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IL MATRIMONIO SEGRETO, DOMENICO CIMAROSA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 27 OTTOBRE 2019

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Proviene dal Teatro Coccia di Novara e precisamente dall’anno 2012 lo spettacolo de 'Il Matrimonio Segreto' che in questi giorni è in scena al Teatro Filarmonico di Verona per la rassegna invernale ‘Viaggio in Italia nel tempo e negli stili’, una sorta di anteprima della stagione artistica vera e propria che partirà da gennaio. Grazie a Cimarosa il teatro piemontese diede fiducia a  Marco Castoldi come regista, che i più conoscono con il nome d’arte Morgan, il quale aveva pensato ad uno spettacolo in grado di esaltare il brio degli intrecci e scompigli creati nella famiglia del ricco mercante Geronimo, che neanche a dirlo e come accade spesso nei drammi giocosi, vuole maritare una delle sue figlie per puro interesse economico. Tanto per cambiare i piani sembrano scombinarsi in un crescendo di malintesi e battibecchi che conducono man mano all’inevitabile lieto fine, con gioia e gaudio di tutti i protagonisti. Castoldi ha una visione assolutamente attuale della vicenda, sia perché, ammettiamolo, anche se in altri termini certi giochi di interesse sono validi anche oggi, sia proprio per la freschezza della musica dinamica e vivace che esalta quanto i personaggi vivono e sono lasciati liberi di muoversi ed agire come meglio credono, coadiuvati da una serie di mimi che spesso fanno da sfondo alle loro azioni. Diversamente quando lasciati soli, ad esempio durante talune arie solistiche, poco accade intorno agli stessi e l’attenzione tende a scemare.

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TEATRO VERDI TRIESTE_IN GIAPPONE APERTURA DELLA STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO

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A NAGOYA, IN GIAPPONE
L’APERTURA DELLA STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO DELLA
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

La Traviata di Giuseppe Verdi
diretta dal Maestro Fabrizio Maria Carminati
con l’Orchestra, il Coro e i Tecnici della Fondazione


Si apre ufficialmente oggi (venerdì 25 ottobre) a Nagoya, in Giappone, la Stagione Lirica e di Balletto della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, impegnata in una prestigiosissima tournée di quattro settimane, che toccherà 13 città, le più importanti del Sol Levante.

“Un nuovo allestimento de La traviata di Giuseppe Verdi – afferma il Direttore Generale e Responsabile della Tournée Antonio Tasca dal Giappone, dove sta coordinando, insieme allo staff di Direzione, questo impegnativo progetto di internazionalizzazione – “scelto per proporre al qualificato pubblico giapponese un’opera simbolo del repertorio italiano, e che vede i professori d’Orchestra e gli artisti del Coro (diretti dal Maestro Fabrizio Maria Carminati) e i tecnici impegnati in una tournée tra le più prestigiose e importanti che una Fondazione italiana abbia mai affrontato”.

Nell’Aichi Arts Center di Nagoya, La traviata messa in scena del Teatro Verdi di Trieste, con la regia di Giulio Ciabatti, propone come interpreti principali Marina Rebeka, Desirée Rancatore, Jessica Nuccio, Ramon Vargas, Giulio Pelligra, Alberto Gazale, Domenico Balzani. Seguiranno repliche a Mito (sabato 26), Yokosuka (domenica 27), Musashino (lunedì 28), Morioka (mercoledì 30), Matsudo (giovedì 31), Tokyo (sabato 2 e lunedì 4 novembre), Takasaki (domenica 3), Nerima (martedì 5), Niigata (mercoledì 6), Toyama (giovedì 7), Osaka (sabato 9), Tsu (domenica 10).

“Un programma pensato non solo per le grandi città – sottolinea il Presidente Concert Doors Co. Ltd, Masayuki Kobayashi – ma anche per quelle più piccole della provincia giapponese, dove difficilmente si possono ammirare opere della tradizione italiana di alto livello: c’è quindi grandissima attesa per La traviata e per il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, il primo teatro italiano a esser stato intitolato al grande compositore e quindi considerato un interlocutore prestigioso, autentico. In questi due anni di preparazione della tournée – conclude Kobayashi ricordando il primo contatto con il Direttore Generale della Fondazione Tasca – ho potuto apprezzare la grande disponibilità e collaborazione di tutti i lavoratori del Verdi, nonché l’approccio culturale della città di Trieste che si differenzia, per la sua origine asburgica, dal resto d’Italia e forse per questo è di particolare interesse per i giapponesi”.

La tournée in Giappone, sostenuta da Allianz, consolida definitivamente nel panorama mondiale il Teatro Verdi di Trieste quale realtà tra le principali a proiezione internazionale della cultura italiana. “Un’attività promossa nell’ambito del percorso d’internazionalizzazione strutturale della Fondazione – conclude il Direttore Generale Antonio Tasca – “resa possibile grazie a bilanci in ordine e alla sua capacità organizzativa, che le consente di riaffermare il ruolo di ambasciatrice nel mondo per la Città di Trieste e la Regione Friuli Venezia Giulia”.

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Il Macbeth coprodotto con il Festival Verdi di Parma approda al Lirico di Cagliari

Macbeth-foto-Roberto-Ricci Foto Roberto Ricci

comunicato stampa

Giovedì 31 ottobre alle 20.30 (turno A), per la Stagione lirica e di balletto 2019 del Teatro Lirico di Cagliari, va in scena il settimo appuntamento con l’opera: dopo Attila, ecco un altro grande titolo verdiano (composto peraltro nel 1847, un anno dopo Attila), Macbeth melodramma in quattro atti, su libretto di Francesco Maria Piave (con interventi di Andrea Maffei), dalla tragedia omonima di William Shakespeare. Cruda, affascinante, sanguigna, trascinante e celeberrima tragedia musicale che è il primo, fortunatissimo, incontro fra Verdi e Shakespeare.

Viene proposto un nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, in coproduzione con il Teatro Regio di Parma (dove è andato in scena al Festival Verdi 2018) ed è realizzato, per la regia, da Daniele Abbado (a Cagliari per: Così fan tutte, 1995-2001; Le nozze di Figaro, 1997; Nabucco, 2006) che presenta un Macbeth dai forti contrasti: buio, vuoto, pioggia e cupezza della prima parte si alternano a colori vivaci, luci abbacinanti e tensione emotiva della seconda parte che “inchioderanno” lo spettatore alla poltrona in un crescendo di emozioni veramente indimenticabili. I costumi sono di Carla Teti, ripresi a Cagliari da Agnese Rabatti, le luci di Angelo Linzalata, i movimenti coreografici di Simona Bucci, mentre il regista collaboratore è Boris Stetka.

La direzione musicale è affidata a Paolo Arrivabeni, direttore lombardo, stimato in tutto il panorama nazionale ed internazionale (recentemente ha affrontato Macbeth a Liegi e a Copenaghen), che ritorna a Cagliari dopo aver diretto La Traviata (luglio 2004) e Simon Boccanegra (giugno 2005) e a cui spetta il compito di dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico di Cagliari. Il maestro del coro è Donato Sivo, mentre il maestro preparatore delle voci bianche è Enrico Di Maira.

L’edizione proposta quest’anno è quella parigina del 1865 (ad esclusione dei ballabili dell’atto III), ma, per dare maggiormente il senso del dramma, il finale eseguito sarà quello dell’edizione fiorentina del 1847 (con l’aria di Macbeth “Mal per me che m’affidai”), al posto del più noto coro conclusivo di vittoria. Il pubblico vedrà, quindi, la morte di Macbeth in scena che, al contrario di quelle immediatamente successive di Gilda in Rigoletto e Violetta nella Traviata, è una fine senza redenzione né riscatto.

Protagonisti dell’opera sono due cast di straordinario spessore, formati da giovani ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali: Sebastian Catana (31, 3, 6, 8, 10)/Gezim Myshketa (2, 5, 7, 9) (Macbeth); Emanuele Cordaro (31, 3, 6, 8, 10)/Gabriele Sagona (2, 5, 7, 9) (Banco); Sonia Ganassi (31, 3, 6, 8, 10)/Daniela Schillaci (2, 5, 7, 9) (Lady Macbeth); Elena Schirru (Dama di Lady Macbeth); Stefano Secco (31, 3, 6, 8, 10)/Alessandro Scotto di Luzio (2, 5, 7, 9) (Macduff); Enrico Zara (Malcom); Francesco Musinu (Medico); Giovanni Bellavia (Domestico di Macbeth/Sicario/Araldo); Lorenzo Ravastini (Prima apparizione); Michela Sunda (Seconda apparizione); Eleonora Cabras (Terza apparizione).

A questa edizione di Macbeth, uno dei drammi più torbidi della storia della musica che mancava dal palcoscenico cagliaritano dalla Stagione lirica e di balletto 2013, sono da ascrivere numerosi debutti, nei rispettivi ruoli, da parte dei singoli artisti (Myshketa, Cordaro, Sagona, Schirru, Zara), ma certamente degno di nota è quello di Sonia Ganassi, mezzosoprano di fama internazionale al suo debutto a Cagliari, che interpreta, per la prima volta, l’impervio ruolo, vocalmente e drammaturgicamente, della sanguinaria Lady Macbeth.

La prima rappresentazione di Macbeth avviene al Teatro della Pergola di Firenze il 14 marzo 1847. L’opera viene poi rappresentata al Théâtre Lyrique di Parigi il 21 aprile 1865, in una versione nella quale Giuseppe Verdi (Roncole di Busseto, Parma, 1813 - Milano, 1901) apporta numerose modifiche tra cui la splendida aria “La luce langue”, il coro degli esuli e il conclusivo, imponente, inno di vittoria. È il primo incontro di Verdi con Shakespeare; i cupi caratteri dei personaggi travolti da violente passioni e l’alto stile drammatico fanno di Macbeth una grande opera degna del modello shakespeariano.

L’opera, della durata complessiva di 3 ore circa compreso un intervallo dopo il II atto, viene rappresentata ovviamente in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto.

Macbeth, la cui ultima rappresentazione cagliaritana risale al 2013, viene replicato: sabato 2 novembre alle 19 (turno G); domenica 3 novembre alle 17 (turno D); martedì 5 novembre alle 20.30 (turno F); mercoledì 6 novembre alle 20.30 (turno B); giovedì 7 novembre alle 19 (turno L); venerdì 8 novembre alle 20.30 (turno C); sabato 9 novembre alle 17 (turno I); domenica 10 novembre alle 17 (turno E).

Da sottolineare la possibilità di acquistare da venerdì 15 febbraio 2019 i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione lirica e di balletto; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Prezzi biglietti: platea da € 75,00 a € 50,00 (settore giallo), da € 60,00 a € 40,00 (settore rosso), da € 50,00 a € 30,00 (settore blu); I loggia da € 55,00 a € 40,00 (settore giallo), da € 45,00 a € 30,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 25,00 (settore blu); II loggia da € 35,00 a € 25,00 (settore giallo), da € 25,00 a € 20,00 (settore rosso), da € 20,00 a € 15,00 (settore blu).

Ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di abbonamenti e biglietti. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, il martedi, giovedì e venerdì anche dalle 16 alle 20, e nell’ora precedente l’inizio dello spettacolo. I giorni festivi solo nell’ora precedente l’inizio dello spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 - 0704082249, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.it.

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Al via la 71^ stagione lirica invernale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese

COMUNICATO STAMPA 

Teatro "M° Tonino Pardo" | Trapani

 
Al via la 71a stagione lirica invernale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese che va in scena con sei appuntamenti in cartellone al Teatro "M° Tonino Pardo", a Trapani.
Si comincia mercoledì 30 ottobre, alle ore 21.00 e si replica il 2 novembre, sempre alla stessa ora, con La Prova di un'opera seriafarsa in un atto dell’abate Giulio Artusi musicata da Francesco Gnecco.  La regia è di Salvo Piro e il direttore è Manuela Ranno.
Si continua domenica 10 novembre, alle ore 21.00, con Cendrillon, l’opera da salotto di Pauline Viardot, liberamente ispirata alla celebre fiaba di Cenerentola, realizzata quest'anno in coproduzione con la Fondazione Teatro Coccia di Novara. Dopo i successi delle passate edizioni andrà in scena un’accattivante rielaborazione per orchestra.
La regia è di Teresa Gargano.  La direzione musicale è affidata a Michelangelo Rossi.
 
Giovedì 21 novembre, alle ore 21.00, al Teatro “M° Tonino Pardo” un originale dittico La Gattomachia, favola musicale per narratore, violino concertante, e archi con musica e testo di Orazio Sciortino liberamente tratto da La Gatomaquia di Lope de Vega e Pierino e il lupo, il celebre racconto musicale del compositore russo Sergej Prokofiev. 
Si conclude venerdì 22 novembre e domenica 24 novembre, alle ore 21.00, sempre al Teatro "M° Tonino Pardo" con l’opera Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa, capolavoro del genere buffo, diretto da Andrea Certa, con la regia di Natale De Carolis.
Una stagione invernale che vedrà protagonista l’Orchestra dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.
Anche quest'anno il Luglio Musicale Trapanese ha stretto una collaborazione con il Liceo Scientifico “V. Fardella” e il Liceo Classico “L. Ximenes” di Trapani. 
Sarà infatti messa in scena sabato 30 novembre, alle ore 21.00, la commedia Il Malato Immaginario di Molière con la partecipazione degli studenti con la regia di Cristina Lucido.
Ed ancora il musical “We will rock you - School edition”, uno spettacolo con le canzoni dei Queen. Un racconto tra emozioni e risate, un'esaltazione del Rock and Roll.
La regia è di Cristina Lucido e la direzione musicale di Manuela Noce.
Gli spettacoli si svolgeranno sempre al Teatro “M° Tonino Pardo” di Trapani.
 
Il Luglio Musicale Trapanese ha stilato, come ogni anno, anche un ciclo di matinée per le scuole del territorio. Per informazioni sui matinée contattare il numero 328 3080177.

Costi biglietti: intero € 10,00, ridotto € 7,00 (per abbonati Ente Luglio Musicale Trapanese, Amici della Musica di Trapani, Conservatorio di Musica "A. Scontrino", i giovani fino a 24 anni previa presentazione di attestazione di frequenza o libretto universitario).
 
Dove acquistare i biglietti: sarà possibile acquistare i biglietti presso il Botteghino dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, sito in Viale Regina Margherita 1, a Trapani (all’interno della Villa Margherita), dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.30 alle ore 19.00, sul sito www.lugliomusicale.it oppure presso la sede dell’evento a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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Al via la nuova stagione artistica del TCVI: inizio con Musica delle Tradizioni venerdì 25 ottobre

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COMUNICATO STAMPA                                                                                                             23 ottobre 2019

AL VIA LA STAGIONE DEL TEATRO COMUNALE DI VICENZA, INIZIO CON MUSICA DELLE TRADIZIONI

 

Inizio autunnale per la nuova stagione artistica del Teatro Comunale Città di Vicenza, la numero 13 della sua storia; inizio originale, sotto il segno della musica e delle danze folkloriche, con la rassegna Musica delle Tradizioni “firmata” da Ilaria Fantin (musicista e organizzatrice culturale vicentina), al via venerdì 25 ottobre alle 21.00, al Ridotto.

La rassegna - che si propone come un viaggio alla scoperta della musica di popoli geograficamente e culturalmente lontani - per l’edizione 2019 presenta il sottotitolo #ladanzadel mondo, una tre giorni di suggestioni etniche con l’obiettivo di valorizzare il vasto patrimonio della musica popolare collegato alle danze tipiche, tessendo connessioni tra il pubblico italiano e i popoli del mondo. Tradizioni folkloriche, sonorità e identità culturali si confrontano sul palcoscenico, accomunate nel binomio musica e danza, attraversate da sonorità ritmiche originali, create da strumenti musicali alcuni dei quali mai ascoltati in Italia (fiddle, bouzouki, lyra cretese, rabab, bendir, daf, morin khuur, solo per citarne alcuni).

Saranno tre gli appuntamenti di Musica delle Tradizioni edizione 2019, in programma al TCVI: venerdì 25 ottobre al Ridotto, sabato 26 ottobre in Sala Grande, domenica 27 ottobre al Ridotto (inizio sempre alle ore 21.00), tre concerti di musica e danze a rappresentare luoghi di cultura e tradizioni completamente diverse come l’Andalusia, con un cante flamenco potente e tragico, la Bulgaria con un coro di voci che canterà “come il suono delle campane” e l’Irlanda con le sue danze ipnotiche, per proporre al pubblico un viaggio simbolico, oltre i confini, alla ricerca delle origini e dell’identità dei popoli. E il pubblico sembra apprezzare, visto che restano dei biglietti solo per il secondo appuntamento di Musica delle Tradizioni (in Sala Grande, sabato 26 ottobre), mentre sono esauriti i concerti di venerdì 25 e domenica 27 ottobre al Ridotto.

Il programma prevede il flamenco di Eva Manzano e la musica andalusa di Hamid Ajbar Arab Flamenco che andranno a fondersi con i canti tradizionali del Nord Africa e del Medio Oriente, nel primo appuntamento di venerdì 25 ottobre al Ridotto. Sarà protagonista di questo spettacolo il canto hondo (lo stile vocale del flamenco) della tradizione contadina, un’eredità arabo-andalusa che, contaminata dalla cultura gitana, ha dato vita al flamenco, tema portante dello spettacolo. A tema sarà anche il “flashmob sevillanas” che trenta allieve dell’Associazione Fuente Flamenca andranno a realizzare prima dello spettacolo, alle 20.00 nel foyer del Ridotto, con dimostrazioni delle danze tipiche delle ferias andaluse, tra le quali la la sevillana è senza dubbio  la più conosciuta.

Sarà focalizzato invece sulla tradizione folklorica bulgara, il secondo appuntamento in programma sabato 26 ottobre in Sala Grande, con le sue danze, in abiti tipici, accompagnate da arrangiamenti e sonorità caratteristiche della musicalità dell’Est Europa; in scena il National Folklore Ensemble Philip Koutev, un gruppo misto di danza popolare e un’orchestra di strumenti tipici, quaranta artisti tra musicisti, cantanti e danzatori che si esibiranno per la prima volta in Italia, in esclusiva per Musica delle Tradizioni, nella sua formazione più complete. Per gli spettatori sarà un’occasione unica per ascoltare il canto tradizionale bulgaro, conoscere gli strumenti di questa tradizione (gayda - cornamusa, kaval - flauto di legno, gadulka - violino verticale e tambura - liuto a collo lungo) e godere della spettacolare danza folcloristica in abiti popolari.

Musiche e danze irlandesi, in un’ambientazione intima e sognante, saranno proposte invece da Caítlin Nic Gabhann - Ciarán Ó Maonaigh & Birkin Tree nel terzo e ultimo concerto, in programma domenica 27 ottobre. Sonorità come reel, jig e hornpipe si alterneranno ad arie più dolci in uno spettacolo ricco di energia e suggestioni, con Ciaràn, uno dei violinisti di musica

tradizionale più famosi d’Irlanda, accompagnato dalla moglie Caítlin, brillante danzatrice del folklore irlandese. Ad accompagnare il duo, i Birkin Tree, una formazione italiana con alle spalle quasi duemila concerti e partecipazioni ai più prestigiosi festival irlandesi.

I biglietti per Musica delle Tradizioni sono in vendita alla biglietteria del Teatro Comunale Città di Vicenza, in Viale Mazzini 39, a Vicenza, aperta dal martedì al sabato, dalle 15.00 alle 18.15 (tel. 0444 324442 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), online su tcvi.it, in tutti gli sportelli di Intesa Sanpaolo (ex Banca Popolare di Vicenza); si possono acquistare anche tramite la App TCVI e in Teatro un’ora prima dei concerti.

Costano 15 euro (intero) e 12 euro (ridotto under 30 e over 65) per i concerti del 25/10 e 27/10 (entrambi sold out) e 25 euro (intero) e 20 euro (ridotto under 30 e over 65) per il concerto del 26/10 in Sala Grande.

https://www.tcvi.it/

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LA FAVOLA D'ORFEO, CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, LUNEDI’ 21 OTTOBRE 2019

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Ricostruzione del concetto originale del libretto, musica della scena finale composta da Iván Fischer

Seconda edizione del Vicenza Opera Festival, un appuntamento voluto fortemente dal Maestro Iván Fischer, che porta la sua squadra in campo nella cornice più bella della città di Vicenza per il secondo anno consecutivo, dopo il grande successo del Falstaff di Giuseppe Verdi.

L’ Orfeo di cui cura anche la regia vuole essere un ritorno alle origini, e paradossalmente per gli spettatori ciò costituisce la scoperta di un nuovo capitolo relativo al capolavoro di Monteverdi. Come dichiara proprio Fischer l’intento è di riportare in scena quanto pare fu cancellato dallo stesso autore nel finale scritto da Alessandro Striggio, perché più fruibile dal gusto dell’epoca. È dunque proprio questo l’elemento di maggior interesse nello spettacolo messo in scena all’Olimpico: non più Apollo che porta in trionfo in cielo il disperato Orfeo rimasto di nuovo senza la sua Euridice, ma un esercito di Baccanti che lo avvolge per farne strage inneggiando al dio Bacco. In realtà in scena Orfeo fugge via alla vista delle donne inferocite, ma si presuppone che trovi la sua punizione ‘divina’ in ogni caso, per aver dichiarato che alcuna donna potrà mai più catturare il suo cuore

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LA NUOVA STAGIONE SINFONICA 2020 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

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Comunicato stampa

 

TCBO: LA NUOVA STAGIONE SINFONICA 2020

 

Un cartellone di 18 concerti che vede per la prima volta insieme la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e l'Associazione Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna

 

Apertura il 4 febbraio con Asher Fisch sul podio dell'Orchestra e Coro del Teatro Comunale nella Missa solemnis di Beethoven per i 250 anni dalla nascita del compositore

 

Grandi bacchette quali James Conlon, Juraj Valčuha, Roberto Abbado, Pinchas Steinberg, Pietari Inkinen e Henrik Nánási accanto a solisti di prestigio

 

Ospiti nella doppia veste di direttori e solisti Stefano Bollani, Alexander Lonquich, Julian Rachlin e Asher Fisch

 

Chiusura il 21 dicembre con Ryan McAdams sul podio della Filarmonica del Teatro Comunale e Kian Soltani al violoncello

 

Bologna, Auditorium Manzoni

 

Una Stagione sempre più ricca che quasi raddoppia rispetto allo scorso anno: la nuova proposta sinfonica 2020 del Teatro Comunale di Bologna, realizzata per la prima volta insieme alla Filarmonica del Teatro Comunale, si articola in 18 appuntamenti tutti in programma all'Auditorium Manzoni tra febbraio e dicembre, con concerti proposti nei giorni feriali in orario serale (20.30) e la domenica nel pomeriggio (17.30). La Stagione è un grande omaggio a Ludwig van Beethoven del quale nel 2020 ricorrono i 250 anni dalla nascita.

 

«Il Teatro Comunale alza lo sguardo e pensa agli anni a venire – dice il Sovrintendente e Direttore artistico Fulvio Macciardi – In quest'ottica l'attività sinfonica valorizza ai massimi livelli le straordinarie qualità artistiche dei musicisti dell'Orchestra e del Coro del Teatro che saranno protagonisti sul palcoscenico dell'Auditorium Manzoni; uno spazio di grande valore che finalmente è nella piena disponibilità del Comunale, consentendo una programmazione ancora più ricca. L'innovativa relazione con la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna supera i rapporti precedenti e propone un quadro nuovo: una Stagione Sinfonica unica di ampio respiro che consente un’offerta di altissimo livello, coinvolgendo artisti di fama internazionale. Mi auguro che il pubblico risponda con entusiasmo a questa proposta inedita – nel segno di uno sviluppo del Teatro sempre crescente – e che ci accompagni con convinzione verso un futuro di eccellenza».

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XIX Festival Verdi: un'edizione da record anche per il 2019

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XIX FESTIVAL VERDI

ANCORA UN’EDIZIONE DA RECORD

I primi risultati già raccolti fanno registrare il record assoluto di spettatori e di incasso

della storia del festival, con oltre 26 mila presenze provenienti da tutti i continenti

e oltre 1,4 milioni di euro di biglietti venduti, con Nabucco che vanta il record di incasso per singola recita e per titolo della storia del Festival Verdi.

Verdi Off accresce lo straordinario coinvolgimento in nome del Maestro

con la Verdi Street Parade che ha riempito le strade della città e la Piazza del Duomo.

Il report completo dei risultati, realizzato con l’Università di Parma,

sarà presentato al pubblico e ai media il prossimo 11 dicembre 2019

al Ridotto del Teatro Regio di Parma.

 

È un’edizione da record quella del XIX Festival Verdi che si concluderà il 20 ottobre. Mentre il sipario sta per chiudersi sulle ultime recite in programma, i dati già raccolti attestano il record di spettatori e di incasso della storia del Festival Verdi, con oltre 26.000 presenze provenienti da tutti e cinque i continenti, 1,4 milioni di euro di biglietti venduti e oltre 100 tour operator e gruppi nazionali e internazionali organizzati che sono intervenuti e che hanno già prenotato la loro partecipazione al XX Festival Verdi, in programma dal 24 settembre al 18 ottobre 2020 (I Lombardi alla prima Crociata, Rigoletto, Macbeth nella versione francese, Ernani, eseguito in forma di concerto, sono le opere in programma nell’anno di Parma Capitale italiana della Cultura.).

Nabucco, nella produzione di Ricci/Forte diretta da Francesco Ivan Ciampa, vanta il record di incasso per singola recita (oltre 117 mila euro) e per titolo (sfiorando i 400 mila euro) della storia del Festival Verdi, con oltre il 90% di riempimento medio delle recite, un sostanziale tutto esaurito, e raccogliendo, a oggi, il pressoché unanime trionfo da parte dei media accreditati.

Verdi Off, giunto alla IV edizione, accresce lo straordinario coinvolgimento che intorno e in nome del Maestro è in grado di stimolare nel pubblico di famiglie, giovani, visitatori, che hanno come un fiume riempito le vie del centro durante la Verdi Street Parade sfociata in oltre 3500 persone e 1200 artisti che si sono ritrovati a cantare Va, pensiero riempiendo Piazza Duomo, mentre oltre 59.300 sono state le visualizzazioni del video di quel momento della parata sui profili facebook del Teatro Regio e di Verdi Off con oltre 1797 mi piace, 1176 condivisioni e 130.821 persone raggiunte. Un desiderio e una volontà di condivisione e comunione nel segno della musica e del teatro che ha rapidamente esaurito le 10 recite del Verdi Circus nel cuore dell’Oltretorrente cittadino, divertendo e commuovendo l’eterogeneo pubblico che sotto lo stesso tendone ha riunito volti e culture provenienti da molti paesi del mondo.

Il Report complessivo dei dati, in elaborazione da parte dell’Osservatorio permanente istituito dal Teatro Regio in collaborazione con l’Università di Parma, sarà presentato al pubblico e ai media il prossimo 11 dicembre 2019 al Ridotto del Teatro Regio di Parma.

 

Il Festival Verdi 2019 è realizzato grazie al contributo di Comune di Parma, Ministero per i beni e le attività culturali, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole. Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Opem, Dallara, Unione Parmense degli Industriali. Sostenitori Dulevo, Mutti, Sicim, Smeg, Cantine Ceci, Agugiaro & Figna, La Giovane Advisor AGFM.  Radio ufficiale Radio Monte Carlo. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Con il contributo di Diocesi di Parma, Comitato per San Francesco del Prato, Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Ascom. Partner istituzionali La Toscanini, Fondazione Teatro Comunale di Bologna. Partner artistici Coro del Teatro Regio di Parma, Società dei Concerti di Parma, Orchestra Giovanile della Via Emilia, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Barezzi Festival. Il Festival Verdi è partner di Fedora, Opera Europa. Il Festival Verdi ha ottenuto Effe Label 2019-2020. Sostenitori tecnici IgpDecaux, MacroCoop, Milosped, Grafiche Step, Andromeda’s, De Simoni, Azzali Editore. Tour operator partner Parma Incoming.

Verdi Off è realizzato in occasione del Festival Verdi dal Teatro Regio di Parma con Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, “Parma, io ci sto!”. Sponsor Parmacotto, Engel&Völkers.

La promozione internazionale del Festival Verdi 2019 è realizzata dal Teatro Regio di Parma in collaborazione con Enit, Istituti italiani di cultura, Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Emilia-Romagna APT Servizi, Assessorato al Turismo e Commercio del Comune di Parma, con il tour operator partner Parma Incoming e prevede un roadshow con tappe in Spagna (Madrid), Argentina (Buenos Aires), Perù (Lima), Brasile (São Paulo, Rio de Janeiro), Uruguay (Montevideo).

L’immagine esclusiva del Festival è il ritratto di Giuseppe Verdi realizzato a matita da Renato Guttuso negli anni ’60, donato al Teatro Regio di Parma dall’Archivio storico Bocchi e concesso da Fabio Carapezza Guttuso ©Renato Guttuso by SIAE 2019.

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I DUE FOSCARI, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , GIOVEDI’ 17 OTTOBRE 2019

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E’ a Leo Muscato che il Regio di Parma affida la regia del dramma che vede coinvolta la storica famiglia veneziana dei Foscari, ispirato a quanto scritto precedentemente da Lord Byron, che come è noto amava particolarmente la penisola italiana e le sue storie. Nel pensare un allestimento per questa opera ove la passione è protagonista a tuttotondo, privatamente, socialmente e politicamente, il regista voleva cercare un compromesso tra l’epoca originale del libretto, il Quindicesimo secolo dei dogi veneziani, e l’epoca di Giuseppe Verdi, che secondo lui avrebbe reso l’intera storia più vicina allo spettatore e quindi più fruibile. Il risultato però è alquanto anonimo a nostro avviso. Se è vero che il protagonista Jacopo ha tutti i tratti dell’eroe romantico per cuore ed emozioni, è anche vero che difficilmente tanta passione manchi agli eroi di qualsiasi epoca, inoltre questo spostamento in avanti nel tempo risulta piuttosto vago e semplicemente accennato da pochi dettagli, poiché secondo Muscato il pubblico deve essere libero di immaginare ciò che la musica suggerisce con la sua irruenza e forza narrativa, il che non è una scelta innovativa. Le scene ideate da Andrea Belli pertanto sono estremamente essenziali, la cui unica struttura a semicerchio si limita praticamente a circondare gli interpreti, senza illuminare particolarmente chi osserva. Non abbiamo compreso ahinoi lo spettacolino da circo in luogo della regata storica nel terzo atto, inoltre i costumi di Silvia Aymonino che dovrebbero caratterizzare ancor più l’epoca non colpiscono particolarmente per bellezza. Dal punto di vista drammaturgico ci è parso che gli interpreti fossero lasciati troppo a se stessi, portandosi quasi sempre fronte platea come in un concerto, quasi immortalati in un ruolo che li sfiora senza entrare definitivamente nelle loro corde, ed in un’opera come questa si perde il suo principale elemento: il pathos.

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ARCHIVIO STORICO TULLIO SERAFIN / Al via restauro e riordino di un patrimonio culturale inestimabile

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Comunicato stampa

Con il via libera della Soprintendenza. Parte dei costi coperti dalla Regione; ora si cercano mecenati per portare a termine il progetto

Archivio storico Tullio Serafin: iniziati i lavori

di restauro e riordino dei documenti musicali e storici

appartenuti al grande direttore d’orchestra

 

Sono iniziati in queste settimane i lavori di restauro e riordino dell’Archivio storico Tullio Serafin, che dal 2017 ha sede a Vicenza e conserva prezioso materiale appartenuto al celebre direttore d’orchestra veneto (1878-1968). Presieduto da Andrea Castello, noto anche come direttore artistico del festival Vicenza in Lirica, l’Archivio è stato dichiarato di “interesse storico particolare” dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino - Alto Adige nell’ottobre del 2018 e successivamente di “interesse locale” da parte della Regione del Veneto.

Ed è proprio la Soprintendenza  ad aver dato il via libera al restauro di 23 tra spartiti e partiture, operazione che l’Archivio ha affidato alla veneziana Cecilia Peretti, restauratrice specializzata in questo tipo di interventi con all’attivo collaborazioni di prestigio, con istituzioni come la Bibliotheca Hertziana del Max-Planck-Institut fur Kunstgeschichte e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Ma via libera dalla Soprintendenza anche al complessivo riordino dell’Archivio, in particolare per quanto riguarda carteggi, spartiti, partiture, rassegna stampa e fotografie, incarico affidato all’archivista vicentino Andrea Spaliviero, già attivo presso numerosi enti e istituzioni .

L’archivio conta 101 tra spartiti e partiture appartenuti a Tullio Serafin  e anche alla moglie, il soprano Elena Rakowska (1876-1964), oltre a fotografie e lettere inviate al Maestro da personaggi come Maria Callas, Ildebrando Pizzetti, Gian Francesco Malipiero, Giuseppe Verdi, Richard Strauss, Gabriele D’Annunzio, Italo Montemezzi, Franco Alfano, casa Savoia e altri; vi si trovano inoltre lettere alla famiglia inviate dal maestro e articoli apparsi sulla stampa dell’epoca. Tra i cimeli, da segnalare alcune onorificenze attribuite a Tullio Serafin, diplomi, abiti, due bacchette, il suo metronomo e il suo violino, risalente ai primi del ‘900.

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VOCI OLIMPICHE: DUECENTOVENTI ISCRIZIONI DA TUTTO IL MONDO

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COMUNICATO STAMPA

Boom di iscrizioni alla prima edizione della competizione per voci barocche nata da un'idea di Andrea Marcon e promossa da Fondazione Cariverona e Società del Quartetto. A Vicenza, nella prima settimana di novembre, la giuria internazionale sarà chiamata a giudicare 220 cantanti provenienti da tutto il mondo. In aprile i vincitori saranno protagonisti dell'“Alcina” di Händel al Teatro Olimpico con l'Orchestra Barocca di Venezia diretta da Marcon.

Con la scadenza del termine per le iscrizioni, si è conclusa nei giorni scorsi la prima fase del concorso internazionale per opera barocca “Voci Olimpiche” ideato dal maestro Andrea Marcon e promosso da Fondazione Cariverona insieme a Società del Quartetto di Vicenza.

Le iscrizioni alla competizione hanno superato quota 220 – gli italiani sono il 40 per cento – con candidati di 28 paesi in rappresentanza di tre continenti. Oltre che da tutta Europa, si sono iscritti a “Voci Olimpiche” cantanti da Stati Uniti, Messico, Israele, Russia, Corea del Sud, Giappone, Cile e Venezuela.

«Considerando che si tratta della prima edizione del Concorso ci aspettavamo un'ottantina di adesioni – spiega il maestro Marcon – e avere quasi triplicato le previsioni è motivo di grande soddisfazione, anche se ciò vuol dire che ci sarà molto lavoro in più per la commissione esaminatrice che in novembre dovrà giudicare i cantanti. Dall'altra parte, poter valutare fra oltre duecento cantanti ci consentirà di garantire una qualità molto alta per l'”Alcina” di Händel che dirigerò al Teatro Olimpico nella prossima primavera con i vincitori del concorso e l'Orchestra Barocca di Venezia. Un così ampio interesse per “Voci Olimpiche” – prosegue Marcon – mi riempie di gioia anche perché è la dimostrazione più evidente che l'opera barocca sta finalmente entrando in un'epoca d'oro e sono particolarmente felice che sia il favoloso Teatro Olimpico a fare da cornice a tutto ciò».

Fra i fattori che hanno contribuito al successo della competizione fortemente voluta da Fondazione Cariverona c'è senza dubbio il prestigioso parterre di giurati messo insieme da Marcon. Ne fanno parte i rappresentanti di alcune fra le maggiori istituzioni internazionali come la Fondazione e il Festival Händel, la Staatsoper di Hannover, lo Stadttheater di Klagenfurt, l'Opera di Valencia, il Festival di Aix en Provence, il Bolshoi di Mosca, il Concertgebouw di Amsterdam, La Fenice di Venezia e l'Orchestra di Granada.

«I numeri a volte parlano più chiaro di ogni parola – commenta il professor Alessandro Mazzucco Presidente della Fondazione Cariverona – e quelli delle iscrizioni al concorso “Voci Olimpiche” sono straordinari. Ma dietro i numeri c’è molta altra sostanza: la competenza e la credibilità del maestro Marcon, della Società del Quartetto di Vicenza connesse ad uno scenario culturale vicentino pronto ad accogliere progetti coraggiosi ed ambiziosi come questo. È necessario prendersi dei rischi per crescere e la Fondazione Cariverona è orgogliosa di aver contribuito a creare l’opportunità, per centinaia di giovani promesse provenienti da tutto il mondo, di dimostrare preparazione e talento artistico, per vedere poi riconosciuto, ne sono certo, il merito dalle più autorevoli istituzioni del settore. Abbiamo fiducia nelle capacità delle giovani generazioni e vogliamo metterli, in tutti i settori in cui operiamo, nelle condizioni di poter emergere».

«Io credo – sottolinea l'assessore alla cultura del Comune di Vicenza, Simona Siotto – che pochi luoghi come il Teatro Olimpico di Vicenza reclamino qualità, oltre che rispetto, quasi devozione, per il monumento stesso. Ma soprattutto qualità. Un concorso come “Voci Olimpiche” dà queste garanzie più di altre iniziative, perché nel suo campo – quello dei concorsi per giovani artisti, nello specifico di voci specializzate nella cosiddetta musica antica – si può porre, sin da questa prima edizione, secondo una sua propria unicità. Ne fanno fede la professionalità collaudata degli organizzatori, la firma autorevolissima del maestro Andrea Marcon che ha messo insieme una giuria a dir poco prestigiosa e, non dimentichiamolo mai, un teatro unico al mondo».

Il concorso entrerà nel vivo nella prima settimana di novembre a Vicenza con le tre fasi alle quali saranno chiamati i candidati. Nel corso delle eliminatorie i concorrenti dovranno affrontare passi d'opera di Monteverdi e Cavalli, un'aria dall'”Alcina” e un'aria dal repertorio vivaldiano. In semifinale e finale i candidati saranno valutati sulle opere Händel, in particolar modo “Alcina”.

Ai vincitori non andrà un premio in denaro – anche questa è una novità rispetto alla maggior parte dei concorsi internazionali – ma sarà proposto un contratto artistico per uno dei ruoli dell'”Alcina” che andrà in scena al Teatro Olimpico di Vicenza il prossimo aprile con la regia di Lorenzo Regazzo.

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LA BOHÈME, GIACOMO PUCCINI – TEATRO COMUNALE LUCIANO PAVAROTTI DI MODENA, DOMENICA 13 OTTOBRE 2019

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Sarà forse per via delle celebrazioni in onore dell’ indimenticato Luciano Pavarotti, la cui statua troneggia fuori al Teatro Comunale modenese, magari perché Leo Nucci ha vissuto tante notti magiche a fianco del grande tenore sui palcoscenici di mezzo mondo; fatto sta che questa produzione firmata nella regia dal baritono che ama particolarmente la città emiliana, ove peraltro due anni fa ha celebrato i suoi cinquant’anni di carriera, ha il sapore dei sentimenti sinceri e della purezza d’animo che non scoraggia i giovani bohémien più noti della lirica, pronti ad affrontare la vita con la stessa serenità di chi non ha problemi economici, perché uniti da una grande amicizia che li sostiene a vicenda.

Con questo spettacolo Modena si è resa protagonista di un progetto a nome ‘Modena città del Belcanto’, ossia un ciclo di opere liriche portate in scena proprio nell’ordine in cui Pavarotti le debuttò nella sua lunga e prestigiosa carriera. Nucci in veste di regista propone una Bohème in cui tutto ciò che si svolge ha un significato specifico, incredibilmente ‘umano’, ove ci si potrebbe immergere senza problemi, come ognuno di noi fosse nei panni dei protagonisti. Questo grazie anche ai bellissimi costumi di Artemio Cabassi, che caratterizzano in certo modo i diversi ruoli anche visivamente, nonché alle scene di Carlo Centolavigna, studiate nei minimi dettagli, non solo per la loro funzione scenica, ma anche per così dire ‘riempire’ la visuale dello spettatore che, al di fuori dell’azione momentanea, può spaziare con lo sguardo e trovare sempre qualcosa da ammirare, in ogni angolo del palco. La soffitta con i tetti illuminati dietro il finestrone, le perfette luci di Claudio Schmid, la neve immancabile per affascinare, l’albero di Natale in piazza vicino al caffè de Momus, tutto come a richiamare i quadri dell’Ottocento francese; insomma anche se non possiamo ovviamente definirlo uno spettacolo originalissimo, è quanto di più vicino all’idea del vissuto quotidiano di quei ragazzi dalle vite senza tempo.

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Venerdì 18 ottobre "Madama Butterfly" di Puccini inaugura la 52esima Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi

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Una nuova produzione di Madama Butterfly di Puccini, con la direzione di David Crescenzi e la regia di Matteo Mazzoni, inaugura la 52esima Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi, venerdì 18 ottobre ore 20,30 e domenica 20 ottobre ore 16, con anteprima riservata ai giovani mercoledì 16 ottobre ore 16.

 

Inaugura venerdì 18 ottobre alle ore 20,30 la 52ESIMA STAGIONE LIRICA DI TRADIZIONE DEL TEATRO PERGOLESI con “Madama Butterfly”, tragedia giapponese in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal racconto omonimo di John Luther Long e dal dramma omonimo di David Belasco. L’opera verrà replicata domenica 20 ottobre alle ore 16, e sarà preceduta da un’anteprima giovani (riservata ai partecipanti del progetto “Musicadentro 2019”) in programma per mercoledì 16 ottobre alle ore 16.

Si tratta di una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Teatro Comunale di Treviso e Teatro Comunale di Ferrara. L’allestimento della Romanian National Opera di Cluj-Napoca è stato realizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini. A dirigere l’opera è David Crescenzi, sul podio della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana; canta il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” diretto dal maestro Davide Dellisanti. Firma la regia Matteo Mazzoni, le scene sono di Benito Leonori, i costumi di Patricia Toffolutti, video designer Mario Spinaci, le luci sono di Ludovico Gobbi, illustrazioni di Riccardo Cecchetti, assistente alle scene Elisabetta Salvatori.

Protagonisti dell’opera sono il soprano Silvia Pantani nel ruolo di Cio-Cio-San alias Madama Butterfly, la giovanissima sposa giapponese del tenente della Marina americana Pinkerton, interpretato dal tenore Francesco Fortes; il mezzosoprano Ilaria Ribezzi è Suzuky, il baritono Italo Proferisce affronta il ruolo del console Sharpless. Completano la compagnia di canto Katia Di Munno (18/10) e Margherita Hibel (16 e 20/10) che si alternano nel ruolo di Kate Pinkerton, Claudio Zazzaro (Goro), Dielli Hoxha (Il principe Yamadori - Il commissario imperiale), Andrea Tabili (Lo zio Bonzo), Luca Giorgini (Lo zio Yakusidé), Andrea Cutrini (L’ufficiale del registro), Eleonora Nota (La zia), Carmela Osato (18/10) e Yue Wu (16 e 20/10 ) che interpretano il ruolo della cugina, So Hyun Lee (18/10) e Lucia Conte (16 e 20/10) si alternano nel ruolo della madre.

La “Madama Butterfly” che andrà in scena “non è una vera storia d’ amore … per una storia d’amore bisogna essere in due”, spiega il regista Matteo Mazzoni. “Siamo agli inizi del ‘900, a Nagasaki, nel Giappone musicale inventato da Puccini; un giovane tenente della Marina degli USA decide di allontanare la solitudine tipica della vita da soldato comprando una casa in collina con dentro una giovane ragazza, da sposare come formale copertura per normalizzare la compravendita di giovani fanciulle tra i ricchi stranieri e le classi sociali più basse. Butterfly ha quindici anni, orfana di padre, per sopravvivere si è adattata a fare la geisha; non sogna altro che incontrare un uomo vero, magari uno straniero, un eroe venuto addirittura dal mare, luogo mistico dei sogni e dei peggiori incubi per la cultura nipponica, che venga apposta a salvarla, a portarla via. Così, nel primo atto, viene celebrato questo matrimonio, finto per tutti i presenti tranne che per Butterfly stessa, ingannata dalle menzogne di Pinkerton. Proprio da questo amore incompreso e fragile, nasce la nostra “Madama Butterfly”; i personaggi giapponesi in scena non mostrano il loro vero volto, ma tutti indossano le maschere proprie del teatro Noh, che raccontano le emozioni attraverso espressioni codificate nei secoli. E se l’amore raccontato è falso, anche il nostro allestimento non può essere vero, oggettivo, ma un enorme foglio di carta bianca dal quale ottenere diversi Origami, che non riproducono la realtà ma la sintetizzano in astrazione. Entreremo così nella vicenda, come il giovane tenente statunitense alla scoperta di un Giappone fedele ma visionario, con la tipica ricercata ritualità e delineato da un complesso progetto di videoproiezioni, immagini ed illustrazioni originali, riviste e rivisitate, fino a raggiungere il piccolo mondo di Butterfly, fino alla sua solitudine orgogliosa, abbandonata purtroppo come le tante ragazze madri, che si barcamenano nella dura vita di tutti i giorni, in Giappone come ovunque, oggi come ieri”.

 

Giacomo Puccini scelse il soggetto dell’opera dopo aver assistito nel giugno 1900 alla tragedia Madame Butterfly di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell'americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly pubblicato nel 1898. Il soggetto giapponese attivò l’interesse che Puccini provava nei confronti dell'elemento esotico, che agli inizi del Novecento era ingrediente oramai sperimentato della teatralità d'epoca. Per caratterizzare l'atmosfera interrogò artisti e personalità della cultura giapponese, annotò melodie su pentagrammi, ascoltate da dischi provenienti da Tokyo, consultò pubblicazioni che riportavano canti originali. Madama Butterfly andò in scena per la prima volta il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa edito da Ricordi, ma venne inaspettatamente fischiata e si tradusse in un insuccesso. L’opera fu subito ritirata dall’autore e dall’editore; ripresentata con alcuni cambiamenti al Teatro Grande di Brescia dopo tre mesi, essa ottenne il successo unanime di pubblico e critica.

La 52^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi è organizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini, con il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Regione Marche; Soci Fondatori Comune di Jesi e Comune di Maiolati Spontini, Partecipanti Aderenti Comune di Monsano, Partecipante Sostenitore Camera di Commercio delle Marche, Fondatori Sostenitori Gruppo Pieralisi – Starcom Italia, con il patrocinio di Consiglio Regionale delle Marche, in co-produzione con Teatro Comunale di Treviso, Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Rete Lirica delle Marche, Opéra-Théâtre de Metz Métropole, Opéra de Massy, Opéra de Reims et Centre lyrique Clermont Auvergne, in collaborazione con El Grito-Circo Contemporaneo all’antica, Bernstein School of Musical Theater. Educational partner Trevalli Cooperlat. Si ringraziano UBI BANCA e tutti i Mecenati 2019 per il contributo erogato tramite Art Bonus.

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GUGLIELMO TELL, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, VENERDI’ 11 OTTOBRE 2019

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Il Guglielmo Tell prodotto da OperaLombardia approda al Grande di Brescia nell’allestimento ideato da  Arnaud Bernard, con scene di Virgile Koering, per il quale si è scelto di eseguire la versione in lingua italiana, senza danze e con tagli alla partitura che fanno del Grand Opéra francese solo un vago ricordo.   Il regista si è posto il consueto problema di portare su di un palcoscenico non gigantesco, ma nemmeno in verità da teatrino parrocchiale, il mastodontico racconto dell’eroe svizzero in lotta contro gli austriaci tra i monti impervi, tempeste e campi di battaglia. Per questa produzione Bernard ha pensato che fosse opportuno lasciar perdere una ambientazione realistica, avvalendosi per esempio degli ormai inflazionati schermi, fondali dipinti o velari, per portare alla mente degli spettatori ciò che il libretto tanto maestosamente richiama, cercando una soluzione funzionale ad uno spazio chiuso e limitato. Ciò che la sua mente ha partorito è la ‘visione’ di un fantomatico bambino di buona famiglia ed amante della lettura che, intento a leggere la ‘favola’ di Guglielmo Tell, faccia rivivere tutta la vicenda nella sua mente e quindi in un certo modo ‘riduca’ ad un semplice sogno tutta la storia, immaginata al chiuso della sua casa e tra una cena e l’altra della sua austera famigliola borghese.

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Alpesh Chauhan inaugura la Stagione Sinfonica 2019-2020 Nel concerto inaugurale dedicato a Beethoven anche la Fantasia corale, con Andrea Lucchesini al pianoforte

COMUNICATO STAMPA                                                                             Venezia, ottobre 2019

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Alpesh Chauhan inaugura la Stagione Sinfonica 2019-2020

 

Nel concerto inaugurale dedicato a Beethoven

anche la Fantasia corale, con Andrea Lucchesini al pianoforte

È con il debutto, in Fenice, del direttore Alpesh Chauhan che inaugurerà la Stagione Sinfonica 2019-2020 della Fondazione Teatro La Fenice. Nel concerto in programma sabato 12 ottobre 2019 ore 20.00 (turno S) e in replica domenica 13 ottobre 2019 ore 17.00 (turno U), il maestro nato a Birmingham nel 1990, dal 2017 direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, sarà alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice per dirigere un programma musicale interamente dedicato a Ludwig van Beethoven, compositore cui è dedicata la programmazione concertistica fenicea nella ricorrenza del duecentocinquantesimo anniversario della nascita. Aprirà la serata Leonoraouverture n. 3 in do maggiore op. 72b; seguirà la Fantasia corale in do minore op. 80, un  brano che non veniva eseguito sul palcoscenico veneziano da quasi cinquant’anni (ultima esecuzione nel novembre 1970): vi si misurerà il pianista Andrea Lucchesini e ne saranno protagonisti anche il Coro del Teatro La Fenice istruito da Claudio Marino Moretti e le voci soliste dei soprani Anna Malvasio e Lucia Raicevich, del contralto Victoria Massey, dei tenori Salvatore De Benedetto e Giovanni Deriu e del basso Antonio Casagrande. Chiuderà la serata la Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica.

Parallelamente al travagliato processo compositivo di Fidelio, unico titolo di teatro musicale di Ludwig van Beethoven (1770-1827), si sviluppa anche la genesi della sua ouverture Leonora, di cui il compositore di Bonn scrisse ben quattro diverse versioni. Dopo il debutto di Fidelio nel 1805 a Vienna, Beethoven infatti rimaneggiò la partitura e la sua pagina iniziale in occasione delle riprese del 29 marzo e 10 aprile 1806 ed è questa versione dell’ouverture, indicata in catalogo come la n. 3 op. 72b, che verrà eseguita in apertura di concerto. Nonostante poi l’autore decise di sostituirla con una pagina completamente nuova per la versione definitiva dell’opera (1814), proprio per la sua bellezza e la sua intensità drammatica la Leonora n. 3 è spesso reintrodotta anche nelle rappresentazioni di Fidelio, tra il primo e il secondo quadro del secondo atto.

Seguirà la Fantasia corale in do minore op. 80, il brano che Beethoven presentò per la prima volta a Vienna nel 1808, a coronamento della celebre Accademia nella quale furono eseguite per la prima volta anche la Quinta e la Sesta Sinfonia. Pubblicata nel 1811 e dedicata a Massimiliano Giuseppe di Baviera, questa pagina viene considerata l’embrione preparatorio della Nona Sinfonia, non solo per il carattere monumentale e per la presenza del coro, ma anche per il tema e lo spirito dell’inno che conclude il brano, composto su testo di Christoph Kuffner: una sorta di ‘inno alla musica’, anticipatore del più celebre «An die Freude».

La conclusione del concerto è affidata alla Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica, opera che segna un decisivo punto di svolta nel percorso di Beethoven: è la Sinfonia che inaugura il periodo creativo del tedesco chiamato per convenzione ‘stile eroico’. Fu composta tra giugno e ottobre 1803, quando l’autore era già famoso in tutta Europa: fu dedicata infatti al principe Lobkowitz, presentata privatamente nel suo palazzo nell’agosto del 1804 e poi al pubblico del Teatro an der Wien di Vienna il 7 aprile 1805: l’impatto fu dirompente, tra chi gridava al genio e chi ne lamentava la sregolatezza e le bizzarrie. Inizialmente ispirata a Napoleone, simbolo degli ideali della Rivoluzione francese, col titolo effettivo di Bonaparte, Beethoven cambiò bruscamente denominazione nel momento in cui il generale francese si autoproclamò imperatore, infrangendo così gli ideali repubblicani di libertà e democrazia: prese allora il nome di «Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand Uomo».

Con il concerto inaugurale ricominceranno anche le conferenze di approfondimento: il concerto di sabato 12 ottobre sarà preceduto infatti da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00) sono acquistabili nei punti vendita Vela Venezia Unica di Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Ferrovia, Piazza San Marco, Rialto linea 2, Accademia, Mestre, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2424) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

La Stagione proseguirà sempre più nel segno di Beethoven, con l’esecuzione della quasi totalità delle sue Sinfonie, l’ouverture CoriolanoLe creature di Prometeo e due Concerti per pianoforte e orchestra. Sul podio della Fenice, accanto a direttori regolarmente invitati, dopo quello di Chauhan spiccheranno alcuni importanti debutti, come quello di Claus Peter Flor, che proporrà le Sinfonie Italiana e Riforma di Mendelssohn; Daniel Cohen, cui spetteranno la Quarta e la Settima di Beethoven; Hartmut Haenchen – sarà lui a misurarsi con la Nona –; Rudolf Buchbinder, impegnato nella doppia veste di direttore e solista al pianoforte; infine Ton Koopman, che traccerà un filo conduttore tra Beethoven e la musica di Bach: altro punto cardinale della nuova Stagione, nel duecentosettantesimo anniversario della morte. Tra gli attesi ritorni ci saranno invece Myung-Whun Chung, in primis, che si inserisce nel contesto di un progetto pluriennale di rilettura dell’opera di Mahler; ma anche Federico Maria Sardelli, anch’esso impegnato in un affondo sull’opera di Beethoven, e Marco Angius che affiancherà alla Pastorale, la Sinfonia Jupiter di Mozart e l’Intermezzo per l’Idomeneo di Mozart di Richard Strauss. Non mancherà il tradizionale appuntamento con il Concerto di Natale nella Basilica di San Marco, affidato ai solisti della Cappella Marciana guidati da Marco Gemmani; mentre il Coro del Teatro La Fenice diretto da Claudio Marino Moretti eseguirà il Requiem di Schnittke e il mottetto «Jesu, meine Freude» di Bach. La Staatskapelle Dresden – compagine ospite di questa Stagione – proporrà invece l’Ottava Sinfonia di Dvořák e la Quarta di Brahms, sotto la direzione di Myung-Whun Chung.

Alpesh Chauhan

Ricopre la carica di direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini dall’autunno 2017. Il giovane direttore inglese ha velocemente raggiunto un vasto riconoscimento internazionale: tra i suoi maggiori successi in questi anni spiccano i due concerti ai bbc Proms, Turandot al Lirico di Cagliari, il debutto in Germania con i Düsseldorfer Symphoniker e un concerto all’interno della stagione principale del Barbican Centre con la London Symphony Orchestra. Dal 2014 al 2016 è stato Assistant Conductor della City of Birmingham Symphony Orchestra. Nel 2018-2019 mantiene la grandiosa tradizione sinfonica al centro della scena della Filarmonica Toscanini, programmando la Settima Sinfonia di Bruckner e la Pathétique di Tchaikovsky, come anche il ciclo completo delle sinfonie beethoveniane che si concluderà nella stagione successiva. Tutto questo segue un primo anno di successo nella conduzione della Filarmonica Toscanini, durante il quale ha diretto le quattro sinfonie di Brahms come parte delle Celebrazioni Toscaniniane. I maggiori impegni della stagione 2018-2019 includono i debutti in Spagna e Svezia, la direzione di Turandot al Palau de les Arts di Valencia e la Sesta Sinfonia di Brückner con la Malmö Symphony Orchestra. Seguono il debutto con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della rai e il ritorno alla direzione della City of Birmingham Symphony Orchestra, della bbc Scottish Symphony Orchestra, della Royal Philharmonic Orchestra a Londra, dell’Orchestre Symphonique et Lyrique de Nancy e dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato con importanti solisti come Nicola Benedetti, Pablo Ferrandez, Benjamin Grosvenor, Stephen Hough, Leila Josefowicz, Pavel Kolesnikov, Johannes Moser, Alice Sara Ott, Arcadi Volodos e i cantanti Marco Berti, Christianne Stotijn e Jennifer Wilson. A Birmingham, è stato primo violoncello della cbso Youth Orchestra, avendo l’opportunità di partecipare a masterclass di direzione d’orchestra come parte della Youth Orchestra Academy 2007. Nel 2008 è stato ammesso al Royal Northern College of Music per studiare violoncello con Eduardo Vassallo prima di seguire il prestigioso Masters Conducting Course sotto gli auspici di Clark Rundell e Mark Heron. Ha studiato con Stanislaw Skrowaczewski, partecipato a masterclass con Juanjo Mena e Vasily Petrenko mentre Andris Nelsons e Edward Gardner sono stati suoi mentori

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ORCHESTRA RAI: L’OMAGGIO A BEETHOVEN DI JAMES CONLON INAUGURA LA STAGIONE

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Comunicato stampa

ORCHESTRA RAI: L’OMAGGIO A BEETHOVEN DI JAMES CONLON

INAUGURA LA STAGIONE

 

Solisti per Mendelssohn la spalla Roberto Ranfaldi e la pianista Mariangela Vacatello

 

Venerdì 11 ottobre a Torino con diretta su Rai5, Radio3 e in Euroradio

Replica sabato 12 ottobre

 

L’omaggio di James Conlon a Beethoven per 250° anniversario della nascita è al centro anche dei due concerti successivi, che lo vedranno protagonista in ottobre

 

Prende il via una nuova stagione di concerti per l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e per il suo Direttore principale James Conlon, protagonista dei primi tre appuntamenti di ottobre, per tre settimane consecutive di lavoro tutte nel segno di Beethoven, del quale ricorre nel 2020 il duecentocinquantesimo anniversario della nascita. La serata inaugurale è in programma venerdì 11 ottobre alle 20 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino (turno blu). Il concerto è trasmesso in diretta da Rai Cultura sul suo canale Rai5, da Radio3, nel circuito Euroradio ed è replicato sabato 12 ottobre alle 20.30 (turno rosso). 

 

In apertura Conlon propone l’Ouverture in fa minore op. 84 dalle Musiche si scena composte nel 1810 per la per la tragedia di Goethe Egmont. In essa Beethoven riassume i nobili ideali dell’eroismo generoso e dello spirito di sacrificio che animano Egmont, il cinquecentesco eroe fiammingo che si oppose a prezzo della morte al crudele governatorato del Duca d’Alba.

Al beethoveniano culto della libertà – di cui il brano è un caposaldo, accanto al Fidelio e alle opere “eroiche” – fa da contraltare il disimpegnato Concerto in re minore per violino, pianoforte e orchestra MWV O 4 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina giovanile di misurata eleganza che testimonia l’estroversa inventiva di un adolescente già determinato nel commisurare la sua attività al proprio assoluto ideale dell’arte. A eseguirlo sono chiamati in veste di solisti Roberto Ranfaldi, violino di spalla dell’Orchestra Rai dal 1995, e Mariangela Vacatello, pianista partenopea di fama internazionale di ritorno con la compagine Rai dopo i concerti del 2010. 

Chiude la serata la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Dmitrij Šostakovič, scritta nel 1937 all’indomani degli attacchi della censura di regime contro le tendenze formalistiche dell’opera Lady Macbeth del Distretto di Mcensk. Con il proposito di attenuare la sua immagine di compositore pericolosamente al di fuori degli schemi del realismo socialista, Šostakovič ritirò la Quarta Sinfonia che aveva scritto nel frattempo e presentò la Quinta in occasione del ventesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Grazie a un linguaggio solo in apparenza semplificato e ottimistico il brano gli procurò un immediato riscatto senza intaccare la sua personalità di autore.

L’omaggio del Direttore principale dell’Orchestra Rai James Conlon a Beethoven sarà il fil rouge sotteso anche ai due concerti successivi della Stagione 2019/2010, che lo vedranno protagonista, con l’ouverture da Coriolano e il Concerto per violino e orchestra interpretato da Frank Peter Zimmermann – affiancati alla Prima Sinfonia di Čajkovskij – il 17 e 18 ottobre, e la Sinfonia “Pastorale” proposta il 24 e 25 ottobre, accanto alla Terza Sinfonia di Šostakovič.

Le poltrone numerate da 30 a 15 euro (ridotto giovani under 35) sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell’Auditorium Rai. Un’ora prima dei due concerti sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro. Informazioni: 011.8104653 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.osn.rai.it

09.10.2019

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LUISA MILLER, GIUSEPPE VERDI – CHIESA DI SAN FRANCESCO DEL PRATO PER IL FESTIVAL VERDI DI PARMA, SABATO 6 OTTOBRE 2019

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Continua il percorso del Festival Verdi di Parma, volto alla ricerca di nuovi spazi nei quali valorizzare le opere del Maestro delle Roncole. Dopo la prova maiuscola dello Stiffelio e de Le Trouvère al teatro Farnese, quest'anno si è tentata la via della chiesa (sconsacrata, e già carcere per secoli) di San Francesco del Prato. Struttura immensa ancora in restauro internamente, presenta non poche problematiche di acustica e visibilità, oltre a limitare le intenzioni sceniche e registiche in uno spazio ristretto e disagevole come l'abside.

O meglio: le idee porterebbero essere moltissime, ma tutte dovrebbero essere quantomeno di rottura con un concetto di teatro d'opera tradizionale, che prevede un palcoscenico dove si svolge l'azione, la buca dell'orchestra e il pubblico seduto di fronte. Ci ha provato due anni fa Graham Vick appunto con Stiffelio riuscendoci meravigliosamente bene. L'esperimento non è riuscito altrettanto bene quest'anno.

A gestire i luoghi di San Francesco del Prato per l'allestimento di Luisa Miller, il Festival Verdi ha chiamato la coppia Dodin, formata da Lev (regia) e Dina (drammaturgia).

Gli artisti russi imbastiscono un allestimento che racchiude l'azione del Cammarano all'interno di uno spazio dove gli unici elementi di scena sono delle tavole, componibili o scomponibili a seconda della bisogna, sulle quali si consuma la tragedia di Luisa. Tragedia evocata come liturgia, rappresentazione sacra, dove il coro in lugubre saio grigio ha occupato perennemente i tre piani della struttura in legno che correva intorno alla scena lignea ideata da Aleksandr Borovskij , autore anche dei costumi rinascimentali, testimone visivo e impotente degli eventi.

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LA SCALA DI SETA, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MERCOLEDI' 2 OTTOBRE 2019

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Immaginate di essere al supermercato e venir chiamati a dirigere un'opera perché il direttore designato è affetto da leggera indisposizione. Pare proprio la trama di una farsa rossiniana, invece è semplicemente quello che è successo mercoledì scorso alla Fenice di Venezia, dove doveva andare in scena una ripresa de La scala di seta.

Così è toccato a Marco Paladin, direttore musicale di palcoscenico del teatro veneziano, garantire l'inizio dello spettacolo, per poi passare il testimone ad Alvise Casellati, arrivato in teatro poco dopo il termine della sinfonia.

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PRESENTATE LE STAGIONI 2020 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

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Comunicato stampa

 LE NUOVE STAGIONI DI OPERA E DI DANZA 2020 

Inaugurazione il 24 gennaio con Tristan und Isolde di Wagner diretto da Juraj Valčuha, coprodotto con la Monnaie di Bruxelles

Riprese e trasmissioni TV e radio di Rai5 e Radio3 Rai

 

Stagione di Danza dal 4 marzo con 4 spettacoli; protagoniste grandi compagnie come il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala e il Béjart Ballet Lausanne ed étoiles italiane e internazionali dirette da coreografi di fama mondiale per un cartellone in equilibrio fra repertorio classico e novità contemporanee

 

Apertura con la coreografia in prima assoluta della Lucrezia Borgia diretta da Giuliano Peparini e interpretata dall’étoile Eleonora Abbagnato

Si rinnova nel 2020 la sfida del Teatro Comunale di Bologna che quest’anno ha inserito con successo la Stagione di Danza al fianco del cartellone lirico. La nuova proposta si articola in quattro spettacoli – di cui uno in prima esecuzione assoluta e tre nuovi allestimenti – distribuiti in otto serate con grandi compagnie ed étoiles italiane e internazionali dirette da coreografi di fama mondiale, per un’offerta d’eccellenza in equilibrio fra repertorio classico e novità contemporanee che continuerà a valorizzare la cultura del balletto e ad appassionare il grande pubblico. Protagonista anche l’Orchestra del Teatro Comunale, che suonerà le partiture dei primi due titoli in programma: Lucrezia Borgia, con Eleonora Abbagnato, e Giselle, eseguito dal Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano diretto da Frédéric Olivieri. Si arricchisce, quindi, con la Danza, la programmazione 2020 che – dopo le anticipazioni della Stagione d'Opera dello scorso luglio – sarà completata dal cartellone sinfonico che verrà annunciato prossimamente.

«Ci affacciamo a questa nuova stagione con ottimismo – commenta il Sovrintendente e Direttore artistico Fulvio Macciardi. Grazie al lavoro svolto per consolidare la situazione gestionale del Teatro, che ha portato ad ottenere per tre anni consecutivi il pareggio di bilancio, oggi possiamo pensare di guardare con serenità al futuro, investendo sul piano artistico e ragionando in una prospettiva pluriennale».

È l’étoile dell’Opéra de Paris e direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma Eleonora Abbagnato ad inaugurare il cartellone della Danza con il balletto Lucrezia Borgia (4 e 5 marzo), ideato e diretto dal coreografo Giuliano Peparini; una nuova produzione di Daniele Cipriani Entertainment, in prima assoluta, commissionata dal Comunale. Nel cinquecentenario della scomparsa, la nobildonna più controversa del Rinascimento italiano rivive grazie alla bellezza angelicata e al temperamento d’acciaio di Abbagnato, prestata agli eccessi, alle perversioni e agli intrighi tramandati dalla storiografia. Su libretto di Giuliano Peparini e Gianluca Merolli liberamente ispirato al dramma omonimo di Victor Hugo, lo spettacolo si concentra sull’incontro peccaminoso fra Lucrezia e il figlio Gennaro – nato dall’incesto con il fratello Cesare – che conduce i due protagonisti al finale tragico accompagnato dalle voci di una coppia di attori. Una creazione candidata a nuovo classico del balletto, ambientata in una scatola scenica impreziosita da visual artfashion couturea cura di Emmanuelle Favre, con una partitura di musiche barocche, moderne e contemporanee affidata all’Orchestra del Teatro Comunale. Il 29 e 30 maggio spazio invece al titolo simbolo del balletto romantico, Giselle, con la storica coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot ripresa da Yvette Chauviré, étoile recentemente scomparsa che nel 1950 al Teatro alla Scala fu la prima interprete della sfortunata contadinella. Proposto nell’allestimento scaligero di Aleksandr Benois rielaborato da Angelo Sala e Cinzia Rosselli, con le musiche di Adolphe-Charles Adam eseguite dai complessi del TCBO guidati da David Coleman, il lavoro è affidato al Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri. Su libretto di Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier, il balletto vede Giselle e il principe Albrecht al centro di una storia d’amore, tradimento e redenzione, fra gioiose feste contadine e spettrali stuoli di Willi, affascinanti quanto spietate. Trionfo di stile e rigore accademico, Giselleè divenuto negli anni patrimonio della compagnia e degli artisti scaligeri che l’hanno rappresentato nel mondo, rinnovandone a ogni ripresa il fascino insuperabile. Segue il debutto bolognese del Gala Internazionale di Danza, Les Étoiles (26-27 settembre), a cura di Daniele Cipriani: una parata di stelle della danza mondiale, provenienti da teatri prestigiosi come l’Opéra de Paris, la Royal Opera House di Londra e i Teatri Bol’šoj di Mosca e Mariinskij di San Pietroburgo, riunite per celebrare il grande repertorio. Divenuto un evento di culto dopo i successi mietuti a Roma, Venezia e in altre città, Les Étoiles è un esaltante mosaico in movimento, con programma e artisti appositamente scelti per il Comunale. Pas de deux e variazioni tratti da titoli celebri e rarità del repertorio classico si alterneranno ad assoli, duetti ed estratti da capolavori contemporanei e nuove creazioni firmate dai maggiori coreografi internazionali. Infine, a chiudere la stagione è Le Presbytère n’a rien perdu de son charme, ni le jardin de son éclat. Ballet for life (9-10 ottobre), storica coreografia neoclassica creata nel 1996 dal maestro Maurice Béjart in memoria di due cari amici stroncati dall’Aids: Jorge Donn, suo ballerino prediletto, e Freddie Mercury, leader dei Queen. Eseguito dal Béjart Ballet Lausanne, la compagnia svizzera fondata da Béjart nel 1987 e diretta da Gil Roman, il lavoro è un “inno alla vita” che trionfa sulla morte, un’esplosione di gioia e speranza in perfetto equilibrio con l’insolito impasto musicale che abbina hit celebri dei Queen alle note eterne di Mozart. Un tripudio di leggerezza e acrobatismi per una sequenza di assoli, pas de deuxpas de troise movimenti d’insieme, con i costumi firmati dallo stilista Gianni Versace, altro amico fraterno di Béjart. 

Illumia è main partner della Stagione di Danza 2020 del Teatro Comunale di Bologna, sostenendo un’iniziativa molto stimolante che valorizza l’innegabile bellezza della città alla quale Illumia è profondamente legata. Per questo ogni anno con il 2% del proprio utile netto crea un fondo gestito dai propri dipendenti e collaboratori, destinato a iniziative di CSR.


Fa parte della campagna visiva della Stagione 2020, con particolare riferimento alla Danza, il nuovo progetto che Nino Migliori, tra i più autorevoli e multiformi ricercatori italiani nel campo della fotografia, ha dedicato al Teatro Comunale. Con il racconto fotografico “C'è un teatro che ti guarda”, a cura di Denis Curti, l'artista bolognese ha esplorato per tre mesi consecutivi – da marzo a maggio 2019 – il teatro cittadino per mettere in scena una sua personalissima storia, che riesce a restituire le atmosfere e le magie che abitano in questo luogo: la struttura architettonica, le prove degli interpreti, i ballerini, i musicisti, i truccatori, i parrucchieri e gli attrezzisti. Il prossimo novembre 2019 trenta scatti del progetto saranno esposti sui viali della città di Bologna, grazie alla media partnership tra il Teatro Comunale e IGPDecaux. Le fotografie di Migliori saranno protagoniste anche della campagna visiva della Stagione Sinfonica 2020 che verrà annunciata prossimamente. Una selezione delle opere del fotografo si potrà, inoltre, ammirare in una mostra monografica a Bologna nei prossimi mesi.

Il progetto è in collaborazione con Hotminds.

Come anticipato nella conferenza stampa di “anteprima”, la Stagione d’Opera 2020 si inaugura venerdì 24 gennaio con il nuovo allestimento del capolavoro del Romanticismo tedesco, Tristan und Isolde (Tristano e Isotta) di Richard Wagner (24-31 gennaio), coprodotto insieme al Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles. Esordio teatrale in Italia del regista tedesco Ralf Pleger e dello scenografo suo connazionale Alexander Polzin, lo spettacolo è diretto da Juraj Valčuha e interpretato da Stefan Vinke, Ann Petersen, Albert Dohmen, Martin Gantner e Ekaterina Gubanova. Il volo spezzato dell’infelice “farfalla” Cio-Cio-San diventa tragedia contemporanea nella Madama Butterfly di Giacomo Puccini (20-27 febbraio) firmata da Damiano Michieletto, che tornerà anche nel 2021 per inaugurare la stagione del Comunale con un nuovo allestimento di Der Rosenkavalier (Il cavaliere della rosa) di Strauss. Per la prima volta a Bologna, la produzione è affidata a un cast di voci quali Karah Son, Cristina Melis, Piero Pretti e Dario Solari e alla bacchetta di Pinchas Steinberg, già protagonista della prima edizione dello spettacolo al Teatro Regio di Torino nel 2010 e recentemente sul podio dei complessi del TCBO per Il trovatore che ha inaugurato la Stagione 2019. Il cartellone prosegue con La cenerentola di Gioachino Rossini (18-24 marzo) nella versione pop-surrealista di Emma Dante andata in scena al Teatro dell’Opera di Roma nel 2016 e ripresa nel 2019, che arriva ora anche nel capoluogo emiliano. Interpreti principali Antonino Siragusa, Nicola Alaimo, Alessandro Corbelli, Chiara Amarù e Gabriele Sagona. Sul podio Yi-Chen Lin, che torna al Comunale dopo Le nozze di Figaro nel 2016. È affidato a Claire Gibault, nota al pubblico del teatro per aver diretto Les oiseaux de passage di Fabio Vacchi nel 2001, il melologo Eternapoli (27-28 marzo) – sempre del compositore bolognese – realizzato in coproduzione con l’Arena del Sole. Rappresentato in prima assoluta al Teatro di San Carlo di Napoli nel 2018, il lavoro è ispirato al romanzo di Giuseppe Montesano Di questa vita menzognera. Protagonista l’attore pluripremiato Toni Servillo, voce narrante assieme a Imma Villa. Capolavoro comico donizettiano di freschezza e vitalità, L’elisir d’amore (4-10 aprile) è proposto nel nuovo allestimento del TCBO diretto da Jonathan Brandani con la regia di Pablo Maritano. Realizzato in coproduzione con l’Auditorio de Tenerife e il Teatro Statale dell’Opera e del Balletto di Tbilisi nell’ambito del progetto “Opera Next” e scelto dal programma di finanziamento di Creative Europe, il programma dell’Unione Europea che sostiene le industrie culturali e cinematografiche del continente, lo spettacolo vede impegnati per il settimo anno gli interpreti selezionati dalla Scuola dell’Opera del Teatro Comunale e dall’accademia di formazione Opera (e)Studio di Tenerife. Diversamente da quanto già annunciato, una nuova produzione del Comunale del melodramma verdiano Luisa Miller (15-21 aprile), in forma semiscenica, sarà firmata dall'artista della luce e progettista ravennate Mario Nanni – fondatore dell'azienda Viabizzuno – e sarà diretta da Ido Arad, al suo debutto in Italia. Nel cast solisti di fama mondiale come Gregory Kunde, Riccardo Zanellato, Martina Belli, Franco Vassallo e Myrtò Papatanasiu. Spazio poi al grande repertorio sinfonico-corale con l’oratorio Die Schöpfung (La Creazione) di Franz Joseph Haydn (23-24 aprile), diretto dal Maestro del Coro del TCBO Alberto Malazzi e interpretato da Francesca Lombardi Mazzulli, John Bellemer e Nahuel Di Pierro. Torna dopo 27 anni di assenza dal palcoscenico del Comunale l’Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea (9-17 maggio) nel nuovo allestimento del TCBO ideato da Rosetta Cucchi e diretto dal maestro israeliano Asher Fisch. Nel cast Kristine Opolais – che debutta nel ruolo del titolo e nel teatro bolognese – Roberto Aronica, Alessandro Corbelli e Veronica Simeoni. Il secondo titolo donizettiano di stagione, Lucrezia Borgia (16-23 giugno), è proposto nella nuova coproduzione con l’Auditorio de Tenerife, l’Ópera de Oviedo e il Teatro de la Maestranza di Siviglia firmata da Silvia Paoli e diretta dall’ucraino Andriy Yurkevich, reduce dal successo bolognese con Simon Boccanegra nel 2018. In scena artisti di rilievo quali Mirco Palazzi, Yolanda Auyanet, Stefan Pop e Cecilia Molinari. Il rapporto conflittuale fra uomo e donna è al centro dei due atti unici di Arnold Schönberg e Béla Bartók La mano felice (Die glückliche Hand) e Il castello del principe Barbablù (7-12 luglio), fusi nel nuovo progetto creativo del duo ricci/forte – impegnati per la prima volta al Comunale – con la regia di Stefano Ricci, già andato in scena al Teatro Massimo di Palermo nel 2018. Sul podio uno specialista del repertorio come Marco Angius e in scena Gabor Bretz e Atala Schöck. Il melodramma verdiano Otello (11-18 novembre) è proposto nella nuova versione del regista Gabriele Lavia, che torna dopo la Salome riproposta nella precedente stagione, con la direzione di Asher Fisch impegnato nel suo secondo titolo del 2020. In scena voci di primo piano come quelle di Gregory Kunde, Franco Vassallo e Mariangela Sicilia. Chiude il cartellone la fortunata produzione di un altro classico pucciniano, La bohème (12-23 dicembre) firmata dal regista inglese Graham Vick per l’inaugurazione di stagione del Comunale nel 2018 e vincitrice del premio Abbiati come miglior spettacolo dell’anno. Affidato alla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa – al suo debutto al Comunale – lo spettacolo vede protagonisti sul palco Benedetta Torre, Valentina Mastrangelo, Rame Lahaj e Andrea Vincenzo Bonsignore.

In occasione dell'inaugurazione della Stagione d'Opera con Tristan Und Isolde, il Teatro Comunale e la Fondazione Golinelli proporranno un momento di riflessione dal titolo “Anticipare il futuro”, in programma martedì 20 gennaio alle 17.30 all'Auditorium Opificio Golinelli di Bologna, dove sarà in corso anche la mostra U.MANO. L’incontro aperto al pubblico, pensato in occasione dei 99 anni di Marino Golinelli, si concentrerà sulla centralità dell’idea di discontinuità che connota le grandi intuizioni artistiche e scientifiche e spazierà tra passato e futuro, tra arte e scienza (e tecnologie), raccontando l’opera di Wagner e la sua peculiare relazione con la città di Bologna, collegandola ai temi sviluppati dalla mostra U.MANO. Interverranno il Sovrintendente del Teatro Comunale Fulvio Macciardi, il Presidente della Fondazione Golinelli Andrea Zanotti, il Magnifico Rettore dell'Università di Bologna Francesco Ubertini, il Presidente Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Bologna Roberto Balzani, il co-curatore della mostra U.MANO Stefano Zuffi e il musicologo e critico musicale Giorgio Pestelli. Seguiranno un intervento musicale a cura dei protagonisti dell’opera Tristan und Isolde e una visita alla mostra.

Anche nella Stagione 2020 la Rai continuerà ad avere un ruolo importante nella diffusione della produzione del Teatro Comunale di Bologna: Rai Radio3 trasmetterà infatti in diretta le opere Tristan und Isolde, Adriana Lecouvreur, La mano felice / Il castello del principe Barbablù, La bohème. Adriana Lecouvreur sarà ripresa da Rai Cultura che la trasmetterà su Rai5.

Si rinnova per il terzo anno la collaborazione tra l'Associazione CHEAP e il Teatro Comunale di Bologna per la campagna visiva della Stagione 2020. L'artista che quest'anno ha raffigurato le  opere in cartellone è Riccardo Guasco, illustratore e pittore italiano tra i più affermati e amati in Italia e all'estero. Al centro del lavoro il tema delle “passioni” traghettate dal Novecento al Nuovo Millennio, interpretato attraverso immagini che trasportano i temi delle opere in una dimensione estremamente attuale, de-frammentata, ri-composta e scomposta, dove spigolosità improvvise rimandano a trasformazioni epocali, a rotture del segno, alla ricerca di nuovi equilibri. Da segnalare, come novità per la campagna visiva del Teatro Comunale, la declinazione delle immagini in “animazioni video” che esaltano con il movimento il lavoro dell'artista.

nuovi abbonamenti alla Stagione d'Opera 2020 sono disponibili a partire dal 9 ottobre 2019 presso la biglietteria del Teatro e online. 

Agli abbonamenti “completi” il Teatro Comunale affianca la formula dei “mini” a data fissa: due diversi pacchetti consentono di abbonarsi solo a 5 titoli d’opera predefiniti, proposti in orario serale (turno A) o nel fine settimana (turno D). 

I carnet, che prevedono 4 titoli a scelta tra 4 gruppi di spettacoli, con una riduzione del 15% sul prezzo intero dei biglietti, sono in vendita dal 29 novembre 2019 solo presso la biglietteria. 

Inuovi abbonamenti alla Stagione di Danza 2020 sono disponibili in biglietteria e online a partire dal 20 novembre 2019. 

Gli abbonati alla Stagione di Danza potranno esercitare il diritto di prelazione dal 16 al 31 ottobre 2019; se abbonati anche alla Stagione d'Opera 2020 potranno beneficiare di una riduzione sull'acquisto del nuovo abbonamento alla Stagione Danza 2020.

INFO ABBONAMENTI

Stagione d'Opera 2020

Nuovi abbonamenti (completi e mini) presso la biglietteria e online: dal 9 ottobre 2019

I prezzi degli abbonamenti completi per l'Opera vanno da un minimo di euro 100 a un massimo di euro 1.090. I prezzi dei mini abbonamenti per l'Opera vanno da un minimo di euro 155 a un massimo di euro 320.

Formula a carnet presso la biglietteria (riduzione del 15% sul prezzo intero del biglietto): dal 29 novembre 2019

 

Stagione di Danza 2020

Prelazioni:dal 16 al 31 ottobre 2019

Nuovi abbonamenti: dal 20 novembre 2019

I prezzi degli abbonamenti completi per la Stagione di Danza vanno da un minimo di euro 70 a un massimo di euro 250. 

INFO BIGLIETTI

Opera 2020: in vendita presso la biglietteria e online dal 4 dicembre 2019

Danza 2020: in vendita presso la biglietteria e online dal 9 gennaio 2020

CONTATTI E ORARI DELLA BIGLIETTERIA

Mar > Ven 12.00 – 18.00, Sab 11.00 – 15.00 

Tel. +39 051.529019 / Fax +39 051.529995 



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“Così fan tutte” completa la trilogia di Mozart al Teatro Cilea di Reggio Calabria

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COMUNICATO STAMPA 

Sabato 5 ottobre 2019, alle ore 20.30, presso il Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, all’interno del programma della stagione 2019-2020 del “Rhegium Opera Musica Festival”, sezione “Alziamo il sipario”, andrà in scena l’unica recita di Così fan tutte ossia la scuola degli amanti di Wolfgang Amadeus Mozart.

Con quest’allestimento, proposto dal Comune di Reggio Calabria, in collaborazione con l’Associazione Traiectoriae, la cui direzione artistica porta la firma di Domenico Gatto, si chiude l’intera trilogia Mozart/Da Ponte, presentata per la prima volta nella città reggina e in tutta la regione calabrese.

“Nel 2017 abbiamo realizzato “Le nozze Figaro” del duo Matteo Beltrami e Renato Bonajuto, nel 2018 “Don Giovanni”, per la direzione musicale di Gianna Fratta e la regia di Franco Marzocchi e Sofia Lavinia Amisich, e nel 2019 “Così fan tutte” del duo Tirotta-Marzocchi sempre con validi cast. Non sono, difatti, mancati cantanti di fama internazionale, fra i quali Roberto Scandiuzzi, Orlin Anastassov, Paoletta Marrocu e Antonio De Gobbi. È stato un progetto in cui ho creduto fino all’inizio e che si è reso possibile con la sinergia fra due festival, in particolare: “Rapsodie Agresti” e “Alziamo il Sipario”. Sono orgoglioso e mi auguro che anche quest’ultima opera abbia il successo che merita e il nostro pubblico premi il nostro impegno di continuare a diffondere l’opera lirica nella nostra amata Calabria e di far risplendere la città di Reggio Calabria come faro della lirica in Italia”, precisa il direttore artistico Domenico Gatto.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Cilea vi sarà M. Alessandro Tirotta mentre Franco Marzocchi curerà la messinscena dell’opera mozartiana.

Il cast è formato da Aurora Tirotta (Fiordiligi), Chiara Tirotta (Dorabella), Paolo Ingrasciotta (Guglielmo), Nile Senatore (Ferrando), Paola Leoci (Despina) e Antonio De Gobbi (Don Alfonso).

Sosterrà i solisti il Coro Lirico Cilea istruito dal M. Bruno Tirotta.

Il maestro collaboratore sarà Andrea Calabrese che accompagnerà i recitativi al cembalo mentre il collaboratore alla regia sarà Mila Vanzini.

“Il dramma giocoso di Mozart si risolve in un gioco tragico, in cui si inizia scherzando e scommettendo e si finisce per affrontare la verità delle emozioni e delle pulsioni umane. Si può notare, in primis, un passaggio dalla cieca fiducia nei sentimenti alla verifica amara della realtà che è ben altra rispetto a quella dell’illusione legata all’amore. Mozart compone l’opera in piena epoca illuminista dove la ragione, incarnata da Don Alfonso, è posta al centro, una ragione in questo caso cinica. Ed è proprio il “filosofo” Don Alfonso che orchestra tutta la vicenda sulla base delle proprie convinzioni secondo le quali non esiste né il bene né il male, e perciò arriva a realizzare un così perverso gioco fra i quattro innamorati. Nella trama è evidente tanto il riferimento alla commedia classica, poiché si può rimandare, per quanto concerne lo scambio dei fidanzati, all’“Orlando furioso” di Ariosto, quanto il riferimento alla tradizione dell’equivoco, dell’imbroglio e del gioco amoroso della commedia francese.

Infatti alla fine dell’opera il gioco delle coppie si ricompone giocoforza lasciando, ai quattro protagonisti, una accettata e gelida consapevolezza delle fragilità umane”, dichiara il regista Franco Marzocchi.

I biglietti sono acquistabili alla biglietteria del Teatro Cilea di Reggio Calabria dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.30. Il loro costo oscilla dalle 10 alle 40 euro con una riduzione per gruppi organizzati.

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