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L'opera italiana secondo Riccardo Chailly alla Scala su Rai5

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Comunicato stampa

Verdi, Puccini e Giordano diretti dal Maestro Chailly e preceduti dalle sue lezioni introduttive

Dal 3 novembre al 1° dicembre ogni domenica mattina

È pensato per accompagnare il pubblico verso la prima scaligera del prossimo 7 dicembre il ciclo di opere italiane interpretate dal Direttore musicale del Teatro alla Scala Riccardo Chailly, che Rai Cultura propone su Rai5 la domenica mattina alle ore 10 dal 3 novembre al 1° dicembre per lo spazio “Domenica all’opera”. Cinque titoli del grande repertorio fra Otto e Novecento quali Attila di Giuseppe Verdi, Andrea Chénier di Umberto Giordano e TurandotMadama Butterfly e Manon Lescaut di Giacomo Puccini, rappresentati alla Scala e diretti dal Maestro Chailly alla luce delle ricerche musicologiche più aggiornate, che saranno preceduti dalle sue lezioni introduttive sui principali aspetti stilistici delle opere.

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DAS PARADIES UND DIE PERI, ROBERT SCHUMANN - TEATRO MASSIMO PALERMO, MARTEDI’ 29 OTTOBRE 2019

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Chiariamo subito una cosa, Das Paradies und die Peri di Robert Schumann è un oratorio profano scritto dall’Autore per una sala da concerto,  quindi per essere eseguito in forma oratoriale senza nessun ausilio di scene o costumi, tanto meno di una regia che ne suggerisca idee e situazioni spazio temporali. Musica che è stata creata perché indichi lei stessa la giusta direzione e lasci libero spazio alla fantasia individuale dell’ascoltatore. Un “nuovo genere adatto alla sala da concerto” - come sosteneva Schumann stesso.

In Schumann la spinta a musicare il poema di Moore da cui è tratta la vicenda della Peri, dovette venire dalla possibilità che esso offriva, con la sua staticità e con una regolare successione di brani affidati ai protagonisti,  di fare largo uso del Lied.

Infatti Schumann affronta con questo oratorio, per la prima volta il genere sinfonico - corale, vivendo ancora nel pieno della sua stagione liederistica (era il 1841). Ecco quindi che in un succedersi di episodi staccati, prevalentemente recitativi, pezzi corali e Lieder, Schumann realizza una consistente unità stilistica affidandosi ad alcuni temi ricorrenti e ad una ambientazione sonora che si potrebbe definire orientale, ma che è più giusto riferirla a quell’ inquieto fantasticare che caratterizza il miglior Schumann pianistico. Il risultato è un trasognare velato, fatto di una morbidezza musicale sensuale di altissimo livello che raggiunge momenti di autentica e raffinatissima bellezza. E proprio per questo trasognare continuo, mettere in scena una partitura del genere potrebbe risultare un azzardo inconcepibile, inutile e forse fastidioso.

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AIDA DI G.VERDI- REGIA DI F. ZEFFIRELLI RIPRESA DA S.TRESPIDI IN SCENA AL TEATRO PONCHIELLI DI CREMONA

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COMUNICATO STAMPA

Aida : un titolo e un allestimento importante e suntuoso per il Teatro Ponchielli, capofila per OperaLombardia, che debutterà venerdì 15 novembre (ore 20.30 e in replica domenica 17 novembre ore 15.30) .

Il monumentale capolavoro di Giuseppe Verdi si presenterà nell’elegante allestimento firmato per regia e scene dal grande Maestro Franco Zeffirelli, realizzato nel 2001 in occasione del centenario dalla morte di Verdi al Teatro di Busseto, e ripreso da Stefano Trespidi.

La direzione d’orchestra sarà affidata alla bacchetta di Francesco Cilluffo, direttore giovane ma di chiara fama.

Qui le parole che il compianto Franco Zeffirelli dedicò a questo allestimento: 

Un’Aidina, piccola piccola

di FRANCO ZEFFIRELLI

Il Teatro Verdi di Busseto, con soli duecentocinquanta posti e un proscenio largo appena sette metri, è uno dei più piccoli teatri d’opera al mondo. Quando la Fondazione Arturo Toscanini mi invitò ad allestirci un’opera, come evento speciale per il centenario verdiano, si aspettavano probabilmente che scegliessi un lavoro adatto a quel palcoscenico, una Traviata o forse un Falstaff, due opere che Toscanini aveva diretto in quel teatro nel 1913 e nel 1926.

Cascarono tutti dalle nuvole quando proposi Aida, una delle opere più spettacolari

di tutto il repertorio. Aida a Busseto con la regia di Zeffirelli? Invecchiando ammattisce? Tutto il mondo dell’opera smaniava dalla curiosità di vedere come il regista degli spettacoli più fastosi al mondo avrebbe affrontato la scommessa che doveva aver fatto con se stesso.

Eppure, già da molto tempo coltivavo l’idea che con quest’opera colossale Verdi avesse in realtà inseguito una storia molto privata e molto intima, che una visione nuova dentro quelle piccole dimensioni avrebbe potuto valorizzare.

Verdi ha chiaramente indicato, sin dalle prime battute del preludio, che in Aida non ci sono soltanto ottoni, trombe e tamburi. Il lontano pianissimo degli archi che continua a crescere sembra richiamare il fluire del Nilo, dalle sue sorgenti in Etiopia, dove è nata Aida, fino all’Egitto, di cui è schiava. Questa musica estremamente evocativa, è un’eco distante che sembra arrivarci da un altro pianeta, ed entra nelle vene come una sorta di stregoneria, d’incantesimo.

Il mio ultimo allestimento di Aida nel 1998, per l’inaugurazione dell’Imperial State Theatre di Tokyo, era stato il massimo della sontuosità e spettacolarità che ci

si possa aspettare di vedere su un palcoscenico. Ricordo che, guardando i seicento esecutori, pensai: “Verdi forse ne ha abbastanza di vedere Aida come pretesto per fare tanto baccano in scena”. A Busseto avrei avuto l’opportunità di tentare una riduzione drastica del “gran macchinone”, riportando quest’opera a una dimensione piccola, privata, ancora inesplorata. Avrei avuto a disposizione un’orchestra contenuta e un giovane direttore di sicuro talento, che avrebbe consentito a ogni strumento di emergere e di farsi identificare.

Per una volta, i cantanti non sarebbero stati costretti a confrontarsi con la “barriera di fuoco” dell’orchestra, avrebbero potuto cantare con voce “umana” e con anima, così come in fondo l’opera era stata sentita dall’autore.

Quando circolò la notizia che cercavo dei cantanti giovani e sconosciuti per Aida, ne arrivarono a stormi da tutti i continenti. Capii però, subito, che ero io a doverli andare a cercare per il mondo, se volevo trovare quelli giusti: i miei cantanti.

Organizzai una visita lampo a New York per fine ottobre (si doveva andare in scena a fine gennaio!), e passai tre giornate di audizioni a giovani cantanti di tutte le scuole americane. Mi passò davanti una vera legione di talenti, nuovi, ben preparati, che conoscevano il teatro in musica perché in America se ne fa tanto, e davvero sapevano cos’era il “recitar cantando”.

Sentii corrermi nelle vene un fiume di energie. Fu come se avessi ricevuto una forte scossa dall’alto, e da dentro.

Trovai subito tre giovani cantanti per i tre protagonisti. Ma ce n’erano altri interessanti e promettenti. Una fioritura di giovani che letteralmente mi trascinò, mi esaltò. Con questo cast, che aveva le caratteristiche dei personaggi indicate da Verdi, giovani, belli, disperati d’amore, cominciai a impostare più chiaramente le idee per il mio spettacolo. Portai i tre americani a Busseto, e li affidai a uno dei più grandi tenori del secolo, Carlo Bergonzi, che era stato il mio Radames nella leggendaria Aida alla Scala nel 1963. Bergonzi, che ha base a Busseto con una prestigiosa scuola di canto, accettò volentieri di essere il nostro direttore artistico, ed è stato poi uno dei maggiori garanti di tutta l’operazione che stavo mettendo in piedi.

Fu un mese di allegria, di scoperte, d’amicizia e di fantastico lavoro. Altri giovani, italiani o provenienti da Paesi più o meno vicini, scesero a Busseto “come colombe dal disio chiamate”.

Il piccolo, delizioso paese si popolò di artisti freschi, entusiasti, appassionati. Ne ero completamente inebriato, e i risultati non avrebbero potuto essere che felicissimi. Penso, e ne ho avuto conferma dalla notorietà internazionale e dal successo che ebbe lo spettacolo a Busseto, e nei tanti teatri dov’è stato poi presentato, che davvero quell’Aida piccola e prodigiosa sia il più riuscito e più felice spettacolo d’opera che abbia mai creato.

Il miglior rimedio ai miei malanni.

Al debutto, il 27 gennaio 2001, nella ricorrenza della morte di Verdi, il teatro era stracolmo di un pubblico molto speciale. C’erano pure Renata Tebaldi e Giulietta Simionato, che avevano maestosamente cantato le parti di Aida e Amneris in tutto il mondo, negli anni del loro splendore; molte volte insieme a Bergonzi nel ruolo di Radames.

Dopo il duetto d’amore del terzo atto, il pubblico, commosso, si alzò in piedi e applaudì per cinque minuti. L’innocenza e la purezza di quegli esordienti, sia vocalmente sia drammaticamente, rendeva vivi e credibili i loro personaggi, tanto che il pubblico se ne innamorò perdutamente.

Tutto era visto come attraverso una lente d’ingrandimento su quel minuscolo palcoscenico: non sfuggiva né un batter d’occhio né un gesto. L’impatto emozionale della delicata, struggente storia d’amore, finalmente finì per trionfare. Il trionfo più ambito per me.

Non so se sarò mai più capace di fare un’altra volta pieno centro come feci con questa “Aidina”, piccola piccola ma immensamente grande. Fu come se una forza straordinaria avesse riunito in una perfetta geometria il talento di tutti, dal più umile dei figuranti fino agli sbalorditivi protagonisti.

Sono particolarmente affezionato al ricordo di questo momento della mia vita perché spianò la strada a una mia ripresa proprio sul punto di dover dire “addio” a tutto.

Il dottor Posner mi aveva lasciato uno spiraglio di speranza e di luce, nell’oscurità che incombeva sul mio futuro. Ora tutto si riaccendeva di nuovo, in una luce quasi accecante.

(Testo gentilmente concesso dalla Fondazione Zeffirelli e

tratto dal libretto di sala di Aida del Festival Verdi 2019)

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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI PADOVA, VENERDI' 25 OTTOBRE 2019

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L'Incompiuta di Puccini è destinata a lasciare per sempre un po' di amaro in bocca.

Tutti conoscono la sua genesi travagliata, la celebre storia di Toscanini che interrompe l’esecuzione della prima rappresentazione nel punto in cui il maestro aveva arrestato la composizione e i diversi tentativi di creare un finale. Ovviamente gli appunti rimasti non ci regaleranno mai il finale che l’autore aveva in mente, ma nemmeno sapremo mai come egli avrebbe messo mano alla partitura - perché certamente lo avrebbe fatto - per rivedere quel punto, smussare questo quadro e ricercare quella 'speditezza scenica' che gli premeva (e che forse qua e là manca). Quest’ultima è certamente la caratteristica, e il merito, fondamentale della Turandot concepita da Filippo Tonon che è stata riproposta al Teatro Verdi di Padova. La scenografia ricrea un’ambientazione esotica in cui l’azione è scandita grazie all’utilizzo di strutture scorrevoli che mutano agilmente la scena da fredda, cupa e notturna a opulenta tutta ori, argenti e sbrilluccichii. Un allestimento di stampo tradizionale in cui abbondano comparse e tutto quel compendio di effetti che colpiscono e sono tanto amati dallo spettatore medio. Il regista muove con pertinenza le masse, mentre il lavoro sui singoli cantanti pare limitato al minimo indispensabile.

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PRESENTATA LA STAGIONE ARTISTICA 2020 AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA, dal 10 gennaio al 31 dicembre 2020

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Il cartellone 2020 si preannuncia ricco di incontri e novità assolute per Verona: sono 6 gli appuntamenti per la stagione lirica con otto titoli diversi e torna una grande stagione sinfonica con 14 concerti, per cinquantuno alzate di sipario.

La Fondazione Arena di Verona presenta la sua stagione artistica al Teatro Filarmonico per tutta la durata del 2020: dal 10 gennaio al 31 dicembre saranno 24 le alzate di sipario per la stagione lirica, 27 quelle per la sinfonica, e numerosi i progetti e le anteprime dedicati al mondo della scuola. Se il Festival areniano propone le opere più celebri in allestimenti colossali, per tutto l’anno i complessi artistici e tecnici areniani si cimentano al Teatro Filarmonico in capolavori meno rappresentati nell’anfiteatro ma noti in tutto il mondo, con diversi capisaldi del repertorio assenti da molti anni dai cartelloni lirici e sinfonici e molte rarità in prima esecuzione veronese.

«La stagione invernale al Teatro Filarmonico è una delle due colonne portanti del nostro Ente lirico – spiega il sindaco Federico Sboarina, Presidente di Fondazione Arena –. Se da un lato, infatti, abbiamo lavorato per alzare la qualità del nostro festival lirico, che ha registrato quest’anno numeri oltre le aspettative, dall’altro abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ossia garantire la stagione invernale. È una grande soddisfazione poter presentare quest’anno un cartellone unitario, con tutta la produzione artistica del 2020 al Filarmonico, frutto di un grande lavoro di squadra e di un controllo oculato dei conti da parte del Consiglio di Indirizzo».   

Il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia esprime profonda soddisfazione per l’offerta artistica: «Sono molto orgogliosa di presentare una Stagione lirica e sinfonica che torna a svolgersi per l’intero anno solare e che costituisce per me una grande scommessa. Infatti, parallelamente alle grandi opere proposte in Arena che hanno registrato un aumento delle presenze e un gradimento da parte della stampa, ho voluto proporre al Teatro Filarmonico alcuni titoli mai rappresentati a Verona e addirittura in prima esecuzione contemporanea come L’Amleto del compositore veronese Franco Faccio. Direttori, interpreti e solisti della Stagione sono stati scelti nell’ottica di affiancare artisti di fama internazionale a giovani scoperte di grande talento.

Credo fermamente che il Filarmonico debba essere terreno fertile per educare, come ho detto anche ai ragazzi pochi giorni dopo la mia nomina a Sovrintendente. Mi rivolgo a loro, alla città e a tutto il pubblico che ci segue con tanto affetto, invitandoli a Teatro per riscoprire la bellezza di una vita all’insegna della musica».

La stagione inaugura venerdì 10 e sabato 11 gennaio con un grande concerto sinfonico che ha come protagonista Alexander Lonquich, artista dalla carriera internazionale che si presenta nella duplice veste di direttore e pianista. Il programma, articolato interamente su musiche di Mozart, si inserisce all’interno di una serie di iniziative cittadine volte a celebrare i 250 anni dall’arrivo di Mozart a Verona.

Il concerto inizia con l’Ouverture da Le nozze di Figaro per proseguire con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 in si bemolle maggiore K 595 per terminare con la Sinfonia n. 41 in do maggiore “Jupiter” K 551.

La prima produzione del cartellone 2020 ci porta subito “nel cuore dell’Opera” con il capolavoro drammatico di Donizetti, Lucia di Lammermoor, in scena per quattro recite dal 26 gennaio al 2 febbraio. Il titolo, assente dal 2014, ha registrato a Verona la presenza delle più grandi voci del Novecento, tra cui Toti Dal Monte, Renata Scotto, Mariella Devia, Luciano Pavarotti, Renato Bruson. L’allestimento, proveniente dal Teatro Verdi di Salerno, è firmato da Renzo Giacchieri per regia e costumi, con le scene ed il projection design di Alfredo Troisi e le luci di Paolo Mazzon. A concertare è il maestro ucraino Andriy Yurkevych, esperto direttore d’opera acclamato in tutti i più importanti teatri del mondo, mentre nel cast potremo apprezzare le voci di Ruth Iniesta e Enkeleda Kamani nel ruolo del titolo, Biagio Pizzuti come Enrico, Enea Scala e Pietro Adaini come Sir Edgardo e Simon Lim come Raimondo.

Il 7 e l’8 febbraio torna sul podio dell’Orchestra dell’Arena di Verona il maestro Michael Balke, dopo il fortunato debutto nella nuova Salome straussiana del 2018. Il programma del concerto comprende tre capolavori dell’Ottocento tedesco, l’Ouverture da Oberon di Weber, la Missa in honorem Sanctissimae Trinitatis in do maggiore K 167, gemma poco conosciuta che impegna orchestra e coro scritta da un Mozart poco più che diciassettenne al rientro dal suo ultimo viaggio in Italia, per terminare con la Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 36 di Beethoven, pagina sintesi della nuova concezione sinfonica del compositore che risente fortemente della lezione delle ultime sinfonie di Mozart.

Dal 23 febbraio al 1° marzo per quattro recite l’aurea comicità di Gioachino Rossini diventa protagonista al Filarmonico con L’Italiana in Algeri, tra le massime opere del Pesarese. L’allestimento è firmato dal regista Stefano Vizioli per il Teatro Verdi di Pisa con le scene dell’artista Ugo Nespolo, i costumi del prestigioso Atelier Nicolao, le luci di Paolo Mazzon e la direzione di Francesco Ommassini, già più volte alla testa dei complessi artistici veronesi in occasioni sinfoniche e non. Carlo Lepore e Alessandro Abis daranno voce all’arrogante Mustafà, Daniela Cappiello sarà Elvira, il giovane soprano russo Vasilisa Berzhanskaya darà voce ad  Isabella, mentre il capitano Haly sarà il basso coreano Dongho Kim.

Negli stessi giorni il maestro Francesco Cilluffo si cimenta con l’Orchestra e il Coro areniani nel concerto del 28 e 29 febbraio nel segno di Mendelssohn e Ponchielli: si inizia con le onde atlantiche dell’Ouverture Le Ebridi e si conclude con il grandioso affresco shakespeariano del Sogno di una notte di mezza estate. Accanto a queste due vette della musica romantica sono proposte due pagine rare, entrambe affidate al dialogo tra due clarinetti e l’orchestra: il Konzertstűck n. 2 dello stesso Mendelssohn e Il Convegno di Amilcare Ponchielli. Come solisti si esibiranno la prima parte dell’Orchestra Giampiero Sobrino e il giovane veronese Alessandro Beverari, che ha brillato nell’ultima edizione del “Concorso internazionale Čajkovskij”.

Per il concerto del 6 e 7 marzo è la volta del debutto veronese del maestro Giampaolo Pretto, direttore e solista di due capolavori giovanili di Mozart: l’Andante in do maggiore K 315 e il Concerto n. 1 in sol maggiore K 313 entrambi per flauto e orchestra. La seconda parte del programma è invece dedicata alla Sinfonia 9 in do maggiore di Franz Schubert, “la Grande”, imponente ed estremo lascito sinfonico del grande viennese.

La settimana seguente, il 13 e 14 marzo, torna sul podio veronese per un concerto sinfonico il maestro Francesco Ommassini che ben conosce l’Orchestra areniana, per continuare l’esplorazione del repertorio tardo ottocentesco con due capolavori che vedono la luce a pochi anni di distanza l’uno dall’altro: la Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 di Dvořák e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23 di Čajkovskij.

Al pianoforte, per la seconda parte del programma, debutterà Xiaolu Zang, vincitore del Concorso pianistico Città di Verona 2019 tra 57 giovanissimi candidati da tutto il mondo.

Grande attenzione è rivolta a Verona dal 29 marzo al 5 aprile per la riscoperta dell’Amleto di Franco Faccio: il musicista veronese (1840-1891), considerato il migliore direttore d’orchestra della sua generazione e preferito dallo stesso Giuseppe Verdi, fu anche compositore e l’opera tratta dalla tragedia shakespeariana (1865) doveva essere il suo lavoro più ambizioso, grazie anche al libretto del massimo letterato scapigliato Arrigo Boito. Per la prima rappresentazione in Italia in epoca contemporanea, Amleto risorge con la direzione esperta di Francesco Ivan Ciampa e un nuovo allestimento firmato da Paolo Valerio, altro talento veronese, Direttore del Teatro Stabile di Verona, esperto regista di prosa e profondo conoscitore dell’opera shakespeariana. Per questa nuova produzione, le scene ed il projection design sono affidate a Ezio Antonelli, il coordinamento dei costumi a Silvia Bonetti e le luci a Paolo Mazzon. Il cast è ricco di interpreti di altissimo livello, tra cui Saimir Pirgu e Samuele Simoncini nel ruolo del titolo a fianco di Damiano Salerno nel ruolo del Re e Marko Mimica come Spettro. Tra le interpreti femminili potremo apprezzare le voci di Ruth Iniesta ed Eleonora Bellocci come Ofelia e Annalisa Stroppa come Geltrude.

Per il concerto di Pasqua, il 17 e 18 aprile debutta a Verona il giovane maestro emergente Michele Gamba, alla guida di Orchestra e Coro areniani in un programma interamente dedicato a Luigi Cherubini: dopo l’Ouverture dell’opera Lodoïska verrà proposto il Requiem in do minore, grande e toccante pagina sinfonico-corale di non frequente esecuzione.

La musica di Giacomo Puccini è protagonista del quarto appuntamento della stagione lirica 2020: dal 10 al 17 maggio va in scena un dittico inedito, composto dal primo cimento operistico del genio lucchese, la breve opera-ballo Le Villi, ispirata alle fate vendicatrici d’amore, alla sua prima rappresentazione in assoluto a Verona, proposto insieme all’atto unico sensuale e verista Il Tabarro (assente dalle scene veronesi da vent’anni). I due diversi titoli, in replica per 4 recite, separati da un intervallo, sono diretti da Michele Gamba che prosegue la sua collaborazione con i complessi veronesi, mentre la realizzazione scenica è affidata ai registi Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, al debutto veronese, con le scene di Leila Fteita, i costumi di Silvia Bonetti e le luci di Paolo Mazzon. Le coreografie sono eseguite dal Ballo dell’Arena, con le coreografie di Gaetano Petrosino. Tra gli interpreti principali si segnalano in entrambe le produzioni Kiril Manolov (Michele e Guglielmo), Maria José Siri (Giorgetta e Anna) e Samuele Simoncini (Luigi e Roberto).

La stagione primaverile si conclude con il concerto del 22 e 23 maggio diretto da Orazio Sciortino, nella triplice veste di solista al pianoforte (nel poco eseguito Concerto per pianoforte n. 19 in fa maggiore K 459 di Mozart), maestro concertatore alla guida di due raffinate pagine del Novecento francese (Pastorale d'été di Honegger e la Sinfonietta di Poulenc) e compositore di una nuova creazione appositamente commissionata da Fondazione Arena e qui proposta in prima esecuzione assoluta.

Dopo il denso Festival 2020 all’Arena di Verona (54 appuntamenti dal 13 giugno al 5 settembre), l’Orchestra e il Coro torneranno all’opera, letteralmente, al Teatro Filarmonico con altri due atti unici eseguiti la stessa sera per quattro recite, dal 18 al 25 ottobre. Viene proposto in prima esecuzione assoluta sulle scene veronesi il divertente Il Segreto di Susanna, elegante intermezzo del compositore veneziano Ermanno Wolf-Ferrari. A seguire, con Suor Angelica, raffinatissima elegia poco rappresentata, si compie la presentazione al pubblico delle tre opere che compongono il Trittico pucciniano (1918) comprendente Gianni Schicchi e Il Tabarro. L’allestimento è affidato ad una squadra di creatrici, comprendendo due titoli dal cast interamente femminile, con l’eccezione di un baritono: l’atto unico pucciniano ha la regia di Giorgia Guerra, mentre l’intermezzo di Wolf-Ferrari è firmato dall’erede dell’autore Federica Zagatti Wolf-Ferrari con le luci di Paolo Mazzon. Entrambi i titoli hanno le nuove scene di Serena Rocco e i costumi di Lorena Marin; sul podio sale il maestro Erina Yashima, giovane direttrice al debutto veronese. Lavinia Bini e Vittorio Prato saranno rispettivamente la Contessa e il Conte del Segreto di Susanna, mentre Donata D’Annunzio Lombardi, recentemente vincitrice del Premio Puccini, interpreterà Suon Angelica a fianco di illustri comprimarie.

Il Coro areniano sarà impegnato anche nel concerto del 23 e 24 ottobre in un ricco programma diretto dal maestro stabile del Coro Vito Lombardi, che delizierà il pubblico con alcune tra le più belle pagine di Bellini, Donizetti e Verdi.

Il 30 e il 31 ottobre torna sul podio areniano Vittorio Bresciani, proseguendo la propria ricerca lisztiana con tre Rapsodie ungheresi (composte originariamente per pianoforte e qui proposte nella trascrizione di Doppler per grande orchestra) inserite in un programma autenticamente ungherese, con Kodály (le rare Danze di Marosszék) e Bartók, di cui viene proposto il poco eseguito Concerto per viola e orchestra con la partecipazione della prima parte Giuseppe Mari come solista.

Il mese di novembre è interamente dedicato alla stagione sinfonica, con concerti ogni settimana volti a fare conoscere e riscoprire pagine orchestrali e forme sinfoniche nate intorno a Beethoven (1770-1827), di cui nel 2020 si celebrano i 250 dalla nascita e a cui il Festival areniano dedica una spettacolare esecuzione della Nona sinfonia con solisti e coro, il 23 agosto, diretta da Ezio Bosso.

L’appuntamento dei giorni 6 e 7 novembre è diretto dal maestro Alessandro D’Agostini al suo esordio veronese e presenta tre sinfonie di diversa provenienza e destinazione: quella di Gluck per la sua opera Alceste (1767), quella di Spontini per La vestale (1807) e quella rarissima in re minore di Bellini (1801-1835). La seconda parte del concerto è invece tutta dedicata alla celeberrima Messa “dell'incoronazione” (Krönung-messe) per soli, coro e orchestra in do maggiore K 317 di Mozart.

Il 13 e il 14 novembre si entra nel pieno Ottocento con la direzione del giovane talento Nikolas Nägele per la prima volta a Verona con un programma dedicato allo Schubert maturo (Ouverture da Rosamunde op. 26) e al primo cimento sinfonico di Robert Schumann, la Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore op. 38 nota anche come “Primavera”.  Al centro del concerto c’è spazio per dialogare con i solisti Gűnther Sanin al violino e Sara Airoldi al violoncello (prime parti dell’Orchestra areniana) per il raffinato Doppio concerto in la minore op. 102 di Johannes Brahms.

Per il concerto dei giorni 20 e 21 novembre, in occasione della celebrazione di Santa Cecilia, patrona della musica, dei musicisti e dei cantanti, torna a Verona Fabrizio Maria Carminati con la grande Messa solenne in sol maggiore in onore di Santa Cecilia, composta da Charles Gounod nel 1855 per tre solisti, coro, orchestra e organo, preceduta dalle Antiche danze e arie per liuto, Suite n. 1 e dalle Vetrate di chiesa P 150 di Ottorino Respighi.

Il 27 e il 28 novembre avrà luogo l’ultimo concerto in abbonamento, che vede il ritorno del direttore Andriy Yurkevych alla guida dell’Orchestra areniana nell’Ouverture Leonore n. 3 di Beethoven e della monumentale Sinfonia 1 in do minore op. 68 di Brahms, che più di tutte raccoglie il testimone della Nona del genio di Bonn. La prima parte Peter Szanto sarà impegnata come solista nel raro Poème di Ernest Chausson per violino e orchestra.

L’opera torna in scena dal 13 al 20 dicembre con una attesissima produzione di Un Ballo in maschera di Giuseppe Verdi, firmata dal grande baritono verdiano Leo Nucci, leone del palcoscenico ed esperto conoscitore della musica e della drammaturgia di Verdi, eppure esordiente alla regia di questo allestimento del Teatro Comunale di Piacenza, che si avvale delle scene di Carlo Centolavigna e dei costumi di Artemio Cabassi. Sul podio del Filarmonico fa il suo atteso ritorno il maestro Daniel Oren. Il cast sarà impreziosito da esperti conoscitori del repertorio verdiano: Murat Karahan, dopo i grandi successi areniani delle ultime stagioni, farà il suo ritorno al Filarmonico come Riccardo, Simone Piazzola sarà Renato, mentre Anna Pirozzi, soprano dalla brillante carriera richiesta dai maggiori teatri internazionali, vestirà i panni di Amelia in alternanza al soprano albanese Enkeleda Kamani.

Il 2020 si conclude come da tradizione con l’atteso appuntamento del 31 dicembre: Orchestra e Coro dell’Arena di Verona, insieme a prestigiosi solisti, daranno vita a un inedito Concerto di Capodanno (fuori abbonamento) sulle più celebri arie d’operetta, diretti da Steven Mercurio, che ha recentemente brillato a Monaco nel maggio 2019 alla guida dell’orchestra areniana occasione del concerto “Amore & Amicizia”.

Le produzioni della Stagione Artistica 2020 vedono impegnati Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona.

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Gli appuntamenti della Stagione Artistica al Filarmonico rientrano nel progetto Arena Young che, giunto alla sua sesta edizione, conferma un ricco calendario grazie alla partecipazione attiva ed entusiasta dei più giovani che hanno la possibilità di avvicinarsi al mondo del Teatro e dei suoi protagonisti.

L’offerta formativa propone attesi ritorni e frizzanti novità, per una calendario che intende soddisfare i gusti più variegati. Si riconfermano le  Anteprime Scuole per le prove generali delle opere in cartellone, e per assaporare il gusto dell’andare a Teatro come “i grandi”, si confermano anche le serate del martedì e giovedì di Ritorno a Teatro  arricchite da un incontro con gli artisti e da un aperitivo in Teatro prima dello spettacolo.

Particolarmente nutrito il programma di Il Teatro si racconta, rassegna del teatro in musica che si arricchisce con nuovissime proposte. I più piccoli si appassioneranno alle avventure di Mignolina, dell’elefantino Babar e del coraggioso Pierino alle prese con il Lupo. In clima pre-natalizio si potranno ascoltare le più belle musiche di film per ragazzi con il concerto Favoloso Disney. Ai più grandi (e non solo!) saranno proposte le Quattro Stagioni di Vivaldi in chiave rock.

Infine, a fare da ponte con il prossimo Opera Festival all’Arena, la versione rielaborata di Cavalleria rusticana, capolavoro del verismo musicale italiano.

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I concerti della stagione sinfonica avranno inizio il venerdì alle 20 (turno A di abbonamento) e il sabato alle 17 (turno B).

Si confermano anche gli orari della Stagione lirica: la domenica alle 15.30 (turni A e D), il martedì (turno B) alle 19.00 mentre il giovedì (turno D) l’inizio è alle 20.00.

Inoltre, in occasione di ciascuno dei 6 appuntamenti d’opera si riconfermano le Conferenze di presentazione in Sala Filarmonica organizzate dalla Fondazione Arena di Verona in collaborazione con Verona Lirica e l’Associazione Amici del Filarmonico. Gli incontri sono ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili ed avranno inizio alle 18.00.

prezzi degli abbonamenti dei 13 concerti, in base al settore prescelto, sono compresi tra € 95,00 e € 237,00, mentre quelli della lirica vanno da € 54,00 a € 288,00. Il periodo di prelazione per le conferme degli abbonamenti inizia giovedì 7 novembre e prosegue fino a sabato 30 novembre. I nuovi abbonamenti potranno essere sottoscritti a partire da martedì 3 dicembre fino ad esaurimento delle disponibilità. 

Oltre agli abbonamenti tradizionali, si rinnovano anche per la Stagione Artistica 2020 le formule aperte Carnet a 7 ingressi per i concerti e a 3 ingressi per l’opera, in vendita dal 7 gennaio per la sinfonica e dal 17 gennaio per la lirica. Si tratta di proposte molto apprezzate che, superando la modalità del turno e del posto fisso, permettono di scegliere trasversalmente tra concerti ed opere in programma e di utilizzare i tagliandi uno per volta o globalmente, per una o più serate, risparmiando così sull’acquisto del singolo biglietto, nell’ottica di una maggiore flessibilità.

prezzi dei Carnet vanno da € 43,50 a € 168,00 per i 3 ingressi proposti per la lirica, mentre da € 63,00 a € 154,00 per i 7 appuntamenti sinfonici.

biglietti per i singoli concerti (da € 10,00 ad € 26,00) saranno disponibili dal 7 gennaio, mentre quelli delle opere (da € 11,00 ad € 64,00) saranno in vendita dal 17 gennaioDal 7 gennaio saranno in vendita anche i biglietti del Concerto di Capodanno (da € 21,00 ad € 54,00), come di consueto fuori abbonamento.

È possibile acquistare abbonamenti, biglietti e Carnet presso:

Biglietteria Arena di Verona

Via Dietro Anfiteatro 6/b, 37121 Verona

Tel. 045 596517 - Fax 045 8013287 - Call center 045 8005151 - Punti di prevendita Geticket

Orari: da lunedì a venerdì 10:15-16:45 - sabato 09:15-12:45

Nei martedì, giovedì e venerdì di spettacolo, la biglietteria chiude alle 14.00

 

Biglietteria Teatro Filarmonico

Via dei Mutilati 4/k, 37121 Verona

Tel. 045 8002880 - Fax 045 8013266

Apertura due ore prima di ogni spettacolo

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.arena.it

Si ricorda infine che rinnovando o sottoscrivendo un abbonamento al Teatro Filarmonico si avrà diritto ad una tariffa speciale (circa il 30% di sconto) per acquistare un biglietto l’Arena di Verona Opera Festival 2020.

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IL MATRIMONIO SEGRETO, DOMENICO CIMAROSA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 27 OTTOBRE 2019

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Proviene dal Teatro Coccia di Novara e precisamente dall’anno 2012 lo spettacolo de 'Il Matrimonio Segreto' che in questi giorni è in scena al Teatro Filarmonico di Verona per la rassegna invernale ‘Viaggio in Italia nel tempo e negli stili’, una sorta di anteprima della stagione artistica vera e propria che partirà da gennaio. Grazie a Cimarosa il teatro piemontese diede fiducia a  Marco Castoldi come regista, che i più conoscono con il nome d’arte Morgan, il quale aveva pensato ad uno spettacolo in grado di esaltare il brio degli intrecci e scompigli creati nella famiglia del ricco mercante Geronimo, che neanche a dirlo e come accade spesso nei drammi giocosi, vuole maritare una delle sue figlie per puro interesse economico. Tanto per cambiare i piani sembrano scombinarsi in un crescendo di malintesi e battibecchi che conducono man mano all’inevitabile lieto fine, con gioia e gaudio di tutti i protagonisti. Castoldi ha una visione assolutamente attuale della vicenda, sia perché, ammettiamolo, anche se in altri termini certi giochi di interesse sono validi anche oggi, sia proprio per la freschezza della musica dinamica e vivace che esalta quanto i personaggi vivono e sono lasciati liberi di muoversi ed agire come meglio credono, coadiuvati da una serie di mimi che spesso fanno da sfondo alle loro azioni. Diversamente quando lasciati soli, ad esempio durante talune arie solistiche, poco accade intorno agli stessi e l’attenzione tende a scemare.

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TEATRO VERDI TRIESTE_IN GIAPPONE APERTURA DELLA STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO

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A NAGOYA, IN GIAPPONE
L’APERTURA DELLA STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO DELLA
FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

La Traviata di Giuseppe Verdi
diretta dal Maestro Fabrizio Maria Carminati
con l’Orchestra, il Coro e i Tecnici della Fondazione


Si apre ufficialmente oggi (venerdì 25 ottobre) a Nagoya, in Giappone, la Stagione Lirica e di Balletto della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, impegnata in una prestigiosissima tournée di quattro settimane, che toccherà 13 città, le più importanti del Sol Levante.

“Un nuovo allestimento de La traviata di Giuseppe Verdi – afferma il Direttore Generale e Responsabile della Tournée Antonio Tasca dal Giappone, dove sta coordinando, insieme allo staff di Direzione, questo impegnativo progetto di internazionalizzazione – “scelto per proporre al qualificato pubblico giapponese un’opera simbolo del repertorio italiano, e che vede i professori d’Orchestra e gli artisti del Coro (diretti dal Maestro Fabrizio Maria Carminati) e i tecnici impegnati in una tournée tra le più prestigiose e importanti che una Fondazione italiana abbia mai affrontato”.

Nell’Aichi Arts Center di Nagoya, La traviata messa in scena del Teatro Verdi di Trieste, con la regia di Giulio Ciabatti, propone come interpreti principali Marina Rebeka, Desirée Rancatore, Jessica Nuccio, Ramon Vargas, Giulio Pelligra, Alberto Gazale, Domenico Balzani. Seguiranno repliche a Mito (sabato 26), Yokosuka (domenica 27), Musashino (lunedì 28), Morioka (mercoledì 30), Matsudo (giovedì 31), Tokyo (sabato 2 e lunedì 4 novembre), Takasaki (domenica 3), Nerima (martedì 5), Niigata (mercoledì 6), Toyama (giovedì 7), Osaka (sabato 9), Tsu (domenica 10).

“Un programma pensato non solo per le grandi città – sottolinea il Presidente Concert Doors Co. Ltd, Masayuki Kobayashi – ma anche per quelle più piccole della provincia giapponese, dove difficilmente si possono ammirare opere della tradizione italiana di alto livello: c’è quindi grandissima attesa per La traviata e per il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, il primo teatro italiano a esser stato intitolato al grande compositore e quindi considerato un interlocutore prestigioso, autentico. In questi due anni di preparazione della tournée – conclude Kobayashi ricordando il primo contatto con il Direttore Generale della Fondazione Tasca – ho potuto apprezzare la grande disponibilità e collaborazione di tutti i lavoratori del Verdi, nonché l’approccio culturale della città di Trieste che si differenzia, per la sua origine asburgica, dal resto d’Italia e forse per questo è di particolare interesse per i giapponesi”.

La tournée in Giappone, sostenuta da Allianz, consolida definitivamente nel panorama mondiale il Teatro Verdi di Trieste quale realtà tra le principali a proiezione internazionale della cultura italiana. “Un’attività promossa nell’ambito del percorso d’internazionalizzazione strutturale della Fondazione – conclude il Direttore Generale Antonio Tasca – “resa possibile grazie a bilanci in ordine e alla sua capacità organizzativa, che le consente di riaffermare il ruolo di ambasciatrice nel mondo per la Città di Trieste e la Regione Friuli Venezia Giulia”.

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Il Macbeth coprodotto con il Festival Verdi di Parma approda al Lirico di Cagliari

Macbeth-foto-Roberto-Ricci Foto Roberto Ricci

comunicato stampa

Giovedì 31 ottobre alle 20.30 (turno A), per la Stagione lirica e di balletto 2019 del Teatro Lirico di Cagliari, va in scena il settimo appuntamento con l’opera: dopo Attila, ecco un altro grande titolo verdiano (composto peraltro nel 1847, un anno dopo Attila), Macbeth melodramma in quattro atti, su libretto di Francesco Maria Piave (con interventi di Andrea Maffei), dalla tragedia omonima di William Shakespeare. Cruda, affascinante, sanguigna, trascinante e celeberrima tragedia musicale che è il primo, fortunatissimo, incontro fra Verdi e Shakespeare.

Viene proposto un nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, in coproduzione con il Teatro Regio di Parma (dove è andato in scena al Festival Verdi 2018) ed è realizzato, per la regia, da Daniele Abbado (a Cagliari per: Così fan tutte, 1995-2001; Le nozze di Figaro, 1997; Nabucco, 2006) che presenta un Macbeth dai forti contrasti: buio, vuoto, pioggia e cupezza della prima parte si alternano a colori vivaci, luci abbacinanti e tensione emotiva della seconda parte che “inchioderanno” lo spettatore alla poltrona in un crescendo di emozioni veramente indimenticabili. I costumi sono di Carla Teti, ripresi a Cagliari da Agnese Rabatti, le luci di Angelo Linzalata, i movimenti coreografici di Simona Bucci, mentre il regista collaboratore è Boris Stetka.

La direzione musicale è affidata a Paolo Arrivabeni, direttore lombardo, stimato in tutto il panorama nazionale ed internazionale (recentemente ha affrontato Macbeth a Liegi e a Copenaghen), che ritorna a Cagliari dopo aver diretto La Traviata (luglio 2004) e Simon Boccanegra (giugno 2005) e a cui spetta il compito di dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico di Cagliari. Il maestro del coro è Donato Sivo, mentre il maestro preparatore delle voci bianche è Enrico Di Maira.

L’edizione proposta quest’anno è quella parigina del 1865 (ad esclusione dei ballabili dell’atto III), ma, per dare maggiormente il senso del dramma, il finale eseguito sarà quello dell’edizione fiorentina del 1847 (con l’aria di Macbeth “Mal per me che m’affidai”), al posto del più noto coro conclusivo di vittoria. Il pubblico vedrà, quindi, la morte di Macbeth in scena che, al contrario di quelle immediatamente successive di Gilda in Rigoletto e Violetta nella Traviata, è una fine senza redenzione né riscatto.

Protagonisti dell’opera sono due cast di straordinario spessore, formati da giovani ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali: Sebastian Catana (31, 3, 6, 8, 10)/Gezim Myshketa (2, 5, 7, 9) (Macbeth); Emanuele Cordaro (31, 3, 6, 8, 10)/Gabriele Sagona (2, 5, 7, 9) (Banco); Sonia Ganassi (31, 3, 6, 8, 10)/Daniela Schillaci (2, 5, 7, 9) (Lady Macbeth); Elena Schirru (Dama di Lady Macbeth); Stefano Secco (31, 3, 6, 8, 10)/Alessandro Scotto di Luzio (2, 5, 7, 9) (Macduff); Enrico Zara (Malcom); Francesco Musinu (Medico); Giovanni Bellavia (Domestico di Macbeth/Sicario/Araldo); Lorenzo Ravastini (Prima apparizione); Michela Sunda (Seconda apparizione); Eleonora Cabras (Terza apparizione).

A questa edizione di Macbeth, uno dei drammi più torbidi della storia della musica che mancava dal palcoscenico cagliaritano dalla Stagione lirica e di balletto 2013, sono da ascrivere numerosi debutti, nei rispettivi ruoli, da parte dei singoli artisti (Myshketa, Cordaro, Sagona, Schirru, Zara), ma certamente degno di nota è quello di Sonia Ganassi, mezzosoprano di fama internazionale al suo debutto a Cagliari, che interpreta, per la prima volta, l’impervio ruolo, vocalmente e drammaturgicamente, della sanguinaria Lady Macbeth.

La prima rappresentazione di Macbeth avviene al Teatro della Pergola di Firenze il 14 marzo 1847. L’opera viene poi rappresentata al Théâtre Lyrique di Parigi il 21 aprile 1865, in una versione nella quale Giuseppe Verdi (Roncole di Busseto, Parma, 1813 - Milano, 1901) apporta numerose modifiche tra cui la splendida aria “La luce langue”, il coro degli esuli e il conclusivo, imponente, inno di vittoria. È il primo incontro di Verdi con Shakespeare; i cupi caratteri dei personaggi travolti da violente passioni e l’alto stile drammatico fanno di Macbeth una grande opera degna del modello shakespeariano.

L’opera, della durata complessiva di 3 ore circa compreso un intervallo dopo il II atto, viene rappresentata ovviamente in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto.

Macbeth, la cui ultima rappresentazione cagliaritana risale al 2013, viene replicato: sabato 2 novembre alle 19 (turno G); domenica 3 novembre alle 17 (turno D); martedì 5 novembre alle 20.30 (turno F); mercoledì 6 novembre alle 20.30 (turno B); giovedì 7 novembre alle 19 (turno L); venerdì 8 novembre alle 20.30 (turno C); sabato 9 novembre alle 17 (turno I); domenica 10 novembre alle 17 (turno E).

Da sottolineare la possibilità di acquistare da venerdì 15 febbraio 2019 i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione lirica e di balletto; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Prezzi biglietti: platea da € 75,00 a € 50,00 (settore giallo), da € 60,00 a € 40,00 (settore rosso), da € 50,00 a € 30,00 (settore blu); I loggia da € 55,00 a € 40,00 (settore giallo), da € 45,00 a € 30,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 25,00 (settore blu); II loggia da € 35,00 a € 25,00 (settore giallo), da € 25,00 a € 20,00 (settore rosso), da € 20,00 a € 15,00 (settore blu).

Ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di abbonamenti e biglietti. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, il martedi, giovedì e venerdì anche dalle 16 alle 20, e nell’ora precedente l’inizio dello spettacolo. I giorni festivi solo nell’ora precedente l’inizio dello spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 - 0704082249, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online: www.vivaticket.it.

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Al via la 71^ stagione lirica invernale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese

COMUNICATO STAMPA 

Teatro "M° Tonino Pardo" | Trapani

 
Al via la 71a stagione lirica invernale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese che va in scena con sei appuntamenti in cartellone al Teatro "M° Tonino Pardo", a Trapani.
Si comincia mercoledì 30 ottobre, alle ore 21.00 e si replica il 2 novembre, sempre alla stessa ora, con La Prova di un'opera seriafarsa in un atto dell’abate Giulio Artusi musicata da Francesco Gnecco.  La regia è di Salvo Piro e il direttore è Manuela Ranno.
Si continua domenica 10 novembre, alle ore 21.00, con Cendrillon, l’opera da salotto di Pauline Viardot, liberamente ispirata alla celebre fiaba di Cenerentola, realizzata quest'anno in coproduzione con la Fondazione Teatro Coccia di Novara. Dopo i successi delle passate edizioni andrà in scena un’accattivante rielaborazione per orchestra.
La regia è di Teresa Gargano.  La direzione musicale è affidata a Michelangelo Rossi.
 
Giovedì 21 novembre, alle ore 21.00, al Teatro “M° Tonino Pardo” un originale dittico La Gattomachia, favola musicale per narratore, violino concertante, e archi con musica e testo di Orazio Sciortino liberamente tratto da La Gatomaquia di Lope de Vega e Pierino e il lupo, il celebre racconto musicale del compositore russo Sergej Prokofiev. 
Si conclude venerdì 22 novembre e domenica 24 novembre, alle ore 21.00, sempre al Teatro "M° Tonino Pardo" con l’opera Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa, capolavoro del genere buffo, diretto da Andrea Certa, con la regia di Natale De Carolis.
Una stagione invernale che vedrà protagonista l’Orchestra dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.
Anche quest'anno il Luglio Musicale Trapanese ha stretto una collaborazione con il Liceo Scientifico “V. Fardella” e il Liceo Classico “L. Ximenes” di Trapani. 
Sarà infatti messa in scena sabato 30 novembre, alle ore 21.00, la commedia Il Malato Immaginario di Molière con la partecipazione degli studenti con la regia di Cristina Lucido.
Ed ancora il musical “We will rock you - School edition”, uno spettacolo con le canzoni dei Queen. Un racconto tra emozioni e risate, un'esaltazione del Rock and Roll.
La regia è di Cristina Lucido e la direzione musicale di Manuela Noce.
Gli spettacoli si svolgeranno sempre al Teatro “M° Tonino Pardo” di Trapani.
 
Il Luglio Musicale Trapanese ha stilato, come ogni anno, anche un ciclo di matinée per le scuole del territorio. Per informazioni sui matinée contattare il numero 328 3080177.

Costi biglietti: intero € 10,00, ridotto € 7,00 (per abbonati Ente Luglio Musicale Trapanese, Amici della Musica di Trapani, Conservatorio di Musica "A. Scontrino", i giovani fino a 24 anni previa presentazione di attestazione di frequenza o libretto universitario).
 
Dove acquistare i biglietti: sarà possibile acquistare i biglietti presso il Botteghino dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, sito in Viale Regina Margherita 1, a Trapani (all’interno della Villa Margherita), dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.30 alle ore 19.00, sul sito www.lugliomusicale.it oppure presso la sede dell’evento a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
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Al via la nuova stagione artistica del TCVI: inizio con Musica delle Tradizioni venerdì 25 ottobre

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COMUNICATO STAMPA                                                                                                             23 ottobre 2019

AL VIA LA STAGIONE DEL TEATRO COMUNALE DI VICENZA, INIZIO CON MUSICA DELLE TRADIZIONI

 

Inizio autunnale per la nuova stagione artistica del Teatro Comunale Città di Vicenza, la numero 13 della sua storia; inizio originale, sotto il segno della musica e delle danze folkloriche, con la rassegna Musica delle Tradizioni “firmata” da Ilaria Fantin (musicista e organizzatrice culturale vicentina), al via venerdì 25 ottobre alle 21.00, al Ridotto.

La rassegna - che si propone come un viaggio alla scoperta della musica di popoli geograficamente e culturalmente lontani - per l’edizione 2019 presenta il sottotitolo #ladanzadel mondo, una tre giorni di suggestioni etniche con l’obiettivo di valorizzare il vasto patrimonio della musica popolare collegato alle danze tipiche, tessendo connessioni tra il pubblico italiano e i popoli del mondo. Tradizioni folkloriche, sonorità e identità culturali si confrontano sul palcoscenico, accomunate nel binomio musica e danza, attraversate da sonorità ritmiche originali, create da strumenti musicali alcuni dei quali mai ascoltati in Italia (fiddle, bouzouki, lyra cretese, rabab, bendir, daf, morin khuur, solo per citarne alcuni).

Saranno tre gli appuntamenti di Musica delle Tradizioni edizione 2019, in programma al TCVI: venerdì 25 ottobre al Ridotto, sabato 26 ottobre in Sala Grande, domenica 27 ottobre al Ridotto (inizio sempre alle ore 21.00), tre concerti di musica e danze a rappresentare luoghi di cultura e tradizioni completamente diverse come l’Andalusia, con un cante flamenco potente e tragico, la Bulgaria con un coro di voci che canterà “come il suono delle campane” e l’Irlanda con le sue danze ipnotiche, per proporre al pubblico un viaggio simbolico, oltre i confini, alla ricerca delle origini e dell’identità dei popoli. E il pubblico sembra apprezzare, visto che restano dei biglietti solo per il secondo appuntamento di Musica delle Tradizioni (in Sala Grande, sabato 26 ottobre), mentre sono esauriti i concerti di venerdì 25 e domenica 27 ottobre al Ridotto.

Il programma prevede il flamenco di Eva Manzano e la musica andalusa di Hamid Ajbar Arab Flamenco che andranno a fondersi con i canti tradizionali del Nord Africa e del Medio Oriente, nel primo appuntamento di venerdì 25 ottobre al Ridotto. Sarà protagonista di questo spettacolo il canto hondo (lo stile vocale del flamenco) della tradizione contadina, un’eredità arabo-andalusa che, contaminata dalla cultura gitana, ha dato vita al flamenco, tema portante dello spettacolo. A tema sarà anche il “flashmob sevillanas” che trenta allieve dell’Associazione Fuente Flamenca andranno a realizzare prima dello spettacolo, alle 20.00 nel foyer del Ridotto, con dimostrazioni delle danze tipiche delle ferias andaluse, tra le quali la la sevillana è senza dubbio  la più conosciuta.

Sarà focalizzato invece sulla tradizione folklorica bulgara, il secondo appuntamento in programma sabato 26 ottobre in Sala Grande, con le sue danze, in abiti tipici, accompagnate da arrangiamenti e sonorità caratteristiche della musicalità dell’Est Europa; in scena il National Folklore Ensemble Philip Koutev, un gruppo misto di danza popolare e un’orchestra di strumenti tipici, quaranta artisti tra musicisti, cantanti e danzatori che si esibiranno per la prima volta in Italia, in esclusiva per Musica delle Tradizioni, nella sua formazione più complete. Per gli spettatori sarà un’occasione unica per ascoltare il canto tradizionale bulgaro, conoscere gli strumenti di questa tradizione (gayda - cornamusa, kaval - flauto di legno, gadulka - violino verticale e tambura - liuto a collo lungo) e godere della spettacolare danza folcloristica in abiti popolari.

Musiche e danze irlandesi, in un’ambientazione intima e sognante, saranno proposte invece da Caítlin Nic Gabhann - Ciarán Ó Maonaigh & Birkin Tree nel terzo e ultimo concerto, in programma domenica 27 ottobre. Sonorità come reel, jig e hornpipe si alterneranno ad arie più dolci in uno spettacolo ricco di energia e suggestioni, con Ciaràn, uno dei violinisti di musica

tradizionale più famosi d’Irlanda, accompagnato dalla moglie Caítlin, brillante danzatrice del folklore irlandese. Ad accompagnare il duo, i Birkin Tree, una formazione italiana con alle spalle quasi duemila concerti e partecipazioni ai più prestigiosi festival irlandesi.

I biglietti per Musica delle Tradizioni sono in vendita alla biglietteria del Teatro Comunale Città di Vicenza, in Viale Mazzini 39, a Vicenza, aperta dal martedì al sabato, dalle 15.00 alle 18.15 (tel. 0444 324442 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), online su tcvi.it, in tutti gli sportelli di Intesa Sanpaolo (ex Banca Popolare di Vicenza); si possono acquistare anche tramite la App TCVI e in Teatro un’ora prima dei concerti.

Costano 15 euro (intero) e 12 euro (ridotto under 30 e over 65) per i concerti del 25/10 e 27/10 (entrambi sold out) e 25 euro (intero) e 20 euro (ridotto under 30 e over 65) per il concerto del 26/10 in Sala Grande.

https://www.tcvi.it/

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https://vimeo.com/teatrocomunale

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LA FAVOLA D'ORFEO, CLAUDIO MONTEVERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, LUNEDI’ 21 OTTOBRE 2019

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Ricostruzione del concetto originale del libretto, musica della scena finale composta da Iván Fischer

Seconda edizione del Vicenza Opera Festival, un appuntamento voluto fortemente dal Maestro Iván Fischer, che porta la sua squadra in campo nella cornice più bella della città di Vicenza per il secondo anno consecutivo, dopo il grande successo del Falstaff di Giuseppe Verdi.

L’ Orfeo di cui cura anche la regia vuole essere un ritorno alle origini, e paradossalmente per gli spettatori ciò costituisce la scoperta di un nuovo capitolo relativo al capolavoro di Monteverdi. Come dichiara proprio Fischer l’intento è di riportare in scena quanto pare fu cancellato dallo stesso autore nel finale scritto da Alessandro Striggio, perché più fruibile dal gusto dell’epoca. È dunque proprio questo l’elemento di maggior interesse nello spettacolo messo in scena all’Olimpico: non più Apollo che porta in trionfo in cielo il disperato Orfeo rimasto di nuovo senza la sua Euridice, ma un esercito di Baccanti che lo avvolge per farne strage inneggiando al dio Bacco. In realtà in scena Orfeo fugge via alla vista delle donne inferocite, ma si presuppone che trovi la sua punizione ‘divina’ in ogni caso, per aver dichiarato che alcuna donna potrà mai più catturare il suo cuore

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LA NUOVA STAGIONE SINFONICA 2020 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

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Comunicato stampa

 

TCBO: LA NUOVA STAGIONE SINFONICA 2020

 

Un cartellone di 18 concerti che vede per la prima volta insieme la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e l'Associazione Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna

 

Apertura il 4 febbraio con Asher Fisch sul podio dell'Orchestra e Coro del Teatro Comunale nella Missa solemnis di Beethoven per i 250 anni dalla nascita del compositore

 

Grandi bacchette quali James Conlon, Juraj Valčuha, Roberto Abbado, Pinchas Steinberg, Pietari Inkinen e Henrik Nánási accanto a solisti di prestigio

 

Ospiti nella doppia veste di direttori e solisti Stefano Bollani, Alexander Lonquich, Julian Rachlin e Asher Fisch

 

Chiusura il 21 dicembre con Ryan McAdams sul podio della Filarmonica del Teatro Comunale e Kian Soltani al violoncello

 

Bologna, Auditorium Manzoni

 

Una Stagione sempre più ricca che quasi raddoppia rispetto allo scorso anno: la nuova proposta sinfonica 2020 del Teatro Comunale di Bologna, realizzata per la prima volta insieme alla Filarmonica del Teatro Comunale, si articola in 18 appuntamenti tutti in programma all'Auditorium Manzoni tra febbraio e dicembre, con concerti proposti nei giorni feriali in orario serale (20.30) e la domenica nel pomeriggio (17.30). La Stagione è un grande omaggio a Ludwig van Beethoven del quale nel 2020 ricorrono i 250 anni dalla nascita.

 

«Il Teatro Comunale alza lo sguardo e pensa agli anni a venire – dice il Sovrintendente e Direttore artistico Fulvio Macciardi – In quest'ottica l'attività sinfonica valorizza ai massimi livelli le straordinarie qualità artistiche dei musicisti dell'Orchestra e del Coro del Teatro che saranno protagonisti sul palcoscenico dell'Auditorium Manzoni; uno spazio di grande valore che finalmente è nella piena disponibilità del Comunale, consentendo una programmazione ancora più ricca. L'innovativa relazione con la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna supera i rapporti precedenti e propone un quadro nuovo: una Stagione Sinfonica unica di ampio respiro che consente un’offerta di altissimo livello, coinvolgendo artisti di fama internazionale. Mi auguro che il pubblico risponda con entusiasmo a questa proposta inedita – nel segno di uno sviluppo del Teatro sempre crescente – e che ci accompagni con convinzione verso un futuro di eccellenza».

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XIX Festival Verdi: un'edizione da record anche per il 2019

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XIX FESTIVAL VERDI

ANCORA UN’EDIZIONE DA RECORD

I primi risultati già raccolti fanno registrare il record assoluto di spettatori e di incasso

della storia del festival, con oltre 26 mila presenze provenienti da tutti i continenti

e oltre 1,4 milioni di euro di biglietti venduti, con Nabucco che vanta il record di incasso per singola recita e per titolo della storia del Festival Verdi.

Verdi Off accresce lo straordinario coinvolgimento in nome del Maestro

con la Verdi Street Parade che ha riempito le strade della città e la Piazza del Duomo.

Il report completo dei risultati, realizzato con l’Università di Parma,

sarà presentato al pubblico e ai media il prossimo 11 dicembre 2019

al Ridotto del Teatro Regio di Parma.

 

È un’edizione da record quella del XIX Festival Verdi che si concluderà il 20 ottobre. Mentre il sipario sta per chiudersi sulle ultime recite in programma, i dati già raccolti attestano il record di spettatori e di incasso della storia del Festival Verdi, con oltre 26.000 presenze provenienti da tutti e cinque i continenti, 1,4 milioni di euro di biglietti venduti e oltre 100 tour operator e gruppi nazionali e internazionali organizzati che sono intervenuti e che hanno già prenotato la loro partecipazione al XX Festival Verdi, in programma dal 24 settembre al 18 ottobre 2020 (I Lombardi alla prima Crociata, Rigoletto, Macbeth nella versione francese, Ernani, eseguito in forma di concerto, sono le opere in programma nell’anno di Parma Capitale italiana della Cultura.).

Nabucco, nella produzione di Ricci/Forte diretta da Francesco Ivan Ciampa, vanta il record di incasso per singola recita (oltre 117 mila euro) e per titolo (sfiorando i 400 mila euro) della storia del Festival Verdi, con oltre il 90% di riempimento medio delle recite, un sostanziale tutto esaurito, e raccogliendo, a oggi, il pressoché unanime trionfo da parte dei media accreditati.

Verdi Off, giunto alla IV edizione, accresce lo straordinario coinvolgimento che intorno e in nome del Maestro è in grado di stimolare nel pubblico di famiglie, giovani, visitatori, che hanno come un fiume riempito le vie del centro durante la Verdi Street Parade sfociata in oltre 3500 persone e 1200 artisti che si sono ritrovati a cantare Va, pensiero riempiendo Piazza Duomo, mentre oltre 59.300 sono state le visualizzazioni del video di quel momento della parata sui profili facebook del Teatro Regio e di Verdi Off con oltre 1797 mi piace, 1176 condivisioni e 130.821 persone raggiunte. Un desiderio e una volontà di condivisione e comunione nel segno della musica e del teatro che ha rapidamente esaurito le 10 recite del Verdi Circus nel cuore dell’Oltretorrente cittadino, divertendo e commuovendo l’eterogeneo pubblico che sotto lo stesso tendone ha riunito volti e culture provenienti da molti paesi del mondo.

Il Report complessivo dei dati, in elaborazione da parte dell’Osservatorio permanente istituito dal Teatro Regio in collaborazione con l’Università di Parma, sarà presentato al pubblico e ai media il prossimo 11 dicembre 2019 al Ridotto del Teatro Regio di Parma.

 

Il Festival Verdi 2019 è realizzato grazie al contributo di Comune di Parma, Ministero per i beni e le attività culturali, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole. Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Opem, Dallara, Unione Parmense degli Industriali. Sostenitori Dulevo, Mutti, Sicim, Smeg, Cantine Ceci, Agugiaro & Figna, La Giovane Advisor AGFM.  Radio ufficiale Radio Monte Carlo. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Con il contributo di Diocesi di Parma, Comitato per San Francesco del Prato, Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Ascom. Partner istituzionali La Toscanini, Fondazione Teatro Comunale di Bologna. Partner artistici Coro del Teatro Regio di Parma, Società dei Concerti di Parma, Orchestra Giovanile della Via Emilia, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Barezzi Festival. Il Festival Verdi è partner di Fedora, Opera Europa. Il Festival Verdi ha ottenuto Effe Label 2019-2020. Sostenitori tecnici IgpDecaux, MacroCoop, Milosped, Grafiche Step, Andromeda’s, De Simoni, Azzali Editore. Tour operator partner Parma Incoming.

Verdi Off è realizzato in occasione del Festival Verdi dal Teatro Regio di Parma con Comune di Parma, Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura, “Parma, io ci sto!”. Sponsor Parmacotto, Engel&Völkers.

La promozione internazionale del Festival Verdi 2019 è realizzata dal Teatro Regio di Parma in collaborazione con Enit, Istituti italiani di cultura, Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Emilia-Romagna APT Servizi, Assessorato al Turismo e Commercio del Comune di Parma, con il tour operator partner Parma Incoming e prevede un roadshow con tappe in Spagna (Madrid), Argentina (Buenos Aires), Perù (Lima), Brasile (São Paulo, Rio de Janeiro), Uruguay (Montevideo).

L’immagine esclusiva del Festival è il ritratto di Giuseppe Verdi realizzato a matita da Renato Guttuso negli anni ’60, donato al Teatro Regio di Parma dall’Archivio storico Bocchi e concesso da Fabio Carapezza Guttuso ©Renato Guttuso by SIAE 2019.

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I DUE FOSCARI, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , GIOVEDI’ 17 OTTOBRE 2019

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E’ a Leo Muscato che il Regio di Parma affida la regia del dramma che vede coinvolta la storica famiglia veneziana dei Foscari, ispirato a quanto scritto precedentemente da Lord Byron, che come è noto amava particolarmente la penisola italiana e le sue storie. Nel pensare un allestimento per questa opera ove la passione è protagonista a tuttotondo, privatamente, socialmente e politicamente, il regista voleva cercare un compromesso tra l’epoca originale del libretto, il Quindicesimo secolo dei dogi veneziani, e l’epoca di Giuseppe Verdi, che secondo lui avrebbe reso l’intera storia più vicina allo spettatore e quindi più fruibile. Il risultato però è alquanto anonimo a nostro avviso. Se è vero che il protagonista Jacopo ha tutti i tratti dell’eroe romantico per cuore ed emozioni, è anche vero che difficilmente tanta passione manchi agli eroi di qualsiasi epoca, inoltre questo spostamento in avanti nel tempo risulta piuttosto vago e semplicemente accennato da pochi dettagli, poiché secondo Muscato il pubblico deve essere libero di immaginare ciò che la musica suggerisce con la sua irruenza e forza narrativa, il che non è una scelta innovativa. Le scene ideate da Andrea Belli pertanto sono estremamente essenziali, la cui unica struttura a semicerchio si limita praticamente a circondare gli interpreti, senza illuminare particolarmente chi osserva. Non abbiamo compreso ahinoi lo spettacolino da circo in luogo della regata storica nel terzo atto, inoltre i costumi di Silvia Aymonino che dovrebbero caratterizzare ancor più l’epoca non colpiscono particolarmente per bellezza. Dal punto di vista drammaturgico ci è parso che gli interpreti fossero lasciati troppo a se stessi, portandosi quasi sempre fronte platea come in un concerto, quasi immortalati in un ruolo che li sfiora senza entrare definitivamente nelle loro corde, ed in un’opera come questa si perde il suo principale elemento: il pathos.

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ARCHIVIO STORICO TULLIO SERAFIN / Al via restauro e riordino di un patrimonio culturale inestimabile

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Comunicato stampa

Con il via libera della Soprintendenza. Parte dei costi coperti dalla Regione; ora si cercano mecenati per portare a termine il progetto

Archivio storico Tullio Serafin: iniziati i lavori

di restauro e riordino dei documenti musicali e storici

appartenuti al grande direttore d’orchestra

 

Sono iniziati in queste settimane i lavori di restauro e riordino dell’Archivio storico Tullio Serafin, che dal 2017 ha sede a Vicenza e conserva prezioso materiale appartenuto al celebre direttore d’orchestra veneto (1878-1968). Presieduto da Andrea Castello, noto anche come direttore artistico del festival Vicenza in Lirica, l’Archivio è stato dichiarato di “interesse storico particolare” dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino - Alto Adige nell’ottobre del 2018 e successivamente di “interesse locale” da parte della Regione del Veneto.

Ed è proprio la Soprintendenza  ad aver dato il via libera al restauro di 23 tra spartiti e partiture, operazione che l’Archivio ha affidato alla veneziana Cecilia Peretti, restauratrice specializzata in questo tipo di interventi con all’attivo collaborazioni di prestigio, con istituzioni come la Bibliotheca Hertziana del Max-Planck-Institut fur Kunstgeschichte e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Ma via libera dalla Soprintendenza anche al complessivo riordino dell’Archivio, in particolare per quanto riguarda carteggi, spartiti, partiture, rassegna stampa e fotografie, incarico affidato all’archivista vicentino Andrea Spaliviero, già attivo presso numerosi enti e istituzioni .

L’archivio conta 101 tra spartiti e partiture appartenuti a Tullio Serafin  e anche alla moglie, il soprano Elena Rakowska (1876-1964), oltre a fotografie e lettere inviate al Maestro da personaggi come Maria Callas, Ildebrando Pizzetti, Gian Francesco Malipiero, Giuseppe Verdi, Richard Strauss, Gabriele D’Annunzio, Italo Montemezzi, Franco Alfano, casa Savoia e altri; vi si trovano inoltre lettere alla famiglia inviate dal maestro e articoli apparsi sulla stampa dell’epoca. Tra i cimeli, da segnalare alcune onorificenze attribuite a Tullio Serafin, diplomi, abiti, due bacchette, il suo metronomo e il suo violino, risalente ai primi del ‘900.

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VOCI OLIMPICHE: DUECENTOVENTI ISCRIZIONI DA TUTTO IL MONDO

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COMUNICATO STAMPA

Boom di iscrizioni alla prima edizione della competizione per voci barocche nata da un'idea di Andrea Marcon e promossa da Fondazione Cariverona e Società del Quartetto. A Vicenza, nella prima settimana di novembre, la giuria internazionale sarà chiamata a giudicare 220 cantanti provenienti da tutto il mondo. In aprile i vincitori saranno protagonisti dell'“Alcina” di Händel al Teatro Olimpico con l'Orchestra Barocca di Venezia diretta da Marcon.

Con la scadenza del termine per le iscrizioni, si è conclusa nei giorni scorsi la prima fase del concorso internazionale per opera barocca “Voci Olimpiche” ideato dal maestro Andrea Marcon e promosso da Fondazione Cariverona insieme a Società del Quartetto di Vicenza.

Le iscrizioni alla competizione hanno superato quota 220 – gli italiani sono il 40 per cento – con candidati di 28 paesi in rappresentanza di tre continenti. Oltre che da tutta Europa, si sono iscritti a “Voci Olimpiche” cantanti da Stati Uniti, Messico, Israele, Russia, Corea del Sud, Giappone, Cile e Venezuela.

«Considerando che si tratta della prima edizione del Concorso ci aspettavamo un'ottantina di adesioni – spiega il maestro Marcon – e avere quasi triplicato le previsioni è motivo di grande soddisfazione, anche se ciò vuol dire che ci sarà molto lavoro in più per la commissione esaminatrice che in novembre dovrà giudicare i cantanti. Dall'altra parte, poter valutare fra oltre duecento cantanti ci consentirà di garantire una qualità molto alta per l'”Alcina” di Händel che dirigerò al Teatro Olimpico nella prossima primavera con i vincitori del concorso e l'Orchestra Barocca di Venezia. Un così ampio interesse per “Voci Olimpiche” – prosegue Marcon – mi riempie di gioia anche perché è la dimostrazione più evidente che l'opera barocca sta finalmente entrando in un'epoca d'oro e sono particolarmente felice che sia il favoloso Teatro Olimpico a fare da cornice a tutto ciò».

Fra i fattori che hanno contribuito al successo della competizione fortemente voluta da Fondazione Cariverona c'è senza dubbio il prestigioso parterre di giurati messo insieme da Marcon. Ne fanno parte i rappresentanti di alcune fra le maggiori istituzioni internazionali come la Fondazione e il Festival Händel, la Staatsoper di Hannover, lo Stadttheater di Klagenfurt, l'Opera di Valencia, il Festival di Aix en Provence, il Bolshoi di Mosca, il Concertgebouw di Amsterdam, La Fenice di Venezia e l'Orchestra di Granada.

«I numeri a volte parlano più chiaro di ogni parola – commenta il professor Alessandro Mazzucco Presidente della Fondazione Cariverona – e quelli delle iscrizioni al concorso “Voci Olimpiche” sono straordinari. Ma dietro i numeri c’è molta altra sostanza: la competenza e la credibilità del maestro Marcon, della Società del Quartetto di Vicenza connesse ad uno scenario culturale vicentino pronto ad accogliere progetti coraggiosi ed ambiziosi come questo. È necessario prendersi dei rischi per crescere e la Fondazione Cariverona è orgogliosa di aver contribuito a creare l’opportunità, per centinaia di giovani promesse provenienti da tutto il mondo, di dimostrare preparazione e talento artistico, per vedere poi riconosciuto, ne sono certo, il merito dalle più autorevoli istituzioni del settore. Abbiamo fiducia nelle capacità delle giovani generazioni e vogliamo metterli, in tutti i settori in cui operiamo, nelle condizioni di poter emergere».

«Io credo – sottolinea l'assessore alla cultura del Comune di Vicenza, Simona Siotto – che pochi luoghi come il Teatro Olimpico di Vicenza reclamino qualità, oltre che rispetto, quasi devozione, per il monumento stesso. Ma soprattutto qualità. Un concorso come “Voci Olimpiche” dà queste garanzie più di altre iniziative, perché nel suo campo – quello dei concorsi per giovani artisti, nello specifico di voci specializzate nella cosiddetta musica antica – si può porre, sin da questa prima edizione, secondo una sua propria unicità. Ne fanno fede la professionalità collaudata degli organizzatori, la firma autorevolissima del maestro Andrea Marcon che ha messo insieme una giuria a dir poco prestigiosa e, non dimentichiamolo mai, un teatro unico al mondo».

Il concorso entrerà nel vivo nella prima settimana di novembre a Vicenza con le tre fasi alle quali saranno chiamati i candidati. Nel corso delle eliminatorie i concorrenti dovranno affrontare passi d'opera di Monteverdi e Cavalli, un'aria dall'”Alcina” e un'aria dal repertorio vivaldiano. In semifinale e finale i candidati saranno valutati sulle opere Händel, in particolar modo “Alcina”.

Ai vincitori non andrà un premio in denaro – anche questa è una novità rispetto alla maggior parte dei concorsi internazionali – ma sarà proposto un contratto artistico per uno dei ruoli dell'”Alcina” che andrà in scena al Teatro Olimpico di Vicenza il prossimo aprile con la regia di Lorenzo Regazzo.

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LA BOHÈME, GIACOMO PUCCINI – TEATRO COMUNALE LUCIANO PAVAROTTI DI MODENA, DOMENICA 13 OTTOBRE 2019

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Sarà forse per via delle celebrazioni in onore dell’ indimenticato Luciano Pavarotti, la cui statua troneggia fuori al Teatro Comunale modenese, magari perché Leo Nucci ha vissuto tante notti magiche a fianco del grande tenore sui palcoscenici di mezzo mondo; fatto sta che questa produzione firmata nella regia dal baritono che ama particolarmente la città emiliana, ove peraltro due anni fa ha celebrato i suoi cinquant’anni di carriera, ha il sapore dei sentimenti sinceri e della purezza d’animo che non scoraggia i giovani bohémien più noti della lirica, pronti ad affrontare la vita con la stessa serenità di chi non ha problemi economici, perché uniti da una grande amicizia che li sostiene a vicenda.

Con questo spettacolo Modena si è resa protagonista di un progetto a nome ‘Modena città del Belcanto’, ossia un ciclo di opere liriche portate in scena proprio nell’ordine in cui Pavarotti le debuttò nella sua lunga e prestigiosa carriera. Nucci in veste di regista propone una Bohème in cui tutto ciò che si svolge ha un significato specifico, incredibilmente ‘umano’, ove ci si potrebbe immergere senza problemi, come ognuno di noi fosse nei panni dei protagonisti. Questo grazie anche ai bellissimi costumi di Artemio Cabassi, che caratterizzano in certo modo i diversi ruoli anche visivamente, nonché alle scene di Carlo Centolavigna, studiate nei minimi dettagli, non solo per la loro funzione scenica, ma anche per così dire ‘riempire’ la visuale dello spettatore che, al di fuori dell’azione momentanea, può spaziare con lo sguardo e trovare sempre qualcosa da ammirare, in ogni angolo del palco. La soffitta con i tetti illuminati dietro il finestrone, le perfette luci di Claudio Schmid, la neve immancabile per affascinare, l’albero di Natale in piazza vicino al caffè de Momus, tutto come a richiamare i quadri dell’Ottocento francese; insomma anche se non possiamo ovviamente definirlo uno spettacolo originalissimo, è quanto di più vicino all’idea del vissuto quotidiano di quei ragazzi dalle vite senza tempo.

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Venerdì 18 ottobre "Madama Butterfly" di Puccini inaugura la 52esima Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi

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Una nuova produzione di Madama Butterfly di Puccini, con la direzione di David Crescenzi e la regia di Matteo Mazzoni, inaugura la 52esima Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi, venerdì 18 ottobre ore 20,30 e domenica 20 ottobre ore 16, con anteprima riservata ai giovani mercoledì 16 ottobre ore 16.

 

Inaugura venerdì 18 ottobre alle ore 20,30 la 52ESIMA STAGIONE LIRICA DI TRADIZIONE DEL TEATRO PERGOLESI con “Madama Butterfly”, tragedia giapponese in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal racconto omonimo di John Luther Long e dal dramma omonimo di David Belasco. L’opera verrà replicata domenica 20 ottobre alle ore 16, e sarà preceduta da un’anteprima giovani (riservata ai partecipanti del progetto “Musicadentro 2019”) in programma per mercoledì 16 ottobre alle ore 16.

Si tratta di una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Teatro Comunale di Treviso e Teatro Comunale di Ferrara. L’allestimento della Romanian National Opera di Cluj-Napoca è stato realizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini. A dirigere l’opera è David Crescenzi, sul podio della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana; canta il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” diretto dal maestro Davide Dellisanti. Firma la regia Matteo Mazzoni, le scene sono di Benito Leonori, i costumi di Patricia Toffolutti, video designer Mario Spinaci, le luci sono di Ludovico Gobbi, illustrazioni di Riccardo Cecchetti, assistente alle scene Elisabetta Salvatori.

Protagonisti dell’opera sono il soprano Silvia Pantani nel ruolo di Cio-Cio-San alias Madama Butterfly, la giovanissima sposa giapponese del tenente della Marina americana Pinkerton, interpretato dal tenore Francesco Fortes; il mezzosoprano Ilaria Ribezzi è Suzuky, il baritono Italo Proferisce affronta il ruolo del console Sharpless. Completano la compagnia di canto Katia Di Munno (18/10) e Margherita Hibel (16 e 20/10) che si alternano nel ruolo di Kate Pinkerton, Claudio Zazzaro (Goro), Dielli Hoxha (Il principe Yamadori - Il commissario imperiale), Andrea Tabili (Lo zio Bonzo), Luca Giorgini (Lo zio Yakusidé), Andrea Cutrini (L’ufficiale del registro), Eleonora Nota (La zia), Carmela Osato (18/10) e Yue Wu (16 e 20/10 ) che interpretano il ruolo della cugina, So Hyun Lee (18/10) e Lucia Conte (16 e 20/10) si alternano nel ruolo della madre.

La “Madama Butterfly” che andrà in scena “non è una vera storia d’ amore … per una storia d’amore bisogna essere in due”, spiega il regista Matteo Mazzoni. “Siamo agli inizi del ‘900, a Nagasaki, nel Giappone musicale inventato da Puccini; un giovane tenente della Marina degli USA decide di allontanare la solitudine tipica della vita da soldato comprando una casa in collina con dentro una giovane ragazza, da sposare come formale copertura per normalizzare la compravendita di giovani fanciulle tra i ricchi stranieri e le classi sociali più basse. Butterfly ha quindici anni, orfana di padre, per sopravvivere si è adattata a fare la geisha; non sogna altro che incontrare un uomo vero, magari uno straniero, un eroe venuto addirittura dal mare, luogo mistico dei sogni e dei peggiori incubi per la cultura nipponica, che venga apposta a salvarla, a portarla via. Così, nel primo atto, viene celebrato questo matrimonio, finto per tutti i presenti tranne che per Butterfly stessa, ingannata dalle menzogne di Pinkerton. Proprio da questo amore incompreso e fragile, nasce la nostra “Madama Butterfly”; i personaggi giapponesi in scena non mostrano il loro vero volto, ma tutti indossano le maschere proprie del teatro Noh, che raccontano le emozioni attraverso espressioni codificate nei secoli. E se l’amore raccontato è falso, anche il nostro allestimento non può essere vero, oggettivo, ma un enorme foglio di carta bianca dal quale ottenere diversi Origami, che non riproducono la realtà ma la sintetizzano in astrazione. Entreremo così nella vicenda, come il giovane tenente statunitense alla scoperta di un Giappone fedele ma visionario, con la tipica ricercata ritualità e delineato da un complesso progetto di videoproiezioni, immagini ed illustrazioni originali, riviste e rivisitate, fino a raggiungere il piccolo mondo di Butterfly, fino alla sua solitudine orgogliosa, abbandonata purtroppo come le tante ragazze madri, che si barcamenano nella dura vita di tutti i giorni, in Giappone come ovunque, oggi come ieri”.

 

Giacomo Puccini scelse il soggetto dell’opera dopo aver assistito nel giugno 1900 alla tragedia Madame Butterfly di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell'americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly pubblicato nel 1898. Il soggetto giapponese attivò l’interesse che Puccini provava nei confronti dell'elemento esotico, che agli inizi del Novecento era ingrediente oramai sperimentato della teatralità d'epoca. Per caratterizzare l'atmosfera interrogò artisti e personalità della cultura giapponese, annotò melodie su pentagrammi, ascoltate da dischi provenienti da Tokyo, consultò pubblicazioni che riportavano canti originali. Madama Butterfly andò in scena per la prima volta il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa edito da Ricordi, ma venne inaspettatamente fischiata e si tradusse in un insuccesso. L’opera fu subito ritirata dall’autore e dall’editore; ripresentata con alcuni cambiamenti al Teatro Grande di Brescia dopo tre mesi, essa ottenne il successo unanime di pubblico e critica.

La 52^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi è organizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini, con il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Regione Marche; Soci Fondatori Comune di Jesi e Comune di Maiolati Spontini, Partecipanti Aderenti Comune di Monsano, Partecipante Sostenitore Camera di Commercio delle Marche, Fondatori Sostenitori Gruppo Pieralisi – Starcom Italia, con il patrocinio di Consiglio Regionale delle Marche, in co-produzione con Teatro Comunale di Treviso, Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Rete Lirica delle Marche, Opéra-Théâtre de Metz Métropole, Opéra de Massy, Opéra de Reims et Centre lyrique Clermont Auvergne, in collaborazione con El Grito-Circo Contemporaneo all’antica, Bernstein School of Musical Theater. Educational partner Trevalli Cooperlat. Si ringraziano UBI BANCA e tutti i Mecenati 2019 per il contributo erogato tramite Art Bonus.

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GUGLIELMO TELL, GIOACHINO ROSSINI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, VENERDI’ 11 OTTOBRE 2019

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Il Guglielmo Tell prodotto da OperaLombardia approda al Grande di Brescia nell’allestimento ideato da  Arnaud Bernard, con scene di Virgile Koering, per il quale si è scelto di eseguire la versione in lingua italiana, senza danze e con tagli alla partitura che fanno del Grand Opéra francese solo un vago ricordo.   Il regista si è posto il consueto problema di portare su di un palcoscenico non gigantesco, ma nemmeno in verità da teatrino parrocchiale, il mastodontico racconto dell’eroe svizzero in lotta contro gli austriaci tra i monti impervi, tempeste e campi di battaglia. Per questa produzione Bernard ha pensato che fosse opportuno lasciar perdere una ambientazione realistica, avvalendosi per esempio degli ormai inflazionati schermi, fondali dipinti o velari, per portare alla mente degli spettatori ciò che il libretto tanto maestosamente richiama, cercando una soluzione funzionale ad uno spazio chiuso e limitato. Ciò che la sua mente ha partorito è la ‘visione’ di un fantomatico bambino di buona famiglia ed amante della lettura che, intento a leggere la ‘favola’ di Guglielmo Tell, faccia rivivere tutta la vicenda nella sua mente e quindi in un certo modo ‘riduca’ ad un semplice sogno tutta la storia, immaginata al chiuso della sua casa e tra una cena e l’altra della sua austera famigliola borghese.

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Alpesh Chauhan inaugura la Stagione Sinfonica 2019-2020 Nel concerto inaugurale dedicato a Beethoven anche la Fantasia corale, con Andrea Lucchesini al pianoforte

COMUNICATO STAMPA                                                                             Venezia, ottobre 2019

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Alpesh Chauhan inaugura la Stagione Sinfonica 2019-2020

 

Nel concerto inaugurale dedicato a Beethoven

anche la Fantasia corale, con Andrea Lucchesini al pianoforte

È con il debutto, in Fenice, del direttore Alpesh Chauhan che inaugurerà la Stagione Sinfonica 2019-2020 della Fondazione Teatro La Fenice. Nel concerto in programma sabato 12 ottobre 2019 ore 20.00 (turno S) e in replica domenica 13 ottobre 2019 ore 17.00 (turno U), il maestro nato a Birmingham nel 1990, dal 2017 direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, sarà alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice per dirigere un programma musicale interamente dedicato a Ludwig van Beethoven, compositore cui è dedicata la programmazione concertistica fenicea nella ricorrenza del duecentocinquantesimo anniversario della nascita. Aprirà la serata Leonoraouverture n. 3 in do maggiore op. 72b; seguirà la Fantasia corale in do minore op. 80, un  brano che non veniva eseguito sul palcoscenico veneziano da quasi cinquant’anni (ultima esecuzione nel novembre 1970): vi si misurerà il pianista Andrea Lucchesini e ne saranno protagonisti anche il Coro del Teatro La Fenice istruito da Claudio Marino Moretti e le voci soliste dei soprani Anna Malvasio e Lucia Raicevich, del contralto Victoria Massey, dei tenori Salvatore De Benedetto e Giovanni Deriu e del basso Antonio Casagrande. Chiuderà la serata la Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica.

Parallelamente al travagliato processo compositivo di Fidelio, unico titolo di teatro musicale di Ludwig van Beethoven (1770-1827), si sviluppa anche la genesi della sua ouverture Leonora, di cui il compositore di Bonn scrisse ben quattro diverse versioni. Dopo il debutto di Fidelio nel 1805 a Vienna, Beethoven infatti rimaneggiò la partitura e la sua pagina iniziale in occasione delle riprese del 29 marzo e 10 aprile 1806 ed è questa versione dell’ouverture, indicata in catalogo come la n. 3 op. 72b, che verrà eseguita in apertura di concerto. Nonostante poi l’autore decise di sostituirla con una pagina completamente nuova per la versione definitiva dell’opera (1814), proprio per la sua bellezza e la sua intensità drammatica la Leonora n. 3 è spesso reintrodotta anche nelle rappresentazioni di Fidelio, tra il primo e il secondo quadro del secondo atto.

Seguirà la Fantasia corale in do minore op. 80, il brano che Beethoven presentò per la prima volta a Vienna nel 1808, a coronamento della celebre Accademia nella quale furono eseguite per la prima volta anche la Quinta e la Sesta Sinfonia. Pubblicata nel 1811 e dedicata a Massimiliano Giuseppe di Baviera, questa pagina viene considerata l’embrione preparatorio della Nona Sinfonia, non solo per il carattere monumentale e per la presenza del coro, ma anche per il tema e lo spirito dell’inno che conclude il brano, composto su testo di Christoph Kuffner: una sorta di ‘inno alla musica’, anticipatore del più celebre «An die Freude».

La conclusione del concerto è affidata alla Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica, opera che segna un decisivo punto di svolta nel percorso di Beethoven: è la Sinfonia che inaugura il periodo creativo del tedesco chiamato per convenzione ‘stile eroico’. Fu composta tra giugno e ottobre 1803, quando l’autore era già famoso in tutta Europa: fu dedicata infatti al principe Lobkowitz, presentata privatamente nel suo palazzo nell’agosto del 1804 e poi al pubblico del Teatro an der Wien di Vienna il 7 aprile 1805: l’impatto fu dirompente, tra chi gridava al genio e chi ne lamentava la sregolatezza e le bizzarrie. Inizialmente ispirata a Napoleone, simbolo degli ideali della Rivoluzione francese, col titolo effettivo di Bonaparte, Beethoven cambiò bruscamente denominazione nel momento in cui il generale francese si autoproclamò imperatore, infrangendo così gli ideali repubblicani di libertà e democrazia: prese allora il nome di «Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand Uomo».

Con il concerto inaugurale ricominceranno anche le conferenze di approfondimento: il concerto di sabato 12 ottobre sarà preceduto infatti da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.

I biglietti per il concerto (da € 15,00 a € 130,00) sono acquistabili nei punti vendita Vela Venezia Unica di Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Ferrovia, Piazza San Marco, Rialto linea 2, Accademia, Mestre, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2424) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

La Stagione proseguirà sempre più nel segno di Beethoven, con l’esecuzione della quasi totalità delle sue Sinfonie, l’ouverture CoriolanoLe creature di Prometeo e due Concerti per pianoforte e orchestra. Sul podio della Fenice, accanto a direttori regolarmente invitati, dopo quello di Chauhan spiccheranno alcuni importanti debutti, come quello di Claus Peter Flor, che proporrà le Sinfonie Italiana e Riforma di Mendelssohn; Daniel Cohen, cui spetteranno la Quarta e la Settima di Beethoven; Hartmut Haenchen – sarà lui a misurarsi con la Nona –; Rudolf Buchbinder, impegnato nella doppia veste di direttore e solista al pianoforte; infine Ton Koopman, che traccerà un filo conduttore tra Beethoven e la musica di Bach: altro punto cardinale della nuova Stagione, nel duecentosettantesimo anniversario della morte. Tra gli attesi ritorni ci saranno invece Myung-Whun Chung, in primis, che si inserisce nel contesto di un progetto pluriennale di rilettura dell’opera di Mahler; ma anche Federico Maria Sardelli, anch’esso impegnato in un affondo sull’opera di Beethoven, e Marco Angius che affiancherà alla Pastorale, la Sinfonia Jupiter di Mozart e l’Intermezzo per l’Idomeneo di Mozart di Richard Strauss. Non mancherà il tradizionale appuntamento con il Concerto di Natale nella Basilica di San Marco, affidato ai solisti della Cappella Marciana guidati da Marco Gemmani; mentre il Coro del Teatro La Fenice diretto da Claudio Marino Moretti eseguirà il Requiem di Schnittke e il mottetto «Jesu, meine Freude» di Bach. La Staatskapelle Dresden – compagine ospite di questa Stagione – proporrà invece l’Ottava Sinfonia di Dvořák e la Quarta di Brahms, sotto la direzione di Myung-Whun Chung.

Alpesh Chauhan

Ricopre la carica di direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini dall’autunno 2017. Il giovane direttore inglese ha velocemente raggiunto un vasto riconoscimento internazionale: tra i suoi maggiori successi in questi anni spiccano i due concerti ai bbc Proms, Turandot al Lirico di Cagliari, il debutto in Germania con i Düsseldorfer Symphoniker e un concerto all’interno della stagione principale del Barbican Centre con la London Symphony Orchestra. Dal 2014 al 2016 è stato Assistant Conductor della City of Birmingham Symphony Orchestra. Nel 2018-2019 mantiene la grandiosa tradizione sinfonica al centro della scena della Filarmonica Toscanini, programmando la Settima Sinfonia di Bruckner e la Pathétique di Tchaikovsky, come anche il ciclo completo delle sinfonie beethoveniane che si concluderà nella stagione successiva. Tutto questo segue un primo anno di successo nella conduzione della Filarmonica Toscanini, durante il quale ha diretto le quattro sinfonie di Brahms come parte delle Celebrazioni Toscaniniane. I maggiori impegni della stagione 2018-2019 includono i debutti in Spagna e Svezia, la direzione di Turandot al Palau de les Arts di Valencia e la Sesta Sinfonia di Brückner con la Malmö Symphony Orchestra. Seguono il debutto con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della rai e il ritorno alla direzione della City of Birmingham Symphony Orchestra, della bbc Scottish Symphony Orchestra, della Royal Philharmonic Orchestra a Londra, dell’Orchestre Symphonique et Lyrique de Nancy e dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato con importanti solisti come Nicola Benedetti, Pablo Ferrandez, Benjamin Grosvenor, Stephen Hough, Leila Josefowicz, Pavel Kolesnikov, Johannes Moser, Alice Sara Ott, Arcadi Volodos e i cantanti Marco Berti, Christianne Stotijn e Jennifer Wilson. A Birmingham, è stato primo violoncello della cbso Youth Orchestra, avendo l’opportunità di partecipare a masterclass di direzione d’orchestra come parte della Youth Orchestra Academy 2007. Nel 2008 è stato ammesso al Royal Northern College of Music per studiare violoncello con Eduardo Vassallo prima di seguire il prestigioso Masters Conducting Course sotto gli auspici di Clark Rundell e Mark Heron. Ha studiato con Stanislaw Skrowaczewski, partecipato a masterclass con Juanjo Mena e Vasily Petrenko mentre Andris Nelsons e Edward Gardner sono stati suoi mentori

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