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Teatro Verdi Trieste: L'elisir d'amore visto da Botero secondo il Direttore artistico della Fondazione, Paolo Rodda.

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COMUNICATO STAMPA 

L’ELISIR D’AMORE

VISTO DA BOTERO

 DI GAETANO DONIZETTI


AL TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE
Venerdì 15 marzo la prima rappresentazione

Secondo il Direttore artistico della Fondazione, Paolo Rodda, il nuovo allestimento della Nausica Opera International ispirato a ‘El circo’ di Fernando Botero sarà capace di stimolare fantasia e creatività, avvicinando questo melodramma giocoso in due atti al mondo delle favole.

“L’atmosfera fantasiosa nella quale sarà immerso il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste per L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti – in scena dal 15 al 23 marzo – vuole essere quasi la continuazione di quello stile fiabesco che ha caratterizzato altri spettacoli di successo di questa Stagione lirica e di balletto”. Lo sottolinea il Direttore artistico della Fondazione, Paolo Rodda, evidenziando come “il nuovo allestimento della Nausica Opera International ispirato a ‘El circo’ di Fernando Botero sarà capace di stimolare fantasia e creatività, avvicinando questo melodramma giocoso in due atti al mondo delle favole, ritrovando quello spirito che ha animato La bella addormentata e Il castello incantato. Oltre alla scenografia circense – continua Paolo Rodda spiegando questa chiave di lettura molto particolare – non mancano altre suggestioni fiabesche: come nelle favole dei Fratelli Grimm, il personaggio più modesto, Nemorino (interpretato da Francesco Castoro e da Martin Sušnik, ai quali saranno affidate le arie più belle, come Una furtiva lagrima), riuscirà alla fine a vivere felice con la sua amata Adina”.

 

L’elisir d’amore, una delle opere più popolari da quasi duecento anni e molto amata a Trieste (solo negli ultimi nove anni è la terza volta che viene proposta, con allestimenti diversi), sarà diretta dal Maestro Concertatore e Direttore Simon Krečič, la regia e le scene sono di Victor García Sierra, i costumi di Marco Guion, light designer Stefano Gorreri. L’Orchestra e il Coro (diretto da Francesca Tosi) della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste saranno affiancati da un’importante compagnia di canto, composta da giovani e talentuosi artisti, fra i quali Claudia Pavone e Olga Dyadiv (Adina), Francesco Castoro e Martin Sušnik (Nemorino), Bruno De Simone e Dario Giorgelè (Il Dottor Dulcamara), Leon Kim e Enrico Marrucci (Belcore), Rinako Hara (Giannetta).

(la foto è di  Fabio Parenzan)

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ACCADEMIA DI SANTA CECILIA - GARDINER DIRIGE BERLIOZ E DVORAK

Prove

Il viaggio in italia

di Ssir John Eliot Gardiner  

 

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Il direttore inglese debutta sul podio ceciliano per dirigere la sinfonia n.7 di Dvořák e rendere omaggio a berlioz nei 150 anni dalla morte con due opere dedicate al bel paese: il carnevale romano e l’aroldo in italia. solista d’eccezione il violista antoine tamestit.  

Attesissimo debutto sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia quello di Sir John Eliot Gardiner, il celebre direttore inglese che giovedì 14 marzo ore 19.30 (repliche venerdì 15 ore 20.30 e sabato 16 ore 18, Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica), per la prima volta alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si cimenterà in un programma dedicato a Berlioz e Dvořák.

Famoso nel mondo per le letture filologiche del repertorio antico, Gardiner non disdegna appassionate incursioni in quello romantico e a Roma dirigerà un programma in gran parte dedicato a Berlioz - del quale nel 2019 ricorrono i 150 anni dalla morte – autore molto amato da Gardiner che regolarmente negli ultimi anni lo ha inserito nei suoi concerti.

Nel concerto a Santa Cecilia, del compositore francese sarà possibile ascoltare due brani legati all’Italia: Carnevale Romano e Aroldo in Italia, scritti da Berlioz in omaggio al soggiorno nella città eterna dopo la vittoria del Prix de Rome nel 1830 che determinò la nascita di un forte legame con l’Italia e stimolò enormemente il compositore nella sua creatività. Nel Carnevale Romano del 1843, Berlioz riutilizza molti temi dalla sua precedente opera Benvenuto Cellini, ricreando con effetti sonori  l’atmosfera vivace e popolare del Carnevale che egli aveva vissuto in prima persona.

A quasi un decennio prima (1834) risale invece la Sinfonia Aroldo in Italia ispirata inizialmente da una richiesta di Paganini, grande estimatore di Berlioz, che commissionò al musicista un brano di particolare brillantezza da suonare con la sua viola Stradivari. Berlioz scrisse una partitura per orchestra, cori e viola dove la parte della viola venne però subito giudicata ‘poco solistica’ da Paganini che non la prese in considerazione per una eventuale esecuzione in pubblico. Nonostante questo episodio, Berlioz conquistato da un’idea poetica suggerita dalla lettura del Child Harold’s Pilgrimage di Lord Byron - autore che aveva approfondito nel periodo trascorso a Roma - diede vita alla sinfonia, con viola solista, Harold en Italie.

Lo spirito romantico e la voce di Aroldo sono rappresentati dalla viola solista suonata dal francese Antoine Tamestit, uno dei nomi di spicco nel panorama internazionale, dotato di una tecnica impeccabile combinata ad una potente forza comunicativa. Tamestit durante la stagione 2018/19 sarà impegnato in diversi concerti con Gardiner e i suoi ensemble.

Al clima incandescente della musica di Berlioz, Gardiner affiancherà la ricchezza timbrica e melodica della Sinfonia n. 7 di Dvořák.

 

 

Sir John Eliot Gardiner, torna a Roma l’8 maggio (Auditorium Parco della MusicaSala Santa Cecilia, ore 20.30) alla guida del Monteverdi Choir e dell’English Baroque Soloists – ensemble fondati dallo stesso Gardiner agli inizi degli anni Sessanta e da allora considerati punto di riferimento per l’esecuzione del repertorio barocco – nell’opera-oratorio Semele di Händel.

Antoine Tamestit

Antoine Tamestit è riconosciuto a livello internazionale come uno dei grandi violisti. È stato descritto in possesso di "un impeccabile tecnica che combina la musicalità senza sforzo con un facile potere comunicativo "(Bachtrack). Oltre alla sua impareggiabile tecnica e alla sua profonda musicalità, è noto per la profondità e la bellezza del suo suono con la sua qualità ricca, profonda, brunita. Il suo il repertorio è ampio e spazia dal barocco al contemporaneo. Nella stagione 2018/19, Tamestit è Artist-in-Residence della SWR Symphony Orchestra Stoccarda con la quale eseguirà i concerti di Schnittke, Walton e Hoffmeister. Lui inoltre suonerà e dirigerà la stessa orchestraorchestra in un programma dedicato Bach, Hindemith, Britten e Brahms. Sempre in questa stagione, visiterà gli Stati Uniti con Sir John Eliot Gardiner e l'Orchestre Révolutionnaire et Romantique e in veste di solista di Gardiner con l'orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Torna a Londra Symphony Orchestra, e si esibirà con l'Orchestra Elbphilharmonie NDR, Dresden Saatskapelle, Orchestre de Paris a Parigi e in tournée, Vienna Symphony Orchestra, Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra e la Sinfonia di San Paolo  Orchestra. In recital e musica da camera, apparirà alla Philharmonie di Berlino, Wigmore Hall, Vienna Konzerthaus, Centre for Fine Arts di Bruxelles e Prinzregententheater a Monaco di Baviera. La prima esecuzione assoluta del Concerto per viola di Jörg Widmann in 2015 con l'Orchestre de Paris e Paavo Järvi, ha avuto rilevanza internazionale ed è seguito un tour. Tamestit è anche apparso come solista con orchestre come la  Philharmonic ceca, Tonhalle Orchestra Zürich, WDR Köln, Royal Stockholm Philharmonic, Philharmonia, BBC Symphony Orchestra, Scottish Chamber Orchestra e Chamber Orchestra d'Europa. Ha lavorato con molti grandi direttori, tra cui Sir John Eliot Gardiner, Valery Gergiev, Riccardo Muti, Daniel Harding, Marek Janowski, Antonio Pappano, François-Xavier Roth e Franz Welser-Möst.

Auditorium Parco della Musica - Sala Santa Cecilia

giovedì 14 marzo ore 19.30 – venerdì 15 ore 20.30 – sabato 16 ore 18

Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

John Eliot Gardiner direttore

Antoine Tamestit viola

 

Berlioz Carnevale Romano

Dvořák Sinfonia n. 7

Berlioz Aroldo in Italia

 

Biglietti da 19 a 52 Euro

I biglietti possono essere acquistati presso:

Botteghino Auditorium Parco della Musica

Viale Pietro De Coubertin Infoline: tel. 068082058

Botteghino Via Vittoria 6 (adiacente Via del Corso, Roma)

solo tramite carta di credito o bancomat

dal lunedì al venerdì ore 11-19, sabato dalle 11 alle 14

Prevendita telefonica con carta di credito:

Call Center TicketOne Tel. 892.101

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Il Barbiere di Siviglia per la Stagione Lirica 2019 del Teatro Regio di Parma

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TEATRO REGIO logo_LOW

 

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STAGIONE LIRICA 2019

IL BARBIERE DI SIVIGLIA

La celebre opera buffa di Rossini in scena al Teatro Regio di Parma

nell’allestimento di Beppe De Tomasi ripreso da Renato Bonajuto,

con le scene di Poppi Ranchetti, i costumi di Artemio Cabassi e le luci di Andrea Borelli. Alessandro D’Agostini sul podio dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna

e del Coro del Teatro Regio di Parma dirige il cast con protagonisti

Xabier Anduaga, Simone Del Savio, Chiara Amarù,

Julian Kim, Roberto Tagliavini

Teatro Regio di Parma

22, 23, 24, 29, 30, 31 marzo 2019

Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini va in scena per la Stagione Lirica 2019 del Teatro Regio di Parma venerdì 22 marzo 2019 alle ore 20.00 (repliche 23, 24, 29, 30, 31 marzo) nell’allestimento creato nel 2005 da Beppe De Tomasi, di cui Renato Bonajuto riprende la regia, con le scene di Poppi Ranchetti, i costumi di Artemio Cabassi e le luci di Andrea Borelli. Protagonisti Xabier Anduaga (Il Conte d’Almaviva), Simone Del Savio (Don Bartolo), Chiara Amarù (Rosina), Julian Kim (Figaro), Roberto Tagliavini (Don Basilio), Lorenzo Barbieri (Fiorello), Eleonora Bellocci (Berta), Giovanni Bellavia (Un ufficiale) diretti da Alessandro D’Agostini sul podio dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. Nelle recite in programma il 23 e 30 marzo, in scena Francisco Brito (Il Conte d’Almaviva), Vincenzo Taormina (Don Bartolo), Carol Garcia (Rosina), Mario Cassi (Figaro), Guido Loconsolo (Don Basilio).

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Programmazione Teatro Regio Torino per Aprile 2019

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STAGIONE D’OPERA • “LA SONNAMBULA” DI VINCENZO BELLINI CON LA REGIA DI MAURO AVOGADRO. DIRIGE RENATO BALSADONNA

Dal 10 al 20 aprile, sul palcoscenico del Teatro Regio torna, dopo più di vent’anni, LA SONNAMBULA di Vincenzo Bellini. Renato Balsadonnadirige l’Orchestra e il Coro del Regio in questa delicata partitura dalle tinte pastello, con la regia di Mauro Avogadro. La protagonista dell’opera, Amina, è interpretata dal soprano Ekaterina Sadovnikova; Elvino è il tenore Antonino Siragusa, Rodolfo il basso Nicola Uliveri. Completano il cast Daniela Cappiello nel ruolo di Lisa, Nicole Brandolino in quello di Teresa e Gabriele Ribis come Alessio. Nel corso delle recite, l’11, 13 e il 19 aprile nei ruoli principali troviamo Hasmik Torosyan (Amina), Pietro Adaini (Elvino), Riccardo Fassi (Rodolfo) e Ashley Milanese (Lisa). Le scene sono di Giacomo Andrico, i costumi di Giovanna Buzzi e le luci di Andrea Anfossi. L’allestimento del Regio, in coproduzione con il Teatro La Fenice di Venezia, sottolinea l’ambientazione sospesa, rarefatta, a volte accennata o solo suggerita, ove l’unica realtà definita è la purezza del canto dei due protagonisti. La produzione è realizzata con il sostegno di Italgas, Socio fondatore del Teatro Regio.

La diretta radiofonica dell’opera, curata da Susanna Franchi, sarà trasmessa su Rai Radio 3 alle ore 20 di mercoledì 10 aprile.

Mercoledì 3 aprile al Piccolo Regio Puccini ore 17.30, per “Le conferenze del Regio”, il musicologo Alberto Bosco è il curatore della conferenza di presentazione dell’opera, dal titolo: La sonnambula. Bellini tra luoghi ameni e foschi cieli (l’ingresso è libero).

I CONCERTI • L’ORCHESTRA E IL CORO DEL TEATRO REGIO DIRETTI DA ROLAND BÖER NELL’ “ELIAS” DI FELIX MENDELSSOHN

Giovedì 18 aprile ore 20.30 al Regio, Roland Böer sale sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio per l’esecuzione dell’oratorio ELIAS di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Böer, Direttore musicale e artistico del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, già assistente di Antonio Pappano al Festival di Bayreuth, ha diretto orchestre quali London Symphony, Filarmonica della Scala e Bayerischen Rundfunks. Elias, oratorio su parole dell’Antico Testamento, fu completato nel 1846 e prese a modello i grandi lavori barocchi di Händel e Bach. La partitura è un capolavoro di soluzioni formali, timbriche e armoniche, in cui troviamo possenti sillabazioni dei cori, arie di generosa espansione e colpi di scena di grande effetto narrativo. Tutto rende l’Elias, raramente presentato al pubblico, una pietra miliare del repertorio sinfonico-corale dell’Ottocento. Andrea Secchi è il maestro del coro.

50 ANNI DI AZZURRO • PAOLO CONTE TORNA AL REGIO PER UN CONCERTO SOLD OUT

Lunedì 15 aprile ore 21 al Teatro Regio, concerto di Paolo Conte dal titolo “Cinquant’anni di Azzurro”. I biglietti sono esauriti da tempo. Organizza Concerto Music (info: www.concerto.net).

IL REGIO IN PIEMONTE • IL QUINTETTO DI OTTONI PENTABRASS IN CONCERTO A RIVALTA DI TORINO

Per Il Regio itinerante, rassegna di concerti in Regione eseguiti da formazioni di Artisti del Teatro Regio, venerdì 5 aprile ore 21 a Rivalta di Torino, presso la Cappella del Monastero, suona il quintetto di ottoni Pentabrass. In programma, musiche di Haendel, Verdi, Brahms, Mozart, Bizet, Strauss, Gershwin e altri. Il concerto rientra nella XIII Stagione Concertistica di Rivalta di Torino. L’ingresso è libero.

INCONTRI CON IL BALLETTO • “ROMEO E GIULIETTA” DI PROKOF’EV E IL BALLETTO DI PERM RACCONTATI DA SERGIO TROMBETTA

Mercoledì 24 aprile al Piccolo Regio Puccini ore 17.30, per “Le conferenze del Regio”, il critico di danza Sergio Trombetta cura l’incontro, con ascolti e proiezioni video, Romeo e Giulietta. Un grande classico rinasce alle pendici degli Urali. Il balletto di Sergej Prokof’ev, protagonista ilBalletto dell’Opera di Perm sulla coreografia di Kenneth MacMillan, sarà in scena al Teatro Regio il prossimo mese di maggio, dal 3 all’8. L’ingresso alla conferenza è libero.

 

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OPERA 20.21 - Fondazione Haydn: La Wally a Bolzano il 21 e 23 marzo

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Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

COMUNICATO STAMPA

OPERA 20.21 2018/19

Bolzano, Teatro Comunale

giovedì 21.03.2019, ore 20.00 + sabato 23.03.2019, ore 20.00

La Wally

di Alfredo Catalani

Direzione musicale: Arvo Volmer

Regia: Nicola Raab

Produzione: Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

Coproduzione: Vereinigte Bühnen Bozen

Nuovo allestimento

COMUNICATO STAMPA 

Una donna contro tutto e tutti

La quarta edizione di OPER.A 20.21, stagione regionale organizzata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, si conclude con un nuovo allestimento de La Wally, opera di Alfredo Catalani riproposta in un allestimento innovativo con la regia di Nicola Raab.  Sarà una Wally senza i monti, ma con tutto lo spirito battagliero di una donna che non teme niente e nessuno.

A conclusione del suo viaggio nel teatro musicale di oggi, la quarta edizione di OPER.A 20.21, sragione regionale che la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento con la Direzione Artistica di Matthias Lošek, propone un nuovo allestimento dell’opera di Alfredo Catalani La Wally, in scena al Teatro Comunale di Bolzano giovedì 21 (ore 20) e sabato 23 marzo (ore 20), per la regia di Nicola Raab.

Sul podio, Arvo Volmer, direttore principale dell’Orchestra Haydn. Interpreti: Charlotte-Anne Shipley (Wally), Alessandro Guerzoni (Stromminger), Francesca Sartorato (Afra), Francesca Sorteni (Walter), Ferdinand von Bothmer (Hagenbach),Ashley Prewett (Gellner), Enrico Marchesini (Pedone). Scene di Mirella Weingarten. Costumi di Julia Müer. Lighting design Clifton Taylor. Coproduzione Fondazione Haydn di Bolzano e Trento e Vereinigte Bühnen Bozen.

Le rappresentazioni de La Wally saranno precedute dai consueti appuntamenti introduttivi, tutti previsti al Teatro Comunale: Oper.a Backstage, uno sguardo al “dietro le quinte” (lunedì 18 marzo, ore 18), e Oper.a Intro, un’ora prima dei due spettacoli. Sarà inoltre attivo un servizio navetta da Trento a Bolzano, e ritorno, su prenotazione da effettuare al momento dell’acquisto del biglietto.

Oggi non rappresentata così frequentemente come invece meriterebbe, opera classica e nel contempo moderna, La Wallysecondo Nicola Raab, premio Abbiati per la regia di Written On Skin di George Benjamin,si preannuncia liberata dai clichés e dal romanticismo da film a sfondo regionale e sentimentale-patriottico.  Non ci sarà nemmeno traccia di sfondi montani e paesaggi stereotipati: i costumi - in bianco e nero, a simboleggiare l’eterno contrasto che alberga nell’animo umano - e la scenografia saranno ridotti all’essenziale, dando così ancora più risalto alla lotta di una donna per raggiungere il posto a lei negato in una società dominata dagli uomini e al precipitare della sua vicenda umana. Sarà dunque una nuova Wally, pensata da Nicola Raab in perfetta sintonia con la filosofia di OPER.A 20.21: «Racconterò la storia così com’è, tenendo sempre a mente il romanzo di Wilhelmine von Hillern e le tendenze del XIX secolo in ambito operistico, che ritraggono la donna indipendente come una femme fatale che deve morire, pena lo scardinamento della società; la mostrerò nel modo più imparziale possibile, senza per questo minimizzare il ruolo della società, anzi, mi concentrerò sulla “donna  Wally” e sugli uomini che la circondano, cercando di vederli tutti, come persone. Mostrare senza giudicare. Concentrarsi sull’essenziale. E sarà possibile farlo grazie alla scenografia astratta. La Wally senza monti, ma non senza precipizi», dichiara la regista tedesca.

L’opera di Alfredo Catalani ha al centro una figura femminile che rivendica la propria indipedenza in un mondo dominato da uomini, che non si fa piegare dalle convenzioni: tema scottante a fine Ottocento, purtroppo attualissimo ancora oggi. Amori, risentimenti, rivendicazioni, ripensamenti si inseguono a ritmo serrato nella vicenda di una giovane donna che si ribella al volere del padre e ai tradimenti dell’amato, opponendosi alle umiliazioni inferte dall’uno e dall’altro. Sopraffatta dall’amore tramutato in odio, Wally medita vendetta ma, sul punto di vederla esaudita, sente riaffiorare il sentimento più bello.

Considerata la migliore di tutte le opere di Alfredo Catalani, La Wally debuttò Il 20 gennaio 1892 al Teatro alla Scala di Milano. Il libretto di Luigi Illica è basato sul romanzo Die Geierwally di  Wilhelmine von Hillern.  Catalani ne iniziò la stesura nel 1889, terminandola nel marzo del 1891. Nell'estate del medesimo anno, si recò in Tirolo assieme al celebre scenografo Adolf Hohenstein per osservare gli usi e i costumi locali. L’opera ebbe in passato una buona diffusione, arrivando anche negli Stati Uniti, soprattutto per merito di Arturo Toscanini, sincero ammiratore di Catalani, che la dirigerà più volte. La Wally venne diretta anche da Gustav Mahler, che la giudicò la migliore opera italiana che aveva diretto. Anche Maria Callas non fu estranea al suo fascino.

Trama

Il ricco possidente Stromminger di Hochstoff celebra il suo 70esimo compleanno. Alla festa sua figlia Wally si innamora di Hagenbach, un cacciatore di Sölden. Suo padre vuole però darla in sposa a Gellner. Wally si rifiuta e si esilia sui monti, dopo essere stata ripudiata dal padre. Dopo la morte di quest'ultimo, Wally torna in paese per riscuotere la sua eredità e viene a sapere che Hagenbach ama un'altra donna. Alla festa di Sölden Hagenbach scommette di riuscire a farsi baciare da Wally. Quando, a fatto compiuto, lui la abbandona, lei medita vendetta per l'umiliazione e assolda Gellner per uccidere Hagenbach, spingendolo in un dirupo. Wally però lo salva e gli confessa di avere commissionato il suo omicidio. Dopodiché si rifugia nuovamente tra le montagne, dove in cima al ghiacciaio i due innamorati si incontrano un'altra volta.

Nicola Raab _ regia

È tra le più prolifiche registe d’opera delle ultime generazioni. Ha lavorato in numerosi teatri quali Bayerische Staatsoper, Wiener Staatsoper, Welsh National Opera, Opernhaus Zürich, New Israeli Opera, Salzburger Festspiele, Teatro Regio di Torino, Teatro La Fenice di Venezia. Tra le sue produzioni: Artaxerxes di Leonardo Vinci, The Soldier and the Dancer di Bohuslav Martinů, Owen Wingrave di Benjamin Britten e A Flowering Tree di John Adams. Ha collaborato con importanti registi come Robert Carsen, Willy Decker, David Pountney, David Alden, Tim Albery, Patrice Caurier e Moshe Leiser. Attualmente Nicola Raab è impegnata in un nuovo allestimento di I Capuleti e i Montecchi al Bergen Nasjonale Opera. Sarà inoltre impegnata prossimamente in diverse produzioni al Teatro Nacional de São Carlos, all’Opéra national de Lorraine e anche a Malmö e Strasburgo. Per la regia di Written On Skin di George Benjamin, nell’allestimento della Fondazione Haydn, si è aggiudicata il Premio Abbiati dell’Associazione Critici Musicali Italiani.

Arvo Volmer _ direzione musicale

Nato nel 1962 a Tallinn (Estonia), ha studiato direzione d’orchestra con Olev Oja e Roman Matsov al Conservatorio della propria città natale, passando successivamente al “Rimskij-Korsakov” di Leningrado, dove si è diplomato con Ravil Martynov nel 1990; successivamente si è perfezionato con Helmuth Rilling negli Stati Uniti. Debutta quindi nel 1985 presso il Teatro d’Opera Nazionale Estone di Tallinn, istituzione di cui è direttore musicale dal 2004. Dal 1987 lavora con l’Orchestra Nazionale Estone, divenendone direttore stabile dal 1993 al 2011. Dal 1994 al 2005 è stato direttore artistico e musicale dell’Orchestra Sinfonica di Oulu (Finlandia) e dal 2004 al 2013 “Principal Conductor e Music Director” dell’australiana Adelaide Symphony Orchestra. Debutta con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento nell’ottobre del 2012, dirigendo il concerto d’inaugurazione della stagione; dal 2014 ne è il direttore principale. Con la direzione de La Wally collabora per la prima volta con OPER.A 20.21

Info

Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

Info 0471 053800

www.haydn.it

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L'ITALIANA IN ALGERI, G. ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, GIOVEDI' 28 FEBBRAIO 2019

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E' di scena alla Fenice di Venezia L'Italiana in Algeri di Rossini con il movimentato allestimento che l'evergreen Bepi Morassi ha ideato per questo periodo carnevalesco e quindi di grande affluenza nella città lagunare. Spiace per le agitazioni sindacali occorse in questi giorni per cui la prima del 24 febbraio è saltata (si prevedono altre cancellazioni nel mese in corso). Ciò ha di certo comportato un minor rodaggio dello spettacolo ed una conseguente intesa non sempre perfetta tra buca e palco avvertita in qualche passaggio. Questo anche perché con una incredibile dinamicità e successione di siparietti i protagonisti si muovono continuamente e non è facile star loro dietro mentre corrono, saltano, salgono e scendono scale, fanno in definitiva ginnastica. Una specie di simpatico circo ambulante che viaggia sulla nave di Mustafà arredata dalle simpatiche e colorate scene di Massimo Checchetto. La suddetta nave è ricca in ogni sua parte e perfino gli angolini o i corridoi nascondono dettagli utili all'azione scenica. Si disloca in più piani che però possono essere apprezzati esclusivamente per chi è posto di fronte. I dettagli volgono chiaramente al mondo arabo, mentre l'epoca a cui guarda il regista è la prima metà del secolo scorso, con qualche ispirazione cinematografica al primo Fellini. Un po' forzata forse l'idea di Isabella diva dello spettacolo, che una volta in salvo sulla nave viene costantemente paparazzata per uno scoop di fresca mano. Onestamente non sembra pregnante allo spettacolo né alla storia, ma è una aggiunta che comunque diverte il pubblico. Tra questo andirivieni in cui vi sono diversi cambi di costume, spiccano infatti gli abiti di Carlos Tieppo che si inseriscono pienamente nel brio generale.

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L'elisir d'amore visto da Botero. Al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste dal 15 marzo

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COMUNICATO STAMPA

 

L’ELISIR D’AMORE

VISTO DA BOTERO

 DI GAETANO DONIZETTI
AL TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

Un nuovo allestimento della Nausica Opera International 
Venerdì 15 marzo la prima rappresentazione

L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani, una delle opere più popolari da quasi duecento anni, ritorna al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste (dal 15 al 23 marzo) con un nuovo allestimento della Nausica Opera International ispirato a “El circo” di Fernando Botero. 
Maestro Concertatore e Direttore Simon Krečič, regia e scene di Victor García Sierra, costumi di Marco Gujon, light designer Stefano Gorreri con l’Orchestra, il Coro (diretto da Francesca Tosi) e i Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e un’importante compagnia di canto, composta da giovani e talentuosi artisti.

“Generosità, sensualità e colore sono caratteristiche che identificano lo stile unico e inconfondibile del maestro Fernando Botero. Nel tentativo di unire il suo stile con l’italianità” – spiega il regista Victor García Sierra – “mi sono ispirato a uno dei suoi quadri della serie ‘El circo’ e ho trovato un chiaro richiamo dei suoi personaggi con quelli dell’opera di Donizetti. A poco a poco ho scoperto, nella visione della vita che il maestro ci trasmette” – afferma Victor García Sierra – “un mondo pieno di poesia, che mi è servita come punto di partenza per scoprire in altre sue opere un gran numero di personaggi molto interessanti e per dare una versione particolare all’opera di Donizetti, nella quale tutti i cantanti solisti e gli artisti del coro diventano doppiamente protagonisti. Ognuno sarà un dipinto di Fernando Botero, che prenderà vita con la grande musica di Donizetti”. 

“Anche se scritto in pochissimo tempo, solo due settimane, L'elisir d'amore racchiude tutta la ricchezza del talento compositivo di Donizetti” – sottolinea il Maestro Concertatore e Direttore Simon Krečič -  “e merita assolutamente di essere annoverato tra i capolavori del belcanto. L'opera è ricca di bellissime melodie splendidamente orchestrate a creare diverse atmosfere sonore, per scene ed emozioni corrispondenti. Una trama brillante, con un libretto molto poetico, supportato da musica di prima classe: questa la combinazione fortunata che fa de L’elisir d'amore uno dei titoli d'opera più popolari da quasi due secoli”.

Rappresentata per la prima volta il 12 maggio 1832, L’elisir d’amore ottenne un successo grandioso, venne ripresa nei maggiori teatri italiani e tradotta anche all’estero, restando uno dei più importanti trionfi della carriera di Donizetti.
L’elisir d’amore è uno spartito complesso in bilico fra più generi, in cui s’incontrano caratteristiche di diversa provenienza, che s’integrano e si compensano a vicenda. La trama, un’inverosimile vicenda d'amore ambientata in un villaggio di contadini, contiene ogni sorta di espedienti: colpi di scena, ciarlatani che propongono filtri magici, improvvise eredità, gelosie, struggimenti, partenze per la guerra, fino all'allegro lieto fine, in cui anche i 'cattivi' si riscattano e trovano soddisfazione. La semplicità (che a volte sfiora la caricatura) dei sentimenti dei personaggi è un motivo comune all’opera romantica di ambientazione paesana. La scarsa definizione dei personaggi, che agiscono più come burattini (o se si vuole maschere) che come figure autonome provviste di una identità marcata, non va vista come un limite o un difetto: librettista e compositore accettano consapevolmente le regole del gioco dell’opera buffa, in cui più che la psicologia conta l’intreccio, e quest'ultimo a sua volta non è che un pretesto per numeri musicali brillanti, che si facciano ricordare e assicurino allo spettacolo successo e fortuna. (Dal testo di Francesco Bernasconi).


Locandina

L’elisir d’amore
visto da Botero

Musica di Gaetano Donizetti

Melodramma giocoso di Gaetano Donizetti
Ed. musicali: Kalmus & Co., New York

Ispirato a “El circo” di Fernando Botero

Maestro Concertatore e Direttore Simon Krečič
Regia e Scene Victor García Sierra
Costumi Marco Gujon
Light designer Stefano Gorreri
Maestro del Coro Francesca Tosi

Allestimento Nausica Opera International
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Personaggi e interpreti
Adina: Claudia Pavone (15, 17, 19, 23/III) Olga Dyadiv (16, 21/III)
Nemorino: Francesco Castoro (15, 17, 19, 23/III)Martin Sušnik (16, 21/III)
Il Dottor Dulcamara: Bruno De Simone (15, 17, 19, 23/III) Dario Giorgelè (16, 21/III)
Belcore: Leon Kim (15, 17, 19, 23/III) Enrico Marrucci (16, 21/III)
Giannetta: Rinako Hara

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Shiyeon Sung e Andrea Lucchesini suonano Bartók, Beethoven e Dvořák Domenica 3 marzo ore 17.30, Teatro Comunale di Bologna

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Comunicato stampa TCBO: Shiyeon Sung e Andrea Lucchesini suonano Bartók, Beethoven e Dvořák Domenica 3 marzo ore 17.30, Teatro Comunale

 

Debutta nella Stagione Sinfonica del Teatro Comunale di Bologna il pianista Andrea Lucchesini, apprezzato dal Daily Telegraph per aver dimostrato «che il virtuosismo è solo una parte di un affascinante ventaglio di timbro, stile e mordente armonico». Vincitore del Premio Accademia Chigiana e del Premio Abbiati, domenica 3 marzo alle 17.30 nel teatro felsineo, Lucchesini propone una celebre pagina di Ludwig van Beethoven: il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 op. 15, composto tra il 1795 e il 1798, anno nel quale è stato presentato al pubblico a Praga con Beethoven stesso al pianoforte. 
Ritorna sul podio dell'Orchestra del Comunale, dopo il fortunato debutto della scorsa stagione, la sudcoreana Shiyeon Sung, che in apertura di serata dirige la Suite dalla pantomima in un atto Il mandarino meraviglioso di Béla Bartók e in chiusura la Sinfonia n. 8 op. 88 in sol maggiore di Antonín Dvořák. Bartók decise di realizzare una suite orchestrale, eseguita per la prima volta con successo a Budapest nel 1928, dopo lo scandalo suscitato dalla prima rappresentazione a Colonia nel 1926 del Mandarino meraviglioso, su soggetto di Melchior Lengyel che raccontava la malavita di una periferia metropolitana. Dvořák diresse a Praga nel 1890 il suo penultimo lavoro sinfonico con il quale intendeva «scrivere un'opera diversa da tutte le altre Sinfonie, con idee personali e lavorate in modo nuovo» per cercare di emanciparsi, con la sua Ottava, dal modello tedesco. 
Sung è stata la prima donna a vincere, nel 2006, il concorso internazionale “Sir Georg Solti” per direttori d'orchestra, e la prima a ottenere, nel 2007, il posto di Direttore assistente della Boston Symphony Orchestra, dopo essersi aggiudicata nello stesso anno il concorso Gustav Mahler di Bamberga. È stata Direttore principale della Gyeonggi Philharmonic Orchestra dal 2014 al 2017. 
  
I biglietti, da 37 a 10 euro, sono in vendita sul sito www.tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna.

28.02.2019

 

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DON PASQUALE, GAETANO DONIZETTI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 24 FEBBRAIO 2019

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Riprendere produzioni fortunate è certamente una mossa azzeccata in periodi turbolenti e di agitazioni sindacali, come quello che stanno attraversando in Italia diverse fondazioni liriche come l’Arena di Verona; il pubblico apprezza e riempie il teatro, l’atmosfera si fa più leggera ed in questo caso piena di brio.

Il Don Pasquale formato Antonio Albanese del 2013 riporta la scena nella provincia veronese e nei suoi vigneti. Roberto Maria Pizzuto ne riprende le fila riportandoci tra le pareti della fabbrica di vino ed i suoi schieramenti di bottiglie, opera di Leila Fteita, che prevedeva anche file di rigogliose viti ad addobbare il palco in profonditàGli attempati domestici vagano ubriachi per la casa del vecchio tirchione e una anziana governante si rivela forse l’unica  veramente affezionata al burbero padrone di casa. Il resto è storia nota: simpatici siparietti tra gli interpreti, giochi di mossette e sguardi furtivi e tanto spago alla spigliatezza o meno degli interpreti coinvolti. Leggeri e contestualizzati sono i costumi di Elisabetta Gabbioneta.

Su tutta la compagnia di canto spicca la Norina di Ruth Iniesta. Non solo sembra che il personaggio le sia stato cucito addosso, ma è incredibilmente sciolta vocalmente, la linea di canto uniforme ed è in grado di giocare quanto vuole sì da ottenere di volta in volta un connubio perfetto tra azione ed effetto sonoro. Meno spigliato ma in crescendo l’Ernesto di Marco Ciaponi. Parte un po’ trattenuto ma si lancia col procedere dello spettacolo, regalando anche momenti interessanti (ci riferiamo chiaramente a ‘com’ è gentil’) e partecipando convinto all’allegria della truppa, forte anche di una voce per l’appunto ‘gentil’. Il protagonista è un Carlo Lepore molto attoriale: sicuramente non gli manca la presenza scenica, la verve del mattatore e la capacità di tenere unito il gruppo in scena. Altresì  Federico Longhi è un Malatesta gagliardo, spigliato e fieramente guascone anche vocalmente. Il Notaro col ciuffo svolazzante è il simpatico Alessandro Busi

Alvise Casellati alla testa di una Orchestra corretta tende ad uniformare tanto i volumi quanto i colori dei suoni. Il coro preparato da Vito Lombardi è partecipe come sempre e lo ritroviamo come in precedenza anche tra il pubblico; forse però l’interazione con gli astanti distrae un pochino dall’attenzione ai tempi.

Pubblico contentissimo e plaudente per tutti: interpreti, ripresa della regia e direttore, con ovazioni per la Iniesta.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LA   PRODUZIONE

Direttore d'orchestra                       Alvise Casellati

Regia                                                 Antonio Albanese

Regia ripresa da                               Roberto Maria Pizzuto

Scene                                                 Leila Fteita

Costumi                                             Elisabetta Gabbioneta

Lighting design                                 Paolo Mazzon

Maestro del Coro                             Vito Lombardi

Direttore Allestimenti scenici           Michele Olcese

GLI   INTERPRETI

Don Pasquale                                    Carlo Lepore 
Dottor Malatesta                              Federico Longhi 

Ernesto                                              Marco Ciaponi 
Norina                                               Ruth Iniesta 
Un Notaro                                         Alessandro Busi 

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Allestimento della Fondazione Arena di Verona

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DO, RE, MI … PRESENTO: IL TENORE EDOARDO MILLETTI

Facciamo qualche domanda al volo al tenore Edoardo Milletti, tenore umbro che si sta affermando nel repertorio belcantista ormai da qualche anno ed ora è impegnato nel ruolo di Ernesto nel Don Pasquale di Donizetti all'Opera di Montpellier.

 

- Edoardo, descrivi la tua vocalità come oggi la senti e come credi e speri di lavorarla in futuro?

La mia vocalità in questi anni ha subito molti cambiamenti. Essendo stata inizialmente identificata come una vocalità rossiniana, si sta adesso sviluppando verso direzioni donizettiane con qualche possibilità di approdo a qualche opera verdiana. Proprio l’anno scorso ho debuttato al Teatro Petruzzelli di Bari il ruolo di Edgardo e fra poco mi appresterò a debuttare un personaggio vocalmente complesso come quello del Duca di Mantova al Teatro Verdi di Busseto.

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OPER.A 20..21/Fondazione Haydn: silent opera Vixen, 2 e 3 marzo a Trento

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Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

COMUNICATO STAMPA

Opera 20.21 2018/19

Vixen

silent opera di Daisy Evans

da La piccola volpe astuta di Leoš Janačék

prima italiana

sabato 2 e domenica 3 marzo 2019

Trento – Le Gallerie di Piedicastello

 

L’opera si fa silenziosa ne Le Gallerie di Piedicastello

La quarta edizione di OPER.A 20.21, stagione regionale organizzata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, propone per la prima volta in Italia unasilent operaVixen della regista inglese Daisy Evans. L’originale adattamento de La piccola volpe astuta di Leoš Janačék sarà ospitato ne Le Gallerie di Piediscatello di Trento

OPER.A 20.21, stagione dedicata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento al teatro musicale di oggi, con la Direzione Artistica di Matthias Lošek, propone per la prima volta in Italia,una silent opera: sabato 2 (ore 20) e domenica 3 marzo (ore 17 e ore 20), l’affascinante ambientazione de Le Gallerie di Piedicastello di Trento farà da sfondo a Vixen, ideata dalla regista inglese Daisy Evans partendo dall’opera La piccola volpe astuta di Leoš Janačék.

Interpreti: Rosie Lomas (Vixen), Adam Green (Forester), Timothy Dickinson (Harasta), Lawrence Thackeray (Fox). Ensemble: Rosanna Ter BergRachel CoePhilip Granell. Direzione musicale di Stephen Higgins. Regia e libretto di Daisy Evans. Arrangiamenti musicali di Stephen Higgins e Max Pappenheim. Scene e costumi Kitty Callister. Luci Jake Wiltshire Sound Design David Gregory, Max Pappenheim. Produzione Silent Opera. Coproduzione Fondazione Haydn.

Le rappresentazioni di Vixen saranno precedute dai consueti appuntamenti introduttivi, tutti previsti ne Le Gallerie di Piedicastello: Oper.a Backstage, uno sguardo al “dietro le quinte” (giovedì 28 febbraio, ore 18), e Oper.a Intro, un’ora prima dei tre spettacoli. Sarà inoltre attivo un servizio navetta da Bolzano a Trento, e ritorno, su prenotazione da effettuare al momento dell’acquisto del biglietto.

Silent Opera è il nome della compagnia fondata da Daisy Evans ma è anche e soprattutto un concetto, una sorta di filosofia per cercare una connessione originale fra teatro musicale e XXI Secolo: partendo dalla Silent Disco, la regista inglese ha elaborato un nuovo format operistico, nel quale il pubblico, che indossa cuffie mediante le quali ascolta musica preregistrata e mixata con le performance dal vivo dei cantanti, diventa esso stesso il palcoscenico dell’opera. Il pubblico può quindi muoversi e interagire con lo spazio: di solito è il sottosuolo londinese, nel caso della prima rappresentazione italiana di Vixen sono appunto Le Gallerie di Piedicastello, un tempo due tunnel stradali della tangenziale di Trento, ora sede espositiva della Fondazione Museo Storico del Trentino destinata anche a ospitare eventi artistici.

Vixen prende le mosse da La piccola volpe astuta del compositore ceco Leoš Janáček, che traspose in chiave operistica una novella pensata originariamente come una specie di romanzo a fumetti. Nella versione di Daisy Evans la volpe è una giovane donna che, in un mondo a declinazione maschile, percorre con determinazione la propria strada, ponendo resistenza a un uomo che cerca di catturarla e controllarla. Le parti di ispirazione folk dell’opera di Janáček vengono eseguite dal vivo, mentre le parti orchestrali, intrise di Romanticismo, sono preregistrate.

La piccola volte astuta di Leoš Janáček

Sembra sia stata la sua domestica ad attirare l’attenzione di Leoš Janáček sulle storie illustrate che nel 1920 apparivano quotidianamente sul giornale locale Lidove Noviny. Vi si narrava la vicenda di una volpina catturata da un guardiacaccia, che riusciva poi a fuggire per tornare nei boschi a trovarsi un compagno e a mettere su famiglia. La versione originale era costituita da una serie di disegni di Stanislav Lolek – quasi un fumetto senza parole – che il giornale aveva voluto corredare di un testo L’opera di Janáček, che si colloca nella stagione conclusiva della creatività del compositore ceco, costituisce un unicum nella storia del teatro musicale.

La trama è molto semplice: un guardiacaccia trova nella foresta un cucciolo di volpe e lo porta a casa per far divertire i propri figli. Ma la volpe non è un cane (come essa stessa orgogliosamente afferma) e dopo aver combinato un po’ di guai, scappa nella foresta dove si impadronisce della tana di un tasso; incontra un volpe maschio che la corteggia e col quale poi si sposa. Intanto all’osteria, il guardiacaccia beve e gioca a carte con alcuni suoi amici, un prete e un maestro di scuola: tutti e tre sono un po’ brilli, si prendono in giro e scherzano sugli amori infelici di uno di loro, sulla volpe fuggita al guardiacaccia e poi se ne vanno a casa. La volpe li spia e si diverte alle loro spalle. Uno di loro, il maestro, vede un girasole mosso dalla volpe, lo scambia per la sua donna, e le fa una dichiarazione d’amore. Il prete rievoca un suo amore passato. Il guardiacaccia insegue ancora il mito della sua volpe fuggita. Ben presto nascono i volpacchiotti che i genitori istruiranno sui pericoli della foresta. Tutto procede in una specie di “normalità” che però sarà destinata ad essere travolta dal tempo che passa. Nel terzo atto un bracconiere non solo ruba la moglie al povero maestro, ma ruba anche la volpe uccidendola con un colpo di fucile. E nell’osteria i tre amiconi non si ritroveranno più a passare allegre serate. Il tempo li ha allontanati, incupiti, intristiti. Resterà solo il rimpianto. Il guardiacaccia tornerà nel bosco, come all’inizio. Ma anche il bosco è cambiato. La volpe che vede correre fra gli alberi è un ranocchio, forse uno dei suoi figli.

 

Daisy Evans _ regia e libretto

Regista di teatro e opera a livello internazionale. Il suo lavoro più recente include Sounds and SorceryCelebrating Disney’s Fantasia al The Vaults di Londra, La Traviata al Longborough Festival Opera, Vixen per ENO/Silent Opera al The Vaults e al Beijing Music Festival, King Arthur per l'Accademia di Musica Antica al Barbican Centre di Londra e Così fan tutte al Bury Court Opera. Come librettista, ha scritto versioni in inglese di La piccola volpe astuta diventata Vixen, del Don Giovanni di Mozart (Giovanni), dell'Orfeo e de La Bohème. Il teatro la vede attiva con Orpheus ed Eurydice e Our Country's Good con i King's Players oltre a Bacchae e The Tempest per il Waistcoat Theatre. È direttore artistico di Silent Opera, supportata dalla English National Opera. È stata nominata Best Young Director agli International Opera Awards 2016, oltre ad essere la vincitrice dello Sky Arts Futures Fund e del premio come Best Opera Production agli OffWestEnd Awards.

 

Stephen Higgins _ direzione musicale

Ha studiato alla Oxford University, alla Guildhall School of Music and Drama e al National Opera Studio di Londra e ha lavorato nei principali teatri d'opera e festival sia nel Regno Unito che all'estero. Ha trascorso la sua prima fase della carriera professionale nello staff musicale di ROH, Glyndebourne ed ENO, lavorando su un repertorio di ampio respiro, da Monteverdi passando per Mozart, Puccini fino a John Adams e Stephen Sondheim. Ha diretto numerose anteprime mondiali: The Way Back Home (un'opera per bambini); Dr Dee (Damon Albarn) e The Duchess of Malfi (Torsten Rasch). Del repertorio operistico classico ha diretto Owen Wingrave (Britten), Il flauto magico (Mozart), L'Elisir d'amore (Donizetti), Don Giovanni (Mozart), La Bohème (Puccini), Hansel und Gretel (Humperdinck). Nutrendo interesse per il teatro musicale, ha collaborato con Sondheim al revival di A little Night Music e Sunday in the park with George al Teatro Châtelet di Parigi, e ha diretto Phantom of the Opera al West End di Londra. Dal 2016 è Head of Music all'opera di Bergen Nasjonale in Norvegia: qui ha diretto Hansel und Gretel e Carmen e ha assistito i visiting conductors nelle produzioni di Madama ButterflyIl Turco inItaliaOtello e Peter Grimes.

Info

Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

0471 053800

www.haydn.it

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73MA EDIZIONE CONCORSO COMUNITA' EUROPEA PER GIOVANI CANTANTI LIRICI

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COMUNICATO STAMPA

 

Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto "A. Belli"

presenta

la 73edizione 2019 del Concorso "Comunità Europea"

per Giovani Cantanti Lirici

Presidente della Giuria

il mezzosoprano Sonia Ganassi 


PER OGNI CANTANTE VINCITORE BORSE DI STUDIO PER UN TOTALE DI

10.000 EURO, CORSO DI AVVIAMENTO AL DEBUTTO,

 DEBUTTO NELLA STAGIONE LIRICA SPERIMENTALE 2019

  

 
  PREMIO PER L’ARTISTA VINCITORE PRIMO CLASSIFICATO DI 15.000,00 € GRAZIE AI FONDI ART. 7 L. 93/92 BANDO NUOVOIMAIE

 

 DAL 6 AL 9 MARZO 2019 PRESSO IL TEATRO NUOVO DI SPOLETO

TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE: 21 FEBBRAIO 2019

 

Sotto l’egida del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, Regione dell’Umbria, Comune di Spoleto, Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini, NUOVO IMAIE e con il patrocinio della Commissione delle Comunità Europee, il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” bandisce la 73a edizione del

CONCORSO “COMUNITA’ EUROPEA”

PER GIOVANI CANTANTI LIRICI 2019

 

Sono ammessi a partecipare giovani che alla data del 1° gennaio 2019 non abbiano compiuto i 32 anni di età se soprani e tenori e i 34 anni di età se mezzosoprani, contralti, baritoni e bassi, e che siano cittadini dei Paesi dell’Unione Europea, dei Paesi membri dell’EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera), cittadini dei Paesi candidati all’accesso all’Unione Europea o potenziali candidati all’accesso all’Unione Europea  e Paesi aderenti ai programmi culturali europei “Europa Creativa” alla data 30.10.2018 (Albania, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia, Armenia, Tunisia, Bosnia Erzegovina, Moldavia e Georgia. Ucraina e Kosovo in base alla risoluzione n.1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite). La Giuria internazionale sarà presieduta dal celebre mezzosoprano Sonia Ganassi, vincitrice del Concorso di Canto del Teatro Lirico Sperimentale nel 1990, che ha debuttato a Spoleto con Il Barbiere di Siviglia e ora svolge un’attività molto intensa nei principali teatri internazionaliA seguito dei suoi innumerevoli successi, nel 1999 i critici musicali italiani le assegnano il Premio Abbiati. Tra i suoi recenti impegni Roberto Devereux a Madrid Monaco e Genova, Don Carlo a Monaco e Tokyo, Nabucco a Roma e Salisburgo, Oedipus Rex a Parigi, Aida a Marsiglia, Napoli e Macerata, Anna Bolena a Vienna, Norma a Lione, Parigi, Siviglia,  Berlino, Carmen a Genova, Maria Stuarda a Verona, Capuleti e Montecchi a Venezia, La Straniera a Berlino, Le Cid a Parigi; tra gli impegni futuri, il suo ritorno al Teatro alla Scala di Milano in Anna BolenaMaria Stuarda al Carlo Felice di Genova e Don Carlo a Marsiglia. Si ricorda inoltre che nel 2008 le è stata assegnata la “Lex Spoletina” dal Consiglio dell’Associazione “Amici di Spoleto”, per le sue eccellenti qualità artistiche e per aver diffuso a livello internazionale il nome della città di Spoleto.

La Giuria sarà inoltre composta dal  Michelangelo Zurletti, musicologo e Direttore Artistico del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto e da altri esperti tra cantanti, docenti di canto, critici e organizzatori teatrali scelti dall’Istituzione, come da Art. 5 del Bando di Concorso.

I vincitori del concorso (tutti coloro che hanno ottenuto una votazione minima di 8/10) parteciperanno a un CORSO DI STUDIO biennale di cinque mesi che li preparerà al debutto in teatro. Tra i docenti del Corso di Avviamento al Debutto 2019 ricordiamo: tra i principali per l’interpretazione vocale Sonia Ganassi, per la recitazione il registaGiorgio Bongiovanni, per lo studio degli spartiti Marco Angius, Raffaele Cortesi e Enza Ferrari. Sono in programma inoltre lezioni di legislazione della musica e dello spettacolo e un modulo didattico sui diritti degli artisti. Sono previste BORSE DI STUDIO individuali di Euro 700,00 lordi mensili. Al termine del corso i vincitori debutteranno nella STAGIONE LIRICA 2019 dello “Sperimentale” che si svolgerà come di consueto nel mese di settembre.

Per il 2019 il Concorso “Comunità Europea” per giovani cantanti lirici ha beneficiato dei contributi da Nuovo Imaie a valere sui fondi dell’Art. 7 della legge 93/92 - settore musica a favore dell’artista vincitore del Concorso che avrà attenuto il punteggio più alto secondo le modalità del bando 2018. Il contributo verrà erogato secondo le modalità indicate all’Art. 9 del “Bando Promozione Progetti Discografici Art. 7 L. 93/92 – Settore Audio Anno 2018”

 

PER L’ANNO 2019 NON È PREVISTA TASSA D’ISCRIZIONE.

Le domande di partecipazione devono essere inviate via posta a: Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto "A. Belli", P.zza G. Bovio 1, 06049 Spoleto (PG) o via mail aQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 21 febbraio 2019. Il concorso, che avrà luogo presso il Teatro Nuovo di Spoleto, si terrà dal 6 al 9 marzo 2019.

Informazioni dettagliate e bandi del Concorso possono essere richiesti a:

Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto "A. Belli"

Piazza G. Bovio, 1 - 06049 SPOLETO (PG)

Tel - 0743 220 440

Fax 0743 222 930

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Il Bando è anche disponibile sul sito

http://www.tls-belli.it/concorso.html

 

Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto fu fondato nel 1947 da Adriano Belli con il fine di avviare alla professione dell’arte lirica quei giovani che, avendo già compiuto gli studi di canto ed essendo dotati di particolari qualità artistiche, non avevano ancora debuttato. E ciò attraverso un concorso che negli anni è divenuto sempre più prestigioso. Molti grandi nomi della scena lirica internazionale hanno vinto il concorso dello “Sperimentale”, studiato a Spoleto e quindi debuttato nella stagione lirica dell’Istituzione. Alcuni dei nomi del passato sono: Franco Corelli, Antonietta Stella, Anita Cerquetti, Giangiacomo Guelfi, Anna Moffo, Marcella Pobbe, Rolando Panerai, Margherita Rinaldi, Giorgio Merighi, Leo Nucci, Ruggero Raimondi, Renato Bruson, Mietta Seghele, Veriano Lucchetti, Salvatore Fisichella e poi Luciana D’Intino, Mariella Devia, Lucia Aliberti; Marcello Giordani, Natale De Carolis, Elizabeth Norberg Schulz, Roberto Frontali, Giuseppe Sabbatini, Roberto De Candia, Sonia Ganassi, Daniela Barcellona, Massimo Giordano, Micaela Carosi, Norma Fantini. Negli ultimi anni sono stati coinvolti nell’attività didattica Enza Ferrari, Giovanna Canetti, Ruggero Raimondi, Renato Bruson, Norma Fantini, Sonia Ganassi, Luis AlvaInes SalazarClaudio Desderi. Per corsi più specifici di formazione hanno collaborato inoltre Carlo Bergonzi, Otto Edelman, Waldemar Kmentt. Per l’attività teatrale e di recitazione Luca Ronconi, Giancarlo Cobelli, Ugo Gregoretti, Gigi Proietti, Piera Degli Esposti, Henning Brockhaus, Gabriele DolciniPippo Delbono, Giorgio Bongiovanni, Andrea Stanisci, Alessio Pizzech, Paolo Rossi, Stefano Monti, Mario Perrotta, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Claudia Sorace Muta Imago, Stefano Ricci e Gianni Forte.

Claudio Lepore

Direttore

 

In collaborazione con

Fondazione Carispo logo

 

E con il sostegno della Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini

fondazione antonini

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SALOME, RICHARD STRAUSS, TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA - DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019

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Dopo nove anni torna al Comunale di Bologna la Salome intimista del regista Gabriele Lavia ideata in collaborazione con il Teatro Verdi di Trieste, qui ripresa da Gianni Marras. Una Salome in cui è protagonista il contrasto tra il bene ed il male, tra gli opposti che inevitabilmente si attraggono, anche se unilateralmente in questo caso. Giovanni è il bene che in opposizione a ciò che dovrebbe essere si trova nel profondo abisso imprigionato sotto terra. Salome e la sua corte sono in superficie invece, ma la voce della saggezza e della purezza li opprime costantemente da dove si trova. E la principessa ne è attratta inverosimilmente, vuole vedere l’oggetto di tanto mistero che lo zio/ patrigno ha fatto rinchiudere, vuole possedere le sue labbra come per estirpare o far suo quel verbo tanto pesante nei confronti suoi e della sua stirpe. Il palco come lo aveva pensato Alessandro Camera è un enorme squarcio intorno al quale la protagonista si muove sinuosamente, respinge ma attrae il marito di sua madre, che a sua volta la ammira ma ne è allo stesso tempo invidiosa. Una storia biblica cui si ispirò lo scandaloso (per i suoi tempi) Oscar Wilde i cui libri sono sintesi di edonismo ed ammirazione per la bellezza come bene assoluto. Salome è bellissima mentre Giovanni è ridotto ad uno straccio e prigioniero, ma a suoi occhi è una apparizione meravigliosa, finché non ne è respinta con le conseguenze che sappiamo.

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ANDREA CHÉNIER, UMBERTO GIORDANO - TEATRO COMUNALE PAVAROTTI DI MODENA, VENERDI’ 15 FEBBRAIO 2019

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Mettere in scena il  mastodontico Andrea Chénier di Giordano non è impresa facile, innanzitutto nel pensare ad una regia credibile che non sappia di muffa, ma soprattutto, fatto di grande importanza, trovare interpreti che non facciano rimpiangere ciò che molti hanno ancora nelle orecchie dai fasti dei decenni passati. Lo sforzo produttivo dei teatri dell’ Emilia Romagna in coproduzione con Opéra de Toulon è certo notevole e deve averci pensato anche il regista Nicola Berloffa quando si è trovato a dover affrontare un capolavoro del genere. Come fare sognare il pubblico senza farlo annoiare? Come portare su palcoscenici non chilometrici il dramma della Rivoluzione francese e muovere masse artistiche in modo sensato evitando l’effetto claustrofobia? Il regista ha cercato di rispondere a queste esigenze con un insieme di idee che volgono verso la tradizione ma riuscendoci solo in parte. Riprendendo lo schema geometrico molto in voga attualmente la struttura di Justin Arienti ove si svolge l’azione è angolare e si trasforma cambiando colori o svelando particolari di volta in volta. Il castello di Coigny vede troneggiare nella sala principale un arazzo che riprende il celebre dipinto di Maria Antonietta e prole di Élisabeth Vigée Le Brun posto alla Reggia di Versailles, una onnipresente ghigliottina simboleggia il dramma storico in atto con un ovvio sbandieramento di tricolori francesi da parte del popolo in rivolta; inoltre impalcature, dipinti rivoluzionari e una serie di elementi ‘arricchiscono’ di volta in volta le scene. Questa serie di proposte forniscono la cornice ad una regia abbastanza statica, che ruota principalmente intorno alla ghigliottina e dove la folla di comparse e mimi non ha sempre una collocazione agevole, proprio per mancanza di spazio che forse poteva essere studiato diversamente. In stile i costumi di Edoardo Russo.

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Il Castello Incantato di Marco Taralli in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Nuova commissione della Fondazione

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COMUNICATO STAMPA

“Il Castello Incantato”

La meravigliosa favola musicale in un atto di Marco Taralli
in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Nuova commissione della Fondazione
e nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Lirico di Modena


“Il Castello Incantato”, meravigliosa favola musicale in un atto di Marco Taralli, liberamente tratta da “Il Soldatino di Stagno” di Hans Christian Andersen, va in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste da martedì 19 (doppia rappresentazione alle 11.00 e alle 18.00) a martedì 26 febbraio: si tratta di una nuova commissione della Fondazione e di un nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Lirico di Modena, inserita nella stagione “SempreVerdi da 0 a 100 (e +).

Nel nuovo libretto di Fabio Ceresa, affermato regista lirico e librettista esperto nell’arte di fascinare senza banalizzare, “Il Castello Incantato” è diretto dal Maestro Concertatore e Direttore Takayuki Yamasaki, con la regia e le scene Francesco Esposito, i costumi di Elena Gaiani e le coreografie di Morena Barcone. L’Orchestra e il Coro della Fondazione (diretto da Francesca Tosi), insieme ai principali interpreti - Selma Pasternak (La Fata del Natale), Paolo Ciavarelli (Il Folletto Fiordarancio), Motoharu Takei (Piombino), Cler Bosco (Stella), Andrea Binetti (Jack in the box), Elena Sabas (Brunetta), Silvia Pasini (Rossella) ed Elena Serra (Biondina) – sono i protagonisti di uno spettacolo che, nel solco della tradizione italiana, fatta di cantabilità e incontro con il pubblico, sa restituire l’incanto della favola in musica. E gli ingredienti ci sono davvero tutti: la Fata, il folletto saggio, le matrioske frivole, il soldatino, la ballerina e anche il cattivo Jack, che però alla fine diventa buono per la gioia degli spettatori più piccoli.

“Scrivere un'Opera nuova oggi” – conferma Marco Taralli – “significa per me proseguire nel solco tracciato dalla nostra importante tradizione lirica e che in Italia non ha mai smesso di essere viva, alla luce delle suggestioni della mia contemporaneità, e utilizzare un linguaggio che oggi più che mai continua ad avere una straordinaria forza espressiva, in grado di coinvolgere generazioni anche molto distanti tra loro”.

Marco Taralli

In carriera dal 1992, eseguito in importanti istituzioni come il Teatro dell’Opera di Roma, il Liceu di Barcellona, l’Opera House di Sidney, il Teatro Comunale di Bologna e tanti altri sia in Europa sia in Italia, con una diffusione decisamente capillare della sua musica, Marco Taralli rappresenta la nuova strada dei giovani compositori: aperto, melodico, in un’inesausta ricerca della fascinazione musicale anche nelle costruzioni più complesse, laddove la complessità non deve primeggiare uccidendo la piacevolezza, ma al contrario fare sano esercizio di ‘sprezzatura’.

FOTO ROLANDO PAOLO GUERZONI

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MOSCOW STATE PHILHARMONIC SOCIETY, CONCERTO DELLA TCHAIKOVSKY SYMPHONY ORCHESTRA - TCHAIKOVSKY CONCERT HALL DI MOSCA, MARTEDI’ 12 FEBBRAIO 2019

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DIRETTORE VLADIMIR FEDOSEYEV

VIOLINISTA PAVEL MILYUKOV

Avere la fortuna di ascoltare una delle migliori orchestre del mondo, dirette da una icona della scuola direttoriale sovietica, assieme al vincitore del 15 premio Tchaikovsky, non è cosa che capita tutti i giorni.

E invece a Mosca, città dalla vita musicale e culturale intensissima, è evento di routine che in un piovoso martedì pomeriggio qualsiasi, fa muovere 1.623 persone ad accalcarsi ordinatamente agli ingressi della sala da concerto più grande e familiare di una città che definire culturalmente attiva è un eufemismo.

Ed ecco che appena entri in quell'immenso anfiteatro da concerti dove ogni santissimo giorno puoi ascoltare artisti eccelsi in programmi musicali che spaziano dal madrigale al contemporaneo, e getti un'occhiata sul pubblico, puoi trovare anziane matrone russe ingioiellate, ragazzi ricoperti di piercing, manager in grisaglia, bambini con i nonni e militari in divisa appena usciti dalla caserma.

E chi non trova posto o non può permetterselo, si accomoda con la seggiola pieghevole, nel foyer all'ingresso per assistere gratuitamente al concerto ripreso su di un mega schermo.

Ma una cosa accomuna tutti gli spettatori presenti: la concentrazione impeccabile. Non un colpo di tosse, non una caramella scartata, non un uscita improvvisa disturbano il concerto per tutta la sua durata. Io stesso mi sono sentito in imbarazzo quando per necessità ho dovuto sgranchire la schiena, temendo che il mio movimento potesse essere interpretato come un elemento di disturbo.

Il programma in cartellone, interamente dedicato a Tchaikovsky, ha visto sul podio Vladimir Fedoseyev, direttore d'orchestra tra i più longevi e decorati della storia musicale russa contemporanea. L'ottantaseienne maestro, imbastisce un concerto che dura più di due ore e

mezza e lo porta a termine con l'esuberanza di un ragazzino, salutato dal pubblico adorante con ovazioni interminabili ad ogni sua apparizione sul podio, ricoperto di fiori quasi come un icona di San Nicola in un monastero ortodosso.

Per riscaldare l'atmosfera e la sala, si inizia con le danze dall'opera Evgenj Onegin ( introduzione, valzer e polacca) eseguiti con una baldanza ed una freschezza quanto più possibile lontano dalla routine e che mettono subito in chiaro quanto il suono prodotto dall'orchestra sia limpido e perfetto soprattutto nella cura degli accenti e del colore.

Ecco che terminate le danze, si prosegue con il concerto per violino e orchestra op.35 affidato al solista Pavel Milyukov.

Vincitore del terzo premio al concorso Tchaikovsky del 2015, Milyukov sta costruendo la sua carriera con una spregiudicatezza che gli deriva da una perfezione tecnica impressionante.

Il giovane violinista di Perm suona il suo Pietro Guarnieri con una spavalderia voluta che gli permette di affrontare il concerto di Tchaikovsky quasi in un’ estasi mistica.

I capricciosi disegni ritmici, le terzine incalzanti, le scale vertiginose, sono pane per i suoi denti uniti ad una musicalità che rasenta il trascendentale per aderenza al concerto, quello di Tchaikovsky appunto, che è tutto tranne che un concerto romantico.

Nessuna contrapposizione dialettica tra solista ed orchestra, nessuna intenzione epica, e nemmeno la ricerca di un dialogo che diventa principio architettonico.

In Tchaikovsky non c'è sviluppo, non c'è dinamica interna, non c'è elaborazione tematica: c'è al contrario un abbandono assoluto al canto, alla melodia riversata a piene mani senza particolari preoccupazioni formali, che Milyukov rende con una maestria assoluta fatta di un'atmosfera magicamente sospesa, virtuosismo travolgente e coinvolgente ( la cadenza che chiude il primo movimento è impressionante) ma mai di maniera.

Il tributo festoso che gli rende il pubblico al termine, ripaga tanta fatica in modo esaustivo.

Poter ascoltare la sinfonia Manfred op.58 di Tchaikovsky dal vivo è impresa quasi praticamente impossibile.

Vi sono artisti per i quali l'accusa di discontinuità assume toni di colpevolezza senza attenuanti. Tchaikovsky fu senz'altro un decadente: romantico quando la stagione del romanticismo era passata, di intenzioni cosmopolite quando la scuola russa cercava una sua strada nazionalista, sinfonista quando la sinfonia era già in declino, ma proprio per questo, ricco di tutta l'esperienza che la discontinuità comporta.

Opera indefinita, ermafrodita, considerata dal compositore stesso come una sinfonia ma mai onorata di un numero al pari delle altre 6, Manfred rimane oggi come un lavoro lasciato in disparte e isolato tra le composizioni tchaikovskiane, probabilmente per il suo posizionamento stilistico poco chiaro ma anche per la sua difficoltà di esecuzione legata anche alla presenza di un organo in partitura.

Vladimir Fedoseyev non se ne cura e forte di un'orchestra che rasenta i 100 elementi, ( solo i contrabbassi erano 16!) riversa tutta la sua esperienza in una esecuzione incredibile.

Il gesto è rarefatto, la bacchetta assente, tutto si gioca su sguardi e preparazione a monte fatta di prove serrate dove la ricerca della perfezione è un dogma assoluto, fino ad arrivare alla percezione che il suono stesso dell'orchestra nell'insieme della sala evochi il mondo oscuro e fantastico descritto dalla musica.

L'Orchestra Tchaikovsky, forte di una sonorità ricca e di una musicalità assolutamente impeccabile, conduce ad un'esperienza uditiva unica ed avvincente che fa esplodere in un boato liberatorio il pubblico al termine dell'esecuzione.

Quindici minuti di applausi salutano il Direttore Fedoseyev al termine di un concerto memorabile.

Pierluigi Guadagni

 

PROGRAMMA

P. I. Tchaikovsky 

Introduction, Waltz and Polonaise from the opera "Evgeny Onegin"

Suite No. 2 for Orchestra in C major, Op. 53

Manfred Symphony in B minor, Op. 58

 

Foto by Konstantin Rychkov

 

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La prima Traviata di Zeffirelli all'Arena di Verona - Apertura del Festival Lirico 2019 - dal 21 giugno al 7 settembre

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 C.S.

La prima Traviata di Zeffirelli all’Arena di Verona

Apertura del Festival Lirico 2019

Dal 21 Giugno al 7 Settembre

 

Zeffirelli, l’ultimo grande Maestro della regia italiana,

in una nuova produzione che si presenta come somma sintesi

del suo pensiero estetico sull’amatissima e frequentatissima Traviata

 

Due amori di lunga data che finalmente si incontrano: La Traviata e l’Arena di Verona. La Traviata è stata sicuramente una delle opere maggiormente frequentate da Zeffirelli nella sua lunghissima carriera di regista, scenografo e costumista, dal lontano 1958 quando l’affrontò per la prima volta a Dallas con Maria Callas, misurandosi giovanissimo con il padre artistico Visconti che l’aveva appena diretta nella celeberrima produzione scaligera; inoltre è noto lo strettissimo legame con Verona, a cui ha donato il suo tocco personale nel restyling di Piazza Bra, e soprattutto con l’Arena nei cui spazi, immensi e magniloquenti, ha prodotto allestimenti indimenticabili di CarmenAidaIl TrovatoreTurandotMadama Butterfly, Don Giovanni e oggi finalmente l’attesissima Traviata. Attesissima non solo perché l’artista con questo titolo firmò una vera pietra miliare del genere, quella Traviata cinematografica del 1983 che ha segnato profondamente la storia dell’opera lirica sul grande schermo, ma anche perché tutte le Traviate di Zeffirelli hanno sempre incantato il pubblico mondiale in una continua rilettura, esteticamente ineccepibile ed emotivamente trascinante, del popolarissimo dramma verdiano. Giunge quindi la ‘sua’ Traviata in Arena e sarà davvero una somma sintesi di quel continuo lavorio intellettuale sul testo che ha accompagnato l’artista durante tutta la sua esistenza. Dunque una nuova Traviata, che è al contempo cronistoria di un lungo pensiero, d’immagini, colori e suggestioni sedimentate negli occhi e nei cuori del pubblico di mezzo mondo, tra citazioni, ricordi, continui ripensamenti di allestimenti lontani, quasi un’enciclopedia della riflessione stilistica zeffirelliana sull’amatissimo soggetto. Potremmo quindi definire questa Traviata areniana l’estrema sintesi di un leitmotiv wagneriano eternamente sospeso e a giugno 2019 finalmente compiuto.

A maggior ragione dunque una produzione importante, soprattutto per le giovani generazioni che non hanno potuto godere di persona dei grandi allestimenti del passato e che si troveranno di fronte ad un affresco che raccoglie in sé il florilegio di un pensiero raffinato dall’esperienza, sublimato da una lunghissima riflessione, documento storico ed estetico al contempo.

E tutti gli attori che hanno voluto questa Traviata, hanno con essa e il Maestro Zeffirelli un lungo percorso di affettuosa frequentazione professionale e personale: non solo la città di Verona, la cui piazza principale vive dei colori ideati dal Maestro fiorentino; il Festival areniano che vive in gran parte delle sue opere e che lo ha omaggiato nel 2010 con un cartellone che portava in ogni allestimento la sua firma, ma anche il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia, che il 9 dicembre 1984 a Firenze la cantò con Carlos Kleiber sul podio e Franco Zeffirelli alla regia, e il Vice Direttore Artistico Stefano Trespidi, che iniziò la sua lunghissima collaborazione con il Maestro proprio in Arena nel 1995 con Carmen; non ultimi tutti i lavoratori areniani, profondamente legati da affettuose esperienze di collaborazione col Maestro e che ne mantengono vivo ogni anno il messaggio artistico.

L’idea nasce già nel 2008 come suo grande desiderio personale per l’amore che ha sempre portato per Traviata ma solo oggi vede la luce dopo una lunga e complessa gestazione resa necessaria dall’importanza del titolo, del luogo, dalla trama di affetti e relazioni che attorno ad esso ruota, dall’esigenza di restituire davvero al pubblico quell’ultima essenza della perfezione, sempre cercata con caparbia determinazione dall’ultimo artista-artigiano del palco, vero ambasciatore della grande tradizione italiana nel mondo.

Massimo esperto del difficilissimo palco areniano, di cui conosce ogni insidia, con le sue enormità ed immense masse artistiche, ma anche fine interprete delle potenzialità di quello stesso spazio così prestigioso e intimorente, Franco Zeffirelli oggi aggiungerà dunque la sua settima produzione al ricco cursus honorum dell’Arena, che si accinge a raccontare la sua gloriosa storia in un ideale countdown verso il centesimo festival areniano stringendosi, in un grande abbraccio, ad i suoi più preziosi collaboratori di sempre.

Tra le autocitazioni che subito salteranno agli occhi del pubblico più attento, vale ricordare l’invenzione del sipario all’aperto presentato per la prima volta in occasione della Carmen areniana del  1995, l’amore per il coup de théâtre con un importante cambio a vista tra i due quadri del secondo atto e la presenza in scena del letto originale utilizzato nel film del 1983.

Il Sindaco di Verona Federico Sboarina, Presidente della Fondazione Arena di Verona, chiosa così l’evento: “Lo strettissimo legame che unisce il Maestro Franco Zeffirelli con l’Arena di Verona viene rinsaldato da questa nuova produzione de La Traviata, opera con cui Fondazione Arena ha deciso di inaugurare il Festival Lirico 2019. Si tratta di una scelta che vuole celebrare l’arte di questo straordinario regista, che ha saputo far conoscere e amare l’Arena nel mondo, e che proietta la Fondazione verso un futuro di grandi successi. La nuova Traviata del Maestro Zeffirelli sarà, nel mondo della lirica, uno degli eventi artistici del 2019. Un sentito ringraziamento va al Maestro che ha messo a disposizione la propria abitazione privata a Roma e la sede della sua fondazione a Firenze, per presentare questa Traviata, tra le produzioni più attese in ambito nazionale e internazionale”.

Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona ricorda : “Nel 1984 il Maestro Zeffirelli mi sceglieva, giovane ragazza di 24 anni, per interpretare Violetta  nel suo primo allestimento fiorentino di Traviata. Il suo ritorno a Firenze fu un evento sensazionale. Ed io oggi sono orgogliosa, emozionata, commossa e fortunata dopo 35 anni di potergli restituire il dono immenso che mi fece. Questa inaugurazione è un investimento pensato per garantire un grande futuro per Fondazione Arena perché sono certa che questa Traviata impreziosirà tante estati areniane nei decenni futuri come già avvenuto per tutti gli spettacoli di Franco Zeffirelli a partire dal 1995. Per una Fondazione come la nostra che ha sempre capitalizzato le produzioni più importanti, soprattutto quelle zeffirelliane, riproponendole come vero e proprio patrimonio estetico e culturale di Verona e dei tanti turisti che continuamente cambiano il volto al pubblico dell’Arena, anche questa Traviata aggiunge un importante capitolo al patrimonio della Fondazione i cui risultati si vedranno non solo nel 2019, ma per molti anni a venire.”

(nell'immagine un bozzetto di Zeffirelli)

Informazioni

Biglietteria – Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona

tel. (+39) 045 800.5151 – fax (+39) 045 801.3287 – email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Call center (+39) 045 800.51.51 - www.arena.it -

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Agnese di Paer. Prima rappresentazione in epoca moderna, dirige Fasolis, regia di Muscato

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Stagione d’Opera 2018-2019

Agnese

 

Comicità, azione e lieto fine per l’opera di Ferdinando Paer in prima rappresentazione moderna

Diego Fasolis dirige l’Orchestra e il Coro del Regio

Leo Muscato firma il nuovo allestimento

 

Teatro Regio, martedì 12 marzo 2019 ore 20

 

Martedì 12 marzo 2019, alle ore 20, il Regio mette in scena il nuovo allestimento dell’opera Agnese di Ferdinando Paer (1771-1839), che catalizzerà la curiosità del pubblico e l’attenzione della critica attorno a questo titolo, proposto in prima rappresentazione moderna.

L’Orchestra e Coro del Teatro Regio, diretti da Diego Fasolis, riporteranno alla luce una gemma dimenticata del melodramma italiano di primo Ottocento: l’opera semiseria Agnese, del parmense di origini austriache Ferdinando Paer. Il nuovo allestimento del Regio vede Leo Muscato alla regia e come interpreti María Rey-Joly (Agnese), Markus Werba (Uberto), Edgardo Rocha (Ernesto), Filippo Morace (Don Pasquale), Andrea Giovannini (Don Girolamo), Lucia Cirillo (Carlotta), Giulia Della Peruta (Vespina) e Federico Benetti (il custode). Istruisce il coro Andrea Secchi.

La riscoperta di Agnese nasce nel 2008 con una registrazione in forma di concerto diretta proprio da Diego Fasolis (che torna sul podio del Regio dopo il Così fan tutte della Stagione 2017-2018), che ci ha raccontato: «Agnese è solo una delle opere straordinarie che giacciono in archivi più o meno noti e prestigiosi. Molti Teatri iniziano a voler e dover proporre novità al proprio pubblico. Funziona bene con il Barocco, spesso con strumenti originali, e piano piano si avanza con curiosità ed entusiasmo verso epoche più vicine e altrettanto ricche. Sono stimolato da qualsiasi repertorio che permetta di costruire con i musicisti un’intesa a beneficio della qualità del lavoro e della vita che passa poi al pubblico, che ci auguriamo di incantare con Agnese. Sognare, commuoversi, sorridere e piangere in un bel sogno a lieto fine. Questo è Agnese di Paer».

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ORCHESTRA RAI: UNICO CONCERTO PER "LA CREAZIONE" DI HAYDN DIRETTA DA CONLON

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Comunicato stampa

Venerdì 15 febbraio ore 20, con la direzione di James Conlon

A causa dello sciopero interno indetto dalle rappresentanze sindacali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il concerto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in programma all'Auditorium Rai "Arturo Toscanini" di Torino giovedì 14 febbraio alle 20.30 (turno rosso) – che avrebbe visto il Coro dell'Accademia di Santa Cecilia protagonista dell'oratorio Die Schöpfung (La Creazione) di Haydn – non potrà aver luogo. È invece confermato il concerto del giorno seguente, venerdì 15 febbraio alle ore 20 (turno blu), che mantiene integralmente il programma musicale previsto, con il capolavoro di Haydn diretto da James Conlon, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia istruito da Ciro Visco, il soprano Sydney Mancasola, il tenore Martin Mitterrutzner e il basso John Relyea. Il concerto è registrato e sarà trasmesso successivamente da Radio3.

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BORODIN, KNJAZ IGOR (IL PRINCIPE IGOR) - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI’ 8 FEBBRAIO 2019

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Il Principe Igor, elogio della lentezza.

Che ad Aleksandr Porfireviç Borodin interessasse poco o nulla di comporre musica, inteso come lavoro su commissione, è risaputo. La sua vera ed unica occupazione era la chimica, di cui fu valente ed intelligente ricercatore, amato e stimato in Russia ed anche in Europa; la musica era per lui un semplice diversivo del quale occuparsi nei ritagli di tempo o in vacanza d’estate.

Ecco quindi che attorno al 1870, sollecitato dagli amici compositori del“Gruppo dei cinque”, di cui faceva parte, inizia ad interessarsi svogliatamente alla composizione di un’ opera, che tra abbozzi e parziali strumentazioni, porterà avanti a comporre fino alla morte avvenuta nel 1887. Diciassette anni per comporre definitivamente qualche aria, alcuni cori, le danze Polovesiane e dare una tinta di definizione “russa” ad un lavoro che definire frammentario è un eufemismo. Elaborata con ponderata lentezza, libera dall’ansia di dover tenere fede a scadenze, l’unica opera di Borodin rimase quindi incompiuta, ma non un moncone a cui manca una parte terminale, bensì un canovaccio confuso e frammentario al quale i suoi più fidati amici Glazunov (che ultimò il terzo atto e stese l’ouverture a memoria ricordandosi di un concerto con Borodin al pianoforte che canticchiava i temi principali) e Rimsky Korsakov che affrontò quasi per intero l’orchestrazione, rimanendo fedele alle istruzioni ricevute da Borodin. Come tutta la musica di Borodin, anche quella del Knjaz Igor è semplice e limpida, ma piena di ispirazione e straordinariamente ricca di immagini e di colori, dove il contrasto tra il mondo primitivo ma eroico russo e quello più sensuale e barbarico dei popoli asiatici, genera una fusione dei due mondi musicali generando un conflitto stilistico e sonoro che ci mantiene in una fluttuazione costante.

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