per lo spazio “Domenica all’opera”. Cinque titoli del grande repertorio fra Otto e Novecento quali Attila di Giuseppe Verdi, Andrea Chénier di Umberto Giordano e TurandotMadama Butterfly e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, rappresentati alla Scala e diretti dal Maestro Chailly alla luce delle ricerche musicologiche più aggiornate, che saranno preceduti dalle sue lezioni introduttive sui principali aspetti stilistici delle opere.

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DAS PARADIES UND DIE PERI, ROBERT SCHUMANN - TEATRO MASSIMO PALERMO, MARTEDI’ 29 OTTOBRE 2019

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Chiariamo subito una cosa, Das Paradies und die Peri di Robert Schumann è un oratorio profano scritto dall’Autore per una sala da concerto,  quindi per essere eseguito in forma oratoriale senza nessun ausilio di scene o costumi, tanto meno di una regia che ne suggerisca idee e situazioni spazio temporali. Musica che è stata creata perché indichi lei stessa la giusta direzione e lasci libero spazio alla fantasia individuale dell’ascoltatore. Un “nuovo genere adatto alla sala da concerto” - come sosteneva Schumann stesso.

In Schumann la spinta a musicare il poema di Moore da cui è tratta la vicenda della Peri, dovette venire dalla possibilità che esso offriva, con la sua staticità e con una regolare successione di brani affidati ai protagonisti,  di fare largo uso del Lied.

Infatti Schumann affronta con questo oratorio, per la prima volta il genere sinfonico - corale, vivendo ancora nel pieno della sua stagione liederistica (era il 1841). Ecco quindi che in un succedersi di episodi staccati, prevalentemente recitativi, pezzi corali e Lieder, Schumann realizza una consistente unità stilistica affidandosi ad alcuni temi ricorrenti e ad una ambientazione sonora che si potrebbe definire orientale, ma che è più giusto riferirla a quell’ inquieto fantasticare che caratterizza il miglior Schumann pianistico. Il risultato è un trasognare velato, fatto di una morbidezza musicale sensuale di altissimo livello che raggiunge momenti di autentica e raffinatissima bellezza. E proprio per questo trasognare continuo, mettere in scena una partitura del genere potrebbe risultare un azzardo inconcepibile, inutile e forse fastidioso.

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AIDA DI G.VERDI- REGIA DI F. ZEFFIRELLI RIPRESA DA S.TRESPIDI IN SCENA AL TEATRO PONCHIELLI DI CREMONA

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COMUNICATO STAMPA

Aida : un titolo e un allestimento importante e suntuoso per il Teatro Ponchielli, capofila per OperaLombardia, che debutterà venerdì 15 novembre (ore 20.30 e in replica domenica 17 novembre ore 15.30) .

Il monumentale capolavoro di Giuseppe Verdi si presenterà nell’elegante allestimento firmato per regia e scene dal grande Maestro Franco Zeffirelli, realizzato nel 2001 in occasione del centenario dalla morte di Verdi al Teatro di Busseto, e ripreso da Stefano Trespidi.

La direzione d’orchestra sarà affidata alla bacchetta di Francesco Cilluffo, direttore giovane ma di chiara fama.

Qui le parole che il compianto Franco Zeffirelli dedicò a questo allestimento: 

Un’Aidina, piccola piccola

di FRANCO ZEFFIRELLI

Il Teatro Verdi di Busseto, con soli duecentocinquanta posti e un proscenio largo appena sette metri, è uno dei più piccoli teatri d’opera al mondo. Quando la Fondazione Arturo Toscanini mi invitò ad allestirci un’opera, come evento speciale per il centenario verdiano, si aspettavano probabilmente che scegliessi un lavoro adatto a quel palcoscenico, una Traviata o forse un Falstaff, due opere che Toscanini aveva diretto in quel teatro nel 1913 e nel 1926.

Cascarono tutti dalle nuvole quando proposi Aida, una delle opere più spettacolari

di tutto il repertorio. Aida a Busseto con la regia di Zeffirelli? Invecchiando ammattisce? Tutto il mondo dell’opera smaniava dalla curiosità di vedere come il regista degli spettacoli più fastosi al mondo avrebbe affrontato la scommessa che doveva aver fatto con se stesso.

Eppure, già da molto tempo coltivavo l’idea che con quest’opera colossale Verdi avesse in realtà inseguito una storia molto privata e molto intima, che una visione nuova dentro quelle piccole dimensioni avrebbe potuto valorizzare.

Verdi ha chiaramente indicato, sin dalle prime battute del preludio, che in Aida non ci sono soltanto ottoni, trombe e tamburi. Il lontano pianissimo degli archi che continua a crescere sembra richiamare il fluire del Nilo, dalle sue sorgenti in Etiopia, dove è nata Aida, fino all’Egitto, di cui è schiava. Questa musica estremamente evocativa, è un’eco distante che sembra arrivarci da un altro pianeta, ed entra nelle vene come una sorta di stregoneria, d’incantesimo.

Il mio ultimo allestimento di Aida nel 1998, per l’inaugurazione dell’Imperial State Theatre di Tokyo, era stato il massimo della sontuosità e spettacolarità che ci

si possa aspettare di vedere su un palcoscenico. Ricordo che, guardando i seicento esecutori, pensai: “Verdi forse ne ha abbastanza di vedere Aida come pretesto per fare tanto baccano in scena”. A Busseto avrei avuto l’opportunità di tentare una riduzione drastica del “gran macchinone”, riportando quest’opera a una dimensione piccola, privata, ancora inesplorata. Avrei avuto a disposizione un’orchestra contenuta e un giovane direttore di sicuro talento, che avrebbe consentito a ogni strumento di emergere e di farsi identificare.

Per una volta, i cantanti non sarebbero stati costretti a confrontarsi con la “barriera di fuoco” dell’orchestra, avrebbero potuto cantare con voce “umana” e con anima, così come in fondo l’opera era stata sentita dall’autore.

Quando circolò la notizia che cercavo dei cantanti giovani e sconosciuti per Aida, ne arrivarono a stormi da tutti i continenti. Capii però, subito, che ero io a doverli andare a cercare per il mondo, se volevo trovare quelli giusti: i miei cantanti.

Organizzai una visita lampo a New York per fine ottobre (si doveva andare in scena a fine gennaio!), e passai tre giornate di audizioni a giovani cantanti di tutte le scuole americane. Mi passò davanti una vera legione di talenti, nuovi, ben preparati, che conoscevano il teatro in musica perché in America se ne fa tanto, e davvero sapevano cos’era il “recitar cantando”.

Sentii corrermi nelle vene un fiume di energie. Fu come se avessi ricevuto una forte scossa dall’alto, e da dentro.

Trovai subito tre giovani cantanti per i tre protagonisti. Ma ce n’erano altri interessanti e promettenti. Una fioritura di giovani che letteralmente mi trascinò, mi esaltò. Con questo cast, che aveva le caratteristiche dei personaggi indicate da Verdi, giovani, belli, disperati d’amore, cominciai a impostare più chiaramente le idee per il mio spettacolo. Portai i tre americani a Busseto, e li affidai a uno dei più grandi tenori del secolo, Carlo Bergonzi, che era stato il mio Radames nella leggendaria Aida alla Scala nel 1963. Bergonzi, che ha base a Busseto con una prestigiosa scuola di canto, accettò volentieri di essere il nostro direttore artistico, ed è stato poi uno dei maggiori garanti di tutta l’operazione che stavo mettendo in piedi.

Fu un mese di allegria, di scoperte, d’amicizia e di fantastico lavoro. Altri giovani, italiani o provenienti da Paesi più o meno vicini, scesero a Busseto “come colombe dal disio chiamate”.

Il piccolo, delizioso paese si popolò di artisti freschi, entusiasti, appassionati. Ne ero completamente inebriato, e i risultati non avrebbero potuto essere che felicissimi. Penso, e ne ho avuto conferma dalla notorietà internazionale e dal successo che ebbe lo spettacolo a Busseto, e nei tanti teatri dov’è stato poi presentato, che davvero quell’Aida piccola e prodigiosa sia il più riuscito e più felice spettacolo d’opera che abbia mai creato.

Il miglior rimedio ai miei malanni.

Al debutto, il 27 gennaio 2001, nella ricorrenza della morte di Verdi, il teatro era stracolmo di un pubblico molto speciale. C’erano pure Renata Tebaldi e Giulietta Simionato, che avevano maestosamente cantato le parti di Aida e Amneris in tutto il mondo, negli anni del loro splendore; molte volte insieme a Bergonzi nel ruolo di Radames.

Dopo il duetto d’amore del terzo atto, il pubblico, commosso, si alzò in piedi e applaudì per cinque minuti. L’innocenza e la purezza di quegli esordienti, sia vocalmente sia drammaticamente, rendeva vivi e credibili i loro personaggi, tanto che il pubblico se ne innamorò perdutamente.

Tutto era visto come attraverso una lente d’ingrandimento su quel minuscolo palcoscenico: non sfuggiva né un batter d’occhio né un gesto. L’impatto emozionale della delicata, struggente storia d’amore, finalmente finì per trionfare. Il trionfo più ambito per me.

Non so se sarò mai più capace di fare un’altra volta pieno centro come feci con questa “Aidina”, piccola piccola ma immensamente grande. Fu come se una forza straordinaria avesse riunito in una perfetta geometria il talento di tutti, dal più umile dei figuranti fino agli sbalorditivi protagonisti.

Sono particolarmente affezionato al ricordo di questo momento della mia vita perché spianò la strada a una mia ripresa proprio sul punto di dover dire “addio” a tutto.

Il dottor Posner mi aveva lasciato uno spiraglio di speranza e di luce, nell’oscurità che incombeva sul mio futuro. Ora tutto si riaccendeva di nuovo, in una luce quasi accecante.

(Testo gentilmente concesso dalla Fondazione Zeffirelli e

tratto dal libretto di sala di Aida del Festival Verdi 2019)

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