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SALOME, RICHARD STRAUSS, TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA - DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019

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Dopo nove anni torna al Comunale di Bologna la Salome intimista del regista Gabriele Lavia ideata in collaborazione con il Teatro Verdi di Trieste, qui ripresa da Gianni Marras. Una Salome in cui è protagonista il contrasto tra il bene ed il male, tra gli opposti che inevitabilmente si attraggono, anche se unilateralmente in questo caso. Giovanni è il bene che in opposizione a ciò che dovrebbe essere si trova nel profondo abisso imprigionato sotto terra. Salome e la sua corte sono in superficie invece, ma la voce della saggezza e della purezza li opprime costantemente da dove si trova. E la principessa ne è attratta inverosimilmente, vuole vedere l’oggetto di tanto mistero che lo zio/ patrigno ha fatto rinchiudere, vuole possedere le sue labbra come per estirpare o far suo quel verbo tanto pesante nei confronti suoi e della sua stirpe. Il palco come lo aveva pensato Alessandro Camera è un enorme squarcio intorno al quale la protagonista si muove sinuosamente, respinge ma attrae il marito di sua madre, che a sua volta la ammira ma ne è allo stesso tempo invidiosa. Una storia biblica cui si ispirò lo scandaloso (per i suoi tempi) Oscar Wilde i cui libri sono sintesi di edonismo ed ammirazione per la bellezza come bene assoluto. Salome è bellissima mentre Giovanni è ridotto ad uno straccio e prigioniero, ma a suoi occhi è una apparizione meravigliosa, finché non ne è respinta con le conseguenze che sappiamo.

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ANDREA CHÉNIER, UMBERTO GIORDANO - TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA, VENERDI’ 15 FEBBRAIO 2019

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Mettere in scena il  mastodontico Andrea Chénier di Giordano non è impresa facile, innanzitutto nel pensare ad una regia credibile che non sappia di muffa, ma soprattutto, fatto di grande importanza, trovare interpreti che non facciano rimpiangere ciò che molti hanno ancora nelle orecchie dai fasti dei decenni passati. Lo sforzo produttivo dei teatri dell’ Emilia Romagna in coproduzione con Opéra de Toulon è certo notevole e deve averci pensato anche il regista Nicola Berloffa quando si è trovato a dover affrontare un capolavoro del genere. Come fare sognare il pubblico senza farlo annoiare? Come portare su palcoscenici non chilometrici il dramma della Rivoluzione francese e muovere masse artistiche in modo sensato evitando l’effetto claustrofobia? Il regista ha cercato di rispondere a queste esigenze con un insieme di idee che volgono verso la tradizione ma riuscendoci solo in parte. Riprendendo lo schema geometrico molto in voga attualmente la struttura di Justin Arienti ove si svolge l’azione è angolare e si trasforma cambiando colori o svelando particolari di volta in volta. Il castello di Coigny vede troneggiare nella sala principale un arazzo che riprende il celebre dipinto di Maria Antonietta e prole di Élisabeth Vigée Le Brun posto alla Reggia di Versailles, una onnipresente ghigliottina simboleggia il dramma storico in atto con un ovvio sbandieramento di tricolori francesi da parte del popolo in rivolta; inoltre impalcature, dipinti rivoluzionari e una serie di elementi ‘arricchiscono’ di volta in volta le scene. Questa serie di proposte forniscono la cornice ad una regia abbastanza statica, che ruota principalmente intorno alla ghigliottina e dove la folla di comparse e mimi non ha sempre una collocazione agevole, proprio per mancanza di spazio che forse poteva essere studiato diversamente. In stile i costumi di Edoardo Russo.

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Il Castello Incantato di Marco Taralli in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Nuova commissione della Fondazione

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COMUNICATO STAMPA

“Il Castello Incantato”

La meravigliosa favola musicale in un atto di Marco Taralli
in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Nuova commissione della Fondazione
e nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Lirico di Modena


“Il Castello Incantato”, meravigliosa favola musicale in un atto di Marco Taralli, liberamente tratta da “Il Soldatino di Stagno” di Hans Christian Andersen, va in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste da martedì 19 (doppia rappresentazione alle 11.00 e alle 18.00) a martedì 26 febbraio: si tratta di una nuova commissione della Fondazione e di un nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Lirico di Modena, inserita nella stagione “SempreVerdi da 0 a 100 (e +).

Nel nuovo libretto di Fabio Ceresa, affermato regista lirico e librettista esperto nell’arte di fascinare senza banalizzare, “Il Castello Incantato” è diretto dal Maestro Concertatore e Direttore Takayuki Yamasaki, con la regia e le scene Francesco Esposito, i costumi di Elena Gaiani e le coreografie di Morena Barcone. L’Orchestra e il Coro della Fondazione (diretto da Francesca Tosi), insieme ai principali interpreti - Selma Pasternak (La Fata del Natale), Paolo Ciavarelli (Il Folletto Fiordarancio), Motoharu Takei (Piombino), Cler Bosco (Stella), Andrea Binetti (Jack in the box), Elena Sabas (Brunetta), Silvia Pasini (Rossella) ed Elena Serra (Biondina) – sono i protagonisti di uno spettacolo che, nel solco della tradizione italiana, fatta di cantabilità e incontro con il pubblico, sa restituire l’incanto della favola in musica. E gli ingredienti ci sono davvero tutti: la Fata, il folletto saggio, le matrioske frivole, il soldatino, la ballerina e anche il cattivo Jack, che però alla fine diventa buono per la gioia degli spettatori più piccoli.

“Scrivere un'Opera nuova oggi” – conferma Marco Taralli – “significa per me proseguire nel solco tracciato dalla nostra importante tradizione lirica e che in Italia non ha mai smesso di essere viva, alla luce delle suggestioni della mia contemporaneità, e utilizzare un linguaggio che oggi più che mai continua ad avere una straordinaria forza espressiva, in grado di coinvolgere generazioni anche molto distanti tra loro”.

Marco Taralli

In carriera dal 1992, eseguito in importanti istituzioni come il Teatro dell’Opera di Roma, il Liceu di Barcellona, l’Opera House di Sidney, il Teatro Comunale di Bologna e tanti altri sia in Europa sia in Italia, con una diffusione decisamente capillare della sua musica, Marco Taralli rappresenta la nuova strada dei giovani compositori: aperto, melodico, in un’inesausta ricerca della fascinazione musicale anche nelle costruzioni più complesse, laddove la complessità non deve primeggiare uccidendo la piacevolezza, ma al contrario fare sano esercizio di ‘sprezzatura’.

FOTO ROLANDO PAOLO GUERZONI

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MOSCOW STATE PHILHARMONIC SOCIETY, CONCERTO DELLA TCHAIKOVSKY SYMPHONY ORCHESTRA - TCHAIKOVSKY CONCERT HALL DI MOSCA, MARTEDI’ 12 FEBBRAIO 2019

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DIRETTORE VLADIMIR FEDOSEYEV

VIOLINISTA PAVEL MILYUKOV

Avere la fortuna di ascoltare una delle migliori orchestre del mondo, dirette da una icona della scuola direttoriale sovietica, assieme al vincitore del 15 premio Tchaikovsky, non è cosa che capita tutti i giorni.

E invece a Mosca, città dalla vita musicale e culturale intensissima, è evento di routine che in un piovoso martedì pomeriggio qualsiasi, fa muovere 1.623 persone ad accalcarsi ordinatamente agli ingressi della sala da concerto più grande e familiare di una città che definire culturalmente attiva è un eufemismo.

Ed ecco che appena entri in quell'immenso anfiteatro da concerti dove ogni santissimo giorno puoi ascoltare artisti eccelsi in programmi musicali che spaziano dal madrigale al contemporaneo, e getti un'occhiata sul pubblico, puoi trovare anziane matrone russe ingioiellate, ragazzi ricoperti di piercing, manager in grisaglia, bambini con i nonni e militari in divisa appena usciti dalla caserma.

E chi non trova posto o non può permetterselo, si accomoda con la seggiola pieghevole, nel foyer all'ingresso per assistere gratuitamente al concerto ripreso su di un mega schermo.

Ma una cosa accomuna tutti gli spettatori presenti: la concentrazione impeccabile. Non un colpo di tosse, non una caramella scartata, non un uscita improvvisa disturbano il concerto per tutta la sua durata. Io stesso mi sono sentito in imbarazzo quando per necessità ho dovuto sgranchire la schiena, temendo che il mio movimento potesse essere interpretato come un elemento di disturbo.

Il programma in cartellone, interamente dedicato a Tchaikovsky, ha visto sul podio Vladimir Fedoseyev, direttore d'orchestra tra i più longevi e decorati della storia musicale russa contemporanea. L'ottantaseienne maestro, imbastisce un concerto che dura più di due ore e

mezza e lo porta a termine con l'esuberanza di un ragazzino, salutato dal pubblico adorante con ovazioni interminabili ad ogni sua apparizione sul podio, ricoperto di fiori quasi come un icona di San Nicola in un monastero ortodosso.

Per riscaldare l'atmosfera e la sala, si inizia con le danze dall'opera Evgenj Onegin ( introduzione, valzer e polacca) eseguiti con una baldanza ed una freschezza quanto più possibile lontano dalla routine e che mettono subito in chiaro quanto il suono prodotto dall'orchestra sia limpido e perfetto soprattutto nella cura degli accenti e del colore.

Ecco che terminate le danze, si prosegue con il concerto per violino e orchestra op.35 affidato al solista Pavel Milyukov.

Vincitore del terzo premio al concorso Tchaikovsky del 2015, Milyukov sta costruendo la sua carriera con una spregiudicatezza che gli deriva da una perfezione tecnica impressionante.

Il giovane violinista di Perm suona il suo Pietro Guarnieri con una spavalderia voluta che gli permette di affrontare il concerto di Tchaikovsky quasi in un’ estasi mistica.

I capricciosi disegni ritmici, le terzine incalzanti, le scale vertiginose, sono pane per i suoi denti uniti ad una musicalità che rasenta il trascendentale per aderenza al concerto, quello di Tchaikovsky appunto, che è tutto tranne che un concerto romantico.

Nessuna contrapposizione dialettica tra solista ed orchestra, nessuna intenzione epica, e nemmeno la ricerca di un dialogo che diventa principio architettonico.

In Tchaikovsky non c'è sviluppo, non c'è dinamica interna, non c'è elaborazione tematica: c'è al contrario un abbandono assoluto al canto, alla melodia riversata a piene mani senza particolari preoccupazioni formali, che Milyukov rende con una maestria assoluta fatta di un'atmosfera magicamente sospesa, virtuosismo travolgente e coinvolgente ( la cadenza che chiude il primo movimento è impressionante) ma mai di maniera.

Il tributo festoso che gli rende il pubblico al termine, ripaga tanta fatica in modo esaustivo.

Poter ascoltare la sinfonia Manfred op.58 di Tchaikovsky dal vivo è impresa quasi praticamente impossibile.

Vi sono artisti per i quali l'accusa di discontinuità assume toni di colpevolezza senza attenuanti. Tchaikovsky fu senz'altro un decadente: romantico quando la stagione del romanticismo era passata, di intenzioni cosmopolite quando la scuola russa cercava una sua strada nazionalista, sinfonista quando la sinfonia era già in declino, ma proprio per questo, ricco di tutta l'esperienza che la discontinuità comporta.

Opera indefinita, ermafrodita, considerata dal compositore stesso come una sinfonia ma mai onorata di un numero al pari delle altre 6, Manfred rimane oggi come un lavoro lasciato in disparte e isolato tra le composizioni tchaikovskiane, probabilmente per il suo posizionamento stilistico poco chiaro ma anche per la sua difficoltà di esecuzione legata anche alla presenza di un organo in partitura.

Vladimir Fedoseyev non se ne cura e forte di un'orchestra che rasenta i 100 elementi, ( solo i contrabbassi erano 16!) riversa tutta la sua esperienza in una esecuzione incredibile.

Il gesto è rarefatto, la bacchetta assente, tutto si gioca su sguardi e preparazione a monte fatta di prove serrate dove la ricerca della perfezione è un dogma assoluto, fino ad arrivare alla percezione che il suono stesso dell'orchestra nell'insieme della sala evochi il mondo oscuro e fantastico descritto dalla musica.

L'Orchestra Tchaikovsky, forte di una sonorità ricca e di una musicalità assolutamente impeccabile, conduce ad un'esperienza uditiva unica ed avvincente che fa esplodere in un boato liberatorio il pubblico al termine dell'esecuzione.

Quindici minuti di applausi salutano il Direttore Fedoseyev al termine di un concerto memorabile.

Pierluigi Guadagni

 

PROGRAMMA

P. I. Tchaikovsky 

Introduction, Waltz and Polonaise from the opera "Evgeny Onegin"

Suite No. 2 for Orchestra in C major, Op. 53

Manfred Symphony in B minor, Op. 58

 

Foto by Konstantin Rychkov

 

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La prima Traviata di Zeffirelli all'Arena di Verona - Apertura del Festival Lirico 2019 - dal 21 giugno al 7 settembre

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 C.S.

La prima Traviata di Zeffirelli all’Arena di Verona

Apertura del Festival Lirico 2019

Dal 21 Giugno al 7 Settembre

 

Zeffirelli, l’ultimo grande Maestro della regia italiana,

in una nuova produzione che si presenta come somma sintesi

del suo pensiero estetico sull’amatissima e frequentatissima Traviata

 

Due amori di lunga data che finalmente si incontrano: La Traviata e l’Arena di Verona. La Traviata è stata sicuramente una delle opere maggiormente frequentate da Zeffirelli nella sua lunghissima carriera di regista, scenografo e costumista, dal lontano 1958 quando l’affrontò per la prima volta a Dallas con Maria Callas, misurandosi giovanissimo con il padre artistico Visconti che l’aveva appena diretta nella celeberrima produzione scaligera; inoltre è noto lo strettissimo legame con Verona, a cui ha donato il suo tocco personale nel restyling di Piazza Bra, e soprattutto con l’Arena nei cui spazi, immensi e magniloquenti, ha prodotto allestimenti indimenticabili di CarmenAidaIl TrovatoreTurandotMadama Butterfly, Don Giovanni e oggi finalmente l’attesissima Traviata. Attesissima non solo perché l’artista con questo titolo firmò una vera pietra miliare del genere, quella Traviata cinematografica del 1983 che ha segnato profondamente la storia dell’opera lirica sul grande schermo, ma anche perché tutte le Traviate di Zeffirelli hanno sempre incantato il pubblico mondiale in una continua rilettura, esteticamente ineccepibile ed emotivamente trascinante, del popolarissimo dramma verdiano. Giunge quindi la ‘sua’ Traviata in Arena e sarà davvero una somma sintesi di quel continuo lavorio intellettuale sul testo che ha accompagnato l’artista durante tutta la sua esistenza. Dunque una nuova Traviata, che è al contempo cronistoria di un lungo pensiero, d’immagini, colori e suggestioni sedimentate negli occhi e nei cuori del pubblico di mezzo mondo, tra citazioni, ricordi, continui ripensamenti di allestimenti lontani, quasi un’enciclopedia della riflessione stilistica zeffirelliana sull’amatissimo soggetto. Potremmo quindi definire questa Traviata areniana l’estrema sintesi di un leitmotiv wagneriano eternamente sospeso e a giugno 2019 finalmente compiuto.

A maggior ragione dunque una produzione importante, soprattutto per le giovani generazioni che non hanno potuto godere di persona dei grandi allestimenti del passato e che si troveranno di fronte ad un affresco che raccoglie in sé il florilegio di un pensiero raffinato dall’esperienza, sublimato da una lunghissima riflessione, documento storico ed estetico al contempo.

E tutti gli attori che hanno voluto questa Traviata, hanno con essa e il Maestro Zeffirelli un lungo percorso di affettuosa frequentazione professionale e personale: non solo la città di Verona, la cui piazza principale vive dei colori ideati dal Maestro fiorentino; il Festival areniano che vive in gran parte delle sue opere e che lo ha omaggiato nel 2010 con un cartellone che portava in ogni allestimento la sua firma, ma anche il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia, che il 9 dicembre 1984 a Firenze la cantò con Carlos Kleiber sul podio e Franco Zeffirelli alla regia, e il Vice Direttore Artistico Stefano Trespidi, che iniziò la sua lunghissima collaborazione con il Maestro proprio in Arena nel 1995 con Carmen; non ultimi tutti i lavoratori areniani, profondamente legati da affettuose esperienze di collaborazione col Maestro e che ne mantengono vivo ogni anno il messaggio artistico.

L’idea nasce già nel 2008 come suo grande desiderio personale per l’amore che ha sempre portato per Traviata ma solo oggi vede la luce dopo una lunga e complessa gestazione resa necessaria dall’importanza del titolo, del luogo, dalla trama di affetti e relazioni che attorno ad esso ruota, dall’esigenza di restituire davvero al pubblico quell’ultima essenza della perfezione, sempre cercata con caparbia determinazione dall’ultimo artista-artigiano del palco, vero ambasciatore della grande tradizione italiana nel mondo.

Massimo esperto del difficilissimo palco areniano, di cui conosce ogni insidia, con le sue enormità ed immense masse artistiche, ma anche fine interprete delle potenzialità di quello stesso spazio così prestigioso e intimorente, Franco Zeffirelli oggi aggiungerà dunque la sua settima produzione al ricco cursus honorum dell’Arena, che si accinge a raccontare la sua gloriosa storia in un ideale countdown verso il centesimo festival areniano stringendosi, in un grande abbraccio, ad i suoi più preziosi collaboratori di sempre.

Tra le autocitazioni che subito salteranno agli occhi del pubblico più attento, vale ricordare l’invenzione del sipario all’aperto presentato per la prima volta in occasione della Carmen areniana del  1995, l’amore per il coup de théâtre con un importante cambio a vista tra i due quadri del secondo atto e la presenza in scena del letto originale utilizzato nel film del 1983.

Il Sindaco di Verona Federico Sboarina, Presidente della Fondazione Arena di Verona, chiosa così l’evento: “Lo strettissimo legame che unisce il Maestro Franco Zeffirelli con l’Arena di Verona viene rinsaldato da questa nuova produzione de La Traviata, opera con cui Fondazione Arena ha deciso di inaugurare il Festival Lirico 2019. Si tratta di una scelta che vuole celebrare l’arte di questo straordinario regista, che ha saputo far conoscere e amare l’Arena nel mondo, e che proietta la Fondazione verso un futuro di grandi successi. La nuova Traviata del Maestro Zeffirelli sarà, nel mondo della lirica, uno degli eventi artistici del 2019. Un sentito ringraziamento va al Maestro che ha messo a disposizione la propria abitazione privata a Roma e la sede della sua fondazione a Firenze, per presentare questa Traviata, tra le produzioni più attese in ambito nazionale e internazionale”.

Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona ricorda : “Nel 1984 il Maestro Zeffirelli mi sceglieva, giovane ragazza di 24 anni, per interpretare Violetta  nel suo primo allestimento fiorentino di Traviata. Il suo ritorno a Firenze fu un evento sensazionale. Ed io oggi sono orgogliosa, emozionata, commossa e fortunata dopo 35 anni di potergli restituire il dono immenso che mi fece. Questa inaugurazione è un investimento pensato per garantire un grande futuro per Fondazione Arena perché sono certa che questa Traviata impreziosirà tante estati areniane nei decenni futuri come già avvenuto per tutti gli spettacoli di Franco Zeffirelli a partire dal 1995. Per una Fondazione come la nostra che ha sempre capitalizzato le produzioni più importanti, soprattutto quelle zeffirelliane, riproponendole come vero e proprio patrimonio estetico e culturale di Verona e dei tanti turisti che continuamente cambiano il volto al pubblico dell’Arena, anche questa Traviata aggiunge un importante capitolo al patrimonio della Fondazione i cui risultati si vedranno non solo nel 2019, ma per molti anni a venire.”

(nell'immagine un bozzetto di Zeffirelli)

Informazioni

Biglietteria – Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona

tel. (+39) 045 800.5151 – fax (+39) 045 801.3287 – email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Call center (+39) 045 800.51.51 - www.arena.it -

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Agnese di Paer. Prima rappresentazione in epoca moderna, dirige Fasolis, regia di Muscato

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Stagione d’Opera 2018-2019

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Comicità, azione e lieto fine per l’opera di Ferdinando Paer in prima rappresentazione moderna

Diego Fasolis dirige l’Orchestra e il Coro del Regio

Leo Muscato firma il nuovo allestimento

 

Teatro Regio, martedì 12 marzo 2019 ore 20

 

Martedì 12 marzo 2019, alle ore 20, il Regio mette in scena il nuovo allestimento dell’opera Agnese di Ferdinando Paer (1771-1839), che catalizzerà la curiosità del pubblico e l’attenzione della critica attorno a questo titolo, proposto in prima rappresentazione moderna.

L’Orchestra e Coro del Teatro Regio, diretti da Diego Fasolis, riporteranno alla luce una gemma dimenticata del melodramma italiano di primo Ottocento: l’opera semiseria Agnese, del parmense di origini austriache Ferdinando Paer. Il nuovo allestimento del Regio vede Leo Muscato alla regia e come interpreti María Rey-Joly (Agnese), Markus Werba (Uberto), Edgardo Rocha (Ernesto), Filippo Morace (Don Pasquale), Andrea Giovannini (Don Girolamo), Lucia Cirillo (Carlotta), Giulia Della Peruta (Vespina) e Federico Benetti (il custode). Istruisce il coro Andrea Secchi.

La riscoperta di Agnese nasce nel 2008 con una registrazione in forma di concerto diretta proprio da Diego Fasolis (che torna sul podio del Regio dopo il Così fan tutte della Stagione 2017-2018), che ci ha raccontato: «Agnese è solo una delle opere straordinarie che giacciono in archivi più o meno noti e prestigiosi. Molti Teatri iniziano a voler e dover proporre novità al proprio pubblico. Funziona bene con il Barocco, spesso con strumenti originali, e piano piano si avanza con curiosità ed entusiasmo verso epoche più vicine e altrettanto ricche. Sono stimolato da qualsiasi repertorio che permetta di costruire con i musicisti un’intesa a beneficio della qualità del lavoro e della vita che passa poi al pubblico, che ci auguriamo di incantare con Agnese. Sognare, commuoversi, sorridere e piangere in un bel sogno a lieto fine. Questo è Agnese di Paer».

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ORCHESTRA RAI: UNICO CONCERTO PER "LA CREAZIONE" DI HAYDN DIRETTA DA CONLON

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Comunicato stampa

Venerdì 15 febbraio ore 20, con la direzione di James Conlon

A causa dello sciopero interno indetto dalle rappresentanze sindacali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il concerto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in programma all'Auditorium Rai "Arturo Toscanini" di Torino giovedì 14 febbraio alle 20.30 (turno rosso) – che avrebbe visto il Coro dell'Accademia di Santa Cecilia protagonista dell'oratorio Die Schöpfung (La Creazione) di Haydn – non potrà aver luogo. È invece confermato il concerto del giorno seguente, venerdì 15 febbraio alle ore 20 (turno blu), che mantiene integralmente il programma musicale previsto, con il capolavoro di Haydn diretto da James Conlon, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia istruito da Ciro Visco, il soprano Sydney Mancasola, il tenore Martin Mitterrutzner e il basso John Relyea. Il concerto è registrato e sarà trasmesso successivamente da Radio3.

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BORODIN, KNJAZ IGOR (IL PRINCIPE IGOR) - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI’ 8 FEBBRAIO 2019

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Il Principe Igor, elogio della lentezza.

Che ad Aleksandr Porfireviç Borodin interessasse poco o nulla di comporre musica, inteso come lavoro su commissione, è risaputo. La sua vera ed unica occupazione era la chimica, di cui fu valente ed intelligente ricercatore, amato e stimato in Russia ed anche in Europa; la musica era per lui un semplice diversivo del quale occuparsi nei ritagli di tempo o in vacanza d’estate.

Ecco quindi che attorno al 1870, sollecitato dagli amici compositori del“Gruppo dei cinque”, di cui faceva parte, inizia ad interessarsi svogliatamente alla composizione di un’ opera, che tra abbozzi e parziali strumentazioni, porterà avanti a comporre fino alla morte avvenuta nel 1887. Diciassette anni per comporre definitivamente qualche aria, alcuni cori, le danze Polovesiane e dare una tinta di definizione “russa” ad un lavoro che definire frammentario è un eufemismo. Elaborata con ponderata lentezza, libera dall’ansia di dover tenere fede a scadenze, l’unica opera di Borodin rimase quindi incompiuta, ma non un moncone a cui manca una parte terminale, bensì un canovaccio confuso e frammentario al quale i suoi più fidati amici Glazunov (che ultimò il terzo atto e stese l’ouverture a memoria ricordandosi di un concerto con Borodin al pianoforte che canticchiava i temi principali) e Rimsky Korsakov che affrontò quasi per intero l’orchestrazione, rimanendo fedele alle istruzioni ricevute da Borodin. Come tutta la musica di Borodin, anche quella del Knjaz Igor è semplice e limpida, ma piena di ispirazione e straordinariamente ricca di immagini e di colori, dove il contrasto tra il mondo primitivo ma eroico russo e quello più sensuale e barbarico dei popoli asiatici, genera una fusione dei due mondi musicali generando un conflitto stilistico e sonoro che ci mantiene in una fluttuazione costante.

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LA GATTOMACHIA – ORAZIO SCIORTINO PER OPV FAMILIES & KIDS, SABATO 9 FEBBRAIO 2019, AUDITORIUM CENTRO CULTURALE ALTINATE/SAN GAETANO, PADOVA

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Orchestra di Padova e del Veneto

Compositore e Direttore: Orazio Sciortino

Violino concertante: Piercarlo Sacco

Narratore: Roberto Recchia

Una bellissima e fortunata iniziativa è quella dell’Orchestra di Padova e del Veneto di portare le famiglie con bambini a teatro e gustare, talvolta partecipando in prima linea, ciò che offre il panorama della musica classica in modo da renderla fruibile ad un pubblico di piccoli ascoltatori, e perché no di fare divertire anche gli adulti. Più che giusto dunque proporre le partiture più conosciute e da sempre inserite in programmi scolastici o collaborazioni tra scuole e conservatori. Dopo Il carnevale degli animali, il natalizio Schiaccianoci e The planets: un viaggio spaziale, è la volta di una gustosa novità: La gattomachia composta da Orazio Sciortino per il Teatro alla Scala di Milano che in prima assoluta nell’ottobre del 2017 ha visto un foltissimo pubblico di piccoli affollare il tempio milanese. E’ la volta di Padova, che con ben due appuntamenti pomeridiani ha proposto quello che in effetti è uno spettacolo vero e proprio in forma di concerto, con un eccellente attore, Roberto Recchia, che molto più di una semplice voce narrante, è l’anima della favola che mima, imita, improvvisa, intrattenendo l’audience per circa un’ora filata con una voce in grado di far visualizzare i protagonisti quasi in carne ed ossa lì sul palco ai nostri occhi.

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In onda su Rai 5 Lezioni di Suono, registrata in Sala dei Giganti al Liviano con Ivan Fedele e l'Orchestra di Padova e del Veneto, diretti da Marco Angius

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 C.S.

OPV - Lezioni di suono (2017)

Syntax. Tre incontri con Ivan Fedele

RAI5 – MUSICA CONTEMPORANEA   NUOVO CICLO DI MUSICA COLTA

9 febbraio Syntax 0.1
16 febbraio Syntax 0.2
23 febbraio Syntax 0.3
sempre intorno alle 22:45 – 22:50

Ritorna "Lezioni di suono" su Rai5, per tutto il mese di febbraio, il format proposto per la prima volta nel 2016 da Marco Angius, direttore musicale e artistico della Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto, in collaborazione con l'Università di Padova.

Tre lezioni-concerto a cura di Ivan Fedele ispirate a tre grandi del classicismo: Haydn, Mozart e Beethoven. È “Syntax”, ciclo di tre composizioni eseguito nel 2017 per la rassegna “Lezioni di suono” che ogni anno si tiene su iniziativa dell'OPV-Orchestra di Padova e del Veneto per la promozione della musica.

A fare da guida all'ascolto nelle tre lezioni, in onda da sabato 9 febbraio alle 22.50 su Rai5, è Ivan Fedele, attuale direttore della Biennale Musica di Venezia e compositore tra i più affermati a livello internazionale, che spiega la sua concezione compositiva in relazione a musiche di altre epoche. Fedele, “in residenza” presso l'OPV dopo il ciclo di lezioni tenuto da Salvatore Sciarrino nel 2016, attraverso esempi cerca di far comprendere la portata anche attuale dei tre compositori e spiegare il rapporto tra classico e contemporaneo. 

Fedele ha composto tre lavori denominati “Syntax” – pubblicati dalle Edizioni Suvini Zerboni del gruppo Sugarmusic S.p.A, Milano –, pensati proprio sulla base delle opere dei tre compositori viennesi, oggi considerati metafore assolute della creatività, “archetipi” che possono dar luogo, in ogni epoca, a nuove forme e poetiche musicali.

Al centro del primo appuntamento è “Syntax 0.1”, estrema sintesi degli elementi musicali, che trae ispirazione dalla Sinfonia n. 99 di Joseph Haydn.

Seguiranno nei sabati successivi “Syntax 0.2” e “Syntax 0.3”.

In tutti gli incontri, l'OPV diretta da Marco Angius proporrà esempi musicali ed esecuzioni di brani dal vivo.

La lezione appartiene al nuovo spazio musicale, in onda ogni sabato in seconda serata su Rai5, per la regia televisiva di Daniele De Plano, che si propone di rendere accessibile al pubblico un repertorio musicale considerato di difficile approccio, ma che è acuto interprete della realtà dei nostri tempi.

 «Dal confronto serrato con la poetica prismatica di queste tre coppie sinfoniche - racconta Marco Angius- Fedele trasporta il pubblico in un viaggio avvincente nelle ragioni più profonde del suono acustico ed elettroacustico».

«La messa in onda su Rai 5 delle lezioni dell’Orchestra di Padova e del Veneto - commenta Paolo Giaretta, vicepresidente della Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto - rappresenta un’occasione che porterà Padova tra le capitali italiane della musica». 

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UNA “PASSEGGIATA ROMANTICA” CON I PIU' GRANDI COMPOSITORI FRANCESI, DA DEBUSSY A BIZET.

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TEATRO PALLADIUM - Stagione 2018/2019

 

PER LA RASSEGNA “PRIME DONNE”

In collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma

 

VALENTINA VARRIALE

“PROMENADE AMOUREUSE”

UNA “PASSEGGIATA ROMANTICA” CON I PIU' GRANDI COMPOSITORI FRANCESI, DA DEBUSSY A BIZET.

ANTONIO MARIA PERGOLIZZI AL PIANOFORTE

 

Lunedì 11 febbraio – ore 20,30

Biglietti: Intero: 18 euro; ridotto: 12 euro; studenti: 8 euro

Timbro morbido e inconfondibile eleganza del fraseggio: la giovane acclamata soprano Valentina Varriale è in scena al Teatro Palladium lunedì 11 febbraio alle ore 20,30 all’interno della rassegna “Prime donne”, realizzata dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, che ha già ospitato le voci di Svetlana Kasyan e Claudia Pavone e che si chiuderà con il concerto di Mariangela Sicilia il 25 marzo.

Protagonista su palcoscenici nazionali e internazionali, voce prediletta di Nicola Piovani e reduce dallo strepitoso successo al Teatro Costanzi nel ruolo di Violetta ne La Traviata di Verdi con i costumi di Valentino e la regia di Sofia Coppola il 16, 18, 20, 22, 24 e 26 gennaio, Valentina Varriale allieterà il pubblico del Palladium con “Promenade amoureuse”, una “passeggiata romantica” accompagnata al pianoforte da Antonio Maria Pergolizzi tra i più noti compositori francesi: Claude Debussy, Georges Bizet, Joseph Maurice Ravel e tanti altri.

Classe 1981, diplomatasi brillantemente e laureatasi con lode al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, Valentina Varriale ha cominciato molto giovane la carriera solistica esordendo nel 2001 in due produzioni dell’Autunno Musicale del teatro di S. Carlo di Napoli. Nel 2004 ha vinto la prima edizione del Concorso Internazionale di musica barocca “Francesco Provenzale” dando il via a una prolifica carriera in tal ambito, che annovera illustri collaborazioni come quella con Jordi Savall, Rinaldo Alessandrini, Peter Koop e Antonio Florio con i suoi Turchini - con cui lavora stabilmente - e tanti altri. Recentemente amplia il suo repertorio dedicandosi anche alla liederistica e alla lirica.

È vincitrice di diversi concorsi, in particolare nel giugno del 2015 del prestigioso Toti Dal Monte che le offre il debutto nel ruolo di Donna Anna nel “Don Giovanni” di Mozart sotto la bacchetta del M° Ommassini, con grande successo di critica e pubblico.

Il Maestro Nicola Piovani, premio Oscar per la colonna sonora del film “La vita è bella”, l’ha scelta per il suo “Padre Cicogna”, presentato al teatro Petruzzelli di Bari e trasmesso in diverse occasioni sulle reti RAI nell’anno 2013/2014 e per “La vita nova" su testo di Dante eseguito a Pisa e al Teatro Coliseo di Buenos Aires nel 2018. Timbro morbido e eleganza di fraseggio le hanno permesso di essere notata dalla celebre Raina Kabaivanska che l’ha voluta per partecipare come allieva alla sua accademia di alto perfezionamento presso l’istituto Vecchi Tonelli di Modena.

Nel 2016 ha partecipato al FABBRICA YAP lo Young Artist Program del Teatro dell'Opera di Roma debuttando in ruoli quali Madama Cortese nel Viaggio a Reims, Anna nel Nabucco, Lisa nella Sonnambula, Contessa nelle Nozze di Figaro e Violetta nella Traviata.

Programma

  1. Debussy, “Mandoline”

“Romance”

“Les cloches”

“Beau soir”

“Fantoches”

  1. Faure: “Les berceaux”
  2. Chaminade: “La lune paresseuse”
  3. Hahn: “L'enamouree”

“L'heure exquise”

“A Chloris”

  1. M. Ravel: “Vocalise en forma de habanera”
  2. Bizet, “La coccinelle”

“J'aime l'amour”

“Ouvre ton coeur”

 

 “Promenade Amoureuse”

Valentina Varriale, soprano

Antonio Maria Pergolizzi, piano

Lunedì 11 febbraio– ore 20,30

Biglietti: Intero: 18 euro; ridotto: 12 euro; studenti: 8 euro

 

BIGLIETTERIA PALLADIUM

Il botteghino apre due ore prima dello spettacolo. Attivo, solo durante gli orari di apertura del botteghino, il numero: 0657332768

Prenotazioni via e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; prevendite www.liveticket.it/TeatroPalladium

Info line per prenotazioni cell 350 011 9692 (attivo tutti i giorni, 11:00-13:00 / 16:00 – 20:00)

INFO

Teatro Palladium
piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma - Tel: 06 5733 2772
http://teatropalladium.uniroma3.it/ - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - https://www.facebook.com/teatropalladium/

 

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DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 27 GENNAIO 2019

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Con l’apertura ufficiale della stagione invernale la Fondazione Arena ritorna al Don Giovanni di Mozart dopo la produzione hollywoodiana che Zeffirelli ideò per l’anfiteatro romano, affidando questa volta ad Enrico Stinchelli  il compito di concepire uno spettacolo nuovo e credibile per il palcoscenico del Filarmonico. Il regista ne ha visti e sentiti a centinaia dalla sua grande esperienza di autore, conduttore ed esperto d’opera e vi è stata un’attenta ponderazione su come avvicinarsi al capolavoro mozartiano cercando di rispettare libretto e musica, interpreti, e naturalmente il pubblico. Ne nasce uno spettacolo garbato, dal gusto neoclassico che si avvale con intelligenza delle installazioni video curate da Ezio Antonelli che interagiscono ad hoc con le luci di Paolo Mazzon. Per un tocco di tradizione è stato chiamato ai costumi Maurizio Millenotti, che riprende proprio gli sfarzosi abiti della produzione zeffirelliana da lui ideati. Stinchelli non ha voluto strafare o creare qualcosa di scioccante e provocatorio, ma si è soffermato soprattutto sulla figura del protagonista come spesso avviene in quest’opera, sottolineando che da lui parte l’azione scenica degli altri personaggi, che vi ruotano attorno senza effettivamente essere padroni di sé. Solo in apertura si accenna ad una sorta di rappresentazione teatrale in cui il direttore di palcoscenico sistema interpreti in postazione e dispensa le ultime consegne a tecnici e collaboratori prima che si apra il sipario, di cui si occupano dei  fanciulli preposti al caso. 

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WERTHER, JULES MASSENET – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 25 GENNAIO 2019

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Il Teatro La Fenice di Venezia accoglie sul suo palcoscenico la toccante produzione del Werther di Massenet concepita da Rosetta Cucchi nel 2016 per Comunale di Bologna. Ogni volta che ci si accosta a questo masterpiece del compositore francese non si può fare a meno che indagare nel proprio vissuto e ritrovare sensazioni forse dimenticate o sopite da qualche parte in noi stessi, e probabilmente deve aver pensato questo la regista nell’ideare uno spettacolo davvero intimo, introspettivo e che sicuramente avrebbe fatto piacere a chi viveva e soprattutto ‘sentiva’ ai tempi di Goethe. Le menti insaziabili non si accontentano di viver alla giornata ed ignorare le sconfitte, ma indagano, si chiedono il perché degli eventi e senza risposta consolatoria sprofondano in una inconsolabile tristezza, in uno ‘splin’ tragico che nel protagonista si acuisce fino all’epilogo drammatico. Werther ama la donna di un altro, in lui scorre una passione incontrollabile che non gli consente di concepire simili moti per un’altra qualsiasi. Ed allora scrive le sue lettere strazianti  sognando costantemente ciò che non può avere: una casa, una famiglia, un nido in cui coltivare e far crescere questo amore romantico ed infinito. E’ quasi come un’ ombra che da fuori assiste alla sua stessa vita entrandovi solo quando è con la sua Charlotte, per poi ritornare lontano e affranto testimone delle (presunte) gioie altrui.

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LA FORZA DEL DESTINO, G. VERDI - TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA, DOMENICA 20 GENNAIO 2019

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Capolavoro discusso e popolare, romanzo d'appendice in cui tutto può apparire superfluo, gratuito o assurdo (a cominciare dall'accidentale colpo di pistola), costruito attraverso scene che non sembrano correlate tra loro e che tra loro tuttavia si saldano in una visione di insieme, come in un grande affresco dove il particolare appare insignificante in sé, ma è tuttavia essenziale al quadro generale.

La Forza del destino ripropone molti grandi temi del teatro verdiano: l'amore filiale, l'onore, l'amicizia, gli orrori della guerra, la vendetta, in un contesto drammaturgico tra i più complicati nel catalogo del musicista delle Roncole.

Mettere in scena un'opera come questa (indipendentemente dall'alone di iattura, danno e disgrazia che questo lavoro si porta dietro come un marchio infamante) è talmente un'impresa ardua e rischiosa che merita, ogni qual volta la si veda in cartellone, di accorrere senza indugio indipendentemente dal risultato artistico ottenuto.

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CABARET DES ARTISTES_TEATRO DUE PARMA DAL 31 GENNAIO AL 16 MARZO 2019

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E ora qualcosa di completamente diverso: gli Attori dell’Ensemble Teatro Due aprono il CABARET DES ARTISTES, una vera e propria novità nel cuore della Città, all’interno delTeatro Due, e lo fanno vivere con 27 serateche promettono di stupire e affascinare, dal 31 gennaio al 16 marzo 2019.

Dopo Girotondo Kabarett e vista la partecipazione e il piacere degli spettatori, ci si è interrogati su come

creare nuove proposte che coniugassero cura e leggerezza.

Vera esplosione di linguaggi, il Cabaret con il suo eclettico tessuto drammaturgico, fatto di canzoni d’autore o dell’universo popolare, di pezzi comici, surreali o satirici, di musica jazz e di avanspettacolo, è un luogo in cui tutto è permesso, in totale libertà.

Ed è così che nasce CABARET DES ARTISTES:per sette settimane, dal giovedì alla domenica sarà possibile partecipare, rigorosamente in abito elegante, a serate sempre diverse, dei veripastichedi sketch,musica dal vivo, canzoni, suggestioni poetiche e letterarie tratte da materiali eterogenei edal sapore spiritoso e surreale, come nei cabaret francesi, tedeschi, inglesi degli anni ’20 e ‘30.

E se la caratteristica principale del Cabaret è la varietà, in un caleidoscopio di pezzi con un filo conduttore che può cambiare di serata in serata, così la proposta di Cabaret desArtistes si articola in cinque titoli inventati e surreali che racchiudono un cocktail frizzante, vivace e divertente di contenuti diversi: Il gatto nero(dall’8 al 10 febbraio), La formica nuda (dal 14 al 17 febbraio), L’asino che ride(dal 21 al 24 febbraio), Il pappagallo morto(dal 28 febbraio al 3 marzo)eIl bue sul tetto(7, 8 e 10 marzo); nell’ultima settimana  (dal 14 al 16 marzo) si potranno addirittura “ordinare” gli sketch preferiti à la carte.

In ognuna di queste serateLaura Cleri, Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen, Marcello Vazzoler, Emanuele Vezzoli, Nicola Nicchi, Carlo Sella, Francesca Tripaldi,insieme a Roberta Bonora, Alessio Del Mastro, Ilaria Mustardino, Chiara Sarcona, Maria Sessa, saranno accompagnati dallaKleineKabarett Orchestra composta da Anna Vita alla tromba, Elena Vita al sax, Simona Cazzulani al violino, Alessandra Mauro al pianoforte e Denise Miraglia alla batteria ad interpretare le musiche curate da Alessandro Nidi.

Mentre gli attori e i musicisti si esibiranno nei costumi di Gabriele Mayer, gli spettatori, seduti intorno ai tavolinidello spazio diTiziano Santi con le luci di Claudio Coloretti, saranno immersi in un’atmosfera totalmente inclusiva e di condivisione con gli artisti, e si godranno lo spettacolo sorseggiando un drink.

La realizzazione di tale spazio di libertà, è possibile solo grazie alla presenza di attori che non si limitano a farsi tramite di interpretazioni estemporanee, ma al contrario sono consapevoli e responsabili di un sapere complesso e continuo. Attori che conoscono il significato e la portata del loro mettersi in gioco, una pratica che riguarda in modo ampio la vita di un teatro vivo e sempre aperto.

Nella migliore tradizione del Cabaret, oltre alla programmazione curata dagli Attori di Teatro Due il pubblico vedrà in scena diversi ospiti: ad inaugurare Cabaret desArtistesè stata chiamata un’artista  d’eccezione:l’attrice, cantante, autrice e icona di stileDrusilla Foer che presenterà il suo recital Eleganzissima (dal 31 gennaio al 3 febbraio) dove, in un’alternanza di canzoni ed aneddoti fra il reale e il verosimile, ripercorre la sua vita straordinaria, vissuta fra l’Italia, Cuba, l’America e l’Europa, e costellata di incontri e grandi amicizie con persone fuori dal comune e personaggi famosi;poi arriveranno il comicogenoveseEnzo Pacicon il suo esilarante monologoCome fai, fai bene!(7 febbraio) e Ippolita Baldini che inMia mamma è una marchesaracconterà con humor e autoironia il conflitto fra le sue origini nobiliari e il suo sogno bohémienne di essere attrice.(9 marzo 2019).

Informazioni e biglietteria: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel. 0521.230242

www.teatrodue.org

CALENDARIO

Dal 31 gennaio al 3 febbraio 2019

CABARET DES ARTISTESELEGANZISSIMA di e con Drusilla Foer

7 febbraio 2019

CABARET DES ARTISTESCOME FAI, FAI BENE! di e con Enzo Paci

Dall’8 al 10 febbraio 2019

CABARET DES ARTISTESIL GATTO NERO con Ensemble Attori Teatro DueeKleineKabarett Orchestra

Dal 14 al 17 febbraio 2019

CABARET DES ARTISTESLA FORMICA NUDA con Ensemble Attori Teatro DueeKleineKabarett Orchestra

Dal 21 al 24 febbraio 2019

CABARET DES ARTISTESL’ASINO CHE RIDE con Ensemble Attori Teatro DueeKleineKabarett Orchestra

Dal 28 febbraio al 3 marzo 2019

CABARET DES ARTISTESIL PAPPAGALLO MORTO con Ensemble Attori Teatro DueeKleineKabarett Orchestra

7, 8 e 10 marzo 2019

CABARET DES ARTISTESIL BUE SUL TETTO con Ensemble Attori Teatro DueeKleineKabarett Orchestra

9 marzo 2019

CABARET DES ARTISTES - MIA MAMMA È UNA MARCHESA di e con Ippolita Baldini

Dal 14 al 16 marzo 2019

Il CABARET DES ARTISTES sarà composto dai pezzi più apprezzati e scelti dagli spettatori

con Ensemble Attori Teatro DueeKleineKabarett Orchestra

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CABARET DES ARTISTES

IL GATTO NERO, LA FORMICA NUDA, L’ASINO CHE RIDE,

IL PAPPAGALLO MORTO, IL BUE SUL TETTO, SERATA A SORPRESA

Con

Laura Cleri, Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen, Marcello Vazzoler, Emanuele Vezzoli, Nicola Nicchi,Carlo Sella,Francesca Tripaldi

e con Roberta Bonora, Alessio Del Mastro, Ilaria Mustardino, Chiara Sarcona, Maria Sessa

KLEINE KABARETT ORCHESTRA:

Anna Vita, tromba

Elena Vita, sax

Simona Cazzulani, violino

Alessandra Mauro, pianoforte

Denise Miraglia, batteria

MusicheAlessandro Nidi

SceneTiziano Santi

Costumi Gabriele Mayer

LuciClaudio Coloretti

Produzione Fondazione Teatro Due

Info: www.teatrodue.org

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La Nona Sinfonia di Beethoven al Cilea di Reggio Calabria

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La Nona Sinfonia di Beethoven al Cilea di Reggio Calabria

E continua la programmazione del Rhegium Opera Musica Festival con i solisti Marily Santoro, Francesca Di Sauro, Giuseppe Talamo e Roberto Accurso, diretti dalla sapiente bacchetta di Marco Alibrando

Venerdì 1 febbraio 2019, alle ore 20.30, all’interno del programma della stagione 2918-2019 “Rhegium Opera Musica Festival”, sezione “Classica Mediterranea” promossa dall’Orchestra del Teatro Cilea e dal Coro Lirica Cilea, sarà eseguita, presso il Teatro Cilea di Reggio Calabria, la Nona Sinfonia in re minore per soli, coro e orchestra Op. 125 di Ludwig Van Beethoven.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Cilea e del Coro lirico Cilea, istruito dal Maestro Bruno Tirotta, ci sarà il Maestro Marco Alibrando.

Questi, nato a Messina nel 1987, ha studiato direzione d’orchestra con nomi riconosciuti a livello internazionale: Gianandrea Noseda (Masterclass al Conservatorio di Milano), Gianluigi Gelmetti, Vittorio Parisi, Lutz Köhler (UDK Berlin), Antonino Fogliani, Donato Renzetti, Romolo Gessi e Giuseppe Lanzetta ed è stato assistente di Ivan Fischer e la Budapest Festival Orchestra. Debutta a soli 24 anni dirigendo l’Orchestra da Camera Fiorentina a Firenze. Nel 2012 debutta in campo operistico al Festival Rossini in Wildbad con “Adina”. Nel 2016 debutta al Rossini Opera Festival di Pesaro nei “Duetti Amorosi” cantati da Pretty Yende e Aya Wakizono. Nel 2017 al Festival di Spoleto con “Delitto e Dovere.” Recentemente ha diretto il dittico “Suor Angelica” di Puccini e “Billy Budd” di Ghedini presso la Sala Verdi del Conservatorio di Milano, e “La Cenerentola” per VoceAllOpera con la regia di Gianmaria Aliverta. Nell’estate scorsa ha diretto “Beatrice di Tenda” a Tenda e “Rossini il Buongustaio” all’Opera di Tirana.

I solisti della serata saranno il soprano Marily Santoro, il mezzosoprano Francesca Di Sauro, il tenore Giuseppe Talamo e il baritono Roberto Accurso. La reggina Marily Santoro nel teatro Cilea è stata “Norma” diretta dal duo Bonajuto-Valtcheva mentre il napoletano Giuseppe Talamo ha interpretato il ruolo di Alfredo in La traviata del duo Merli-Ranno. Entrambi questi giovani talenti hanno cantato al Concerto Natale all’Opera del 22 dicembre scorso diretto da Jacopo Sipari di Pescasseroli.

“La Nona Sinfonia di Beethoven è un capolavoro assoluto, un monumento, un mondo - parafrasando Gustav Mahler - dove ognuno dei suoi quattro movimenti è un continente. Una grande Sinfonia, certamente per durata e organico, ma soprattutto per i contenuti. La musica di Beethoven e “L’ode alla Gioia” del drammaturgo tedesco Schiller erano considerate entrambe opere innovative all’epoca. “L’ode alla Gioia” (del 1785), che Beethoven conosceva già da molti anni prima di iniziare a comporre la sua ultima Sinfonia terminata nel 1824, rappresenta per il compositore il testamento spirituale di un mondo che deve ritrovare la sua anima, un invito alla fratellanza universale. Schiller addirittura avrebbe voluto usare la parola Libertà (Freiheit) ma poi ripiega su Gioia (Freude) per evitare la censura, ma il significato resta immutato perché non c’è libertà senza gioia, non c'è gioia senza libertà.

Il Beethoven della Nona è il Beethoven del cosiddetto terzo stile. Le composizioni di questo periodo risentono molto di fatti biografici come, una su tutte, l’ormai totale sordità. Elabora i singoli temi fino all’estremo, li caratterizza con enfasi lirica e cantabile prediligendo mutamenti drammatici repentini di stati d’animo e tende a raggiungere l’apice negli ultimi movimenti. La Nona esplode letteralmente nell’articolatissimo quarto e ultimo movimento con la “Fanfara del terrore” (cit. Wagner). Successivamente si uniscono all’orchestra i quattro Solisti e un grande Coro per cantare la celebre Ode. 

Con gli artisti del Coro e dell’Orchestra del Teatro Cilea tenteremo di evidenziare queste peculiarità con particolare attenzione al - passatemi il termine - percorso drammaturgico.

Sono onorato di dirigere al Rhegium OperaMusica Festival e di affrontare per la prima volta questa Sinfonia. Il mondo di oggi, così tanto diviso da odio e guerre, ha tanto bisogno della Nona Sinfonia e del suo messaggio di Pace e Fratellanza”, afferma a chiosa il Maestro Alibrando.

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In occasione della Giornata della memoria Il Viaggio di roberto. Un treno verso Auschwitz per RegioYoung 2018-2019

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IL VIAGGIO DI ROBERTO

UN TRENO VERSO AUSCHWITZ

In occasione della Giornata della Memoria

l’opera lirica che rievoca la vita del piccolo Roberto Bachi,

arrestato a Torrechiara e morto durante la Shoah

Teatro Regio di Parma

domenica 27 gennaio 2019, ore 17.00 per le famiglie

lunedì 28 gennaio 2019, ore 9.00 e 11.00 per le scuole

Roberto Bachi nasce a Torino nel 1929, frequenta per un anno la Scuola Elementare Mordani di Ravenna dove nel ‘37 viene trasferito il padre Armando, ufficiale dell’esercito italiano. Nel 1939 a seguito della proclamazione delle leggi razziali, la famiglia Bachi è costretta a lasciare Ravenna e a rifugiarsi prima a Parma - di cui è originaria la mamma Ines - e poi a Torrechiara dove, il 17 ottobre 1943, Roberto viene arrestato a soli 14 anni. Il 6 dicembre di quello stesso anno Roberto viene portato al binario 21 della stazione di Milano e messo sul treno che, in sei giorni, lo porterà ad Auschwitz.

Il racconto di quei sei giorni è Il viaggio di Roberto. Un treno verso Auschwitz, l’opera lirica su libretto di Guido Barbieri, con la musica di Paolo Marzocchi, commissionata dal Teatro Alighieri di Ravenna, in scena in una nuova versione al Teatro Regio di Parma, in occasione della Giornata della Memoria, domenica 27 gennaio 2019 alle ore 17.00 per le famiglie e lunedì 28 gennaio 2019 alle ore 9.00 e 11.00 per le scuole, nell’ambito di RegioYoung. Nello spettacolo, il personaggio del piccolo Roberto non parla e non canta: il suo racconto è affidato a Vittorio, immaginario narratore, che accompagnerà i più piccoli in un viaggio in parole e musica, alla scoperta della giovane vita del ragazzo vittima della Shoah, della sua famiglia e dei tanti suoi compagni deportati nel campo di sterminio di Auschwitz.

Alessio Pizzech firma la regia dell’opera, con le scene e i costumi di Davide Amadei, le luci di Nevio Cavina e vedrà la partecipazione tra gli interpreti degli ex compagni di scuola di Roberto Bachi: Danilo Naglia, Silvano Rosetti, Sergio Squarzina. Paolo Marzocchi dirige l’Orchestra Arcangelo Corelli, il Quartetto Vocale composto da Vittoria Magnarello, Veronica Delorenzi, Massimo Montanari, Giacomo Contro e il Coro “Libere Note” dell’Istituto Comprensivo “Guido Novello” di Ravenna, preparato da Elisabetta Agostini e Catia Gori. Protagonisti in scena Franco Costantini (Vittorio, il narratore), Cinzia Damassa (Ines, la madre di Roberto), Anna Bessi (La perla di Labuan, Bagheera, Madama Butterfly), Marcello Rosiello (Padre/Maestro di Roberto), Alessandro Braga (Soldato tedesco), Ivan Merlo (Funzionario dell’archivio), Daniela Lugli, Gabriella Mansani, Adriana Resta, Ercole Taccoli, Edoardo Liverani (Deportati).

“Dare forma alla vicenda di Roberto tra immaginazione e realtà ci costringe a conoscere, a osservare il nostro presente - racconta il regista Alessio Pizzech.  Questo viaggio con Roberto vorrei dedicarlo a quel diritto al sogno che ci rende tutti così umani e fragili di fronte agli orrori del presente; vorrei dedicarlo ai nostri figli e ai figli dei nostri figli perché la memoria continui e con essa noi tutti si possa essere adulti più consapevoli. Quel viaggio è un racconto di legami che costituiscono il centro della nostra vita: la famiglia, gli amici più cari, le persone che non ci sono più e verso cui abbiamo il dovere morale di vivere con pienezza la nostra vita. Ai ragazzi che vedranno questo lavoro dico: siate coraggiosi come Roberto e trovate nella sua storia la forza per credere in voi stessi”.

I biglietti per le famiglie (ridotto fino a 15 anni € 8,00; intero € 12,00) sono in vendita presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma (tel. 0521 203999 -Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e online su teatroregioparma.it. I biglietti per le scuole devono essere richiesti e prenotati all’indirizzoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e, previa conferma, dovranno essere acquistati e ritirati presso la Biglietteria del Teatro Regio giovedì 24 gennaio 2019. Per informazioni e prenotazioni Tel. 0521 203949 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Il prossimo appuntamento di RegioYoung è con un classico del balletto, Lo Schiaccianoci, (venerdì 1 febbraio 2019 ore 10.00 per le scuole e sabato 2 febbraio 2019 ore 16.00 per le famiglie) in una versione ridotta e adattata per il pubblico delle scuole e delle famiglie (lo spettacolo sarà proposto sempre l’1 e 2 febbraio alle ore 20.00 nella versione integrale per il pubblico di Parma). Sulle musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, con la coreografia e la regia di Amedeo Amodio, le scene e i costumi di Emanuele Luzzati, le ombre a cura de L’asina Sull’isola e la voce di Gabriella Bartolomei, lo spettacolo prodotto da Daniele Cipriani Entertainment porta sul palcoscenico del Teatro Regio la storia del soldatino e di una bambina nel regno dei desideri. I biglietti per le famiglie (da € 15,00 a € 60,00) sono in vendita presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma (tel. 0521 203999 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e online su teatroregioparma.it. I biglietti per le scuole devono essere richiesti e prenotati all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e, previa conferma, dovranno essere acquistati e ritirati presso la Biglietteria del Teatro Regio mercoledì 30 gennaio 2019. Per informazioni e prenotazioni Tel. 0521 203949 -Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

La Stagione 2018-2019 del Teatro Regio di Parma è realizzata grazie al contributo di Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, Ministero dei beni e delle attività culturali, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma, Main partners Chiesi, Crédit Agricole Cariparma.Main sponsor Iren, Barilla, Cedacri group, Parmacotto. Advisor AGFM. Il Teatro Regio di Parma è sostenuto anche da Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Ascom, Fondazione Ascom. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. ParmaDanza è realizzata con il sostegno di CePIM e in collaborazione con ATER Associazione Teatrale dell’Emilia-Romagna e Arci Caos. La Stagione Concertistica è realizzata da Società dei Concerti di Parma, in collaborazione con Casa della musica, con il sostegno di Chiesi. La spada nella roccia è realizzata con il sostegno di Parmalat. Il Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto” è realizzato in collaborazione con Comune di Busseto. Sponsor tecnici MacroCoop, Grafiche Step, De Simoni.

 

 

Teatro Regio di Parma

In occasione della Giornata della Memoria

domenica 27 gennaio 2019, ore 17.00 per le famiglie

lunedì 28 gennaio 2019, ore 9.00 e 11.00 per le scuole

Durata complessiva 1 ora 15 minuti circa, senza intervallo

IL VIAGGIO DI ROBERTO

Un treno verso Auschwitz

da 7 anni

 

Azione scenica musicale in un atto su libretto di Guido Barbieri

 

Musica

PAOLO MARZOCCHI

Vittorio, il narratore                  FRANCO COSTANTINI

Ines, la madre di Roberto            CINZIA DAMASSA

La perla di Labuan                  ANNA BESSI

Bagheera                                 ANNA BESSI

Madama Butterfly                    ANNA BESSI

Padre/Maestro di Roberto          MARCELLO ROSIELLO

Soldato tedesco                         ALESSANDRO BRAGA

Funzionario dell’archivio            IVAN MERLO

Deportati                                DANIELA LUGLI, GABRIELLA MANSANI, ADRIANA RESTA,     ERCOLE TACCOLI, EDOARDO LIVERANI

Con la partecipazione di

DANILO NAGLIA, SILVANO ROSETTI, SERGIO SQUARZINA

ex compagni di scuola di Roberto Bachi

Direttore

PAOLO MARZOCCHI

Regia

ALESSIO PIZZECH

Scene e costumi

DAVIDE AMADEI

Luci

NEVIO CAVINA

ORCHESTRA ARCANGELO CORELLI

QUARTETTO VOCALE

Vittoria Magnarello, Veronica Delorenzi, Massimo Montanari, Giacomo Contro

CORO “LIBERE NOTE” I.C. “Guido Novello” di Ravenna

Maestri del coro

ELISABETTA AGOSTINI, CATIA GORI

Nuova versione dell’opera

commissionata dal Teatro Alighieri di Ravenna nel 2014

In coproduzione con Teatro Alighieri di Ravenna, Fondazione Teatro Regio di Parma

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Nabucco di Giuseppe Verdi domani (venerdì 18 gennaio) la “prima” al Teatro Verdi di Trieste

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COMUNICATO STAMPA

 

Allestimento del Teatro Ponchielli di Cremona, in coproduzione con
il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Pavia,
con l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste diretti dal Maestro Concertatore Christopher Franklin

Prima rappresentazione domani a Trieste (venerdì 18 gennaio, alle 20.30) di Nabucco di Giuseppe Verdi, proposto dalla Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste nell’ambito della Stagione lirica e di balletto, con l’allestimento del Teatro Ponchielli di Cremona, in coproduzione con il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Pavia. L’Orchestra e il Coro del Verdi saranno diretti dal Maestro Concertatore e Direttore Christopher Franklin (Maestro del Coro Francesca Tosi), la regia è di Andrea Cigni ripresa da Danilo Rubeca, scene di Emanuele Sinisi, costumi di Simona Morresi. Importante la compagnia di canto fra cui spiccano voci di chiara fama, come il baritono Giovanni Meoni (Nabucco), il soprano Amarilli Nizza (Abigaille) e il basso Nicola Ulivieri (Zaccaria).
Interprete del repertorio belcantistico belliniano e donizettiano, Giovanni Meoni si è poi avvicinato al repertorio verdiano, nel quale ha trovato la sua naturale collocazione e dove raggiunge la massima espressione, eccellendo in particolar modo nei grandi ruoli di "baritono nobile". Giovanni Meoni ha collaborato con importanti direttori d’orchestra, esibendosi sui principali palcoscenici del modo, dal Met di New York, al Wiener Staatsoper, dalla Deutsche Oper al Liceu di Barcellona, dall’NCPA a Pechino al Bolshoi di Mosca, a molti altri. In Italia si è esibito al Regio di Torino, a La Fenice di Venezia, al Maggio Musicale di Firenze, all’Opera di Roma e all’Arena di Verona.
Dramma lirico in quattro parti, Nabucco è una delle opere fra le più rinomate di Giuseppe Verdi, anche per la presenza del celebre ‘Va pensiero’, brano corale emblema della tradizione musicale italiana, entrato nel cuore della nazione come simbolo del Risorgimento.

Trieste, 17 gennaio 2019

(Foto di copertina Fabio Parenzan)

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Le Prime donne della lirica tornano al Palladium: il 21 gennaio Claudia Pavone in “La notte e la luna”, da Schubert a Bellini

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TEATRO PALLADIUM - Stagione 2018/2019

PER LA RASSEGNA “PRIME DONNE”

 

In collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma 

CLAUDIA PAVONE

“LA NOTTE E LA LUNA”

UN OMAGGIO AL MONDO NOTTURNO DA SCHUBERT A BELLINI

MARCO FORGIONE AL PIANOFORTE

 

Lunedì 21 gennaio – ore 20,30  - Biglietti: Intero: 18; ridotto: 12; studenti: 8 euro

IN OCCASIONE DEL CONCERTO L’ASSOCIAZIONE LIONS CLUB ROMA SAN

PAOLO DONERA' UN DEFIBRILLATORE 

 

in foto: Claudia Pavone

Tra i più promettenti giovani soprani del panorama lirico italiano, Claudia Pavone è in scena al Teatro Palladium lunedì 21 gennaio accompagnata al pianoforte da Marco Forgione. L’appuntamento si inserisce all’interno della rassegna “Prime donne”, realizzata dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, al via dal 10 dicembre con Svetlana Kasyan e a cui seguirà l'appuntamento con Valentina Varriale l’11 febbraio e Mariangela Sicilia il 25 marzo.

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Febbraio 2019 - Gli appuntamenti al Teatro Regio Torino

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STAGIONE D’OPERA • IL RIGOLETTO DI GIUSEPE VERDI CON LA REGIA DI JOHN TURTURRO.  DIRIGE RENATO PALUMBO

Dal 6 al 17 febbraio è in scena al Teatro Regio un nuovo allestimento di RIGOLETTO di Giuseppe Verdi, realizzato in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, la Shaanxi Opera House e l’Opéra Royal de Wallonie-Liège. La regia è firmata da John Turturro, film-maker e attore newyorkese. Il maestro Renato Palumbo dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio. Cecilia Ligorio è collaboratrice alla regia, le scene sono di Francesco Frigeri, i costumi di Marco Piemontese e la coreografia di Giuseppe Bonanno. Le luci sono di Alessandro Carletti, qui riprese da Ludovico Gobbi. Il coro è istruito da Andrea Secchi.Sul palcoscenico, interprete di Rigoletto è il baritono spagnolo Carlos Álvarez; Gilda, anche lei spagnola, è il soprano Ruth Iniesta; il duca di Mantova è il tenore romeno Stefan Pop, Sparafucile il basso Gianluca Buratto, mentre nel ruolo di Maddalena troviamo il mezzosoprano romeno Carmen Topciu. Nel corso delle 10 recite, il 9, 12, 14 e 16 febbraio i ruoli principali saranno sostenuti da Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto), Gilda Fiume (Gilda), Iván Ayón Rivas(Il duca) e Romano Dal Zovo (Sparafucile). Completano il numeroso cast Carlotta Vichi (Giovanna), Alessio Verna (Monterone), Paolo Maria Orecchia (Marullo), Luca Casalin (Borsa), Federico Benetti (conte di Ceprano), Claudia De Pian e Ivana Cravero (La contessa), Riccardo Mattiotto e Giuseppe Capoferri (un usciere) e Ashley Milanese (il paggio della duchessa). La diretta radiofonica dell’opera, curata da Susanna Franchi, sarà trasmessa su Rai Radio 3 alle ore 20 di mercoledì 6 febbraio.

Reale Mutua Assicurazioni, socio fondatore del Regio, anche quest’anno – nel suo 190° anniversario – sostiene con un contributo la produzione di Rigoletto.

Per le “Conferenze del Regio”, mercoledì 30 gennaio ore 17.30 al Piccolo Regio Puccini il musicologo Daniele Spini, attualmente Direttore artistico dell’Orchestra Haydn di Bolzano, cura la presentazione dell’opera in un incontro dall’ironico titolo: Non dire Duca se non l’hai nel sacco! (l’ingresso è libero).

I CONCERTI • MICHELE MARIOTTI INTERPRETA IL REQUIEM DI FAURÉ E LA SINFONIA N. 2 DI ČAJKOVSKIJ

Mercoledì 20 febbraio alle ore 20.30, Michele Mariotti dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio in un programma dedicato a Gabriel Fauré e Pëtr Il’ič Čajkovskij. Mariotti, ospite regolare al Regio sia nella Stagione d’Opera che in quella sinfonica, è oggi considerato uno dei direttori d’orchestra più importanti della sua generazione ed è acclamato in tutti i più importanti teatri internazionali: dalla Scala al Metropolitan, dall’Opéra di Parigi al Festival di Salisburgo. DiFauré viene eseguito il Requiem in re minore op. 48, nella cui partitura prevale un sentimento di rassegnazione, a volte di abbandono, racchiudendo un desiderio di assenza e di silenzio. Il coro, impegnato in importanti passi, è istruito da Andrea Secchi. A seguire, la Sinfonia n. 2 di Čajkovskij, caratterizzata da melodie che rimandano al folklore russo; oltre che per la piacevolezza della strumentazione e le ben riuscite melodie, la composizione è anche denominata “Piccola Russia”.

VIAGGIO IN ORCHESTRA • L’ORCHESTRA DEL REGIO DIRETTA DA SERGEY GALAKTIONOV PRESENTA UN PERCORSO MUSICALE IN DUE TAPPE

Mercoledì 26 febbraio alle ore 10.30 al Teatro Regio, l’Orchestra del Teatro Regio diretta da Sergey Galaktionov è la protagonista di Viaggio in Orchestra, percorso musicale in due tappe che indaga e approfondisce la conoscenza degli strumenti e delle sezioni di un organico sinfonico (la seconda tappa è prevista venerdì 29 marzo). In programma, La guida del giovane all’orchestra e Variazioni e fuga su un tema di Purcell di Benjamin Britten e la celebreSinfonia dei giocattoli di Leopold Mozart, brano “didattico” in cui il pubblico verrà coinvolto nell’esecuzione. È inoltre previsto un intervento introduttivo del filosofo e divulgatore musicale Stefano Catucci. I biglietti per il concerto costano € 10: vendita alla Biglietteria del Teatro e on line.

IL REGIO IN PIEMONTE • GLI AMERICAN GRAFFITI AL TEATRO DI COSTIGLIOLE D’ASTI

Per Il Regio itinerante, rassegna di concerti in Regione eseguiti da formazioni di Strumentisti dell’Orchestra e Artisti del Coro del Teatro Regio, sabato 2 febbraio ore 21.15 al Teatro degli Acerbi di Costigliole d’Asti è in programma il concerto Smoke Gets in Your Eyes, interpretato dal gruppo American Graffiti. In programma, musiche di Gershwin, Bernstein, Porter e altri autori. Posti a € 12 (ridotti € 10). Info - Tel. 339.2532921 e www.teatrodegliacerbi.it.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti, vi suggeriamo di consultare il sito del Teatro Regio all'indirizzo: www.teatroregio.torino.it.

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