DESIRÉE RANCATORE OSPITE D’ONORE AL CONCERTO DEI GIOVANI DI VERONA LIRICA – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, domenica 17 marzo 2013, ore 16,30


Per il penultimo concerto di quest’anno l’Associazione musicale Verona Lirica ha deciso di dare un segnale di incoraggiamento ai tanti giovani che studiano per intraprendere la carriera di cantante lirico, organizzando un concerto dedicato proprio ad essi. A fare da punto di riferimento della serata il celeberrimo soprano Desirée Rancatore, che ha cantato tra la prima e la seconda parte del concerto ed alla fine.
I giovani che si sono esibiti hanno mostrato personalità e tanta buona volontà, cercando di dare il meglio sul palco per esprimere quanto stanno apprendendo e quanto hanno da dare con la loro personale interpretazione delle celebri arie proposte.

Si sono alternati Lavinia Bini, Francesca Dotto, Claudia Oddo, Alessandra Gambino, Ana Victoria Pits, Vincenzo Costanzo, Michael Alfonsi, Thomas Vacchi, e Daniel Vicente.
Tra le protagoniste femminili più apprezzate il soprano Lavinia Bini, con arie da Le nozze di Figaro mozartiane ed il celebre ‘Valzer di Musetta’ dalla Bohème di Puccini.  E’ piaciuta per la freschezza della sua voce e per l’interpretazione convincente, senza esitazioni. Così anche Francesca Dotto, con le sue interpretazioni di arie dalla Luisa Miller e da I Vespri Siciliani di Verdi, ha potuto mostrare le sue doti. I suoi punti di forza sono la potenza dell’emissione vocale, che se controllata bene può donare buone interpretazioni, e dei bei filati che ha fatto udire. Non manca neanche per intensità interpretativa. 

Le sue compagne Claudia Oddo, Alessandra Gambino, Ana Victoria Pits invece si sono esibite, nell’ordine, in arie dalla Tosca di Puccini e dal Ballo in maschera verdiano; l’aria ‘O mio babbino caro’ da Gianni Schicchi di Puccini, arie dall’Italiana in Algeri di Rossini, dal Samson et Dalila di Saint-Saens. I brani scelti non sono stati certamente semplici per chi è alle prime armi, e un po’ di emozione, unitamente a qualche problemino nell’intonazione, possono essere superati con tanto studio, buona volontà, che sicuramente non mancheranno negli anni a venire. 

Stesso dicasi per il settore maschile: un po’ di forzature nell’emissione vocale, oppure l’atteggiamento sbagliato nel gestire il suono della propria voce, non nascondono comunque un buon materiale su cui potranno lavorare sodo in futuro Vincenzo Costanzo, Michael Alfonsi, Thomas Vacchi, Daniel Vicente. Non semplici neanche le arie scelte da questi ultimi, tratte da: Il Corsaro di Verdi, la canzone ‘Tu ca nun chiagne’ di Bovio-De Curtis, e ancora Tosca, Leoncavallo con la celebre ‘Mattinata’, Bohème, il brano ‘Rondine al nido’ di De Crescenzo, ed infine arie dal Tabarro pucciniano e dal Rigoletto verdiano.  Tra tutti è stato applaudito molto il tenore Thomas Vacchi, che è piaciuto soprattutto per il colore della sua voce pur non ancora perfettamente 'educata'.

Fiore all’occhiello della serata, la meravigliosa esibizione di Desirée Rancatore, con l'aria dal Romeo e Giulietta di Gounod ‘Je veux vivre’, e la straordinaria interpretazione di ‘E’ strano…sempre libera’ dalla Traviata, che ha recentemente debuttato all’Opera di Montecarlo con grande consenso generale. Come ci ha ormai abituati, il soprano ‘gioca’ letteralmente con le agilità della sua voce multi sfaccettata, si sofferma sulle note impervie come se nulla fosse ed ottiene un controllo della voce pressocchè perfetto: straordinaria! Un esempio per questi giovani, uno sprone a continuare a studiare con perseveranza per ottenere risultati prestigiosi come il grande soprano sta ottenendo in questi anni. Duetto finale col brindisi di Traviata, insieme al tenore Thomas Vacchi ed un improvvisato coro dei giovani alle spalle.

Al pianoforte la straordinaria e consueta competenza del Maestro Patrizia Quarta.
Pubblico numeroso come sempre e punte di apprezzamenti agli interpreti citati.
MTG







MACBETH, GIUSEPPE VERDI – TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 16 MARZO 2013, ore 15,30



Un successo che è iniziato sin dallo scorso autunno, quando questa produzione di Macbeth di Giuseppe Verdi ha calcato le scene del teatro G.B Pergolesi di Jesi, per poi proseguire con altrettanto consenso a Genova al Carlo Felice, e ancora trionfalmente al Verdi di Trieste.
Raramente si ha la fortuna di assistere ad una combinazione così ben riuscita di regia, scene, costumi, e perfino luci, come si è potuto vedere per questo allestimento. Fondamentale in ciò la volontà di rendere giustizia a quanto il compositore avesse in mente nella sua realizzazione, nello scavare profondamente nelle intenzioni dell’autore, così che musica, canto, recitazione, e impatto visivo siano l’una il completamento dell’altro.
Come si è detto più volte, l’impatto visivo è nel complesso onirico, quasi delirante, ove fondamentali sono gli effetti che le proiezioni tridimensionali offrono all’occhio dello spettatore. Con dei teli speciali che scendono dall’alto e si muovono per creare giochi di profondità e movimento, o degli specchi opportunamente posizionati per raddoppiare lo spazio a disposizione, si susseguono le ambientazioni oscure e quasi senza tempo di questo viaggio nell’animo umano, che è il grande capolavoro shakespeariano, musicato da un Verdi che amava particolarmente il genio britannico.

Il potere è una forza capace di sollevare fin quasi all’onnipotenza il nostro Macbeth, aizzato da quella che tutti sanno essere la sua perfida Lady. I due coniugi sono amanti e complici nei misfatti che li portano alla grandezza. Ma chi troppo in alto vuole volare rischia inevitabilmente la caduta come l’Icaro della mitologia greca. Così cade Lady Macbeth in preda ai suoi stessi tormenti ed allucinazioni, e cade Macbeth stesso per mano del ‘Nato di donna’, o meglio ‘strappato … dal seno materno’.
La spettacolarità di questo allestimento sta nella genialità del suo creatore, Josef Svoboda, sapientemente ricostruito da Benito Leonori, nella regia intelligente di Henning Brockhaus, unitamente ai costumi in stile Samurai di Nanà Cecchi che si fondono all’unisono con ciò che è intorno quasi a completarne le proiezioni.

Con un materiale del genere, la musica ed il canto sono il perno intorno a cui questa meraviglia ha preso vita.
Il perfido Macbeth è  Fabián Veloz. Il baritono ha saputo fondere una bella voce piena di baritono e dall’impasto accattivante, con una interpretazione centrata. Senza fatica supera gli ostacoli che il suo ruolo gli pone sul cammino, ben figurando su tutta la gamma della sua tessitura. Il suo personaggio trasmette sì perfidia e fierezza all’inizio, ma è riuscito anche a sottolineare la dipendenza dalla consorte, che lo ammalia con l’erotismo e con la chimera del potere politico, conducendolo alla disfatta finale, anticipata da un’ultima aria sentitamente eseguita.

Dimitra Theodossiou ha dato molto alla interpretazione sul palco. La sua Lady è molto sinuosa e sensuale, cammina quasi strisciante come un serpente tentatore, una Eva che trascina con sé il suo sposo nella perdizione, una strega essa stessa, sì da indossare la medesima maschera delle fattucchiere quando entra in scena, a sottolineare quanto di misterico ci sia nel suo ruolo. Un ruolo reso superando le arie celebri con perizia, offrendo i suoi filati acuti e sottilissimi, e naturalmente dando sfogo a tutta la sua potenza nei momenti più concitati. Anche nella scena del sonnambulismo, voce e movenze hanno sottolineato la passionalità del personaggio, ricevendo il meritato applauso al termine.

Interessante il Banco di Paolo Battaglia, che ha un colore di basso maturo, dal velluto particolare, profondo e vibrante, offerto unitamente ad una buona resa del suo personaggio. Anche Armaldo Kllogjeri ha ben figurato nel ruolo di Macduff: voce tenorile non di potenza, ma chiara e di bella pasta. Discretamente figura nella sua aria controllando gli acuti senza particolarmente sforzare.  

Giacomo Patti offre il breve ruolo di Malcom con   buona interpretazione, e nel ruolo di Medico  un buonDario Giorgelè, affiancato da Sharon Pierfederici che con la sua voce scura da vita al ruolo della Dama. Completano il cast nei brevissimi ruoli il Domestico,Stefano Consolini, il Sicario di Francesco Musinu, e l’Araldo, Hektor Leka.   
Le Apparizioni per questa produzione sono state diligentemente eseguite in alternanza da Erica Benedetti, Emma Orsini, Irene Dussi, Francesco Felician.

Una particolare menzione va al bravo Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti da Cristina Semeraro, ed allo straordinario Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste. Ottimamente reso il ruolo delle Streghe, che sono esse stesse gran protagoniste sulla scena, nonché bravissimo ed omogeneo il settore maschile; davvero ben preparati tutti dal Maestro Paolo Vero.

E se gli interpreti hanno potuto e saputo valorizzare le proprie doti è soprattutto merito della grande esecuzione musicale operata dall’Orchestra Triestina sotto la bacchetta di Giampaolo Maria Bisanti. Come sempre, ha mostrato anche con questa compagine orchestrale come seguire i dettami della partitura, creando il consueto equilibrio di suoni, dinamiche, ed una fusione perfetta col palcoscenico. Il suono è morbido, efficace, asciutto e dal ritmo serrato quando serve,  mai sopra le righe. La sua grande esperienza si percepisce dall’inizio alla fine dell’opera.
Applausi per tutta la compagnia, e come c’era da aspettarsi, ovazioni per  Theodossiou, Veloz, ed ilMaestro Bisanti.
Come spesso ci piace affermare dopo una produzione così straordinaria: che bella serata, grande soddisfazione per tutti!
MTG


LA PRODUZIONE

Maestro Concertatore Giampaolo Maria Bisanti
e Direttore
Regia e Luci              Henning Brockhaus
Scene                          Josef Svoboda
Ricostruzione  dell’
allestimento scenico  Benito Leonori
Costumi                     Nanà Cecchi
Coreografie               Maria Cristina Madau
Maestro Del Coro     Paolo Vero
Assistente alla regia
e alla Coreografia     Valentina Escobar

GLI  INTERPRETI

Macbeth                    Fabián Veloz
Banco                         Paolo Battaglia
Lady Macbeth          Dimitra Theodossiou
Dama di                     Sharon Pierfederici
Lady Macbeth
Macduff                    Armaldo Kllogjeri
Malcom                      Giacomo Patti
Medico /                     Dario Giorgelè
Prima Apparizione
Domestico                  Stefano Consolini
Sicario                        Francesco Musinu
Araldo                       Hektor Leka
Le Apparizioni          Erica Benedetti, Emma Orsini, Irene Dussi, Francesco Felician


Con la partecipazione
della Civica Orchestra di Fiati “Giuseppe Verdi” - Città di Trieste
e solisti del Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste” diretti da Cristina Semeraro
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico
“Giuseppe Verdi” di Trieste diretti da Paolo Vero

NUOVO ALLESTIMENTO IN COPRODUZIONE TRA
FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI DI JESI
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE
E FONDAZIONE TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA   

         

GIUSEPPE VERDI, OTELLO – TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA, DOMENICA 10 MARZO 2013, ORE 15,30




Fratelli, Amore e Morte, a un tempo stesso, ingenerò la sorte’ . Così scrisse nel diciannovesimo secolo Giacomo Leopardi, qualche decennio prima che l’opera di Giuseppe Verdi fosse rappresentata per la prima volta, il 5 febbraio 1887. E’ un binomio molto frequente in tanta parte del nostro melodramma, ed è sempre di grande interesse vedere come viene di volta in volta messo in scena dai vari registi impegnati a dar vita ai capolavori musicati da mostri sacri come Giuseppe Verdi. Certi temi, difatti, sembrano navigare sulle onde del tempo inesorabili, trascinando con essi tutti coloro che volenti o nolenti entrano nel loro turbinio trasformandosi in tempesta. Il poeta  Shakespeare trattò spesso questo tema, e sembra trovare nuova linfa vitale nelle note composte dal simbolo della nostra musica nel mondo. Così quando Giulio Ricordi chiese al Giuseppe nazionale di tornare a scrivere musiche su un dramma shakespeariano, l’attenzione cadde su Othello, pare su suggerimento dell’editore stesso.

 Il buono e valoroso Otello diventa assassino quando l’ispido sospetto di un tradimento si insinua nella sua mente, complice il perfido Jago. E la tragedia è imminente. Ma si può uccidere per il troppo amore? Si può condannare una donna perché il solo pensiero di un peccato potrebbe macchiare la sua anima ritenuta immacolata? E perché il tradimento fa così paura da provocare addirittura crisi fisiche (epilettiche nel caso del nostro protagonista)? Forse perché spettro di un potere politico che in realtà non è così forte? Perché si teme di non essere amati in generale dal proprio seguito? Di certo tutti questi dubbi attanagliano la mente di Otello, che uccide empiamente la sua compagna, per poi scoprire l’immane errore e togliersi la vita, ormai inutile, ormai depauperata di tutto.

Drammi così incredibili hanno bisogno di messe in scena altrettanto straordinarie, ed il Teatro Pavarotti di Modena ha portato sul palco un bellissimo spettacolo che è stato creato dal Teatro San Carlo di Napoli e ora di proprietà del Regio di Parma. Meravigliosi i costumi di Odette Nicoletti, lussuosi e splendidamente veneziani gli arredi, i palazzi ricostruiti in toto, le cui finestre ricordano quelle del Palazzo Ducale della grande repubblica marinara appunto, creazioni di Mauro Carosi.  Molto efficaci le soluzioni registiche di Pier Francesco Maestrini, come ad esempio la scena della furia di Otello scagliata contro la presunta rea Desdemona, come efficacissimo il fazzoletto lasciato cadere sullo svenuto Moro dalle mani di un soddisfatto Jago che ormai ha la sua vita in pugno e lo guarda inerte sul pavimento. In sintesi un film portato sul palco, meravigliosamente interpretato da tutti i suoi attori.

Il grande protagonista maschile è indubbiamente Jago, alias Alberto Mastromarino. È ben noto  quanto sia lui il reale tessitore delle trame narrate. Il suo perfido alfiere convince per interpretazione, per malvagità oseremmo dire, sia nelle movenze che nello sguardo sempre crudele e compiaciuto di sé, e finanche nella voce: tenebrosa, penetrante, corposa.

Purtroppo non convince a pieno la prova del tenore Kristian Benedikt. La sua voce è sì graffiante come si conviene al valoroso condottiero, ma non dotata di quella spinta sugli acuti che necessiterebbe per il personaggio. Così mostra una tensione in gola che sfocia in un suono poco naturale. Si riscatta nel terzo e quarto atto, soprattutto per la recitazione in perfetto accordo con il soprano, in scene di grande tensione narrativa splendidamente condite dal suono dell’orchestra.

Convince invece la Desdemona di Yolanda Auyanet . Regale ed elegante nel portamento e nella recitazione, entra nel personaggio con passione e classe, cantando con voce piena che non teme la compagine orchestrale, dagli acuti ben assestati, e filati dolci ed emozionanti. La scena dell’Ave Maria prima dell’atroce delitto ha veramente commosso per esecuzione e tensione drammatica.
La voce sottile ed acuta di Arthur Espiritu permette a questo giovane tenore di dar vita ad un buon Cassio, anch’egli con buona recitazione, rendendo bene il personaggio del complice inconsapevole del terribile intrigo, colpevole solo di amare realmente la splendida Desdemona.

Bello anche il timbro di Gianluca Bocchino, che ben esegue il suo Roderigo, pur sparendo nell’orchestra in alcuni punti. Lodovico è il basso Enrico Turco, la cui voce ben impostata sul registro basso ci ha colpito positivamente, come anche dal bel colore è la voce di Elena Traversi , una efficace dama di compagnia Emilia. Completano il cast un discreto Montano, interpretato da  Matteo Ferrara, e l’Araldo di Stefano Cescatti.

Pregevole l’esecuzione corale performata dall’unione del Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena, in questa produzione in unione con il Coro del Teatro Municipale di Piacenza. Bene nei momenti concitati, delicati e armonici nei momenti in cui si richiedeva una particolare morbidezza esecutiva, e ben meritati anche gli applausi dei piccoli del coro della Scuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena.

E come sempre, dulcis in fundo, l’Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna, sotto la bacchetta del Maestro Maurizio Barbacini. Qui in particolar modo si esige un direttore di esperienza e sensibilità musicale che sappia accompagnare e non coprire l’opera, valorizzando i cantanti nelle loro vicissitudini sul palco. Ed il Maestro ha risposto all’appello secondo noi in modo convincente. Si pensi all’inizio tempestoso meravigliosamente reso dall’orchestra con potenza che ci trasporta direttamente nel dramma. Ma poi ci siamo quasi commossi nell’accompagnamento discreto, quasi a non voler disturbare, nel primo atto, al duetto d’amore tra i due protagonisti. Per non parlare della preghiera della sventurata Desdemona, nell’ultimo atto, accompagnata con una solennità che  fa quasi sembrare il suono provenire dall’aldilà: grande sensibilità e soprattutto esperienza.

Il pubblico del gremitissimo e splendido teatro modenese ha lasciato i propri posti dopo molti minuti di applausi, con punte di apprezzamenti per Benedikt, Mastromarino, il Maestro Barbacini ed ovazioni per la Auyanet.
Davvero uno spettacolo che merita, un bravo alla produzione.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore        Maurizio Barbacini
Regia              Pier Francesco Maestrini
Scene              Mauro Carosi
Costumi         Odette Nicoletti
Luci                Fiammetta Baldiserri


GLI INTERPRETI

Otello              Kristian Benedikt
Desdemona    Yolanda Auyanet 
Jago                Alberto Mastromarino
Cassio             Arthur Espiritu 
Roderigo        Gianluca Bocchino
Lodovico        Enrico Turco
Montano        Matteo Ferrara
Emilia             Elena Traversi
Un Araldo     Stefano Cescatti

Maestro del coro Stefano Colò

Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna

Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Scuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena - Fondazione Teatri di Piacenza







E. KORNGOLD, DIE TOTE STADT - TIROLER LANDESTHEATER INNSBRUCK , mercoledì 6 marzo 2013, ore 19,30




Per la prima volta nel cartellone del Tiroler Landestheater di Innsbruck, Die Tote Stadt ha fatto finalmente il suo debutto in questo teatro dopo più di 93 anni dalla sua prima assoluta avvenuta contemporaneamente a Colonia ed Amburgo il 4 dicembre del 1920. L'opera di Korngold, si può inserire a pieno titolo come opera dalla tipica impronta espressionistica, tipica di un po' tutta la creatività di quel periodo a cavallo delle due guerre.

Musicalmente inserita nell'atmosfera luttuosa di una collettività ancora provata dagli eventi della prima guerra mondiale, il capolavoro del giovane (23 anni) Korngold, è la sintesi geniale di un ragazzo già padrone di tutte le tecniche e linguaggi musicali. Lo stesso Puccini, che ne ascoltò durante un suo soggiorno a Vienna nel 1920 la riduzione per canto e piano dalle mani dell'autore, giudicò il suo giovane collega “la più forte speranza della nuova musica tedesca”. Purtroppo il successivo avvento del Nazismo e la tragedia del antisemitismo, costrinsero Korngold ad emigrare negli Stati Uniti e ad occuparsi, splendidamente, di musica da film.
L'allestimento del Tiroler Landestheater, cooprodotto con il teatro di Regensburg, aveva la firma di Erno Weil per la regia e di Katin Fritz per scene e costumi, i quali optano per uno spettacolo giustamente onirico nel quale il sogno e la realtà si fondono e confondono in maniera capovolta e disinvolta, con punte di vera perfezione nella scena della prova dell'opera Robert le Diable, dove il difficilissimo assieme è risolto con una perfezione veramente encomiabile, bellissima anche l'apoteosi della solenne processione finale, presentata proiettata nel controsipario lasciando intravedere nel retro il delirio mistico di Paul. Deliziosi e d'effetto i costumi di Fritz, Juliette e Lucienne. 

La difficilissima gestione dell apparato musicale, era nelle mani del Maestro Alexander Rumpf, il quale è riuscito a condurre in porto una partitura strabordante di colori dove i passaggi allucinatori sono risultati esaltati da una caratterizzazione orchestrale sempre tesa tra realtà e sogno, sempre con la massima trasparenza possibile. La compagnia di canto, ha avuto il suo apice nella bravissima Susanna Von Der Burg che ha interpretato Marietta con una tenuta scenica e musicale veramente encomiabile, risolvendo il ruolo della sognata provocatrice con  la giusta sensualità richiesta dall'autore, con il giusto spessore e volume vocale che questa opera richiede, mai cedendo a facili artifici (leggi urla) per raggiungere le impervie vette che la sua parte richiede. La sua Glück, das mir Verblieb ci ha veramente impressionato. 

Il ruolo di Paul, uno dei più terribili quasi al limite dell'eseguibile, ma anche tra i più belli del 20° secolo, era impersonato da Wolfgang Schwaninger. L'artista pur impegnandosi con grande dedizione e capacità, non è riuscito a nostro avviso a risolvere la parte di Paul con la dovuta tensione narrativa e lo slancio vocale richiesto. Latitavano completamente il coinvolgimento psicologico e quell'eterno conflitto interiore sia sul piano musicale che interpretativo, del marito vedovo attratto dalla sensualità di Mariette. Bellissima voce, calda e piena di affetto per l'amico vedovo ha dato Joachim Seipp interpretando il ruolo di Frank come pure la Brigitta di Anna Maria Durr

Encomiabile il trio di Fritz, Juliette e Lucienne nella fattispecie Daniel Raschinsky, Susanne Langbein e Kristina Cosumano che hanno “giocato” il loro ruolo con precisione, riuscendo a portare a termine il difficilissimo assieme del secondo atto. Corretto il Victorinstimme des Gastondi Joshua Lindsay, il Graft Albert di Florian Stern. Da menzionare la parte di Gaston danzata da David LaeraMolto bene il Coro del Tiroler Landestheater che ha accompagnato la processione del terzo atto dalle logge della galleria. Applausi convinti per tutti da parte di un pubblico attentissimo e partecipe.

Pierluigi Guadagni


LA PRODUZIONE 

Direttore d'Orchestra            Alexander Rumpf
Regia                                      Ernö Weil
Scene e costumi                     Karin Fritz

GLI INTERPRETI

Paul                                         Wolfgang Schwaninger
Marietta /
Erscheinung Mariens              Susanna von der Burg 
Frank                                      Joachim Seipp
Brigitta                                   Anna-Maria Dur
Juliette                                    Susanne Langbein
Lucienne                                Kristina Cosumano
Gaston                                   David Laera
Victorin /
Stimme des Gaston                Joshua Lindsay
Fritz                                        Daniel Raschinsky
Graf Albert                             Florian Stern

Coro e Orchestra TLT Tiroler Symphonieorchester Innsbruck







GIUSEPPE VERDI, UN GIORNO DI REGNO – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MARTEDI’ 5 MARZO 2013, ORE 20,00

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Era giovane il grande Verdi quando scrisse questa opera, la sua seconda in ordine di tempo. Ed infatti, sebbene alcuni passaggi ci facciano già intravvedere il Verdi più maturo, questo lavoro è ancora intriso delle sonorità tipiche dei suoi predecessori, che rendono anche questa graziosa opera davvero godibile. E visto che si continua a dire sempre ‘largo ai giovani’, ecco che il Teatro Filarmonico di Verona ha dedicato questa produzione agli allievi dell’Accademia di Canto del Teatro alla Scala, luogo dove questa partitura prese vita il 5 settembre 1840. Un lavoro giocoso, un’opera buffa, come del resto fu commissionata al compositore all’epoca per il teatro milanese. Così i temi sono quelli tipici dell’opera cosiddetta comica: due matrimoni combinati, ove naturalmente le promesse spose amano altri uomini, il travestimento del Cavaliere di Belfiore, nelle vesti del re Stanislao, svelato solo alla fine con sorpresa di tutti, e ovviamente tutta una serie di situazioni divertenti che, a ritmo della musica davvero briosa del compositore di Busseto, esaltano l’atmosfera da lieto fine della rappresentazione.

Bellissimo lo spettacolo: finalmente il palco è ‘pieno’ di tutti gli elementi che servono alla storia narrata. C’è il palazzo, ci sono le scalinate, gli archi, le strade alberate, tutto quello che serve insomma. L’impianto di base è il palazzo del Barone di Kelbar, con i suoi tre archi centrali su cui si affaccia la scala principale, nel cui sfondo si intravvede il panorama dalle finestre, sempre ad arco. Questa impalcatura si trasforma in pochissimi secondi e diventa un’altra sala del palazzo, una ricca biblioteca, o addirittura un giardino. Non mancano neanche trovate registiche simpatiche per suscitare l’ilarità del pubblico, come l’allestire una sala da cucina con tanto di cuochi che mescolano vivande, in piedi sotto le forme di formaggio in fila sugli scaffali e con i prosciutti che penzolano dal soffitto.. Finalmente non si è dovuto immaginare nulla, né accontentarsi di proiezioni sullo sfondo. Ed i costumi sono splendidamente in stile: niente giacche di pelle, leggins o simili. Merito di questo allestimento in coproduzione col Teatro Regio di Parma e col Teatro Comunale di Bologna,  per la regia di Pier Luigi Pizzi, qui ripreso alla perfezione da Paolo Panizza.

Il cast della produzione è come detto parte dell’Accademia scaligera, tutto di giovani. E l’aria sul palco è decisamente stata di allegria e spontaneità, come si richiede ai personaggi della storia narrata. A cominciare dal Cavaliere di Belfiore, Mikheil Kiria, che ha offerto una buona prestazione sia per voce abbastanza corposa e piena, che per interpretazione ‘baldanzosa’ e sempre con un occhio rivolto alla sua platea. Il Barone di Kelbar, Simon Lim, è stato davvero apprezzato dal pubblico, e non stupisce, vista la presenza scenica e la voce ben profonda che gli ha permesso di dare corpo anche al suo personaggio. Una delicata Giulietta di Kelbar è stata Letitia Vitelaru, dalla voce chiara e ben protesa verso l’acuto, che pecca leggermente nel volume, ma non manca in espressività ed armonia. Edoardo di Sanval è stato Alessandro Scotto di Luzio, dotato anch’egli di voce dal bel colore classicheggiante, ma pur difettante di volume e quindi al limite con il suono dell’orchestra. Ruoli di questo genere sono maggiormente adatti al suo timbro. Il Signor La Rocca, Filippo Fontana, ha reso con spirito il ruolodel Tesoriere con voce adatta ai dettami del personaggio.  La Marchesa del Poggio, Alice Quintavalla, può ancora migliorare con le scale e le agilità che la sua parte le impone, ma il colore della voce è di bell’impasto e simpatica la sua interpretazione. Chiudono il cast i brevi ruoli de Il Conte Ivrea, Ian Shin, e di Delmonte, Carlos Cardoso, dignitosi e ben figuranti. Come sempre buona la prova del coro di Armando Tasso, e piacevoli i balletti del Corpo di ballo areniano.
Sul podio il Maestro Stefano Ranzani, alla guida dell’Orchestra dell’Arena di Verona. Se il brio è la parola d’ordine per definire questa esecuzione, diremmo che le calza a pieno. Ritmi serrati, anche serratissimi in verità, nessuna tregua agli interpreti; tutto si sussegue appunto con brio sul palco come in buca e senza sosta. Ma il Maestro è stato anche accorto nel cercare di non coprire le voci delicate dei suoi protagonisti, imprimendo un volume adatto alle note dettate dalla partitura.
Veramente gioioso il pubblico alla fine della rappresentazione e generoso con i protagonisti: una piacevole e bella serata davvero.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore
Stefano Ranzani
Regia, scene e costumi
Regia ripresa da
Pier Luigi Pizzi,
Paolo Panizza
Coreografia
Luca Veggetti
Direttore corpo di ballo
Maria Grazia Garofoli
Direttore allestimenti scenici
Giuseppe De Filippi Venezia
Direttore Coro
Armando Tasso

GLI INTERPRETI

Il Cavaliere di Belfiore
Mikheil Kiria
Il Barone di Kelbar
Simon Lim
La Marchesa del Poggio
Alice Quintavalla
Giulietta di Kelbar
Letitia Vitelaru
Edoardo di Sanval
Alessandro Scotto di Luzio
Il Signor La Rocca
Filippo Fontana
Il Conte Ivrea          
Ian Shin
Delmonte
Carlos Cardoso


ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA










SEDA ORTAC, CARLO VENTRE, SIMONE PIAZZOLA, MARCO SPOTTI PER VERONA LIRICA, DOMENICA 24 FEBBRAIO 2013

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Il circolo Verona Lirica prosegue con i suoi concerti all’insegna della bella musica ed assegnando il premio alla carriera agli artisti che si sono resi meritevoli in questi anni di rappresentazioni di successo in giro per il mondo. Ieri è stata la volta del tenore Carlo Ventre e del baritono Silvano Carroli, il primo per i successi che ottiene da anni con grandi consensi nei principali teatri d’Opera, in particolare per il suo modo di interpretare il ruolo di ‘Radames’ nell’ Aida di Giuseppe Verdi; il secondo per celebrare tutta la sua onorata carriera da baritono, in produzioni storiche che difficilmente si vedono oggigiorno (come egli stesso ha sottolineato nel ringraziare i presenti). Uno schermo sul palcoscenico ha mostrato una storica esecuzione della cabaletta ed aria di Ezio dal verdiano Attila, interpretate qualche anno fa in Arena dal baritono, con grande commozione del presidente dell'Associazione Tuppini ed applausi di riconoscimento del pubblico.

La squadra messa a punto per il concerto ha visto impegnati il tenore premiato, insieme al soprano  Seda Ortac, il baritono Simone Piazzola, ed il basso Marco Spotti, come sempre accompagnati dal Maestro Patrizia Quarta al pianoforte, con mano consapevole e puntuale.

Il soprano Seda Ortac ha offerto arie di Abigaille dal Nabucco di Verdi, dalla Gioconda di Ponchielli, dalla Turandot di Puccini, ed in duetto con Ventre l’aria dalla Tosca di Puccini ‘Mario! Mario!..’, nonché ‘Pur ti riveggio, mia dolce Aida’ , naturalmente di Verdi. La voce del soprano è certamente di timbro molto acuto, ed infatti nel registro di testa offre le migliori prestazioni, anche con buon volume d’emissione, tant’è che l’aria ‘In questa reggia’ ci è parsa la migliore, proprio perché più adatta a queste caratteristiche; certamente ha le doti per migliorare anche la gamma centrale, ove il suono tende leggermente ad indebolirsi.

Carlo Ventre, oltre ai duetti con la collega, ha cantato arie dalla Manon Lescaut di Puccini, l’immancabile ‘Nessun dorma’ dalla citata Turandot, ed il bis a ringraziamento del premio, ‘Granada’, ove la sua potenza di emissione ha potuto essere sfogata liberamente, mentre il talaltre esecuzioni potrebbe essere anche più contenuta.
Come ormai ci ha abituati, il baritono Simone Piazzola ha eseguito con classe ed intensa partecipazione le sue arie, rendendo quasi possibile immaginare un palcoscenico allestito per una produzione intera, tanto egli si immedesima in ciò che esegue, senza mai essere eccessivo, con grazia e bella voce piena da baritono: arie dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti, dalla Traviata di Verdi, nel cui ruolo di Germont è particolarmente a suo agio, e la meravigliosa ‘Morte di Rodrigo’ dal Don Carlo, sempre di Verdi.

Infine, il basso Marco Spotti ha eseguito arie dal Macbeth,  I Masnadieri ed il Simon Boccanegra di Verdi, e dalla Gioconda di Ponchielli, con timbro di basso di buona forza, ma che potrebbe donare di più in quanto ad interpretazione.
Con la consueta targa agli artisti premiati per la loro presenza, ed un accenno al duetto d’amore Zerlina/Don Giovanni dalla celebre opera di Mozart di Carroli con l’esordiente Anna Consolaro, si è chiuso anche questo festoso concerto domenicale, presentato anche stavolta dal simpatico  Davide Da Como della Fondazione Arena di Verona.

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DIDO AND AENEAS, HENRY PURCELL – TEATRO RISTORI, VERONA, GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO 2013, ORE 20,00

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Eccoci trasportati tantissimi anni addietro. Siamo nel meraviglioso mondo dell’epica, dei poemi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale, ed in questo caso la storia del nostro popolo, dato che il protagonista della vicenda è narrato come il fondatore del paese in cui viviamo. Enea, l’eroe virgiliano, qui rivive nella musica di Henry Purcell in un capolavoro che fortunatamente il Teatro Ristori di Verona ha accolto per tre sere con discreto successo di pubblico.

Dal poema di Virgilio, l’Eneide, è tratto questo splendido gioiello che è Dido and Aeneas di Purcell, in cui la storia si concentra sullo sventurato amore della grande regina di Cartagine, che diventa una donna qualsiasi di fronte al sentimento più celebrato al mondo. Qui sono introdotti anche altri personaggi come streghe e maghe. Aldilà delle intenzioni politiche dell’epoca o meno che si dice possa avere avuto l’autore nel comporre questo gioiello musicale, la prima rappresentazione fu nel 1689, e resta un lavoro splendido, uno dei primi esempi di un’opera che si avvicina a come la intendiamo noi oggi.
Didone muore per il troppo amore, sentimento senza il quale tanta parte delle opere che ci fanno oggi emozionare a teatro non esisterebbe.

E nei disegni della regista Marina Bianchi ci sono tutti questi sentimenti, sicuramente in evidenza. Centro di tutta la messa in scena è questo amore sofferente della regina per il guerriero che senza pietà la abbandona per il suo dovere. A sottolineare questo i versi tratti dall’’Epistulae Heroidum’ di Publio Ovidio Nasone recitati dall’ attrice Ermelinda Pansini , che esemplificano il pensiero della protagonista con l’ intensità di una pièce teatrale, inframmezzando le scene sul palco, come a rafforzare quanto già la musica offra agli spettatori. Unitamente a ciò, una serie di balletti offerti dal corpo di ballo dell’Arena di Verona. Se delicati possono definirsi quelli in cui la prima ballerina impersona Didone e la sua leggiadria ci porta al suo sentimento dolce ed intenso al contempo, piuttosto discutibili gli interventi dei ballerini al seguito della Maga che qui sembra la tenutaria di un bordello femminile con tanto di scudiscio e catene con cui tiene al guinzaglio i suoi ‘boys’. In generale dunque, una produzione ad ampio respiro, tendente al moderno, grazie anche ai costumi di Leila Fteita molto più vicini a noi di quanto potessero essere ai tempi dell’antica Cartagine. Mentre la scenografia è costituita dalle colonne del palazzo di Didone, che si trasformano e si aprono a seconda della scena in corso, ma che sostanzialmente non variano molto.

La compagnia di canto è giovane, fresca, in cui si distinguono le due protagoniste: Didone, Roberta Invernizzi, che ci porta la sua vocalità leggera fatta di piccoli vocalizzi e scale discretamente eseguite, e soprattutto la Belinda di Maria Hinojosa Montenegro, che col suo colore più pieno e tecnicamente preparata ha offerto una Confidente credibile e sciolta. Non ha un ruolo particolarmente pregnante il protagonista maschile, Leonardo Cortellazzi, alias Enea, nonostante il titolo (forse perché l’opera pare fosse a suo tempo scritta per un collegio femminile), il quale ha offerto una esecuzione piuttosto ‘elegiaca’ delle sue arie. Più chiaro il colore della Seconda Donna, Irene Favro, e bella l’interpretazione della Maga Marina De Liso, che è riuscita a mantenere una certa leggerezza vocale pur possedendo un mezzo più scuro e corposo. Chiudono il cast le due Streghe, Alessia Nadin ed Elisa Fortunati, agghindate come la Maga come mangiatrici/dominatrici di uomini,  lo Spirito,Teona Dvali, ed il Marinaio, Paolo Antognetti.
Il coro dell’Arena di Verona di Armando Tasso è stato impegnato in arie dal sapore elegiaco di grande atmosfera, e sono stati parte integrante dell’opera con grazia e buona resa canora.

Il Maestro Stefano Montanari, anche primo violino per l’occasione, ha diretto senza l’ausilio della bacchetta con leggerezza e sintonia col palco questo scrigno musicale di Purcell, introducendo in questa rappresentazione anche altri pezzi dello stesso autore, nonché dell’italiano Matteis, per citare il prologo e la fine del secondo atto, ad indicazione di uno studio attento della composizione e degli eventi, in modo che potessero essere sottolineati anche da ulteriori elementi musicali tipici dell’epoca.
Il pubblico ha gradito molto il risultato finale, con lunghi applausi e apprezzamenti ai protagonisti.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore
Stefano Montanari
Regista
Marina Bianchi
Scene e costumi
Leila Fteita
Coreografia
Maria Grazia Garofoli
Lighting designer
Paolo Mazzon
Direttore del Coro                   Armando Tasso

GLI INTERPRETI
Didone
Roberta Invernizzi
Belinda
Maria Hinojosa Montenegro
Seconda Donna
Irene Favro
Maga
Marina De Liso
Prima Strega
Alessia Nadin
Seconda Strega
Elisa Fortunati
Spirito
Teona Dvali
Enea
Leonardo Cortellazzi
Marinaio
Paolo Antognetti
Attrice
Ermelinda Pansini


ORCHESTRA, CORO E CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA










BOHEME, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE, MERCOLEDI’ 20 FEBBRAIO 2013, ORE 19,00 (secondo cast)

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Un bellissimo spettacolo questa Bohème di Puccini targata Francesco Micheli, che ha continuato a richiamare un folto pubblico fino all’ultima rappresentazione, grazie anche alla varietà di cast che si è alternato sul palcoscenico. Ritroviamo sempre con piacere i nostri affezionati giovani bohèmien: gli artisti Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline, e le loro amiche: la sventurata Mimì e la maliziosa Musetta, a farci vivere i loro momenti di svago e contemporaneamente le loro angosce: come trovare i soldi per l’affitto, come fare a scaldarsi se non utilizzando le loro stesse creazioni da ardere nella stufa; e a ricordarci che gli affetti, spesso, scaldano il cuore molto più del fuoco e di qualsiasi altra comodità..


Tante sono le soluzioni pregevoli in questo spettacolo: a partire dalla scenografia ricca e colorata di Edoardo Sanchi, fatta di elementi essenziali, ma sufficienti a regalare una visione adeguata degli ambienti, tutti sottolineati ora da pannelli colorati, ora da riproduzioni in scala di elementi esterni, come l’osteria nel terzo quadro. La soffitta è realizzata sul palco con mobili in stile classico e circondata dalle mille luci della Ville Lunière con un pannello antistante il proscenio. La neve cade sul serio (finta ovviamente) e nulla è lasciato al caso. Ed i giovani protagonisti saltano, ballano, si producono in deliziose coreografie che divertono, ma che lasciano anche l’amaro in bocca, perché solo preludio di un tragico finale per la dolce protagonista. 

Il cast di questa ultima replica ha riscosso un successo sottolineato dai tanti applausi da parte del pubblico: Rodolfo è impersonato da Marco Panuccio, tenore che ha già calcato molti palcoscenici oltreoceano, e possiede un timbro di voce chiaro, se pur non molto potente, e si produce in  melismi e  portamenti che rievocano i vecchi tenori di qualche tempo fa. Mimi' è il soprano Jessica Nuccio, che è stata annunciata come indisposta ad inizio interpretazione. La sua resa del personaggio è stata in linea con l’idea della piccola fioraia che appare nel nostro immaginario: sensibile, dolce, timida, diremmo una interpretazione più intima, forse anche merito di una emissione vocale più contenuta che le ha concesso comunque di ben figurare. 
La Musetta di Francesca Dotto diverte con le sue mossette ed acuti che comunque lasciano udire un timbro piuttosto corposo che sarebbe interessante sentire anche in altri ruoli. Molto applaudito il  Marcello di Julian Kim, per interpretazione e dizione,  e può vantare uno strumento vocale di buona emissione e precisione, che riesce molto bene anche quando si spinge verso il registro tenorile. 

Il musicista Schaunard è il dinamico Marco Filippo Romano, che ha certamente ben figurato assieme ai suoi compagni d’avventura, così come Colline, Sergey Artamonov, la cui voce ancora fresca di basso ha le potenzialità per divenire più scura col tempo. 
Completano il cast con simpatia e bella intesa reciproca il Benoit di  Matteo Ferrara, l’Alcindoro  Andrea Snarski, (la cui mimica è molto marcata ed efficace), il Parpignol di Cosimo D’Adamo, il venditore ambulante Bo Schunnesson, il sergente dei doganieri, Salvatore Giacalone, ed il doganiere Julio Cesar Bertollo. Ognuno di essi con costumi e coreografie che ne mettono in risalto il ruolo senza mai essere marginale, merito della regia.

E fa sempre piacere ascoltare le felici esecuzioni del coro della Fenice di Claudio Marino Moretti ed anche dei Piccoli Cantori Veneziani di Diana D'Alessio, anche molto ben vestiti dai costumi di Silvia Aymonino.
Diego Matheuz ha guidato l’orchestra della Fenice in questa splendida produzione, con una intensità di volumi a tratti sovrastante sul palco, ma che è stata comunque applaudita con fervore dal pubblico.
Anche ieri sera, pubblico in fervore per i protagonisti e per la produzione in generale.
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Diego Matheuz
e direttore    
Regia                                     Francesco Micheli

Scene                                     Edoardo Sanchi

Costumi                                 Silvia Aymonino

Light designer                       Fabio Barettin

Maestro del coro                   Claudio Marino Moretti

Maestro del coro di voci bianche    Diana D'Alessio

GLI INTERPRETI

Rodolfo                                  Marco Panuccio
Marcello                                Julian Kim
Schaunard                              Marco Filippo Romano
Colline                                    Sergey Artamonov
Benoit                                    Matteo Ferrara
Alcindoro                               Andrea Snarski
Mimi'                                     Jessica Nuccio
Musetta                                 Francesca Dotto
Parpignol                               Cosimo D’Adamo

Un venditore ambulante      Bo Schunnesson
Un sergente dei doganieri    Salvatore Giacalone
Un doganiere                        Julio Cesar Bertollo

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE
Piccoli Cantori Veneziani
con sopratitoli
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice











BOHEME, GIACOMO PUCCINI – GRAN TEATRO LA FENICE, DOMENICA 17 FEBBRAIO 2013, ORE 15,30

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Quanto è vicina a noi oggigiorno questa straordinaria opera di Giacomo Puccini: giovani in difficoltà che non sanno come sbarcare il lunario. Oggi come allora c’è soltanto una cosa che neanche la povertà può sconfiggere, e si tratta certamente della capacità di sognare e di coltivare le proprie passioni. Così nella fredda Parigi dell’Ottocento, luogo di ‘sogni e di chimere’, un poeta, un pittore, un filosofo ed un musicista sopravvivono alla giornata per quanto sia possibile, aiutandosi a vicenda e condividendo una grande amicizia, finché anche l’amore non giunge inaspettatamente a complicare le cose, con la dolcezza e l’ingenuità della piccola ricamatrice di fiori che non vive a lungo per vedere realizzati i suoi sogni.

E ci immergiamo subito in queste atmosfere, come se questi personaggi fossero in ognuno di noi: sin dall’inizio i nostri giovani hanno l’esigenza impellente di scaldarsi nella fredda soffitta nell’inverno parigino, luogo ove tutto inizia e tutto si conclude..
Grazie anche al bellissimo allestimento curato dal regista Francesco Micheli, con scene di Edoardo Sanchi, lo spettacolo offerto dal Teatro La Fenice è del tutto godibile, fresco, vivace, senza un attimo di tregua. Dalla soffitta ben allestita con poltrone, stufetta ed un lettino, il tutto circondato da una cornice luminosa che riprende i profili dei monumenti parigini. Si passa poi al caffè Momus, rappresentato con dei coloratissimi pannelli, con il coro che vi giunge da una metropolitana rappresentata sul palco con tanto di passanti con ombrelli aperti al piano sovrastante. La neve scende copiosa nel terzo quadro, per la scena della Barriera d'Enfer, per poi ritornare nella soffitta al termine. In pieno accordo con il resto i costumi di Silvia Aymonino,  molto colorati per le ‘amiche’ di Musetta, e piuttosto classici per il cast principale. Simpatico il costume rosso con orecchie da topo per il personaggio di Parpignol. Insomma uno spettacolo in piena regola ove i cantanti sono stati impegnati anche dal punto di vista attoriale e addirittura nella danza.

Ed i nostri amici bohémien sono sembrati davvero affiatati sul palco, per un risultato godibilissimo. La dolcissima Mimì è stata ancora una volta la straordinaria Maria Agresta. Quando un ruolo è ben collaudato e la professionalità si unisce ad una voce incantevole, il risultato è una interpretazione straordinaria. Il soprano ci ha offerto una Mimì matura, consapevole, credibile. Il timbro ben noto è corposo ma in grado di emettere degli acuti leggerissimi da far restare col fiato sospeso.  Massimiliano Pisapia è il poeta Rodolfo. Non una delle sue migliori serate in quanto a resa canora, molto bene invece dal punto di vista dell’interpretazione, mostrando di saperci fare sulla scena e di essere ben affiatato con i suoi giovani amici, nonché col personaggio di Mimì, con cui i duetti sono stati molto apprezzati. 

Ancora una prova convincente del baritono Simone Piazzola, alias il pittore Marcello. Questo giovane baritono è in grado di calarsi completamente in qualunque ruolo gli sia proposto, sempre con grande personalità, utilizzando la sua voce piena, calda, e sicura nell’emissione. Schaunard è stato un veramente simpatico e brillante Armando Gabba, anche dal punto di vista vocale, mentre chiude il gruppo degli amici Colline, interpretato da Sergey Artamonov. La voce non è ancora profondamente bassa e negli appoggi non sembra sicura, si esprime meglio nel registro più baritonale. Ci è piaciuta la Musetta di Ekaterina Bakanova. Simpatica, spigliata, molto femminile e dotata di una voce tagliente che si adatta al personaggio. Simpatico come detto prima  Cosimo  D’Adamo nel ruolo di Parpignol, nonché credibile e spiritoso il Benoit di Matteo Ferrara
Chiudono il cast  Andrea Snarski, Alcindoro, il  venditore ambulante di Bo Schunnesson, il sergente dei doganieri, Salvatore Giacalone, ed il doganiere, Julio Cesar Bertollo, tutti veramente bravi e ben calati nei loro piccoli ruoli.  Buona prova sia del coro della Fenice di Claudio Marino Moretti che dei Piccoli Cantori Veneziani di Diana D'Alessio, qui coinvolti anche in simpatiche coreografie.

Infine la direzione orchestrale è affidata al Maestro Diego Matheuz. Purtroppo in più punti la musica ha completamente sovrastato le voci degli interpreti, mancando di quei dettagli e sfumature che avrebbero sottolineato la drammaticità o delicatezza di cui l’opera è copiosa, rendendo piuttosto monotono il risultato globale.

Grandi applausi per tutti gli interpreti, pubblico soddisfatto per aver assistito ad uno spettacolo ben allestito ed altrettanto ben riuscito.
MTG


 LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Diego Matheuz
e direttore    
Regia                                     Francesco Micheli

Scene                                     Edoardo Sanchi

Costumi                                 Silvia Aymonino

Light designer                       Fabio Barettin

Maestro del coro                  Claudio Marino Moretti

Maestro del coro di voci bianche    Diana D'Alessio


GLI INTERPRETI

Rodolfo                                 Massimiliano Pisapia
Marcello                                Simone Piazzola
Schaunard                             Armando Gabba
Colline                                   Sergey Artamonov
Benoit                                    Matteo Ferrara
Alcindoro                               Andrea Snarski
Mimi'                                     Maria Agresta
Musetta                                 Ekaterina Bakanova
Parpignol                               Cosimo  D’Adamo
Un venditore ambulante       Bo Schunnesson

Un sergente dei doganieri    Salvatore Giacalone

Un doganiere                         Julio Cesar Bertollo

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA FENICE

Piccoli Cantori Veneziani

Con sopratitoli
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice



SILVIA DALLA BENETTA E LUCA GRASSI AL TEATRO COMUNALE DI VICENZA , DOMENICA 10 FEBBRAIO 2013, ORE 17,00.

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Quando lasciare il proprio posto a teatro è veramente un sacrificio, quando si vorrebbe che la musica continuasse ancora a risuonare e a colpire dritto ai cuori dei presenti.. Sono innumerevoli le sensazioni raccolte dopo il meraviglioso concerto lirico tenutosi ieri al Teatro Comunale Città di Vicenza. Nel pieno dei festeggiamenti carnevaleschi, un gala lirico di grande qualità artistica ha letteralmente estasiato il pubblico che non finiva più di applaudire.

Grazie anche alla collaborazione col Maestro Giampaolo Bisanti, da quest’anno direttore principale dell’Orchestra Olimpica, nella stagione in corso i vicentini stanno apprezzando eventi di incredibile valore musicale, i migliori degli ultimi anni, che registrano sin dal primo appuntamento il tutto esaurito. In questa ottica i due interpreti dell’appuntamento di Carnevale sono stati due acclamatissimi Artisti di fama internazionale: il soprano Silvia dalla Benetta ed il baritono Luca Grassi.

Un programma ricco ed appassionante ha dato pieno risalto alle doti vocali e tecniche dei due protagonisti ed alle prodezze dell’orchestra. Musiche di Verdi, Bellini, Mozart, Mascagni: arie e sinfonie celeberrime, con un’attenzione particolare a Verdi e alle opere della trilogia popolare, in linea con i festeggiamenti per il bicentenario della nascita del compositore che si stanno susseguendo in tutti i teatri del mondo.

Il soprano Silvia dalla Benetta è un’interprete raffinatissima e straordinariamente preparata, che ha conquistato tutti i presenti con la sua verve interpretativa e la bellezza della sua voce. Sin dall’aria “Ah fors’è lui…Sempre libera”, dalla celeberrima Traviata verdiana, ha mostrato la sua stoffa: le agilità sono sicure, la voce è ricca di sfumature, il colore è caldo e corposo nel registro medio e diventa cristallino quando sale sull’ottava acuta. Il soprano possiede una perfetta padronanza del suo strumento, ed interpreta sentitamente ogni singola aria del concerto, come sa fare chi calca le scene dei più importanti teatri mondiali da anni. 
La raggiunge successivamente sul palco il bravissimo baritono Luca Grassi nello struggente duetto tra il Padre di Alfredo, Giorgio Germont, e Violetta. Interessante voce, il sammarinese è in grado di arrivare sino ai suoni più infidi del registro basso e la voce corre sciolta in avanti nella sala, grazie al suo volume considerevole, sicura anche nella gamma più acuta . L’intesa col soprano vicentino riesce a dar vita ad un pezzo davvero commuovente. Sempre da Traviata poi ‘Di Provenza il mar il suol’, eseguita dal baritono, ha strappato molti applausi di ammirazione ed è stata forse la sua più sentita esecuzione.

La splendida sezione del secondo atto di Rigoletto, con protagonisti Gilda e suo padre, con finale dell’appassionata ‘Sì vendetta, tremenda vendetta’ , ha regalato ancora un momento di grande musica e spettacolo. Atmosfere quasi epiche ha offerto il soprano vicentino con una memorabile ‘Casta diva’ dalla Norma di Vincenzo Bellini, con ammirevole fusione con l’orchestra. Inoltre da Il Trovatore, l’aria del Conte di Luna “Il Balen del suo sorriso”, una delle più applaudite della serata, seguita dall’aria di Leonora “D’amor sull’ali rosee” e dal potente duetto tra i due protagonisti “Mira di acerbe lagrime”, bissato a fine serata per ringraziare il caloroso pubblico.
Il programma si è concluso con il duetto tra Amonasro e Aida dal Terzo Atto, una delle pagine più toccanti e forti del melodramma italiano.

L’Orchestra del Teatro Olimpico ha potuto dare sfoggio di sé grazie alle note del dolce e carezzevole “Preludio” da La Traviatadi Giuseppe Verdi, in apertura concerto, eseguito con la dolcezza ed eleganza che contraddistingue questo pezzo introduttivo di una delle più popolari opere verdiane, per poi colpire nel segno col Preludio del Rigoletto, nonché nella seconda parte, con la  sinfonia da ‘Le nozze di Figaro’di Mozart, e l’Intermezzodalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, a mettere in risalto quanto l’Orchestra del Teatro Olimpico migliori prova dopo prova. Con questi pezzi di incredibile difficoltà e raffinatezza, ancora una volta il Maestro Giampaolo Bisanti  ha fatto capire chiaramente dove vuole portare la sua OTO: l’eleganza esecutiva e la sensibilità che lo contraddistinguono risuonano nell’orchestra con una sempre maggiore puntualità, ricchezza nei suoni e sfumature assolutamente in linea con le scritture originali.

Con degli interpreti di prim’ordine come quelli che abbiamo avuto il piacere di ascoltare un concerto lirico  non poteva che registrare un grande successo, confermato sin dalle premesse. La stagione sinfonica si chiuderà con l’ultimo appuntamento a fine marzo, in attesa di un altro straordinario anno con la OTO.
MTG




ATTILA, GIUSEPPE VERDI, TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013, ORE 15,30

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Siamo di fronte ad uno dei più noti personaggi della Storia dei popoli, da sempre considerato il più feroce e crudele sovrano per le sue invasioni e razzie senza pietà: Attila, re degli Unni, nemico mortale dell’Impero Romano. Nell’opera che Giuseppe Verdi scrisse nel 1846, la scena si colloca a quando il Flagello di Dio invase la città di Aquileja, prima di occupare le altre città del Nord d’Italia. Il compositore si documentò nel De l’Allemagne di Madame de Staёl, e conseguentemente si ispirò al dramma di Z. Werner ‘Attila, König der Hunnen’per il soggetto.



Diverse sfaccettature presenta il protagonista di quest’opera, che vide poi la luce il 17 Marzo 1846 alla Fenice di Venezia. Ci viene presentato il fiero ed inflessibile guerriero, che non scende a patti con il romano Ezio, perché vuole conquistare l’Italia con le sue forze, come ha sempre fatto, in battaglia. Ma è anche un uomo, e come tale, l’amore bussa alla sua porta nell’istante in cui incontra la valorosa Odabella, scampata all’assedio. È anche un uomo tormentato da incubi terribili che interrompono il suo sonno. Ma è tuttavia un innamorato respinto e tradito proprio dalla donna che ha scelto per sé, che lo trafigge con un colpo mortale, quale vendetta per le atroci morti che gravano sulle sue spalle.

Se questi accadimenti presero vita nel V secolo, ciò che il regista Georges Lavaudant, nella ripresa di Stefano Trespidi, ha previsto per l’opera, si colloca in un tempo molto più vicino a noi, a giudicare dai costumi che si vedono indossati dagli interpreti: cappotti e lunghe mantelle con cappelli e persino abiti dai colori sgargianti per alcune ballerine. Anche in questo caso siamo di fronte a delle scene decisamente essenziali, ove a fare da sfondo agli eventi sono una serie di proiezioni semi astratte alle spalle di un palco praticamente vuoto, rivestito soltanto da un piano in discesa ove i protagonisti si muovono. 

Il cast impegnato in questa produzione ha registrato grandi plausi dal pubblico che ha dimostrato di gradire sin dalle prime note.

Attila è interpretato da Roberto Tagliavini. La sua interpretazione è molto 'impetuosa', anche se non coadiuvato da una regia che possa dare  pieno risalto alla fama che circonda questo personaggio storico. A suo agio nel registro basso, da’ forza alla parola imprimendo un  carattere volitivo al suo personaggio. 

Al suo debutto nel ruolo di Odabella Amarilli Nizza. Il soprano irrompe sul palco con la potenza della sua voce calda e corposa, e con la sua presenza scenica prorompente. Si immerge nel personaggio con espressività ed incisività La guerriera scampata all’assedio cattura il pubblico, soprattutto con l’aria del pianto ai cari nel primo atto, dolcemente carezzata dall’orchestra che avvolge la sua voce in un sussurro di note quasi lacrimanti.

Buona la prova di Roberto Frontali. Molto lanciato e a suo agio nel registro medio, dona molta forza al suo ruolo di guerriero fiero e vendicativo, facendo da buon contraltare al protagonista. Giuseppe Gipali nel ruolo del cavaliere Foresto, il geloso a torto dell’amata Odabella, non ha spinto più di tanto la sua voce dal colore chiaro e quasi carezzevole, per una indisposizione annunciata ad inizio rappresentazione. Chiudono il cast Seung Pil Choi ed Antonello Ceron nei brevi ruoli di Leone e Uldino.  

Il coro dell’Arena di Verona condotto da Armando Tasso ha visto una buona resa vocale soprattutto per la sezione maschile.

L’orchestra guidata dal Maestro Andrea Battistoni ha visto impegnato il giovane veronese senza tregua nella direzione di tutto ciò che accade in scena. Come sempre, oltre ai musicisti, è pronto a guidare interpreti e coro, attento ad ogni particolare. Il suo modo originale di condurre colpisce per compartecipazione ed energia, totalmente immerso nel dramma. Evita sonorità ingombranti ed accompagna i momenti più intimi con delicatezza ed eleganza.

Premiati da ovazioni e lunghi applausi, i protagonisti della serata lasciano il palco entusiasti per il consenso ottenuto.

MTG

  

LA PRODUZIONE
Direttore
Andrea Battistoni
Regista
Georges  Lavaudant
Scene e costumi
Direttore del Coro
Jean Pierre Vergier
Armando Tasso

GLI INTERPRETI
Attila
Roberto Tagliavini
Ezio
Roberto Frontali
Odabella
Amarilli Nizza
Foresto
Giuseppe Gipali
Uldino
Antonello Ceron
Leone
Seung Pil Choi

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA












simone_piazzola

DO RE MI…..PRESENTO – intervista a SIMONE PIAZZOLA

L’incontro di oggi mi porta quasi indietro nel tempo, a quando la vita era priva di certi fronzoli e si prestava cura alle cose essenziali e si dava moltissima importanza soprattutto alla famiglia ed al gusto di vivere le proprie passioni. Simone Piazzola è un giovanissimo baritono veronese non ancora trentenne, che vanta già una carriera decennale alle sue spalle, richiestissimo dai teatri di ogni dove, e che annovera al suo attivo interpretazioni intense ed acclamate in opere come Rigoletto, nel ruolo del titolo, Bohème, nei panni di Marcello, il conte di Luna nel Trovatore, Cecil in Maria Stuarda, Sharpless in Madama Butterfly, per citarne solo alcuni, ed è voce di riferimento per il ruolo di Germont in Traviata ormai da alcuni anni. Ha calcato le scene dell’Opera di Roma, del Teatro Pergolesi di Jesi, del teatro Filarmonico di Verona, La Fenice di Venezia, il Teatro Nuovo di Spoleto, il Teatro Pavarotti di Modena, il San Carlo di Napoli e tanti altri ancora. Ha lavorato inoltre in diversi paesi europei, nonché in Cina e Giappone. Con incredibile simpatia risponde alle domande che gli porgo tra battute e racconti particolarissimi che fanno volare via il tempo gaiamente.

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ACCARDO & FRIENDS PER IL CONCERTO DELLA MEMORIA AL COMUNALE DI VICENZA, LUNEDI’ 28 GENNAIO 2013, ORE 20,45

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Pensando alla serata di ieri al Comunale di Vicenza, viene spontaneo fare una riflessione su tutte. Nella nostra mente infatti si fa strada il pensiero che se c’è qualcosa in grado di rendere liberi veramente, non è certo il lavoro, inteso come costrizione forzata, come lo si intese ormai tempo fa nei campi di sterminio, ma  l'arte suprema della musica: melodie vitali in grado di risvegliare sensazioni uniche in ogni dove ed in ogni tempo. Così ci piace introdurre lo splendido concerto dedicato alla ‘Giornata della Memoria’, che da qualche anno la Società del Quartetto vicentina ha fissato in calendario, e che ieri sera ha davvero richiamato un foltissimo pubblico per un trio di eccezionale valore artistico: Salvatore Accardo (violino), Laura Gorna (violino) e Francesco Fiore (viola).
Il maestro Accardo non ha certamente bisogno di presentazioni, la sua fama, quanto si prodighi per la diffusione della cultura musicale fra i giovani, ed i suoi grandissimi meriti come musicista e come uomo sono noti a tutti, e ieri sera si è accompagnato con due artisti di grandissima qualità e tecnica strepitosa.
Il programma proposto ha voluto essere appunto un viaggio nel tempo e nella storia, per ricordare come quanto i compositori protagonisti della serata, abbiano aperto la mente di tante generazioni con la loro arte, proprio perché ebbero la libertà di viaggiare, di esprimere loro stessi, di vivere.

Così i brani non certo comuni nei repertori concertistici eseguiti ieri sera, hanno sorpreso e deliziato i presenti. Con il Trio Miniature per archi  op. 75 di Dvořák si è aperta la serata. Con i suoi quattro movimenti si sviluppa in sonorità quasi contrastanti e indipendenti tra loro, portandoci in un’atmosfera di cambiamento. Dissonanti i suoni, ma simbiotico il rapporto dei tre strumenti a corde, che si fondono pur nell’individualismo di ciascuna linea melodica; dal lento inizio che poi si fa appassionato, al sogno del terzo movimento, ove l’accompagnamento crea un moto ondoso di sensazioni che si placano al suono della melodia principale, fino al finale quasi misterioso ed in sospeso.

Una sfavillante Sonata in do maggiore op. 56 per due violini ci porta nei ritmi serrati di Prokofiev, eseguita dal solo Salvatore Accardo con Laura Gorna, in un turbinio di suoni da gustare tutti in un sol fiato. Senza respiro quasi l'ultimo movimento, lascia davvero assorti ed increduli per l’esecuzione vigorosa di un pezzo che sembra un mare in piena che investe senza lasciare respiro: straordinario!

Cambio di atmosfere con il delizioso pezzo mozartiano, stavolta esecutori Salvatore Accardo e Francesco Fiore per ilDuetto per violino e viola in sol maggiore. Pare che questo duetto insieme ad un altro, narra la leggenda, fossero stati composti dal salisburghese per aiutare Michael Haydn, fratello più giovane di Joseph,  in difficoltà per non aver ancora composto tutti i sei pezzi per violino e viola commissionati dall’Arcivescovo di Salisburgo nell'estate del 1786. Neanche a dire quanto godibile sia il risultato di quanto scritto dal grande Amadeus, ricco di echi e sensazioni richiamabili all'epoca.

Infine, ancora  Dvořák, Terzetto in do maggiore op. 74 per due violini e viola. Un’escalation di magia e sonorità avvolgenti, meno dissonanti del pezzo precedente, eseguito dai musicisti sempre in accordo e fusione mirabili, fino al crescendo finale del tema con variazioni, anch'esso da togliere il fiato.

Con il bis da quest’ultimo dello scherzo vivace , i tre grandi interpreti hanno salutato un pubblico felice e soddisfatto per aver viaggiato col cuore, almeno per una sera.
MTG





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DO RE MI… PRESENTO – intervista a JESSICA NUCCIO

La meravigliosa Artista che ho incontrato questa volta è un giovane soprano, la palermitana Jessica Nuccio, che si sta avviando verso una bella e brillante carriera nell’opera lirica. Ha iniziato a calcare le scene dei più importanti teatri italiani da un paio d’anni circa, sempre offrendo interpretazioni generose che hanno entusiasmato il pubblico, grazie anche alla sua voce melodiosa e chiara, capace di regalare grandi emozioni. Ha al suo attivo già ruoli da protagonista in opere tra cui: Traviata al Teatro La Fenice di Venezia, Mimì nella Bohème a Lucca, Pisa e Ravenna, Daria a Zurigoe a Catania nelle Convenienze e inconvenienze teatrali, nonché Adina nell’Elisir d’amore a Messina e Palermo. La incontro in un giorno di pausa a Venezia, ove è in preparazione la Bohéme al Teatro La Fenice. Tra una chiacchiera e l’altra, scopro una cara persona, dall’animo gentile e semplice, che canta perché prova immensa gioia ogni volta che sale sul palcoscenico, il che si nota pienamente.

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CONCERTO – PREMIO VERONA LIRICA A HUI HE, TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 27 GENNAIO 2013, ORE 16,30



Con Leo An,  Seung Pil Choi, Antonello Ceron e alla chitarra classica Fabio Spruzzola e Renato Samuelli.

Quarto appuntamento con l’associazione Verona Lirica al Filarmonico di Verona. Una serata speciale organizzata per premiare in particolar modo un’artista che ha reso grandi le sere in Arena con le sue magistrali interpretazioni di Aida, dalla fama mondiale e che vanta grandi meriti artistici: il soprano cinese Hui He.

Oltre a ricevere il meritato premio si è anche esibita in diverse arie che hanno messo in risalto la sua voce corposa, calda e piena, dal volume incredibile. Dalla Manon Lescaut di Puccini l’aria ‘Sola, perduta e abbandonata’, intensa e sentitamente interpretata; da La forza del destino di Verdi ‘Pace, pace mio Dio’; ‘Ebben ne andrò lontana’ dalla Wally di Catalani, ed un brano tradizionale cantato nella sua lingua madre che tradotto si intitola ‘Quanto è bella la mia patria’. Inoltre a conclusione di serata, anche se stanca ha voluto generosamente dedicare anche un bis al suo amato pubblico: ‘Mercè, dilette amiche’ dai Vespri Siciliani di Verdi, mai eseguita da lei fin ora. Insomma una donna straordinaria che ha dimostrato di possedere cuore e bravura che meritano tanto successo e affetto.

A farle compagnia in questo concerto speciale tre interpreti maschili che si sono alternati sul palco: il basso Seung Pil Choi , il baritono Leo An, ed il tenore Antonello Ceron. Pil Choi è stato recentemente applaudito nel Macbeth proprio al Filarmonico, e dunque ha proposto dall’opera l’aria ‘Come dal ciel precipita’, a seguire ‘O tu Palermo’, dai Vespri Siciliani, il duetto del Rigoletto verdiano col baritono Leo AnQuel vecchio maledivami’, e la struggente aria ‘Ella giammai m’amò’ dal Don Carlo, sempre di Verdi. Il migliore tra gli interpreti maschili del concerto, ha una voce ben protesa verso il basso che tende addirittura al cavernoso quando l’artista preme sulla gola per enfatizzare il suo timbro naturale.
Il baritono Leo An ha eseguito da solo tutte arie verdiane: ‘Di Provenza il mar, il suol’ dalla Traviata, ‘Eri tu che macchiavi’ da Un ballo in maschera, oltre al suddetto duetto da Rigoletto. Dotato di un timbro vocale tra il baritono ed il tenore, ha un bel colore ed ha dato molto all’interpretazione, calcando forse eccessivamente in certi punti.

Tanto Verdi anche per il tenore Antonello Ceron. Arie da Otello e da La forza del destino, in duetto con Leo An, nonché da Andrea Chenier di Giordano ‘Sì, fui soldato’, ed un omaggio alla canzone napoletana con ‘Dicitencello vuie’. Il tenore ha uno strumento potente certamente, ma pecca leggermente nella resa, che tende ad essere troppo spinta e talvolta non in linea con quanto in esecuzione.
I chitarristi Fabio Spruzzola e Renato Samuelli infine hanno offerto brani della tradizione spagnola: da Miguel Llobet, a Isaac Albéniz, la celebre ‘Asturias’, al grande Garcia Lorca.
Come sempre accompagnati al piano dalla grande competenza del Maestro Patrizia Quarta, con le simpatiche e puntuali introduzioni ai brani di Davide da Como. Premiati anche gli altri artisti della serata per la partecipazione, i soci dell’associazione potranno tornare al Filarmonico per un altro bel pomeriggio musicale a fine febbraio.
MTG

IL BARBIERE DI SIVIGLIA, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO MALIBRAN, VENEZIA, VENERDI’ 25 GENNAIO 2013, ore 19,00



Ad inaugurare il Carnevale veneziano in questi giorni non poteva essere scelta opera più azzeccata. Difatti nell'anno 1815 a Gioachino Rossini fu proposto di comporre, per conto del duca Francesco Sforza Cesarini, un'opera che fosse rappresentata proprio nel periodo di Carnevale dell'anno successivo al Teatro Argentina di Roma. Così il compositore pesarese pensò all’opera di Beaumarchais 'Le Barbier de Séville', per trarre spunto per le vicende da musicare. Il risultato fu un incredibile ritratto di personaggi tipici della società dell'epoca, addirittura caricaturati all’eccesso, ognuno diverso dall’altro, e descritti in maniera esemplare dalla musica che è stata composta per essi.  Così il protagonista Figaro è un incredibile factotum che è richiesto da tutti molto più per la sua astuzia che per le sue effettive doti di barbiere; il conte d’Almaviva è un nobile che ovviamente pensa bene di chiedere aiuto al protagonista per attuare il suo sogno amoroso; il dottor Bartolo rappresenta la tanto criticata borghesia di allora e pertanto viene raggirato per tutta la narrazione; il maestro di musica è Don Basilio, un  bell’esemplare di ipocrita voltagabbana. Costoro ruotano attorno alla giovane Rosina, l’amata dal conte, che le escogita tutte per non andare in sposa all’acido tutore, Bartolo appunto, e che alla fine la spunterà, naturalmente grazie all’aiuto prezioso di Figaro. La prima si tenne il 20 febbraio 1816.

Un ensemble tale di personalità così variegate ha certamente bisogno di una regia che ne esalti le caratteristiche. E Bepi Morassi non manca all’appello. In questa sua visione, i protagonisti della storia sono quasi delle ‘macchiette’ comiche, si muovono sulla scena con espressioni e movimenti a tratti burleschi, che hanno suscitato ilarità tra il pubblico in più di una occasione, anche con la compartecipazione di orchestra e direttore. Le scene di Lauro Crisman, già note al pubblico veneziano da stagioni precedenti, raffigurano in maniera tradizionale la piazza di Siviglia ove si affaccia il balcone di Rosina, nonché un angolo della sua stanza, arredata di tutto punto con parato a strisce rosse e sullo sfondo il balcone a cui si accede con due piccole rampe di scale. I costumi richiamano l’epoca in cui l’opera fu scritta, per un risultato d’insieme delicato e gradevolissimo.
Con tali premesse, serviva un cast di interpreti capaci sia vocalmente che dal punto di vista attoriale, e si può dire che la compagine artistica abbia ben risposto a tali richieste.

Figaro è interpretato da un incredibile ed energetico Vincenzo Taormina. Voce poderosa, sciolta, dal bel timbro baritonale, supera senza problemi l’aria di ingresso facendo suoi melodia e testo, si muove con estrema agilità sulla scena impersonando un barbiere simpatico e sbruffone al tempo stesso, vanesio a tratti, vulcanico, in una parola straordinario. Gli fa da contraltare  il giovane Maxim Mironov. Registicamente meno libero, mostra comunque una certa sicurezza nel ruolo, aiutato anche da una voce tenorile leggera ed acuta che ben si adatta all’epoca ed alle arie che sono state tratteggiate per il suo personaggio, pur se talvolta non riesce ad emergere sopra il suono dell’orchestra. 
Convincente la Rosina di Chiara Amaru'. Sicura nella sua vocalità, gioca con tutta la gamma di suoni di cui dispone, esegue scale e vocalizzi senza difficoltà, unisce il tutto a movenze accattivanti e scioltezza nella parte, come si evince già dalla sua interpretazione della celeberrima ‘Una voce poco fa’ . Ben calato nella parte del tutore opprimente Omar Montanari, alias il dottor Bartolo. Dal buon colore scuro la sua voce, il basso è ben preparato anche dal punto di vista teatrale, offrendo espressioni ed atteggiamenti che delineano un perfetto borghesuccio medio. 
Apprezzato nelle vesti dell’ipocrita Don Basilio, il basso Luca dall'Amico . La sua voce corposa e profonda gli permette di dar vita ad un personaggio ambiguo pur nella sua comicità di 'imbroglione di matrimoni', centrando il ruolo dello squattrinato che gira come il vento pur di racimolare qualche soldo.
Si è distinta particolarmente per simpatia e bravura Giovanna Donadini nel ruolo della governante Berta, mostrando anche buona potenza di voce. Infine, simpatici e bravi anche William Corro' nel ruolo di Fiorello, così come Nicola Nalesso, un convinto ufficiale della ‘Forza’.

La Forza è appunto rappresentata dalla sezione maschile del Coro del Teatro La Fenice, diretto anche in questo caso egregiamente dal Maestro Claudio Marino Moretti.
Il Maestro Stefano Rabaglia ha diretto a memoria questo difficile capolavoro, e fa anche piacere notare che spesso ha accompagnato gli interpreti cantando con essi, mostrando di avere ben in pugno la partitura, ed offrendone una lettura coerente con quanto visto in scena, senza mai scivolare in sonorità eccessive.

Non poteva che apprezzare questa felice produzione, un folto pubblico che, uscendo dal delizioso teatro veneziano, ancora continuava ad applaudire copiosamente tutti i protagonisti della serata.
MTG


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Stefano Rabaglia
e direttore
Regia                                     Bepi Morassi

Scene e costumi                     Lauro Crisman

GLI INTERPRETI

Il conte d'Almaviva               Maxim Mironov
Bartolo                                  Omar Montanari
Rosina                                   Chiara Amaru'
Figaro                                    Vincenzo Taormina
Basilio                                    Luca dall'Amico
Berta                                     Giovanna Donadini
Fiorello                                  William Corro'
Un ufficiale                            Nicola Nalesso

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Con sopratitoli
allestimento Fondazione Teatro La Fenice



I MASNADIERI, GIUSEPPE VERDI – VENEZIA, TEATRO LA FENICE, DOMENICA 20 GENNAIO 2013, ORE 15,30



Ancora una volta siamo calati nel passato storico di un grande popolo, grazie ad un’opera di Giuseppe Verdi; un altro salto nel tempo per soffrire ed imparare con le gesta di eroi- attori, e godere di altissimi e intensi momenti musicali. Siamo nella Germania del sedicesimo secolo, nel pieno di una terribile faida famigliare: un figlio crede di essere stato bandito dal padre, a mezzo una falsa lettera scritta dal fratello; decide quindi di mettersi a capo di una masnada di banditi per vendicarsi, macchiandosi di crimini efferati a sua volta; ama ricambiato una angelica fanciulla, che alla fine sarà essa stessa una delle sue vittime...

Insomma un vero dramma in piena regola con tutti i crismi del caso: storia, guerra, amore e odio fraterno, morte. Il tutto esaltato dalla potenza drammatica della musica verdiana, che richiama con le sue note in ogni momento alla violenza della battaglia, per poi sciogliersi nell’intensità dell’amore profondo … Questa in estrema sintesi l’opera I Masnadieri, produzione in collaborazione con il San Carlo di Napoli che la ha ospitata la scorsa primavera, e che in questi giorni è riproposta al Teatro La Fenice di Venezia, per proseguire con le celebrazioni verdiane, iniziate lo scorso novembre 2012.
Andata in scena il 22 luglio 1847 all’ Her Majesty’s Theatre di Londra per la prima volta, fu tratto a suo tempo dalla tragedia omonima Die Räuber di Friedrich Schiller, scritta a fine secolo XVIII e che piacque molto al grande compositore, proprio per i temi affrontati.

Gabriele Lavia però sposta il tutto molti secoli più avanti, vicino ai giorni nostri. Ci troviamo in una specie di angolo suburbano, ove le pareti dei palazzi sono completamente ricoperte da graffiti inneggianti alla libertà. La scena creata con Alessandro Camera resta sostanzialmente questa per tutta la recita, con al centro dei lampioni di ferro sottile sparpagliati sul palco, una struttura di legno, su cui nel secondo atto penderà un crocifisso enorme, a simboleggiare la supposta sepoltura del conte, ed una poltrona posta innanzi alla scena in luogo di un letto, ove all’occorrenza gli interpreti vi si adagiano. Probabilmente il regista vuole sottolineare il fatto che tematiche del genere siano adatte ad ogni epoca, e del resto qui i Masnadieri sono di fatto una banda giovanile di ribelli disperati, pronti a tutto per un futuro migliore di libertà , senza temere un sicuro destino di sconfitta e morte. Infine, i costumi moderni di Andrea Viotti  (cappotti e giacche di pelle) concorrono a sottolineare l’atemporaneità di suddetti ideali.

Per dar vita al ruolo di Carlo è stato chiamato il tenore Andeka Gorrotxategui. La sua interpretazione è stata notevolmente accorata, grazie allo strumento vocale di cui è in possesso: una voce che si spinge in avanti con forza e corre via nella sala. Buona l’interpretazione del suo personaggio sul palco.
Giacomo Prestia ha offerto un ottimo Massimiliano. Il basso non è nuovo al ruolo e lo ha certamente nelle sue corde. Possiede una voce profonda che si tramuta quasi in tenebrosa nel sottolineare il dramma delle parole cantate nei momenti più intensi. Imprime la giusta forza e pathos al personaggio, grazie anche alla buona intesa col personaggio di Amalia, evidenziata bene dal duetto nel primo atto.
Convincente e assolutamente grande l’interpretazione del ‘villain’ dell’opera, il Francesco di Artur Rucinski: il baritono riesce a dare il giusto carattere al deforme fratello malvagio, sia con il canto che con le movenze in scena. Sottolinea con maestria le parole, sfruttando ora il registro grave per momenti di riflessione, ora il registro più acuto nelle fasi più concitate.

Una splendente Maria Agresta è l’infelice Amalia. La sua voce piena ed armoniosa in tutta la gamma le permette di dare anima e corpo al suo ruolo centrandolo con vera arte. Sul palco è sicura e la sua sofferenza è espressa con profondità di carattere, così come vera è la gioia nello scoprire i suoi cari ancora vivi nel secondo atto, mostrando doti attoriali notevoli. La sua tecnica è stata apprezzata in tutte le arie che il suo personaggio offre, con scale, acuti, trilli e pianissimo eseguiti correttamente e con sentimento.

Un buon Cristiano Olivieri è Arminio: il tenore mostra bel colore nella voce chiara ed interpreta con forza e carattere il suo personaggio. Anche il ruolo di Rolla ci è parso convincente nel complesso, interpretato da Enrico Masiero.  Cristian Saitta è altrettanto valido nel breve ruolo del pastore Moser.
La sezione maschile del coro del Teatro la Fenice, diretto da  Claudio Marino Moretti, ha mostrato un bel carattere e doti interpretative in quest’opera che ne da’ grande rilievo, accompagnando gli artisti in scena col giusto vigore.
Al debutto nella direzione di questo dramma verdiano il giovane Maestro Daniele Rustioni. La sua interpretazione della partitura è molto attenta: cerca di non scivolare mai nell’esagerazione, né nell’eccessivamente tragico e quindi pesante, né nel carattere ‘bandistico’ che taluni momenti potrebbero ispirare, col ritmo incalzante delle note. Intensa la sinfonia in apertura che ha guadagnato lunghi applausi. Attento ad ogni dettaglio, sia musicale che vocale, ha dato tanto ed il pubblico lo ha grandemente applaudito per la particolare ‘verve’ che ha impresso alla sua conduzione.
Premiati tutti gli interpreti dal pubblico entusiasta, che si possa definire Verdi minore o meno, la sua musica resta un dono per il nostro Paese, che continua ad illuminare le sale dei teatri in tutto il mondo con la sua stupefacente bellezza.

MTG


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Daniele Rustioni
e direttore
Regia                                     Gabriele Lavia
Scene                                     Alessandro Camera
Costumi                                 Andrea Viotti

GLI INTERPRETI

Massimiliano,                        Giacomo Prestia
conte di Moor
Carlo di Moor                        Andeka Gorrotxategui
Francesco di Moor                Artur Rucinski
Amalia                                    Maria Agresta
Arminio                                 Cristiano Olivieri
Moser                                     Cristian Saitta
Rolla                                      Enrico Masiero

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

con sopratitoli
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli
nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi


BRAHMS, STRAUSS E COLLA AL FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 13 GENNAIO, ORE 17,00


Solisti:  Pavel Berman, Julian Steckel, diretti da Roman Brogli-Sacher




Riprende la grande musica sinfonica a Verona, che ritorna nella sua sede, il Teatro Filarmonico, a partire da questo appuntamento, dopo il consueto concerto di inizio anno. Per il quinto evento di questa stagione, l’orchestra dell’Arena di Verona ha proposto dei pezzi da novanta che mettono a dura prova le abilità dei musicisti e che lasciano col fiato sospeso dalla prima all’ultima vibrazione sonora. 

Si apre con Alberto Colla e le sue ‘Scheggiature da Brahms’. Un pezzo che fu scritto dal compositore nel 2002, utilizzando degli estratti dal primo concerto per pianoforte ed orchestra di J. Brahms appunto. Le ‘scheggiature’ qui intendono proprio degli spunti, dei frammenti di brani della tradizione classica e non, presi in un collage come in un’opera d’arte contemporanea che rielabora il passato per stupire ed aprire nuove strade nel presente. I suoni contrastanti, le dissonanze offerte da questo pezzo stupiscono il pubblico, ma sono così armonici nell’insieme da risultare di notevole pregio. Uno schiaffo al silenzio della sala, al silenzio dei sentimenti del nostro tempo, sciabolate di note costruite con sapienza ed intelligenza, che il direttore Roman Brogli-Sacher risolve brillantemente con l’Orchestra veronese, ottenendo il giusto plauso al termine dell’esecuzione.

Meraviglioso il successivo ‘Doppio concerto in la minore per violino, violoncello ed orchestra’, op. 102 di J- Brahms. Uno splendido dialogo tra i solisti Pavel Berman (violino) e Julian Steckel (violoncello), e l’ensemble orchestrale, una complice armonia con il direttore d’orchestra, hanno dato vita ad un’esecuzione notevole. Quella che fu l’ultima creazione sinfonica del maestro di Amburgo, fu completata nel 1887, frutto della sua amicizia col celebre violinista Joseph Joachim, che lo aiutò anche nella stesura della partitura. Un lavoro che mette in grande evidenza i solisti, e possiamo affermare che quelli che si sono esibiti ieri sono stati perfettamente all’altezza delle aspettative.  Sia Pavel Berman che Julian Steckel sono dotati di tecnica sopraffina e grandi doti interpretative: il loro modo di suonare  non è mai soltanto esecutivo, ma anche fortemente espressivo, che coinvolge e fa emozionare chi li ascolta. Così soprattutto nel secondo movimento, la fusione tra solisti ed orchestra è risultata quasi ‘lirica’.

Ultima parte della serata affidata a due straordinari  poemi sinfonici di Richard Strauss: ‘Don Juan’ op. 20, e ‘Till Eulenspiegels lustige Streiche’, op. 28. Splendidamente descrittivi entrambi, sembra quasi di vedere materializzarsi i temi narrati dalle note che il compositore ha messo insieme per descrivere le vite di due personaggi diversi tra loro, ma uniti da un comune destino tragico. Il primo fu scritto nel 1889, ed ebbe subito un successo grandioso. Fu ispirato all’opera di Lenau, uno dei tanti autori che versarono litri di inchiostro sulla vita del licenzioso Don Giovanni. E all’ascolto i temi della sua vita ci sono tutti: l’esplosione di suoni ad indicare l’energia del licenzioso, la dolcezza che esalta l’idea delle donne amate da Don Giovanni, ed anche  tragedia e  mistero insieme ad indicare il finale inevitabile di morte. Così come nel secondo pezzo, ispirato pare alla vita di un grottesco figuro vivente addirittura nel 1300 in Germania, c’è tutta la bricconeria del personaggio nella grinta e nella vitalità della partitura. Il tutto è stato magistralmente reso dall’orchestra dell’Arena di Verona, che ha offerto un suono pieno, armonico, equilibrato, e condotta, come detto, con energia e vitalità, nonché precisione, da Roman Brogli-Sacher, che è parso divertirsi molto e danzare sulle note di Strauss, come magari, perché no, anche Don Juan e Till avrebbero apprezzato..

Un teatro Filarmonico splendidamente quasi tutto esaurito anche nei palchi ha salutato tutti gli interpreti con calore ed entusiasmo, in attesa del prossimo spumeggiante appuntamento.

MTG

DON GIOVANNI - MOZART, TEATRO SOCIALE DI ROVIGO, sabato 12 gennaio 2013, ore 20,30

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Continuano le fortunate collaborazioni del Teatro Sociale di Rovigo per questa stagione d’opera che ha visto già grandi nomi far parte del firmamento delle stelle coinvolte. Questa volta, per il capolavoro mozartiano, Don Giovanni, il teatro rodigino si è avvalso della collaborazione del Carlo Fenice di Genova, con un nuovo allestimento dell’Opera Giocosa di Savona.

Il mito di Don Giovanni continua ad affascinare nel tempo ed è sempre circondato da un’aura di mistero e tragicità, mascherato da una facciata di comicità che in realtà cela un destino di morte, che domina su tutta la vicenda, sin dalla prima scena, con la morte del Commendatore. Proprio questa visione ci offrono la regista Elisabetta Courir e lo scenografo Guido Fiorato, che nell’ essenzialità  della scenografia, ci offrono degli elementi inequivocabili di un destino tragico. 
A partire dalle casse di legno, simbolo inequivocabile di morte, unico elemento presente sul palcoscenico per tutta la rappresentazione, e che vengono spostate a scena aperta, atte ora a servire da appoggio, ora da porta per l’entrata in scena dei personaggi, ora a separare semplicemente le azioni e ad offrire un senso di profondità. Alcune trovate registiche sono piuttosto efficaci, come l’entrata in scena di Donna Elvira armata di tutto punto con mitraglia e pistola, pronta a vendicare il suo onore tradito, oppure il corteggiamento del protagonista alla contadinella Zerlina, mentre sorseggia con nonchalance del buon vino con atteggiamento sornione, nonché il furbo Leporello, che mostra ritratti su ritratti delle amanti del suo padrone alla sua interlocutrice, nella famosa scena del catalogo, attaccandole dappertutto, come se inondando Donna Elvira delle immagini delle sue rivali potesse indurla ad aprire gli occhi. Certamente non si possono definire soluzioni originali, ma hanno dato la possibilità agli interpreti di dare sfoggio anche delle loro capacità attoriali, oltre che a quelle canore.

E degno interprete di un ruolo soprattutto teatrale come quello del libertino impenitente è stato Marco Vinco. Chiamato all’ultimissimo momento a sostituire il collega indisposto, Andrea Concetti, è riuscito a far suo il personaggio ed a esaltare le scelte registiche in modo perfetto. La sua voce bassa e profonda, ma che sale anche fino ai suoni baritonali, gli ha permesso di fornire sfumature pregevoli alle arie, e di dare al personaggio credibilità ed efficacia, soprattutto nei recitativi, ove ha sottolineato ogni parola con la giusta enfasi.
Lo accompagna degnamente nelle sue avventure un bravissimo Simone Del Savio, nei panni di Leporello. La sua voce di basso baritono è precisa e ben emessa. Anch’egli dotato di grandi doti interpretative, il suo ruolo è reso con passione ed è riuscito a rendere perfettamente il disagio del servo ubbidiente, ma in ambasce per gli accadimenti, ed anche furbo e vispo quando occorre.
Più in ombra per carisma e doti interpretative, rispetto ai due protagonisti, le tre dame sedotte dal libertino. La più applaudita del gruppo è stata Donna Anna, alias Irina Dubrovskaya, dotata di uno strumento piuttosto duttile ed acuto. Sottile al punto da emettere suoni filati interessanti, incorniciati da una interpretazione in linea con quanto richiesto dal personaggio. 
Non così si può affermare per la Donna Elvira interpretata dal mezzosoprano Mina Yamazaki. Di recente ascoltata nello stesso ruolo, conferma le impressioni suscitate in precedenza. Fatica alquanto nella ricerca del suono giusto, le scale non sono precise e tende anche a colpire sui suoni più acuti. Mostra anche una certa incertezza negli attacchi, ed anche i recitativi evidenziano una imprecisione nell’impostazione vocale. Così anche il personaggio è troppo spinto all’eccesso, disequilibrando la resa finale.
Il soprano Linda Campanella è stato invece apprezzato dal pubblico per la resa interpretativa: la ‘paesana’ scanzonata, che tentenna tra il promesso sposo e il donnaiolo è stata efficace, anche grazie ad una voce sopranile leggera che con scioltezza ha esaltato le caratteristiche del suo ruolo.

Francesco Marsiglia è stato un buon Don Ottavio. La sua voce setosa e acuta ha un bel colore che ben si addice al personaggio del promesso sposo adorante e premuroso. Applaudita l’aria ‘Dalla sua pace’; mentre la difficile ‘Il mio tesoro’, la più temuta dai tenori nell’opera per difficoltà e precisione richiesta, può essere apprezzata nella sua esecuzione per intensità e resa discreta. 
Masetto è  Francesco Verna, un basso dalla buona voce che ha reso con efficacia il suo personaggio, anche grazie alla regia che gli ha offerto molti spunti. Molto efficace infine il Commendatore, Manrico Signorini, la cui voce quasi fiabesca è perfetta nel richiamare alla coscienza il libertino reticente, e nell’infliggergli la punizione definitiva.

Il coro del Teatro Carlo Felice, diretto da Patrizia Priarone, a tratti anche distribuito tra i palchetti di proscenio, ha ben incorniciato la rappresentazione nei momenti salienti. L’Orchestra del teatro genovese è stata diretta dal Maestro Giovanni Di Stefano. Indubbiamente è parso molto coinvolto nella direzione, e si è mostrato anche attento alla scena così come ha accompagnato con gesto ampio e trascinatore i suoi musicisti. La sua lettura della partitura, a nostro avviso, ha seguito la concitazione degli eventi in scena, a discapito di una certa differenziazione che alcune sfumature avrebbero reso a seconda delle situazioni. In una lettura così dominata dal senso di precarietà e morte, ha un po’ contrastato la sua visione sempre briosa della musica mozartiana.  

Tante emozioni per tutti, ancora una volta possiamo fare i complimenti alla organizzazione del Teatro Sociale di Rovigo, che ha visto il pubblico applaudire per diversi minuti i suoi eroi della serata, con autentiche ovazioni al protagonista.
MTG

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Giovanni Di Stefano
e direttore d’orchestra
Regia                                     Elisabetta Courir
Assistente alla regia              Nagaraja Sandhja
Scene e costumi                     Guido Fiorato
Light designer                       Luciano Novelli
Maestro del coro                   Patrizia Priarone

GLI  INTERPRETI

Don Giovanni                       Marco Vinco
Donna Anna                          Irina Dubrovskaya
Don Ottavio                          Francesco Marsiglia
Il Commendatore                 Manrico Signorini
Donna Elvira                        Mina Yamazaki
Leporello                              Simone Del Savio
Zerlina                                   Linda Campanella
Masetto                                Francesco Verna

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Nuovo allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa Onlus di Savona
Coproduzione con la Fondazione Carlo Felice di Genova ed il Teatro Sociale di Rovigo


FRESCHE NOTE - CD: STRAVINSKY, LA STORIA DELLA SAGRA DELLA PRIMAVERA. LE REGISTRAZIONI PIÙ SIGNIFICATIVE


EDIZIONE DEL CENTENARIO


In un anno ricco di celebrazioni per la musica classica come il 2013, un altro anniversario da non trascurare si avvicina, ossia la nascita di una delle pietre miliari dell’opera russa amate nel Mondo. Il 29 maggio 1913 per la prima volta nel leggendario Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, andava in scena questo magistrale balletto firmato da Igor’ Stravinskij. Nota è la reazione del pubblico alla prima parigina, a quanto scioccanti fossero i ritmi e le coreografie di Nijinskij, per la diversità e novità di quanto il maestro russo proponeva a quell’epoca. Il tema del rituale pagano, della danza estrema, addirittura fino alla morte, e la musica ossessiva del balletto, erano qualcosa di completamente diverso rispetto al sogno ed alle romanticherie ottocentesche dei balletti fiabeschi visti fino ad allora. Divenne successivamente un grande successo quando il pubblico cominciò a capire che i tempi erano cambiati ed anche la musica ed il balletto si stavano adeguando al nuovo sentire dell’animo umano.
Ecco dunque un significativo CD uscito qualche settimana fa per Decca, che ripropone le più significative incisioni di questo capolavoro, a partire dai lontani anni ’50, fino al 2006, diretta da grandi Maestri come  Pierre Monteux, Riccardo Chailly, Pierre Boulez, per citarne alcuni, e naturalmente eseguito da grandissime orchestre internazionali. Vera chicca di questo lavoro discografico una lunga narrazione di Jon Tolansky, che spiega la genesi del capolavoro, la differenza fra le varie esecuzioni storiche, i primi interpreti, e tante curiosità su questo lavoro che nel 2013 compie 100 anni di gloria. Per buongustai!
MTG

Brani:

La sagra della primavera (anno: 1956)
Pierre Monteux - Orch. du Conservatoire de Paris 
2 La sagra della primavera (anno: 1981)
Antal Dorati  - Detroit SO 
3 La sagra della primavera (anno: 1985)
Riccardo Chailly - Cleveland Orchestra. 
 4 La sagra della primavera (anno: 1991)
Pierre Boulez  - Cleveland Orchestra. 
 5 La sagra della primavera (anno: 1999)
Valéry Gergiev  - Kirov Orchestra.
 6 La sagra della primavera (anno: 2006)
Esa-Pekka Salonen - LAPO orchestra

7 Documentario: Genesi della Sagra della primavera; I primi interpreti; Le registrazioni più celebri
(Documentario) (anno: 2012), Jon Tolansky – narratore.