CARMEN, GEORGES BIZET, VENEZIA – GRAN TEATRO LA FENICE, domenica 15 settembre 2013, ore 15,30



Con una lodevole iniziativa legata ai contenuti ed alle tematiche affrontate, il Teatro La Fenice di Venezia riprende questa produzione di Carmen, collegandola alla campagna per la libertà delle donne ed alla lotta contro il femminicidio. In un' ambientazione tutt’altro che tradizionale, questo allestimento, privo di fronzoli e di tipici riferimenti al folclore spagnolo, si colloca tra l’epoca del Franchismo e più o meno i giorni nostri. La storia si svolge in quartieri malfamati, e vi è un accenno alla Spagna dai costumi che le amiche di Carmen, Frasquita e Mercedes, indossano nel secondo atto, in quella che dovrebbe essere la taverna di Lillas Pastia, nonché da una enorme effige di toro che è posta troneggiante a sfondo del palco, lasciata poi cadere giù per svuotare del tutto la scena in preparazione del finale. In realtà sul palcoscenico non c’è mai praticamente nulla, salvo una cabina telefonica e delle Mercedes su cui i nostri personaggi saltano e corrono come dei ragazzacci di quartiere.

Come spesso avviene, se scarna fino all’osso è la scenografia, è nelle intenzioni di regista e scenografo il sottolineare il dramma interiore dei personaggi in scena e far risaltare su tutto le loro azioni/reazioni, il loro sentire, le passioni ed il conseguente dolore; in sintesi l’interpretazione stessa degli artisti.
Purtroppo le cronache sono piene di donne uccise da ex fidanzati gelosi, e qui Calixto Bieito ed Alfons Flores, regia e scene, hanno voluto proprio attualizzare la vicenda portandoci in un atto di cronaca vissuto nel suo compimento. Non solo dramma, ma molta sensualità nelle azioni narrate, con presenza di nudità e scene piuttosto esplicite, come a voler sottolineare la carnalità del racconto posto in essere, scevro delle delicatezze di tante altre edizioni dell’opera.

Su tutti la sensualità di Carmen, che domina prepotentemente sugli uomini che la circondano senza dare loro la minima importanza: donna forte, volitiva, che insegue la libertà così cara agli spiriti bohémien. La stessa Micaëla è qui un’innamorata che non perde occasione per ‘provarci’ col suo Don José, e addirittura regala il gesto ‘dell’ombrello’ alla sua rivale Carmen quando ottiene di essere seguita  dall’amato, per l’estremo saluto alla madre morente. Forse un po’ stereotipata l’immagine della donna che conquista e al tempo stesso distrugge tutto quello che tocca, assalita da uomini che le girano intorno, disposti persino ad arrampicarsi sulla cabina telefonica mentre è impegnata in una telefonata; e anche l’attirare a sé e poi respingere con uno spintone il pretendente di turno è cosa già vista, ma nell’insieme questa messa in scena ha il merito di svecchiare un’opera che risulta già attualissima nei contenuti.

Brillante il cast in scena e buono dal punto di vista musicale.   
Spicca la figura di Veronica Simeoni. La sua Carmen risponde all’appello del regista con una interpretazione asciutta,  che esprime fascino e potere al femminile, senza troppo esagerare, forte di una voce importante dalle tinte brune.
Il suo spasimante è una accorato Stefano Secco. Pur con un vibrato molto accentuato sull’acuto, il colore chiaro e brillante della sua voce lo rendono degno compagno di scena per la sua Carmen.

Interprete di certa eleganza e stile è Alexander Vinogradov. Il basso interpreta un toreador quasi in opposizione agli altri interpreti debosciati, come se la sua attività di matador di tori lo nobilitasse per assurdo rispetto ai comuni mortali che lo circondano. E’ talvolta infatti posto più in alto dei suoi compagni in scena, da cui può slanciare la sua voce molto scura.

Come detto una Micaëla affatto bambolina indifesa è Ekaterina Bakanova, il cui ruolo è interpretato con scioltezza e dinamicità. Pur se di maggior carattere è il suo personaggio rispetto al solito, qualche mezza voce in più lo avrebbe reso ancora più espressivo e valorizzato maggiormente la bella voce di cui dispone.
Corretti nell’insieme Dario Ciotoli e Matteo Ferrara, di cui si apprezzano soprattutto le doti attoriali nei ruoli di Moralès e Zuniga.

Cesare Baroni  ‘veglia’ sulle sue creature in scena con il suo ben recitato ruolo di Lillas Pastia, mentre simpatiche e di spirito le compagne di avventura Frasquita e Mercedes, Sonia Ciani e Chiara Fracasso, che con gli spavaldi Francis Dudziak e Rodolphe Briand, nei ruoli di Le Dancaïre e Le Remendado, completano il folto cast.
Bravo ancora una volta il coro preparato da Claudio Marino Moretti con i Piccoli Cantori Veneziani di Diana D’Alessio.

Diego Matheuz, alla guida dell'orchestra veneziana, apre la serata con una incalzante ouverture, per poi concedere tempi più allungati soprattutto nelle arie principali, quasi a voler sottolineare con le note ogni parola e farne risaltare il significato.
Il pubblico che ha visto una discreta partecipazione di cugini francesi ha sinceramente applaudito e salutato con affetto tutti i protagonisti, premiando dunque questa produzione davvero particolare.

MTG


LA PRODUZIONE

Maestro concertatore e direttore  Diego Matheuz
Regia                                               Calixto Bieito 
Scene                                               Alfons Flores
Costumi                                           Mercè Paloma 
Light designer                                 Alberto Rodriguez Vega

GLI INTERPRETI

Don José                                           Stefano Secco
Escamillo                                           Alexander Vinogradov

Le Dancaïre                                      Francis Dudziak
Le Remendado                                 Rodolphe Briand
Moralès                                             Dario Ciotoli
Zuniga                                               Matteo Ferrara
Lillas Pastia                                      Cesare Baroni
Carmen                                             Veronica Simeoni
Micaëla                                             Ekaterina Bakanova
Frasquita                                          Sonia Ciani
Mercédès                                         Chiara Fracasso 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Piccoli Cantori Veneziani
Maestro del Coro Diana D’Alessio

in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese

coproduzione Gran Teatre de Liceu di Barcellona, Fondazione Teatro Massimo di Palermo, 
Fondazione Teatro Regio di Torino e Fondazione Teatro La Fenice di Venezia









CONCERTO DI GALA/ FINALE CONCORSO LIRICO OTTAVIO ZIINO, Sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia, Roma, martedì 10 settembre 2013, ore 19,30


Nella splendida sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, si è tenuto il concerto dei finalisti del Concorso Lirico Internazionale “Ottavio Ziino”, organizzato dall’associazione  Il Villaggio della Musica,  giunto alla sua dodicesima edizione, ed intitolato al direttore d’orchestra e compositore scomparso nel 1995, Ottavio Ziino, molto caro all’Accademia stessa, e che tanto si è sempre prodigato per appoggiare la carriera dei giovani talenti musicali. Grande merito del successo di questo evento va alla sua ideatrice e Direttore Artistico  Wally Santarcangelo, che ha seguito ogni dettaglio della competizione, sino a questa serata conclusiva, grazie alla quale le sue ‘creature’ potranno incamminarsi in un proficuo viaggio verso il loro futuro artistico.

Questa competizione canora si è rivelata sin dalla sua prima edizione una vetrina importantissima per il futuro di artisti che oggi possono già vantare ingaggi importanti in tutto il mondo. Ogni anno il presidente di giuria è stato una persona notabile del mondo musicale, da Bruno Cagli, Presidente dell’Accademia di S.Cecilia, ai meravigliosi artisti Anita Cerquetti, Renata Scotto, Luciana Serra, Gabriella Tucci, Luis Alva, Giuseppe Sabbatini, Claudio Desderi, Antonietta Stella , Mariella Devia lo scorso anno, ed in questa edizione ha ricoperto tale ruolo il grande soprano Fiorenza Cedolins. Con lei, come sempre per queste occasioni, una valente squadra di giurati provenienti dai teatri più illustri nostrani ed esteri. Inoltre, nello specifico per la serata di gala, si è insidiata anche la giuria critica, presieduta da Maria Adele Ziino, figlia di Ottavio, ed accompagnata da importanti critici musicali, direttori di testate e riviste musicali, ed operatori dello spettacolo.

Uno dei punti di forza di questo concorso è sicuramente il dare la possibilità ai candidati, talvolta anche non finalisti, di effettuare delle audizioni nei prestigiosi teatri rappresentati in giuria, avendo così la possibilità di debuttare già nella stagione successiva in concerti, oppure produzioni operistiche. Così è stato anche quest’anno: molti giovani sono stati già individuati per iniziare già da subito la loro carriera musicale.
La piacevole serata è stata scandita da due momenti significativi: l'esibizione dei concorrenti nella prima parte ed il miniconcerto del pianista Alessandro Marino, nella seconda parte, seguito dalla esibizione della vincitrice della scorsa edizione Angela Nisi.
Non solo Verdi, come ci si potrebbe aspettare per quest’anno, ma anche spazio a Rossini, Händel, Massenet, Gounod, Mozart, Bizet, Puccini, Bellini e Donizetti.

Ad aprire la competizione il ‘Giuseppe nazionale’ con Nabucco, e l’ esecuzione del soprano Lee Yun Jung dell’aria’Anch’io dischiuso un giorno’. Certo il personaggio di Abigaille è forte, deciso e volitivo, e la sud coreana lo ha ben presente, enfatizzando in maniera molto marcata tali caratteristiche. Interessante è il colore della sua voce che gode anche di buon volume, e che sicuramente imparerà a gestire ancor meglio in futuro.
Subito dopo è la volta della voce ambrata di Shin Sunghee , sempre dalla Corea del Sud, che ha eseguito la bellissima ‘Condotta ell' era in ceppi’ dal verdiano Trovatore. Il mezzosoprano interpreta con ragguardevole intensità l’ aria della zingara Azucena.
Dall’Italia il simpatico basso/baritono Giuseppe Esposito gioca molto sull’ interpretazione del dottor Bartolo con ‘A un dottor della mia sorte’.
Commozione in sala per l’esecuzione da parte del giovanissimo Paolo Anziliero dell’aria handeliana ‘Lascia ch'io pianga’ dal Rinaldo. Soavemente fa risuonare la sua voce da controtenore in modo espressivo e convincente.
Bene nella francese aria ‘Il est doux, il est bon’ dall’Herodiade di Massenet, la rumena Bianca Margean. La sua voce importante e ricca ha conquistato grazie anche alle doti interpretative del soprano.
Anche se un po’ emozionato, si è ben espresso il tenore italiano Riccardo Gatto con Gounod e ‘Salut demeure chaste e pure’ da Faust. Di pasta morbida la sua voce melodiosa gli permette di esibirsi con sentimento.
Il mezzosoprano Anna Pennisi ci porta nell’Antica Roma con la Clemenza di Tito di Mozart e l’aria ‘Parto, ma tu ben mio’. Lineare la sua esecuzione grazie all’uniformità della sua voce ben corposa, soprattutto nei toni medi, e che sa offrire anche begli slanci nella gamma più acuta del registro.
Ancora Corea col tenore Oh Youngmin e ‘La fleur que tu m avais jetée’ dalla Carmen di Bizet.  L’artista è dotato di una voce dal bel colore e buon volume che gli consente di dare forza alla sua interpretazione.
Un classico per eccellenza con ‘Sì, mi chiamano Mimì' dalla Boheme pucciniana per il soprano Federica Lombardi . La giovane cantante ha donato molte emozioni ai presenti cantando con leggerezza quest’aria delicata. Possiede un vibrato molto stretto e un timbro acuto e delicato.
Si torna al festeggiato dell’anno con Rigoletto e la deliziosa ‘Questa o quella’ eseguita da GiuseppeRuggero. Il tenore ha un timbro bellissimo e molto particolare. E’ spigliato e molto espressivo. Davvero un peccato che l’emozione gli abbia inflitto un piccolo cedimento verso il finale.
O zittre nicht’ da Die Zauberflote di Mozart è una delle difficili arie che il grande salisburghese scrisse per la tessitura sopranile, ed il soprano Sarah Baratta ne ha offerto una buona esecuzione.  Agile e corposa, la sua voce offre anche dei bei pianissimo e l’artista non manca in interpretazione.
Sempre incantevole ascoltare ‘Una furtiva lagrima’ di Donizetti dal suo Elisir, questa volta grazie alla bella voce rotonda ed acuta del bravo Marco Ciaponi.
Veramente particolare il bellissimo colore scuro quasi contraltile del mezzosoprano Adriana Di Paola. Spigliata e disinvolta canta ‘Cruda sorte’ dall’Italiana in Algeri di Rossini, conquistando diversi consensi.
Infine, una intensa Shoushik Barsoumian dagli USA spinge la sua gradevole voce verso i voli pindarici dell’ aria ‘Qui la voce’ da I Puritani di Bellini. Ha incantato con la purezza del suono cristallino ed i filati sottili e precisi.
Ad accompagnare al piano gli artisti, l’ottimo Stefano Giannini.

La seconda parte, mentre i giurati si sono riuniti per decretare i vincitori, è stata caratterizzata dalla performance del pianista Alessandro Marino. Il giovane musicista ha mostrato le sue doti tecniche e virtuosistiche sulla tastiera, grazie ai brani che ha scelto per la serata. Innanzitutto una ‘Fantasia su Nabucodonosor di G. Verdi’di Ignaz Moscheles, poi di Charles Valentin Alkan la ‘Sinfonia per pianoforte solo op. 39 nn.4-5-6-7’, ed infine la ‘Fantasia trionfale sull’inno brasiliano’ di Louis Moreau Gottschalk. Tutti pezzi molto particolari che hanno potuto far emergere la verve esecutiva dell’artista.
Finale con la splendida Angela Nisi, con l’aria di Micaela dalla Carmen. Grinta, carattere, sicurezza nell’emissione vocale, oltre al noto bellissimo timbro, sono la dimostrazione che il soprano ha mantenuto le aspettative poste su di lei un anno fa, attribuendole la vittoria della competizione, che le è valsa anche un ottimo avvio di carriera.

Dopo aver elencato il folto numero di partecipanti che avranno la possibilità di svolgere audizioni nei teatri rappresentati dai giurati presenti, la serata si è conclusa con la consegna dei premi da parte degli stessi, con dulcis in fundo la Signora Cedolinsper il primo premio, nella sua veste di Presidente.
Dunque, terzo riconoscimento per Adriana Di Paola, secondo per Bianca Margean e primo per Anna Pennisi. Premio del pubblico a Federica Lombardi, a cui è stata offerta anche la borsa di studio intitolata ad Angelica Tuccari. Il Premio della critica è andato a Shoushik Barsoumian. A nessun concorrente è stato attribuito il premio per la voce verdiana.

Aria di festa, serata piacevolissima, pubblico attento e partecipe. Una bella soddisfazione per organizzatori e partecipanti, e che la musica abbia inizio, con un grande in bocca al lupo a tutti ed appuntamento alla tredicesima edizione!
MTG




ROMEO ET JULIETTE, GOUNOD, ARENA DI VERONA, SABATO 31 AGOSTO 2013, ORE 21,00






L’ultimo titolo in cartellone per il Festival areniano di quest’anno, Roméo et Juliette di Charles Gounod, completa la stagione estiva della lirica veronese con uno spettacolo già collaudato nelle due precedenti stagioni e di sicuro impatto sul pubblico.
Una serata di grandi emozioni, non solo per la storia in sé dell’opera, simbolo di Verona e degli innamorati di tutto il mondo, resa celebre dal capolavoro Shakespeariano, ma anche perché lo spettacolo è stato dedicato alle popolazioni di Emilia, Lombardia e Veneto, colpite dal terremoto nel maggio 2012. Sono stati acquistati infatti dal Consorzio Tutela Grana Padano cinquemila biglietti ed offerti ad altrettanti residenti dei comuni più colpiti, per regalare loro una serata diversa e sicuramente indimenticabile. Un minuto di silenzio è stato osservato da pubblico e musicisti in piedi, prima dell’inizio del primo atto, in ricordo delle vittime del terremoto, seguito poi dall’inno italiano cantato da tutti i presenti insieme al coro, con alcuni rappresentanti della Protezione Civile locale, a chiudere questo momento di commemorazione. Poi, cambio di atmosfera e lo spettacolo ha avuto inizio.

Nonostante quella di Shakespeare sia una tragedia, lo spettacolo pensato da Francesco Micheliha in sé una leggerezza e spontaneità che pervadono per tutto il suo svolgimento. Del resto giovani e spensierati sono, almeno all’inizio, i nostri protagonisti. Ed anche alla fine della rappresentazione, non è la morte a vincere su tutto, ma il sentimento d’amore che legherà in eterno i due amanti, i quali non cadono esanimi sul palco, ma corrono via passando in mezzo al pubblico verso un’unione felice nell’aldilà. Le luci di Paolo Mazzon sono forti e sgargianti, ma vedono come protagonista principale soprattutto il colore rosso, simbolo di passione e odio al contempo. Inoltre, il conflitto tra le due famiglie vede opposti i colori giallo e blu dello stemma veronese. Non mancano teli dipinti in stile murales sulle gradinate dietro il palco, ed elementi stupefacenti come fuochi sparati da uno pseudo cannone ad elica con ali da pipistrello, oppure romantiche colombe lanciate in volo da Juliette che dichiara il suo amore a Roméo dal suo balcone di metallo decorato.

Insomma potremmo dire che il ciclo iniziato a giugno con la nuova produzione ‘tecnologica’ di Aida si chiude con questa messa in scena altrettanto avveniristica, e se vogliamo un po’ kitsch, che vede le scene di  Edoardo Sanchied i costumi di  Silvia Aymoninointrecciarsi in un misto tra reminescenze rinascimentali per fogge, ed uno sguardo al futuro per i materiali ed i colori estremamente vividi. Difatti, il tutto è sostanzialmente incentrato su di una impalcatura cilindrica di metallo, che si apre all’occorrenza, sulle cui scale interne salgono e scendono le comparse ed il coro, così come in salita e poi in caduta libera sono i destini delle famiglie dei Montecchi e dei Capuleti.

I tanti personaggi che popolano l’opera francese hanno conquistato e convinto, su tutti la bella prova dei due amanti per eccellenza.

Juliette è la frizzante Marina Rebeka. Il suo personaggio è leggiadro come si conviene ad una giovane nel fiore degli anni, che con la sua voce fresca ed armonica, dolcemente acuta e rotonda, si muove sul palco con sicurezza e convinzione.

L'altro grande protagonista, Francesco Demuro, appartiene a quella categoria di tenori che conquistano alla prima emissione vocale. Il suo porsi con semplicità e partecipazione viva agli eventi, l’espressività nel volto che ne consegue, e la delicatezza del suo canto, grazie alla setosità del suo timbro vocale, ne fanno un Romeo centrato ed incisivo.

Sanya Anastasiaè una Gertrude autoritaria, forte anche di un timbro vocale scuro e di corpo, così come il baritono Enrico Marruccisvolge autorevolmente il ruolo del genitore Capulet, austero e decisionista, sottolineato da una voce piena e di spessore.

Il trio di compagni che contorna e complica la storia di Romèo e Juliette con le sue brighe non è da meno: bene per interpretazione e discreta esecuzione canora, rispettivamente Paolo Antognettinelle vesti di Tybalt, Michael  Bachtadze, ossia Mercutio, e Francesco Pittari, alias Benvolio.

Nel ruolo di Stèphano è il mezzosoprano Nino Surguladze.Se ben caratterizza il ruolo del paggio dal bel caratterino, tende ad offuscare il bel colore della sua voce, cantando un po’ troppo in gola le note gravi.  Ben figurano Giorgio Giuseppini, come Frère Laurent e Deyan Vatchkov, un corretto Duc de Vérone.
Completano il ricco cast il Pârisdi Nicolo' Cerianied il buon Grégorio diDario Giorgelè.

L’opera di Gounod è stata degnamente diretta dal Maestro Marko Letonja, che torna dopo diversi anni dal debutto alla testa dell’orchestra dell’Arena. La sua direzione è puntuale, concreta, in armonia con i cantanti e perfettamente in complicità con la buca. Legge la partitura con sensibilità, sottolineando con la giusta enfasi le poesia insita nelle note stesse.
Bene il coro diretto da Armando Tasso, che nella particolare disposizione raggruppata sull’impalcatura, trova corpo e volume esaltati dal feeling con l’orchestra. Come sempre bravi anche i ballerini preparati da Maria Grazia Garofoli.

Autentiche grida di apprezzamento alla coppia protagonista ed al direttore d’orchestra hanno aggiunto ulteriore approvazione agli applausi per tutto il cast. Una bella serata davvero per tutti, che speriamo abbia allietato anche gli animi degli ospiti delle zone terremotate, come sempre la musica può fare.
MTG

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Marko Letonja
Regia
Francesco Micheli
Scene
Edoardo Sanchi
Costumi
Silvia Aymonino
Lighting designer
Paolo Mazzon
Coreografia
Nikos  Lagousakos

Direttore del coro                    Armando Tasso
Direttore del corpo di ballo    Maria Grazia Garofoli

GLI  INTERPRETI
Juliette
Marina Rebeka
Stèphano
Nino Surguladze
Gertrude
Sanya Anastasia
Roméo
Francesco Demuro
Tybalt
Paolo Antognetti
Benvolio
Francesco Pittari
Mercutio
Michael  Bachtadze
Pâris
Nicolo' Ceriani
Grégorio
Dario Giorgelè
Capulet
Enrico Marrucci
Frère Laurent
Giorgio Giuseppini
Le duc de Vérone
Deyan Vatchkov

ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Ennevi

AIDA – GIUSEPPE VERDI, RIEVOCAZIONE 1913 – ARENA DI VERONA, giovedì 29 agosto 2013, ore 21,00




In cento anni di onorata storia la città di Verona si è guadagnata un posto di primissimo piano nel panorama musicale internazionale. Cantanti, registi e direttori d’orchestra da tutto il mondo hanno dato il loro apporto a far sì che il Festival Lirico dell' Arena  divenisse quel  grande orgoglio nazionale che è oggi e che ci auguriamo sarà ancora per tantissimi anni. Sono tanti i modi in cui la Fondazione Arena sta festeggiando questo importante traguardo temporale. Molteplici le manifestazioni, le mostre e le serate speciali dedicate alle celebrazioni di questo longevo appuntamento musicale, che quest’anno si sposa perfettamente con le ormai avviatissime celebrazioni in onore di Verdi e Wagner.


Sarà per l’enormità del suo palcoscenico e la conseguente possibilità di sbizzarrirsi con idee registiche e sceniche, o per l’atmosfera suggestiva che si viene a creare di notte all’aperto, consone alle ambientazioni della storia narrata; fatto sta che l'Aida di Giuseppe Verdi inaugurò una lunga avventura quel lontano 1913 grazie alla felice intuizione del tenore Giovanni Zenatello, ed ormai è un punto saldo nel calendario del Festival di cui è divenuto il  simbolo per eccellenza. 

Le sfingi tratte dalle scene fanno spesso da cornice ai concerti lirici eseguiti nell'anfiteatro, e l’opera ambientata nell’antico Egitto è stata applaudita in Arena per ben 53 volte, seguita soltanto da Carmen e Nabucco. Così, ad affiancare la nuova produzione de La Fura dels Baus siglata 2013, non poteva mancare l' edizione assolutamente tradizionale del colosso verdiano, quella che rievoca la prima assoluta e che già è nota al pubblico di melomani areniani da diversi anni.

Allestimento possente quello della rievocazione del 1913, targato Gianfranco de Bosio, che risponde a pieno a ciò che ci si aspetta di vedere per una storia ambientata nell' Egitto dei Faraoni. Il palazzo reale, le sfingi,  i palmizi, i costumi opulenti e perfettamente in stile. Tutto così suggestivo da suscitare, ancora oggi, gli applausi del pubblico ad ogni cambio di scena. Non mancano animali veri sul palco e tutto ciò che rende spettacolare e sempre apprezzato uno spettacolo di livello cinematografico, come spesso è stato sottolineato.

Tanta qualità visiva è stata premiata anche da altrettanto valore artistico e musicale offerto dagli interpreti della serata.

Se Aida è una principessa/schiava nella storia, la sua interprete è una Regina, tanto per interpretazione quanto per esecuzione vocale. Un ruolo che la straordinaria Fiorenza Cedolinsha fatto suo al cento per cento: in ottima forma, il soprano può contare su una pienezza timbrica unita ad una celestialità nel canto, che forte di un incedere autorevole ed elegante, nobilita uno dei personaggi più amati nella storia delle opere verdiane.

Carlo Ventreè un Radames di cuore e passione. Il suo ruolo è sviluppato con molto carattere ed impetuosità, il che si riflette anche nell’irruente esecuzione canora, molto apprezzabile per la potenza del suo strumento, pur se in qualche passaggio il suono si sporca leggermente.

Molto brava e ‘nel ruolo’ Violeta Urmana. La sua Amneris è forte, espressiva, e con la sua voce imponente e sicura offre una figlia del faraone di spessore e qualità.
Il re etiope Amonasro è un grande Alberto Mastromarino. L'interprete impersona con sensibilità e vera sofferenza il ruolo di genitore e re di un popolo afflitto, coadiuvato da notevole presenza scenica e voce rotonda da baritono pieno.

Discreti senza troppo colpire il Re egiziano di Carlo Cigni, e Orlin Anastassov, un Ramfis non troppo convincente, la cui voce tende a scomparire nei toni più squisitamente gravi.
Completano il cast la brava sacerdotessa, Antonella Trevisan e un messaggero, Antonello Ceron.

Deliziosi i balletti del corpo di ballo areniano con i bravissimi primi ballerini Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev, Antonio Russo,  Amaya Ugarteche esaltati dalle coreografie di Susanna Egri. Buona la prestazione del Coro dell’Arena di Verona preparato da Armando Tasso.

L’orchestra dell’Arena di Verona è stata diretta ancora una volta dal Maestro Daniel Oren. Il binomio Aida – Oren è ormai un evergreen del Festival, tante sono le volte che il direttore ha condotto dal podio l'opera, sempre con la sua particolare verve: saltando su se stesso, quasi ‘ballando’ sulla sua postazione, con gesti molto ampi, perfino incitando oralmente i musicisti nei passaggi più complessi.

Applausi copiosi per tutti i protagonisti, con ovazioni per la Signora Cedolins ed il Maestro Oren.
Un altro successo pieno per la Fondazione Arena nel centenario dalla nascita del suo splendido Festival.

MTG

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Daniel Oren
Regia
Gianfranco de Bosio
Coreografia
Susanna Egri
Direttore del coro                    Armando Tasso

GLI INTERPRETI

Il Re
Carlo Cigni
Amneris
Violeta Urmana
Aida
Fiorenza Cedolins
Radames
Carlo Ventre
Ramfis
Orlin Anastassov
Amonasro
Alberto Mastromarino
Sacerdotessa
Antonella Trevisan
Un messaggero
Antonello Ceron
Prima ballerina                        Alessia Gelmetti     
Primi ballerini                          Evghenij Kurtsev, Antonio Russo
Prima ballerina                        Amaya Ugarteche


ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA




Foto Ennevi

FINALE OPERALIA CON PLACIDO DOMINGO - TEATRO FILARMONICO DI VERONA- domenica 25 agosto 2013, ore 20,00


Era il lontano 1993 quando il tenore Placido Domingo ideò il concorso lirico Operalia, the World Opera Competition.Lo scopo del Maestro fu quello di sostenere giovani colleghi talentuosi ed appoggiare le loro carriere nel difficile mondo della lirica internazionale. Oggi questa competizione è considerata una delle più importanti al mondo e sin dalla sua prima edizione ha sfornato artisti che hanno cantato e cantano nei teatri più prestigiosi del nostro pianeta. Quest’anno, per festeggiare il suo ventennale, le eliminatorie si sono svolte a Verona, in concomitanza col centenario dalla nascita del Festival areniano, con il conclusivo concerto dei finalisti al Teatro Filarmonico, presentato da Domingo stesso, che poi è sceso in buca per porsi a capo dell’orchestra dell’Arena di Verona,  in una serata emozionante e piena di adrenalina e di qualità molto alta.

La giuria è stata composta, tra gli altri, dalla signora Marta Domingo, dal Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona Paolo Gavazzeni e da direttori e consulenti artistici di teatri di levatura internazionale, sia europei che d'oltreoceano.

Quattordici i protagonisti in finale che hanno eseguito arie dei compositori più noti ed apprezzati da pubblico e critica.

Primo sul palco il bravissimo tenore bielorusso Vladimir Dmitruk, che ha cantato la splendida aria ‘Kuda, kuda udalilis’ dall’Onegin di Čajkovskij. La sua voce piena e calda corre benissimo in sala, dal bel colore e con buon fraseggio. Sicuro nell’interpretazione, è concentratissimo e molto partecipe.  
Il soprano rumeno Mirella Bunoaica ha cantato con la sua voce sottile e setosa l’aria ‘Qui la voce’ da I puritani di Bellini. La giovane emozionata ha acquistato sicurezza man mano sul palco mostrando un buon materiale vocale.
A suo agio e molto espressiva, di gran carattere e personalità, il soprano francese Julie Fuchs. Con l’acrobatica aria rossiniana ‘En proie à la tristesse’ da Le Comte Ory, ha messo in mostra l’agilità della sua voce con grande slancio esecutivo.
Voce tanto rara quanto bella per il contralto britannico Claudia Huckle. Col suo velluto tornito e ambrato unito ad espressività interpretativa, ha emozionato con l’aria ‘Weiche, Wotan, weiche’ dal wagneriano Das Rheingold.
Dalla Russia una consistente Irina Churilova ha eseguito ‘Pace, pace’ dal verdiano La Forza del Destino, anche se purtroppo ha accusato qualche segno di emozione in un paio di passaggi.
Lo statunitense tenore Zach Borichevsky con ‘Rachel, quand du Seigneur’ da La Juive di Halévy, ha cantato con voce sì corposa da consentirgli di abbracciare un repertorio piuttosto vasto. Si sfoga molto bene in potenza anche nella gamma più acuta. Ha interpretato con personalità ed eseguito anche per la sezione Zarzuela un’aria dall’operetta La picara Molinera di P. Luna.
Dalla Cina il soprano Hae Ji Chang ha mostrato una voce piuttosto squillante dal vibrato molto stretto. Ha cantato dal Rigoletto l’aria di Gilda con espressività e delicatezza, e per la sezione Zarzuelail brano ‘Me llaman la primorosa’ da El barbero de Sevilla.
Ancora Russia con il soprano Aida Garifullina, con la  lenta e malinconica aria da I Capuleti e i Montecchi ‘Oh, quante volte ti chiedo’,  che ha evidenziato una linea di canto lineare ed una interpretazione molto accorata.
Il veronese Simone Piazzola ha eseguito uno dei brani più intensi del repertorio baritonale: la morte di Rodrigo dal verdiano Don Carlo. Ha commosso fin quasi alle lacrime grazie alle sue doti interpretative ad al calore della sua voce precisa e possente.
Interprete di sicuro impatto emotivo la statunitense Kathriyn Lewek. Il soprano ha caricato moltissimo il personaggio nella struggente ‘Regnava nel silenzio’ dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti.  Usa muoversi e gesticolare molto durante l’esibizione, ed ha arricchito l’esecuzione con una serie di difficili variazioni.
Drammatica e calda la voce della russa Tracy Cox, ottimamente assestata nel medio registro per poi esaltarsi nella gamma acuta con slancio e potenza.
Ao Li, basso-baritono cinese, ha colpito nel segno con Rachmaninov e la sua ‘Ves Tabor spit’ dall’Aleko. Dotato di voce riccamente scura e dal piglio molto espressivo, l’interprete è sicuro di sé e centra una esecuzione precisa ed appassionata.

Per la sezione Zarzuela si sono esibiti inoltre il bravo Banjamin Bliss, tenore americano dal canto leggero ed armonico, con l’operetta Los gavilanes, e l’altrettanto bravo Diego Silva, messicano, che ha offerto una splendida esecuzione della celebre ‘No puede ser’, intensa e convincente.

Infine, tutti i partecipanti alle eliminatorie di questi giorni hanno salutato i presenti con l’inno di Operalia scritto e musicato da Placido Domingo Jr.

A dirigere l’orchestra dell’Arena di Verona, il ‘papà’ artistico di questi giovani, che ha offerto una esecuzione orchestrale dai tempi ampi ed in funzione delle giovani voci.

Dopo una consultazione di circa un’ora, sono stati assegnati i premi alle migliori voci femminili e maschili, nonché i consueti premi collaterali. Primo premio al basso Ao Li ed al soprano Aida Garifullina; secondi classificati il baritono Simone Piazzola ed il soprano Julie Fuchs; terzi il tenore Zach Borichevsky ed il soprano Kathriyn Lewek.

Il premio CulturArte (offerto da Bertita & Guillermo Martinez dall’Associazione CulturArte di Porto Rico) è stato assegnato al tenore Vladimir Dmitruk; il premio Zarzuela (in ricordo dei genitori di Domingo stesso, per il repertorio di operetta spagnola in cui erano grandi star) è andato al soprano Hae Ji Chang, ed al tenore Banjamin Bliss; ed il premio speciale intitolato a Birgit Nilsson (il grande soprano svedese scomparso nel 2005) per attitudini vocali specifiche atte al repertorio wagneriano, al contralto Claudia Huckle ed al soprano Tracy Cox.
Infine, il premio del pubblico offerto da Rolex ha visto vincitori il baritono Simone Piazzola ed il soprano Kathriyn Lewek.      
     
Applausi per tutti e grandi manifestazioni di affetto per il tenore Placido Domingo, splendido padrone di casa che si è accomiatato dal pubblico con un accenno dall’Otello di Verdi, tra gli applausi scroscianti di tutti.

MTG




GALA DOMINGO – OPERALIA, ARENA DI VERONA, martedì 20 agosto 2013, ore 22,00












Ultimo appuntamento con le serate speciali in Arena che vedono nelle vesti di cantante il beniamino del pubblico Placido Domingo. Il gala di ieri sera è stato completamente dedicato al concorso lirico internazionale che il Maestro ha creato nel 1993 e che quest’anno festeggia i suoi primi vent’anni: Operalia, the World Opera Competition. Da questa competizione, un folto numero di stelle è stato lanciato nel firmamento del panorama lirico mondiale ed oggi questi straordinari artisti si esibiscono nei più importanti teatri al mondo.

Così, in un anno colmo di celebrazioni, per omaggiare la Fondazione Arena che festeggia il suo centenario, la competizione si sta svolgendo in questi giorni al teatro Filarmonico di Verona, e vedrà salire sul palco dello stesso teatro i finalisti di questa edizione il prossimo 25 agosto per il gran finale.  Non poteva dunque mancare un concerto che vedesse come protagonisti alcuni dei vincitori degli scorsi anni, accolti sul palcoscenico con la complicità e la famigliarità di un ospite che riceve i suoi amici ad una grande festa.

Questi i protagonisti della serata: Inva Mula (1°cl. 1993), Pretty Yende (1°cl. 2011), Irina Lungu (Premio CulturArte 2004), Ana María Martínez (Premio Zarzuela 1995), Giuseppe Filianoti (2°cl. 1999), Stefan Pop (1°cl. 2010), Orlin Anastassov (1°cl. 1999), Carmen Giannattasio (1°cl. 2002 e Premio del Pubblico), Vitalij Kowaljow (1999 Premio CulturArte).

Nonostante queste lusinghiere premesse, lo spettacolo è apparso un po’ sotto tono in generale, ma con note positive  per alcuni interpreti. 

Ad aprire le ‘danze’ naturalmente Placido Domingo con il ruolo di Gérard per l’aria “Nemico della patria?!” dall’Andrea Chénier di Giordano; successivamente, sempre come baritono, il lungo duetto “Madamigella Valéry” in cui ha interpretato Giorgio Germont, insieme alla Violetta Valéry di Ana María Martínez.
Nella seconda parte ha duettato con Stefan Pop in “C’était le soir!... Au fond du temple saint” da Les Pêcheurs de perles di Bizet, ed ancora è stato Marcello per la Bohéme di Puccini nel duetto “In un coupé?... O Mimì, tu più non torni” col Rodolfo di Giuseppe Filianoti . Infine, l’aria “Udiste? Come albeggi” dalTrovatore di Verdi come Conte di Luna insieme a Carmen Giannattasio nei panni di Leonora. Il grande Maestro si muove con stile in una tessitura più 'agevole' per così dire, ed ogni pezzo è eseguito sempre con la stessa passione, energia e padronanza scenica di sempre.

Per il soprano Pretty Yende, l’aria “Ah! Tardai troppo… O luce di quest’anima”, dalla Linda di Chamounix di Donizetti, che la vede elegante interprete dotata di una interessante agilità vocale e discreta presenza scenica.

Il tenore Giuseppe Filianoti, oltre a duettare con il padrone di casa, ha eseguito l’aria di Federico “È la solita storia del pastore” dall’Arlesiana di Cilea. Il tenore possiede un timbro vocale  morbido e setoso. Tende un po’ a spingere sull’ottava acuta, ma non manca di espressività esecutiva.

Una delle migliori della serata, la splendente Irina Lungu è stata una appassionata Juliette dalla famosa opera shakespeariana musicata da Gounod con “Dieu!... Amour, ranime mon courage” , nonché una intima e sofisticata Violetta nella celebre aria della Traviata di Verdi “È strano!... Sempre libera”. Dotata di una voce possente e ben salda anche nel registro acuto, è apparsa in ottima forma figurando ottimamente sulla scena.

Meno incisivo il basso Orlin Anastassov, che ha eseguito dal verdiano Macbeth l’aria di Banco “Studia il passo, o mio figlio!… Come dal ciel precipita”. Fatica nella zona più grave e talvolta il suono risulta leggermente intubato e coperto dall’orchestra.

Corretta nella sua interpretazione del duetto dalla Traviata con Germond/Domingo il soprano Ana María Martínez . La sua voce è di bella pasta acuta e pur non emozionando come l’aria richiederebbe, l’interprete è partecipe ed in buona intesa col collega sul palco.

Interessante la voce di Stefan Pop, che da solo ha eseguito l’aria di Rodolfo dal primo atto di Bohéme. Corretto nell’insieme, è giunto al termine leggermente affaticato. Più a suo agio nel duetto col Maestro Domingo.

Dal Faust di Gounod, Inva Mula è stata Marguerite con “Ô Dieu! que de bijoux!” , delicata e soave come la sua voce.

Il bravo Vitalij Kowaljow ritorna con successo dopo il gala di qualche giorno fa, con l’aria del Duca dalla Lucrezia Borgia di Donizetti “Vieni: la mia vendetta… Qualunque sia l’evento”, cantata agilmente con la sua voce bruna e di classe.

Trovatore per Carmen Giannattasio, altra interprete di spicco del concerto, con “Tacea la notte placida…”, cantata con espressività, ottimo fraseggio e grande carisma, confermando poi la sua splendida prova con Domingo nel duetto dalla stessa opera “Udiste? Come albeggi..” .

Dalla buca e non sul palco, l’orchestra della Fondazione Arena di Verona è stata diretta dall’ormai di casa Maestro Daniel Oren. Pur avendo dato molto in partecipazione ed enfasi nel condurre come suo solito, il direttore non ha dato alla compagine musicale la brillantezza a cui ci ha abituati in altre serate, facendo percepire anche diversi problemini di imprecisione qua e là, che hanno quindi compromesso il feeling col palcoscenico.

Bis con Ana María Martínez ed il Maestro Domingo, con un duetto tratto dall’opera spagnola El gato Montès, rispolverata dal tenore di recente, e poi tutti insieme ancora con Lucia di Lammermoor.

La serata è stata premiata calorosamente dal pubblico non numeroso, ma contento e plaudente.

MTG



                                                                                                                                                             









FOTO ENNEVI

NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, domenica 18 agosto 2013, ore 21,00 (cast alternativo)



Certe serate nascono davvero sotto una felice stella. Così è stata quella di ieri sera per Nabucco, che siamo tornati a vedere in Arena con un cast completamente diverso. Gremita in ogni ordine di posto sia in platea che sulle gradinate, con il cielo limpido ed una luna splendente, ancora una volta la storia di Nabucodonosor e delle sue figlie ha preso vita, con un cast stellare che, complice forse anche l’atmosfera creata dal pubblico molto partecipe, ha fatto ricordare i fasti di una volta.  
Abbiamo già scritto della regia tradizionale e un po’ statica, firmata di Gianfranco de Bosio con scene di Rinaldo Olivieri, ripresa ancora una volta per l’anfiteatro lirico più famoso al mondo. Ma bisogna anche aggiungere che per gli amanti del classico per eccellenza risulta sempre azzeccata e probabilmente non stancherà mai. Inoltre i costumi sgargianti creati per questo allestimento contribuiscono non poco ad arricchire quanto proposto in scena. Così il tempio, la città di Gerusalemme, la reggia di Babilonia, e naturalmente le folle a riempire il palcoscenico, pur essendo ‘datati’, rendono comunque giustizia alla storia narrata. Se poi il cast è quello di ieri sera, allora il gradimento è assicurato.

Grandissima attesa ben ricompensata per il tenore  Plácido Domingo, che rappresenta soprattutto quest’anno una figura di padre artistico del Festival. Indossa le vesti di Nabucco, cantando quindi nell’area baritonale, che evidentemente ora sente più congeniale alle sue corde. L’Artista si da’ al cento per cento sul palcoscenico: senza mai darsi tregua impersona il ruolo del titolo con una intensità che metterebbe davvero a dura prova la resistenza di chiunque. Ed è straordinaria la sapiente maestria, che soltanto esperienza e tecnica possono donare, con cui risolve i punti più impervi, ove chiaramente una voce baritonale pura sarebbe stata più a suo agio, come egli solo sa fare.  

Degna compagna d’avventura la malvagia ed intensa Abigaille di Amarilli Nizza. Soprano di innegabile presenza scenica, il suo carisma cattura per tutta la durata della rappresentazione. Sembra di provare le sue stesse emozioni, tanto ella riesce a trasmettere in scena con la sua interpretazione. L'Artista è sicura in tutta la gamma del suo registro, risolve i salti di ottava senza colpo ferire, dotata di un centro corposo che sfocia in bellissimi acuti potenti e precisi. Si muove sul palco in piena armonia col collega Domingo, come ha evidenziato il duetto ‘Donna, chi sei?. Di straordinaria bellezza ‘Anch'io dischiuso un giorno’, che corona una prova maiuscola e da manuale.

Notevole anche la prova di Raymond Aceto. Subito si pone con autorevolezza sulla scena, offrendo uno Zaccaria di classe e piglio severo che contribuisce al successo della serata. La sua voce è maestosa e cavernosa allo stesso tempo, che unita a doti attoriali di pregio, gli consentono di offrire una prova azzeccatissima e pertanto lungamente applaudita.

Ismaele è un corretto Giorgio Berrugi. La voce del tenore è di bel velluto, agile e sicura. Soffre un po’ i limiti registici, ma può esprimere ugualmente le sue doti, in particolare evidenza nel duetto 'Fenena! O mia diletta!', offrendo una prova dignitosa e del tutto in linea con la serata.

Buona la prova di Geraldine Chauvet, Fenena, che non possiede il carisma delle sua antagonista, ma si fregia di una voce melodiosa dal suono dolce che le consente di ben figurare sul palco.
Gli altri protagonisti Gianluca Breda, il Gran sacerdote di Belo, Cristiano Olivieri, Abdallo, e Francesca Micarelli, nelle vesti di Anna, si inseriscono degnamente a completamento del cast.

Il maestro Julian Kovatchevconferma la sua direzione energica e ieri è parso in particolar modo coinvolto nella conduzione orchestrale, anch’egli galvanizzato dalla particolare atmosfera della serata.  
Il coro diretto da Armando Tasso è parso in forma migliore rispetto al precedente ascolto, forte di un contorno decisamente motivante.

Atmosfera di grazia per tutti i protagonisti, premiati dagli applausi scroscianti che per diversi minuti il pubblico ha rivolto loro al termine, con in primis il Maestro Domingo e la Signora Nizza.
MTG

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Julian Kovatchev
Regia
Gianfranco de Bosio
Scene
Direttore del coro
Rinaldo Olivieri
Armando Tasso



GLI INTERPRETI
Nabucco
Plácido Domingo
Ismaele
Giorgio Berrugi
Zaccaria
Raymond Aceto
Abigaille
Amarilli Nizza
Fenena
Geraldine Chauvet
Gran Sacerdote di Belo
Gianluca Breda
Abdallo
Cristiano Olivieri
Anna
Francesca Micarelli

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA




GALA DOMINGO – HARDING, ARENA DI VERONA, giovedì 15 agosto 2013, ore 22,00









Più che Gala 'Domingo-Harding', la serata speciale che ieri sera si è svolta in Arena a Verona poteva essere intitolata 'Domingo and Friends',  dal momento che il lungo concerto ha visto esibirsi sul palco, non solo il grande direttore artistico onorario del Festival, ma anche altri valenti compagni di viaggio che hanno regalato davvero momenti speciali ed emozionanti.
Un programma ricchissimo che ha visto naturalmente omaggiati i due grandi compositori celebrati quest’anno: Verdi e Wagner, con arie e sinfonie tratte dalle loro opere più acclamate e rappresentate. L’atmosfera amichevole e la bravura del cast hanno contribuito a regalare uno spettacolo molto applaudito.
Il palco è stato adornato semplicemente con due sfingi ai lati, ormai emblema dell’anfiteatro, mentre degli arbusti a fusto alto hanno incorniciato la buca dell’orchestra.

Il maestro Placido Domingo è parso in forma fisica ed ha cantato con grande partecipazione ed entusiasmo, trasmettendo la sua ormai proverbiale energia e passione. La sua verve interpretativa è sempre impressionante, si immerge con totale impegno nei ruoli che man mano interpreta, ora come tenore, per le arie di Wagner, con Parsifal e Die Walküre (Sigmund), ora come baritono, per Verdi, nella lunga sezione dedicata al Simon Boccanegra di cui è protagonista. Un Artista capace di reinventarsi ed accettare sempre nuove sfide. Ed il pubblico lo ha lungamente premiato ad ogni sua apparizione.

Ad accompagnare il grande Maestro, sul palco giovani e bravi artisti: il mezzosoprano Violeta Urmana ha aperto la serata subito dopo la Ouverture da La forza del destino, interpretando la principessa Eboli dal Don Carlo con ‘O Don fatale’. Successivamente ha messo in fila le difficili arie di Isolde ‘Liebestod, dal Tristan und Isolde, e da Die Walküre ‘Der Männer sippe’, l’aria di Sieglinde. Il suo strumento è ricco e pastoso, dalle tinte brunite che risaltano particolarmente nei ruoli proposti, e non manca la presenza scenica a condire copiosamente la sua performance.

L'elegantissimo soprano Susanna Branchini ha impersonato Elisabetta di Valois con la bellissima ‘Tu che le vanità’ dal Don Carlo,  e Amelia nei concertati dal Simon Boccanegra. La sua voce corre rotonda e calda nell’aria, e l'interprete si pone sul palco con tenacia e grande forza esecutiva, degna delle eroine a cui da' vita con grazia ed austerità.

Meraviglioso il tenore Francesco Meli, che ha colpito al cuore con la sua aria di Macduff dal Macbeth, e con il ruolo di Gabriele con l’aria "Oh inferno!...Amelia qui!’ dal Simon Boccanegra. L’intensità delle sue interpretazioni sono il giusto complemento di una voce melodiosa dalla pasta morbida, che si esalta nell’ottava acuta.

Bella sorpresa il soprano Evelyn Herlitzius, che ha tempra e voce da vendere. Presenza scenica, interpretazione e grinta in mostra con Wagner: da Tannhäuser l’aria di Elisabeth ‘Allmächt'ge Jungfrau‘, e dal Götterdämmerung l’aria di Brünnhilde ‘Starke Scheite schichtet mir dort’.

Il basso Vitalij Kowaljow possiede un timbro ruvido ed un piglio austero, in evidenza con ‘Leb wohl, du kühnes, herrliches Kind’, da Die Walküre.  Infine, insieme per il finale del III atto dal Simon Boccanegra, il Maestro Domingo con Branchini, Meli e  Kowaljow, e per il finale del I atto dallo stesso, si sono uniti ai colleghi i bravi  Davit Babayants e Gianluca Breda

L’orchestra dell’Arena è stata diretta dall’altro strepitoso protagonista del gala: Daniel Harding. Molto atteso a Verona, la sua fama non lo ha tradito. Il giovane direttore è stato il valore aggiunto della serata. Dotato di gran carisma, sul podio ha il piglio giusto ma non eccessivo di chi conosce il proprio mestiere: l’orchestra lo segue, fa suo il repertorio verdiano quanto quello wagneriano con estrema sensibilità. Presta attenzione ai dettagli, accarezza le note con sentimento e spinge ove il dramma incede. Ha in sintesi intessuto nota dopo nota un prezioso manto musicale, sul quale le caratteristiche di ogni protagonista hanno potuto emergere e farsi apprezzare.

Bene anche il coro preparato da Armando Tasso, che ha lodevolmente eseguito col giusto pathos sia ‘Patria oppressa’ dal Macbeth, che l’immancabile ‘Va pensiero’ dal Nabucco, nonché da I Lombardi alla Prima Crociata ‘O Signore, dal tetto natio’. Molto bella anche l’entrata nel ‘Nur eine Waffe taugt’ dal Parsifal, lieve e poi maestoso, con Domingo ad interpretare Parsifal.  

Vista la corposità del programma, si poteva far cominciare la serata anche al consueto orario delle 21,00, poiché non appena l’ultima nota è stata emessa, data l’ora molto tarda, un folto numero di presenti si è portato frettolosamente verso le uscite. Pertanto, costoro non hanno goduto del siparietto finale inscenato per il bis: il maestro Harding che intona il coro del Trovatore: ‘Vedi! Le fosche notturne spoglie’, e Placido Domingo che prende il posto del maestro sul podio, il quale si accomoda tra i violini primi, ‘costringendo’ il rimpiazzato ad accomodarsi fra i contrabbassi. Pubblico in estasi!   
Successo pieno per tutti, con tributi di affetto a Domingo, lungamente salutato ed acclamato. 

MTG













FOTO ENNEVI

RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, martedì 13 agosto 2013, ore 21,00






Penultimo titolo in programmazione al Festival del Centenario, Rigoletto completa la trilogia popolare in Arena a Verona, dopo Traviata e Trovatore. In quest’Opera dalle tinte fosche, il riso beffardo del giullare di corte non è altro che la maschera di un uomo che non ha nulla, se non l’amore per la figlia come impagabil tesor. Essere costretto a far divertire una razza vile e dannata, fingere di essere allegro quando in seno cresce una serpe che consuma e logora la mente, è un destino che porta quasi sempre a colpire se stessi o gli affetti più cari. Il ruolo di Gilda, l’adorata figlia del deforme protagonista, non è solo quello di una fanciulla indifesa che viene ingannata dall’uomo che tanto ama, ma è anche l’immagine di una figura femminile con la propria dignità, una eroina che non può permettere si compia un delitto atroce né nei confronti dell’amato, né di chiunque altro. Si immola essa stessa, lasciando il genitore nello strazio più totale.

Ed ecco che nella collaudata regia di Ivo Guerra, grazie alle scene di Raffaele Del Savio ed agli splendidi costumi di Carla Galleri,  possiamo immergerci in tutte queste sensazioni. Lo sfarzo del primo atto, con la corte di Mantova in grande spolvero, il palazzo del Duca riccamente allestito, uno splendido balletto di tritoni e sirene ad allietare gli astanti, lascia presto il posto alla silenziosa piazza antistante la casa di Rigoletto in un’atmosfera decisamente più contenuta, ove si susseguono il duetto d’amore ed il rapimento subito dopo. Ancora, nel secondo atto, una splendida scalinata con arco centrale fa da sfondo alle confidenze della fanciulla oltraggiata ed alla successiva tanto invocata tremenda vendetta. Infine, ultimo atto nella foschia, con in primo piano la locanda di Sparafucile e sua sorella sulla destra del palco. Padre e figlia arrivano su di una barca ed assistono alle prodezze del Duca da dietro una rete eretta a mo’ di separé poco distante dall’ingresso della locanda stessa. Imponente e sempre presente sin dall’inizio, il castello di Mantova in lontananza. Una scenografia tradizionale che costituisce una garanzia di successo evergreen.

Se è ovvio che il cardine di tutta la vicenda è il vecchio gobbo maledetto, ancora di più lo è con il protagonista della serata, un Leo Nucci che ancora una volta mostra di avere sempre tantissime cartucce da sparare, mettendo a segno un colpo dopo l’altro. Il suo Rigoletto è un uomo ‘vissuto’, che riesce ad equilibrare e rendere credibile, sia il buffone sprezzante che non teme i cortigiani, sia il padre fin troppo adorante della propria figlia, e pertanto drammaticamente sopraffatto dagli eventi. È l’indiscusso re della scena su cui si muove agilmente, canta senza risparmio un ruolo fortemente suo, ipnotizzando il pubblico con ‘Cortigiani, vil razza dannata’, e conquistandolo definitivamente con l’immancabile bis della ‘Vendetta’.  

Splendida sorpresa della serata, il debutto in Arena della giovane Olga Peretyatko nei panni di Gilda. L’interprete coglie il senso della vicenda con sensibilità e passione. Il suo incedere lieve ma deciso, la sua espressività, unitamente ad una voce uniforme in tutta la gamma, dalla pasta soavemente acuta, sì da riecheggiare come un usignolo tra i boschi, ne decretano un successo pieno.

Molto adatto alla parte il tenore Saimir Pirgu, è un Duca affascinante e interessante. L’interprete ha messo in luce il lato passionale del personaggio, risultando convincente soprattutto nel duetto con Gilda e nell’aria ‘Ella mi fu rapita!’. La sua voce sale molto in alto e si sfoga a pieno con l’applauditissima ‘La donna è mobile’, che non è stata bissata nonostante le richieste, evidentemente per motivi di tempo.
Altra piacevole sorpresa lo Sparafucile di Andrea Mastroni: la facilità con cui si sofferma sulle note profondamente gravi, grazie al suo strumento bruno e dai toni quasi misteriosi, rende decisamente credibile l’interpretazione.

Sua sorella Maddalena è una ormai avvezza al ruolo Anna Malavasi. Il suo temperamento e la voce corposa trovano un buon adattamento a questo ruolo, rendendo nel complesso positiva la sua prova.
Bella voce piena per il Monterone di Abramo Rosalen, anche ben interpretato, e la Giovanna di Milena Josipovic , eseguita correttamente. Bene anche la resa interpretativa dei ruoli di Matteo Borsa e del Conte di Ceprano, rispettivamente Saverio Fiore e Dario Giorgelè, nonché di Marullo, Marco Camastra. Completano il cast Francesca Micarelli , Victor Garcia Sierra e  Irene Favro, alias la Contessa di Ceprano, l’usciere di corte ed il paggio della contessa.

A capo dell’Orchestra veronese debutta dopo il gala verdiano il Maestro Riccardo Frizza. La sua lettura dello spartito è attenta e priva di eccessi, con una sottolineatura dei momenti drammatici, ma senza appesantire l’organico.
Il Coro diretto da Armando Tasso ha un bell’impasto vocale e si trova decisamente più a suo agio quando non è costretto a cantare in gruppi distanti sull’immenso palco dell’anfiteatro.

Ancora una serata decisamente d'atmosfera, un successo pieno per tutti, con ovazioni per Nucci, Peretyatko, Frizza.

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Riccardo Frizza
Regia
Ivo Guerra
Scene
Raffaele Del Savio
Costumi
Direttore del coro
Carla Galleri
Armando Tasso


GLI INTERPRETI

Il Duca di Mantova
Saimir Pirgu
Rigoletto
Leo Nucci
Gilda
Olga Peretyatko
Sparafucile
Andrea Mastroni
Maddalena
Anna Malavasi
Giovanna
Milena Josipovic
Il Conte di Monterone
Abramo Rosalen
Marullo
Marco Camastra
Matteo Borsa
Saverio Fiore
Il Conte di Ceprano
Dario Giorgelè
La Contessa di Ceprano
Francesca Micarelli
Un usciere di corte
Victor Garcia Sierra
Un paggio della duchessa
Irene Favro


ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Brenzoni

LA MUSICA CLASSICA ITALIANA: BASSI E BARITONI











Continua il viaggio tra i talenti musicali del nostro paese e questa volta parliamo del velluto vocale, unito per questa occasione, del basso e baritono, che col suo fascino conquista ed emoziona il pubblico ogni qualvolta uno sciupa femmine come Don Giovanni, un malvagio come Macbeth, un istrionico Figaro, un sensibile Marcello, o un furbacchione come Dulcamara o Don Basilio, e via dicendo, prendono vita sui palcoscenici di tutto il mondo. Mai come in questo caso devo dire che c'è l'imbarazzo della scelta, perché abbiamo davvero tanti artisti straordinari dotati di questo timbro di voce. Così ho preso in considerazione solo dieci nomi rappresentativi, sempre attorno ai quarant’anni, e ovviamente in puro ordine alfabetico. 

Una delle eccellenze italiane è il basso/baritono Simone Alberghini: a soli quarant’anni vanta  una carriera importante che lo vede protagonista nei teatri di tutto il mondo con sempre significativi successi. Specializzato in ruoli prevalentemente belcantistici, la sua voce molto duttile, coadiuvata da una notevole abilità interpretativa,  gli consente di alternare ruoli comici a ruoli di estrema drammaticità. Padronanza della tecnica canora e gran classe nel muoversi in scena sono la sua ricetta vincente.



Fabio Maria Capitanucci è un altro bell’esempio di canto generoso e impegno sulla scena. Il baritono vanta già alla sua età numerosi successi in campo internazionale. Con Mozart, Rossini e Donizetti come  suoi cavalli di battaglia, è abile anche in repertorio pucciniano e verdiano. Un Artista a tuttotondo sempre più apprezzato e richiesto da grandi teatri d'opera.



Altro elemento di grande interesse è sicuramente il basso Luca dall’Amico. Si sta facendo veramente apprezzare in teatri prestigiosissimi ed in manifestazioni di gran rilievo, attirando crescente attenzione su di sé per le sue qualità artistiche. Voce profonda e salda gli consentono di muoversi in un repertorio vasto che comprende sia ruoli più leggeri, che fortemente drammatici ed impegnativi, sempre con ottima preparazione vocale e profondo studio dei personaggi.



Giovane cantante di spicco delle ultime stagioni d’opera è il baritono Alessandro Luongo. Anche questo Artista può annoverare un repertorio ampio che abbraccia diversi stili operistici, compresi quelli di autori più recenti, che da’ modo di apprezzare la sua voce in tutta la gamma di estensione. Fa già parlare molto bene di sé e continuerà a darci molte soddisfazioni in futuro.  



Splendido protagonista a livello internazionale  già da diversi anni, nonostante la giovanissima età, il baritono Simone Piazzola. Interprete sensibilissimo, dalla straordinaria presenza scenica e padronanza piena dei ruoli che interpreta, con una predilezione per il repertorio verdiano, incanta le platee mondiali con la sua voce baritonale chiara e consistente e per il fraseggio perfetto. Un riferimento per i ruoli drammatici, una punta di diamante, vanto della nostra scuola operistica.

Continuiamo con un altro Artista di grande personalità: il basso/baritono Vito Priante. Definito artista raffinato e versatile, specialista della musica barocca che coglie nella parola il giusto accento per offrire sempre interpretazioni magistrali.



Grandissimo talento in evidenza nelle ultime stagioni teatrali, che sta lasciando sempre stupore in chi assiste alle sue interpretazioni, il giovane baritono Luca Salsi. La sua voce vellutata corre via nei teatri ed arene di tutto il mondo senza freni e con perizia, si sta facendo valere come intenso interprete soprattutto del repertorio verdiano, in ruoli impegnativi e che richiedano grandi doti attoriali, tecnica e precisione esecutiva. Una altro giovane Artista che ci rende fieri del nostro patrimonio culturale.



Altro interprete di notevoli qualità è il baritono Vincenzo Taormina. Si distingue per il suo modo di affrontare il palcoscenico con partecipazione viva ed attenta, entra nei personaggi con grande maestria accompagnata da un canto fluido e preciso, un fuoriclasse senza dubbio.



Interprete di rilievo per i ruoli belcantistici e non solo, è il basso/baritono Nicola Ulivieri. Spigliato sul palco, preparato vocalmente, si annovera tra gli artisti italiani che si stanno facendo onore nei teatri più importanti negli ultimi anni per le sue interpretazioni centrate.



Chiudiamo questa carrellata con un interprete davvero imponente, dotato di una voce particolarissima: è il baritono Marco Vratogna. Grazie alla potenza del suo strumento scuro e drammatico, canta con la tempra adatta ai ruoli soprattutto verdiani, e colpisce per le sue abilità esecutive. Scoperto anche da istituzioni e teatri internazionali, è un altro grandissimo orgoglio italiano.



Un grazie dunque a tutti questi artisti e splendidi uomini, che donano fiducia al settore della lirica in questo difficile momento e che rendono me e tutti gli italiani fieri di far parte di un paese così ricco di talenti!


MTG

UN BALLO IN MASCHERA – GIUSEPPE VERDI, TEATRO ALLA SCALA , MILANO, 22 luglio 2013, ore 20.00


“Trasvolai nel manto serrato,
Così che m'han preso per un dell'agguato,
E intesi taluno proromper: L'ho visto,
È il sire; un'ignota beltade è con esso.
Poi altri qui volto: Fuggevole acquisto!
S'ei rade la fossa, se il tenero amplesso
Troncar di mia mano repente saprò. “

Nuova produzione del Teatro alla Scala, questo Ballo in Maschera verdiano ce lo ricorderemo per parecchio tempo....
Capolavoro di perfetta ambiguità ed equilibrio, perennemente in bilico tra commedia e tragedia, tra seicento e settecento, tra America ed Inghilterra, il capolavoro Verdiano è la sintesi completa di come il gioco delle parti a volte non sempre riesca come si vorrebbe.
E a trarre le fila di questo gioco delle parti è stato chiamato nel teatro meneghino, Damiano Michieletto, talentuoso regista veneziano che più volte ci ha regalato momenti di vero godimento visivo e intellettivo, in altre produzioni, in altri teatri.
Per il Teatro alla Scala, avvalendosi delle tecnicissime scene di Paolo Fantin e dei volutamente anonimi costumi anni novanta di Carla Teti, Michieletto ha pensato ad un Ballo in Maschera marcatamente provocatore, ideato su una concettualità di base che vede l'azione trasportata in una America di Nixoniana o Reganiana memoria, e in effetti più volte durante la recita sembrava di assistere ad una recita di 'Nixon in China' piuttosto che al Ballo in Maschera Verdiano.
L' idea di Michieletto non disturba l'azione, anzi molto spesso la valorizza e la rende molto interessante, il fatto stesso di attualizzarla e contestualizzarla in scene che oggi ci appaiono di frequente e in ambienti scenografici a noi comuni, risulta intellettualmente un gioco stimolante e che paga sotto il profilo della curiosità e dell'interesse al rinnovare un libretto già di suo perfetto.
L' unico problema della produzione intellettiva di Michieletto è però un altro: sa già di vecchio e di già visto.
Potrei citare così a memoria le produzioni di Pizzi a Piacenza o di De Tomasi a Fidenza qualche anno fa, dove già allora vedemmo un' Ulrica santona o imbonitrice televisiva e un Riccardo politico americano, e ancora il Riccardo politico con Oscar segretarioa a Berlino per la regia di Morabito, oppure le puttane sul cavalcavia che si menano del Parsifal di Bieito, per non parlare delle sagome della scena finale già viste e riviste in numerose produzioni di Lehnohff o di Kusej.
Michieletto comunque ci mette del suo e alla fine porta a casa uno spettacolo interessante ma non memorabile.

La produzione musicale vedeva sul podio del Piermarini Daniele Rustioni.
Affidare ad un ragazzo, seppur talentuoso, una partitura piena di insidie e di richieste di massimo studio e maturità come quella del Ballo verdiano, credo non sia stata una scelta felicissima da parte del Teatro alla Scala.
Rustioni ci presenta una concertazione legata alla più frusta tradizione, appesantita però da una completa mancanza di un'idea, di un brivido, di un'emozione.
L'orchestra della Scala ci mette del suo, risultando spesso svogliata e imprecisa, negli assiemi come nelle scelte agogiche spesso pericolosamente al limite della tenuta d'assieme.

Precisa e volenterosa la prova del coro guidato da Bruno Casoni.
Amelia era Sondra Radvanosky.
La cantante americana possiede un organo vocale potentissimo, di una tenuta esemplare, con acuti precisi e sicuri. Riuscisse a regalarci qualche modulazione dinamica, e una dizione più precisa, risulterebbe un' Amelia validissima. Prova comunque di alto livello.

Marcelo Alvarezera Riccardo.
Generosissimo cantante, Alvarez non si risparmia per tutta la recita, tratteggiando un Riccardo spavaldo e gigione (forse troppo a volte). Voce calda e suadente quella del tenore argentino che pecca a volte solamente per qualche attacco eccessivamente scoperto o per un fraseggio non proprio esemplare.

Zeljko Lucic era Renato.
Il baritono serbo, probabilmente terrorizzato dal clima in sala, ha fatto una recita in divenire.
Sfocato e spinto nel canto di conversazione nel primo atto, nel secondo e terzo atto si risolleva regalandoci un “Eri tu” encomiabile per finezza e interpretazione.

Ulrica era Marianne Cornetti.
Artista completa e precisa, la Cornetti incesella un'esecuzione da manuale, nonostante i segni del tempo comincino a farsi sentire e la sua salita alla parte superiore del rigo musicale risulti faticosa, la Signora Cornetti è e rimane una grande artista.

Serena Gamberoniera Oscar, e ci regala un Oscar  preciso e bello, avallato da una voce baciata dalla natura sicura e chiarissima, degna allieva della sua compianta maestra Alida Ferrarini dalla quale ha imparato sicuramente il fraseggio pulitissimo e una tecnica formidabile.
Forse complice la gravidanza, il caldo opprimente di questi giorni e la soporifera direzione di Rustioni, qualche volta è risultata sfasata negli assiemi e in qualche battuta nel tremendo concertato finale della scena quarta del terzo atto, ma la sua rimane una prova comunque maiuscola.

Precisi e bravi il Samuel di Fernando Rado e il Tom di Simon Lim.
Sprecata per una parte cosi piccola la bellissima voce di Alessio Arduini come Silvano, ci auguriamo di sentirlo presto in altri ben più impegnativi ruoli.
Corretti il giudice di Andrej Glowienka e il servo di Amelia di Giuseppe Bellanca.

Applausi convinti per tutti e qualche contestazione per Rustioni.

Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

Direttore        Daniele Rustioni
Regia              Damiano Michieletto
Scene              Paolo Fantin
Costumi         Carla Teti
Luci                Alessandro Carletti

GLI INTERPRETI

Riccardo        Marcelo Álvarez
Renato           Zeljko Lucic
Amelia            Sondra Radvanovsky

Ulrica             Marianne Cornetti
Oscar              Serena Gamberoni
Silvano           Alessio Arduini
Samuel           Fernando Rado
Tom                Simon Lim
Un giudice     Andrzej Glowienka
Un servo        Giuseppe Bellanca

d’Amelia


DO RE MI…..PRESENTO – intervista a …MARIA AGRESTA

Ogni volta che ci si avvicina a persone speciali ci si sente felici ed onorati di avere fatto la loro conoscenza. Anche in questo caso, non ci sono parole per descrivere quanta grazia, affabilità e generosità, distinguano l'Artista che ho avuto la gioia di incontrare. Il giovane soprano Maria Agresta, salernitana, è amabile e solare come i suoi concittadini, e con il suo incredibile talento ed i suoi successi si sta facendo valere in Italia e nel mondo come una delle più straordinarie esponenti del panorama operistico, rendendo fieri i suoi concittadini e noi tutti.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, domenica 14 luglio 2013, ore 21,15







Immaginate di far parte di una squadra di archeologi che stia effettuando degli scavi in Egitto. Finalmente dopo tanto duro lavoro una magnifica scultura appartenente all’epoca millenaria affiora alla superficie e quindi vi apprestate a spedire il sorprendente ritrovamento al museo di destinazione, in questo caso niente meno che il British di Londra. Quanti pensieri affollano la vostra mente: a chi sarà mai appartenuta quest’opera mastodontica, cosa sarà accaduto a quelle persone, come vivevano, quali storie avrebbero da raccontare? Poi cominciate ad immaginare i loro volti, le loro imprese, e vedere le vicende della principessa etiope Aida e del suo sfortunato amore per Radamès, capitano delle guardie del faraone, materializzarsi sotto i vostri occhi..

Ecco come inizia questa spettacolare produzione di Aida affidata al team catalano La Fura dels Baus, con regia di  Carlus Padrissa e Àlex Ollé. Per celebrare il centenario del festival areniano, nonché il bicentenario verdiano, la Fondazione Arena di Verona ha pensato ad un allestimento avveniristico da affiancare all’edizione che rievoca la prima del 1913, anch’essa in cartellone quest’anno, così da accontentare tutti i gusti.

Una produzione di grande effetto che impressiona lo spettatore dall’inizio alla fine, il quale deve necessariamente osservare a tuttotondo il palco e le gradinate, per non perdere le innumerevoli azioni che avvengono contemporaneamente alla scena principale.

Subito evidente il contrasto tra l’Egitto antico cui si riferisce la storia dell’opera e la proiezione degli eventi nel futuro, grazie alla maestosa scenografia di Roland Olbeter. Molti sono gli elementi interessanti di questa messa in scena.

Sul palco la gru che solleva i reperti nell’incipit, nel secondo atto diventa una centrale solare che viene costruita durante la scena del trionfo: la moderna costruzione fonte di luce è il richiamo all’antico dio egizio Ra, il dio-sole, quindi simbolo di grandezza e di potenza, come appunto enorme e potente è la centrale che produce energia. Ma l’energia è anche fonte di vita e di speranza per il futuro.
Molto suggestivo anche il gioco di ombre nella scena precedente proiettate sopra un telo piramidale, a sfondo dell’appartamento di Amneris intenta a prepararsi con le sue schiave per la festa del trionfo. E di grande effetto è sicuramente la presenza dell’acqua in scena, per rappresentare il Nilo nel terzo atto, ove i protagonisti si muovono circondati da coccodrilli di gomma animati che si aggirano minacciosi. Luci notturne invadono l'ambiente e rendono quasi sognante l'atmosfera. Molto commuovente il finale in cui il nucleo della centrale solare, ora tramutato in fatal pietra,  diventa simbolo di morte e si cala piano sui due sventurati, per custodirli per sempre, mentre Amneris continua a pregare troneggiando sul dorso della struttura stessa.

Non mancano certamente gli animali in scena, un classico per eccellenza, ma in questo caso elefanti, cavalli e cammelli sono completamente meccanici. Infine, i ricchi costumi di Chu Uroz, che per foggia ricordano la tradizione, sono invece realizzati con materiali avveniristici, tessuti leggerissimi che sembrano impalpabili. Quelli dei ballerini invece, sembrano delle tute spaziali, all’apparenza funzionali alle acrobazie richieste dalla coreografa Valentina  Carrasco. Va sicuramente riconosciuto grande merito agli effetti di luce realizzati da Paolo Mazzon che, con i diversi chiaro – scuro e le varie sfumature di colore, contribuiscono non poco a dare ora atmosfere di grande festa, ora di mistero, ora di intenso pathos, ai vari momenti della narrazione.
Insomma una messa in scena che a nostro avviso offre spunti nuovi ogni volta che la si guarda.

Dal punto di vista musicale una serata davvero positiva.

Maria Josè Siri è un’Aida che non si risparmia mai, interpreta con cuore e passione il suo personaggio, con ottima dizione e mostrando una voce piena, dal bellissimo colore, veramente in forma, che si muove con scioltezza in tutta la sua gamma.

Altrettanto convincente il Radamès di Jorge de León:, passionale come guerriero e dolce come amante, la sua voce acuta si lancia senza paura avanti nello spazio areniano, con sicurezza anche nei passaggi più temuti. La sua soave ‘Celeste Aida’ ottiene plauso ed ammirazione.

Grande carattere anche la Amneris di Elena Gabouri, che ha uno strumento davvero impressionante: potente, incisivo, corposo. Il mezzosoprano entra nel personaggio senza sbagliare un colpo. Piccolo neo la pronuncia dell’italiano che andrebbe perfezionata.
Gran bella voce Vitalij Kowaljow, che da' vita al Gran Sacerdote Ramfis col giusto piglio e mostrando precisione anche nell’emissione vocale.

Il Re è interpretato da Carlo Cigni,  non particolarmente incisivo, ma corretto nell’esecuzione e dotato anch’esso di uno strumento interessante.
In buona serata anche Andrzej Dobber, che si trova a suo agio nel ruolo del fiero Amonasro, sia vocalmente che scenicamente.
Bene nei brevi ruoli di messaggero e sacerdotessa  Riccardo Botta ed  Elena Rossi.                                                                              
Molto suggestivi i balletti del corpo di ballo dell’Arena, ben elaborati ed emozionanti, persino funambolici.
Il coro di Armando Tasso ha offerto una buona prova entrando anche con buona presenza nella messa in scena.  

L’orchestra è guidata da un impetuoso Omer Meir Wellber. Il Maestro impone ritmi concitati con piglio brioso e dando molto anche fisicamente. Dirige a memoria il capolavoro verdiano senza mai titubare, con l’orchestra sempre in pugno, che ha dovuto veramente marciare per seguire il suo passo. 

Sicuramente un'edizione che farà parlare a lungo di sé, ma che comunque non tradisce la centralità dei personaggi, delle loro emozioni, delle loro vite.
MTG



LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Omer Meir Wellber
Regia di
Carlus Padrissa e Alex Ollé / La Fura dels Baus
Scene
Roland Olbeter
Assistente alla regia / Coreografa
Valentina  Carrasco
Costumi
Chu Uroz
Lighting designer
Direttore Corpo di ballo
Direttore del coro
Paolo Mazzon
Maria Grazia Garofoli
Armando Tasso


GLI INTERPRETI

Il Re
Carlo Cigni
Amneris
Elena Gabouri
Aida
Maria Josè Siri
Radames
Jorge de León
Ramfis
Vitalij Kowaljow
Amonasro
Andrzej Dobber
Sacerdotessa
Elena Rossi
Un messaggero
Riccardo Botta


Orchestra, coro, corpo di ballo e tecnici dell'Arena di Verona
Direttore allestimenti scenici  Giuseppe De Filippi Venezia











Foto Ennevi

DANIEL BARENBOIM - BERLIOZ, SYMPHONIE FANTASTIQUE / LISZT, LES PRELUDES. WES EASTERN DIVAN ORCHESTRA


Uscito da pochissimi giorni questo album ci porta nel fascino della musica romantica con due pezzi da novanta: Berlioz e Liszt. Al primo è innanzitutto dedicata l'esecuzione del poema sinfonico che in realtà ha il titolo completo di Episodi della vita di un artista, sinfonia fantastica in cinque parti, op.14. E’ sicuramente la composizione più nota del musicista francese, che viene considerata tutt’oggi innovativa e piena di spunti unici e particolari, considerando la sua prima esecuzione datata nel lontano 1830, poiché si distacca alquanto dalla tipica musica dell’epoca.I suoi cinque episodi, ‘Fantasticherie – Passioni’ , ‘Un ballo’, ‘Scena campestre’, ‘Marcia al supplizio’, e ‘Sogno di una notte di sabba’, ci raccontano proprio una storia ben dettagliata da Berlioz stesso nel programma che la accompagna: un épisode d’une vie d’artiste appunto, nel suo titolo originale. Ogni singolo episodio musicale è spiegato come il racconto dei sentimenti, delle speranze e delle delusioni, causate da un fantomatico artista che si innamora di una donna e prova passioni profonde miste ad altrettante delusioni, poiché non vede ricambiato il suo sentimento, e pertanto assume dell’oppio per lenire le sue sofferenze. Sembra ovvio il riferimento autobiografico all’aver conosciuto l’attrice Harriet Smithson, sua futura moglie, ed aver provato un fortissimo sentimento che qui viene esasperato alla massima potenza. La figura femminile rappresenta l’idea fissa che ricorre per tutto il poema come motivo portante tradotto in note. Bellissimo il valzer del secondo movimento, strepitosa e carica di pathos la Marcia al supplizio, ove il protagonista sogna di venire condotto per aver causato la morte  dell’amata, e magnifico il finale ove sembra di vedere proprio le streghe che sfilano davanti a noi nella loro danza demoniaca.
Barenboim dà risalto a tutte queste sensazioni con la sua Divan Orchestra,  capolavoro di competenza musicale ed unione culturale, che convince in egual misura con Le préludes di Liszt, nella seconda parte di questo CD.
Quest’altro poema sinfonico è composto da un unico movimento, in cui comunque sono presenti l'Introduzione, l'Allegro maestoso, l'Allegretto pastorale e l'Allegro marziale. Fu rimaneggiato a più riprese tra il 1844 ed il 1856, anch’esso accompagnato da un programma esemplificativo, che in questo caso pare ispirato alle Nouvelles méditations poétiques di Lamartine. La vita è un lunghissimo preludio verso qualcosa di costantemente atteso dall’uomo, che quindi prova ad isolarsi nello spensierato mondo campestre, fatto di suoni placidi, calma, malinconia,. Ma non resiste a lungo e quindi al richiamo della tromba corre via ancora una volta verso nuovi pericoli ed anche verso l'inevitabile destino della morte.
Un’altra esecuzione puntuale ed attenta da parte di Daniel Barenboim, un CD vivamente consigliabile, perché no, anche nei pomeriggi estivi di relax!

MTG  



IL TROVATORE , GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, sabato 6 luglio 2013, ore 21, 15







Chi si appresta a varcare la soglia dell’Arena di Verona per la prima volta per assistere ad una rappresentazione operistica, indubbiamente resta incantato nel trovarsi di fronte ad un allestimento di tale imponenza, che porta la firma di Franco Zeffirelli. Anche chi ha avuto la fortuna di assistere a questo Trovatore già nelle sue passate edizioni, dal 2001 e poi in successive riprese fino ad oggi, trova sempre nuovi spunti per restarne affascinato. Ogni volta il regista toscano ama stupire il suo pubblico con elementi dal forte impatto visivo: due monumentali sculture di guerrieri sono poste ai lati del palcoscenico, coloratissime masse di gente affollano le scene, brillanti balletti animano la narrazione in più punti, e non mancano animali in carne ed ossa che contribuiscono a far restare di stucco chi guarda. Quasi come trovarsi a Cinecittà.

Sullo sfondo vi sono tre torri che vengono magnificamente illuminate con colori e sfumature diversi, a sottolineare l’intensità dei differenti momenti della rappresentazione, circondate da un suolo fatto di pietra. Meravigliosa l’apertura della torre centrale nel secondo atto, che svela una cappella barocca riccamente decorata, con tanto di enorme crocifisso al centro. Arricchiscono questa magnifica scenografia i costumi di Raimonda Gaetani, bellissimi e sgargianti. Il punto focale delle vicende in atto è indubbiamente la ‘pira’, terrore e destino dei protagonisti, per un’opera ‘fiammeggiante’, come lo erano gli animi risorgimentali degli italiani quando fu scritta da Giuseppe Verdi nel 1853.

Ma sono soprattutto le passioni eterne che infiammano gli uomini e che qui sono esemplificate in modo chiarissimo dai personaggi che Verdi tratteggia con maestria insieme al librettista Salvadore Cammarano innanzitutto, e a Leone Emanuele Bardare successivamente dopo la scomparsa del primo. Manrico e il Conte di Luna ardono di passione per la dolce Leonora, che passa dai sogni romantici col suo trovatore, all’idea di entrare in convento, per poi tornare a sperare di coronare il suo sogno ed infine togliersi addirittura la vita, nel tentativo di salvare il suo amato tratto in ceppi e sfuggire al suo odiato rivale. Passione e desiderio di vendetta ispirano soprattutto il personaggio forse più caratteristico dell’opera: Azucena, la strega orribile ma dal cuore trafitto di figlia e madre che grida vendetta, prontamente ottenuta nel più crudele dei giochi del destino, con la morte del protagonista per mano del suo vero fratello!

Una trama così intricata e passionale necessita anche un cast che possa offrire una interpretazione decisamente ‘accorata’.

Carlo Ventre è un Manrico fiero e fervente. Il suo trovatore è di carattere, con una pronuncia molto buona. Un po’ fisso sulla scena, mostra però di saper far suo il personaggio con voce soprattutto potente che corre via senza esitazione.

Hui He è una dolcissima Leonora. Molto più a suo agio nelle arie di sentimento, offre un fraseggio buono e colpisce con i suoi filati sottilissimi e precisi. La sua interpretazione si fa più convincente soprattutto dalla seconda parte della serata. Con una splendida ‘D’amor sull’ali rosee’ il soprano mostra di che pasta è fatto.

Dare volto e movenze alla enigmatica e misteriosa Azucena è veramente impresa titanica ed Anna Smirnovace la mette tutta nell’interpretare questo ruolo. Non sempre la sua voce sa accompagnare ciò che il gesto mostra; ha sì un colore interessante, ma a nostro avviso non troppo adatto a questo ruolo. L'interprete dunque si costringe ad alcune forzature che inficiano la resa canora complessiva.

Artur Rucinski è davvero uno splendido Conte di Luna. La presenza scenica e le doti attoriali sono notevoli. Grazie anche al bellissimo timbro vocale, il baritono interpreta il suo personaggio con giusto slancio e precisione; notevole su tutto l’esecuzione dell’aria ‘Il balen del suo sorriso’, eseguita con grande intensità.

Roberto Tagliavini interpreta un buon Ferrando sia per vocalità che presenza scenica. Completano il cast Elena Borin, Paolo Antognetti, Victor Garcia Sierra, e Cristiano Oliviericon la loro buona interpretazione dei rispettivi ruoli di Ines, Ruiz, un vecchio zingaro, ed un messo.
L’orchestra dell’Arena di Verona è guidata da  Giuliano Carella. Il maestro dona una impronta di carattere anche alla conduzione musicale, con ritmi piuttosto sostenuti, come se il fuoco ardesse nelle note stesse, talvolta anche a scapito del contatto con il palco. Mostra un maggior feeling con i musicisti in buca seguendoli con gesto molto ampio ed inequivocabile.

Bene il coro di Armando Tasso, mentre i balletti sono stati eseguiti dal corpo di ballo areniano in collaborazione con la compagnia spagnola El Camborio nella coreografia ripresa da Lucia Real.

Molti applausi per tutti i protagonisti in una serata davvero ‘calda’ in tutti i sensi, di questa estate veronese.

MTG


   LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Giuliano Carella
Regia e scene
Franco Zeffirelli
Costumi
Raimonda Gaetani
Coreografia
El Camborio ripresa da Lucia Real
Maestro d'armi
Renzo Musumeci Greco


GLI INTERPRETI


Il Conte di Luna
Artur Rucinski
Leonora
Hui He
Azucena
Anna Smirnova
Manrico
Carlo Ventre
Ferrando
Roberto Tagliavini
Ines
Elena Borin
Ruiz
Paolo Antognetti
Un vecchio zingaro
Victor Garcia Sierra
Un messo
Cristiano Olivieri

 ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI E DELL'ARENA DI VERONA
 Balletto spagnolo El Camborio - Lucia Real








Foto Ennevi

XX EDIZIONE PREMIO GIUSEPPE LUGO – PARCO DI VILLA VENTO, CUSTOZA (VR), martedì 2 luglio 2013, ore 21,00


Nel 1994 si costituiva, grazie alla volontà del Commendatore Giuseppe Pezzini, il comitato Giuseppe Lugo, in onore del grandissimo tenore di Rosolotti – Sona (VR), che ha contribuito a fare grande la storia della lirica italiana nel mondo. In quella che fu la sua splendida dimora di Custoza, Villa Vento, si è tenuto il concerto in memoria del grande artista, per assegnare, come da già ben venti anni a questa parte, l’ambito premio alla carriera ad un artista che, come fece il tenore, in questi anni ha portato alto il nome della musica italiana ovunque 

Il premio vanta anche la collaborazione della Fondazione Arena di Verona, dell’Accademia Filarmonica, della Regione Veneto, della Provincia di Verona, del Comune di Sommacampagna e della Proloco di Custoza.

In passato sono stati premiati cantanti del calibro di  Domingo, Carreras, Corelli, Di Stefano, per citarne solo alcuni. Quest’anno, il comitato giudicante, composto dallo stesso Commendator Pezzini, dal soprano Magda Olivero, e dal soprano Adriana Lazzarini, ha assegnato il riconoscimento al tenore Celso Albelo, che insieme ai colleghi Linda Campanella, Rossana Rinaldi, Bruno de Simone e Romano dal Zovo, hanno offerto una serata piacevole di bella musica e ricordi.

In apertura, un omaggio alla compianta Alida Ferrarini, scomparsa in questi giorni, e che fu premiata in questa cornice per la sua folgorante carriera nell’anno 2001: l'ascolto di un estratto dall’aria di Rigoletto ‘Caro nome’ che il soprano soleva cantare come un angelo.

Il programma del concerto è stato ampio e molto variegato: dai capolavori di Rossini e Donizetti si è passati naturalmente a Verdi, e non sono mancati nomi internazionali quali Strauss ed Offenbach.

Linda Campanella ha aperto il concerto con la difficile aria  ‘Frühlingsstimmen’ di Strauss, che ha messo in evidenza innanzitutto il colore limpido e melodioso della sua voce. Il soprano non si è risparmiato nei virtuosismi risolti grazie a tecnica ed esperienza. Delicato il duetto ‘Barcarola’ da ‘Les contes d’Hoffmann’di Offenbach, con la collega Rinaldi, e molto divertente, anche per interpretazione e feeling con il baritono De Simone, l’aria ‘Signorina, in tanta fretta’ da Don Pasquale di Donizetti. Col tenore premiato ha entusiasmato grazie all’aria ‘Una parola, Adina’, dall’ Elisir donizettiano, e molto bene è riuscita a superare le impervie agilità di ‘Ardon gli incensi’ da Lucia di Lammermoor, ancora di Donizetti.

Rossana Rinaldi ha interpretato l’aria ‘Mon coeur’ da Samson et Dalila di Saint –Saens, ‘O mio Fernando’ da ‘La Favorita’ di Donizetti,  ‘Là ci darem la mano’ da Don Giovanni di Mozart con dal Zovo. Se naturalmente più dimesso è il tono per interpretare Saint –Saens, la sua voce calda e coinvolgente da mezzosoprano si apre grazie all’impegnativa aria di Donizetti, e risulta sognante con l’aria di Mozart insieme al basso. Molto buono il feeling vocale con il soprano nell’aria di Offenbach, come detto prima.

Bruno de Simone ha allietato ed arricchito le esecuzioni in duetto con i colleghi, mettendo in evidenza che oltre al canto serve anche tanto ‘mestiere’ sul palco, e di sicuro dopo tanti anni ne ha da vendere. Anche nell’aria ‘Sia qualunque delle figlie’ dalla Cenerentola di Rossini, è soprattutto la sua recitazione a convincere e divertire.

Altro ospite della serata il basso Romano dal Zovo: il materiale di cui dispone è dal bel colore, mostra ancora qualche immaturità nell’emissione vocale che avrà sicuramente il tempo di perfezionare, stesso dicasi per quanto riguarda la presenza scenica visti i ruoli scelti. Per lui, oltre al duetto citato, l’aria ‘Il lacerato spirito’ da Simon Boccanegra e ‘Vieni o Levita’ da Nabucco, entrambi di Verdi.

Non poteva esimersi dal cantare il premiato Celso Albelo. La limpidezza della sua voce tenorile, acuta e vellutata, è ben nota. Esegue con nonchalance la celeberrima ‘La donna è mobile’ dal Rigoletto verdiano, più due duetti dall’Elisir d’amore di Donizetti. Mostra un’ottima dizione e possiede grandi doti attoriali, in particolar modo mostrate in quest’opera, interpretata sia col soprano come detto, che insieme al baritono De Simone, nella spassosa aria ‘Dottore, perdonate’. I due ruoli di Nemorino e Dulcamara sembrano tessuti su misura per questi due artisti.
Bis della Canzone del Vento come da tradizione a fine concerto.

Con la solita perizia tecnica e di ottima accompagnatrice, il Maestro Patrizia Quarta ha guidato gli artisti per tutta la serata col suo pianoforte, insieme al bravissimo presentatore Davide Da Como della Fondazione Arena di Verona.
Appuntamento all’anno prossimo!
MTG



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VIVA VERDI – VICENZA, PIAZZA DEI SIGNORI, lunedì 1 luglio 2013, ore 21,00


La nona edizione del concerto dedicato a Giuseppe Verdi non poteva cadere più che a fagiolo nell’anno del bicentenario dalla nascita del nostro musicista più acclamato al mondo. Lo spettacolo si è svolto in una gremitissima Piazza dei Signori, con la Basilica Palladiana, la Loggia del Capitaniato ed i suoi splendidi palazzi a farne da palcoscenico naturale.   Le quattro voci che coprono tutti i registri si sono alternate in un pot-pourri di arie verdiane per tre ore abbondanti di emozioni. La forza del destino , con la sua celebre sinfonia, l’Oberto, il Falstaff, l’Aida, Un ballo in maschera, Don Carlo, Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata, e non poteva mancare il coro del Nabucco. A nostro avviso non c’era certo bisogno dei microfoni disposti sul palcoscenico, che tendono ad appiattire certi effetti ed esagerare talaltri.

Ancora una prova superlativa e di gran classe per Silvia dalla Benetta. Il soprano ha eseguito arie diversissime tra loro mostrando la sua perizia tecnica e partecipazione emotiva. Si muove in tutta la gamma del suo registro senza alcun indugio, con voce sicura e potente, che certamente non ha bisogno dei microfoni presenti sul palco. La sua voce corre via in tutta la piazza con acuti perfetti, filati delicatissimi, come ad esempio in ‘Caro nome’ (Rigoletto), e con una dolcezza che coccola le orecchie. Il suo cavallo di battaglia ‘E’ strano…sempre libera’ (Traviata) consacra il successo della sua esibizione. 

Ad interpretare invece le  difficilissime arie da mezzosoprano Victoria Lyamina. Purtroppo la cantante non è riuscita a regalare le emozioni che ci si poteva aspettare da arie che lasciano sempre col fiato sospeso, come 'Oh, Don fatale' (Don Carlo) o 'Stride la vampa' (Trovatore). Pur possedendo un bel timbro vocale, il suo fraseggio è approssimativo, spesso è a corto di fiato, la posizione della bocca è sbagliata e soprattutto le vocali sono troppo aperte e poco eleganti. Gli acuti sono forzati ed è estremamente evidente anche il passaggio di registro.

Poderoso il fronte maschile con due cavalli di razza.
Rudy Park è un tenore ormai noto per il suo strumento ricco, dal bellissimo colore e che si presta anche ad ampi spazi all’aperto. Certo risulta più adatto ai ruoli battaglieri che a quelli da romantico rubacuori, ma il tenore sta cominciando a modulare anche i diversi suoni per sottolineare col giusto accento i vari personaggi che si appresta ad interpretare. Notevoli la sua 'Celeste Aida' e ' Di quella pira' (Trovatore). Molto gradito il brindisi da Traviata col soprano Dalla Benetta. 

Molto interessante anche la voce baritonale di Ivan Inverardi. Il colore è molto bello, potente e corposo il suo timbro. Tende un po’ ad esagerare negli atteggiamenti quando le arie entrano nel  culmine, ma la resa complessiva delle sue esecuzioni è pregevole e di notevole effetto, come ha mostrato in 'Di provenza il mare, il suol' (Traviata) o in 'Cortigiani, vil razza dannata' (Rigoletto).

La piacevole serata è stata brillantemente accompagnata dal coro e dall’Orchestra di Vicenza, che  raccoglie anche elementi della OTO, diretti dall’esperienza e passionalità del Maestro Giuliano Fracasso, che ha mostrato di amare e ‘sentire’ Verdi in particolar modo ieri sera.
Applausi e tanta serenità per tutti i presenti.

MTG


NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, sabato 29 giugno 2013, ore 21,15.




L’allestimento del Nabucco che viene proposto quest’anno all'Arena di Verona è datato anni novanta, firmato dallo storico regista Gianfranco de Bosio. Un classico nel vero senso della parola sia per stile che per significati proposti. La centralità dei due popoli ebraico e babilonese a confronto,  sullo sfondo del tempio ebraico di Gerusalemme, e successivamente la torre di Babele, che viene distrutta con un effetto scenico che consiste in una grande esplosione. Il tutto condito con una certa solennità di atmosfere, sottolineata anche dagli effetti di luce. Di grande impatto sicuramente le scene di Rinaldo Olivieri, che ha posto in essere ciò che allora De Bosio aveva concepito per quest’opera. Un allestimento così bello ed imponente però dopo tanti anni poteva anche essere leggermente svecchiato, soprattutto nei movimenti scenici che sono risultati un po’ troppo statici in generale, ed il ritmo degli avvicendamenti in scena ne ha risentito in più parti.

Il cast della serata ha visto esibirsi bellissime voci, con qualche incertezza per alcuni interpreti.

Il ruolo del protagonista è affidato ad Ambrogio Maestri. Si rivela sempre essere un grande artista per tenuta sulla scena e per temperamento. Il colore della sua voce è ricco e molto bello. Tuttavia mostra un certo affaticamento nella resa vocale su alcuni passaggi, tendendo poi a sfogare troppo eccessivamente sugli acuti.

Un magnifico Ismaele è interpretato da  Stefano Secco. La sua voce ha un bellissimo colore, chiaro, limpido e canta con disinvoltura e precisione su tutta la gamma del suo registro.

Altra interprete dalla notevole presenza scenica è la perfida Abigaille impersonata da Tiziana Caruso. Il giovane soprano offre una voce molto potente, robusta e raffinata allo stesso tempo: molto affascinante. Centra la sua esecuzione entrando nella parte con crescente carisma e personalità.

La sua antagonista è  Anna Malavasinei panni di Fenena. Buona la sua immedesimazione nel personaggio, la sua voce si esprime al meglio quando si trova nella gamma più alta, mentre tende ad incupirsi nei toni medio – bassi, leggermente forzando la sua natura tendenzialmente più acuta.

Sicuro ed indomabile lo Zaccaria di Carlo Colombara. Il suo carisma gli consente di centrare una interpretazione autoritaria e convincente, grazie anche alla sua voce profonda e ben assestata nella sua emissione.
Carlo Bosisi fa apprezzare anche se per un ruolo breve, Abdallo, grazie al suo spirito interpretativo ed alla sua voce molto melodica che ci piacerebbe sentire anche in altri ruoli.
Infine Francesco Palmieri è il Gran Sacerdote di Belo, mentre Anna è Maria Letizia Grosselli.

L’Orchestra dell’Arena di Verona non è parsa nella sua migliore forma. Nelle intenzioni di Julian Kovatchevla volontà di imprimere ritmi più sostenuti, per donare più carattere ad una messa in scena piuttosto lenta, ma in diversi punti si è notato il conseguente distacco dal palcoscenico, e talvolta dall’operato del pur bravo coro diretto da  Armando Tasso.

Il pubblico ha come ormai di prassi richiesto il bis del ‘Va pensiero’, prontamente accontentato, tributando al termine della rappresentazione moltissimi applausi a tutti i protagonisti, in particolar modo Caruso e Secco. Apprezzamenti anche per Kovatchev.
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Julian Kovatchev
Regia
Gianfranco de Bosio
Scene
Direttore del coro
Rinaldo Olivieri
Armando Tasso


GLI INTERPRETI
Nabucco
Ambrogio Maestri
Ismaele
Stefano Secco
Zaccaria
Carlo Colombara
Abigaille
Tiziana Caruso
Fenena
Anna Malavasi
Gran Sacerdote di Belo
Francesco Palmieri
Abdallo
Carlo Bosi
Anna
Maria Letizia Grosselli



ORCHESTRA CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Ennevi

TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, venerdì 28 giugno 2013, ore 21,15







Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte’. Così scriveva l’esteta per eccellenza Gabriele d’Annunzio e così ha sempre fatto la parigina Violetta Valery finché ha potuto: feste, lusso, uomini, regali, piacere; tutto ciò che le poteva rendere la vita lieta, ‘di gioia in gioia’. E l’allestimento che ripropone il festival areniano quest’anno ideato da Hugo De Ana esemplifica visivamente questo modo di pensare. Con le sue immense cornici poste in maniera irregolare sull’infinito palcoscenico veronese, il regista, scenografo e costumista, vuole proprio ‘incorniciare’ ad arte la vita e gli amori dei protagonisti di questa arcinota opera verdiana.

Le ambientazioni studiate all’interno ed intorno alle suddette cornici sono arricchite da tele e pannelli dai colori vari e delicatissimi che ne completano lo sfondo, gli effetti di luce ed ombra sono azzeccatissimi a sottolineare ogni sfumatura della narrazione. Per non parlare dei meravigliosi abiti che il regista ha creato per questa produzione: ogni signora del pubblico ha sicuramente desiderato di possederne uno..

Certo tutta l’audience ha vivamente apprezzato i protagonisti di questo spettacolo in ogni sua parte, dagli interpreti all' esecuzione musicale.

Lana Kosinterpreta una bellissima Violetta Valery. La sua figura è esaltata dai ricchi costumi di De Ana e si muove sulla scena con disinvoltura ed eleganza. La sua voce si estende nell’aria senza difficoltà,  ricca e corposa, e si esprime al meglio soprattutto nei  pianissimo più che nelle agilità. Bene soprattutto nell’ultimo atto, ove riesce ad imprimere particolare intensità al ruolo della donna sofferente e malata, ma che spera fino all’ultimo di ricominciare a vivere e sognare.

Splendido nel ruolo di Alfredo John Osborn. Ottimo il fraseggio, bellissimo il timbro morbido della sua voce acuta e precisa, dall’ottimo volume, udibile in ogni parte del palcoscenico . Una carezza ogni sua nota emessa con precisione e maestria. Il suo Alfredo è tenero ed appassionato, esprime tutte le emozioni del personaggio coinvolgendo e convincendo.

Autoritario quanto basta Roberto Frontali, nei panni di un Giorgio Germont espresso con piglio paterno e convinzione, dotato di una voce baritonale ben emessa e dal bel colore. 

Sanya Anastasiaè una spigliata Flora, che con la sua voce scura e piena ben si cala nel ruolo dell’amica ‘allegra’ di Violetta. Ben interpretato anche il Gastone di Carlo Bosi, che impersona con incisività e presenza scenica, coadiuvate da una voce dal bel timbro setoso, il suo ruolo di amico compartecipe delle vicende del protagonista.

Annina è una giusta Teona Dvali, come pure ben si addicono ai loro ruoli correttamente interpretati Nicolo' Cerianie Paolo Maria Orecchia, rispettivamente i nobili Douphol e d'Obigny. Convincente nel breve ruolo del medico Gianluca Breda, e Antonio Feltraccocome Giuseppe. Bene Andrea Cortese, sia come domestico di Flora che come Commissionario.

Il coro dell’Arena diretto da Armendo Tasso offre come sempre una prova positiva, pur se leggermente impreciso quando posto ai lati del palco, forse a causa dell’acustica dispersiva.
Il corpo di ballo dell’Arena offre uno spettacolare completamento a questo splendido allestimento, con le belle coreografie di Maria Grazia Garofoli.

L’Orchestra dell’Arena di Verona è diretta da Andrea Battistoni. Il Maestro offre una lettura di questa pagina verdiana molto ‘intima’. Sin dalla ouverture è chiaro l’intento di sottolineare il pathos che tutta l’opera trasmette, con suoni delicati, anche nei momenti più concitati. L'effetto complessivo è dunque elegante, offrendo sonorità mai esagerate, che si completano con le voci degli interpreti senza sovrastarli, cosa molto difficile in una cornice così particolare.

Applausi anche a scena aperta, il pubblico ha tributato un caloroso successo a tutti gli interpreti, con ovazioni alla coppia protagonista ed al direttore d’orchestra.
Una produzione veramente degna del festival e della sua fama!
MTG


LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra
Andrea Battistoni
Regia, scene, costumi e luci
Hugo De Ana
Coreografia
Direttore del coro
Direttore del corpo di ballo
Direttore allestimenti scenici

Leda Lojodice
Armendo Tasso
Maria Grazia Garofoli
Giuseppe De filippi Venezia

GLI INTERPRETI
Violetta Valery
Lana Kos
Alfredo Germont
John Osborn
Giorgio Germont
Roberto Frontali
Flora Bervoix
Sanya Anastasia
Annina
Teona Dvali
Gastone
Carlo Bosi
Barone Douphol
Nicolo' Ceriani
Marchese d'Obigny
Paolo Maria Orecchia
Dottor Grenvil
Gianluca Breda
Giuseppe
Antonio Feltracco
Domestico/Commissionario
Andrea Cortese


ORCHESTRA, CORO E CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA








Foto Ennevi

MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, martedì 25 giugno 2013, ore 19,00



È questo uno dei più rappresentati titoli di Puccini, Madama Butterfly, che vide la luce il 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano senza ottenere il giusto successo, poi ottenuto dopo alcune sostanziali modifiche operate dall’autore, al Teatro Grande di Brescia, nel successivo mese di maggio. Questo intenso lavoro tratto dal dramma omonimo di Belasco, ha come origine un fatto realmente accaduto: una geisha era stata ingannata da un uomo forestiero ed aveva tentato il suicidio qualche anno prima. E’ un dramma che ottiene in modo particolare la compartecipazione del pubblico, poiché chi ascolta ed osserva vorrebbe quasi salire sul palco e gridare alla piccola Cio-Cio-San di non farsi illusioni, che il suo adorato salvatore non la porterà mai via dalla sua città, che è tutto evidente sin dall’inizio! E dobbiamo dire che lo spettacolo che abbiamo visto ci mette subito in questo stato di commozione nei confronti della protagonista, perché su tutto sono esposti gli stati d’animo, più che il contorno esteriore.

La produzione che il Teatro la Fenice di Venezia mette in scena quest’anno rientra in un progetto speciale nell’ambito della 55^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La regia è curata da Àlex Rigola, che in collaborazione con Mariko Mori, scenografa e costumista, ha creato uno spettacolo senza tempo e senza specifica ambientazione, ma pieno di intensità e molto coinvolgente. Sono appunto in scena i sentimenti dei protagonisti, messi così a nudo da lasciare chi assiste senza parole, avvolgendolo continuamente con i suoi artifizi: il coro muto che circonda la platea alle sue spalle, la protagonista che resta sul palco in veglia durante il celebre intermezzo, mentre uno schermo sul palco proietta stelle cadenti dal nero cielo dell’universo. 

Al centro dell’ambientazione la lemniscata a simboleggiare l’infinito. I colori di fondo sono sempre su toni dal rosa al violetto, ma il bianco domina su tutto, anche nei delicati costumi delle ballerine che accompagnano larga parte della narrazione. Splendido il costume di Cio-Cio-San, una veste bianca a cui si appoggia un mantello con alle spalle delle ali colorate che ne esemplificano il celebre appellativo. Anche se sostanzialmente la scena è vuota, nell’ultima parte è addirittura tutto bianco senza arredi, tale è lo sforzo registico interpretato dagli artisti che non ci si accorge neanche di ciò che (non) li circonda.

Il ruolo del titolo è affidato ad una particolarmente ispirata Amarilli Nizza. Il soprano mostra tutte le sfaccettature del personaggio con straordinaria ricchezza interpretativa. Da delicata fanciulla in fiore nel primo atto, si trasforma in   donna tradita madre, che si appresta ad affrontare con dignità quasi regale un destino negato fino alla fine. A sostegno di ciò, una voce che soffre con i suoi filati delicati e intensi, piange con gli acuti ben assestati ed offre un colore ricco e importante. Splendida!

Andeka Gorrotxategui è Pinkerton. Lo strumento di cui dispone è di bel colore che non difetta in potenza nelle note di slancio, mentre scompare leggermente nell’orchestra se l’emissione si trova nel registro medio. L’impegno nel ruolo è stato discreto, ma manca ancora l’esperienza del personaggio che ne conferirebbe maggior credibilità ed autorevolezza.

Splendida Manuela Custer nel ruolo di Suzuki. Si cala nel personaggio con una compostezza ed una classe in perfetta simbiosi con la protagonista. Il colore scuro della sua voce è pieno e a tratti delicato, realmente compartecipe delle vicende in scena, convince a pieno e meritatamente.

Sharpless è un bravissimo Vladimir Stoyanov: molto espressivo, canta con decisione ed autorevolezza interpretando il suo ruolo e convincendo per tenuta vocale e resa scenica.
Goro è interpretato da Nicola Pamio. Non ci è molto chiara la scelta di fargli indossare degli occhiali da sole bianchi che lo rendono somigliante ad un Renato Zero un po’ anomalo, ma il suo personaggio di ‘combina matrimoni’è interpretato con buono spirito e doti vocali.  

Il principe Yamadori è William Corrò che esegue la sua parte con buono agio interpretativo e canoro, così come lo zio Bonzo, alias Riccardo Ferrari. Aggraziate e ben eseguite le parti della madre, zia e cugina di Butterfly: nell’ordine  Misuzu Ozawa, Marta Codognola, Sabrina Mazzamuto, come pure corretti Emanuele Pedrini, Ciro Passilongo ed Enzo Borghetti, rispettivamente il commissario imperiale, Yakusidé e l’ Ufficiale del registro. Infine Julie Mellorriesce ad interpretare in modo convincente il ruolo della vincitrice, ma compassionevole, Jane Pinkerton, con una voce interessante che ci dispiace aver udito per poco.

Molto bravi e leggiadri i ballerini Inma Asensio, Elia Lopez Gonzalez, Sau-Ching Wong, ancora una bella prova del coro diretto da  Claudio Marino Moretti.

L’orchestra di Omer Meir Wellber qui trova una direzione vibrante, dai ritmi sostenuti, che non scade nel banale sentimentalismo. Se anche nei crescendo tende a mettere in ombra gli interpreti, ha accompagnato con gesto elegante e compartecipe i musicisti in buca.
Pubblico visivamente emozionato, ha tributato applausi soprattutto ai protagonisti principali ed al direttore d’orchestra.
Davvero una bella ed interessante produzione!
MTG


  
LA PRODUZIONE

Maestro concertatore Omer Meir Wellber
e direttore
regia                           Àlex Rigola

scene e costumi          Mariko Mori
light designer             Albert Faura
head design               milliner by Kamo

GLI INTERPRETI
Cio-Cio-San              Amarilli Nizza
F.B. Pinkerton          Andeka Gorrotxategui
Kate Pinkerton         Julie Mellor
Sharpless                   Vladimir Stoyanov
Suzuki                        Manuela Custer
Goro                          Nicola Pamio

Zio Bonzo                  Riccardo Ferrari
Il principe Yamadori  William Corrò
Yakusidé                   Ciro Passilongo
Il commissario          Emanuele Pedrini
imperiale 
L’ufficiale                  Enzo Borghetti
del registro 
La madre                   Misuzu Ozawa
di Cio-Cio-San 

La zia                        Marta Codognola
La cugina                  Sabrina Mazzamuto



Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

ballerini 
Inma Asensio, Elia Lopez Gonzalez, Sau-Ching Wong

con sopratitoli in italiano e in inglese

nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice 
| progetto speciale della 55. Esposizione
Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 
| spettacolo sostenuto dal Circolo La Fenice con
il contributo di Van Cleef & Arpels